DONNA IMPRESA MAGAZINE 2013/2014 cover Pierlorenzo Bassetti e Marco Gambedotti

DonnaImpresa

"IT MAKES THE DIFFERENCE" Percorsi professionali diversi ma sensibilità affini avvicinano il duo creativo che ama spaziare nella cultura dell’immagine verso l’inventiva e l’originalità. La loro, è una ricerca della bellezza orientata alla felicità. Obiettivo solo per gente tosta, gente che ha capito una cosa: bisogna concedersi sempre una possibilità. O forse più di una. Pierlorenzo e Marco, due tipi tosti, non tipi da “Mi chiedo cosa sarebbe successo se…”. continua su PDF e/o http://www.donnaimpresa.com
Pierlorenzo Bassetti (Pierlorenzo Bassetti Tessuti) e Marco Gambedotti (Cadiee

Camera Regionale

della

Moda Calabria

Di

special edition 2013/14

donna impresa magazine

MODA

Must have:

BassettiTessuti e

Candies & Cakes couture

EVENTI

Eccetera, eccetera,

eccetera...

SPECIALE

DONNE

Only Italia - China

Infrastructure Group

al via l'accordo

DOSSIER

Tra estetismo ed estetica

LUI

Cos'è la felicità

BELLA

VITA

Do you remember the radio

storiadicopertina

atupertucon

Pierlorenzo

BASSETTI Marco

GAMBEDOTTI

www.donnaimpresa.com


ENTIRELY MADE IN ITALY

BY EXPERT CRAFTSMEN

I testi e le foto sono coperti da copyright. E’ vietata la riproduzione parziale o totale salvo espresso consenso degli autori. _ brunobaldassarri@fastwebnet.it

per la tua pubblicità e/o publiredazionale Dott. Bruno Romano Baldassarri mob. 339.1309721 _ www.donnaimpresa.com

INDICE:

05 25

STORIA DI COPERTINA

IT MAKES THE DIFFERENCE

Pierlorenzo Bassetti e

Marco Gambedotti

67

DOSSIER BELLEZZA

FRA ESTETISMO ED ESTETICA

Anadela Serra Visconti

95

EVENTI

NOI C'ERAVAMO

Sposi ma non solo

Norman Academy

Gran Gala Malta

SMAC Fashion Award

Salerno - Atrani

Cilentum Pizza

Moda Show Stilisti

in Passerella - Bronte

Premio Moda Città

dei Sassi - Matera

114

ARTE

Paolo Sistilli

SPECIALE DONNE

E' INTELLIGENTE MA

NON SI APPLICA

Irene Pivetti

Marzia Roncacci

Cecilia Villani

Bianca Maria Lucibelli

Lorena Magliocco

Simonetta Lein

Roberta Razzano

Adriana Agostini

Claudia Ferrise

Diana Alexandroae

Bianca Imbembo

Rosa Maria Mondragon

77

coming:soon

LUI

PROTAGONISTI LEADER

Giuseppe Emilio Bruzzese

Giandaniele Battilà

Cesare Rossi

Luigi Gaglione

Alessandro Godoni

Alberto Moretti

Gianfranco Vastaroli

Omega Model

103

BELLA VITA

REMEMBER THE PIRATE RADIO

Leonardo Rececconi

Bruno Romano Baldassarri

Mario Mazzaferro

Willy Franquellucci

Fabio di Fabio

Stefano Castori

Nicolino Sassi

Fabio Castori

Fabrizio Eugeni

Sergio Menghini

Viola Valentino

Ph: Luca Esposito

antares

fendi

Da sinistra: il Generale Stefano Murace, il Consigliere Capo

Servizi del Quirinale Prof. Tito Lucrezio Rizzo e Valeriana Mariani

Presidente di Donna Impresa Magazine.

ROMA, CASA DELL'AVIATORE - PRESENTAZIONE

UFFICIALE DEL CENTRO STUDI STORICO MILITARE

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA DUCA D'AOSTA

Una nuova importante tessera si è aggiunta al composito mosaico di

iniziative e propositi cui ormai da anni si dedicano con impegno dirigenti e

sostenitori di Rinnovamento per la Tradizione Crocereale – Libero

Movimento per l’Italia. Dinnanzi ad un folto pubblico qualificato dalla

presenza di alte autorità militari e civili è stato infatti inaugurato in Roma il

Centro Studi Storico Militari “Emanuele Filiberto di Savoia Duca

d’Aosta M.O.V.M.”, che si onora dell’alto Patrocinio dell’Augusto nipote

del Duca Invitto, S.A.R. Amedeo di Savoia-Aosta, la cui applauditissima

presenza coronata dalla Sua nomina a Presidente Onorario del Centro

Studi, ha conferito alla cerimonia un meritato ed insostituibile valore. Il

battesimo del nuovo cenacolo culturale ha avuto luogo al Circolo Ufficiali

dell’Aeronautica ed ha visto la partecipazione di numerosissime

personalità del mondo militare, della cultura e dell’arte. Oltre 200 i presenti

invitati in sala, fra alti ufficiali delle varie Forze Armate che hanno ricevuto

un attestato di riconoscimento, fra questi: la dott.ssa Anita Garibaldi la

pronipote di Giuseppe Garibaldi, il Generale di Brigata Stefano Murace, il

Consigliere Capo Servizi del Quirinale Prof. Dott. Tito Lucrezio Rizzo, il

Prof.dott. Natale Santucci, neurochirurgo, il Prof. Dott. Giulio Tarro PhD

MD, virologo ed oncologo, la dott.ssa Paola Zanoni, il generale di Corpo

d’Armata A. Rocco Panunzi, il gen. di brigata Adolfo Pascarella, il prof.

Sergio Allegra editore della Gazzetta Romana, gli alti vertici di Croce

Reale il Presidente Giovanni Ruzzier, il Segretario generale Fabrizio

Nucera Giampaolo, i Vice segretari Fabio Cavallero, Gaetano Panico e

Marco Gussoni, delegati provinciali e regionali come Sergio Giacalone

ed il rappresentante ecclesiastico CroceReale don Riccardo Petroni, il

Delegato regionale RNT CroceReale dott. Vincenzo Cortese, il cav.

Teodoro Calvo. Grande è stata la soddisfazione della dirigenza,

soprintesa in qualità di Presidente dal Dott. Riccardo Giordani, e dei

delegati di RnT – Crocereale per questo nuovo importante traguardo.

INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANNA FENDI

Una donna che ti sorprende prima

ancora che per la sua sobrietà ed il

suo charme innati, per la

disarmante dolcezza e la gioiosa

semplicità con cui si pone nei

confronti del suo interlocutore.

Manager della splendida Villa

Laetitia, un albergo su

Lungotevere delle armi, a due passi

da Piazza del Popolo, che ha

restaurato e realizzato

personalmente curandone tutti i

minimi particolari ed a cui si dedica

anima e corpo con lo stesso

appassionato impegno, con la

scrupolosa attenzione, con

l’assoluta dedizione riservata un

tempo alle tessuti, ai colori, ai

materiali, ai modelli della sua

Maison che hanno dettato legge

nel campo dell’eleganza femminile

di tutto il mondo, così come

dell’interior design.

Anna Fendi e Valeriana Mariani


PH :Justyna Pawlowska e Guido Martirani - Make up : Elvira Meola

it makes

difference...

the

Percorsi professionali diversi ma sensibilità affini avvicinano il duo creativo che

ama spaziare nella cultura dell’immagine verso l’inventiva e l’originalità. La loro, è

una ricerca della bellezza orientata alla felicità. Obiettivo solo per gente tosta,

gente che ha capito una cosa: bisogna concedersi sempre una possibilità. O forse

più di una. Pierlorenzo e Marco, due tipi tosti, non tipi da “Mi chiedo cosa sarebbe

successo se…”.

di Valeriana Mariani

PIERLORENZO

BASSETTI

Amministratore e Direttore Creativo "Pierlorenzo Bassetti

Tessuti" in Via delle Botteghe Oscure 44 - Roma

T. +39 06 62206988 F.+39 06 6794779

www.pierlorenzobassettitessuti.com

mail: info@pierlorenzobassettitessuti.com

MARCO

GAMBEDOTTI

Amministratore di Italian Fashion Company e

Designer "Candies & Cakes couture" in Via delle

Botteghe Oscure 48 - Roma

T. +39 06 62206988 F. +39 06 6794779

www.candiescakescouture.com

mail: info@candiescakescouture.com

www.donnaimpresa.com 05


La cultura della "famiglia d'impresa" gioca un

ruolo molto importante nella socializzazione

dei valori e della cultura imprenditoriale, tanto

che assume spesso un ruolo determinante

nella decisione dei figli, di intraprendere il

percorso imprenditoriale all'interno

dell'azienda di famiglia, quasi mai per tentare

come in questo caso specifico, una propria

sfida. Diventare manager di se stessi significa

infatti assumere un atteggiamento di

responsabilità personale da riversare nella

quotidianità, nel proprio lavoro, nel personale

modo di guardare la vita. Una scienza, una

filosofia, una ideologia, chiamatela come

volete, molto ricercata da uomini, donne, nel

privato e nella vita professionale, che cercano

di scoprire a tutti i costi l'arte di sapersi gestire,

nella vita come nel lavoro. In poche parole,

l'arte di saper stare al mondo. E questa

particolare arte la si impara solo vivendo: non

esistono ricette o formule magiche, si tratta di

verificare se esistono motivazioni,

atteggiamenti, attitudini e capacità che,

insieme, orientano la volontà ad assumere il

rischio imprenditoriale. Per avere successo e

far sì che esso sia duraturo, vi deve essere

alla base un sistema di valori forte nel quale

siano presenti il lavoro, il merito, la

responsabilità, l’accettazione del rischio,

l’umiltà, la tenacia, la flessibilità, la correttezza,

l’onestà intellettuale ed umana. Poi severità e

determinazione ad affrontare le sfide che il

mondo impone senza cadere nella trappola

della spregiudicatezza. Ci sono modi e modi di

fare l’imprenditore, e qualunque persona può

esserlo di se stessa a prescindere da quale

mestiere faccia, perché tutto dipende da come

viene impostata la propria vita. Concludo

questa premessa con una frase di Goethe

“Qualunque cosa tu possa fare o sognare di

fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio,

potere e magia. Incominciala adesso”. Ed è

proprio questa intraprendenza per un’impresa

creata ex novo sbocciata sui valori di umiltà,

tenacia e passione trasmessi dalla famiglia i

cui punti di forza si radicano nella semplicità

ed una sana sfida al futuro, uno dei motivi che

mi hanno indotta a scegliere nelle persone di

Pierlorenzo Bassetti e Marco Gambedotti i

nostri protagonisti di copertina perché, chi ha

detto che per diventare imprenditori o

manager di successo bisogna essere

aggressivi e competitivi? Il modello di individuo

rampante e privo di scrupoli è tramontato da

un pezzo, sbiadito, come una lontana foto

ricordo, di un mondo d'altri tempi. Oggi, in

epoca di crisi, si riscoprono nuovi valori e

l'aggressività fa posto all'assertività: quel

particolare equilibrio emotivo che permette di

entrare in relazione con gli altri.

PH :Justyna Pawlowska e Guido Martirani - Make up : Elvira Meola

Pierlorenzo

Bassetti: una

galleria

d'arte e di

storia del

tessile made

in Italy nel

cuore di

Roma, che

scaturisce

dall' idea di

dare una

nuova

anima,

ancor più

eclettica e

originale, sia

nello stile che

nei materiali.

A TU PER TU CON PIERLORENZO

PierlorenzoBassetti

Tra artigianato, richiami alla tradizione e

contemporaneità, una passione per i tessuti da

sempre nel cuore di Pierlorenzo che oggi conferma

la sfida alla modernità aprendo un bellissimo

spazio espositivo in Via delle Botteghe Oscure 44,

una via nevralgica per lo shopping romano, uno

spazio in cui poter conoscere e valutare quelli che

da sempre vengono riconosciuti come autentici

gioielli del filato. L’occasione permette di

sperimentare nuove espressività stilistiche in

coerenza con le forti concezioni progettuali della

nuova azienda di cui Pierlorenzo è Direttore

Creativo e che porta il suo nome. La traduzione


“arte tessile” implica un sottaciuto di autentica, preziosa,

manualità artigiana: sogni e motivi di un'antica tradizione

sopravvivono immutati nella produzione di tessuti in una ricca e

varia produzione in cui ritorna il fascino e la bellezza di un'arte

millenaria. Pierlorenzo Bassetti, il viaggiatore romantico e

contemporaneo, icona di una filosofia che non disperde la

memoria ma la sostanzia di tecnologia e cultura del presente

attraverso una grande attenzione alla qualità della vita e al

capitale umano dell'impresa. Sempre attento a decifrare i

maggiori trend ed i cambiamenti sociali, Pierlorenzo ha acquisito

credibilità ed esperienza nell’industria tessile e della moda

attraverso importanti collaborazioni con i designer italiani ed

internazionali, nel mondo del cinema, del teatro e dello spettacolo

grazie a un dialogo ininterrotto con la professione che dura da

decenni. Dalle fibre ai filati, dai colori ai tessuti, la creatività è

ingrediente essenziale di ogni processo produttivo. Con

Pierlorenzo Bassetti prosegue la lunga storia che ha fatto

dell’azienda un leader indiscusso nel panorama nazionale ed

internazionale, la vocazione per le finiture di pregio, la cura per

ogni dettaglio, il gusto per il design elegante, raffinato e

funzionale non potevano non riversarsi anche in un marchio che

raccontasse la sua idea di stile: ed è così che dopo tanti

ragionamenti nasce il marchio Candies & Cakes couture: capi che

si trovano a loro agio in ogni ora della giornata; capi senza tempo

perché non si fermano alla leggerezza della moda ma cercano nel

bello continuità e ricercatezza.

Come nasce l'azienda Pierlorenzo Bassetti Tessuti?

Un'idea imprenditoriale nasce sempre dalla volontà di trasformare una

passione in mestiere. Nel mio caso poi, nasce nel momento stesso in

cui ho deciso di investire su me stesso, armato di coraggio e

determinazione in un periodo, commercialmente parlando, anche

critico, aprendo un negozio legato interamente al concetto di arte

tessile. Grande e piccola al contempo, Roma è la sede storica della

moda couture, dell’alta sartorialità, del teatro e del cinema, è luogo da

scoprire e da cui trarre ispirazione costante anche per me che ho

maturato una esperienza decennale in questi ambienti. Le produzioni

culturali, intese nella loro più ampia accezione, sono state infatti, e lo

sono tutt’oggi, un nodo nevralgico importantissimo della mia

esperienza; un bagaglio di conoscenza maturato attraverso eventi che

hanno inciso il proprio nome nella storia e nel costume italiani.

Esperienze che mi portano oggi ad altro obiettivo da raggiungere che è

quello di favorire una vera vocazione e moti-vazione a tutti coloro i

quali ricercano, nel bello, la qualità della tradizione. Acquistare un

tessuto "Pierlorenzo Bassetti Tessuti" significa portarsi a casa un po’ di

storia dunque, oltre che un tessuto di pregio e, non di meno,

difenderete il nostro preziosissimo made in Italy. Questa mia lunga

storia nel tessile e questo primo periodo di apertura della struttura

commerciale sita in Via Delle Botteghe Oscure al civico 44,

faticosissimi sebbene pure appaganti dal punto di vista più intimo, mi

hanno fatto capire quanto l’impegno, la dedizione e la passione per il

proprio lavoro siano fondamentali per costruire una solida

professionalità. Spero di riuscire a fare tesoro degli insegnamenti di

mio padre Antonio, e di mio nonno prima di lui, per poter realizzare con

la medesima passione un percorso personale che sia in linea con la

tradizione familiare, ma sia anche aperto alle nuove sfide del mercato

e al confronto continuo con i creatori di stile.

Quale, la peculiarità e il punto di forza principale della Pierlorenzo

Bassetti Tessuti?

Il punto di forza e la peculiarità penso risiedano entrambe nell'amore e

nella passione che riverso nel mio lavoro che mi portano ad indagare

la sequenza e la modalità inventiva, progettuale e operativa, che

concorrono alla formazione di ogni qualsivoglia prodotto tessile.

I tessuti “Pierlorenzo Bassetti” trasudano quel sentimento forte che

riverso in loro, e questo, i miei clienti, lo percepiscono. Mi piace

pensare che i miei tessuti siano qualcosa di più di un abile intreccio di

fili… mi piace pensare che essi posseggono un'anima impressa su di

loro: la mia.

E’ per questi motivi che la visione di Pierlorenzo Bassetti è

ritenuta tanto speciale?

Immagino di sì (sorride). L’azienda “Pierlorenzo Bassetti Tessuti” che

ho fondato e che rappresento è per un 25% cultura, un 25% anima, un

25% talento e un 25% stile. L’invito i miei clienti a lasciarsi sedurre

dalla mia filosofia, dalla mia vision, dall`affascinante cultura che

permea in profondità i tessuti che produco... Per questo uso la

metafora del “gene nell’abito”, un simbolo della nostra seconda pelle.

Questo gene riesce a far apprezzare alla gente la bellezza dei tessuti

più nobili, le tinte ed i disegni più raffinati. Il talento è una dote che ti

regala la Natura, non puoi ignorarlo. Puoi cercare solo di fare del tuo

meglio per manifestarlo. In uno sport può essere la capacità di

compiere un gesto con estrema spontaneità che ad altri risulta più

artificiale e difficile, nel mio caso il donare bellezza. E’ questo amore

smisurato per quello che faccio, l’ossequio nei confronti del patrimonio

di valori ereditati ed il rispetto nei confronti dei miei clienti a rendere

speciale la mia visione… la spinta a migliorarmi ed affinarmi, a puntare

sempre all’eccellenza.

La connotazione estetica e comunicativa del prodotto tessile ne

indica la collocazione e la riconoscibilità nel mercato...

Ritengo che un tessuto si definisca, oltre che per il suo valore

commerciale, anche e soprattutto per il suo messaggio culturale e non

di meno dal linguaggio innovativo capace di creare nuove regole

espressive e di sviluppo. Gli intrecci di questo fitto discorso poi, sono

infiniti, come le varianti possibili create dal design tessile che si colloca

a mezza via tra un’operazione culturale e un’operazione commerciale,

la ricerca artistico-estetica, l’orientamento dei consumi, l’utilizzo di

soluzioni sempre più sofisticate che riguardano sia le tecnologie che la

gestione delle risorse, dalla progettazione dei tessuti fino alla loro

distribuzione sul mercato e la regolamentazione di quest’ultimo.

Termini come biotecnologie, reti neutrali, sistemi esperti, ricorrono

sempre più spesso nella letteratura tessile, a riprova della forte

connessione con filoni di ricerca importanti e decisamente trasversali.

Quanto conta la coerenza?

Beh, per essere riconoscibili sul mercato bisogna innanzi tutto essere

coerenti. Coerenti con se stessi che poi diventa coerenza attraverso

quello che si fa, che nel mio caso è il lavoro certosino nei confronti di

tutto quello che realizzo... una cura quasi di altro tempo. Oggi il mondo

è assolutamente “fast” ma anche molto attento alla qualità, viviamo un

momento particolare in cui la massificazione ha portato

all’omologazione tuttavia penso che esista ancora chi sceglie un

prodotto ricercato, non solo innovativo nello stile ma soprattutto di

ottima qualità. La cura del dettaglio è una mia prerogativa oltre che del

Made in Italy, non riuscirei a pensare ad un mio tessuto senza queste

caratteristiche.

Ago e filo: si torna alla tradizione. Se è vero che la congiuntura

economica degli ultimi anni ha messo in difficoltà alcune case di

moda, le botteghe dei sarti godono invece di ottima salute.

Affidabili, capaci di soddisfare ogni desiderio, precisi, gli

specialisti dell’abbigliamento su misura sono sempre molto

richiesti. Di più, c’è un vero e proprio ritorno alla tradizione di

acquistare il tessuto per confezionarsi degli abiti in casa: una

tendenza o una necessità legata al particolare momento storico

che impone austerità nei consumi?

Entrambe, presumo. Negli ultimi anni c’è stato un grosso ritorno

all’acquisto del tessuto per realizzare i capi che solitamente non si

riescono a trovare come li desideriamo e quindi può diventare sia un

momento divertente il poter scegliere un tessuto e crearsi un outfit

personalizzato a seconda del proprio gusto, che in parallelo,

rispondere alla richiesta di ponderatezza suggerita dal vivere

Una galleria d'arte e di storia del tessile made in Italy nel cuore di Roma in Via delle Botteghe Oscure

al civico 44 che nasce dall’idea di dare una nuova anima, ancor più eclettica e originale, sia nello stile

che nei materiali, all’arte manifatturiera, una delle attività più antiche con cui l’uomo ha dato forma alla

propria sensibilità creativa. Un atto d’amore che attinge al passato per proiettarsi nel futuro: nessun

gusto passatista, ma il bisogno di riscoprire, attraverso i colori, le fantasie, le stampe, una vena creativa

tipicamente italiana che sembra invece essersi esaurita proprio tra le nuove generazioni di competitor.

La ricerca dei tessuti, che diventano fonte di ispirazione, è dunque una parte fondamentale del lavoro di

Pierlorenzo


Bassetti, che cura personalmente ogni aspetto, seguendo tutti i processi di sviluppo.


il processo creativo?

Il web e le nuove tecnologie fanno parte integrante del nostro quotidiano e

sono fondamentali per raggiungere e connettersi ad altre realtà, per poter

condividere anche il proprio lavoro e ampliare il proprio business usando

ogni mezzo di comunicazione in particolare anche i social network che

ormai fanno parte della nostra vita quotidiana… l’importante a mio avviso

e’ non esagerare, il contatto umano è quello che preferisco.

Ogni uomo, fin dalla nascita, mette la propria epidermide a contatto

con prodotti di natura tessile, o comunque a base di fibre,

considerazione che può sembrare scontata, ma corrisponde a un

fatto reale, che deve far valutare il rapporto tra tessile e salute come

una grossa opportunità per le aziende, al fine di stimolare

l’evoluzione dei loro prodotti verso nuovi contenuti e nuove aree di

mercato…

In estrema sintesi possiamo dire che, storicamente, vi è stato un continuo

affinamento dei prodotti tessili, passati dal soddisfacimento dei bisogni più

elementari (coprirsi, proteggersi...) ad una ricerca del bello, che li ha

portati ad assumere valenze legate allo status sociale e alla moda. Solo in

tempi recenti il focus dello sviluppo si è concentrato sulla funzionalità e

sulle performance, in termini, ad esempio, di comfort e di sicurezza, senza

per questo rinunciare ai contenuti estetici. A partire da questo assunto

possiamo dunque asserire che la nuova frontiera consiste nella messa a

punto di prodotti non solo belli e pratici, ma anche intelligenti e interattivi,

capaci cioè di leggere i nostri bisogni e di modulare la risposta al mutare

delle esigenze, contribuendo così al benessere e alla salute

dell’utilizzatore. Con l’avanzare delle tecnologie in questi ultimi anni si

possono ottenere delle fibre naturali che rispettano l’ambiente e l’uomo in

particolare, tessuti ecologici dal cotone al bamboo o alle fibre di rose

purtroppo però su questo tipo di prodotto che soddisferebbe molti

consumatori ecosostenibili i costi sono molto proibitivi ed e’ per questo che

questa tipologia di tessuti sono destinati ad un pubblico di nicchia.

Il vestiario è dunque la nostra seconda pelle. Ci tiene al caldo e ci

protegge. Di più, gli abiti raccontano di noi, chi siamo, la nostra età,

di che sesso siamo, il nostro status, la classe sociale di

appartenenza, la cultura, la religione, il nostro orientamento politico,

l’appartenenza a un gruppo piuttosto che a un altro, i nostri gusti

personali…

Proprio perché il vestiario è la nostra seconda pelle è molto importante,

per quanto sia possibile, indossare capi di qualità magari scegliendo con

più oculatezza ciò che si acquista. E’ anche una responsabilità del

consumatore orientarsi verso prodotti di qualità e oggi può farlo

conservando integro il proprio gusto personale.

I prodotti fatti in Italia subiscono la fortissima concorrenza dei

prodotti realizzati in Paesi a basso costo di manodopera, di bassa

qualità e privi delle più elementari limitazioni all’impiego di sostanze

nocive. In molti Paesi stranieri (Cina compresa) esistono all’ingresso

laboratori enormi che controllano parametri qualitativi e chimici su

ogni lotto di produzione proveniente dall’Italia. Al contrario, sui

prodotti che da quegli stessi Paesi arrivano in Italia, noi non

facciamo alcun controllo, nemmeno di nocività per la salute...

Se produco in Italia, oltre a sopportare costi energetici e di manodopera

elevati, devo sottostare a leggi severe che mi impongono sicurezza,

rispetto dell’ambiente, prodotti sani e divieti per certe sostanze coloranti e

chimiche. Se invece quei prodotti li importo da lontano, taglio gran parte di

costi e occupazione e ho ben pochi vincoli anche se compro in Paesi

“disinvolti” in fatto di sicurezza, ambiente e nocività delle sostanze

coloranti e chimiche applicate. La sfida della globalizzazione dunque va

accolta ma dobbiamo tener conto che il mercato è talmente complesso e

sfaccettato, che ogni cliente ha una logica diversa, non di meno

dobbiamo abituarci al fatto che il prodotto è importante ma va abbinato a

prezzo e servizio…

“La vera bellezza, dopo tutto, sta nella purezza di cuore” dice

Gandhi… vero è però che nella società contemporanea sentirsi al

meglio ed apparire al meglio oltre ad essere un must di riferimento al

quale non possiamo sottarci “Essere belli fuori per sentirsi bene

dentro” diventa dunque binomio inscindibile?

E’ sicuramente inscindibile imposto a volte da quello che ci circonda ma la

Nella foto: Pierlorenzo con il figlio Leonardo Bassetti

AntonioBassetti

"La mia storia

nell’azienda di famiglia

inizia quando ancora

ero giovanissimo.

Appena ventunenne

infatti sono stato

chiamato ad affrontare,

assieme a mio padre

Lorenzo e mio zio

Giuseppe che avevano

decretato in me il

successore della

tradizione Bassetti,

questa nuova e

rischiosa avventura: il

commercio dei tessuti a

Roma in Via delle

Botteghe Oscure n.27

n.29 (ora questi locali

fanno parte della Cripta

Baldi). Era la domenica

del 7/6/1953, lo ricordo

come fosse ieri. Così

come rammento che gli

inizi furono molto duri in quanto ci andavamo ad inserire nel commercio di

tessuti romano dove già dettavano legge i nostri futuri concorrenti. Mio padre

mi aveva già preparato alle tante difficoltà da affrontare quando mi chiese di

aiutarlo a provvedere al mantenimento anche dei miei fratelli più piccoli di 10 e

8 anni, cosa che accettai di buon grado per la dimostrazione di fiducia che mio

padre aveva in me. Fu cosi che mi dedicai anima e corpo al lavoro senza mai

lamentarmi perché si lavorava dalla mattina presto alla sera tardi. E così ,

briciola dopo briciola, sono riuscito ad avviare il nuovo negozio romano.

Rimanemmo nei locali di Via delle Botteghe Oscure fino al maggio del 1959 per

trasferirci in corso Vittorio Emanuele. Nel corso degli anni ho avuto l'intuizione

di cercare ispirazione laddove si decideva la moda in maniera da essere

sempre informato sulle tendenze; è stato in quel periodo che ho avuto il

privilegio di conoscere la signora Clara Centinaro, creatrice di abiti di alta

moda, la quale non senza molte ore di anticamera, ha accettato di realizzare le

sue collezioni con i tessuti da me presentati aprendomi di fatto la strada per

l’alta moda e presentando i miei tessuti negli ambienti più prestigiosi di quel

periodo. In seguito, tra il 1960 e il 1972, anche mio zio ed i miei fratelli

entrarono a far parte dell'azienda di famiglia. Oggi sono i miei figli Pierlorenzo

ed Anna Maria, ad affrontare una nuova rinascita, di nuovo in Via delle

Botteghe Oscure 44, l’ennesima sfida volta a dare continuità alla lunga

tradizione di famiglia e che, sono certo, sarà per me, grande motivo di

orgoglio."

RITRATTO DI FAMIGLIA

cosa importante e’ non smarrire la propria personalità. Il vestire ci permette di

esprimere e comunicare la propria natura anche uno stato d’animo scegliendo un

colore a seconda del proprio umore ci permette di essere unici, di narrare la

nostra unicità. Una necessità dunque per sentirsi bene con se stessi e con gli altri.

Mi piace giocare con la moda da sempre e non potrei farne a meno.

Dicono che il processo creativo cominci con tanto caffè e tanta angoscia.

Bisogna raggiungere dentro di sé e poi vagliare innumerevoli pensieri e

idee prima di trovare quella storia giusta, che ha bisogno di essere

condivisa…

Il mio processo creativo è un po’ anomalo in quanto non mi ritengo solo un

imprenditore in realtà devo destreggiarmi come se dovessi avere due personalità.

Mi sono sempre occupato di moda e il mio percorso artistico mi ha portato a

Nella foto: Antonio Bassetti con il figlio Pierlorenzo


collaborare con tantissimi fotografi e stilisti di tutto il mondo, cinema

teatro e tv e arredatori d’interni, consulenze di ogni genere, la

passione per la musica realizzando progetti e compilation dedicate al

mondo della moda... tutto questo mi ha portato ad essere la persona

che sono oggi, mi ha aiutato e arricchito molto e mi ha permesso di

lavorare con tranquillità a lungo termine. Le mie intuizioni a volte non

le so’ spiegare neanche a me stesso… anticipo troppo le tendenze e il

tempo mi conferma che non mi sbagliavo, che ciò che visualizzo nella

mia mente per qualche strano e straordinario meccanismo si avverano

e arrivano al grande pubblico; questo mi capita anche con i colori delle

stagioni… sento attrazione per dei colori che inserisco nella mia

selezione delle collezioni di tessuti e poi, come per magia, quel

determinato colore mi conferma che tutto quello che avevo pensato è

diventato realtà da condividere con gli altri.

Sei partito alla stra-grande con eventi che hanno riscosso

l’attenzione del grande pubblico oltre che dei media nazionali ed

internazionali. Prossimi passi?

Lavorare sempre con grande impegno e dedizione poter crescere

insieme a tutti coloro ai quali credono nel nostro progetto e

collaborano alla sua realizzazione quotidianamente.

Se dovessi ringraziare qualcuno, chi sarebbe?

Ringrazio mio padre Antonio che mi ha insegnato i veri valori della vita

e mi ha trasmesso la passione per questo mestiere così di tradizione

nella nostra famiglia.

Quanto ritieni importante padroneggiare gli strumenti linguistici e

le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per

interagire nei contesti di vita e di lavoro?

Oggi è necessario poter comunicare e trovo fondamentale potersi

esprimere ed entrare in empatia con il nostro interlocutore, a volte

basta solo una piccola cosa nel sapersi rapportare e confrontare ci

permette di aprire nuove opportunità importanti per il nostro lavoro.

Se fossi un tessuto, quale saresti?

Sicuramente cashmere… caldo e avvolgente capace di riscaldarci con

la sua leggerezza e qualità.

Quali sono le tre cose che ti hanno cambiato la vita?

In assoluto mio figlio Leonardo che e’ il mio orgoglio di vita; un ragazzo

pieno di idee sempre attento a ciò che lo circonda e soprattutto molto

esigente con se stesso il che lo porta a spingersi sempre al limite. Ha

una grande capacità di autocritica nel sapersi migliorare e superare gli

ostacoli a cui e’ sottoposto... in molte cose mi rivedo in lui (sorride)…

l’incontro con Marco Gambedotti che ha completamente capito la mia

personalità e ha saputo incastrarsi alla perfezione per affrontare

questa nuova avventura insieme e la terza, la moda, amore a prima

vista.

Qualcosa di urgente da suggerire al mondo?

Di non rimanere fermi il sistema a volte ci anestetizza ed e’ proprio per

questo che dobbiamo reagire darci da fare per che nel mondo ci sono

menti geniali soprattutto in Italia in tutti i settori… il popolo italiano così

ricco di cultura e grandi capacità deve scegliere di cambiare, trovare la

forza e la determinazione di uscire da questa fase di stallo che ci sta

opprimendo. Scegliere… un verbo la cui etimologia può farci riflettere

sull’essenza di questa azione… E’ un termine che deriva dal latino

“Ex- eligere” e letteralmente significa “separare la parte migliore di una

cosa dalla peggiore – eleggere ciò che sembra meglio”. La scelta è

quel moto dell’anima che ci dovrebbe far prendere la direzione giusta

e andare incontro a ciò che è migliore per noi. Riuscire a connettersi

alle proprie motivazioni più profonde ed a ciò che ci riesce più naturale

fare, ai nostri talenti, potrebbe aiutarci a compierne di migliori.

Domanda di rito: Pierlorenzo, come nasce la collaborazione con

“Candies & Cakes couture”?

Pierlorenzo con Marica Flora

NELLE FOTO: Sempre bellissima, con un total look black, Claudia Cardinale ha

presentato al Teatro Centrale Carlsberg di Roma “Signora Enrica” la pellicola di Ali Ilhan,

girata tra Rimini e Istanbul e che la vede recitare accanto alla giovane Lavinia Longhi; Prima,

voluta e promossa da Pierlorenzo Bassetti, titolare dell'azienda di cui è titolare e che porta

il suo nome, e da Marco Gambedotti, amministratore di Italian Fashion Company e

designer del nuovo brand Candies & Cakes couture. Tanti i volti noti che sono intervenuti

all’evento: una scintillante Valeria Marini, Rosalinda Celentano, Simona Borioni,

Gabriele Rossi con la fidanzata Desiree, Gianfranco Terrin, Dana Ferrara,

Monica

Scattini, Ilaria De Grenet e molti altri ancora. Gli ospiti, dopo la proiezione, hanno potuto

gustare un prelibatissimo banchetto composto da prodotti tipici offerti dallo storico Pastificio

F.lli De Carlonis di Campofilone (Fm) annaffiati dal vino prodotto dal Tenente Colonnello

Daniele Mocio, famoso meteorologo della tv.

Pierlorenzo Bassetti e Marco Gambedotti con alcuni degli ospiti; da sinistra: Monica Scattini , Dana Ferrara , Wendy D. Lewis,

In basso: Rosalinda Celentano e Simona Borioni, I giornalisti Paolo Di Mizio TG5 e Marzia Roncacci RAI 2

Pierlorenzo e Marco con

Valeria Marini

Nasce dall’incontro con Marco Gambedotti, un creativo puro. La nostra collaborazione è complementare

in quanto come per altri designer con cui collaboro, curo la parte tessile ed identifico il processo di

Marco riflesso nel tessuto cercando di entrare in connessione, di capire il gusto lo stile che in quel

momento la collezione deve avere a seconda del designer che ho di fronte. Entro a far parte integrante

dell’intero progetto creativo rispettando il genere a cui mi devo attenere per far sì che collezione diventi

tessuto da applicare. “Candies & Cakes couture” è un nome che racconta l’essenza di un’idea, un’idea

fondata sul cambiamento, sulla passione, la ricerca di un’espressione capace di racchiudere un modo

diverso di fare moda. Ricerca e sperimentazione sono le nostre parole d’ordine, non ci fermiamo mai.

L’ultima domanda, qual è la tua ricetta per stare bene?

Contornarsi delle persone che ami mi rivolgo ai miei amici che fanno parte della mia vita che ti

sostengono quando ho bisogno e non finirò mai di ringraziarli e soprattutto vivere la vita a pieno perché

non sai mai cosa ti riserva il futuro, godersi ogni istante.


NEW

FABRICS

SHOP

Marco Gambedotti, Federica Scialanga

e Pierlorenzo Bassetti

Anteprima esclusiva a Roma,

nell'affascinante Teatro

Centrale Carlsberg, per il nuovo

film di Claudia Cardinale a

sostegno dell’eccellenza Made in

Italy; iniziativa promossa

dall'imprenditore Pierlorenzo

Bassetti edaMarco

Gambedotti ."Signora Enrica" ,

opera prima del giovane regista

Alì Ilhan, che ripercorre le fasi di

un incontro che ha segnato

profondamente la sua vita:

quello con la signora Enrica, per l'appunto, ruolo magistralmente

interpretato dalla Cardinale, una delle indiscusse icone del cinema

nazionale ed internazionale. A promozione della pellicola in quel di

Roma, i fratelli Annamaria e Pierlorenzo Bassetti che oggi

detengono le redini della nuova realtà imprenditoriale "Pierlorenzo

Basseti Tessuti" e l'imprenditore Marco Gambedotti Amministratore

di Italian Fashion Company e designer del nuovo brand " Candies &

Cakes couture", ai quali va un sentito, meritatissimo plauso, per

l'impegno profuso nella promozione delle eccellenze italiane negli

ambiti della moda, del cinema, dell’editoria e dell’arte. Nell’ampio e

luminosissimo spazio di Via delle Botteghe Oscure 44 e 48 a Roma,

sede di Pierlorenzo Bassetti e di Marco Gambedotti, si

alterneranno di volta in volta eventi dedicati alla promozione di giovani

talenti. Di seguito una piacevole carrellata dei momenti più significativi

dell'evento il cui impeccabile svolgimento ha visto la consulenza

artistico-tecnica di Marco Martorelli.

PH Make up

:Justyna Pawlowska e Guido Martirani - : Elvira Meola

MarcoGambedotti

Candies &

Cakes couture

è il nuovo

brand di

Marco

Gambedotti

l’innovativo

designer che

oggi coniuga

Food &

Fashion, colui

che esorta a

vivere le

proprie

creazioni

prima

immaginan -

dole...

A TU PER TU CON MARCO

Le cose fatte con amore si capiscono al volo, non

necessitano spiegazione o chiarimenti. La loro

genesi è lampante. La loro storia è semplice, come

semplice è ogni progetto che poggia su basi solide.

Marco Gambedotti è un personaggio molto lontano

dagli schemi della moda e da una classica idea di

glamour: la sua ricerca è impostata sulla cura nei

dettagli e nella qualità di un progetto consapevole

del tempo in cui ci troviamo a vivere. Potremmo

paragonare la ricerca del suo stile al gioco russo

delle matrioske, le bambole di legno di diverse

dimensioni che si aprono e stanno una dentro

l'altra: solo dopo aver aperto ed estratto tutte le


ambole si arriva alla fine del gioco, cioè alla bambola

più piccola, l'unica che rimane intera, il nocciolo della

questione. Ma tenete presente che il gioco

perderebbe gran parte del suo fascino se non fosse

considerato nella sua completezza: sono tutte le

bambole, nel loro insieme (insieme contenuto dalla

prima e più grande) che formano il gioco. È il perfetto

incastro di tanti elementi uno dentro all'altro che

rende unica ed originale anche la loro totalità. Totalità

che prende il nome di “Candies & Cakes couture”, il

nuovo brand di Marco Gambedotti, l’innovativo

designer che oggi coniuga Food & Fashion, colui che

esorta a vivere le proprie creazioni prima

immaginandole...“Ssshh!!!” ... Provate a chiudere gli

occhi ... seguite l'istinto ... immaginate di camminare

su una tavolozza fatta di colori primari ... come in un

quadro il rosso, il blu si mescolano e danno vita a

pennellate di arcobaleno. Eccole!! Sono le parole

giuste “Candies & Cakes couture”, una collezione

tutta da vedere e gustare, ricca di abiti ed accessori

dalle linee pulite ed essenziali. Essenziali, come un

sogno. Già, perché prima ancora che un laboratorio di

sartoria creativa e artigianale, “Candies & Cakes

couture” è un viaggio fantastico, è arte e visione

onirica, è un insieme di sfumature che nascono da ciò

che Marco ama e sente nell’intimo. Ed è proprio nel

sogno che l’abito compie la sua sperimentazione, che

si carica di verità e funzione in quanto l’abito venuto

dal sogno ha compiuto il collaudo sensoriale. Tessuti,

fibre, materiali, stampe e decorazioni sono curati nei

minimi particolari, creando movimenti fluidi e

armoniosi che ci guidano attraverso il percorso

chimerico del nostro giardino interiore. La donna

“Candies & Cakes couture” è vestita di tutto punto

con abiti sfarzosi, semplici ed eleganti sia nella linea

couture che nel tempo libero senza mai trascurare la

sua femminilità e le sue esigenze. E’ una donna senza

età, ma ha passione e voglia, curiosità e interesse,

una donna a cui piace la qualità e preferisce abiti che

non la definiscano, ma che la aiutino a delineare un

proprio stile. Una donna a cui piace giocare con il

proprio look. A condire il tutto è il rigoroso rispetto

del Made in Italy a garanzia del quale la collezione

viene interamente realizzata con tessuti prodotti dalla

nuova azienda di tessuti di Pierlorenzo Bassetti,

indiscutibile detentore del primato di eccellenza per

qualità dei materiali e pregio della manifattura italiana

il quale, in piena sinergia con Marco Gambedotti, ha

aperto i battenti nel nuovo, bellissimo, spazio

espositivo di via delle Botteghe Oscure. Marco

Gambedotti, la napoletanità nel sangue ma romano di

adozione, è l’elemento di continuità e di rottura; è

colui il quale, attraverso una ricerca artistica da

sempre giocata in un campo dove arte visiva e moda

si confondono, sperimenta il nuovo sulle basi della

tradizione: il fascino della mobilità, leggerezza e glam

si sostanziano di quel senso etico del consumo ed

eleganza senza tempo rappresentato dai principi

ereditati dalla descrizione dei grandi sarti partenopei.

Caratteri che Marco intende trasmettere in ogni suo

modello con tutta la forza della sua terra negli occhi e

nelle mani. C’è poco da fare: quando la passione e la

creatività si esprimono al meglio, il risultato comunica

gioia autentica percepibile da tutti i sensi, a cui non si

può restar indifferenti…

E’ Corretto definirti Fashion Styling, Marco?

Non saprei, in realtà trovo che sia limitativo rimanere

relegato in ruolo definito ed identificato da un etichetta

precisa, diciamo che mi si addice maggiormente la

definizione di “designer ad ampio spettro” consentendomi

così una maggiore libertà d’azione.

Candies & Cakes couture è un brand per chi, nel

tempo libero e nelle attività professionali che

consentano l’abbigliamento informale, predilige

indossare capi sportivi, moderni e di qualità, a prezzi

accessibili. È dedicato a persone dinamiche,

contemporanee e aperte al mondo che cambia: una

filosofia peculiare della nostra epoca.

Mi fa molto piacere costatare che hai colto a pieno il

senso della collezione che per l’appunto coniuga il food e

fashion come elementi comuni della quotidianità

attraverso i quali ognuno di noi afferma il proprio modo di

essere, quante volte abbiamo sentito dire, o noi stessi

diciamo, di altre persone che sono molto dolci o piccanti o

addirittura acide terminologie propriamente derivanti dal

senso del gusto ma attraverso le quali identifichiamo ed

affermiamo quotidianamente in qualunque momento della

giornata, le nostre diverse identità.

Dove trovi le ispirazioni per le tue collezioni?

Osservo sempre con attenzione tutto ciò che mi circonda,

ultimamente mi sono reso conto che ciò che mi circonda

maggiormente sono proprio le persone, mi piace molto

indagare la natura dei rapporti umani, spesso mi ritrovo a

disegnare pensando che ciò che sto per realizzare

piacerà sicuramente ad una persona che conosco e

probabilmente essa stessa è stata inconsapevolmente

fonte di questa ispirazione. Anche attraverso la fotografia,

altra mia grande passione, cerco di catturare il momento

in cui il soggetto nella sua inconsapevolezza fa trasparire

il vero carattere scevro dal contesto che lo circonda.

Come, a parer tuo, Marco, le nuove tecnologie e il web

hanno cambiato il processo creativo?

