Untitled - Il Portale Regionale della Cultura

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Agostinelli, già Bigi, a Jesi, rappresenta, invece, gli

impianti del comune dell’anconetano con il maggior

numero di esempi attivi in questo settore; lo stabilimento

Staurenghi a Fossombrone, infine, oltre a

ricordare il nucleo produttivo nel territorio del

pesarese, costituisce l’esempio architettonico

marchigiano più vicino alle esperienze contemporanee

delle realtà dell’Italia settentrionale (soprattutto

del comasco) e inglesi.

L’opificio Mercatili di Monsampolo del Tronto, sorge

nella seconda metà dell’Ottocento a sud dell’abitato

del comune dell’ascolano, con un impianto ben

visibile dalla Statale 4: la posizione isolata sulla

sommità di un colle, con estese coltivazioni a vigneto,

le dimensioni modeste e la semplice volumetria

dell’edificio, sembrano non rivelare affatto la vera

identità del luogo, e lasciano supporre che si tratti

di uno dei numerosi edifici rurali presenti in quel territorio.

Avvicinandosi ci si accorge che l’impianto è

composto da due distinti corpi di fabbrica uniti da un

passaggio sopraelevato, che collega lo stabilimento

produttivo con quella che era l’abitazione degli

operai. Entrambi gli edifici presentano una struttura

muraria continua portante in laterizi chiusa con una

copertura a capanna. L’edificio dove venivano allevati

i bigatti si distingue sia per le sue dimensioni,

essendo distribuito su quattro livelli, per il rapporto

tra pianta e alzato, per la forma planimetrica allungata,

ma soprattutto per la caratterizzazione dei

prospetti, attraverso una tripla serie di ampie aperture

rettangolari, che scandisce in orizzontale tutta

la lunghezza, ed infine per la presenza al piano terreno

di una copertura voltata a crociera.

La struttura compositiva dell’edificio, nasce, anche

in questo caso, dalle necessità funzionali legate ai

modi della produzione: la semplice volumetria viene

arricchita dalle numerose aperture, che servivano

per permettere, attraverso la ventilazione, almeno

le elementari condizioni igieniche. Nulla, dunque,

viene aggiunto per fini diversi da quelli produttivi,

tranne l’inserimento, a carattere decorativo, di rientranze

a forma ellittica nella muratura, elemento

che accentua l’appartenenza del carattere formale

dell’opificio alla tradizione rurale.

Diversa la situazione a Jesi, dove sono prevalenti

gli opifici operanti nella fase successiva alla produzione

del bozzolo, quella della trattura della seta.

Tra questi, la prima filanda Bigi nasce lungo il Viale

della Stazione, nel 1906, nelle vicinanze dell’opificio

Brecciaroli, già attivo nello stesso settore dal

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