Soffi nello spazio Blowing In Space - Italcementi Group

italcementigroup.com

Soffi nello spazio Blowing In Space - Italcementi Group

Soffi nello spazio

Blowing In Space

Strutture pneumatiche per un’urbanistica planetaria

Pneumatic structures for planetary town-planning

Architetti galattici – idee avanzate e nuovi campi applicativi nel mondo spaziale

Galactic architects – cutting-edge ideas and new fields of application in the world of space

62

Viste del Galactic

Suite Hotel, la

stazione orbitale

progettata come

struttura abitativa

spaziale modulare.

Views of the Galactic

Suite Hotel, the

orbital station

designed to be a

modular space

habitat.

Non più fantascienza. L’abitabilità nello spazio è

ormai oggetto di studi approfonditi dedicati soprattutto

alle strutture pneumatiche, ovvero tecnologie

gonfiabili ultraleggere e compattabili per applicazioni spaziali.

La NASA ha cominciato a sperimentarle già negli

anni Sessanta. E le ricerche e i test ne hanno dimostrato

gli indubbi vantaggi. A causa degli alti costi di trasporto,

sia NASA che ESA stanno ora prendendo in seria considerazione

la possibilità di realizzare moduli con tecnologia

pneumatica anche per l’ospitalità degli astronauti, in definitiva

degli space-hotel.

Fra questi, il TransHab. Nel 1997 al NASA-JSC, Johnson

Space Center di Houston (Texas), venne realizzato un prototipo:

un modulo pneumatico di 10 metri di diametro in

grado di essere trasportato dallo Shuttle fino alla ISS

(Stazione Spaziale Internazionale) e, in prospettiva futura

ma non troppo, essere usato poi su Marte. Un modulo di

formato bi-strutturale con un cuore rigido in materiale

composito e una struttura esterna gonfiabile.

Rispetto a un modulo tradizionale in lega di alluminio-litio,

queste strutture offrono maggiore leggerezza e minore

ingombro sia in fase di lancio sia nello spazio. Si ottengono

anche maggiore resistenza a possibili impatti di meteoriti

e migliore isolamento dalle radiazioni cosmiche dannose

per gli astronauti.

Anche l’Europa sta effettuando ricerche su queste strutture

pneumatiche. Si lavora, ad esempio, in Italia, all’Alenia

Spazio di Torino, per conto dell’ESA, dove si sta testando

l’operatività della struttura su un modulo gonfiabile a scala

ridotta. Al progetto lavora anche la IS-in and out space,

studio d’architettura specializzato nell’elaborazione di

concetti avanzati di design per habitat in ambienti estremi,

con il compito di creare una simulazione virtuale delle

varie fasi di assemblaggio del modulo.

Del resto, agenzie di viaggio spaziali organizzano già voli

turistici (in orbita bassa e con proprie navette). Il 4 ottobre

2004 il primo spazio-plano privato americano

(SpaceShipOne) ha vinto un premio di 10 milioni di dollari

(Ansari X PRIZE) per aver compiuto tre missioni in orbita

bassa (80 km dalla Terra). Il 17 novembre 2006 è nata la

SpaceShipTwo – 2 sedili per i piloti, 6 per i passeggeri e

15 oblò – dalla matita del designer Seymour Powell, mentre

a Sir Norman Foster è stata affidata la progettazione

dello Spazioporto dell’Area 51 in New Mexico (nota per le

presunte frequentazioni aliene). Secondo statistiche settoriali,

nel 2010 avremo i primi viaggi turistici commerciali e

di routine nello spazio sub-orbitale con un range di circa

4.000 passeggeri all’anno fra il 2015 e il 2025, e un totale

di 26.000 passeggeri nel decennio 2010-2020.

La società spagnola Galactic Suite Limited ha presentato il

primo pacchetto turistico spaziale che include addestramento,

trasporto e sistemazione in un albergo orbitale.

