Anno 2012 n°2 dicembre - Peoplecaring.telecomitalia.it - Telecom ...
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seniores<br />
TELECOM<br />
ALATE IGURIA<br />
notiziario<br />
Periodico gratu<strong>it</strong>o a diffusione interna - “Poste Italiane S.p.A. - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Genova” – <strong>Anno</strong> 19° - n° 2 - <strong>2012</strong>
E’ sempre possibile aderire alle facil<strong>it</strong>azioni tariffarie defin<strong>it</strong>e dall’Associazione con <strong>Telecom</strong><br />
Italia.<br />
Alle due note e consolidate promozioni, “Tutto senza lim<strong>it</strong>i” e “Alice 20M”, il Marketing<br />
ha reso disponibile, per gli associati Alatel in pensione e intestatari della linea fissa principale,<br />
una NUOVA PROMOZIONE defin<strong>it</strong>a “Internet senza lim<strong>it</strong>i”. Di segu<strong>it</strong>o riportiamo<br />
una tabella di sintesi in cui vengono raffrontati i costi.<br />
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria Regionale 800 012777 (mar. e giov. 9/12).<br />
Tutti i modelli necessari sono disponibili in Associazione e possono essere recap<strong>it</strong>ati via mail o con<br />
altre modal<strong>it</strong>à.<br />
Il saluto del nuovo Presidente nazionale Zappi<br />
a tutte le strutture ed a tutti i soci ALATEL<br />
Nel momento in cui il Consiglio Direttivo Nazionale, accogliendo la designazione della <strong>Telecom</strong>, mi ha chiamato ad<br />
assumere la Presidenza nazionale dell’ALATEL il mio primo, doveroso pensiero vuole e deve essere per tutti Voi.<br />
Mi trovo a sost<strong>it</strong>uire un Amico vero, l’ing. Riccardo Tucci, con il quale ho condiviso momenti significativi di un comune<br />
cammino professionale e dal Quale ho ricevuto segni indimenticabili e di grande valenza sotto tutti i profili.<br />
Mentre a Lui va il mio ricordo, grato e riconoscente un<strong>it</strong>amente a quello dei tanti amici che hanno avuto modo di conoscerLo<br />
ed apprezzarLo, giunga alla grande famiglia Alatel il mio amichevole saluto nella certezza che non mancherà<br />
la vera collaborazione di tutti.<br />
E’ questo infatti l’elemento indispensabile per il comune impegno che ci attende.<br />
Al saluto si unisce una forte stretta di mano.<br />
Antonio Zappi - Presidente nazionale
L’<br />
L’evento di maggior rilievo che ha caratterizzato la v<strong>it</strong>a associativa del <strong>2012</strong> è,<br />
purtroppo, un evento molto triste: la scomparsa, in primavera, del Presidente<br />
Nazionale, ing. Riccardo Tucci.<br />
Un evento che poteva risultare traumatico per la nostra Associazione, così come<br />
per la “casa madre” Anla. Invece - grazie alla lungimiranza con la quale lo stesso<br />
ing. Tucci aveva prefigurato una sorta di ideale “passaggio di testimone” - le<br />
due Associazioni hanno r<strong>it</strong>rovato nel nuovo Presidente, dott. Antonio Zappi,<br />
nuovo slancio per alimentare e stimolare quello spir<strong>it</strong>o di appartenenza e collaborazione<br />
partecipe che cost<strong>it</strong>uisce il fondamento indispensabile tanto per Alatel<br />
quanto per Anla.<br />
Come ben sapete, insisto da sempre sulla ineludibile esigenza di sviluppare,<br />
con decisa convinzione, ogni possibile sinergia con la “casa madre”; ponendoci<br />
come punto di riferimento per la nostra riconosciuta capac<strong>it</strong>à organizzativa ed<br />
al tempo stesso accettando il confronto con altri interlocutori in una logica non<br />
di “concorrenza”, ma di “disponibil<strong>it</strong>à” a dare e ricevere il meglio delle potenzial<strong>it</strong>à<br />
di ciascuno.<br />
Nel contempo non mi sono mai stancato di ripetere che Associazioni come<br />
quelle di cui parliamo hanno bisogno - per sviluppare una qualsiasi attiv<strong>it</strong>à - del<br />
costante contributo operativo dei propri Soci con spir<strong>it</strong>o di puro volontariato.<br />
Senza “braccia e gambe” - anche quando ci sono buone idee da realizzare e disponibil<strong>it</strong>à<br />
economiche sufficienti - non si va da alcuna parte!<br />
Assicuro che ci sono spazi per consentire a tutti di dare (e vedere apprezzato)<br />
il proprio personale contributo e confermo - ancora una volta - la mia piena disponibil<strong>it</strong>à<br />
a “dare strada” a chi sia realmente e seriamente disposto ad impegnarsi<br />
per assicurare una efficace guida alla nostra Associazione.<br />
Di queste tematiche e di altre si discuterà nel Consiglio Nazionale Alatel programmato<br />
per il 14 novembre p.v.; sarà mia cura fornire maggiori dettagli in propos<strong>it</strong>o<br />
nel corso del tradizionale Convegno Regionale che si terrà a Villanova<br />
d’Asti sabato 24 novembre <strong>2012</strong>.<br />
Nel frattempo anticipo che - al più tardi entro gennaio 2013, salvo imprevisti -<br />
la Sede regionale verrà trasfer<strong>it</strong>a dagli attuali locali di Via Albaro in nuovi uffici (in<br />
corso di allestimento) s<strong>it</strong>i nello storico palazzo di Via Manuzio,13.<br />
Ho r<strong>it</strong>enuto di dare risalto a questa notizia perché - in coerenza con quanto<br />
sopra rappresentato - confido che la circostanza di disporre di una sede sociale<br />
“all’interno dell’Azienda” possa favorire la conoscenza di Alatel (specialmente<br />
fra i lavoratori in servizio) e, di riflesso, stimolare nel tempo la voglia di<br />
partecipazione attiva alla attiv<strong>it</strong>à associativa.<br />
Con tale incrollabile speranza, rivolgo a tutti i Soci e alle loro famiglie i più cari<br />
auguri di Buon Natale e Felice <strong>Anno</strong> Nuovo.<br />
Giampaolo Spallarossa<br />
ed<strong>it</strong>oriale<br />
1<br />
Il Consiglio Regionale<br />
<strong>2012</strong><br />
e la Redazione augurano<br />
Buone Feste<br />
<strong>2012</strong>
TELECOM<br />
seniores<br />
ALATEL ASSOCIAZIONE NAZIONA LE GRUPPO TELECOM ITA LIA - CONSIGLIO REGIONA LE DELLA LIGURIA<br />
Direzione Ed<strong>it</strong>oriale<br />
Sede: via Albaro, 97 canc.<br />
Corrispondenza: Casella Postale 844 - 16121 Genova<br />
Telefono: 010 5974566<br />
Fax: 010 5974252<br />
N. verde: 800/012777<br />
Direttore Ed<strong>it</strong>oriale<br />
Giampaolo Spallarossa<br />
Direttore Responsabile<br />
Carlo Vercelli<br />
Capo Redattore<br />
Angelo De Ferrari<br />
Redazione<br />
Pierina Cairola<br />
Giacomo Chiappori<br />
Angelo Derqui<br />
Fotografo Redazione<br />
Gian Carlo Pernati<br />
Impaginazione<br />
Marco Manarini - Carlo Vercelli<br />
Giovanni Schiavina<br />
Pierina Cairola<br />
Hanno collaborato a questo numero<br />
Lucio Albertin<br />
Maria Mantengoli<br />
Angelo De Ferrari<br />
Laurent Pallanca<br />
Angelo Derqui<br />
Marco Pini<br />
Giacomo Chiappori Billa Rosi<br />
Pierina Cairola<br />
Giampaolo Spallarossa<br />
Rosanna Cordaz<br />
Giovanni Schiavina<br />
Mario Cascella<br />
Luciano Stoppa<br />
Roberta La Placa<br />
Carlo Vercelli<br />
Jacqueline Masi Lanteri<br />
Fotografie e Disegni<br />
Vercelli, MuMA, Cascella, Archivio Palazzo Ducale,<br />
Mantengoli, Cordaz, Pallanca, Merlo, Manarini.<br />
1ª copertina<br />
“Nativ<strong>it</strong>à” di Giuseppe Sanmartino da Presepe Napoletano del<br />
’700 - Monaco Bayerisches Nazionalmuseum (fotografia regalata<br />
da Vincenzo Paciolla)<br />
2ª copertina<br />
Offerta <strong>Telecom</strong> Italia<br />
3ª copertina<br />
Galata Museo del Mare<br />
4ª copertina<br />
Mostra Mirò<br />
Autorizzazione del Tribunale di Genova n. 7 del 26 Febbraio 1996<br />
Sped. Abbon Postale Pubbl. 70%<br />
Chiuso in tipografia il 30 novembre <strong>2012</strong><br />
Stampa: Essegraph S.r.l. - Genova<br />
sommario<br />
sommario<br />
anno 19 n. 2 - <strong>dicembre</strong> <strong>2012</strong><br />
1 EDITORIALE<br />
2 SOMMARIO<br />
3 CULTURA<br />
3 Rubrica in chiave di dialetto<br />
3 Rinnovo iscrizione<br />
10 Storie e personaggi del golfo della Spezia<br />
13 Oggi ho incontrato me stessa<br />
23 Nucleare (2° parte)<br />
28 I Fieschi e il gatto<br />
III<br />
Galata – Sali a bordo di una Galea<br />
4 RICORDI<br />
4 Voci, suoni, stagioni, ricordi<br />
18 Come eravamo<br />
26 Costume e società<br />
6 SALUTE<br />
6 Tabacco<br />
8 VITA ASSOCIATIVA<br />
8 Pensione e nuovi coefficienti<br />
9 Gocce legislative<br />
14 Per ringraziare, ma non solo<br />
15 Piacenza e il Castello di Rivalta<br />
16 Un’esperienza straordinaria<br />
17 Interpello Agenzia delle entrate<br />
20 ASSILT – Ultime nov<strong>it</strong>à<br />
20 Prest<strong>it</strong>o Obbligazionario <strong>Telecom</strong> Italia<br />
21 Marco Pini – brevi Assilt<br />
22 Bozza programma turistico<br />
25 Vis<strong>it</strong>a Castello Reale di Racconigi<br />
IL NOSTRO NOTIZIARIO<br />
Vorremmo migliorare e intensificare i contatti con i nostri<br />
Soci per rendere la nostra rivista più viva e più vicina alle<br />
aspettative di chi ci legge.<br />
“ALATELIGURIA” dovrebbe e vorrebbe essere la voce di<br />
tutti i Soci.<br />
Pertanto la collaborazione è aperta a tutti e ciascuno può<br />
essere osp<strong>it</strong>e del notiziario con scr<strong>it</strong>ti in prosa o in poesia,<br />
con fotografie e disegni e soprattutto con consigli. Vi<br />
aspettiamo<br />
La nostra e-mail dell’AlateLiguria: alatel.li@gmail.com<br />
e il nostro s<strong>it</strong>o web: www.alatel.<strong>it</strong>
di<br />
Angelo De Ferrari<br />
Cõrezzin<br />
Cornabûggia<br />
Rubrica in…<br />
Indica la cintura con la quale gli uomini tengono su i pantaloni.<br />
In <strong>it</strong>aliano origano.<br />
Il nome in dialetto è forse derivato dal fatto che è molto usato con aglio e olio per<br />
Insaporire le acciughe salate. (Contrazione di erba-acciuga).<br />
c ultura 3<br />
Cõrzetto<br />
Cõccõr<strong>it</strong>ta<br />
Crescentin<br />
Desandia<br />
Specie di pasta prettamente nostrana, anche se ormai poco usata. E’ una lasagna<br />
tonda segnata, da una parte, da un disegno lasciato da uno stampo di legno.<br />
I “corzetti tiae co-e dïe” invece sono piccoli rotolini di pasta schiacciati in mezzo<br />
a formare un “8”.<br />
Pappagallo (dallo spagnolo).<br />
Singhiozzo.<br />
Uscire fuori dalle regole. Deviare.<br />
RINNOVO ISCRIZIONE 2013<br />
ISCRIZIONE 2013 RINNOVO ISCRIZIONE 2013 RINNOVO<br />
RINNOVO ISCRIZIONE 2013<br />
La quota associativa corrisponde sempre a 25 euro. Il versamento potrà avvenire, come in passato, tram<strong>it</strong>e<br />
il c/c postale che vi perverrà tram<strong>it</strong>e il Fiduciario di Sezione. Si ammettono versamenti cumulativi<br />
specificando chiaramente nella causale i nominativi dei soci partecipanti. Resta immutata la prassi per<br />
i Seniores Alatel in servizio. Per eventuale smarrimento o mancato recap<strong>it</strong>o del conto corrente, indirizzare<br />
a:<br />
ALATEL LIGURIA<br />
Casella Postale 844 - 16121 GENOVA<br />
Conto corrente n. 25428160<br />
In alternativa è possibile servirsi del c/c bancario n.16617/80 presso la Banca Carige Agenzia n. 7 di<br />
via della Libertà 76° r. Genova, Codice IBAN IT12 M0617501407000001661780, o per contanti nella Sede<br />
di via Albaro, 97/R canc. nei seguenti giorni: Martedì – Giovedì 9-12 / Mercoledì – Venerdì 14,30 - 17<br />
Con l’occasione ricordiamo ai Soci che godono degli sconti tariffari con l’abbonamento a “Tutto<br />
senza lim<strong>it</strong>i”, “Alice 20 mega” o “Internet senza lim<strong>it</strong>i” che, per mantenere le facil<strong>it</strong>azioni, l’iscrizione<br />
ad ALATEL deve essere rinnovata entro il 31 gennaio di ogni anno.
