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Sardegna Turismo

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SARDEGNA


INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

3 Ritratto della <strong>Sardegna</strong><br />

15 Note storiche<br />

LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

23 Cagliari e il Sud<br />

45 La Costa orientale<br />

59 Il Centro e la Barbagia<br />

83 La Costa occidentale<br />

117 Il Nord e la Costa Smeralda<br />

Testi e disegni tratti da<br />

LE GUIDE MONDADORI<br />

SARDEGNA<br />

Milano, 2003


INTRODUZIONE<br />

ALLA SARDEGNA<br />

Ritratto<br />

della <strong>Sardegna</strong>


4 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA


RITRATTO DI SARDEGNA<br />

5<br />

Ritratto della<br />

<strong>Sardegna</strong><br />

Tra le tante sensazioni che si provano<br />

quando si sbarca in <strong>Sardegna</strong> per la<br />

prima volta, forse quella che colpisce di<br />

più è dovuta all’unicità di quest’isola.<br />

Lontana, in mezzo al mare, la <strong>Sardegna</strong><br />

è stata per millenni ai margini della<br />

storia e dei commerci del Mediterraneo:<br />

un mondo a parte, splendido e peculiare.<br />

Poi, di colpo, il XX<br />

secolo è piombato<br />

sull’isola, con il sogno<br />

dell’industria, gli<br />

equivoci e a volte gli<br />

scempi provocati dal<br />

turismo, un afflusso<br />

di visitatori estivi in<br />

crescita inarrestabile.<br />

Ma confondere l’anima sarda con il<br />

bianco candido delle spiagge e il blu<br />

profondo del mare è un errore. Certo,<br />

le coste sono splendide, anche se a<br />

tratti l’edilizia sfrenata le ha rovinate.<br />

Ma è soprattutto l’interno dell’isola,<br />

stranamente selvaggio e impervio pur<br />

essendo privo di grandi montagne, a<br />

meritare una conoscenza più approfondita.<br />

L’ambiente<br />

naturale è ricchissimo,<br />

fatto di luoghi<br />

completamente diversi<br />

(si alternano suoli<br />

calcarei, granitici,<br />

alluvionali), di<br />

panorami che mutano<br />

dall’orizzontale al verticale in<br />

pochi chilometri. La presenza dell’uomo<br />

nell’interno ha origini millenarie:<br />

le vestigia delle antiche civiltà dei re<br />

pastori costellano l’isola, a riprova del<br />

fatto che i Sardi, da sempre, hanno<br />

preferito guardare verso l’interno della<br />

propria isola invece che scrutare i<br />

lontani orizzonti marini.<br />

CENTRO DEL MEDITERRANEO<br />

Dal mare, come dice un proverbio<br />

sardo, venivano ladri e predoni: “furat<br />

chie venit da-e su mare”. Sulle coste<br />

sbarcarono infatti, nei secoli, i Punici, i<br />

Romani, i Genovesi in perenne lotta<br />

con i Pisani e con gli Arabi, gli<br />

Spagnoli e, infine, i Piemontesi di casa<br />

Savoia. Tutti hanno lasciato le tracce<br />

architettoniche e culturali che fanno la<br />

ricchezza della <strong>Sardegna</strong> d’arte: chiese<br />

e ipogei, statue e affreschi che oggi<br />

rappresentano una delle grandi<br />

attrattive dell’isola-crocevia. Ma<br />

nessuno, mai, riuscì a mutare profondamente<br />

l’anima della <strong>Sardegna</strong>, fatta<br />

di pastorizia, di pietre e di foreste dove<br />

il leccio e la sughera contendono il<br />

passo al cinghiale.<br />

Società, lingua e cultura<br />

Nell’interno il ciclo dell’agricoltura e i<br />

tempi della pastorizia scandiscono il<br />

ritmo delle stagioni. Le antiche<br />

tradizioni – in cui si fondono la<br />

religiosità cattolica e le reminiscenze


6 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

delle altre precedenti religioni – si<br />

manifestano in una serie di feste e<br />

celebrazioni che si basano spesso sul<br />

rapporto strettissimo dell’uomo con la<br />

natura.<br />

Nell’interno dell’isola si parlano una<br />

serie di dialetti fortemente differenziati,<br />

e la lingua dei sardi deve molto al<br />

latino antico. Sopravvivono però<br />

influenze genovesi, spagnole e toscane,<br />

che fanno del sardo un vero e proprio<br />

mosaico composto da tante tessere<br />

quanti furono gli antichi conquistatori<br />

dell’isola.<br />

Le feste, i matrimoni, la vita di tutti i<br />

giorni, soprattutto nell’interno, sono<br />

accompagnati da una musica molto<br />

particolare. Definita da studiosi e<br />

musicisti – come Peter Gabriel, che ha<br />

voluto il canto dei Tenores de Bitti<br />

nella sua collana di musica etnica –<br />

“unica in Europa”, la musica tradizionale<br />

sarda attraversa oggi un momento<br />

di particolare sviluppo. Ricchissimo<br />

di voci e di<br />

strumenti, il<br />

panorama<br />

musicale<br />

dell’isola ruota<br />

attorno al suono<br />

delle launeddas e<br />

alle quattro voci<br />

che compongono il<br />

Canto a tenores, che si può ascoltare<br />

durante le feste (soprattutto nelle aree<br />

centrali dell’isola), e di cui è oramai<br />

reperibile un’ampia discografia.<br />

LO SVILUPPO ECONOMICO<br />

Tra passato e modernità, la<br />

vicenda economica della<br />

<strong>Sardegna</strong> è stata complessa<br />

e ricca di contraddizioni. In<br />

principio furono l’agricoltura<br />

e la pastorizia a reggere il<br />

peso principale dello<br />

sviluppo.<br />

Poi, dopo l’Unità d’Italia,<br />

geologi e ingegneri diedero<br />

il via allo sviluppo minerario<br />

di molte zone, tra cui il<br />

Sulcis, ricche di carbone e di metalli.<br />

Fondamentalmente povera, l’industria<br />

mineraria isolana entrò in crisi<br />

soprattutto nel secondo dopoguerra, e<br />

oggi sembra destinata a una fine<br />

dolorosa. Lo sviluppo industriale,<br />

consistito nell’apertura di alcuni “poli”<br />

di notevole importanza, non ha dato i<br />

risultati sperati e ha influito negativamente<br />

sull’ambiente sardo. Ma, nello<br />

stesso momento, la comparsa dei<br />

potenti insetticidi degli anni Cinquanta<br />

ha ottenuto un risultato eclatante. In<br />

pochi anni le coste – evitate da sempre<br />

perché poco salubri e popolate da<br />

zanzare portatrici di malaria – sono<br />

divenute accessibili pur rimanendo<br />

selvagge e incontaminate.<br />

LA SARDEGNA OGGI: IL TURISMO<br />

Nato a piccoli passi, poi trasformatosi<br />

in una corsa senza limiti, lo sviluppo<br />

turistico dell’isola ha avuto molti<br />

difetti, ma anche alcuni pregi. Ha fatto<br />

conoscere l’isola nel mondo, ha aperto<br />

le porte della <strong>Sardegna</strong> verso l’esterno,<br />

ha fatto parlare di ambiente e ha<br />

valorizzato la cultura e la storia.<br />

Dopo l’abbuffata di cemento degli<br />

scorsi decenni sono nati o stanno per<br />

vedere la luce riserve naturali, parchi<br />

marini e un grande parco nazionale, il<br />

Gennargentu. Per chi ha conosciuto la<br />

wilderness del Golfo di Orosei – e si è<br />

reso conto che in <strong>Sardegna</strong> ci sono<br />

ancora alcuni degli angoli naturali più<br />

selvaggi d’Europa – la via da intraprendere<br />

pare oramai chiara: coniuga-


RITRATTO DI SARDEGNA<br />

7


8 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

re turismo e ambiente, uscire dal<br />

circolo vizioso delle case necessarie a<br />

ospitare un numero di turisti estivi<br />

sempre più alto, favorire l’interesse per<br />

le zone dell’interno.<br />

Dopo il momento d’oro del mare,<br />

l’intera isola merita ora di essere<br />

scoperta e valorizzata.<br />

Un viaggio in <strong>Sardegna</strong> è un’occasione<br />

per incontrare gente forse chiusa a un<br />

primo contatto, poi sempre più aperta,<br />

ospitale e affascinante; per conoscere<br />

una gastronomia ricca e varia; per<br />

scegliere tra i cento prodotti di un<br />

artigianato in grande rinascita; infine<br />

per scivolare dolcemente, tra una<br />

tappa e l’altra del proprio itinerario,<br />

all’interno di un paesaggio destinato a<br />

rimanere per sempre negli occhi e nel<br />

cuore.<br />

Il paesaggio marino<br />

Il mare della<br />

<strong>Sardegna</strong>,<br />

secondo le analisi<br />

chimiche<br />

effettuate da<br />

ambientalisti e<br />

ASL, è tra i più puliti d’Italia. Le acque<br />

sarde sono discretamente ricche di<br />

fauna, i fondali sono in genere ben<br />

conservati e meta di subacquei e<br />

naturalisti. Le vertiginose scogliere a<br />

picco sul mare ospitano decine di<br />

specie di uccelli nidificanti e di rapaci.<br />

Nel Golfo di Orosei, dopo anni di<br />

ricerche, è stata nuovamente avvistata<br />

l’agile foca monaca, il favoloso “bue<br />

marino” che, un tempo ampiamente<br />

diffuso, aveva dato nome a grotte e<br />

insenature. Nei mari di nord-ovest e<br />

nell’area delle Bocche di Bonifacio –<br />

per la quale da anni si parla della<br />

istituzione di una riserva marina<br />

internazionale – è frequente l’incontro<br />

con i delfini e con gli altri grandi<br />

mammiferi marini.<br />

LE COSTE DELLA SARDEGNA<br />

Le acque cristalline del Mar Mediterraneo<br />

lambiscono i 1849 km di costa<br />

che si rompono in una quantità<br />

impressionante di scogli e isolette (per<br />

la precisione 462). Piccole calette<br />

s’alternano a scogliere levigate dal<br />

vento e dalle onde; spiagge di sabbia<br />

corallina dove il mare assume tutte le<br />

tonalità del verde e del blu lasciano il<br />

posto a dune di sabbia dorata su cui<br />

fioriscono il giglio selvatico e il cisto.<br />

Le aree più attrezzate, oltre alla<br />

celeberrima Costa Smeralda, sono la<br />

costa a sud di Olbia e quella all’estremità<br />

sud-orientale, intorno a<br />

Villasimius. Solo alcuni tratti sono<br />

rimasti selvaggi: la costa Orientale, tra<br />

Orosei e Arbatax, e quella sudoccidentale,<br />

tra Baia Chia e Oristano<br />

(grazie alle servitù militari e alle<br />

concessioni minerarie).


RITRATTO DI SARDEGNA<br />

9<br />

Le dieci migliori spiagge della <strong>Sardegna</strong><br />

LA PIÙ CITTADINA.<br />

Il Poetto, la<br />

spiaggia di<br />

Cagliari, è la più<br />

grande e vivace<br />

dell’isola. Un<br />

tempo era molto<br />

famosa per i<br />

colorati casoni.<br />

LA PIÙ NASCOSTA<br />

Cala Domestica,<br />

protetta da una<br />

torre saracena, è<br />

invisibile dal mare,<br />

tanto che durante<br />

la Seconda guerra<br />

mondiale fu una<br />

base militare dei<br />

tedeschi.<br />

LE DUNE PIÙ ALTE.<br />

Sono quelle di<br />

Piscinas, 9 km di<br />

dune che arrivano<br />

fino a 50 m di<br />

altezza (le più alte<br />

d’Europa) coperte<br />

di macchia<br />

mediterranea.<br />

LA PIÙ CARAIBICA<br />

Is Arutas, minuscoli<br />

“chicchi di<br />

riso” di quarzo su<br />

un mare verde<br />

smeraldo. Mancano<br />

solo le palme<br />

per l’effetto<br />

tropicale.<br />

IL MARE PIÙ PULITO<br />

Bosa Marina, dal<br />

tipico aspetto un<br />

po’ retrò, è stata<br />

premiata in<br />

passato come una<br />

delle spiagge più pulite d’Italia.<br />

IL MIGLIOR WINDSURF<br />

A Porto Pollo,<br />

Porto Puddu in<br />

sardo, c’è un’insenatura<br />

alla foce del<br />

fiume Liscia, con<br />

vento sempre<br />

fresco e teso.<br />

LA PIÙ ROSATA<br />

La spiaggia<br />

dell’isola di Budelli,<br />

formata da pezzi di<br />

conchiglia, coralli<br />

e microrganismi<br />

marini ha incredibili<br />

riflessi rosa.<br />

LA PIÙ GIOVANE<br />

La Cinta, lunga 1<br />

km, tra mare e<br />

laguna, amata dagli<br />

under 20. Ideale<br />

per windsurf e<br />

intense abbronzature.<br />

LA PIÙ SOLITARIA<br />

Berchida, con<br />

spiaggia candida e<br />

rocce rosse; si<br />

raggiunge al<br />

termine di una<br />

lunga strada bianca<br />

attraverso la<br />

macchia.<br />

LA PIÙ INACCESSIBILE<br />

Cala Luna, ci si<br />

arriva solo in barca<br />

o a piedi. Ricca di<br />

colori: acque<br />

turchesi, spiaggia<br />

candida, laguna<br />

blu, oleandri rosa,<br />

lentisco e mirto<br />

verdi.


10 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

Flora e fauna<br />

della <strong>Sardegna</strong><br />

Dalle rocce del<br />

Gennargentu alle<br />

pianure del<br />

Campidano, dalle<br />

colline della Nurra<br />

alle rocce erose dal<br />

vento della Gallura,<br />

l’isola offre grande varietà<br />

di ambienti naturali e di presenze<br />

vegetali. Il leccio domina la foresta, la<br />

sughera è sfruttata da secoli soprattutto<br />

nel nord, lentisco, cisto, mirto e<br />

corbezzolo profumano la macchia.<br />

Anche dopo decenni di sfruttamento<br />

la fauna è ricca e interessante. La<br />

macchia mediterranea e le foreste<br />

ospitano cervi e cinghiali. Sulle rocce<br />

assolate si muovono gli agili mufloni,<br />

nell’area protetta di Monte Arcosu<br />

sopravvive una piccola popolazione di<br />

rari cervi sardi e all’Asinara un branco<br />

di asinelli selvatici. Nella spettacolare<br />

cornice della Giara di Gesturi i<br />

cavallini allo stato brado pascolano e<br />

galoppano ancora in libertà. Sull’isola<br />

sono presenti varie specie di rettili, ma<br />

è assente la vipera.<br />

LA MACCHIA MEDITERRANEA<br />

È un manto verde e fitto, spesso<br />

impenetrabile, che ricopre le regioni<br />

costiere e le montagne. Fiorisce in<br />

primavera e riposa in estate per<br />

riprendere a vivere in autunno. Per<br />

questo motivo, anche in inverno l’isola<br />

è verdissima e colorata di bacche<br />

vivaci. Negli ultimi anni le aree di<br />

macchia mediterranea sono andate<br />

aumentando perché, dopo un incendio,<br />

le piante della macchia crescono<br />

più velocemente di quelle della foresta.<br />

Il nuraghe<br />

Con la loro forma a tronco di cono,<br />

7000 nuraghi costituiscono parte<br />

integrante del paesaggio sardo.<br />

Simbolo della civiltà fiorita tra il 1800<br />

e il 500 a.C. (anche se sacche di<br />

resistenza continuarono a esistere<br />

dopo la conquista romana), sono<br />

situati in posizione strategica per<br />

scopi difensivi.<br />

All’inizio erano<br />

costituiti da<br />

una sola torre<br />

di grossi<br />

blocchi di<br />

pietra<br />

sovrapposti a<br />

secco. Con il tempo, ad essa si<br />

aggiunsero altre torri collegate da una<br />

cinta muraria fino a formare strutture<br />

imponenti come il nuraghe Losa di<br />

Abbasanta (OR), il Santu Antine di<br />

Torralba (SS), su Nuraxi di Barumini<br />

(CA) e il nuraghe Orrubiu a Orroli<br />

(NU). La loro funzione era quella di<br />

case-fortezza ai cui piedi si stendevano<br />

villaggi di capanne circolari, circondate<br />

da un muro di difesa. Oltre all’architettura,<br />

la civiltà nuragica ha lasciato<br />

più di 500 bronzetti, ritrovati nelle<br />

tombe e presso i pozzi sacri.


RITRATTO DI SARDEGNA<br />

11


12 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

IL CULTO DEI MORTI<br />

Per seppellire i morti il popolo dei<br />

nuraghi costruì le imponenti Tombe di<br />

Giganti. Si tratta di costruzioni<br />

formate da un lungo corridoio coperto<br />

con grandi massi. Una stele monolitica<br />

di forma ovale, con apertura alla base<br />

inferiore, forma il fronte della tomba,<br />

che continua su entrambi i lati con due<br />

filari di pietre disposte ad arco. La stele<br />

centrale, centinata, poteva essere alta<br />

anche oltre tre metri. La pianta<br />

riproduce la linea delle corna del Dio<br />

Toro. Spesso l’area della tomba è<br />

circondata da lunghe file di menhir<br />

antropomorfi.<br />

La musica e il ballo<br />

La musica della sardegna è una delle<br />

più antiche del Mediterraneo: lo<br />

testimonia il bronzetto nuragico<br />

dell’VIII-VII secolo a.C. di Ittiri,<br />

conservato al Museo archeologico di<br />

Cagliari, che raffigura un suonatore di<br />

launeddas, strumento polifonico a tre<br />

canne tipico dell’isola, utiizzato ancora<br />

oggi in processioni e balli. Difficile da<br />

suonare – richiede una tecnica di<br />

respirazione circolare – è formato da<br />

tre canne di diversa lunghezza: su<br />

tumbu (la più lunga), sa mancosa e sa<br />

mancosedda. Senza accompagnamento<br />

è invece il canto a Tenores, una<br />

polifonica a quattro voci maschili: sa<br />

boghe (voce solista, dirige il canto); sa<br />

contra e su basso (voci d’accompagnamento,<br />

scandiscono le sillabe con<br />

suono gutturale), sa<br />

mesa boghe (mezza<br />

voce, ha il compito<br />

di amalgamare il<br />

coro). Il ballo è<br />

momento<br />

integrante di<br />

feste religiose e<br />

sagre legate<br />

all’agricoltura e<br />

alla pastorizia. A<br />

testa alta, con il<br />

corpo rigido, i ballerini si muovono a<br />

piccoli passi tenendo immobile il<br />

corpo.<br />

IL MUSEO DELLA MUSICA<br />

A Tadasuni, un piccolo paese sulle rive<br />

del lago Omodeo, si nasconde un vero<br />

gioiello: il Museo degli strumenti della<br />

musica popolare della <strong>Sardegna</strong>, che<br />

raccoglie più di trecento strumenti<br />

musicali. Il merito è di Don Giovanni<br />

Dore, parroco del paese, che da anni<br />

setaccia l’isola alla ricerca di strumenti.<br />

I più numerosi sono i caratteristici<br />

strumenti sardi, a fiato o ad aria, che<br />

vanno dallo zufolo alle launeddas,<br />

costruiti in genere in canna palustre.


RITRATTO DI SARDEGNA<br />

13<br />

Sono conservati anche numerosi<br />

tamburi, realizzati con membrane<br />

di pelle di cane, d’asino o di capra.<br />

Il trimpanu veniva utilizzato per<br />

spaventare i cavalli e disarcionare i<br />

carabinieri. Non manca naturalmente<br />

anche l’organetto, introdotto<br />

in <strong>Sardegna</strong> intorno alla metà<br />

dell’Ottocento e costituito da cassa<br />

del canto, mantice e cassa dei bassi.


