* Genova Impresa 3-2007 - Confindustria Genova

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IL PERSONAGGIO

Intervista a David Corsini, a.d. Telerobot

PROFESSIONE

“metalmanager”

di PIERA PONTA

Ingegnere meccanico navale, convinto, appena

laureato, che «l’unica cosa bella che

avrei potuto fare erano le navi...», David

Corsini, amministratore delegato di Telerobot,

si definisce un “metalmanager”, ovvero: metalmeccanico

per passione e manager per

necessità. La sua carriera ha inizio in Fincantieri,

per continuare poi all’Aermacchi di Varese,

alla Fip di Casella e, infine, in una società

del gruppo Rimassa. «La mia esperienza lavorativa

di questi anni -racconta Corsini - ha

avuto come filo conduttore la produzione e la

progettazione di beni grandi, piccoli, semplici,

complessi, prodotti per magazzino e per

commessa, per cliente o per filiera. Quindici

anni fa, con la voglia di essere un po’ più

“metal” e un po’ meno manager, con un

compagno di università ho aperto uno studio

professionale, la CM Ingegneria. Pochi soldi,

un bel po’ di idee e obbiettivi ambiziosi. Da

subito abbiamo cercato di qualificarci come

progettisti, proponendo idee sufficientemente

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innovative per attirare l’attenzione e,

allo stesso tempo, sufficientemente

concrete perché qualcuno fosse disposto

ad acquistarle e a realizzarle».

Era il 1° agosto del ‘92, anno nero

per l’economia genovese. «Avviare

un’impresa in quegli anni era una follia.

Allora era semplice fare il manager

di una piccola azienda -ironizza

Corsini -. Ricavi? Un bel punto interrogativo.

Proiezioni commerciali? Un

altro punto interrogativo. Costi?

Quelli, certi. Ma eravamo determinati,

con una grande voglia di lavorare

e di sacrificarci, pronti a metterci in

discussione».

Uno dei primi lavori “no cure no pay”

di CM Ingegneria fu per la allora

Champions di Casarza: «Avevano un

serio problema di corrosione in pompe

speciali, che ne riduceva significativamente

l’affidabilità nel funzionamento.

Ci siamo presentati -ricorda

Corsini - dicendo che avevamo

qualche idea per risolvere il problema

e che, salvo l’anticipo per l’acquisto

dei materiali, avremmo richiesto

il compenso solo se le pompe

avessero ripreso a funzionare. Prima

del nostro intervento, le pompe venivano

riparate una volta alla settimana.

Dopo tre mesi, gli impianti non

davano alcun problema, così ci pagarono:

5 milioni di lire! Un po’ per

volta lo studio si è trasformato in società

di ingegneria. L’esperienza interdisciplinare

maturata negli anni in

azienda ci consentiva di sviluppare

progetti originali per i vari settori partendo

però da una base comune di

meccatronica o di automazione di

processi discreti». Nel 2003, una

svolta: CM ingegneria lascia il posto

a Telerobot e alla fornitura di beni intangibili

si aggiunge quella di beni

tangibili: non più solo ingegneria,

quindi, ma prodotti. «Il nome -spiega

Corsini - è l’eredità di un consorzio

tra Ansaldo ed Elsag che operava

nella robotica non convenzionale,

speciale e avanzata. Con l’uscita di

Ansaldo, il consorzio si era trasformato

in una business unit di Elsag,

focalizzata su commesse in ambito

spaziale, in due delle quali eravamo

stati coinvolti per servizi di ingegneria.

Avendo deciso di abbandonare

questa linea di business, Elsag ci

presentò ufficialmente alla committenza

(Agenzia Spaziale Italiana,

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Enea, Saipem, Tecnospazio, Tecnomare,

oggi Sonsub) che necessitava

di quel tipo di competenze come

realtà in grado di proseguire nelle attività

del “vecchio” consorzio. A quel

punto la nostra società di ingegneria

si trasformò in una società con capacità

manifatturiera propria, pur restando

coerente con la filosofia iniziale,

che ci caratterizzava più come

atelier di sartoria che come prêt-àporter».

