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Comportamento

Nel mondo i telefoni pubblici hanno in comune solo (forse) la cornetta. Per forme, colori e ubicazioni, spazio alla fantasia

Una sfera rossa

in Arizona (Usa).

A forma di giaguaro

in Bolivia.

A gazebo a Tyneham, nel Dorset (Inghilterra).

Arancioni a Phnom Penh (Cambogia).

Simili a bagni pubblici a Ouagadougou (Burkina Faso).

“Sospese” in

Nuova Guinea.

Un mondo

di cabine

Mini a Manila (Filippine).

A “ombrello” a Pechino (Cina).

Razziste nel

Sudafrica del 1976.

A “razzo”

in Svezia.

A castello a

Muscat (Oman).

E se ne trovate una senza

apparecchio non accusate

i vandali: sono l’ultima

novità, per parlare al

cellulare in santa pace.

Aforma di pagoda (nella

“chinatown” di Vancouver,

in Canada) o di tram

(a San Francisco, Usa),

di castello medievale (Oman) o di

animale (Bolivia). Le cabine telefoniche,

quanto a foggia e colori,

non temono rivali (v. foto in questa

pagina). E ce n’è per ogni esigenza:

solari per chiamare in mezzo al deserto,

ventilate per dare battaglia

all’afa, fosforescenti durante blackout

notturni. Agili su ruote, o immobili,

di cemento armato, a prova

di vandali e intemperie.Addirittura

sottomarine, sperimentate tra

gli altri da Telecom Francia, per

chiamare qualsiasi numero fisso o

mobile, senza limiti di profondità.

A prova di errore in Pakistan.

A pagoda nella “chinatown”

di Vancouver (Canada).

L’elenco dei

telefoni pubblici

S

ono top secret.

Non compaiono

sull’apparecchio né

sugli elenchi

ufficiali. Chiamare

le cabine è impossibile:

i numeri sono

riservati, di proprietà

delle compagnie

telefoniche.

500 mila. Fa

eccezione un sito

Internet (www.pay

phone-project.com)

che ospita l’unica

● La mitica “rossa”

E poi cabine telefoniche umane,

per esempio a La Paz, in Bolivia,

dove zelanti dipendenti delle

compagnie telefoniche locali Viva,

Telecel ed Enter girano per le

strade con cellulare appeso al collo

a disposizione del pubblico per

“Muschiate” in Usa,

Stato di Washington.

Cabina a energia solare

sul Lago Vittoria, in Uganda.

collezione di numeri

telefonici di cabine

di tutto il mondo.

Sul sito si può

trovare il numero di

telefono e l’ubicazione

di oltre 500

mila cabine sul

pianeta, tra cui

quella sulla cima

della Torre Eiffel a

Parigi, o nei sotterranei

del Vaticano,

o addirittura quella

nella foto sopra.

Da astronauta a Buenos

Aires (Argentina).

Di legno in

Finlandia.

Parliamoci. Lo

scopo dell’inventore

del sito, Mark

Thomas, è romantico:

mettere in

comunicazione tra

loro perfetti estranei,

magari da un

capo all’altro del

mondo. Perché pochi,

vicino a una

cabina, resistono

alla tentazione di

rispondere al telefono

che squilla.

1,5 euro al minuto. Ingombri sul

marciapiede? Semplici scatole?

Tutt’altro. I telefoni pubblici la dicono

lunga sulla cultura, sulla storia

e sul senso estetico di un Paese.

Fino, talvolta, a diventare addirittura

un simbolo nazionale, fotografato

da milioni di turisti e cele-


10/2004 33


34

Sulla spiaggia (Rio

de Janeiro, Brasile).

10/2004

In pieno deserto (Sahara, Libia). In una centrale elettrica (Gran Bretagna).

Nelle tempeste di neve

(parco di Yellowstone, Usa).

Sott’acqua (Turchia).

Nelle alluvioni

(Ungheria, 2002).

1960

Le vecchie cabine

inglesi vennero

messe in vendita

a 60 sterline più

Iva: divennero uno

status symbol e

andarono a ruba in

tutto il mondo.

Con vista su una foresta del Vermont (Usa).