14 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

Note


INTRODUZIONE<br />

ALLA SARDEGNA<br />

Note storiche


16 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA


NOTE<br />

STORICHE<br />

17<br />

Note storiche<br />

Antiche, molto antiche sono le origini<br />

della civiltà della <strong>Sardegna</strong>.<br />

I primi uomini la raggiunsero attraversando<br />

un ponte di terre emerse<br />

probabilmente fra 450 e 150.000 anni<br />

fa, poi una serie di culture diverse<br />

dominò l’isola fino all’avvento della<br />

civiltà nuragica dei re pastori, che ha<br />

lasciato eccezionali testimonianze.<br />

Arabi si disputarono a lungo i favorevoli<br />

approdi sardi, fino a che le<br />

repubbliche marinare di Pisa e di<br />

Genova fecero la loro comparsa sugli<br />

agitati mari della <strong>Sardegna</strong>. A questo<br />

periodo risale la fioritura dello stile<br />

romanico sardo, poi tramutato, dopo<br />

la conquista aragonese, in gotico.<br />

Dopo 400 anni di dominio spagnolo, la<br />

<strong>Sardegna</strong> venne assegnata all’Austria<br />

che la cederà, nel 1718, alla casa<br />

Savoia. Il regno di <strong>Sardegna</strong><br />

sopravviverà fino all’Unità italiana.<br />

Dopo un lento sviluppo economico,<br />

Tra i circa 7.000 nuraghi costruiti in<br />

terra sarda, alcuni sono giunti fino a<br />

noi in ottime condizioni, come i<br />

complessi di Barumini e di Santu<br />

Antine e il nuraghe Losa. I Fenici<br />

raggiunsero la <strong>Sardegna</strong> 1.000 anni<br />

prima di Cristo e si stabilirono sulle<br />

coste (Tharros, Nora, Bithia e Cagliari)<br />

e i Romani, al termine delle guerre<br />

puniche, si insediarono sull’isola. Il<br />

controllo romano durò 700 anni e<br />

lasciò una serie di<br />

testimonianze<br />

importanti, ma<br />

alla caduta<br />

dell’Impero<br />

l’isola divenne<br />

nuovamente<br />

terra di<br />

conquista.<br />

Vandali,<br />

Bizantini,<br />

solo al termine della Seconda guerra<br />

mondiale verranno bonificate le paludi<br />

e gli stagni costieri: questo segnerà<br />

l’inizio del turismo e della storia della<br />

<strong>Sardegna</strong> di oggi.<br />

La preistoria<br />

Anche se il ritrovamento di alcuni<br />

utensili litici a Perfugas attesta la<br />

presenza dell’uomo sin dal Paleolitico<br />

(150 mila anni fa), è solo intorno al<br />

9000 a.C. che la <strong>Sardegna</strong> inizia a<br />

essere popolata da popolazioni<br />

provenienti dall’Asia Minore, dalle<br />

coste africane, dalla Penisola iberica e<br />

dalla Liguria. La ricchezza dei prodotti<br />

della terra e le miniere di ossidiana di<br />

Monte Arci assicurarono contatti e<br />

sviluppo. Intorno al 3000 a.C. i Sardi


18 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

erano<br />

divisi in<br />

tribù,<br />

vivevano in<br />

villaggi di<br />

capanne<br />

dal tetto di<br />

paglia e<br />

seppellivano i morti nelle domus de<br />

janas. Intorno al 1800 a.C. si verifica il<br />

passaggio da una società agricola a una<br />

pastorale e guerriera: la civiltà<br />

nuragica. Le capanne vengono<br />

costruite a ridosso della struttura<br />

difensiva del nuraghe. Al primo<br />

periodo (1500-1000 a. C.) risalgono le<br />

Tombe di Giganti, per il culto dei<br />

morti.<br />

Fenici, Cartaginesi<br />

e Romani<br />

Intorno al 1000 a.C. i Fenici iniziarono<br />

a sfruttare i ripari delle coste sarde.<br />

Con l’ntensificarsi degli scambi<br />

commerciali, circa 200 anni dopo,<br />

fondarono le città di Nora, Sulcis,<br />

Tharros, Olbia e, più tardi, quelle di<br />

Bithia e Karalis, attuale Cagliari. I<br />

buoni rapporti con i capi tribù<br />

durarono poco. I popoli nuragici, dopo<br />

un periodo di pace, attaccarono le<br />

colonie fenicie che, nel 509 a.C.,<br />

chiesero aiuto a Cartagine. Nel 238<br />

a.C. i Cartaginesi, sconfitti nella prima<br />

guerra punica, cedettero la <strong>Sardegna</strong> ai<br />

Romani, che ne fecero una loro<br />

provincia. Per oltre un secolo le<br />

popolazioni locali opposero una<br />

strenua resistenza, che si concluse solo<br />

nel 215 a.C. con la battaglia di Cornus<br />

(p 129). Ma i Romani non sottomisero<br />

mai l’intera isola: nell’interno la<br />

resistenza dei popoli nuragici continuò<br />

a lungo. Grazie ai Romani, tuttavia,<br />

l’isola ebbe una sua rete viaria, templi,<br />

terme, acquedotti e anfiteatri.<br />

Il Medioevo dai Vandali<br />

agli Aragonesi<br />

Anno domini 456: i Vandali occupano<br />

la <strong>Sardegna</strong>. Pochi anni dopo l’isola,<br />

occupata da Bisanzio, diviene una<br />

delle sette province africane dell’Impero<br />

romano d’Oriente. Nel vuoto di<br />

potere che segue, accentuato dalle<br />

invasioni arabe, nascono quattro<br />

principati autonomi: i “giudicati” di<br />

Torres, di Gallura, d’Arborea e di


NOTE<br />

STORICHE<br />

19<br />

Cagliari. Intorno al 1000 Pisani e<br />

Genovesi, dopo aspre battaglie contro<br />

gli Arabi, occupano porzioni dell’isola.<br />

Dopo un lungo periodo di contatti con<br />

l’Aragona, nel 1295 papa Bonifacio<br />

VIII firma la bolla che nomina<br />

Giacomo II d’Aragona “Re di Corsica e<br />

<strong>Sardegna</strong>”. Il 12 giugno del 1323<br />

l’infante Alfonso sbarca con il suo<br />

esercito in <strong>Sardegna</strong>.<br />

La dominazione spagnola<br />

Non è facile la<br />

conquista<br />

spagnola della<br />

<strong>Sardegna</strong>: i<br />

giudici<br />

d’Arborea<br />

intraprendono<br />

una lunga<br />

guerra contro<br />

gli invasori, Alghero si ribella varie<br />

volte e la corona è costretta a dar vita,<br />

nel 1355, alle “costituzioni”, sorta di<br />

parlamento in cui sono rappresentate<br />

le sei maggiori città dell’isola. Il potere<br />

passa definitivamente nelle mani degli<br />

Aragonesi solo nel 1409 quando, dopo<br />

la sanguinosa battaglia di Sanluri, il<br />

giudicato di Arborea viene cancellato e<br />

sostituito dal marchesato di Oristano.<br />

Con le nozze tra Ferdinando d’Aragona<br />

e Isabella di Castiglia ha inizio, nel<br />

1479, il periodo spagnolo dell’isola.<br />

Nascono le università sarde (1562<br />

Sassari, 1620 Cagliari) e la peste si<br />

abbatte a varie riprese sulla <strong>Sardegna</strong>.<br />

Nel 1714 l’isola, in seguito al trattato di<br />

Utrecht, viene ceduta all’Austria che,<br />

con il trattato di Londra, la lascerà a<br />

Vittorio Amedeo II di Savoia.<br />

Il Regno di <strong>Sardegna</strong><br />

(1718-1860)<br />

Tra i primi atti del<br />

governo sabaudo<br />

c’è un piano per<br />

la rinascita<br />

delle università<br />

sarde. A<br />

causa di una<br />

profonda<br />

crisi economica<br />

e<br />

sociale,<br />

nell’isola si diffonde il banditismo.<br />

Dopo la Rivoluzione del 1789 falliscono<br />

gli attacchi all’isola da parte della<br />

Francia rivoluzionaria, ma nel 1795 la


20 INTRODUZIONE ALLA SARDEGNA<br />

<strong>Sardegna</strong> viene percorsa da fermenti: a<br />

Cagliari scoppia la “sarda rivoluzione”<br />

poi, nel 1799, la famiglia regnante si<br />

rifugia in <strong>Sardegna</strong> dopo l’invasione<br />

francese della Savoia. A Cagliari e a<br />

Sassari, una grande folla chiede ai<br />

Savoia la “fusione perfetta” con il<br />

regno. Nel 1849 Garibaldi approda a<br />

Caprera e acquista una parte dell’isola.<br />

Dodici anni dopo la <strong>Sardegna</strong> entra a<br />

far parte del Regno d’Italia.<br />

La <strong>Sardegna</strong> dell’Unità<br />

(1861-1948)<br />

L’industrializzazione della <strong>Sardegna</strong><br />

avanza: nel 1871 entra in funzione il<br />

primo tronco della ferrovia sarda e<br />

ferve il lavoro nelle miniere del Sulcis e<br />

dell’Iglesiente. Nascono i primi<br />

quotidiani, e a fine secolo Nuoro<br />

diviene la culla di un movimento<br />

culturale che darà i suoi frutti con<br />

Grazia Deledda. Nella Prima guerra<br />

mondiale, l’eroismo della Brigata<br />

Sassari diviene il simbolo della<br />

rinascita sarda che, nel 1921, porterà<br />

alla nascita del Partito Sardo d’Azione.<br />

Fra le due guerre si sviluppa l’industria<br />

mineraria, nasce Carbonia (1938), e<br />

viene portato avanti un complesso<br />

piano di bonifica e di realizzazione di<br />

invasi artificiali importanti, come il<br />

lago Omodeo, creato da una diga sul<br />

fiume Tirso. Durante il conflitto le<br />

città costiere sono devastate dai<br />

bombardamenti. Il 31 gennaio del<br />

1948 l’Assemblea Costituente approva<br />

lo Statuto della Regione Autonoma<br />

della <strong>Sardegna</strong>.<br />

La <strong>Sardegna</strong> oggi<br />

Se la <strong>Sardegna</strong> odierna ha una data di<br />

nascita, probabilmente è il 12 aprile<br />

1946, quando fu fondato l’Ente<br />

Regionale per la Lotta Antianofelica,<br />

che porterà, nel 1950, alla bonifica<br />

delle paludi costiere. Le coste, rifuggite<br />

per millenni, divengono accessibili, e<br />

nasce la <strong>Sardegna</strong> del mare: la Costa<br />

Smeralda, invenzione dell’Aga Khan<br />

degli Ismailiti, diviene un nome<br />

famoso in tutto il mondo. Nel frattempo,<br />

la vita dei sardi cambia, diminuiscono<br />

pastori ed agricoltori, si<br />

sviluppano l’industria e il terziario<br />

causando però danni ingenti all’ambiente<br />

naturale. Oggi la <strong>Sardegna</strong> è a<br />

un bivio. Da un lato, il proseguimento<br />

dello “sviluppo” senza freni, dall’altro,<br />

una nuova, costante attenzione alla<br />

vera ricchezza dell’isola: la natura<br />

incontaminata e la diversità degli<br />

ambienti.


NOTE STORICHE<br />

21


22 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Note


LA SARDEGNA<br />

ZONA PER ZONA<br />

Cagliari e il Sud


24 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


CAGLIARI E IL SUD<br />

25<br />

Cagliari e il Sud<br />

Dune costiere alte fino a 50 metri,<br />

stagni salmastri dove nidificano colonie<br />

di fenicotteri rosa, foreste di macchia<br />

mediterranea in cui sopravvivono gli<br />

ultimi esemplari di cervo sardo. Ma in<br />

questa zona dell’isola ci sono anche i più<br />

interessanti siti archeologici della<br />

regione, come quelli di Nora e<br />

Barumini.<br />

“granaio” dell’isola, anche se oggi al<br />

lavoro dei campi si unisce quello delle<br />

fabbriche, che sono concentrate<br />

principalmente nell’area di Cagliari. Il<br />

capoluogo della regione deve la sua<br />

origine sempre ai navigatori fenici. Ma<br />

l’impronta più indelebile in questa<br />

città l’hanno lasciata i dominatori<br />

aragonesi che hanno costruito il<br />

quartiere fortificato in cima alla rupe,<br />

tuttora chiamato Castello.<br />

CAGLIARI<br />

Per non parlare dell’archeologia<br />

industriale dell’area mineraria<br />

dell’Iglesiente che dopo anni di crisi<br />

dovrebbe essere riconvertita al<br />

turismo. Nel Sulcis e nell’Iglesiente le<br />

bellezze naturali si sposano<br />

sapientemente con gli edifici minerari<br />

del secolo scorso, simili a castelletti<br />

gotici ora invasi dalla macchia<br />

mediterranea. La storia mineraria della<br />

regione è antica e risale a 7000 anni fa,<br />

quando l’isola era abitata da un popolo<br />

che aveva scoperto come estrarre e<br />

fondere rame e argento. Poi arrivarono<br />

i Fenici che trasportarono in tutto il<br />

Mediterraneo le ricchezze del<br />

sottosuolo sardo. Nel Medioevo furono<br />

i Pisani a dare nuova linfa alle miniere<br />

d’argento, mentre il fascismo puntò<br />

tutto sul carbone, in nome dell’autonomia<br />

energetica. Poco distanti dalla<br />

costa, San Pietro e Sant’Antioco, isole<br />

non solo in senso geografico.<br />

I centri di Calasetta e Carloforte sono<br />

abitati dai discendenti di quei pescatori<br />

liguri che furono costretti a lasciare<br />

l’Africa del Nord dove erano tenuti in<br />

ostaggio dai corsari barbareschi e che,<br />

della lontana Liguria, hanno mantenuto<br />

parlata, tradizioni culinarie e<br />

architettura delle case. Alle spalle delle<br />

montagne del Sud si apre la pianura<br />

del Campidano bordata da siepi di<br />

fichi d’India e da filari di eucalipti.<br />

Questa zona da sempre è stata il<br />

Capoluogo della regione e importante<br />

porto al centro del Golfo degli Angeli,<br />

Cagliari si è sviluppata<br />

ai piedi della collina di Castello, il<br />

quartiere pisano-aragonese. Furono i<br />

Fenici, nell’VIII-VI secolo a.C., a<br />

scegliere la riva orientale della laguna<br />

di Santa Gilla come approdo per<br />

rifornire le navi nelle rotte tra Libano e<br />

Penisola iberica. Kàralis, che significa<br />

città rocciosa, diventò presto uno dei<br />

centri commerciali più importanti del<br />

Mediterraneo. A dare a Cagliari<br />

l’aspetto attuale furono i Pisani, che<br />

risiedevano in Castello. Ai Sardi, cui<br />

era consentito l’ingresso solo durante il<br />

giorno, erano riservati i borghi murati<br />

di Stampace e Villanova, oggi quartieri<br />

centrali. Nel 1862 le fortificazioni<br />

vennero abbattute. La città moderna,<br />

circondata su tre lati dal mare e dagli<br />

stagni, si è espansa solo verso nord.<br />

VISITANDO CAGLIARI<br />

Via Roma è il primo impatto con la<br />

<strong>Sardegna</strong> per chi arriva dal mare. Il<br />

viale corre parallelo alla banchina del<br />

porto, con palazzi signorili costruiti


26 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


CAGLIARI E IL SUD<br />

27<br />

nel secolo scorso e<br />

lunghi portici d’impronta<br />

sabauda.<br />

Durante il giorno il<br />

viavai è<br />

continuo<br />

davanti ai<br />

negozi o nei<br />

caffè dove la<br />

gente sosta per chiacchiere<br />

rilassate. Alle spalle i vicoli di<br />

Marina, il vecchio quartiere abitato un<br />

tempo da mercanti e pescatori, con<br />

trattorie tradizionali, botteghe<br />

artigianali e negozi d’antiquariato. Ma<br />

anche vicoli fatiscenti e osterie da<br />

angiporto. Largo Carlo Felice è un<br />

ampio viale alberato, realizzato nella<br />

seconda metà del secolo scorso, che<br />

prende il nome dal re di <strong>Sardegna</strong>,<br />

immortalato da una statua. All’angolo<br />

con via Roma sorge il Palazzo Comunale,<br />

una costruzione di inizio secolo<br />

in stile neogotico, con bifore e torrette.<br />

È stato ricostruito dopo l’ultima<br />

guerra.<br />

Nelle sale di rappresentanza si trovano<br />

dipinti di Giovanni Marghinotti e<br />

Filippo Figari. Nella sala della Giunta<br />

interessante il Trittico dei Consiglieri.<br />

Si può visitare rivolgendosi al custode.<br />

BASTIONI DI SAINT REMY<br />

Costruiti alla fine dell’800 sui bastioni<br />

spagnoli della Zecca e dello Sperone, si<br />

raggiungono da piazza Costituzione<br />

con una scala a tenaglia che porta alla<br />

Terrazza Umberto I. La vista spazia dai<br />

quartieri lungo il mare fino agli stagni<br />

e alla Sella del Diavolo; in lontananza<br />

le cime dei Sette Fratelli e di Monte<br />

Arcosu. Tutte le domeniche mattina<br />

la spianata si riempie dei banchetti di<br />

un colorato mercatino delle pulci. Al<br />

piano intermedio la passeggiata<br />

coperta utilizzata per mostre<br />

e manifestazioni.<br />

ANFITEATRO ROMANO<br />

Viale Fra Ignazio. # estate 9-13, 15.30-<br />

19; inverno 9-17. La più importante<br />

testimonianza della Cagliari romana<br />

risale al II secolo d.C. L’anfiteatro è<br />

stato interamente scavato nella roccia,<br />

alla maniera dei teatri greci.<br />

Era utilizzato come circo per le belve<br />

feroci e per le naumachie (gli spettacoli<br />

che riproducevano le battaglie<br />

navali,<br />

in<br />

voga nell’antica<br />

Roma). Un sistema di<br />

canalizzazioni permetteva di riempire<br />

la fossa di acqua. Durante il Medioevo<br />

crollarono le parti in muratura e le<br />

gradinate vennero utilizzate come cava<br />

di pietra per la costruzione di Castello.<br />

Sono arrivati fino a oggi la cavea, la<br />

fossa per le belve, i sottopassaggi, i<br />

sotterranei e le gradinate.<br />

ORTO BOTANICO<br />

Viale Fra Ignazio 13. § 070 67 53 501.<br />

# 8-13.30, 15-19 apr-ott. ¢ pomeriggio<br />

nov-mar. & 7<br />

Si estende alle spalle dell’Ospedale su<br />

una superficie di circa 5<br />

ettari. Fondato<br />

nel 1865, raccoglie oltre 500 specie di<br />

piante tropicali provenienti da<br />

America, Africa, Asia, Oceania e le più<br />

caratteristiche piante mediterranee.<br />

L’area è piena di piccole cavità come la<br />

Grotta Gennari che nel secolo scorso<br />

fu attrezzata per la coltivazione delle<br />

felci grazie alla temperatura e all’umidità<br />

presenti al suo interno. L’Orto


28 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Botanico conserva anche alcune<br />

testimonianze di epoca punicoromana:<br />

cisterne e gallerie realizzate<br />

per rendere più flessibile il sistema di<br />

approvvigionamento idrico, che<br />

possono essere visitate. Come la<br />

galleria romana o la cisterna a<br />

forma di damigiana.<br />

CATTEDRALE<br />

Piazza Palazzo. # 8.30-12.30<br />

lun-ven; 8.30-13, 16.30-20<br />

sab, dom e fest.<br />

Museo Capitolare § 070 66<br />

38 37. Visita su appuntamento.<br />

Dedicata a Santa Maria, venne<br />

costruita dai Pisani tra il XII e il XIII<br />

secolo e trasformata nel corso dei<br />

secoli. Nel 1930 la facciata fu rifatta nel<br />

tentativo di ridare alla chiesa l’originale<br />

stile romanico toscano, perduto<br />

durante una ristrutturazione nel XVII<br />

secolo. L’interno, a tre navate, conserva<br />

il pulpito che Mastro Guglielmo scolpì<br />

fra il 1159 e il 1162 per la cattedrale di<br />

Pisa e che la città toscana donò a<br />

Cagliari. Sotto l’altare maggiore è<br />

scavata una cripta con le tombe di<br />

principi di Casa Savoia. Nell’Aula<br />

Capitolare è conservata una raccolta di<br />

dipinti con un Cristo Flagellato<br />

attribuito a Guido Reni. Il Museo<br />

Capitolare conserva le più importanti<br />

opere del Tesoro della Cattedrale<br />

composto da anfore, calici, piatti<br />

cesellati. Al centro una grande Croce<br />

in argento dorato.<br />

IL QUARTIERE CASTELLO<br />

La parte più antica della<br />

città, fu<br />

costruito<br />

in gran<br />

parte da<br />

Pisani e<br />

Aragonesi<br />

sulla sommità del colle. Protetto da<br />

mura, racchiudeva i palazzi della<br />

aristocrazia e la Cattedrale. Col tempo<br />

ha perso la sua funzione di centro di<br />

potere e i palazzi nobiliari hanno<br />

subito un progressivoi degrado. Il<br />

quartiere ha un andamento a fuso, con<br />

tre strade parallele che lo attraversano<br />

da sud-est a nord-ovest. Al centro<br />

piazza Palazzo su cui affacciano la<br />

Cattedrale, il Palazzo<br />

Arcivescovile, l’ex Palazzo<br />

di Città e l’ex Palazzo<br />

Reale, sede della<br />

Prefettura. A fianco<br />

della Cattedrale, la<br />

Chiesa della Speranza,<br />

cappella della<br />

famiglia Aymerich.<br />

STAGNI<br />

Attorno a Cagliari si sviluppa una rete<br />

di stagni e paludi che ospita una ricca<br />

fauna. Sul lato occidentale del Golfo<br />

degli Angeli si incontra lo stagno di<br />

Santa Gilla, con le antiche saline di<br />

Macchiareddu. A oriente della città, in<br />

piena periferia, lo stagno di<br />

Molentargius è un ottimo rifugio per<br />

gli uccelli migratori: il naturalista<br />

Helmar Schenk vi ha osservato 170<br />

specie, numero pari a un terzo<br />

dell’intera avifauna europea. Poco<br />

oltre, lungo la costa, si trovano gli<br />

specchi d’acqua di Simbirizzi e di<br />

Quartu. Dopo anni di degrado, oggi le<br />

zone umide che circondano Cagliari<br />

sono diventate aree protette. Attive in<br />

passato, le saline lavorano adesso solo<br />

nella zona di Santa Gilla; tra agosto e<br />

marzo i fenicotteri rosa che planano<br />

sulle acque attirano decine di naturalisti.<br />

Dal 1993 i fenicotteri hanno anche<br />

iniziato a nidificare sugli argini del<br />

Molentargius.<br />

LA VITA NEGLI STAGNI<br />

Studiata da decenni, l’area degli stagni<br />

è ufficialmente protetta dal 1985.<br />

Grande interesse viene, a partire dal<br />

1993, grazie alla nidificazione dei<br />

fenicotteri rosa. Oltre ai fenicotteri (il<br />

cui numero supera in alcune stagioni<br />

le 10.000 unità), si possono osservare il<br />

cavaliere d’Italia, l’avocetta, la pernice


CAGLIARI E IL SUD<br />

29


30 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

di mare, il cormorano<br />

e l’alzavola. Sulle acque di<br />

Macchiareddu, invece, germani,<br />

folaghe e codoni.<br />

UTA<br />

sormontata da un piccolo campanile a<br />

vela. Di grande interesse le figure alla<br />

base degli archetti: teste umane, cervi,<br />

vitelli, disegni geometrici. Per Santa<br />

Lucia è meta di una processione di<br />

carri (traccas).<br />

Dintorni: il paese-museo di San<br />

Sperate famoso per i murales di vari<br />

autori e per le sculture di Pinuccio<br />

Sciola.<br />

Posta tra il campidano e le montagne<br />

del Sulcis, Uta è un fiorente centro<br />

agricolo. Ai margini dell’abitato sorge<br />

la chiesa di Santa Maria, costruita nel<br />

1140 dai Vittorini di Marsiglia. La<br />

facciata, in pietra chiara con qualche<br />

concio di colore più scuro, è decorata<br />

con cornici ad archetti pensili e<br />

SANLURI<br />

Importante paese ai bordi del<br />

Campidano, si è sviluppato intorno al<br />

Castello di Eleonora d’Arborea.<br />

L’edificio, costruito nel XIV secolo,<br />

passò di mano diverse volte prima di<br />

entrare in possesso degli Aragona.<br />

Oggi è proprietà dei conti Villasanta<br />

che lo hanno restaurato ospitando un<br />

Museo del Risorgimento. La struttura


CAGLIARI E IL SUD<br />

31<br />

è massiccia, a base quadrata, con<br />

quattro torri angolari. All’interno sono<br />

conservati pregevoli mobili, dal letto<br />

cinquecentesco a sculture d’epoca<br />

come San Michele nell’atrio. Al piano<br />

superiore il Museo della Ceroplastica<br />

con miniature del Cinquecento. Su un<br />

dosso sorge il Convento dei Cappuccini.<br />

All’interno vi è un Museo Storico<br />

Etnografico con una raccolta di oggetti<br />

di lavoro, paramenti sacri e reperti<br />

archeologici.<br />

SERRI<br />

Centro agricolo-pastorale, sorge sul<br />

bordo di un tavolato roccioso, che<br />

domina le colline della Trexenta.<br />

Proprio sulla punta del promontorio, il<br />

Santuario nuragico di Santa Vittoria,<br />

una delle rovine più affascinanti<br />

dell’isola. Nella zona archeologica sono<br />

stati portati alla luce i bronzetti votivi<br />

(esposti al Museo Archeologico di<br />

Cagliari). Dall’ingresso si raggiunge il<br />

grande Recinto delle feste, un remoto<br />

predecessore dei santuari campestri<br />

(cumbessias o muristeni), presente<br />

nelle principali chiese di campagna<br />

della <strong>Sardegna</strong> per offrire ospitalità ai<br />

novenanti. A pianta ellittica, è formato<br />

da un’ampia corte centrale su cui si<br />

affacciano vani porticati destinati ad<br />

accogliere i pellegrini convenuti al<br />

tempio del dio delle acque. Sul<br />

promontorio, il Pozzo a Tempio, in


32 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ottimo stato di conservazione, è<br />