L’hotel di Galactic Suite è composto da un grappolo di

moduli gonfiabili, vere e proprie camere, tutte agganciate

a uno snodo-corridoio posto in posizione centrale a cui

possono attraccare le navicelle provenienti dalla Terra.

Un’idea simile è quella sviluppata nella IS Space Suite,

l’hotel del team IS-in and out space: quattro moduli pneumatici

che agganciati a un core centrale e alla stazione

spaziale permetterebbero di avere costantemente in orbita

8 turisti per vacanze di 3-4 giorni (in media 100 turisti

all’anno già a partire dal 2015). Il modulo centrale è dedicato

agli spazi comuni dell’hotel: cucina, pranzo, area ginnastica

e igiene. La parte terminale è invece occupata da

una cupola panoramica da cui si può ammirare…la Terra.

Tutti gli arredi degli spazi comuni e delle cabine, situate

nei moduli gonfiabili, sono rigorosamente pneumatici: letti,

armadi e altri elementi si gonfiano insieme al modulo,

automaticamente.

Ricadute di questi studi in applicazioni sulla Terra sono i

Capsule Hotel, hotel a basso costo progettati come macchine

tecnologiche perfette con camere, vere e proprie

capsule, dalle dimensioni ridottissime. Nessun senso di

claustrofobia, però, grazie a superfici riflettenti, ottima

illuminazione e climatizzazione.

Insomma, quella che quindi fino a pochi anni fa veniva

considerata “fantascienza” sembra ora destinata a entrare

in una fase più matura e concreta: l’architettura contemporanea

si trova a confrontarsi e a ridefinirsi non solo

con nuove esigenze abitative e di consumo, ma anche

con nuove logiche di sfruttamento dello spazio dove in

questo caso per spazio si intende quello galattico.


IL CONSUMATTORE THE CONSUMACTOR

Ogni modulo del

Galactic Suite

ha una finestra a

diaframma scorrevole

per consentire

spettacolari viste

della Terra.

Each module of the

Galactic Suite has a

slidable diaphragm

window to enhance

spectacular views of

the Earth.

63


In queste pagine,

la IS Space Suite,

l’idea sviluppata

dal team della società

IS-in and out space,

in particolare gli

architetti

Daniele Bedini e

Antonio Fei.

These pages,

the IS Space Suite,

the idea developed

by IS-in and out space

team, and in

particular by

architects

Daniele Bedini

and Antonio Fei.

64

Living in space is no longer just science fiction but

actually the subject of in-depth scientific studies

mainly devoted to pneumatic structures or, in other

words, ultra-light and compact inflatable technology

for space applications. NASA began experimenting

with them back in the 1960s. Research and tests have

shown just what great benefits they entail. Due to

extremely high transport costs, NASA and ESA are now

seriously considering the possibility of designing modules

using pneumatic technology for accommodating

astronauts in so-called space-hotels.

A prototype was built at NASA-JSC, Johnson Space

Center in Houston (Texas) in 1997: the TransHab was a

pneumatic module measuring 10 meters in diameter

suitable for being transported on the Shuttle to the ISS

(International Space Station) and, with an eye for the

not too distant future, to be used on Mars.

A bi-structural module with a rigid core made of a

composite material and an inflatable external structure.

Compared to conventional modules made of aluminumlithium

alloy, these structures are lighter and less cumbersome,

both during launching and out in space.

They are also more resistant to possible impacts with

meteorites and better insulated against cosmic radiation,

which is harmful to astronauts.

Europe is also experimenting with these pneumatic

structures. For example, research is being carried out at

Alenia Spazio in Turin, Italy, on behalf of ESA, where

tests are being carried out on the structure of a smallscale

inflatable module. IS-in and out space, an architecture

firm specializing in developing cutting-edge

design concepts for habitats in extreme environments,

is also working on the project. The firm has the task of

creating a virtual simulation of the various stages in

assembling the module.