L’innovazione tecnologica non ha tanto modificato il

processo creativo quanto lo ha amplificato, credo che

l’elaborazione della creatività avvenga in ognuno di noi in

maniera diversa attraverso il filtro delle proprie emozioni,

della propria sensibilità e del proprio bagaglio culturale ed

esperienziale. Internet ed i social network offrono una

finestra sul mondo in tempo reale e sicuramente sono un

ampio spunto di riflessione ma rimangono solo uno dei

mezzi attraverso il quale la nostra sensibilità può dare il

via al processo creativo.

Quali sono le tre cose che ti hanno cambiato la vita?

Un brutto incidente d’auto che mi ha fatto capire che la

vita è un bene preziosissimo e che bisogna viverla a

pieno, prenderla a morsi, prendendo tutto il buono che ha

da offrire, alle volte pretendendolo e sempre ricambiarlo

con ciò che di buono abbiamo da offrire noi. L’assurda

scoperta della consapevolezza che non esistono cose che

possano cambiarti la vita quando sei abbastanza forte da

essere tu stesso il fautore del tuo destino e di

conseguenza sei tu a cambiare la tua vita. L’incontro con

Pierlorenzo Bassetti attraverso il quale riesco a dare

corpo alle mie creazioni.

Ogni uomo, fin dalla nascita, mette la propria

epidermide a contatto con prodotti di natura tessile,


come laboratorio per il confronto e la crescita dei nostri talenti con l’estero.

Il vestiario è la nostra seconda pelle. Ci tiene al caldo e ci protegge. Gli

abiti raccontano di noi, chi siamo, la nostra età, di che sesso siamo, il

nostro status, la classe sociale di appartenenza, la cultura, la religione, il

nostro orientamento politico, l’appartenenza a un gruppo piuttosto che a

un altro, i nostri gusti personali.

Eppure c’è chi dice che l’abito non fa il monaco e troppo spesso ha ragione, gli

abiti possono anche trasformarci in ciò che non siamo e tutto questo non

sempre è un male se preso come un gioco, ma una cosa è vera … gli abiti

raccontano di noi. Spesso ci mostrano proiettati in ciò che vorremmo essere,

raccontano i nostri desideri e le nostre passioni, spesso ci nascondiamo dentro

gli abiti per timidezza ed altrettanto spesso sono così succinti da consentire a

forme sinuose e prorompenti di dare bella mostra di se ma da sempre parlano

di chi li indossa.

“La vera bellezza, dopo tutto, sta nella purezza di cuore” dice Gandhi…

vero è però che nella società contemporanea sentirsi al meglio ed

apparire al meglio oltre ad essere un must di riferimento al quale non

possiamo sottarci “Essere belli fuori per sentirsi bene dentro” diventa

dunque binomio inscindibile?

Parole sante quelle di Gandhi e concettualmente molto vere ma la realtà

occidentale impone spesso dettami diversi … credo che ben pochi occidentali

aspirino alla povertà economica in cambio della ricchezza di spirito … come in

tutte le cose credo che ci sia bisogno del giusto equilibrio. La cosa

imprescindibile di quando si indossa un qualsiasi abito è sentirsi a proprio agio

la nostra personalità farà il resto. L’abito deve solo rispettare le esigenze di chi

lo indossa sottolineando stile ed eleganza della persona.

Dicono che il processo creativo cominci con tanto caffè e tanta angoscia.

Bisogna raggiungere dentro di sé e poi vagliare innumerevoli pensieri e

idee prima di trovare quella storia giusta, che ha bisogno di essere

condivisa…

Per fortuna non è così per tutti, non nego di consumare innumerevoli tazze di

caffè nè di averne passate di cotte e di crude nella vita ma sinceramente

l’angoscia è un sentimento che poco mi appartiene. Lavoro molto sulle mie

idee ma queste raramente scaturiscono da stati di depressione o solitudine

anzi sono per lo più il frutto di gioie condivise, di una serenità d’animo che

custodisco gelosamente.

La tendenza/stile che vorresti tornasse in voga?

Non credo che ci sia uno stile o una tendenza particolare che prediligo, ogni

periodo della moda ha delle caratteristiche ben definite e giuste per il loro

tempo. Personalmente sono per le linee definite, per le forme essenziali che

mettano in risalto la figura consentendo al tessuto di essere co-protagonista

dell’abito in perfetta sinergia con la persona che lo indossa.

Se dovessi ringraziare qualcuno, chi sarebbe?

Di certo ringrazio mio padre che con non poca pazienza, ha saputo trasmettere

a quel bambino curioso che ero la passione per le belle arti, l’educazione visiva

e la progettazione grafica, lo ringrazio per quell’angoletto ritagliatomi nel suo

studio dove ero libero di pasticciare a mio piacimento consentendomi così di

dare ampio spazio alla mia creatività, lo ringrazio anche per avermi insegnato

ad andare in bicicletta infondendomi quella fiducia in me stesso che oggi

contribuisce a farmi essere la persona che sono.

Quanto ritenete importante padroneggiare gli strumenti linguistici e le

tecnologie dell’informazione e della comunicazione per interagire nei

contesti di vita e di lavoro?

Le nuove tecnologie sono di certo utilissime in questi contesti in quanto

consento lo scambio di informazioni in tempo reale ed in qualsiasi luogo.

E se non avessi fatto il designer cosa avresti fatto?

Bella domanda, nella vita mi è capitato di svolgere molti lavori tra i più disparati

e talvolta poco attinenti al mondo della moda o del design ma in ognuno di

questi sono sempre riuscito a trovare un risvolto nel quale potevo dare sfogo

alla mia creatività forse perché penso che una vena artistica sia insita in ogni

essere umano basta solo saperla coltivare e trovare l’elemento catalizzatore

per far si che la propria creatività scaturisca trovando la giusta applicazione.

L’ultima domanda, qual è la tua ricetta per stare bene?

In questo mi ritengo un fortunato, ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace al

quale posso dedicare gran parte della mia giornata senza risentirne troppo e

nel tempo libero, aimè sempre meno, dare spazio agli affetti personali. Ogni

tanto un giro sulle montagne russe e gridare a squarciagola mi fa molto bene !!

Nicola Gambedotti con il figlio Marco

La sicura identità

Nicola Gambedotti

Biografia

Nicola Gambedotti è nato ad Urbino (a Roma non è mai

vissuto) nel settembre del 1931 ed ha compiuto il ciclo di

studi nella stessa città presso l' Istituto Statale d'Arte per

la "Decorazione e Illustrazione del Libro", conseguendo

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l'abilitazione all'insegnamento delle tecniche

dell'incisione. Ha insegnato a Napoli come titolare della

cattedra di progettazione (arte della stampa) presso

Tre opere dell'artista .

Nicola Gambedotti

In alto "Le streghe" a seguire il

"Don Chischiotte" e il "Beone"

l'Istituto Statale d'Arte F. Palizzi. La sua attività artistica

ha inizio nel 1952. Da allora è frequentemente presente

alle più importanti rassegne di pittura e di grafica sia in

Italia che all'estero. Numerose personalità dell'arte e della

cultura si sono interessate al linguaggio pittorico di

questo artista arricchendo il suo curriculum di preziosi

cenni storici. Nel 1954 si aggiudica il 1° Premio alla 2ª

Biennale Nazionale

Dalla Critica, liberamente tratti:

"....Ed il viaggiatore di cose d'arte ha certo seguito, sin

dagli anni Sessanta, il giovane artista di nome Nicola

Gambedotti, per meglio sapere come avviene, quando

avviene e perché avviene questo transfert nelle ucronìe e

nelle utopie dell'accidentato circostante simbologico. La

risposta che ne ha avuto è stata illuminante certo, ma

non tanto da accendere la luce su tutto il camminamento

dell'operazione artistica, che in Gambedotti ha dei tratti di

superficie ma anche dei camminamenti sotterranei che

l'artista compie ogni giorno nella sua "isola di terra"

mentale, per raggiungere i suoi personaggi. Per cui il

lettore di queste note è invitato cortesemente a

soffermarsi con estrema attenzione sulla decriptazione

delle opere: questo intramare armi e cavalieri, questo

evocare dame e amori, questo offrire a esseri e oggetti la

ieratica epopea dell' istrionismo. Niente da più chiaro che

il silenzio della storia....." Donato Conenna, dal volume

“Ricambio generazionale. Dopo il Novecento”

"....Le opere di Gambedotti si caratterizzano tutte per le

proprietà di una sorta di "quarta dimensione"; quella

narrativa. Le sue raffigurazioni, lungi dal cogliere

situazioni statiche, si presentano come storie complete,

con un inizio, uno sviluppo e un epilogo; leggende che

l'artista racconta su tela utilizzando il pennello con la

stessa maestria con la quale un buon narratore userebbe

la penna...." Domenico Raio dal giornale “Le Verità”.

"....Intanto c'è l'eccezionale perizia di un eccezionale grafico. E l'incommensurabile carica di una

fantasia, che pure risulta radicata nella convincente e storica realtà. È l'ambigua capacità ad

alimentare una poetica fatta di illusioni e di teatralità. E l'istintiva predilezione per la simbologia.

E la sapiente, sconcertante costruzione di improbabili architetture. E la convinta rinuncia a

qualsivoglia protagonista a vantaggio di una rappresentazione corale, di una scena traboccante

di figure, meccanismi, armamenti di ogni genere, corazze, scettri, accessori vari, minuterie

fantastiche...." Nino D'Antonio, cataloghi Mostra Personale "Passato, presente e futuro".

".....In tutto questo si trova l'uomo. Ecce homo! Un uomo, oppure strade o vicoli. Il suo aspetto, in

particolare nel viso, è duro senza individualità...." "....L'idea diventa quadro, senza intenzioni

letterarie. L'espressione di Gambedotti e tutta da vedere". Friedhelm Rottger, in occasione della

mostra alla Kunstgaiene Esslingen.


PIERLORENZO BASSETTI TESSUTI Via delle Botteghe Oscure 44 ROMA _ www.pierlorenzobassetti.com - CANDIES&CAKES couture 48 _ http://www.candiescakescouture.com

immediate rivelazioni


Cosa conferisce ad una società l’attributo di “mistico”? La sua filosofia di business, la struttura

operativa o la famiglia fondatrice? Nel caso di Pierlorenzo Bassetti, amministratore della

nuova realtà imprenditoriale che porta il suo nome, tutte e tre. Si tratta di un processo in

costante evoluzione dove si coltiva l’ambizione di creare tessuti che parlino il linguaggio antico

dell’eleganza e del buon gusto. Tessuti pregiati si susseguono allineati nelle stanze di uno

storico palazzo situato in Via delle Botteghe Oscure 44. Srotolati sui banconi i tessuti

raccontano la magia delle confezioni d'alta moda, dei tessuti da sposa declinati in ogni

espressione, così come quelli per la sartoria maschile. Grande spazio è dedicato ai tessuti per

l'arredamento e alla biancheria per la casa. Pierlorenzo Bassetti Tessuti conserva oggi intatta

l'alta qualità che ha fatto di questa azienda un punto di riferimento per una infinita moltitudine di

giovani talenti della moda così come per le griffes consacrate a livello internazionale. Altrettante

le premesse in materia di business, struttura operativa e famiglia d'arte Marco Gambedotti

amministratore di Italian Fashion Company e design del nuovo brand " Candies&Cakes

couture" coniuga Food e Fashion realizzando una collezione tutta da gustare dal tempo libero

all'alta moda tutta rigorosamente "Made in Italy" a garanzia e rispetto del quale fa esclusivo

utilizzo dei tessuti di Pierlorenzo Bassetti Tessuti ubicato a se adiacente in Via delle Botteghe

Oscure. Dal filato al tessuto per Pierlorenzo Bassetti e dal tessuto al capo finito per Marco

Gambedotti; due anelli nella stessa catena creativa che vede uniti tradizione, innovazione,

creatività e design tutti concetti da sempre riconosciuti nel mondo come eccellenze italiane. Già

molti personaggi noti hanno scelto di indossare " Candies&Cakes couture" sia nel tempo libero

che nelle occasioni ufficiali che li vedono protagonisti. Ma non è finita qui... Pierlorenzo Bassetti,

già partner qualificato di grandi produzioni cinematografiche, teatrali e televisive nazionali ed

internazionali, vede oggi rinnovata la propria, indiscutibile, leadership; a tal fine non possiamo

non citare le collaborazioni attuali con “ Project Runway”, “ Sanremo”, “ Tale e quale show”,

“ C'è posta per te”“ Uomini e donne”,“ Italian got talent”“ X Factor-Project Runway Italia”a

breve in onda su Fox Life, solo per citarne alcune. Interprete della bellezza senza tempo, la

" Pierlorenzo Bassetti Tessuti" crede nelle forme e nei tessuti che assicurano benessere.

Arreda la casa, l’ufficio, lo spazio pubblico e il viaggio assicurando qualità e design Made in Italy.

Affacciati su grandi vetrine, a pochi passi da Piazza Venezia, centro della Capitale, i nuovi

concept " Pierlorenzo Bassetti Tessuti" e " Candies & Cakes couture" non sono semplici

showroom, ma affascinanti scenari dove i clienti possono avvicinarsi al prodotto “vivendo” una

vera e propria esperienza che coinvolge tutti i sensi.


Febersnc

ASSEMBLAGGIO FONDI E LAVORAZIONE CALZATURE

di Pacioni Berio & C._ Via Gian Lorenzo Bernini, 32 _ 62010 Trodica Macerata T. 0733 564396


AMMINISTRATORE

World Service s.a.s.

la comunicazione pensata

EDITORE

Donna Impresa Magazine

PRESIDENTE NAZIONALE

Donna Impresa

PRESIDENTE

Aziende Associate

PRESIDENTE

Di.Donna International

International Association

Women Entrepreneurs

and Business Leaders

Employment, Social Affaire

& Equal Opportunities

Valeriana Mariani

indossa un abito

della Fashion designer

Roberta Razzano

Hair Style

Gianni Nicolai

DONNA IMPRESA MAGAZINE - MILANO - ROMA - TORINO - FIRENZE - SIENA

BOLOGNA - VERONA - UDINE - NAPOLI - GENOVA - CATANIA - VERONA

VENEZIA - PESCARA - AOSTA - MATERA - REGGIO CALABRIA - PALERMO - BARI

PERUGIA - ANCONA - SALERNO - VARESE - PORTO SAN GIORGIO - ITALY

E' intelligente

ma non si applica

Se si spiegano le cose in maniera tale che nessuno possa

non capire, qualcuno non capirà.

rubrica a cura di Valeriana Mariani

E’ giunto il momento affinché, fra le tante innovazioni, fra le

tante affermazioni, fra le tante battaglie, si ricrei una moderna

amalgama della comunicazione, del fare e dell’agire. Occorre

che i valori dei generi si integrino, senza scimmiottarsi.

Occorre educare le nuove generazioni ad un nuovo modello

gerarchico che veda alla pari ogni essere umano, eliminando la

diversità in quanto discriminazione, ma facendola diventare accrescimento. Solo così si

potrà avere una svolta e si tornerà a crescere in un mondo civile: la società del futuro si

fonda sull’esistenza e compatibilità, oltre che necessità, di considerare l’integrarsi di due

mondi diversi elemento imprescindibile di progresso. Bisogna vedere la “differenza come

ricchezza” e che questa differenza, quella di genere, che si moltiplica non con la

sostituzione dei generi ma insegnando che l’affiancamento del modo di pensare e di

agire al femminile, non solo è compatibile ed integrante all’attuale cultura aziendale

maschile, ma crea quell’innovazione che può determinare il salto di qualità e la

competitività sui mercati. La presenza femminile nei settori produttivi ha costituito e

costituisce una straordinaria fonte di vitalità e innovazione per il sistema Italia che ha

dimostrato di essere capace di rinnovarsi e di competere sui mercati internazionali in via

del tutto spontanea nonostante l’inadeguatezza e l’assoluta mancanza di strumenti

normativi idonei ad assecondarne il rinnovamento. Le caratteristiche peculiari dei

manager del nuovo millennio saranno dunque da ricercarsi nella capacità di affrontare la

complessità e il nuovo, l’etica nel lavoro, la capacità di condividere le responsabilità

valorizzando i propri collaboratori, la capacità di apprendere e semplificare, di trovare

soluzioni e condividerle con gli altri (...)

Valeriana Mariani

www.donnaimpresa.com 25


La cura dei particolari, la concretezza, l’ordine e la diligenza: fattori indispensabili per il

raggiungimento degli obiettivi. Personalmente trovo inconcepibile che ancora oggi si parli di

“leadership al femminile”, che di solito si intende il modo in cui le donne agiscono la leadership o, in

altri termini, lo stile di leadership che caratterizza il genere femminile e non di “leadership

femminile”. Il presupposto è che la leadership di declini diversamente a seconda del genere, cioè

che le donne abbiano un modo diverso di essere leader dagli uomini. Questo è un argomento su

cui esistono varie opinioni: c’è chi come me ritiene ancora che la personalità, storia individuale e il

background (sociale, culturale, ecc.) pesino più del genere nel determinare lo stile di leadership e

c’è chi, diversamente, pensa invece che il genere dia una connotazione molto forte al

comportamento del leader. Non è una questione così banale. Immaginate di voler aumentare la

diversità all’interno di un consiglio di amministrazione i cui membri siano solo uomini, provengano

dall’establishment, siano laureati in economia o in legge nelle migliori università. Potete scegliere

tra una donna che ha fatto gli stessi studi e proviene dallo stesso background (bocconiana, master

alla Columbia University, posizioni di rilievo nel mondo finanziario) professionale degli altri membri

o uomo che di background e formazione diversa. Chi scegliereste? Chi potrebbe meglio salvare

questo ipotetico CdA dalle insidie del groupthink (cioè dalla tendenza a conformarsi a un punto di

vista dominante)? I tempi sono maturi perché si scelga chi sa porsi in modo deciso, chi sa

chiedere quando ritiene di meritare di più. A prescindere.

Donne ed ostacoli:

eseiltallone

d’Achille fosse solo

nella nostra testa?

Se ci sono davvero degli ostacoli da superare, quelli risiedono nella paura di rischiare che di solito

le donne hanno più degli uomini (non si costruisce il potere senza rischiare qualcosa e uscire dalla

propria comfort-zone) e nella scarsa capacità di un networking professionale in modo intenzionale

e strategico. Spesso le donne tessono relazioni nel privato e non lo fanno invece in campo

professionale. Le relazioni sono un modo di costruire potere, alleanze e tutto ciò che supporta il

raggiungimento degli obiettivi. Senza un buon network, è noto, si è tagliati fuori dalle decisioni e

dalle informazioni che contano. Ma anche: essere parte di un network professionale crea un

legame psicologico forte col lavoro. le donne devono diventare resilienti anche nel contesto

lavorativo. Il perseguimento del potere comporta anche sconfitte brucianti che arrivano dopo

grandi sforzi. Alla lunga, vince chi non si fa scoraggiare e ricomincia, cioè chi pensa al prossimo

gol e non a quello che ha appena subito. Ultimo impedimento, forse il più interessante, è quello

relativo al “fare squadra”; pensare di cambiare le dinamiche del potere senza una squadra

compatta è un’idea che non tiene conto, appunto, delle dinamiche di potere. Se oggettivamente vi

sono delle difficoltà, queste risiedono innanzi tutto nel non riuscire, noi tutti, uomini e donne, ad

inventarci nuove possibilità, percorrere strade a volte secondarie, più difficili e rischiose, ma di

grande libertà e autonomia. E sebbene pure oggigiorno il “fare impresa” in Italia di fatto equivale a

un’attività di equilibrismo in cui si è obbligati a barcamenarsi fra mille adempimenti burocratici e

problemi nel disperato tentativo di ritagliarsi del tempo per il lavoro vero e proprio, oltremodo

vessati da vincoli e tasse e con una situazione esterna che non favorisce flessibilità, creatività e

innovazione, vero anche che il piangerci addosso non è da ritenersi uno degli atteggiamenti

mentali fondamentali per un business fiorente e di successo. Se fare impresa oggi è davvero

“un'impresa”: noi ripensiamo il modo di farla. Credo fermamente che sia fondamentale riscoprire il

valore del fare economia, oggi ridotto a mera monetizzazione. Dobbiamo considerare che le

risorse del pianeta non sono infinite e che il bene comune è parte integrante del sistema

economico. Quelle che sono infinite, sono le nostre possibilità circa la capacità di ciascuno di noi di

ripensare ad un nuovo stile di vita che ci allontani dalla seduzione del doverci innalzare al di sopra

di tutti e tutto, al di sopra ed al di fuori dall’essenza di noi. Sta a noi svezzarci e renderci

indipendenti, di sentirci liberi dai nostri autosabotaggi, dalle convinzioni che ci limitano.

Soffitti a cielo

aperto:

qui-e-ora.

L’uguaglianza nella

differenza: casi

virtuosi.

Le mie donne

Nella foto: Valeriana Mariani indossa una creazione di Giuseppe Perri. Hair Stilyst e

Regia Giuseppe Fata, MakeUp Dario Caminiti. Sullo sfondo, una tre gigantesche opere

scultoree dell'artista Paola Epifani, in arte Rabarama, collocate presso il Lungomare

Falcomatà di Reggio Calabria: Trans-lettera (bronzo dipinto bianco/nero, 2000).

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Le mie donne

IRENE

La mia interlocutrice è Irene Pivetti. Una donna forte, schietta e determinata, quanto basta.

Quanto basta per rendersi immediatamente conto che con lei le chance devi guadagnartele,

a prescindere dal genere, a prescindere dallo status, a prescindere. E’ quel tipo di donna

capace di essere un'amica sincera, ma all'occorrenza, anche una formidabile avversaria. Ha il

carattere della leader, è combattiva, ma sa chinare la testa quando lo ritiene opportuno, e mai

per remissività. Istintiva, ma non impulsiva, se viene provocata ha una lingua molto tagliente

che può scegliere anche di non tenere a freno, poco le importa esser giudicata spregiudicata.

Se la cava con un sorriso dolcissimo, dopo. Di quelli che ti portano a perdonarle anche il più

audace dei commenti. Il più grande pregio di Irene ma anche il suo più grande difetto penso

sia quello di cercare il lato migliore in ogni persona, e ciò sembrerebbe essere in palese

contrasto con quanto espresso su di lei fino a questo momento, eppure non lo è. Riesce, con

la sua imprevedibile dolcezza, a tirare fuori da ognuno, le cose più belle e a trovare il lato

positivo in ogni situazione, fino a quando ovviamente non le si dia un valido motivo per

abbassare la soglia della fiducia e della meraviglia e guardare la realtà delle cose, e delle

persone, sulla base di criteri non manifesti, ma tangibili. E' una scelta morale. Irene Pivetti

non è una donna che ha bisogno di presentazioni vista anche la notorietà per i trascorsi

politici e l’impegno a favore della internazionalizzazione del made in Italy attraverso il

progetto “Only Italia” di cui è Presidente e che ha catturato la leadership nel progetto di

trasformazione globale, tuttavia ho voluto introdurre quanto ci appresteremo a leggere

essenzialmente per due motivi: il primo, per vanità. Il fatto che abbia deciso di dare continuità

ai nostri incontri mi fa sentire privilegiata. Non penso che sia così scontato piacerle. Il

secondo è che, pur mantenendo un senso di ospitalità ammirevole ed un essere

gradevolmente informale nell’atteggiamento e nella dialettica, anche più volte sconfinata in

rapidi excursus che poco avevano a che fare con il leit-motiv dell’intervista ma che si sono

resi indispensabili al fine della corrispondenza empatica, non si è sottratta dal dirmi che

dovevo sacrificare il mio barocchesco pourparler arzigogolato e ridondante ad un

interloquire contemporaneo senza troppi fronzoli e imbellettamenti e dal farmi percepire, con

lo sguardo qualcosa del tipo “… dai, che tanto ci siamo capite”. Il suo “... stringi stringi”

proferito con un sorriso appena accennato mi è parso come qualcosa di particolarmente

intimo, in quel momento avevamo compreso entrambe qualcosa di importante: lei poteva

sentirsi libera di esprimere la sua necessità a congedarmi anche frettolosamente vista

l’agenda che le imponeva ritmi faticosissimi sulla consapevolezza che io non mi sarei offesa.

Ci sono livelli di comprensione, più alta, dove le persone si incontrano. Oppure no. Che dire

ancora: credo che nella vita avere una passione, un obiettivo per cui lottare, forza di volontà,

crederci ed essere determinati, mettersi in gioco, siano gli ingredienti di una formula magica

per ottenere risultati stra-ordinari ma che a prescindere dall’obiettivo (che sia nello sport, nel

lavoro piuttosto che nella vita di tutti i giorni), l’unica cosa che davvero ci renda tali sia il

chiederci cosa merita i nostri sacrifici e come possiamo rendere speciale la nostra vita e

quella degli altri. Il resto è tempo perso. Scuse, alibi, chiacchiere, alienazione. Centrarci

dunque, riportando dentro di noi le scelte e la responsabilità dei risultati è l’unico modo di

trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno; i grandi uomini della storia d’altronde non avevano

risorse economiche, avevano situazioni culturali spesso avverse, avevano tutti contro, erano

spesso derisi. Cartesio, Leonardo da Vinci, Newton, Tesla, Marconi, Lincoln, Ghandi,

Churchill, Madre Teresa, Steve Jobs, Harley e Davidson, Bill Gates, e ne potremmo citare

decine o centinaia. Tutti accomunati da qualcosa, quel qualcosa che noi chiamiamo

passione, volontà, vision e determinazione incrollabile. Certo, anche dal genio. Non di meno,

il considerarsi parte di un universo in cui "esistere" sulla base del rispetto delle diversità

biologiche e culturali ma soprattutto sul credere fermamente che ogni loro azione potesse

fare la differenza. Invece di passare il tempo a spiegare perché oggi è così difficile

raggiungere un traguardo, perché non si possono fare certe cose, perché “era meglio

prima”… chiediamoci quanta, della nostra passione mettiamo in campo, quanto siamo

disposti a dare di noi e cosa possiamo fare per fare la differenza ogni giorno, per rendere

migliore noi stessi, il nostro lavoro e l’ambiente intorno a noi.

PIVE TTI

ORGANIGRAMMA " ONLY ITALIA"

* Presidente: Irene Pivetti

* Vicepresidente: Biagio Cerrato

* Amministratore: Stefania Villa

* Organo di valutazione: Michele Di Franco . Donato Nitti

Fernando Memoli

* Presidente Only Italia Academy: Elisabetta Amore

* Segreteria e Ufficio Stampa Antonella Pitrelli info-press

06.68408111 ufficiostampa@irenepivetti.it

www.only-italia.it

www.donnaimpresa.com 29


A partire dal suo inizio nel 2007, la crisi economica

mondiale ha rischiato almeno tre volte di sfociare in un

crollo totale: nell’autunno del 2008, dopo il fallimento di

Lehman Brothers e il panico sui mercati finanziari, nei

primi mesi del 2009, appena prima del varo del primo

quantitative easing e, di nuovo, a cavallo tra il 2011 e il

2012, all’apice della crisi del debito in Europa. Le

politiche “tappabuchi” avviate in ciascuna di tali occasioni

hanno evitato il blocco totale dei mercati finanziari, e

quindi anche del sistema economico mondiale, che

avrebbero portato a scenari da terza guerra mondiale.

Ma nonostante le iniezioni senza precedenti di liquidità, e

un periodo mai così protratto di interessi reali a zero,

l’economia, dopo più di cinque anni di crisi, continua a

essere moribonda in Europa, stagnante in termini reali

nella maggior parte del resto del mondo e in forte

rallentamento nei paesi emergenti. I responsabili delle

politiche economiche mondiali non si sono finora

distaccati dagli strumenti politici che sono un dogma del

neoliberismo: la politica monetaria intesa come

toccasana per ogni problema, l’austerità fiscale mirata in

primo luogo a diminuire l’incidenza del costo della

manodopera su quello complessivo di produzione. Il

quadro che abbiamo tracciato qui sopra, pur limitandosi

agli sviluppi degli ultimi mesi, parla chiaramente di una

situazione globale costantemente esposta al rischio di un

crollo e che nel migliore dei casi porterà solo al vicolo

chiuso di una lunga stagnazione. L’incapacità del potere

politico ed economico di andare al di là della ripetizione

automatica dei vecchi modelli, così come l’inefficienza

delle sue azioni, sono ormai evidenti da lungo tempo e la

sfiducia che generano in tutto il mondo è senz’altro uno

dei fattori che hanno portato negli ultimi due anni milioni

di persone a protestare a livello globale nelle forme più

varie e nei paesi più disparati. Quella che sta gestendo la

crisi non è più semplicemente una burocrazia, ma è

diventata una vera e propria “bancarottocrazia”, come la

ha definita giustamente l’economista greco Yanis

Varoufakis. Fra vecchie classi dirigenti che continuano a

fare il loro canto del cigno nonostante lo stato vegetativo

(a voler essere ottimisti) in cui soggiace la comunità

internazionale e le nuove leadership che stanno

avanzando prepotentemente, qualcuno in Italia, sulla scia

del “Poveri ma belli” il titolo di un vecchio film di Dino Risi

che ha simboleggiato la storia del costume italiano, ha

pensato di cogliere opportunità commerciali in un

continente, quello asiatico, intenzionato a scrollarsi di

dosso lo status di “catena di montaggio”. Lo sfruttamento

delle opportunità commerciali attraverso un uso efficiente

delle risorse è di fatto al centro della missione odierna in

Cina proposta da Only Italia il cui obiettivo generale è

promuovere la crescita e la competitività dell'industria

italiana valorizzando meglio le potenzialità di crescita dei

paesi terzi, nella fattispecie l'economia in espansione

della Cina. La missione intende inoltre rafforzare la

cooperazione economica e aiutare le imprese italiane ad

accedere al mercato cinese sulla base di nuove priorità

della politica cinese che puntano sul benessere della

popolazione (negli ultimi anni si è parlato anche di

“felicità”), sull'assoluta priorità da dare al rafforzamento

dello sviluppo sociale. La vecchia concezione di vita va

via via disperdendosi dunque, anche con un certo senso

di fallimento rispetto a quello che non è riuscita ad

ottenere: l'inquinamento e la devastazione ambientale

sono cresciuti a livelli mostruosi, il gap dei redditi è

diventato uno dei più gravi del mondo, la corruzione non

è stata per nulla abbattuta ed è diventata uno dei

problemi più gravi che minacciano la legittimità del

partito. Da questo punto di vista la leadership uscente

lascia una Cina che è cresciuta enormemente ma nella

quale sono anche cresciuti enormemente i problemi:

un'eredità grandiosa e al tempo stesso terribile alla

nuova leadership che adesso dovrà prenderla in mano.

Ciò nonostante, secondo diversi economisti cinesi,

mentre gli Stati Uniti sono stati danneggiati seriamente

dall’inizio della crisi, in Cina lo scenario negativo sta

svolgendosi più lentamente, dando in questo modo al

governo e al settore industriale di sviluppare una

strategiadimercatopiùeffettivaealungo termine.

Only Italia: progetto di

promozione del made in

Italy nato su iniziativa di

Irene Pivetti che si è

fatto strada nel mercato

del Drago.

L’obiettivo è quello di fornire un modello di

business che permette alle aziende

italiane di ottenere visibilità. Non più

aziende italiane che si affacciano

impreparate su un mercato sconosciuto,

dunque, bensì un sistema che mette a

disposizione le competenze di un team di

esperti italiani e cinesi che uniscono le

forze per lanciare in Cina prodotti italiani.

Il criterio per partecipare? Prodotti italiani

al 100%.

Cito testualmente, Irene “La missione di Only Italia è cavalcare la

crisi per trasformarla in opportunità capovolgendo le logiche

conservative e le strategie giocate in difesa a favore di un

approccio efficace ed aggressivo ai mercati emergenti e

abbandonando l'idea che essi rappresentino una minaccia per

concorrenza spesso sleale. L'export del Made in Italy in Cina è

un'opportunità di crescita per le aziende della rete”. Opportunità

concrete di internazionalizzazione, dunque ...

Si. La nostra è una missione che rientra nella serie delle "Missioni per

la crescita" finalizzate ad aiutare le imprese italiane, in particolare le

piccole e medie imprese, ad accedere e trarre profitto dal mercato

asiatico, ed in particolare cinese, nonché approfondendo la

cooperazione politica bilaterale in diversi settori al fine di incentivarne

sviluppo e la competitività. Only Italia raccoglie ricerche, analisi di

rischio e previsioni nel breve-medio periodo sul continente asiatico e

sulla Cina, e risponde all’esigenza di fornire uno strumento alle

imprese italiane che si affacciano su quei mercati, che stanno

valutando le strategie d’ingresso oppure che sono già presenti con

investimenti e che necessitano perciò di informazioni aggiornate e di

prospettiva sulla politica, l’economia, il business environment e le

opportunità legate all’ambiente ed alle energie pulite, al settore

sanitario, alimentare e bevande, macchinari, automotive, retail e

distribuzione, beni di lusso, chimico. L’originalità - e qui sta il nostro

più incisivo contributo - è che si tratta di un rapporto di carattere

previsionale, non una mera fotografia dello status quo. Tuttavia,

l’osservazione di tendenze storiche ed una solida conoscenza del

contesto attuale ci hanno consentito di sviluppare e proporre gli

scenari qui esposti. Fino a poco tempo fa la Cina rappresentava

soprattutto una piattaforma di produzione, approvvigionamento ed

esportazione, oggi è sempre più rilevante quale fonte di investimenti

diretti esteri e per il fatto che vi risiede una popolazione dinamica ed

imprenditoriale che rappresenta un quinto del pianeta ed ha la

possibilità di studiare, viaggiare, investire e lavorare all’estero.

Altro grande elemento di novità che offriamo è la possibilità di testare i

prodotti: il feedback è immediato, i clienti toccano con mano il

prodotto e, in base alle vendite, capiamo anche quali sono i loro gusti.

Nel contempo, le location particolari di cui disponiamo, facilmente

raggiungibili da ogni angolo della Cina, permettono di attrarre gli

operatori commerciali, i buyer. Le aziende italiane aderenti hanno la

possibilità di vendere il proprio prodotto, adeguatamente

sponsorizzato, in grandi corner multimarca dedicati presso grandi

catene di distribuzione, prime per importanza in Cina e tra le più

rinomate a livello mondiale.

Con quale criterio selezionate le vostre aziende?

I criteri di selezione sono sostanzialmente due: i prodotti devono

essere retail e made in Italy al 100%. Parliamo principalmente di

moda, gioielleria e bigiotteria, cosmetici e anche di gastronomia.

Inoltre, quando l'azienda ci propone i suoi prodotti, noi chiediamo un

feedback sulla base della valutazione visiva del prodotto e sulla fascia

di prezzo direttamente, aiutando in questo modo la società a puntare

su determinati prodotti piuttosto che altri.

Promozione dei brand italiani, dunque, ma sono solo marchi di

lusso?

Noi miriamo a quel target che è rappresentato dal numero sempre

crescente di cinesi che ambiscono al prodotto italiano, non

necessariamente rappresentato da marchi noti. Non parliamo quindi

di lusso nel senso stretto del termine, quanto piuttosto di prodotti di

qualità e di fascia medio-alta.

Perché la Cina è così interessata al made in Italy?

Il Made in Italy ha un forte appeal sul consumatore cinese e ciò vale

anche per cibo e vino, prodotti evocativi dello stile di vita italiano,

sebbene ancora percepiti principalmente come status symbol.

Fortunatamente, in Italia abbiamo ancora la capacità di far percepire

all'estero il pregio dei nostri prodotti. Oggi, per il consumatore di

fascia medio-alta cinese, il prodotto made in Italy è sinonimo

innanzitutto di qualità, ed in secondo luogo è evocativo di un certo

stile di vita, quello europeo, che ha il fortissimo potere di attrarre

clienti. Dei nostri prodotti agro-alimentari i cinesi apprezzano in modo

particolare le garanzie relative alla sicurezza alimentare, assicurate

dalla normativa italiana in materia. E', questo, un tema molto sensibile

in un paese in cui si sono verificati scandali relativi a casi di

intossicazione e contraffazione alimentare che hanno avuto una forte

risonanza nell'opinione pubblica. Altro aspetto molto importante per i

cinesi è l'autenticità, che noi possiamo garantire in quanto lavoriamo

a diretto contatto con i produttori, accorciando pertanto la filiera e

Li Jianping e Irene Pivetti, nominata Presidente di Italy China Friendship Association.Giugno 2013

“Finalmente

scesa dal “banco

degli accusati”,

l’industria cinese è

passata dalla

copia alla cultura

del branding,

investendo in

innovazione

tecnologica e

scegliendo di

competere sui

mercati di alta

gamma. Il

Florentia Village:

outlet a nord di

Pechino con le

grandi firme della

moda italiana in

una città

immaginaria che

riproduce un finto

Colosseo, finte

case fiorentine e

finti canali

veneziani, lo

dimostra.”

selezionando le produzioni migliori e più adatte al mercato cinese, sia

nella fascia entry level sia nell'alto di gamma.

Altri progetti di promozione dei marchi italiani in Cina sono falliti.

Qual è stato il vostro punto di forza?

Nel nostro progetto sono presenti tre importanti elementi di

innovazione. Il primo è che Only Italia ha un network fortemente

integrato con le strutture governative e con i canali commerciali della

Repubblica Popolare Cinese. Potrà sembrare meno “eroico” agli

imprenditori italiani, però funziona. Altro punto di forza è che siamo

consapevoli del fatto che il made in Italy ci difende bene, ma non è il

caso che ce ne stiamo seduti sugli allori: è assurdo pensare che il

made in Italy in Cina “si vende da solo”, per così dire… c'è bisogno di

un marketing specifico per quel mercato, i consumatori cinesi

vogliono il prodotto italiano nella sua unicità, o piuttosto un prodotto


prodotto italiano adattato alle caratteristiche del mercato cinese.

Sarebbe un grave errore per l’azienda italiana pensare che i propri

prodotti avranno successo solo perché di qualità. Pensiamo ad un

aspetto banale, ma fondamentale, come le taglie: abbiamo assistito alle

difficoltà di eccellenti aziende italiane produttrici di scarpe che non

vendevano perché la forma dei piedi dei cinesi è diversa, o piuttosto

perché i tagli degli abiti mal si adattavano alla conformazione fisica della

popolazione. Spesso abbiamo difficoltà a far capire alle aziende italiane

che c’è sempre da fare un lavoro di marketing: il made in Italy è la spinta

iniziale, ma il prodotto va adattato secondo il gusto del consumatore

finale. E’ dunque questo “fare sistema” aggregando produttori che

offrono una selezione delle eccellenze Made in Italy con la

consapevolezza che per affrontare un mercato enorme e complesso

come quello cinese la strategia vincente sia fare massa critica, ovvero

unire le forze e presentarsi compatti piuttosto che disperdere energie e

risorse procedendo per tentativi da parte di tanti singoli produttori, a

decretare le sorti di questo nostro progetto. Terzo punto di forza è

rappresentato dalla piattaforma di penetrazione commerciale che si

avvale di proprie licenze di importazione e distribuzione, in modo da

poter controllare l'intera filiera al fine di arrivare competitivi sul mercato, e

di uffici, show room, punti vendita (la rete di vendita Only Italia ha a

disposizione 9.000mq di aree adibite all'esposizione di abbigliamento e

fashion Made in Italy ed una logistica integrata basati in Cina e gestiti da

management italiano). La nostra rete commerciale, attualmente in via di

ulteriore potenziamento, si rivolge a ricerca, distribuzione, retail al fine di

offrire un paniere di prodotti quanto mai vario e rappresentativo del Made

in Italy e privilegiando produzioni dall'eccellente rapporto qualità-prezzo

e che possano quindi essere competitive nel mercato cinese.

E’ appena rientrata da una missione in Cina, dove ha presentato il

Global Fashion Design Center. Di cosa si tratta?

Global Fashion Design Center sarà un grande spazio interamente

dedicato a Design, Fotografia, Moda, Nuove Tecnologie, tutto all’insegna

del Made in Italy, che nascerà all’interno del Feng Jing Shopping Center,

distretto commerciale alle porte di Shanghai, città simbolo del

vertiginoso sviluppo dell’economia cinese. Lo abbiamo presentato in

Cina lo scorso 11 gennaio, con una conferenza stampa e un Gala che

hanno riscosso molto successo, sia con gli investitori che con i media

cinesi. GFDC rappresenta la prima pietra di un disegno molto ambizioso:

creare una solida partnership tra imprese italiane e cinesi finalizzate alla

promozione del Made in Italy. Il progetto nasce dalla collaborazione tra

Only Italia, ZonFA Commercial Management Group, importante gruppo

cinese, e Firmati & Griffati. Sono particolarmente orgogliosa di avere

avuto il sostegno del Consolato Italiano di Shanghai e dell’ICE. La

delegazione italiana di Only Italia era costituita da Maurizio Riccardi,

AGR Press e Archivio Riccardi; Carmine Marinucci, General Secretary di

AICI, Italian Institute of Culture Association; Flavio Corradini, Rettore

Università di Camerino; Raoul Carbone, presidente di VIGAMUS The

Video Game Museum of Rome. Una Delegazione importante, composta

da esponenti del mondo dell’Impresa, della Comunicazione e delle

Università italiane, che curerà i vari progetti del Global Fashion Design

Center, che saranno divisi in tre grandi aree: Fashion School and

Laboratories; Photography Laboratory & Museum; Fashion Videogame

Museum. Una sfida che mi entusiasma e che rappresenta una bella

occasione di promozione per le imprese italiane che aderiranno al

progetto.

Sappiamo che il Made in Italy per i consumatori cinesi rappresenta

un vero oggetto del desiderio: sinonimo di Moda, Eccellenza,

Lusso. Cos’è per Irene Pivetti il lusso?

«Il vero lusso è la cultura e soprattutto la cultura del bello. Le nostre città

moderne sorgono sopra e accanto ad edifici di 2500 anni fa. Uno

studente italiano va a scuola in metropolitana passando sotto al nostro

magnifico Colosseo. Una signora italiana fa shopping in mezzo a palazzi

del 1500, non solo a Roma, a FirenzeoaVenezia, ma nelle oltre 200

città d’arte d’Italia. Dall’arte antica viene la nostra cultura del bello, non si

può capire Versace senza conoscere i templi della Magna Grecia, non si

può capire Prada senza conoscere i disegni di Leonardo da Vinci. Per

me la sfida del Global Fashion Design Center è questa: portare la

cultura dell’Italia, un paese dove il bello viene dalla Storia, nel paese più

moderno del mondo, la Cina, dove il bello fa sempre pensare al futuro».

Irene Pivetti con Chen Denghua, Presidente Shanghai

ZONFA Electric Group

Irene Pivetti con Eugenia Palagi

del Consolato Italiano di Sganghai,

Elisabetta Merlino dell'ICE e parte

della delegazione Only Italia

Irene Pivetti con Merlino dell'ICE e la

delegazione italiana a Shanghai

C. Marinucci, M. Riccardi,

Irene Pivetti

Richard Ding, F. Corradini.

Nella foto: Irene Pivetti firma ad Hong Kong l'accordo di collaborazione con

Mr. Lin Zhuoyan, Presidente di China Infrastructure Group".

di Antonella Pitrelli responsabile comunicazione" Only Italia"

e

Only Italia China

Infrastructure

Group firmano una

partnership per portare in

Cina i brand italiani della

moda

Il27 marzo 2014 èstatofirmatoaRomaunimportanteaccordotraOnly Italia

e China Infrastructure Group (International) Limited, finalizzato alla

distribuzione in Cina di brand italiani della moda. La conferenza stampa, cui

saranno presenti Mr. Lin Zhuoyan, Presidente di CG.Intl. LTD e Irene Pivetti,

Presidente di Only italia, si terrà presso l' Auditorium del Museum Ara Pacis.

Only Italia è da anni impegnata a promuovere e distribuire in Cina le imprese

italiane dei più svariati settori merceologici (dalla moda all’enogastronomia,

dall’arredamento al settore del lusso), di cui garantisce e certifica, con il suo

marchio registrato, la qualità e la produzione originale Made in Italy.

