Anno 0 – Numero 3 – Ottobre 2009 - Il Giullare

ilgiullare.com

Anno 0 – Numero 3 – Ottobre 2009 - Il Giullare

Mensile di Approfondimento della Valdinievole a Diffusione Gratuita

Anno 0 - Numero 3 - Ottobre 2009

Iscrizione Tribunale di Pistoia n.9/2009 del 14 maggio 2009

Generazione X

LE NUOVE DROGHE E LE DIPENDENZE DAL WEB

Un viaggio tra vizi e manie dei giovani di oggi


2

fotografate e fotografatevi

Foto di Elena Sorini

31 anni, vive a Ponte Buggianese,

è addetta ai generi alimentari all’Ipercoop.

È appassionata della Svizzera Pesciatina,

ama fotografare i ritratti, i paesaggi e gli animali

Diventate fotografi con “Il GIullare”. Inviateci le immagini che più vi piacciono, che vi hanno emozionato, che raccontano la vostra terra o la vostra vita.

Ogni mese il miglior scatto, selezionato dalla redazione, sarà pubblicato sul nostro mensile. Tutte le altre fotografie che ricevermo compariranno sul

sito www.ilgiullare.com. Inviate il materiale fotografico all’indirizzo di posta elettronica: foto@ilgiullare.com.

Non saranno pubblicate immagini che non riportano il nome dell’autore. A fine anno sarà organizzata una mostra con i migliori scatti.

DIRETTORE RESPONSABILE

Andrea Spadoni

REDAZIONE

Roberto Grazzini

Chiara Cavalli

Carlo Taddei

Benedetti Lotti

Diletta Severi

Thomas Buonanno

HANNO COLLABORATO

Rocky Rossini

Elisabetta Rossi

I ragazzi del “Gruppo Valdinievole”

FOTOGRAFIA

Cristiano Bianchi

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Eva Bugiani

STAMPA

Tipografia “Il Bandino”

Bagno a Ripoli (Firenze)

SOCIETÀ EDITRICE

Renovazio srl

Iscrizione Tribunale di Pistoia n°9/2009 del 14 maggio 2009

Sede de “Il Giullare” via Camporcioni est, 2

tel. 0572.386478

email: info@ilgiullare.com

Il Giullare” è visibile anche online all’indirizzo www.ilgiullare.com

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Cristiano Bianchi fa...30

La redazione sta invecchiando. E proprio in questo mese abbiamo festeggiato

il compleanno di una delle colonne portanti de “Il Giullare”,

che con le sue foto rende le nostre pagine sempre più accantivanti.

Stiamo parlando di Cristiano Bianchi, il nostro fotografo uffciale che il

7 ottobre ha compiuto 30 anni e che tra poco aprirà il suo nuovo studio

fotografico a S.Maria. Gli auguri a Cristiano da tutta la redazione.


SOMMARIO

4 stupefacente

22 la storia

6 paparazzi

23 vox populi

Generazione X

“Comprare droga è come

comprare un biglietto per un

mondo fantastico, ma il prezzo

di questo biglietto è la vita”,

scriveva Jim Morrison. Oggi

il mondo è cambiato, ma la

droga fa ancora paura. Quindi

una domanda ce la dobbiamo

porre: qual’è la droga oggi?

Per questo siamo andati a

vedere come si lavora nella

comunità di recupero delle tossicodipendenze

“Gruppo Valdinievole”

e nelle altre pagine

abbiamo cercato di raccontare

i giovani attraverso i loro vizi

e le loro tendenze. La droga

oggi non è più considerata solo

la sostanza da fumare, “sniffare”

o da iniettarsi in vena,

bensì esistono molti altri tipi

di stupefacenti “invisibili”: le

nuove tecnologie, la televisione

e il web. Un mix esplosivo che

spesso può alterare la vita di

chi ne viene impossessato. Tv,

voglia di popolarità e Facebook

riempiono infatti gran parte dei

dialoghi di questa generazione,

dando vita a casi di gossip on

line, come quelli che raccontiamo

in questo numero.

Siamo tutti figli della

Generazione X?

IL DIRETTORE

Andrea Spadoni

* Alla Generazione X si deve in gran parte l’espansione di Internet.

Amazon, Google, Yahoo, MySpace, Dell, e infinite altre aziende

tecnologiche miliardarie furono fondate da coetanei appartenenti

alla Generazione X.

8 il giullare

va a scuola

10 fenomeni

12 il cuoco dei vip

13 piatto ricco

14 la nuova enoteca

15 voi come noi

25 la tragedia

26 l’angolo

dell’amore

27 la coppia del mese

28 nightlife

30 talenti

32 la bizona

16 l’inchiesta: campi

sportivi o arene?

18 intervistate il

vostro sindaco

20 35 agenda

ai confini della realtà

34 il giullare

dell’anno

non perdere l’opportunità di apparire

per la pubblicità su questo mensile

chiama lo 0572.386198


4

stupefacente

“Si può vincere

contro la droga”

D

In alto Giovanni Moschini che

brinda con un ragazzo della

comunità che è stato recuperato

In basso una cena alla sede

della comunità a Macchino

a quanto tempo si dedica al recupero delle tossicodipendenze?

“Da circa 20 anni, dopo aver avuto un’esperienza

diretta e risolta”.

Chi è, secondo lei, il vero tossicodipendente?

“Si può descrivere sotto vari aspetti, ma fondamentalmente

dentro chi si droga c’è una grande paura

di vivere”.

Chi sceglie la droga lo fa liberamente o è condizionato

dal gruppo?

“E’ una scelta personale che in alcuni casi può essere

fatta in seguito al condizionamento di un gruppo”.

Come funziona il Gruppo Valdinievole? Che differenze

ci sono con le altre comunità?

“La nostra è una Comunità privata che collabora con

i Sert di tutta Italia. Dall’Ottobre del 2004, siamo iscritti

all’Albo degli Enti Ausiliari della Regione Toscana e,

dal Gennaio 2005 abbiamo stipulato una convenzione

con la Asl per 25 ragazzi su un totale di 90 presenti in

Comunità. A differenza di altre Comunità il nostro programma

è “ad personam”, perché riteniamo che non

sempre le problematiche di un singolo siano le stesse

dell’altro e da questo ne conviene che gli interventi

debbano essere di diversa natura”.

Da dove vengono i ragazzi che bussano alla sua porta?

“Da tutta Italia, dall’estero e, in molti casi, direttamente

dalla strada”.

Oggi prevale l’uso di droghe sintetiche, soprattutto

tra i giovani. Che differenze ci sono tra questi e gli

eroinomani?

“Ugualmente drogati, senza equilibrio, senza razionalità

e con un grande vuoto da colmare”.

Qual’è il programma che si deve fare

per salvare chi finisce nell’incubo della

tossicodipendenza?

“Responsabilizzando la persona senza

cadere nell’assistenzialismo. E’ necessaria

una maggiore attenzione di tutta

la società civile, dato che il problema

droga ultimamente è aumentato”.

Qual’è il ruolo della famiglia prima, durante

e dopo l’ingresso in comunità?

“Se uno arriva in comunità vuol dire

che prima, il ruolo della famiglia è evidentemente

mancato. Durante la permanenza

in comunità è importante la

partecipazione in un cammino parallelo.

Una volta usciti ci vogliono sostegno e fiducia e,

soprattutto nei primi tempi, la famiglia deve esercitare

un certo controllo”.

A fine programma è difficile il reinserimento nella società?

Come si combattono i pregiudizi contro gli ex

tossicodipendenti?

“Nel Gruppo Valdinievole la fase del reinserimento

avviene quando il ragazzo è sempre in Comunità.

Prima che il ragazzo rientri in società, aiutiamo a

trovare un lavoro a quelli che hanno meno possibilità.

I pregiudizi si combattono con i fatti, con la

voglia e la grinta di riemergere”.

Esiste una forma di prevenzione? Famiglia, scuola,

attività creative possono aiutare?

“Un ragazzo al quale vengono forniti più strumenti

culturali è sicuramente meglio attrezzato contro il

pericolo droga”.

Cosa ne pensa della liberalizzazione delle droghe? C’è

differenza tra droghe cosiddette leggere e pesanti?

“Ritengo questa distinzione fuorviante e dannosa.

Per chi la assume, la droga è droga”.

Oggi, tra i giovani c’è molto abuso di alcool...

“L’alcool è il viatico per la droga e, come la droga,

risponde al bisogno di allontanare l’incognito, la

paura di affrontare la vita”.

Il suo lavoro è importante nella nostra società e per

l’aiuto di tanti ragazzi...

“Intanto per me non è un lavoro, ma una passione,

come il bisogno di restituire agli altri quello che mi

è stato dato. Questo mi dà anche l’opportunità di

vivere la mia vita familiare all’interno di una più vasta

famiglia che il Gruppo Valdinievole e la possibilità

di un arricchimento talmente grande di cui sento

l’importanza e mi ritengo sotto questo profilo molto

fortunato. La soddisfazione è quella di avere sempre

dei nuovi veri amici che tornano alla vita grazie

all’impegno di tutti e del mio”.

Lei si è salvato grazie a Vincenzo Muccioli. A tanti

anni dalla sua scomparsa, come lo ricorda?

“Mi ha liberato. E’ stato, è, e sarà sempre il numero

uno in assoluto, il più grande”.


5

stupefacente

chi è

Giovanni

Moschini è

promotore e fondatore

del Gruppo

Valdinievole che si è

costituito nel 1990 da un

gruppo di famiglie che credevano

nel volontariato come

risposta al problema della tossicodipendenza.

In questi anni il

Gruppo Valdinievole si è completato.

Oggi le persone inserite svolgono

un programma residenziale,

pedagogico, riabilitativo e vengono

seguite ventiquattr’ore su ventiquattro

da responsabili, operatori con e senza

qualifica e volontari. Dal 19 gennaio 2007

fa parte del C.E.A.R.T. La sede è in via

Macchino 12/b, località Cannelletto nel

comune di Massa e Cozzile e c’è uno

sportello alla Società di Soccorso

Pubblico di Montecatini. Moschini

è membro della consulta

nazionale delle tossicodipendenze.

Il pericolo oggi

è la Ketamina

Molte volte crescono con gravi disturbi

psichici, altre volte muoiono. E’ accaduto

in diverse occasioni che giovani e giovanissimi

(a volte minorenni) perdono la vita

o rischiano di restare segnati dall’uso (e

l’abuso) di droghe sintetiche, sopratutto

durante i rave party. Il pericolo principale

oggi si chiama Ketamina, sostanza capace

di creare delle forti dissociazioni psichiche,

che possono spesso portare alla

morte. La ketamina è molto diffusa durante

le feste clandestine, si sniffa. In pratica

è un anestetico dissociativo per uso veterinario

ed umano. È commercializzata con

i nomi di Ketalar, Ketanest e Ketaset. A

dosi sub-anestetiche causa forti dissociazioni

psichiche (nonché lieve analgesia),

ha trovato perciò largo uso come sostanza

stupefacente. Per l’assunzione cronica

a scopo stupefacente che nell’uomo induce

dipendenza, è stata invece evidenziata

una riduzione della memoria a breve

termine e intensi sintomi psichiatrici. In un

primo momento è capace di provocare

un forte sballo, ma le conseguenze possono

essere gravissime.

“Ho scelto la comunità

e ho ritrovato me stesso”

Mi chiamo Marco

sono italo-tedesco, nato a Roma e ho 48 anni. Sono

arrivato al Gruppo Valdinievole nel marzo del 2005, dopo

aver subito un accoltellamento ed esser finito per ventitre

giorni in ospedale. Come molti ragazzi della mia età, la voglia

di rivoluzione e di uscire dagli schemi di comune “borghese”,

come si diceva allora, mi ha portato a passare nottate in

discussioni ideal-filosofiche, sacchi a pelo, chitarre e spinelli.

Anche se l’estrazione sociale mi aveva dato la possibilità di

frequentare una scuola privata inglese d’elite, con tanto di

divisa con stemma sul taschino della giacca. Questo contrasto

di vivere accanto a figli di ambasciatori con autisti e

ville maestose, a nottate passate in aule occupate, piene di

fumo dove, oltre a discorsi anarchici, si facevano le prime

esperienze d’amore libero. Queste “reali” esperienze di vita,

anche se sotto l’effetto di spinelli prima, poi d’allucinogeni,

erano ai miei occhi, più vere e autentiche, che quelle effimere,

alle quali non davo il giusto valore, come il calore materno

o l’affetto della mia tata. Scelsi una “vita spericolata”. E

oltre a provare di tutto ( in materia di droghe ), decisi che,

per trovare la mia collocazione nel mondo,

dovevo prima scoprire la mia spiritualità, o la

“ragion pura” d’essere. Decisi sotto l’effetto

di droghe varie, che solo l’India e l’Oriente,

con le sue molteplici religioni, poteva darmi le

risposte. Ma dopo lunghi viaggi, tornai con

quella che si chiama “scimmia – bestiale “

sulla spalla: un disperato bisogno fisico, una

grave malattia con un nome piccolo, nonché

20 chili in meno. Decisi a 30 anni di entrare in

comunità, per cercare di nuovo la mia identità.

Attraverso molti gruppi terapeutici e tanto

tempo, sono riuscito a far crescere quella stima

di me e delle mie capacità, sia intellettuali

che attitudinali, che mi hanno dato la forza di

ricominciare. Dopo questa parentesi durata

tre anni, ho conosciuto mia moglie, con il

suo aiuto e di un ospedale milanese, anche

la gioia della paternità. Purtroppo le vicissitudini della vita,

tragedie, incomprensioni, scelte sbagliate, mi hanno portato

a quarant’anni ad essere separato e di nuovo con il problema

droga. Devo ammettere che, se all’inizio ho avuto non pochi

problemi d’adattamento e frustrazione, sono riuscito con il

tempo a trovare il mio posto. Usando la determinazione, la

grinta, la costanza per raggiungere un obiettivo e diventare

un uomo con la “U” maiuscola. Oggi sono soddisfatto del

lavoro che ho fatto durante il mio periodo di programma al

“Gruppo Valdinievole”. Ovviamente non è stato facile, ma

affidandomi ai responsabili e volendo veramente cambiare

la mia vita e il mio futuro, sono riuscito a stare finalmente

bene. Sicuramente con il tempo, mi è anche maturata l’idea

di restare qua e poter, attraverso l’esperienza, i fallimenti,

ma specialmente con la mia rinascita, dare (e di conseguenza

ricevere) consigli ed essere un esempio di come si esce

dalla droga. Ora lavoro per il “Gruppo” con gioia e

dedizione, anche perché ho trovato un posto dove,

attraverso il mio passato e presente, posso aiutare

per il presente e futuro degli altri.