In any case, space travel agencies are already organizing

tourist trips (in low orbit and using their own shuttles).

On 4th October 2004 the first private American

space-plane (SpaceShipOne) won a $10 million prize

(Ansari X PRIZE) for completing three low orbit missions

(80 km from the Earth). SpaceShipTwo was

unveiled on 17th November 2006—2 seats for pilots, 6

for passengers and 15 portholes—designed by

Seymour Powell, while Sir Norman Foster has been giv-


en the job of designing the Area 51 Spaceport in New

Mexico (famous for allegedly accommodating aliens).

According to official figures in the industry, the first

tourist commercial flights will begin in 2010 and by

2015-2025 there will be routine suborbital spaceflights

for in the range of 4,000 passengers a year, increasing

to a total of 26,000 passengers over the period 2010-

2020.

The Spanish firm Galactic Suite Limited has presented

the first space tourism package to include preparation,

transport and accommodation in an orbital hotel. The

Galactic Suite Hotel is composed of a cluster of inflatable

modules (proper hotel rooms), all hooked onto a

corridor-junction placed in a central position which

spaceships coming from Earth can dock onto.

A similar idea underpins the IS Space Suite by the IS-in

and out space team: four pneumatic modules, which,

when hooked onto a central core and to the space station,

will allow 8 tourists to spend 3-4 days on holiday

in orbit (on average 100 tourists a year starting from

2015).

The central module accommodates the hotel’s communal

spaces: kitchen, dining room, fitness room and

restrooms. The end section, on the other hand, is taken

up by a panoramic dome from which it is possible

to admire…the Earth.

All the furnishing in the communal spaces and cabins,

located in the inflatable modules, is strictly pneumatic:

beds, wardrobes and other items of furniture are all

inflated automatically together with the module.

The implications of studies like these for applications

on Earth are the Capsule Hotels, low-cost hotels

designed like perfect technological machines with

very small bedrooms—authentic capsules.

Nevertheless, there is no sense of claustrophobia at

all thanks to reflective surfaces, excellent lighting and

air-conditioning.

So, what until a few years ago appeared to be just

“science fiction” now seems destined to progress to a

more advanced and concrete stage: modern-day architecture

must now face up to and cater for not just new

living and consumer requirements, but also new ways

of exploiting space, where in this instance by space we

mean galactic space.

65


Componenti,

particolare e sezione

del TransHab della

NASA.

Components,

detail and section

of NASA TransHab.

66


67

Vista zenitale e

ingresso dello

Spazioporto dell’Area

51. Visitatori e

astronauti accedono

all’edificio attraverso

un “canale” tagliato

nel terreno i cui muri

di contenimento

costituiscono uno

spazio espositivo che

documenta la storia

della regione e quella

dell’esplorazione

spaziale.

Zenith view and the

entrance to the

Area 51 Spaceport.

Visitors and

astronauts enter the

building via a deep

“channel” cut into

the landscape.

The retaining walls

form an exhibition

space that

documents the

history of the region,

alongside a history of

space exploration.


Prospetti ovest e sud.

Lo Spazioporto è

incastonato nel

deserto del New

Mexico e, vista

dall’antico percorso

El Camino Real,

la forma organica

del terminal sembra

un’altura che si

innalza nel

paesaggio.

Sarà realizzato

utilizzando materiali

e tecniche locali,

in modo da essere

sostenibile

e in armonia

con il proprio

intorno.

West and south

elevations.

The Spaceport lies

low within the

desert-like landscape

of the site in New

Mexico and seen

from the historic

El Camino Real trail,

the organic form of

the terminal

resembles a rise in

the landscape.

Using local materials

and regional

construction

techniques, it is both

sustainable and

sensitive to its

surroundings.

68


Vista del modello e

assonometria dello

Spazioporto.