China

Infrastructure Group è un importante Gruppo cinese e internazionale, con

base ad Hong Kong, attivo nel settore immobiliare, dell’energia, delle

infrastrutture, che ha deciso di investire nella realizzazione di grandi centri

commerciali, a partire dalla provincia del Guangdong . "Si tratta di un accordo

importante per il nostro Made in Italy. Sono molto orgogliosa di avviare una

partnership con un grande gruppo cinese che vuole investire in Italia, in un

progetto come Only Italia che ha da sempre l’obiettivo di promuovere il made

in Italy, il modo italiano di fare impresa e di creare beni di consumo, brand, ma

anche arte e cultura. La collaborazione con China Infrastructure Group è

finalizzata alla distribuzione e vendita di brand italiani della moda nei loro

grandi centri commerciali in via di costruzione in Cina. Questo accordo –

continua Pivetti - è dunque il coronamento della pluriennale attività di Only

Italia, per l'internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina, la distribuzione

dei loro prodotti su un mercato in fortissima crescita, e la promozione del

Sistema Italia".

www.donnaimpresa.com 33


sono con noi:

Camera

Regionale

della

Moda

Calabria

GALLUCCI

MONTEURANO

Only Italia

and China

Infrastructure

Group sign a

partnership

to bring Italian fashion

brand in China

Irene Pivetti ( photo) firm to Hong Kong the partnership with Mr. Lin Zhuoyan, President of China Infrastructure Group".

On March 27, 2014 has been signed in Rome an important agreement between Only Italia and China Infrastructure

Group (International) Limited, finalized to the distribution in China of Italian fashion brand. The press conference,

which will be featured Mr. Lin Zhuoyan, President of CG.Intl. LTD and Irene Pivetti, President of Only Italia, will be

held Auditorium Museum of the Ara Pacis. Only Italia has been working for years to promote and distribute in China

Italian enterprises of various sectors (from fashion to wine, from furnishing to the luxury sector), of which warrants and

certifies, with its registered trademark, the quality and the original production made in Italy. China Infrastructure

Group is an important international and Chinese Group, based in Hong Kong, active in real estate, energy,

infrastructure, who has decided to invest in the construction of large shopping malls, starting from Guangdong

province. "This is an important agreement for our Made in Italy. I am very proud to start a partnership with a major

Chinese group that wants to invest in Italy, in a project like Only Italia that had always the aim of promoting the Made in

Italy, the Italian way of doing business and to create consumer goods, brand, but also art and culture. The

collaboration with China Infrastructure Group is finalized the distribution and sales of Italian fashion brand in their large

shopping centers in China. This agreement - continued Pivetti - is therefore the crowning of many years of activity of

Only Italia, for the internationalization of Italian companies in China, the distribution of their products in a market in

strong growth, and the promotion of the Sistema Italia".

Irene Pivetti e il suo staff in riunione con i partner cinesi di China Infrastrcture Group presso la sede Only Italia di Roma

Bruzzese

1870

stILE D’EpOCA

MARINELLI SRL (Mc)

MADE IN ITALY

dove siamo:

sono stati con noi:

Feber

ASSEMBLAGGIO FONDI E LAVORAZIONE CALZATURE

Studio Leasing

Villa Cesarina

OMEGA:MODEL

FERMO

Camere di Commercio

d'Italia

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dipartimento per le Pari Oppurtunità

O.M.M.

Accademia di BelleArti Fidia

DONNA

IMPRESA

magazine

www.donnaimpresa.com

ITALIAN CHAMBER OF COMMERCE

AND INDUSTRY in australia inc.

Assocamerestero

Associazione delle Camere

Italiane all'Estero

DONNAIMPRESA

magazine

Consiglio dell’Ordine Nazionale

dei TecnologiAlimentari

International Association Women

Entrepreneurs and Business Leaders

Employment, Social Affaire & Equal

Opportunities

since 2005

PREMIERE

Federazione Nazionale dei

Cavalieri del Lavoro

RADIO

J ack

XING

Presidenza della Repubblica ENIT ente nazionale del turismo EMIRATI ARABI UNITI

Ministero degli Affari Esteri

IDI

Istituto Diplomatico

Internazionale

...iveriviaggi

tornanoconvoi

Via Tintoretto, 7 ss16 _ 63013 Grottammare (AP) - T. 0735 632622 - F.0735 730238 - web: www-estorilviaggi.it Mail:info@estorilviaggi.it


RONCACCI

MARZIA

Marzia Roncacci conduttrice televisiva nel programma del mattino Tg2 Insieme in onda su RAI 2 dalle 10.00 alle 11.00 è

anche alla conduzione della rubrica storica del Tg2 " Costume e società " in onda dal lunedì al giovedì alle 13.30.

Cito testualmente: “nasce a Roma, si laurea in lettere e

filosofia e in geografia alla Sapienza di Roma, insegna al

liceo, è docente in dizione, oltre all'inglese, impara la lingua

araba. Giornalista professionista, cresce in radio come

inviata e conduttrice delle news di RDS, gavetta maturata

anche in tv, giornali locali e nazionali. Autrice di programmi,

passa in Tv, a Rai Due, poi al Tg2 dove lavora nella

redazione di Costume e Società, Medicina 33, e ancora nella

redazione Interni, Esteri. Da qualche anno nella redazione

Economico-sindacale, in cui lavori tanto a tutto tondo: il

direttore Marcello Masi d'accordo con il caporedattore Mauro

Lozzi sono attentissimi a tutte le problematiche reali del

nostro paese che in questo periodo non sono poche e

tantomeno da sottovalutare. Inoltre conduce Tg2 Insieme e

Tg2 Costume e Società. Molte le Storie raccontate per Tg2

Storie. Vince il premio "Media Price 2009", e il premio per la

"Comunicazione e Salute 2010" da parte della federazione

diabete giovanile. Ama la vita e crede nel motto: volere è

potere". Quello che non è stato ancora detto è che Marzia è

reduce di un riconoscimento importantissimo: il Premio

Personalità Europea 2013 e che è, non solo bravissima nella

sua professione, ma anche straordinariamente bella e

simpatica. Bellezza, dovuta precisazione da parte mia, non

stereotipata su quei canoni oramai desueti della avvenenza

fisica senza personalità. Diciamo pure che l’una, sostanzia, o

meglio, dà senso all’altra. Palese che chi svolga una

professione come la sua, debba occuparsi anche

dell'estetica, ma ciò non equivale al dire di lei che questo la

allontani dal prendersi cura della propria interiorità con la

stessa tenacia con cui ci si impegna nella cura del proprio

corpo. Che gli occhi siano lo specchio dell’anima è dato

oramai assodato, e dunque se così è, non posso lesinare

parole di lode, che lungi dall’essere una sorta di opera

celebrativa, sono però significative ai fini del difendere una

sacrosanta verità: ovvero quanto sia determinante, ai fini

della seduzione, l’imparare a conoscersi, a coltivare le

proprie qualità ed a potenziare al meglio le attitudini, a

misurare l'espressività, ad arricchirsi di esperienze

costruttive, dirette ed indirette, ad ampliare i propri orizzonti e

rapportarsi con la realtà attivando le risorse che ciascuno di

noi ha nella sua cantina. E' l'idea, costruita sulla base del

proprio vissuto, che ciascuno di noi ha di se stesso; è quello

cioè che ciascuno di noi crede di essere e di valere e che

determina il rapporto con noi stessi e conseguentemente con

gli altri. La base del fascino è sempre la Personalità... ed i

bei manichini non hanno fascino neanche se hanno le

sembianze di Davide o di Venere.

Le mie donne

" Costume e società" è stato in

assoluto il primo magazine

televisivo in Italia, una specie di

settimanale quotidiano dedicato

agli approfondimenti e alle notizie

di attualità.

www.donnaimpresa.com 37


Grazie all'esperienza ormai decennale del

suo staff costituisce oggi una sorta di terza

pagina filmata del principale quotidiano del

tg2, ovvero il TG2 delle 13,00. Parte

integrante del circuito della comunicazione

culturale del servizio pubblico, è oggi in testa

alla classifica degli indici di ascolto, ciò

grazie alla variegata offerta di tematiche ed al

dinamismo della sua conduttrice Marzia

Roncacci, capace di confrontarsi con viva

intelligenza con le sfide politico-culturali del

Paese e sviluppando visioni innovative per

un mondo in maggiore armonia e

conseguentemente più umano, che

contempli la bellezza quale elemento

essenziale della nostra crescita morale ed

economica. Ampi spazi vengono dedicati al

merito inteso come leva del progresso

sociale e civile, in altri termini, alle cosiddette

“eccellenze” consapevole che valorizzare i

migliori in tutti i campi è giusto e soprattutto

necessario, perché la società di oggi e quella

che domani sarà dei nostri figli ha bisogno di

eccellenti professionisti, imprenditori,

politici, tecnici, scienziati, studiosi; e non

solo perché operino al meglio ciascuno nel

proprio settore, ma anche perché con la loro

azione, con il loro esempio, con i loro scritti,

con il loro insegnamento trasmettano alle

nuove generazioni, al più alto livello

possibile, il nostro patrimonio culturale. Non

di meno attenta l'indagine sul significato di

identità che è la radice della nostra esistenza,

la radice della nostra vita. Dove abita il cuore,

coperto d’emozione e d’innocenza. D’attese

e di ricerche. Di parole e di tempo. L’identità

è un passaggio d’uomini e di virtù, un tempo

di ricordi e di conquiste, un luogo infinito di

conoscenza verginale e passionale,

pascolato, giorno dopo giorno, da poeti e

non. L’identità è il saluto d’una madre dal

balcone di casa, nel bagliore del giorno che

nasce, per il figlio che vola lontano, per un

semplice tozzo di pane; è il triste inventario

di volti che hanno vissuto mille momenti di

vita. L’identità è tormento e responsabilità,

disperazione e convincimento, passione e

commiserazione. Questo racconta Marzia, e

molto altro ancora. Racconta di che cosa sia

un giorno dinnanzi all’eternità. E cos’è

l’eternità innanzi ai nostri occhi: sacco mai

colmo di giorni, un’invenzione dei giorni,

degli attimi, degli anni, di quella minuziosa,

metodica, sistematica collezione di tempi che

chiamiamo Storia. E racconta di memoria,

quel vecchio scantinato del tempo,

impolverato, imbiancato, dal puzzo a volte

asfittico di muffa. Ma i tempi, si sa, si nutrono

di fatti di misfatti e di disfatti; volano leggeri

o si schiantano addosso, macigni,

all’umanità, ed in ogni caso, vanno. Ciò che

resta è l’umanità, schiacciata o sublimata,

che esce dal vortice della storia come

eternità, come riproposizione costante di sé

stessa, coerente come una lastra di granito

apposta sulle sue stesse spoglie mortali.

Compito non facile raccontare la vita. Ma lei

lo fa, ed anche benissimo. E non sono solo io

a dirlo, ma tutti i milioni di persone che le

consegnano fiducia a Marzia condividendo

con lei il pranzo delle tredici.

Un altro genere di

comunicazione

Inizio questa intervista a Marzia Roncacci

con un ringraziamento. Un grazie che non è

di maniera ma sincero, per avermi

consegnato l’opportunità di toccare

tematiche che sono proprie del nostro vivere

contemporaneo. Intanto, va puntualizzata

una tua dimensione caratterizzante, il

buonsenso, che lungi dal divenire “senso

comune”, testimonia altresì l'insieme

dell’attenta valutazione utilizzata per valutare

la realtà ed esprimere giudizi sui problemi

della vita, mantenendo un atteggiamento

equilibrato. E non è così scontato che

avvenga. Ciò denota e sottolinea

espressamente come, a livello di "buone

pratiche", la rilevanza della responsabilità e

serietà non si riversi solo nella tua attività

professionale ma si riversi anche nella vita di

tutti i giorni. Ravviso in te una donna in

ricerca; una donna che si pone

continuamente problemi, dominata da una

azione intellettuale interiore che si supera

continuamente. Aliena da dogmatismi, da

rischiosi trapianti di credenze nella

esperienza erudita, ami fortificarti nell’umile

approccio con gli altri, misurando sempre le

le personali conclusioni alla luce della

inesauribile ricchezza di messaggi

provenienti da tutto quanto ti sia intorno.

Parole (e intuizioni) tutte da meditare,

soprattutto oggi che il tempo di transizione in

cui viviamo soffre di una rapidità convulsa,

oggi in cui movimento e mutamento

sembrano erodere vecchi edifici ormai

cadenti senza però che se ne siano costruiti

di nuovi. Per sordità? Per negligenza? Per

pigrizia? Ai posteri l’ardua sentenza…

Cosa significa essere donne, oggi, in un mondo globalizzato?

Nel corso degli ultimi decenni la questione femminile ha dato vita ad

un fervente dibattito di pensiero su molteplici aspetti, tra i quali spicca,

per l’attualità che riveste, quello della conciliazione tra tempi di vita,

tempi di lavoro, tempi di cura della famiglia. Dopo la richiesta iniziale

di uguaglianza e non discriminazione per le donne, raggiunta grazie al

riconoscimento di diritti ed opportunità fino a quel momento negate, il

pensiero femminista si è sempre più focalizzato sulla considerazione

dell’identità della donna in generale, delle sue peculiarità, dei suoi

bisogni, del suo particolare sguardo sul mondo, tanto che dagli anni

‘80 le rivendicazioni assumono una colorazione meno politica e più

specificamente culturale. L’idea di fondo è che le donne siano

portatrici di idee, valori, sentimenti, sensibilità, visioni del mondo che

non possono essere oggetto di omologazione ed appiattimento per

poter aderire al modello maschile. La capacità progettuale delle donne

deve essere, e lo è stato in parte, riconosciuta garantendo loro,

innanzi tutto, la libertà di gestire la propria vita tenendo conto dei loro

bisogni e non rincorrendo un modello di efficienza legato meramente

alla sfera produttiva. A distanza di più di trent’anni il concetto di

“doppia presenza”, definisce ancora compiutamente il senso del

percorso di vita di molte donne e dei problemi cui si trovano

quotidianamente di fronte. La doppia presenza sta infatti ad indicare il

duplice coinvolgimento ed impegno della donna a livello produttivo e

riproduttivo, impegno che implica la messa in gioco di delicate

strategie di equilibrio ed in ultima istanza comporta una compressione

del tempo per sé. Tale duplice ruolo delle donne, conseguente alla

loro entrata sul mercato del lavoro, porta direttamente con sé problemi

legati alla necessità di conciliare i tempi delle due sfere, lavorativa da

un lato e familiare dall’altro. La femminilizzazione del mercato del

lavoro infatti, oltre che rappresentare il segno di un desiderio di

realizzazione della donna anche al di fuori delle mura domestiche, un

scelta di vita quindi, è divenuta anche un’esigenza economica forte,

legata alla sopravvivenza del nucleo familiare. La conciliazione dei

tempi delle donne non deve però essere considerata solo nel suo

aspetto privato, legato alla qualità della vita, ma anche dal punto di

vista economico, poiché una più adeguata utilizzazione delle risorse

femminili inciderebbe sulla competitività del sistema produttivo nel suo

complesso. Se negli anni ’70 il ruolo della donna era perlopiù ristretto

a quello di moglie-madre consacrata al lavoro domestico senza

percepire un salario, oggi la maggior parte delle donne, divise tra due

fronti, è quotidianamente costretta a fare l’equilibrista per riuscire a

conciliare esigenze diverse. Ecco, questo significa essere donne oggi.

Fare bene il mestiere dell’operatrice dell’informazione e non solo

della giornalista, equivale a...?

Equivale all’indagare la contemporaneità attraverso una visione

imparziale delle cause e dei fenomeni che ne caratterizzano la nuova

fisionomia. Occorre guardare la realtà e non quella cosa edulcorata e

immaginaria che scambiano per tale. Le ragioni del cambiamento

sono molteplici e dunque quello che di saggio possiamo fare noi che

lavoriamo nel campo dell’informazione, è il partire dall’esplorarne le

cause coniugando i codici dell'interiorità con quelli della vita sociale,

ed il conseguente “rivelarle” dimostrando come oramai sia necessaria

una visione che si ponga sul crocevia dei saperi, sganciata

dell’appartenenza ideologica. Null’altro che l’acquisizione della

padronanza di strumenti critici e conoscitivi e di vivere

responsabilmente un ruolo attivo in questa delicatissima fase storica,

impersonando il compito di sincero reporter ad esempio. Il mondo sta

scivolando verso un’involuzione preoccupante: tutto è minato, dalla

coesione dei terreni ai DNA vegetali ed animali, dall’aria all’acqua,

dall’esterno e dall’interno delle nostre menti. Che ognuno di noi

accenda almeno una candela (benché sintetica) per mostrare il suo

netto dissenso. E’ tempo di agire, ora.

Uno stato di cose dal quale possiamo redimerci attraverso le

nostre coscienze?

Difficile dirlo ma possiamo, dobbiamo, augurarcelo. Certo è che è un

nuovo capitolo della nostra storia… magari un passaggio obbligatorio,

se visto nell’ottica della contemporaneità, ma il contraccolpo è stato

molto grande. E’ grande… Quando la nostra tensione autocritica si

assopisce, quando le difficoltà quotidiane sembrano sovrastarci,

quando la realtà si rifiuta di combaciare coi nostri desideri, quando la

passione lascia il posto all'abitudine, allora è comodo trasferire sugli

oggetti, sugli strumenti le nostre responsabilità, e le nostre colpe.

La famiglia ad esempio ha subito cambiamenti sconvolgenti,

come tutta la società, e questo è innegabile…

Sì, la famiglia il primo luogo ha subito metamorfosi tali fin quasi a

trasfigurarsi da simbolo di stabilità a realtà instabile ed esplosiva.

Quello che vedo, a prescindere dalla giustezza o meno, ovvio che io

come d’altronde ciascuno di noi abbia le proprie impressioni al

riguardo, è che le persone che si uniscono in matrimonio non sanno

più mediamente perché stanno insieme. Vedo intorno a me unioni che

si frantumano nell’arco di pochi mesi. Lo dico da conoscitrice degli

strati più sottili della coscienza: non è moralismo. La famiglia viene

troppo spesso sfoggiata come luogo di crescita e successo, come

simbolo di solidità, unione e felicità ma a fare da contrapposto a

queste immagini vengono diffuse notizie molto diverse: violenze, ed

in taluni casi anche delitti, atti a punire ed autopunirsi, perché in molti

casi il carnefice diventa vittima delle sue stesse violenze. La famiglia

diventa teatro di negazione della vita, luogo in cui si consumano

drammi violenti… e non sono pochi i casi di violenze tra coniugi o

contro i minori. Le famiglie troppo spesso diventano, invece che luogo

di rifugio, di sicurezza, veri e propri calvari che si dipanano attraverso

gli anni delle liti familiari, attraverso lo spettro della separazione. Della

rivendicazione, poi. Rivendicazione in cui i figli diventano troppo

spesso il leit motiv, o se vogliamo, il terreno fertile sul quale

combattere le proprie rivendicazioni, le personali frustrazioni… per

farsi del male, insomma.. più o meno consapevolmente. E’ il non


tenere conto dell’altro, quello che mi spaventa oggi, neppure quando

“l’altro” è il proprio figlio. Capita allora che da parte dei ragazzi vi sia la

necessità di aggrapparsi a qualcosa che dia loro sicurezza ed il

salvagente, in molti casi, purtroppo, diventa un surrogato non sempre

auspicabile. Palliativi pericolosi per la sana crescita psico-fisica

dell’individuo. Capita a molti adolescenti che si trovi il rifugio proprio

laddove risiede il fascino della seduzione. Fascino ma anche di

minacce. Ci si rifugia in una torre-prigione per proteggersi dall’autorità

di genitori inadeguati e fragili che vogliono i figli responsabili e perfetti,

quasi a compensare le loro incompletezze. Io sono cresciuta in una

famiglia come tante altre. Tante di quelle in cui si era educati con ferrea

disciplina, il valore “princeps” che mi è stato trasferito è quello del

“dovere”. Sin da piccolissima mi è stato insegnato l’esercizio della

disciplina, il senso del dovere, il ricercare motivazioni in quello che

facevo che non fossero mera utilità. A sfruttare ogni risorsa ed ogni

energia per produrre, per essere sempre “migliore”, non la “numero

uno”, che è ben lungi. Sebbene pure per me l’essere “migliore” e “la

prima della classe” coerentemente a quest’insegnamento,

coincidevano. Scuola è sempre stato sinonimo di “sfida”, di impegno

ferreo, superamento dei propri limiti.

I problemi fondamentali del nostro tempo sembrerebbero essere il

razionalismo, individualismo e l’edonismo…

Infatti… ed è proprio in relazione a questi aspetti che bisogna con forza

recuperare la famiglia. Prima di tutto perché la famiglia è la

manifestazione più compiuta di quella esperienza fondamentale della

persona che è la relazione con l’altro. Io non esisto in quanto io, esisto

nel momento stesso in cui mi rapporto con te e insieme costruiamo che

cosa? Una comunità. La famiglia è una comunità costituita da persone

che sperimentano la relazione come elemento fondamentale del bene

comune. Gratuità, solidarietà, reciprocità, accoglienza: sono termini che

ben si addicono alla famiglia intesa come comunità di persone. Una

comunità come sistema relazionale, contraddistinto da vincoli di forte

interdipendenza, ma un sistema relazionale non chiuso, un sistema

aperto all’ambiente in cui vive. La dimensione educativa è una

dimensione peculiare della famiglia.

Come difendersi dunque, educando?

Se educare vuol dire comunicare, si. Dare il permesso di esistere.

Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Spesso i genitori vogliono che i propri

figli siano quello che vogliamo loro; non gli danno il permesso di essere

quello che sono, anche diversi da loro. Questo non significa però che

devono esentarsi da ogni impegno educativo, cosa che avviene con

allarmante frequenza oggi. Direi che i momenti educativi più importanti

cominciano sin dalla prima infanzia. Anzi, sin dalla gravidanza la

mamma trasmette messaggi al proprio figlio che porta. Fermezza

educativa non vuol dire impedire sempre e tutto o dire sempre “No”.

Vuol dire semmai essere fermi e coerenti sui principi… dei “No” coerenti

e motivati: la coerenza è molto, molto importante. I ragazzi hanno come

delle antenne che percepiscono, non solo dalle nostre parole, ma

anche dal nostro atteggiamento se siamo coerenti. Non possiamo

educare e trasmettere qualcosa in cui noi non crediamo per primi.

Viceversa, i valori e le cose a cui crediamo veramente li trasmettiamo

quasi in maniera inconsapevole. Per esempio bisogna correggere

alcune pseudo certezze della moda “devo provare tutto” è un’enorme

stupidaggine. Solo in una relazione simmetrica è possibile una

comunicazione profonda. Un modello non comunica: trasmette. Il

processo è unidirezionale. Il dialogo, quando c'è, è fittizio. Se non c'è

ricerca comune, non sono possibili risposte alternative. Comunicare

vuol dire mettere in comune. Non c'è comunicazione autentica, se non

c'è ascolto, e non c'è ascolto, se non si ritiene che la persona che parla

possa dire qualcosa di importante per noi. L’incontro, il mettere in

comune la propria autenticità, è il più straordinario momento che sia

possibile tra esseri umani. Comunicando profondamente, essi mettono

in comune quello che sono intimamente, la comunicazione si fa

comunione, accettazione e riconoscimento reciproco. Poiché i valori

non sono qualcosa di astratto, che troviamo come belle parole fissate

una volta per sempre, ma si traducono in comportamenti di vita

evidentemente i valori si comunicano attraverso azioni ispirate ad essi,

e comportamenti di vita coerenti ad essi. Quindi comunicazione,

condivisione, esperienza di relazione: la famiglia è sicuramente lo

spazio interpersonale dove si percepiscono, ma soprattutto si

sperimentano, valori, dove si prende consapevolezza del significato

della vita, della fiducia nel futuro. La fragilità va difesa, la parte buona

va invece coltivata. C’è, dunque, una dimensione educativa propria

della famiglia come ce n’è una propria a ciascuna delle agenzie

formative.

Ritengo opportuno a questo punto prendere le mosse dalla

considerazione della modificazione che ha subito il concetto di

famiglia nel nostro tempo, in cui si ha ormai a che fare con quella

che Roberto Galli chiama “costellazione di famiglie”, che si

differenziano tra loro in ragione della diversità di composizione, di

vincoli, di modelli organizzativi ma anche di modelli educativi…

Per sopravvivere oggi la famiglia deve aprirsi all’esterno, deve cercare

nutrimenti. L’alternativa è una patologia gravissima senza arrivare alla

violenza abbaccinante di questi giorni. Per crescere oggi ci vogliono

ben altri legami che quelli del sangue. Non bastano sono una realtà

solo animalesca: noi abbiamo bisogno di altro. Poi c’è un problema di

libertà, di fatti vissuti spesso come possesso, come diritto di proprietà.

E accanto a questa pretesa la crisi della capacità di comunicare, il

dilagare dei gadget per adolescenti, dei “tvb” da sms. E’ (incapacità di

fare un discorso, di parlare, di ascoltare. Ma se non comunico, se non

dico quello che sono, resta solo la sopraffazione dell’altro da me. E qui

la crisi paurosa dell’educazione, qui la religione dell’incapacità a

insegnare rispetto). Certo che esistono ancora famiglie bellissime, ma

la media non è consapevole del disastro. Solo educando, vale a dire

lavorando e lottando perché le persone possano sviluppare

pienamente, liberamente, senza paura sé stessi, si superano la

violenza, il dominio, la guerra. L'educazione alla pace è una educazione

settoriale, si affianca alla educazione alla democrazia, alla legalità, alla

affettività eccetera, come se si trattasse di completare con dei dettagli

(anche se con dettagli decisivi) il piano formativo generale. Di più: il

rischio è quello di mirare ad adeguare, attraverso l'educazione, un certo

modello umano, considerato desiderabile, di pervenire ad una sorta di

personalità pacifica o nonviolenta.

Tocchiamo il tema della violenza…

La diffusa violenza penso sia sotto gli occhi di tutti, così come è

oggettivo il ritenere che le donne siano le vittime privilegiate. Che

l’uomo faccia la parte del più forte e che sia sempre la donna a

soccombere trovo sia vero, se l’oggetto è la coercizione fisica. Ma è

vero il contrario, o comunque il “verdetto” non è così sfacciatamente

unanime, se prendiamo in oggetto la violenza psicologica. Ci sono

forme di prigionia psicologica molto nefaste che non conosce “genere”.

La verità è che molto spesso, dietro questo subdolo ricatto "in nome

dell'amore", "in virtù di una promessa", "per il bene dei figli"... ci sono

uomini e donne.

Mi piace pensare alla fragilità come scambio di forza di vivere:

quella fragilità che si colora di forza, che vive e si fa storia non

solo, come invece spesso avviene, sulla cronaca nera. Una

fragilità a tinte rosa, insomma…

La fragilità è la percezione del proprio limite e nasce dalla paura. Se

uno l'avverte, cerca di sanarla con l'altro, e lo ricerca e lo guarda come

la propria forza, senza immaginare che egli si dona perché si sente

debole e trova anch'egli nella fragilità dell'altro la propria forza. La

condizione umana è tutta dentro la paura. Il dolore chiama la paura e la

paura genera dolore. Credo che in molti casi l’amore nasca dal bisogno

e dalla fragilità e che tutto si leghi al senso del limite che uno avverte

dentro di sé. Una base utilitaristica, strumentale… quell’amore che poi

si sostanzia di coercizione e violenza. Non temo questi termini che

sono stati banditi da false retoriche. Non mi scandalizzo affatto di

annodare l'amore, o comunque talune forme di amore, ai bisogni e non

alla magia dell'incontro, a una pura alchimia che si lega al destino

indipendentemente dalle necessità, come se l'amore fosse il risultato

della libertà, una decorazione non necessaria a campare, a stare nel

mondo senza essere attanagliati dalla paura.

La fragilità dunque, paradossalmente, in questa società non

possiamo ritenerla una forza, Marzia…

La fragilità è dentro l'anatomia dell'uomo. Il dolore è la sostanza,

l'ubi consistam della fragilità, e la fragilità genera una visione del mondo

che tiene conto del bisogno dell'altro. Per la fragilità l'uomo cerca aiuto,

cerca dei legami per scambiare fragilità, e appoggiando una fragilità a

un'altra si sostiene il mondo. Una visione in cui campeggia il limite, il

proprio limite, quello delle persone vicine e dell'uomo come specie. Un

limite che impedisce i deliri di onnipotenza, di vivere per il potere, per

accumulare ciò che sarebbe bene fosse diviso e distribuito. Impedisce

di essere cattivi verso chi sbaglia, poiché l'errore è connaturale alla

fragilità, alla paura di sbagliare che, se talora aiuta a evitare l'errore,

sovente lo facilita: per la preoccupazione di evitare l'errore, lo si

immagina e lo si compie. Non c'entra il nichilismo, ma la voglia di

aiutare l'altro, non di dominarlo, di stare con tutti poiché ti aiutano e tu

aiuti loro, e aiutarsi è bellissimo. È forse l'azione più significativa che

l'uomo può compiere. Eppure. Eppure mai come oggi la società cerca

di sfuggire la fragilità, e mai come oggi la alimenta. La situazione

dell’uomo nella società contemporanea trovo sia da un lato

l’ossessione, l’incubo quasi, di sfuggire la fragilità, dall’altro la

straordinaria capacità di riprodurla, di alimentarla, sino a diventarne

vittima. Più la si demonizza per la paura di percepire il proprio limite, più

si tenta di negarla moltiplicando le nostre performance nell’illusione di

sfuggirla, più la si moltiplica in altre forme. Più intime. Più psicologiche.

Più diffuse... una situazione paradossale. Assurda. La fragilità è una

sfida da affrontare sia a livello sociale che individuale.

La forza dell’uomo sta insomma tutta nella consapevolezza di

essere fragile: “la fragilità, scrive Vittorino Andreoli, rifà l’uomo,

mentre la potenza lo distrugge, lo riduce a frammenti che si

trasformano in polvere”.

La vita è fragilità. E’ la fragilità che ci fa crescere. La si accetta per

diventare un essere umano con dignità. Per essere noi stessi, con le

nostre zone d’ombra, le nostre imperfezioni. La fragilità è nascosta e/o

palesata ovunque perché non c’è nulla che sia indistruttibile o sicuro,

soprattutto ai giorni nostri sempre più contrassegnati da una dilagante

cultura del relativo che corrode certezze, intacca valori, cancella

tradizioni, logora collaudate sicurezze. Oggi tutto sembra poggiare su

instabili equilibri: dal mondo del lavoro che assomiglia sempre più ad

una giungla, alla famiglia che si disgrega, da codici comportamentali e

morali oggi di colpo obsoleti, alle chiese che si svuotano e ai passati

modelli pedagogici improvvisamente sbagliati. Oggi certamente più di

ieri, il mondo bussa alle porte con il suo bagaglio quotidiano di

disumanità... ed è per questo che occorre ridefinire il concetto stesso di

progresso perché quello di cui godiamo e del quale non sappiamo più

farne a meno, sembra pregiudicare pesantemente il futuro dei nostri

figli...

Condivido appieno la tua tesi, Marzia.. non dimentichiamo che nel

suo “Elogio della debolezza” Alexandre Jollien, affetto da paralisi

cerebrale infantile, ebbe la forza di scrivere: “la mia incapacità di

raggiungere una completa autonomia mi rivela quotidianamente la

grandezza dell’uomo”. Quasi a convincerci che la fragilità,

nonostante la nostra società, in nome di un’utopica onnipotenza

tenti di negarla, diventa forza. Deve, o meglio, dovrebbe,

ridiventare forza. Per quanto riguarda invece il ruolo delle donne

(giustificato il mio ritornare sulla celebrata “questione di genere”,

si è avuta un’evoluzione notevole nella presenza di donne nei

loghi di lavoro, questo in moltissimi paesi. Marginali invece

ancora gli ingressi ai luoghi di potere. La domanda è: come si può

declinare oggi l’educazione alla cittadinanza circa l’argomento

complesso intorno al potere e al ruolo delle donne?

Direi che ci sono due elementi. Da un lato c’è una fragilità specifica ogni

qual volta si parla delle donne e dei diritti delle donne, dall’altro c’è una

fragilità più generale delle nostre democrazie contemporanee, nel

senso che non si è ancora trovato il modo per garantire i diritti delle

minoranze. E le donne entrano senz’altro nel novero delle minoranze,

anche se dal punto di vista quantitativo non lo sono. Rispetto ai loro

diritti, infatti, in particolar modo se si guarda alla società italiana, io direi

che ci si trova davanti una vera e propria forma di stasi, se non di

regressione: perché è come se in questi ultimi anni si stesse tornando

indietro. Nonostante l’uguaglianza sia dichiarata a livello costituzionale,

in realtà questa stessa uguaglianza non è garantita a livello sostanziale:

i diritti delle donne non sono ancora realmente tutelati. Tornando al

caso del lavoro: quasi ovunque esistono leggi che garantiscono

l’uguaglianza salariale però poi, se si va a guardare l’applicazione, si

vede che le donne non riescono ad accedere a posizioni di potere

come gli uomini. Per cui, nella realtà, l’uguaglianza non è garantita. È

per questo che molto deve ancora essere fatto, anche a livello

educativo, perché questa uguaglianza in termini di diritti si traduca in

una uguaglianza effettiva, reale. La complessità del fenomeno oggi è

che noi donne siamo più o meno tutte sottomesse ad un’immagine

negativa della femminilità e dobbiamo combattere ogni giorno per

portare avanti un discorso alternativo, fatto di convinzioni e di credenze

che non coincidono con le convinzioni e le credenze veicolate dai

mass-media. Bisogna impegnarsi quotidianamente per riuscire ad

andare contro corrente e smettere di cercare lo sguardo dell’altro per

sentirsi confermate nel nostro valore. E soltanto nel momento in cui ci si

svincola dallo sguardo dell’altro e si crede in se stesse, nella possibilità

di affermarsi indipendentemente dal giudizio degli altri, che si riesce a

comunicare una serie di valori e di messaggi positivi che potranno

permettere alle nuove generazioni di uscire dalla strettoia in cui si

trovano oggi.

Quale, oggi, il ruolo della donna nei mass media e soprattutto,

quale, il potere dei media?

Il potere dei media è evidente e su questo non si discute, in particolare

quello televisivo. Comunicazione e informazione sono fondamentali

all’interno delle società contemporanee: il loro ruolo e lo sviluppo

all’interno della società sono decisivi. Ogni nuovo strumento di

comunicazione ha profondamente trasformato la cultura e la società; il

loro progresso ha trasformato abitudini di vita e di comunicazione,

influendo su mentalità, cultura e meccanismi sociali e politici.

Inizialmente con l’espressione mass media si faceva riferimento a

giornali, radio e televisione, oggi si assiste invece all’affermazione di

nuovi media: Internet .. anche se la tv resta ancora in testa circa la sua

capacità di penetrazione. Anche qui la donna ha una scelta ancora

limitata, o comunque non rappresenta la complessità del femminile; si

trova a scegliere: o cercare un certo successo, giocando sul proprio

corpo, la propria apparenza, la propria immagine, oppure conformarsi

ad un modello di femminile in contrapposizione a quella maschile.

Percorso più difficile. I mass media, e non di meno la pubblicità, in

genere non sono il luogo da cui scaturiscono gli stereotipi, essi

amplificano quegli stereotipi che già esistono. Non bisogna confondere

mezzo e messaggio; ciò che conta è entrare nel mondo dei simboli per

osservarli e riconoscerli, per renderli, forse e finalmente, innocui. Su

questo dovremmo riflettere…

In relazione a motto al quale dici di credere fermamente: ovvero,

volere è potere….“La volontà non può superare i limiti della sfera

psichica; non è in grado di costringere l’istinto, e non ha potere

sullo spirito.” (C.G.Jung – 1947) “L’unica cosa che ci rifiutiamo di

ammettere è di essere in balia di «forze» che non siano riducibili al

nostro controllo. [...]

Il motto «volere è potere» si pensa rimandi alla superstizione dell’uomo

moderno. E invece no: psicologizzando la realtà si stabilisce che basta

intervenire su di sé, sul proprio "sistema psicologico", affinché tutto poi

vada bene. O comunque al meglio, rispetto alla personali aspettative, e

non di meno, alle capacità. La causa di tutto è dentro noi stessi. Un

ottimo pretesto insomma per non tentare di modificare le cose

all'esterno: in alcune circostanze questo può trasformarsi in un perfetto

strumento per esercitare il potere e mantenere lo status quo. Come dire

"Non è vero che la realtà ti sta stritolando, ma sei tu che non hai il

giusto atteggiamento mentale"...

“Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo

smesso di bruciarle”.. lo afferma Voltaire…

Ti risponderò ironicamente, così come sono certa che volessi

suggerirmi attraverso la tua citazione, molto carina fra le altre cose…

che nella realtà la donna ha tantissime sfaccettature e contraddizioni: la

sua identità resta un punto di domanda.

Progetti futuri?

Anche tornare alla radio.. un ritorno alla origini. Come tornare a casa.

Ovviamente mi riferisco a quella radio bella, di grandissimo appeal


in cui ho trascorso un periodo indimenticabile della mia vita e che ritengo sia davvero

luogo alto della parola, della genesi di idee e della loro circolazione. La radio è la vera

agorà dello scambio delle idee, del confronto dello spirito. Sembra bizzarro che io utilizzi

una parola come 'spirito' parlando di radio, però è davvero così, perché soltanto dove c'è il

primato della parola si può misurare l'altezza dello spirito umano quando questo è

veramente posto al servizio della civiltà. Può apparire retorico, ma non lo è. Mi piace

definire la radio quale media di civiltà e, di conseguenza, individuo intelligente chi la

ascolta. Il pubblico che sceglie di ascoltare la radio è un pubblico consapevole che opera

scelte precise e motivate.

E la televisione?

La televisione è la mia casa… però.. come dire.. vorrei riprovare il gusto dell’agorà,

all'arengo, in quel luogo laddove ci sottraiamo dalle immagini..

Quello che non abbiamo detto…

Ci siamo un po’ dette tutto… quello che non abbiamo detto di incisivo circa la mia persona

(sorride) è che sono una donna molto solare.. e che mi piace anche molto cucinare …

intervista a cura di Valeriana Mariani

Le mie donne

VILLANI

CECILIA

Energica innovatrice, con la sua grande

capacità di visione ma al contempo con la sua

concretezza e le esperienze maturate in

decenni di lavoro nel pubblico impiego, Cecilia

ha deciso di mettere oggi la sua esperienza e

talento nella diffusione di una innovativa

“filosofia e stile di vita” che porti benefici a tutta

la comunità.

Dotata di ottime capacità e competenze organizzative e

straordinariamente abile nel dirigere e coordinare, si reinventa manager

di se stessa. Madre di due figlie, oggi più che mai, in questa atmosfera di

sconforto morale e professionale, in questa drammatica crisi economica

e sociale, trova sia diventato imperativo il porsi al di sopra delle cose

effimere della vita con quell’entusiasmo che è proprio solo di chi

possiede una giusta maturità culturale e di pensiero. C'è una

dimensione intima, emotiva, personale che per lei è raggiungere un

obiettivo professionale. Lo sente come una responsabilità forte, verso se

stessa e verso le persone che credono lei. Una responsabilità superata

solo da quella che sento nei confronti della sua famiglia. Cecilia è una di

quelle donne che guardano alla vita come ad una battaglia durissima da

vincere giorno dopo giorno, con austerità. La turba il pensare che un

giorno potrebbe rimpiangere di aver perduto qualcosa, o di aver fatto

degli errori in passato a cui non poter porre rimedio. Il tempo che passa

la fa sentire più libera, più disinvolta nei confronti dell’esistere. Vuole

fortemente continuare a vivere come desidero. Ci vuole coraggio amore

e pazienza. E quel pizzico di buonumore che non la abbandona mai.

Cecilia Villani con le figlie Maria Lisa e Marta Selvaggini (a destra)

Responsabile per il centro-Italia del

PROGRAMMA Bioallergen ®

che offre una linea completa di dispositivi sanitari per un’efficace e naturale protezione

dell’ecosistema casa e non solo Un programma per una naturale ed efficace pulizia dell’aria da

allergeni, microrganismi e contaminanti chimici in ambienti residenziali e lavorativi principalmente

attraverso due sistemi : - HygienicO3 - Biocleaner Med.

Elite - Bioallergen è un’azienda impegnata da oltre un decennio nella continua ricerca di soluzioni

innovative per la prevenzione delle allergie indoor, che distribuisce con i marchi Bioallergen e Auraderma.

I campi di applicazione vanno dalla prevenzione delle allergie respiratorie, (acari, pollini, muffe, etc.) al

trattamento e prevenzione delle allergie dermatologiche con particolare attenzione all’ambito pediatrico.

Nel 2013 ha avviato il progetto Allergy Free Hotels®, che consente ad alberghi, hotels e B&B, di offrire,

attraverso l’adozione di un adeguato protocollo, camere “Allergy Free”. Scopo di questa iniziativa è dare

un servizio a un gran numero di persone che spesso si trovano in difficoltà quando devono soggiornare o

affrontare un viaggio di lavoro o desiderano godere di un periodo di vacanza al di fuori della propria

residenza. L'elenco delle strutture che già aderiscono al programma Allergy free Hotels® è disponibile sul

sito www.allergyfreehotels.info. (Cecilia Villani mobile 348 9281669 ceci.villani@gmail.com)

www.donnaimpresa.com 43


Hotel Excelsior, Via Veneto 125, Roma. Il

prestigiosissimo parterre degli ospiti del Gala delle

Margherite 2013 il cui ricavato è stato devoluto a

beneficio delle finalità statutarie di Viva la Vita onlus

associazione di familiari e malati di Sclerosi Laterale

Amiotrofica che ha come Presidente Onorario e

Testimonial Erminia Manfredi, moglie del

compianto grande attore Nino. Presenti all'evento,

così come avvenuto per le edizioni precedenti, circa

cinquecento persone del mondo dell'imprenditoria,

delle Istituzioni, della cultura e dello spettacolo.

Gala delle Margherit e

Roma 2013

Una manifestazione annuale

patrocinata dall'Alto Patronato della

Presidenza della Repubblica, dalla

Presidenza del Consiglio, dalla Regione

Lazio e da Roma Capitale che ha

contribuito alla realizzazione di

numerosi progetti umanitari, tra i quali:

il Centro per la ricerca sul Diabete

(Associazione Italiana Lions per il

Diabete) a Perugia; completamento

dell'Ospedale Madre Teresa di Calcutta

a Tirana; il completamento di una casa

di accoglienza per ragazzi a Porto

Seguro in Brasile tramite la Onlus

S.O.S. Brasile; il funzionamento del

Centro di Formazione in Tecniche

Agricole ed Artigianali per Disabili in

Marocco tramite la Onlus ong VISES

Volontari Iniziative e Sviluppo

Economico e Sociale, Roma; lo

svolgimento dei programmi di

integrazione per Artisti Disabili gestito

dall'Associazione Onlus VSA (Very

Special Arts) Italia, affiliata alla Very

Special Arts International della Kennedy

Foundation for Performing Arts in USA;

alla Associazione KIM Onlus che si

impegna a favore di minori, affetti da

gravi patologie, provenienti da paesi le

cui condizioni non rendono possibili i

necessari interventi terapeutici; alla

Associazione ALDO PERINI Onlus che

si prodiga per la ricerca scientifica ed

assistenza morale e materiale delle

persone colpite dalla SLA (Sclerosi

Laterale Amiotrofica); a SMILE TRAIN

ITALIA Onlus che organizza missioni

chirurgiche nei paesi in via di sviluppo

per operare bambini affetti da

malformazioni del volto, ustioni e

traumi bellici; All'Ente Morale ISTITUTO

LEONARDA VACCARI Onlus per la

riabilitazione, l'integrazione e

l'inserimento delle persone con

disabilità.