6

paparazzi

“Aveva scritto che uso droghe

Non è vero, ora farò denuncia”

Servizio di

Diletta Severi

Ragazza Notizia l’aveva accusata di assumere

stupefacenti: “Appena ho letto il post

“incriminato” sono rimasta esterrefatta -

afferma Ilaria Danesi - una calunnia può

solo lasciarti senza parole. Oltre che sdegnarti.

Ho provato, lì per lì, a replicare con

ironia a Ragazza Notizia, rispondendo che

doveva informarsi meglio sul mio conto visto

che a scuola ci vado, eccome. L’accusa

sulla droga non l’ho neanche presa in

considerazione, tanto ero allibita dalla falsità

di questa voce. Non ho intenzione di

passarci sopra con tanta leggerezza: agirò

per vie legali. Ho dovuto raccontare

Giulia Buggiani

Carlo Alberto Papini

Elio Berti

Ilaria Danesi

tutto ai miei genitori: per fortuna hanno

molta fiducia in me, neppure per un attimo

hanno dubitato della falsità di questo

post”. Di Giulia Buggiani, 19 anni, Ragazza

Notizia ha pubblicato la sua foto e

quella dell’ex ragazzo sostenendo che i

“Per fortuna i miei genitori

hanno molta fiducia in

me e non hanno creduto

a niente di quello che era

avevano letto su internet”

due si fossero

lasciati per le

frequenti scappatelle

di lui.

“Sono stata il

suo primo bersaglio.

La prima

volta ha pubblicato una notizia senza

foto, la seconda volta (rettificando quanto

aveva scritto in precedenza) con la mia

immagine e quella del mio ex. Se all’inizio

mi sono fatta una grassa risata, quando è

scesa nello specifico, mi sono infastidita.

Essere sulla bocca di tutti, soprattutto per

queste cose, non è mai piacevole”. Ragazza

Notizia ha colpito anche con Carlo

Alberto Papini, 23 anni, pubblicando la

sua foto e quella di un amico sostenendo

che uno avesse “rubato” la fidanzata

all’altro. “Nel mio caso la notizia era talmente

ridicola che non posso essermela

presa - afferma - tra l’altro sono

ancora fidanzato e ho sempre un amico.

Elio Berti, 22 anni, per Ragazza Notizia,

è un vero playboy: “Sinceramente non

sono mai stato particolarmente incuriosito

da questa cosa. Sono stati i miei amici a

dirmi le notizie su di me. La mia reazione

è stata ironica: se una persona decide di

rendere pubbliche questioni che riguardano

altri dovrebbe almeno assicurarsi

che siano corrispondenti al vero. Nel mio

caso, non lo erano affatto e per questo

non mi interessa niente”.

non perdere l’opportunità di apparire

per la pubblicità su questo mensile

chiama lo 0572.386198


7

paparazzi

Esplode il gossip on line

Arriva Ragazza Notizia

Direttamente dagli States, è sbarcata anche

in Valdinievole la versione nostrana

di Gossip Girl, per la gioia degli amanti

dei pettegolezzi. Con conseguenze,

però, del tutto inaspettate. Teatro delle

rivelazioni scottanti di un’anonima utente,

registrata on line con lo pseudonimo

di Ragazza Notizia è stato, per qualche

settimana, il social network più famoso

del momento: Facebook. Andiamo con

ordine. Prendendo ispirazione dal successo

di questa nota serie americana

(Gossip Girl, appunto), in cui una misteriosa

blogger, di cui nes- s u n o

c o n o s c e

Servizio di

Diletta Severi

l ’ i d e n t i t à ,

pubblica sul proprio blog le notizie riguardanti

tutti i protagonisti della serie,

la nostrana Ragazza Notizia ha deciso di

imitare i passi del suo alter ego americano.

Per qualche giorno, infatti, la sua

bacheca su Facebook è stata popolata

da piccanti notizie riguardanti la vita, soprattutto

sentimentale, di giovani abitanti

valdinievolini. Ed ecco, allora, che aspiranti

dongiovanni vengono immortalati in

situazioni compromettenti, per la gioia di

fidanzate ignare. O ancora, coppie che

nascono, coppie che scoppiano, amici

che si soffiano a vicenda le ragazze. Popolarità

alle stelle, lista di amicizie in continua

crescita e commenti piccanti di chi

è stato (forse) colto in fallo. Ma dall’innocua

chiacchiera alla calunnia o alla vera

e propria diffamazione, il passo è breve.

Ragazza Notizia pubblica, infatti, una notizia

(in gergo, post) su una ragazza, in cui

si insinua che abbia abbandonato gli

studi per problemi

di droga. Da questo

punto, l’attività on line

dell’anonima utente si

interrompe. Nei giorni

successivi si diceva

c h e

qualcuno

avesse denunciato Ragazza Notizia.

Chi è Ragazza Notizia? Nessuno

ancora lo sa (e chi lo sa tace), a maggior

ragione adesso. Nel frattempo, il suo

profilo su Facebook è sparito (rimosso

volontariamente o dal social network),

lasciando il posto a una serie incredibile

di emulatori (da Pescia, da Napoli, dal

Nord Italia). L’unica certezza che abbiamo

sull’attività di Ragazza Notizia (per

sua stessa ammissione, confidata a più

di una persona contattata per questo

articolo) è che si serviva di segnalatori

esterni per reperire notizie.

Tutti nel vortice del social network, ecco cos’è

FACEBOOK è il più popolare sito di social network

ad accesso gratuito. Gli utenti creano profili

che spesso contengono foto e liste di interessi

personali, scambiano messaggi privati o pubblici

e fanno parte di gruppi di amici. La visione dei

dati dettagliati del profilo è ristretta ad utenti della

stessa rete o di amici confermati. Il POST è il

messaggio che viene lasciato da un utente sulla

bacheca pubblica di un altro utente. La BACHE-

CA è la spazio pubblico condiviso con altri utenti

che rientrano nella lista delle amicizie. Può essere

personalizzata con la descrizione di uno “stato”,

con la pubblicazione di link e con i messaggi che

gli altri utenti lasciano scritti.

di Elisabetta Rossi

Psicologa e

Psicoterapeuta

Il pettegolezzo

è affascinante”

Il “pettegolezzo”, il far sapere

e il venire a sapere

sono letti come incentivazioni

o giustificazioni dei

tipi di comportamento:

entrambi costituiscono il

tessuto connettivo delle

interazioni, in quanto sono

i fattori principali dell’unità

e della continuità dei gruppi

umani e il veicolo della

loro cultura. “Pettegolezzo”

nasce dalla chiacchiera

sociale e infatti è

una verità non verificabile,

la cui infondatezza non

rappresenta un limite, ma

addirittura un fascino per

la possibilità che offre di

immaginare. Ovviamente

non tutte le dicerie sono

false, ma buona parte di

esse lo sono e la cosa che

più sorprende è la nostra

mancanza di senso critico

nel sentire certe storie

strampalate e soprattutto

la nostra disponibilità

inconscia a continuare a

trasmettere agli altri cose

in cui non crediamo o crediamo

solo a metà. L’interesse

per il pettegolezzo

nasce dalla constatazione

della sua onnipresenza: a

partire dalla sua intrusione

nei rapporti sociali che

una persona instaura sin

dai primi anni di vita, fino

alla sua rilevanza entro i

comuni mezzi di comunicazione

di massa. Si possono

verificare casi in cui

le “malelingue” scatenano

tempeste psicologiche

o addirittura sociali che

producono conseguenze

poco piacevoli.


8

il giullare va a scuola

Arriva l’università

per investigatori

C

Servizio di

Chiara Cavalli

SI: Scena del crimine (CSI: Crime Scene

Investigation) nasce tra Pieve a Nievole e

Roma. Ma non si tratta del set non è il set

di un film. E’ in arrivo la prima università in

Valdinievole: corso di laurea in Scienze

e Tecniche Psicologiche con indirizzo in

scienze criminali.

Un “Csi”, crime scene investigation che vede

protagoniste due città o meglio il comune di

Pieve a Nievole e Caput Mundi: Roma, con

la sua Università degli studi telematica Guglielmo

Marconi, di Via Plinio 44, nel quartiere

Prati. Una grandissima occasione per

tutti i ragazzi delle nostre zone e delle zone

limitrofe, da far invidia alle più note città toscane.

I ragazzi potranno seguire le lezioni

nei locali dell’ istituto comprensivo statale

Gallileo Galilei di Pieve a Nievole in via della

Libertà 5.

“Abbiamo deciso di aprire una università

non statale, riconosciuta giuridicamente

dallo Stato, al pari dell’Università Commerciale

Bocconi e della Cattolica di Milano -

commenta Saverio Fortunato, Presidente

del corso di laurea - è una laurea di primo

livello, che non richiede la frequenza e alla

quale si accede con il diploma di scuola

superiore e consente l’accesso alla specialistica

in Psicologia o altre specialistiche.

Sono venti le materie di esame - sottolinea

- esami da affontare nell’arco di tre anni

accademici con il raggiungimento di 180

crediti. Dieci sono gli esami nelle materie

psicologiche che si possono seguire on

line o addirittura su alcuni tipi di cellulari”.

Le lezioni delle altre dieci materie dell’area

di criminologia, invece, si possono seguire

nella sede di Pieve e sempre qui si terranno

gli esami, comprese le sedute

di laurea. Il corso ha stipulato

alcune convenzioni con le forze

dell’ordine, le polizie locali della

Liguria, Emilia Romagna, Lazio,

Lombardia e con l’Associazione

“CSI” Periti e Consulenti Forensi

di Firenze. E Le iscrizioni sono

aperte, fino al 30 novembre, on

line sul sito www.criminologia.it o

dell’università www.unimarconi.it.

Il 1 dicembre inizieranno le lezioni

dell’area psicologica on line.

I DOCENTI

Al momento sono quattro i nomi noti tra

i docenti presenti all’interno del corso di

laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche:

Saverio Fortunato, presidente e coordinatore

del corso di laurea e insegnante nelle

discipline criminologiche del primo, secondo

e terzo anno: criminologia generale, criminologia

minorile, criminologia clinica. Per

“Investigazione e Intelligence” il docente è

Marco Capparella, noto Capitano Arma dei

Carabinieri dell’Aquila. Domenico Libertini,

Colonnello Arma dei Carabinieri Lazio, docente

in Sicurezza. L’altro professore è Aldo

Giubilaro, Sostituto Procuratore Generale

alla Corte d’Appello di Firenze, che insegnerà

elementi di diritto penale e di diritto

penale processuale. Seguiranno altre figure

autorevoli del posto nel campo della sicurezza,

scena del crimine e criminalistica.


9

il giullare va a scuola

“Studiano

solo i ricchi?”

È

Servizio di

Benedetta Lotti

autunno, insieme ai maglioni e

al raffreddore tiriamo fuori i libri

e ci prepariamo alla scuola.

Noi de “Il Giullare” siamo curiosi,

un po’ nostalgici dei vecchi

banchi e volendo unirci al

clima scolastico, prima di tutto

ci chiediamo: “Quanto dovremmo

spendere per acquistare

tutto il materiale occorrente?”.

Come per tutte le cose è giusto

partire dall’inizio: dalle scuole

Elementari. Il problema qui è,

almeno in parte, superato, visto

che i testi scolastici sono offerti

dallo stato fino alla classe quinta.

Ma certo non possiamo presentarci

a scuola senza cartella,

astuccio, penne, matite,

quaderni. Se poi ci lasciamo

affascinare dalle marche di ultima

generazione, come Comix

o Sweet Years, i costi variano

tra i 32,00 e i 49,00 euro per

gli zaini all’ultima moda. Per un

astuccio grande a scomparti ci

aggiriamo tra i 25 e i 30 euro,

mentre per quello piccolo a bustina

sui 15,00. Come tralasciare

i quaderni con le immagini

dei cartoni

animati, per i

quali si va da

uno a due euro?

Dato che siamo

p a r t i t i , d o b b i a m o

necessariamente continuare

e allora eccoci arrivati,

a buon diritto, in prima media.

Soltanto per i libri abbiamo

speso circa 300 euro. Ma adesso

non bastano più quaderni,

penne e astucci, diventano necessari

anche righelli, squadre,

goniometri, album da disegno, penne a

china e lapis a mina. Quindi è necessario

rimettere mano alle tasche. In seconda

e terza media il costo dei libri di testo

rimane sui 200 euro complessivi, mentre

è entrando alle scuole superiori,

che non sono più dell’obbligo, anche

se oggi tutti ci si iscrivono, che si

superano, spesso, i 300 euro ogni

anno solo per i libri. Dopodiché

non sappiamo se continueremo

i nostri studi oltre,

perché all’università i libri (per

fortuna) li possiamo parzialmente

fotocopiare o è possibile usufruire delle

dispense fornite dai docenti. Intanto, usciamo

dalla libreria e le nostre tasche iniziano a

piangere. Come faremo a garantire ai nostri figli

un’istruzione al passo con i tempi? E’ vero, quindi,

che la scuola statale se la possono permettere

tutti oppure è solo un privilegio per i ricchi?

Una cartella griffata

da scuole elementari

costa circa 40 euro.

Solo per i libri chi si

iscrive alle medie spende

300 euro. Al liceo si va

anche oltre, senza calcolare

quaderni, diari,

penne e astucci


10

fenomeni

“Con la mia cucina

metto in tavola l’arte”

T

Servizio di

Benedetta Lotti

ante ragazze l’avranno sognato in cucina guardandolo

alla “Prova del cuoco”, mentre preparava una

delle sue nuove e frizzanti ricette. Forse poche sanno

che lui, Simone Rugiati, lo chef toscano più mediatico

degli ultimi anni, è un prodotto nostrano: classe

1981, diplomato nel 2000 all’ Istituto Alberghiero di

Montecatini Terme. Simone è partito da zero,come

un qualsiasi altro suo coetaneo, lavorava part-time

nei ristoranti e seguiva la sua squadra, giocando a

pallavolo nella Nazionale Under 21. La svolta è arrivata

quando meno se l’aspettava: si trovava all’Isola

d’Elba e faceva l’aiuto cuoco da primavera a fine

estate, finchè lo chef se n’è andato e la responsabilità

della cucina è passata nelle sue mani: “Dovevo

Una ricetta di

Simone Rugiati

per il Giullare

Ravioli di grano saraceno

spinacino

Scorza di limone

Scampi crudi

Lessare il tutto in una bisque

fatta di scampi,fare bollire

e in questo brodo

far cuocere i ravioli.

inventarmi di essere bravo” - ci racconta. Dopo la paura

iniziale, il nostro “principiante” ha cominciato a riuscire

nei suoi piatti, tanto che bravo c’è diventato davvero,

iniziando ad annoiarsi a fare sempre le stesse cose. A

soli 21 anni parte e se ne va a Parma dove inizia a lavorare

alla rivista “La mia cucina”. Qui ben presto diventa

il cuoco ufficiale, nel senso che spetta a lui inventare e

fotografare le nuove ricette che verranno poi pubblicate

sul giornale. Questa è la palestra più importante dove

dà libero sfogo alla sua creatività sempre in fermento.

