1 - Notes du mont Royal

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1 - Notes du mont Royal

Notes du mont Royal

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Royal » dans le cadre d’un exposé

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MOT2AIOT

TOY rPAMMATlKOY

TA *A©' HPO KAI AEANAPON

M V S A E I

G R A M M A T I C I

DE HERONE ET LEANDRO

C A R M E N

AB ANT. MAR. SALVINIO

iTALICIS VERSIBVS, NVNC FRIMVM EDITIS , REDDltVM .

A C C I D V N T

traeter Latinam inicrpretationcm , Variantes Coiieum

LeCliooet , Seleclae Jdriotationet , & lndex Graecus

Verborum.

RECENSVIT ET ILLVSTRAVIT

ANG. MAR. BANDINIVS I. V. D.

tAVRENT. BIBLIOTH. REG. PRAEFj

FLORIHTIAI TTFI8 CAIIAHllf

C19. I». C C. L X V.


FRANClSCa. VICTORIO

M A R C H I O N I

INTER. OPTIMATES^-ROMANOS.ET. FLORENTINOS

SPLENDIDtSSIMO

INCLVTI .ORDINIS.S.STEPHANI .PAPAE .ET. MARTYRU

EO,VlTI . COMMENDATORI

SACRI . PONTIFICVM . ROMANORVM . MVSEI

PRAEFECTO . ET . CVRATORI. PERPETVO

GENERIS . NOBILITATE . PRVDENTIA . DOCTRlNA

MORVM . INTEGRITATE . MODESTIA

INEXHAVSTO . LEGENDI . STVDIO

EDITIS . EDENDlSOt OPERIBVS

AD . MEMORIAM . POSTERITATIS

INSIGNI

OyOD . DlSClPLlNARVM . OMNIVM

SACRAEO. POTISSIMVM . ANTiaVlTATIS

AVGEAT . SPLENDOREM

ATQilN. DIES.MAGIS. MAGISQ^DOCTORVM . LABORES

AVITA . LOCVPLETATA . BIBLIOTHECA

MVSEO . PROPRlS . IN . AEDIBVS . CONDITO

DATO . OVOQtNOMINE

PLVRIBVS . IN . ITALIA . ET . TRANS . ALPES

CELEBRIORIBVS . ACADEMlS

FOVEAT . EXCITET . AMPLIHCET

ANG. MAR. BANDINIVS

PATRONO . OPTVMO . ET . BENEFICENTISS.

LEPIDISSIMVM . HOC . POEMATION

DAT . DICAT . DEDICAT.


LlbO .'-. \

SfcPltiVIBEK 1928 \

17636 r

AL DISCRETO LETTORE

ANGELO MARIA BANDINI.

L ' Elegantijfimo Poemetto di Mufeo fopra

gli Amori di Ero, e di Leandro, cbe il

dottijjimo Scaligero l nan ifdegnb di preferire

a' verfi Omerici, e cbe quivi, Amico Letfore,

con varie emendazioni, ed Wuftrazioni

ti prefentiamo ,fino ad ora in fimigliante guifa

arriccbito non era. dalle ftampe Italiane comparjo

alla pubblka luce.

Intorno alla patria , ed alla condizion di

Mufeo, nulla di certb pub ftabilirfi: fembra

perb vijfuto fulla decadenza del Romano Impero't

1° quale opinione vie piit fi conferma

dal confronto dei di lui Poemetto con quelli

di Coluto, di Trifiodoro, di Q^Calabro, di

Nonno Panopolita, cbe al pubblico Ji daranno

in apprefjo. Per la qualcofa alcunifapienti uomiui

fojtengono, cbe Mufeo fia pofteriore a %

tempi di Nomto , e de/l' Imperatar Teodofio ;

pojciacbe fi ojjervano de' verfi interi, eftratti

da* Dionifiaci, e quivi inferiti. Ma dall' offervarfi

nelle fcambievoli lettere fotto il nome

A 3 dl

(i) Cap. II. dcl» Ppetica:


6

di Ero,e di Leaodro .fcritte da Ovidio piu

luogbi di quejlo Poemetto imitati, altri una '

piu remota anticbith ricercando, Jono di fentimento,

cbe abbia Mufeo ad Ovidio la materia

fomminiftrata, tra' quali mi giova di rammentare

/' incomparabile Aldo Manuzio netta Epiftola

premejja allafua edizioncdi Mufeo,,fatta

in Venezia intomo ali' anno MCCCCXCVI. *

V injigne letterato Anton Maria Salvini

fofpettava , cbe /' autore' del Poemetto fojfe

Marco Mufuro; alle di cui Poesie, pur anco

ejifienti, trovava affomigliarfi lo Jlile, e

cbe per errore de' copifti, i quali forfe trovarono

il nome di Mufuro abbreviato, jta Jiato

letto Mujeo, come il celebratifftmo Sig. Abate

Giovanni Lami ci afftcura .di aver piu volte

intefo dalla fua bocca . Quefia opinione per

altro merita. una piu feria difamina, e d' uopo

farebbe Pincominciarla dd Codici manofcritti,

alcuni de' quali fembrano anteriori a f tempi di

Mufuro , cbe fiori intomo alt anno MD. COtnunque

perb fia , quefto poetico componimento

fpira per ogni dove legrazie deW Altica venufta;

e percib da tre fecoli in qua fu ri-

Putato degno, cbe molti valentuomini impie-

(l) K«i ft&tofii i; M tlSvrt T» XKS* T*TK TS 0'vXtf 8tut{c3tt-

Mt ftupmuii 7f O>TI xu) titpviic,, x«i iWws tliut iflitpirtT* it T*if


7

eaffero i loro talentiper illufirarlo. Ma poichib

la piu Jicura mamera di rejiituire aW antico

fplendore i claffici Autori, dipende dal confultare

le anticbe membrane, e le migltori ediztoni;

quindi £ cbe in pih di pagina abbiamo procuratodi

riportare tanto delPune ,cbe dell' al~

tre » le variettt.

Non puo ejfere del fecolo XI. il Codice

Vaticano, di cui pur fi danno le varie lezioni,

ficcome afferma il Sig. Mattia Rover nella

jua bella edizione di Mufeo , della quale par»

leremo a fuo luogo. Impercioccbt ci afftcura

il celebre Sig. Ab. Pier Francefco Foggitti »

ttno de % Cujtodi di quelia infigne Btblioteca,

cbe nella medefima tre diverfi manofcritti fi

confervano, uno nella Vaticana veccbia , itt

carta bambagina, fegnato N. 915. cbe fecondo

il parere aYpiu efperti Maefiri dell' antica

Greca fcrittura , fembra effere del fe~

colo XIV. al piu; e due nella Vaticana Pala*

tina fimilmente in carta bambagina, fotto i

Aumeri 43. e 179. del fecolo XV. Ne viene in

fecondo luogo il Codice Veneto fcritto in membrana

in 4. e gia poffeduto dal Cardittal Beffarione,

cbe Z pur del fecolo XV. ' .

A 4 Si

fi) Vedi il Ottalogo ddls Veneta Biblioteca pubblicato colle ilarape

di Simone Occhi ia Veaeiia nel MDCCXU io fol» fotto il Num.

cccccxxn.


#

6i danno in ierzo luogo le vartantt lezionl

ficavate dal Codice della Regia Biblioteca di

farigi, fcritto intorno al Jecolo XV in bian*

cbijjima membrana i ed ornato di beltijjime

miniature l . NelP iftejja Biblioteca, due altri

efemplari ft confervano , uno Jcritto da Micbele

Sculiardo a nel fecolo XVL I' altro del

fecolo XV. 3 pojjeduto gia dal Sig. Colbert; ma

fanto dell' uno che deW altro fi omettono diverfe

altre lezioni, percioccbit fono per lo fiu

ftntformi a quelle dei Codici Jopra enumiati.

II Codice Palatino, ejjendo Jcorrettiffimo

fu efaminato da Gafpero Bartio , come egli

0ttefta, * folamente Jino at verfo LXX. E per

dir verofi ojjervano dagli ignoranti Scrittori

Jiate introdqtte nel tefto di Mujeo alcune gloffe

, fpecialmente nel Codice Veneto, e nei Vaticano

, le quali fono femplici Jpiegazioni di

qualche parola, come fi avverte a* rejpettivi

juogbi della noftra riftampa . '

I Codici d* Ingbilterra della Biblioteca

Bodleiana fotto i numeri XLVI. L. LXIV. fono

diftinti t r uno dall' altro colle lettere A. B. C.

de-

(i) Vedi il Catalogo della Regia Biblioteca, pubblicato in Parigi

nel MDCCXL. fol. Tpm. II. p. jss.

(i) 1. c. p. 517.

(3) 1. c p. c$o.

(+) Lib. VII. Adverfirior. C. XXL/


denotanti il Codice primo, fecondo, e terzo.

A' Codici ne fuccede il confronto deW edi»

zioni. // cbiariffimo Gib. Alberto Fabricio *>

vuole, cbe la prima edizione di Mufeo com*

parijfe al pubblico neW anno MCCCCLXXXVI. In

fatti nel CaUlogo della Biblioteca di Pietro

France, fitrova cost indicata: Homeri Batrachomyomachia

Graece VenerwsMCcccLxxxvt.

item variorum excerptae fenteniiae & MUJ

faei Poemation Graece litteris quadratis.

Ma qtii fa J' uopo avvertire, che V anno /uddetto

folamente la prima operetta riguarda ,

giaccbe il. Florilegio , e il Poemetto di Mufeo,

che fi dice imprejfo in caratteri quadran , e

che fara ftato legato afjieme neWifteJJo Volume,

ad altro tempo appartiene .

Due anticbe edizioni Ji trovanb di Mufeo

i fenza l' indkazione deW antio, delle quali

non k agevole cofa a decider/i qual Jia la

prima.. Vuna^ ftampatajenzaannoin Greco,

ed in Latino, dal vecchio Aldo a Vetiezia

in 4. L altra nella ftejfa guija comparve

in lettere maiufcole fenza F indicazione del

luogo, e V nome dello ftampatore, che vi premeffe

le fentenze di tmfolverfo compofte, ed

eftfatte dagli anticbi Poeti. Ma queftajeeon-

(1) Biblioth. Gracc. Lib. I. Cap. XVJ.



da ejfer non pub, cbe una delle cinque edi~

zioni con lettere maiufcole imprejfe in Firenze

da Lorenzo di Francefco di Alopa Venezi#no

per opera del celebre Giano Lajcari, le quali

furono 1. V Antologia del MCCCCXCIV. 11. V Apollonto

Rodio col Greco Scoliajie del ^ccccxcvi. ,

111. Le Sentenze di un Jol verfo, difpojie per

alfabeto a , e Mufeo fopra gli Amori di Ero, e

di Leandro. IV. Quattro tragedie di Euripide.