Le mie donne

LUCIBELLI

BIANCA MARIA CARINGI

comingsoon

Metti una sera a cena... a casa di Stefania

Bianca Maria Caringi Lucibelli è una donna straordinaria. Sempre

in movimento, organizza iniziative che lasciano il segno, come

l’oramai celeberrimo Gala della Margherite. Concentrata sulle

tematiche del sociale, Bianca non scivola mai nella retorica e

nella banalità. E i risultati si vedono.

Una donna consapevole che è sempre meglio darsi da fare piuttosto che guardare e giudicare la

vita da una finestra, senza mai osare, senza mai impegnarsi in prima persona e a fornire il proprio

contributo al cambiamento. La parola d’ordine è: cambiare tutto ciò che è possibile, a fin di bene.

L’Italia è tramortita. L’Italia ha bisogno di risorgere. Ha bisogno di tirare fuori dalla sua testa, dalla

sua pancia e dal suo cuore le energie che pure conserva dentro di sé e che, come è successo altre

volte in passato, possono farla rinascere. C’è bisogno di gesti, individuali e collettivi, che diano una

spinta verso questa rigenerazione. C’è bisogno di unire sentimento e visione. C’è bisogno di

mettere al mondo e rendere visibile questa urgente necessità e questo desiderio diffuso attraverso

gesti significativi e prefiguranti da percorrere insieme. C’è bisogno di un incontro non solo mentale

e ideale ma anche fisico, che renda visibile e che faccia vivere l’immagine e la possibilità di

un’unione dinamica riconquistata, dopo anni di avvelenamento, di abbattimento e di mancanza di

prospettive, di angosce, lacerazioni e divisioni, territoriali e sociali, in cui c’è stato chi ha creduto di

prosperare agitando e acuendo proprio tali divisioni e lacerazioni, fino a portarci nel vicolo cieco in

cui oggi ci troviamo e da cui è difficile, se non addirittura impossibile, uscire per poter finalmente

imboccare altre strade. La capacità femminile si sostanzia prima di tutto nella capacità di creare

legami, ossia di generare intorno a se un ambiente di accoglienza e di cura, in cui si renda possibile

il superamento dell’individualismo autoreferenziale e si consolidi invece un atteggiamento di

solidarietà e di collaborazione, di servizio discreto e silenzioso, ma proprio per questo efficace e

costruttivo. C'è è una dimensione intima, emotiva, personale che in donne come Bianca non può

essere soddisfatta da alcun obiettivo che non sia il solo trasmettere emozioni. La sente come una

responsabilità forte, verso noi e verso le persone che credono in lei.

Il Premio Internazionale Donna Impresa a

Bianca Maria Caringi Lucibelli sarà conferito

dal Presidente di Donna Impresa Magazine

Valeriana Mariani in occasione del "GRAN

GALA DELLE MARGHERITE Festa di

Primavera" che si terrà come di consueto

presso l' Hotel Excelsior di Via Veneto in

Roma il 12 Aprile 2014 di cui è ideatrice ed

organizzatrice. Le finalità: " Per l'autentica

vocazione, volontaria e gratuita della propria

opera a favore di categorie di persone che

hanno gravi necessità e assoluto ed urgente

bisogno di aiuto e assistenza". Il patrocinio e la

sponsorizzazione di questa 25° edizione sarà

assunta dall' Ambasciatrice di Egitto in Italia

Sig.ra Abir Helmy, che ha già assicurato il suo

massimo impegno insieme ad Anna Maria

Benedetti Presidente della S.I.B. e Vice

Presidente onorario dell' Ospedale Italiano

Umberto I° al Cairo

www.donnaimpresa.com 45


Gala delle Margherit e

Roma 2013

Erminia Manfredi

Viva La Vita

L’intenso rapporto umano e d’amore che mi ha legato a Nino per tutta la

vita ha inciso profondamente in me anche nell’esperienza dell’ultimo

distacco. La lunga fase di degenza in rianimazione che ha caratterizzato la

sua dipartita, mi ha messo in contatto con un mondo d’intenso dolore ma

anche di grandi speranze e passioni, come quelle che attraversano i

familiari dei malati inguaribili e in fase terminale. Gli ultimi sorrisi di Nino mi

hanno legata a questa realtà e ho deciso di dedicare le mie forze e la mia

energia all’assistenza dei malati di S.L.A. che, come lui, sono totalmente

dipendenti dall’aiuto degli altri nel loro letto di dolore. Una società civile ed

evoluta non può far finta di non vedere questa sofferenza e negare il livello

di assistenza medica e affettiva che queste persone, perchè di persone e

non di malati o pazienti dobbiamo sempre parlare, chiedono a noi tutti per

conservare la loro dignità umana anche in momenti di così grande difficoltà.

Accogliere cittadini sensibili e generosi nelle occasioni di incontro cui riesco

a dare vita, è per me motivo di grande commozione e gioia nel constatare,

ogni volta, come con l’aiuto di tutti voi possiamo sopperire, almeno in parte,

alle tante carenze del sistema sanitario, oggi in una crisi finanziaria e

organizzativa così grave da condizionarne la capacità di risposta

tempestiva a queste problematiche. Dal profondo del cuore, grazie per il

vostro affetto e per la vostra partecipazione alla mia battaglia.

Erminia Manfredi

Tra gli ospiti: l’attore Pierfrancesco Favino, premiato durante il soiréè da Erminia Manfredi, Maria Grazia Cucinotta, Rita Dalla

Chiesa, Marco Columbro, Lando Buzzanca, Franca e Paola Fendi, Valeria Mangani Dani Del Secco d’Aragona, i direttori di

Woman & Bride Erika Gottardi e Massimiliano Piccinno, Giovanna Bonaventura, Cinzia Th Torrini con Ralph Palka, Paolo

Zerbinati, Claudia Toti Lombardozzi, Rossana Tomassi Golkar, Giada e Antonio Curti, Christian Berlakovitz con Maria

Grazia Tetti, Bruno Ferraro, Nori Corbucci, Diego Percossi Papi, Saveria Dandini, Silvia Capaldo, Adele Federico, Assunta

Almirante, Francesca Bonanni, Maria Rita Parsi, Irene Bozzi, Alessandro Cassiani, Isabella Rauti, Patrizia de Rose,

Giuseppe Ferrajoli e Olga, Elena Aceto di Capriglia, Sandra Cioffi e Francesco Fedi, Daria Pesce, Osvaldo De Santis,

Livia Turco, Patrizia De Santis (Presidente Camera Moda Monegasca) , Maurizio Gelli (Ambasciatore in Uruguay e Nicaragua) ,

Mohammed Seraj (Consigliere dell'Ambasciata Saudita) , Marina Pignatelli, Margherita Bonazzi, Laura e Lavinia Biagiotti,

Mario D’Urso, Lella Bertinotti, Assunta Almirante, la principessa Marilu Gaetani, i principi di Libia Ana Maria e Idris Al

Senussi, Anna Maria Jacorossi, principe Jonathan Doria Pamphili, Gina Spallone, Sara Iannone, Anna Maria Quattrini,

Luigi Bruno, Marzia Spatafora, Paola Romano, Cecilia Villani ed il Presidente/editore di Donna Impresa International

Valeriana Mariani


noialtruisti nati

Credere ed incarnare il Cambiamento

Maria Lorena Magliocco, 31 anni autrice Tv e storica dell’arte. Oggi

attiva concretamente nella vita politica romana e Presidente

dell’associazione Altruisti Nati. Fiera di non aver apparati cerca

nella propria generazione e nel proprio genere la forza per

sovvertire questo mondo, perché si può. L’abbiamo incontrata per

le strade del centro storico di Roma, in una serata particolarmente

fredda e tra le prime cose che ci ha detto: “Anche se fa freddo,

facciamo una passeggiata, adoro questa città… la sento mia anche se

nelle mie vene scorre il sangue del Salento, terra antica e piena di

storia. Fin da subito ho capito che qui volevo vivere e realizzarmi.

Conosco molto bene questa città, le sue strade, i suoi palazzi, i suoi

monumenti e quei luoghi celati dalle guide turistiche. Roma è come una

grande madre accoglie tutti, ma ripudia nello stesso tempo se non ci sai

vivere”.

Osservando Maria Lorena, il suo è un volto come tanti che si

confonde tra gli sguardi dei tanti e variegati quartieri della capitale.

Ama respirare tutto ciò che vita e realtà e la stessa gente si

riconosce in quegli occhi così vivi e veri. E’ una donna che non ha

timore di esporsi, che non ha paura di fare scelte, e soprattutto

che, è consapevole che le scelte fatte adesso sono scelte su cui si

giocherà il futuro di questo paese. Una donna dalle ambizioni non

comuni, ma perché non comuni è la chiarezza con cui sa’ quello

che vuole... Cos’è Altruisti Nati?

Ho voluto fortemente la nascita dell’associazione Altruisti Nati e nasce

dall’esigenza di un reale cambiamento della vita culturale e sociale del

nostro Paese, promuovendo un’idea di mondo e un’azione nel mondo,

in cui l’altruismo, inteso come partecipazione, mutualità diffusa – di

saperi, informazioni, servizi o beni – sia la naturale implicazione del

principio di reciprocità che sta a fondamento di ogni normativa

democratica sui diritti e doveri di uno Stato. In tal senso, l’altruismo

viene a configurarsi anche come la conseguenza razionale

dell’applicazione del principio di reciprocità. Altruisti Nati riscopre il

valore positivo delle cooperazioni cioè mutualità di strumenti e obiettivi.

E’ questa la tua prima impresa?

La mia prima impresa innanzitutto è stata quella di costruire me stessa.

Voglio rendere significative le cose in cui mi impegno… attraverso la

trasparenza e l’onestà intellettuale. Questo progetto è un obiettivo da

perseguire con impegno e passione. Per me è concreto dovere e lo

sento sulla pelle e vibra come le più forti emozioni. Sono pronta ad

impegnarmi per il bene pubblico, ma non voglio farlo a livello politico

nazionale perché ci sono le lobby talmente forti e ben radicate che per il

cambiamento vero nazionale tanto annunciato si dovrà attendere

ancora qualche anno. Il primo passo è tentare di portare un

cambiamento nel locale, solo chi governa il locale influisce sulla qualità

della vita della persona. In tutto ciò c’è una perfetta visione commisurata

ad una strategia che porta all’obiettivo unico e concreto. Perché è il

pragmatismo che salva le cose, non le professioni ideali. Talmente

pragmatico da risvegliare il Nostro Paese dormiente e in Ritirata di

fronte ad ogni vera sfida di progresso Non servono molte cose, ma le

cose giuste per raggiungere l’obiettivo; non servono molte idee, ma una

buona idea, non servono molti strumenti, ma lo strumento che funziona.

Per questo l’etica deve essere arricchita dall’estetica, dalla bellezza

d' ogni cosa.

Ti senti molto determinata?

Si, credo molto in questo progetto così ambizioso. E’ come scalare

un’enorme montagna, ma la mia forte autodeterminazione, la strada

della consapevolezza che il cosiddetto potere tanto ricercato non è

avere qualcosa da qualcuno, ma fare qualcosa, la cosa migliore, per

tutti. Poterla fare. Perché il potere è fare delle scelte. Scelte che

consentono di realizzare delle cose diverse, cose che funzionano, che

creano opportunità e benessere, e gioia. Un progetto che non è

Grandioso, ma grande, ovvero capace di creare davvero un’opportunità

vincente. Non servono mote cose, ma quella sola cosa che funziona.

La tua sfida parte da Roma...

Il naturale avvio del processo di cambiamento non può che riguardare

la realtà più vicina ai bisogni quotidiani dei cittadini, il governo

municipale: la nostra sfida parte da Roma, capitale d’Italia nella sua

ricchezza potenziale e nella sua degenerazione reale, emblema di una

società incapace di trasformarsi al punto da ricadere su se stessa.

Roma, elemento reale e simbolico al contempo, perciò tanto più

potente, lungi dall’essere diventata quel che avrebbe naturalmente

dovuto essere, una grande capitale europea, anziché aver creato e

promosso nuovi modelli culturali, è diventata elemento frenante e

mortificante per l’intera cultura e società italiane. Perciò proprio da

Roma partirà il nostro progetto di cambiamento, perché questo è il

momento, non semplicemente opportuno ma necessario, per muoversi

all’azione. Urgente è la sfida per il cambiamento, per il superamento

culturale dell’immobilismo gattopardesco del sistema politico e sociale

del nostro Paese. Non le forme, non l’apparenza, non gli slogan, ma la

sostanza della partecipazione all’istituzione di nuove regole comuni è il

nostro obiettivo, che si riassume nell’uguaglianza reale di possibilità, per

tutti i cittadini, qualunque sia il loro status sociale, economico, culturale,

di salute, di credo religioso o morale, di affettività, sessualità e

prospettiva vitale. Noi di Altruisti Nati vogliamo ottenere risultati concreti

e ragionevoli per fare di Roma una capitale europea del terzo millennio,

attraverso una politica di modernizzazione e razionalizzazione della città

e delle sue possibilità di sviluppo e vivibilità. Il che, tradotto in obiettivo

politico, significa garantire la governabilità della città di Roma attraverso

grandi regole comuni, basate su valori condivisi e comune assunzione

di responsabilità verso la cittadinanza, regole da stabilire insieme senza

ambiguità o possibilità di aggiramenti e colpi di mano, per superare ogni

conflittualità sociale in vista di un benessere collettivo realmente

condiviso. Le nostre parole d’ordine per realizzare tale progetto sono

competenza, meritocrazia, equità e libertà, perché vogliamo che Roma

torni ad essere una realtà all’altezza della sua storia e dei suoi cittadini.

Se l’ideale è la tramutazione, non tramuto nulla se non comincio a

mutare me stesso. L’utopia comincia domani, e può anche non

cominciare mai; la tramutazione comincia oggi e non ha mai fine.

[ Norberto Bobbio]

Momenti della inaugurazione: Fondazione Altruisti Nati presso il Teatro Centrale Carlsberg _ Roma

"Riprendiamoci la Nostra Italia"... to be continued...

L.S.

GERALDINE DE

Le mie donne

VULPIAN

www.fidenzavillage.com

LORENA

MAGLIOCCO

“Adoro passeggiare da sola per il centro di

Roma, quando le strade sono semivuote,

perchériescoasentireearespirarequel

profumo del passato di un tempo che non

esiste più. Sai, se fossi nata in epoca romana sicuramente sarei stata una

matrona oppure una vestale, avrei custodito il sacro fuoco dell’Impero, il fasto della

città la più importante del mondo. ”

www.donnaimpresa.com 49


SIMONETTA

LEIN

Citiamo testualmente:

“Simonetta Lein è un’artista di

respiro internazionale: attrice,

scrittrice e personaggio tv, vive

tra l’Italia e l’America. Nata a

Pordenone, classe 1983. Ha

pubblicato per Sperling &

Kupfer il romanzo “Tutto ciò che

si vuole”, un romanzo sul potere

dei desideri. E' impegnata in

progetti sociali collegati all’arte

TRAMONTANO

e allo spettacolo. E’ fondatrice

del “People Wish Tree”,

movimento virtuale e realtà

concreta di raccolta di desideri.

Sull’onda del successo del suo

ISABELLA

libro, per Simonetta Lein realizza

L’Occhialaia, un negozio di ottica dove un Vanity Fair “Desideriamo”:

progetto lavorano blog che di raccolta si collega soltanto di desideri

al

donne.

Nasce il venti ottobre del nuovo secolo da un’idea di IsabellaPeople Tramontano, Wish Tree, economista, un per

iterare la tradizione familiare. Figlia di ottici, cresciuta tra lenti programma a contatto eradio oftalmiche, Svanitydecide in di

creare qualcosa di “diverso”, di accedere a un settore moltocollaborazione maschile, dovecon le donne Margherita al massimo

erano “addette alle vendite”, da protagonista. Meglio, rendendo Pogliani, le donne unaprotagoniste. serie tv dove Nasce

così un negozio femmina, con un nome di genere femminile,

intervista

con una

moltissimi

compagine

personaggi.

societaria tutta

rosa, dove le dipendenti sono “curvilinee”. Per punti: L’Occhialaia:

E’ testimonial

non ti sbagli,

per il fotografo

ci vai e ci trovi

donne. Socie: culturalmente la donna ha nel DNA l’Economia,

Bruno

che

Oliviero

etimologicamente

di “Oltre la

vuol

crisi”,

mostra fotografica che tratta i

dire

“arte di reggere e bene amministrare le cose della famiglia”,

temi

quindi:

salienti

perché

della

no?

crisi

Dipendenti:

volendo professionalità, le socie hanno deciso di rivolgersi direttamente

economica e

alle

sociale

scuole

in

di

cui

ottica

ci

e

optometria e, quando ai presidi hanno chiesto le eccellenzetroviamo, femminili, realizzata hanno avuto al Teatro visi straniti,

hanno dovuto spiegare che la donna ha una perizia e una pazienza Dal Verme singolari. di Milano In più: conlalalegge più

ironica e vera del marketing afferma che gli uomini guardanocollaborazione le donne e le donne di Cultura guardano e le

donne, quindi nessun pericolo di discriminazione da parte delle Solidarietà clienti, e in– occasione dal celeberrimo del

termine coniato dal giornalista Simpson del giornale The Indipendent Premio annuale nel ‘94‘Stella – si cavalca al la

società metrosexual che vuole uomini attenti all’aspetto e amanti merito’. dello E’ il shopping. nuovo volto Dadi questi “Maripunti

di partenza nasce “L’Occhialaia”, e vive bene con voglia di crescere. per sempre”, In unreading Sud particolare, teatrale inla

provincia di Salerno (Nocera Inferiore), in cui essere solo donne tournee potrebbe tratto dalla a volte biografia spaventare “Io

L’Occhialaia_Via Zanzara 13, Mariangela 15_ isabella.tramontano@gmail.com

Melato”.

Scrittrice, attrice e conduttrice. Italiana e internazionale.

Volto e firma di VanityFair.it

NOCERA INFERIORE_SALERNO_ITALY

Allora è vero che l’essenza di un incontro si rivela al primo istante. Quando le

persone non hanno ancora preso le misure l’uno dall’altra, alzato difese,

rivelato debolezze, infiorettato la propria storia, nascosto sotto il tappeto

paure, condizionamenti, paure. Diversi i colori, gli orientamenti e le età, diverse le ricchezze,

le competenze e le latitudini, ma simili, molto simili, i desideri, le sofferenze. Ma uguali. Simili nelle

infinite dissimilitudini, fin anche nell’apparente condivisa complementarietà. Le donne si assomigliano

quando lavorano, quando amano e pregano, quando sono madri, figlie e sorelle anche se non sempre

sanno aiutarsi e riconoscersi mentre svolgono le loro imprese, materiali e immateriali, nel mondo. I

secoli terreni ci hanno allenate a sopravvivere ma non a mettere in comune esperienze e difficoltà.

Peccato. Tuttavia ciò che mi stupisce e rincuora è la straordinaria capacità di ogni donna di immaginare

con energia scienza e passione obiettivi di felicità. Di solito quella immaginata dalla donna è una felicità

condivisa, fatta di serenità e sicurezza, legata a lontane radici antropologiche e alla tutela delle

generazioni. Ascoltare la voce e osservare i volti delle altre donne che condividono le loro storie e la loro

passione e intelligenza è una esperienza rassicurante perché il pensiero condiviso che emerge è

pacifico e profondo. A volte più stanche di sempre a volte piene della loro forza, le donne si accorgono

di essere semplicemente una donne qualunque fra le donne. Una qualunque di noi nel nostro essere

profondamente uniche, perché le similitudini tra una vita femminile e l’altra che sembrerebbero

innegabili ed evidenti non hanno nulla di così innegabile ed evidente. Almeno non per lei..

MARIAPIA DELLA

VALLE

Se è vero che la ricetta d’oro per arrivare

alla popolarità non esiste, in quanto

riteniamo che Sicuramente una parte è

giocata dalla fortuna, siamo però

consapevoli anche del fatto che molto

dipenda anche a ciò che trasmettiamo agli

altri, di positivo. Far veicolare la verità di

quello che siamo, insomma, sembrerebbe

essere quel gap di vantaggio, che ci

permette di uscir fuori da una società

sempre maggiormente streotipata. Essere

se stessi richiede coraggio, e la nostra

protagonista di oggi, di coraggio, ne ha da

vendere. Solare, intelligente, grintosa,

simpaticissima, Mariapia della Valle è la giovane Fashion Blogger che

è riuscita a conquistare la nostra attenzione, nella non facile ricerca

all’interno del vastissimo mondo delle donne che parlano di moda,

perchè, se da una parte è vero che la passione della moda va ad

accomunare tutte le varie blogger, è vero anche che è il rapporto

stesso con la moda ciò che va a differenziare un blog dall’altro. Di

sicuro c’è anche che leggendo il suo blog avverti come una

sensazione di trovarti immerso in un’atmosfera più frizzante e vivace:

quello che leggi è un mix di tante cose: il suo “about me” è tutt’altro

che monotematico spazia bensì dalle vacanze, alle uscite con le

amiche e dalle giornate in palestra a quelle con il suo ragazzo. Segno

che la moda sia veramente presente ovunque ogni giorno. Il suo blog

si basa essenzialmente su un rapporto amichevole con le donne che

la seguono e che che seguono i suoi consigli sugli outfit. Donne con le

quali scambia consigli per make-up e capelli, piuttosto che condividere

le ultime novità nei negozi. La supportano e la sopportano nella sua

vulcanica genialità creativa, la aiutano e le chiedono aiuto, la

consigliano e le chiedono consigli. Questo il senso del suo blog

www.modidimoda-mapi.blogspot.it Nessun senso, tutti i sensi.

Mariapia ha all'attivo della sua carriera importantissime collaborazioni:

scrive di moda per i magazine Donna Impresa e PinkLife, è inoltre

consulente per gli shootting fotografici del Ph Thom Rever.

Connoi

nelprossimonumero

VALDISERRI

MARIELLA

Docente di moda e fashion Journalist

www.donnaimpresa.com39

51


Le mie donne

ROBERTA

RAZZANO

si racconta

Avete presente un presepe? Antiche case di pietra, che si alzano dritte sulla rupe di tufo. Dietro, un fiorire di campanili di chiese. Un ponte

altissimo che attraversa il vallone selvaggio. Questo è il mio paese. Un tempo, famoso per Sant’Alfonso e il suo “Tu scendi dalle stelle”. Ora, di

nuovo alla ribalta per aver dato le origini al sindaco di New York. Questa è Sant’Agata dei Goti, piccola perla di un Sud poco conosciuto, dove

sono nata e ho passato la mia infanzia tra la bellezza e l’incanto dei sensi. Il bello era normale, era quotidianità, era quasi scontato. I monumenti

antichi e i vestiti di mia madre accompagnavano i miei sguardi; il romanico asciutto ed elegante della chiesa di San Menna si abbinava ai tagli

raffinati di Valentino. E poi, i piatti seducenti che riusciva a cucinare… Tutto era colore, profumo, vita. Mio padre, il suo critico più costruttivo e

severo. Fu la mia prima e sola guida. Non accettava le mezze misure, quando si parlava di bello e di buono. Tanto era amabile e tollerante

verso gli esseri umani, tanto era rigoroso nel giudicare le loro creazioni. “Quelle si possono sempre migliorare – diceva – ed io sprono a farlo”.

Quando ti trovi a vivere in un mondo bello e stimolante, non sei mai propensa ad adagiarti: sei sempre spinta a fare di meglio, a cercare il

diverso, ad andare oltre. Gli abitini uguali a quelli delle altre bambine non mi piacevano. Volevo essere originale. Volevo essere io. Se non

potevo scegliere i miei vestiti, nessuno mi vietava di farlo con quelli della Barbie. Dopo aver provato tutto il campionario esistente, cominciai a

confezionarli di persona. Usavo gli stracci bianchi di mia madre e li decoravo con i pennarelli colorati. Non potendo cucire, li assemblavo con la

pinzatrice. Erano belli anche per le mie amiche, che me li chiedevano. Ed io li facevo per loro, con piacere. Forse tutto iniziò da lì… Ero da poco

una teenager, quando mi si aprì la strada verso il mondo vero. Mi ero macchiata la maglia bianca di caffè. Invece di lavarla, pensai che potevo

usare il caffè per tingerla tutta quanta. L’appallottolai in una pentola stretta riempita con cinque o sei caffettiere grandi. Con mia sorpresa ne uscì

non una tinta uniforme, ma un disegno, astratto e affascinante, in cui

riuscivo a distinguere forme inaspettate, come quando si guardano le

nuvole e si sogna. Intuii che quel disegno era più bello di qualunque

forma avessi potuto progettare a priori. Avevo capito che l’arte comincia

quando si va oltre il progetto, oltre l’intenzione, e ci si lascia trasportare

da quell’imponderabile che è sempre presente intorno a noi. Avevo

imparato a viverlo senza temerlo. Iniziai a tingere di tutto e con tutto. Mia

madre brontolava: sporcavo dovunque. Ed io le ripetevo: “Tu mi hai fatta

ultima di quattro sorelle, perché fossi il bastone della tua vecchiaia. Mi

avresti voluta come una damigella dal sangue blu, ma il mio sangue non

è né rosso né blu: l’hai fatto multicolor!” Allora non sapevo nulla di

shibori. Non avrei mai immaginato di ritrovarmi, dieci anni più tardi, in un

angolo di Giappone, a bottega da un maestro ultracentenario, a

perfezionarmi in quell’arte antica. Laozi Nagayama fu per me una figura

di maestro come non ne ho più incontrate. La tecnica era solo un aspetto

marginale dei suoi insegnamenti. Si preoccupava anche di come e

quanto mangiavo e dormivo. Perfino di come respiravo. E tutto il suo

sapere, oggi, lo posso ancora riassumere in quelle tre parole che

ripeteva sempre: “Mani, testa, cuore.”. Se viene a mancare un solo

elemento a questa triade così umana, nulla sta più in piedi. E’ come un

tavolino a tre gambe che ne perde una. In quei dieci anni, a dire il vero,

non ero stata ferma. Anzi… avevo lasciato gli studi di giurisprudenza,

con grande sconforto della mia famiglia, per seguire il mio sogno ed

iscrivermi all’accademia di belle arti di Napoli. Furono anni difficili. Ci

entrai quasi da sprovveduta. Non sapevo disegnare e non mi piaceva

disegnare. Ma dovevo imparare ad ogni costo. Avevo bisogno di

materiale. Cercavo la carta e i colori migliori. Ed era una cosa mia, solo

mia. Per non chiedere nulla alla mia famiglia decisi di lavorare la sera,

come cameriera, come lavapiatti. Furono anni di solitudine e sacrificio.

L’unico sostegno era la mia passione, sfrenata, irrazionale quasi, per

tutto ciò che era un abito. Gli abiti mi attiravano per la loro materialità. Li

dovevo vedere dal vivo, toccare, annusare. Erano fatti di tessuto e non di

carta. È nell'aspetto tattile che sta gran parte del fascino dei tessuti. Il

tatto e' il senso più diretto che abbiamo per conoscere il mondo. Io ho

bisogno di toccare ciò che creo. Gli oggetti e la materia ci parlano

quando li tocchiamo. Mi piace toccare la roccia quando arrampico,

sentire fra le dita la tensione del filo quando tiro di balestra, accarezzare

il pelo di animali inconsueti o stringere tra le mani le foglie di un albero.

Lungo tutto il mio percorso, i tessuti sono sempre stati i grandi

protagonisti. Come pinzavo gli abiti indosso alle bambole, così ho

sempre preferito costruire e montare i capi veri sul manichino, senza

disegnarli prima. Non c’è immaginazione, per quanto fervida, che riesca

a eguagliare la realtà, con i suoi giochi di luce, di testure, di gravità, di

tensioni e di torsioni. Bisogna provare, osservare, e lasciarsi stupire.

Solo così si può dare spazio al sogno. Da un sogno nacque alla fine la

mia tesi, “La rivelazione di Ercolano”, che poi sarebbe divenuta un libro,

una collezione ed uno spettacolo. Era un pomeriggio assolato della mia

infanzia e mio padre mi aveva trascinato ad Ercolano per mostrare gli

scavi ai parenti venuti dall’America. Io correvo, saltavo, non stavo mai

ferma. Scivolai sul selciato antico e lui mi salvò da una brutta caduta

prendendomi la mano. Mentre mi teneva, per tranquillizzarmi mi disse:

“Tu ora vedi solo rovine vuote. Ma prova a chiudere gli occhi e pensa a

duemila anni fa. Qui intorno tanta gente che passa. Un suonatore di

cetra. Le donne con i loro vestiti colorati…”. Aveva colto nel segno.

Improvvisamente nacque dentro di me l’immagine della città viva, e la

vita erano quei vestiti che si muovevano insieme alle persone e

riflettevano il sole di duemila anni prima. “Papà, com’erano quei vestiti?”.

Me li mostrò a casa, sui libri. E io sognavo di farli rivivere. La mia gavetta

iniziò a Roma alla maison Gattinoni. Madame Fernanda resta ancora un

esempio indelebile nei miei ricordi. Lei non era solo arte. Era

determinazione e tenacia. Non mollava, non se ne andava, non si

arrendeva finché il capo non era quello che voleva. All’anelito al meglio

che avevo imparato da mio padre, lei univa la capacità di realizzarlo.

Tutte le persone che in me hanno lasciato un segno, mi hanno insegnato

a non accettare le mezze misure. L’alta moda mi affascinava, perché non

si poneva limiti, Non c’erano limiti alla fantasia e nemmeno alla spesa.

Non c’erano vincoli o censure. Bisognava solo puntare in alto, il più in

alto possibile. Ed arrivarci ad ogni costo. Da lì partì il mio viaggio per

l’Europa e per il mondo. Ero diventata la donna dei tessuti. Li sceglievo, li

tingevo, li creavo dal nulla. Tingevo con le spezie, con il vino ed il caffè.

Tessevo tutto ciò che poteva prendere la forma di un filo, compreso

quello interdentale. Trasformavo la materia lasciandomi trasportare

dall’imponderabile come da un’onda amica. Un giorno, tutto si interruppe

bruscamente. Pensai di lasciare un sogno per seguirne uno migliore. Ma

era un’illusione, e mi ritrovai a terra, senza ali. Abbandonai il mondo

sfavillante dell’alta moda, che mi destava solo ricordi tristi, e mi

reinventai in mille vesti nuove. Creatrice di costumi teatrali, decoratrice di

vele, giornalista. Scrivevo di ecologia e natura e quasi per caso arrivai ad

occuparmi di cibo. Incontrai persone nuove e, come per magia, mi si aprì

davanti un mondo inaspettato. Nel giro di pochi anni venivo catapultata

dall’alta moda all’alta cucina. L’illuminazione fu un invito a pranzo da

Fulvio Pierangelini. Gli dissi che non mangiavo pesce. Il risultato fu il

menù sbattuto con rabbia sul tavolo, uno sguardo torvo ed una girata di

spalle senza un saluto. Ma sul mio tavolo arrivarono pesci d’ogni sorta. Li

assaggiavo. Mi piacevano. Mi davano emozioni. Avevo scoperto l’haute

cuisine. Il dopopranzo fu più amichevole, in una saletta riservata, tra

pizzi, cristalli e due opere di Fontana. Mi spiegò che aveva accettato la

sfida e aveva cucinato il pesce in modo da farmelo piacere. Lo aveva

personalizzato. Io, che fino ad allora avevo vissuto di surgelati e pizze a

domicilio, dovetti ammettere che anche il cibo poteva diventare una

forma d’arte. Nel giro di qualche mese la mia vita era di nuovo cambiata.

Vagabondavo tra i migliori ristoranti d’Europa, negli anni della più grande

rivoluzione gastronomica di tutti i tempi. La vecchia passione si poteva

sposare con la nuova. Creai Dolceveste, un involucro impalpabile di

tessuto colorato e profumato, che permetteva di mangiare i cioccolatini

senza toccarli con le mani. Preparai contenitori di tessuto e bacchette di

ceramica per i cuochi del Bulli. Avevano inventato le “arie”, schiume

evanescenti e profumate, ed io dovevo inventare un modo nuovo per

degustarle. Così, alla Mostra Internazionale dell’Alimentazione del 2005

presentai “Flores de Pescado” insieme ad Oriol Castro: fiori di tessuto

che avvolgono arie di mare. Riscoprii l’amore per il cibo della mia

infanzia, ma con la mente e il cuore di chi ha scelto di aspirare sempre al

meglio. Studiai, scrissi, insegnai. Mi si aprirono le porte dell’università e

scoprii quella forma incredibile di affetto che può legarti ai tuoi studenti.

Se li guardi, li ascolti e impari a conoscerli, diventano come figli. E ti senti

parte di una famiglia grande ad antica. Io li ho sempre amati, uno ad uno.

Ognuno per come era fatto e per quello che poteva dare e diventare. Ad

ognuno ho dato tutto quello che potevo. E loro hanno dato a me.

Purtroppo, l’università non è fatta solo da loro. Ci sono squallidi burocrati

e dirigenti gretti e venali, che possono uccidere ogni forma di poesia e

dignità. La mia strada non poteva fermarsi lì. L’insegnamento, senza

ricerca, può diventare una ripetizione vuota. Così, mi sono decisa a fare

sul serio. Sono entrata a fare parte del Laboratorio di Fisica

Gastronomica dell’Università di Parma, assumendomi la responsabilità

di tutto il settore estetica e design. Lì ho iniziato il progetto drink design,

come nuova forma di food art. Realizziamo drink personalizzati, ognuno

diverso dall’altro, con disegni tridimensionali creati da liquidi colorati,

iniettati all’interno di un liquido trasparente. Anche qui, la scienza e lo

studio ti portano al limite, poi lascio scattare quell’ineffabile abbandono

all’imponderabile… Poi, un giorno, arriva di nuovo l’ombra. Scura,

spaventosa, invincibile. Mio padre si ammala e in pochi mesi se ne va.

Nel mio cuore, sentivo che avrebbe avuto ancora tante cose da dirmi,

ma il tempo era finito. Ero persa. Cercavo dovunque un segno, un

appiglio, un punto da cui riprendere il filo dei suoi insegnamenti. E mi

tornò alla mente quel pomeriggio lontano, agli scavi di Ercolano… Sentii

rinascere il richiamo della moda. Ma in forme diverse. Il tempo era

passato. A vent’anni volevo trasgredire, ma ora? Non riuscivo a

convincermi che fosse il momento di ricominciare. Però mi guardavo

intorno, e vedevo che il mondo era cambiato. La crisi che imperversa.

Una realtà che nessuno più ama. Si può trasgredire quando tutto è

perfetto e felice. Si desidera andare oltre, ma perché il presente è già

bello. Ma ora? Ora, mi sono detta, non c’è più sete di trasgressione. C’è

tanta voglia di sognare. Di fuggire.

Roberta Razzano

www.donnaimpresa.com 53


Il conferimento del

"Premio Donna Impresa"

Al Fashion Week Bucarest

ADRIANA

AGOSTINI

Fashion designer _ www.adriana-agostini.com

Donne di moda

L’abbiamo incontrata per la prima volta a Bucarest e precisamente all’evento

FashionTv Week presso la sua Galleria - Atelier. La sua ispirazione nasce in primo

luogo dal tessuto e poi si sviluppa dall’osservazione della società.

Lei è Adriana Agostini, fashion designer rumena le cui

collezioni, in passerella, assumono la caratteristica di uno

spettacolo nello spettacolo, tanto lei è abile a dotare di senso le

sue rappresentazioni. Scenografie teatrali in cui si esprime la

bellezza della donna, magnificandola in tutta la sua più sensuale

femminilità. Mai una donna mortificata in rigide vesti, mai un

corpo umiliato nella sua avvenente grazia. Il corpo si esprime,

fluendo fra tagli e tessuti che lasciano il libero manifestarsi. Bella,

solare, Adriana Agostini ci accoglie con un sorriso che lascia

intuire quanto, quella serenità espressa, sia trasferita in tutto

quello che crea, quanto rappresenti l’elemento distintivo di

qualcosa che prima ancora che essere un brand, è la sua vision.

Un modo di percepire il mondo, il suo, in cui si contempla la gioia

di vivere. Ha iniziato in Italia la sua professione lavorando per

diversi Atelier nel campo del tessile. La definivano una design

della “maglieria” per la sua straordinaria capacità di abbinare

tessuti di natura diversa, cachemire e seta, in particolare. E tutto

questo avveniva negli anni ’80. Poi il salto di qualità tentando di

vendere i suoi prodotti fuori dall’Italia, strategia vincente che le

conferì da subito popolarità. Una svolta al suo modo di intendere

la moda, il fashion. Qualcuno è magico; altri ammaliano; taluni

raccontano la storia intessuta da infinite piccole vicende umane;

certi rimangono imperiose roccaforti di un glorioso passato

seppure ne hanno perso i fasti opulenti; alcuni sono abbandonati

a sé stessi; talaltri si lasciano scivolare il tempo sulla pelle;

qualcheduno sembra materializzarsi dalle pagine ingiallite

d'antichi libri di fiabe, dove le parole gotiche sono arricchite da

fantasiosi disegni di fate del bosco, di folletti dai buffi cappelli

nascosti fra i fili d'erba, d'acque cristalline e di ponti magici,

metafora di un passaggio fra bene e male, fra buio e luce, fra

civitas e barbaritas, fra noto ed ignoto... Infine qualcuno, e questo

è il caso di Adriana, scrive libri incantati a più dimensioni, dove le

pagine sono tessuti, le penne aghi, dove le idee si esprimono

attraverso piccoli ritagli di tessuto, s'incorsano in formule magiche

comprensibili solo ad eletti che possiedono il sapere di

comprendere la magia della sua arte. Saperi che invitano a

superare le cortine, a varcare la soglia per scoprire che tutto è

arte in continuo movimento, un'altra storia da svelare... per chi la

vorrà e saprà ascoltarla. Adriana Agostini è stata insignita con il

prestigioso Premio Internazionale “Donna Impresa” “PREMIO

INTERNAZIONALE DONNA IMPRESA/AT THE HEART OF

COMMUNITY” all’interno del prestigioso evento che si è tenuto

presso Villa Cesarina di Valganna (provincia di Varese) nelle

giornate dell’8e9marzo,iltutto sintetizzato in un video per la

La collezione di Adriana Agostini presentata

a Villa Cesarina - Valganna (Va) - Italy

Le mie donne

di Annabella Ciardiello

regia dell'eclettico Dragan Sebastian denominato "Una bellezza

reale". " CULTURA AGENZIA" dunque giunge in Italia, a Villa

Cesarina a raccontare le meravigliose creazioni della fashion

designer Adriana Agostini che hanno fatto sfoggio della loro

magnificenza attraverso la statuaria bellezza delle modelle in un

contest, quello della splendida dimora liberty, reso ancor più

magico dagli scatti del ph George Cristian. Nel soirée di Gala,

all'insegna di una giuria d'eccezione presieduta dal Principe

Stefan de Montenegro e dalla sua splendida consorte, da

Bruno Romano Baldassarri in qualità di Direttore Marketing

Italia Donna Impresa e Giuseppe Vigilante Patron dell'evento,

sono state assegnate le fasce di merito alle partecipanti a "Lady

Storica", una per ciascuna concorrente attribuite in base alle

caratteristiche peculiari di ciascuna; un concorso dunque che non

ha visto né vincitrici né vinte, a celebrare la bellezza delle donne

nella loro dissomiglianza di caratteri. A conquistare il "Premio

eleganza" la modella rumena Ana Maria Iancu che vestita in uno

splendido abito di Adriana ispirato all'ottocento di gattopardiana

memoria, ha incantato ospiti e giuria oltre che per la sua

bellezza, per il suo portamento regale. Nel corso della serata

sono stati poi assegnati i PREMI INTERNAZIONALI DONNA

IMPRESA alla oramai celeberrima scrittrice Ada Cattaneo, alla

straordinaria fashion designer Adriana Agostini, lo ricordiamo ad

onor di cronaca, ed alla versatile bellezza di Kurimi Mami. " Arte,

Bellezza e Solidarietà nelle giornate dell'8e9marzo2014 è stata

un successo al di sopra di ogni più rosea aspettativa - ci dice

Giuseppe Viglilante - metti una troupe di 12 elementi al seguito

della stilista Adriana Agostini, Bruno Baldassarri e Valeriana

Mariani, la polizia a cavallo e Nicola Corrarello, 12 bellissime

donne per Lady Storica, Pin Berve e Kurimi Mami, 6 guerrieri

medioevali con Alessandro Varagnolo e una scrittrice di leggende

Ada Cattaneo, le bellissime piante di Vivai Giardinaggio Selve e la

onlus per l'aiuto ai bambini autistici... per non parlare poi della

bellezza dei quadri esposti nei saloni della villa di sei artisti:

Daniela Galli, Monica Trioli, Milly Martionou, Anna Zulla, Mirella

Zulla e Benedetto Codella... dei premi assegnati, dello

Champagne Dom Caudron Marne abilmente presentatoci da "La

Dame du Vin" personaggio cult nel panorama dell'enologia

nazionale, del magnifico risotto preparato da uno dei ristoranti

tipici di Valganna annaffiato da vini "eccellenti", quelli portati in

degustazione da Boris Laziosi per il Podere Vilarga prodotto

vinicolo del Principe del Montenegro. Beh.. che dire, se non il

ringraziare tutti coloro che hanno dato vita a questo magnifico

sogno… “. Il servizio, in esclusiva per MDI TV o mditv.ro.

agostini

Model: Mihaela Dragne

Model: Ana Maria Iancu

da destra: Adriana Agostini con i Principi di

Montenegro, Giuseppe Vigilante con i figli.

www.donnaimpresa.com 55


Le mie donne

CLAUDIA

FERRISE

Fashion designer _ Lamezia _ Italy

Modelli dal taglio apparentemente semplice, quasi classico, ma impreziositi con dettagli

ricercatissimi, che regalano alla sposa un look sofisticato, di alta classe, indubbiamente

glamour. Per le gonne, scivolate e dalla linea morbida, vengono utilizzati tessuti fluttuanti

come lo chiffon, il tulle e la seta ma anche più strutturati come il damascato, e il raso, uniti a

bustini dal taglio prevalentemente a cuore ed a V, anche con scollature profonde, che

regalano grande femminilità persino alla sposa più formale

Per coloro che sono alla ricerca di un look più moderno, non mancano però accenni minimal chic, come lo scollo squadrato. L’anima delle

collezioni è senz’altro il pizzo, utilizzato come tessuto principale o in piccole applicazioni , che danno vita a fiori, petali e decorazioni di alta

lavorazione, arricchite con punti luce, perline e cristalli, che illuminano gli abiti senza appesantirli, ma donano un tocco di brillantezza che ben “si

sposa”, è proprio il caso di dirlo, con le linee romantiche e delicate dei modelli. Accanto alle gonne ampie in tulle, dal taglio principesco, troviamo

anche linee più aderenti e femminili, con gonna a sirena, abbinate perfettamente a maniche lunghe o in tulle, che lasciano trasparire le braccia,

avvolgendole in ricami e applicazioni. Soffici petali in pizzo o chiffon, che ritroviamo sul velo sposa, anch’esso protagonista indiscusso della

passerella, con strascico importante e lunghezza cathedral. Guardando al colore, è il bianco che regna sovrano nelle collezioni di Claudia, nelle

sue sfumature ricercate: etereo ed elegante, in una fusione perfetta di romanticismo e modernità, per donne sensibili e capaci però di mostrare

anche il mistero, la malizia e la seduzione. Se sognate che la vostra sia una favola, ricordatevi che una storia meravigliosa ha sempre un inizio

speciale. E la scelta dell’abito è l’incipit giusto per un matrimonio fiabesco. Come orientarsi tra aspettative da favola e quel ci fa essere

assolutamente favolose? A raccontarci il percorso che porta alla scelta dell’abito da sposa (non di “un” abito da sposa qualsiasi) è Claudia

Ferrise padrona di casa all’Atelier “Sposa Lucy Claudia” che ci guida con il suo prezioso savoir faire. La storia comincia insomma con la

condivisione di desideri e aspettative: riguardo all’abito, alle linee, ai tessuti, ai dettagli, ma anche a tutto il contesto del matrimonio, dalla

location allo stile della cerimonia. Il compito di Claudia è dunque il trasformare il sogno delle proprie clienti in realtà, cogliendo emozioni e

aspirazioni, ascoltando e consigliando. “Senza esasperazioni” forte della lunga esperienza nel settore più romantico che esista. Idee semplici e

chiare, suggerimenti mirati e realistici, perché quello della scelta sia un momento meraviglioso, senza inutili stress. Si inizia così un affascinante

viaggio: passando da tessuti, stili e modelli, alle pregiate proposte di raffinate case nazionali ed internazionali, a disegni su misura, realizzati per

la sposa dall’Atelier fino al lavoro sartoriale realizzato qui, con la professionalità stilistica artigianale della tradizione, dal cartamodello all’abito.