La forma sinuosa

dell’edificio e i suoi

spazi interni cercano

di catturare il fascino

e il mistero del volo

spaziale, esprimendo

il brivido del viaggio

per i primi turisti

dello spazio.

Si sono attentamente

bilanciate accessibilità

e privatezza.

Le zone più sensibili,

come le sale di

controllo, sono visibili

ma non accessibili ai

visitatori.

View of the model

and axonometry of

the Spaceport.

The sinuous shape of

the building and its

interior spaces seek

to capture the drama

and mystery of space

flight itself,

articulating the thrill

of space travel for

the first space

tourists.

There is a careful

balance between

accessibility and

privacy. The more

sensitive zones—such

as the control

rooms—are visible,

but have limited

access.

70


72

In queste pagine,

il Capsule Hotel

progettato da IS-in

and out space.

La struttura portante

dell’hotel parte da

una hall a forma di

ovoide con fori-cratere

da cui entra la luce.

Nell’intercapedine

centrale scorre un

avveniristico

ascensore ad aria

compressa

agganciato a un

doppio sistema di

cavi ortogonali che

ne consentono lo

scorrimento anche in

diagonale.

Sono così eliminati

tutti gli spazi di

distribuzione

orizzontale e

verticale, se si

eccettuano le

strutture-corridoio

all’aperto che sono

vie di fuga in caso di

emergenza e la

scala-tubo

pneumatica in cui in

caso di pericolo, il

cliente scivola fino

alla quota terra.

These pages,

the Capsule Hotel

designed by IS-in and

out space.

The bearing structure

of the hotel starts

from an egg-shaped

hall with crater-holes

letting in light.

In the central cavity

there is a futuristiclooking

lift driven by

compressed air, with

a twin system of

orthogonal cables,

which even allows it

to move diagonally.

There are no longer

horizontal or vertical

distribution spaces,

except for the

outdoor corridor

which acts as escape

route in

emergencies.

Similarly, the

pneumatic tube-stairs

allow guests to slide

down to the ground

in case of danger.


Come una terra galleggiante

Like A Floating Land

L’utopia reale di una ecopolis anfibia

The real utopia of an amphibious ecopolis

Vincent Callebaut – itinerari di architettura futuribile

Vincent Callebaut – pathways to futuristic architecture

74

Lilypad è un nuovo prototipo bio-tecnologico di

residenza ecologica dedicato “al nomadismo e

all’ecologia urbana del mare”, spiega il suo ideatore

e progettista, il belga Vincent Callebaut. Un prototipo

itinerante che viaggia sulla superficie degli oceani

seguendo le correnti marine.

L’idea di Lilypad nasce in funzione delle catastrofiche

previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate

Change (Foro intergovernativo sul mutamento climatico,

IPCC) secondo le quali il livello marino dovrebbe

aumentare tra i 20 e i 90 centimetri durante il XXI

secolo a seguito dello scioglimento dei due enormi

bacini di ghiaccio che non sono sull’acqua, e cioè una

parte della calotta antartica e della Groenlandia e una

parte dei ghiacciai continentali, insieme alla dilatazione

dell’acqua provocata dalla aumentata temperatura.

Il panorama scientifico internazionale stima per il 2100

un incremento di 1°C che porterà a un innalzamento

di un metro delle acque. Con conseguenti perdite di

terre emerse in Uruguay (0,05%), in Egitto (1%), in

Olanda (6%), in Bangladesh (17,5%) e nell’atollo

Majuro in Oceania (fino all’80%), ovvero 50 milioni di

potenziali popolazioni senzaterra che diverranno 250

milioni all’innalzamento successivo.

