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Un giorno - Fazi Editore

Un giorno - Fazi Editore

«Sono certo che sei

«Sono certo che sei bravissima», la rassicurò, sorridendole per convincerla che diceva sul serio, ma lei continuò a fare il muso. «Ci saranno moltissime altre feste a cui potrai partecipare. E quando inizierai ad andarci, ti renderai conto di quanto sono insulse e noiose, e rimpiangerai addirittura di non essere rimasta a casa». «Non succederà mai», borbottò Ember. Sospirando, Finn le si avvicinò. Lei abbassò lo sguardo e diede un calcio a un sasso che aveva vicino al piede. Fece un profondo respiro, e davanti alla sua bocca si formò una nuvoletta di vapore. «Mi spiace darti questa notizia, Ember, ma la reggia non è molto più fiabesca di casa nostra. Sì, hanno dei bei vestiti, ma a parte questo c’è ben poco», disse Finn. «Però qui fuori si gela e ho finito di pulire. Perché non rientriamo?». Ember scosse la testa. «Ancora non me la sento». «Sicura?». «Sì. Preferisco restare qui fuori con le capre e morire assiderata, piuttosto che discutere ancora con la Mamma». Finn cercò di trovare qualche argomento per convincerla, ma Ember era terribilmente cocciuta. Inoltre il freddo l’avrebbe spinta a rientrare, e sarebbe successo più prima che poi, a giudicare dalla sua pelle d’oca. Quando uscì dal fienile, Ember lo seguì, ma solo per continuare a fare su e giù in cortile pestando i piedi, in compagnia delle poche capre che avevano deciso di restare all’aperto. Saltò in una pozzanghera di neve sciolta, facendo schizzare dappertutto la fanghiglia gelida e, apparentemente, dando un po’ di sfogo alla propria frustrazione. Appena ebbe aperto la porta di casa, Finn fu investito dal meraviglioso calore del focolare. Crescere a Förening aveva molti lati negativi, ma Finn sapeva che non esisteva al mondo luogo più accogliente della casetta dove viveva la sua famiglia. 6

Non sapeva cosa stesse cuocendo sua madre, ma dal forno si sprigionava un profumo di pane appena fatto e cannella. Annali era seduta al logoro tavolo da cucina, intenta a rammendare pantaloni e canottiere di Finn consumati dall’usura. Anche lui sapeva cucire, ma sua madre era una sarta molto più abile. «Tua sorella è qui fuori?», gli chiese Annali, senza distogliere gli occhi dal suo lavoro. «Sì. Sta giocando in cortile», rispose Finn avvicinandosi al lavandino per pulirsi le mani dalla sporcizia delle capre. «Bene. Temevo che potesse cercare di scappare per andare alla festa». Appuntò l’ago nei pantaloni e guardò il figlio. Si accigliò notando che, appena aveva fatto accenno alla festa, le spalle di Finn si erano irrigidite. Il ragazzo finì di lavarsi le mani e rimase poggiato al lavabo di metallo. Attraverso la finestrella circolare che si trovava sopra il lavandino, si mise a osservare Ember che saltava nelle pozzanghere del cortile. «Potrei portarcela», propose Finn timidamente. «Tanto per farle vedere com’è». «No», rispose Annali seccamente, scuotendo la testa. «Ci sono troppe persone. E non farebbe bene né a lei né a te». «Ma se si rendesse conto di com’è per davvero, se vedesse quant’è noiosa e imbalsamata tutta quella gente, forse la smetterebbe di parlare tutto il tempo della Principessa e della reggia. Li ha messi su un piedistallo». Annali sbuffò e disse: «Chissà da chi ha imparato». «Ah, quindi sarebbe colpa mia?», esclamò Finn voltandosi verso la madre. «Non ho detto questo», rispose la madre. Aveva ripreso a cucire, ma alzò gli occhi sul figlio: «Non si tratta solo di te. O di tuo padre. È anche colpa di quelle maledette scuole per cercatori. In cui passano il tempo a insegnare a que- 7