icordi<br />
Voci, suoni,<br />
stagioni, ricordi<br />
Non canta più nessuno.<br />
Anche se viviamo in un mondo di rumori e i cartelloni<br />
colorati che tappezzano le strade gridano le esibizioni di<br />
cantanti conosciuti o meno in tutti i paesini, in occasione<br />
delle sagre.<br />
di<br />
Angelo De Ferrari<br />
4<br />
Intendo dire di quel cantare spontaneo che nasceva,<br />
così, una mattina d’estate nei vicoli dell’angiporto o<br />
dietro la tenda di un balcone di periferia, sulle labbra<br />
della donna che, indaffarata, si fermava un attimo al<br />
davanzale a gustarsi questi pochi attimi di seren<strong>it</strong>à.<br />
Questi canti improvvisati, ingenui, sono spar<strong>it</strong>i.<br />
Si urla solo. Se apri la TV, accendi la radio, entri in un<br />
grande magazzino o in caffè, c’è sempre un rumore fastidioso<br />
che ti incombe addosso.<br />
E che sovrasta, soffoca il tuo eventuale chiacchierare.<br />
Le “altre” voci, invece, sono diventate<br />
mute.<br />
I vicoli, le strade, le piazze sono<br />
ora solo rumore, le antiche facciate<br />
gloriose sembrano sfarsi<br />
nella polvere e nel degrado, ci avvolgono<br />
fondali che sono le copertine<br />
di un mondo che ci<br />
siamo cuc<strong>it</strong>i addosso, non ci<br />
sono più gli accenti che erano il<br />
nostro patrimonio, l’antico sentire<br />
che ci legava, tra di noi e la<br />
nostra terra.<br />
Ma ben più importante (e più doloroso) è stato il lento<br />
spegnersi di un modo originale di esprimersi, di dare<br />
corpo e figura a certi momenti del giorno. Poteva essere<br />
il richiamo di un ragazzotto verso la madre al balcone a<br />
richiedere un panino imbott<strong>it</strong>o… con sale e olio per la<br />
fame di sempre; oppure il canto alto del pescivendolo<br />
nel proporre le sue acciughe pescate “sul momento”.<br />
O ancora, la cantilena della matrona seduta all’angolo<br />
del vicolo davanti ad un casco di “mamanne”, ed il ripetersi<br />
del prezzo apriva squarci di ilar<strong>it</strong>à per la risposta<br />
che qualche buontempone di passaggio lasciava<br />
cadere tra i passanti.<br />
E c’era poi la sinfonia corale, di voci e accenti, dei mercati<br />
rionali, primo fra tutti il “Mercato Orientale”, che<br />
teneva alta la sua fama “levantina”.<br />
Lì ogni banco aveva un suo tono, una sua nota caratteristica,<br />
le voci diverse si alzavano alte a rincorrersi; ogni<br />
vend<strong>it</strong>ore ci metteva del suo, volavano nell’aria duetti<br />
improvvisati, accenni di poesia spicciola, brani di genuino<br />
umorismo, sempre e naturalmente in genovese.<br />
Ironia, motteggio, inventiva, acrobazie vocali, improvvisi<br />
trallalero che accompagnavano la gente durante la<br />
spesa. Ma altre voci, altri canti sono stati cancellati di<br />
quel famoso “c’era una volta” (ma mica poi tanto tempo<br />
fa); l’intercalare unico, misterioso, fatato dei ragazzetti<br />
persi nei giochi di strada, voci che erano il sottofondo<br />
alle lunghe giornate estive.<br />
Ogni gioco aveva un suo codice, poche regole ma accettate<br />
da tutti anche se non scr<strong>it</strong>te, racchiuse nelle parole<br />
che adesso si sono disperse nel nulla.<br />
Giocando con la “zoardia” la regola principe era “chi<br />
spacca legno piggia faero” gridata all’inizio del gioco, e<br />
per ev<strong>it</strong>are ciò paziente applicazione di latta sulla parte<br />
superiore della trottola tentava di ev<strong>it</strong>are la perd<strong>it</strong>a del<br />
bene più prezioso, allora, ossia del “pernetto”. “Ben<br />
ben, ninte ninte, man calã” erano le voci che accompagnavano<br />
i giochi a terra, “biglie”, “figurine” specialmente.<br />
Mentre lanciavi le “biglie” verso la “tanetta” il “ben<br />
ben” eliminava qualsiasi possibil<strong>it</strong>à di rivalsa e di reclamo;<br />
“man calã” invece concedeva la ripetizione del
gesto a causa di qualcosa che aveva ostacolato il gioco.<br />
Tutti accettavano queste regole e solo la tempestiv<strong>it</strong>à o<br />
meno del dire accendeva spesso discussioni portate a<br />
muso duro, quasi allo scontro fisico.<br />
Ogni gioco una legge, espressa in dialetto.<br />
Ma, nelle lunghe giornate di fine scuola, altre voci risuonavano:<br />
“Bossa, figgiêu, che gh’è o cantonê!” se da<br />
lontano tentava di mimetizzarsi sotto gli alberi la palandrana<br />
verde del “cantonê”.<br />
E quando nevicava, un mattino d’inverno, e nel silenzio<br />
ovattato giungeva da lontano un grido smorzato: “O neiaaa…”<br />
il richiamo lamentoso ti faceva apprezzare<br />
ancor di più il teporino del letto.<br />
E ancora la vecchina, riparata nel portone nel vicolo,<br />
seduta con la cassetta in grembo che ripeteva con voce<br />
chioccia: “Ciocche, nissêue, armelle, carrubbe, sciõrbõe.”<br />
E, al tempo delle castagne, il r<strong>it</strong>ornello: “Cäde e<br />
rõstïe, ascadaevele e moen…” erano accenti che ci inchiodavano<br />
dentro i futuri ricordi.<br />
Oppure in occasione di qualche matrimonio da …signor,<br />
eccoci lì noi ragazzini schierati a rec<strong>it</strong>are: “Cõmpâ<br />
cõmâ nissêue, se no ne ne cacciae o figgiêu o ve mêue!”.<br />
Poi veniva sabato e verso sera, lungo le strade del quartiere<br />
il caparbio grido del ragazzotto: “O e riaooo… i numeri<br />
del lotto!” accendeva l’interesse delle nonne sedute<br />
sulle panchine della piazza.<br />
Veniva san Giovanni Battista, con le lattine vuote di pomodoro<br />
schiacciate era bello girare per le strade del<br />
quartiere, a chiedere: “Gh’è ninte pe san Giovanni?”,<br />
per i fuochi da far esplodere la notte.<br />
Voci, suoni, stagioni. Ricordi.<br />
Si è spento anche il vociare dei bottegai, era un rincorrersi<br />
di voci alte, perentorie, cantilenanti. “Donne, gh’è<br />
chì l’argento do mâ, donneee! E anciõe anchêu son redene<br />
che pàn bacchi””, faceva il controcanto la bisagnina:<br />
“Boggighele e balle a vostro maio, funzi belli,<br />
funzi…”.<br />
Questa musica semplice, popolare, affettuosa, ora è spar<strong>it</strong>a,<br />
cancellata.<br />
I tempi ci hanno costretti a rinchiudere dentro noi questo<br />
nostro sentire.<br />
Dicono, i tempi. Ed è vero.<br />
E da altri “tempi”, più lontani, mi sovviene una canzoncina<br />
natalizia che sul filo di una bonaria ironia, introduceva<br />
una “variante” ad un’antica l<strong>it</strong>ania:<br />
“L’è chì Natale<br />
Säsissa e maccarõin<br />
carne de porco…<br />
Carne de porco,<br />
mangine poca,<br />
carne de bêu<br />
fin che ti n’êu.<br />
O chêugo mio,<br />
e primma do stûfòu portae o bõggïo…”.<br />
5<br />
NOZZE D’ORO IN CASA ALATEL<br />
Il Socio Alfieri Di Adamo<br />
e Anna Astengo<br />
il 15 Agosto<br />
hanno festeggiato<br />
i 50 anni di matrimonio.<br />
Auguri da tutta<br />
la redazione!!!
s<br />
alute<br />
Tabacco<br />
Non è facile esprimere un giudizio obiettivo<br />
sul vizio del fumo e sull’uman<strong>it</strong>à che fuma<br />
perché ci si r<strong>it</strong>rova invischiati nella palude infida<br />
di un fenomeno quasi incomprensibile.<br />
di<br />
Angelo Derqui<br />
6<br />
Cos’è il fumo? Semplicemente può essere defin<strong>it</strong>o<br />
come l’inev<strong>it</strong>abile prodotto di una qualsiasi<br />
combustione: un pezzo di legno che arde<br />
nel caminetto fra bagliori scoppiettanti produce fumo, i<br />
motori puzzolenti e fracassoni delle auto producono fumo,<br />
un ferro da stiro dimenticato acceso sul tavolo produce<br />
fumo, un uomo con una sigaretta accesa in bocca<br />
produce fumo.<br />
Il fenomeno, anche se oggi sembra naturale, è talmente<br />
inverosimile da diventare curioso.<br />
Fumare è contro ogni logica, c’è da meravigliarsi e stupirsi<br />
che un essere umano abbia avuto l’idea di produrre<br />
fumo degradandosi a livello di tizzone vivente. Quale<br />
mente è arrivata a pensare di utilizzare dei vegetali<br />
per una combustione il cui fumo diventasse quasi elemento<br />
v<strong>it</strong>ale da aspirarsi avidamente e voluttuosamente?<br />
Chi per la prima volta aspira fumo da una sigaretta ne<br />
è profondamente nauseato e già a<br />
questo punto riesce difficile immaginare<br />
come l’individuo possa ostinarsi<br />
nel disgusto continuando a fumare.<br />
Se è cosa sgradevole aspirare fumo<br />
perché lo si fa, perché ci si<br />
sottopone a una tortura fisica<br />
senza ricavarne nulla di piacevole,<br />
almeno nel periodo di<br />
iniziazione al r<strong>it</strong>o del fumo?<br />
Tutto ciò che procura piacere ai nostri sensi è sempre,<br />
e non potrebbe essere diversamente, supportato da sensazioni<br />
gradevoli: i profumi che ci inebriano, i sapori<br />
dei cibi e delle bevande, la beat<strong>it</strong>udine del riposo, il godimento<br />
della refrigerazione in estate, del tepore in inverno<br />
e tutti i piaceri fisici, nascono gradevoli e continuano<br />
a esserlo dal primo momento che si assaporano.<br />
Per il tabacco no! E’ disgustoso all’inizio ma, perseverando<br />
nel disgusto, si arriva al piacere, alla voluttuosa<br />
meta del “gusto” del fumo.<br />
Per giustificare il superamento della ripugnanza iniziale<br />
si può tentare di tirare in ballo l’emulazione: fumare<br />
è disgustoso e provoca il vom<strong>it</strong>o ma se un’intera<br />
uman<strong>it</strong>à gode fumando è chiaro che esibisce<br />
un modello talmente persuasivo<br />
da spianare la strada all’emulazione:<br />
ci sarà da soffrire per i primi tempi<br />
ma poi si diventerà finalmente esseri<br />
“normali” rap<strong>it</strong>i dalla voluttà.<br />
L’emulazione potrebbe quindi essere,<br />
anche se traballante pilastro, una ragione<br />
per giustificare e capire l’uomo che si<br />
avvicina per la prima volta alla sigaretta,<br />
a quella sigaretta che, in segu<strong>it</strong>o, sposerà<br />
per tutta la v<strong>it</strong>a “sin che morte non li separerà”.<br />
L’emulazione, a giustificazione del vizio, può avere una<br />
sua valid<strong>it</strong>à se rapportata alle generazioni vissute nell’era<br />
del tabacco ma viene a crollare clamorosamente<br />
quando la riferiamo al primo uomo fumatore: perché<br />
non si è arreso al disgusto iniziale?<br />
Per lui non vi erano altri stimoli, altri modelli da im<strong>it</strong>are<br />
e, mancando l’esempio da emulare, al primo conato<br />
avrebbe dovuto interrompere e piantare tutto: il fumo<br />
avrebbe dovuto diventare l’incubo dei suoi sogni. Infatti<br />
non è naturale ne istintivo insistere in una pratica disgustosa<br />
non potendo, logicamente, immaginare che in<br />
segu<strong>it</strong>o potrebbe trasformarsi in un qualche cosa di gradevole.<br />
Se ci dessimo una martellata su un d<strong>it</strong>o, dopo<br />
aver provato dolore, sicuramente non continueremmo a<br />
martellare la falange in attesa di ottenere sensazioni<br />
piacevoli.<br />
Che uomo/mostro è stato colui che, diabolicamente, ha<br />
invece perseverato nel disgusto del fumo sino ad arrivare<br />
al piacere ancora sconosciuto del fumo? Come poteva<br />
immaginare che fra le pieghe del disgusto si celasse<br />
il piacere, chi o che cosa lo ha spinto in questa ricerca<br />
irrazionale? Col tabacco, incredibilmente, il primo fumatore<br />
ha superato il disagio fisico, il malessere iniziale<br />
ed è arrivato a scoprire, o meglio, a “inventare” il<br />
piacere del fumo. Probabilmente il fascino del tabacco<br />
sta tutto in questa contraddizione.
***<br />
Ti r<strong>it</strong>rovi, voluttuosamente, con un’irresistibile<br />
sigaretta fra le labbra, con il fumo azzurrino<br />
che scivola pigro dalle narici<br />
rap<strong>it</strong>o da una “febbre” che ti<br />
droga psichicamente prima<br />
che fisicamente: il desiderio del fumo, come tutti i<br />
desideri, è figlio del cervello che scandisce inesorabilmente<br />
i r<strong>it</strong>mi delle accensioni delle sigarette innescando<br />
una serie di riflessi condizionati che ti rendono<br />
schiavo del tabacco.<br />
La prima sigaretta al mattino mentre ti fai la barba (anche<br />
se è uno schifo fumare con la schiuma del sapone<br />
che ti imbratta le labbra e la sigaretta), quella dopo il<br />
caffé, quella appena arrivi sul posto di lavoro e tutte le<br />
altre che durante il giorno accendi perché agganciate ai<br />
vari stimoli automatici provocati dal vizio che ti schiavizza.<br />
I r<strong>it</strong>mi incalzanti delle accensioni che caratterizzano<br />
la tua giornata non sono sicuramente “voluti” da<br />
una necess<strong>it</strong>à fisica se no dovresti mantenere<br />
la stessa frequenza e svegliarti di notte per<br />
fumare; non potresti non fumare al cinema,<br />
in treno o in ospedale. Dove è vietato<br />
non fumi e la tua psiche smorza e diluisce<br />
il desiderio, entri nell’ordine di idee di non<br />
fumare e ti meravigli di poter sopravvivere a<br />
questi momenti di astinenza.<br />
Anche se ti appaiono i paurosi spettri legati al<br />
fumo, anche se spaventosi, vigliaccamente li vuoi ignorare:<br />
catrame nei polmoni, scompensi cardiaci, intossicazioni<br />
varie e disturbi circolatori, irresponsabilmente<br />
li vuoi cancellare e cerchi ottimismo ricordando la salute<br />
di ferro di qualche raro accan<strong>it</strong>o fumatore campato<br />
sino a novant’anni, dimenticando che è proprio questa<br />
l’eccezione che conferma la regola.<br />
Prigioniero della dipendenza, non volendo rinunciare<br />
alla sigaretta, sei anche disposto al sacrilegio massimo<br />
di giocarti l’impensabile: ti degradi sino a concludere<br />
che vale la pena rinunciare a qualche anno di v<strong>it</strong>a ma<br />
non al tabacco.<br />
Nei momenti di maggiore lucid<strong>it</strong>à avverti,però, la pericolos<strong>it</strong>à<br />
del fumo e, finalmente, riconosci essere cosa<br />
assolutamente necessaria “smettere” ma il problema lo<br />
liquidi rapidamente rimandandolo al giorno dopo, anche<br />
se sai che allungherai i tempi e continuerai a rimandarlo.<br />
L’obiettivo residuo rimane quello di ripiegare, almeno,<br />
sul “ridurre”, meta difficilissima da conseguire e per la<br />
quale viene rec<strong>it</strong>ata una pietosa sceneggiata che ti porta<br />
a ricorrere ai più bassi mezzucci per mentire sul numero<br />
delle sigarette fumate. Pur di convincerti di essere<br />
riusc<strong>it</strong>o a “ridurre” racconti bugie a te stesso, ti<br />
prendi in giro da solo quando, per giustificare l’ennesimo<br />
pacchetto desolatamente vuoto, ti inventi<br />
le sigarette “accese ma sub<strong>it</strong>o gettate” per<br />
salire<br />
sull’autobus, oppure quando speculi senza<br />
r<strong>it</strong>egno sulle sigarette che hai offerto gonfiandone<br />
il numero ma, spudoratamente, dimentichi<br />
quelle che ti sono state offerte.<br />
Tutto questo “ teatrino” un po’ patetico, senza vergognartene,<br />
lo rec<strong>it</strong>i per convincerti di essere riusc<strong>it</strong>o a<br />
“ridurre”.<br />
Non tutti i bugiardi sono fumatori ma, sicuramente, tutti<br />
i fumatori sono bugiardi.<br />
7<br />
BAR DELL’ACQUARIO<br />
Di fronte all’Acquario, in Sottoripa,<br />
nello storico Palazzo Pinelli (uno dei<br />
numerosi palazzi “Rolli” della nostra<br />
c<strong>it</strong>tà), abbiamo scovato il Bar dell’Acquario<br />
incastonato nella vecchia<br />
muratura del 1400 e incorniciato<br />
da un maestoso arco a sesto<br />
acuto. Gli interni del locale hanno rispettato<br />
la disposizione arch<strong>it</strong>ettonica<br />
prim<strong>it</strong>iva mantenendo gli spessori,<br />
i dislivelli e i volumi originali.<br />
L’ambiente, caratterizzato da luci<br />
e colori, mer<strong>it</strong>a una vis<strong>it</strong>a sia per<br />
poter apprezzare il raffinato servizio<br />
sia per poter assaporare le<br />
suggestioni che offre un classico<br />
“bar del porto”.