Callebaut ha dunque pensato a “una vera e propria

città anfibia, capace di ospitare 50.000 abitanti e

orientata a creare biodiversità di flora e fauna intorno

a una laguna centrale che raccoglie acqua dolce purificando

le acque piovane. Tale laguna artificiale è

interamente immersa grazie ad un apposito sistema


IL CONSUMATTORE THE CONSUMACTOR

di zavorramento, che consente di vivere nel cuore delle

profondità subacquee”. Ideata sul modello biologico

della grande ninfea amazzonica Victoria Regia,

Lilypad ha un assetto multifunzionale che suddivide

gli spazi in tre porti turistici e tre montagne, rispettivamente

dedicati al lavoro, attività commerciali e

intrattenimenti. Le residenze sono dotate di giardini

pensili e attraversate da strade e viali organizzati su

precisi schemi organici. Insomma, l’antica utopia di

creare “una coesistenza armoniosa tra Uomo e

Natura” potrebbe non essere più così irrealizzabile,

anche se nasce da una tragica emergenza.

Completamente autosufficiente, Lilypad raccoglie inoltre

le maggiori quattro sfide lanciate dall’Ocse: clima,

biodiversità, acqua, salute. Raggiunge l’obiettivo dello

zero emissioni di carbonio grazie all’integrazione di tutte

le fonti di energia rinnovabile (solare, termica, fotovoltaica,

eolica, idraulica, osmotica, delle maree, di fitopurificazione

e di biomassa), generando quindi una

quantità di energia proporzionale al consumo. Produce

autonomamente ossigeno ed elettricità, ricicla CO 2 e

rifiuti, purifica le acque reflue e integra le nicchie ecologiche,

i campi di acquacoltura e i corridoi biotici

sopra e sotto la propria superficie così da produrre il

cibo per il proprio fabbisogno.

Callebaut paragona Lilypad alle strutture futuribili

immaginate da Jules Verne, proponendo un’alternativa

possibile di “eco-città galleggiante multiculturale il cui

metabolismo sarà in perfetta simbiosi con i cicli della

natura”.

75


76

Rendering di Lilypad,

l’eco-città

galleggiante pensata

per ospitare rifugiati

“climatici”.

La struttura, di circa

500.000 metri

quadrati, è pensata

per solcare gli oceani

seguendo le correnti

marine principali

come la Corrente del

Golfo e la Corrente

del Labrador.

Renderings of

Lilypad, the floating

ecopolis conceived

for “climatic”

refugees.

The structure, with a

surface of 500,000

square meters, is

designed to travel

the oceans following

the main marine

streams such as the

Gulf Stream or the

Labrador Stream.

Lilypad is a new biotechnological prototype for an

eco-friendly house devoted “to nomadism and

seaside urban ecology,” so its inventor and designer,

the Belgian architect Vincent Callebaut, explained.

A travelling prototype which moves across the surface

of the oceans following marine currents.

The Lilypad idea derives from the catastrophic forecasts

of the Intergovernmental Panel on Climate Change

(IPCC), according to which the level of the sea will rise

by between 20-90 cm during the 21st century due to

the melting of two enormous icecaps—which are not

on the water and, in fact, are part of the Antarctic and

Greenland and part of the continental glaziers—

together with the dilation of water caused by the rise

in temperature. The international scientific community

estimates a 1°C increase by the year 2100, which will

result in a 1 m rise in the water level. This will result in

land being submerged beneath water in Uruguay

(0.05%), Egypt (1%), the Netherlands (6%),

Bangladesh (17.5%) and the Majuro atoll in Oceania

(up to 80%). This corresponds to 50 million potential

populations without land, which will become 250 million

after the next rise in temperature.

Callebaut has, therefore, envisaged “an authentic

amphibious city, capable of accommodating 50,000

people and aimed at creating a biodiversity of flora and

fauna around the central lagoon filled with fresh water

by purifying rainwater. This man-made lagoon is entirely

immersed thanks to a special system of ballasting, which

will allow people to live in the heart of underwater

depths.” Designed based on the biological model of the

great Amazonian lily, Victoria Regia, Lilypad has a multifunctional

layout, which divides up the spaces into three

tourist harbors and three mountains, respectively catering

for work, commercial enterprises and entertainment.