L’Inghilterra ha dichiarato

monumento nazionale 2.500

“phone box” del 1920

brato in cartoline e poster, come

la phone box inglese.“Una cabina

in ogni angolo della strada” era lo

slogan della cabina più famosa del

mondo, disegnata da Sir Giles Gilbert

Scott nel 1924. Rossa, per essere

subito riconoscibile in caso di

emergenza, e ventilata attraverso

lo stemma reale bucherellato.


● Nascita al chiuso

La prima cabina telefonica pubblica

(quella cioè che conteneva i

primi telefoni senza personale di

assistenza), firmata dall’americano

Thomas Watson nel 1877, nacque

al chiuso: un cubicolo di legno

massiccio con tappeto, ventilatore,

penna e calamaio, sorvegliato

da personale. In precedenza, per

fare una telefonata bisognava chiedere

il permesso a privati (negozi,

ospedali). La leggenda vuole che

Watson abbia inventato il primo

telefono pubblico a gettone (e relativa

cabina) dopo che una fabbrica

vicina gli negò il permesso di

chiamare un medico perché sua

moglie si sentiva poco bene. Ben

presto, però, le cabine uscirono all’aperto:

sulle strade (1905), addirittura

in versione “drive up”

(1957), cioè chioschi sul marciapiede

per telefonare dall’auto e,

col tempo, nei luoghi più remoti e

strani (v. foto in questa pagina).

Dapprima costruiti di legno, i telefoni

pubblici con l’avvento dei

primi grattacieli diventarono di ve-

1945

Marinai Usa

in libera uscita

a Manhattan:

chissà se

stavano

chiamando

la fidanzata...

tro e metallo. Furono creati persino

modelli sperimentali, mai apparsi

sul mercato, come una cabina

con microfono di fronte al telefonista

e altoparlante sul soffitto

(1972). Cambiavano tipo, forma e

colore, ma la funzione rimaneva

identica: salvare acustica e privacy.

Isolarsi cioè, per rendere intelligibile

la conversazione, e proteggersi

dalla curiosità altrui.

● Alcove e immondezzai

Una presenza capillare, diventata

specchio dei tempi, che ha

portato a usi alternativi a volte impensati:

da rifugio per fidanzati a

“vetrina” di biglietti da visita di ra-

1939

In guerra le

“rosse” davano

troppo nell’

occhio: divennero

color crema,

protette contro i

bombardamenti.

10/2004 35


I

36

77 anni per

arrivare a Digito

n Italia, la prima cabina

pubblica fu installata nel

1927 alla fiera Campionaria di

Milano. Ecco l’evoluzione, in

11 tappe, della cabina italiana.

Anni ’30

Il posto telefonico pubblico

di Vittorio Veneto (Treviso).

1952

Le cabine del telefono

escono per le strade.

1964

Nasce la Sip, telefoni solo

a gettone, ma con l’elenco.

1965

Con porte a soffietto

e distributore di gettoni.

1966

Appare il logo del telefono sul

tetto, si può usare la moneta.

10/2004


Cabina “umana” a Medellin (Colombia).

In India si va a batteria.

Le cabine

nelle carceri

Usa rendono

1 miliardo di

dollari l’anno

gazze squillo (uso che, in Gran

Bretagna, costringe la British Telecom

a spendere in pulizie 13 milioni

di sterline l’anno, quasi 20 milioni

di euro). Quando non diventano

gabinetti pubblici o deposito

di rifiuti (v. anche le foto nella prossima

pagina). Ma hanno anche usi

più nobili, come soggetti per opere

e installazioni artistiche (v. le foto

qui sotto).

L’evoluzione della specie (e del-


Installazione dell’artista

tedesca Mona Strehlow.

Manhattan, New York: un e-phone con collegamento a Internet.

Cabina “multipla” a Shanghai: chi parla sta fuori.

le comunicazioni) ha portato a

un’inversione di tendenza nel caso

dei chioschi aperti, nati in stazioni

e aeroporti e sempre più diffusi

come tattica anti-code, per scoraggiare,

eliminando privacy e confort,

le lunghe conversazioni.

● Ci sono pure quelle vuote

Fino alle cabine “paradossali”:

quelle... vuote, installate per esempio

all’aeroporto di Oslo e al

“Out of order” (fuori servizio), dell’inglese David Mach.