La collaborazione con la rivista dura cinque anni, che

fruttano oltre duecento libri di cucina. Ma sappiamo che

il camaleontico Simone non riesce a coprire gli stessi

panni nel solito posto per troppo tempo. Così, da un

momento all’altro, lo troviamo su Rai, Alice, il Gambero

Rosso, Fox. Cosa c’entra Simone con il mondo della televisione?

“Cercavano dei cuochi per Mediaset - spiega

- andai semplicemente al casting e mi presero subito”.

Oggi Simone Rugiati dall’Alberghiero di Montecatini, ha

un suo spazio su Rai1, dal titolo “Sfida allo chef” che

va in onda tutti i giovedì a mezzogiorno, ha una rubrica

“Gambero Rosso” che si rivolge soprattutto a chi non

ha esperienza in ambito culinario e consiglia piatti semplici

per poi dimostrare che si possono realizzare anche

solo con cinque euro di spesa. E’ impossibile stancarsi

di lui, non ci stupisce certo che da a aprile ad agosto del

2010, sarà in giro per le capitali europee come testimone

di una Fiera che promuove i prodotti dei Paesi che

si affacciano sul Mediterraneo. Questo non deve però

scoraggiare le sue fans che possono sempre sperare di

incontrarlo da metà ottobre nel suo “Food Loft”, centro

multifunzionale che verrà costruito a Milano: un grande

complesso basato sulla cucina, in cui Simone avrà una

sua postazione video, base dei suoi format. All’interno si

effettueranno corsi di cucina e ci sarà un ristorante vero

e proprio per trenta persone, aperto solo la sera, e infine

un elegante club. Simone Rugiati è un vulcano di idee:

da poco è uscito anche il suo ultimo libro “Il gusto di

sedurre”. “All’alberghiero di Montecatini - sottolinea - ho

imparato tutto da un punto di vista teorico, è chiaro che

per inventare sempre nuove ricette è necessario sapere

la chimica, conoscere la Scienza dell’alimentazione”. Ci

conforta sapere che, anche un camaleonte con il cappello

da chef come lui, unisca ai piatti i sapori della sua

terra, la Toscana.


Simone Rugiati e il suo libro

Il Gusto di sedurre” (Rizzoli)

La cucina può rivelarsi una fonte di grande seduzione

capace di coinvolgere, oltre al gusto, tutti i sensi. Simone

Rugiati è un vero maestro in questo campo: stupisce

e conquista chiunque con i suoi piatti e il suo savoir faire.

E in questo libro ha deciso di rivelare le ricette e i segreti

per preparare prelibatezze seducenti ma allo stesso

tempo semplici, anche

per cuochi alle prime armi.

E così, guidati dall’abilità

di Simone, prendere per

la gola la propria dolce

metà diventerà un gioco

da ragazzi: sfiziosi finger

food, rinfrescanti cocktail,

originali primi piatti, esotici

secondi e invoglianti dolci

saranno perfette armi di

seduzione.


12

il cuoco dei vip

“Vi racconto io

i gusti delle star”

Nelle foto Angelo Cardelli

all’inizio della carriera

con Gianfranco Fini

A fianco lo chef con l’attrice

americana Liz Hurley

H

a preparato cene alle star di tutto il mondo.

E conosce tutti i loro segreti. La storia

è quella di Angelo Cardelli, 40 anni, chef di

livello internazionale che vive a Chiesina Uzzanese.

Tutto iniziò nella primavera 1996.

“Lavoravo negli hotel di Montecatini, dove

avevo iniziato la mia carriera - afferma - il

mio maestro è stato infatti Simonetto Sorini,

all’Hotel Astoria. Sentivo che la cucina

per me era qualcusa di creativo, non solo

quello di preparare le classiche portate. Allora

mi informai a Viareggio e conobbi il comandante

dello yacht dello stilista Valentino

Garavani, così mi chiese di fare una prova”.

Angelo Cardelli, accettò la proposta e si

trasferì a casa di Valentino tre giorni. “Dovevo

preparargli cene, pranzi e spuntini.

Rimase soddisfatto e mi propose di lavorare

per lui. Penso di averlo conquistato

con gli gnocchi di patate al pomodoro

e basilico, mi diceva che non li aveva mai

mangiati così buoni. Poi andava pazzo

per i miei biscotti, i cioccolatini e i gelati”.

Un inizio di carriera in salita per Cardelli,

che diventò chef dello yacht dello stilista.

Il primo anno è stato impegnativo, perché

la lontananza dalla mia famiglia e dalle

mie origini, non mi faceva stare tranquillo.

Così al termine della stagione lasciai”. Un

periodo di transizione, fino alla seconda

chiamata. “Mi trovavo a S.Tropez, perché

ero a lavorare per un imprenditore

milanese e Valentino, quando seppe che

ero vicino alla loro barca, mi fece chiamare

e mi chiese di tornare a lavorare per

lui. Lusingato dalla proposta, accettai”.

Dallo yacht, allo chef personale. “Sì, iniziai

a lavorare per Valentino in qualsiasi grande

occasione. Dai party dopo le sfilate e

grandissime feste negli Usa e a Londra. Ho

incontrato personaggi di calibro mondiale

- racconta con entusiasmo - Madonna,

un giorno mi fece impazzire per trovare la

carne di bue di Kobe e solo quando iniziai

a prepararla mi disse che era il pasto per i

cani, Gianni Agnelli e anche la principessa

Diana Spencer e Dodi Al Fayed. Al magnate

arabo e alla ex principessa preparai una

cena sullo yacht di Valentino pochi giorni

prima del tragico incidente dove entrambi

persero la vita. Al termine della serata,

Diana scese in cucina per ringraziarmi”.

E poi attori, modelli, modelle, Angelo Cardelli

potrebbe scrivere un’enciclopedia su

quello che mangiano i personaggi: “Ho preparato

il party per il compleanno di Gwyneth

Paltrow e ho conosciuto benissimo

Liz Hurley e Tom Hanks”. Dopo 7 anni alle

dipendenze di Valentino, lo hanno chiamato

per eventi speciali De Benedetti, Colaninno

e molti altri. Ora Angelo, tornato a vivere in

Valdinievole, ha ancora un sogno: “Vorrei

creare il ristorante della salute a Montecatini,

tutto a base di prodotti natuali, senza

condimenti”. Sarebbe il primo al mondo.


Piatto

Ricco

La carbonara al petto

d’oca affumicato

PIATTO RICCO è la nuova rubrica fissa de “Il Giullare”,

rivolta agli amanti della buona cucina, ma anche alle

donne che in queste pagine possono trovare idee per

soddisfare le richieste della famiglia. Ogni mese infatti verrà

proposta una ricetta dai massimi esperti chef della

Valdinievole che dovrà abbinare la tradizione toscana e

i prodotti locali con l’innovazione della cucina moderna.

PIATTO RICCO è anche una specie di “Posta del cuoco”.

I nostri chef, a turno, infatti risponderanno alle richieste e

alle esigenze dei nostri lettori che potranno scrivere una

mail all’indirizzo: direttore@ilgiullare.com e avere risposte

precise su qualsiasi ricetta. Le mail (devono contenere

sempe nome, cognome, indirizzo del destinatario o

almeno il paese di residenza) saranno pubblicate su questa

pagina, insieme alle ricette. Potete anche proporvi come

chef de “Il Giullare” e diventerete anche voi protagonisti di

.... PIATTO RICCO...

In questo numero, nella prima pubblicazione della rubrica di

cucina, abbiamo scelto Leonello Spadoni, 53 anni, conosciutissimo

chef della Valdinievole e proprietario, insieme alla

famiglia del ristorante “La Favola Mia” di Chiesina Uzzanese.

Per i nostri lettori si è prestato nella preparazione di un piatto

originale da lui lanciato qualche anno fa: la carbonara al petto

d’oca affumicato.

“Ho scelto questo piatto perché è di facile realizzazione,

ma con un gusto assolutamente diverso dalla

tradizionale carbonara con uova e pancetta. L’oca lo

rende più leggero e particolare”.

LA RICETTA DI “PIATTO RICCO”

160 grammi di pappardelle fresche all’uovo

180 grammi di petto d’oca affumicato di prima qualità

2 tuorli di uova fresche

2 tazzine da caffè di panna

1 tazzina da caffè di vino bianco

1 mano di prezzemolo

Tagliare il petto d’oca a concassé (a dadi) farlo imbrunire

nell’olio in una padella possibilmente antiaderente quindi versare

il vino bianco e un pochino d’acqua per la cottura. Mettere

a cuocere le pappardelle, toglierle dall’acqua al dente e

saltarle nella padella con il petto d’oca. Spegnete il fuoco,

mescolate la panna e le uova in una ciotola e quindi versatele

nella padella. Saltare tutto a fuoco spento, mantecate la

pasta con il sugo di carbonara di petto d’oca e preparate il

piatto da servire con una spruzzata di prezzemolo.


14

la nuova enoteca

Il più buon vino

del mondo è qui”

U

na buona cena è, per forza, accompagnata da

un vino di prima qualità. Ed ecco che noi de “Il

Giullare” ci siamo rivolti all’enologo più conosciuto

della Valdinievole. Stiamo parlando di Alessio Malucchi,

33 anni, imprenditore e ormai un nome che

si affianca al buon bere. La sua ultima creazione

è la nuovissima enoteca aperta proprio nel centro

storico di Pescia, in via Andreotti. Un angolo di

paradiso per gli amanti del vino.

“Ho aperto questo negozio per alimentare la conoscenza

del vino che è la bevanda più pregiata e

che caratterizza l’Italia in tutto il mondo”. Malucchi

è leader nel settore del vino e degli champagne

in Toscana. “Abbiamo in totale 2400 etichette di

vino, i più importanti al mondo e con la mia azienda,

siamo fornitori di 250 ristoranti anche oltre la

Toscana”. Oltre a Pescia, Malucchi è titolare di

un’altra storica enoteca a Pieve a Nievole, precisamente

Via Nova. “Da 35 anni con la mia famiglia

lavoriamo nel settore della gastonomia e macelleria.

Da un decennio invece io ho fatto diventare

un lavoro, ampliando i nostri affari, quella che era

la mia grande passione per il vino”. Nella nuovissima

enoteca di Pescia, anche la gli strumenti

sono all’avanguardia. Infatti le grandi etichette,

tipo Tignanello, Sassicaia, Ornellaia, Amarone veneto,

vengono serviti con il nuovissimo sistema

easy wine, che è la tecnologia del momento per

il dosaggio di vini e l’erogazione a base di azoto.

Un sistema che mantiene inalterata la qualità del

vino per circa un mese e viene servito nelle dosi

giuste e alla temperatura giusta. “Abbiamo scelto

la macchina con dodici bocche per l’erogazione -

afferma Alessio Malucchi - una cosa simile si può

trovare solo a Bolgheri o a Montalcino”. Non solo

vino all’enoteca Malucchi, ma anche champagne

pregiatissimi. “Sì abbiamo anche oltre 200 etichette

di champagne”. E poi iniziative e aperitivi a base

di ottimo vino: “Oltre alla possibilità di comprare

bottiglie di vino e champagne delle migliori etichette,

all’enoteca è possibile degustarle al tavolo.

Il negozio è aperto tutti i giorni e dalle 18 in poi

orgniazziamo aperitivi a base di prodotti gastronimici

tipici della Toscana, accompagnati da pregiati

calici di vino”.

La nuova enoteca Malucchi di Pescia è quindi unica

nel suo genere anche nell’architettura. Quando

si entra sembra di essere in una cantina con un

ampio spazio per le degustazioni con i soffitti in

mattoncini ad archi, nella classica tradizione medievale

della Toscana.

Quale miglior occasione quindi per assaggiare

i migliori vini del mondo in un ambiente innovativo

e giovane, dove si abbinano elevata qualità,

tradizione e originalità? Il nostro esperto enologo,

Alessio Malucchi, aspetta anche voi.


15

voi come noi

Il Team Giorgi offshore

è una risorsa per il turismo

I consiglieri provinciali del Pdl Marco Onori e Karim

Lapenna hanno partecipato, come ospiti del Team Giorgi

offshore, alla tre giorni del campionato Mondiale offshore

Class1 che si è tenuta sul Lago Maggiore, tra Stresa e le

antistanti Isole Borromee. Siamo venuti qui per l’amicizia

che ci lega con la famiglia Giorgi e per la passione per questo

splendido sport. Qua c’è un grandissimo spettacolo, un

pubblico numerosissimo e in tantissimi per la prima volta

si sono mossi dalla nostra provincia. E’ stato un weekend

meraviglioso, in una location incantevole e abbiamo avuto

modo di apprezzare un’ organizzazione di alto livello. Il team

Giorgi offshore dovrebbe essere una risorsa per la provincia

e ogni amministrazione dovrebbe partecipare a eventi

del genere, ottime opportunità di promozione turistica. Lo

diciamo anche dopo ciò che ha affermato Dante Simoncini,

presidente della Bts: “E’ l’anno dedicato al grande tema

Acqua&Sport”. Dispiace che alle parole non seguano

i fatti, specialmente quando un team locale

non è stato nemmeno invitato a partecipare alla

Borsa del turismo sportivo”

ari lettori de

Il Giullare”,

questo spazio

è tutto per

voi. E’ nato

per far sentire

la vostra voce su quello

che non vi piace e vi fa arrabbiare.

Non avete coraggio? Ecco la rubrica

“Ce l’ho con...”, non me ne

voglia il collega Maurizio Mosca

per il copyright. Scriveteci sulle

ingiustizie, gli sprechi, le truffe, il

degrado, le vostre storie personali

sottolineando sempre chi o cosa

proprio non sopportate. Tutte le

lettere devono iniziare: “Ce l’ho

con...” e devono essere firmate

dall’autore. Inviatele all’indirizzo

e-mail: direttore@ilgiullare.com

Le discoteche non sono

il vero problema sociale

CE L’HO CON quelli che dicono che il vero problema

dei giovani sono le discoteche e vorrebbero

chiuderle tutte. La verità è che molto spesso non c’è comunicazione

tra le generazioni: i ragazzi spesso si sentono i

padroni del mondo. Gli adulti invece tendono a pensare che

i loro tempi erano migliori di quelli attuali, giudicando sbagliato

tutto quello che va ora di moda: discoteche, generi

musicali, computer, social network. Andando

avanti così non ci sarà mai il progresso. E le discoteche,

per favore, teniamole aperte. C’erano

prima, ci sono ora, ci saranno sempre.