V. Gl* Inni di Callimaco.

t. Aiwegnacbe quefti tre ultimi Autori non

atytano indicato ne 7 luogo , ne V nome dello

Jiampatorc, pure, e da/la qualita della car*

ta, e dalla fomiglianza de' caratteri, ben p

comprende , ejfer tutti ufciti daW ijieffa officiria.

Quod MdtiSffoggiungeVeruditifjimo Micbel

Mattaire 3 , primum emiiic fuorum in

typographia laborum fpecimen , fuir Poernation

Mufaei de Herone & Leandro Graece

ik Latine in 4. Huic quidem annus non adiicitur,

fed dubitare, quin Ariftoteli, cuius Volumen

1. anno MCCCCXCV. * excufum eft, praeive-

(1) In fine dell' Efemplare, che in carta pergamena fi confcrva

nella Biblioteea Laurenziana l'L xxxi.Cod vn.fi legge EN •AIJPEN-

TIAiETEI XIAIOSTQi TETPAKOSIOZTBi ENENHKOXTQi EKTQi.

(i) 11 titolo e quefto rNQMAI MONOSTIXOI EK AIA40POJI

TIOIHTQN KATA 2TOIXEION XTNTETArMENAI.

(j) Annal. Typogr. Tom.'I. p. i»f.

(4) K.»!.' Novembris.


ir

yjpverit, non patitur Aldi Epiftola . Quefta

•»k Epiftola fi trova ripetuta nella riftampa fatta

'k*e//e cafe del/'iftejjo Aldo% e di Andrea Suo-

.facero nell' anno MDXVII. in 8., una particeila

kdella qua/e , cbe fa a/ noftro propojtto e /a

» feguente•: •

4 AAAOS O POMAIOS TOIS SIIOTAAIOIZ

ll ETnPATTElN

h ' MovrctHov rov icctXaihTttTov' Tonjrjjv •vftihnp*

vpootjiia^eiy rSre A'pisoTitei, j§ TUV eo.v role

,ni irifoie UVTIKCI $I' e/xS IvTvT^ffo^ivon;, rSre ehcu

.[ aiiTov qhsov &fi»


12

qua/e molto fi allontanb dalla /ezione d'JLldo,

e de' Giunti, poicbe fi vede , tbe ebbe ricorjo

aW oltima mentovaia edizione Fiorentina iit

Itttere maiufcole. Ond' ejjo in fronte del Greco

teftovi pofe la rozza parafrafi di Guglie/mo de

Mara, la quale pare , cbe ignota fojse a

Gafpero Bartio '. Comparve nmvamente in

luce nel MDXXXVIH. per opera di CrifiianoWechelio,

ilquale vi aggiunje lafuddetta parafiafi

di Guglielmode Mara» comentata daGio. Vatellio

, ma che nul/a di buono in fe contiene.

Fu quefla feguitata nella feconda edizione de'

Giunti, che unitamente ad EJiodo, Teognide,

Orfeo, e Foci/ide , comparve in Firenze

nei MDXL. 8. Ne rigettareji deve/a riftampa

deWErvagio di Bajilea delumLW. allaquale

vanno unite /e Favo/e di Efopo, con altre

operette. Non mi 2 ftato poffibile di veder

quella fatta in Parigi nel MDXLIX. indicata

dal diligente Fabricio 2 , e neppure P

altra di Camabrigia del MDCLXI. tra' Poeti

Minori del Winterton . Ma nel MDLXVJ. fi

trovb Mufeo inferito ne/la famo/a raccolta de %

Poeti Eroici dello Stefano, il qua/e Ji prevalfe

della mentovata celebre edizione Fiorentina \

meff» "

(i) Lib. LII. €ap. VII. Adverfarior.

(*) Bibl. Grcc. Lib-1. C. XVI.


»3

snentre tutte le altre,per h avanti pubblicate,

feguitato avevano V Aldina. Fulalezione delh

Stefano adottata da Iacopo Lezjo nella fua

gran Collezione de' Poeti Greci , cbe ufct in

Ginevera l* anno MDCVI. in due Tomi in fol.'

Fu veduto fimilmente Mujeo colle note di

Gafpero Bartio nel MDCVIU. anzi ricavafi dal

lihro Lll. Cap. VII. de fuoi Avverjari, cbe

determinato aveva di riftamparh con una ftrn

nuova traduzione. Ma poiefjo vide nuovamente

la luce in Framofort Fanno MDCXXVH. con un

prolijfo Comento di Daniello Pareo*,in Parigipoco

correttamente nel MDCXXVIH.inVtrecht

colle note di Paolo Voet, in Londra nel MDCLIX.

per opera delP egregio David Witford,cbe h

tradujfe con molta eleganza in verfi latini,e in

Parigi nel MDCLXXVUI. , colle note di Iacopo

RondeUdi a cui dobbiamo il confronto del

Codice Regio, ma che fu in molte offervazioni

dal Bartio * e dal Pareo prevemto.

Dopo quel tempo non fappiamo ejjervi ftata

alcuna edizione degna di ejfer commemora*

ta,fino att anno MDCCXXI. mentre dal cbia»

rijfu

(i) Segjiito io reolti.luoghi la lezione dello Stefano A*ndrea Fa-

J>io, che nell'anno MDLXXV. pubblico Mufeo in Anverfa.

(a)Per quante diligenze noi abbiamo ufate, non ci e ftato poffibile

Ji rinttacciare le note fopra Mufeo pubblkate in Amberga nel

MDCXIII. da Gio. Weitrio , e rammentate dal Cromaiero nella Di£>

fertwione fopr» Mufeo pag. i j


*4

rijjimo Giovanni Errigo Cromaiero colle note

degli Vomini dotti fu pubblicato in Ala dl

Magdeburgo. Si refe benemerito di Mufeo anco

1 editore. de' Poeti Greci minori in Londra

nel MDCCXXVIII. Ma la piit Jplendida » e corretta

edizione di Mujeo, e quella» di cui ci

fiamo Jerviti per tefto della noftra riftampa»

JJattaa Leydada Teodoro Haakne/UDCCXXXVII.

in 8. coW ajftftenza del giovanetto Mattia Rover»

cbe ci diede per la prima volta il Greco

Scoliafte efiratto da un Codice della Ltbreria

Bodleiana, e le varie lezioni de' Codici ejiftenti

in varie Bibliotecbe delP Europa, ed unita*

triente tre diverje traduzioni in verfi latini;

cioe^ di Andrea Papio Gandenfe , di Q^ Settimio

Florente Criftiano, e di David Witford.

Poteva aggiungerci eziandio la belJa traduzione

in verfi latini di Gafpero Bartio, il quale

un poema ancor pubblicb col titolo di Leandridos

divifo in tre libri in Francofort I' A.

MDCXXIV. colle flampe del Wecbelio in 8. '.

Ci fa fede l* iftejfo Bartio a ejjervi di

Mttjeo la traduzione in ver/t latini di Fabio

Pao~

(J) Per*rendere quefta noftra edizione viepiii intereflante awevamo

pendto di dare m fine tutte ie fuddctte traduzioni in verii la-.

tini > ma poi fcuorati dalla lentezza delli ftampatori , e dalla troppo

eccedente fpefa fuperiore alle noftredeboli forze, e che fecopor*

tano fimili ftampe, ne abbiaroo depofte il peniiera.

(i) Lib. II. Adverf. Cap. VII.


15

Paolini £Vdhie,c come fi ricava dal Cromaiero

', anco di Gio. Federigo Stape/io; ma

ne P una, ne Paltra ci £ capitata alle mani. Andb

finalmente alle ftampe iti Firenzeper opera

del P. Gio. Batifta Caraccio/o Teatino, allora Pro-.

fejsore ne/V Vniverjita di Pifa» e poi Vefcovo

di Averja nel Regno di Napo/i, nella Stamperia

Imperiale P amio MDCCL. in 4. con una

fua poco felice traduzione in verfi tofcani a

fronte del tefto Greco. Vi A premejjo Pargomento

di quefto avvenimenlo amorofo , abbaftanza

noto tte/Pantica mitologia . Quellox

cbe merita particolare confiderazione Ji $ il

punto topografico di Sefto» ed Abido, di/uci*

dato ajfai dal P. Caracciolo, febbene Jia moU

to conjufo nelle carte, affermando molti eruditi

viaggiatori» cbe non fteno piu in piedi,

n$ Abido» n& Sefto» ma cbe ne/P Ellefponto, diftante

Jta Abido una lega dal moderno CafteU

lo di Nato/ia, e da quelh di Romania Sefto,

piit in la verfo il Nord. Pertanto dopo aver

egli ftabilito , cbegfi anticbi veftigi di quefte

due terre fi veggono benst, ma nonfi devona

confondere coW antico caftello di Romania ,

e con quello di Natolia, tit co' moderni ca+

ftelli eretti da Maometto nel MDCLVIII. ecbe

por.

(l) Diffirrt. p. 14,


portano Vifteffo nome,conchiude ,ihe„ nel capo

delb ftretto fi anno a collocare i ttuovi Caftelli

di Nato/ia, e Rothama, piu detttr» gli

altri duc vecchi, e poi una lega ptu in la i

luogbi del vecchio Sefto, ed Abido „ .

Dopo tanti va/entuomini noi pure ofiamo

di dare una corretta edizione di quefto Poemetto

di Mufeo, al qttale Ji premetton» dtte

Epigrammi eftratti da' libri delf Autologia , e

ne^ qua/i Ji fa menzioue di Ero, e di Leandro

, due a/tri di Marco Mufuro Cretenfe, efiftenti

nel Codice della Biblioteca Bodleiana notato

colla lettera C diverft da/liftampati. Nell'

ifitjjo Codice Jt legge un Epigramma di un certo

Demetrio Ducato fimilmente di Creta , cbe

fur qui /t riporta, con altri di anonimo autore.

