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VIAGGIARE

ROMA JAZZ

JaZz

a prima vista

TRA INCURSIONI CLASSICHE E BOSSA

NOVA, A TU PER TU CON STEFANO

BOLLANI. DOPO AVER DIVISO IL PALCO

CON CHICK COREA, IL 24 NOVEMBRE

È AL ROMA JAZZ FESTIVAL E A MARZO

IN TOUR SUONANDO FRANK ZAPPA.

di Federico Fabretti

108 NOV2010

«Il jazz vivrà di più

degli altri generi

musicali perché

è una lingua comune

usata in tutto

il mondo per dire

cose molto diverse».

Stefano Bollani, pianista acclamato

sui palchi più prestigiosi del

mondo, alla vigilia del suo concerto

a Roma con Jesper Bodilsen al

contrabbasso e Morten Lund alla

batteria, concede un’intervista a

La Freccia. Con quella semplicità

e naturalezza che solo gli artisti

dalla grande personalità riescono

a conservare.

Il suo è un jazz molto contaminato.

Penso a Carioca o Falando

de amor, che hanno una

forte matrice sudamericana.

Il termine “contaminato”, che ormai

usano tutti, non lo capisco,

perché presuppone che ci sia

una purezza del jazz. Può andar

bene per le musiche etniche che

magari sono influenzate dal rock.

Mentre il jazz è un genere meticcio

che nasce dall’incontro di culture.

Germoglia negli Stati Uniti

dalla comunità afroamericana

ma anche dalla musica italiana,

da quella polacca, degli zingari,

degli ebrei: quindi per definizione

non ha alcuna possibilità di essere

puro. Casomai al contrario:

può prendere informazioni da altri

stili, metabolizzarli e farne una

cosa diversa.

Ha cominciato con il jazz o

con altri generi musicali?

Ho iniziato a studiare il pianoforte

perché volevo cantare e diventare

come Celentano. Poi ho

incontrato il jazz ed è stato amore

a prima vista. Certo, ho continuato

a studiare musica classica,

mi sono diplomato, ma già sapevo

che non era la mia strada. In

quel tipo di mondo faccio ancora

e spesso delle incursioni, però

per me è troppo formale.


Bollani ha qualità tecniche

e artistiche apprezzate in tutto

il mondo, ma è anche un jazzista

sui generis: le sue esibizioni

sembrano scene di cabaret musicale.

Quanto c’è di questo nel

suo successo?

Suono da parecchi anni e da

quando ne avevo 15 da professionista.

Quello che sognavo da bambino

lo faccio per lavoro da grande.

Quindi fare jazz per me non

è esattamente una professione, è

una passione enorme che tutto il

mondo mi fa vivere praticamente

ogni sera. E il bello è che sono anche

pagato.

C’è una persona che l’ha

scoperta, che ha detto “questo è

proprio bravo”, l’ha presa e l’ha

accompagnata verso il successo?

Domanda facile: Enrico Rava. L’ho

conosciuto nel ’96 e grazie a lui ho

incontrato le persone più importanti

della mia carriera. Per dire:

due o tre produttori, molti musicisti

e anche il mio agente, che poi

è lo stesso di Enrico.

Enrico Rava, altra icona del

jazz italiano. Ma lei ha suonato

anche con autentici mostri sacri

mondiali: Chick Corea, Pat Metheny

e molti altri. Con chi si è

trovato meglio?

Quando i mostri sono così sacri è

difficile trovarsi male, l’affinità si

trova sempre. È gente abituata a

collaborare anche all’ultimo momento

con chiunque. Difficile non

trovare l’intesa. In particolare voglio

parlare di Chick. Il tour che ho

appena finito con lui è stato fantastico,

inaspettatamente. La differenza

di età tra di noi poteva portare

tensioni, di quelle non dette,

tra allievo e maestro. Invece no,

neanche per un momento ho sentito

il peso di trovarmi accanto al

maestro Corea. Davvero, grande

emozione.

Bollani e Caetano Veloso?

Magari, a rivederlo! Ci siamo visti

solo due volte. Pensi che il mio sogno

nel cassetto era “fare” qualsiasi

cosa con Caetano. Ora il

mio sogno nel cassetto è “ri-fare”

qualsiasi cosa con Caetano.