v<br />
<strong>it</strong>a associativa<br />
Pensione<br />
e nuovi coefficenti<br />
di<br />
Luciano Stoppa<br />
8<br />
Il Decreto Ministeriale 15 maggio <strong>2012</strong> (G.U. n°<br />
120 del 24/5/<strong>2012</strong>) ha fissato i nuovi coefficienti<br />
per il calcolo delle pensioni ed ha generato<br />
nel contempo alcuni disorientamenti; infatti molti si<br />
sono chiesti:<br />
ma cosa sono e a chi si applicano?<br />
Cerchiamo allora – seppure in grande sintesi - fare<br />
chiarezza per il nostri Soci<br />
Rammentiamo che la legge 335/1995 aveva previsto<br />
tre differenti modal<strong>it</strong>à per calcolare la pensione, in<br />
base agli anni di contribuzione posseduti alla data<br />
del 31.12.1995, e cioè:<br />
- ogni anno vengono accantonati il totale dei contributi<br />
previdenziali calcolati in percentuale sullo stipendio<br />
(sul lavoro dipendente ammontano in totale a<br />
33% della retribuzione);<br />
- tutti questi contributi si sommano di anno in anno<br />
e formano il “montante contributivo” che viene rivalutato<br />
secondo tempi e indici previsti dalla legge;<br />
- al momento di lasciare il servizio l’importo della<br />
pensione annua che spetta al lavoratore si ottiene<br />
moltiplicando il predetto “montante contributivo”<br />
con un coefficiente (il c.d. coefficiente di trasformazione)<br />
che è fissato con riferimento all’età anagrafica<br />
in atto al momento del pensionamento.<br />
1) Chi a questa data poteva contare su almeno 18 anni<br />
di contributi si applica il cr<strong>it</strong>erio del calcolo “retributivo”<br />
(cioè con determinate percentuali sulle<br />
retribuzioni)<br />
2) Chi aveva invece meno di 18 anni di contributi si<br />
utilizza il calcolo “retributivo” per l’anzian<strong>it</strong>à maturata<br />
fino al 31/12/1995 e il calcolo “contributivo”<br />
per l’anzian<strong>it</strong>à successiva<br />
3) Chi ha iniziato il lavoro dal 1° gennaio 1996 si applica<br />
il solo cr<strong>it</strong>erio “contributivo”<br />
Orbene, tutto questo quadro è stato completamente<br />
modificato dall’ultima riforma sulle pensioni<br />
(cfr. legge n° 210 del 2011) che ha esteso<br />
a TUTTI i lavoratori il calcolo “contributivo”<br />
per l’anzian<strong>it</strong>à maturata a partire dal 1° gennaio<br />
<strong>2012</strong>.<br />
Il calcolo “contributivo” (lo rammentiamo) si basa su<br />
queste modal<strong>it</strong>à;<br />
Sono questi i coefficienti che sono stati rivisti e portati<br />
sino all’età di 70 anni in quanto – secondo la<br />
nuova riforma pensionistica – è data facoltà al lavoratore<br />
di restare in servizio fino a questa età.<br />
Questi coefficienti sono validi per il periodo 2013-<br />
2015 (nel 2015 verranno fissati quelli per il periodo<br />
2016-2019)<br />
Tabella dei coefficienti anni 2013-2015<br />
Età della coefficiente Età della coefficiente<br />
Pensione % Pensione %<br />
57 4,304 64 5,259<br />
58 4,415 65 5,435<br />
59 4,535 66 5,624<br />
60 4,661 67 5,826<br />
61 4,796 68 6,046<br />
62 4,940 69 6,283<br />
63 5,435 70 6,541
di<br />
Luciano Stoppa<br />
Non possiamo qui pubblicare per intero le<br />
normative, le sentenze, i decreti, le circolari,<br />
ecc. ma ci lim<strong>it</strong>iamo a darne il “succo”<br />
con alcuni riferimenti (es.: n° della G.U.- estremi<br />
della Sentenza, della Circolare, ecc.) utili per chi voglia<br />
ricercare ed approfondire maggiormente l’argomento.<br />
SEMPLIFICAZIONI FISCALI<br />
Il decreto (n.16/<strong>2012</strong> – noto come “semplificazioni<br />
fiscali”), che ha avuto il via libera il 24 aprile <strong>2012</strong>,<br />
ha portato alcune nov<strong>it</strong>à; ne trascriviamo qualcuna in<br />
estrema sintesi a memoria dei nostri<br />
lettori.<br />
Bollino blu (art.11 c.8) – Il controllo<br />
obbligatorio delle emissioni<br />
di scarico (c.d. bollino blu) a partire<br />
dal <strong>2012</strong> non dovrà essere effettuato<br />
ogni anno, ma solo in occasione<br />
delle scadenze per la revisione<br />
periodica obbligatoria del mezzo (come noto,<br />
dopo quattro anni dall’acquisto e poi ogni due anni)<br />
Esecuzione forzata (art. 3 c.5) – L’agente incaricato<br />
della riscossione può iscrivere garanzia ipotecaria<br />
e procedere ad espropriazione dei beni immobili del<br />
contribuente soltanto quando l’importo complessivo<br />
del cred<strong>it</strong>o non è inferiore complessivamente a<br />
20.000,00 euro<br />
Imposta di sbarco (art 4c.2) – I Comuni delle isole<br />
minori possono ist<strong>it</strong>uire un’imposta di sbarco (in<br />
alternativa alla tassa di soggiorno); tale imposta è fissata<br />
nella misura massima di euro 1,50 per persona<br />
ed è riscossa direttamente dalle compagnie di navigazione.<br />
Naturalmente tale imposta non è dovuta dai residenti,<br />
dai lavoratori e studenti pendolari.<br />
Gocce…<br />
legislative<br />
Continuiamo la rubrica che “apre le finestre” sulle più<br />
recenti e principali leggi, sentenze, decreti o<br />
quant’altro possa interessare i nostri Soci ed il loro<br />
ambiente familiare, condominiale, lavorativo,<br />
economico, ecc...<br />
IN TEMA DI VALIDITÀ<br />
DELLE NOTIFICHE<br />
a) La Corte di Cassazione (sentenza n° 26178<br />
del 6 <strong>dicembre</strong> 2011) ha stabil<strong>it</strong>o che la firma illeggibile<br />
sulla ricevuta di una cartella esattoriale non<br />
cancella la notifica dell’atto; parimenti è valida la<br />
notifica della cartella esattoriale effettuata all’indirizzo<br />
del contribuente anche se consegnata nelle mani<br />
di una persona della quale non si conosce il legame<br />
con il destinatario dell’atto.<br />
b) Corte di Cassazione sentenza n° 14361 del<br />
30 giugno 2011. Nelle notifiche a mezzo del servizio<br />
postale, la mancata indicazione nell’avviso di ricevimento<br />
della qual<strong>it</strong>à di familiare convivente non comporta<br />
necessariamente la null<strong>it</strong>à della notificazione se<br />
la consegna viene effettuata nei confronti di un parente<br />
che si trova presso il domicilio del destinatario; in<br />
tal caso, infatti, si presume, salvo prova contraria, che<br />
egli sia pure temporaneamente convivente.<br />
Ancora sulle “Colf” per rispondere ad un dubbio che<br />
“persegu<strong>it</strong>a” alcuni nostri amici:<br />
COSA SPETTA ALLA COLF IN CASO DI<br />
MALATTIA?<br />
Anz<strong>it</strong>utto una precisazione: il Contratto Collettivo di<br />
lavoro (CCL – art. 27) per le Colf stabilisce che in caso<br />
di malattia la Colf ha dir<strong>it</strong>to alla conservazione del<br />
posto per periodi rapportati all’anzian<strong>it</strong>à maturata<br />
(da un minimo di 8 giorni a 6 mesi).<br />
Per quanto riguarda la retribuzione, per la Colf non è<br />
prevista alcuna indenn<strong>it</strong>à da parte dell’INPS (come<br />
avviene per altre categorie di persone), ma il CCL<br />
stabilisce che alla Colf malata spetti per i primi tre<br />
giorni di assenza la metà del salario e poi l’intera paga<br />
per un “determinato” periodo (fissato in base all’anzian<strong>it</strong>à).<br />
v<br />
<strong>it</strong>a associativa 9
c<br />
ultura<br />
Storie e personaggi<br />
del golfo della Spezia<br />
Ogni comun<strong>it</strong>à la cui esistenza poggia su radici<br />
molto profonde e antiche, inev<strong>it</strong>abilmente, annovera<br />
numerose storie e personaggi che ne hanno segnato<br />
le fasi evolutive succedutesi nel corso dei secoli.<br />
E’ il caso dello spezzino le cui vicende risalgono<br />
nientemeno che alla preistoria.<br />
di<br />
Giacomo Chiappori<br />
10<br />
Che la Spezia abbia origine da insediamenti<br />
romani è documentato dai numerosi reperti<br />
rinvenuti in alcune local<strong>it</strong>à del Golfo. Resti<br />
di stanziamenti romani si ebbero nella parte pianeggiante<br />
della c<strong>it</strong>tà, numerose tombe riun<strong>it</strong>e a necropoli<br />
attribu<strong>it</strong>e al III secolo a. C., anteriori a Luni (177<br />
a. C.) , a Pegazzano, sulle alture ad ovest, tra i cui reperti<br />
si evidenzia un elmo in bronzo del V-IV secolo<br />
a. C. Nell’insenatura del Varignano vennero alla luce<br />
le rovine di una grande villa databile all’80-50 a.<br />
C.; altre presenze romane sono segnalate a San V<strong>it</strong>o,<br />
a Fezzano, a Portovenere e al Muggiano.<br />
Questi insediamenti sono da porre in relazione alle<br />
particolari caratteristiche del golfo, eccezionalmente<br />
protetto, che ne fanno un sicuro e facile approdo frequentato<br />
da etruschi e romani.<br />
Insediamenti ancora più antichi risalenti tra l’età del<br />
bronzo e quella del ferro sono noti nei castellari di<br />
Pignone e Zignago, posti sulla somm<strong>it</strong>à di monti rocciosi<br />
assicuravano una facile difesa e il controllo delle<br />
vie di comunicazione verso l’interno. Continuando<br />
il percorso a r<strong>it</strong>roso e r<strong>it</strong>ornando nel golfo, i segni<br />
della presenza umana più antica provengono dalla<br />
Grotta del Colombo nell’isola Palmaria, di fronte il<br />
promontorio di Portovenere, da riferire alla preistoria<br />
e attribuibili all’Epipaleol<strong>it</strong>ico, o al Neol<strong>it</strong>ico. Oltre a<br />
resti di sepolture umane e ossa di animali, ha rivelato<br />
strumenti in pietra usati dall’uomo prim<strong>it</strong>ivo, lamelle,<br />
raschiatoi, punteruoli in osso, conchiglie forate.<br />
La c<strong>it</strong>tà romana di Luni, fondata nel 177 a. C., con il<br />
suo capace porto alle foci del Magra, svolse per secoli<br />
l’importante funzione di luogo di trans<strong>it</strong>o delle<br />
merci provenienti dai paesi del Med<strong>it</strong>erraneo verso<br />
la pianura Padana, mentre esportava dal nord pelli,<br />
cuoio, miele, vino, e il pregiato marmo per gli edifici<br />
dell’Impero. La decadenza iniziò a partire dal IV secolo<br />
e si rese fatale in tempi successivi, a causa delle<br />
scorribande barbariche e ad un progressivo insabbiamento<br />
del porto.<br />
L’evento favorì lo sviluppo dei centri costieri del golfo,<br />
in particolare di Portovenere e, in tempi successivi,<br />
di Lerici.<br />
La Spezia medioevale era poco più di un borgo, priva<br />
di un approdo attrezzato a causa anche della scarsa<br />
profond<strong>it</strong>à del fondale, la sua attiv<strong>it</strong>à non era rivolta<br />
verso il mare ma esclusivamente ded<strong>it</strong>a all’agricoltura.<br />
L’intero comprensorio era da tempo nelle mire espansionistiche<br />
della Repubblica di Genova, che dopo<br />
l’acquisizione di Portovenere nel 1139, ottenne nel<br />
1276 dai Fieschi il terr<strong>it</strong>orio della Spezia e alla fine<br />
del XIII secolo, la Lunigiana. La c<strong>it</strong>tà, eletta a Podesteria<br />
nel 1343, divenne sede del Vicariato della Riviera<br />
con l’effettiva funzione di cap<strong>it</strong>ale della provincia.
La grotta di Lord Byron a Portovenere<br />
L’ab<strong>it</strong>ato iniziale, posto a ponente del Castello di San<br />
Giorgio, aveva dimensioni modeste, di forma quadrangolare,<br />
i cui confini corrispondevano alle odierne<br />
via Biassa a monte, alle vie Sapri e Dante a mare;<br />
aveva una cinta muraria ampliata successivamente<br />
nel 1443.<br />
Tra il XV e XVI secolo, sotto la salda tutela genovese,<br />
si verificò un buon periodo di sviluppo economico<br />
che rallenta nei secoli successivi a causa della<br />
stagnazione demografica e le dimensioni della c<strong>it</strong>tà<br />
segnarono un modesto incremento raggiungendo l’assetto<br />
che resterà praticamente invariato fino all’Ottocento.<br />
I traffici mar<strong>it</strong>timi e il commercio erano rivolti<br />
verso Portovenere e in particolare verso Lerici, favor<strong>it</strong>a<br />
dal facile collegamento con la piana del Magra<br />
e Sarzana, vero centro nodale delle vie che conducevano<br />
all’interno e alla Toscana.<br />
I viaggiatori provenienti dalla Valle Padana, dall’Italia<br />
Centrale, da Roma diretti a ponente s’imbarcavano<br />
a Lerici, o Portovenere, e per mare proseguivano<br />
per Genova ev<strong>it</strong>ando l’insidioso Bracco.<br />
Tuttavia la Spezia si avviava ad assumere il ruolo di<br />
cap<strong>it</strong>ale amministrativa del comprensorio e per illustrarne<br />
il quadro dell’evoluzione demografica valgono<br />
i seguenti dati:<br />
nel 1607 aveva 2800 ab<strong>it</strong>anti, (che all’inizio dell’Ottocento<br />
raggiunsero i 3102), nello stesso periodo,<br />
579 ne contava Portovenere, 2448 Lerici e<br />
6000 Sarzana, di gran lunga il centro più importante.<br />
Anche il confronto delle ent<strong>it</strong>à riferibili al potenziale<br />
della marineria dell’inizio dell’Ottocento nei più<br />
importanti scali del golfo, ci illustra la s<strong>it</strong>uazione.<br />
Vale al propos<strong>it</strong>o il seguente schema:<br />
11
1815 Portovenere 31 navi per 597 tonn. per 310 addetti<br />
La Spezia 21 “ “ 1150 “ “ 210 “<br />
Lerici 58 “ “ 1398 “ “ 580 “<br />
1827 Portovenere 15 “ “ 331 “ “ 539 “<br />
La Spezia 31 “ “ 901 “ “ 362 “<br />
Lerici 49 “ “ 1790 “ “ 888 “<br />
12<br />
San Terenzo ai primi del ’900<br />
Il periodo dell’occupazione napoleonica, con l’inizio<br />
dei lavori di ammodernamento delle strade, lasciava<br />
presagire grandi possibil<strong>it</strong>à per il futuro della c<strong>it</strong>tà.<br />
Una felice intuizione di Napoleone aveva intravisto<br />
nel Golfo eccezionali qual<strong>it</strong>à strategiche per la creazione<br />
di un porto mil<strong>it</strong>are e con decreto dell’11 maggio<br />
1808, la zona venne assoggettata a tali vincoli.<br />
Fu oggetto di un interessante progetto redatto dall’arch<strong>it</strong>etto<br />
genovese Andrea Tagliafichi che, sull’esempio<br />
di Brest e Tolone ne prevedeva la realizzazione,<br />
ma a causa dei noti eventi succeduti alla caduta del<br />
D<strong>it</strong>tatore non verrà realizzato.<br />
L’avvento dei Savoia, anche se la zona fu trascurata,<br />
posta com’era all’estremo lim<strong>it</strong>e del Regno, portò ad<br />
un notevole incremento della c<strong>it</strong>tà, gli ab<strong>it</strong>anti che<br />
nel 1832 erano 4050 raggiunsero nel 1850 i 6000 in<br />
c<strong>it</strong>tà e 11556 nell’intero comune. La profonda trasformazione<br />
prese l’avvio nel 1860, quando Cavour<br />
decise di trasferire l’arsenale mil<strong>it</strong>are di Genova e<br />
costruire un adeguato nuovo impianto nel lato a ponente<br />
del Golfo della Spezia. Il progetto predisposto<br />
dall’arch<strong>it</strong>etto genovese Domenico Chiodo ebbe corso<br />
con inizio 7 febbraio 1862 e impegnò un grande<br />
numero di persone che nel momento culminante tra<br />
operai e tecnici raggiunsero il numero di 8000.<br />
Alloggiati inizialmente in baracche di cantiere determinarono<br />
in segu<strong>it</strong>o un forte sviluppo della c<strong>it</strong>tà che<br />
già nel 1851 contava 15636 ab<strong>it</strong>anti, ed era in continuo<br />
aumento sotto la spinta dell’immigrazione dai<br />
paesi del circondario e da altri centri del nord Italia.<br />
Lo stesso Domenico Chiodo provvide ad un piano di<br />
rifondazione e ampliamento dell’ab<strong>it</strong>ato, disegnando<br />
una maglia di viali rettilinei e alberati che definivano<br />
le direttrici d’espansione nella parte piana fino alle<br />
pendici collinari.<br />
Ai primi del Novecento, con il nuovo porto mercantile<br />
e l’insediamento di industrie, si verificò un ulteriore<br />
sviluppo demografico, che nel 1901 portò gli ab<strong>it</strong>anti<br />
a 66283 e nel 1921 a 89172, seconda c<strong>it</strong>tà della<br />
Regione.<br />
Il Golfo della Spezia non deve essere considerato<br />
esclusivamente secondo l’aspetto util<strong>it</strong>aristico, mercantile<br />
e industriale, altre qual<strong>it</strong>à e pregi ne fanno un<br />
centro di prima grandezza nel campo paesaggistico e<br />
ambientale. L’insenatura, lim<strong>it</strong>ata ad est dal promontorio<br />
di Montemarcello e a ovest da quello di Portovenere,<br />
con le isole Palmaria e Tino, ha uno sviluppo<br />
costiero vario e frastagliato la cui vegetazione a<br />
oliveti alternati a macchia med<strong>it</strong>erranea, è caratterizzata<br />
da borghi ricchi di monumenti e di storia. Una<br />
visione che giustifica la consolidata vocazione turistica<br />
già a partire dall’Ottocento.<br />
Tale doveva apparire nell’aprile del 1822 a Shelley<br />
quando, con la moglie Mary e due amici, decise di<br />
stabilirsi a San Terenzo nella villa Magni. Erano reduci<br />
da un viaggio in Italia nel quale la sua vena poetica,<br />
stimolata dalle bellezze incontrate, si profuse in<br />
numerose ed alte produzioni. Fu proprio nel Golfo<br />
durante una sosta su una barca che scrisse il poema<br />
“Il trionfo della v<strong>it</strong>a”.<br />
Shelley era entusiasta di San Terenzo, immerso com’era<br />
nella natura, dimentico dei disagi dovuti alla<br />
scomod<strong>it</strong>à della modesta dimora, una casa di pescatori<br />
con il pavimento del piano terreno in terra battuta, idoneo<br />
ad osp<strong>it</strong>are attrezzi per la pesca e il piano superiore<br />
formato da una sala e quattro piccole stanze.<br />
Anche Lord Byron subì il fascino emanato dal Golfo<br />
e sempre nel 1822, prima di trasferirsi a Livorno,<br />
soggiornò a Portovenere. Nella seren<strong>it</strong>à del luogo si<br />
dedicava alla scr<strong>it</strong>tura e appassionato di sport praticava<br />
il nuoto su lunghe distanze e già nel 1810 aveva<br />
attraversato i Dardanelli. Si cimentava in nuotate<br />
dalla costa all’isola Palmaria per vis<strong>it</strong>are la Grotta<br />
del Colombo, e sembra addir<strong>it</strong>tura che abbia attraversato<br />
a nuoto l’intero golfo, 8 chilometri, fino a San Terenzo,<br />
per andare a trovare i coniugi Shelley.<br />
Shelley, il giorno 8 luglio, part<strong>it</strong>o in barca da Livorno,<br />
dove si era recato una settimana prima a incontrare<br />
Byron, con l’amico Edward Williams e un marinaio,<br />
non fece più r<strong>it</strong>orno alla villa dove l’attendeva<br />
la moglie. Dopo dieci giorni il corpo fu rinvenuto sulla<br />
spiaggia di Viareggio.