Avevamo a/tresi procurato di ottenere dal/a Regia

Bib/ioteca di Parigi /i Scofjdi Marco Mu/uro

fopra quefto Poemetto, mentovati, come

fare per isbaglio dal Fabricio ', tna per quan*

te di/tgenze abbiano fatte quei dtligemi Cuftodi,

per favorirci, non $ fiato pofflbi/e di rintracciar/i,

e que* cbe vi fono , ft ofjervam

ajfatto fimili, a que' gid fotto ttome anonimo

pubblicati per /a prima vo/ta dal mentovato

Matiia Rdver.

Fi-

(i) Bibl.Gracc. Lib. I. Caf». i& ;


. '7

Finalmente tidobbiamo avvertire, Amico

Lettore, che i legnetti rapprefentanti qtaJF amo*

rojo ayvenimento, cbe gulji danno, fono Jiati

ricavati da alcune gemme auticbe l '•, * corte-

Jemente favoritici dalP eruditiffimo Sig. Marcbefe

Commendatore Francefco Vettori, a cai

in fegno di riconofcenza quejla nitida edizio» .

tie di Mujeo, da noiumlmente fi offre, e con^

Jacra . Vivjt filice.

(i) In una di efle fl vede Ja. lueerna ripofta nel Mufeo di Amore,

egiegiamente defcritta nel kggiadriffimo Componimento Anacreentico

dello 2>appi ftampato nel Tomo I. dejle Rime degli Arcadi,

intitolato il Mufeo ii Axnor*, nel qual Mufeo rlngendo «flere

introdotto Amore., gli defcrive fra 1'- altre il fatto, di Laandro. coo. i

feguenti verfi.

Volgo lo fguardo» e appeft - •

Di vetde bronzo antico •

Veggokcernat iodico,

Oh, chi la vide accefal-

Allora il Nume irjfido,

Che il tutto prende a gioco:

Ca vide, ma per poco

11 notator d'Abido.

Ahi fventurato notator d' Abido \

DifTi, ah mifera lei, chi la eonfort»,

Ch' eftinto il vide compatir fuJ lido-

Qul m' intercuppe Amore: A te che impotta f

Mira


F8

S Y L L A B V S

CODICVM MANV EXARATORVM , ET EOITOUVM ,

QVORVM VAHIANTES LBCTIONES m HAC EDITIONB

HABENTVR•

V. Vattc.

Ven. VentT.

»eg.

Cod. Barth,

Cod» Anglr

5.

Ald. i. & 2,

lunt. i. & s,

So.

W.

H.

St.

X.

Barth.

Vo.

Whit.

Rondell. .

Kromaj.

Lond»

Vaticanu*.

Venetas.

Regias.

Codex Barthiianos .

Codices Anglicani Biblio»

thecae Bodleianae ; Hterae

vero A. B. & C,

notant codicem primu»

, fecundum » *

terrium.

Secunda editio.

Aldina prima & feconda,

Iuntina prima& fecunda.

Soteriana,.

Wecheliana.

Hervagian*.

Stephani,

Papii*

Le&i.

Barchit.

Veetii

Whitfordi.

Rondelii.

Kromaijeri.

Londinenfis,

JSPI.


EPIGRAMMATA

Q.VAEDAM

IN HERONEM

B T

LEANDRVM

VEL IN QVIBVS EORVM MENTIO FIT.


20 E P I G R A M M A T A .

ANTinATPOY MAKEAONOZ.

LiB. I. ANTHOJ.. CAF. $$.

f A l x t\ ^IJAUTIOJJOW V3uo KUKOV E'AAifarovw ,

JLJL Selve , KteonlKnt -reiifleo &Vff«%i3ot .

tlX&e yap ie %y*ov fitra wjiQiov• h Se ptbttlvq

QopTifo TJJV E"Mije fiolpav ' «reTA««-«ro.

£fiV&> dstkuiq ,


E p l Q R A M M A T A . ±\

ANTlPATRI MACEDONIS,

INTERPRETE ElLHARDO LVBINO .

S

Emper mulieribus aqua malum Hellefpontus,

Hofpesi Cleonicam interroga Dyrrbacbidem.

Navigabat enim SeBum ad fponfum * Jn nigra

vero

Oneraria navi Helles fatum effinxit.

Hero infelix, tu quidem virum, Deimacbus vero

Sponfam, in paucis perdidiSis Badiis.

A N T I P A T R I ,

EODEM INTERPRETE,

Hic Leandri tranatus, bic ponti

Tranfitus, qui non foli buic amatori gravis .

Haec Herus prius babitatio. Hae turris

Reliquiae, proditor bic iacet Lychnus.

Communis utrumque bic babet tumulus, nuntf

etiam adbuC

Jllum invidut» accufantes ventum.

B 3 WAR-

Haee loet indicavit Cl. rioRviLLI vs.

(») H'(«i. lege H'f«, e< optimo Codice Viticano; dt' tpui

Theocritum Eidyll. lj. vf. i. r.pyw in optimis . hoc quoqu»

docuit Vir laudatus.

(jj a'AiV»Ti «-«&«• Quidtm, vitiofe itfrmr h (*&**•.

A


22 E P I G R A M M A T A .

MAPKOY MOY20YPOY

T O T KPHTOS.

N

HU 'inv ivet £jj


E H G R A M M A T A , 1%

MARCIMVSVRI CRETENS4S.

T

Emplum trat in SeBo, porriciebant ubi ii'

bamenta

Veneri fefiinantes quotannis: at artum

Vafer Amor gefiabat, iactJarique gefiient

Acute circumfpc&abat, amaramque contorfit fa*

gittam

Matris in Sacerdotem» properanfque inbaefit

Hepati Leandri, quum puellae praecordia fiatint

transfodifet.

Vtrique autem Cupidinis eodem percul/t furore

Stti potitifunt, ttuptiarumque cmftiam lucernant

Clandefiinarum pofuere; ferreum autem illafortita

Sanguinem ,multivagis prodidit ammtes pro&eUis,

Et eos luceprivavit ,privavu ettamlufibus Var&rtis.

, ElVSDEM 1N MVSAEVM,

Etiam praecordia invidia Deorunt 4*tigb: *mrt

carminibus

IaBavitfe confecutunt Mars praemia laborum«

Id audiens indignatus efi, quod fua obumbravc

runt opera

Tenebrae fatis, Martifque non tulit iniuriant

Amort B 4 Mu-

Cid udendo fdegttofli, perch* i fuoi

Fatti ingombrsva folta nebbia , Amore *

' E 1' infoleaza noo foffrt di Marte.

A Mu-

(})Ot {««. Eruditifs. Maitttiriuj legcndum ConiicWittW i.?$

Vd «Vi £, rcl «'» « r f. . . .


24 E r U l A N M ATA,

Hovruio $' (rirs^ev. 8 3' oKA>j'V^e roieCvrtit

Olspov etToSftycu xuftevivit xet/tetXM.

Ahelrfw ie ' ptKpijo-tv sTisiZas eetifofftv t

OY Myttn Tuifav x, e t r ' 9 *°tY f * E "f wc •

A Mufeo comandd. Egli il furore

Cantd di que' che coglier defiaro

Della virginitade il chiufo fiore .

Lodifi chi ftilld in poche carte

Cid ch' Amor fe con fue picciole raani.

AHMHTPIOY AOYKATOY

KPHTOS.

KAl ftiyx ptxpbv,


E t.t.Q.K A M M A T A. 2f

Mufaeoque mandavit. llle vero canebat amantium

Furorem decerpendi virginitatis florem.

Laudetur ergo , parvis panxijfe paginis,

Quae parvis ludens manibus patravit Cupido*

DEMETRI DVGATI

CRETENSIS.

ET magnum aliquid , quod tamen parvum eft,

& parvum, quod tamen magnum, non ita,

ut decet

Facere, poStis Pboebus dedit folis.

Virgo Uero- & Leander, mortales gmbo exfiflentet,

Sunt immortales animum obleSantibus verfibus.

Si vero Mufacus atiquis me Caneret moritntem $

Statim morerer, ut vitam fortirer.

IN MVSAEVM.

3 Clamabat tumidis audax Leander in undis,

Parcite dum propero > mergite dum redeo.

(5) 1 feguenti Epigntnmi fi leggono nell'ediiione di Mufto fatta

da' Giunti ia Firense HDXIX. 8.


itf E F I G R A M M A T A*.

Ek MoVTCtloV E'TiT&


M O Y 2 A I O Y

T O T

rPA M M A TIKOY

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K A & H P XI

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AEANAPO N.

M V S A E I

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H E R O N E

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L E A N D R O

C A R M E N.


MOTSAIOT TOT TPAMMATTKOT

T A

KA0* HPi2 KAI AEANAPON.

EYTS , $eot f npvQiwv eti\t&pTvpat ^C^vov ep&Tuv,

Ket) vvftov T^urnfct Sotkctewrbpav vftevctiwv,

Kcti yetjiov &%Mb'evTct, TOV H% Uev cttySiroc H'wc *

Ket) YLvisov K) A u (Svdov, 'osrjj yet\kot 'evvv%ot tfptit.

Ntjtfpev&v re AectvSpov ou& K) Aiijgvo» ctKoiu, $

Av%vov etiretyyiXMvTx atciKTopivfV A'PpoSirttt >

H'p5t vvKTtyetpioto yctpos&Aov ctyyeMwrtiv

Avftvov, 'epurot &ycth.\p.et • tov wpeAev cttjiptot Zebe

E'vv6%iov fter* ue^Xov ctyeiv U ifHjyvptv ot?puv,

Keti fitv ITIKMLO*CH Wfitposobov eispov I^UTUV , 10

O v TTt ickhiv rvvipifyot epuftctviwv odvv&wv.

A'yyeAit}v r' e


MVSAEI GRAMMATICI

DE HERONE ET LEANDRO

C A R M E N.

