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«Proprio così», disse

«Proprio così», disse Thungür. «E dopo si è alzato in volo, disegnando un cerchio sopra la mia testa; quindi si è allontanato». Il bosco metteva una piuma di oriolo nelle mani di un maschio husihuilke per annunciargli che, nel giro di poco tempo, sarebbe toccata a lui la responsabilità di provvedere al sostentamento e alla protezione della famiglia. Questa, tra le molte che possedeva, era la voce scelta dal bosco per avvertire che qualcuno era prossimo ad abbandonare il suo posto e i suoi doveri. Questa volta, il messaggio era per Thungür. Che cosa stava per accadere a Dulkancellin? Per quale motivo non sarebbe più stato lì, come aveva sempre fatto? Come avrebbe potuto Thungür rimpiazzare suo padre? Thungür si sforzava di nascondere lo sconcerto. Ma si sentiva le braccia molto pesanti, le gambe troppo deboli. Che cosa stava per succedere? Chi avrebbe portato sollievo alla sua angoscia? Chi gli avrebbe indicato che cosa fare? Thungür non ebbe bisogno di esprimere qualcosa di tutto questo: prima di poterlo fare, gli venne data la sua risposta. «Continua a camminare fino alla valle. Ecco ciò che devi fare adesso», gli disse Dulkancellin. Thungür, sempre immobile nel punto in cui si trovava, esitò. Allora, alzando appena la voce, Dulkancellin parlò di nuovo: «Coraggio, Thungür, continua a camminare». Mantenendosi molto vicini fra loro, la famiglia riprese la marcia in direzione della Valle dei Trapassati. Dal viso dei più grandi, i più piccoli avevano capito che era accaduto qualcosa fuori dal comune, e preferirono non cercare di scoprire di cosa si trattava. Ma lo stesso bosco dal quale era giunto il dolore offriva loro un aiuto per farlo svanire. Al sentire l’odore della pioggia vicina, vedendo la nitidezza con cui si distinguevano gli alberi dietro al vento, gli husihuilke pensarono che la pena, qualunque essa fosse, era ancora molto lontana. E, subito 27

dopo aver ripreso il cammino, nei loro cuori tornò ad abitare il buon umore. Kume prese una pietra e la scagliò rasente al suolo, più lontano che poté. Thungür e Piukeman accettarono la sfida. E i tre continuarono il viaggio, sempre correndo fino al punto in cui atterravano le pietre, per poi tornare a lanciarle dopo essersi contesa la vittoria. Kuy-Kuyen e Wilkilén camminavano tenendosi per mano, cantando una ninna nanna. Kush sorrise di tenerezza tra sé e rovistò tra le sue cose finché non trovò il flauto di canna. Per suonare con maggior comodità, l’anziana si buttò in spalla la bisaccia e si rimboccò fino ai gomiti il mantello che la copriva. Alla serenità recuperata venne così ad aggiungersi la melodia, semplice e monotona. Concentrata com’era a suonare le note giuste, Vecchia Kush rallentava sempre più il ritmo della marcia. Il figlio e le nipoti frenavano il passo, con l’intenzione di non distanziarsi da lei. Camminando a suon di flauto giunsero, infine, in cima al sentiero. Nei Territori dei Confini, la terra saliva dalla costa del mare, attraverso il bosco e i villaggi, e arrivava a congiungersi con i Monti Maduini. Ovviamente il pendio s’interrompeva molte volte. Si abbassava per arrivare a toccare un estuario o un lago. Cadeva bruscamente in corrispondenza di una sorgente, oppure s’inclinava dolcemente. Ma sempre tornava a puntare verso la sua destinazione montana. Nel punto in cui Dulkancellin e la sua famiglia si erano fermati un momento, prima di percorrere l’ultimo tratto, il terreno cominciava a digradare verso la valle. Anche gli alberi scendevano un poco, fino a venire fermati dal cerchio di funghi bianchi. Stava arrivando in quel luogo gente da tutti i villaggi. La maggioranza scendeva divisa in gruppi numerosi da uno qualunque dei tre sentieri principali. Alcune famiglie giungevano da sole, o per un ritardo nella partenza o perché dalla loro casa era più facile accedere per mezzo di una scorciatoia. 28

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