formato da una scala di 13 gradini in<br />

basalto, di sorprendente regolarità.<br />

SÀRDARA<br />

Ai margini del Campidano,<br />

Sàrdara è un borgo che<br />

ha avuto una storia<br />

movimentata,<br />

vista la sua<br />

posizione al<br />

confine<br />

tra il<br />

Giudicato<br />

di<br />

Arborea<br />

e quello<br />

di Cagliari. Dell’epoca medievale<br />

rimangono i ruderi del Castello di<br />

Monreale, in cima a un dosso che<br />

domina la pianura. Il paese ha una<br />

pianta irregolare, dovuta alle successive<br />

fasi di espansione, ma conserva<br />

grandi case in pietra con portale ad<br />

arco nella zona intorno alla chiesa<br />

romanico-gotica di San Gregorio, dalla<br />

facciata alta e stretta, con un bel<br />

rosone scolpito. Nella parte alta, posto<br />

a pochi vicoli di distanza dalla<br />

cinquecentesca parrocchiale della<br />

Beata Vergine Assunta sorge il Tempio<br />

nuragico a pozzo di Sant’Anastasia.<br />

Risale al IX-X secolo a.C. ed è formato<br />

da blocchi di basalto e calcare non<br />

squadrati. Una sorgente di acque<br />

curative che sgorga vicino gli valse<br />

nell’antichità il nome di “Fontana dei<br />

dolori”: un canaletto in pietra portava<br />

al tempio l’acqua della sorgente sacra.<br />

Nei locali del vecchio municipio,<br />

infine, il Museo Archeologico Villa<br />

Abbas espone una serie di oggetti<br />

provenienti dall’area di Sant’Anastasia,<br />

da tombe nuragiche, fenicie e romane<br />

della zona. Interessanti anche le<br />

mostre di reperti medioevali.<br />

Dintorni: a 2 km i resti del complesso<br />

termale romano Aquae Neapolitanae.<br />

Sono visibili una vasca quadrata, le<br />

fondamenta degli edifici vicini e la<br />

chiesetta gotica di Santa Maria is<br />

Acquas.<br />

VILLANOVAFORRU<br />

Centro agricolo ai piedi della<br />

Marmilla, ha la topografia tipica del<br />

Seicento, quando venne fondato sotto<br />

gli Spagnoli. La struttura delle<br />

abitazioni ha conservato i tratti<br />

tradizionali e nel palazzetto del Monte<br />

Granatico (una specie di banca del<br />

grano) è allestito un piccolo ma curato<br />

Museo Archeologico. Da vedere, al<br />

secondo piano, gli oggetti votivi<br />

dedicati al culto di Demetra e Core<br />

(epoca punico-romana). Sulla stessa<br />

piazza, in due tradizionali abitazioni<br />

ristrutturate dal Comune, si organizzano<br />

mostre temporanee. Nei dintorni,<br />

ben segnalato sulla strada verso<br />

Collinas, il complesso nuragico di<br />

Genna Maria. Il nuraghe, riportato alla<br />

luce solo nel 1977 e ancora oggetto di<br />

scavo, sorge in posizione dominante<br />

sulla cima di una collina. A pianta<br />

trilobata, ha un torrione centrale,<br />

circondato da tre grandi torri unite tra<br />

loro da spesse mura che racchiudono<br />

all’interno un cortile con pozzo a<br />

thòlos. All’esterno dell’area del<br />

villaggio corre un’altra cinta di mura<br />

con sei torri angolari.<br />

GÙSPINI<br />

Centro del Campidano, nel cuore della<br />

regione mineraria, ha una bella chiesa<br />

del XV secolo, San Nicola di Mira, che<br />

ne costituisce il fulcro. Il borgo è


CAGLIARI E IL SUD<br />

33<br />

interessante perché<br />

nei suoi pressi si<br />

trova la miniera<br />

di Montevecchio,<br />

negli anni ’50 una<br />

delle più grandi<br />

d’Europa. Nonostante<br />

il progressivo abbandono, il<br />

villaggio minerario è da visitare per<br />

vedere l’architettura delle case, il<br />

palazzo della direzione, la chiesa, le<br />

case dei dirigenti, la scuola, l’ospedale.<br />

In estate vengono organizzate visite<br />

guidate alla miniera, alla palazzina<br />

della direzione e alla mostra sulla vita<br />

dei minatori. Vicino a Montevecchio si<br />

staglia il massiccio di Monte Arcuentu<br />

con resti di un antico castello. Per la<br />

festa di Santa Maria si svolgono una<br />

processione di cavalli bardati e un<br />

concorso ippico.<br />

ARBUS<br />

Piacevole paese dalle case in granito<br />

posto alle pendici del Monte Linas. È<br />

famoso per la lavorazione dei coltelli, a<br />

lama ricurva, arrasoias, che vengono<br />

prodotti da artigiani locali. Nei<br />

dintorni il borgo minerario abbandonato<br />

di Ingurtosu, costruito dalla<br />

società francese Pertusola, ex proprietaria<br />

delle miniere. Le case, la chiesa e<br />

la palazzina della direzione sono<br />

circondate dal verde della macchia<br />

mediterranea e della pineta. Una<br />

strada sterrata scende tra miniere,<br />

edifici abbandonati e gigantesche<br />

discariche fino a Narcauli con le rovine<br />

della caveria costruita nel primo<br />

dopoguerra. Un tempo un trenino<br />

decauville portava il materiale estratto<br />

fino al mare dove veniva caricato sulle<br />

navi. Alcuni tratti delle vecchie rotaie<br />

con i carrelli si possono vedere sulla<br />

spiaggia di Piscinas nei pressi dell’albergo<br />

Le Dune, ricavato da un vecchio<br />

edificio minerario. Alle spalle una<br />

catena di bianche dune, formate dal<br />

vento, ma ricoperte dal verde della<br />

macchia mediterranea. La spiaggia si<br />

estende per 9 km verso sud fino a<br />

Capo Pecora, mentre a nord lascia<br />

posto a una costa rocciosa che prende<br />

il nome di Costa Verde.<br />

FLUMINIMAGGIORE<br />

Nella valle del rio Mannu,<br />

Fluminimaggiore è una borgata<br />

agricola che risale al Settecento. Nei<br />

dintorni, a 9 km sulla statale per


34 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


CAGLIARI E IL SUD<br />

35


36 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Iglesias, un cartello turistico ben<br />

visibile porta alle rovine del Tempio<br />

romano di Antas. Dedicato al Sardus<br />

Pater, considerato dai Romani dio e<br />

progenitore del popolo sardo, venne<br />

scoperto nel secolo scorso, ma gli scavi<br />

iniziarono solo nel 1966. Il tempio fu<br />

costruito nel III secolo d.C. sul luogo<br />

di un preesistente tempio punico.<br />

Anche se della struttura restano solo<br />

sei colonne, il luogo è pieno di fascino<br />

per la posizione isolata nella macchia<br />

mediterranea. La strada che si dirige<br />

verso il mare tocca la bella spiaggia di<br />

Portixeddu, protetta da dune ricoperte<br />

da una pineta, e sale poi verso Capo<br />

Pecora, da dove si gode un ampio<br />

panorama della costa.<br />

occasione dei primi moti operai.<br />

Nei dintorni si trova la costa più<br />

selvaggia dell’isola. Alta e dirupata, a<br />

sud si apre sulla baia di Cala Domestica,<br />

una delle più belle della <strong>Sardegna</strong>,<br />

ben protetta in fondo a un fiordo<br />

roccioso sorvegliato da una torre<br />

spagnola. Sulla piccola spiaggia un<br />

tempo venivano imbarcati i minerali<br />

estratti a Montecani, sopra Masua. La<br />

costa fino a Capo Pecora è bassa e<br />

sabbiosa, protetta da alte dune.<br />

IGLESIAS<br />

BUGGERRU<br />

Ex villaggio minerario che si concentra<br />

sul fondo di una valletta affacciata sul<br />

mare, si è da poco riconvertito al<br />

turismo con l’apertura di un comodo<br />

porto turistico (l’unico tra Carloforte e<br />

Oristano). Fondato nel secolo scorso in<br />

una zona ricca di giacimenti, divenne<br />

in pochi anni un fiorente borgo<br />

minerario, centro direzionale della<br />

francese Société Anonyme des Mines<br />

des Malfidano. Nel paese, circondato<br />

oggi da cumuli di detriti, c’erano allora<br />

la corrente elettrica, un ospedale,<br />

scuole, librerie, una società di Mutuo<br />

Soccorso e un piccolo teatro dove si<br />

esibivano cantanti d’opera lirica. Nella<br />

parte bassa del paese sono esposte le<br />

sculture che Pinuccio Sciola ha<br />

dedicato ai minatori morti nel 1904, in<br />

Iglesias, Villa di Chiesa, venne fondata<br />

nel XIII secolo dal conte Ugolino della<br />

Gherardesca, quando i Pisani<br />

riattivarono le miniere abbandonate al<br />

tempo dei Romani. La produzione di<br />

argento era allora molto alta, e la città<br />

aveva il diritto di coniare le sue<br />

monete. A metà del secolo scorso<br />

Iglesias attraversò un altro periodo di<br />

splendore grazie alla Miniera<br />

Monteponi. Oggi le discariche di<br />

detriti e i ruderi degli edifici minerari<br />

in gran parte abbandonati circondano<br />

un centro storico ben conservato, con<br />

la centrale via Matteotti, pedonale, che<br />

porta verso piazza del Municipio, una<br />

delle più belle dell’isola. Su di essa si<br />

affacciano il Vescovado, il Palazzo del<br />

Comune e la Cattedrale di Santa<br />

Chiara. Terminata alla fine del XVII<br />

secolo, ha una bella facciata romanicogotica<br />

con un rosone fiancheggiato da<br />

due finestre chiuse e una serie di<br />

archetti. Intorno si dipartono le vie<br />

tortuose con palazzetti a due piani dai


CAGLIARI E IL SUD<br />

37<br />

balconi di ferro battuto.<br />

Si arriva così a San Francesco, costruita<br />

a varie riprese tra il ’300 e il ’500, a<br />

navata unica con cappelle nobiliari<br />

laterali. Da Piazza Sella, una passeggiata<br />

di mezz’ora conduce alle mura<br />

pisane e al Castello di Salvaterra, in<br />

cima alla collina.<br />

Dintorni: in località Case Marganai si<br />

trova il Giardino Botanico Linasia,<br />

novemila metri quadrati dove ammirare<br />

tutti gli esemplari della macchia<br />

mediterranea. Il Museo Casa Natura<br />

custodisce reperti naturali e dell’attività<br />

mineraria. Per scoprire le vestigia<br />

del passato minerario sono organizzate<br />

visite guidate da cooperative turistiche<br />

in collaborazione con l’Associazione<br />

Minatori.<br />

Tra le più interessanti la via dell’argento<br />

lungo un percorso che dalle miniere<br />

di San Giovanni conduce al villaggio<br />

abbandonato di Seddas Moddizzis.<br />

Lungo il tragitto s’incontra il pozzo<br />

Santa Barbara che con le sue mura<br />

merlate sembra un castello medievale.<br />

In alternativa la visita all’insediamento<br />

minerario di Monteponi, dall’elegante<br />

palazzina di Bellavista alla struttura<br />

slanciata del pozzo Sella.<br />

MINIERA MONTEPONI<br />

La costa che dalla spiaggia di<br />

Fontanamare porta a Masua è selvaggia<br />

e molto panoramica grazie ai<br />

faraglioni di Masua e al Pan di<br />

Zucchero, uno scoglio bianco che<br />

raggiunge l’altezza di 132 m. A<br />

completare il quadro le rovine di<br />

archeologia industriale intorno a<br />

Nebida, piccolo centro minerario con i<br />

suggestivi resti della Caveria La<br />

Marmora, in bilico tra terra e mare,<br />

che può essere raggiunta con una<br />

panoramica passeggiata. Oltre Nebida<br />

si giunge a Masua, con una spiaggia<br />

dominata dalla falesia calcarea di<br />

Monte Nai.


38 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

CARBONIA<br />

Al centro della regione carbonifera del<br />

Sulcis, Carbonia è una città recente: i<br />

lavori, durati due anni, iniziarono nel<br />

1936. Dell’epoca è rimasto l’impianto<br />

urbanistico-architettonico fascista con<br />

strade ampie e regolari che convergono<br />

verso la centrale piazza Roma, con il<br />

Municipio, la Torre civica e la Chiesa<br />

parrocchiale di San Ponziano con un<br />

campanile in trachite, copia della<br />

cattedrale di Aquileia. L’ex residenza<br />

del direttore delle miniere, Villa Sulcis,<br />

è stata trasformata in Museo archeologico<br />

dove ammirare gioielli, ceramiche<br />

e bronzetti provenienti da domus de<br />

janas e dagli scavi archeologici di<br />

Monte Sirai. Fossili, minerali rari e la<br />

ricostruzione di una grotta naturale<br />

sono invece i pezzi forti del Museo di<br />

Paleontologia e Speleologia Martel.<br />

Nei dintorni di Carbonia una strada<br />

ben segnalata porta alla collina sulla<br />

cui cima si estende il complesso<br />

archeologico di Monte Sirai. La visita<br />

vale anche solo per il panorama che<br />

spazia fino alle isole di Sant’Antioco e<br />

di San Pietro. Interessanti le rovine,<br />

ancora oggetto di scavi. L’acropoli<br />

fortificata di Monte Sirai venne<br />

costruita dai Fenici nel IV secolo a.C.<br />

come difesa di Sulki (l’odierna<br />

Sant’Antioco). La cinta muraria, spessa<br />

fino a 4 m, proteggeva l’acropoli e gli<br />

alloggi della guarnigione.<br />

Lo sviluppo urbanistico segue le<br />

asperità del terreno con tre vie<br />

parallele che dividono cinque isolati.<br />

Interessante l’area della necropoli:<br />

quella fenicia presenta tombe a fossa<br />

mentre quella punica è formata da una<br />

dozzina<br />

di tombe a ipogeo.<br />

CALASETTA<br />

Secondo centro dell’isola di<br />

Sant’Antioco e porto d’imbarco per<br />

Carloforte, Calasetta è stata progettata<br />

nel 1769 da un ingegnere militare<br />

piemontese per accogliere i pescatori<br />

liguri che arrivavano da Tabarka. Le<br />

strade regolari con case a due piani<br />

portano alla piazza principale e alla<br />

Chiesa Parrocchiale dai campanili<br />

arabeggianti. La strada che si dirige a<br />

sud lungo la panoramica costa<br />

occidentale alterna scogliere a calette e<br />

spiagge.<br />

SANT’ANTIOCO<br />

Sant’antioco è il centro principale<br />

dell’isola omonima collegata alla<br />

terraferma da un istmo artificiale; sin<br />

dall’epoca romana esisteva un ponte ad<br />

arcate di cui rimangono solo pochi<br />

resti. Fondata dai Fenici nell’VIII<br />

secolo a.C. con il nome di Sulki, fu una<br />

delle città più importanti del Mediter-


CAGLIARI E IL SUD<br />

39<br />

raneo, dal<br />

cui porto<br />

transitavano<br />

i minerali,<br />

oro compreso,<br />

estratti<br />

nell’Iglesiente. Per<br />

questo Tolomeo la chiamò insula<br />

plumbaria, l’isola del piombo. Al<br />

tempo della II guerra punica, il porto<br />

fu usato come base dalla flotta<br />

cartaginese. L’alleanza le costò in<br />

seguito la punizione da parte dei<br />

vincitori Romani. Questo non fermò la<br />

sua espansione che continuò fino alla<br />

fine dell’Impero. Nel Medioevo le<br />

continue scorrerie dei pirati portarono<br />

a un progressivo abbandono. L’abitato<br />

si estende dal mare alla collina, con<br />

case dai balconcini in ferro battuto. In<br />

cima al paese, su un’altura rocciosa, il<br />

Castello Sabaudo in trachite rossa e<br />

l’Acropoli della città punica. Su una<br />

roccia trachitica che domina il mare c’è<br />

il Tophet, il santuario-necropoli dove<br />

venivano deposte le ceneri dei bambini<br />

nati morti o defunti poco dopo la<br />

nascita. In zona l’area della Necropoli<br />

punica, una quarantina di tombe<br />

ipogee, utilizzate per deposizioni di<br />

gruppi familiari e successivamente dai<br />

Romani per la deposizione di urne in<br />

pietra o piombo contenenti le ceneri<br />

dei defunti. Le tombe occupano tutta<br />

la parte alta dell’abitato, trasformate<br />

nell’epoca cristiana in catacombe<br />

paleocristiane.<br />

Sotto la chiesa di Sant’Antioco,<br />

costruita nel VI secolo con pianta a<br />

croce greca e cupola centrale ma<br />

modificata intorno al 1000, si aprono<br />

le catacombe dove la tradizione vuole<br />

fosse sepolto il santo patrono dell’isola<br />

proveniente dalla Mauritania (in<br />

periodo romano l’area del Maghreb).<br />

Se ne può visitare solo una parte<br />

aperta sotto il transetto destro. I vani<br />

sono alti meno di due metri e in alcuni<br />

punti affrescati.<br />

Nella vicina Via Regina Margherita,<br />

nella palazzina del Monte Granatico è<br />

stato aperto l’Antiquarium Civico in<br />

attesa che vengano ultimati i restauri<br />

del Museo Archeologico ai piedi del<br />

Tophet. All’interno ceramiche, gioielli<br />

e oggetti fenici e romani. Interessante<br />

anche la raccolta del Museo<br />

Etnografico, aperto nel luglio 1996,<br />

grazie a donazioni e a prestiti privati,<br />

in un vecchio impianto di<br />

vinificazione. Nella grande stanza sono<br />

presentati tutti gli attrezzi da cucina,<br />

quelli per fare il formaggio e quelli per<br />

coltivare la vigna. Nella sezione<br />

tessitura sono esposti fusi e telai per la<br />

lavorazione della lana e del bisso, il<br />

filato impalpabile che si ricava dalla<br />

Pinna nobilis, la nacchera, il più<br />

grande bivalve del Mediterraneo. Nel<br />

portico esterno sono esposti gli<br />

strumenti per la vinificazione e<br />

l’allevamento. A fine giugno, per la<br />

festa di San Pietro, patrono dei<br />

pescatori, si svolge una suggestiva<br />

Processione a Mare.<br />

TRATALÌAS<br />

Piccolo centro del<br />

Sulcis, fino al 1413<br />

fu sede<br />

vescovile, come<br />

testimonia la<br />

cattedrale di<br />

Santa Maria,<br />

in stile<br />

romanico<br />

pisano. Consacrata nel 1213,<br />

presenta una facciata divisa orizzontalmente<br />

da una cornice ad archetti<br />

pensili, sormontata da un rosone.<br />

Curioso il timpano da cui sporge<br />

l’ultimo tratto della scala d’accesso al<br />

tetto. Anche i fianchi e l’abside sono<br />

percorsi da lesene ad archetti. All’interno<br />

le tre navate sono divise da<br />

grossi pilastri a sezione ottagonale. Un<br />

retablo datato 1596 è dedicato a San<br />

Giovanni Battista e a San Giovanni<br />

Evangelista, con al centro la Vergine e<br />

il Bambino.