DIc, Dea, occuttorum tefiem lychnum amorum,

Et no&urnum natatorem, nuptiarum couffa

per mare veBum ,-

Et coitum tenebrofum, quem non vidit immortalis

. Aurora,

Et SeBum & Abydum , ubi nuptiae noBurnoe

Herus. ( erant)

Natantemque Leandrum fimul & lycbnum audio, %

Lychnum odnuntiantem nuntium Veneris,

Herus no3e nubentis nuptias ornantem nuntium;

Lychnum , iaetabile amoris fignum : quem debuit

aetherius luppiter

tSoSurnumpoBofficium addere aSrorum confortio,

Ac ipfum adpellare pronubom fiellam amoris, 19

Quoniam erat adminifier omatoriarum foiicitudinum;

Nuntiumque fervavh infomnium nuptiarum,

An-

Lucerna ; cui dovea 1' etereo Giove

Appreflb la notturna imprefa, addurre-

AIP aflemblea uoiverfal degli aftri;

£ lei chiamar d' amor pronuba ftella;

Perocche fu fervente a'guai d' amore,

E fida meflaggwera di vegghianti

Nozze. finche crudcl vento inimieo

Co'


jo M O Y X A I O X .

Uf)f ;gaAeToii rvnytiv iv^ivou ijgjpbr «jjrgir .

A'*fc' &ye, ftoi piXTovri piav fytv&eiie rehevT^v

Avx,** r^tvwfthoto, (t ito.vptvoto Aeittlfu. \ y

£»j?ic ^v i$ A"/3uo*oe uixvTitv lyyxt^t vivru

Teirovie ettt TJAjjec • B"potf 6* etvit ri$z rtraivuv t

A'tiporifife Tohiesviv evct fyivivi%e* oifbv ,

H'1Jeov pAe{»c ^ r»f#eVo* • a»of»a $* «vrCr

Tptfiete T* Aeavltoe 'i\v, £ T»f$«*oc HV» • ao

H' /*e> SJJSOJ/ emifK , 6 & TroAfr&tov Kfitiov,

A'(i


M r u i v s . $ i

Amtequam moleftumflatibusflaret inimeus ventus.

Sed eia, tnibi canenti unum eoneine finem

lycbni exBin&i, & pereuntis Leandri. ij

SeHus erat & Abydus e regione \ prope mara

Vicinae funt urbes; Cupido autem » arcum ten*

dens,

Ambabus urbibus unam bmmifit fagittam,

luvenem urens & nsrginem: nomen vero eorum

Suavifque Leander erut, & virgo Hero. »o

Haec quidem SeBam kabitabat,ille vtro oppidum

Abydi,

Ambarum urbium perpulcrae BeUae ambo;

Similes interfe. Tu vero ,fi quando iliae tranfierit,

Quaere mibi quamdam turrim, ubi quondamSc-

Bias Hero

Stabat lycbnum tenens, & dux erat Leandrot i$

Quaere & antiquae marifonum fretum Abydi,

Adbue flens mortem & amprem Leandri.

Verum unde Leander, Abydi domos babitans,

Herus in amorem vemt, amore vero devinxit &

ipfami

HE-

Faflerai, cerca a me nna tal torre,

V eia la Seftia Eron ftava tenehdo

La lucerna, e facea fcerta a Leandro.

Cerca d* Abido vecchia U marin ftretto

Strepitofo, che ancor piange b aaoste,

B 1' amor di Leandro. Ma in qual guifa

In Abido Leandro dimorante,

D* Ero venne io amore» c d* amojr |ei An-


Jl M O Y Z A 1 O 2. .

H'pv ftev %afieara, horpeQh alp,* Xxytf&ra, 30

KOrpiSot h iifeia , y&pwv S' uSiSaKros Iwa, .

Ufyyov OLTO Tfoyivuv TXfk yslrovi vate OasA&vjf»

A"XXIJ KuTp


M V S A E V S. 3J

tiERO graiiofa, generofum fanguinemfortita, 30*

Veneris erat facerdos: nuptiarum vera expers exfi-

Jlcns,

Turrim a parentibus ( femota ) ad vicinum habitabat

mare,

Altera Venus regina; caUitate & pudore

Numquam congregatarum commercio eB ufa mulierum,

Neque tripudium gratiofum adivu iuvenilis ae- 35

tatis,

Livorem evitans invidum mulierum:

Nam ob pulcritudinem invidae funt feminae:

Sed femper Cytbeream placans Venerem,

Saepe etiavt Cupidinem conciliabat libamentis y

Matre cum caeleSi flammeam tremens pharetram. 40

Sed neque fic evitavit ignites ( eius} fagittas.

lamque Venereum populare veniifefium,

Quod Sefti celebrant Adonidi & Veneri:

Catervatimque feBinabant ad Jacrum diem ire

Quotquot babitaban* mari circumdatarum extre- 4^

ma infularumi

m

Placava anco 1'Amor coTacrifici ,

Colla madre celefte in un temendo

Della fiammea faretra. Ma per quefto

Non ifcaropd gli ftrai fuoco.fpira»ti.

Venne la popolar fefta a Ciprigna,

Che fan per Sefto a Adone, e a Ctterea .

In truppa fi ftudiavano al facrato

Giorno venir, qua.nti abitavan mai

Dell'ifole i veftigi, cui il mar bagtia*,

C ' Qac-


34 M o m i o x .

Ot ftev acp* AifxewV, ot I' e*vaAii|« tfrb KwTft/.

Ouo*e y»w} T« efitftvev c#* rroAieow Kw^jjpusy

Ou Aifiavov Oucievroc c*} rrefuyeffn xoptuwv,

OuSt refi*ri6vm T« eAeiVero Tjjpc eoprijc,

Oi) puy


M v s A E v Si 35

Hi quidem ab Haemonia y bi vero marina e Cypro.

Heque mulier ulla remanfit in oppiiis Cytberarum,


Non Libani oioriferi tn fummitatibus. faltans,

fleque accolarum quifquatn ieerat tuncfeSo,

Non Pbrygiae incola, non vieinae civis Abyii, 50

Neque ttlltts iuvenum amator virginum-. certe

enim illi

Semper fecuti, ubifama c& fe&i ,

Hon tantum inmortalium ( ieorum ) aiferre fefiinant

facrifida,

Quantum congregatarum ek ptdcrituiinem virginum.

Verum Deae per aeiem incejfit virgo Hero , SS

Spleniorem gratiofa emittens facie,

Qualis alba genas exoriens luna.

Summi vero nivearum rubebant circuli genarum,

Vt rofa ex tbecis bicolor: certe iiceres ,

Herus in membris rofarum pratum aiparere.


%6 M O Y S A I O S .

X«) foiet Xeu*oxJtTbivai utro o; ou fievecttvev tyjiv opoSifivtov H'fv. 70

H* $' Ufct jeaAA/Je/xe&Aov orti xaru vyfbv uh&To ,

%'trrojievov voov el%e,


M v s A £ v s. 37

Etiam rofae candidam indutae tunicam fub talis

fplendebant puellae,

Multae vero ex membris Gratiae fluebant .Antiqui

autem

Tres Gratias mentiti funt efie: alteruter vero

Herus

Oculus ridens centum Gratiis pullulabat* 6$

Profeclo facerdotem dignam naSa erat Venus.

Sic ea quidem, plurimum antecellensfeminas,

Veneris ftcerdos , nova adparebat Venus.

Subiit autem iuvenum teneras mentes; neque ullus

vir

Erat, qui non cuperet babere coniugem Hero . 7°

llla autem bene fundatam quacumque per ae~

dem VAgabatur >

Sequentem tnentem babebat, & oculos, & corda

virorum.

Atque aliquis inter iuvenes admiratut eft ,

( eam ) & dixit verbum:

Et Spartam accejft, Lacedaemonis vidi urbem,

Vbi /aborem & certamen audimus pulcritudinum: 75

Talem autem nondum vidi puellam, iam prae-

Banti corpore, tamque teneram ,

For~

Vagando giva, avea la tnence dierro,

6 degli uomini gli occhi, e gl' intellecti;

E tra i garzoni alcun lodolla, e difle:

Pur ftetri a Sparta > e Lacedemon vidi»

Ove udian di bellezze efler battaglia •'

Tal mai non fcorfi, e maefttfo, c teucrfli l

C 3 E P e *


3& M O Y X A 1 o t .

Ku) rkya. KI5T«« 'f%si Xafitwv fiia» ivXorspkuv.

TJctTTaitaiv efiSytjfa, Kopov 5' £% elfov OTWTIJC .

AvTiKa TtJvaiKV fa%iu» ivtfMjpvgvoe H'(5«.

OiiK av syu X«T' O u ^V(t,Tov eQtfkeifU $ebe elvai, 80

ifnsreptsv TupaKOtTiv 'iyyv i») dwputi» Kpu.

£< Si pi.01 oi/K (TiotKt Tshv Upeiav kpksastv,

Toiw fioi, Kvjipeia, viqv Tapktoiriv hvkseaie .

To7« pitv iitfewv rie iQwveev • ettkojev aAAoc .

E"AKO$ vTOKhivrwv Wepyva.Toyt.khWt Kdpvfi. %$

AivoTuSee Aeiavfye, rv b*, we Uee euKbia Kupn» ,

Ov* 'eSeXse Kpvpiotfi KaraTpvygiv


M v s A E v i. 3-sr

Forte Venus babet Graiiarum unam iuvenitm.

Intuendo defeffus fumu fatictatem autem non /'•veni

adfpiciendi.

lllico motiar, cubile ubi confcenderim Herus •

Non ego in caelo cupio Deus effit, 80?

Nofiram uxorem babens domi Hero.

Si autem mibi no» licet tuam facerdotem cantreftare,

Talem mibi, Cytberea, puellam uxorem praebeas.

Talia quidem iitvenum quis locutus eft: aliunde

( vero ) alius

Vulnus celans infanivii pulcritudine pueUae. 85

Gravia paffe Leander, tu autem, ut vidiSi

inclytam puelldm,

Nolebas occultis confumere meniem ftimulis,•

Sed ardentibus domitus inopinato fagittis

Nolebas vivere perpulcrae expers Herus.

Cum oculorum vero radiis crefcebaifax amorum, 9^

Et cor ( ei )fervebai inviSi ignis impetu.