COME ARRIVARE

Con l’Alta Velocità Roma è vicina a tutte le principali

città italiane. Un’ora e 10 da Napoli, 2 ore

e 59 da Milano (2 ore e 45 tra Tiburtina e Rogoredo),

poco più di 4 ore da Torino e 3 ore e 30

da Venezia no stop. Non solo treni AV, ma anche

Intercity, Eurostar ed Eurostar City collegano

alla Capitale le località italiane servite dalla rete

tradizionale.

Le offerte

LE OFFERTE

Fino all’11 dicembre biglietti di seconda classe a

19 euro per Eurostar City, Intercity e Notte, a 29

a bordo di Frecciargento Roma-Puglia, Eurostar

e Cuccette, e a 49 in Frecciarossa, Frecciargento

e WL. Un viaggio AV andata e ritorno nello stesso

giorno, da e per qualsiasi destinazione, costa

99 euro in seconda classe e 149 in prima. In famiglia,

da 3 a 5 persone con almeno un bambino

sotto i 12 anni, sconti dal 50 al 20% per tutti. E

con le promozioni “meno30” e “meno15” si viaggia

a bordo delle Frecce e di alcuni treni di media

e lunga percorrenza, risparmiando il 30 e il 15%.

[www.ferroviedellostato.it]

Volevo diventare

come Celentano. Poi ho

incontrato il jazz ed è stato

amore a prima vista.

«What is jazz? Man, if you gotta ask,

you’ll never know». The word of Louis

Armstrong. And to tell the truth, giving

it a definition is not exactly simple but

there’s no harm trying. Because jazz is a

constantly evolving genre, contaminated

by the birth of a fusion of diverse cultures

and music with the addition of a strong

dose of improvisation. A gift that the new

Italian – and not only Italian – talents are

not lacking. They’ll be performing at the

Auditorium Parco della Musica in Rome

from 11 th to 30 th November.

The 34 th Roma Jazz Festival proposes

avant-garde musicians with a brand new

artistic code and invests in the excellence

of Made in Italy creativity plus some

international additions. From Bollani to

Rava, from Fresu to Macy Gray through to

the Armenian talent, Tigran Hamasyan.

Nineteen days of absolute musical quality:

because GEZZ is the creative response of

the new generation of Italian musicians to

the world economic crisis.

GeZz

NELLA CAPITALE

UN FESTIVAL

INTERNAZIONALE

DEDICATO ALLA NUOVA

GENERAZIONE JAZZ

ITALIANA. DOVE

LA CREATIVITÀ MADE

IN ITALY È L’ANTIDOTO

ALLA CRISI.

di Luigi Cipriani

Cos’è il jazz? Amico, se lo

devi chiedere, non lo saprai

mai». Parola di Louis

Amstrong. E infatti, definirlo,

il jazz, non è cosa da poco,

ma tentar non nuoce. Perché

è un genere in continua evoluzione,

contaminato per definizione

da una fusione di culture

e musiche diverse, e anche

da una forte dose di improvvisazione.

Dote che non manca

ai nuovi talenti italiani (e

non solo), in scena all’Auditorium

Parco della Musica di

Roma dall’11 al 30 novembre.

Il 34esimo Roma Jazz Festival

propone un’avanguardia

di musicisti dalla cifra artistica

inedita e investe sull’eccellenza

della creatività made

in Italy con qualche spunto

internazionale.

Apre la rassegna, giovedì 11,

The Unknown Rebel Band di

Giovanni Guidi: una suite sul

sentimento di libertà e lo spirito

di ribellione di quegli uomini

e donne senza nome che

hanno partecipato alle rivoluzioni

del nostro tempo. Ancora

un uomo, questa volta celebre,

è invece il protagonista

del lavoro di Francesco Bearzatti,

sul palco il 23 novembre

con X (Suite for Malcolm).

Uno spettacolo multimediale,

tributo all’attivista americano

Malcolm X, con proiezione

d’immagini del disegnatore

Francesco Chiacchio.

Settemilasettecentocinquantadue

i chilometri che separano

New York da Rio de Janeiro:

NOV2010 109


VIAGGIARE

ROMA JAZZ

Lei suona un po’ dappertutto,

dai teatri alle grandi manifestazioni

all’aperto, dai club ai

piccoli locali. Dove le piace di

più?

A me piace il teatro all’italiana,

quello coi palchetti. Poi ovviamente

sono disponibile dappertutto.