40 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


CAGLIARI E IL SUD<br />

41<br />

SANTADI<br />

Costruita su<br />

diversi piani<br />

sulle<br />

sponde del<br />

rio Mannu,<br />

Santadi conserva esempi di architettura<br />

tradizionale in trachite e scisto.<br />

Oggetti da lavoro e arredi della casa<br />

sono raccolti nel Museo Etnografico Sa<br />

Domu Antigua, che ha all’interno un<br />

punto di vendita di prodotti artigianali<br />

del Sulcis. Nella prima quindicina di<br />

agosto vi si svolge il matrimonio<br />

mauritano o maureddino, la cui<br />

tradizione sembra risalga addirittura<br />

ad alcune popolazioni nordafricane<br />

trasferitesi nel Sulcis in epoca romana.<br />

L’area intorno a Santadi era abitata in<br />

epoca nuragica come testimoniano le<br />

ceramiche e gli oggetti in oro, rame e<br />

bronzo (come una barchetta votiva e<br />

un tripode in stile cipriota) ritrovati<br />

nella grotta Pirostu e conservati al<br />

museo archeologico di Cagliari.<br />

Vicino a Santadi è stata scoperta la<br />

fortezza fenicio-punica di Pani Loriga,<br />

su un piccolo tavoliere a sud-ovest.<br />

Interessante la grotta Is Zuddas, ricca<br />

di aragoniti, stalagmiti e stalattiti, che<br />

si può visitare con le guide della<br />

cooperativa Monte Meana.<br />

Nei dintorni, in territorio di<br />

Villaperuccio, la necropoli ipogeica di<br />

Monte Essu. Alcune domus de janas<br />

conservano sulle pareti le tracce<br />

dell’originale rivestimento in giallo e<br />

rosso. Altre erano destinate a luogo di<br />

culto, come la grotta-tempio (la prima<br />

dopo la salita) con un ingresso di 2 m<br />

per 2, un atrio e una grande camera<br />

sepolcrale.<br />

BAIA CHIA<br />

Località della costa meridionale, è<br />

famosa per il suo sistema di dune che<br />

si stende fino a Capo Spartivento e che<br />

dovrebbe diventare il cuore di una<br />

riserva naturale della Regione. Alle<br />

spalle delle spiagge di sabbia candida<br />

si alza un cordone di dune alte fino a<br />

24 m, su cui vivono contorti ginepri<br />

secolari, e uno stagno che d’inverno<br />

ospita garzette, aironi cinerini, svassi e<br />

altri migratori acquatici.<br />

Il paesino di Chia, una frazione di<br />

Domus De Maria, è formato da poche<br />

case, immerse nel verde di grandi<br />

piante di fichi, e da un paio di alberghi<br />

per le vacanze. La baia dall’acqua<br />

cristallina è chiusa da un promontorio<br />

dominato da una torre spagnola e da<br />

scogli rossi ricoperti dalla bassa<br />

macchia mediterranea. Ai piedi della<br />

torre si possono visitare i pochi resti<br />

del centro fenicio-punico di Bithia,<br />

menzionato da Tolomeo ma che non<br />

raggiunse mai l’importanza di Nora e<br />

Tharros. Della città, non ancora<br />

completamente portata alla luce e<br />

sommersa per secoli dal mare, sono<br />

rimaste alcune tombe fenicie, puniche<br />

e romane accanto alle rovine di un<br />

tempio dedicato probabilmente al dio<br />

Bes.<br />

Dintorni: il litorale fino a Capo<br />

Spartivento è tutto un susseguirsi di<br />

magnifiche baie, dune e pinete<br />

raggiungibili a piedi o lungo una<br />

strada sterrata.<br />

PULA - NORA<br />

Centro agricolo di origine recente, è<br />

famoso per i resort turistici di Santa<br />

Margherita, per il campo di golf e per<br />

le rovine di Nora, la città più antica<br />

della <strong>Sardegna</strong>. L’area archeologica si<br />

stende ai piedi di Capo di Pula, un<br />

promontorio ammantato di macchia<br />

mediterranea con una torre eretta nel<br />

XVI secolo dagli Spagnoli per difendersi<br />

dai corsari. Fondata dai Fenici tra<br />

il IX e l’VIII secolo a.C., Nora divenne<br />

sotto Cartagine il centro più importante<br />

dell’isola. La sua supremazia<br />

continuò con Roma tanto che nel 238<br />

fu scelta come capitale della provincia<br />

sarda romana. Nel Medioevo venne<br />

abbandonata perché esposta alle<br />

continue incursioni dei pirati arabi.


42 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Ma nel frattempo il progressivo<br />

abbassamento del terreno aveva già<br />

coperto di acqua i tre porti. Poco resta<br />

del periodo punico anche se i ricchi<br />

corredi delle sepolture testimoniano<br />

un’intensa attività mercantile. Della<br />

città cartaginese si può ammirare il<br />

tempio dedicato alla dea della fertilità<br />

Tanit, su un’altura che domina tutto il<br />

complesso. Ben disegnata la città<br />

romana con il teatro, le terme, le<br />

abitazioni, le strade lastricate con rete<br />

fognaria. Di grande interesse i mosaici<br />

caratterizzati dall’uso quasi esclusivo<br />

dei colori bianco, nero e ocra.<br />

Molti ritrovamenti, comprese le<br />

iscrizioni puniche con la prima<br />

attestazione del nome <strong>Sardegna</strong>, sono<br />

conservate al Museo Archeologico di<br />

Cagliari. Le ceramiche sono invece<br />

esposte nel minuscolo Museo Archeologico<br />

locale. Gli scavi continuano<br />

nella zona del macellum, a<br />

ridossodell’area militare. Nei pressi<br />

sorge la chiesetta romanica di<br />

Sant’Efisio, costruita dai monaci<br />

Vittorini nell’XI secolo, meta dell’annuale<br />

processione che parte da Cagliar.<br />

QUARTU SANT’ELENA<br />

Cittadina alla periferia di Cagliari, è<br />

cresciuta vertiginosamente negli ultimi<br />

anni fino a diventare una delle più<br />

grandi dell’isola. Sorge ai margini delle<br />

saline e dello stagno omonimo, scelto<br />

come stabile dimora e come nursery<br />

da decine di coppie di fenicotteri che<br />

da qualche hanno vi nidificano.<br />

Davanti al moderno palazzo comunale<br />

sorge la Casa Museo Sa Dom ’e Farra,<br />

alla lettera “La casa della farina”, una<br />

grande abitazione padronale<br />

campidanese che raccoglie migliaia di<br />

attrezzi della tradizione quotidiana<br />

domestica e agricola del passato. Sono<br />

oltre 14.000 i pezzi raccolti in una vita<br />

dall’ex pastore Gianni Musiu. Gli<br />

oggetti sono ambientati in diverse<br />

stanze dedicate a lavori diversi, dalle<br />

selle e dai finimenti in cuoio dello<br />

stalliere ai carri e al mantice del<br />

fabbro. Interessante il frigorifero a<br />

neve che funzionava grazie alla neve<br />

raccolta in Barbagia, portata a Cagliari<br />

a dorso di mulo e conservata sottoterra<br />

in grandi contenitori di paglia. La casa<br />

comprendeva le abitazioni per i<br />

padroni e per un buon numero di


CAGLIARI E IL SUD<br />

43<br />

dipendenti, più i locali a porticato su<br />

un grande cortile, utilizzati per le<br />

lavorazioni domestiche e agricole,<br />

come la molitura, la preparazione del<br />

pane, la riparazione degli attrezzi.


44 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Note


LA SARDEGNA<br />

ZONA PER ZONA<br />

La Costa orientale


46 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


LA COSTA ORIENTALE<br />

47<br />

La Costa orientale<br />

All’interno chilometri e chilometri di<br />

pascoli e rocce, sul mare falesie inaccessibili<br />

che sprofondano nell’acqua<br />

turchese, dove da poco è ricomparsa la<br />

foca monaca. Per questo, il tratto di<br />

costa del Golfo di Orosei è entrato a far<br />

parte del Parco Nazionale del<br />

Gennargentu, istituito per proteggere<br />

aquile reali e mufloni.<br />

Senza città di rilievo, la Costa orientale<br />

vanta buoni centri balnerari concentrati<br />

intorno ad Arbatax e a<br />

Villasimius. Salvo in alcuni tratti, la<br />

strada corre lontano dal mare; per<br />

questo il più delle volte le spiagge sono<br />

da conquistare con lunghe escursioni a<br />

piedi o seguendo strade sterrate che<br />

sembrano perdersi nella macchia<br />

mediterranea. Anche le cittadine più<br />

importanti come Orosei, Muravera o<br />

Dorgali non sono situate lungo la<br />

costa, ma leggermente all’interno. La<br />

causa è da attribuirsi alla malaria che<br />

ha mietuto vittime fino all’ultimo<br />

dopoguerra e agli attacchi dei pirati<br />

che per secoli hanno infestato le coste.<br />

Le zone dell’interno sono terra di<br />

pastori che da secoli hanno condotto le<br />

greggi al pascolo lungo i tratturi oggi<br />

percorsi dai fuoristrada. Al sud, poco<br />

conosciuta e sfruttata turisticamente,<br />

la regione del Sarrabus riserva grandi<br />

sorprese a chi ama avventurarsi fuori<br />

dai circuiti tradizionali. Fino a pochi<br />

anni orsono è rimasta isolata per la<br />

difficoltà delle comunicazioni. L’unico<br />

modo per arrivare a Cagliari era il<br />

trenino a scartamento ridotto che<br />

s’inerpicava per le valli e che oggi può<br />

costituire la meta di un viaggio a<br />

ritroso nel tempo. Al centro, la regione<br />

dell’Ogliastra, con le sue spiagge<br />

sabbiose che variano dal grigio perla al<br />

rosso acceso, offre montagne dure<br />

dove la civiltà pastorale non è stata<br />

scalfita dalla modernità e la vita dei<br />

paesi scorre ancora con ritmo arcaico.<br />

Più facile la regione delle Baronie, con<br />

le cittadine di Siniscola e di Orosei,<br />

ben servite dai mezzi di trasporto e<br />

dalla superstrada.<br />

La statale 125 collega Olbia con<br />

Cagliari lungo la costa orientale. Il<br />

tratto più spettacolare è quello tra<br />

Dorgali e Baunei, 63 km di curve di<br />

montagna nel cuore del Parco nazionale<br />

del Gennargentu. Questo tratto di


48 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

strada è stato tagliato nella roccia dai<br />

carbonai piemontesi che tra la metà e<br />

la fine dell’Ottocento frequentavano<br />

(unici stranieri) queste valli impervie,<br />

tagliando gli alberi che caricavano poi<br />

sulle navi per il Continente. Un<br />

disboscamento poi rivelatosi<br />

irreversibile.<br />

ARBATAX<br />

Questo centro sorge ai<br />

piedi di Capo<br />

Bellavista, una falesia<br />

di porfido rosso che termina in mare<br />

con le celebri rocce del medesimo<br />

colore, di grande effetto cromatico. Il<br />

porto, protetto da una torre spagnola,<br />

è il capolinea dei treni a scartamento<br />

ridotto che arrivano da Cagliari. La<br />

costa vanta acque limpidissime e baie<br />

incantevoli, come Cala Moresca, dove<br />

il porfido rosso contrasta con alcuni<br />

blocchi di granito grigio e con<br />

l’azzurro delle acque. Più a sud Porto<br />

Frailis, protetto anch’esso da una torre<br />

spagnola, e la lunga spiaggia di Orrì.<br />

Dal Faro di Capo Bellavista si gode un<br />

bel panorama sul mare e<br />

sugli isolotti<br />

dell’Ogliastra. Nella baia<br />

una strada privata<br />

porta al club Vacanze<br />

di Cala Moresca,<br />

ricostruzione di un<br />

tipico villaggio<br />

mediterraneo, con<br />

portoni in legno<br />

massiccio e inferriate<br />

provenienti dalle case che furono<br />

abbandonate a Gairo Vecchia dopo un<br />

terremoto.<br />

SANTA MARIA<br />

NAVARRESE<br />

Piccolo centro balneare costruito<br />

intorno a una bella chiesa campestre<br />

da cui ha preso il nome. La chiesa, a<br />

tre navate con abside semicircolare,<br />

sembra sia stata costruita nella prima<br />

metà dell’XI secolo dalla figlia del re di<br />

Navarra come ringraziamento per uno<br />

scampato naufragio. Sul sagrato sorge<br />

un gigantesco olivastro, che dicono<br />

vecchio di oltre mille anni. La bella<br />

spiaggia è delimitata da una pineta e<br />

protetta da una torre aragonese del<br />

’600. Di fronte il grande scoglio a<br />

forma di piramide<br />

dell’Agugliastra, o Sa<br />

Pedra Longa,<br />

un sottile<br />

pinnacolo<br />

calcareo che sporge dal mare per 128<br />

m. Si raggiunge in pochi minuti di<br />

navigazione dal porticciolo da dove<br />

partono anche i barconi per Cala Luna,<br />

Cala Sisine e Cala Goloritzè.<br />

IL PARCO DEL GENNARGENTU<br />

I 73.935 ettari di questo parco nazionale,<br />

i cui confini sono indicati da<br />

un’intesa del 1992, si trovano in<br />

provincia di Nuoro (esclusa l’isola<br />

dell’Asinara). I comuni interessati<br />

dall’area protetta sono Aritzo, Arzana,<br />

Baunei, Belvì, Desulo, Dorgali,<br />

Fonni, Gairo, Gavoi, Lodine,<br />

Meana Sardo, Oliena, Ollolai,<br />

Olzai, Ovodda, Orgosolo,<br />

Seui, Seulo, Sorgono,<br />

Talana, Tiana, Tonara,<br />

Urzulei, Ussassai e<br />

Villagrande. Per visitare la<br />

zona, bisogna tener<br />

presente che la diversità<br />

degli ambienti consiglia<br />

differenti stagioni. In generale, però, a<br />

meno di non aver mete esclusivamente<br />

balneari, le stagioni di mezzo rappresentano<br />

il compromesso migliore tra il<br />

caldo dell’estate e il gelo dell’inverno.<br />

Mete interessanti sono la salita ai 1834<br />

m della Punta La Marmora e, sul<br />

Supramonte, oltre alle rovine di<br />

Tiscali, le gole di Su Gorroppu e la<br />

sorgente di Su Gologone. Verso il mare<br />

si può scegliere tra la visita alla Grotta<br />

del Bue Marino e la discesa a piedi<br />

della Codula di Luna.


LA COSTA ORIENTALE<br />

49<br />

DORGALI<br />

Svilupattasi su un costone roccioso che<br />

scende dal monte Bardia, la cittadina<br />

di Dorgali dista 30 km da Nuoro e<br />

poco meno di 10 dal mare di Cala<br />

Gonone. Insediamento agricolo e<br />

pastorale, questo paese è anche un<br />

centro importante per l’artigianato del<br />

cuoio, della ceramica e della filigrana,<br />

e per la tessitura di tappeti. Per i<br />

buongustai, due tappe fondamentali<br />

sono costituite dalla cantina sociale e<br />

dal caseificio. Nel centro storico si<br />

incontrano vecchie costruzioni<br />

edificate con la scura roccia vulcanica.<br />

Molte le chiese dell’abitato, tra queste<br />

San<br />

Lussorio,<br />

la<br />

Madonna<br />

d’Itria e la<br />

Maddalena.<br />

Sulla centrale piazza<br />

Vittorio Emanuele si innalza la facciata<br />

della Parrocchiale di Santa Caterina il<br />

cui interno è ornato da un grande<br />

altare ligneo scolpito. In paese si può<br />

visitare l’interessante Museo Archeologico<br />

che raccoglie una importante<br />

collezione di reperti di epoca nuragica<br />

(provenienti anche dal vicino sito di<br />

Serra Òrrios), punica e romana. Qui ci<br />

si può rivolgere per avere informazioni<br />

sulle visite al villaggio di Tiscali.<br />

OROSEI<br />

Il capoluogo storico della Baronia, in<br />

posizione arretrata rispetto al mare, ha<br />

un centro storico vivace e ben curato,<br />

con palazzetti in pietra e calce bianca<br />

su cortili lussureggianti. Chiese, archi,<br />

spiazzi e scale lo rendono molto<br />

gradevole. Fondata probabilmente nel<br />

Medioevo, visse il suo momento<br />

magico durante la dominazione pisana<br />

quando, sotto il dominio dei baroni<br />

Guiso, divenne un porto importante<br />

con ancoraggi sul fiume Cedrino.<br />

Dopo il passaggio agli Aragonesi iniziò<br />

la decadenza causata dalla malaria,<br />

dalle scorrerie dei pirati e


50 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


LA COSTA ORIENTALE<br />

51<br />

dall’insabbiamento del<br />

fiume. Attraverso un<br />

intrico di stradine si<br />

arriva alla centrale<br />

piazza del Popolo su cui<br />

si affacciano tre chiese.<br />

In cima a una scalinata<br />

la Parrocchiale di San<br />

Giacomo Maggiore<br />

dalla facciata settecentesca<br />

e con più cupole<br />

ricoperte in cotto. Sul<br />

lato opposto la Chiesa<br />

Del Rosario, con una<br />

facciata barocca, e la Chiesa delle<br />

Anime, fondate dalle confraternite<br />

protagoniste dei riti della Settimana<br />

Santa. La Chiesa di Sant’Antonio<br />

Abate, un tempo santuario campestre,<br />

è stata inglobata dall’espansione della<br />

città. Nella torre pisana, all’interno del<br />

recinto, è allestita una esposizione di<br />

artigianato locale. Anche il secentesco<br />

Santuario della Madonna del Rimedio,<br />

fino a qualche anno fa isolato nella<br />

campagna, è diventato parte della<br />

periferia. È circondato da cumbessias<br />

che si riempiono nei primi giorni di<br />

settembre in occasione del pellegrinaggio.<br />

Dintorni: in prossimità<br />

della foce del Cedrino,<br />

sorge la Chiesa di Santa<br />

Maria ’e Mare, fondata<br />

nel XIII secolo da<br />

mercanti pisani. Piena di<br />

ex voto, l’ultima domenica di<br />

maggio è meta di un pellegrinaggio<br />

con la statua della Madonna che<br />

scende il fiume su una barca seguita<br />

dalle barche dei pescatori. Alla foce il<br />

fiume si divide in due rami: quello<br />

settentrionale entra in un canale<br />

artificiale, quello meridionale dà vita<br />

allo stagno Su Petrosu, una zona<br />

umida dove vivono folaghe, gallinelle,<br />

germani reali e il pollo sultano.<br />

Dove l’acqua è più bassa si trovano<br />

avocette e cavalieri d’Italia, aironi<br />

cinerini e garzette.<br />

GALTELLÌ<br />

Alle pendici del Monte Tuttavista,<br />

Galtellì era nel Medioevo il centro più<br />

importante della regione, fino al 1496<br />

sede della Diocesi, come testimonia la<br />

chiesa romanica di San Pietro, l’antica<br />

cattedrale del XII secolo. Decaduto a<br />

causa della malaria e delle incursioni<br />

barbaresche, conserva tracce del<br />

passato splendore nella Parrocchiale<br />

del SS. Crocifisso, che custodisce<br />

interessanti statue lignee del ’500 e del<br />

’600. Il nucleo centrale è molto bello<br />

con palazzetti e case in<br />

calce bianca che<br />

danno all’insieme<br />

un aspetto lindo.<br />

Dintorni: una delle<br />

escursioni più<br />

interessanti nei<br />

dintorni porta al Monte<br />

Tuttavista lungo una strada sterrata<br />

(poi sentiero percorribile solo a piedi)<br />

che porta a Sa Pedra Istampada, la<br />

Roccia Forata, un arco scolpito dal<br />

vento alto ben 30 m. Si può raggiungere<br />

anche la cima per godere di un<br />

panorama a 360 gradi. In località La<br />

Traversa, a 12 km da Galtellì, si trova<br />

l’interessante Tomba di Giganti di Sa<br />

Ena ’e Thomes. Suggestivo monumento<br />

preistorico con una stele, alta 3 m,<br />

scolpita in un unico blocco di granito.


52 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

SINISCOLA<br />

Ai piedi del monte Albo, a poca<br />

distanza dal mare, si trova una<br />

cittadina sviluppatasi in maniera<br />

disordinata intorno alla parrocchiale<br />

settecentesca, che conserva all’interno<br />

affreschi e statue in<br />

legno di artisti<br />

locali. Un rettilineo<br />

porta a La Caletta,<br />

porticciolo turistico<br />

con una spiaggia sabbiosa lunga 4 km.<br />

Dintorni: in direzione Orosei, dopo il<br />

ponte sul rio Siniscola, si incontra la<br />

deviazione per Santa Lucia, piccolo<br />

centro di pescatori; di origine, pare,<br />

ponzese, è raccolto intorno alla chiesa<br />

e alla torre spagnola. Alle spalle una<br />

pineta arriva fino al mare dove le rocce<br />

si alternano a calette. Camminando<br />

sulla battigia si giunge alle dune di<br />

candida sabbia di Capo Comino,<br />

raggiungibili anche con una deviazione<br />

dalla strada statale. Sono le più belle<br />

dune sabbiose della costa orientale su<br />

cui crescono contorti ginepri.<br />

Il promontorio, con un faro, è un<br />

susseguirsi di scogli arrotondati dalle<br />

forme più svariate che si aprono in<br />

piccole spiagge di ciottoli. Si può<br />

raggiungere a piedi con due ore di<br />

cammino anche la spiaggia di<br />

Berchida, con il massiccio scoglio<br />

chiamato “S’incollu de sa Marchesa” e<br />

uno stagno popolato di cefali e<br />

anguille. In alternativa una strada<br />

sterrata dal fondo sconnesso parte<br />

dalla Statale all’altezza del<br />

chilometro 243, subito<br />

dopo il rio Berchida, e<br />

s’incunea nella<br />

macchia mediterranea<br />

fino alla spiaggia di sabbia candida<br />

su un mare dall’acqua trasparentissima.<br />

Nel tragitto cartelli turistici<br />

segnalano l’insediamento nuragico di<br />

Conca Umosa e il villaggio abbandonato<br />

di Rempellos.<br />

POSADA<br />

Arroccata in cima a<br />

una rupe calcarea<br />

ammantata di<br />

euforbie e lentisco,<br />

il paese è sovrastato<br />

dai ruderi del<br />

Castello della Fava.<br />

Costruito nel XII<br />

sec. dai giudici di<br />

Gallura, fu conquistato dai giudici di<br />

Arborea prima di passare sotto il<br />

controllo degli Aragona. La zona era<br />

già abitata in tempi lontanissimi come<br />

testimonia la colonia cartaginese di<br />

Feronia. Importante centro all’epoca<br />

dei Giudicati, decadde per le numerose<br />

incursioni saracene. Il borgo conserva<br />

la struttura medievale con vicoli<br />

tortuosi collegati da ripide scalinate,<br />

archi e piccole piazze. Le case in pietra<br />

grigia sono state via via ristrutturate.<br />

Anche il castello è stato sottoposto a<br />

lifting: una scala in legno porta alla<br />

sommità della torre quadrata da cui si<br />

gode un vasto panorama sul mare,<br />

sulla foce del fiume Posada e sulla<br />

pianura con agrumeti.<br />

Dintorni: verso l’interno, il Lago di<br />

Posada circondato da pinete, uno dei<br />

tanti bacini artificiali dell’isola.