“Dobbiamo

dire...basta!”

Mi sento di dare ancora una volta alcuni

consigli pratici per migliorare la

nostra amatissima Montecatini.

Prima di tutto volevo sottolineare

come in questi giorni sia bellissima;

con questo clima e questa luce mi

sembra passeggiando per la città di

vivere un sogno.

Questa è e sarà la nostra fortuna.

E’ una cosa fondamentale; con tutte

le sue problematiche ha comunque

un alto potenziale di rilancio anche

internazionale. Soprattutto perché

è una cittadina bellissima. Bisogna

prendere decisioni che possono

sembrare impopolari ma di fatto non

lo sono. Bisogna avere il coraggio di

dire basta!

Basta con il mercato del giovedi;

mi sono sempre domandato a chi è

utile il mercato del giovedi. Vicinissimo

al nostro mercato che vende gli

stessi prodotti e vicinissimo a tanti

negozi che vendono le stesse cose

a basso prezzo anche loro.

Quindi gli unici che ne traggono vantaggio

sono gli ambulanti che lo fanno;

e noi montecatinesi gli permettiamo

di venirci a fare concorrenza in

casa nostra?

Basta con manifestazioni tipo le

corse ciclistiche e il rally che passano

dal centro; bisogna capire che sono

loro che hanno bisogno del nome

di Montecatini e non viceversa. E’

quando ci sono occasioni che portano

lustro al nome di Montecatini che

si può e si deve aiutare il più possibile

ad organizzare l’evento. I partecipanti

delle corse ciclistiche in città non

spendono un euro per comprare un

gelato, le sigarette o quant’altro. Lasciano

soltanto i rifiuti a Montecatini.

Sapete quali bagni usano tutte le

persone di questi chiassosi carrozzoni?

Le piante e i cespugli del viale

verdi. Cari amici montecatinesi dove

voi, ed io, portate i vostri figli e nipoti

loro hanno fatto i loro bisogni.

Basta con gazebi, chioschi o

stands sul viale Verdi che hanno solo

l’Accento

di Carlo Taddei

bisogno di mettersi in mostra per il

loro tornaconto; deve essere il contrario

anche in questo caso. Sono

loro, con le loro iniziative, che devono

eventualmente dare un qualcosa

in più al nome della nostra città.

Basta con l’apertura di kebab. I

turisti vengono per vedere la tipicità

della toscana in tutti i suoi aspetti. E’

già stato vietato in tanti piccoli comuni

d’Italia, quindi anche in questo

caso non saremmo i primi. Ma meglio

tardi che mai.

Basta con la moria di piante in

centro senza che vengano reimpiantate.

Ma possibile che si continui a

tagliare piante secolari sul viale Verdi

e non ci poniamo il problema di rimettercele?

Forse il viale più importante

della nostra città è destinato a

diventare una pista d’atterraggio? E

non mi vengano a dire che per ogni

pianta tagliata ne viene reimpiantata

sul campigli o nella nievole. Quelli

che vivono sul campigli o nella nievole

vengono a fare la passeggiata

in centro a Montecatini e vogliono

essere fieri della loro città.

Basta con la prostituzione sulle

strade. A Monsummano, Pieve a

Nievole, Borgo a Buggiano, Pescia,

Collodi, Larciano, Lamporecchio,

Serravalle Pistoiese (potrei continuare.)

non ci sono. A Montecatini

è pieno ogni angolo. Mi chiedo se

continueremo all’infinito a fare finta

di nulla.

Basta non volere bene a Montecatini.

Bisogna pensare prima di tutto a

quello che è giusto fare per la nostra

città. Questo è il primo passo per la

ricostruzione di una città che merita

più rispetto.

Mi permetto anche di dare un consiglio

all’attuale amministrazione: ad

ogni assessorato aggiungete la parola

“turismo”.

Semplice, ma efficace, per ricordarsi

sempre che senza turismo qui si

muore.


16

Campi sportivi o arene

Cosa c’è da rivedere?

stadi

All’inizio si chiamavano arene. La sabbia assorbiva il sangue dei morti e dei feriti. La gente sulle tribune tifava per il gladiatore

più bravo, che non sempre era quello più corretto. Gli arbitri non c’erano. “Vox populi, vox Dei” voce di popolo, voce di Dio

anche se l’ultima parola , o meglio il pollice verso , era dell’imperatore che decideva sulla vita o sulla morte dello sconfitto.

Quindi verso il 70 dopo Cristo venne costruito lo “stadio Olimpico di allora, quel meraviglioso capolavoro di ingegneria e

archittettura che rispondeva al nome di Anfiteatro Flavio e che poi sarebbe stato ribattezzato Colosseo. Ponti mobili, pompe

idrauliche, spogliatoi, mense con ogni genere alimentari, animali esotici e soprattutto tanti duelli all’ultimo sangue, dall’alba al

tramonto. Così persino l’ultimo degli schiavi aveva modo di divertirsi e di non pensare al domani. Poi , con il passare dei

secoli ci fu l’avvento del calcio fiorentino, disciplina oggi chiamata, a nostro avviso dispregiativamente calcio in costume.

Tanto contatto fisico, ovviamente a palla lontana e introduzione di una sorta di arbitro che divideva i più facinorosi a colpi di

spada. E come tanto tempo prima, la sabbia, stavolta per coprire le piazze e facilitarne la pulizia ad avvenimento concluso.

Questo breve preambolo ci è servito per introdurre le arene di oggi, in una Valdinievole culla del football e del campanile. Ma

qual’è l’attuale stato dei nostri impianti? Sicuramente c’è qualcosa da rivedere. Vediamo il dettaglio.

Servizio di

Roberto Grazzini

Foto di Cristiano Bianchi

STADIO

S.PERTINI

Ponte Buggianese

E’ l’ultimo nato in Valdinievole e quindi quello che ha

meno bisogno di interventi sebbene il terreno sia

stato rivisitato e corretto. Ha il nome del partigiano come

presidente (cantava Cotugno).

A Ponte praticamente quasi ogni frazione ha il campo

sportivo ed esiste anche un comitato che difende strenuamente

il “Banditori”, palcoscenico storico del calcio

nostrano che sorge praticamente in centro. Una fossa

inespugnabile che da sempre incute timore agli

avversari dei pontigiani. Più dispersivo il “Pertini”, ma

decisamente più funzionale.

STADIO

IDILIO CEI

Larciano

Ha preso a tutti gli effetti il ruolo ma non la location del

vecchio comunale, abbattuto per far posto al centro

commerciale ed a nuovi appartamenti. Deve il nome

all’ex portiere della Lazio (290 gare ufficiali in biancazzurro),

gloria cittadina, scomparso 13 anni orsono. L’ultimo

tratto di strada prima del parcheggio è stretto. Niente

pista alla moda anglosassone mentre il manto erboso è

discerto, grazie alle cure degli addetti ed all’uso dell’attiguo

sussidiario. Per quel che riguarda le tribune c’è

vento pure in piena estate e l’altezza dei gradoni non

aiuta chi ha le gambe corte. I nidi di piccioni sotto la

copertura sono un altro piccolo problema. Funzionali gli

spogliatoi, dove si trova la segreteria, l’infermeria ed altri

spazi sapientemente utilizzati.

Buona l’illuminazione. Ci gioca la Larcianese

CAMPO SPORTIVO

BRAMALEGNO

Chiesina Uzzanese

Nasce nell’immediato dopoguerra e prende il nome della

zona in cui sorge. Niente pista e pubblico caliente alla

rete. Negli anni 80 la tribuna viene coperta e nei primi

anni 90 nasce il sussidiario ed i nuovi spogliatoi. Ha

cercato faticosamente di adeguarsi ai tempi pur mantenendo

un fascino “vintage”. Con la punta degli ombrelli

si può, fortunatamente solo in teoria, colpire arbitro

e/o giocatori attraverso la rete. Le tribune in cemento

non sono troppo comode e spesso la gente segue la

partita in piedi. Ospita le gare di Chiesina e Molin Nuovo.

Drenaggio discreto penalizzato dalle tante partite. Buona

l’illuminazione

COMUNALE

DI VIA ANCONA

Pieve a Nievole

Il tempo pare essersi fermato alla Pieve. L’odore del sabbione

ti entra nelle narici in questa arena che fa da anello

di congiunzione con quelle degli antichi romani, citate in

precedenza. La vecchia tribuna prefabbricata rimbombava

al calpestio ritmico dei sostenitori bianconeri e la

gente urlava scuotendo la rete. Niente è cambiato come

la luce fioca dei riflettori con diversi coni d’ombra. Avrebbe

bisogno di parecchi interventi ma può pure restare

così com’è, tempio di quel sano agonismo che non c’è

più. Tatticamente è un’arma in più per la Pieve


stadi

STADIO

D.MARIOTTI

Montecatini Terme

Imponente struttura che ha vissuto i fasti della serie C,

ebbe il manto completamente distrutto dai Tir e dagli

stand dalla Festa dell’Amicizia nell’estate del 1990.

Da allora, nonostante alcuni importanti intereventi, il

dreanaggio è risultato in parte compromesso. Comincia

ad avere i suoi anni, pur restando sempre un piccolo

capolavoro artistico. La tribuna coperta a due piani, dal

soffitto avveniristico è il pezzo forte mentre fa un po’ più

inquietudine il fossato anti - invasione. Gli spogliatoi,

esternamente accettabili, avrebbero necessità di

qualche ammodernamento. Eccezionale l’illuminazione,

totalmente rifatta poco prima del nuovo millennio. Riguardo

al nome, Daniele Mariotti era un giovane giocatore

del Montecatini morto in un incidente stradale. Oltre

allo stadio, esiste anche un memorial “Mariotti”. Niente

invece ricorda Amos Mariani, l’eroe di Wembley, ex

nazionale ed ex ala di Milan, Juventus e Napoli. Forse

intitolargli il sussidiario non sarebbe una cattiva idea.

CENTRO

I GIARDINETTI

Lamporecchio

Relativamente moderno. Accovacciato nell’accattivante

scenario antistante Villa Rospigliosi, assomiglia molto alle

Club House inglesi, con tanto di campi da tennis. L’unico

difetto della tribuna coperta sono i gradini troppo alti,

un problema che riscontreremo anche in altri impianti.

Menzione speciale per gli spogliatoi recentemente rammodernati,

molto confortevoli e spaziosi, con i finestroni

che ricordano le prime opere di Andy Wahrol. Sopra gli

spogliatoi c’è il campo sussidiario nato a metà degli anni

80. Ospita le gare della Lampo, società che in questa

stagione spegne ben 90 candeline sulla torta

STADIO

DEI FIORI

Pescia

E come avrebbe potuto chiamarsi il campo di battaglia

sportivo della patria del commercio florerale? Look

totalmente rifatto, ahimè tribune escluse, per il glorioso

stadio pesciatino a riposo assoluto nella scorsa stagione.

Maquillage azzeccato. Erba perfetta e pista sistemata.

Però quei gradoni sono troppo pericolosi in altezza.

Il bar, una sorta di capannone, non è poi il massimo

dell’estetica. E’ la tana del PesciaUzzansese dopo la

fusione avvenuta lo scorso anno.

CAMPO

L.NICCOLAI

Marliana

E’ il classico esempio di quanto l’amore e la volontà

dei dirigenti, in questo del Gs Marliana, contano nella

gestione di un impianto sportivo. Edificato in mezzo ad

un bosco, è veramente un gioiellino, arrichito da questa

stagione dalla nuova tribuna. Più triste purtroppo la

storia del sodalizio rossoblu che nell’ultimo decennio ha

perso, per maledetti incidenti stradali lo stesso Lorenzo

Niccolai e Luigi Lavorini.

STADIO

LA PALAGINA

Pieve a Nievole - Via Nova

Campo centrale discreto ed usato con la dovuta parsimonia

causa un drenaggio non eccelso. In compenso

è stato da pochi giorni inaugurato il sussidiario in erba

sintetica di ultima generazione oltre ad un campo di

calcio a cinque sempre dello stesso materiale. Anche le

tribune sui due campi sono praticamente nuove. Grosso

investimento da parte del patron Romani, presidente

del Via Nova che punta ad un ulteriore rafforzamento

del settore giovanile. Fra poco partiranno i lavori per in

punto di ristoro e di aggregazione che sarà situato fra i

due campi. Lavoro titanico.

STADIO

A. BENEDETTI

Borgo a Buggiano

Fu un’opera che richiese parecchio tempo ma ne valse

la pena perché adesso è uno degli impianti migliori del

comprensorio valdinievolino. Lo stadio è intitolato allo

sfortunato Alberto Benedetti ragazzo eccezionale a

cui tutti al Borgo volevano un sacco di bene e grande

portiere, prematuramente scomparso in un incidente

stradale. Il fiore all’occhiello è lo spettacolare manto erboso

ed il drenaggio pressoché perfetto. Sotto la tribuna

coperta sono incavati il bar e la segreteria. Zona spogliatoi

immensa con parcheggio privato ed interno per i

giocatori. Dentro l’impianto c’è il campo sussidaiario in

terra rossa, nome della via che costeggia l’impianto. Le

giovanili giocano invece al vicinissimo Bonelli, per decenni

casa della prima squadra azzurra. Fondo in terra

battuta ma spogliatoi totalmente rinnovati.

STADIO

R.STRULLI

Monsummano Terme

Il tragico trait -d’union che lega i grandi portieri nostrani

che non ci sono più prosegue con Roberto Strulli, che

lasciò la vita sul campo di gioco nel 1965, a soli 27 anni,

quando difendeva la porta dell’Ascoli in uno scontro fortuito

con Caposciutti, attaccante della Sambenedettese.

La sua Monsummano gli dedicò lo stadio, teatro di tante

epiche battaglie con il Montecatini e della storica sfida

con la Pistoiese ai tempi gloriosi dell’Unione Valdinievole.

E’ l’unico impianto con gli spogliatoi sotterranei, rispolverando

ancora una volta la moda degli antichi gladiatori.

La tribuna coperta ha ancora le stecche di legno per non

sentire freddo alle terga. Ovviamente stiamo parlando di

un impianto relativamente datato, a cui una rinfrescatina

non farebbe male. Terreno e drenaggio sono stati rivisitati

e corretti. L’illuninazione è a posto. Vi si alternano Vergine

e Monsummano. Seminuovo invece il “Loik” che ha

usufruito del rifacimento di tutta l’area parcheggi compresi.