Scelto il modello, in un trionfo di emozione, la fase successiva è la prima prova. Non dobbiamo ai dimenticare che la protagonista quel giorno

deve piacere prima di tutti... a se’.

DIANA

ALEXANDROAE

Presidente Kasta Morrely _ www.kastamorrely.ro

a tu per tu con:

Diana Alexandroae

presidente Kasta Morrely

Le industrie creative, così come

troviamo che sono state definite da

inglesi, sono quelle industrie che hanno

l’origine nella creatività, talento e

maestria degli individui, e che hanno il

potenziale della creazione di impieghi e

di prosperità tramite la generazione e

l' utilizzo delle proprietà intellettuali.

I campi che costituiscono (conforme DCMS- Department of

Culture, Media and Sport, UK) sono advertising, l’architettura,

le arti, i mestieri, il design, la moda, il cinema, video e foto,

software e computer games, la musica, le arti visuali e

performing arts, publishing, televisione, radio. Esse hanno un

ruolo educativo molto importante nella società odierna ed è

per questo motivo, e per nostra sfortuna, siamo aggrediti con

troppe produzioni e prodotti di bassa qualità. Per questo

siamo moralmente obbligati trovare e promuovere l’autenticità,

la qualità ed il professionismo per sbarazzarci della nocività

del kitch e dell’incultura presente dappertutto nell’importante

settore delle professioni che formano il campo dell’immagine.

E’ sulla base di questa considerazione che abbiamo ritenuto

indispensabile ascoltare una specialista in termini di autorità

internazionale nell’organizzazione d’eventi, sfilate di moda e

Fashion Theater: lei è Diana Alexandroae Presidente Kasta

Morrely, uno degli esperti che sono stati alla base della

creazione e legalizzazione per la prima volta nel mondo, della

scienza dell’occupazione di modella(o) e dell’occupazione di

organizzatore di eventi. Diana Alexandroae fa parte anche dal

collettivo degli esperti che hanno creato e registrato come

marca il nuovo genere artistico Teatro di Moda (Fashion Theater). “Desidererei precisare dall’inizio il fatto che la mia attività di ricerca in qualità di

presidente Kasta Morrely è stata centrata specialmente sul campo delle sfilate di moda e dell’organizzazione degli eventi di moda. Questa attività

– ci dice Diana - non ha però escluso il coinvolgimento nello studio della realizzazione delle trasmissioni TV e film. Come si sa ogni persona

ambiziosa sogna diventare una stella oppure una personalità pubblica conosciuta molto spesso senza aver approfondito l’effimerità che ruota

intorno alle stelle della televisione o cinematografiche. La causa della loro effimerità è dovuta al fatto che sono persone impreparate che tramite

l’apparizione sul piccolo schermo danno un'impressione iniziale d’intelligenza, fascino e spontaneità, ma... come dire – continua - il pubblico si

rende conto assai velocemente della realtà e si annoia presto della falsa stella. Lo stesso ovviamente vale per le stelle cinematografiche che, se

non supportate da un vero talento ed un corretto management, scompaiono nell’ignoto. Mi sono domandata anche io all’inizio perché sono stelle

che resistono nel tempo ed altre scompaiono con la stessa rapidità con cui sono apparse. Tematiche che ho approfondito durante gli studi di

ricerca del mondo della moda e che sono state la base della mia consapevolezza di oggi. Quello che ho compreso, è che il settore è stracolmo di

molto dilettantismo basato sulla sfrontatezza di manager improvvisati e senza troppi scrupoli che giocano sulla pelle e sul talento, non ultimo sulla

timidezza, di quanti vorrebbero intraprendere una carriera artistica, qualsiasi essa sia.

L’interesse per le prestazioni artistiche si perde in

continuazione perché molte dalle attività di creazione sono dominate dagli impostori e spavaldi. questa è la verità. Il lavoro di creazione si basa su

una preparazione complessa che congloba più qualificazioni complementari. Non puoi avere un’attività di successo nelle industrie creative senza

qualificazione e senza una preparazione laboriosa preliminare perché senza preparazione solida l’atto artistico si svolge caoticamente, con molto

lavoro invano e alla fine si scelgono ruoli che di bassa qualità, pur di apparire. sono sotto gli occhi di tutti - conclude Diana – le ridicolaggini delle

dirette televisive e/o le produzioni di basso spessore culturale ed estetico. E’ solo nel momento in cui hai una preparazione idonea al ruolo che

vuoi svolgere che diventa facile il valutare la qualità dell’offerta. Mai diversamente. Una professione, per essere riconosciuta legalmente dallo

stato, deve necessariamente dotarsi di un progetto approvato della scienza di quella professione. Così quelli che sono qualificati in quella

professione imparano cosa devono fare con efficienza e rendimento massimo, benefico per se stessi così come per le persone che si affidano ai

suoi servigi. Ho constatato quando lavoravo all’elaborazione dell’occupazione di modella(o) che le sfilate di moda in molti casi annoiano la maggior

parte degli spettatori a causa della loro monotonia… ragazze che portano a spasso dei vestiti tutte nello stesso modo, invece che indossarli. Vi è

una grandissima differenza fra l’indossare un capo e vestirlo. Ecco perché ho pensato di mettere a punto il Teatro di Moda (Fashion Theater), di

proprietà intellettuale Kasta Morrely. Questo nuovo genere artistico conferisce valore tanto alle creazioni dei designer quanto il talento di coloro

che sfilano. Sono stata piacevolmente sorpresa alla fine dell’anno 2013, quando nell’ambito della Gala Romanian Fashion Awards, ho ricevuto il

Premio per la creazione di questo progetto Moda, ancor più sorpresa e felice quando, subito dopo, sono stata insignita di un Diploma di

Eccellenza come autorità riconosciuta nelle industrie creative ed il riconoscimento del nuovo genere artistico Teatro di Moda (Fashion Theater),

dalla parte dei funzionari di una città turistica molto importante. Posso dire con piacere ed orgoglio, che sulla scena del grande festival Bucharest

Fashion Week dal dicembre 2013 sono state molte le sfilate organizzate in collaborazione con noi... e gli effetti si sono visti. Il pubblico non solo

non dava segno di insofferenza, ma restava compostamente seduto... quasi rapito da ciò che in quel momento avveniva in passerella. Questa

reazione del pubblico è la conferma che il fondamento delle industrie creative, il successo, dipendono dalle qualificazioni, oltre che dal talento.

Insomma, non possiamo parlare del futuro di successo e dello sviluppo del settore culturale artistico senza un’approccio scientifico basato sulle

qualificazioni ed innovazioni di quelli che si affacciano in questo campo d’attività. I paesi che hanno investito nello sviluppo del settore delle

industrie creative sono i più conosciuti ed apprezzati per il loro livello di civiltà e benessere anche se in altri settori non eccellono”.

www.donnaimpresa.com 57


Antares:

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Model: Sara Ben Zidane e Roberto Baldassarri : Donna Impresa

Ph

©


"Camminiamo assieme alle calzature più famose, più trendy e più

comode, in italia e nel mondo cercando di non venire mai meno ai

nostri ideali ma ampliando la gamma dei nostri prodotti. Tecnologia,

moda e attenzione al mercato sono le nostre parole chiave: una

parte importante, la nostra”


Per tutte le stagioni della

tua vita.

Ph: D onna Impresa© Model: Sara Ben Zidane e Roberto Baldassarri. Un ringraziamento spciale all'imprenditore Remo Scartozzi che ha reso possibile questo servizio fotografico


con noi nel prossimo numero

ANTONELLA:GIULIETTI

Titolare di due aziende nei pressi di

Verona una delle quali la Elite s.a.s

Bioallergen Leader nella ricerca e

sviluppo prodotti per le Allergie

Respiratorie e Dermatologiche.

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Completi di Bonifica per Hotels (

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uffici... Nel campi dell 'Arredamento/

ergonomia e' consulente e fornitore di tessuti di pregio

per arredi, imbottiti per Strutture di Alto Livello. In Italia

e all' 'Estero. Antonella è una donna forte, tenace che

si distingue, oltre che per determinazione, anche e

soprattutto per la passione che mette in tutte le sue

attività non perdendo mai di vista la sua identità ed i

valori morali in cui crede fermamente: primi fra tutti

l’onestà, il rispetto e l’amore per le persone.

ALESSANDRA:TONELLI

Alessandra Tonelli è

l’intraprendente cotitolare

della FG Milano,

tutta rigorosamente made

in Italy, che propone

calzature femminili di

lusso destinate ad una

clientela d’elite.

Lavorazione artigianale,

cura del dettaglio ed

eccellenza dei materiali

fanno delle calzature FG

un prodotto davvero

unico per qualità e stile:

vere e proprie opere

d’arte in grado di

coniugare design, lusso

ed originalità. Tessuti unici, pellami pregiatissimi ,

accessori di lusso e dettagli ricercati ed un design ultra

femminile, sono i punti di forza di queste creazioni di

cui ci si innamora perdutamente al primo colpo

d’occhio: un must have per ogni shoes addicted…

MARIA CECILIA: BERIOLI

La definiscono la guerriera armata di violoncello,

musicista perugina ricca di talento e di passione,

convinta che “la musica debba tornare a dar parte della

quotidianità”. Da anni insegue questa missione su

molteplici fronti, nei concerti, numerosissimi e di grande

successo, nelle produzioni dove alla musica si abbina

la lirica, la recitazione e la danza, non di meno nella

valorizzazione dei giovani talenti e compositori

contemporanei, nelle collaborazioni più disparate, nella

moltitudine delle tuurnée all’estero.

Primo violoncello nei Solisti di Perugia,

Maria Cecilia è inoltre fondatrice di

Umbria Ensamble, vanta studi di

perfezionamento tra Perugia e

l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

ma anche una laurea con lode in

filosofia. Ha suonato con nomi

eccellenti, fra questi: Cafiso, Bollani e

George Benson ad Umbria Jazz. In

tournee all'estero, è approdata al

Birdland di New York ed alla corte

dell’Imperatore del Giappone,

esibendosi anche con l 'Imperatrice

Michiko al pianoforte.

BIANCA:IMBEMBO

Il fulcro dell’esperienza di Bianca Imbembo è sempre stato

quello di mettere in gioco le proprie capacità e le proprie

conoscenze nel settore fashion. Bianca, infatti, ha creato e

gestisce un’impresa individuale dove si occupa della

lavorazione e della vendita di borse da donna. L’amore per

il glamour l’ha portata a conoscere e frequentare il settore

con attenzione e sensibilità verso le tendenze e i

cambiamenti del gusto e del mercato. Quando ho deciso

che aveva voglia di mettersi in gioco si è guardata intorno

ed ha messo in attività le antenne per cogliere il mood. Ha

notato che il feltro era una materia prima poco frequentata

e scarsamente valorizzata, ha immaginato, pertanto, una

linea di borse che potesse nobilitarla attraverso la cura per

il particolare e la raffinatezza del particolare in cui il Made in

Italy eccelle. Si è attrezzata per svolgere una ricerca di

mercato che le consentisse di individuare la migliore

qualità di feltro disponibile e da lì è partita. Alla grande. In

poco tempo ha messo in cantiere una moltitudine di cose, a

partire dalla collezione di borse realizzata con feltro

ottenuto dal riciclo del PET, la plastica che troneggia sulle

nostre tavole domestiche riempita d’acqua e bibite.

Sensibile e attenta alla salvaguardia dell’ambiente, ha

cercato un buon prodotto realizzato con materiali da riciclo

e colorato con tinture naturali. La sensibilità al tema della

responsabilità sociale la esprime e realizza in diversi

contesti , oltre quello del rispetto dell’ambiente vi è, infatti,

l’adesione al progetto Save Woman con Roberta Bruzzone

affinché parte del ricavato dalla vendita di alcuni modelli sia

devoluto ad azioni volte a contrastare la violenza contro le

donne. Imprenditrice a quarant’anni, Bianca ha scelto un

nome del brand pregno di significato: kilesa che rimanda

Le mie donne

alla cultura del buddismo ed a sentimenti contrastanti

come l’ansia, la determinazione, la paura e l’ambizione i

quali, fusi tra di loro, impediscono all’individuo di focalizzarsi

sui problemi. Il rimedio per orientarsi in tale confusione è

offerto dalla meditazione. Essendo l’unico soggetto a

detenere la leadership nell’impresa, i compiti e le

responsabilità che le derivavano dal lavoro sono svolti

prettamente da lei; così è riuscita ad acquisire un

backgroung di conoscenze molto ampie e variegate che

abbracciano tutta la gamma dei passaggi, dalla nascita alla

vendita del prodotto, quindi dalla lavorazione dei materiali,

al marketing e alla pubblicità del prodotto fino alla vendita

dello stesso: le borse le sogna, le disegna, ne sceglie i

materiali, le produce, le sfila, le presenta, le vende: sono le

lancette pubbliche che scandiscono il tempo di questa

grintosa donna a due teste, mezza stilista e mezza

imprenditrice. Intuizione, creatività risvegliata prorompente

unita al coraggio, possono dare vita a storie simili, esempi

concreti per chi ha sogni da realizzare. A prescindere dalla

storia personale di Bianca, dal suo percorso, dalla fatica,

dalla tenacia e dall'essere nel posto giusto al momento

giusto, noi guardiamo le sue collezioni e vediamo del

nuovo, oltre che del bello. Quello che ci piace di questa

storia è che, oltre alla capacità imprenditoriale, finalmente

vediamo del talento. Le collezioni sono coerenti, hanno una

storia che ne guida il progetto, le sue creazioni le osservi e

capisci quello che la designer ti sta raccontando.

Sinceramente siamo felici che tutto ciò stia funzionando. E'

un bellissimo esempio. Questo insegna che nella vita non è

mai troppo tardi. Così come non è mai troppo tardi per

indossare una sua “KILESA BAGS”.

Peruviana ma trapiantata a Salerno, Rosa è fondatrice e presidentessa dell'associazione

“Stranieri nel mondo” che dal 2010, anno della sua nscita ad oggi, vanta centinaia di iscritti

provenienti prevalentemente dai paesi dell'America latina (Perù, Colombia, Brasile,

Argentina, Bolivia), del centro America (Guatemala, Honduras, El Salvaror), dell'est Europa

(Geogia, Russia, Ucraina). Scopo della Onlus è quello di fornire agli immigrati, presenti sul

territorio salernitano, tutti gli strumenti utili al fine di giungere ad una completa integrazione.

A tal proposito l'associazione, anche mediante la preziosissima collaborazione dei

volontari, organizza corsi di formazione linguistica gratuiti, per l'insegnamento dell'italiano

che di fatto rappresenta per queste persone, vista la moltitudine di etnie, l'unica possibilità

di comunicare tra loro, corsi di educazione civica e scambio fra le varie culture. Numerosi

sono gli incarichi che Rosa Mondragon ricopre nel campo della tutele degli immigrati, a

cominciare dall'adempiere al ruolo di responsabile sindacale della Uil per gli immigrati,

all'essere membro del consiglio territoriale per l'immigrazione della Prefettura di Salerno,

non ultimo, il far parte dell'elenco traduttori e periti del Tribunale di Salerno. Grazie alla sua

capacità di ascoltare e coinvolgere tutti, Rosa è riuscita ad affrontare con successo le

problematiche più importanti ed anche a trovare le soluzioni operando di concerto con le

Istituzioni ed assumendosi sempre le sue responsabilità. Fra le priorità dell’associazione,

che sono il promuovere politiche per la crescita, lo sviluppo, l’occupazione, l’innovazione,

la conoscenza, il sapere, l’informazione, il dialogo tra i popoli, i diritti e doveri per una vera

cooperazione internazionale, anche il vigilare affinché il lavoro nero, una delle piaghe

sociali più preoccupanti che riguardano in particolare il mondo degli immigrati, non abbia

ancora a che proliferare e l'incoraggiare la cultura imprenditoriale. Un processo che passa

attraverso la valorizzazione degli aspetti positivi dell’immigrazione, lo scambio

professionale, la condivisione culturale e l’impegno unitario per la soluzione delle

problematiche comuni. Questa strada permetterà di costruire delle prospettive concrete e

contribuirà a proiettarci in un futuro diverso e migliore, aperto ad una cooperazione

internazionale basata su una maggior conoscenza delle differenti realtà e sul rispetto

reciproco. Solo così le radici diverse potranno rappresentare la ricchezza e non l’ostacolo

per lo sviluppo di una società civile e moderna, nella quale i diritti civili ed umani

fondamentali vengano garantiti a tutti,

senza distinzioni e contrasti: per il bene dei

ROSA MARIA: nostri figli e delle generazioni future.

MONDRAGON DAMIAN

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L’immagine interiore dell’Io corporeo è quella foto mentale che ognuno ha di se stesso, quel ritratto

conseguenziale alle esperienze passate ed alla percezione attuale del corpo, come ogni persona sente, e

come si pensa possano riconoscerlo gli altri. .

fra

ed

estetica

I significati trasmessici dalla vocabolo ‘estetismo’ attengono in prevalenza o a

un’autoconsapevole concezione della realtà, cioè una filosofia, non importa

quanto strutturata e articolata, o a un atteggiamento esistenziale,

comportamento, consuetudine, costume, norma, moda e cioè a una condotta

pratica; e in questa seconda accezione momento qualificante non è

l’interrogazione di sé e la ricerca delle ‘cose’, bensì il consumarsi della vita nella

sollecitazione e nell’immaginoso compiacimento della bellezza dei suoi attimi:

primo forse fra tutti, ciò che essa offre nelle forme della natura e dell’arte visiva.

Dà unità di senso all’una e all’altra di queste disposizioni della coscienza la

sensibilità intesa come luogo semantico della bellezza. La bellezza prende, per

così dire, la piega dell’estetismo in quanto ritenuta valore subordinante a sé ogni

altro, o in quanto valore essa soltanto. Suo valore è procurare un piacere che sia

privilegio di alcuni o, al più, che da alcuni venga donato; e, per questa sua

eccellenza e unicità, essa è criterio e fine del comportamento. Ne consegue che

la moralità si dissolve o si riduce all’esigenza di generare, adorare, esibire,

testimoniare la bellezza, intesa nel senso che si è detto, in ogni atto di vita.

L’assolutizzazione del bello, per il fatto stesso di essere esclusivista, rifiuta

peraltro ogni istituzione di rapporti, ogni ricerca della dialettica, e perfino ogni

concezione gerarchica del bello rispetto ad altro poiché sopprime i termini con

cui esso abbia a confrontarsi, ossia appunto la possibilità d’instaurare relazione.

Ciò che merita il nome di vita è soltanto la promozione e la creazione della

bellezza, e il godimento che suscita.

estetismo

Cambio aspetto:

QUANT' É BELLA GIOVINEZZA CHE TI FUGGE TUTTAVIA

www.donnaimpresa.com 67


L’estetismo è di fatto emerso all’evidenza

nello spirito moderno: pur essendo una

tendenza psicologica d’imponderabile

origine, ma probabilmente legato a

condizioni di civiltà che abbiano raggiunto

una consapevolezza complessa, si è

sviluppato venendo a coscienza di

costituire il variegato consorzio degli

spiriti eletti non prima del secondo

Ottocento. Certamente, tendenze

analoghe si ritrovano in ogni fase del

gusto e del pensiero estetico, ma non più

che episodiche e vaghe, senza un

contesto di riferimenti tra loro compatti o

quasi necessari. Fra le ricorrenti

tendenze accostabili alla prospettiva

estetizzante la più idealmente vicina per

la sua area semantica in larga parte

comune, è l’edonismo, che viene spesso

assorbito o inglobato o viceversa è esso

che si precisa ed estremizza

nell’estetismo quale esaltante insularità

della bellezza. L’antica estetica del

piacere, seppure sia corretto conservarle

il nome di estetica, rigorosamente

avversata dall’eticità di Platone, era ben

lontana dal ridurre l’essere al bello, e di

rimando la condotta umana, ma

semplicemente ne stabiliva la presenza e

ne dava esegesi rilevandola utile quando

rispondente a fini morali. Non è dubbio

che l’estetismo nel suo complesso, nella

sua ambizione a foggiare e recepire

forme non meno che nella sua incidenza

sul costume, si riconosca per una

ricercatezza volontaristicamente

artificiosa, quindi intellettualistica, anche

se, nel suo esplicarsi nelle individualità

che modella, manifesta mille inflessioni.

Fra queste non è rara né, quando si

manifesta, è secondaria la velleità

ribellistica che ne turba la clausura nelle

proprie dilettazioni eminentemente

contemplative perché non potrebbe

opporsi senza costringersi al confronto e

al conflitto con ciò cui è ostile o che sente

ostile e non sa irretire nelle sue maglie.

L'altra faccia

dell'estetica

Il culto della bellezza, oltre ad essere rintracciabile in formule

matematiche e letterature moderne, già esisteva ai tempi di Nerone, e

questo è dimostrato dalla figura di Petronio, considerato il primo esteta

latino. L’egocentrismo e la continua ricerca della bellezza da parte di

figure come Petronio, D’Annunzio, Baudelaire e Wilde, hanno poi

introdotto al concetto di narcisismo, attraverso gli studi e i contributi di

Freud, il fondatore della psicanalisi, e Melanie Klein, una delle

personalità più decisive e influenti del movimento psicoanalitico. Quello

che a noi interessa è però attualizzare il concetto di bellezza,

analizzando le influenze che al giorno d’oggi l’estetica può avere in

campo lavorativo, politico, scolastico e quotidiano, per una personale

riflessione che non può prescindere, a parer mio, in alcun caso,

dall’affermare che la vera bellezza è quella dei sentimenti. Ciò premesso

non possiamo però esimerci dal riflettere su un dato di fatto

squisitamente contemporaneo: ovvero che la bellezza esteriore

inevitabilmente privilegia chi la possegga nella vita di tutti i giorni. Studi

recenti hanno dimostrato che se mettiamo a confronto una persona bella

con una meno attraente, a parità di contenuto comunicativo, le persone

belle si ritiene siano più persuasive di quelle esteticamente meno

affascinanti, che trovino più facilmente lavoro e ad avere impieghi più

prestigiosi. Anche sul piano giudiziario, le persone gradevoli sembrano

essere privilegiate dalla buona sorte, in quanto giudicate meno colpevoli

rispetto a persone non attraenti e il loro comportamento, anche se

sbagliato, è solitamente attribuito a “cause esterne”, anziché associarlo

alla volontà colpevole dell’individuo.

“...Esprit de

finesse...”

“Nello spirito di finezza i principî sono, invece, nell'uso comune e dinanzi

agli occhi di tutti. Non occorre volgere il capo o farsi violenza: basta aver

buona vista, ma buona davvero, perché i principî sono così tenui e così

numerosi che è quasi impossibile che non ne sfugga qualcuno".

Blaise Pascal

Nel suo “Elogio della Pazzia” Erasmo da Rotterdam ci illumina con una

vera perla di saggezza: “Per un ubriaco non vi è quadro più bello

dell’insegna di un’osteria”. Una variante del vecchio detto popolare

partenopeo che tradotto in italiano suona più o meno così: “Ogni

scarafaggio è bello per sua madre”. Saggezza popolare e filosofia

convergono per dirci quello che è uno dei luoghi comuni più usati

quando si parla di “bellezza”: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò

che piace”. Ma è proprio così? E anche se fosse, se davvero il bello è

ciò che piace soggettivamente, perché in determinate epoche storiche o

in determinate culture piacciono alcune cose che non piacciono più in

altri contesti o in altri periodi? Fatto sta che Oscar Wilde e il suo "Ritratto

di Dorian Gray" sono tanto contemporanei da indurci a riflettere su

come l'estetismo, mai come oggi, pervade e dà senso alla nostra vita:

l’estetismo visto ovviamente anche nella sua accezione più deleteria e

corruttrice che si volge alla ricerca della perfezione esteriore (che è

immagine dell'eterna giovinezza) a tutti i costi, il quale si oppone con

forza all’idea che invecchiare bene equivale anche al ricercare

quell’armonia che si sostanzia del benessere psico-fisico che si oppone

alla ricerca assoluta della sola perfezione esteriore di sé divenendo

assoluta al punto da diventare paranoica. Con ciò mi riferisco a tutto

quanto sia agli antipodi di quei sani e responsabili atteggiamenti che

sfociano in forsennose corse in palestra, a diete forzate che in alcuni

casi sono già al limite del lecito e ad interventi estetici invasivi che

denunciano un comportamento nevrotico: la nervosi sottintende

un'ossessione e l'ossessione una paura: la paura di ingrassare e di

invecchiare ossia di vedere deformarsi il proprio corpo, bensì al fatto che

il corpo, che è sicuramente la nostra vetrina, il nostro biglietto da visita,

l'immagine di noi che forniamo all'altro appena ci vede e ci giudica,

subisca trasformazioni tali da non rispettare (fors’anche ossequiare) la

nostra età biologica. Non sono rare le persone curate nell'aspetto che

pure mostrano una età avanzata e sono molto più piacevoli di altre che

vogliono apparire in tutto e per tutto giovanili, snaturando in toto il proprio

patrimonio genetico. Mi riferisco con questo a quelle cure estetiche ed ai

rifacimenti artificiali di parti del proprio sé attraverso la chirurgia estetica,

quando questa sia invasiva al punto da deturparci, o meglio, defraudarci

della nostra identità, sebbene pure esteriore. E mi domando: ha senso

ringiovanire una parte del proprio corpo in maniera tanto evidente da

evidenziare ancora di più la mancata giovinezza del resto sul quale la

natura emette sentenza dell’out-out inappellabile. Sembrerebbe quasi

fossimo composti da due noi: uno giovane, il Dorian che non invecchia,

che è sempre bello, e il resto, il ritratto che invecchia e mostra la nostra

decadenza in maniera evidente e incancellabile che non riusciamo a

nascondere e che vorremmo rigettare nell'angolo come fa Dorian con il

suo brutto ritratto. Questo sembrerebbe essere l'estetismo

contemporaneo: la ricerca di una perfezione esteriore irraggiungibile che

rasenta i limiti del nostro essere caduchi e che non può, in nessun caso,

cambiare. La natura rivendica la sua leadership, sempre, nonostante noi

ma non sempre la ridicolaggine è il prezzo da pagare per ottenere

l'estetismo. Nietzsche nello Zarathustra scrive che noi siamo corpo e al

di là di esso c'è il nulla. La nostra vita si riduce a corpo e percepiamo la

nostra ragion d'essere attraverso il corpo. Nietzsche, alla ricerca

perenne di nuovi valori, aveva scoperto un nuovo Dio: il corpo. C'è

voluto un secolo ma il nuovo Dio è emerso in tutta la sua pienezza e si è

dato a noi in questo nuovo millennio. Noi osanniamo questo Dio, lo

culliamo e lo curiamo all'eccesso. Va di moda il Dio corpo. Morti i valori

trascendenti ne abbiamo creato di terreni fra cui c'è il corpo in tutta la

sua forma e bellezza e pienezza. Lo esaltiamo, lo mostriamo, lo

adoriamo, lo formiamo, lo plagiamo. Alla fine, come per un vero Dio, ce

ne rendiamo schiavi, tanto che quando esso non risponde (si ammala o

semplicemente decade) ci disperiamo, inconsapevoli che della divinità

ha solo le sembianze ma non lo stato: non è eterno, non è perfetto, non

è immortale, non è infallibile. Crediamo in tutte queste doti e per un po'

esso apparentemente ci corrisponde illudendoci di possederle. Ma, in

realtà, è caduco come tutto ciò che è terreno e quindi crolla. Nietzsche

sapeva che tutto ciò che è terreno è caduco e ci aveva avvertito. La vita

ha il suo lato apollineo, perfetto e armonioso, e il suo lato dionisiaco,

tragico e decadente. Guai a escludere uno dei due lati in quanto si

avrebbe una visione miope di sé e del reale e prima o poi si svelerebbe

l'illusione nella quale siamo caduti. Il monito è pertanto lo svegliarsi

unanime dal culto dell'illusione del corpo non accondiscendendo troppo

a questa moda che annulla le individuali differenze somatiche a

vantaggio di una estetica standardizzata e spersonalizzante. Ma

quando è iniziato questo desiderio di trovare rimedi ai vandalici graffiti

che il tempo si ostina a tracciare sui nostri volti? Un riflesso nell’acqua: e

l’uomo prende coscienza del suo volto vale a dire dell’interfaccia che

separa la sua anima dal mondo. Questo potrebbe essere il twitt che

comunica l’inizio della storia della bellezza e degli incredibili sforzi che

l’umanità ha compiuto per crearla, possederla, mantenerla. L'obiettivo

non dovrebbe essere solo il riparare o migliorare ciò che già esiste nella

persona, ma superarlo, andare oltre, elevarsi a nuove dimensioni di

profondità e di saggezza. Siamo qui in carne e ossa. Interamente. Non

dobbiamo far finta che il nostro peso sia vuoto, non siamo tenuti a

essere solo spirito solo voce senza consistenza. Qui si richiede d'esserci

interi, peso vero, autentica sostanza, esperienza.

CONCLUSIONI

Bellezza:

istruzioni per

l’uso

“Nosce te ipsum” (CONOSCI TE STESSO)

Prima di conoscere gli altri, bisogna conoscere se stessi. Molte volte ci si

dimentica di questo particolare e si pretende di poter vivere bene, ma

non è così. Chi non conosce se stesso, è incompleto e vive di

conseguenza una vita incompleta. Come si fa a conoscere se stessi? È

molto semplice. O almeno molto più semplice di quel che sembra. Prima

di tutto, è importante guardarsi spesso allo specchio. Può sembrare una

idiozia o un eccesso di vanità, ma non è così. Abbiamo un volto ed un

corpo che sono unici e dobbiamo conoscerli perfettamente per poterli

utilizzare. Dobbiamo concentrarci su ciò che vediamo nello specchio e

studiarci, lavorarci sopra. Siamo un' entità completa, che non deve

invidiare niente a nessuno. Abbiamo tutto quello che hanno gli altri e ci

deve bastare. Non deve sussistere nessuna invidia. Non importa se gli

altri sono più alti, più magri, più belli (secondo una nostra opinione,

perché la bellezza non esiste, è una caratteristica soggettiva). Dobbiamo

imparare ad accettare ed amare il nostro corpo, anche perché se ci

consideriamo brutti o non come vorremmo essere, rischiamo di

diventarlo davvero. Il nostro corpo è lo specchio di ciò che abbiamo

dentro. Se ci deprimiamo e ci trascuriamo, il nostro corpo ne risente e

può divenire proprio come non vorremmo che diventasse. Invece, una

persona che si accetta e si piace, per forza di cose, è una bella persona

e piacerà anche agli altri. Una persona felice trasmette felicità, una

persona che si sente bella irradia bellezza, così come una persona

depressa deprime chi le sta intorno. Impariamo a vivere bene, a volerci

bene ed accettare la nostra identità, il nostro corpo ed il nostro essere

una persona completa.

Prima regola:

Il nostro corpo ha sempre bisogno di sentirsi amato.

Quanto tempo gli dedichiamo invece? Pensateci un attimo e

rispondetevi da soli, ma senza guardarvi: che mani avete? Sono di

palmo quadrato o rettangolare? Sarete in pochi a saper rispondere.

Forse perché le vostre mani le avete sempre viste e mai osservate. C’è

differenza tra i due termini. E quanti nei avete sul petto? Ne avete?

Chissà! Sembrano sciocchezze, ma magari conoscete meglio il corpo di

un’altra persona che il vostro. Vi sembra normale? Di certo non lo è. E

qui, ritorniamo all’inizio: conosci te stesso prima di conoscere gli altri.

Dovete prendervi del tempo per stare soli con voi stessi, osservarvi,

capirvi, per sentire il vostro respiro. Vi è mai capitato di sentire il vostro

respiro? E la vostra voce? Che voce avete? Avete mai provato a parlare

a voi stessi davanti ad uno specchio? Non è una cosa da pazzi, se non

l’avete mai fatto è ora di provare. Prendetevi dei momenti che siano solo

vostri. È ora di imparare a convivere con voi stessi, è ora di ritornare ad

essere una persona.

Seconda regola:

rispetta te stesso.

Ci sono certi momenti della giornata che devono divenire per te sacri. Ad

esempio il pranzo e la cena. Devi fare sempre quello che ti fa felice. Se ti

andava di parlare col tuo amico più che stare a tavola con la tua

famiglia, allora va bene. Ma è una tua scelta. Deve sempre essere un

tua scelta. Calcola che con l’amico ci puoi parlare sempre, la famiglia a

tavola invece non c’è sempre, almeno nella maggior parte dei casi.

Questo è solo un esempio. L’importante è in sintesi, fare le scelte giuste,

quelle che ti fanno felice

Terza regola:

abbattere gli stereotipi

Da premettere che, molto spesso, la gente viene sopraffatta da problemi

che, in realtà, non esistono se non nella propria immaginazione.

Problemi legati, in questo caso, al proprio aspetto fisico. Dobbiamo

imparare a capire una cosa fondamentale: un conto è il corpo,

corruttibile, passeggero, e un conto è l'anima, immortale, eterna,

rappresentante il nostro vero "io". Pur essendo consapevoli di ciò, molto

spesso si soffre lo stesso a causa di problemi "materiali", o meglio, per

ciò che sembrano tali. La società odierna impone certi canoni sbagliati.

Ogni giorno si vedono in televisione belle ragazze (all’apparenza


perfette) che ti dicono: “butta via il grasso di troppo, diventa come me”,

“via alla cellulite!”, “diventa come me…”; ma tutto ciò è sbagliato. Perché

noi non dovremmo mai seguire la moda, divenendo uguali a tutti gli altri.

Se così fosse, se si andasse avanti così, un giorno ci troveremmo in un

mondo di persone tutte simili. E il nostro "io"? Dove lo mettiamo? Come

si suol dire: il mondo è bello proprio perché è vario. Non dobbiamo

cercare di essere uguali ad un’altra persona, perché noi stessi siamo

perfetti così come siamo, e per questo dobbiamo imparare ad

apprezzarci e conoscerci meglio. Accettarci. Sono le persone a fare la

differenza, persone che credono nei propri sogni, persone che amano il

proprio lavoro, persone che desiderano circondarsi di gente positiva,

persone alla ricerca di un mondo migliore, persone sensibili a tutto ciò

che è bello, utile ed etico.

In sintesi:

Piacersi è Piacere

Essere e sentirsi attraenti evitando la nevrosi dell'apparire.

Nell'ambito

della letteratura

francese d'obbligo

il richiamo

all'“Hymne à la

Beauté”

di Baudelaire, in cui la Bellezza appare

come una sorta di spietata ed impassibile

Sfinge, di supremo e perfetto Ideale che

esige, dai suoi adoratori devoti e rapiti,

ogni sacrificio, fino a quello estremo della

vita.

“Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo

sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e

delitto: per questo ti si può comparare al vino.

Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi

come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro, la tua

bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile.

Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino

incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a

casaccio la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi

di nulla.

Cammini sopra i morti, Beltà, e ti ridi di essi, fra i tuoi gioielli

l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto, che sta fra i

tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza

amorosamente.

La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita,

fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!"

L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un

morente che accarezzi la propria tomba.

Venga tu dal cielo o dall'inferno, che importa, o Beltà, mostro

enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se il tuo

piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non

ho conosciuto?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, che

importa se tu - fata dagli occhi vellutati, profumo, luce, mia

unica regina - fai l'universo meno orribile e questi istanti

meno gravi?”


Le mie donne

SEE MORE. Di quanto sia preferibile accettare

l'invecchiamento di sé come una fase

inevitabile della nostra vita biologica

accogliendo il decadimento fisico come

indissolubile rituale al quale non ci è

consentito in alcun modo sottrarci, se non

rinunciando alla vita stessa, ma di come sia

anche possibile lenirne gli esiti entro parametri

di buonsenso che non ledano il nostro corpo

al punto di farci apparire grottesche, quanto

inverosimili e stereotipate rappresentazioni

su modello Barbie e Ken, ne parliamo oggi con

chi di tecniche di ringiovanimento se ne

intende, ed anche molto, viste le innumerevoli

specializzazioni, ma che noi abbiamo scelto,

all’interno di una vastissima rosa di candidati,

anche per il suo saper dire “no” nel momento

stesso in cui le si propongano soluzioni che

non ritiene eticamente percorribili. Ve la

presentiamo: lei è la Dottoressa Anadela

Serra Visconti, una donna, prima ancora che

uno stimatissima professionista, a cui va il

plauso di dissentire, anche energicamente, a

richieste alle quali non si sente di

accondiscendere qualora esulino da quei

criteri di buonsenso cui accennavamo.

Cosa si intende per “Medicina Estetica”, Anadela ?

La Medicina Estetica è una moderna espressione della medicina

orientata al benessere psico- fisico. E' una medicina per la qualità della

vita e per la salute come espressione di benessere della persona, e si

sviluppa in via fondamentalmente preventiva e poi correttiva. Essa è una

medicina che usa tecniche "dolci", non invasive, che consentono di

affrontare bene le trasformazioni che si verificano nelle varie fasi della vita

a causa delle sfide che il patrimonio genetico, i fattori ambientali e il

tempo rappresentano per il nostro corpo ed il nostro benessere. E'

definita "estetica" poiché l'aspetto esteriore è specchio della salute e del

benessere di tutta la persona, e perché si occupa della cura e del

trattamento degli inestetismi. Ma la Medicina Estetica è molto di più. Essa

mira a cambiare in meglio le abitudini di vita della persona. Il medico

agisce, prima, mantenendo integre e funzionali le varie strutture fisiche e

promuovendo le buone regole di igiene di vita: alimentare, fisica,

psicologica e comportamentale, cosmetica. Successivamente, nella fase

correttiva, applicando metodologie e tecniche ufficiali e collaudate cura e

corregge le strutture fisiche ed i relativi inestetismi. Ed è infatti a partire

dalla giustezza del principio che non vi può essere bellezza senza salute,

che il medico agisce in primis, mantenendo integre e funzionali le varie

strutture fisiche e promuovendo le buone regole di igiene di vita:

alimentare, fisica, psicologica e comportamentale, cosmetica.

Successivamente, nella fase correttiva, applicando metodologie e

tecniche ufficiali quanto collaudate, migliora le strutture fisiche ed i

relativi inestetismi.

ANADELA

SERRA VISCONTI

www.donnaimpresa.com

SINTETICO BACKGROUND PROFESSIONALE

Anadela Serra Visconti, laureata in Medicina e Chirurgia all'Universitá di Pisa. Si è

poi specializzata presso la Scuola internazionale di Medicina estetica della

Fondazione Fatebenefratelli di Roma e ha ottenuto il Diploma di perfezionamento

presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica ed Estetica dell'Universitá

di Pavia. Da molti anni è consulente per salute e bellezza in programmi della Rai,

nonché autrice di pubblicazioni scientifiche in merito. Svolge la sua attività

professionale a Roma. A Unomattina collabora dall'estate del 1995. La rubrica di

Estetica ha un taglio volutamente pratico. Si presentano in diretta le tecniche che la

medicina estetica mette a disposizione per risolvere i frequenti inestetismi del viso e

del corpo, i rimedi facili e divertenti che ciascuno puó mettere in pratica, anche da

solo a casa, per mantenersi in forma. Ogni settimana si affronta un tema diverso,

privilegiando la prevenzione cosmetologica, alimentare e di corretta impostazione

dell'attivitá fisica, per raggiungere un benessere adeguato a ogni età.

www.serravisconti.it

La nuova problematica è poi quella del corpo in rapporto con sé

stesso (la dimensione privata) e in rapporto con gli altri (la

dimensione pubblica)…

Il corpo, nel nostro tempo, coincide con il vissuto, ma il vissuto che si

manifesta attraverso il corpo non è un problema solo psicologico. Gli

approcci fenomenologici, antropologici, ma anche quelli della fisiologia

moderna, fanno del corpo un super oggetto sui generis che contribuisce

in modo costitutivo alla definizione dell’identità personale soprattutto in

un’ottica relazionale, e quindi in rapporto con gli altri. Se è vero che la

Medicina Estetica si pone l’obiettivo della risoluzione degli inestetismi, è

vero anche che il suo scopo non prescinde dal promuovere e stimolare la

costruzione e la ricostruzione di una armonia e di un equilibrio individuale

attraverso l’attivazione di un programma di medicina educativa, sociale,

preventiva e correttiva, curativa e riabilitativa. Le mutate condizioni di

civiltà non consentono più, d'altra parte, di ignorare il crescente interesse

accordato all’aspetto fisico ed all’equilibrio psichico, alla presentabilità

sociale, all’armonia ambientale. La gratificazione psicologica ed il peso

"pubblico" di un aspetto piacevole e di una personalità sana ed armonica

risultano importantissimi. Per vivere oggi bisogna sentirsi "bene con sé

stessi" a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da pazienti

che chiedono di migliorare il proprio aspetto, l'equilibrio e l'armonia

complessiva per una ricerca di sicurezza personale, ma anche una

necessità professionale ed una profonda esigenza spirituale. Una visione

moderna della medicina estetica prevede pertanto un approccio al

paziente che non tenga più conto del singolo inestetismo, ma dell'estetica

del corpo nel suo insieme. Il concetto che un buon stato di salute è

necessario per un buon invecchiamento per noi uomini del terzo

millennio non è immediato. In mezzo ci passa la consapevolezza che il

nostro benessere inizia dalla nostre abitudini di vita e dunque richiede

conoscenza, costanza e convinzione: qualità ed attitudini che mal si

sposano con modi e ritmi della società in cui viviamo. Occorrerebbe

invece prendersi cura di se stessi anche ricominciando a farlo a partire

dai piccoli gesti, dalle ormai assodate e automatiche abitudini sbagliate

rimettendo al centro della miriade di compiti giornalieri il nostro

benessere. L’invecchiamento è un processo inesorabile ma possiamo

modularlo.