Anche nei locali, ma in

Italia non ce ne sono molti. In

America, per esempio, o in Giappone

ne trovi, perché c’è una tradizione

e la gente va, beve una

birra ma fa anche silenzio, che è

fondamentale.

Il 24 novembre a Roma, Stefano

Bollani Trio. Cosa suonerete?

Andremo a pescare nei miei dischi,

dall’ultimo in particolare,

Stone in the water. Con tutti i miei

gruppi non scrivo mai una scaletta,

si decide sul momento. Abbiamo

un repertorio abbastanza

vasto.

E nel 2011? C’è in uscita un

nuovo disco?

Intanto un bel tour a marzo in

Italia. Toccherò 10 città, con un

gruppo nuovo, insieme a 4 americani

abbastanza giovani, miei coetanei.

Saranno concerti dedicati

a Frank Zappa, che però è un pretesto

per poi fare altro e improvvisare.

Non so se registreremo un

nuovo disco. Vediamo come vanno

i concerti e poi si deciderà.

Di recente è uscito un suo libro

di spartiti, cosa inedita per

il jazz.

Ma io non sono uno di quei compositori

che vogliono essere rieseguiti

nota per nota! Quelli del libro

sono suggerimenti, poi se qualcuno

li stravolge e li fa suoi, sono

contento. Anzi, non vedo l’ora di

scoprire che un mio brano ispira

una cosa totalmente diversa a un

altro musicista.

Questo è lo spirito del jazz,

scambiarsi le idee e reinterpretarle.

Qual è il suggerimento che

vuole dare a chi inizia?

Divertirsi. Molti di quelli che iniziano

a suonare si pongono subito il

problema di come fare a campare.

Ho visto gente che a vent’an-

110 NOV2010

Cos’è il jazz? Amico,

se lo devi chiedere,

non lo saprai mai.

Louis Amstrong

In apertura

Stefano Bollani

In alto

Chiara Civello

In basso

Tigran Hamasyan

ni ha già il muso e si lamenta perché

nel panorama che conta trovi

sempre gli stessi nomi. Ma se c’è

un mondo in cui non girano tanti

soldi, per cui non ci sono altri

motivi di successo se non la bravura

artistica, è proprio quello del

jazz. Questa è una passione, ragazzi:

tutti farebbero i musicisti se

fosse semplice.

Chiara Civello, all’Auditorium

sabato 13, li ha percorsi tutti

nel suo terzo album 7752, un

mix riuscito tra le sonorità brasiliane

e la calda voce di sempre.

Direttamente dal tube

londinese, il 20 novembre,

Mind The Gap di Maria Pia De

Vito, dove il gap non è lo spazio

tra la banchina e il métro

ma l’esplorazione musicale

del vuoto nell’istante che precede

ogni decisione. Dall’assenza

cosmica alla mancanza

di regole: la trasversalità

dei generi è il tratto dominante

di 4out di Francesco Cafi -

so, il 27 in Sala Petrassi; mentre

l’improvvisazione fulminea

quello di Headless Cat del sax

tenore Francesco Bigoni. Attesissima,

mercoledì 17, la regina

del neo soul Macy Gray,

seguita dal giovane talento

armeno del pianoforte Tigran

Hamasyan, sabato 20.

Immancabili le esibizioni dei

mostri sacri: Enrico Rava guida

un collettivo di giovani promesse

il 26 novembre in Sala

Sinopoli, mentre il trombettista

Paolo Fresu e il pianista

Uri Caine entrano in punta di

piedi nella musica della compositrice

Barbara Strozzi con

Barocco in pispisi Part 1. Mercoledì

24 è il giorno del “Danish

Trio” di Stefano Bollani,

in Sala Santa Cecilia con Jesper

Bodilsen e Morten Lund.

Un ensemble che il fuoriclasse

milanese defi nisce «un

palcoscenico per tantissime

cose, quasi una sintesi di tutte

le mie idee». E che approda

a Roma con Stone in the

Water: infl uenze brasiliane nei

brani fi rmati Caetano Veloso

e Antonio Carlos Jobim e un

omaggio a Poulenc con Improvisation

13 en la mineur.

Il tutto amalgamato dalla delicatezza

di Bollani e dal senso

di libertà che il trio esprime.

A Roma Jazz Festival, 19 giorni

di qualità musicale assoluta:

perché GEZZ è la risposta

creativa della nuova generazione

di musicisti italiani alla

crisi economica mondiale.

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