Telerobot che, sorride Corsini

«ha le sue radici dietro una Baistrocchi

con Paolo Odone» oggi è

specializzata nella realizzazione “fisica”

di alcuni progetti -o parte di essi

-e di prototipi, intesi come esemplare

unico, irripetibile, o primo esemplare.

«Le aziende apprezzano molto la nostra

capacità di dare anche una forma

concreta al progetto, attraverso

un prototipo che non è un “abbozzo”

del progetto stesso ma un prodotto

finito e funzionante. In certi settori -

sottolinea Corsini -, come lo spazio

o il sottomarino, non si può procedere

per tentativi, tempi e costi non

consentono aggiustamenti: il prototipo

deve funzionare alla prima. Per

molti nostri committenti seguiamo la

filiera completa del prodotto: dalla

fase concettuale allo sviluppo del

progetto, al prototipo. E grazie alla

recente alleanza con A.P.V. Ratto,

oggi possiamo seguirne anche la

produzione in serie». Proprio l’ingresso

di Gian Federico Vivado, presidente

di A.P.V. Ratto, nella compagine

azionaria dell’azienda tramite

Capitalimpresa, ha determinato un

ulteriore salto di qualità nell’offerta di

Telerobot. Ma, precisa Corsini, «il

vantaggio è reciproco: oltre ai servizi

di ingegneria, ora possiamo offrire

capacità di fabbrica, come sta avvenendo

con clienti quali Elsag, Selex,

Caterpillar; analogamente, il gruppo

di Vivado può candidarsi non più solo

come esecutore per conto terzi

(pur se ad alto livello), ma anche come

costruttore “oem” (original equipment

manufacturer, ndr)».

La collaborazione tra le due società

non è una novità: entrambe fanno

parte del Polo della Robotica, nato

nel 2003 da un’idea della Camera di

Commercio di Genova, che riunisce

pmi, università e istituzioni locali:

un’associazione che ha prodotto

commesse, quindi lavoro e occasioni

di partnership tra le aziende. Un

altro motivo di compiacimento per

Corsini e il team di Telerobot è l’attività

che stanno svolgendo nell’ambito

della filiera della robotica umanoide:

dalle prime collaborazioni con il

LIRA-lab del DIST all’Università di

Genova fino alla partecipazione,

quale unico partner industriale insieme

a dieci università europee, al

progetto RobotCub, che sta portando

alla realizzazione del primo umanoide

europeo: un “bambino” di nome

iCub, che sarà in grado di recepire

stimoli dall’ambiente esterno

che gli permettano di formulare risposte

e movimenti progressivamente

più complessi ed elaborati.

«Voglio raccontare due aneddoti che

mi rendono orgoglioso di essere genovese

e di appartenere a questa

comunità scientifica.

Il primo - prosegue Corsini -, potrei

intitolarlo “giapponesi close to caruggi”:

i massimi esperti di robotica al

mondo sono venuti proprio da noi

per farsi progettare e costruire un

umanoide.

Il secondo aneddoto risale a un mese

fa, quando sono stato invitato

dall’ambasciatore italiano a presentare

l’attività di Telerobot in una conferenza

organizzata nell’ambito della

Primavera italiana a Tokio. Prima del

convegno sono andato a visitare i laboratori

di robotica umanoide più

avanzati al mondo, mai aperti ai media;

Giulio Sandini (direttore della ricerca

nel dipartimento di robotica e

neuroscienze dell’IIT, ndr) mi aveva

detto che non avrei trovato molto da

imparare. Non solo Giulio aveva ragione,

ma gli stessi giapponesi hanno

riconosciuto di non avere molto

da insegnarci. E sono tornato in Italia

con una proposta di accordo tra il

nostro Polo della Robotica e un’organizzazione

analoga di Osaka, nella

prospettiva di replicare tale accordo

tra le istituzioni di Osaka e quelle genovesi».

In Telerobot servono nuovi collaboratori

e David Corsini lancia un appello

a giovani ingegneri meccanici, appassionati

di congegni complicati,

che vogliano provare a lavorare in

un’azienda dove si fa quello che fino

a ieri era fantascienza. Sottolineando

che, per Telerobot, «le vere “killer application”

sono le persone». ■

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