di<br />
Roberta La Placa<br />
Piu’ si avvicina, maggiormente noto che e’ identica<br />
a me. Vivo la sensazione che mi sto specchiando.<br />
Non ci sono specchi intorno a me. Ora<br />
la persona e’ ferma davanti a me. La guardo e riconosco<br />
me stessa. Il mio sguardo si ferma sugli occhi di lei.<br />
Quello sguardo non e’ il mio. I suoi occhi sono pieni di<br />
tristezza.<br />
Timidamente si presenta. Si chiama Elisa. Anch’io mi<br />
chiamo Elisa. Inizia a parlarmi, dicendo che e’ molto<br />
triste. Elisa prosegue raccontadomi: “ Sono una persona<br />
molto sfortunata. Tanti anni fa ho perso il lavoro. Sono<br />
stata in cassa integrazione. Un periodo terribile. Ti<br />
ab<strong>it</strong>ui a fare la stessa strada al mattino, a vedere le sol<strong>it</strong>e<br />
facce dei colleghi, a svolgere sempre lo stesso lavoro<br />
ed improvvisamente ti svegli una mattina e non devi<br />
piu’ prendere quell’autobus per andare al lavoro.<br />
Nello stesso periodo il fidanzato mi ha lasciato. Sono<br />
stata mesi, protetta dai muri della mia stanza, a guardare<br />
il soff<strong>it</strong>to”.<br />
Con entusiasmo racconto “ Anch’io tanti anni fa ho<br />
perso il lavoro. La cassa integrazione e’ stato un periodo<br />
molto bello. Non e’ carino pensarlo, ma lavorano gli<br />
altri e lo stato ti paga. Per me ha rappresentato una forte<br />
opportun<strong>it</strong>a’ di cambiamento e di scoperta di nuovi<br />
interessi di v<strong>it</strong>a. Ti svegli al mattino ed hai la tua nuova<br />
v<strong>it</strong>a tra le mani da creare. Il fidanzato mi ha lasciato<br />
mentre avevo da poco perso il lavoro. Il soff<strong>it</strong>to non<br />
parla. Il soff<strong>it</strong>to e’ basso e ti rest<strong>it</strong>uisce ogni tuo pensiero<br />
come un boomerang, incolore e senza risposte come<br />
l’hai lanciato. Sopra di noi abbiamo il cielo ed io ho de-<br />
“Oggi ho incontrato<br />
me stessa”<br />
Cammino verso casa in compagnia<br />
dei miei pensieri, quando mi accorgo che una<br />
persona sta venendo verso di me.<br />
siderato vedere cieli nuovi. Ho scelto il cielo di Londra”.<br />
Elisa, dopo avermi ascoltata sbalord<strong>it</strong>a, riprende<br />
a parlare con voce malinconica “Sono nata a Rieti. Non<br />
mi e’ mai piaciuta questa c<strong>it</strong>ta’ ma continuo a viverci.<br />
Terminato il periodo di cassa integrazione e cercato<br />
con grandissima fatica a rimettere insieme tutti i mie<br />
pezzi distrutti, ho iniziato la ricerca di un altro lavoro.<br />
Avendo esperienza come segretaria, anche se non mi e’<br />
mai piaciuto questo lavoro, una societa’ di materiale<br />
elettrico mi ha assunto con lo stesso ruolo. Attualmente<br />
e’ ancora il mio noiosissimo lavoro ”.<br />
“Anch’io sono nata a Rieti” continuo io “ non mi piace<br />
Rieti ed ho cambiato c<strong>it</strong>ta’. Ho lavorato come segretaria.<br />
La fortuna mi ha baciata. La societa’ e’ fall<strong>it</strong>a, perche’<br />
coinvolta nello scandalo mani pul<strong>it</strong>e e non avendo<br />
mai amato questo ruolo lavorativo, ho messo le ali ai<br />
miei sogni. Ho sempre sognato di lavorare nel cinema,<br />
come direttore di produzione. Arrivata a Londra, mi sono<br />
iscr<strong>it</strong>ta a corsi specifici per avere la conoscenza professionale<br />
di questo nuovo mondo in cui volevo entrare<br />
e dopo un anno ho iniziato a lavorare con grande entusiasmo<br />
in questo settore, dove sto continuando con<br />
successo ed entusiasmo ancora oggi.<br />
Elisa con i suoi occhi tristi, timidamente mi confessa<br />
“nessun uomo mi ha chiesto di vivere la mia v<strong>it</strong>a accanto<br />
alla sua. Tutte le mie relazioni sono state disastrose.<br />
Al termine di ogni storia, mi sono sempre r<strong>it</strong>rovata<br />
a guardare soff<strong>it</strong>ti. Ogni persona che ho fatto entrare<br />
nella mia v<strong>it</strong>a, ha distrutto ogni pezzo della mia<br />
interior<strong>it</strong>a’”.<br />
“Anch’io non sono sposata” rispondo ad Elisa “Il mar<strong>it</strong>o<br />
non lo trovi negli scaffali del supermercato o nelle<br />
offerte speciali. Io non voglio essere presa nei saldi di<br />
fine stagione e neanche scegliere un uomo nei saldi.<br />
L’amore non si sceglie. L’amore lo incontri. L’amore ti<br />
avvolge e ti travolge. A volte fa male, ma non ho paura<br />
del dolore, se nasce dall’aver vissuto un’emozione. Elisa,<br />
ci sono tante forme di amore. C’e’ l’amore per la vi-<br />
c<br />
ultura 13
ta, l’amore per il mondo, e l’amore per le tue passioni.<br />
Segui i tuoi sogni intravedendo sempre la realta’”.<br />
Elisa mi interrompe per dirmi ”Mi rendo conto solo<br />
ora, come ho abbandonato la mia v<strong>it</strong>a al destino, nascondendomi<br />
dietro la definizione, di essere una sfigata.<br />
Ho sempre e solo reag<strong>it</strong>o ad ogni evento, scegliendo<br />
di innondarmi di lacrime. Non ho saputo essere un<br />
buon cap<strong>it</strong>ano della mia v<strong>it</strong>a, ho solo il segu<strong>it</strong>o il vento.<br />
Non ho mai portato la mia v<strong>it</strong>a verso la via del sole.<br />
Solo ora che ho incontrato me stessa con il sorriso,<br />
comprendo che la differenza nella v<strong>it</strong>a e’ come ognuno<br />
di noi reagisce agli eventi”.<br />
L’abbraccio forte e riprendo a parlare ”Amo molto la v<strong>it</strong>a<br />
e credo nel valore del presente. Il dolore deve essere<br />
costruttivo e non distruttivo. Il dolore va vissuto,<br />
ascoltato, scorporato e superato. Non permettere che il<br />
dolore si inserica nella tua v<strong>it</strong>a come un freno a mano.<br />
Quando vedi solo dolore, la tua visuale e’ lim<strong>it</strong>ata.<br />
Cammini per la strada, ma non vedi cio’ che ti circonda,<br />
perdi quel sorriso regalato da chi e’ appena passato<br />
al tuo fianco e magari quel sorriso potrebbe diventare<br />
il tuo presente. Se avrai in pugno il presente, dipenderai<br />
meno dal passato e dal futuro. Ascoltami Elisa,<br />
sali a bordo. Al timone della tua v<strong>it</strong>a ci sei solo tu!”.<br />
PER RINGRAZIARE, MA NON SOLO<br />
di Carlo Vercelli<br />
14<br />
Franco Bernabè<br />
e Marco Patuano<br />
incontrano il personale<br />
che ha operato nei<br />
terr<strong>it</strong>ori liguri colp<strong>it</strong>i<br />
dalle alluvioni del 2011<br />
Il 5 <strong>dicembre</strong> il dott. Bernabè ed il<br />
dott. Patuano, accompagnati dai<br />
responsabili delle strutture che<br />
hanno operato durante le due alluvioni<br />
che hanno recentemente colp<strong>it</strong>o<br />
la Liguria, hanno incontrato il<br />
personale che ha lavorato, e tuttora<br />
lavora, nei terr<strong>it</strong>ori colp<strong>it</strong>i dai tragici<br />
eventi.<br />
“<strong>Telecom</strong> in prima linea” è stato lo<br />
slogan voluto dall’Ing. Damonte,<br />
responsabile dell’AOL, per rappresentare<br />
l’impegno profuso dalla<br />
nostra azienda.<br />
Nel suo discorso il Presidente ha<br />
Nella foto da destra a sinistra PATUANO, BERNABE, OPPILIO, DELLEA-<br />
NI, davanti in maglia rossa Pistorello Gianni, socio Alatel che ha ricevuto<br />
un applauso dalla platea per essersi salvato dalla alluvione a Borghetto,<br />
su You Tube dig<strong>it</strong>ando BIGGI DIEGO, si può visualizzare il filmato Alluvione<br />
Borghetto di 42 secondi ripreso mezz’ora dopo che era passata l’onda<br />
di piena, il Pistorello si vede vest<strong>it</strong>o di giallo a destra della baracca e<br />
proveniva a nuoto dalle macchine parcheggiate a destra in alto.<br />
spiegato quanto sia importante, nei momenti immediatamente successivi a queste tragedie, riaprire<br />
le invisibili strade della comunicazione. Comunicare per organizzare, dirigere, capire e talvolta<br />
soccorrere.<br />
Una telefonata allunga la v<strong>it</strong>a, diceva Lopez in un famoso spot, e questo deve aver pensato il<br />
nostro tecnico Pistorello quando si è r<strong>it</strong>rovato in mezzo ad un fiume di acqua e fango dal quale<br />
è stato salvato solo dopo diverse ore.<br />
Non solo ringraziamenti ma anche l’occasione per raccogliere le esperienze, le indicazioni, i suggerimenti.<br />
Quali ingranaggi della macchina dei soccorsi vadano oliati, quali strumenti debba avere<br />
perché, anche se in Liguria ha funzionato bene, bisogna renderla ancor più rapida ed efficace:<br />
in queste tragiche occasioni tutto deve girare senza attr<strong>it</strong>i.<br />
Perché questi eventi, complici le variazioni climatiche, si vericano sempre più di frequente e la<br />
gente si aspetta che <strong>Telecom</strong> Italia sia sempre in linea o meglio “in prima linea”.<br />
L’Ing. Damonte ha voluto ringraziare il Vertice per il sostegno e la partecipazione attiva che ha ricevuto<br />
da tutta l’Azienda durante lo svolgimento delle operazioni che ci hanno permesso di uscire<br />
dall’emergenza.
di<br />
Mara Mantegoli<br />
Sezione di La Spezia<br />
Piacenza<br />
e il Castello di Rivalta<br />
Sabato 12 Maggio, in occasione della riunione della<br />
sezione Alatel della Spezia, abbiamo organizzato una<br />
g<strong>it</strong>a nella c<strong>it</strong>tà di Piacenza, c<strong>it</strong>tà dove ab<strong>it</strong>ualmente si<br />
trans<strong>it</strong>a ma non ci si ferma mai.<br />
Eravamo un nutr<strong>it</strong>o gruppo di ex colleghi, e siamo<br />
rimasti piacevolmente sorpresi nel veder<br />
quanto questa c<strong>it</strong>tà sia calda e accogliente, ricca<br />
d’arte e di storia, nonché di musei, chiese, palazzi<br />
signorili e teatri. Una giovane guida non solo preparata<br />
ma anche coinvolgente, ci ha mostrato il cuore del<br />
centro storico accompagnandoci in un appassionante<br />
<strong>it</strong>inerario tra piazze, strade e monumenti intrisi di testimonianze,<br />
in un viaggio nella memoria, dove colori e<br />
luoghi parlano di un’antica colonia romana, di pellegrini,<br />
di lotte medievali, di fasti rinascimentali, di raffinati<br />
collezionisti e sensibili mecenati<br />
Piacenza è detta anche “c<strong>it</strong>tà di palazzi” perchè in passato,<br />
non essendoci una corte fissa, i c<strong>it</strong>tadini più in vista<br />
poterono ostentare il proprio status con opere arch<strong>it</strong>ettoniche<br />
di lusso, tra cui Palazzo Mulazzani, Palazzo<br />
Scotti da Fombio e Palazzo Mandelli, attuale sede della<br />
Banca d’Italia. E poi Palazzo Landi, Palazzo Costa e<br />
Palazzo Rota Pisaroni, senza dimenticare le aree verdi<br />
che circondano questi edifici, delim<strong>it</strong>ate da sontuose<br />
cancellate in ferro battuto.<br />
Fra le ab<strong>it</strong>azioni nobiliari spicca il palazzo Comunale,<br />
conosciuto anche come “il Gotico”, voluto nel 1281 da<br />
Alberto Scoto, il guelfo reggente della c<strong>it</strong>tà. Il disegno<br />
originario l’aveva previsto a pianta quadrangolare, ma<br />
la costruzione rimase incompiuta per la diffusione di<br />
una grave pestilenza, e la versione defin<strong>it</strong>iva è caratterizzata<br />
dalla merlatura a coda di rondine, dagli archetti<br />
ornamentali e tre torrette, una centrale e due laterali.<br />
Non è da meno il Palazzo Farnese, iniziato nel 1568<br />
per volere di Ottavio Farnese, secondo duca<br />
di Parma e Piacenza, e di sua moglie Margher<strong>it</strong>a d’Austria.<br />
Rimasto incompiuto per mancanza di fondi, per<br />
l’incompetenza di chi dirigeva i lavori , l’edificio venne<br />
recuperato soltanto nel 1588 su richiesta di Alessandro<br />
Farnese e dei figli Ranuccio I Farnese e Ranuccio<br />
II Farnese. Nel 1731, con la morte dell’ultimo duca<br />
della dinastia, iniziò un periodo decadente che sarebbe<br />
terminato nel 1909, quando cominciarono i restauri.<br />
Oggi è sede del Museo Civico e periodicamente<br />
accoglie rassegne culturali ed eventi. Tra gli edifici che<br />
abbiamo vis<strong>it</strong>ato c’è il duomo, dedicato a Santa Giustina<br />
e Santa Maria Assunta, costru<strong>it</strong>o tra il 1122 e il<br />
1233 secondo lo stile austero e elegante delle arch<strong>it</strong>etture<br />
romaniche. E dopo questa lunga vis<strong>it</strong>a interessante<br />
ci siamo mer<strong>it</strong>ati un buon pranzo in un ristorante nel<br />
centro ricavato da una vecchia cantina di un palazzo<br />
dove abbiamo apprezzato ottimi antipasti con salumi<br />
del luogo, tortelli e altri piatti locali, e ottimi dolci.<br />
Nel pomeriggio siamo andati a vis<strong>it</strong>are, poco lontano<br />
da Piacenza, nella val di Trebbia, il castello di Rivalta,<br />
venuto ultimamente in auge per la fiction televisiva<br />
“La Certosa di Parma”. C<strong>it</strong>ato in documenti già a partire<br />
dal 1048, nel XIV secolo entra nel dominio dei<br />
Landi, che ancora ne mantengono la proprietà con il<br />
ramo dei Conti Zanardi Landi. Sontuosa residenza signorile,<br />
circondata da un magnifico parco, annovera tra<br />
gli osp<strong>it</strong>i ab<strong>it</strong>uali i componenti della famiglia reale<br />
d’Inghilterra e si preannuncia con il profilo inconfondibile<br />
ed unico di uno svettante “torresino”. Abbiamo vis<strong>it</strong>ato<br />
il salone d’onore, la sala da pranzo, la cucina, le<br />
cantine, le prigioni, le camere da letto, la torre, la sala<br />
delle armi, la galleria, la sala del biliardo, il museo del<br />
costume mil<strong>it</strong>are. Abbiamo sostato un po’ nel vecchio<br />
borgo, molto caratteristico e silenzioso, dopo di chè abbiamo<br />
ripreso la via del r<strong>it</strong>orno.<br />
v<br />
<strong>it</strong>a associativa 15
ci nella cesta. E’ il momento di capire se i postumi<br />
del Raki sono davvero passati o se mi r<strong>it</strong>roverò piantata<br />
con la faccia sul fondo. La manovra non è esattamente<br />
da ginnasta, ma il risultato è quello che conta.<br />
Il caffè e il freddo hanno fatto il loro dovere. Non<br />
mi sono neppure stirata gli adduttori.<br />
Dopo una breve istruzione su come comportarci in<br />
caso di atterraggio di emergenza e averci informati<br />
che la mongolfiera andrà dove la porterà il vento - come<br />
un flash mi attraversano la mente la tenda rossa<br />
e la cagnetta T<strong>it</strong>ina - il cap<strong>it</strong>ano ci porta in quota.<br />
Un’ora di assoluta meraviglia.<br />
Il volo non è esattamente silenzioso come ce lo saremmo<br />
aspettati. L’emozione, e forse un filo di timore,<br />
hanno reso alcuni compagni di sorvolata eccessivamente<br />
loquaci, ma l’assenza di rumori meccanici e<br />
la pura bellezza delle valli rendono l’esperienza imperdibile<br />
e piena di magia.<br />
La mongolfiera si sposta pigramente, quasi impercettibilmente.<br />
La luce dell’alba cola lentamente lungo<br />
le creste ed i pendii calcarei, svelando paesaggi rosati<br />
o improbabili colate di gelato, pinnacoli e gole.<br />
Ci alziamo altissimi per poi scendere fino a sfiorare<br />
le vigne sul fondovalle, per poi risalire vertiginosav<br />
<strong>it</strong>a associativa<br />
Un’esperienza<br />
straordinaria<br />
Cappadocia. Notte.<br />
“BLI BLI – BLI BLI”. Il suono della sveglia mi penetra nel<br />
cervello. “ma che ore sono?” – “ooooh, ma sono le 4 e<br />
mezza del mattino! ma perché poi?!”.<br />
di<br />
Billa Rosi<br />
16<br />
Nella mente ancora annebbiata dal sonno, e<br />
dai numerosi bicchierini di Raki della sera<br />
prima (è una specie di “sgnappa” turca,<br />
aromatizzata all’anice, “solo” 40 gradi a voler credere<br />
all’etichetta), lentamente si forma una risposta: “Il<br />
volo in mongolfiera!”. Ecco perché dobbiamo svegliarci<br />
alle quattro e mezza del mattino! Pochi minuti<br />
e siamo nella hall dell’Albergo, piuttosto infreddol<strong>it</strong>i<br />
(fuori fanno 5 gradi) e ancora parecchio stropicciati.<br />
Il nostro accompagnatore ci chiama. Dopo alcuni<br />
scambi farneticanti in turco/<strong>it</strong>alo/inglese – manca<br />
qualcuno all’appello e dobbiamo strapparlo a forza dalla<br />
camera e dal calduccio dei piumini – ci imbarchiamo<br />
su di un pulmino che ci porterà al punto di raccolta<br />
per la colazione e la formazione degli equipaggi.<br />
Espletiamo svogliatamente il r<strong>it</strong>o della colazione a<br />
buffet. Per fortuna il caffè è forte ed abbondante, il<br />
Raki sembra stare al suo posto, e la temperatura in<br />
fin dei conti è accettabile.<br />
R<strong>it</strong>emprati e un po’ ecc<strong>it</strong>ati, risaliamo sul pulmino<br />
per recarci al campo di partenza.<br />
Ci aspetta uno spettacolo impensabile. La valle, circondata<br />