Pulcritudo enim celebris emendaiae fotmae mulieris

Acu*

Stimoli confumare 1* inrelletto ;

Ma fuori d' ogni credere, domatd

Dalle faette, che rcfpiran fuoco ,

Vivere non volefti fenza avere

Parte in goder della bellifsim' Ero.

Delle palpebre in un co'rai crefceva

II fuoco degli amori, e 'I cuor bolliva

Dell'invincibil fuoco per la vaga.

. Che bellezza famofa d*an« donna,-

Che caccta in fen non- a, eila » i mortaU .

C 4 Pre-


40 MoYXAlOt.

0'^urepov iiepfaeecri iretet tfrepoevros c"/c3*

0'pja^ot S' 6S6i «


MVSAIVJ, 41

Acutior bominibus eH veloci fagitta;

Oculus vero via eft\ ab oculi tHibus

Vulnus delabitur, & in corda viri de/cendit. 95

Cepit autem ipfum tunc Hupor , impudentia , tremor,

pudor;

Tremuit quidem ( ipfi ) cor, pudor vero ipfum

tenebat captum efie.

ObSupuit vero pulcritudine optima; amor vera

adetnit ( ipfi ) pudorem.

Audafter autem ob amorem impudentiam adfeSans

Tacite pedibus incedebat, & e regione, confiftebat .10©

virginis.

Oblique vero intuens dolofos torquebat oculos,

Nutibus mutis in errorem inducens mentem puellae,

Ipfa vero , ut fenfit amorem dolofum Leandri,

Gavifa efi fuam ob pulcritudinem ; tacite vero &

ipfa

Saepe gratam fuam occuluit faciem, i°5.

Hutibus occuhis figna amoris praenuntia dans

Leandro,

Et rurfus ex adverfo ipfi innuit, ille vero intus

animo gaudebat,

Quod amorem fenferit, & non renuerit puella*.

Dum

Jl dolofo defio, delle bellezze

Gode; e fovence in pace aoch/efia afcpf»

L' amorofa faa vifta con furtivj

Cenni fubavvifandolo a Leandro,

E di nuovo a rimpetto 1' inchiajva ;

E quegli ne godea deotro neiraninaa,

Che la giovin 1' amor comprefo aveflc, Ne


4* MOY ti to:.

0*nv Seupo Kitevjov* eftbv 3' «vbtetTe yjruva.

l&lpiv iftwv aTSetre ToXvKrtkvuv yevertjpuv . 1*5

Ku-

Ne '1 ributtatTe. Or mentre che Leandro

Cercava una fartiva ora , difcefe

La luce * ritirando a occafo il die,

Ed oltre 1' aftro d' ombra fonda forfe

Efpero; ed egli con ardir portoffi

Alla donzella, allor che fattar vide

Safo la notte con ceruleo manto,

Dolce premendo le rofate dita

Della giovin, dal fondo fbfpirava

Senza mifura. Ella in , come

Crucciata, ritenea la man rofata.

Qaando fcorfe ci gl' innamorati canni,

Cfce


M V » A E V 3. 4|

Dum igitur Leonder quaerebat occultam boram *

Lucem contrabens defceniit ad occafum fol, l IQ

E regione autemadparub umbtofa Hefperus Sell4 *

Sed ipfe audaSer adibaJ prope puellam,

Vt vidit atratas infurgcntcs tenebros,

Tacite quidem ftringens rofeos digitos puellae,

Ex imo fufpirabat vebementer t illa veroftlentio , 11 $

Tamquam irafcens , rofeam retraxb manum.

Vt vero amatae fenfit remiffos nutus puellae,

AudaSer manu ertificiofam troxit vefleui,

Vltima venerandi ducens ad penetralia templi.

Pigris autem pedibus fequebatur virgo Hero, I»©

Tamquam nolens, talemque emifit vocem,

Femineis verbis minans Leandra :.

Hofpes, quid infanis ? quid me, infeJix, vifginem

trabis?

Alia ito via, meamque dimitte veBem .

lram meorum evita (citne )locupletum parentunt • i i$

V*>

Che M fenno tolgon, della vaga giovine f

Arditamente colla mano trafle

La ricamata vefta, condtlcendola

Del tempio negli eftremi nafcondigli •'

Peritofa co' pie feguia la vergine

Ero, qual non volente; e in quefti accenti

Froruppe, con femminee parole

Riprendendo Leandro: Fofeftiero,

Cbe vaneggi ? perche me , fciagnrato ,•

Fanciulla traggi? fegui altro cammino,

E la mia refte Iafcia' de' miei ricchi

Genitort allo fdegn» to rifiunaua..

Della


44 MoY£A10£.

KvTftdat % 9H htKS 9 , etjc iifstav utp&aaeiv *

riixpJeviKfa er\ Acxrpoy upiqYuvbv e


MVSAEVS. 4$

Veneris non te decet deae facerdotem follicitare >

Virginis ad leSum difficile efi pervemre.

Talia minata eft, convenientia virginiius.

Feminearum autem Leander ubi audivit furorem

tninarum,

Senfit perfuafarum figna virginum. 13°

Etenim quum iuvenibus minantur feminae ,

Venerearum confuetudinum nuntiae funt minae.

Virginis autem bene olentem bonique coloris cer~

vicem ofculatus

Tale verbum ait, amoris iBut furore :

VenuscarapoBVenerem, Minerva poB Miner- 135

vam,

Non enim terreBribus aequalem voco te mulieribus,

Sed te filiabus Jovis Saturnii adfimi/o.

Beatus, qui te genuit, & beata > quae peperit ,

mater,

Venter, qui te enixus efi, beatiffimus. Sedpreces

NoSras exaudi, amorifque miferere neceffitatis. 140

Veneris ut facerdos, exerce Veneris opera .

Uuc

Dopo Pallade; ch' io te non eguale

Appello pid alle femmine mortali,

Ma di Giove alle figlip io t' afsimiglio;

Beato quei, che ti piantd-* beata

La madre, che ti partorio: il ventre

11 qual ti concepette, beatiflimo.

Ora le preci noftre efaudifci,

Compatifci la forza del defio.

Come facra di Venere miniftra,

Efercita di Venere gli affari.

Vien


4*5 M o v s A 1 o x*

AtSf


M v s A E v s. 47

Hac ades, initiare nupttalibus legibms Dtae •

Virginem non decet miniSrare Veneri,

Virginibus Venus non gaudet. Si vero volueris

Infiituta Deae amabilta, & caerimonias fidas 145

( veras ) fcire,

Sunt nuptiae & lefti. Tu autem, ft amas Venerem ,

Mulcentium mentem amafuavem legem amorum ,

Tuumaue fervum (tibi fupplicem ) ae accipe,

&, fi vetis, coniugem,

Quem tibi Cupido venatus efi, fnifaue fagittis

adfecutus i

Sicut audacem Hercuiem cekf auream geSant 153

virgam Mercuriut

Servitum duxit Iardaniam ad puellam,

Tibi vero me Venus mifit, & non fapiens adduxit

Mercurius.

Virgo non te latet ab Arcadia Atalanta \

Quae olim Milanionis amantis fugit le3um,

Virginitatem curans ; irata autem Venere, 155

Quem prius non amavit, (eum) in torde fofuit

toto.

Perfuadere & tu, cara, ne Veneri iram excites»

Sic

Maodommi a te , e non Mercario il favio.

Atalaota la vergine d' Arca^ia

Non t' e afcofa, che gia fugginne U letto

DelP amante di lei Milanione ,

Virginita guardando; raa. fdegnata

Venere, quel che pria non avea amato,

Ella nel cuore fuo tutto lo pofe.

Cedv,cara, anco tu, ne fdegnar Vencre. Sl


48 M o Y x A 1 o s.

ffe etThv, Tapiretvev uvutvouivqs 7 epvQiouruv baoKhiTrovsu Tctpetijv •

Kat %$ovos 't!;eev ctKpov VT' "fxyesiv, utSouevi} Se

Tls^ctKis uup' vuoiriv e"bv l-vviepye %IT


M v 5 A t n , 49

Sic fatus ,perfuadendo fiexit recufnnth mentett

pueliae,

Animum (eius) amorem pariemibus errare faciens

verbis.

Virgoque tacita in terram defixit ocuhs* io*o

Pudore rubefaQam abfcondens genam ;

Et terrae radebat fummum fubter veSigia, pttr

dibunda aatem

Saepe circa bumeros fuam contraxh ve&em:

Perfuafionis enim haec omnia praenuntia.Virginis

enim (certe)

Perfuafae ad le&um promiffio efi filentium . \6$.

Iem &fua vamarum fufceperat Siimulum amorum ,

Vrebatur autem cor dttlci igne virgo Hero ,

Pulcritudineque fuayis fiupefccbat Leandri.

Quando igitur ( illa) in terram babebat inclinatos

oculos,

Tum & Leander amore furente vtiltu \jo

Hon defatigabatur fpeftando teneram cervicem

virgints. i

Tandem autem Leandro faavem (hanc) emifit

vocem, (Hero)

Vere-

Del piacevote amabile Leandro.

Finche dunque alta terra ella teoe»

L' ofcurita chinaca; in quel, Leandro

Con fmaniante dall'amore afpetto, ,

Non fi ftancava contemplando il coilo

Della giovin , di morbido colore .

Dolce motto alla fip difle a Leaodro,

D Vo


$g M o y n i o i i

JitSit vyfo» Ifetfot «To


M v s A fe V s. 5f

Verecuniiae> madidum ruborem fiillam afacie:.

Hofpes , tuis verbis farfan & cautem moveas.

Quis te fallentium verborkm docuit viat? lf$

Heu mibi i quis te duxit meam, in patriam terram?

Haec tamen omnia frutftnt locutus es; quomoio

enim, vagus

Hofpcs quumjis,, & ignotut, meo\ amori[mijeearis?

Palam non pojfumus nuptiis tegitimis iungi;

Non enim meis parentibus (id ) placttit. Si aw 18»

tem voles

Vt hofpes vagabunius mea in patria manere,

No» potes tenebrofam celare Venerent»

Lingua enim hominum amttns conviciorufn: & in

Jilentio (clam)

Opus , quod perficit aliquis, in triviii auiit.

Dic vero, ne ccles , tuum nomen, & tuam pa- 185

triam.

Non enim meum te latet: mibi nomen inclytum

Hero.