Però palloni che possono ancora finire nel torrente

Candalla, vecchio trucco per perdere tempo. La sabbia,

meno costosa e più pratica, ha prevalso sul’erba .

CAMPO SPORTIVO

MUCCI

Pieve a Nievole

Sorge sotto la collina di montecatini Alto e vi gioca il Gs

Nievole. Anche qui gli anni hanno lasciato delle rughe.

Il problema grosso sono gli spogliatoi. Bello lo scenario.

17


18

intervistate il vostro sindaco

“Partecipate

al depuratore”

Pierluigi Galligani, 55 anni, candidato capolista del Pd,

ha vinto con larga maggioranza le elezioni diventando

sindaco di Ponte Buggianese.

Il tema caldo in paese è il caso del depuratore. I cittadini

sono invitati dalla stessa maggioranza a partecipare ai

gruppi di lavoro. Tutte le informazioni utili per partecipare al

progetto si trovano sul sito: www.ilpadulechevorremmo.it

Sul prossimo numero l’intervista di Bettarini

Prosegue il nostro percorso di interviste con i sindaci della Valdinievole.

Dopo Roberta Marchi e Giuseppe Bellandi, abbiamo messo a

confronto con la sua popolazione il primo cittadino di Ponte Buggianse,

Pierluigi Galligani. Il nostro esperimento ha riscosso molto

successo tra i lettori proprio per la sua formula. Non saremo noi infatti

a intervistare i sindaci, ma direttamente i cittadini che, contattati dalla

nostra redazione telefonicamente, attraverso l’elenco, porranno una

domanda in piena libertà al proprio sindaco. Potete anche inviarci una

domanda via mail all’indirizzo: direttore@ilgiullare.com. Sul prossimo

numero pubblicheremo le domande che i cittadini di Buggiano

porranno al sindaco Daniele Bettarini.

Integrazione razziale

Giorgio Forti, 29 anni

Ormai il paese non è più dei pontigiani,

dato che ultimamente, quando

torno nei week-end, entrando

nei bar, molte persone mi sembrano

di nazionalità straniera.

Secondo lei, signor sindaco,

in paesi piccoli come quello

che amministra, qual’è la

strada giusta da seguire?

L’accoglienza, l’integrazione

o invece cercare, almeno

in queste realtà, di valorizzare

le radici locali?

Perseguire politiche di accoglienza o

integrazione verso gli stranieri non significa

che si diminuisce la valorizzazione delle

radici locali. Noi pontigiani abbiamo una

lunga tradizione dell’accoglienza, così come

siamo orgogliosi della nostra identità e del nostro

attaccamento al paese. Forse perché il nostro Comune

ha origini recenti e la popolazione residente è venuta a bonificare

le terre palustri da altre parti della Valdinievole e d’Italia.

Pierluigi

GALLIGANI

Spazi per i giovani

Chiara Fanucci, 20 anni

Si possono creare spazi di aggregazione per i

ragazzi?

Le strutture comunali quali la biblioteca e gli impianti

sportivi sono anche luoghi di aggregazione, così

come lo sono gli spazi pubblici all’aperto di

cui il nostro Comune è abbastanza dotato.

Sono altresì luoghi di aggregazione anche

quelle strutture legate alle varie attività

di volontariato. Comunque la mia Amministrazione

è disponibile a seguire

iniziative anche per alimentare e migliorare

la vita dei giovani in paese.

Biblioteca

Salomè Sodini, 20 anni

Quando sarà pronta la sede

della nuova biblioteca? Quella

che abbiamo è scomoda, non a

norma e si trova nella soffitta del Palazzo

Comunale. Si rende conto?

L’attuale sede della biblioteca non si trova in una soffitta,

ma è vero che non è più funzionale alle esigenze odierne

ed è per questo che si è pensato di costruirne una nuova.

La nuova biblioteca dovrebbe essere pronta all’inizio del

2010. E’ per quel periodo che è previsto il completamento

degli interventi edilizi del piano terra del nuovo edificio. Si

dovrà poi provvedere all’allestimento interno, all’arredamento

ed al trasferimento dei libri. Anche per questo intervento

esiste già il finanziamento regionale di 186.000 euro.

Sono in corso gli atti amministrativi e la speranza

è che la nuova biblioteca possa essere inaugurata

a primavera o, al più tardi, a settembre 2010.


19

intervistate il vostro sindaco

Carenza di acqua

Carla Cardelli, 50 anni

Abito al primo piano e sono mesi e mesi che non

ho l’acqua in casa in alcune fasce orarie. Com’è

possibile che nel 2009 non si riesca a risolvere

un problema così serio, cioè la mancanza di un

bene primario?

Nel 2009 risolvere un problema come questo è molto più difficile

che in passato, perché il consumo è fortemente aumentato e

perché la carenza di acqua da immettere nella rete idrica è più

marcata. Devo dire, però, che la nostra amministrazione si è attivata

per destinare significativi investimenti sull’acquedotto. Si

pensi che, nonostante il forte aumento della popolazione pontigiana,

da diversi anni non vi era stato fatto nessun intervento. Nel

maggio 2009 è entrata in funzione la nuova vasca di accumulo,

si è poi provveduto alla ristrutturazione della torre piezometrica

(costo 150.000 euro). Questi due interventi si caratterizzano

proprio per mantenere più costante la disponibilità idrica e per

aumentare la pressione di erogazione. Si è poi attivato un nuovo

allacciamento alla rete idrica di Acque spa in via Livornese

(costo 30.000 euro), finalizzato ad una maggiore disponibilità di

acqua. Inizieranno a breve gli interventi per la sostituzione della

condotta in via Vincio (costo 70.000 euro). Nell’anno 2010 sono

previsti altri interventi che sono in fase di valutazioni tecniche.

Depuratore

Sorini Rosetta, 70 anni

Dato che è stato già deciso di realizzare il mega depuratore

nel Padule, nonostante in paese esistano

cittadini contrari a questa iniziativa. Ci può spiegare

quali saranno i benefici di questo intervento?

Anzitutto una precisazione: il depuratore da realizzare è di medie

dimensioni, calibrato per accogliere i reflui di 50.000 abitanti, il bacino

che servirà è attualmente di 35.000 abitanti. Come si vede si

è progettato un impianto che potrà essere funzionale nel tempo e

che andrà a sostituire i vecchi e obsoleti depuratori attualmente in

funzione che, fra l’altro, sono sotto dimensionati. Inoltre con il nuovo

depuratore sarà possibile estendere la rete fognaria in località

non servite e potrà permettere l’allacciamento di nuovi insediamenti

abitativi e produttivi. Questi credo che siano già da soli fondamentali

benefici. La localizzazione ai margini dell’area palustre permetterà

di immettere nell’ambiente acqua depurata con indubbie ripercussioni

positive su tutto il territorio. Infine vorrei sottolinerare un aspetto:

è vero che in paese esistono cittadini contrari a questa iniziativa

è, però, altrettanto vero che la maggioranza è favorevole; questa è

la motivazione che ci fa perseguire nell’obiettivo, perché ad un certo

momento una decisione doveva essere presa per la risoluzione

della problematica della depurazione del nostro comprensorio.


20

ai confini della vita

“Gian Luca sogna ancora

lo snowboard”

L

Servizio di

Andrea Spadoni

Foto di Cristiano Bianchi

Gian Luca è finito in

coma due anni fa. Era

appassionato di snowboard.

I medici non ci

davano speranze, per aiutarlo

abbiamo fatto tutto con

le nostre forze, ma ora non

abbiamo più soldi

per andare avanti.

a sua passione era lo snowboard. E con

quella “tavola magica”, volteggiava sui pendii

dell’Appennino toscano. Tutti gli amici lo

chiamano ancora “Faggiano”, il suo nome

di battaglia. Oggi, insieme a loro, Gian Luca

Ferraro, 23 anni, ama riguardare i video delle

sue spettacolari evoluzioni. Seduto, immobile,

con le gambe che non si muovono più e

quella voce che resta soffocata in gola. Gian

Luca, però non ha perso il sorriso e la voglia

di continuare a vivere. La sua felicità sono

proprio loro, gli amici. E poi papà, mamma

e il fratello Luigi, 31 anni, che non lo abbandonano

mai. Da quel terribile

14 agosto 2007, è rimasto

inchiodato su una sedia a rotelle,

dopo esser stato diversi

mesi tra la vita e la morte.

Non parla, non cammina e i

medici lo davano per spacciato

per le gravissime lesioni

celebrali riportate dall’incidente

stradale. “Era la sera di

Ferragosto - racconta la madre

Giovanna, 52 anni - noi

eravamo andati a cena da

parenti, mentre Gian Luca

era rimasto a casa per uscire

con i suoi amici”. Qualche

chilometro percorso dall’abitazione

di famiglia nella frazione di Borgano,

nel comune di Lamporecchio, e improvvisamente

Gian Luca perde il controllo dell’auto.

I fari di un’altra vettura che viaggiava in senso

opposto lo hanno abbagliato e lui si è ribaltato.

Nessuno lo soccorre all’istante. E quando

arriva l’ambulanza le sue condizioni sono

disperate. “Lo hanno ricoverato all’ospedale

di Empoli con la diagnosi di coma di terzo

grado. Non ci davano speranze - prosegue

il padre Antonio - anzi, i medici dicevano

che non era cosciente, invece io mi rendevo

conto che seguiva i movimenti

con gli occhi, come

se ci riconoscesse e non

riuscisse a parlare”. E infatti

i genitori hanno avuto

ragione. Dopo alcuni

mesi Gian Luca si è risvegliato

ed è stato trasferito

al centro specializzato di

Camaiore, per inziare un

periodo di riabilitazione. I

suoi progressi sono stati

eccezionali, ma non è più

riuscito ad avere la paro-

la. Oggi comunica con gli amici grazie al computer e Facebook e

parla con chi va a trovarlo, toccando con le dita le lettere dell’alfabeto

scritte su un cartoncino plastificato. Sorride, è felice quando gli amici

lo passano a salutare a casa. “Stiamo facendo tutto da soli - affermano

Antonio e Giovanna - quando Gian Luca era ricoverato a Lido

di Camaiore abbiamo preso un appartamento in affitto in Versilia per

stargli vicino. Ci siamo sempre occupati di seguirlo quotidianamete

dal giorno che è tornato a casa. Il programma di riabilitazione di 40

ore che ci passava l’Asl non è sufficiente per queste persone, che invece

hanno bisogno di assistenza continua e di muoversi. Da soli non

ce la facciamo, com’è possibile che questi ragazzi, con gravissime

disabilità vengano abbandonati? Se non li aiuta lo stato, chi può dare

la speranza che ci possano essere miglioramenti?”. Il padre Antonio,

che lavora come venditore ambulante di stoffe, aggiunge: “In questi

due anni abbiamo fatto quasi tutto da soli. Anche economicamente

la nostra situazione è difficile, quello che avevamo lo abbiamo già

speso e andare avanti è sempre più complicato, perché Gian Luca

ha bisogno di assistenza continua, di strumenti, medicinali, riabilitazione.

Finché potremo, noi faremo il possibile, ma non è facile lottare

da soli, senza aiuti”. La madre, che giorno dopo giorno, sta vicina

al figlio, sottolinea un particolare: “Gian Luca ha amici meravigliosi.

Loro sono la sua gioia di vivere, non lo hanno mai abbandonato. Li

ringraziamo”.


21

ai confini della vita

“Noi lottiamo

per la vita”

“Aiuteremo le famiglia come quella di

Gian Luca. Anche questo è un caso

che dimostra come lo stato e le

istituzioni sanitarie abbandonano

le persone che soffrono di gravi

disabilità. E’ per questo che Salvatore

ha voluto dare vita all’associazione

Sicilia Risvegli onlus”. Chi parla è

Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore, conosciutissimo

in Valdinievole e ormai punto di

La storia di Gian Luca Ferraro, ci ha lasciato senza fiato.

E’ stato emozionante incontrare un ragazzo di 23 anni,

che, a causa delle gravissime lesioni riportate in un incidente stradale,

non può parlare e non può muovere le gambe che fino a due

anni fa lo facevano volare sulla tavola da snowboard, ma nonostante

questo non ha perso la voglia di sorridere. Stare a casa sua

un pomeriggio di fine settembre ci ha insegnato quanto sia forte

l’amore in una famiglia semplice, dove si lavora sodo e si pensa

solo ad aiutare un figlio, abbandonato dalle istituzioni sanitarie.

Per questo siamo noi oggi a fare un appello sulle pagine di questo

giornale, per trovare persone che, insieme al nostro corpo redazionale

e agli amici di Gian Luca, si impegnino a dare sostegno ad

Antonio, Giovanna e Luigi. Abbiamo intenzione di organizzare una

manifestazione a Lamporecchio che coinvolga tutti, nel periodo

natalizio per fare un bel regalo a Gian Luca Ferraro. Scriveteci a

direttore@ilgiullare.com.

riferimento nazionale per le famiglie che devono

vivere l’incubo di un parente in coma

vegetativo e gravemente disabile. “Siamo a

conoscenza di 1200 casi in tutta Italia, ci occupereremo

di tutti loro, sia al sud Italia che

in Toscana. Ci muoveremo con le Regioni, le

Asl locali e il ministero della sanità - aggiunge

Pietro - organizzeremo manifestazioni ed

eventi”. L’associazione Sicilia Risvegli onlus

sarà inaugurata il 18 novembre a Catania,

dove attualmente vive Salvatore, al quale è

stata dedicata e ha come principale obiettivo

quello di costruire un centro risvegli funzionale

e di garantire assistenza e riabilitazione

24 ore su 24 per tutti i pazienti che spesso

vengono abbandonati immobili in un letto.

All’inagurazione in conferenza video, sarà

presente anche il fratello di Terry Schidler

Shiavo, la donna americana morta di fame

e di sete dopo giorni di agonia il 31 marzo

del 2005, dopo quindici anni di coma vegetativo.

“La vera battaglia è quella della vita

- conclude Pietro Crisafulli - queste persone

hanno una coscienza, sorridono, piangono

e comunicano a gesti. E per questo anche

soffrono. Non devono ripetersi in Italia casi

come quelli di Eluana Englaro”.


22

la storia

“Sono viva grazie

ai miei libri”

LServizio di

Diletta Severi

a scrittura, per Mila, è terapeutica. La scrittura,

per Mila, è libertà. La scrittura, per Mila, è la vita

stessa. Perché Mila Becarelli, una giovane donna

di quarantatre anni, è costretta da anni su

una sedia a rotelle, a causa di una rara malattia

genetica progressiva che la limita nei movimenti,

fino a renderle problematico anche il più semplice

gesto, come parlare o lavorare al computer.