LA COSTA ORIENTALE<br />

53<br />

LANUSEI<br />

Grosso centro dall’aspetto austero<br />

costruito sul fianco della collina a 600<br />

m d’altitudine, in posizione dominante<br />

verso il mare. Per secoli ha rivestito il<br />

ruolo di capoluogo dell’Ogliastra.<br />

Costruito su più<br />

livelli, conserva<br />

vestigia del<br />

ricco passato<br />

nei palazzetti<br />

signorili.<br />

JERZU<br />

Ai piedi dei “tacchi”, possenti formazioni<br />

calcaree che sporgono candide<br />

dalla macchia mediterranea, Jerzu è un<br />

grande paese circondato dai vigneti,<br />

ricavati sui fianchi ripidi delle colline.<br />

Nella zona si producono ogni anno<br />

circa 100 000 quintali di uva che<br />

vengono lavorati nella Cantina Sociale<br />

famosa per il Cannonau Rosso DOC.<br />

Il paese è costruito su diversi livelli<br />

con case a più piani che s’affacciano sul<br />

corso principale. Le ripide strade<br />

laterali portano ad angoli dove si è<br />

conservata qualche abitazione<br />

tradizionale, specialmente nella parte<br />

bassa del paese. La festa più importante<br />

si tiene il 13 giugno in omaggio a<br />

Sant’Antonio da Padova al quale è<br />

dedicata una delle chiese della città.<br />

Dintorni: a Ulassai, si può visitare la<br />

grotta Su Màrmuri, il Marmo, una<br />

cavità di calcare bianco cui si accede<br />

per una scala di 200 gradini. Il<br />

percorso si snoda per quasi un<br />

chilometro tra laghetti e spettacolari<br />

stalagmiti.<br />

GAIRO<br />

Gairo Sant’Elena sorge nella valle del<br />

rio Pardu, una gola profonda chiusa da<br />

imponenti pareti di calcare. Il paese fu<br />

costruito dopo il 1951 in seguito<br />

all’evacuazione del vecchio borgo che<br />

stava lentamente scivolando a valle. La<br />

sua vista è inquietante, con le case


54 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

sventrate, senza portoni e inferriate.<br />

Tutta la zona è spettacolare, a iniziare<br />

dalla strada che porta a Lanusei.<br />

Dintorni: la strada costiera corre a<br />

poca distanza dal mare con calette di<br />

sabbia rosata e scogli dello stesso<br />

colore. Dalla baia di Gairo, protetta da<br />

un promontorio ricoperto dalla<br />

macchia mediterranea, si raggiunge la<br />

spiaggia di Coccorocci, l’unica spiaggia<br />

nera di tutta la <strong>Sardegna</strong>.<br />

BARÌ SARDO<br />

Grosso borgo agricolo, al crocevia tra<br />

l’Orientale Sarda e la strada verso<br />

Lanusei, in una campagna lussureggiante<br />

di vigneti e frutteti. Il nome,<br />

derivato da abbari, le paludi, testimonia<br />

che un tempo la malaria doveva essere<br />

molto diffusa. Il centro più antico si<br />

raccoglie intorno alla Chiesa di San<br />

Leonardo e alla Parrocchiale dedicata<br />

alla Beata Vergine del Monserrato, dal<br />

campanile in stile rococò. Interessante<br />

l’artigianato della tessitura con laboratori<br />

che producono tappeti, arazzi,<br />

coperte e cuscini di lino. Torre di Barì è<br />

una piacevole località balneare<br />

sviluppatasi intorno alla secentesca<br />

torre spagnola, costruita per difendere il<br />

paese dalle incursioni dei pirati. Belle la<br />

spiaggia sabbiosa e la piccola pineta.<br />

Piena di mistero la festa di San Giovanni<br />

Battista, detta Su Nenneri. Con un<br />

rituale che propizia ricchi raccolti,<br />

vengono lanciati in mare i germogli di<br />

legumi e cereali fatti germogliare al buio.


MURAVERA<br />

Il centro più importante del Sarrabus<br />

sorge alla foce del Flumendosa, al<br />

centro di una campagna coltivata ad<br />

agrumi. Sull’area nei tempi antichi<br />

sorgeva la città fenicia di Sarcapos. Il<br />

paese è quasi attaccato a Villaputzu e a<br />

San Vito, ideale punto di partenza per<br />

escursioni lungo la costa e le valli<br />

dell’interno. Verso nord il tratto di<br />

costa, fino a Porto Corallo, è una lunga<br />

spiaggia sabbiosa interrotta da piccoli<br />

promontori rocciosi.<br />

Torre Salinas domina da uno spuntone<br />

granitico la riva sabbiosa e lo stagno di<br />

Colostrai. Vicino al porto turistico<br />

un’altra torre spagnola che nel 1812<br />

vide una delle poche vittorie dei Sardi<br />

sui pirati barbareschi. Una escursione<br />

lungo l’Orientale Sarda verso Arbatax<br />

porta ai resti del Castello di Quirra e<br />

alla chiesetta romanica di San Nicola,<br />

l’unica della <strong>Sardegna</strong> costruita in<br />

mattoni. Dirigendosi invece verso<br />

Cagliari, si risale il corso del rio Cannas<br />

dove le rocce rosse affiorano tra<br />

corbezzoli, eriche, mirti e ginepri. In<br />

estate è possibile bagnarsi nelle pozze<br />

d’acqua cristallina all’ombra degli<br />

oleandri in fiore e dei salici piangenti.<br />

Interessante anche l’escursione lungo la<br />

valle del Flumendosa, oltre San Vito.<br />

Castiadas è una frazione di Muravera,<br />

con poche case intorno alle carceri<br />

ottocentesche, al centro di una campagna<br />

coltivata a vigneti e agrumi. Bello il<br />

tratto di costa intorno a Capo Ferrato,<br />

con rocce basaltiche che si aprono in<br />

baie dalla spiaggia candida, ombreggiate<br />

da pini. Proseguendo verso sud<br />

s’incontra Costa Rei, un centro di<br />

seconde case e di villaggi vacanze. La<br />

baia quiè chiusa a sud da Cala Sinzias: il<br />

fondale formato da lastroni rocciosi dà<br />

all’acqua una trasparenza cangiante.<br />

VILLASIMIUS<br />

È la piÙ importante località balneare<br />

della costa sud-orientale, con alberghi,<br />

residence e case non sempre ben<br />

inseriti nella natura. Il centro è<br />

moderno, al margine settentrionale di<br />

un promontorio che si allunga fino a<br />

Capo Carbonara. Al centro del<br />

promontorio si apre lo stagno di<br />

Notteri, separato dal mare solo dalla<br />

spiaggia lunga e sabbiosa. In inverno<br />

ospita colonie di fenicotteri rosa. Dal<br />

Faro si gode un’ampia vista panoramica<br />

sulla costa e sulle isole dei Cavoli e di<br />

Serpentara. Intorno spiagge di quarzo e<br />

isolotti di granito su un mare dai ricchi<br />

fondali. Il tratto tra le due isole è stato<br />

teatro di numerosi naufragi: a 10 m di<br />

profondità si trova la statua della<br />

Madonna dei Fondali dello scultore<br />

Pinuccio Sciola. La si può vedere grazie<br />

ai battelli dal fondo trasparente che<br />

durante l’estate partono dal porticciolo<br />

di Porto Giunco. Il carico di una nave<br />

spagnola naufragata in queste acque nel<br />

XV secolo, reperti d’epoca classica e<br />

altri provenienti dal santuario di<br />

Cuccureddus sono esposti nel Museo<br />

Archeologico di Villasimius.<br />

ORROLI<br />

Centro del sarcidano dedito all’allevamento,<br />

sorge in una conca<br />

dell’altopiano di Pranemuru, una landa


56 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

dalla vegetazione rada ai margini della<br />

valle del Flumendosa. La zona è ricca<br />

di siti archeologici come la necropoli<br />

di Su Motti, con domus de janas<br />

ricavate da massi erratici di basalto. In<br />

posizione panoramica, poco distante<br />

dalla falesia, ci sono le rovine del<br />

Nuraghe Arrubiu. Si tratta di una<br />

struttura pentalobata, a pianta assai<br />

complessa, ancora più estesa di<br />

Barumini. In pietra rossa, il complesso<br />

si sviluppa intorno al torrione centrale<br />

del XI-X secolo a.C. che secondo gli<br />

esperti raggiungeva in origine l’altezza<br />

di 27 m. Intorno sono sistemate cinque<br />

torri, risalenti probabilmente al VII<br />

secolo e collegate tra loro da alti<br />

bastioni. A queste si aggiunse una


LA COSTA ORIENTALE<br />

57<br />

seconda cerchia, nel VI secolo, allo<br />

scopo di perfezionare il sistema di<br />

difesa. Intorno sono visibili i resti del<br />

villaggio nuragico, con capanne a<br />

pianta circolare e rettangolare.<br />

PERDASDEFOGU<br />

Paese montano della bassa Ogliastra,<br />

in posizione isolata al margine della<br />

regione dei “tacchi”, possenti formazioni<br />

calcaree che sporgono candide dalla<br />

macchia mediterranea. La strada che<br />

porta a Jerzu è una delle più panoramiche<br />

perché corre su un altopiano ai<br />

piedi di queste cime dolomitiche con<br />

vista spettacolare sul mare e sulla<br />

lontana Perda Liana. Lungo la strada si<br />

incontra la chiesa campestre di<br />

Sant’Antonio, in un bel prato ai piedi<br />

di Punta Coróngiu, il tacco più<br />

spettacolare.


58 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


LA SARDEGNA<br />

ZONA PER ZONA<br />

Il Centro e la Barbagia


60 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

61<br />

Il Centro e la<br />

Barbagia<br />

La regione che occupa il centro<br />

della <strong>Sardegna</strong> è una terra del<br />

tutto particolare, in cui la natura<br />

e la gente rispecchiano più che<br />

altrove la realtà più antica<br />

dell’isola. L’orizzonte è fatto di<br />

montagne aspre su cui si intrecciano<br />

i sentieri dei pastori. Lungo le<br />

valli, i piccoli paesi arroccati tra i boschi<br />

sembrano fuori dal tempo.<br />

Con il nome di Barbagia (che deriva<br />

dal nome Barbària, con il quale i<br />

Romani indicavano le regioni inaccessibili<br />

dell’interno, contrapposte alla<br />

Romània delle coste) si indica l’insieme<br />

delle regioni che circondano a est e<br />

ovest la mole del massiccio del<br />

Gennargentu. Abitato da sempre, ricco<br />

di siti preistorici come il villaggio<br />

nuragico di Tiscali (pp 104-5), il cuore<br />

della <strong>Sardegna</strong> resistette per secoli alle<br />

invasioni romane e conservò gli<br />

antichi culti religiosi di origine<br />

nuragica fino all’avvento del Cristianesimo.<br />

Terra aspra ma ospitale, il centro<br />

dell’isola richiede al visitatore un certo<br />

sforzo: le strade sono lunghe e<br />

tortuose, le indicazioni talvolta<br />

insufficienti e molti i chilometri su<br />

strade sterrate. Qui però le tradizioni<br />

sono ancora vivissime, le<br />

feste popolari<br />

importanti e<br />

colorate: i<br />

santuari e i paesi<br />

si animano nella<br />

ricorrenza del<br />

santo patrono o durante la<br />

Pasqua, mentre a Mamoiada (p 102) i<br />

famosi “mamuthones” sfilano durante<br />

il carnevale coperti dalle loro maschere<br />

grottesche. La natura è dovunque al<br />

centro del paesaggio: dalle rocce del<br />

Supramonte di Oliena e Orgosolo il<br />

mare è a un passo, mentre dalla Punta<br />

La Marmora (p 82) - la massima<br />

elevazione del massiccio del<br />

Gennargentu, a 1834 m di quota - nelle<br />

fredde giornate di vento si arrivano a<br />

vedere le acque dei due mari che<br />

bagnano l’isola. La cucina è di terra ed<br />

ha i sapori della macchia mediterranea,<br />

mentre l’artigianato - da non<br />

perdere una visita alle preziose


62 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

collezioni esposte nelle<br />

vetrine del Museo<br />

Etnografico di Nuoro (p<br />

99) - è ispirato alla vita<br />

pastorale con tappeti,<br />

cesti, ceramiche ornate<br />

con i motivi della<br />

tradizione.<br />

Nuoro è‘ il centro dell’interno della<br />

<strong>Sardegna</strong>: a oriente si erge la catena del<br />

Supramonte, con ai suoi piedi Oliena,<br />

Orgosolo e Dorgali, mentre a occidente<br />

sono le valli che digradano verso il<br />

lago Omodeo e Macomer. In questo<br />

paesaggio fatto di colline e vette<br />

rocciose (i “tacchi” e i “tonneri”) si<br />

incontrano molti dei centri più<br />

importanti della regione, come<br />

Mamoiada, Bitti, Sarule. A sud si<br />

innalzano infine le alture che compongono<br />

il massiccio del Gennargentu,<br />

ricco di foreste, e sulle cui pendici si<br />

incontrano i paesi della montagna:<br />

Gavoi, Fonni. Verso nord-est, costeggiate<br />

le pendici del Monte Ortobene<br />

che domina la città, si scende fra ulivi,<br />

mandorli e vigne in direzione delle<br />

Baronie.<br />

NUORO<br />

Al centro dell’isola,<br />

Nuoro divenne una<br />

città importante a partire<br />

dal XIV secolo ed è capoluogo di<br />

provincia dal 1926. La topografia della<br />

città è basata sulla presenza della<br />

dorsale montuosa che scende dal<br />

Monte Ortobene su cui crebbero i<br />

primi insediamenti umani della zona.<br />

In centro sopravvivono molti angoli<br />

pittoreschi di rioni antichi che la<br />

componevano, un tempo collegati tra<br />

loro dalla “Bia Maiore”, l’odierno Corso<br />

Garibaldi. Centro commerciale delle<br />

Barbagie, Nuoro si anima in occasione<br />

di una serie di feste: il 19 marzo in<br />

onore di San Giuseppe, il 6 agosto di<br />

San Salvatore e nell’ultima domenica<br />

d’agosto in onore del Redentore.<br />

UN PO’ DI STORIA<br />

Al termine del periodo feudale<br />

Nùgoro, come tuttora i nuoresi<br />

chiamano la loro città, entrò in un<br />

lungo periodo di instabilità politica:


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

63<br />

rivolte e sommosse erano all’ordine del<br />

giorno tanto che l’intendente piemontese<br />

De Viry descrisse la città, attorno<br />

al 1750, come un “covo di banditi e<br />

assassini”. In seguito agli editti che ai<br />

primi dell’Ottocento ponevano fine al<br />

tradizionale uso comunitario delle<br />

terre, una serie di sollevazioni popolari<br />

culminarono nei moti di “Su<br />

Connottu”, nel 1868. A cavallo dei due<br />

secoli, Nuoro divenne il centro di un<br />

profondo rinnovamento culturale, che<br />

aveva origine nel confronto tra la<br />

vecchia società isolana e quella nuova<br />

espressa dal rapporto dell’isola con il<br />

continente.<br />

VISITANDO NUORO<br />

Centro della città è la piazza dedicata<br />

al poeta nuorese Sebastiano Satta<br />

(1867-1914) che, alla fine del XIX<br />

secolo animò la cultura cittadina<br />

insieme alla scrittrice Grazia Deledda<br />

(1871-1936) e al politico e saggista<br />

Attilio Deffenu (1893-1918).<br />

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE<br />

Fusione delle raccolte paleontologiche,<br />

paleo-botaniche e naturalistiche del<br />

Gruppo Speleologico Nuorese, il<br />

museo si è arricchito con i reperti delle<br />

campagne di molti anni di scavi<br />

intrapresi dalla Soprintendenza nel<br />

Nuorese. Interessanti gli scheletri del<br />

Prolagus sardus e della lontra gigante e<br />

una piccola collezione di fauna<br />

cavernicola, le statue-menhir di<br />

Làconi, vari bronzetti di epoca<br />

nuragica e oggetti di epoca romana.<br />

MUSEO DELEDDIANO<br />

Varcato il portone della casa natale<br />

della scrittrice, si entra in una tipica<br />

dimora sarda di metà Ottocento. Una<br />

serie di cimeli, che ricordano le tappe<br />

del successo della Deledda, sono<br />

esposti negli ambienti, restaurati<br />

seguendo le descrizioni he la scrittrice<br />

ha lasciato nel suo romanzo Cosima. l<br />

cortile dà accesso alla zona dove un<br />

tempo c’era l’orto (e dove ora si<br />

tengono manifestazioni culturali),<br />

mentre ai piani superiori sono esposte<br />

le copertine dei libri della scrittrice, le<br />

locandine dei lavori teatrali tratti dalle<br />

opere e copia del diploma di


64 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

conferimento del Premio Nobel per la<br />

Letteratura del 1926.<br />

IL MUSEO ETNOGRAFICO DI NUORO<br />

Per ospitare una collezione di oggetti e<br />

costumi della vita quotidiana<br />

sarda, l’architetto Antonio<br />

Simon Mossa ha progettato<br />

negli anni Sessanta la replica<br />

di un villaggio ideale, con le<br />

sue corti, le vie e le scale.<br />

Nelle sale, percorse ogni anno<br />

da 70.000 visitatori, si trovano<br />

mobili, gioielli, le forme del<br />

pane tradizionale, telai e<br />

tappeti e i costumi caratteristici<br />

della vita di tutti i giorni e<br />

delle feste. Ogni due anni, il<br />

museo ospita una rassegna di cinema<br />

antropologico ed etnografico nel mese<br />

di ottobre.<br />

MONTE ORTOBENE<br />

La città nacque sulle pendici granitiche<br />

del monte, e tutti i nuoresi hanno un<br />

rapporto speciale con questa montagna.<br />

Per salire verso i suoi boschi,<br />

bisogna uscire dalla città in direzione<br />

di Orosei, passando a fianco alla<br />

Chiesa della Solitudine, dove si<br />

trovano le spoglie di Grazia Deledda.<br />

Dopo una serie di tornanti in un<br />

ambiente fatto di boschi e grandi<br />

massi, si raggiunge la vetta, dove si<br />

erge la statua in bronzo del Redentore,<br />

che si affaccia sulla città sottostante.<br />

Nei pressi della statua si trova la chiesa<br />

di Nostra Signora del Monte che,<br />

l’ultima domenica d’agosto, diviene<br />

meta della grande processione che si<br />

tiene in onore del Redentore cui<br />

partecipano rappresentanze in<br />

costume di tutta la <strong>Sardegna</strong>.<br />

NECROPOLI DI SAS CONCAS<br />

Percorrere la SS 131 in direzione<br />

di Abbasanta, proseguire poi per<br />

Oniferi. La necropoli è poco<br />

lontana dallo svincolo sulla<br />

destra a poche decine di metri<br />

dalla strada. Il complesso è<br />

composto da una serie di<br />

domus de janas tra cui alcune,<br />

come la “Tomba<br />

dell’Emiciclo”, sono istoriate<br />

da incisioni e bassorilievi: il<br />

sito è aperto e incustodito.<br />

Utile, quindi, una torcia<br />

elettrica.<br />

BITTI<br />

Questo borgo pastorale deve la sua<br />

recente notorietà al gruppo musicale<br />

dei “Tenores de Bitti”, la cui interpretazione<br />

del canto polifonico tradizionale<br />

sardo ha conquistato estimatori in<br />

tutta Europa. Secondo molti studiosi, il<br />

dialetto di Bitti sarebbe la parlata sarda<br />

più simile al latino. Sulla piazza<br />

Giorgio Asproni si trova la<br />

ottocentesca chiesa di San Giorgio<br />

Martire, nella cui casa parrocchiale si<br />

può visitare una piccola collezione di<br />

reperti archeologici.<br />

Dintorni: non lontano dal paese in<br />

direzione di Orune (la strada è<br />

segnalata da cartelli ma non semplice<br />

da seguire) è il tempio a pozzo di Su<br />

Tempiesu, costituito da vari ambienti -<br />

realizzati con grandi pietre basaltiche<br />

squadrate - che ospitano il pozzo sacro<br />

che attingeva a una vena d’acqua<br />

utilizzata per scopi rituali. Nelle<br />

campagne attorno a Bitti si incontrano<br />

una serie di chiese campestri (tra<br />

queste Santo Stefano e Babbu Mannu,<br />

cioè Spirito Santo) che, in occasione<br />

delle ricorrenze annuali, si animano di<br />

feste.


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

65


66 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

BONO<br />

Ai piedi delle alture del Gocèano,<br />

Bono è un ottimo punto di partenza<br />

per piacevoli escursioni nei grandi<br />

boschi di Monte Rasu e nella Foresta<br />

di Burgos. Al centro del paese si trova<br />

la parrocchiale di San Michele<br />

Arcangelo che, anche se più volte<br />

rimaneggiata, nasconde una singolare<br />

curiosità:l’orologio della chiesa è infatti<br />

mosso dal peso di 4 palle di cannone<br />

che caddero in paese nel corso<br />

dell’assedio del 1796, durante il quale<br />

le truppe governative vennero<br />

scacciate dalla popolazione. Questo<br />

episodio viene rievocato ogni anno nel<br />

corso di una festa tradizionale che si<br />

tiene il 31 agosto, in occasione della<br />

quale la zucca più imponente degli orti<br />

di Bono viene data in premio all’ultimo<br />

classificato<br />

nella corsa di cavalli, come ironico<br />

riconoscimento al valore dell’esercito<br />

sconfitto. Fino a qualche anno fa, la<br />

zucca veniva addirittura fatta rotolare<br />

dalla montagna verso valle, in ricordo<br />

della fuga delle truppe nemiche. A<br />

Bono si tiene, nella prima decade di<br />

settembre, l’annuale Fiera dei Prodotti<br />

Tipici Artigiani del Gocèano.<br />

Dintorni: dal valico Uccaidu, lungo la<br />

strada per Sassari, si risale a piedi il<br />

crinale sino alla sommità del Monte<br />

Rasu (m 1258), da cui si gode uno<br />

splendido panorama su buona parte<br />

della <strong>Sardegna</strong>.