Il primo approccio…

Ovvio che tutto inizi a partire da un minuziosissimo check-up affinchè si

indaghi sullo stato dell’organismo che anch’esso, deve concorrere ad

essere migliorato qualora si presentino situazioni problematiche. Il

miglioramento estetico sarà imprescindibile da una cura che parte

dall’interno perché la pelle è lo specchio delle funzioni organiche e

dunque del nostro benessere. La mia visita comincia da una attenta

indagine che punti ad individuare squilibri alimentari, predisposizioni

verso malattie, abitudini di vita nocive alla salute. Quando utile si può

procedere ad una prescrizione di esami del sangue per poter “ritagliare”

la giusta terapia che può comprendere indicazioni riguardanti il life style

fino alla prescrizioni di farmaci se necessario. Nella maggior parte dei

casi occorre migliorare l’efficienza di alcune funzioni del nostro

organismo, attraverso un apporto extra di sostanze nutraceutiche, cioè

con un’azione diretta sulle vie metaboliche dell’invecchiamento, presenti

in alimenti freschi o se necessario supplementate. In generale la

medicina estetica può ridonarci un aspetto più fresco, riposato, tonico,

senza forzature o perdita dell’equilibrio estetico, ma semplicemente

aiutando a sentirsi meglio nella propria pelle. La differenza la fa la

persona, nella sua unicità come paziente, nella necessità di

personalizzazione mirata delle terapie e nell'ottica di migliorare ma non

stravolgere. Molte volte purtroppo la paziente non ha il giusto modo di

anadela@serravisconti.com

73



Si dice che la Medicina Estetica si pone come

obiettivo la prevenzione dell’invecchiamento:

assolutamente vero, ma la Medicina Estetica del nuovo

millennio sta andando oltre e sta finalmente superando

questo concetto. Non si corregge più per prevenire un

intervento chirurgico in vecchiaia, ma si ricorre alla

Medicina estetica per apparire più belli e gradevoli anche

(e soprattutto) da giovani. ”

Anadela Serra Visconti

Anadela Serra Visconti: live un momento dello spazio dedicato alla bellezza in onda settimanalmente su RAI UNO

esagerata. A volte, si perdono proprio le misure ed i pazienti chiedono una

"ferillizzazione" per così dire, che mi trova spesso in disaccordo. Per

questo è importante una visita ed un colloquio preventivo, che stabiliscano

quello che è giusto, quello che è bello e quello che è lecito. Qualche parola

in più non è tempo sprecato, evita dispiaceri da incomprensione e aumenta

di molto la felicità in seguito alle giuste terapie.

C’è un’etica professionale cui dunque non si dovrebbe trascendere…

Certamente. Le notizie che giungono dal mondo dell' estetica ci mostrano i

palesi eccessi. È il medico che deve stabilire un limite, far ragionare e far

comprendere un “no”, rispetto alle richieste avanzate quando queste non

rientrino nel buonsenso. Saper dire di no è forse l'atto più difficile che un

essere umano può compiere in risposta ad una proposta allettante, ma al

contempo non in linea con i propri principi morali. Attenersi ad un preciso

codice etico, significa porsi l’obiettivo del principio di naturalezza del

risultato e per ottenere questo, è necessario innanzi tutto "capire" la

persona che abbiamo di fronte.

Il “vade retro botox” sembra non essere più così perentorio...

Tutto dipende sempre dall’utilizzo razionale e dal buonsenso. La

potenzialità della tossina è con l’infuenza del movimento dei muscoli mimici

sullo stato d’animo, il botox agisce infatti prevalentemente sui muscoli

corrugatori, al di sopra del naso e frontali, che determinano espressioni di

rabbia, tristezza, preoccupazione, paura. Bloccando i movimenti implicati in

emozioni negative, quindi, si migliora la percezione che gli altri hanno della

persona alla quale stanno davanti. Oggi donne e uomini chiedono un

miglioramento generale del viso, non più l’eliminazione delle rughe, questo

significa che medico e paziente condividono un progetto che prevede

piccoli interventi non invasivi ma ripetuti nel tempo a intervalli regolari. Il

desiderio, incontrando qualcuno, è di sentirsi dire «Come ti trovo bene!» e

non «Che cosa hai fatto al viso?». In ogni caso, visto che si tratta di

interventi a tempo determinato, è chiaro che un’opportuna routine

cosmetica quotidiana si rivela alleata nel prolungarne gli effetti benefici

(creme e sieri ad hoc). Non dimentichiamo che il viso è lo specchio

dell’anima: comunica sensazioni, trasmette emozioni, esprime l’essenza

della persona. Ridare vigore, tono ed espressività al volto significa mettere

in relazione l’aspetto più vero della persona, per il nostro benessere e di chi

ci sta intorno a noi. Le più recenti tecniche di Medicina estetica si orientano

verso interventi minimi, mirati e graduali, che correggono gli inestetismi del

viso in modo più discreto e rivolgono maggiore attenzione alla cura del

volto. L’effetto di ringiovanimento complessivo che si ottiene, autentico e

naturale, è praticabile grazie alla possibilità di utilizzare materiali

qualitativamente innovativi con caratteristiche di riassorbibilità e con più

perfezionate tecniche iniettive.

Il bello è piacersi...

Amare sé stessi è uno dei segreti per essere felici: è con noi stessi che

conviviamo ogni giorno ed è a noi stessi che dobbiamo dar conto, nel bene

e nel male. La bellezza è spesso gratificazione e un aspetto piacevole

aiuta ad avere maggior fiducia in noi e nel rapporto con gli altri e con il

mondo esterno. La bellezza e l’armonia delle forme e delle proporzioni

sono fin dalla classicità considerate fattori di grande importanza nella vita

sociale ed intellettuale dell’uomo. La moderna società, i mass media e

l’allungamento della vita media hanno oggi ulteriormente accentuato

l’esigenza di una immagine bella ed elegante. In un' epoca di tecnologia e

d' innovazioni quotidiane, la mia scelta è sempre stata quella di privilegiare

il paziente nella sua interezza personale e nella sua sicurezza. Il risultato è

naturale quando la pelle è in grado di dimostrare al meglio l’età cronologica

di una persona, limitando i segni legati all’invecchiamento, o quando il

bilancio fra le varie componenti estetiche del viso e del corpo porta ad un

equilibrio di sobrietà in armonia con la propria età ed anatomia. La parola

d’ordine è dunque PREVENZIONE: sono convinta che la prevenzione

dell’invecchiamento comincia da ciò che ognuno può fare di buono per se

stesso.

Un consiglio alle nostre lettrici, Anadela, prima di salutarci…

Un consiglio? Non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di se e

per vivere la gioia di abitare il proprio corpo.


Tema a scuola:

Cos’è la Felicità?

La felicità per me e per quelli come me equivale ad

un sorriso vero. Sorridere mettendo allegria agli altri, a

se stessi, ricambiare un sorriso, regalarlo, riceverlo,

far ridere qualcuno, ridere perché qualcuno ci ha fatto

ridere: tutti meccanismi che regalano tranquillità, gioia,

vitalità e tutti i loro sinonimi. Noi sappiamo che la

felicità sta in un abbraccio, quello forte, anche

improvviso, quello che sa di comprensione, di affetto,

di amore, di amicizia, di vita. Che la Felicità è

raggiungere i propri sogni, vedere esauditi i propri

desideri, ma mai a scapito di altri. Io e quelli come me

non abbiamo bisogno di troppe cose, ma di quelle

poche che ci fanno stare bene.

La Felicità per noi è anche solo chiudere gli occhi. E’ avere i brividi anche

quando il freddo non c’entra. Noi sappiamo che la Felicità è fatta di sorprese.

Le belle sorprese, quelle che a volte danno delle svolte alla tua vita, e altre

volte, danno una svolta a quella degli altri. La Felicità probabilmente è una

farfalla. O un insieme di farfalle. Quelle farfalle però che dominano il tuo

stomaco quando accade qualcosa di bello, a prescindere. La Felicità per me e

per quelli come me è anche solo una vibrazione. O forse una scarica elettrica,

o addirittura energia. E’ amare la natura. La neve a natale e le lucine in tutte le

città, l’albero che si fa insieme e le cene in famiglia; il rumore della pioggia che

picchietta sulle finestre e sulle foglie gialle in autunno, l’odore della pioggia e in

certi casi una tazza di cioccolata e un buon film; le distese d’erba in primavera

e in estate che sanno di fiori di ciliegio, il profumo di legna che brucia e il

barbecue che raduna le famiglie per qualche compleanno. La Felicità

probabilmente è contagiosa. Così come la paura, questo c’è da dirlo. Però

entrambe sono qualcosa che non si vedono subito. Spesso non ci si accorge

nemmeno dell’esistenza dell’una o dell’assenza dell’altra. Certo è che la Felicità

risiede nelle cose vere, quelle che ci fanno stare bene e che ci dividono dal

mondo materiale. Non crediamo assolutamente nella relazione che molti

attribuiscono ai soldi e alla Felicità, perché i soldi, al massimo, ti fanno vivere

uno stile di vita migliore, ma secondo noi essere benestanti ed essere felici

sono due cose diverse. Io e quelli come me questo lo sappiamo e sappiamo

anche che ci sono frutti della natura meravigliosi che possiamo mettere allo

stesso livello di un diamante. Basta riconoscerli e respirarli. Io e quelli come me

siamo persone di successo. Quel successo che risiede nel riconoscerci quando

ci guardiamo allo specchio. È qualcosa di potente la felicità derivata da quel

tipo di successo. Qualcosa di incredibilmente potente. Qualcuno lo dica a

queste nuove generazioni che l’unica cosa che davvero conta quale

irrinunciabile must have da abbinare da avere a tutti i costi, prima ancora che

gli accessori, le borse e scarpe cult, ai pezzi insomma che si pensa non

debbano mancare nel proprio guardaroba, è un cervello che ragioni in modo

autonomo e critico. Il nostro Guru è il nostro mondo interiore, il nostro cuore.

Tutto quello che sentiamo dentro di noi e ci fa rizzare la pelle. Quando

sentiamo il brivido che percorrere la nostra spina dorsale, quello vale la pena

scegliere. Solo a quel punto “il gioco vale la candela”. Non esiste un must, la

scelta è nostra: è una questione di fiducia in se stessi. Sicuramente ciò che

preme alla crescita, è il riuscire a esplorare tutti i settori entro i quali possiamo

esprimere la nostra creatività, in quanto la scoperta e l’utilizzo delle nostre

facoltà applicate alla tecnica sono le uniche a caratterizzarci. Il perché di questa

premessa? Perchè il nostro primo ospite eccellente in questa rubrica è un

uomo che risponde al nome di Saverio Emilio Bruzzese (con me nella foto),

neo-eletto Presidente della Camera della Moda di Reggio Calabria e

Docente Universitario presso l’ Accademia di Belle Arti "Fidia". Che cos’è per

lui, la felicità? Quello che voglio vedere negli occhi degli altri.

nella foto: Giuseppe Emilio Bruzzese Presidente Camera della Moda Reggio Calabria e Valeriana Mariani Presidente di Donna Impresa e Di International Woman "International

Association Women Entrepreneurs and Business Leaders Employment, Social Affaire & Equal Opportunities" in un momento della visita presso L'Accademia Fidia

La Camera della moda calabrese rappresenta i

più alti valori culturali della Moda Italiana e si

propone di tutelarne, coordinarne e potenziarne

l'immagine, sia in Italia sia all'estero. Un punto

di riferimento e l'interlocutore privilegiato per

tutte quelle iniziative nazionali ed internazionali

volte a valorizzare e a promuovere lo stile, il

costume e la moda italiana. (...)

BRUZZESE

EMILIO GIUSEPPE

Presidente Camera della Moda Calabria, Socio Amministratore Stile d'Epoca s.r.l., Docente universitario Accademia

di Belle Arti "Fidia" (Stefanaconi - Vibo Valentia) _ stiledepoca@hotmail.it _ www.stiledepoca.

ROMA_ITALY

REGGIO CALABRIA_ITALY

www.donnaimpresa.com 77


Fin dalla sua fondazione, ha attuato nel corso del tempo una politica di

supporto organizzativo finalizzata alla conoscenza, alla promozione e

allo sviluppo della moda attraverso eventi di alta levatura di immagine

in Italia e all'estero, ciò conferendole il ruolo di indiscusso protagonista

sullo scacchiere nazionale della moda, contribuendo anche al

consolidamento delle alleanze con Istituzioni ed Associazioni di

settore. “La CRMC – ci dice il Presidente Giuseppe Emilio Bruzzese -

da sempre rappresenta i più alti valori della moda e dello stile italiano

con il fine di tutelare, coordinare, promuovere, controllare e rafforzare

l’immagine della moda calabrese a livello nazionale ed internazionale

ma, soprattutto, si erge al sostegno dei giovani stilisti emergenti, per

dare loro la giusta visibilità, attraverso la realizzazione di prestigiosi

eventi che la camera coordina in Calabria, in Italia ed all’estero forti

della convinzione che la moda italiana debba dare spazio ai giovani

creativi nel nostro Paese, visto che l’Italia rappresenta la Moda del

Mondo. Bisogna dare la possibilità di realizzare il prodotto in Italia e

non all’estero come, invece, molte case di moda oggigiorno fanno. Se

vogliamo far crescere il nostro Paese ci dobbiamo ricompattare e

tenere stretto il nostro prodotto che è di massima eccellenza. I giovani

rappresentano le energie vitali, il nostro futuro. La Camera regionale

della Moda Calabria, in questi anni,

ha organizzato numerosi e

prestigiosi eventi atti appunto a

valorizzare e promuovere i talenti

emergenti della classe creativa,

offrendo loro una possibilità di

confronto, formazione e crescita

professionale. Fra questi: “Reggio

Art & Fashion” Omaggio a Carlo

Rambaldi con la consegna delle

onorificenze di “Maestro D’Arte”,

“Maestro D’Eccellenza” ,

“Testimonial” e “Ambasciatore nel

Mondo”; la mostra internazionale

d’arte, cinema e fashion designer

con la consegna del prestigioso

premio internazionale denominato

“La Muse De L’Or”, concorso

internazionale di fashion designer

dove i giovani candidati hanno

partecipato contemporaneamente

a 5/6 sezioni ognuna delle quali ha

avuto il proprio vincitore che, oltre a

ricevere il premio, una statuetta

stilizzata realizzata da un grande

orafo di fama internazionale, si è

aggiudicato borse di studio, un book fotografico di moda con un

personaggio famoso ed ampia promozione; un due giornate ricche di

eventi: sfilate, convegni, inaugurazione di mostre, workshop e tanto

altro ancora. Non meno importante il Gala di presentazione del

calendario CRMC , riproposto anche quest’anno dopo il successo del

2013, anno del suo battesimo”. Meritevole di lode anche il suo

impegno didattico presso l’Accademia di Belle Arti “Fidia”, all’interno

della quale è anche membro del Direttivo. “L'Accademia – continua

Giuseppe Emilio Bruzzese - appartiene alla categoria delle Università

non statali Legalmente Riconosciute, dette anche "private" o "libere"

per distinguerle da quelle statali. Le accademie private in Italia non

sono molte ed alcune di esse molto note per la loro qualità, per il loro

prestigio e per una maggiore attenzione agli studenti di quanto non

avvenga nelle Accademie statali. Legalmente Riconosciuta con

Decreto Ministeriale ed a seguito di riforma delle Istituzioni di Alta

Formazione, ha deciso di avviare l’ammodernamento del suo pieno

assetto didattico modificando il vecchio ordinamento, ovvero

consegnando la libertà agli allievi di scegliere senza alcun tipo di

costrizione tra i vari programmi di studio, presentati dalle varie cattedre

dei corsi obbligatori e non, privilegiando in tal senso la scelta in

relazione ai programmi didattici impartiti dai vari docenti e dunque una

libertà nel formulare un piano di studio confacente ai propri interessi

artistici e culturali. Coerentemente con tale "modernizzazione", al fine

di equiparare il sistema di votazione in uso con quello delle Università

italiane e straniere, la riforma ha attribuito ad ogni singola disciplina un

valore in crediti. Non possiamo non menzionare che L’Accademia

possiede la certificazione di qualità ISO 9001: 2000 dall’anno 2006. I

corsi – precisa - preparano, con una didattica totalmente innovativa i

futuri operatori nel campo della pittura, della scenografia, della scultura

e del restauro, mettendoli a contatto fin dall’inizio con operatori capaci

ed esperti, sviluppando l’esperienza didattica con simulazioni del

lavoro, utilizzando le nuove tecnologie multimediali e tecnologiche più

avanzate, tutto nell’intento di incoraggiare progetti e opportunità di

lavoro. Tenuto conto che gli strumenti necessari ad un giovane

operatore culturale per riuscire ad inserirsi in un sistema dell'arte

sempre maggiormente difficile ed articolato sono molteplici, Accademia

di Belle Arti "Fidia" ha elaborato una strategia d'insieme atta ad

accrescere il percorso formativo. Nei tre corsi istituzionali (Pittura,

Scultura e Scenografia) ha in tal senso inserito un nuovo corso di

restauro. L'organizzazione di seminari, conferenze ecc. tenuti da artisti

e operatori culturali italiani e stranieri; inoltre, e l'attivazione di Progetti

Formativi è la risposta essenziale per

rispondere alla naturale domanda

degli studenti relativa all'essere

presenti, attivi, riconosciuti all'interno

di una realtà territoriale”. L'Accademia,

lo ricordiamo, è situata nei pressi di

Vibo Valentia, e precisamente a

Stefanaconi, dove si erge una

maestosa struttura che ospita la

nuova e prestigiosa sede in Contrada

Paieradi nel mezzo di una bellissima

campagna straordinariamente ricca di

rigogliosi alberi di quercia e un parco

verde, poco distante dello svincolo

autostradale di Vibo Nord sulla strada

provinciale che da Sant'Onofrio porta

a Stefanaconi e Vibo Valentia. 2000

metri quadrati organizzati in laboratori

funzionali ed attrezzati con

apparecchiature all'avanguardia;

aperti con orario continuato dalle ore

Contrada Paieradi, Stefanaconi (VV) _ Tel. 0963 262962 Fax. 0963 262015 _ www.accademiafidia.it

8,30 alle ore 20,00. Tutti i locali

compresa la biblioteca sono disponibili

per gli studenti. L'Accademia dispone

inoltre di 35 posti letto in camere doppie e triple con servizi per gli

studenti che provengono da altre province. Tutte le camere sono

provviste di TV ed aria condizionata.

A seguire alcuni scatti realizzati all'interno dell'Accademia di

Belle Arti "Fidia" in compagnia di Giuseppe Emilio Bruzzese ed il

Preside Michele Licata (in basso a sinistra).

In alto: il laboratorio di scultura dell'Accadamia Fidia che si è

resa protagonasta della manifestazione artistica “Esperienza

d’Arte Pubblica: Murales e Sculture”, promossa dal Comune di

Stefanaconi, assessorato alla Cultura, che ha regalato alla città

nuove importanti opere d’arte al fine di incrementare l’offerta

artistica pubblica e riqualificare alcune zone del centro abitato.

L’iniziativa si è prefissa inoltre lo scopo di caratterizzare sempre

più gli spazi pubblici del paese come locations di arte diffusa

dove, accanto alle

bellezze

paesaggistiche e

alle presenze

architettoniche di

rilievo, s’innesta un

intervento che

racconta l’epoca

contemporanea

testimoniando la

creatività del

presente. In primo

piano una delle

singolari opere del

Maestro Licata.

CRMC attività

Reggio Art & Fashion

La Camera della Moda Calabria ha presentato “ Reggio Art & Fashion”

Omaggio a Carlo Rambaldi. Consegna delle onorificenze Di “ Maestro

D’Arte”,“ Maestro D’Eccellenza”,“ Testimonial”e“

Ambasciatore nel

Mondo” per l’ anno 2013. Il prestigioso evento si è tenuto il 9 Giugno

2013 presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio. Le

onorificenze sono state consegnate dalla Camera Regionale della

Moda Calabria a personalità che si sono particolarmente contraddistinte

per l’impegno ed i risultati raggiunti nel proprio ambito. La Camera della

Moda Calabria ha voluto rendere omaggio ad un grande personaggio

della Basilicata: Carlo Rambaldi, Ambasciatore della CRMC e

ricordarlo degnamente poiché è stato e sarà per sempre uno dei più

importanti nomi del cinema nel mondo, grazie alla genialità che lo

contraddistinto. Carlo Rambaldi non è solo il “mago degli effetti

speciali”, tre volte Premio Oscar e papà di personaggi come “King

Kong”, “Alien” e “ET l’Extraterrestre"; uno dei geni internazionali del

cinema ed un esempio indiscusso della creatività italiana. A presentare

l’evento, Alessandra Giulivo, Direttore Generale Delegata Cultura

Comunicazione ed eventi CRMC; Madrina della serata Bruna Basso

Rambaldi. Presenti le maggiori Istituzioni regionali fra le quali

Vincenzo Panico Commissario Prefetto Città di Reggio Calabria che

ha di fatto aperto, attraverso il proprio saluto, la prestigiosa kermesse.

A seguire gli interveti di Giuseppe Fata Presidente CRSM, Giuseppe

Emilio Bruzzese Vice Presidente Delegato ai Rapporti con le Istituzioni

e le relazioni Internazionali CRMC, Maria Perrusi Presidente

Ambasciatori CRMC, Francesca Pizzi Presidente “Testimonial”

CRMC. Ospiti d’onore la Principessa Costanza Afan De Rivera

Costaguti Florio, il Barone Giuseppe Giaconia di Migaido. Nel

Parterre degli ospiti Vincenzo Monea Direttore Amministrativo CRMC,

Claudia Ferrise Direttore Responsabile Giovani Fashion Designer

CRMC, Dario Caminiti Direttore Responsabile Models Fashion Image

CRMC ed ancora Demetrio Gioia Direttore Responsabile Settore

Sartoriale CRMC, Enrico Chindamo, Domenico Siclari Responsabili

Consulenza Giuridica CRMC.

Nelle foto: alcuni momenti della “La consegna delle onorificenze

di “Maestro D’Arte” - “Maestro D’Arte d’Eccellenza” -

“Ambasciatore” “Testimonial” a personalità che si sono

particolarmente contraddistinte per l’impegno ed i risultati

raggiunti nel proprio ambito. .


Un evento in grande stile che attraverso un concorso tematico per giovani

fashion designer, ha voluto creare un palcoscenico d’eccellenza per stilisti

diplomati o studenti dell’ultimo anno in design o moda presso Istituti Superiori

Pubblici e Privati oltre che delle scuole professionali ed università, su scala

internazionale, ciò garantendo alla splendida città di Reggio Calabria un

ritorno di immagine pari alla sua bellezza. Il concorso di ispirazione “Magno

Greca”, che si è avvalso della collaborazione con il Lions International Club

attraverso le sue ripartizioni calabresi (Magna Grecia, Host, Castello

Aragonese, Città Mediterranea) mettendo in palio una borsa di studio del

valore di 2.000 euro, si è snodato tra il Palazzo storico della Provincia e

Teatro “ Francesco Cilea” nella cui meravigliosa Sala dei Lampadari, che ha

accolto un parterre di ospiti eccellenti, si è svolto il Gala di chiusura. La serata

presentata da Domenico Milani ed Alessandra Giulivo, nella duplice veste

di conduttrice e membro del direttivo CRMC, ha visto oltre l’assegnazione di

premi speciali a personalità internazionali dell’arte della moda e della

cinematografia, la consacrazione “Ad Honorem” di Giuseppe Perri il quale,

con voto unanime delle tre giurie quella della tecnica presieduta da Daniela Rambaldi, Quella della stampa

presieduta da Valeriana Mariani, quella della critica da Giuseppe Livoti e dal garante del concorso dall’avvocato

Antonella Stirparo, è stato proclamato vincitore assoluto del concorso “Giovani Fashion Designer”. Il prestigioso

evento che, sabato 23 presso Palazzo Foti “Salone di Presidenza” in Piazza Italia, ha inaugurato la chermesse

attraverso il saluto istituzionale di benvenuto di Giuseppe Raffa Presidente Provincia di Reggio

Calabria oltre che dal Direttivo della CRMC nelle persone di Giuseppe Emilio Bruzzese neo-eletto

Presidente CRMC, Giuseppe Fata Presidente dimissionario CRMC oggi alla Presidenza dell’Unione

delle Camere Regionali della Moda, Alessandra Giulivo vicepresidente CRMC dal novembre 2013

(incarico che le è stato conferito dopo un mandato che la vedeva Direttore Generale della CRMC

medesima), Claudia Ferrise Responsabile Giovani Fashion Designer CRMC, di Dario Caminiti

Responsabile Models Fashion Image CRMC oltre che di Gerardo Sacco, Daniela Rambaldi,

Serenella Fraschini, Francesca Pizzi CRMC e Antonella Papaleo. Non possiamo omettere dal

menzionare nell’arco degli appuntamenti previsti della giornata inaugurale, l’interessante parentesi

voluta dal LIONS INTERNATIONAL CLUB in merito alla “Valorizzazione delle Eccellenze nelle

Imprese”coordinato dal Governatore Luigi Buffardi . Presenti all’incontro, Giuseppe Raffa Presidente

Provincia Reggio Calabria, e le autorità lionistiche nelle persone della Dott.ssa Liliana Caruso I Vice

Governatore, di Antonio Fuscaldo II Vice Governatore, Domenica Laruffa Past Governatore

Distrettuale, Giovanni Micalizzi Presidente VII Circoscrizione, Ettore Tripepi Delegato di Zona 24.

Intervenuti al dibattito Pasquale Bruscino Cordinatore Distrettuale, Giuseppe Anselmini

Responsabile VII Circoscrizione, Giuseppe Barbaro Presidente LIONS Club Host, Gaetano Grillo

Presidente LIONS Club Castello Aragonese, Anna Maria Cama Presidente Club Città del Mediterraneo,

Giuseppe Quattrone Presidente LIONS Club Magna Grecia. Non ultimi, il prestigio e la suggestione

evocati dagli allestimenti scenografici dell’ omaggio a “CARLO RAMBALDI” con l’esposizione dell’opera

E.T. e le statuette dei tre Premio Oscar per gli effetti speciali di King Kong di John Guillermin, E.T. di

Steven Spielberg ed Alien di Ridley Scott, della Mostra Contemporanea “Le Dive del Cinema si Vestono

CRMC attività

La Muse de l'Or

d’Arte” ad opera degli Artisti Pittori Caterina Vesci, Ferdinando Muraca, Giusi Pallone,

Citino

Rosetta, Riccardo Tropea ed il cui Ospite d’eccezione non era altri che il celeberrimo Giuseppe

Gattuso Scultore e dalla Mostra “ Mariage di Prestige” degli Stilisti ed Atelier: Mimma Corigliano,

Margi esclusivista Carlo Pignatelli, Pierpaolo Cassone, Lucia Caccamo, Costanza e Maria Sergio.

Il RedCarpet:“Le Charme de la Muse De l’Or” e le Interviste a cura di Eva Giumbo sono stati l’ouverture

glam della serata di Gala: una parata di rappresentanti istituzionali, del mondo del cinema e dello

spettacolo da grandi occasioni. Fra le presenze autorevoli, nota di lode meritatissima alla grazia ed al

fascino della Principessa Costanza Afan De Rivera Costaguti Florio ed a Daniela Rambaldi madrine della

manifestazione. Da citare, in ultima nota, gli stilisti ospiti che hanno magnificato i presenti attraverso le proprie

straordinarie creazioni sfilate in passerella e che rispondono ai nomi di: Gerardo Sacco Orafo della Dive, Fabio

Martino by Boutique Trussardi, Pellicceria Micifur by Carla Cesarini, Biagio Crea Sarto Maison Valentino, Gaetano

Perrone Designer di Calzatura di Alta Gamma, Renè Bruzzese Costumista teatrale e i Testimonial: Fabio Rondinelli,

Teresa Timpano, Samuela Piccolo, Max Barrese, Antonio tedesco, Francesco Luppino, Fabio Mascaro,

Katia

Riotto, Simone Tamagro, Vittoria Attisano, Damiano Brilli, Dolores Mazzeo, Stefania Conte, Vincenzo Nizzardo,

Giacomo Conte, Debora Andreacci, Costantino Comito, Cettina Crupi, Ilaria Colo e tra i premiati che hanno

ricevuto la statuetta della Muse De l’Or che è stata realizzata dall’ Accademia Fidia ed impreziosita da Gerardo Sacco,

il famoso internazionale Hair stylist Sergio Valente, l’ Attore Peppino Mazzotta, l’Attrice Daniela Fazzolari,

Gaia

Verdi Presidente Divulgazione “ Giuseppe Verdi” e Mauro Fiore Premio Oscar . Commosso coinvolgimento fra tutti i

presenti ed applausi scroscianti per lo Special Aword Art and Fashion

“Gerardo Sacco” e lo Special Aword Cinema “Carlo Rambaldi”. Le Interviste

di Donna Impresa Magazine per PREMIERE DONNA” coordinate dal suo

Presidente Valeriana Mariani e del direttivo CRMC, la Consegna degli

attestati ai Giovani Fashion Designer che sono: Campanile Luciana,

Cavalea Malaga, De Fedius Francesco, Falcone Giada,

Papandrea

Fabrizia, Iaccarino Giuseppe, Pecora Marica, Puntorieri Rossella,

Perri

Giuseppe e Scarfò Francesca. l’indomani mattina che si è tenuto alla

presenza di nomi autorevoli , hanno di fatto chiuso i battenti di una

manifestazione che si caratterizza come uno degli appuntamenti di spicco

della Camera della Moda calabrese fra la moltitudine delle attività svolte,

sebbene tutte egualmente meritevoli di lode.

CRMC attività

Il Calendario 2014

Visti i riscontri positivi della prima edizione e considerata

l’enorme potenziale del calendario e delle iniziative di

promozione ad esso congiunte, di trasmettere e dare impulso

messaggi propositivi inerenti la cultura e l’arte della Calabria, per

questa edizione la CRMC ha voluto sposare la moda con l’arte

inserendo per ogni mese i più suggestivi e fascinosi siti

archeologici delle cinque provincie della Calabria. Ragion per

cui, la Camera Regionale della Moda Calabria, non poteva

omettere di dedicare il calendario a due opere d’arte di

inestimabile valore: I “ Bronzi di Riace”. Originali scultorei greci

di straordinaria importanza, le due statue furono rinvenute, in

maniera fortuita, il 16 agosto 1972 nelle acque di Riace Marina.

Meraviglie scultoree note in ambito internazionale,

rappresentano la massima attrazione del Museo Archeologico

Nazionale di Reggio Calabria. La loro unicità è dovuta anche al

fatto che sono pochissime al mondo le statue greche, in bronzo,

pervenute integre fino ai giorni nostri e, fra tutte, queste sono le

più belle. Il calendario è un prodotto esclusivo della Camera,

curato in ogni piccolo dettaglio, con un allestimento visivo

originale e presenta le fotografie di gioielli e capi d’alta moda di

orafi e fashion designer calabresi: Michele Lo Bianco,

Giuseppe Perri, Renè Bruzzese, Malaga Cavalea,

Marika

Pecora, Chiara Fondacaro, Costanza Sergio,

Pierpaolo

Cassone Couture, Gruppo Sartoriale G&B e Pellicceria

Micifur. Ad indossare i meravigliosi capolavori, dodici giovani

bellezze calabresi immortalate dagli scatti di Attilio Morabito. La

grafica è stata curata da Pasquale Ficara ed il make da Dario

Caminiti. Madrina della cerimonia, Valeriana Mariani

testimonial del calendario 2014 della CRMC e presidente e

direttore di “Donna Impresa

Magazine”. Nell’occasione è

anche stata annunciata la nascita

dell’Unione Nazionale Camere

Regionali della Moda Italiana e

presentato il nuovo

Organigramma 2014 della CRMC

che ha visto la nomina a

Presidente Saverio Emilio

Bruzzese.

Nelle foto alcuni momenti della presentazione del

Calendario 2014 - Reggio Calabria - Palazzo San Giorgio


PROTAGONISTI

Un paese ricco di emozioni, calore e di ottimismo, il

nostro, culla di una grande e diffusa creatività. E’

un’esperienza, quella Italiana, che si arricchisce

continuamente, traendo impulso dal passato, ma

guardando al futuro in una costante evoluzione. Essere

nati e vivere in questo bel Paese, ma anche studiare,

pensare e lavorare in Italia, malgrado alcune ben note e

croniche limitatezze del nostro sistema politico, è e rimane

un plus unico. E’ lo stile di vita italiano, che si ispira ad una

natura inverosimilmente ricca e colorata, dai paesaggi

incomparabili, dove arte e natura sono intimamente e

superbamente collegati. Basti pensare ai nostri

“ambasciatori” più noti (dagli antichi romani a Marco Polo

e Cristoforo Colombo, solo per citarne alcuni), che hanno

contribuito a diffondere la civiltà dell’Italia nel mondo e ad

“importare” culture diverse nel nostro Paese. O ai pittori

medioevali, che hanno dato vita al colore con i loro

affreschi. Attraverso i secoli, l’Arte ha ricercato la

perfezione dell’armonia, che ammiriamo tanto nelle

proporzioni del David di Donatello quanto nelle dinamiche

futuriste dei bronzi di Boccioni. Non meno importante la

ricchezza della tradizione che ha saputo creare un

singolare, moderno e continuo rinnovamento, passando

spesso dalla creatività individuale a quella diffusa nel

sistema industriale non tralasciando un altro passaggio

creativo: quello dell’eccellenza. Un sistema unico dunque

nel suo genere che ha tratto vantaggi da un ricco

background culturale e da capacità artistiche di origine

artigianale, arrivando a superare anche le visioni

campanilistiche, per “fare sistema”, pur rimanendo

suddivise in specifiche aree geografiche, con le loro

esclusive peculiarità. A questo proposito ci piace citare il

pensiero di Alberto AIessi “Il successo del design

italiano è il risultato di una visione aperta della creatività,

accettando e gestendo gli aspetti non convenzionali di

ogni singolo progetto. I laboratori industriali vengono

trasformati in intermediari “artistici” tra designer creativi e

consumatori”. E noi aggiungiamo anche, precisazione per

nulla sottovalutabile, che una Vision se non

accompagnata da un processo di promozione strategico,

rimane, per quanto lodevole di merito, pura, semplice

Vision. Ecco perché siamo qui a presentarvi Giandaniele

Battilà e Cesare Rossi, due uomini che di strategie di

business ne sanno, ed anche molto.

Leader

intervista a cura di Giorgio Fedeli

L’imprenditoria è passione e volontà. Due caratteristiche che hanno portato il

36enne Gian Daniele Battilà, a presiedere l’ APTL, Associazione dedita alla

promozione delle tipicità locali della regione Marche. Fondata nel 2012 da Battilà

insieme a Mirko Tiburzi, anche lui 36enne, l’APTL sta implementando le attività

del territorio e fornendo consulenza agli imprenditori. Già segretario delle province

di Fermo e Ascoli Piceno Cna Federmoda e segretario regionale per il settore

agroalimentare, Giandaniele Battilà oltre che un imprenditore in rapida ascesa è

uomo molto attento al sociale:“E’ da questo interesse che parte tutto. E

non possiamo ignorarlo se vogliamo andare avanti. Mio padre (il

professore Gianni Battilà) mi ha insegnato il rispetto per gli uomini,

la necessità del lavoro in team e l’attenzione ai giovani. Di questi

insegnamenti paterni ho fatto tesoro e virtù tant’è che le nostre

società e l’Aptl vantano oltre 30 collaboratori per la

commercializzazione e la promozione di quanto prodotto nel nostro

t

“yes

we can„

GIANDANIELE

BATTILA'

Presidente APTL Marche _ www.aptlmarche.com

nella foto: Giandaniele Battilà con la Marchesa

Dani Del Secco D'Aragona , Roberta Tirabassi e

l'imprenditore Paolo Oliboni.

territorio, e non solo, a livello nazionale e internazionale. Basti citare anche solo le nostre ultime

iniziative di successo a Berlino in occasione della mostra fiera Berlitalia e la partecipazione a

manifestazioni del settore moda come Pret à porter di Parigi, la fiera del lusso di Shanghai e il Miami

Luxury Shoes dove aziende da noi promosse hanno potuto entrare in nuovi mercati dalla porta

principale e, conseguentemente, incrementare notevolmente i loro fatturati. Tra i grandi eventi che

organizzo insieme ai miei collaboratori c’è l’esibizione delle Frecce Tricolori nel Fermano. Uno

spettacolo unico che voglio riproporre anche in altre località perché i fiori all’occhiello del nostro

Paese, dall’imprenditoria fino alla celebre Pattuglia Acrobatica Nazionale, devono essere letti come

patrimonio di tutti noi italiani”. Da anni assiduo frequentatore dei salotti più prestigiosi della Capitale,

Battilà, con la sua APTL, nel 2013 ha preso parte anche la Gran Premio di Formula 1 di Abu Dhabi

ospitato allo Yas Marina Circuit con le imprese da lui rappresentate: “I miei contatti nazionali e

internazionali sono a piena disposizione delle imprese APTL. Abbiamo già molti contatti e partnership

avviati con Malesia, Marocco, Tunisia, Malta, Serbia e Croazia, oltre all’Inghilterra e agli Emirati Arabi

dove siamo presenti da tempo. Luxury & Food per me è un binomio vincente. E lavoro per introdurre

le nostre aziende nel gotha di questo straordinario e lungimirante abbinamento. La mia scelta

vincente è stata quella di scommettere e puntare sulla comunicazione e sull’immagine reale delle

nostre società per ottenere una ricaduta considerevole, in termini di visibilità, promozione e fatturati,

sulle stesse. Non dimentichiamo poi la mia passione e la dedizione dei miei collaboratori

nell’organizzazione di eventi e manifestazioni. Nella mia vita un grande punto di forza è rappresentato

dal mio padre spirituale Monsignor Luigi Casolini, Preside del Capitolo della Basilica Cattedrale di

Tivoli e Rettore Presidente dell’Associazione Cavalieri San Silvestro”. Tornando alle manifestazioni,

spunta la sigla AscomIndustria: “ Servizi associati per la qualità del territorio, da sempre” come

sostiene, da sempre, il suo presidente Cesare Rossi, sottolineando la bontà del lavoro congiunto con

APTL. “Puntando molto sulla formazione, non ci fermiamo al mero rilascio dei diplomi. Per noi quello

checontanosonoipostidilavoro,vediinostricorsistioicassaintegrati ai quali abbiamo offerto corsi

vincenti, innovativi e specifici, come il restauro dei mobili, la specializzazione nel settore della

panificazione o nella creazione di abiti storici con sbocchi sul mondo occupazionale. Stiamo

seguendo, con Ascom Industria, anche i corsi turistici, con esempi a Montegiorgio, perché il turismo

può essere il vero volano delle nostre zone e non mi riferisco certo a quello mordi e fuggi: vedi le

recenti dimostrazioni delle Frecce Tricolori o il Festival internazionale di Mongolfiere dell’estate 2013,

sempre in collaborazione con APTL". Proprio in questi giorni Giandaniele Battilà Presidente APTL

con una delle società da lui rappresentate, la " Believen start" sarà a Dubay per il " Gul food" fiera

mondiale dell' agro alimentare e successivamente sarà poi presente al " Friedrishaffen" per la fiera

del turismo aereonautica e al gran gala della " Moda di Malta" ed alle sfilate di Miami

da destra: Paolo Oliboni con Rodolfo Martinelli Carraresi, Isabel

Russinova, Giandaniele Battila e Mirko Tiburzi

Giandaniele Battilà con Valeriana Mariani e

Cesare Rossi Presidente ASCOM industria

ASCOM INDUSTRIA FERMO

L'Ascom Industria nasce come Ente rivolto e fortemente

integrato nella rete di relazioni economiche, istituzionali e sociali

del Fermano. Un'associazione fermamente ancorata nei valori

della tradizione, intesi come patrimonio materiale ed

immateriale, come fulcro del processo di sviluppo sostenibile e

proiezione internazionale del territorio di appartenenza. Nasce

nel 2009 come ente di rappresentanza sindacale per le PMI, gli

artigiani, le strutture turistiche, gli esercenti del territorio della

Provincia di Fermo e, grazie ad un forte orientamento ai bisogni

reali degli attori del territorio, ha riscosso un immediato

successo, facendo della Formazione il proprio core business.

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L' ASCOMINDUSTRIA, pienamente integrata all'interno del territorio del

Fermano, notoriamente armonico nelle sue componenti produttive, culturali,

sociali e istituzionali, ne promuove un'idea di sviluppo fortemente imperniata

sui suoi storici vantaggi competitivi. In un contesto in cui da sempre

convivono eccellenze industriali ed antiche maestranze artigianali, immerse

in un territorio dai percorsi paesaggistici, artistici e gastronomici unici al

mondo, l' ASCOMINDUSTRIA si adopera affinché la difesa del patrimonio di

conoscenze e valori coincida perfettamente con le esigenze di innovazione

ed internazionalizzazione. "Sono certo che mai, come in questo momento di

estrema confusione e di affannosa e spesso, purtroppo, vana ricerca di

soluzioni, sia il caso di confidare sulle poche cose certe in nostro possessoafferma

Cesare Rossi Presidente Ascom in una nota - iniziamo quindi col

trasformare il concetto "mi accontento di quello che ho", nel postulato "sono

felice ed orgoglioso di quello che ho", cosi da adoperarlo al meglio.

Un'innovazione profonda dell'immaginazione tanto da produrre nuovi slanci

per antichi pensieri o nuovi pensieri per antichi slanci. Si tratta, in poche

parole, di riscoprire il senso dell'impresa, che in Italia è legato alla magia

della creatività". Business Management, Finanza e Assicurazioni, ICT,

Marketing, Risorse Umane, Start up: tutto questo è Ascom.

Cesare Rossi

Presidente ASCOM Fermo _ www.ascomindustria.it

"Il nostro paese dicono sia

tecnicamente quasi in

default per cui si ravvisa la

necessità di una politica

che compia azioni

concrete. A favore di quel

94% di imprese, piccole

ed artigiane, che sono

l’anima dell’Italia e che ne

costituiscono il motore.

APTL fa la sua parte

dando il proprio esempio:

basta giochi di parole,

basta piangersi addosso.

occorrono i fatti perchè

senza impresa, non c'è

Italia"

Cesare Rossi

"Bisogna riscoprire il senso della

creatività industriale che in Italia è

legata alla magia dell'impossibile...

però ci riusciamo sempre... è

veramente quasi miracolistico come

siamo riusciti a superare momenti di

grande empasse... e questa che

stiamo vivendo non è che una delle

tante, forse sembra più acuta perchè

ce la vogliono far vedere così... però

se noi ci affacciamo e vediamo

quello che ci circonda, vediamo il

mare, vediamo i girasoli, vediamo gli

ulivi... vediamo questa natura

PROTAGONISTI

Leader

straordinaria - ci dice Cesare Rossi -

questa pienezza di monumenti. Il

70% dei beni culturali mondiali li

abbiamo in Italia... chi ha il coraggio

di dire che questa è una nazione

povera alla fine dei suoi giorni?

Credo che sia una follia, una follia che ci viene imposta perchè

così fa gioco. Ma noi non caschiamo in questo tranello e

diciamo che le nostre aziende e le nostre aziende sono

porpuree ed all'inzio di percorsi importantissimi, qualcuna ha

raggiunto degli standard veramente eccellenti e sulle

eccellenze noi facciamo conto. Il core business per noi è forse

la formazione attraverso corsi che sviluppino la genialità,

capacità, c'è volontà creativa... e su questo noi vogliamo

fondare quello che è il nostro discorso fondamentale: servizi

alle aziende per il territorio. Formazione e il Turismo è quello

che maggiormente stiamo seguendo, oltre lo sviluppo delle

aziende sia in Italia che all'estero, abbiamo tanti collaboratori e

tante aziende che fanno parte di questo straordinario

meraviglioso puzzle che è l'Italia."

La strada: la più grande passerella

della contemporaneità.

Tra strada e moda c’è un rapporto di osmosi e un confronto continuo,

fatto di riflessi, influenze, rincorse, visioni oniriche con rimandi al reale.

La strada si impregna di vita vera, riesamina, consuma le proposte

degli stilisti, che a loro volta ne assimilano l’essenza, traducendola e

reinterpretandola attraverso suggestioni”. E’ quanto ci dice il Fashion

Designer Luigi Gaglione che abbiamo incontrato nel suo Atelier a

Comiziano, Napoli. la domanda è “Chi ha condizionato chi? ”

“ Oggi – ci risponde - si assiste a un fenomeno di interazione tra moda

e strada ancora più viscerale rispetto al passato, legato anche al web e

ai social media che dalla loro hanno il potere di amplificare vizi e virtù

di questa combinazione. In realtà mi diverto ad osservare, fuori dalle

sfilate, la gente comune, quella che sta reagendo con un orgoglio

nuovo, la vera che abbia davvero nelle mani la leadership di quello che

è uno straordinario sistema integrato tra creatività e industria,

artigianato e tecnologia. Viviamo nell’era “on demand”, una sorta di

evoluzione del “su misura” e ciò a vantaggio di quanti, come me, non

hanno mai sacrificato la propria “arte” al mero business.