Mila, però è una donna vivace, attenta e curiosa.

Ed è una bravissima ed affermata scrittrice.

Sono, ormai, dodici anni che scrive: lo fa per

mestiere, certo, ma soprattutto per passione.

Quando le chiediamo come ha cominciato ci

risponde che stava attraversando un brutto

momento – non solo per il progressivo sviluppo

della malattia – di solitudine e di emarginazione

e ha deciso di fermare su carta quelli che erano

i suoi sentimenti. Si è sentita subito meglio, e ha

compreso il potere della scrittura. Un potere “curativo”

da una parte, e uno comunicativo, che le

permette di far conoscere al pubblico ciò che

dimora nella sua anima. Da allora, non si è più

fermata. La fantasia di Mila è fervida, la curiosità

mai sazia. Scrive, soprattutto, bellissimi racconti

per bambini: e già solo dai titoli o dai nomi bizzarri

che dà ai suoi personaggi si capisce che in

lei c’è un grande talento, e una grande sensibilità

per il mondo dei più piccoli. Ah..queste carote

è stato il suo primissimo lavoro, pubblicato, poi

nel 1999 nella raccolta Formicolando e affini (Lo

Faro Editore). L’anno dopo esce La scrittrice di

sogni e nel 2001 Filoblù ed altre storie (entrambi

per la casa editrice L’Autore Libri di Firenze). La

notorietà di Mila cresce, i riconoscimenti fioccano

e i suoi libri vengono stimati ed apprezzati da

piccoli e grandi. Grazie all’aiuto di Luisella, sua

amica, ha la possibilità di girane per le scuole,

incontrare bambini, partecipare ad eventi culturali,

conoscere gente e farsi conoscere dalla

gente. Il contatto umano per Mila è fondamentale.

E’ la sua prima fonte di ispirazione. Ascolta

i racconti degli amici, storie di vita quotidiana, le

elabora e da queste trae spunto per le sue opere.

Nel 2007 pubblica

il suo lavoro più impegnativo

Teniamoci

in contatto, la storia

commovente di una

donna che scopre di

aspettare un bambino

dal proprio compagno

quando, ormai,

la relazione è finita.

E’ stato un importante

traguardo per Mila

riuscire a scrivere un

racconto di narrativa

e non di fantasia, destinato

ad un pubbli-

co adulto. Ci spiega che scrivere di fantasia è molto più facile: le idee

si susseguono con facilità e rapidità, un fiume in piena che prende

forma e consistenza senza grandi intoppi. Ma la narrativa è un’altra

storia. La difficoltà più grande è stata, però, di natura tecnica. Per

Mila è difficile e stancante scrivere al pc. La sua postazione di lavoro

è particolare e bene attrezzata (tastiera con tasti grandi, braccioli per

poggiare le braccia, prolunghe da mettere alle dita realizzate da suo

padre Luigi) ma lo sforzo fisico è, ugualmente, elevato. Quindi, Mila,

si affida alla disponibilità di un’insegnante in pensione che va da lei

qualche pomeriggio a settimana e batte al computer ciò che Mila

le detta. Ma dettare una favola è più facile che trasferire emozioni,

pathos, sensazioni di una storia vera. Tuttavia, nonostante il lavoro

estremamente difficile, Mila è riuscita nel suo intento e gli elogi non

sono mancati. Chi pensa a Mila come ad una donna solo dolce e

sensibile, curiosa e talentuosa si sbaglia: c’è molto coraggio in lei,

determinazione, grande senso di giustizia. Ci racconta un aneddoto,

molto esplicativo: tempo fa andò con i genitori (Viviana, la madre e

Luigi il padre) a Collodi, per una visita al famoso Parco di Pinocchio.

Fu impossibile per lei, già costretta sulla sedia a rotelle, visitare il

Parco, costellato di barriere architettoniche (scalinate su tutte). Mila,

allora, scrisse a giornali e televisioni. Il suo caso finì alla Vita in Diretta

e il Parco si attrezzò per ospitare visitatori nelle stesse condizioni

di Mila. Fu proprio lei a tagliare il nastro che inaugurava la nuova

struttura. Aldilà della facile retorica, conoscere la storia di Mila è stata

ragazza è, quasi ma-

una fortuna: la forza di volontà di questa

terialmente, percepibile, la serenità che

emana incoraggiante, la simpatia contagiosa,

la voglia di vivere un esempio. E se le

chiediamo qual è il suo sogno nel cassetto,

ci risponde: “Vorrei che i miei libri potessero

aiutare qualcuno”. La sensibilità, disarmante.

Per acquistare i libri di Mila,

tutti i contatti si possono

trovare all’indirizzo

www.fabulou.it/mila/


23

vox populi

Sull’eutanasia

cosa ne pensi?

E’ stata la terribile morte di Terri Schiavo e le lacrime che scendevano

dal suo volto, a scatenare il dibattito mondiale sull’eutanasia.

In Italia, chi lo ha alimentato, è stato prima Pier Giorgio Welby e

poi la lunga battaglia di Beppino Englaro, padre di Eluana. Sul lato

opposto, storie come quelle del nostro Salvatore Crisafulli.

Cos’è il testamento biologico

Il testamento biologico (o Testamento di vita o “living

will”) è una “dichiarazione anticipata di volontà” che

consente a ciascuno, finchè si trova nel possesso

delle sue facoltà mentali, di dare disposizioni riguardo

ai futuri trattamenti sanitari per quando tali facoltà

fossero gravemente ridotte o annullate; disposizioni

vincolanti per gli operatori sanitari e che, tuttavia, non

siano in contrasto con la deontologia professionale

del medico e con le realistiche previsioni di cura. Un

atto che può essere revocato dal firmatario in qualsiasi

momento e che può prevedere l’indicazione di

una persona di fiducia, alla quale affidare scelte che

l’interessato non è più in grado di assumere.

Procurare intenzionalmente e nel suo interesse

la morte di un individuo la cui qualità della

vita sia permanentemente e irrimediabilmente

compromessa è una scelta molto complessa,

che ha implicazioni di carattere etico e religioso.

Capisco le posizioni di tutti ma sono critico

rispetto alla concezione di uno Stato etico

che si sostituisce alla libertà dell’individuo a

colpi di legge. Pertanto, sono favorevole alla

istituzione del c.d. Testamento biologico atto

a registrare formalmente le ultime volontà

di cura in caso di gravi malattie. Questo,

a mio parere, deve però avvenire successivamente ad

un ampio dibattito parlamentare nel quale siano garantite

l’assoluta liberta di coscienza a ciascun onorevole e la

segretezza del voto.

Ennio Rucco

Assessore al Sociale, Giovani e istruzione

Comune di Montecatini Terme

Si dice che l’ eutanasia dovrebbe essere accettata ove

il paziente subisse un dolore insopportabile. Ma chi ne

giudica l’entità? La valutazione del paziente, è influenzata

dalla malattia. Come si fa a stabilire il confine entro cui

una vita è degna? Terzo problema: se il paziente non e

in grado di decidere

chi decide per lui? Il

testamento biologico

non può essere una

soluzione. Una persona

è chiamata a decidere

su ipotetiche condizioni

che non conosce. Introdurre

l’ eutanasia

significa legittimare

una pratica di morte. E non ho citato Dio. Per dire no alla

eutanasia basta la ragione.

Giovanni Bucciero

Consigliere nazionale “Circolo buon governo” del Pdl

Vice presidente Mediateca regionale Film Commission

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25

la tragedia

“Addio Brian Filipi

Eri un campione”

P

Nelle foto l’agente FIFA

Sokol Haxhia, procuratore

di Brian Filipi

I due insieme alla firma del

contratto e di fianco un’immagine

del funerale nella Basilica di Cervia

ochi giorni prima di morire era stato proprio

con lui a cena in Valdinievole. Sokol Haxhia,

35 anni, agente Fifa dal 2006, oggi è ancora

commosso quando parla di quello che

era il suo pupillo. “Mi aveva parlato di lui un

dirigente del Cervia, all’epoca del programma

Campioni. Quando l’ho visto giocare

ho pensato subito di aver di fronte un vero

talento”. Sokol, titolare della società di management

sportivo SportX, è agente di 27

calciatori professionisti in Italia, Germania,

Cipro, Croazia, Albania, Ucraina e Canada.

“Brian Filipi era un trequartista con il vizio del

gol, sicuramente avrebbe raggiunto la serie

A”. Il primo salto di qualità è stato quando

dalla Beretti del Cervia è passato alla primavera

del Ravenna. “Subito si era messo in

luce, conquistando anche fiducia del tecnico

della prima squadra che l’anno scorso lo

aveva fatto esordire in serie C”. Una fiducia

ripagata con i fatti, dato che Filipi lo scorso

anno aveva segnato 11 reti in 22 presenze.

“Prima di diventare agente Fifa seguivo le

nazionali albanesi delle quali ero diventato

team manager. Brian giocava nell’under

21 ed era stato protagonista degli europei

della sua categoria nel 2007 e nel 2008.

Sicuramente in questa stagione avrebbe

esordito nella nazionale maggiore, tutti

credevano in lui. Aveva 20 anni, talento e

voglia di sacrificarsi per giocare a calcio”.

Brian Filipi era arrivato in Italia da clandestino,

come tanti albanesi, quando era ancora

bambino. Con lui c’era tutta la sua

famiglia. Il calcio era stato il suo riscatto

e poteva veramente diventare una stella.

“Filipi, sicuramente, in prospettiva sarebbe

diventato il giocatore albanese più importante

in Europa insieme a Bogdani. All’inizio

di questa stagione avevamo ricevuto

un’offerta dal Palermo e successivamente

da Chievo e Torino. A gennaio, probabilmente,

sarebbe salito in serie A o B”.

Ma il rapporto tra Sokol e Brian, andava oltre

a quello che è il calcio. “Non mi sentivo solo

il suo agente, in pratica ero molto affezionato

a lui anche come ragazzo, ci vedevamo

spesso e quando andavo a seguirlo a Ravenna

mi chiedeva spesso di stare insieme

a lui, oppure era Brian che dopo le partite,

prendeva la macchina e veniva a trovarmi”.

Un sogno quello di Brian, il calcio, che

si è bruscamente arrestato il 18 settembre

scorso, nel centro di Cervia

dove abitava. Mentre tornava a casa

a piedi con l’amico Stefano Scappino,

un’auto lo ha travolto e lo ha ucciso.

“Quando ho saputo della sua morte non ho

pensato di aver perso un calciatore, ma soprattuto

un ragazzo eccezionale e ho pensato

al dolore della sua famiglia. Ho preso

la macchina e sono andato subito a Cervia

per cercare di stare vicino a suo padre e

sua madre. E’ stata una tragedia infinita”.


26

l’angolo dell’amore

Chiara Cavalli è giornalista, laureata in psicopedagogia a Firenze, ha

seguito corsi di giornalismo all’University of west of Florida e corsi di

perfezionamento in sessuologia medica all’Università degli Studi di

Firenze. Scrivete le vostre storie d’amore a: cuore@ilgiullare.com

Se lui si dimentica del nostro anniversario

Cara Chiara,

Siamo fidanzati da ben sei anni, mi ritengo fortunata

ad aver trovato un ragazzo come lui. Mi

ha sempre “regalato” le sue attenzioni con gesti

semplici, il prossimo anno ci sposeremo e abbiamo già

in progetto di avere un bambino. Ma per la prima volta,

tre settimane fa, si è dimenticato la data del nostro anniversario,

e ci sono rimasta malissimo. Mi scriveva sempre

una letterina, io altrettanto, e poi seguiva una cena

romantica al nostro ristorante preferito. A lui ho detto che

non ci sono rimasta male, perché dovrei? Del resto dopo

5 anni meravigliosi di convivenza, non mi posso lamentare.

Ma ti scrivo per chiedere se, secondo te, ritorneranno

tutte le sue attenzioni ed il romanticismo che lo

caratterizzavano! Sono proprio preoccupata,

mi vengono sempre alla mente quei bei ricordi,

quelle attenzioni, come se non tornassero più.

Federica ’76

Carissima Federica,

penso che la tua situazione sia molto comune. I momenti

iniziali di entusiasmo tendono a svanire, subentra la

quotidianità, e forse il romanticismo cede alla routine, ma

non per questo, vivrei in uno stato d’ansia e con il pensiero

già rivolto ai ricordi. Siete ancora felici, addirittura, avete

già progettato di avere una bambino e tra un anno vi

sposerete. Ci sono motivi ben più importanti per essere

preoccupate!. Se proprio vuoi risvegliare in lui, quell’animo

romantico andato perduto , scrivi tu una bella letterina

e digli che lo ami e che hai bisogno delle sue piccole

dimostrazioni di amore, ma non essere insistente! Non

vale la pena di diventare noiose in questo caso.

di Chiara Cavalli

Cosa faccio per farle capire che mi piace?

Ciao Chiara,

Sarò breve a spiegare la mia richiesta, perché

non riesco a raccontare fatti del genere. Non

ho mai scritto niente, neppure un bigliettino

alla mia ragazza! Ma, adesso , tornato single, sono

letteralmente impazzito per una ragazza, che lavora in

un negozio, a fianco del mio ufficio. E davvero, non

scherzo, tutte le volte che mi vede, mi fissa e mi mangia

con gli occhi! Mi trafigge, ma non vorrei

aver avuto un abbaglio! In zona mi conoscono

tutti, immagina la figura! Per una svista,

ritrovarmi con un 2 di picche, francamente

ne faccio a meno!

Luca

Carissimo Luca,

che cosa vuoi che ti dica? Francamente, non ho mai

visto lo sguardo di questa ragazza. Rileggendo ciò

che mi scrivi, la “tipa” ti ha lanciato un messaggio e

senz’altro ama usare strategie seduttrici un tantino

aggressive. Ma, se hai avvertito “quella fitta”, mentre

ti divorava con il suo sguardo, allora stringi i denti e

fatti avanti. E non aver paura di essere preso in giro

dagli altri! Prima di salutarti, un avvertimento, le “tipe”

che adescano i ragazzi in questo modo sono spesso

dominatrici, se ti piace il genere, in bocca al lupo!

Wedding

time

di Cristiano Bianchi

Cari futuri Sposi, visto che l’autunno

e l’inverno sono i mesi in

cui si pianificano di solito le nozze,

in questo numero ho deciso di

pubblicare tutti gli appuntamenti

con le principali fiere dedicate al

matrimonio che si svolgeranno

in Toscana. Le fiere e gli expo, vi

aiuteranno ad organizzare al meglio

il vostro grande giorno.