Turris autem circumfona mea domus praealta,

In

Che mordace e degli, uomjni la lingua f

E vaga di dir mal: cid che in filenzio

Vno oprd, per le ftrade poi V afcolra.

Dl, non celare, i\ norae cao,. la tua

Patria, che*l mio non t' e celato; il noine

Con cui mi chiamo, e Ero; la folenne

Torre e la mia raagton, che tocca it cieloj

D 2 Ove


$1 M o Y S A l O I .

Qj hi vuitT&Mra ruv «f*piT$Ap TI»} fAtfVtj

£ij


M V S A B V 3. 53

tn quA habiians cum ancilla quadam fotd

Sefiienfem ante urbetn fuper ( ad ) profundas

undas babetitia litora

Vicinum pontum babeo, invifis confiliis parentum. ipo

Neque me prope funt coactmeae, neqtie choreae

luvenum adjunt; fed femper, noBu & interdiu,

Ex mari ventofo infonat auribus fonitus.

Sic fata, rofeam fub vefie celabat genaihi

Rurfus pudefaSa, fitaqtie increpabat di&a . I£$

Leander autem, amoris percufius acuto fiimulo,

Cogitabat, quomodo Amoris certaret certamen.

Virum enim varius Confiliis Amorfagittis domai,

Etiam rurfus viri vulneri medetur; quibufqud

dominatur

Ipfe omnium domiior , iis etiam confulit, homi- iocr

nibus.

Jpfe etiam amanti tunc auxiliatus eH Leandro.

Tandemque ingemens foiers dixit verbum:

Virgo, tuum propter amorem etiam afperam undam

tranfibo,

Etfi

Che T uom, Cupido cfi' a fcaltrito ferino,

Doma colle faette, e poi di nuovo

Ei medica delPuomo U ferita;

Ed ei medefmo, domator di tuttt,

Configlier e a' mortali > a' quali impera.

Ei medefmo anco allor giovd a LeandrO

Amante; e tapjhandofi alla fine

Di fottil maeftria parola difle:

f anciulla, per tao amore , anco il crudele'

Mar pafferd, s' anco bolliffe a fnoco >

D j £ V •


$4 MOYSAIOX,

TLi Wfi rxjTov iyuffoov ' *% Sfko&ev yitf

A'vria ffslo iriAijo? 'e'j£« TroAigJpov A'/3u


M y sA B v s. 55

hfi igni ferveai , & inhavigabilit fuerii aqud.

Non timeo gravem undam i iuutii adient cubile i iQ?

Non fremitum fonantem gravifoni maris v

Sed femper ptr no&em vectus ( per aquas ) tna~

didus maritus

Natdbo( per ) Hellefpontum valde fiuentem i non

longe enim

Contra tuam urbem babeo oppidum Abydi.

Tantum tnibi quemdam lycbnum at excelfd tud i 1tf

f wri

E regione oftende per tenebras i ui ( illutri ) intuens

Sim navis Amoris, babens iuam Seltam [ ft ellae

loco ] lycbnum { . .

Et ipfum adfpiciens nonfpeSem occidemem Booten,

Non afperum Orionem, & ficcuni iraSum Plau-'

foi,

Pairiae (tuae ) oppofitae ad dulcem portum ve- x 15

nidni.

Sed, card, cave graviter flantes vehtos,

Ne ipfum exflinguant ,& Hatim animam perdami

Lycbnum, meae vitae laciferum ducem.

Si

Non I' ardito Orione, e nori il trstto

Non bagnato del Carro; io della patria

Pofta allo 'ncontro andronne. al dolce porto.'

Ma guarda , cara, i troppo fieri vtnti,

Che non fpengan , io tofto perda 1'alnu,

t* lucerna,dimia• vita lucifer» •....

I> 4

Gui-


S


M V S A E V S . Sl

Si veram autem vis tneum nomen & tufcire,

Nomen mibi Leander, formofae (eleganti redi- 220

mitae corona) coniux Herus.

Sic bi quidem clandeSinis nupttis conBituebant

mifceri,

Et mdurnum amorem, & nuntium nuptiarum,

Lycbni teftimoniis, pa8i funt fervare;

lllo quidem, lycbnum extendere, bic autem, undas

laias tranfire.

Verno&ationes autem exfecuti vigilum nuptiarum, 225

A fe inviti feparati funt neceffitate,

Ea quidem fuam ad turrim, bic autem , obfcuram

per noQcm,

Ne quid erraret, iaciens figna turris,

Navigabat ( natabat ) profundi fundamenti ad

magnum populum Abydi.

Nofturnarumque confuetudinum clandeftina defi" 230

derantes certamina,

Saepe optarunt, ut venirent citbkulum ornantts

tenebrae.

lam atrata cucurrit no&is caligo,

Virisfomnum adferens ,/edtron amanti LeanJroi

Sed (is) multiftemi apud littora maris

Nun-

Le furtive battaglie defiando,

Speflb adoravan che venifle il buio

Del talamo miniftro. Ornai forgea

Ctligine di notte in negra vefta, •' '•

Agli aomini recando, e agli animali

Sonno, non gia a Leandro innamorato*

Ma lungo il Udo del fonoro marc

At-


$8 M 0 Y S A 1 o s.

A'vv£A


M V S A E V s., 50

Huntium opperiebatur lucentium nuptiarum* *3$

Tefiimonium ( fignum ) lycbni lltgubris obfervans i

LeUique clandeSini procut fpiculantem nuntium.

Vt vero vidii nigrae obfcutam noQis caliginem

Bero lycbnum oilenditi accenfo veto lycbno

Animum Amor ujfit fcBinentis Leandri: *4° N

Lycbno ardente ipft etiam ardebat, ad mart

autem

Jnfanarum undarutii muttum fonatitem fremitum

audiens

Tremebat quidem primo, poSea vero audaciam

attotlens,

Talibus adioquebatur eonfotant mentem verbis:

Gravis Amor, & mate implacahile : fed maris »45

Eft aqua, verum Amoris meutit intefiinus ignis.

Adfume ignem, cot, ne time effufam aquam.

Ades mibi ad amorem ; curflultus curas ?

Ignoras, quod Venus nata fit e mati,

tt dominatur ponte, & noftris doloribus? 250'

Sic fatus membra amabilia exuit vefiem

Ani-

V anima confortava cori tai detti :

Implacabile e il mar, crudel 1'awore:

T)et mare e 1'acqua, ma me brueia. interno

Faoco d? amore, il fuoco preadi, o caore,

Ne temer 1' acqua , che cosi (i fpande .

Vanne all* amor ; perche deU' onde curi ?

N^n fai che pro.le e di q.ueft'onda Venere ?

Ch' ella domina il mare , e i noftri afTanni ?

B cosl detto , dalle vaghe membra

CQD ambedae lc tsm toglieva U velo,

Strin-


66 Mo Y t A l 6i.

A*(ipoTip^s TotXccpyiriv, Iw 5' 'icrptyZe xetpjvu t

H"iovde $* efCpro , Sitiete 3' 'eppttye ^cth&crcr^'

Axft*o[Ji.ivv $' 'etTevfov ctei KctTevavri^ Atf^va ,

AVTU eotv sphtie, auTo'$oh.os, ctvrSfictrot vviCe. 2$i

H'pu ^' fatficcToto


M V S A B V S. tfl

Ambabus manibus, fuoque adftrinxif capiti;

Utoreque exfiluit, corpufque deiecit in mart,

fiplendenttmque feSinabat femper adverfus lycbnum,

Ipfe remex, ipfe claffis, ipfe fibi navis* »$S

Hero autem alta luctfera tn turri,

Berniciofis auris undecumquc fpiraret ventus,

VeSe faepe lucernam tegebat, donec Sefli ,

Multum fatigatus Leander venit ad portaofum

litusy

Et ipfum fuam ad turrim deduxit; ad fores vero *5

odorem:

Aibuc autem anbelantem alte Sratis in leBis

Sponfum circumfufa blanda ( haec) tmifit verba:

Spon-

Della fpuma del mare avea le chiome ,

Menollo al gabinettq del quartiere

Suo virginal > appreftator di nozze.

E tutto il corpo rafciugonne , ed unfe .,. .

Con olio odoriferq rofato,

£ 1' odore del mar tutto n' eftinfe.

Ancora anfante in fpiumacciati letti,

Sullo fpofo gettatafi, sl difle

Con motti carczzevoli dell' uorap ?

Spo»


M V S A E V S. (J|

Sponfie, multa tuli&i, quae njm fajfus eS fponfus

alius;

! Sponfe, multa tuliBi; fatis fibi eB falfae aquae,

Odorifque pifcofi graviter frementis maris: 279

Huc ades ,tuosfudores meis depone in complexibus.

Sic illa baec kcuta efi; ille vero Batim folvit

zonam,

Et leges inierunt benevolae Veneris.

Erant nuptiae, fed fine cboreis; erat leSas, fed

fine bymnis;

Nott Zygiam (iugatem) lunonem quifquam jn- 17$

vocavit poeta;

Non taedarum illuminabat fpiendor nuptialem

USum;

Neque peragili qnifquam faltavit cborea;

Non bymenaeum cantavit pater, & veneranda

mater.

Sed leSum fiernens perficientibus nuptias in boris

Silentium tbalamum fixit t novam nuptam vero 289

ornavit caligo;

Et nuptiae erant longe a canendis bymenaeis.

Nox quidem erat illis nuptiarum ornatrix, neque

umquatn aurora

Spon*

Niuno faltd con agile carola;

L' Imeneo non cantonnt padre, e madre.

Ma tacitqrnit& facendo il tetto

Nell'ore adempitrici delle nozze

11 talamo piantd; 1* ombra fu pronuba *

E '1 maritaggio fa lungi da* canti

DegVimenci; la notte le le trozze.

Ne


64 M O Y S A I O S .

Nu(*V XTSVZVTO ToXvThxyKTUv vtieyotiuv

A'AA' Sre ra^vifevroc eV)jAv$e %ei\ketros ufH,

QpiKOtKiote Sovitioret ToXvqpofy&hiyyete «lAAoic ,

Bevjea S' etqiiptKTet K) vypit $«7*6$A« ^otKkeavfi 19$

Xeifiipiot Tveiovree ece) qvQiXt^ov C\Y)TOU ,

AziA«T< ft.aqi{ovTes OA>JV £A« ' T urro/xevijc Se

H '


M V 3 A B V S.


