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là. Ma mai, fino a quel

là. Ma mai, fino a quel momento, era riuscito a ottenere una risposta. Alla fine si era deciso a scoprirlo di persona. Due volte, in occasione di festività passate, si era allontanato dalla Valle dei Trapassati percorrendo il sentiero fino al limite del consentito. Ed entrambe le volte la paura era stata più forte: era tornato indietro senza trovare l’ardire di infrangere il divieto in vigore da tempo immemorabile. Piukeman aveva vissuto undici stagioni di pioggia e non era disposto a lasciarne passare un’altra senza trovare il coraggio di attraversare la Porta della Civetta. Non avrebbe accumulato tre disfatte. La comparsa di Wilkilén era riuscita a farlo tentennare. Ma non poteva rassegnarsi a essere sconfitto di nuovo, così decise di andare avanti, anche se avrebbe dovuto tenere per mano la sorella minore. La ripida e stretta scorciatoia che discesero con difficoltà li portò fino a una conca dove la luce arrivava appena. A respirarla, l’aria di quel luogo, freddissima e densa di umidità, pizzicava. I passi dei bambini erano sostenuti da uno strato di foglie che in alcuni punti s’ingrossava notevolmente, permettendo loro di avanzare senza impantanarsi. Ai piedi degli alberi, proliferavano le specie dell’ombra: piante striscianti, funghi e piccoli lombrichi che spuntavano a mucchietti sotto ogni pietra che venisse spostata. Erano le sole forme di vita. Piukeman era già stato lì, per questo puntò sicuro al sentiero, ritrovandolo immediatamente anche se sembrava che fosse stato nascosto intenzionalmente. Per un certo tratto camminarono a zigzag in mezzo a una fitta vegetazione, inoltrandosi sempre più in quell’oscuro avvallamento. Tutti tremanti e con i denti che battevano, i due fratelli continuavano ad avanzare. Nemmeno le mantelle che tenevano ben strette al corpo servivano granché, perché il freddo umido stava risalendo su per i piedi. All’improvviso, il sentiero si raddrizzò e lo spazio fu libero dalla boscaglia. Erano arrivati alla Porta della Civetta: da- 35

vanti a loro si innalzavano due alberi enormi, lontani tra loro la misura di un uomo con le braccia aperte. Da una certa distanza, si vedeva chiaramente che lo spazio tra i tronchi aveva la forma di una civetta. Wilkilén e Piukeman rimasero immobili a osservare la sagoma dell’uccello dai molti nomi, parente degli Stregoni della Terra. Piukeman fu il primo a tornare in sé e, con un gesto che voleva essere di sfida, fece segno alla sorella che dovevano andare avanti. Stringendosi forte per mano, camminarono fino alla Porta della Civetta. A mano a mano che si avvicinavano, i contorni dell’uccello venivano cancellati, il che rendeva le cose più facili. Così attraversarono la porta proibita. Piukeman avrebbe voluto fischiare per farsi animo, ma non c’era verso di far uscire il fiato senza che si spezzasse. Neppure Wilkilén, di solito amante delle chiacchiere, diceva una parola. E per quanto tutto lì intorno avesse un aspetto familiare, mai prima di allora il bosco li aveva avvolti di una tristezza come quella che stavano provando. In ogni caso, non arrivarono ad addentrarsi granché, perché dietro a una curva, in una radura a fianco del sentiero, incontrarono Kupuka. Lo Stregone non parve sentirli. Era di spalle, seduto. Con una mano teneva un ramo a forma di serpente e con l’altra stava disegnando per terra qualcosa che i bambini non riuscivano a vedere. I capelli bianchi gli cadevano a ciocche scomposte sulle spalle. E, da sotto la pelle di cervo che lo copriva, spuntavano le piante nude dei piedi, indurite dal camminare attraverso boschi e montagne. Temendo la reazione di Kupuka quando li avesse scoperti nel luogo proibito, i due fratelli si nascosero dietro a un arbusto. Lo Stregone della Terra stava ripetendo una litania sacra. Come finì, voltò la testa dalla parte del cuore, di modo da rendersi visibile di profilo. Non appena lo videro, Piukeman e Wilkilén notarono qualcosa di diverso. Quello che osser- 36

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