da pinnacoli calcarei, è costellata da centinaia<br />
di mongolfiere: chi si è già levato in volo, chi lo<br />
sta facendo, chi sta gonfiando il pallone. Siamo come<br />
bambini ad un baraccone, facciamo più fotografie di<br />
quante ne stiano scattando un gruppo di coreani che<br />
ci ha preceduti da pochi minuti.<br />
Il nostro pallone è quasi pronto, ora si tratta di issar-
avvertenze della partenza ci adagiamo dolcemente su<br />
di un carrello, dove due cortesi (e forzuti) addetti ci<br />
aiutano ad arrampicarci fuori.<br />
Ed ora è il momento delle foto ricordo. L’organizzazione<br />
ci offre una medaglia commemorativa e un flute<br />
di ottimo prosecco…..oh, no! avevo appena smalt<strong>it</strong>o<br />
il Raki!!!!!<br />
mente, quasi a lambire le guglie che poco prima ci<br />
sovrastavano.<br />
Intorno a noi sono centinaia di palloni multicolori.<br />
Nel silenzio da acquario la sensazione è surreale, un<br />
quadro vivente immaginato da Magr<strong>it</strong>te. L’impressione<br />
è rafforzata dalla natura che ci circonda, dove il<br />
magnifico e il grottesco si alternano imprevedibilmente.<br />
Il nostro volo è terminato. Non ostante le minacciose<br />
17<br />
DEDUZIONE CONTRIBUTO ASSILT / DETRAZIONE SPESE<br />
MEDICHE AI FINI DENUNCIA ANNUALE DEI REDDITI<br />
Segnalo che recentemente ho presentato un “interpello” all’Agenzia delle Entrate di Genova per<br />
sapere in che modo riportare le spese mediche con contributo ASSILT nella dichiarazione dei<br />
redd<strong>it</strong>i (nel mio caso mod.730).<br />
In particolare volevo sapere se era possibile scegliere – anno per anno - la più conveniente tra<br />
le due seguenti opzioni:<br />
- dedurre dal redd<strong>it</strong>o la quota annuale di iscrizione all’ASSILT annualmente e detrarre la parte di<br />
spese mediche non rimborsata dall’ASSILT stessa;<br />
- detrarre integralmente le spese mediche sostenute senza riportare in deduzione quanto versato<br />
all’ASSILT.<br />
La risposta scr<strong>it</strong>ta pervenutami dall’Agenzia delle Entrate di Genova dice che deve essere applicata<br />
la prima opzione, cioè si deve dedurre quanto versato all’ASSILT e riportare in detrazione<br />
soltanto la parte di spesa di cui non si è ottenuto il rimborso.<br />
La possibil<strong>it</strong>à di scelta è esclusa.<br />
La motivazione principale addotta è che il contribuente non può ottenere una detrazione del 19%<br />
IRPEF e un rimborso anche parziale da parte di una cassa san<strong>it</strong>aria integrativa (nel nostro caso<br />
ASSILT) a fronte della stessa spesa.<br />
Ovviamente questa risposta si riferisce a me, alla mia domanda, ma mi pare opportuno renderla<br />
nota perché, a mio avviso, fornisce un’indicazione sull’orientamento in materia da parte dell’Agenzia<br />
delle Entrate di Genova.<br />
Ottavio Maestrelli<br />
P.S. – (N.d.R.) Si prende atto della risposta succ<strong>it</strong>ata, ma modestamente esprimiamo dei dubbi<br />
sulla motivazione addotta e correttamente dobbiamo precisare che su questo tema – a quanto<br />
ci risulta – in altre realtà si opera diversamente.
icordi<br />
Come<br />
eravamo<br />
Locutio Temporis che preclude ad un inev<strong>it</strong>abile...<br />
Come siamo diventati! Beninteso per chi di noi<br />
ha la fortuna di avere il biglietto di sola andata,<br />
ancora valido, su questa scheggia impazz<strong>it</strong>a<br />
nell’Universo, chiamata Terra.<br />
di<br />
Laurent Pallanca<br />
18<br />
Problematica temporale che non ci interessava<br />
minimamente, allorquando da bambini, eravamo<br />
al centro delle attenzioni di solerti, premurosi<br />
gen<strong>it</strong>ori e nonni. Oggi, ahimè, nella rapida<br />
successione dei ruoli, ci si accorge che noi, i tempi,<br />
la nostra c<strong>it</strong>tà, tutto è cambiato, o sta cambiando rapidamente!<br />
In un mondo che sembrava avviato ad un<br />
crescente benessere, proprio sotto le Feste, fa specie<br />
vedere quanti “Homeless” spingono avanti un carrello<br />
trafugato al supermercato, carico di stracci, povere<br />
cose, ovvero ... tutto il loro avere. Gente bisognosa,<br />
che in sol<strong>it</strong>udine, andrà ad affollare, sempre più<br />
numerosa, i Pranzi di Natale organizzati in loro favore<br />
da Enti car<strong>it</strong>atevoli, Volontariato, nel tentativo di<br />
sopperire ad evidenti, infin<strong>it</strong>e carenze. Come non ricordare<br />
don Milani e quel suo “I care for ...” spiegato<br />
con passione durante la lezione d’Inglese ai suoi<br />
poveri alunni di Barbiana. Ora, secondo recenti statistiche,<br />
è proprio nel periodo Natalizio che si verifica<br />
nella gente l’aumento della “Deprìme”, elegante<br />
termine con cui i Francesi amano definire la depressione.<br />
Quante volte abbiamo sent<strong>it</strong>o più d’una persona<br />
esclamare... “Vorrei che fossimo già all’Epifania”,<br />
la quale come è noto tutte le feste si porta via! Già!<br />
Però, un mio amico festaiolo aggiungeva di rimando,<br />
in vernacolo ... Ma poei, arriva Carlevà, che e Feste<br />
... Ue turna a Purtà! Ora, feste di Carnevale o<br />
no, la Deprimé è qualcosa di molto seducente, che<br />
miete v<strong>it</strong>time tra le signore un pò attempate, ma non<br />
solo. Una specie di Richard Gere dei tempi migliori.<br />
Lo ricordate in “American Gigolò” dove lui era capace<br />
di eccellenti “Performances” nei confronti di sconosciute,<br />
a comando e dietro compenso? E qui, devo<br />
dire, signori miei attempati ... Da crepare d’invidia!<br />
Consoliamoci, ev<strong>it</strong>ando questa volta “Liaison Dangereuses”<br />
con “Napoletane Veraci”, più o meno procaci,<br />
visto che è mio intento avvalermi di canzoni, nel<br />
descrivere il bel tempo andato, emozioni vissute,<br />
sperando ci siano d’aiuto. Rivedo la puntina del giradischi<br />
scivolare nel microsolco e nell’inizio di un assolo<br />
di tromba, risento De Andrè cantare... Ricordi<br />
sbocciavan le viole, con le Nostre parole... Non<br />
ci lasceremo, mai mai e poi mai.... Bastano quei<br />
pochi magici versi, a riportarmi indietro nel tempo.<br />
Rivedo la c<strong>it</strong>tà com’era, risento l’eco dei miei passi<br />
perduti su marciapiedi lucidi di pioggia , portarmi<br />
inconsciamente verso luoghi ambigui dell’angiporto,<br />
illuminati da rari lampioni. Passando davanti ad<br />
un’improbabile, già vecchio, “Modern Bar”, sento<br />
filtrare le note del Le<strong>it</strong> Motiv del film Casablanca.<br />
Entro come un automa. Non ci sono H. Bogart, nè<br />
Laureen Bacall, ma potrebbero... Del resto, non c’è<br />
neanche il pianoforte, le note venivano da uno di<br />
quei primi Juke Box dai neon colorati, fatti ad arco.<br />
I 45 giri, erano lasciati cadere uno sull’altro ed al<br />
prescelto, fu sub<strong>it</strong>o ....Rock Around the Clock!<br />
Fatto questo, la nasc<strong>it</strong>a del Rock, che avrebbe messo<br />
in ombra, grandi musicisti del tempo, tra i quali,<br />
Cole Porter, ricordate Blue Moon ... Stardust, oppure<br />
S. Bechet, Django Reinhardt, Chet Baker? Pazzi<br />
personaggi come Jerry Lee Louis ed quel suo<br />
“Pump Piano?” Alle spalle del barista, strani liquori,<br />
Strega, Millefiori, Genepy, primi Whisky, lasc<strong>it</strong>o<br />
degli americani... che proprio ieri, sono andati
via! L’atmosfera di quei Bar è tipica<br />
... “In the Mood”, per dirla alla<br />
Glenn Miller Band! Pregna di quel<br />
sentore un pò acre di vini, mista all’umido<br />
dei fondi di caffè, immersi<br />
in una nebbia di fumo dolciastro di<br />
tante, troppe sigarette, Turmac,<br />
Stop, Serraglio, fumate nell’ombra<br />
di angoli nascosti, da navigate<br />
“Betty Blù”, anziane meretrici che<br />
lì stazionavano in perenne attesa di<br />
sconosciuti clienti. Profumatissime, con<br />
i riccioli sempre a posto. Sui loro volti, Fard ed<br />
un pesante trucco malcelavano profonde rughe nate<br />
nell’eccesso di piacere offerto, senza quasi mai ricevere<br />
affetto. Di questo passo... mi sto chiedendo dove<br />
sto andando a parare! Qualcuno di cui sopra, deve<br />
aver preso la mia mente per mano, nel girovagare!<br />
O saran tutte queste luci, assenti allora, che mi colpiscono?<br />
Luci bianche, fredde,<br />
neon colorati che occhieggiano<br />
ammiccanti, Led interm<strong>it</strong>tenti.<br />
Mi sento osservato da mute telecamere,<br />
dai loro freddi obbiettivi<br />
puntati, un occhio a<br />
flash di telefonini indiscreti,<br />
multa velox, tutor, scippi, attentati<br />
e... pallottole vaganti!<br />
Dice: E la privacy? Solo un<br />
abusato modo di dire, “Very<br />
trendy, of course!”. Meglio, la<br />
luce un pò gialla delle vecchie<br />
care, calde lampadine ad incandescenza!<br />
Da bambino, volevo sempre accendere<br />
la luce, nella speranza<br />
di sentire quel ... pooff! La lampadina<br />
calcificata di botto, buio<br />
assoluto! Papà ... s’è fulminata<br />
la lampadina! Di nuovo? Vedrai, se ti prendo! Quelli<br />
eran bei tempi! Ad un tratto, nell’attenuarsi di tutte<br />
quelle luci, rivedo come riflessi in uno di quei vecchi<br />
specchi Argenteo - Rosati, fotogrammi traballanti<br />
di un vecchio Film in bianco e nero, s<strong>it</strong>uazioni del<br />
mio passato, volti, ricordi, immagini di persone care.<br />
Mi rendo conto che con il passare del tempo, grevi<br />
coni d’ombra generati dall’infrangersi di illusioni e<br />
desiderata si addensano su quelle che allora erano<br />
mie gran<strong>it</strong>iche certezze. Il pensiero di aver fatto del<br />
male, nell’intento di voler fare del bene, come spesso<br />
accade nella v<strong>it</strong>a, mi tormenta! Meglio tornare alle<br />
canzoni ... Stella del Nord, vieni via, nessuno<br />
ce lo ha detto che la giovinezza passa, Oh! Stella<br />
del Nord. Già, Goran Guzminac! Ma tutto ormai<br />
suona così...Lontano, lontano nel tempo... Ri-<br />
penso a quel sorriso che tu amavi tanto. E ripenso<br />
anche a... Quando il vento dell’Est mi porterà,<br />
il profumo dei, capelli tuoi ...Cari ricordi confusi<br />
in altre note musicali di quelle parti ... Non te ne<br />
andare - Non mi lasciare... Stammi vicino, non<br />
ho che te! Una supplica, un presagio? Forse un dolore.<br />
Nello svanire di quella melodia, in una fredda<br />
Tramontana di quelle che appiattiscono il nostro<br />
“Mare d’inverno” si sente una voce cantare...Di<br />
porta in porta, Di stazione in stazione - Un bicchiere<br />
di Neve, un caffè come si deve... Il dolore<br />
passerà!<br />
E’ quello che si spera, sempre. Poi, forse a lenire il<br />
tutto, un tiepido Aliseo da Sud, che ci resta da vivere<br />
- Anche quest’anno, la Primavera tarda ad<br />
arrivare! Queste due ultime semplici frasi, severa<br />
la prima, ricorrente quasi banale, ovvia la seconda,<br />
mi riportano ad un lucido senso della realtà. Oh my<br />
God! Anzi... “My Sweet Lord!”. No no, lo so, avevate<br />
già cap<strong>it</strong>o che i seri dubbi<br />
su dove stavo andando a parare,<br />
erano più che giustificati! Avrò<br />
mica anch’io, attempato signore,<br />
si fa per dire, sub<strong>it</strong>o il fascino<br />
di quella ma<strong>it</strong>resse che credevo<br />
giovane, “Mademoiselle<br />
Deprimé”? Salvo poi accorgermi,<br />
una volta averla frequentata<br />
da vicino, essere laida, vecchia<br />
come il mondo e che ci corteggia.<br />
Soprattutto nelle feste. Ragion<br />
di più per abbandonarla al<br />
suo destino!<br />
I dream of Wh<strong>it</strong>e, Christmas....<br />
Canzone Natalizia<br />
Regina, cantata da Bing Crosby.<br />
Lo ricordate in ab<strong>it</strong>i talari, nel<br />
film “Le campane di S.Lucia”, a<br />
fianco di una meravigliosa Ingrid<br />
Bergman vest<strong>it</strong>a da suora, tutti e due assai smarr<strong>it</strong>i<br />
nei meandri della v<strong>it</strong>a? Ora, proprio quando Irving<br />
Berlin, dopo quel... I Dream... dà il via a cori<br />
Celestiali, sono certo che ognuno di noi rivedrà nella<br />
propria mente, scene del bel tempo andato, “Perdù<br />
a jamais!<br />
Chiedo venia, non era mia intenzione coinvolgervi, in<br />
certi “Excursus Mentali... Festivalieri”, ma se qualcuno<br />
ne avesse sub<strong>it</strong>o il fascino, non è un gran peccato,<br />
in fondo, farsi coinvolgere da “Innocenti Evasioni!”<br />
Ora, in tempo di Fine <strong>Anno</strong>, bilanci e conclusioni,<br />
nel caso non ne abbiate delle migliori, che<br />
ne direste di affidarsi a T<strong>it</strong>o Livio, il quale in senso<br />
lato affermava che ... “Hic Manebimus Optime!” Di<br />
nuovo, anche per quest’anno ... Augurissimi di Buone<br />
Feste a Voi Tutti!<br />
19
v <strong>it</strong>a associativa<br />
<strong>Telecom</strong> Italia<br />
Prest<strong>it</strong>o obbligazionario<br />
di<br />
Carlo Vercelli<br />
20<br />
COMUNICAZIONE<br />
CEDOLA n. 22<br />
Ai dipendenti ed ex dipendenti del Gruppo <strong>Telecom</strong> Italia S.p.A. in<br />
possesso di obbligazioni del Prest<strong>it</strong>o Obbligazionario <strong>Telecom</strong> Italia<br />
2002-2022 si comunica che, a segu<strong>it</strong>o della determinazione del tasso<br />
di riferimento per il secondo semestre <strong>2012</strong> (Euribor 365 scadenza 6<br />
mesi, rilevato il 28/6/<strong>2012</strong>), per il periodo di godimento 1° luglio –<br />
31 <strong>dicembre</strong> <strong>2012</strong>, e quindi con il pagamento degli interessi del 1°<br />
gennaio 2013 (cedola n. 22), le obbligazioni frutteranno un interesse<br />
semestrale così calcolato:<br />
a) componente base 0,94% tasso annuo lordo equivalente a<br />
0,473% tasso semestrale lordo<br />
b) componente Bonus +0,45% sul tasso semestrale lordo per le<br />
obbligazioni cost<strong>it</strong>uenti l’incremento del possesso medio dell’obbligazionista<br />
rilevato nel secondo semestre <strong>2012</strong> rispetto al possesso<br />
medio del primo semestre <strong>2012</strong><br />
c) componente Premio Fedeltà +0,30% sul tasso semestrale lordo<br />
per le obbligazioni possedute il il 2 luglio <strong>2012</strong> e mantenute<br />
continuativamente fino al 31 <strong>dicembre</strong> <strong>2012</strong>.<br />
In altri termini:<br />
- per le obbligazioni che avranno dir<strong>it</strong>to alla componente Bonus, il<br />
rendimento della cedola n.22 sarà pari ad un tasso semestrale lordo<br />
complessivo del 0,923%, corrispondente ad un tasso annuo lordo<br />
del 1,84% circa<br />
- per le obbligazioni che avranno dir<strong>it</strong>to alla componente Premio Fedeltà,<br />
il rendimento della cedola n.22 sarà pari ad un tasso semestrale<br />
lordo complessivo del 0,773%, corrispondente ad un tasso<br />
annuo lordo del 1,54% circa<br />
- per le obbligazioni che avranno dir<strong>it</strong>to sia alla componente Bonus<br />
sia alla componente Premio Fedeltà, il rendimento della cedola<br />
n.22 sarà pari ad un tasso semestrale lordo complessivo del<br />
1,223%, corrispondente ad un tasso annuo lordo del 2,43% circa<br />
Si ricorda che, come precisato nella comunicazione del 21 settembre<br />
2011 pubblicata all’indirizzo internet https:<br />
//t<strong>it</strong>oli.open.<strong>telecom<strong>it</strong>alia</strong>.<strong>it</strong>/prest<strong>it</strong>o/documenti.asp, per effetto dell’entrata<br />
in vigore delle recenti disposizioni normative in materia di entrate,<br />
l’imposta sost<strong>it</strong>utiva sugli interessi lordi maturati verrà applicata<br />
nella misura del 20%.<br />
Per eventuali informazioni sul Prest<strong>it</strong>o Obbligazionario e dettagli o<br />
chiarimenti su quanto sopra indicato sono disponibili:<br />
- il s<strong>it</strong>o intranet/internet http://t<strong>it</strong>oli.open.<strong>telecom<strong>it</strong>alia</strong>.<strong>it</strong>/prest<strong>it</strong>o<br />
- il call center 800 017 800 attivo nei giorni lavorativi dalle 9:00<br />
alle 12:30.<br />
AVVERTENZA IMPORTANTE PER CHI NON USA IL SISTEMA “FAX-SERVER”<br />
Per un corretto inoltro delle richieste cartacee tram<strong>it</strong>e mod. OCR è necessario attenersi alle seguenti<br />
regole:<br />
1 – Tutti i Soci hanno ricevuto il nuovo mod. OCR che sost<strong>it</strong>uisce in via defin<strong>it</strong>iva il precedente<br />
mod.17;<br />
2 – compilare una fotocopia del mod. OCR per ogni singolo documento fiscale di spesa esib<strong>it</strong>o (in caso di più documenti<br />
fiscali di spesa, devono essere utilizzati più modelli);<br />