E...se guardate bene, troverete

anche il mio stand! Vi aspetto.

Expo Sposi 2010

6-8 Novembre 2009

Ex Real Colleggio, Lucca

Tutto Sposi Firenze

7-15 Novembre 2009

Fortezza da Basso, Firenze

Versilia Sposi

14-15 Novembre 2009

Hotel Versilia Holidays, Forte dei

Marmi (LU)

Fiori d’Arancio

21-22 Novembre 2009

Terminal Crociere, Livorno

Pistoia Sposi Expo

27-28-29 Novembre 2009

Centro Pistoia Fiere

Area Ex Breda - Pistoia


27

la coppia del mese

R

Servizio di

Diletta Severi

accontare la storia del matrimonio tra

Sandro e Tania è un po’ come scrivere

un libro. Perché loro sono una coppia

sui generis, invidiabilmente affiatata ed

estremamente ben assortita, e il loro

racconto sembra, veramente, il frutto

di un abile romanziere. Stanno insieme

da due anni, da dieci sono amici

e dal dicembre 2007, dopo sei mesi

di fidanzamento non ufficiale, sono anche

marito e moglie. Niente, del loro

matrimonio, è canonico. A cominciare

dalla proposta, che in realtà non

c’è neppure stata. Sandro le ripeteva

spesso “Attenta che ti sposo” e Tania

sorrideva, scettica. Poi, lui una mattina

si ferma in Comune e si informa sulla

procedura del rito civile, all’insaputa di

lei. Fa richiesta, e prende nota dei documenti

che servono. Il giorno dopo,

prima di accompagnare la fidanzata

a lavoro si ferma di nuovo in municipio

e la mette, praticamente, davanti

il fatto compiuto. E Tania, felice come

una pasqua, accetta di diventare la

signora Verdiani. Basterebbe questa

premessa per capire che “convenzionale”

non è un termine del loro vocabolario.

E, invece, il più ed il meglio,

deve ancora arrivare. Fissati giorno,

ora e luogo, i futuri sposi dovevano

decidere come rendere memorabile

“Cosa c’è in tv?

Le nostre nozze”

la loro unione: non doveva essere

un classico matrimonio, doveva essere

divertente, originale. Paradossalmente,

mi spiegano, “spogliare”

il matrimonio di tutti gli orpelli che

lo contraddistinguono (fiori,vestito,

invitati, pranzi o cene interminabili,

regali) ha permesso loro di sentire

intimamente il reale senso della loro

unione. Nessuna “distrazione” per

permettere di focalizzare l’attenzione

solo sul fatto che avrebbero ufficializzato,

per sempre, il loro amore.

Tuttavia, un ricordo andava comunque

lasciato e la scelta è caduta su il

non informare nessuno dei loro propositi

e allestire un “finto” matrimonio

da riprendere con la telecamera,

da far vedere poi a parenti ignari,

seguito dalle riprese della cerimonia

vera. Usando le scuse più incredibili

(una, fra le tante, “Vieni a testimoniare

in comune su un incidente che

ho avuto in negozio qualche anno

fa?) o facendo allusioni misteriose

(“ Vieni in comune ma non mi fare

domande”) creando aspettative di

varia natura (“Vengo, ma non mi

chiedere soldi”), Sandro e Tania riescono,

sabato 01 dicembre 2007,

ad attirare in municipio spaesati

amici, che solo alla vista del sindaco

con la fascia capiscono il motivo

dell’adunata. Come da copione,

vengono fatte le riprese degli sposi,

visibilmente emozionati, e degli invitati,

comprensibilmente increduli. Ma

i rimorsi per non aver detto niente ai

parenti bussa presto e il piano sul

finto matrimonio salta. Il giorno dopo

i neo sposi organizzano una cena, in

cui, tra l’altro, le rispettive famiglie si

incontrano per la prima volta. Neppure

il tempo di congratularsi per il fidanzamento

dei due ragazzi che alla

TV di casa viene trasmesso il filmato

del matrimonio. Incredulità, scetticismo,

sorpresa, commenti divertiti

(“E’ un filmato finto, figuratevi se ci

caschiamo”) e una mezz’ora di gelo

assoluto nell’aria, una volta realizzata

la verità. Tranne il papà di Sandro,

che ha impiegato qualche giorno per

rendersi conto che il burlone del figlio,

questa volta aveva fatto sul serio,

la notizia è stata immediatamente,

ed ovviamente, accettata da tutti.

Un po’ di delusione,certo, chi vorrebbe

perdersi il matrimonio dei figli

o dei fratelli, ma la gioia alla fine ha

prevalso ed il lieto fine assicurato.

Mentre Tania (che ora aspetta anche

un bambino) e Sandro mi raccontavano

questa storia, ridevano come

matti, e soltanto una volta si sono

fatti seri: quando mi hanno detto

che rifarebbero tutto, perché è stato

questo il matrimonio che hanno

voluto e che rivorrebbero. Altre mille

volte. Poi Sandro aggiunge: “Non

mi sono pentito, né del matrimonio,

né della sposa”. E Tania, sorride.


28

night life

L’eleganza al Lidò

firmata Emilio Pucci

È

Servizio di

Diletta Severi

difficile parlare di discoteca. Anche

se la funzione primaria resta quella.

Lidò Le Panteraie, versione invernale,

va oltre il normale concetto di locale

notturno. Il look è, ovviamente, nuovo.

E dietro questo restyling, c’è il lavoro

di squadra di un vero e proprio

laboratorio d’arte, o per meglio dire,

di “Architettura e Scenografia Emozionale”,

coordinato da Fabio Madiai, già

ideatore di altri locali di successo. Per

capire, in concreto, l’attività di questo

laboratorio, abbiamo fatto un tour, in

anteprima, del nuovo Lidò. E ad ogni

passo, ad ogni spiegazione che ricevevo

sull’utilizzo di un materiale piuttosto

che di un altro, sulla scelta di quel

tessuto, sul perché di quella forma,

ho capito il significato di architettura

emozionale: un mix tra artigianato

tradizionale e innovazione tecnologica.

Questo richiamo tra passato e

futuro è una costante del lavoro del

laboratorio: d’altronde, fondamentale

era non snaturare l’identità di uno dei

locali storici della Valdinievole, né tantomeno

perdere la memoria termale,

prerogativa della città. Ma, altresì, importante

era rinnovare, strizzando un

occhio al futuro. Sapientemente fusi

insieme, quindi, suggestive e moderne

cascate o vasche retroilluminate,

con bocche che ricordano le Terme,

o ancora, stile decadente per le pareti,

con la tecnologia della calce e della

resina per creare effetto invecchiato

a contrasto con applicazioni di luci a

led fluorescenti. E poi, ancora, specchi

a mosaico, d’ispirazione anni ’70,

applicati però manualmente, uno ad

uno, secondo la più rigida tradizione

artigianale, per decorare elementi di

dettaglio come il passamano lungo

le scalinate. Niente è lasciato al caso,

tutto è stato studiato nei più piccoli

particolari, come, ad esempio, la scelta

del lampadario: realizzato ad hoc,

misura 20 metri, è uno dei più grandi

in Italia e si caratterizza per enormi cascate

di luce create dall’effetto di un

innovativo materiale chiamato radiant.

Uno degli elementi essenziali del restyling,

la linea guida che percorre tutto

il lavoro è il colore: quello brillante e

vistoso, sempre attuale e mai scontato

del maestro fiorentino Emilio Pucci.

Da una sua stampa, prende spunto la

coerenza cromatica del nuovo Lidò,

in cui i tessuti delle sedute non sono

stampati ma filati artigianalmente.


29

night life

Tanti ospiti

al Bella Vita

Rinnovamento e ristrutturazione interna

anche per il BELLA VITA, il locale

che in questi anni ha riscosso maggior

successo in Valdinievole. Il locale si

presenta ancora più accantivante e

coinvolgente nelle varie sale in cui si

suddivide. Le idee messe in campo

dai due artefici del successo della discoteca

che si trova a fianco al campo

di Tiro a volo, sono Gianni Spicciani

e Sergio Puccinelli, che organizzano

sempre nuovi eventi seguendo

le mode e le richieste di un pubblico

ogni week end numerosissimo.

Tanti sono gli appuntamento da non

perdere al BELLA VITA. Il primo assolutamente

esclusivo per la Valdinievole

è sabato 24 ottobre. Si esibirà infatti

al Bella Vita, Umberto Smaila e la sua

band, portando in Valdinievole un po’

di clima della Costa Smeralda e degli

anni d’oro del suo locale sempre attivo

(ora a S.Teodoro) , lo Smaila’s.

Si prosegue venerdì 30 ottobre con

la famosa dj Katrina Davies, seconda

classificata la Grande Fratello 5 e

oggi artista apprezzata in tutta Italia,

in particolare nei migliori club milanesi

e delle località turistiche estive.

A fianco a loro sempre lo staff che ha

fatto la fortuna del Bella Vita: dj Alex

Berti, la vocalist Lisa, Claudio Sax e

il percussionista Silvano Del Gado

Il Syrah

ha sei anni

Sono passati sei anni

dall’apertura del Syrah wine

bar in viale IV novembre, nel

cuore di Montecatini. Ben presto è diventato il ritrovo

cool dei giovani di tutta la Valdinievole che nel week

end, prima di immergersi in discoteca, non possono

non fermarsi per un drink. In occasione del compleanno

del locale, il titolare Massimiliano Sichi, ha organizzato

una festa, invitando tutti i clienti che in questi

sei anno hanno raccontato la storia del locale e della

notte a Montecatini.

Paolino show

al Gambrinus

Una simpatia travolgente

e una carica di energia,

fuori dal comune,

capace di travolgere il

pubblico che si trova di

fronte. Stiamo parlando

di Paolo Ruffini, livornese

doc, esploso nel

mondo dello spettacolo

grazie al successo che

hanno riscosso i suoi

doppiaggi, con la compagnia

“Nido del cuculo”. “Paolino” Ruffini è sempre molto

attivo in televisione: lo abbiamo visto nei film Vanziniani di

Natale, su Mtv e Rai 2 a Scalo 76. In questo mese è stato

ospite al Gambrinus caffè e ha veramente fatto impazzire

tutto il pubblico presente con la sua travolgente simpatia.

E’ stata un’occasione speciale per tutti quelli che a Montecatini

chiedono sempre eventi di un certo spessore con

personaggi conosciuti a livello nazionale.


“Io e le foto

della mente”

AServizio di

Diletta Severi

Il nome di battesimo dell’artista è

Roxana Voinescu, 29 anni.

Le foto pubblicate si chiamano

“Io e oi”

“Io vi troverò”

“Where is my baby”

vederla, ci si aspetterebbe più di trovarla

di fronte all’obiettivo della macchina

fotografica. Invece, questa bella

ragazza, che in arte si fa chiamare

Aboutdarkside, fa la fotografa. E gli

autoritratti, neppure le piacciono molto.

Affascinata, fin da piccola, dall’arte

in generale, bravissima nel disegno, si

è accostata al mondo della fotografia

(o per dirla con parole sue, all’arte fotografica)

per puro caso. Ed è stato

amore a prima vista. Quasi un richiamo,

«la fotografia mi ha cercata, e trovata»,

ci dice. La prima foto scattata

ha avuto come set una villa dell’ 800

in ristrutturazione: passeggiando tra i

corridoi, la sua attenzione è stata catturata

da un seggiolone posizionato di

fronte ad una finestra. Deboli raggi di

sole filtravano dalle persiane chiuse. Il

risultato, lo abbiamo pubblicato. Aboutdarkside

predilige, però, altri soggetti

e ben altre atmosfere per i suoi ritratti:

già dallo pseudonimo si capisce che

la sua arte ha toni oscuri, dark appunto,

privilegia il bianco e nero, non disdegna

le tematiche erotiche. Nessun

corso, nessuna scuola di fotografia,

soprattutto nessun ritocco con Photoshop.

Dal set al trucco, passando

per la scelta dei vestiti, Aboutdarkside

non lascia niente al caso (una curiosità:

ci ha raccontato che per realizzare

la giusta luce nelle foto in notturna, si

serve delle luci d’emergenza, utilizzate

generalmente in caso di blackout nelle

aziende o nelle abitazioni) e a vedere

i suoi lavori, si stenta davvero a credere

che siano frutto di un’autodidatta.

Per lei la fotografia è una sorta di

sfogo: ci spiega che l’arte fotografica

è come una seduta dallo psicologo.

Proietta sui suoi soggetti (donne, soprattutto

«perché essendo donna, riesco

ad entrare in empatia con loro»)

i propri sogni, le proprie ambizioni, gli

stati d’animo, i desideri, le frustrazioni

per riuscire a capire meglio se stessa.

Proprio per questa funzione terapeutica

non esiste una foto che Aboutdarkside

vorrebbe scattare: realizzare

uno scatto non è un progetto che si

può pianificare, uno studio da fare, è

un momento della vita, inteso come

condizione psicofisica o sensazione,

da fermare. E proprio per questo,

non prevedibile. Aboutdarkside non

nasconde che quella che ora è solo

una forte passione possa diventare

il mestiere della vita («vorrei scattare

foto per emozionare il mio pubblico»).

Progetti in cantiere già ci sono, come,

ad esempio, la realizzazione di un calendario

per il 2010 in collaborazione

con un’attività commerciale della Valdinievole,

o lavori svolti per locali della

zona. Una carriera non facile (come

ammette lei stessa), affrontata però

con piglio deciso e, soprattutto, con

una passione fortemente motivante.


31

talenti

“Ho dato vita

alla Pop Heart”

T

Alendro Roncarà, in

arte IHO, da giocatore

di basket, a ristoratore

e ora anche pittore. I

suoi quadri sono esposti a

Roma a Ponte Milvio. Colori

e frasi che raccontano

anche la storia di

Montecatini

utti a Montecatini Terme conoscono Aleandro

Roncarà, 42 anni, per la sua simpatia e

la capacità di coinvolgere le persone. E’ da

sempre un personaggio di spicco della città

termale. Prima come giocatore di basket

con i colori rossoblù: ha giocato nel Montecatini

negli anni d’oro di Mario Boni e Andrea

Niccolai e poi si è distinto per le sue capacità

nella gestione del ristorante Egisto. La sua

vita è un vero laboratorio di idee, come si

nota a primo impatto, sia nella realizzazione

dei menù del locale, che nei quadri appesi

alle pareti.