Hannover, Expo2000.

L’opera “Aquaphone”.

Brooklyn Cafè di Atlanta, per potere

parlare tranquillamente col

proprio telefonino cellulare. Ma le

più redditizie al mondo sono le cabine

installate nelle prigioni degli

Stati Uniti: 2 milioni di detenuti

procurano entrate per un miliardo

di dollari l’anno.

● Ipertecnologiche

Benché entrati in crisi con l’avvento

dei telefonini, i telefoni pubblici

non sembrano destinati a

scomparire. Semplicemente, sostengono

alcuni, cambieranno faccia

e offriranno nuove funzioni (v.

le foto sopra). Qualche esempio?

Dopo la prima e-cabina, con posta

elettronica e accesso a Internet,

istallata nel 2002 a New York,

arrivano nelle città, incluse Milano,

Bologna, Roma e Napoli, “angoli

“Art space Water”, un’

altra opera di Strehlow.



Anni ’70/’80

Nelle cabine appaiono

gli apparecchi a tastiera.

Anni ’90

Dall’89 si può chiamare con le

schede. 1994: nasce Telecom.

2000

Addio gettoni (definitivamente

fuori corso dal 2002, con l’€).

2004

38

10/2004

Anni ’70

Gli anni

del boom:

a fine anni

’80 le cabine

sono

389.802.

Anni ’70/’80

Il modello

“aperto”,

a moneta

e a gettoni.

L’ultimo nato si chiama Digito

e funziona con linea Isdn.

In Italia, dal 1989 a oggi,

ogni anno sono scomparsi

10 mila telefoni pubblici

Web”, chioschi multimediali con

webcam per mandare sms, video

e foto ad amici e parenti. E a Roma

e Firenze le cabine sono diventate

addirittura guide turistiche,

col servizio sperimentale Telecom

“Qui Arte”, che dal telefono

descrive in 4 lingue i monumenti al

di là del vetro. Mentre dilagano

nuovi modelli, attivi a Londra e

New York, dove non serve neanche

entrare:“hot spot”, ponti radio


Usi alternativi: vetrina per annunci erotici (Tokyo)...

... per cercare persone scomparse (New York, dopo l’11/9)...

l record è

Iitaliano: una

cabina trasformata

nello studio tv più

piccolo del mondo

nella recente

trasmissione

“Pronto, Chiambretti?”

(foto 1). Tv

a parte, capita che

la star di un film o

di un fumetto sia

proprio la cabina.

In Superman, per

esempio, è una

cabina telefonica il

posto scelto da

Clark Kent per

cambiare panni e

identità, trasformandosi

in

supereroe. Più

futuristico il

per collegamenti senza fili o rivestiti

di microcelle e trasformati in

antenne per telefonia mobile.

● Bancomat e videogames

E il futuro? Altro che semplici

contenitori. Secondo due specialisti

inglesi, Ian Pearson e Richard

Wilson, le cabine hanno potenzialità

sterminate: sistemi di localizzazione

satellitare sul tetto, altoparlanti,

bancomat elettronici, vi-

Quando la “star” è la cabina

1

telefono pubblico

sulla Luna di 2001

Odissea nello

Spazio (1968) di

Stanley Kubrick: lo

usa uno scienziato

per comunicare

con la figlia sulla

Terra, con tanto di

importo visibile

alla fine della

telefonata.

Atmosfere da

brivido, invece, nel

... voliera per barbagianni (U.K.)...

deogiochi, sistemi di pagamento

con lettura dell’iride all’interno; o,

magari, diventeranno i videocilindri

presentati su Focus n° 136.Naturalmente

con una cornetta. ■

Claudia Giammatteo

film Uccelli (1963)

di Alfred

Hitchcock, dove la

protagonista

rimane intrappolata

in una cabina

telefonica, assediata

da migliaia di

uccelli. E c’è di

peggio: nel

recente In Linea

con l’assassino

(2003), il protagonista

resta chiuso

... per entrare nel Guinness.

2

per tutta la durata

del film in una

cabina telefonica

sotto il fuoco di un

cecchino-serial

killer (foto 2).


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