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«Sei pronta, Kush?»,

«Sei pronta, Kush?», le domandò. «Sì. Prendi dalla bisaccia quei doni che ho portato per loro, poi andiamo». Si mossero in silenzio. Non era una cosa facile per nessuno dei due tornare a vedere gli occhi di Shampalwe in quelli dei suoi fratelli. Però la festa della valle era una delle poche occasioni in cui i parenti potevano abbracciare i bambini e informarsi delle novità. Wilú-Wilú si trovava ai piedi dei Monti Maduini, lontano dal Passo dei Mulinelli. Per questa ragione i parenti riuscivano a incontrarsi pochissime volte nel corso dell’anno. Il cielo andava rapidamente scurendosi e l’aria si rinfrescava. Rincantucciati nella valle, gli husihuilke osservavano il vento che soffiava sopra le loro teste, come prima aveva fatto Wilkilén, e pronosticarono un difficile rientro a casa. Ormai la festa non avrebbe tardato a finire e una sola domanda girava di bocca in bocca: «Dov’è Kupuka?». Kupuka non si trovava nella Valle dei Trapassati. Lo Stregone della Terra, quello che vedeva più lontano di chiunque altro e conosceva la lingua del tamburo, non era arrivato, come sua abitudine, portando con sé una bisaccia piena di misteri, per accogliere la pioggia nuova insieme a loro. Oppressi da una sorda sensazione di abbandono, gli husihuilke si interrogavano sulla causa della sua assenza. Qualcuno, che non stava pensando a Kupuka, ignorò la domanda ripetuta di bocca in bocca, come non l’avesse sentita. Camminò cercando di farsi invisibile, attraversò la linea dei funghi bianchi e andò oltre. Prese la strada che puntava a occidente, salendo, e la seguì fino a dove si biforcava per la prima volta, dando luogo a un sentiero angusto. Tale sentiero, che si distaccava dalla strada principale, cessava anche di salire per ridiscendere con un pendio molto pronunciato. Costui, una volta arrivato lì di nascosto da tutti, cominciò a scendere a una velocità sorprendente, andando di sbieco per bilanciare la pendenza col peso del corpo. Ma, improv- 33

visamente, si sentì chiamare da una voce familiare: «Piukeman! Piukeman, aspettami!». Un po’ sorpreso, ma soprattutto arrabbiato, Piukeman si fermò e guardò dietro di sé: Wilkilén lo aveva seguito e ora, quasi seduta per non cadere, stava scendendo per il sentiero. Piukeman tornò sui propri passi. «Che ci fai qui, Wilkilén?», gridò furioso. «Rovini sempre tutto!». «Io non…», cercò di dire la bimba. Ma Piukeman la interruppe: «Non dire niente, adesso!». Gli occhi neri di Wilkilén si riempirono di lacrime e, come sempre faceva quando era triste, si mise a giocherellare con le trecce. «E non ti mettere a piangere!», aggiunse il fratello. Proprio in quel momento, Wilkilén scoppiò in lacrime, perché Piukeman era il suo fratello preferito e mai prima d’allora l’aveva trattata in quel modo. Ma lui non stava più badando alla piccola. Stava cercando di decidere se tornare con lei alla Valle dei Trapassati, o se portarla con sé come compagna nella disobbedienza. Non poteva lasciarla tornare da sola. Ma, se si faceva sfuggire quell’opportunità, sarebbe stato costretto ad aspettare fino alla festa del sole, e questo gli sembrava troppo. Prese per mano Wilkilén e ricominciò la sua marcia in discesa. Il sentiero che stavano seguendo i due fratelli era l’unico che arrivasse fino alla Porta della Civetta, oltre la quale era proibito spingersi. Piukeman era, tra i fratelli maschi, quello che più assomigliava alla madre. Da lei gli veniva questa pressante curiosità per tutte le cose. Shampalwe aveva pagato con la vita l’interesse per quegli strani fiori della grotta. A suo tempo, anche Piukeman avrebbe dovuto pagare un prezzo alto. Da quando aveva avuto abbastanza capacità di capire, il ragazzo non si era mai stancato di domandare che cosa ci fosse dall’altra parte della porta, e chi proibisse agli husihuilke di andare fin 34

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