“I miei quadri infatti, all’inizio, hanno incuriosito

i clienti del ristorante - afferma Aleandro

Roncarà - quando dicevo loro che li avevo

realizzati io, restavano colpiti. Anzi, mi chiedevano

di portarli a casa”. Così di idea in

idea è nata la Pop Heart, che lui firma con

il nome d’arte di IHO. “Già da bambino imbrattavo

i banchi delle scuole e i diari dei miei

compagni. Ho sempre amato lo stile del fumetto”.

Nelle sue creazioni si notato sempre

frasi e aforismi storici, che spesso raccontano

la storia del cinema o

di Montecatini. “Tra le tante

- aggiunge Roncarà - le frasi

che mi piacciono di più sono

quelle di Francesco Forbicini,

detto il boss, che è l’ex

bibliotecario di Montecatini.

Un mito per quelli della mia

generazione”.

Dalla passione, alla prima

consacrazione artistica

quindi. Infatti Aleandro Roncarà

ha avuto la possibilità

di esporre le sue opere a Roma alla Torretta

Valadier nel piazzale di Ponte Milvio,

dal 16 al 22 ottobre. “E’ stata una grande

soddisfazione, i miei quadri hanno riscosso

enorme successo”.Dal comunicato

stampa di Art Inside, che organizza

la mostra si legge: “IHO esprime, attraverso

forme e colori, una visione della

vita dinamica e gioiosa, tutt’altro che priva

di significato. Usa un linguaggio immediato,

mutuato dallo slang giovanile,

un melting pot di immagini, di parole di

varie provenienze”.

non perdere l’opportunità di apparire

per la pubblicità su questo mensile

chiama lo 0572.386198


32

la bizona

“Amo il calcio

e Montecatini”

Quella di Bruno Bolchi fu la prima figurina stampata della raccolta

“Calciatori Panini”. Capelli perfettamente pettinati, zigomi forti, mascella

pronunciata con quella maglia dell’ Inter a pari collo dai rigoni

vistosi. Bruno, per tutti Maciste in virtù della stazza statuaria, nasce

a Milano il 21 febbraio del 1940. Tempi duri, e non solo per i calciatori.

Nel settore giovanile dell’ Internazionale tira i primi calci e a soli

18 anni debutta in prima squadra. Alla fine della sua esperienza in

nerazzurro saranno 109 le presenze, impreziosite da 10 reti. Verona

, Atalanta, Torino e Pro Patria (dove gioca, ma anche allena) le tappe

di un carriera chiusa alle soglie dei 32 anni. In Valdinievole arriva nel

1972 per guidare la Pistoiese e quindi l’anno successivo l’Unione

Valdinievole del lungimirante patron Marcello Melani. Si stabilisce a

Montecatini, in Via Mascagni per trasferirsi successivamente nella

quiete del complesso del Vergaiolo. E’ qui che ci riceve, in quella

sorta di eremo che non ha più lasciato, pur girovagando per tutta

l’Italia, isole comprese, nel suo pellegrinaggio da allenatore.

Servizio di

Roberto Grazzini

Foto di Cristiano Bianchi

ra me e la Valdinievole è stato amore

a prima vista - dice guardando fuori

dalla finestra dello studio -. Abituato ai

frenetici ritmi meneghini, qui si arriva a sera

quasi senza accorgersene, gustandoti

ogni momento della giornata. Anche mia

moglie Paola ne rimase colpita e così abbiamo

deciso di far crescere qui i nostri figli

Alessandro ed Andrea. Agli amici increduli al

Nord raccontavo che per i divertimenti era

come essere a Milano - prosegue Bolchi -

al Kursall arrivavano le migliori compagnie,

sia teatrali che musicali, e il Gambrinus era

sempre gremito di gente, fuori e dentro i

portici, per vedere i cantanti del momento. E

non c’era il problema di far smettere la musica

alla 23, 30. Era un piacere passegiare

per i viali principali, tenuti come salotti di

casa”. Una breve pausa, poi con un pizzico

di amarezza aggiunge: Putroppo adesso le

cose sono cambiate. La sera a Montecatini

pare ci sia il coprifuoco. Le strutture ci sono

e la natura fa il resto. Mancano le idee e le

persone giuste al posto giusto”. A questo

punto passiamo a parlare di calcio, il suo

pane quotidiano. “Dalle vostre parti, che ormai

per adozione, reputo pure le mie piace

di più il basket e devo dire che mi sono fatto

trascinare dalla passione per questo sport,

anche perché uno dei miei figli è stato per

diverso tempo il fisioterapista dell’ attuale

Agricola Gloria. Che la gente ami la pallacanestro

e i colori rossoblu ne ho avuto un

esempio tangibile nello spareggio salvezza

della scorsa stagione”. Maciste, tornando

al calcio, parla di Marcello Melani. “Aveva

provato a creare un club che riunisse l’intero

comprensorio, ma probabilmente per

troppo campanilismo, l’esperimento Unione

Valdinievole fallì dopo pochi anni. Mi ricordo

ancora una delle prime riunioni con i dirigenti

di tutte le società. Melani parlò per un’ora

spiegando il suo progetto e quando dette la

parola a chi lo ascoltava la prima domanda

fu: Ma di che colore le facciamo le maglie?

Roba da farti cadere le braccia. A Montecatini

il calcio non ha mai attecchito, a parte

la gloriosa parentesi della serie C 2. La cittadina,

che ha dato i natali a tanti campioni

da tante stagioni vive nell’ anonimato delle

serie inferiori”.


33

la bizona

E’ l’eccezione che conferma la regola in una

Valdinievole che raccoglie ben 14 squadre

dalla serie D alla seconda categoria. “Se mi

permettete vorrei spendere due parole sulla

Polisportiva Margine Coperta, esempio di

come si deve fare calcio di qualità a livello

di settore giovanile. Atleti come Pazzini,

Guarente, Pisani, Rossini, Pagano per citare

i nomi più importanti, lanciati da questa

società legata all’Atalanta, dimostrano la

bravura dello staff del Margine nello scovare

e far crescere i talenti”. Il calcio è in continua

evoluzione. Era meglio prima o è meglio

adesso? Bolchi ci dà la sua visione: “Oggi il

ragazzo prima deve avere un determinato

fisico poi, in un secondo momento, si guarda

la parte tecnica. Prima era esattamente il

contrario. Del resto Il football attuale è molto

muscolare e la velocità è notevolmente aumentata.

Riguardo agli schemi puntualizza

- vorrei sfatare una volta per tutte la leggenda

della mia Inter definita “catenacciara”.

Attaccavamo in sei, compreso il sottoscritto

e il povero Facchetti, e difendevamo in cinque.

Adesso vedo squadre che difendono

in undici dietro la linea del pallone”. Ma non

è solo questo che non gli va a genio. “La

legge internazionale sui contratti lunghi porta

il giocatore ad adagiarsi. Si impegna fino

ad un certo punto. Prima, ogni stagione dovevamo

sputare l’anima per il rinnovo”. Gli

chiediamo se ha qualche rimpianto come

il fatto di non aver mai allenato una cosiddetta

“big”. “Oltre a giocare nell’Inter, ho

avuto la fortuna di vestire l’azzurro di tutte le

rappresentative nazionali e da tecnico sono

stato alle dipendenze di società importanti,

lasciando (oltre a sei promozioni ndr) credo

un ottimo ricordo ovunque. Allo stesso tempo

ha avuto a disposizione degli ottimi atleti,

ma soprattutto degli uomini eccezionali

come Rizzitelli o Ambrosini che a Cesena si

faceva ogni giorno un centinaio di chilometri

per andare a studiare a casa e poi tornava

nel pomeriggio ad allenarsi. Cosa devo

chiedere di più? Tuttora sono convinto che

in generale, i tecnici italiani siano fra i più preparati

al mondo dal punto di vista tattico. All’

estero hanno capito che per vincere qualcosa

ci vuole la nostra fantasia, e perché no,

anche la nostra furbizia. Ecco spiegata la

fuga di cervelli oltre i confini nazionali. Visto

che siamo in argomento, vorrei fare una tiratina

di orecchie ai media che consacrano

troppo presto al ruolo di grandi condottieri

i nuovi allenatori. Secondo me ci vogliono

tante panchine e tante battaglie prima di

essere definiti grandi con la g maiuscola”.

Abbiamo capito che comunque il calcio lo

diverte ancora. “Specie quando vedo Messi

in questo momento è il giocatore più forte al

mondo, ricorda Maradona”.

Tra me e la Valdinievole

è stato amore a

prima vista, oggi le

cose sono cambiate. Per il

rilancio le strutture ci sono,

la natura fa il resto. Mancano

solo le idee e

le persone giuste al

posto giusto.


34

il giullare dell’anno

Scegliete voi lettori chi

sarà il “Giullare” dell’anno

Decidi tu chi

nominare!

invia subito un’email a

direttore@ilgiullare.com

Tanti nomi spesso si affiancano alle storie che pubblichiamo

sul nostro giornale e sono gli stessi che hanno

portato benefici o hanno lasciato un segno nella

vita di tutti noi che amiamo e viviamo in Valdinievole.

Proprio per questo motivo, dato che siamo ormai diventati

una nuova voce del territorio, abbiamo deciso

di far nascere il premio “IL GIULLARE DELL’ANNO”

che sarà consegnato nel corso di una grande manifestazione

organizzata nel periodo natalizio. Sarete voi

lettori e decidere prima le nomination e poi a votare il

vostro “Giullare” preferito.

Le nomination, quindi i “papabili” che dall’uscita del

nuovo numero della rivista di Novembre, fino a quella

di dicembre, potranno esser votati, saranno pubblicate

sulla prossima edizione de “Il Giullare”. Scriveteci subito,

iniziate a darci la vostra preferenza. Il sistema è

molto semplice, basta inviare un’e-mail alla redazione,

precisamente all’indirizzo: direttore@ilgiullare.com.

Allora, inziate a pensare: chi volete nominare? Proviamo

a darvi qualche indicazione: il primo indiziato

è Giuseppe Bellandi, il nuovo sindaco di Montecatini,

che ha raggiunto un risultato storico riportando

il centrosinistra al potere dopo dieci anni, in una città

storicamente spostata a destra. Pensiamo poi a

Giampaolo Pazzini, il campione di casa nostra che sta

facendo faville con la Sampdoria e spera in un posto

in nazionale ai mondiali. Nello spettacolo abbiamo

Eleonora Di Miele, attrice di Centrovetrine e fondatrice

dell scuola Art Show dance. Insomma, chi sarà “Il

Giullare dell’anno?”.


35

agenda

Artisti Toscani e Ipercoop

uniti per il “Cuore si Scioglie”

15 ottobre - Ponte Buggianese

Una serata veramente da ricordare per i pontigiani che hanno assistito alla partita amichevole

organizzata dal personale dell’Ipercoop, che si è disputata al pallazzetto dello

sport di Ponte Buggianese. Tanti sono stati gli ospiti e numeroso il pubblico che ha seguito con

interesse la manifestazione benefica a favore dell’associazione “Il cuore si scioglie” che insieme

a Unicoop si impegna nel mondo del volontariato laico e cattolico, in una grande campagna di

solidarietà per favorire l’adozione e l’affidamento a distanza dei bambini in molte realtà povere

del sud del mondo. Il contributo delle adozioni e degli affidamenti consente a questi ragazzi di

avere un sano vitto, assistenza sanitaria, la possibilità di accedere all’istruzione scolastica e poter

così sperare in un futuro migliore. La cooperativa, d’altra parte, finanzia in questi stessi Paesi

progetti per realizzare scuole, centri di accoglienza,

garantire cure mediche e creare opportunità

di lavoro. All’evento hanno partecipato,

olte che gli amministratori locali, i dipendenti

dell’Ipercoop di Montecatini, anche numerosi

personaggi del mondo dello spettacolo della

Toscana. La madrina della serata è stata Eleonora

Di Miele. Insieme a lei tanti comici: Graziano

Salvadori, Niki Giustini, Massimo Antichi,

il campione di ciclismo Michele Bartoli, il sosia

di Mr Bean, il nostro direttore Andrea Spadoni

e tanti altri cabarettisti emergenti della Toscana.

L’incontro di calcetto è finito in favore dei

dipendenti dell’Ipercoop che hanno dimostrato

superiorità sul campo da gioco, ma alla

fine non contava il risultato sportivo, bensì

la motivazione che ha spinto tanti ragazzi

e artisti a impegnarsi per la solidarietà.

Si indaga sulla

morte del romeno

19 ottobre - Montecatini Terme

È entrato in caserma con le manette ai polsi. È uscito

un paio d’ore più tardi su una lettiga, incosciente. Carlin

Sorin, romeno di 24 anni, in evidente stato di ubriachezza,

una volta in caserma ha dato in escandescenze,

sbattendo la testa sul muro. I sanitari del 118 di

gli hanno somministrato un calmante e quando hanno

cercato di svegliarlo era in stato di incoscienza, è deceduto

durante il trasporto all’ospedale di Pistoia. Ora

si sta indagando sulle cause. Un nastro da riavvolgere,

partendo da un finale tragico, per cristallizzare azioni

e iniziative che hanno accompagnato per due volte la

presenza dei soccorritori nell’edificio di via Tripoli. Quali

erano le condizioni di Carlin Sorin e quanto potesse

essere considerato presente durante il trattamento,

ma anche come ha reagito alla somministrazione del

sedativo, lo stanno valutando gli inquirenti.

Non è escluso che la Procura decida di nominare un

consulente per stabilire se e come l’anestetico ha influito

sulle condizioni di salute del romeno

portandolo al decesso.

Il libro di Lenzi presentato

da Belpietro e Renzi

Sta riscuotendo un grande successo il libro del giornalista,

originario di Ponte Buggianese, Massimiliano Lenzi. A lui e

alla sua nuova opera, avevamo dedicato due pagine nella nostra

rubrica “Fenomeni”, per attestarne la professionalità e l’elevato

spessore culturale del lavoro che racconta la televisione e i suoi

protagonisti come Dante racconta i personaggi della sua epoca

nella Divina Commedia. Il libro “C’è

posto per te” è infatti diventato un cult

per gli amanti della televisione e chi

vuol guardare oltre al monitor. Questo

ha fatto anche Massimiliano Lenzi

che con il piglio di un romanziere ne

ha raccontato i segreti con simpatici

aneddoti e percorsi storici. L’opera

del giornalista di Ponte Buggianese,

che ha mosso i primi passi nel mondo

dell’editoria alla redazione di Montecatini

de “Il Tirreno”, ha fatto il giro

d’Italia. Ecco un momento della presentazione

di “C’è posto per te” alla

Libreria Edison di Firenze con Massimiliano

Lenzi, Maurizio Belpietro

(direttore di Libero),

Matteo Renzi (sindaco di

Firenze) e Carlo Freccero

(diretttore di Rai 4).

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