The houses all have hanging gardens and are crossed by

streets and avenues organized according to very specific

organic schemes. In a nutshell, the ancient utopia of creating

“harmonious coexistence between Man and

Nature” may no longer be so unfeasible, even if it is the

result of a tragic emergency.

Totally self-sufficient, Lilypad also takes up the four main

challenges launched by the OECD: climate, biodiversity,

water, health. It achieves the target of zero carbon emissions

by integrating all the various renewable energy

sources (solar, thermal, photovoltaic, wind, hydraulic,

osmotic, tidal, phyto-purification and biomass), thereby

generating enough energy to meet the needs. It generates

oxygen and electricity autonomously, recycles carbon

dioxide and waste, purifies wastewater and integrates

ecological niches, fields of water crops and biotic

corridors above and below its own surface, in order to

produce enough food to meet the requirements.

Callebaut compares Lilypad to the futuristic structures

envisaged by Jules Verne, suggesting the possible alternative

of a “floating multi-cultural eco-city, whose

metabolism will be in perfect symbiosis with the cycles

of nature.”


In queste pagine,

prospetti e

sezioni di Lilypad.

Nelle pagine

successive, sequenza

delle piante dei

diversi livelli della

città galleggiante.

These pages,

elevations and

sections of Lilypad.

Following pages,

sequence of the

plans of the

various layers of the

floating city.

78


Licenza di innovare

Licence To Innovate

Il sapere vecchio, nuovo e nuovissimo per una sostenibilità consapevole

Old-fashioned, new and brand new know-how for conscientious sustainability

IaaC – concorso di architettura avanzata

IaaC – advanced architecture contest

82

Folded House

Tang Ming,

Dihua Yang

Una miscela interessante dal sapore vagamente

retrò quella proposta dalle tre edizioni

dell’“Advanced Architecture Contest” lanciato

dall’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna

(IaaC): dimostrare con progetti e non solo parole la

possibilità di coniugare tecniche industriali e artigianali,

tenendo conto della situazione evidentemente irreversibile

nella quale si trova la conoscenza nella nostra età

dell’informazione (procedimenti digitali e lavorazioni

computerizzate e nel medesimo tempo capacità e competenza

nell’impiego di materiali innovativi e/o tradizionali),

rimettendo anche in gioco in maniera opportuna

vecchi modi di produzione e costruzione utilizzati in

contesti ambientali che non ci sono più.

Lo IaaC è un centro studi di ultima generazione focalizzato

sulla definizione di nuovi modelli abitativi per il

XXI secolo. L’istituto riunisce specialisti di diversi ambiti

disciplinari dall’ecologia all’antropologia, dall’ingegneria

all’informatica, dalle arti visive alla sociologia, e si

confronta con il mondo dell’architettura nell’implementazione

di conoscenze e strumenti, alla ricerca di

un’architettura “che avanza”. Self-Sufficient Housing,

Self-Fab House e Self-Sufficient City sono i titoli dei tre

concorsi internazionali finora indetti dallo IaaC dedicati

a promuovere e sostenere l’innovazione in architettura.

Tecnologie digitali d’avanguardia di livello mondiale si

coniugano a materiali e tecniche costruttive squisitamente

locali per disegnare e produrre prototipi abitativi

auto-sufficienti nei più diversi contesti ambientali. La

costruzione computerizzata è qui concepita come strumento

di autoproduzione accessibile a tutti in tutto il

mondo in grado di utilizzare di volta in volta i più svariati

materiali reperibili sul territorio per realizzare strutture

diversificate da un luogo all’altro.

Risultata vincitrice dell’edizione Self-Fab House, la

Folded House di Tang Ming e Dihua Yang è un perfetto

esempio di tecnica auto-costruttiva a partire da

materiali organici: una casa di bambù che si sviluppa

attraverso una struttura deformabile che si auto-regola

e si auto-assembla dal basso verso l’alto. Installabile in

tempi brevissimi, la “casa pieghevole” ha la possibilità

di essere ricollocata in differenti contesti e rispondere a

ogni esigenza abitativa.