M V S A E.V.S.


Mvntrs. ^P

Aetberi mifcebatur pontus; concitabatur undique 315

fremitus

Pugnantium ventorum: Zepbyro autemcontrafpirabat

Eurus,

Et Notus in Boream magnas immifit minas}

Atquefragorfuit vehemens valde frementis maris.

Gravia autem pajfus Leander implecabilibus iit

gurgitibus

Saepe qttidem precabatur aeqmream Venerem, $i&

Saepe autem ipfum Regem Neptunum maris;

Atthidis non Boream immemorem reliquit nympbae.

Sed ipfi nullus auxiliatus e&\ Amor autem non

coSrcuit fata .

Vndique autem accumulati male obvio fiuSus

impetu

Impulfus ferebatur \pedum autem ei defecit vigor$ 325

Et vis fuit immohilis inquietarum manuum.

Multa autem fpontanea effufio aquae fiuebat in

guttur,

Et potum inutilem impetuofi potavit falfuginis

maris;

Et iam lycbnum infidum exBinxerat amarus vew

tus, Et

Pefto venia portato; e de'pie il corfo

Allend, e 1a forza reftd ferma

Delle veglianti , ed agitate braccia.

Molti in gola fcorrean rovefci d'acqaa,

E '1 vafto fale con mal prd bevea.

L' infido lame fpenfe amaro vento»

E 3 E la


?o M o v m o t -

Ka) 4/vx.iiv K) tfura, ToXvT^tno he&vifu. 330

H' J* ert dqJuvovToc , iT* ayfuTvoifftv OTWfaU

VSZTO KVftaivttffu TokVKbausotfi (lepipvzit.

H"Aw9* $' vipiyeveict, K) WK \h vv^piov Hf«»

nivtafl/ J' 'oft.(J.ct TiTxivev IT' eufea vuta ^uX&fffftit,

E't TU earx$(>yteiev aAwpevov $v TafzKoirtiv 335

Au%vov ffievvvntvota. TUfk KftjirlSa Se vufycv

^fVtTifievov ffViX&deasiv 'OT' 'idfaKe vtKfbv uKoirqv,

ActifaAtov pJZao-u Tefi $tjJeo~o-i %iTtSva ,

P'otfy$bv TfOKXfyivoe «T* qAtfixTu reae Tufytt .

KuSS' H*p&) TiSvtiKev eT ohhV{xivM TafetKoir^, 340

A'#ij^a>v y UTOVXVTO K) Iv TVpkTQ Tef bte^ftf.

E la vita, e l'amor dell* infelice

Uegno di molte lagrime Leandro,

Che dirizzav' ancor. Con vigil occhio

Ella fi ftava in lagrimofe cure

Ondeggiando. L'aurora fe ne venne,

E non vedea Ero Io fpofo,- 1'occhio

Sporgea per tutco al dolTo ampio di mare,

Se per forta fmarrito rimirafle

II fuo conforte, la lucerna fpenta.

Or quando al piede della torre fcorfe

Pefto da fcogli il raorto fuo conforte,

Squarciando in petto la leggiadra vefte,

Ronzando colla tefta iunanzi cadde

Dall'alta torre; ed Ero fi morio

£ull'eftinto conforte; e l* uno,.e 1'altro

Si goderono ancor nel fato eftremo.

Finita la notte feguente al dl tj. di Gennaio 1701.

L. D. da me Anten Maria Salvini a ore 9. e cominctata

la mtdejima nottt.


MVSAEVS. 7 l

Et anlmam & amotem multum paffi Leandri. 33°

llla autem , motante adbuc , ( Leandro ) vigilibus

oculis

Stabat fluSuarts luthtofis curis.

Venit autem autora, & non vidii fponfum Hero,

Circumquaque oculos dirigebat in lata dorfa matis,

Sieubi videret ertantem fuum maritum 3 3 >

Lycbno exjiinclo. Apud fundamentum yero turris

Dilaniatum ftopulis ui vidit mortuum maritum ,

Variam difrumpcns cirea pe&ora veSem,

Cum flrepitu praeceps ab alta cecidit turri .

Atque Hero ntortua efi fuper mortua maritOi 34°'

Suique invicem potiti furtt etiant in ultima petnicie

*



IN MVSAEl POEMATION

SELECTAE ADNOTATIONES.

Mnceuu TS yg*f/tfbarix5 7» wr.9-' H'f» x} Aicuifw. \a Cod. Ven. OC

A. legftur Mscrai* yf ajAtfiuarmeu rk X*S' H'fa $ Ai*tSf»- Articu-

Jus T«U non adiicitur, quem cum Kromaiero recepi; fic ea }

hanc infcriprionem in pluribus manufcriptis Codicibus fe vidifle

tcftaturLeo Allatms de Patria Homeri Cap.


ADNOTATIONES,. 73

«juod ad hunc locum notarunt viii dofti Scoettgenius 8c Kromaic'rus.

9 E'«. i


14 ADNOTATIONE*.

< fic qaoque occurrit infra, vf. 334. «•»" iitnrrt $*\ienn . &f

33


ADNOtATlONES. */$

.48 Aifltir*. Av&eiiv. C. & So. i«$W. icrtfiytrrt 'x«£ivtvf. *fi%trrt

txtvt. Cod. Reg. quod fioe dubio e glofletnatt' orwm . illud autctn

%»ftitn per verfari optrme Yerti poteft , n«f tamen opus eft, ut

heic ita accipiatur ; nam tales locutiones facpe apud poetas occurrunt,

8c praeeipue cum Libanus a Sacerdotifous Veneris habitahatur,

quae faltationibus Sacra peragerc fotebaiK , uti beic Viri dofti

monuerunt .

4.9 HtfiKTutut. xifiKTiicttit. Ald. 1. Sc 2 Iunf. 1. 8ci.Ti««r««« rttinui.

fic etiam fcribitur apud Homer. Odyff. /8. vf. 6r.

A AM« r' ceiJiV&iTi Ti«ixr»»a:' , oA>) ri>u«y


j6 ADPOTATIONES,

Nonn. L. 43. p. 1106.1. 6.

»____ ixtorifi) ykf

Tfurccutt Xttpirai» Bifon /Umftwt TiTeifr» .

6f Tt>£m>. VtXlun, H.

£6 Ei/'»«To . Hoc oninino retinendum cura Ven. B. S. So. St. L.

Wh t. Lond. & K. Reliqui male exhibenc »«p«To.

67 li*5 * fjut>. a"i p « /_»» . AL 1. pro /*i» Cod.^C. habet f-i».

68 A(iTitf». tifwmpa* S-

69 Awraro. At/Va-_To . A. & C.

70 tfa , 05 s fitttMua t&u . pro is Ven. habet oV.hanc autem vo«

culam omittit lunt. 2. In Codice Regio legitur H''p*T» itmt iripij»

ftiittr ii . Cod. Bart habet H'p_; TI ^' »*•» Tipv ^W . Subiungjt

vero Barthius,/ff/!7 «tfew» i//e iibrarius «p« T* f^u» tTtp*» p~8»s».

71 KaAAiS-tpMS-Ao» . K_Aai!WTi i itf-*w _•' israAii»

TI . B. ni»}» xitf kraXnt T» . S. quod etiam apud St- & L. in

margine reperies. hic verfus autem in Codice Barthiano fic legitur :

T01111 $' tsror inu-att, tot>»S* t\\t y tusioip TI.

77 K*i. H". B.

78 Kipo» £' i% tlftt iiremiU • eadeiu fere dixit Nonnus L. f. p.

IJ-8. I. 6. ubieleganter dicit Sifbx,-

•xioTo-i. & L. 42. pag- jo8o. ]. 16.

Oii Si ot tio-


ADNOTATIONES. 77

84 E'?arf». i


7& ADSOTATIOHII, .. .

Jo8 OfrTi» OTJ . H. «tfii. Ji/r»vu. O*V»


ADNOTATIONES. 70

»34 11»$* &t&»My>im otrf», quod verti atmris iHMs furtre vel

jnc/V«f»«/*«•. Quem

k>cum ipfe quoquc indicat, & legitur lliad. E. vf. 429 i«W. KBWIIJW

ify*, fic ifv» »f«T»? apui Pppian. 4. Halieut. vf. 161. 10»« ify«,

Halieut. 1. vf. J-J j. «fy», vtxlp* apud Orpheum Prognoft.

yf. ly. 8c ipy» /*«^» vf. ?8.

142 Hic verfus m editione Hervagiana non habetur.

i^j firo/f•!»•«(». ixtffnrw. Cod. Anjlic. AJd. 1. Sc 2. lunt. 1. .

k i.


fto ADNOTATIONES.

& s. 80. H. P. 8c Vo. ibid. A^feAVtf. KQpihv. Ven. I

8c S

I4f n


ADNOTATIONES. 8I

IO"» E"|nr. "{irv. VeD. ibid. iV. fic A. S. Vo. Lond. & K.omnei

alii habent «V .

163 Htwiieyt. arvrii fyi. V. arvrixfXFi. Ven.

164 In X^od. V. & Ven. pro xana legitur 1V1.

168 KoAAii'. KMAAII. Rondcl). K«AA"Qf» fi,o *». illud 5» oroittunt Codices A. & C. ibid. ix" .

^K* • Ven. 8c S. ibid- ixwtw. ifutx*n> Ven. A., Alcf. 1. & 1. lunt.

1. & 1. W. So. H & Par. Conftantinus Lafcaris re&epro ipit-

%*>» legit «jrwTii», uti in Commentano Io. Vatclli videre eft . Et

Gulielmum quoque de Mara fenfum huius loct percepifle ex eius

interpretatione colligirur :

Ergo donee humi radianti* Ittmina fixit.

Quos tamen male reprehendifle videtur lo. Vatellus, quod illud

mftAX^ non retinuerint.

I71 A'HMIX«ET«. kiiSiUuTn . V. &riMit. Ven.