La moda

italiana deve continuare a soddisfare il bisogno primario di bellezza,

essere capace di inventare sempre nuove storie. Ciò che manca nel

nostro Paese, soprattutto da parte della politica, è la visione della moda

come asset portante: voce fondamentale dell’export, fonte di reddito di

decine di migliaia di addetti, filiera composita, ambasciatrice del bello. È

il nostro petrolio, insostituibile fonte di energia che si rinnova. Ogni sei

mesi. Straordinariamente. L’immaginario che prende corpo nei testi di

moda sembra avere poco in comune con il reale contesto socioculturale

in cui vive la donna oggi. Discrasia quindi o sottile convergenza?

Comunque sia, quello che vedo ovunque io volga lo sguardo è

l’immagine (e l’essenza) di una donna emancipata e consapevole della

propria carica sensuale. Le donne di oggi lasciano ancora che lo

spettatore le spii e si immerga in quel mondo idealizzato in cui è il loro

fascino a dettar le regole del gioco, quel che cambia è la

consapevolezza con cui lo fanno”.

Luigi Gaglione

Luigi Gaglione

Fashion Designer _ www.luigigaglione.com

Luigi Gaglione con Anna

Turkan (giornalista) e

Guido Costante al Fashion

Week (Ftv) di Bucarest

Ph: Donna Impresa

Fashion designer: Luigi Gaglione

Model: Ines Trocchia

Make up Artist: Nunzia Fabrozzi

Gioielli: Gioia Perillo

Calzature: Michelle Morelli

Ph: Emanuel Tosi

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ALESSANDRO

CODONI

Studio Ing. Codoni Consulenza e Progettazione Impianti

Settore Energie Rinnovabili

Le

green

nuove frontiere della

Alessandro Codoni, trentenne ingegnere laureato all’ Università Politecnica

delle Marche, è un appassionato di green economy. Da inizio carriera, si

occupa di impiantistica ed impianti ad energie rinnovabili, e, con oltre 100MW

di esperienza sul campo nazionale alle spalle, ha deciso lo scorso anno, di

entrare nel mercato estero. Nel suo futuro, vuole ampliare il suo orizzonte

professionale, sempre nel campo delle rinnovabili, dall’eolico, al biogas, dal

Sud Africa al Nord Europa, regioni in cui vi sono grandi potenzialità di

sviluppo, e dove può trovare nuovi stimoli ed opportunità di crescita.

Energie Rinnovabili, Perché Alessandro?

In primis perché i cambiamenti climatici e le difficoltà di

approvvigionamento costringono a trovare nuove soluzioni. D’altro

canto, le rinnovabili rispettano l’ambiente, evitando la dannosa

emissione in atmosfera di anidride carbonica, idrocarburi incombusti,

ossidi di azoto, polveri, ceneri, gas acidi, che, oltre a costituire un

grave danno per l’ambiente comportano una lunga serie di

conseguenze sulla salute dell’uomo. Per non parlare poi delle

ripercussioni degli incidenti alle centrali ad energia atomica, dalla

quale ricordo che anche noi dipendiamo, a causa degli acquisti

energetici da fonte nucleare, proveniente da Paesi come la Francia

e la Svizzera. In secondo luogo perchè è un ottimo investimento.

Infatti, un impianto ad energie rinnovabili, (eolico, fotovoltaico, o

solare termico), permette, in scala domestica, di ridurre

notevolmente i consumi di energia elettrica e/o del gas, il che,

portato in scala nazionale ed internazionale, significa ridurre la

dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali, quali uranio, carbone,

petrolio e gas naturale. Terzo, perché sostenere economie basate

sulle energie rinnovabili permette di creare lavoro.

Con il “solare” la nostra generazione ha oggi la possibilità

storica di risolvere i problemi energetici in maniera

sostenibile…

Certamente, ed assumersene la responsabilità vuol dire agire

concretamente. Con le tecnologie fotovoltaica ed eolica, (che altro

non sarebbe che movimento di masse riscaldate dal sole) da

consumatori di energia, ognuno di noi può diventare produttore

autonomo, se non addirittura venditore. E’ venuto il momento di

sfruttare l’energia che la natura ci rende disponibile gratis e ad

inquinamento zero. Una politica energetica mirata all’autosufficienza

e all’indipendenza dalle fonti tradizionali è essenziale per il

benessere del pianeta e delle future generazioni, nostri figli in primis.

Allo stato attuale esistono valide alternative alle fonti fossili, inoltre

esse sono efficienti e a basso costo.

Accennavi al risparmio…

Si, le fonti energetiche rinnovabili costituiscono una grande fonte di

risparmio per l’investitore. Ad esempio, facendo riferimento ad un

cittadino che installa un impianto fotovoltaico sul tetto della propria

abitazione, egli diventerà un utente attivo, ovvero produttore di

energia elettrica. Tale energia può essere autoconsumata nell’istante

in cui viene prodotta, oppure accumulata in batterie per consumi

durante le ore notturne, se non addirittura venduta al distributore di

energia. In tal modo, il cliente acquisterà una ridotta quantità di

energia dal gestore elettrico, garantendosi quindi un risparmio in

bolletta. Inoltre, l’energia autoprodotta non verrà impattata dagli

aumenti dei prezzi applicati dai fornitori di energia elettrica; si può

dire quindi, che con l’impianto fotovoltaico è possibile “bloccare”il

prezzo dell’energia per tutta la vita utile dell’impianto. Tutta l’energia

che non si riesce ad autoconsumare istantaneamente, verrà invece

immessa nella rete elettrica, e grazie al contratto di Scambio Sul

Posto, viene monetizzata garantendo una compensazione

economica al titolare dell’impianto. In sintesi, possiamo dire che

installare un impianto fotovoltaico conviene. Sempre.

Quale ora, lo stato dell’arte dei meccanismi di incentivazione in

Italia?

Attualmente in Italia gli incentivi per il fotovoltaico sono terminati.

Restano comunque le detrazioni IRPEF. L’agenzia delle entrate ha

deciso di prorogare, fino a Dicembre 2014, le detrazioni fiscali per gli

impianti fotovoltaici, inglobandoli di fatto nei “lavori di ristrutturazione

e recupero edilizio”. Questo, unitamente alla notevole riduzione dei

costi degli impianti fotovoltaici, insieme allo Scambio Sul Posto, e ad

una curata progettazione e realizzazione, fa si che l’installazione di

un impianto fotovoltaico si traduca in un notevole vantaggio per il

cliente. Le persone fisiche che volessero dunque dotare la propria

abitazione di un impianto fotovoltaico, di potenza non superiore ai 20

kW, hanno diritto ad una detrazione pari al 50% delle spese

sostenute (fino ad un tetto massimo di 96.000 euro). La detrazione

viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo, detraibili dalle

tasse. Tutto questo fa di un impianto fotovoltaico un investimento

conveniente. Si stima che nel 2014 verranno installati in Italia circa

0,5- 0,8 MW di impianti fotovoltaici, costituiti perlopiù da impianti

connessi direttamente alle unità di consumo.

Ed all’estero?

Descrivere il mercato estero in poche parole non è facile, sarebbe a

dir poco riduttivo. Da un lato occorre valutare la variazione dei

prezzi, dall’altro le forme di incentivazione proposte da ogni Stato,

inoltre l’irradiazione solare nella regione considerata, ecc…. Posso

soltanto dire che considerando l’attuale costo degli impianti

fotovoltaici, vi sono alcuni casi/luoghi in cui si può avere un rientro

economico in soli 4 anni. Quello che è certo è che per il fotovoltaico

2014 apre una nuova era del comparto mondiale. Ad oggi, infatti,

grazie all’accesso da parte dell’energia fotovoltaica ai Certificati

Verdi, reso possibile da alcuni Stati, avremo un trend più che positivo

della domanda. Si presume che il fotovoltaico nel mondo possa

arrivare nel 2014 a 46 GW di nuova potenza installata, mentre per il

2015, si raggiunga quota 56 GW, con le massime richieste

provenienti da Sud Africa e Sud America. Totalmente diverso è

invece il caso dell’eolico: in una stessa regione si possono avere

zone molto più ventose di altre. Pertanto occorrono attenti studi di

fattibilità, lunghi mesi, che talvolta possono portare a risultati

davvero singolari: ad esempio in installazioni offshore, in aree con

vento particolarmente costante durante tutto l’anno, non è escluso

un tempo di rientro dell’investimento pari a 30-36 mesi.

Studio Ing. Codoni Consulenza e Progettazione Impianti Settore Energie Rinnovabili _ T. +39 339 8082920 _ mail: alex.codoni@gmail.com FERMO

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Azienda Agri Moretti vede al suo interno tre membri: Luigi, il capofamiglia, un po’

"il pio bove" di carducciana memoria; Elva, instancabile lavoratrice, sempre intenta

a segnare la via maestra della famiglia e dell’azienda; Alberto, la sintesi dei

genitori: impegnato, coerente, responsabile, concreto anche troppo per la sua

giovane età. Un giovane “adulto” iscritto al 2° anno della Facoltà di Agraria del

Politecnico delle Marche, formatosi culturalmente all’ITAG "C. Ulpiani" di Ascoli

Piceno dove ha avuto per insegnanti veri Maestri di cultura e di vita. Da tutti

indistintamente ha preso tanto, ma chi lo ha segnato di più è stato l’esimio

professore Leonardo Seghetti. In quell’Istituto ricco di presente, ma anche dei fasti

delpassato,Albertohaincominciatoaguardarealfuturoeacapirechelascuola

non era un punto di arrivo, bensì di partenza e che "la vera palestra della vita era

fuori dal cancello della scuola ed era lì che bisognava mettersi i guantoni" come

soleva ripetere il prof. Seghetti, la sua stella polare.

Perché la birra? "Semplicemente perché è il più mediterraneo dei prodotti. In Mesopotamia la chiamavano vino d’orzo. No, no, nel nord Europa c’è

arrivata più tardi”. Una risposta che racchiude in sé un inscindibile legame con la natura e tutta la passione con cui la famiglia Moretti si è avventurata in

un progetto ambizioso e singolare. Sì perché non capita tutti i giorni di imbattersi, nel bel mezzo del verde delle colline fermane, in un birrificio, e per di

più agricolo, il Moralbe. Ma a scambiare quattro chiacchiere con Luigi Moretti, il figlio Alberto e la moglie Elva Baldassarri si hanno le risposte

sperate. Il primo ha alle spalle una vita nei campi, il secondo è al terzo anno di Agraria, la terza, invece è un’insegnante in pensione. Tre trascorsi

diametralmente opposti che spaziano dalla cultura alla pratica. Ma il filo conduttore della famiglia Moretti, residente in un casolare nella campagna di

Montottone, in provincia di Fermo, è proprio la voglia di non fermarsi mai e di riporre una smisurata fiducia e una ridente positività in tutto quello che fa:

“ Mio figlio – racconta Elva – nei laboratori tenuti dal suo mentore, il professor Leonardo Seghetti, ha avuto l’ispirazione per produrre birra agricola. E noi

l’abbiamo seguito con entusiasmo. In un piccolo appezzamento di terra di nostra proprietà produciamo anche orzo che spediamo al Cobi. Il consorzio ci

restituisce il malto che ci permette di produrre dell’ottima birra in modalità agricola e non solo. Quello che produciamo è frutto della nostra natura, sia

come indole che come ambiente circostante”. E guarda caso la prima “bionda” del birrificio Moralbe (un acronimo del nome del più giovane dei Moretti)

si chiama proprio “Gea”. Nelle settimane si è passati a produrre anche l’ambrata “Alba”. E la terza sorella di luppolo, una conturbante “scura”, è ancora

in fermentazione: “ Abbiamo in cantiere di produrre una quarta birra in omaggio a mio padre Ario e al professor Seghetti – confessa Baldassarri – e per

questo la chiameremo Leonario, di più non diciamo”. Al di là del trasporto, resta comunque un investimento, tra celle frigorifere, sale di rifermentazione,

imbottigliamento, sale cottura con fermentatori, stoccaggio e ammostatori, da 350 mila euro: “Meglio investirli, no? Abbiamo la spinta per non fermarci e

la voglia di nuovo, senza capricci. Questo è l’insegnamento che ci arriva dalla terra” il prezioso dogma di Baldassarri. Con alle spalle nemmeno due

mesi di vita, il birrificio Moralbe ha già un potenziale di produzione di 500 quintali di birra, uscite pubbliche all’AgrioBirra, al Festival della birra agricola, al

Bio e Tipico. Ma dove vuole arrivare? “ Vogliamo far conoscere e apprezzare le birre agricole che si distinguono da quelle artigianali perché noi l’orzo lo

produciamo e lo trasformiamo seguendo il regolamento del marchio Birragricola italiana. Chi prova l’agricola non torna più indietro. Non è pastorizzata,

no ai conservanti né sciroppo di glucosio o granoturco. Il nostro primo step – la chiosa dei Moretti - è radicarci sul territorio. Poi? Chissà! Guardiamo

avanti. Indietro ci giriamo solo per riflettere”.

di Giorgio Fedeli

ALBERTO

MORETTI

Direttore Generale Birrificio Corte Moralbe

Via Indaco 9 _ 63843 Montottone (FM) T. 0734 770168

www.agrimoretti.it

www.donnaimpresa.com 89


Il leasing al servizio delle

IMPRESE

Un servizio di qualità richiede i più alti standard professionali

(competenza psicologica e tecnica associata ad adeguati

supporti professionali) ed il loro continuo aggiornamento e

miglioramento, oltre ovviamente a valori morali oggettivi e

condivisi. Requisiti che fanno parte del curriculum di

Gianfranco che vanta una più che ventennale esperienza nel

settore

Qual'è nello specifico il tuo lavoro?

Opero nel settore parabancario e cioè nella locazione finanziaria più facilmente

denominata leasing, che è un contratto attraverso il quale una società di leasing

acquista un determinato bene solitamente costoso (immobile, bene strumentale,

automezzo pesante ecc.ecc.) e lo concede in leasing con possibilità di riscatto a fine

contratto.

Quindi siete concorrenti delle banche?

Assolutamente no. Intanto le società di leasing sono partecipate da grandi istituti di

credito, e poi nel 2011, bisogna dire che lo strumento del finanziamento ha un suo

preciso iter. Per esempio, per l'elasticità di cassa delle imprese c'è lo scoperto di

conto corrente, per le fatture c'è l'anticipo salvo buon fine e per gli investimenti di

grandi importi da ripartire in più anni, c'è appunto il leasing che permette tra l'altro

una maggiore e più precisa deducibilità fiscale.

In questi periodi di forti tensioni dei mercati come siete messi?

Cerchiamo di consigliare i clienti, dicendo loro che debbono fare massima attenzione

all'uso degli strumenti finanziari a loro disposizione. Cioè di accedere ad ogni

strumento bancario a seconda dell'uso che se ne deve fare. Per esempio non ha

senso usare uno scoperto di conto corrente per acquistare un autocarro, perchè poi

si resta senza liquidità. Poi applichiamo alle operazioni di leasing le agevolazioni

attualmente in essere per abbattere i costi degli interessi.

Quali sarebbero queste agevolazioni?

Attualmente sono aperte alcune agevolazioni aventi caratteristiche nazionali. Parlo

della Legge 1329/65 che è utile per acquisto di macchinari nuovi di importo elevato

(sopra Euro 150/Mila) oppure la L. 240/81 per gli artigiani con contributo canoni in

conto interessi. A queste agevolazioni possiamo unire i Fondi BEI (della Banca

Europea degli Investimenti) che grazie ad un accordo che i vertici di Unicredit hanno

preso appunto con la BEI e che permettono un abbattimento per alcune operazioni di

uno 0,25% sul tasso Euribor (indicizzato) che sarà usato per la singola

operazione.

Come vedi l'Italia nel futuro? Riuscirà ad uscire dalla crisi che la tiene

intrappolata oggi?

L'Italia è un grande paese, pieno di brava gente capace ed in grado di dirigere una

impresa. Quindi ce la farà, a patto però che si ritrovi quello spirito di sacrificio che ha

contraddistinto la generazione degli anni 50 e 60, quando tanti bravi italiani (i nostri

padri ed i nostri nonni) hanno, rimboccandosi le maniche, ricostruito dal nulla un

paese distrutto e destinato alla povertà, trasformandolo nell'ottava economia del

mondo.

Studio Leasing

dal 1983 al servizio delle imprese nelle Marche

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LEASING

TARGATO

STRUMENTALE

IMMOBILIARE

AGEVOLATO

NAUTICO

SOCIO AGGREGATO

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iscrizione Albo UIC n. A/5850

0734 67 95 64 r.a.

Via G. Galliano, 80/82 Porto San Giorgio (Fermo) Italy F. 0734.675415

mob. 338.2677552 _ mail: gianfranco.vastaroli@tiscali.it

GIANFRANCO

VASTAROLI

Agente in attività finanziaria

soluzioni chiare ... futuro in movimento

"La nostra professionalità e la nostra esperienza sono maturate in circa un trentennio di lavoro nel settore del leasing,

ciò ci permette di offrire un sevizio con grande contenuto professionale, con risposte precise e puntuali. In assoluta autonomia

gestionale, siamo in grado di risolvere la maggior parte dei problemi che possono verificarsi dalla stipula fino alla

chiusura di ogni contratto di leasing".

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Via G. Agnelli 36/38 _ 7/9 _ Zona Indistriale _ Fermo _ Italy _ T. 0734 440249 email: omegamodel@gmail.com

OMEGA

MODEL

Un ' azienda giovane, nata

nel 1999, infatti i titolari

Monti Giampaolo,

Maroni Massimo e

Paglialunga Luca

viaggiano in età comprese

tra i 38 ed i 40 anni, se a

questo aggiungiamo che

hanno già festeggiato il

quindicesimo anno di

attività, possiamo

sicuramente affermare di

essere in presenza di uno

di quelli che comunemente

vengono definiti i "miracoli

dell'impremditoria italiana",

unvantoinunmomentoin

cui molte aziende soffrono

invece del momento di

crisi. Ciò a denotare come,

il rimanere saldamente

fermi su prodotti di

eccellenza, contribuisca a

determinare il successo e

la conseguente apertura ai

mercati internazionali.

La OMEGA MODEL, è un' azienda che offre

molteplici servizi al mercato attuale, quello

globalizzato, nelle più disparate forme, dalla

progettazione 3D fino al realizzo completo del

modello fisico su resina, coprono ogni singola

fase della lavorazione, nello specifico:

consulenza per realizzazione di prototipi e

modelli; studio per dimensionamento in base

ai passaggi del materiale di stampaggio;

realizzazione di prototipi con possibilità di

piazzare direttamente la forma per avere

l’effetto suola montata; ideazione di disegni in

2D per l’immagine della suola sia su laterale

che su battistrada; realizzazione di modelli

finiti; programmazione CAD/CAM per

realizzazioni della parte meccanica dello

stampo; e tanti altri servizi. La Omega Model

è nata principalmente per la produzione di

modelli da utilizzare nella costruzione di

stampi per fondi di calzatura, ma poi nel

tempo ha anche allargato i confini in altri

settori, collaborando anche con la

realizzazione di programmazione CAD con

aziende del settore alimentare, dentale,

meccanico.

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ADRIATIC TROPHY 2012

ALL’INTERNO:

Smac Fashion Award

Moda Show

Cilentum Pizza

Premio Moda Città dei Sassi

nella foto: Valeriana Mariani (abito di Luigi Gaglione) premia Pasquale Salsano al salone "Sposi non solo" _ Salerno

cooming soon

PROSSIMAMENTE

"NORMAN ACADEMY" ROMA, CASA

DELL'AVIATORE

Donna Impresa Magazine riceve la medaglia d'oro di merito

nel settore dell'editoria nazionale dalla " Norman Academy". La

consegna del noto riconoscimento, organizzato dalla Norman

Academy medesima, si è svolta a Roma, presso la Casa

dell’Aviatore al Circolo Ufficiali dell’Aeronautica.

A leggere la motivazione per la Bonifaciana, il

coordinatore Riccardo Giordani, Cerimoniere

della Norman Academy: “L’ istituzione è una

Onlus, opera in tre settori specifici: spiritualità,

cultura e sociale. Nata per diffondere e

valorizzare l’insegnamento di Papa Bonifacio

VIII, grazie al grande impegno profuso dal

fondatore e presidente Cavaliere dottor Sante De

Angelis e dei suoi collaboratori, espleta, inoltre,

un'attività umanitaria e benefica in Italia e

all'estero. La dimensione europea, il contributo al

dialogo interculturale e l'impegno a diffondere la

pace e salvaguardare la libertà, sono priorità

essenziali che gli sono riconosciute

universalmente da tutte le Istituzioni ai più alti

livelli, che da sempre patrocinano ogni suo

evento. Non persegue fini di lucro e si propone

con i seguenti scopi: promuovere la

conservazione, la valorizzazione e il recupero dei

beni religiosi, culturali, architettonici, artistici e

storici e istituire annualmente il Premio Nazionale

ed Internazionale Bonifacio VIII – Città di

Anagni, da consegnarsi a personaggi, che si

siano distinti nei loro rispettivi campi per

professionalità, impegno e promozione della

La consegna degli attestati di merito della

Norman Academy. Da sinistra: Valeriana

Mariani, Vincenzo Cortese,

Bruno Romano

Baldassarri e Riccardo Giordani.

dignità della persona umana. E’ impegnata in

numerose attività con scopi prettamente sociali

tra cui le adozioni complete e scolastiche a

distanza ed organizza corsi di aggiornamento per

laici impegnati, dibattiti su temi di “vita”: la

famiglia, la salute, la situazione internazionale, la

solidarietà, lo sport, i giovani, la formazione e

l’istruzione. Esprime e persegue la cultura della

pace, del perdono e della pacifica convivenza,

coinvolgendo nel suo cammino tutti coloro che

credono in un futuro di pace e fratellanza per un

mondo sicuramente migliore”. A presentare

l'evento, la giornalista Paola Zanoni la quale ha

dato inizio alla cerimonia salutando i convenuti

ringraziando soprattutto il Gran Cerimoniere,

coordinatore dell’evento, il Duca don Riccardo

Giordani di Willemburg ed il Mrg Vincenzo

Cortese Segretario Generale della Norman

Academy ed il Prof. Generale Don Stefano

Murace, ouverture alla quale sono seguite le

consegne delle benemerenze accademiche

dell’Istituzione. Tra gli illustri ospiti ed i relatori,

non possiamo non menzionare il Professor Tito

Lucrezio Rizzo Consigliere Capo Servizi del

Quirinale per il prezioso exursus culturale quale

ha omaggiato i presenti: Francesco Cossiga “il

tormento e l’estasi della passione politica”. Le

prestigiosissime onorificenze Capitoline, che si

sostanziano in un Attestato che attribuisce il titolo

onorifico di “ Accademico d’Onore” e la

Medaglia Aurata di merito nel settore

dell'Editoria Italiana sono state poi conferite a

Valeriana Mariani in qualità di Presidente di

Donna Impresa Magazine, dalle mani del Dottor

Vincenzo Cortese. Ancora un attestato “ad

honorem” questa volta assegnato da Riccardo

Giordani a Bruno Romano Baldassarri in virtù

del suo ruolo di Direttore Generale Marketing di

Donna Impresa. Presente per la Chiesa

Ortodossa, il vicario episcopale dell’arcidiocesi

Simeone Catsinas. S.E.R. Mons. Antonio

Ciliberti Arcivescovo il quale, con un pensiero

spirituale e la benedizione apostolica, ha chiuso

in solennità l’intensa e significativa giornata.

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U

Valeriana Mariani e Nunzia Schiavone

Da destra: Mauro Broda, Direttore Generale IDI, Carmel Inguarez,

Valeriana Mariani e Sergio Passariello Presidente dell'associazione

Imprese del Sud. In basso: un momento della presentazione.

Da sin. Simone Amato, Ines

Trocchia e Luigi Gaglione

SMACfashionaward

La moda è identità, cultura, e come ogni

professione presuppone studio, formazione,

conoscenza ed aggiornamento. Ma lo spazio

c'è, il Made in Italy vive più che mai un

momento di occasioni, importante è saperle

cogliere tenendo gli occhi spalancati sul

mondo. Il futuro è sempre più etico e green,

questo dev'essere per la new generation della

Un momento del convegno dedicato al Made in Italy

Trionfa Marina Vespa

moda. Tutti d'accordo gli autorevoli ospiti che

hanno salutato i giovani stilisti dall'incantevole

Salone dei Genovesi della Camera di

Commercio di Salerno, dopo aver intessuto

una riflessione collettiva sul futuro del Made in

Italy. Relatori: Ida Catapano la direttrice

dell' Accademia del Lusso, la presidente di

Donna Impresa Magazine Valeriana Mariani

Pierlorenzo Bassetti e Marco

Gambedotti

Console dr. Roberto Pace, al fine di offrire informazioni sulle grandi possibilità offerte dalla Repubblica

di Malta a quelle imprese della provincia che guardano ai mercati esteri. Malta è da sempre il

riferimento obbligato per tutta l'area mediterranea, grazie alla sua posizione al centro del mar

Mediterraneo, tanto che gli antichi cartografi erano soliti centrare su di essa la figura della Rosa dei

Venti nelle rappresentazioni delle mappe; un territorio di circa 316 km² in cui è racchiuso un patrimonio

storico e culturale di eccezionale ricchezza. La sua particolare posizione, ne ha poi fatto il crocevia

delle principali rotte commerciali del Mediterraneo, segnandone in modo indelebile la storia e

l'evoluzione. La posizione geografica di Malta e la sua adesione all'Unione Europea, evidenziano le

potenzialità che l'isola offre per allargare gli interessi commerciali verso i mercati emergenti per i nostri

operatori economici in quanto essa rappresenta un importante mercato-ponte per le esportazioni

italiane verso tutta l'area del Mediterraneo. Da non sottovalutare, inoltre, che Malta accoglie più di

1.450.000 turisti l'anno, principalmente dai Paesi europei (Inghilterra, Germania, Francia, Italia) insieme

a moltissimi russi e americani. Presenti all'evento che l' IDI ha organizzato con una formula

assolutamente originale che ha dato modo alla straordinariamente numerosa platea di intervenuti di

interagire con i relatori al fine di indicare gli argomenti da approfondire in relazione alle opportunità, al

territorio, alla fiscalità e soprattutto alle opportunità che l'arcipelago maltese, così vicino all'Italia, può

offrire, il Presidente Dr. Enrico Pierosara e il Segretario Generale Mauro Broda, organizzatore della

manifestazione. Per l'occasione, sono stati presentati due progetti da realizzare subito a Malta: uno per

il comparto della Moda, un Gran Galà della Moda Italiana e l'altro per il settore agroalimentare con la

creazione di un Temporary Store, con annesso uno show-room temporaneo o permanente per la

promozione e la vendita dei prodotti tipici italiani. Al presidente di Donna Impresa,

Valeriana Mariani

partner dell'evento, il compito di riferire in merito al Day Italian’s Talent a Malta , il primo Gran Galà

della Moda Italiana nel Mondo che verrà fatto nell’autunno 2014.

Mario Andresano e Ninzia Schiavone

Da sin. Gianni Casella, Mauro

Palmentieri, Gilda Caprara,

Pasquale Salsano ed Anna Cuffaro

Da sinistra: Maria Rosa Mondragon, Mariella Valdiserri,

Valeriana Mariani, Pasquale Salsano e Ida Catapano

i giornalisti Mariella Valdiserri , Simonetta

Lein (Vanity Fair) e Antonio Palazzo (Rendezvous

de la mode), nonché l'eco-designer

Franco Francesca e gli artisti Elena Presti e

Gianni Gandi , Antonella Pitrelli portavoce

ufficiale della Only Italia, Associazione

presieduta dall'on. Irene Pivetti e formalmente

rappresentata nell'occasione da Biagio

Cerrato, vicepresidente Only Italia, in visita di

cortesia. Un coro autorevole che ha scambiato

considerazioni importanti sulla direzione da

intraprendere, in un settore che risente come

tutti delle difficoltà del momento storico, ma

che continua ad essere un pilastro del nostro

Bel Paese. Lo SMAC, volto a dar spazio e

creare occasioni per i giovani stilisti, continua a

collezionare consensi e a tessere importanti

collaborazioni. Lo ha dimostrato questa quarta

edizione, tenutasi il 1° ed il 2 dicembre, a

Salerno, realizzata in collaborazione con

Casartigiani, Camera di Commercio e

Comune di Salerno. Molte le occasioni di

Pasquale Salsano consegna il riconoscimento

a Valeriana Mariani in virtù di Presidente di Giuria

stage, collaborazioni, partecipazioni ad eventi

di rilievo come Alta Moda Roma, proposte ad

alcuni dei talenti che hanno partecipato al

progetto firmato da Pasquale Salsano. A fare

da cornice al concorso del 1° dicembre il

Salone dei Marmi di Palazzo di Città, luogo

che ha aperto alla moda solo lo scorso anno

con lo SMAC, dove - oltre ai capi in concorso –

hanno sfilato in anteprima le nuove collezioni di

Graziano Amadori e Franco Francesca,

nonché le proposte firmate dagli stilisti della


Accademia del Lusso. A segnare questa edizione la

partecipazione di Vittorio Zeviani, fondatore

dell'agenzia internazionale di modelle Why Not. La sua

testimonianza ha ripercorso un tratto importante della

moda italiana, suggerendo ai ragazzi la complessità del

settore e la molteplicità di figure che ne fanno parte.

“ Volevo fare il chirurgo”, confessa Zeviani, “ poi la vita ha

scelto per me!”. Come a dire che – oggi più che mai –

non bisogna precludersi nulla. Si comincia con un

percorso professionale per approdare in un altro, la

flessibilità è fondamentale, così come riconoscere che

la nostra strada è un'altra. Ad aggiudicarsi il primo posto

la giovane calabrese Marina Vespa, che ha presentato

una mini-collezione di 5 abiti denominata “100%

origami”. Abiti originali, coerenza col tema scelto e

attenzione ai particolari, ciò che ha convinto l'autorevole

giuria, tra cui comparivano anche Pierlorenzo Bassetti

e Marco Gambedotti, impegnato in una nuova

avventura professionale con la Candies&Cakes

Couture. Bassetti è l'ultima generazione che ha preso

in mano la grande tradizione tessile della famiglia e che

continua – portando l'innovazione – sperimentando

anche nella moda. Al secondo posto la calabrese

Martina Mollo, al terzo posto il veneto Federico

Trevisan. Quest'anno al vincitore dello SMAC Fashion

Award è stata offerta una Borsa di Studio per

partecipare ad un Corso di Formazione presso una

delle sedi italiane dell' Accademia del Lusso. I primi tre

classificati del concorso – invece - saranno ospiti con

una collezione di 10 capi all'interno della 20^ edizione di

“ Sposi, ma non solo”. Appuntamento datato 25

gennaio 2013, alle ore 19. A conferma del desiderio di

valorizzare la moda green ed etica, ad alcuni dei

giovani interessati, è stata offerta anche la possibilità di

passare alcuni giorni al fianco dell'eco-designer

campano Franco Francesca, con una specifica

attenzione alla sua collezione “ Zoomorfic”. A

completare l'accompagnamento che lo SMAC

promuove ai giovani stilisti, un portale e-commerce

attivo da inizio 2014, dove sarà possibile incontrare

appassionati e compratori da tutto il mondo. Oggi la

battaglia del Made in Italy si può vincere anche a colpi

di click, laddove c'è alle spalle una realtà accreditata

come lo SMAC. Media Partner della kermesse il noto

fashion magazine Rendez Vous de la Mode e Donna

Impresa Tv. Quest'ultimo progetto è messo in campo

da Valeriana Mariani, come valido strumento per dare

spazio all'imprenditorialità ed all'artigianalità italiana.

CILENTUM PIZZA GIUNGANO

La Camera di Commercio di Salerno in collaborazione con

CASARTIGIANISALERNO Federazione Provinciale artigiani di Salerno

con il Comune di Giungano, la BCC di Aquara e l' Associazione

Cilentum Pizza di Giungano, al fine di valorizzare e promuovere la

tradizione degli antichi mestieri e dell'antica pizza cilentana propone

l'evento "BOTTEGHE & MESTIERI" - Itinerario nella tradizione degli

antichi mestieri e dell’enogastronomia. Quest’evento negli anni ha creato

interesse nei consumatori per le produzioni di qualità dell’artigianato e

dell’agro alimentare con solide tradizioni, soprattutto in funzione del

concetto di autenticità che si associa alle produzioni in un’area a grande

valore naturale e culturale. Tra produzioni artigianali e produzioni

agroalimentari di qualità e nell’ambito di questi obiettivi che saranno

presentati ai numerosi visitatori i laboratori degli antichi mestieri e i

laboratori della pizza cilentana. Le antiche tecniche artigianali

rappresentano un unico territoriale che ha dato vita ad una fiorente

attività del legno, della pietra, del ferro, oltre ai ricami e alla tessitura.

Pertanto, tali iniziativa è finalizzata a sostenere settori deboli

dell’economia locale che vanno valorizzati ed incentivati nel continuare

l’antica tradizione dei mestieri artigianali in bottega. L’artigianato, come

l’agricoltura di qualità rappresentano risorse fondamentali del progetto e

Un momento della consegna del riconoscimento

a Valeriana Mariani in qualità di Presidente di

Giuria all'evento Smac Fashion Award "Ninfa del

mare 2013" da parte del patron Pasquale Salsano.

A sinistra lo stilista Tony

Battistino e Bruno Baldassarri

A sinistra il Presidente

di Incostiera amalfitana

la loro qualificazione attraverso una rete di eccellenze potrebbe attivare

processi di sviluppo integrati e duraturi. La festa dell'antica Pizza

Cilentana nasce da un'idea di Pietro Manganelli e Giuseppe Coppola

e si svolge nel mese di agosto nel centro storico di Giungano (SA). Il

paese viene addobbato di tante piante, fiaccole e bracieri e, utilizzando 9

forni antichi già esistenti nelle case gentilizie, vengono riaperti antichi

portoni. In vari angoli del paese vengono riprodotti momenti di vita

vissuta, antichi usi e costumi della nostra terra e vengono allestiti stand di

prodotti tipici locali, il tutto allietato da musiche itineranti e suoni di una

volta. Madrina della manifestazione è Valeriana Mariani Presidente di

Donna Impresa e Direttore Editoriale del nostro omonimo magazine che

si è detta orgogliosa ed onorata di essere stata chiamata a

rappresentare una manifestazione come Cilentum Pizza volta a

promuovere quanto di più bello l'Italia possegga, in termini di patrimonio

culturale. “ A tal fine - ci dice il Direttore Mariani – non posso omettere dal

ringraziare Mario Andresano Presidente di Casartigiani, il Primo

cittadino della suggestiva Giungano e, non di meno, l’Assessorato alla

Cultura e Turismo nella persona del suo Assessore Franco

Russomando, proprietario della splendida struttura Giardino Dionysos

ove ho avuto modo di trascorrere un fine settimana indimenticabile”.

Mario Andresano e

Valeriana Mariani

Confermata anche la collaborazione con incostieraamalfitana.it,

partner d'alta levatura culturale con cui è già stato realizzato un

appuntamento in Costa d'Amalfi, e che proseguirà anche per il

2014 con una data dedicata alla moda mare da tenersi in luglio.

SMAC Atrani

QUANDO L’ALTA MODA INCONTRA UNO DEGLI

SCENARI PIÙ SUGGESTIVI DELLA CAMPANIA E

DELL’ITALIA STESSA, NON PUÒ ESSERE CHE

STRAORDINARIO SUCCESSO. Atrani ha fatto da splendida

cornice allo “Smac" in costiera amalfitana”, evento nato

dall’incontro di “Smac” e “… incostieraamalfitana.it”

creature di Pasquale Salsano e Alfonso Bottone che

magicamente unisce moda e cultura. L’evento, che è iniziato

con una piazza gremita di turisti e appassionati, è stato

presentato dalla giornalista RAI Vittoriana Abate, e ha visto

molte personalità del mondo del Fashion calcare il

palcoscenico. Hanno ricevuto il premio alla carriera Antonio

Battistino, vincitore dello Smac Fashion Award 2011, e

Letizia De Falco, direttrice dell’ Accademia del Lusso di

Napoli. A seguito Antonio Battistino ha presentato la

collezione 2014 creando di fatto un momento interamente

dedicato alle creazioni degli studenti dell’Accademia del

Lusso. Durante la serata si è tenuto un concorso per

eleggere, tra le modelle, la “ Ninfa del Mare 2013”. Una giuria

di settore, presieduta da Valeriana Mariani, ha eletto

all'unanimità, la splendida Nathalia Pikula.

Valeriana

Mariani, Presidente del nostro Donna Impresa Italia, e

personaggio di riferimento del mondo del Fashion, ha

dichiarato entusiasta: “Intendo impegnarmi personalmente

per rafforzare i rapporti con alcune ambasciate perché il

progetto SMAC e la moda italiana hanno bisogno di guardare

oltre i confini”. Sono intervenuti, per raccontare il progetto

dello SMAC, Mario Andresano, presidente di Casartigiani

Salerno, e Pasquale Salsano, presidente dell’Associazione

SMAC. “Continuerò a sostenere lo SMAC in questo cammino

sempre più ricco di attività e consensi, ora progetteremo un

grande evento per il 2014 in nome del nostro talento

artigianale” ha commentato Andresano. “ Siamo soddisfatti di

aver aggiunto un altro tassello al lungo percorso dello SMAC

– conclude Pasquale Salsano - ora che, anche grazie alla

nostra capacità di intessere collaborazioni importanti,

possiamo guardare al 2014 con ottimismo immaginando

ulteriore spazio per i nostri giovani. Le grandi capacità non

vanno sprecate, hanno molto bisogno di potersi mostrare”.

Dopo il taglio del nastro al Cilentum Pizza, foto di gruppo

Da sinistra: Mario Andresano, Ilaria Andresano,

Luigi Gaglione, Valeriana Mariani e Guido Costante

Alcuni momenti della suggestiva manifestazione

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BRONTE - MODA SHOW STILISTI IN PASSERELLA

Pietro Galvagno è un uomo che rifiuta le etichette e snobba le classificazioni. Sfuggente per definizione, accoglie solo

una filosofia, quella di creare un palcoscenico italiano e internazionale sull’eleganza, lo stile e le tendenze. MODA

SHOW STILISTI IN PASSERELLA si è infatti caratterizzato come vetrina privilegiata sulle novità proposte dal mondo

della moda e del design. Se è vero che la moda altro non è che un “viaggio tra le verità scomode del mondo” la

questione diviene: “Quali verità?” Svendsen risponde: “che coltiviamo la superficie, che viviamo in una realtà sempre più

fittizia, che abbiamo un’identità sempre meno durevole? Se è così, allora la moda ci racconta verità della cui

realizzazione essa ha rappresentato la più attiva forza motrice”. .

MATERA - PREMIO MODA “CITTÀ DEI SASSI” CONCORSO

INTERNAZIONALE PER STILISTI

Premio Moda “Città dei Sassi”, concorso internazionale per stilisti giunto alla sesta edizione e che quest’anno celebra

l’evento attraverso il tema “moda, eleganza e creatività”. Il premio è una competizione di stilisti di alta moda istituito per

promuovere artigiani/creativi della moda in total look femminile provenienti da ogni parte del mondo che partecipano

all’evento per mettere in luce le proprie capacità artistiche e farsi conoscere attraverso i media ad un pubblico

internazionale grazie alla presenza di esponenti della moda, degli organi di stampa, delle reti televisive e del pubblico. Il

concorso ha lo scopo di selezionare e premiare creatori e fashion designers per promuovere e valorizzare il talento

attraverso la presentazione in passerella di originali creazioni d’alta moda nella città di Matera, patrimonio Unesco dal

1993 e candidata a capitale europea della cultura nel 2019.

NEL PROSSIMO NUMERO: 1 ) Doris Pignatelli 2 ) Emanuela Ciaccia 3 ) Graziella Ciriaci 4 ) Catia

Petriola 5) Cristina Capriotti 6) Luisa Festa 7) Tina Arena 8) Ilaria Andresano 9) Marina Mansanta

coming soon

10 ) Noemi Cognigni 11 ) Stefania Coralluzzo 12 ) Modestina Cicero 13) Sharon Marocchi 14 ) Patrizia

Papandrea 15 ) Virginia Brescia 16 ) Michela Censi

PROSSIMAMENTE

Doris

1

2

3

4

5

6

7

VALERIANA MARIANI

abito di ROBERTA RAZZANO hair styling GIANNI NICOLAI

DONNA

IMPRESA

magazine

www.donnaimpresa.com

WWW.DONNAIMPRESA.COM

magazine

8

PREMIERE DONNA

leintervistedi

9 12

donnaimpresamagazine

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15

Nella foto: la consegna del PREMIO DONNA IMPRESA INTERNATIONAL a Simona Gallitto


emember

DOYOU

THE pirate RADIO

“Tutti ti dicono di stare con i piedi per terra, di non sognare ad occhi aperti e di

vivere la vita con razionalità. Prima sei troppo giovane per farlo e poi sei troppo

vecchio per cambiare tutto!!!. Ti sei mai chiesto perché? Il perché è semplice... se

tutti smettessimo di voler navigare in acque tranquille, il mondo sarebbe finalmente

pieno di pirati. Noi siamo gli antieroi. Noi siamo gli anticonformisti. Noi siamo gli

antipatici. Noi siamo gli Antagonisti ... Noi siamo pirati. Parola di Capitano ...


rubrica a cura

Bruno Romano Baldassarri alias Captain Jack

nella foto: Leonardo Re Cecconi alias Leopardo

(inricordodiLeo)

“Tu forse non lo sai ma chi, come me, ha scelto di abitare in un piccolo appartamento,

sa cosa vuol dire avere esigenze di spazio. O perlomeno sa che cosa significhi non

avere “un luogo” dove riporre tutto quanto abbia un valore simbolico circa il nostro

vissuto. Capita allora che le cose vengano assiepate ovunque capiti, pur di non

smarrirle. Ed è così che ieri pomeriggio al fine di trovare “degna dimora” all’ennesima

serie di CD appena acquistati da un sito on-line, un’altra di quelle destinate a dare

continuità alla mia collezione privata, che ho deciso di metter mano alla mia libreria.

Nel creare spazio, eliminando cianfrusaglie degne delle tasche di “Eta Beta”, la mia

attenzione cade su una audiocassetta di colore grigio-nero. Nessuna annotazione,

nessuna lista di titoli di canzoni presenti al suo interno, solo una data: 17 Maggio

1979. Anche la cassetta, a guardarla bene, non è una normale cassetta: è la mitica

Memorex C120 al Cromo, quelle che si aprivano come i Ciack dei registi e ne

riproduceva il suono. Così come anche la data, non è una data a caso, infatti il 17

Maggio è il giorno del mio compleanno… ma riguardo al contenuto, gran mistero.