Basato invece sulla lavorazione di materiali innovativi

biodegradabili è il progetto abitativo Biodegradable

vacuum-formed modularized shelter ideato da Shinya

Okuda, Kung Yick Ho Alvin e Lam Yan Yu Ian che si

serve di avanzatissime tecnologie per manipolare una

plastica ottenuta dal mais attraverso un processo di

modellazione sottovuoto. Attualmente prodotto in Cina

e utilizzato nell’industria del packaging, questo materiale

potrebbe trovare interessanti future applicazioni su

grande scala in moduli architettonici auto-fabbricati

attraverso l’impiego di stampi.

Da tutti i progetti del concorso emerge un’idea comune

di flessibilità totale, che renderà possibili strutture abitative

in grado di essere trasmesse, copiate e riassemblate.

Strutture vive e in evoluzione continua, suscettibili di

cambiamenti, aggiustamenti e autoadattamenti in forza

di esigenze ambientali, sociali o individuali diverse.


IL CONSUMATTORE THE CONSUMACTOR

83


84

The three editions of the “Advanced Architecture

Contest” organized by the Catalonia Institute of

Advanced Architecture (IaaC) have offered an

interesting blend of ideas with a vaguely old-fashioned

feel to them: to show through projects and not just

words that it is indeed possible to combine industrial

and craft methods, taking into account the clearly irreversible

state in which knowledge finds itself in the

computer age —digital procedures and computerized

processes and, at the same time, skill and expertise in

using innovative and/or conventional materials—also

bringing back into play old-fashioned means of production

and construction once used in environmental

settings that no longer exist.

The IaaC is a latest generation study center, which

focuses on designing new living models for the 21st

century. The institute brings together experts in various

different fields, ranging from ecology and anthropology

to engineering, computer technology, the visual arts

and sociology, working with the world of architecture

on implementing know-how and tools in search of

architecture “which advances”. Self-Sufficient Housing,

Self-Fab House and Self-Sufficient City are the names

of the three international competitions so far organized

by IaaC, aimed at promoting and supporting

innovation in architecture. World-class cutting-edge

digital technology combines with exquisitely local

building materials and methods to design and manufacture

self-sufficient housing prototypes in a wide

range of environmental settings.

Computerized construction is, here, envisaged as a

means of self-production available to everybody all

over the world and capable of using the widest possible

range of materials available to construct structures

which differ from one place to another.

Folded House designed by Tang Ming and Dihua Yang

turned out to be the winning entry in the Self-Fab

House competition. It is a perfect example of selfconstruction

technology based on organic materials: a

bamboo house developed around a deformable structure,

which self-adjusts and self-assembles from the

bottom upwards. This “folding house”, which can be

installed very quickly, may be located in various different

settings and can cater for every imaginable living

requirement.

The Biodegradable vacuum-formed modularized shelter

designed by Shinya Okuda, Kung Yick Ho Alvin and Lam

Yan Yu Ian is, on the other hand, based on working with

innovative biodegradable materials. This project uses

cutting-edge technology to manipulate a type of plastic

obtained from wheat through a vacuum modeling

process. Currently manufactured in China and used in

the packaging industry, in future this material could

well have interesting usages on a bigger scale for selfconstructing

architectural structures using special moulds.

All the projects entered in the competition share the

basic idea of complete flexibility, which will enable the

construction of living facilities capable of being transmitted,

copied and reassembled. Living structures

which are constantly evolving, susceptible to change,

adjustments and self-adjustments in relation to different

environmental, social or even personal needs.