3 – in caso di prestazioni riguardanti un familiare a carico, è necessario compilare anche la parte “Dati del Fru<strong>it</strong>ore”;<br />
4 – barrare solo una delle caselle “Tipo Documento”;<br />
5 – barrare solo una delle caselle “Tipo Prestazione”;<br />
6 – riportare esattamente i dati del documento fiscale (Numero, Data, Importo);<br />
7 – completare il modello OCR con data, firma e consenso al trattamento dei dati comuni e sensibili;<br />
8 – allegare la fotocopia (non l’originale) del documento fiscale i cui riferimenti sono stati indicati al precedente punto<br />
6 e di eventuali ulteriori documentazioni a supporto (es.: prescrizioni mediche, ricette per farmaci, preventivo<br />
odontoiatrico, ecc.);<br />
9 – inviare il tutto in busta chiusa al seguente indirizzo postale, dedicato esclusivamente al ricevimento delle richieste<br />
di rimborso cartacee:<br />
HR Services s.r.l. - Casella Postale 493 - P.zza San Silvestro, 19 - 00187 ROMA
di<br />
Marco Pini<br />
Appuntamento Martedì 15 gennaio 2013 (dalle<br />
ore 10 alle ore 12.30), presso il Circolo dell’Autor<strong>it</strong>à<br />
Portuale Via Albertazzi (Di Negro) Genova, per<br />
discutere sia delle importanti nov<strong>it</strong>à introdotte<br />
dal Testo Unico Normativo in vigore dallo scorso 1 luglio<br />
che delle nuove funzioni di assistenza san<strong>it</strong>aria, in particolare<br />
rivolte agli associati pensionati. Saranno recap<strong>it</strong>ate al<br />
domicilio di ognuno appos<strong>it</strong>e lettere di convocazione.<br />
NOVITÀ - OSSIGENO E OZONOTERA-<br />
PIA A SCOPO TERAPEUTICO<br />
L’ossigeno - ozonoterapia si basa sull’utilizzazione di una miscela<br />
di ossigeno e ozono ed è abbastanza diffusa per il trattamento<br />
di varie patologie (Ernie discali, osteoporosi, artr<strong>it</strong>e,<br />
artrosi, diabete, cellul<strong>it</strong>e, calvizie e problemi vascolari).<br />
Nel caso di ernia del disco abbastanza contenuta, è consigliata<br />
ed esegu<strong>it</strong>a da medici specialisti prima di arrivare all’intervento<br />
chirurgico (discolisi con ozono).<br />
Pur non essendoci ancora dati scientifici che convalidino l’efficacia<br />
di tali cure, negli ultimi tempi si è registrato un aumento<br />
delle richieste da parte dei soci in quanto anche il Ministero<br />
della Salute ha riconosciuto la valid<strong>it</strong>à di tale trattamento<br />
in caso di ernie discali.<br />
Valutato quanto sopra, si conferma che solo ed esclusivamente<br />
in caso di ernia discale cervicale, dorsale, o lombare possono<br />
essere riconosciuti contributi secondo quanto indicato<br />
nel TUNA (nuovo regolamento prestazioni in vigore dal 1 luglio<br />
<strong>2012</strong>), all’Articolo 10 - Punto 8 “Terapia iniettiva e altre<br />
Terapie – Iniezioni o infiltrazioni peridurale, perinervose”.<br />
NOVITÀ - ORTOCHERATOLOGIA<br />
L’ortocheratologia è una tecnica non chirurgica con cui è possibile<br />
correggere un difetto di vista attraverso l’applicazione<br />
programmata di lenti a contatto. Questa tecnica consiste nell’applicazione<br />
di lenti rigide gas permeabili (RGP) con una<br />
conformazione particolare per modificare la forma della cornea<br />
a scopo ottico. Le lenti per ortocheratologia notturna producono<br />
una riduzione temporanea del difetto di vista cambiando<br />
la forma della superficie della cornea.<br />
Quando al mattino la lente viene rimossa, la cornea mantiene<br />
la sua forma modificata e si continua a vedere bene ad occhio<br />
nudo per tutto il giorno, senza occhiali e senza lenti a contatto.<br />
Brevi<br />
ASSILT<br />
2013 - Assemblea generale<br />
associati pensionati ASSILT<br />
- Genova e provincia<br />
Nel caso in cui la documentazione di spesa e san<strong>it</strong>aria corrisponda<br />
a quanto indicato nel TUNA all’Articolo 10 – Punto 2<br />
“Lenti a contatto”, per queste lenti sono erogabili i contributi<br />
previsti per le lenti a contatto rigide.<br />
INFORMAZIONI UTILI - FARMACI<br />
R<strong>it</strong>eniamo utile precisare alcuni aspetti che riguardano i farmaci<br />
di fascia A (per i quali ASSILT non prevede un contributo)<br />
in quanto la legge 135/<strong>2012</strong> modifica le modal<strong>it</strong>à di<br />
prescrizione da parte dei medici di base.<br />
Con questa legge, il medico di base che curi un paziente:<br />
per la prima volta;<br />
per una patologia cronica;<br />
per un nuovo episodio di patologia non cronica;<br />
per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti,<br />
è tenuto ad indicare nella ricetta del S.S.N. la sola denominazione<br />
dei principio attivo contenuto nel farmaco.<br />
Il medico di base può aggiungere sulla ricetta, oltre alla denominazione<br />
del principio attivo, anche il nome commerciale<br />
di un farmaco, specificando che «non è sost<strong>it</strong>uibile».<br />
In tal caso deve giustificare la non sost<strong>it</strong>uibil<strong>it</strong>à con una sintetica<br />
motivazione.<br />
Queste disposizioni non riguardano le terapie croniche già in<br />
corso.<br />
E’ possibile per il paziente chiedere al farmacista un medicinale,<br />
sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo<br />
ma con un costo più alto.<br />
In tal caso pagherà a proprie spese la differenza di prezzo rispetto<br />
al farmaco meno costoso.<br />
NOTE - RICEVUTE DI SPESA – OB-<br />
BLIGATORIETÀ DEL CODICE FISCALE<br />
Da alcuni mesi per le ricevute di spesa e gli scontrini non<br />
sussiste più l’obbligo di legge, in capo alla struttura san<strong>it</strong>aria<br />
em<strong>it</strong>tente, di apposizione del Codice Fiscale.<br />
Si precisa pertanto che per questa documentazione fiscale,<br />
qualora non fosse in linea con quanto diversamente previsto<br />
dall’attuale normativa Assilt (art. 7 T.U.N.), il socio dovrà allegare:<br />
copia della prescrizione medica da cui si rilevi il C.F.<br />
del fru<strong>it</strong>ore delle prestazioni san<strong>it</strong>arie – oppure – copia di un<br />
documento di ident<strong>it</strong>à da cui si rilevi il luogo e la nasc<strong>it</strong>a del<br />
fru<strong>it</strong>ore delle prestazioni san<strong>it</strong>arie – oppure – copia della Tessera<br />
San<strong>it</strong>aria del fru<strong>it</strong>ore delle prestazioni.<br />
v<br />
<strong>it</strong>a associativa 21
22<br />
BOZZA PROGRAMMA TURISTICO ALATEL LIGURIA ANNO 2013
di<br />
Giovanni Schiavina<br />
Fusione nucleare<br />
Alcuni nuclei pesanti, se urtati da un neutrone, possono<br />
spaccarsi in due grossi frammenti più qualche<br />
scheggia con eventuale guadagno di energia (fissione).<br />
E’ anche possibile inviare due nuclei leggeri l’uno contro<br />
l’altro e farli aggregare al fine di cost<strong>it</strong>uire un nucleo<br />
più pesante ed eventualmente qualche scheggia. Questo<br />
è, molto semplicemente, il processo di fusione.<br />
Occorre ricordare che due nuclei sino a una certa distanza<br />
tendono a respingersi, ma insistendo possono agganciarsi,<br />
più esattamente fondersi in un nuovo nucleo<br />
più qualche frammento, generando molta energia. Con<br />
quest’operazione possiamo anche guadagnare energia.<br />
Ad esempio gli isotopi dell’idrogeno, deuterio (esistenti<br />
in natura) e del trizio (artificiale) possono fondersi per<br />
formare un nucleo di elio più un neutrone e più energia<br />
utile. Affinché ciò avvenga, occorre riscaldare a circa<br />
cinquanta milioni di gradi.<br />
Nel mondo delle reazioni chimiche la temperatura è di<br />
centinaia di milioni di gradi. Queste temperature si ottengono<br />
con grande difficoltà solo quando gli atomi sono<br />
stati almeno parzialmente sgusciati (elettronicamente).<br />
La materia ottenuta prende il nome di plasma. La<br />
produzione non controllata di una grande quant<strong>it</strong>à di<br />
energia di fusione fu ottenuta la prima volta nel 1952<br />
con la prima bomba H.<br />
Per mantenere un plasma di dens<strong>it</strong>à relativamente basso,<br />
a una temperatura molto alta, (d’ignizione) occorro-<br />
Nucleare (2ª puntata)<br />
C’è chi dice che era meglio quando l’uomo operava<br />
con spontane<strong>it</strong>à biologica, non come ora che opera<br />
con intenzional<strong>it</strong>à consapevole; mi chiedo, chi la<br />
pensa così è anche convinto?<br />
no opportune bottiglie magnetiche. E’ più difficile contenere<br />
il plasma a lungo che raggiungere la temperatura<br />
d’ignizione. La procedura della fusione nucleare non<br />
emette nell’aria né anidride carbonica né prodotti di<br />
combustione. Nella fusione non si producono scorie come<br />
avvenne a Chernobyl.<br />
La tecnologia nucleare è molto complessa e deve essere<br />
garant<strong>it</strong>a in ogni fase del ciclo produttivo energetico.<br />
Una fonte informativa seria ci fa sapere che c’è scars<strong>it</strong>à<br />
di materiale adatto e che saremmo quindi sempre dipendenti<br />
dagli altri: è chiaro il riferimento all’uranio.<br />
Perché allora non insistere sulle fonti di energia rinnovabili?<br />
La stessa produzione di energia attraverso la fusione<br />
non sarà facile da realizzarsi e non sarà esente da<br />
rischi. Accettato che l’atomo è la più piccola parte di un<br />
elemento e accettato che è cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o da tre particelle,<br />
cerchiamo di conoscerle: protoni, che hanno carica pos<strong>it</strong>iva<br />
ed una massa di circa 1,67 miliardesimi di miliardesimi<br />
di grammo; neutroni (elettricamente neutri),<br />
con massa quasi uguale a quella dei protoni; ed infine<br />
elettroni, che hanno carica opposta ai protoni con massa<br />
circa 2000 volte più piccola di quelle dei neutroni e<br />
protoni. I neutroni e i protoni sono legatissimi tra loro e<br />
cost<strong>it</strong>uiscono il nucleo degli atomi. Gli elettroni avviluppano<br />
i nuclei formando attorno a loro un guscio. La<br />
massa di un atomo è quasi tutta nel suo nucleo, che occupa<br />
solo circa un millesimo di miliardo del volume totale.<br />
Le proprietà chimiche dell’atomo dipendono dal<br />
numero e dalla disposizione degli elettroni che cost<strong>it</strong>uiscono<br />
il guscio. Questo numero è generalmente indicato<br />
con la lettera Z ed è il numero atomico. Esso definisce<br />
il numero dei protoni che caratterizzano un nucleo<br />
e perciò la carica elettrica dello stesso. Il numero di nucleoni<br />
(neutroni più protoni) è generalmente indicato<br />
con la lettera A; è detto numero di massa. Gli atomi con<br />
lo stesso numero atomico Z, hanno le stesse proprietà<br />
chimiche. Atomi con le stesse proprietà chimiche (stesso<br />
Z), ma differente numero di neutroni (diverso A), sono<br />
isotopi ed hanno differenti proprietà nucleari. Esistono<br />
325 isotopi naturali e oltre 1200 creati artificialmente.<br />
Lo sforzo per strappare qualche nucleone dal<br />
c<br />
ultura 23
suo interno è milioni di volte più grande dello sforzo necessario<br />
a strappare un elettrone dall’atomo (ionizzarlo).<br />
Alcuni nuclei in natura hanno una struttura nucleare<br />
non molto rigida che permette trasformazioni spontanee,<br />
acquisendo per ciò il t<strong>it</strong>olo di radioattivi. Un nucleo<br />
radioattivo può assestarsi e trasmutarsi; quando<br />
ciò avviene, le radiazioni prodotte più frequentemente<br />
sono:<br />
- particella α (alfa), agglomerato di due neutroni e due<br />
protoni (è il nucleo di un possibile isotopo);<br />
- particella β (beta negativa) o elettrone (negativa);<br />
- particella β (beta pos<strong>it</strong>iva) o antielettrone (pos<strong>it</strong>iva);<br />
- raggi γ (gamma);<br />
- neutroni, isotopi artificiali molto instabili che possono<br />
emettere neutroni.<br />
24<br />
Controllo delle reazioni<br />
E’ possibile controllare e spegnere le reazioni utilizzando<br />
sostanze capaci di assorbire neutroni , dette neutrofaghe<br />
(mangiatrici di neutroni).<br />
E’ anche possibile usare il raffreddamento, che consiste<br />
nel far circolare: anidride carbonica, acqua leggera,<br />
o acqua pesante.<br />
Gli elementi caratteristici di un reattore nucleare sono:<br />
- una massa cr<strong>it</strong>ica di combustibile dove avvengono le<br />
reazioni (Cuore o Nocciolo);<br />
-un sistema di controllo che permetta di spegnere, all’occorrenza,<br />
il combustibile e anche di poter controllare<br />
in base alle necess<strong>it</strong>à la veloc<strong>it</strong>à della reazione.<br />
Le filiere sono reattori nucleari caratterizzati da una defin<strong>it</strong>a<br />
scelta di combustione, moderatore e raffreddatore.<br />
Le filiere possono essere:<br />
- filiera uranio naturale, graf<strong>it</strong>e, anidride carbonica.<br />
- “ “ “ , acqua pesante, acqua pesante.<br />
- “ “ arricch<strong>it</strong>o, acqua naturale, acqua naturale.<br />
-“ neutroni veloci. (sono detti surgeneratori)<br />
- filiere a graf<strong>it</strong>e: AGR reattore avanzato moderato con<br />
graf<strong>it</strong>e e rigenerato a gas. GCR reattore moderato con<br />
graf<strong>it</strong>e e refrigerato a gas. HTGR reattore ad alta temperatura<br />
moderato a graf<strong>it</strong>e e refrigerato a gas. LWGR<br />
reattore moderato a graf<strong>it</strong>e e refrigerato con acqua leggera<br />
(Chernobyl);<br />
- filiere ad acqua ordinaria: PWR reattore moderato e<br />
refrigerato con acqua in pressione. BWR reattore moderato<br />
e refrigerato con acqua bollente;<br />
- filiere ad acqua pesante: SGHWR reattore ad acqua<br />
pesante generatore di vapore, HWGCR reattore moderato<br />
ad acqua pesante e refrigerato a gas, PHWR reattore<br />
moderato e refrigerato con acqua pesante in pressione<br />
(CANDU), LWCHWR reattore moderato con acqua<br />
pesante e refrigerato con acqua leggera;<br />
- filiere a neutroni veloci: LMFBRFBR reattori autofertilizzanti<br />
e veloci refrigerati con metalli liquidi.<br />
Terminata la lettura del libro ABC, ho cercato di fare un<br />
piccolo riassunto alla portata di chi lo vorrà leggere. Se<br />
a qualcuno dovessi essere sembrato arrogante o pedante,<br />
ne faccio pubblica ammenda.<br />
Sul Secolo XIX del 22 Dicembre 2008 a firma di Sabino<br />
Galli si legge: due o tre cose da sapere sulle scorie<br />
nucleari. Per classificare le scorie radioattive, si ricorre<br />
a due parametri fondamentali: il livello di radioattiv<strong>it</strong>à,<br />
cioè la quant<strong>it</strong>à di radiazione emessa dagli elementi<br />
radioattivi; il periodo radioattivo (o “v<strong>it</strong>a media”),<br />
che corrisponde al tempo necessario perché il loro livello<br />
di radioattiv<strong>it</strong>à si riduca della metà. Si definiscono<br />
così, quattro grandi famiglie di rifiuti radioattivi: 1)<br />
rifiuti altamente e mediamente radioattivi; a v<strong>it</strong>a lunga<br />
(provenienti generalmente dalle attiv<strong>it</strong>à elettronucleari).<br />
Contengono più del 95% della radioattiv<strong>it</strong>à totale,<br />
ma cost<strong>it</strong>uiscono meno del 4% circa del volume di rifiuti<br />
radioattivi; 2) rifiuti debolmente radioattivi, a v<strong>it</strong>a<br />
lunga (rifiuti del trattamento del minerale di uranio, per<br />
esempio); 3) rifiuti debolmente o mediamente radioattivi,<br />
a v<strong>it</strong>a breve. Comprendono generalmente materiali<br />
di lavoro di diversa provenienza; installazioni nucleari,<br />
ospedali, laboratori di ricerca, industria metallurgica e<br />
rappresentano il 90% circa dell’insieme dei rifiuti radioattivi;<br />
4) rifiuti di debolissima radioattiv<strong>it</strong>à (provenienti,<br />
generalmente, dallo smaltimento di centrali o altri<br />
s<strong>it</strong>i nucleari)……… Sarà necessario, nel segu<strong>it</strong>o,<br />
esporre le soluzioni attualmente adottate per trattare e<br />
condizionare questi rifiuti e isolarli dall’uomo e dall’ambiente<br />
per il tempo necessario a raggiungere sicurezza.<br />
Il 13 settembre 2011, un noto quotidiano, c<strong>it</strong>ava: l’incubo<br />
delle discariche atomiche in Italia 300 ettari di<br />
scorie eterne. La Ue ci impone di metterle in sicurezza<br />
entro il 2015; ma da noi, esiste un sicuro cim<strong>it</strong>ero radioattivo?<br />
Segue una notizia più leggera: in America<br />
Latina, c’è chi ha rinunciato ad un po’ di consumismo<br />
usando energie alternative, e dicono di sentirsi in pace.<br />
Sono stati costru<strong>it</strong>i difatti, 60 ecovillaggi a impatto zero<br />
che dimostrano come una v<strong>it</strong>a diversa sia possibile.