Preso dalla curiosità, demagnetizzo la piastra del mio impianto stereo (nell’era digitale

chi ascolta più le cassette?), introduco il nastro, e schiaccio … Play. Due secondi e la

cassetta parte ….“Radio Milano International … H(iiiiii)it Parade!” (E’ un jingle)

L’introduzione o, se vogliamo, la parte pre-registrata di una trasmissione classica e

popolarissima di quel periodo. Poi, una voce ….“Vista la condizione in cui si trovava 7

giorni fa (la hit parade), abbiamo somministrato mega-dosi di aspirina alla nostra

astronave durante quest’ultima settimana ed oggi i nostri turbogetti ci permetteranno

ancora una volta di viaggiare velocissimi … !!!!!” … Sei tu!! Il mitico Leonardo Re

Cecconi, per i tantissimi “Leopardo”, uno dei miti della mia gioventù (come ricorderai,

le radio, cosiddette “pirata” hanno prodotto in quel tempo una vera e propria

rivoluzione sociale e nuovi modi di esprimersi e di comunicare). Istantaneamente, un

nodo alla gola. Molti ricordi in quell’istante si sovrappongono nei miei pensieri … i“salti

mortali” che facevo con i miei amici per ricevere il segnale di Radio Milano

International: partenza in bici da casa direzione colle San Lorenzo, munito di

radioregistratore Sony per ascoltare e registrare la hit parade di RMI la mitica “Soul

Train Disco Dance”. La tua voce inconfondibile resterà sempre impressa nelle mia

mente, ora anche grazie a questo cimelio. Vorrei che tu sapessi , ed ecco perché sono

qui a scriverti, che sei stato sempre la mia fonte continua di ispirazione nel mio vagare

nel mare dell’etere, l’esempio irraggiungibile. Ricordo in particolare un episodio di cui

tu probabilmente non conserverai memoria, o che comunque certamente non

rammenterai con la mia medesima intensità … ovvero quando, in occasione della

Fiera Campionaria di Milano, nel lontano 1978, ti ho conosciuto. Ricordo come fosse

ieri quel giorno quando, partenza di buon’ora con un mio amico, venimmo a visitare lo

stand di Radio Milano International. Fosti proprio tu a venirci incontro … umilmente…

così come farebbe un amico, non un mito, perché quello eri, e sei, nell’immaginario

collettivo. Ti dirò di più, tale era la genuinità nel modo di porgerti che avvertii subito un

senso profondo di condivisione, di fiducia, tanto da chiederti un consiglio, così come si

fa con un fratello maggiore insomma. Palese che in quel momento mi aspettassi

sincerità, sebbene sperassi in cuor mio, sono sincero, di ricevere un tuo plauso perché

quello, in quel preciso momento della mia vita, sarebbe servito a rinvigorire il mio

sogno: diventare un deejay-voice. E fu così che porgendoti il mio inseparabile

walkman con la registrazione di un mio programma (già in produzione a Radio Cosmo

International, la radio con cui ho iniziato il mio percorso radiofonico), dopo aver

ascoltato uno stralcio di quel nastro mi dicesti: “Il mondo non era ancora pronto ad

accogliere un’altra astronave, ma che nell’oceano dell’etere ci sarebbe sempre stato

un veliero pronto ad accogliere un capitano coraggioso di provarci”. Da quel giorno

smisi di essere Bruno Baldassarri e diventai, radiofonicamente parlando, Captain

Jack. Grazie di tutto, Maestro”.

scritto in un momento di commossa nostalgia il 17/12/2013

Jack

soultraindiscodance

Leopardo è prematuramente scomparso (era nato nel 1953)nel gennaio 2004 a

causa di un male incurabile, in silenzio ed in punta di piedi, quasi a non voler

disturbare nessuno … ma lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile. Oggi di

lui rimane il ricordo, un ricordo che perpetuerà in eterno, perché i “Miti” non

muoiono mai.

by www.CAPT

CaroamicotiscrivoAIN JACK.it

ELLAVITA

voice & fashion 2013/14

www.donnaimpresa.com 103


Radio Fermo uno - Fermo

Comenasceunaradiolibera

thehistory

«Amo la radio perché arriva dalla gente / entra nelle case e ci parla direttamente / se una

radio è libera, ma libera veramente / piace ancor di più perché libera la mente»...

Dalla metà degli anni '60 stava montando nei giovani in tutta Europa una

voglia di radio, intesa come sorgente di intrattenimento, musica e anche

informazione non controllata dai vari governi. Nel paese europeo leader allora

nella libertà e nel progresso dei costumi, la Gran Bretagna, questa voglia era

stata soddisfatta dalle cosiddette radio pirata (Radio Caroline, Radio Veronica)

e la stessa cosa avveniva in altri paesi del Nord Europa.

La Rai, in Italia rispose a questa esigenza lanciando nel proprio

palinsesto programmi decisamente di “rottura” alla tradizionale

programmazione ingessata: trasmissioni come Bandiera Gialla, Per voi

giovani, Alto gradimento, Hit-Parade, Supersonic, sono ancora vive nei

ricordi degli odierni 60enni. Come peraltro fece la BBC con le storiche

trasmissioni musicali Ready Steady Go!, Saturday Club o Top Of The

Pops. Una seconda opportunità per i ragazzi italiani era rappresentata

da due radio straniere che trasmettevano

in lingua italiana, e che avevano iniziato

una programmazione orientata ai giovani e

alla musica, con un linguaggio dinamico e

del tutto nuovo, era Radio Montecarlo (che

trasmette dal marzo del 1966 dal

principato di Monaco, diretta da Noel

Coutisson con ai microfoni deejay che

sarebbero stati imitati per i 30anni

successivi, come il grande Herbert Pagani,

Robertino, Federico L'Olandese Volante,

Awanagana, Luisella Berrino). Unica

grande limitazione di Radio Montecarlo, la

trasmissione in onde medie, con un

trasmettitore potentissimo, si, ma ricevibile

solo sulla costa tirrenica del nostro paese.

Insieme a Radio Capodistria (sul versante

istrano), era una radio che proponeva un

nuovo stile di conduzione, vivace,

spezzato nel ritmo, che sarebbe stato poi

assorbito dalla RAI con il celebre

programma Supersonic. A parte queste

due realtà “anomale” , c'era anche

qualcosa che la radio ufficiale non poteva

permettersi o permettersi solo in parte, la

comunicazione bidirezionale attraverso la

sinergia con il telefono: Salvo forse un

unico caso: "Chiamate Roma 3131", dove

però cose tipo “dedico questo disco a

Mariaconamore,oaNonna Pina perché

guarisca in fretta” non erano certo

consentite. All’inizio degli anni '70 si crearono le condizioni per la

radiofonia privata nei principali paesi europei, con l'Italia in prima fila per

numero di emittenti e numero di ascoltatori . Questo faceva seguito alle

dure contestazioni del 68’ e successivamente del 72, anni in cui la voce

operaia e giovanile fece tremare e cadere numerosi governi. Nelle

rivendicazioni di quegli anni c’era il grande desiderio di crescita della

libertà individuale, ed oggi possiamo dirlo, anche il desiderio di poter

scegliere in autonomia le fonti di informazione. Già dal 1974 l'attacco al

Disco Menia Radio Cosmo International

by Captain Jack & Fabrizio Eugeni

monopolio in Italia era nell'aria e numerosi operatori si stavano

preparando a sfidare la legge e incunearsi nelle sua contraddizioni. La

prima in assoluto ad iniziare le trasmissioni è stata Radio Parma, il 1

gennaio del 1975. Protagonisti della storica iniziativa sono stati Virgilio

Menozzi, l'imprenditore che finanziò l'avventura (poi protagonista anche

della nascita di Radio Roma), il giornalista Carlo Drapkind che ne era il

direttore responsabile e l'esperto radioamatore di Parma Marco Toni

che curò e realizzò la parte tecnica, mettendo

in funzione un trasmettitore di potenza

relativamente limitata (22W) ma sufficiente per

coprire la maggior parte della città emiliana. Il

palinsesto, come per tutte le radio dei primi

tempi, era assai completo e debitore del

modello RAI, con programmi di informazione,

approfondimenti e cronache locali. Dai

microfoni di Radio Parma sono usciti alcuni

operatori che hanno poi fatto carriera in altre

radio o altri settori, come Gabriele Majo o

Mauro Coruzzi, diventato poi celebre, non solo

nel mondo della radio, con lo pseudonimo e il

travestimento di Platinette. Segui Radio

Milano International (marzo 1975) e Radio

Roma (16 giugno 1975). Tre radio che

continuano a trasmettere ancora oggi, (Radio

Milano International è ora Radio 101 One O

One). In pochi anni, o forse pochi mesi, tutte le

frequenze disponibili, almeno nelle grandi

città, vennero occupate da decine di radio

libere, anzi non era frequente il caso di

frequenze occupate da due radio, di radio che

trasmettevano volutamente fuori dalle regole,

in sovramodulazione, per sopravanzare le

altre radio vicine e che, anche in un'area

contigua, trasmettevano sulla stessa

frequenza. Per coprire le ventiquattrore

naturalmente la musica era fondamentale.

Sarebbe stato difficile riempire il palinsesto

soltanto con trasmissioni autoprodotte, con

inchieste giornalistiche o con tutte le altre tipologie di trasmissioni che

faceva tipicamente la radio di Stato, quindi il palinsesto della radio libere

era essenzialmente costituito da musica di vari generi e stili, strutturata

per rubriche (la rubrica di musica classica e di jazz, l'immancabile

rubrica di musica lirica, e così via), naturalmente tanto rock, tanti

cantautori, e la musica del momento. La selezione tra le radio però non

è stata tale da liberare le frequenze, e l'affollamento radiofonico degli

inizi è rimasto poi cristallizzato per sempre, insieme alla confusione e

MARIO

MAZZAFERRO

"Erano gli anni ’70, si ritornava a casa

dalla scuola in pullman ed il sabato si

poteva ascoltare alla radio nazionale le

prime classifiche radiofoniche ed i primi

brani rock e funky d’oltreoceano,

l’emozione e l’attesa era sempre molta. La

notte prima di addormentarsi ci si

sintonizzava sulle frequenze di Radio

Luxembourg e ci si cullava sulle note

fantastiche di quelle musiche e quelle voci

di DJ che stavano cambiando la nostra

vita e i nostri gusti. Caso volle che nel

1974 sotto la palazzina dove abitavo

nacque una discoteca, il Disco Faleria,

quella delle piccole discoteche era una

moda che in quel periodo si allargò in molti

paesi dell’entroterra fermano, in quel

contesto i miei pomeriggi li dedicavo

anche ad origliare dalle uscite di sicurezza del locale per ascoltare i primi rudimentali

mixaggi del Dj che provava le scalette e le novita’ d’importazione che nella discoteca

venivano lanciate per prime, prima ancora della radio ufficiale. Da lì a poco, frequentando

la discoteca, stando sempre piu’ spesso, prima appoggiato alla consolle, poi entrando al

suo interno per curiosare facendo amicizia col Dj “compaesano”per giunta, entrai nelle

grazie della dirigenza e iniziai a fare il secondo, era solo per i lenti , ma il grande passo

venne fatto. Prosegui con Il Francis Club era il 1975, locale piu esclusivo poco piu’ lontano

dal mio paese di li a poco come Dj ufficiale. Nel frattempo, gli studi superiori in Fermo mi

portarono a conoscere alcuni ragazzi che mi proposero di entrare in uno staff di Dj

radiofonici per condurre una trasmissione presso gli studi di Radio Fermo Uno, una locale

radio emergente. Mettemmo su un programma condotto una volta a testa dalle 14,00 alle

15,00 di ogni giorno durante la settimana mentre il sabato a rotazione vi era una classifica

dei meglio brani graditi dagli ascoltatori. Nacquero cosi La Open Sesame e la Trans Disco

Dance. Assieme a me il compianto Mario Rossetti nostro mentore ed ispiratore, Willy

Franchellucci, Angelo Traini, Gianni Belletti. La passione sopra ogni cosa per la musica ci

uni per diversi anni, i brani venivano suonati dalla nostra consolle tappezzata di cartoni per

le uova (prima forma di insonorizzazione) si mixava con piatti Thorens senza regolazione

con a supporto i primi “Bobinoni” Revox e registratori a cassette Teac da dove passavano i

Jingle pubblicitari che venivano montati su cassette a nastro con molto lavoro di “pause e

rec.” Le nostre passioni ebbero molti riscontri di apprezzamenti e notorietà che in quel

periodo ci imbarazzavano non poco , non eravamo pronti e preparati ad essere additati

come star, cosa che oggi viene cercata da molti partendo anche dalla più piccola

pubblicazione su FB. Ci sarebbe molto da dire , ma manca lo spazio per farlo, la Radio

che ricordo nacque cosi, poche cose , pochi amici , molta tenacia e tutto questo creo’ un

mondo fatto di sogni e passioni oggi non piu’ replicabili. La tecnologia, la multimedialita’, i

social network, nulla potranno fare per evocare le palpitazioni pioneristiche che quel tempo

ha creato e ci ha lasciato.

WILLYFRANQUELLUCCI

Radio Fermo uno - Fermo

"La voce roca, a volte stridula ma quasi sempre imponente e spesso soffocata dal suo

stesso impeto....è proprio lui Leonardo Re Cecconi per i più Leopardo voce storica di

Radio Milano International il vero e indiscusso numero uno, maestro e mito della mia

gioventù radiofonica. Ricordo le peripezie che facevo per ascoltare e registrare il Soul

Train quando nel lontano 1977 mi trovavo a Milano per il servizio militare. Ancora oggi

riascoltando le sue trasmissioni radiofoniche dalle vecchie cassette TDK (conservate con

cura maniacale) mi vengono i brividi,lo spettacolo era lui nel suo modo di annunciare

ogni brano,il suo stile era inenarrabile e affinchè lo si possa capire a fondo occorre

ascoltare la sua

performance poichè non

ci sono parole adeguate

per descriverla. Tutti

hanno cercato di imitare

e trovare ispirazione da

quello che è stato il

miglior dj radiofonico

italiano. Leopardo è

stato unico speciale e

irripetibile.Grazie Leo

per quanto ci hai dato. Il

ruggito continua..."

alla sovrapposizione di frequenze,

regolamentate dalla legge Mammì degli anni

'80, ma tutt'ora in attesa di applicazione. Nel

1976 aprire una radio in Italia era una

operazione al limite della legalità, anche se,

come si vede nel seguito, assai frequente e

destinata ad espandersi ulteriormente.

Dove prima trasmettevano tre radio, più

Radio Vaticana e Radio Montecarlo, Radio

San Marino e Radio Capodistria, ora

trasmettevano più di 100 radio, e mentre le

trasmissioni musicali sulle radio di stato

arrivavano a due tre ore al giorno, le radio

libere coprivano con la musica (trasmissioni

o nastri pre-registrati) anche l'ottanta per

cento della programmazione. Insomma una

moltiplicazione delle trasmissioni di musica,

una moltiplicazione dei generi di musica

trasmessi, una moltiplicazione dei musicisti

che trovavano uno sbocco su una qualche

radio, e quindi un aumento della vendita di

dischi, della copia di dischi, allora su

cassetta, insomma la stessa situazione di

ora, con le radio al posto di Napster o

Winmx, E-mule, Torrent … ecc. le cassette al

posto dei CD-ROM e dei masterizzatori.

L'unica differenza è che ora le vendite di

dischi diminuiscono del 10% all'anno mentre

allora aumentavano in percentuale anche

maggiore. Teoricamente la musica da

trasmettere doveva essere comunicata alla

società autori ed editori, a cui doveva essere

spedita la scaletta di ogni giorno di

trasmissione, e alla quale dovevano essere

versati i diritti per le trasmissioni.

Naturalmente nessuna radio libera si

sognava di versare diritti, anche perché in

generale erano autofinanziate e chi vi

lavorava, non solo lavorava gratuitamente,

ma contribuiva anche ai costi fissi della radio,

che erano poi soltanto attrezzature (antenna

e altro) e costo dei locali, se non si era

ospitati da qualche organizzazione. Nel 1976

la Corte Costituzionale tornò sull'argomento

per rispondere a numerose eccezioni di

incostituzionalità o richieste di parere di

pretori di tutta Italia e dichiarò inammissibili,

con la storica sentenza 202/1976 del 28

luglio 1976, le parti delle leggi in vigore che

vietavano le trasmissioni in ambito locale,

confermando la interpretazione estensiva

della legge 103/1975 e dando il via definitivo

alla radiofonia privata in Italia. Era questo il

cosiddetto "Far-West dell'etere", tollerato dai

governi degli anni '80. Nella radiofonia

privata degli anni 70 il problema era invece

rappresentato dall'eccessivo affollamento

nelle grandi città e dalla parallela assenza

totale di un piano delle frequenze, essendo il

quadro legislativo ancora quello dei tempi del

monopolio. A quasi 40 anni di distanza,

nessuno pensa più alle radio come radio

libere, ma solo come radio commerciali. E

purtroppo proprio le esigenze commerciali

hanno livellato lo standard verso i gusti

musicali più comuni, e hanno allontanato

ogni velleità di sperimentazione. Mi piace

pensare che un giorno i "pirati" torneranno ...

di Bruno Romano Baldassarri alias CaptainJack

www.donnaimpresa.com 103


FABIO DI FABIO

Radio Cosmo International - Monsanpietro Morico

Ribelle ed estroverso come il mio caschetto, ero uno di quei ragazzi la cui età consentiva di

acciuffare al volo l'esistenza del periodo delle Radio Libere. Fondai con i miei amici di allora:

Andrea, Maurizio, Mauro ed Emo ,"Radio Eco" che successivamente diventò Radio Cosmo

International (RCI). Un'esperienza fantastica e temo purtroppo irripetibile. Io ero un po' il jolly

della situazione per la mia duttilità... per la mia capacità di prestarmi a ricoprire una moltitudine di

ruoli... un tuttofare, insomma. Aprire una radio libera a quei tempi non era difficile, bastava una

piccola modifica al modulatore dell'apparecchio CB, un amplificatore, anche di pochi watt, una

frequenza libera, cioè non ancora occupata da un'altra radio, un'antenna, alcune elettroniche

non molto costose come mixer, microfono, cuffie, giradischi, registratore a cassette o

eventualmente a bobine, ma soprattutto un gruppo di amici disposti a coprire le ventiquattrore

della giornata, o perlomeno la maggior parte di esse, perché la prima differenza con la radio

ufficiale era che la radio libera era sempre disponibile e sempre pronta a farti compagnia ma

soprattutto si trasmetteva sempre perché, se la frequenza veniva lasciata libera anche per solo

una mezz'ora, veniva immediatamente occupata da qualche altra radio. Per molti, come me, il

fenomeno tutto italiano delle radio libere è quello cantato e mitizzato dal cinema in film come “I

cento passi” di Giordana o “Radiofreccia” di Ligabue che hanno rappresentato innanzi tutto la

dimostrazione delle potenzialità politiche e di controinformazione della radio, in quel periodo; in

secondo luogo, l'espressione delle potenzialità estetiche, amatoriali solo ad origine, di una

programmazione “altra” rispetto a quella dell'allora monopolio di Stato. Una era la radio libera

“politica”, l'altro la radio libera “estetica”: la prima ha perduto peso, negli anni, preferendo la

politica altre strategie di comunicazione, con poche, radicali eccezioni; la seconda ha plasmato il

fenomeno delle radio private commerciali. Non meno importante, e ciò assumendo ad inciso un

verso della poesia di Dolci: “Esisto anch’io”, il sottolineare la voglia che c’era da parte di alcuni

giovani di distinguersi dalla massa e andare controcorrente. Il prendere coscienza della coincidenza dell'origine “provinciale” del fenomeno

Radio: a suggerire, senza eccessive difficoltà, che la provincia, poco rappresentata dai media d'antan (come oggi, forse: e chissà che Internet

non abbia definitivamente riequilibrato le cose), poteva cullare il nostro desiderio di “libertà”.

NICOLINO SASSI

Radio Canale7eMagic98 Fm - Montappone (Fermo)

"Eravamo non ancora ventenni quando di notte ascoltando “Radio Luxemboug”, ci siamo lasciati convincere dall’idea di creare un radio tutta

nostra, che usasse un linguaggio nuovo, fresco, spontaneo, familiare che parlasse di noi, della nuova generazione. Così noi sognavamo,

“ragazzi di ieri”, il nostro futuro, gettando uno sguardo al di là dei confini nazionali! Era davvero inimitabile, inconfondibile e direi del tutto

innovativo il piglio con il quale i dj internazionali sapevano fare radio, difficile non innamorasi di quelle voci dal tono caldo e profondo, e la

musica di cui riuscivamo a cogliere, forse solo il ritmo catturava pienamente le nostre più profonde emozioni di giovani in cerca della propria

identità. Sembra strano parlarne oggi come di una “rivoluzione” quella che stavamo per fare, ma è proprio così che tutto è cominciato! Io, e

insieme a me pochi altri amici, volevamo aprire una finestra su quel mondo sconosciuto ai più; le piccole radio locali non avevano idea di come

sarebbe cambiato il progetto radiofonico di li a qualche anno: anche il pubblico italiano si sarebbe lasciato conquistare dalla melodia briosa

della musica “d’importazione”, i dj sarebbero diventati i veri protagonisti della loro “fascia” quotidiana. Volevamo a tutti i costi questo

cambiamento! Pieni di energia ed entusiasmo, iniziammo a frequentare una radio locale, quel tanto per acquisire l’esperienza necessaria che

ci avrebbe poi permesso di camminare da soli verso la realizzazione di un grande progetto. Nel 1978 abbiamo così fondato Radio Canale 7,

una stazione ben strutturata, con attrezzature all’avanguardia, un trasmettitore da 800W e un

palinsesto dove spiccavano programmi innovativi che di lì a poco cominciarono finalmente ad

incuriosire e richiamare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto. Dagli esordi del tutto fatto

in casa (ricordo ancora le nottate trascorse in sala registrazione a preparare spot, Jingles e le

mitiche pizze per il non stop music) Radio canale 7 sarebbe diventata MAGIC 98FM. Con il

tempo gli ascoltatori iniziarono a fidarsi di noi, a conoscerci, ad amarci, eravamo riusciti a

creare una radio diversa dalla solita “radio all’italiana”. I brani musicali internazionali stavano

diventando più familiari a tutti, come familiari erano ormai Jingles realizzati negli States, le voci

di famosi doppiatori cui affidavamo la realizzazione di spot pubblicitari e non ultime le nostre

voci,Nicolino, Fabio, Claudio, Remo e così di tantissimi altri ragazzi e ragazze che con

competenza e professionalità hanno contribuito al successo della radio e che ancora oggi

ricordo con molta stima ed affetto. Ho trascorso ben oltre 20 anni delle mia vita dietro ad un

microfono, e il ricordo di questi, oggi mi lascia dentro una forte emozione ed anche un po’ di

nostalgia... per tutti questi anni ringrazio i migliaia di ascoltatori che si sintonizzavano ogni

giorno sulle nostre frequenze e con un pizzico di orgoglio mi piace poter pensare che nel

nostro piccolo siamo stati grandi...!!!"

DEDICATO A LEO

"Un ruggito e… lo spettacolo iniziava. Si, perché parlare di Leopardo e soprattutto ascoltarlo

era come assistere ad uno spettacolo. Dotato di una voce inconfondibile, particolare, capace

di adattarla ad ogni disco che proponeva, magari anticipandolo con il suo storico fischio o il

suo canticchiare … era spettacolo puro! Credo ci sia poco da dire, Leonardo è stato un DJ

modello per chi si è cimentato in radio. Alla guida della “sua” astronave, dotata di una consolle

dai cursori infuocati, era un fuoriclasse dell’etere, il numero 1. Un ruggisaluto Leo".

STEFANO CASTORI

Radio Onda Picena- Fermo

Era il lontano 1975 quando nasceva Radio Città Campagna, sotto un

garage della circonvallazione nord, a Fermo. Era la prima radio italiana

insieme ad una milanese e una anconetana, ed è qui che inizio il mio

percorso radiofonico. Il nostro intento era quello di unire la gente, e non

di dividerla come anche oggi troppo spesso accade. Devo dire che

riuscimmo nel nostro buon proposito di creare unità, tanto che la nostra

emittente era seguita da giovani sia di sinistra che di destra legati tra loro

dalla musica. Grande musica, grande gente, grande professionalità.

Essenzialmente Radio Città Campagna rivoluzionò il modo di ascoltare

la radio e fece da apripista alle tante molteplici voci libere che seguirono

nell'etere nonostante anche le difficoltà che nacquero, e che erano

inevitabili per quei tempi, soprattutto in relazione a motivi di carattere

tecnico poiché all'epoca non c'era un'industria nazionale specializzata

nella costruzione di apparecchiature radiofoniche. Si era costretti ad

usare un vecchio impianto valvolare, un residuato bellico… d'altro canto

era anche difficile trovare a Fermo e limitrofe, tecnici specializzati

nell'alta frequenza, tuttavia non ci mancava l'entusiasmo e portammo

ugualmente a termine l'impresa. Uno dei primissimi jingle come sigla, un

percorso singolare attraverso l’esperienza radiofonica milanese da me

fatta per circa tre mesi... un passaggio continuo tra radio, presentazioni

di concerti, feci tutta la tournee a quei tempi di Alice, Lino Banfi ecc. I passaggi erano continui nelle radio: Radiofermo Uno, Radio One, Radio Sem

Stereocivitanova e Radio City per concludere il mio percorso nell'etere con Radio Onda . Ora riproviamo con il web, Radio Italian Cup. Esperienza

massima (sorride compiaciuto e commosso)le 10 puntate di jazz registrate in Basilicata e mandate in nazionale (c'è un appassionato della Provincia

di Macerata che ha ancora tutte le puntate registrate)... Fra i miei cavalli di battaglia, nella mia primissima esperienza radiofonica, Burt Bacharach

che successivamente fu inserito, insieme ad altri, nelle programmazioni dei giovani dell'epoca … (pura follia) eppure con enorme successo. L'amore

per la radio non è mai archiviato ci saranno sorprese nel futuro… ancora oggi nel mio cuore vive il ricordo di bellissime esperienze ed io non posso

fare altro che ringraziare tutti quelli che mi ricordano nei bui pomeriggi di club 101.

FABIO CASTORI

Radio Fermo uno - Radio Onda - Fermo

Radio libera. Un concetto giurassico oggi considerato dai più benevoli

vintage, ma allora era completamente rivoluzionario. Bastava avere un

mixer, due piatti e un microfono. Alzavi i cursori, la magia si accendeva e

la tua musica, le tue parole, da una cittadina qualsiasi, volavano

nell’etere fino a Bologna, Firenze, Bari, persino dall’altra parte

dell’Adriatico, in Jugoslavia, in Albania. Non c’erano limiti, perché,

nonostante quell’utopica idea si stesse diffondendo a macchia d’olio,

c’era spazio per tutti e non c’erano davvero confini. Forse allora, noi che

siamo stati protagonisti di quell’avventura, non ci siamo resi conto che

stavamo scrivendo una pagina di storia destinata a cambiare per sempre

il mondo dei media e della comunicazione. A quei tempi ero il cucciolo di

una nidiata di dj e di conduttori radiofonici che sarebbero diventati dei

veri e propri miti. Poco più che adolescente, nel 1976, mi ero fatto le

ossa nella radio dei rockettari, Radio Città Campagna. Appena un anno

dopo era arrivata la chiamata della radio rivale, Radio Fermo Uno, per

entrare a far parte degli speaker del programma cult della musica disco

“Open Sesame”. Queste due emittenti erano state tra le prime radio

libere italianee-sediuna, oggi, magari qualcuno non conosce neanche

l’esistenza e della seconda si ha un’immagine totalmente diversa da

quella della fine degli anni ’70 - erano due realtà avanguardistiche che

dettavano legge e dispensavano prestigio a chiunque ne facesse parte.

Forse, per la mia età, gli ormoni erano fin troppo presenti dentro di me e

la mia voce profonda, anomala per un ragazzino, aveva attirato

l’attenzione di quelli che allora erano i numeri uno. Così la mia parola

d’ordine divenne: “ Rabbiusbiccofexendevermoscex”. Era un

divertente scioglilingua inventato da uno degli ideatori di Open Sesame,

il compianto Mario “Marvil” Rossetti. Era privo di senso logico, ma

suonava divinamente. Un po’ come il “Prisencolinensinainciusol” di Celentano. Era stato coniato, mettendo insieme una serie di parole che preferisco

non ripetere. Se Leopardo poteva essere paragonato al Maradona della radio, Marvil, purtroppo con fortune alterne, era quanto meno il Roberto

Baggio della situazione: geniale, originale e coinvolgente. A me, a neanche tre mesi dalla sua scomparsa, piace ricordarlo così. Così come mi piace

ricordare quando tutti insieme ci ritrovavamo in sala di registrazione per selezionare quelli che sarebbero stati i successi da suonare alla radio.

Perché, strano ma vero, eravamo noi a scegliere - in base alla bellezza del brano - e non le major discografiche, non le multinazionali della musica,

che hanno imposto nell’ultimo ventennio i dischi da passare alla radio. Forse citare una strofa scritta da Eugenio Finardi è fin troppo banale: ma

quella radio era libera, ma libera veramente.


FABRIZIO EUGENI

Radio Cosmo International

Monsanpietro Morico - Radio Flowers

La mia storia si intreccia inevitabilmente con quella

della radio e con Bruno Romano Baldassarri Alias Jack

(sorride)... E come accaduto per molte invenzioni, la

sua nascita avveniva in un garage pieno di attrezzi e

genialità, in una soffitta o, come nel caso di Radio

Cosmo International, in una torretta antica situata nelle

cinta di un piccolo paesino di provincia ove si respirava

l’odore della storia. TASTO ON. E la musica partiva, o

meglio, la magia partiva. Sì perché con i mezzi di

diffusione di allora, quello era: magia. Pura,

coinvolgente, sperimentale magia. Persone che

s'incontravano liberamente per condividere lo stesso

interesse per la musica, o ragazzi che s'improvvisano

speaker radiofonici con un trasmettitore casalingo da 5

watt. Una grande illusione di libertà dissolta dai

network e dalle nuove leggi sulle frequenze, insieme

allo spam pubblicitario e la globalizzazione di oggi.

Non ci siamo mai preoccupati della copertura del

servizio. A quei tempi l’etere era “pulito” e la frequenza

scelta da Radio Cosmo International, sembrava non

incontrasse ostacoli. Oggi siamo abituati ai lettori Cd,

ai file musicali, migliaia di canzoni vengono archiviate

e ascoltate attraverso apparecchi tascabili e diffuse

dalla più moderne apparecchiature. Noi, a quel tempo,

no. Tutta la nostra “sala di produzione” era formata da

due giradischi piazzati su un tavolo di fianco al

trasmettitore, questo contenuto in un rack di ferro. I

dischi erano nostri, ognuno di noi metteva in campo

quanto di meglio avesse acquistato e dunque quanto

di meglio consigliasse la propria esperienza in campo

musicale. Quello che girava sul piatto, prima ancora

che un disco, era una parte di noi. La nostra anima.

Come “disk jockey” ci davamo il turno, l'offerta

radiofonica, ben lungi dall'essere un vero palinsesto, si

alternava solo in relazione al tempo che ognuno di noi

aveva a disposizione, dal buonsenso e la cura nella

scelta dei brani che coerentemente si alternavano in

scaletta e, non di meno, dalla individuale, nostra

capacità di narrare... altro che regole di mercato!! Non

dimenticherò mai le nostre dirette, le nostre risate, la

nostra grande energia... Spesso penso alle serate

insieme, alle chiacchiere cazzeggiate, ai consigli che

dispensavamo. E alla nostra curiosità, il giusto

distacco che sapevamo dare alle cose pur di

mantenere coeso il team, l'amicizia fra noi. Penso a

come mettevamo l’anima in tutto quello che facevamo,

penso alla nostra espressione quando parlavamo al

microfono... E penso a quanto eravamo meravigliosi. I

ricordi sono tantissimi e scrivere è difficile. Avevamo

un’aria così serena, ieri.

SERGIO

MENGHINI

Direttore Artistico Radio Subasio - Assisi

E’ una giornata uggiosa, ci troviamo tra le colline

umbre sopra Spoleto nella bellissima residenza

della Principessa Doris Pignatelli che ci ha

gentilmente ospitato in compagnia di Sergio

Menghini Direttore Artistico di Radio Subasio,

una radio che è la storia dell’etere in Italia. “Ogni

musica o suono che non dipinge nulla… è solo

rumore. Perché? Perché il suono e la musica

che escono dalle antenne di Radio Subasio è

squisitamente raffinata.”

Bene… visto che siamo stati in passato colleghi... ci diamo del tu… Ti volevo chiedere

come e quando nasce Radio Subasio?

Radio Subasio nasce nel lontano 1976 ed il nostro suono è a tutt'oggi ritenuto eccellente.

Quindi possiamo annoverarla tra le prime Radio Libere ?

Non proprio… Radio Subasio nasce dopo l’avvento di Radio Milano International, ma la

seconda radio per il centro Italia lo siamo stati certamente… diciamo pure che in quel tempo

abbiamo sacrificato il primato a Radio Out, della quale oggi abbiamo assorbito le frequenze

pur mantenendo quella forte identità che ci ha sempre caratterizzati.

Dal passato arriviamo al presente… come è cambiato il modo di fare radio rispetto agli

inizi?

Il format è cambiato moltissimo sia in termini di riorganizzazione dei palinsesti che della

programmazione musicale. Abbiamo adeguato il linguaggio al mood della radio e, in

generale, alla radio del millennio. La radio di allora, si chiamava privata perché era in grado di

fare quello che l’egemonia Rai non era ad allora in grado di fare… Si pensi che le

programmazioni di maggior successo di allora erano le “dediche”… oggi è la pubblicità il

fattore principale, è quella che detta le regole anche se personalmente tento di modellare la

Nella foto: Momenti di una intervista con Sergio Menghini e Bruno Romano Baldassarri alias Captain Jack

la programmazione ad un modello vicino a quello

che erano le radici delle vecchie radio,

mantenendo una certa cultura di base ed

accontentando un po’ tutti. Ritengo, e questo lo

dico con rammarico, che si sia perso un po’ il

gusto della cosa popolare… ma haimè… devo

anch’io sottostare a certe regole di mercato

sebbene a volte mi vadano un po’ strette. Poi

bisogna sempre cercare di stare un passo avanti

dal punto di vista musicale tant’è vero che Radio

Subasio attualmente ricopre un indice di ascolto

di circa 1800000 ascoltatori che per il centro Italia

(Toscana –Marche – Lazio - Umbria e di trafugo

su poche altre regioni) rappresentano comunque

numeri ragguardevoli. Share che ci premia sia per

la nostra capacità di organizzare una capillare

copertura nelle regioni del centro Italia quanto per

la nostra fedeltà e ci suggerisce che ci muoviamo

nella giusta direzione.

Allora nel 2015 da quello che abbiamo capito

Radio Subasio compie 40 anni … diventa

maggiorenne (qualche sorriso tra i presenti)

… Una curiosità Sergio … come è cambiata la

radio rispetto agli inizi dal punto di vista

tecnico? … E come sarà a parer tuo, la radio

del futuro, hai già un'idea?

E' veramente difficile rispondere a questa

domanda, perchè la tecnologia e i mezzi vanno

ad una velocità spaventosa. Se solo poco tempo

fa la radio era a volte l'unico mezzo per ascoltare

musica, programmi, ecc... adesso siamo invasi da

mezzi di comunicazione di qualsiasi tipo. Vedo

una radio di parola, piuttosto che musicale. Ma

comunque con una sua identità precisa e

specifica. Forse con meno numeri, ma con tanta

fedeltà. Sinceramente a me fa un po' sorridere

ascoltare tutta questa serie di “jukebox” che si

definiscono “radio”. La radio è anche e soprattutto

qualcuno che ti parla, qualcuno che ti intrattiene,

qualcuno che ha un rapporto con te ascoltatore.

In relazione invece alla domanda su come siano

cambiate le radio dal punto di vista più

propriamente tecnico rispondo attraverso un

piccolo aneddoto che penso ricalchi la realtà di

molte della radio di allora e di quanti, come me,

hanno iniziato la propria avventura radiofonica in

piccoli garage, ovviamente insonorizzati, così

come era usanza, dai classici cartoni delle uova.

Lo ricordo come fosse ieri... avevo due piatti, un

mixer e un ragno che discendeva dalle molteplici

ragnatele, questo tanto per disegnare il quadro

reale dei tempi ... E se non ci fosse stata questa

sorta di situazione oggi non staremmo qui a

parlare di una certa evoluzione. Oggi radio

Subasio dal punto di vista tecnico e tecnologico è

all’avanguardia per la purezza del suono al quale

lavora giornalmente un team molto competente.

Sergio … Adesso parliamo del format più

importante della radio... Qual è il genere

musicale al quale sei maggiormente legato o,

se vogliamo, quale, la musica che ascolti

volentieri e quello che la Radio Subasio passa

nel suo palinsesto giornaliero ?

Per quanto riguarda me, posso dirti subito che

ascolto la musica italiana, quella dei cantautori…

per ciò che concerne il palinsesto invece, tenendo

conto che siamo un gruppo di persone che

lavorano su un prodotto che arriva

settimanalmente, va da sé che tutto sia scelto in

www.donnaimpresa.com 109


ase ai gusti dei nostri ascoltatori: sono le

persone che ci ascoltano a darci gli input oltre

ovviamente a tutto quanto ci suggerisca le

classifiche e/o provenga dai talent show capaci

di produrre nuove realtà musicali. E comunque

i maggiori artisti (quelli più popolari, per

intenderci) hanno un posto rilevante nel nostro

palinsesto giornaliero. In termini di percentuali

posso dirti che la musica italiana ricopre circa il

75 % della pianificazione. In base ai gusti dei

nostri ascoltatori: sono le persone che ci

ascoltano a darci gli input oltre ovviamente a

tutto quanto ci suggerisca le classifiche e/o

provenga dai talent show capaci di produrre

nuove realtà musicali. E comunque i maggiori

artisti (quelli più popolari, per intenderci) hanno

un posto rilevante nel nostro palinsesto

giornaliero. In termini di percentuali posso dirti

che la musica italiana ricopre circa il 75 % della

pianificazione.

Raccontaci la tua esperienza come

“animale da palco” ( i presenti

sogghignano) come presentatore…

Ho iniziato nel 1981 in un teatro di Perugia per

uno spettacolo di Radio Subasio, quasi per

caso. Ogni anno mettevamo (in diverse

location) in gara tutte le canzoni di Sanremo,

facevamo il dopo festival, ospitando

ovviamente gli artisti che erano in gara… poi è

accaduto che per arrivare al festeggiamento

del 35ennale di Radio Subasio, allo ZooMarine

di Roma nel 2011 nel quale avevo ospiti circa

35 artisti per il dopo Sanremo, mi sono

improvvisato presentatore… esperienza che

successivamente ho replicato sulla scia

dell’entusiasmo del mio… se così lo possiamo

definire, debutto (sorride compiaciuto)…

Rammento che il vincitore di quella prima

edizione fu Roberto Vecchioni mentre l’ultimo

trionfo, cronologicamente parlando, è quello di

Emma.

Per il 40ennale, Sergio, avete in serbo

qualcosa di spettacolare da proporre?

Vedremo … sicuramente si, ma è ancora

presto per programmare il tutto.. e comunque

sappi sin da ora che sarai graditissimo ospite...

Beh, che dire… è stato davvero

emozionante intervistare Sergio Menghini

Direttore Artistico di Radio Subasio… una

delle radio più longeve dell’etere

moderno…

Il libro di

Sergio

ambientato

tra

l’Umbria,

Parigi,

Venezia,

New York,

Londra, La

mer è il

racconto di

una

rinascita.

Dopo un primo esordio musicale nel

lontano 1968, con il nome di

Virginia, con il 45 giri Dixie (prodotto

dal grandissimo Gino Paoli) e la

formazione di un duo musicale

Renzo & Virginia, la sua attività

continuò insieme all'allora marito

(Riccardo Fogli) con cui ha

pubblicato nel giugno del 1970 il

singolo Zan zan/I 10 comandamenti

dell'amore, si è poi dedicata

all'attività di fotomodella.

Conseguentemente ad alcune

esperienze nel campo della musica

e della moda, ha raggiunto il

successo nel 1979 con il 45 giri

Comprami, proseguito nei primi anni

ottanta con i brani Sei una bomba,

Anche noi facciamo pace,

Sera coi

fiocchi eGiorno popolare e

culminato con le partecipazioni al

Festival di Sanremo 1982 e 1983

rispettivamente con Romantici e

Arriva arriva. Nello stesso decennio

è stata anche tra le protagoniste di

festival musicali estivi come il

Festivalbar e Un disco per l'estate.

VIOLA

VALENTINO

In compagnia di una grande artista del panorama

musicale italiano, icona degli anni 80 Viola Valentino. La

incontriamo per saper di più di questo suo ultimo singolo

uscito ad ottobre: Rose e Chanel e del beast in uscita a

dicembre.

Rose e Chanel, vivere per raccontare è il sottotitolo. E' un brano che parla d'amore, amore

universale inteso come amore fra due esseri umani e anche come amore per il sociale.

La rosa è un fiore bellissimo un simbolo che si usa spesso per rappresentare l'amore, ma che

nonostante sia così bella ha anche molte spine, come l 'amore che è anche sofferenza, le storie

nascono e muoiono. Chanel è invece il simbolo dell' estrema femminilità, sappiamo bene che

Merylin andava a letto con 5 gocce di Chanel!

Vorremo sentirti raccontare un po' di quelli che sono i tuoi progetti futuri. Sorride dicendo ...

Quello di fermarmi e riflettere, è dal 2011/2012 che sono in continuo movimento producendo tanti

brani, brani che parlano di vita e storie reali, vissute da me in prima persona o da persone che ho

avuto il piacere che attraversassero il mio cammino. Brani completamente differenti l'uno dall' altro

per i loro ritmi che spaziano dal pop a richiami tango e mi fermo per mantenere viva la curiosità

della scoperta del nuovo album. Sono più di 60 mila i clic ricevuti in una settimana dal brano

"Stronza" che racconta con estremo coraggio delle realtà talmente vere ,popolari che ha fatto si

che facessi un altro centro!,un brano senza neanche un video ma con una semplicissima

immagine, queste sono delle grandi soddisfazioni per un' artista come anche dal brano

"Dimenticare mai" è nata un altra soddisfazione l' incontro di Giovanni Germanelli e Francesco

Mignogna con i quali collaboro attualmente.

Quindi ci sembra di capire che questo beast sarà speciale...

Di certo sarà speciale e complicato ma completo spaziando dal passato al presente al futuro molto

pieno perché sarà doppio.

Io direi che sarebbe il caso che tu ci dessi 3 aggettivi per invogliarci a comprarlo!

Piacevole, significativo , indispensabile (per una disco di tutto rispetto).

di Marco Scorza _ Fashion Editor/Stylist _ info@fashionadvices.com

www.donnaimpresa.com 111


trattoria:

DA ANTONIA

Via della Stazione, 56 _ 63023 Marina Palmense _ Fermo (Italy) T. +39 0734 53103

La cucina segue il ritmo delle stagioni e riserva la massima attenzione a una

materia prima di assoluta qualità che trasforma in piatti esteticamente molto

belli e curati, ricchi di gusti e di sapori, espressione di matura intelligenza

gastronomica. Non vi aspettate dunque di trovare un locale di lusso e

globalizzato, perché la Trattoria da Antonia ha il concetto del pesce appena

pescato, quello che ti invoglia ed emoziona , dal pesce azzurro ai crostacei e

ai crudi pesci più tipici in linea con la stagionalità del mare Adriatico. Una

cucina di pesce che rispetta la tradizione della trattoria di pesce tipica

marchigiana.


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ZO FIJN IN EEN HUIS

GEVOELD ALS NU.

EI GENLIJK WIL IK DE DEUR

NIET MEER UIT”

“L’homo sapiens del XXI secolo deve imparare di nuovo a dominare la lingua e l’artista lo

aiuta con la propria arte che si fa strumento didattico. I dipinti e le sculture di Paolo Sistilli

arrivano come un pugno pesante su una liscia superficie. E per poco si getta uno sguardo

nella profondità incommensurabile. E poi, lentamente, torna la pace”. Liberamente tratto

da ESPRESSIONI DI COMUNICAZIONE NON VERBALE a cura di Dick Adelaar.

EE x di Denise Di Marco Via Monte 1A _ Monteurano (Fm) _ Tel. e Fax 0734.841425 _ denisedimarco@hotmail.com

ExE

MONTEURANO

PAOLO

Sistilli

www.paolosistilli.nl _ UTRECHT _Nederland

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