A seconda delle

modifiche interne

necessarie e della

topografia del sito,

la Folded House

permette di creare

scenari

potenzialmente

infiniti. Invece di

utilizzare prodotti

industriali di serie per

generare abitazioni

uniformi, la Folded

House usa una

semplice struttura

cinetica, fatta di

bambù.

The Folded House,

according to the

changing internal

requirements and

site topography, can

produce potentially

infinite scenarios.

Rather than using

the industry mass

production to

generate uniform

dwellings, the Folded

House uses a simple

kinetic structure

made by bamboo.


Biodegradable

vacuum-formed

modularized

shelter

Shinya Okuda,

Kung Yick Ho Alvin,

Lam Yan Yu Ian

Questo progetto

utilizza tecnologie

avanzate nella

manipolazione di

materiali

biodegradabili per

creare un sistema

che può essere

assemblato in una

costruzione

sostenibile.

L’indagine

geometrica prende

avvio dalla volta

con sezione a

semi-cerchio.

This project uses

advanced

technologies in the

manipulation of

biodegradable

materials to create a

system that can be

assembled as a

sustainable

construction.

Geometrical

exploration will start

with the vault, with

half-circle section.

86

Fase 1: Conformazione sottovuoto in loco/prefabbricazione.

Step 1: Vacuum forming on site/prefabrication.

Fase 3: Assemblare lo strato interno e lo strato esterno alternati.

Step 3: Assemble inner and outer layer alternately.

Fase 2: Trasportare il modulo interno ed esterno in loco.

Step 2: Deliver inner and outer module to the site.

Fase 4: Completamento di un arco. Le fondamenta saranno fissate al

suolo con sabbia.

Step 4: Completion of an arch. The foundation will be fixed by sand on site.


87

Fase 5: Si possono assemblare archi in successione per formare la volta

della lunghezza necessaria.

Step 5: The arch could be repeatedly assembled to form vault as needed

length.

Fase 6: Disassemblare il rifugio e lasciarlo in loco. Si degraderà in 20

giorni e sarà completamente decomposto in 90 giorni.

Step 6: Disassemble the shelter, leave it on site. It will be degraded in 20

days, totally decomposed in 90 days.


Harvest House

Luis Aguirre Manso

In queste pagine un

altro esempio di

Self-Fab House

presentato al

concorso IaaC.

Questo progetto

nasce da un dato di

fatto: negli ultimi 40

anni, circa tre milioni

di persone sono state

costrette a lasciare le

proprie case in

Colombia, che ha

oggi il primato di

paese col più alto

numero di sfollati al

mondo.

Le case di bambù

sono facili da

costruire, non

richiedono

manodopera

specializzata e sono

particolarmente

adatte per il

clima tropicale.

Una canna di bambù

alta 18 metri impiega

solo 59 giorni a

ricrescere e il raccolto

di un ettaro di

bambù permette di

realizzare 3,5 case.

La base, ampia e

stabile, contiene le

funzioni e le attività

quotidiane, mentre il

primo piano prevede

due camere da letto

disposte attorno al

camino centrale.

Le aperture disposte

casualmente tra le

nervature e la pelle

intessuta consentono

di avere viste in tutte

le direzioni.

88


These pages, another

example of

Self-Fab House

entered in the IaaC

competition.

The project results

from a matter of fact:

in the last 40 years,

about three million

people have been

forced to leave their

homes in Colombia,

making it the country

with the highest

number of displaced

people in the world.

Bamboo houses are

easy to build,

qualified labor is not

required, and they

are particularly suited

for the tropical

climate.

An 18-meter high

bamboo takes only

59 days to grow and

the harvest of one

hectare of bamboo is

equivalent to 3.5

houses.

The base, wide and

stable, contains the

day activities

program, whereas

the first floor

accommodates two

bedrooms around the

central chimney.

The random

openings made

between the nerves

of its sewed skin

allow choosing views

in all directions.

89

Ground floor plan First floor plan Roof floor plan

More magazines by this user
Similar magazines