di<br />
Laurent Pallanca<br />
E... dintorni, in una delle tante albe di ripartenza.<br />
M<strong>it</strong>iche fermate: Piazza V<strong>it</strong>toria - NovHotel - C. Tardy<br />
e Benech - Piazza Dante, Colombo. Per noi di<br />
Vallecrosia la fermata è: Seminario - Giardini<br />
Ospedale! Fine del m<strong>it</strong>ico.<br />
Sarà perché siamo al confine? Mah!<br />
Inutile negarlo, da tempo si voleva cambiarla, la nostra<br />
fermata. Del tipo, ci vediamo in .... viale dei Glicini, angolo<br />
via Bouganvillee? Dice, Strafico! Sembra facile, ma<br />
si è rivelata una Mission Impossible! Infatti, adiacente al<br />
Seminario c’è “Via Rattaconigli” mentre a fianco i Giardini<br />
Ospedale ... “Via Angeli Custodi”, sotto cui campeggiava, fino<br />
a poco tempo fa la scr<strong>it</strong>ta “Carabinieri!” ubicati poco più<br />
in là. No, dai, perchè ridete? Un pò di rispetto almeno per gli<br />
Angeli Custodi, che diamine! Meno male che qui da noi non<br />
ci sono quartieri con vie a “soggetto”, es. noti uomini pol<strong>it</strong>ici,<br />
se no avremmo ... Via Rattazzi, Piccoli, Storti, Malfatti! Che<br />
poi, al Seminario, non ci sono più frotte di ragazzotti con tuniche<br />
fino ai piedi, lunghe file di bottoncini rossi. Da bambino<br />
chiesi a mio nonno chi fossero ... “Seminaristi”, rispose.<br />
Ah, sì e che cosa seminano? Lui, interdetto: “Già, che cosa<br />
seminano? Ah! Saperlo!” Poi, ridendo sotto i baffi, aggiunse:<br />
” Io , a quelli ... una zappa, gliela darei volentieri! Ma, veniamo<br />
a noi, il sol<strong>it</strong>o folto gruppo di “Aficionados”, cap<strong>it</strong>anati<br />
dalla signora Franchini, già in viaggio, alla volta del Piemonte.<br />
“Mais, Il est grand temps de retourner a nos moutons”, direbbero<br />
i Savoia, che come è noto, da lì venendo, erano Francesi.<br />
Infatti, conservano ancora le loro tombe, nell’Abbey de<br />
Haute Combe, dove è possibile accedere solo attraversando in<br />
barca, le gelide acque del Lac du Bourget. In un caldo sole di<br />
fine primavera, che sà di campi di tenero grano , la mole imponente<br />
del Castello, con la facciata cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>a da una miriade<br />
di mattoni rossi, è li che ci attende. Nei grandi vasi Art Decò<br />
che ornano la facciata, nidi “A Pagliaio” delle cicogne, che<br />
ci danno il benvenuto con i loro becchi, Ta ... Ta ...Ta! Già all’interno,<br />
durante la vis<strong>it</strong>a di innumerevoli stanze e saloni, ci<br />
Sezione Imperia - Sanremo<br />
Vis<strong>it</strong>a al Castello Reale di Racconigi<br />
viene serv<strong>it</strong>o da parte di una giovane guida .... un bel ripasso<br />
di storia, sulla dinastia Sabaudo Piemontese, che ha regnato<br />
su di noi, fino all’altro ieri. Per car<strong>it</strong>à, nessun rimpianto, seppur<br />
con tanti, forse troppi difetti, siamo in Res Publica. Del<br />
Castello, impressiona la bellezza degli arredi, pavimenti di<br />
pregio in fine mosaico e lignei, sale con grandi vasi Cinesi,<br />
molto di moda a quei tempi. Poi, un infin<strong>it</strong>o numero di grandi<br />
tele, finemente dipinte, tese a perpetuare nel tempo i personaggi<br />
di quella dinastia. Pensare che oggi basterebbe all’uopo,<br />
uno di quei piccoli apparecchi<br />
fotografici dig<strong>it</strong>ali, che<br />
chi più chi meno, stentiamo tutti<br />
a dominare! Detto per inciso,<br />
tutta quell’opulenza che ci circonda,<br />
fa rinascere quel poco di<br />
Giacobino che, in sonno, alberga<br />
in ognuno di noi. Nel senso che<br />
vien da domandarsi, quanto fossero<br />
poveri gli arredi ed il censo<br />
... di chi risiedeva nei dintorni.<br />
Ma, torniamo a soffermarci sulle nov<strong>it</strong>à installate nel Castello,<br />
già ai primi del 900’ detta “L’Annee Lumiere!” Prime fra<br />
tutte, la luce elettrica, il cui impianto, per noi che veniamo<br />
dalla Telefonia, ovvero ... Granuli di carbone che fatti vibrare<br />
dalla nostra voce, variando una debole tensione, permettevano<br />
..... Mi si consenta .... quell’impianto elettrico poggiante su<br />
piccoli isolatori “A chiodo”, era da manuale! Come del resto<br />
l’Ascensore, più uno dei primi Frigidaire in legno e zinco, costru<strong>it</strong>o<br />
nella grandiosa cucina! A propos<strong>it</strong>o di cucina, che dire<br />
della nostra, quella del Ristorante “Al Quartin” ... Ci ha<br />
dato il meglio di se stessa. Del cuoco, non si può certo dire<br />
che gli tremasse la mano, con sale e pepe! Lo so, lo so, siamo<br />
tutti a dieta, mangiamo troppo, ma nel bel mentre, una gentile<br />
signora bionda bisbigliava :” Ah, se Verduno fosse stata un<br />
pò più vicina!” Poi, furono sub<strong>it</strong>o rose rosse e coro: Happy<br />
Birthday to you ... Tanti auguri a Te , all’indirizzo di un’inv<strong>it</strong>ata,<br />
che compiva gli anni, pochi, beata lei! Ma ormai, è già<br />
tempo di salire su carrozze d’epoca, trainate da cavalli neri,<br />
immersi nel fresco del parco, il che precede di poco, il r<strong>it</strong>orno<br />
sul caldo del Bus . Durato un’inezia, per fortuna, infatti<br />
l’autista è stato bravissimo a non congelarci.<br />
v <strong>it</strong>a associativa<br />
25
icordi<br />
Costume e società<br />
tra il serio e il faceto…<br />
Nel Paese di montagna, dove stavo di casa<br />
intorno agli anni ’50, si usava dare del ’voi’<br />
a parenti, conoscenti e forestieri.<br />
di<br />
Jacqueline Masi Lanteri<br />
26<br />
Anche i bambini erano ab<strong>it</strong>uati a mettere in<br />
pratica la tradizione, escludendo i compagni<br />
di scuola. Dare del ‘Tu’ ad una persona importante,<br />
era prestigioso: significava una profonda<br />
amicizia. A volte, invece, - darsi del tu- significava<br />
parlar chiaro, senza riserve e ipocrisie. Personalmente<br />
fui educata a dare del ‘Voi’ in casa e fuori. Iniziai<br />
a usare la ‘fatale’ particella all’età di trent’anni, nell’ultimo<br />
periodo di v<strong>it</strong>a di mia madre. Un timido “ E<br />
të vöglë bèn, mà” (Ti voglio bene, mamma) salì spontaneo<br />
dal cuore alle labbra. Come il bocciolo schiude<br />
al raggio di sole così, il ‘voi’ dileguò inaspettato<br />
nei vapori di una gioiosa nuova dimensione: era crollata<br />
un’invisibile parete. Poi, l’antica tradizione fini<br />
nel ciclo inev<strong>it</strong>abile delle storie ordinarie, lasciando<br />
il passo al Tu dato in famiglia e conoscenti, separato<br />
dal – Lei – riservato agli estranei; fino ad oggi, salvo<br />
le sol<strong>it</strong>e provvisorie eccezioni che diventano fisse. Si<br />
direbbe che il ‘tu’ massificato stia crescendo a dismisura<br />
dalle ceneri del povero caro estinto … ‘Lei’…<br />
Dal dirimpettaio, al commesso; dallo studente al professore,<br />
dal fruttivendolo al pol<strong>it</strong>ico; dal salotto televisivo<br />
al call-center, persino il Bancomat mi da ordini<br />
categorici: dig<strong>it</strong>a il codice segreto… Un appiattimento<br />
collettivo di buone maniere. Ai rampolli, poi,<br />
raramente viene insegnato l’uso corretto del rapporto<br />
interpersonale.<br />
Perché, non educarli a cinguettare,<br />
fra le molte da scegliere,<br />
quattro paroline<br />
d’oro: “ Buon giorno”, “Buona<br />
sera”, “Per piacere”,<br />
“Grazie si- Grazie, no” - ne<br />
guadagnerebbero, oggi, la<br />
simpatia degli adulti, domani<br />
la v<strong>it</strong>a sociale. Purtroppo,<br />
assistiamo all’ineducazione<br />
di pargoli, accompagnati da<br />
nonni o padri e madri, che, o non salutano per niente<br />
o biascicando un ciao, corrono via con la delicatezza<br />
di un branco di elefanti. So, di maestri e docenti<br />
d’indirizzi univers<strong>it</strong>ari, che permettono agli allievi<br />
di dare loro del ‘tu’. Oso pensare siano in buona fede<br />
- Ci sono incarichi autorevoli sopra le parti. Il’Lei’ rispetta<br />
le essenziali divers<strong>it</strong>à, il ‘tu’ tende ad annullarle.<br />
Il mandato del docente è maggiore per età, cultura,<br />
responsabil<strong>it</strong>à, esperienza; l’allievo in subordine<br />
per minore conoscenza, età, inesperienza. E’ questione<br />
di sano equilibrio. Infatti, l’estrema accondiscendenza<br />
cond<strong>it</strong>a da falso buonismo indulgente e<br />
tollerante quasi indifferente al futuro dei ragazzi, sta<br />
soffocando gli ideali del loro cuore, coltivando invece<br />
zizzania, ribellione, arroganza, bullismo; famiglia<br />
e scuola privi di ferma autorevolezza nelle richieste<br />
e nei giusti rifiuti, sono incapaci di governare il vigore<br />
impetuoso ingestibile degli adolescenti. Abbiamo<br />
relegato in soff<strong>it</strong>ta la saggia e indispensabile disciplina;<br />
quella che i ragazzi vogliono e cercano, per<br />
sentirsi in mani sicure, per potersi appoggiare con fiducia<br />
a un saldo pilastro educativo.<br />
E, fuori dai denti, lasciatemi dire: avere scarpe, borse,<br />
ab<strong>it</strong>i cartelle ‘firmate’ per frequentare scuole di ogni ordine<br />
e grado non rende più intelligenti e mortifica il<br />
compagno che non se lo può permettere, stimolando la<br />
famiglia a fare ulteriori sacrifici per rendere il rampollo<br />
– uguale agli altri – col risultato di un piatto conformismo<br />
per mancanza di original<strong>it</strong>à. Quest’ultima, invece,<br />
potrebbe risorgere in un moto provocatorio ed educativo,<br />
- l’essere non l’apparire - riponendo tranquillamente<br />
i libri in un anonimo zaino comprato a pochi euro<br />
nel mercatino rionale sotto casa. L’ottus<strong>it</strong>à di noi<br />
adulti è devastante! Non vogliamo faticare nell’educare<br />
i nostri figli: a sradicare le cattive ab<strong>it</strong>udini e coltivare<br />
le buone. A mettere dei paletti e sapere dire i ‘NO’<br />
che aiutano a crescere. Questa grave omissione e la rinuncia<br />
al comp<strong>it</strong>o di educatori, sta facendo crescere
generazioni di scontenti, pessimisti, violenti, egoisti,<br />
vuoti, incapaci. Stiamo crescendo giovani che hanno<br />
troppo di tutto ciò che è materiale, ma sono privi<br />
d’ideali, di coraggio e fiducia nel futuro, di rinuncia e<br />
sacrificio, sentimento religioso. Crediamo di essere padroni<br />
di v<strong>it</strong>a e morte in nome della scienza e della tecnica,<br />
diventati i nostri idoli. Basta un sussultare di terra,<br />
un’esondazione di fiume, un’onda anomala, un capillare<br />
del cervello rotto per saggiare quanto siamo deboli<br />
e attaccabili di fronte agli eventi. Nel paese in cui<br />
sono cresciuta, il maestro e il parroco cost<strong>it</strong>uivano autor<strong>it</strong>à<br />
cui andava tutta la stima; il loro giudizio scontato<br />
e indiscusso. Scuola e famiglia in perfetta sintonia<br />
per crescere il bimbo nel modo retto. Quando il maestro<br />
puniva con una nota da portare firmata, e l’alunno<br />
anche se debolmente reagiva, i gen<strong>it</strong>ori di rimando: ”Se<br />
il maestro ti ha dato una bacchettata sulle orecchie, significa<br />
che te la sei mer<strong>it</strong>ata, e se ti lamenti ne riceverai<br />
un’altra da noi!” Casp<strong>it</strong>a! Altro che! Oggigiorno, sono<br />
i ragazzi a bacchettare gli insegnanti, e i gen<strong>it</strong>ori, da veri<br />
sciocchi, a dar loro ragione escludendo a priori ogni<br />
loro responsabil<strong>it</strong>à. Mi domando perché non chiedere<br />
un colloquio per aprire un dialogo efficace a instaurare<br />
un rapporto di fiducia e, cercare insieme di risolvere<br />
i problemi di disagio che i giovani incontrano. S<strong>it</strong>uazioni<br />
difficili e trasgressive create dalla falsa libertà<br />
che, lascia fare ciò che soddisfa al momento, mentre la<br />
vera, al bivio sceglie la strada più ardua ma sicura che<br />
porta alla realizzazione individuale. Si è veramente liberi<br />
quando si sceglie il bene, altrimenti ci si vota alla<br />
schiav<strong>it</strong>ù. Termino con l’episodio che riassume quanto<br />
sopra scr<strong>it</strong>to. Mio padre adottivo, integerrimo contadino<br />
con poca istruzione e molta saggezza, un giorno mi<br />
mostrò un alberello che cresceva storto. Impugnò un<br />
robusto bastone, lo piantò di fianco al frutice e li strinse<br />
ambedue in vari punti con un appos<strong>it</strong>o laccio. La<br />
piantina pian piano si raddrizzò e crebbe perfettamente<br />
allineata al tutore.<br />
Vedi mi disse: “I bambini sono simili agli alberi, occorre<br />
raddrizzarli (educarli) quando sono teneri (piccoli)<br />
quando crescono (storti) i loro difetti si rafforzano,<br />
diventano vizi radicati a tal punto che, ci vorrebbe<br />
un miracolo, a estirparli con grande fatica, costanza,<br />
volontà ferrea” Ricordo con nostalgia la sua saggezza.<br />
Una bonaria provocazione, e se cominciassimo a<br />
darci del -voi?- ovvero a prendere nuovamente in<br />
mano le redini dell’energica, salutare, educazione civica<br />
ed etica dei tempi andati?<br />
27<br />
PER I TELEFONICI UNA ULTERIORE RITENUTA<br />
Come già pubblicato sul Giornale Alatel Liguria di giugno u.s. a carico degli iscr<strong>it</strong>ti e pensionati<br />
delle ex gestioni previdenziali c.d. Fondi Speciali (tra i quali il FONDO TELEFONICI) conflu<strong>it</strong>i poi<br />
nel Fondo Lavoratori Dipendenti)<br />
è stato ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o con la legge n° 241/2011 un<br />
contributo di solidarietà<br />
lim<strong>it</strong>atamente al periodo 1° gennaio <strong>2012</strong> – 31 <strong>dicembre</strong> 2017.<br />
La motivazione di tale r<strong>it</strong>enuta poggia sul fatto che detti lavoratori, in relazione alle modal<strong>it</strong>à dei singoli<br />
Fondi, hanno beneficiato o beneficiano di trattamenti di maggior favore rispetto ai lavoratori dell’AGO.<br />
Detto contributo si applica sulle pensioni di importo superiore a 5 volte il trattamento minimo<br />
ed è rapportato ai contributi maturati prima del 31 <strong>dicembre</strong> 1995 con le seguenti modal<strong>it</strong>à:<br />
anz. contributiva al 31.12.1995<br />
aliquota del contributo<br />
da 5 e fino a 15 anni 0,3%<br />
oltre 15 e fino a 25 anni 0,6%<br />
oltre 25 anni 1,0%<br />
Per i telefonici in servizio il contributo è fisso per tutti allo 0,5%<br />
Le r<strong>it</strong>enute decorreranno dal 1° luglio <strong>2012</strong> e l’importo dovuto per il periodo da gennaio a giugno<br />
<strong>2012</strong> verrà recuperato dalla rata di luglio a <strong>dicembre</strong> <strong>2012</strong> e 13ma.