173 AVef«i£a«io-#. uxtfuZjwTn,, Ven.

174 YliTfOt ifireUi. xirfM iflrrif. V. & Ven.

176 Z'xifbur


82 A D NO T A TlON ES.

181 Tl»>£Qtrt»i • ToA/^iTo. f.TijK.fjiA^iTo. Barth. 8c Par.

196 Bi0eAig«*fK>>]fi,»«5. Ven. B. & Rondell.

197 «pi^fT» redte explicat Scholiaftes per »0BA»«T», futeifro . de iuc

voce vide ad Orphei Prognoft. de terrae motib- vf. 1. in colle&

carm. Gr. Do&ifs. Maittairii.

198 AIOAO/UIDTU; . auytfjjvrit . Ven. S. St. Sc L- qui tamen io

jnargine aioXifMiTii veram piocul dubio kclionein cxhibent •


AD NOT ATION ES. JTj

fic Amor Cjicitur TOPK^HTI? ab Orpheo Argonaut. vf. 422.

TlftrfiiritTit TI


84 ADNOTATIONES.

116 *, 2c fic quoque St. & L.

in marg.

231 H'fnTO. tifttcsUT». S.

2JS H"V». H"Ji B.

aij: A'»»//,i/*v». f'


A D NOT A TION E*. 85

Jrum tjl > & igntm , qui intra Ltandrum. Qute emendatio reii.

cienda videtur, fi fpedes illam Bergleri pto SttXutrtrnf legentis Bu-

Xtt.


Z6 ADMOTATIOHE^

164 MfiMi S" "xftti A' if»eytnrcc .

in Vaticano habetur troM' ssraS'


A D NOT A T I ONE S. 87

Sc L. in marg. utraque le£tio rcfte poteft admitti. Rondellus habetiOii.

276 A**$»i .iaim .6c legitur in omnibus praeter V.S. St. L. Whit.

Lond. 8c K. in So legitur iuiim. ibii. wftaixt. iVfwiJ/i. Vjtic.

& Ven. quod forte retinendum .

»77 E'xtm'fTnm. imc-xifTwt . B. ixtvp*/toi v«^e$ »> i*««t/3i» x. r. >. ied

eu-m heic quoque rnemoria lapfum iuifle crcdo.vcriu etiam 180.

pro txvl» citat i:T«|;«.

28* Hic verfus & tres fequentes in Cod. Vatican. & Ven. defideraotur.

*

28} A'f^ytamtf . uftytvfus. B.

28; ETI •xnim if^aului. eamdem locutionem reperics apud Nonnum

Diooyf. lib. ij. p. 648.1. 10.

Oix ttyufhca Tltftrti» (ineu xrunttr* yvnaxx,

Eifucri nfb iT« BH«T« TtxiriK .

*>«'*> idem ac *£*» interdum ilgnificat.uti re&jfTime docet do&ifs.

Berglerus. fic apud Oppianum lib. 1. Cyneget. vf. 330.

X-rf^ifiivei, znivi rt lutXtUfittu i»tit»ia.

2S7 Integer hic verfus deeft in Cod. A.

288 K'fi. V. 8c

Ven.

291 O&tY btl hf\r. fic legitur in B. S. St L. Whit. Lood. 8t K.

In Ald. I- Sc i.8c Iunt i.habetur iii T< Aiie». reliqui lcribunt

iii TI tnfer. fed ibi potics legendum eft ii' ir» «V"* Praetulitainen

ii' ixl i*£" cum optimis. hoc quoque dixit Hometus Iliad.

I. vf. 41 y.

ii\rri i*«i xXin iff$)ur, irti «?»»«> ii (titi «ia>

£''rriT«i.

tamen apud eumdemetiam invenies illud.iTi ApwOdyiT.©. v. ISP.

SM O** ««$« ix ITI Ai{«> ijrirriTiei, »» »&

$Ws Tf MTttfvffH. *P*


88 Ajb NOT ATIONES.

sp» Male in V. Ven. B. S. St. & L. pro &«ui>_» legitur £yf•*»*»•

Amor quidem & amantes vigilare dicuntur: fic apud Ovidium

lib. i. Amor. El. 9. vf. 7. 8c «|_i»_Mi ixafoirrtt apud Noftrum

fupra vC i». & »-f. verum prior leftio e toto fenfu probabiJicr

videtur.

39$ Xtlfbecrti iifti. Vide quae notavit Cafaubonus ad Athenaeam

lib. 3. c. 6.

394 *fix«Ai«5.


ADNOTATIONES. 89


n&tToSi $' iyfcfiAfete «W«»TM xvfinnei »f/*J

TvXriftiVies THpipxre.

314 KIIJMTI . ««/*««•». Ven. ibid- pro ratxyro, quod in V. Ven.

S. St. L. Whit. Lond. 8c K. habetur , fcripfi ei&no cum ommbus

aliis , quod T««rixwTip, 8c multo elcgantius didum eft ,

ii hoc verbum per adcumulabntur rcfte vertunt Interpretes. Sie

flu&us ftndtrt dicuntur apud Statium lib. jv Thebaid."vl. 368.

B^rif ««/»'* humida ttllus

Vorticibus, tetumqut Notis fortantibus aequor

Vtndtt.

dbi ad verfum $66. vide Barthium , qui hunc Mufaei locum ibi fie

quoque laudat, & male haec leftio ab H. Stephano & Le&io i*

tnarginem reie&a eft .

315-. n«»ToS». iwrtdi. W. ibid. i%n. i vii V, A. C. Ald. i-Sc

a. Iunt. 1. & 2. W. H. P. Batth. Par. Vo. & Rondell.

317. A'


00 ADNOTATIONES.

'326 TBif»( fic orones praeter S. St L. & K. qui fcfibunt «'•

IH . ibid. kSotitrm. ktovroi. V. & Ven. ibid, ktutfitwrm, kxoirur.

Ven. & A.

327 rUAAn J* *vti\ti*VT»% %vri«. Rondellus legit uiriflutTtt . idtfl,

*it, ;«/», 0* fortuito , Sed minirne ncceflaria haec yidetur emendatio.

jx8. Kttl S-OTO» i^fiiiV". ma!e inutilem , ait Rondellus , «trf*.

rr*>, txtrtmum, «» dicimus ixpjii'ro< 1'M$(H , extrema pernicies.

A'x,tw 'ideatur CJ. burmannus.Sc

inadd. DORVILLIVS. ibii. ifion^onnVii srit» «A/utinf. jnCodice

Veneto legitur «fMi/iimT» 7/» *>/«*>».

3*9. K«i in *o%m cucifm. Lychnus fupra vf 301. dicitur »W

«rofirj »i>Atni5 *«i «T»«-05 . eleganter etiam srpe^orjH vocatur in Epigrammate

Antipatri in Anthol. lib. 3. c. 7. In Codice Veneto pro

tfTiror legitur ao-/3f5-oF, quod certe gloflema eft, fed corruptum,

pro «mKA«u/Voiiri.

333. Pro H%S» ¥ in Cod. Veneto habetur SAI>9» .

334 n«'"$i. xourtBi. S. St. & L. in marg. ibii, »ft>i**


ADNOTATIONES. pi

habetur in fecundt editione, verum ibi pro StXitiioti exhibetur

«A««/*t»e». in Cod. Veueto legitur ittyipau .

3 36 n*f


91

I N P E X

OMNIVM VERBORVM.

A * 268. &faox,n 214. &PvM$i 28. «PuJov

4. cl(du$os t6. afiuSu. 21. 2(5. 50. 109. 284.

Hyah^a 8. uy&vac\e 147. uyuvut^uv 99. «y«p«

foo> 208. uyyeAtifv 12. 222. 235. uyfeAtuTnv j.

237. «ye 14. «*yeT


INDE* VERBORVM. 03

*A« 297. 299. «A«?ij'


94 I N D E X

ario*(&e


V E R B O R V M . f$

y&liov 3". y&fioe 4: 145. 274. 281. y*/*o?i>ov 7.

^a/xo


9^ I N D E X

vuffttt 182. SvvTtt 213* eWayrft 324. Svfuro 69.

Svo-iv 110. 288. SVTKI*&SU>V 313. Svo-fiLote 123.

Svfpofoe 304. Sufn.uffiv 8l. SwpaTet 28.

E"a


V £ R B O H V M.. p7

IP3« Het» \6z. i£io~Ta


Q8 I N D * X

itf^oov 133. fyxttsv 239. sQlmrsTO 120. Ip^iyZxo

I77. eQijitipu 80. fQXe&v 240. lJ?»J i6"6\ 232. 298. 314. »}cv 70. ij&ie**

302. ijtfeW/v 73. 131. ij^eov 19. iffoiu* 51. 44. ijf*ar/ij 287. tfisreptiv 81'.«f*«-

Tfywv 140.250. ijv 31. 274. 281.309.318.326'.

fjv 144. 148. 180. ijycftjpwvoc i93.ifTc/Aijo-cv 128.

»5/>«>tA»5« 150. iff^fA«E 100. 114. ijeijv 275. ij/ujVavro

231. 288. iiptytvsKt 333. Jjexeo-c 323. «joSc 4. 7.29.

60. 79. 89. 220. $ph 20. 24. $0* 70. 8l. 120.

167. i86\ 239. 156. 285. 304. 333. 340.8^«-

TTS 276. WTW^!» I04. fci I93. 315. folfcVT* 206\

?X'75* &* ! 9 J - *88. ijwc 3. 110. 282«

e* 76V


VEKBORVM, 9f

e

0* 76.' &«Atfftij!r$Abv 131. 276. jMctirtciiviv 320.

SttAao-ffa/»* 313. yaMiffffp 32. 241. 253« 0«A«Vcifc

206". 234. 245. 44.9* 262. 270. 295. 303.

311. 318. 321. 334. §x>LX


IOO I N D £ X

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194. 221. 251. 272. 289. wTfvvev 303. wpe^sv 8.

QVAB IN HOC VOLVMINE CONTINENTVR

HAEC SVNT

I. OPERIS DEDICATIO P* 3«

II. Ad Le&orem Praefatiq 5.

III. Epigrammata in Heronem, & Leandrum 10.

IV. Mufaei de Herone / & Leandro Carmen 27.

V. In Mufaei Poemation feJectae adnotationes

72.

VI. Index Graecus Verborum 92.

IMPRESSVM FLORENTIAE QVAM DILIGENTISSIME.

DIE xx. MENSIS MARTI

CIO . 13 . CC . LXV.

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