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

67<br />

BURGOS<br />

Il piccolo paese,<br />

fondato nel 1353<br />

dal Giudice<br />

Mariano<br />

d’Arborea, si<br />

estende ai piedi<br />

della montagna a<br />

forma di cono su<br />

cui sorge la mole del castello di<br />

Burgos, di molto precedente alla<br />

fondazione del borgo sottostante.<br />

Costruito nel 1127, il castello fu al<br />

centro di molti scontri tra principi,<br />

giudici e coloni continentali e da qui<br />

partirono nel 1478 gli uomini di<br />

Artaldo di Alagon diretti alla battaglia<br />

di Macomer che vide la fine dell’indipendenza<br />

sarda e l’inizio della<br />

dominazione aragonese. Passate le<br />

mura si raggiunge l’interno del<br />

maniero dove, circondata da altre<br />

fortificazioni,è una torre restaurata cui<br />

si accedeva in passato grazie a una<br />

scala in legno che veniva ritirata in<br />

caso di assedio.<br />

Dintorni: a metà strada tra Burgos e<br />

Bono merita una gita l’area verde della<br />

Foresta di Burgos, zona molto curata e<br />

varia di rimboschimento, meta<br />

apprezzata da turisti e abitanti della<br />

zona. Tra le piante spiccano lecci e<br />

conifere, querce e sughere, cedri e<br />

qualche castagno isolato, mentre nei<br />

recinti pascolano i piccoli cavallini<br />

della Giara.


68 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

OTTANA<br />

Il paese sorge nella pianura della valle<br />

del Tirso, non lontano dalle pendici<br />

delle colline della Barbagia di Ollolai.<br />

Prima importante centro medievale,<br />

poi quasi abbandonata a causa della<br />

diffusione della malaria, Ottana è stata<br />

scelta, nei primi anni 70, per essere il<br />

centro di un polo di sviluppo<br />

industriale promosso dall’ENI.<br />

I risultati non sono<br />

stati brillanti: le industrie non<br />

hanno avuto i profitti che si<br />

prefiggevano e i problemi<br />

ambientali che l’insediamento<br />

ha provocato sono sotto gli<br />

occhi di tutti. Ora l’intero progetto è in<br />

via di abbandono.<br />

Dintorni: non lontano dal centro di<br />

Ottana si può visitare una chiesa di<br />

notevole interesse: è San Nicola, un<br />

tempo cattedrale della diocesi di<br />

Ottana. Di severe forme romaniche (la<br />

fondazione risale al 1150), la chiesa, in<br />

conci di trachite nera e violacea,<br />

risente di influssi pisani e conserva al<br />

suo interno un polittico trecentesco e<br />

un crocefisso del ’500.<br />

OLLOLAI<br />

Anticamente il piccolo borgo di<br />

Ollolai doveva essere ben più<br />

importante di oggi. Per<br />

questo divenne capoluogo<br />

della curatoria che comprendeva<br />

la parte settentrionale<br />

della Barbagia che,<br />

infatti, prese da allora il nome<br />

di “Barbagia di Ollolai”. La sua decadenza<br />

fu avviata da un incendio che<br />

distrusse gran parte dell’abitato nel<br />

1490. Oggi nel centro del paese<br />

sopravvive qualche casa ornata da un<br />

antico portale in pietra scura e qualcuno,<br />

nei cortili, lavora ancora l’asfodelo


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

69<br />

per la creazione dei tradizionali cestini<br />

intrecciati.<br />

Dintorni: un’escursione breve porta<br />

alla chiesetta di San Basilio, dove si<br />

svolge il 1° settembre una tradizionale<br />

festa campestre. Dalla strada che sale<br />

verso la punta S’Asisorgiu (1127 m) si<br />

godono ampi panorami: per questo<br />

motivo la vetta è detta “finestra della<br />

<strong>Sardegna</strong>”.<br />

SARULE<br />

Asarule, piccolo paese di origini<br />

medievali, si è conservata la tradizione<br />

della tessitura di colorati tappeti ornati<br />

da figure fortemente stilizzate. Ancora<br />

oggi, passeggiando sulla via principale<br />

del paese, si possono incontrare i<br />

laboratori in cui si lavora come un<br />

tempo su dei telai verticali, e dove si<br />

possono acquistare i tappeti. La<br />

notorietà di Sarule in terra sarda è<br />

però dovuta al vicino santuario di<br />

Nostra Signora di Gonare, alto su uno<br />

sperone calcareo che domina il paese.<br />

Edificata per volere del giudice<br />

Gonario di Torres, la chiesa è stata in<br />

larga parte ricostruita nel Seicento ma<br />

rimane uno dei centri di pellegrinaggio<br />

più importanti dell’isola. Lasciata<br />

l’automobile ai piedi delle rocce, in<br />

uno slargo su cui si aprono le<br />

cumbessias, si segue un sentiero che,<br />

dopo una decina di minuti di cammino<br />

nella macchia di lecci, conduce al<br />

santuario, da cui si gode uno splendido<br />

panorama. All’orizzonte appaiono il<br />

monte Ortobene che sovrasta Nuoro e<br />

vicino il monte Corrasi di Oliena.<br />

Sullo sfondo, il Gennargentu.<br />

Il monte Gonare ha una particolarità<br />

geologica: è costituito da molte rocce<br />

diverse. Dalla struttura granitica<br />

emergono infatti strati di calcare e<br />

affioramenti di scisto su cui cresce una


70 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

vegetazione varia e popolata da molte<br />

specie di uccelli (pernici, tortore,<br />

averle, picchi e rapaci). Il bosco è<br />

composto di lecci, roverelle, aceri; nel<br />

sottobosco in primavera fioriscono<br />

ciclamini, convolvoli e peonie.<br />

Dal 5 all’8 settembre si svolgono i<br />

festeggiamenti in onore della Madonna<br />

di Gonare: gruppi di pellegrini salgono<br />

a piedi dai paesi vicini, si corre un<br />

palio equestre, si recitano poesie, si<br />

canta e l’allegra animazione della festa<br />

sconvolge la tranquillità della zona.<br />

MAMOIADA<br />

Nel 1770 i viceré sabaudi<br />

dell’isola notarono<br />

Mamoiada a causa della<br />

grande quantità dei vigneti e<br />

per l’eccezionale numero di<br />

pecore che, tutti gli anni,<br />

transumavano sulle pendici<br />

della Barbagia di Ollolai. Oggi,<br />

il borgo nasconde ancora, tra le case<br />

moderne nate a fianco della strada<br />

principale, qualche vecchia costruzione.<br />

Ma la notorietà di Mamoiada è<br />

dovuta soprattutto alle scure maschere<br />

dei “mamuthones” che fanno la loro<br />

comparsa nelle vie del paese in varie<br />

occasioni: il 17 gennaio, la Domenica<br />

di Carnevale e il Martedì Grasso,<br />

durante le celebrazioni più famose del<br />

carnevale barbaricino.<br />

Dintorni: a una decina di chilometri<br />

dal paese in direzione di Gavoi, il<br />

Santuario di San Cosimo è un tipico<br />

esempio di chiesa campestre sarda,<br />

con la struttura centrale circondata<br />

dalle cumbessias dove alloggiavano i<br />

pellegrini che affluivano al santuario<br />

per la novena. La chiesa attuale risale<br />

al Seicento ed è caratterizzata da<br />

un’unica navata al termine della quale<br />

recenti restauri hanno portato alla luce<br />

una nicchia con colonne e architrave<br />

in roccia vulcanica di epoca<br />

aragonese. Non lontano è<br />

da visitare anche il Santuario<br />

della Madonna d’Itria,<br />

attorno al quale si svolge<br />

l’ultima domenica di luglio<br />

la grande corsa di cavalli<br />

detta “sa carrela”.<br />

OLIENA<br />

Per chi giunge da Nuoro sul far della<br />

sera, Oliena è uno spettacolo indimenticabile.<br />

Le luci del paese brillano ai<br />

piedi della mole bianca e vertiginosa


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

71<br />

del Supramonte, che da qui digrada<br />

verso oriente in direzione del Golfo di<br />

Orosei. Attorno al paese, i vigneti<br />

occupano tutti gli spazi disponibili (da<br />

queste uve si ricava un ottimo<br />

Cannonau) e in paese non mancano i<br />

luoghi interessanti per il visitatore.<br />

L’architettura di Oliena offre qua e là<br />

degli scorci interessanti: le vecchie case<br />

sono cresciute attorno alle “corti” e<br />

presentano ancora scale esterne,<br />

pergolati e soprattutto i colori vivaci di<br />

alcune stanze. In paese si svolgono due<br />

importanti feste popolari che culminano<br />

con grandi processioni: San<br />

Lussorio (21 agosto) e “S’Incontru” (la<br />

mattina della domenica di Pasqua). La<br />

chiesa di Santa Croce, rimaneggiata<br />

nel ’600, è la più antica di Oliena ed è<br />

sovrastata da un curioso campanile a<br />

vela; il complesso dei Gesuiti, su Corso<br />

Vittorio Emanuele II, conserva il<br />

ricordo dell’arrivo dell’ordine religioso<br />

che, dalla metà del XVII secolo,<br />

promosse la viticoltura e l’allevamento<br />

dei bachi da seta. La chiesa di<br />

Sant’Ignazio offre qualche interessante<br />

spunto per la visita (le statue lignee di<br />

Sant’Ignazio e di S. Francesco Saverio e<br />

il retablo di San Cristoforo). Il paese -<br />

uno dei più sviluppati dell’interno per<br />

l’accoglienza turistica - offre anche<br />

alcune interessanti possibilità di<br />

acquisti: un tempo era famosa infatti<br />

per i suoi gioielli, i dolci e la tessitura.<br />

Dintorni: fuori dal paese, ai piedi della<br />

scarpata della montagna, dal Rifugio<br />

Monte Maccione sono<br />

possibili varie escursioni<br />

sulle aride e<br />

spettacolari rocce del<br />

Supramonte di<br />

Oliena. Partendo da<br />

Monte Maccione si<br />

può attraversare la<br />

catena per scendere<br />

nella piana di<br />

Lanaittu. A qualche<br />

chilometro di distanza<br />

da Oliena è infine la<br />

sorgente carsica di Su<br />

Gologone, da cui sgorgano le acque<br />

che hanno scavato la loro via attraverso<br />

le rocce della montagna. Attorno<br />

alla gelida sorgente, fresca nei mesi<br />

dell’estate e travolgente durante le<br />

piene invernali (la portata media è di<br />

ben 300 litri d’acqua al secondo, cifra<br />

che la pone al primo posto tra le<br />

sorgenti sarde), un piacevole boschetto<br />

permette tranquilli picnic lontano<br />

dalla calura. Per esplorare le profondità<br />

della grotta sommersa da anni<br />

gruppi di speleologi subacquei<br />

scendono ogni volta più in profondità<br />

nelle viscere invase dall’acqua delle<br />

montagne del Supramonte.<br />

TISCALI E IL SUPRAMONTE<br />

In alto, sulla montagna che sovrasta la<br />

piana di Lanaittu, poco più di un<br />

secolo fa dei boscaioli scoprirono un<br />

villaggio nuragico, nascosto sul fondo<br />

di un’enorme voragine e popolato fino<br />

ai tempi dell’invasione romana. Sul<br />

fondo di una dolina il villaggio di<br />

Tiscali custodisce alcune capanne, con<br />

architravi di ginepro che ne sorreggono<br />

le porte. Purtroppo anni di incuria<br />

hanno portato a un serio degrado del<br />

sito che, soprattutto per la sua<br />

posizione unica, resta uno dei più<br />

emozionanti della <strong>Sardegna</strong>. La salita<br />

al villaggio di Tiscali è faticosa, ma<br />

non difficile ed è possibile prendere<br />

parte a visite guidate.