c<br />
ultura<br />
I Fieschi<br />
e il gatto<br />
Gatto, gatto! Era questo il grido<br />
di battaglia dei Fieschi, conti di<br />
Lavagna. Grido che echeggia ancora<br />
in agosto durante la manifestazione<br />
della Torta dei Fieschi.<br />
di<br />
Rosanna Cordaz<br />
28<br />
Il “bestiario” o “bestiarium” era un compendio che descriveva<br />
gli animali e le loro caratteristiche comportamentali<br />
sin dal Medioevo, come il “lapidario” per le rocce e i minerali<br />
e l’“erbario” le virtù delle piante. Il “bestiario dei Fieschi”<br />
nacque dall’idea di elencare tutti gli animali (reali o fantastici)<br />
che si ricollegavano alla famiglia.<br />
Nel nostro caso ci occuperemo del Gatto. In araldica sono state<br />
spesso utilizzate figure di animali, rifacendosi alla simbologia<br />
egizia, greca e romana e anche prendendoli ad esempio per le loro<br />
peculiari caratteristiche viste sempre nell’aspetto pos<strong>it</strong>ivo. Il<br />
gatto era adorato in Eg<strong>it</strong>to e considerato sacro e inviolabile in India<br />
e Arabia, apprezzato anche in Occidente da Etruschi e Romani,<br />
cadde in disgrazia nel periodo della caccia alle streghe nel<br />
Medioevo.<br />
E’ presente anche nello Zen: per i giapponesi è un esempio per<br />
la sua capac<strong>it</strong>à di med<strong>it</strong>are camminando e per la prontezza di riflessi<br />
agendo. In Liguria lo troviamo anche nello stemma di<br />
una delle famiglie nobili più importanti: I Fieschi. Sovrasta<br />
infatti uno scudo bandato d’argento (purezza e<br />
giustizia) e d’azzurro (gloria, virtù) in posizione sedente,<br />
sormontato dal motto fliscano “SEDENS AGO”,<br />
agisco stando fermo.<br />
Rappresentava il simbolo della sapienza che opera più<br />
con l’ingegno che con la forza. A differenza delle altre<br />
grandi famiglie genovesi, i Fieschi avevano già allora una<br />
mental<strong>it</strong>à “europea” e i confini del loro terr<strong>it</strong>orio erano<br />
molto vasti.. Il loro patrimonio si estendeva oltre la Liguria in<br />
Lunigiana, nell’Appennino Parmense e piacentino fino all’oltrepo’<br />
pavese, anche grazie a “furbe parentele” e accorti matrimoni<br />
con la famiglia Malaspina.<br />
Da buoni liguri, si inserirono abilmente nell’èl<strong>it</strong>e cosmopol<strong>it</strong>a<br />
che grav<strong>it</strong>ava attorno alla Curia Romana e soprattutto con i banchieri<br />
al servizio della Chiesa. Vantano due Pontefici, molti cardinali<br />
e Vescovi e addir<strong>it</strong>tura una Santa, Caterina da Genova.<br />
La figura del gatto è stata r<strong>it</strong>rovata anche sui cippi che delim<strong>it</strong>avano<br />
i loro terr<strong>it</strong>ori: il “termine del gatto”, è un cippo in pietra<br />
che segna il confine dello STATO FIESCHI tra Val di Taro e Val<br />
di Magra. A ricordare la loro abil<strong>it</strong>à nel creare alleanze utili alla<br />
famiglia è la nota e antica festa della “Torta dei Fieschi” durante<br />
la quale si festeggiano le nozze del conte Opizzo Fieschi<br />
avvenute nel 1230 con la nobildonna senese Bianca de’ Bianchi:<br />
nella piazza centrale di Lavagna il 14 agosto; viene distribu<strong>it</strong>a<br />
una torta di 10-12 quintali e la sera del 13 si svolge “l’Addio do<br />
Fantin” (l’addio al celibato) davanti alla basilica di S. Salvatore<br />
di Cogorno.<br />
Gatto, gatto! Era questo il grido di battaglia dei Fieschi,<br />
conti di Lavagna che riecheggia ancora durante il corteo storico.<br />
Non era un grido di battaglia, ma voleva suggellare il controllo e<br />
la presenza della famiglia sul terr<strong>it</strong>orio non tanto con la forza,<br />
quanto con la costruzione di palazzi e monumenti prestigiosi e<br />
raffinati. Se ne vedono ancora tracce in alcuni palazzi a Genova<br />
e non solo, a Parma e Modena, ma soprattutto nella splendida<br />
Basilica dei Fieschi di San Salvatore di Cogorno, monumento<br />
nazionale e uno dei più belli della Liguria, con il bellissimo rosone<br />
fatto arrivare direttamente dalla Francia. Ai lati del rosone<br />
ancora dei riferimenti particolari: le “quattro creature viventi”<br />
dell’Apocalisse di S.Giovanni: l’aquila, l’uomo, il leone e il v<strong>it</strong>ello,<br />
intesi come simbolo degli Evangelisti. La loro fine fu decretata<br />
dalla “congiura” ord<strong>it</strong>a da Gian Luigi Fieschi, il Giovane,<br />
contro la Repubblica di Genova, congiura ancor oggi di difficile<br />
comprensione poiché si ruppe un tac<strong>it</strong>o accordo di rispetto delle<br />
rispettive forze per un risentimento ingiusticato.<br />
Si erano dimenticati del loro simbolo “il Gatto” e di quello che<br />
aveva sempre rappresentato: AGISCO STANDO FERMO!<br />
Peccato, dovevano prendere esempio da questo animale, affascinante<br />
e misterioso. Il gatto ha fatto la sua comparsa sulla terra<br />
milioni di anni prima di noi e quando apparve il primo uomo il<br />
suo processo evolutivo era completato.<br />
Che sia per questo che ci osservano con quell’aria di superior<strong>it</strong>à<br />
come fossimo esseri inferiori?
a cura di<br />
Carlo Vercelli<br />
Apartire dal 7 luglio il vis<strong>it</strong>atore del Galata Museo<br />
del Mare potrà salire a bordo della Galea genovese<br />
del ‘600 che fin dall’inaugurazione del Museo cost<strong>it</strong>uisce<br />
una delle ricostruzioni a grandezza naturale<br />
più impattanti e caratteristiche. A otto anni dalla sua apertura,<br />
il Galata Museo del Mare prosegue il suo rinnovamento.<br />
Dopo le innovazioni del sommergibile Nazario Sauro (2010) e<br />
del MEM – Memoria e Migrazioni (2011), lo staff scientifico<br />
del Mu.MA torna su uno degli argomenti fondanti il museo: la<br />
v<strong>it</strong>a a bordo delle galee e nell’arsenale della Repubblica di<br />
Genova, di cui, proprio l’edificio Galata è l’ultima parte superst<strong>it</strong>e.<br />
Galata Museo del Mare:<br />
sali a bordo di una<br />
Galea del XVII secolo<br />
La v<strong>it</strong>a a bordo delle Galee<br />
e nell’arsenale della<br />
Repubblica di Genova<br />
c<br />
ultura III<br />
Il “Sali a bordo della Galea” si inserisce nel riallestimento<br />
del piano terra denominato “la v<strong>it</strong>a a bordo delle galee e nell’Arsenale<br />
della Repubblica di Genova”. Cinque diverse sale<br />
dedicate all’età del remo a Genova, gli anni tra il ‘500 e il<br />
‘700, tra la figura di Andrea Doria - armatore di galere e vero<br />
rifondatore della Repubblica - e il governo dei Dogi che<br />
accompagnarono gli ultimi, faticosi, secoli della Repubblica.<br />
Il nuovo percorso espos<strong>it</strong>ivo esprime bene la filosofia museale<br />
del Galata: una forte impostazione storica tesa alla divulgazione,<br />
un patrimonio di opere storiche e artistiche di grande<br />
pregio e un approccio scenografico, multimediale e interattivo<br />
per imparare toccando, muovendosi e interagendo con<br />
le installazioni. Il vis<strong>it</strong>atore<br />
del Galata Museo<br />
del Mare diventa<br />
“vis<strong>it</strong>-attore”: dopo<br />
aver esplorato l’Arsenale<br />
può salire a bordo<br />
della Galea, fin sul<br />
ponte di voga, per<br />
esplorarne l’interno e<br />
scoprire la v<strong>it</strong>a di bordo<br />
vestendo i panni di<br />
un membro dell’equipaggio scegliendo tra schiavi, forzati e<br />
buonavoglia; interagire con i personaggi tipici dell’epoca<br />
quali aguzzini e papassi; assistere all’animata discussione tra<br />
il Senatore, il Cap<strong>it</strong>ano e il Maestro d’Ascia; approfondire<br />
nella “Ludoteca della Galea” alcuni aspetti della v<strong>it</strong>a di bordo;<br />
ammirare reperti e opere rare dell’epoca che completano<br />
questo viaggio nel tempo.<br />
PER UN’ANTICA “GALERA”<br />
Ave o Galera di superba prora<br />
dai massicci alti bordi ripart<strong>it</strong>i,<br />
dai pennoni nel ciel svettanti ard<strong>it</strong>i,<br />
come invocar sul mar Nostra Signora.<br />
Io negli affreschi che l‘età scolora,<br />
nelle carte e nei libri ringiall<strong>it</strong>i<br />
t’ammiro mentre a inesplorati l<strong>it</strong>i<br />
tu muovi incontro in un pallor d’aurora.<br />
O pur riverir tremanti,<br />
da te sbarcati, intrepidi guerrieri<br />
proni nanti i vessilli trionfanti,<br />
che alti si levano sulla loro gloria,<br />
e una stilla colar dagli occhi fieri<br />
che hanno avuto sul mar pugna e v<strong>it</strong>toria.<br />
P.C.
La Mostra di Palazzo Ducale Fondazione per la cultura<br />
Genova 5 ottobre <strong>2012</strong> – 7 aprile 2013<br />
“Mirò! Poesia e luce”<br />
Palazzo Ducale osp<strong>it</strong>a una rassegna esaustiva dell’opera di Joan Mirò (1893-1983) il grande<br />
artista catalano che lasciò un segno inconfondibile nell’amb<strong>it</strong>o delle avanguardie europee. La<br />
mostra presenta oltre 80 lavori mai giunti prima nel nostro Paese, tra cui 50 olii di sorprendente<br />
bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquarelli. Si potranno ammirare tra i<br />
capolavori gli olii “Donna nella v<strong>it</strong>a“ (1973) e “Senza t<strong>it</strong>olo“ (1978); i bronzi come “Donna” (1967),<br />
e gli schizzi tra cui quelli per la decorazione murale per la Harkeness Commons Harvard<br />
Univers<strong>it</strong>y, tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la<br />
Fundaciò i Pilar Joan Mirò detiene molte opere<br />
dell’artista concesse, in via del tutto straordinaria, per<br />
questa esposizione.<br />
Promossa dal Comune di Genova e da Palazzo Ducale<br />
Fondazione per la cultura, la mostra” Mirò Poesia e<br />
Luce” è prodotta ed organizzata da Arthemisia Group e<br />
24 Ore Cultura, in collaborazione con Fundaciò Pilar i<br />
Joan Mirò e Ajuntamento De Palma De Mallorca.<br />
La curatrice dell’esposizione è Maria Luisa Lax Cacho,<br />
r<strong>it</strong>enuta a livello internazionale tra i maggiori esperti<br />
dell’opera di Mirò.<br />
L’incontro di fantasia e di controllo di oculatezza e di<br />
generos<strong>it</strong>à che forse si può considerare una caratteristica<br />
della mental<strong>it</strong>à catalana, può spiegare, una parte almeno,<br />
la base fondamentale dell’ arte e della personal<strong>it</strong>à di Joan<br />
Mirò.<br />
E’ per questo che pare oltremodo opportuna la cornice<br />
rinascimentale del Chiostro di Bramante quale contrappunto<br />
allo spir<strong>it</strong>o multiforme di Mirò e al suo linguaggio fatto di<br />
macchie, grafismi, spruzzi, impronte, abrasioni, suture<br />
e chiodi.<br />
La mostra terrà conto dell’ intera produzione artistica<br />
di Mirò, nato nel 1893, tra gli anni 1908-1981, un<br />
particolare approfondimento sarà rivolto alle opere<br />
create nei trent’anni in cui Mirò visse a Mallorca, e<br />
cioè nel 1956, fino alla morte avvenuta nel 1983. Un<br />
periodo particolarmente felice che finalmente aveva a<br />
sua disposizione un grande atelier e un laboratorio, a<br />
contatto con la natura sua musa ispiratrice, che dà<br />
v<strong>it</strong>a a nuove idee e che gli fa iniziare<br />
contemporaneamente più opere.<br />
Si è detto dell’importanza dei luoghi di lavoro di Mirò.<br />
Per questo si è pensato di creare integralmente gli<br />
spazi espos<strong>it</strong>ivi della mostra, lo studio in cui Mirò<br />
creò i suoi capolavori.<br />
Si potranno così vedere tutti gli oggetti, i pennelli e<br />
gli strumenti originali che l’artista usava e che si<br />
sono conservati grazie all’attiv<strong>it</strong>à della Fondazione.<br />
Pierina Cairola