72 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

73<br />

ORGÒSOLO<br />

Orgosolo è certamente uno dei paesisimbolo<br />

della <strong>Sardegna</strong> dell’interno. “Il<br />

villaggio ha l’aspetto di<br />

un nido d’aquila”<br />

scrisse nel 1892<br />

Pasquale Cugia<br />

“come di una<br />

fortezza a cui la<br />

natura ha gettato<br />

dinanzi baluardi e<br />

fossati. Vive l’orgolese lassù nel suo<br />

nido... e ama le sue rupi, i suoi pascoli<br />

fino alla passione, fino alla nostalgia.<br />

L’orgolese ardito, fiero, vago di<br />

avventure, ha nel sangue l’ardore<br />

bellicoso, l’irrequietezza delle razze<br />

nomadi; è ospitale nella sua rocca ed<br />

entrati nel suo territorio, voi gli siete<br />

sacri e gli son sacre le cose vostre”.<br />

Centro fondamentale della cultura<br />

della Barbagia pastorale, il paese, che<br />

si estende ai piedi delle montagne del<br />

Supramonte, divenne famoso negli<br />

anni della lotta dei contadini e dei<br />

pastori per la difesa delle terre contro<br />

l’esproprio. Il banditismo degli anni<br />

intorno al 1960 lasciò il suo segno: nel<br />

suo film Banditi a Orgòsolo il regista<br />

Vittorio De Seta narrò con stile freddo<br />

e asciutto la dura vita dei pastori e la<br />

diffidenza tradizionale nei confronti<br />

dello Stato. La passione politica e<br />

sociale ha lasciato in paese vistose<br />

tracce: sono centinaia i murales che,<br />

dal 1975 circa in poi, sono stati dipinti<br />

sulle facciate delle case e sulle rocce<br />

intorno al paese. La lunga galleria di<br />

immagini parla della vita dei pastori,<br />

degli episodi delle lotte per la terra,<br />

delle tradizioni sarde e delle ingiustizie<br />

di altri angoli del mondo. Dell’antico<br />

tracciato urbanistico del paese poco<br />

rimane in piedi: solo alcune casette<br />

appartate mostrano qualcuno dei<br />

caratteri tradizionali, mentre la chiesa<br />

di San Pietro conserva ancora il<br />

campanile quattrocentesco. La festa<br />

dell’Assunta a Ferragosto e la festa di S.<br />

Anania la prima domenica di giugno<br />

sono un forte richiamo per i turisti.<br />

Dintorni: Orgòsolo è un buon punto di<br />

partenza per numerose escursioni<br />

sulla montagna. Si può salire verso la<br />

Foresta di Montes e la sorgente di<br />

Funtana Bona, per poi<br />

decidere di arrivare fino<br />

al torrione calcareo di<br />

Monte Novo San<br />

Giovanni (1316 m).<br />

GAVOI<br />

Il paese fu, nei<br />

secoli,<br />

famoso in<br />

<strong>Sardegna</strong><br />

per la<br />

produzione di<br />

finimenti da cavallo. Oggi invece la<br />

produzione più caratteristica è quella<br />

dei formaggi, tra cui il pecorino “fiore<br />

sardo”. Al centro del paese è la facciata<br />

rosa della chiesa di San Gavino,<br />

edificata nel XVI secolo, che si affaccia<br />

sulla omonima piazza da cui partono<br />

alcune delle vecchie vie del borgo.<br />

Passeggiando lungo le strette strade di<br />

Gavoi si trovano alcuni palazzi storici<br />

con i balconi fioriti e le facciate di<br />

roccia vulcanica scura, come la casa a<br />

due piani all’angolo di via San Gavino.<br />

Nella chiesetta di Sant’Antioco sono<br />

conservate decine e decine di ex voto<br />

realizzati in filigrana d’oro e d’argento<br />

e la statua del santo cui è dedicata una<br />

festa nella seconda domenica dopo<br />

Pasqua.<br />

FONNI<br />

La prima immagine<br />

che si coglie<br />

di questo paese,<br />

giungendo da<br />

Pratobello, è<br />

quella di un<br />

pugno di case<br />

che emergono<br />

dal verde, addossate<br />

al pendio della montagna. Fonni è uno


74 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

dei paesi più alti della <strong>Sardegna</strong> (1000<br />

m di quota) ed è a metà strada tra<br />

l’economia tradizionale e lo sviluppo di<br />

un turismo per villeggianti attratti dal<br />

clima e dalla posizione, anche se le<br />

recenti modifiche alla struttura del<br />

paese non sono state delle più felici.<br />

Interessante l’artigianato (dolci, tessuti<br />

e tappeti). Ai margini del paese è il<br />

complesso francescano della Madonna<br />

dei Martiri che risale al XVII secolo. In<br />

esso è custodita una piccola statua<br />

della Madonna realizzata frantumando<br />

e impastando tra loro antiche reliquie<br />

risalenti all’età romana. La festa che<br />

qui si celebra a giugno ricorda il<br />

ritorno dei pastori dalla lunga<br />

transumanza.<br />

TETI<br />

In alto sulle<br />

montagne che<br />

sovrastano il lago di<br />

Cucchinadorza, Teti<br />

ospita un museo<br />

piccolo ma molto<br />

interessante, poiché il<br />

paese sorge al centro<br />

di un territorio ricco di<br />

testimonianze del lontano<br />

passato. Nei locali del<br />

Museo Archeologico<br />

Comprensoriale, gestito da una società<br />

di giovani, è illustrata con chiarezza e<br />

con attenzione la storia degli antichi<br />

insediamenti nuragici (soprattutto il<br />

villaggio di S’Urbale e il luogo sacro<br />

nuragico di Abini) e nelle vetrine<br />

dell’esposizione sono in mostra gli<br />

oggetti della vita quotidiana rinvenuti<br />

negli scavi. In una sala del museo è<br />

ricostruita una capanna di epoca<br />

nuragica (risalente a circa il 1000 a.C.)<br />

in cui sono esposti vasi di terracotta,<br />

materiali necessari alla filatura, piccole<br />

accette, macine di granito; al centro si<br />

trova lo spazio che era destinato al<br />

focolare domestico. Nelle sale del<br />

piano sottostante vengono allestite<br />

esposizioni temporanee dedicate alla


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

75


76 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

cultura e alle tradizioni (costumi<br />

tradizionali, tessitura e intreccio).<br />

Dintorni: a un km circa, in corrispondenza<br />

del bivio per Austis, si trova<br />

l’ingresso dell’area archeologica del<br />

villaggio di S’Urbale, abitato dal 1200<br />

al 900 a.C., con i resti di una trentina<br />

di capanne preistoriche.<br />

Famoso per i<br />

vini<br />

(soprattutto<br />

il<br />

Cannonau),<br />

Sòrgono è il<br />

più importante centro della regione del<br />

Mandrolisai. Vi sono i resti assai<br />

degradati di un palazzotto secentesco<br />

(la Casa Carta) e di una fonte di<br />

origine pisana. Non lontano dal paese<br />

si trova invece uno dei santuari<br />

campestri più antichi e interessanti<br />

della <strong>Sardegna</strong>: la chiesa di San Mauro.<br />

Circondata dal tradizionale recinto<br />

delle cumbessias destinate al riposo<br />

dei pellegrini, la costruzione è<br />

imponente. Lo stile è il prodotto di<br />

una ben riuscita fusione tra l’anima<br />

popolare e i tratti caratteristici della<br />

architettura gotico-aragonese.<br />

La facciata di trachite grigia si<br />

raggiunge grazie a una scala a fianco<br />

della quale vegliano le statue di due<br />

leoni mentre in alto occhieggia uno dei<br />

più riusciti rosoni scolpiti della<br />

<strong>Sardegna</strong> dei secoli gotici. Sulle pietre<br />

della chiesa non è difficile trovare<br />

iscrizioni antiche e moderne che<br />

ricordano la visita di pellegrini.<br />

L’interno della chiesa, coperto da una<br />

volta unica e separato solo dall’arco<br />

che dà accesso al presbiterio, ospita un<br />

altare barocco. Vicino al santuario si<br />

possono inoltre ammirare la Tomba di<br />

Giganti di Funtana Morta e il grande<br />

vano coperto all’interno del Nuraghe<br />

Talei.<br />

Dintorni: da vedere è il Museo<br />

Regionale d’Arte moderna e contemporanea,<br />

inaugurato nel 2000 e<br />

dedicato ad Antonio Ortiz Echagüe,<br />

pittore costumbrista spagnolo che ha<br />

soggiornato ad Atzara dal 1906 al<br />

1909. L’esposizione ospita una sezione<br />

moderna e contemporanea, una<br />

dedicata all’informale e infine una<br />

dedicata alla grafica.<br />

SÒRGONO<br />

LÀCONI<br />

Di Làconi colpiscono due particolarità:<br />

la roccia che circonda l’abitato e la<br />

suggestiva posizione in cui sorgono le<br />

rovine del Castello Aymerich. Questa<br />

fortezza, di cui si conservano alcune<br />

parti (una torre che risale al 1053, una<br />

sala del XV secolo e un portico<br />

seicentesco), si erge al centro di un bel<br />

parco. Prima capoluogo della curatoria<br />

di Porto Valenza, poi centro di<br />

signoria e infine di marchesato, Làconi<br />

conserva il palazzo Aymerich, di gusto<br />

neoclassico, realizzato nella prima<br />

metà dell’800 dall’architetto cagliarita-


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

77<br />

no Gaetano Cima. Oggi paese di<br />

villeggiatura, ospita anche, non<br />

lontano dalla parrocchiale del ’500, un<br />

piccolo museo dedicato al taumaturgo<br />

Sant’Ignazio da Làconi, vissuto nella<br />

seconda metà del XVIII secolo. Il<br />

Museo Civico delle statue menhir si<br />

trova nel palazzo comunale e conserva<br />

quaranta statue di varie misure e in<br />

diversi stati di conservazione.<br />

Dintorni: la zona che circonda il paese<br />

è ricca di vestigia preistoriche. Tra<br />

queste vi sono i famosi menhir<br />

antropomorfi da vedere a Perda<br />

Iddocca, Genna ’e Aidu e non lontano<br />

dalla mole del nuraghe Orrubiu.<br />

ARITZO<br />

Al tempo dei governi aragonese e<br />

spagnolo, questo paese aveva ottenuto<br />

il privilegio di essere amministrato da<br />

persone del luogo, scelte dalla popolazione<br />

stessa. Della Aritzo di allora,<br />

rinomata per il commercio della neve<br />

che, rinchiusa in casse foderate di<br />

paglia, veniva portata ai mercati più<br />

lontani e venduta a caro prezzo<br />

durante i caldi mesi dell’estate,<br />

rimangono molte tracce. Alcune case<br />

presentano ancora la facciata di pietra<br />

e i lunghi balconi tradizionali. Tra le<br />

costruzioni di maggior rilievo sono da<br />

annoverare la Casa degli Arangino (di<br />

forme neogotiche) e la cosiddetta<br />

“prigione di Aritzo”, imponente<br />

edificio secentesco in pietra.<br />

Se la neve non viene più trasportata e<br />

venduta, in paese sopravvive la<br />

tradizione della lavorazione artigianale<br />

dei mobili in legno (le “cascie” nuziali<br />

intagliate) che si possono anche<br />

acquistare presso le botteghe artigiane.<br />

Il clima, la quota e l’esposizione<br />

panoramica fanno di Aritzo una meta<br />

di villeggiatura animata e piacevole in<br />

estate. Partendo da qui è possibile<br />

scegliere tra varie gite possibili - a<br />

piedi o a cavallo - verso il<br />

Gennargentu e l’alta valle del Rio<br />

Flumendosa dove, in condizioni<br />

idriche particolarmente favorevoli, si<br />

può praticare la canoa.<br />

Dintorni: nelle vicinanze del paese si<br />

trova la sagoma rocciosa del Tacco di<br />

Texile, dal quale lo sguardo può<br />

spaziare sugli sconfinati panorami<br />

della Barbagia e da dove, nei secoli<br />

dell’Alto Medioevo, il mite sant’Efisio<br />

predicò a lungo fino a convertire gli<br />

abitanti dell’interno dell’isola.<br />

BELVÌ<br />

Il paese di Belvì sorge in alto, a<br />

dominare la valle dell’Iscra, fittamente<br />

coltivata a noccioleti e orti. Nel passato<br />

il ruolo del paese - sia economico che<br />

come luogo di scambio commerciale -<br />

doveva essere ben più importante<br />

tanto che una intera zona delle<br />

montagne barbaricine ha tuttora il<br />

nome di Barbagia di Belvì. Non<br />

lontano dalle case del paese scorrono i<br />

binari a scartamento ridotto della linea<br />

ferroviaria che collega - con mille


78 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

curve e viadotti - Cagliari<br />

con Sòrgono.<br />

In paese si può visitare un<br />

piccolo Museo di Scienze<br />

Naturali e Archeologia,<br />

sorto una quindicina<br />

d’anni fa per iniziativa di<br />

un gruppo di appassionati<br />

(tra cui un naturalista tedesco<br />

che è vissuto per quasi dieci anni in<br />

paese) che ospita una sezione di<br />

paleontologia, una di mineralogia ed<br />

espone collezioni di insetti e animali<br />

tipici della fauna sarda.<br />

DÈSULO<br />

Arroccato a 895 m di quota sulle<br />

pendici del Gennargentu, Dèsulo ha<br />

conservato molte tracce del suo<br />

passato. Fino a non molti<br />

anni fa, i suoi abitanti,<br />

abili scultori e<br />

frequentatori assidui<br />

dei boschi, giravano<br />

per i mercati e le<br />

sagre di tutta la<br />

<strong>Sardegna</strong> a vendere<br />

mestoli, taglieri, oggetti<br />

di legno e castagne. Lo sviluppo<br />

edilizio - devastante in tutti i paesi<br />

dell’interno dell’isola - ha purtroppo<br />

quasi cancellato la bellezza delle case<br />

tradizionali di scisto, mentre si<br />

possono ancora incontrare frequentemente<br />

persone che indossano il<br />

costume tradizionale del paese.<br />

L’economia è strettamente legata alla<br />

pastorizia e al rapporto secolare con i<br />

boschi ricchi di castagni e i pascoli in


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

79<br />

quota. La parrocchiale di Sant’Antonio<br />

Abate e le altre chiese del paese come<br />

la Madonna del Carmelo e San<br />

Sebastiano meritano una visita per una<br />

serie di statue policrome di legno che<br />

risalgono alla metà del ’600.<br />

Ma la ricchezza principale del paese è -<br />

e probabilmente sarà nei prossimi anni<br />

con l’entrata in funzione del neonato<br />

grande Parco Nazionale del<br />

Gennargentu - la vicinanza con gli<br />

splendidi panorami della più alta vetta<br />

sarda. Infatti, Dèsulo è una meta<br />

interessante per gli escursionisti diretti<br />

verso le quote più alte o verso la Punta<br />

La Marmora.<br />

In paese si incontrano spesso gruppi di<br />

colorati camminatori e stanno<br />

nascendo le prime pensioni e gli ostelli<br />

dedicati a un nuovo tipo di turismo.<br />

TONARA<br />

Un tempo l’economia di questo centro<br />

era basata solamente sullo sfruttamento<br />

dei prodotti della montagna e del<br />

bosco: castagneti e noccioleti circondano<br />

infatti il paese di Tonara. Oggi il<br />

turismo ha iniziato a fare capolino<br />

anche su questo versante della<br />

montagna ed è assai rinomata la<br />

produzione del torrone, dei<br />

campanacci per il bestiame e dei<br />

tappeti. In piazza, durante le sagre,<br />

fabbri ferrai producono i famosi<br />

campanacci di Tonara utilizzando<br />

forni, mantici e battendo il metallo su<br />

pietre sagomate. Chiedendo informazioni<br />

in paese, si possono vedere<br />

artigiani al lavoro e anche acquistare<br />

tappeti di stile tradizionale. Nei vari<br />

rioni del paese è possibile incontrare


80 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ancora oggi case pastorali di grande<br />

suggestione, molto simili a come<br />

dovevano apparire un secolo fa.<br />

Tonara è una delle basi di partenza più<br />

frequentate per escursioni sul massiccio<br />

del Gennargentu, tra le quali si<br />

segnala la gita alla punta<br />

Mungianeddu (1.467 m).<br />

IL TORRONE<br />

Il torrone è uno dei dolci più diffusi<br />

nella cultura e nelle tradizione sarda<br />

dell’interno. Non c’è festa o sagra in cui<br />

manchi la bancarella che offre il<br />

famoso torrone di Tonara, Dèsulo o di<br />

uno degli altri paesi della montagna.<br />

Gli ingredienti principali sono<br />

mandorle, noci, nocciole, miele di<br />

varie qualità e uova (di cui in alcuni<br />

casi si utilizza anche il tuorlo). La<br />

lunga cottura (durante la quale<br />

l’impasto va controllato e mescolato<br />

continuamente) dura più di 5 ore, e la<br />

variazione del tipo di miele, dei sapori<br />

di noci o mandorle, del numero di<br />

tuorli aggiunti all’impasto crea diverse<br />

varietà di torrone. Gli artigiani che<br />

vendono questo dolce sono molti:<br />

basta entrare in un laboratorio, grande<br />

o piccolo che sia, per assistere alla<br />

preparazione, oppure solamente per<br />

poter scegliere di persona il gusto<br />

preferito da un blocco che verrà<br />

tagliato sull’istante. Merita una visita la<br />

signora Anna Peddes che, al numero 6<br />

di via Roma, a Tonara, produce un<br />

torrone profumato e fragrante.


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

81


82 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


IL CENTRO E LA BARBAGIA<br />

83<br />

LA SARDEGNA<br />

ZONA PER ZONA<br />

La Costa occidentale


84 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Note


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

85<br />

La Costa<br />

occidentale<br />

All’improvviso il verde della macchia<br />

mediterranea è interrotto da una<br />

nuvola rosa. Non sono i fiori di cisto,<br />

ma i quattromila fenicotteri che<br />

eleggono lo stagno di Sale Porcus e gli<br />

altri specchi d’acqua della costa<br />

occidentale della <strong>Sardegna</strong> ad abituale<br />

dimora invernale, quando il maestrale<br />

soffia sul Golfo del Leone.<br />

Con i suoi stagni di acqua dolce, le<br />

lagune di acqua salmastra, le barene e<br />

le dune costiere, la regione intorno a<br />

Oristano rappresenta una delle più<br />

importanti zone umide d’Europa.<br />

Artefici di questo ecosistema prezioso<br />

sono le acque del fiume Tirso e il<br />

maestrale. Soffiando violento da<br />

occidente, il vento ha fatto accumulare<br />

nei secoli alte dune di sabbia che<br />

hanno ostacolato il deflusso delle<br />

acque. La pianura che si stende intorno<br />

all’ultimo tratto del fiume era un<br />

tempo infestata dalla zanzara anofele.<br />

Solo nel XX secolo, grazie soprattutto<br />

alle bonifiche degli anni Trenta e alla<br />

campagna Rockefeller contro la<br />

malaria, è stato possibile coltivare<br />

senza rischi la campagna fertilissima<br />

dove si producono primizie destinate<br />

ai mercati del continente. Anche la<br />

Vernaccia, il vino più rinomato della<br />

<strong>Sardegna</strong>, proviene dalle basse viti che<br />

si estendono alle spalle delle spiagge<br />

del Sinis. La ricchezza di questa costa<br />

ha da sempre attirato le navi degli<br />

stranieri, a iniziare dai Fenici che vi<br />

trovarono attracchi sicuri come Sulki e<br />

Tharros ma anche ricche possibilità<br />

commerciali grazie all’ossidiana<br />

estratta dalle miniere di monte Arci.<br />

Anche i Romani e gli Spagnoli hanno<br />

lasciato un’impronta inconfondibile a<br />

Bosa e trasformato Alghero in un<br />

angolo di terra catalana in <strong>Sardegna</strong>.<br />

La dimensione quasi familiare delle<br />

spiagge e dei centri balneari ben si<br />

sposa con le dune di sabbia ombreggiate<br />

da folte pinete o con le distese di<br />

chicchi di quarzo traslucidi dove<br />

crescono i gigli selvatici. Ci sono anche<br />

tratti impervi e rocciosi, raggiungibili<br />

soltanto dal mare o tramite lunghe<br />

passeggiate.<br />

Sentieri ben segnalati in parchi<br />

naturali, spiagge che ricordano quelle<br />

dei mari tropicali, rovine puniche e<br />

cattedrali romaniche, città fortificate e<br />

specialità eno-gastronomiche. La costa<br />

occidentale della <strong>Sardegna</strong> soddisfa le<br />

esigenze più diverse, da quelle di chi<br />

vuole riposare su una spiaggia, e ha<br />

solo l’imbarazzo della scelta tra Is<br />

Arenas, Is Arutas e Bosa Marina, a<br />

quelle di chi predilige la scoperta della<br />

tradizione e ricerca vini e specialità<br />

gastronomiche locali (dalla Vernaccia<br />

alla bottarga) senza disdegnare i musei<br />

della civiltà materiale, come il piccolo<br />

gioiello di Santu Lussurgiu.<br />

Le distanze relativamente brevi tra i<br />

centri e i dislivelli minimi, specialmente<br />

nel Sinis e nel Campidano di<br />

Oristano, ne fanno una meta ideale per<br />

i cicloturisti. Innumerevoli anche i<br />

percorsi per gli amanti del trekking e<br />

quelli che preferiscono muoversi in<br />

sella a un cavallo, partendo dal centro<br />

equestre di Ala Birdi.<br />

ALGHERO<br />

Nei primi anni del 1100,<br />

la nobile famiglia<br />

genovese dei Doria<br />

decise di fondare due<br />

piazzeforti in terra<br />

sarda. Nacquero così<br />

Castelgenovese (oggi<br />

Castelsardo) e Alghero. A<br />

causa della grande quantità di alghe<br />

depositate dal mare, la città prese il<br />

nome di Alquerium - s’Alighera in<br />

sardo e l’Alquer in catalano. Nel 1353,<br />

dopo una brevissima parentesi di


86 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

dominio pisano, la città venne<br />

conquistata dalle truppe aragonesi e,<br />

da allora, Alghero è sempre stata la più<br />

spagnola tra le città sarde. Il centro<br />

storico è compreso all’interno dell’antico<br />

borgo fortificato e il turismo,<br />

insieme con l’artigianato - soprattutto<br />

del corallo - è il motore principale<br />

dell’economia cittadina.<br />

Nonostante le gravi distruzioni<br />

provocate dai bombardamenti alleati<br />

della Seconda guerra mondiale, il<br />

cuore della città è ancora in larga parte<br />

integro e può essere tranquillamente<br />

visitato a piedi. Le strade che arrivano<br />

da Bosa e da Sassari portano al limite<br />

delle antiche mura. Conviene lasciare<br />

l’automobile all’esterno e iniziare la<br />

visita a piedi, iniziando da una<br />

passeggiata lungo l’antica cerchia delle<br />

mura e delle torri. Il dialetto algherese<br />

è strettamente legato al catalano e, dal<br />

1970, le targhe che indicano il nome di<br />

piazze e strade sono bilingui: italiane e<br />

catalane. La visita è particolarmente<br />

suggestiva di sera alla luce rosata dei<br />

lampioni.<br />

PORTA A TERRA<br />

Piazza Porta a Terra. Di origine<br />

trecentesca sorge isolata perché in<br />

questa zona buona parte delle<br />

fortificazioni verso terra è stata<br />

abbattuta e sostituita dal tracciato<br />

dell’odierna via Sassari.Un tempo era


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

87<br />

nota come Torre degli Ebrei, a causa<br />

del contributo della comunità ebraica<br />

cittadina allo sforzo militare del re<br />

Pietro III, ed era uno dei due ingressi<br />

della cinta muraria alla città. La<br />

porta era anche munita di un<br />

ponte levatoio che poggiava<br />

sulla grande arcata gotica,<br />

trasformata oggi in<br />

monumento ai caduti. Il<br />

piano terreno, chiuso da<br />

una volta in pietra, è un<br />

piccolo centro per mostre.<br />

TORRE DELL’ESPERÒ REAL<br />

Piazza Sulis.<br />

Sulla piazza, centro della vita cittadina<br />

di Alghero, è la mole imponente della<br />

torre dell’Esperò Real (il nome<br />

significa Torre dello Sperone Reale),<br />

costruita nella prima metà del XVI<br />

secolo in sostituzione di una<br />

struttura militare più<br />

antica. Alta 23 m, la<br />

torre ha un interno<br />

molto interessante,<br />

composto da ampi<br />

ambienti sovrapposti,<br />

collegati da una scala<br />

elicoidale.<br />

Il lungomaree il Forte de la Magdalena<br />

La passeggiata a mare diviene, sul far<br />

della sera, una meta piacevole e<br />

frequentata. Partendo da sud, al<br />

lungomare Dante seguono i lungomare


88 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Cristoforo Colombo e Marco Polo,<br />

lungo i quali sorgono una serie di<br />

antichi bastioni fortificati (torre di San<br />

Giacomo, bastione del Mirador, torre<br />

de la Polvorera, torre de Castilla) che<br />

conducono fino al porto. Non lontano<br />

dalla scalinata che porta all’antica<br />

Porta a Mare, sorge l’imponente mole<br />

del Forte de la Magdalena, importante<br />

fortificazione di epoca spagnola, sulle<br />

cui mura una lapide ricorda lo sbarco<br />

di Garibaldi il 14 agosto del 1855.<br />

necessario alle truppe spagnole, e con<br />

il macello delle bestie al termine di<br />

una estemporanea corrida avvenuta<br />

proprio sulla piazza.<br />

CATTEDRALE DI SANTA MARIA<br />

Sulla piccola piazzetta Duomo si apre il<br />

portale della Cattedrale di Alghero,<br />

edificata nel XIV secolo e che assunse<br />

l’attuale aspetto intorno alla metà del<br />

’500. Lo stile architettonico è tardogotico<br />

di ispirazione catalana e la<br />

PALAZZO D’ALBIS PIAZZA CIVICA (PLAÇA<br />

DE LA DRESSANA)<br />

Di origine cinquecentesca, con finestre<br />

a bifore, il palazzo, chiamato anche<br />

palazzo de Ferrera, è uno dei rari<br />

esempi di architettura civile catalana. È<br />

celebre per aver ospitato, nell’ottobre<br />

del 1541, l’imperatore Carlo V, di<br />

passaggio per Alghero con la sua flotta<br />

sulla via per Algeri. La tradizione<br />

narra che, dal balcone, il re abbia<br />

definito la città “Bonita, por mi fé, y<br />

bien assentada” (“Bella, in fede mia, e<br />

ben solida”) e abbia apostrofato gli<br />

algheresi con la lusinghiera frase<br />

“Estade todos caballeros”. Il passaggio<br />

del monarca si concluse con un’imponente<br />

requisizione di bestiame,


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

89<br />

struttura è sormontata da un campanile<br />

ottagonale della stessa epoca. Nell’interno<br />

si nota una differenza sensibile tra la<br />

struttura del corpo centrale (tardo<br />

rinascimentale) e le forme del presbiterio<br />

gotico cinquecentesco.<br />

MUSEO DIOCESANO D’ARTE SACRA<br />

La raccolta comprende numerosi<br />

oggetti, dipinti, marmi, gioielli,<br />

paramenti sacri e sculture di scuola<br />

catalana.<br />

VIA PRINCIPE UMBERTO<br />

Partendo dalla Cattedrale, questa<br />

stretta via fu uno degli assi<br />

principali dell’antica città murata:<br />

qui si incontrano le facciate della<br />

Casa Doria (XVI secolo), del<br />

Palazzo della Curia e, su piazza<br />

Vittorio Emanuele II,<br />

dell’ottocentesco Teatro Civico<br />

sabaudo.<br />

CHIESA E CHIOSTRO DI SAN<br />

FRANCESCO<br />

Forse la chiesa di San Francesco è il<br />

più significativo monumento catalano<br />

di tutta la <strong>Sardegna</strong>. Edificata alla fine<br />

del Trecento e poi in parte ricostruita a<br />

causa di un crollo nei primi del ’600, la<br />

chiesa mostra le diverse fasi<br />

costruttive.<br />

Il campanile è in stile gotico, con<br />

corpo esagonale su base quadrata. La<br />

cupola, rivestita di piastrelle<br />

policrome, è diventata il simbolo della<br />

città. L’interno, a tre navate in arenaria<br />

bianca, ospita ancora alcuni altari<br />

lignei d’epoca barocca e, sotto la gotica<br />

volta stellata del presbiterio, un altare<br />

settecentesco. Tra le opere vanno<br />

segnalate le statue del Cristo Morto e<br />

del Cristo alla Colonna. Dalla chiesa,<br />

attraverso la sacrestia, si può accedere<br />

al chiostro, in arenaria, costruito in<br />

diversi periodi. La parte bassa è di<br />

origine trecentesca mentre quella<br />

superiore venne aggiunta nel ’700. Le<br />

ventidue colonne sono a due ordini<br />

sovrapposti con basi circolari o<br />

poligonali e capitelli scolpiti. D’estate,<br />

il chiostro diventa scenario di concerti<br />

e manifestazioni culturali dell’Estate<br />

Musicale Internazionale di Alghero.<br />

Negli altri mesi le varie manifestazioni<br />

e le mostre si tengono invece nell’antico<br />

refettorio del convento.<br />

LE SPIAGGE<br />

Il porto di Alghero non fu mai molto<br />

importante, a causa della sua posizione<br />

e della conformazione delle basse<br />

coste. Senza inquinamento o grandi<br />

strutture industriali, quindi, il mare è<br />

di casa in città e gli stabilimenti si<br />

susseguono appena al di<br />

fuori del centro storico<br />

cittadino. La spiaggia<br />

più famosa di<br />

Alghero è la<br />

spiaggia delle<br />

Bombarde,<br />

una striscia<br />

di sabbia<br />

bianca su un mare<br />

dall’acqua trasparente. Piacevole anche<br />

la spiaggia del Lazzaretto che deve il<br />

nome alla presenza, ai tempi della<br />

peste, di un lazzaretto. Nelle belle<br />

giornate, davanti alle spiagge si staglia<br />

la sagoma verticale del promontorio di<br />

Capo Caccia.<br />

Dintorni: a pochi chilometri il centro<br />

di Fertilia, porticciolo turistico. Di<br />

fianco corre il canale di sbocco dello<br />

stagno di Calich dove si allevano<br />

anguille, orate e muggini. In zona si<br />

possono ancora vedere le 13 arcate del<br />

ponte romano dell’antico centro di<br />

Carbia, collegato con Portus<br />

Nympharum, l’odierna baia di Porto<br />

Conte. Di lì in pochi minuti si<br />

raggiunge il Nuraghe Palmavera.<br />

PORTO TORRES<br />

Il principale porto della <strong>Sardegna</strong><br />

settentrionale, nell’interno del Golfo<br />

dell’Asinara, fu in passato una fiorente<br />

colonia romana, col nome di Turris<br />

Libisonis.


90 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

I commerci con la città di Kàralis<br />

transitavano lungo la principale via<br />

dell’isola, mentre gli stretti rapporti<br />

della colonia con Roma sono testimoniati<br />

dai mosaici rinvenuti nel Foro<br />

delle Corporazioni di Ostia. Dopo un<br />

declino che cominciò nel Medioevo,<br />

Porto Torres crebbe nell’Ottocento -<br />

divenendo il porto di Sassari - e con<br />

l’industrializzazione nel Novecento. In<br />

città si trova la basilica di San Gavino,<br />

una delle chiese romaniche più<br />

importanti della <strong>Sardegna</strong>, edificata in<br />

stile pisano nel 1111. Da notare il<br />

portale sulla facciata nord, con i suoi<br />

bassorilievi quattrocenteschi e il vicino<br />

portale in stile gotico con influenze<br />

catalane. All’interno vi sono una cripta<br />

che dà accesso a una zona di resti di<br />

epoca romana, le statue<br />

settecentesche dei<br />

martiri Gavino,<br />

Proto e Gianuario e<br />

varie iscrizioni di<br />

epoca<br />

altomedievale.<br />

L’area archeologica<br />

delle Terme Centrali offre una visione<br />

abbastanza fedele di un quartiere<br />

dell’antica città romana, mentre<br />

nell’Antiquarium Turritano sono<br />

esposti i reperti provenienti dagli scavi<br />

archeologici. Non lontano vi è infine il<br />

cosiddetto Ponte Romano che, con le<br />

sue sette arcate, scavalca in 135 m la<br />

foce del Rio Mannu.<br />

Dintorni: non lontano vi è uno dei siti<br />

più interessanti della <strong>Sardegna</strong> antica:<br />

il santuario prenuragico di Monte<br />

d’Accoddi. Da Porto Torres seguire la<br />

SS131 in direzione di Sassari: poco<br />

oltre il bivio per Platamona (al km<br />

222,300)<br />

una strada sterrata conduce all’ingresso<br />

dell’area archeologica.<br />

Unico esempio di altare megalitico<br />

conosciuto in tutto il bacino del<br />

Mediterraneo occidentale, la costruzione<br />

risale all’Età del rame (2450-<br />

1850 a.C.) e ha una forma a tronco di<br />

piramide con base trapezoidale<br />

sorretta da mura di blocchi di pietra.<br />

Sul lato sud una rampa sale alla<br />

sommità, a una decina di metri<br />

d’altezza, mentre la base misura<br />

30 m per 38. Attorno alla<br />

mole dell’altare si trovano<br />

numerose fondamenta di<br />

capanne, delle tavole<br />

sacrificali e alcuni menhir<br />

abbattuti. Un gruppo di<br />

domus de janas (non facili<br />

da raggiungere) faceva parte<br />

del complesso. I materiali scavati nella<br />

zona - soprattutto ceramiche - sono<br />

conservati nel Museo Nazionale di<br />

Sassari.<br />

STINTINO<br />

Salendo in direzione del Capo Falcone,<br />

si raggiunge Stintino (dal sardo


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

91<br />

“s’isthintinu”, cioè il budello,<br />

nome tradizionale dello<br />

stretto fiordo su cui sorse il<br />

paese di pescatori). Oggi<br />

centro di vacanze, Stintino<br />

fu importante per le sue<br />

tonnare. Ogni estate si<br />

organizza al porto una<br />

esposizione sulle tradizioni<br />

legate alla pesca del tonno.<br />

Mentre il Museo della<br />

Tonnara espone una raccolta di<br />

documenti, oggetti, foto e modellini<br />

che riproduce il ciclo di vita del tonno<br />

e illustra la vita della tonnara. I due<br />

porti - Portu Mannu e Portu Minori -<br />

sono attrezzati per il turismo nautico.<br />

A nord la strada prosegue lungo la<br />

costa fino a raggiungere Capo Falcone,<br />

con la torre nel punto più alto e le due<br />

fortificazioni spagnole della Pelosa e<br />

dell’Isola Piana.<br />

animali rare o in via di estinzione. Le<br />

sue coste integre e le pochissime<br />

strade realizzate sui 50 kmq<br />

dell’Asinara la rendono un rifugio<br />

ideale per rapaci, uccelli marini,<br />

mufloni e cinghiali. Sopravvive<br />

ancora un branco di asinelli<br />

bianchi, la presenza dei quali ha<br />

certamente dato in passato il<br />

nome all’isola. Tra le rocce<br />

vulcaniche sopravvive ancora<br />

un piccolo bosco di lecci e, tra<br />

la bassa vegetazione mediterranea,<br />

meta di appassionati e studiosi del<br />

settore, sono presenti varie rarità<br />

botaniche. La splendida isola è oggi<br />

visitabile con gite organizzate.<br />

ASINARA<br />

Chiusa al pubblico fino a poco tempo<br />

fa, a causa della presenza del carcere di<br />

massima sicurezza di Fornelli,<br />

l’Asinara fa parte del Parco Nazionale<br />

del Gennargentu, di recente istituzione.<br />

Lunga poco meno di 18 km e larga<br />

al massimo 6, l’isola culmina nella<br />

punta della Scomunica a 408 m di<br />

quota e rappresenta un ambiente<br />

naturale unico nel Mediterraneo<br />

occidentale per la presenza di specie


92 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ARGENTIERA<br />

Molti luoghi, in <strong>Sardegna</strong>,<br />

riconducono alla storia delle antiche<br />

miniere. All’Argentiera, non lontana<br />

dal moderno borgo di Palmadula,<br />

Romani e Pisani si dedicarono a lungo<br />

all’estrazione del prezioso minerale che<br />

avrebbe dato il nome alla zona.<br />

Affacciati sul mare, da dove provenivano<br />

navi e barche da carico necessarie al<br />

trasferimento e al commercio del<br />

minerale, gli stabilimenti minerari<br />

ottocenteschi sono imponenti, con le<br />

loro costruzioni in legno e in<br />

muratura. Negli ultimi anni una serie<br />

di restauri e rifacimenti (non ancora<br />

portati a termine) ha cambiato il colpo<br />

d’occhio sul complesso minerario, che<br />

resta tuttavia uno dei più affascinanti<br />

esempi di archeologia industriale che è<br />

possibile visitare in <strong>Sardegna</strong>. Durante<br />

l’estate la baia è frequentata dai<br />

bagnanti che qui più che altrove<br />

trovano tranquillità e acque cristalline.<br />

CAPO CACCIA<br />

Altissimo sul mare,<br />

il promontorio di Capo Caccia è<br />

sormontato da un faro, e dall’alto delle<br />

scogliere il panorama verso Alghero è<br />

eccezionale. Negli anfratti della<br />

vertiginosa scogliera nidificano i<br />

piccioni selvatici, i rondoni, i falchi<br />

pellegrini e i gabbiani reali. Sul<br />

versante occidentale del promontorio -<br />

al largo del quale si trova la sagoma<br />

rocciosa dell’isola Foradada - una<br />

ripida scala scende verso l’ingresso<br />

della Grotta di Nettuno. I 656 gradini<br />

(che scendono per 110 m di dislivello)<br />

della Escala del Cabirol - la Scala del<br />

Capriolo - conducono alla grotta,<br />

raggiungibile anche in barca in 3 ore<br />

partendo da Alghero, oppure in 20<br />

minuti partendo da Cala Dragunara<br />

(Porto Conte).<br />

MONTELEONE ROCCA<br />

DORIA<br />

Arroccato sulla cima dell’altura di Su<br />

Monte (421 m), il piccolo paese di<br />

Monteleone Rocca Doria vive giorni<br />

tranquilli nella memoria di un passato<br />

nobile e bellicoso. Sull’altura, i Doria<br />

edificarono nel XIII<br />

secolo una<br />

fortificazione che<br />

nel 1436, dopo tre<br />

anni di feroce<br />

assedio, venne<br />

completamente


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

93<br />

distrutta dalle truppe coalizzate di<br />

Aragona, Sassari, Bosa e Alghero.<br />

Allora gli abitanti emigrarono e<br />

fondarono il borgo di Villanova<br />

Monteleone. I pochi rimasti vissero<br />

sull’alto della loro rupe, da cui lo<br />

sguardo spazia sul lago artificiale del<br />

Temo e sulla piana della Nurra. Il<br />

paese fu escluso dallo sviluppo della<br />

regione, tanto che negli anni Cinquanta<br />

gli abitanti<br />

tentarono di<br />

risollevarne<br />

le finanze<br />

mettendo<br />

in vendita<br />

l’intero<br />

paese. In<br />

alto, tra le case, la piccola parrocchiale<br />

di Santo Stefano del XIII secolo.<br />

MACOMER<br />

Edificata su un gradino di antiche<br />

rocce vulcaniche, Macomer è uno dei<br />

nodi commerciali più importanti della<br />

<strong>Sardegna</strong> dell’interno. Cresciuto<br />

attorno alle vie di comunicazione<br />

- la Carlo Felice e la<br />

ferrovia - il paese deve<br />

la sua fortuna<br />

all’agricoltura,<br />

all’allevamento, ai<br />

formaggi e alle<br />

piccole industrie,


94 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

e conserva qualche traccia interessante<br />

del passato. La parrocchiale di San<br />

Pantaleo è un esempio di architettura<br />

gotica secentesca chiara ispirazione<br />

spagnola. Sul piazzale della piccola<br />

chiesa di Santa Croce, la sera del 17<br />

gennaio in occasione della festadi “Sa<br />

Tuva”, in onore di Sant’Antonio Abate<br />

viene acceso un grande falò.<br />

Dintorni: non lontano dal centro, a<br />

poca distanza dalla strada Carlo Felice,<br />

una breve passeggiata<br />

porta fino<br />

al Nuraghe Santa<br />

Barbara, dalla<br />

mole imponente<br />

che sovrasta<br />

una serie di torri<br />

minori e di bastioni.<br />

SEDILO<br />

La roccia dell’altopiano di Abbasanta è<br />

stata la materia prima usata dagli<br />

abitanti di Sedilo: le vecchie case del<br />

paese sono caratteristiche di un’edilizia<br />

che, oramai, va scomparendo. Il centro<br />

del paese non presenta particolari<br />

motivi di interesse, a parte la chiesa di<br />

San Giovanni Battista. Sedilo è però<br />

famosa in tutta la <strong>Sardegna</strong> per il<br />

grande santuario di Santu Antine (San<br />

Costantino, paladino del Cristianesimo,<br />

molto venerato nell’isola). La<br />

chiesa sorge su un’altura che domina lo<br />

specchio del lago Omodeo e, all’interno<br />

del suo recinto - dove si trovano le<br />

cumbessias destinate ai pellegrini -<br />

sono state sistemate anche numerose


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

95<br />

sculture di epoca nuragica, tra cui la<br />

cosiddetta “perda fitta”, monolito che,<br />

secondo la leggenda, altro non sarebbe<br />

che il corpo di una donna trasformata<br />

in pietra a causa della sua irriverenza<br />

nei confronti del santo patrono. Nello<br />

spazio antistante al santuario si svolge<br />

“S’ardia”, la spericolata cavalcata che<br />

conclude la festa che dal 5 all’8 luglio<br />

viene celebrata per ricordare la vittoria<br />

di Costantino su Massenzio nella<br />

battaglia di Ponte Milvio del 312. Le<br />

pareti interne della chiesa sono ricoperte<br />

da un’enorme quantità di ex voto.<br />

GHILARZA<br />

Al centro del paese si trova una tozza e<br />

incompiuta torre aragonese, ma<br />

Ghilarza è particolarmente noto per<br />

essere il paese in cui visse Antonio<br />

Gramsci. Una piccola porta che si<br />

affaccia su corso Umberto dà accesso<br />

alla casa di Gramsci, dove ha sede un<br />

centro studi e dove sono esposti<br />

materiali storici sulla figura del<br />

dirigente comunista ucciso dalle carceri<br />

del regime fascista. Al secondo piano vi<br />

è una piccola stanza da letto, spoglia e<br />

tranquilla, che fu quella in cui visse<br />

Gramsci dal 1898 fino al 1908.<br />

Dintorni: non lontano da Ghilarza,<br />

seguendo la strada per Nuoro, si può<br />

ammirare la bella chiesa di San Pietro<br />

di Zuri, spostata insieme al villaggio<br />

omonimo nella posizione attuale in<br />

seguito all’allagamento artificiale che<br />

ha dato origine al lago Omodeo nel<br />

1923. La chiesa ricostruita risaliva al<br />

1291 ed era stata commissionata dal<br />

giudice Mariano d’Arborea all’architetto<br />

Anselmo da Como: l’architettura è<br />

di stile romanico, anche se in alcuni<br />

particolari si intravede già la transizione<br />

verso il gotico.<br />

ABBASANTA<br />

Il piccolo paese, con il suo centro dove<br />

ancora si incontrano le vecchie case<br />

della tradizione fatte di pietra basaltica<br />

scura, ruota attorno alla ottocentesca<br />

chiesa parrocchiale di Santa Cristina,<br />

ispirata a<br />

imponenti<br />

forme<br />

architettoniche<br />

rinascimentali.<br />

Al centro di<br />

una regione<br />

dove è molto sviluppata l’agricoltura,<br />

Abbasanta deve la sua importanza alla<br />

posizione rispetto alle principali vie di<br />

comunicazione, antiche e moderne,<br />

che attraversano il centro dell’isola.<br />

Non lontano da Abbasanta vi sono due<br />

dei siti di rilevante interesse archeologico<br />

dell’isola: il Nuraghe Losa e il<br />

complesso nuragico di Santa Cristina<br />

(p 137). Per raggiungere il Nuraghe


96 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Losa, seguire la Carlo Felice in<br />

direzione di Cagliari fino a che, in<br />

corrispondenza del km 123, un bivio<br />

sulla destra conduce all’ingresso<br />

dell’area archeologica<br />

recintata. Insieme ai<br />

monumenti di<br />

Barumini e Torralba,<br />

questo complesso<br />

nuragico è uno dei più importanti<br />

della <strong>Sardegna</strong> immediatamente<br />

precedente al periodo punico. Al<br />

centro della imponente struttura è un<br />

mastio che risale al II millennio a.C.,<br />

mentre il bastione e l’antemurale sono<br />

posteriori e ultima in termini di tempo<br />

è la cinta esterna, edificata nel VII<br />

secolo a.C.<br />

All’interno del nuraghe sono accessibili<br />

tre ambienti coperti in cui si possono<br />

osservare ancora numerose nicchie che<br />

servivano come ripostiglio e una scala<br />

a spirale che sale al piano superiore,<br />

coronato da un terrazzo. Attorno alla<br />

struttura principale si possono vedere<br />

le basi di una serie di costruzioni<br />

che vanno<br />

dall’Età del<br />

Bronzo fino al<br />

periodo<br />

altomedievale. Interessante, infine, la<br />

breve visita al piccolo antiquarium<br />

edificato a un centinaio di metri di<br />

distanza dal nuraghe: qui sono esposte<br />

planimetrie e immagini di una serie di<br />

monumenti di epoca nuragica della<br />

zona.<br />

BOSA<br />

Dominata dal castello dei malaspina,<br />

Bosa si stende, con le sue case dai


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

97<br />

colori pastello, sulla riva destra del<br />

fiume Temo, l’unico navigabile della<br />

<strong>Sardegna</strong>, un paio di chilometri prima<br />

della foce. Le origini della città<br />

risalgono ai Fenici, anche se il centro<br />

era più arretrato, sulla riva sinistra. In<br />

epoca medievale, per sfuggire alle<br />

incursioni piratesche, il borgo si spostò<br />

alle pendici del colle di Serravalle<br />

cercando la protezione dei Malaspina.<br />

Dichiarata dagli Spagnoli città reale,<br />

Bosa ha sempre mantenuto stretti<br />

contatti con la Penisola iberica. Il suo<br />

fascino è indiscutibile, con i fabbricati<br />

di Sas Conzas che si specchiano nelle<br />

acque calme del fiume e il quartiere di<br />

Sa Costa tutto stradine e scalinate dove<br />

ancora qualche donna siede sull’uscio<br />

a lavorare il filet. Il suo mare è stato<br />

dichiarato dalle associazioni<br />

ambientaliste tra i più puliti d’Italia.<br />

CATTEDRALE<br />

Via De Gasperi.<br />

Dedicata all’Immacolata,<br />

è stata ristrutturata nell’Ottocento in<br />

tardo stile barocco piemontese di cui<br />

conserva tutta la maestosità. All’interno<br />

la statua policroma della Madonna<br />

col Bambino di scuola catalana,<br />

risalente al XVI secolo. Ai lati dell’altare<br />

due leoni di marmo che uccidono i<br />

dragoni. Gli altari laterali hanno<br />

decorazioni<br />

in marmi policromi.<br />

CORSO VITTORIO EMANUELE II<br />

La via principale di Bosa, dal fondo<br />

lastricato in pietra, corre parallela al<br />

fiume. Su di essa si affacciano<br />

palazzetti signorili e i negozi degli<br />

artigiani orafi che lavorano la filigrana<br />

d’oro e il corallo.


98 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

PINACOTECA CIVICA<br />

Casa Deriu rappresenta un esempio di<br />

abitazione bosana del secolo scorso<br />

trasformata in uno spazio espositivo.<br />

Al primo piano sono raccolti i prodotti<br />

(dolci, vino, pane) della tradizione<br />

insieme a foto d’epoca in bianco e nero.<br />

Al secondo piano si può visitare la<br />

ricostruzione dell’appartamento<br />

signorile con parquet in ulivo, soffitti a<br />

volta decorati, piastrelle in maiolica di<br />

Ravenna e tende<br />

a filet. L’ultimo<br />

piano ospita la<br />

Pinacoteca<br />

Civica con la<br />

raccolta<br />

Melkiorre Melis,<br />

artista bosano,<br />

uno dei principali<br />

promotori<br />

delle arti<br />

applicate del<br />

Novecento in<br />

<strong>Sardegna</strong>. Le<br />

opere in mostra<br />

coprono un arco<br />

di 70 anni con opere grafiche, dipinti a<br />

olio, ceramiche, manifesti. Interessanti<br />

i lavori d’influenza araba prodotti dal<br />

Melis nel decennio in cui diresse la<br />

Scuola Musulmana di Arti e Mestieri a<br />

Tripoli.<br />

restaurata nel 1974-75. Al suo interno<br />

è stato ritrovato un ciclo di affreschi di<br />

scuola catalana, uno dei pochi rimasti<br />

in <strong>Sardegna</strong>. Dai bastioni della torre, la<br />

vista spazia sulla chiesa di San Pietro,<br />

la bassa valle del Temo e i tetti rossi di<br />

Sa Costa. Piacevole la discesa verso il<br />

centro attraverso la ripida scalinata in<br />

pietra lungo i pochi resti della cinta<br />

che un tempo proteggeva a est tutto<br />

l’abitato.<br />

SAS CONZAS<br />

Sulla riva<br />

sinistra del<br />

fiume Temo,<br />

questi grandi<br />

magazzini erano<br />

un tempo<br />

adibiti alla<br />

concia e alla<br />

lavorazione<br />

delle pelli.<br />

Caduti in disuso<br />

con la crisi del<br />

settore, aspettano<br />

da anni una<br />

risistemazione. Per ora ospitano un<br />

piccolo ristorante affacciato sul fiume.<br />

Il punto migliore di osservazione è dal<br />

Lungotemo De Gasperi, una passeggiata<br />

ornata di palme dove i pescatori<br />

ormeggiano le proprie imbarcazioni.<br />

CASTELLO MALASPINA<br />

Costruito nel 1112 dai marchesi di<br />

Malaspina dello Spino Secco, ha un<br />

aspetto imponente nonostante restino<br />

solo le torri e il muro di cinta.<br />

Ampliato e ricostruito nel ’300,<br />

racchiude una superficie di diecimila<br />

metri quadrati. Del castello vero e<br />

proprio rimangono in piedi solo alcuni<br />

muri nell’angolo nord-est del recinto,<br />

ai piedi della Torre maestra. Costruita<br />

in blocchi di trachite ocra chiaro agli<br />

inizi del Trecento, è oggi in fase di<br />

ristrutturazione. All’interno delle<br />

mura l’unica costruzione rimasta in<br />

piedi è la chiesa di Nostra Signora di<br />

Regnos Altos, costruita nel Trecento e


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

99<br />

SAN PIETRO<br />

Circa un chilometro a est sulla sponda<br />

sinistra del Temo, sorge la ex cattedrale<br />

di San Pietro, una delle più interessanti<br />

opere romaniche sarde. In<br />

trachite rossa, è stata costruita nella<br />

seconda metà dell’XI secolo, mentre<br />

l’abside, il campanile e le murature<br />

laterali vennero aggiunti nel secolo<br />

successivo. La facciata unisce elementi<br />

romanici a elementi gotici importati<br />

dai monaci cistercensi. Sull’architrave<br />

del portale, una singolare Madonna col<br />

Bambino e i santi Pietro, Paolo e<br />

Costantino. L’interno, a tre navate, è<br />

difficilmente visitabile.<br />

Dintorni: Bosa Marina, a poco più di<br />

due chilometri dal centro, ha una bella<br />

spiaggia riparata, con sabbia scura. La<br />

rocciosa isola Rossa è collegata alla<br />

terraferma da un lungo molo di<br />

protezione. Nella Torre aragonese,<br />

aperta in luglio e agosto, vengono<br />

allestite esposizioni temporanee. La<br />

costa tra Bosa e Alghero è una delle<br />

più spettacolari della <strong>Sardegna</strong>.<br />

Un’escursione interessante è quella sul<br />

Trenino verde da Bosa Marina a<br />

Macomer costeggiando la spiaggia di<br />

Pedras Nieddas (Pietre Nere) prima di<br />

risalire la valletta del Rio Abba Mala<br />

verso Modolo, Tresnuraghes e Sindia.<br />

SANTU LUSSURGIU<br />

A 500 metri di altitudine, sul versante<br />

orientale del Montiferru, Santu<br />

Lussurgiu si stende ad anfiteatro sul<br />

bordo di un cratere vulcanico circondato<br />

da uliveti. Interessante il centro<br />

storico con strade in salita e piccole<br />

piazzette su cui si affacciano belle case<br />

in pietra a più piani, intonacate con<br />

colori vivaci dal rosso vinaccia al giallo<br />

zafferano. Alcune hanno architravi<br />

decorate e balconi in ferro battuto. In<br />

via Roma, in una casa padronale del<br />

XVIII secolo, si aprono le 11 stanze del<br />

Museo della Tecnologia contadina,<br />

realizzato dal Centro di Cultura<br />

Popolare e visitabile su appuntamento.<br />

Artefice della raccolta “Su mastru<br />

Salis”, Maestro Salis, che in venti anni<br />

ha raccolto più di 2000 oggetti<br />

appartenuti alla civiltà e alla tradizione<br />

del paese. Visitare il museo con la sua<br />

guida, o con quella dei volontari che lo<br />

aiutano, è come fare un viaggio a<br />

ritroso nel tempo. Sala dopo sala<br />

riemergono oggetti usati quotidianamente<br />

dai contadini, dai pastori e dai<br />

carbonai che lavoravano ai piedi del<br />

Montiferru. Particolarmente interessanti<br />

la sezione della filatura e della<br />

tessitura, la cucina e la sezione dei<br />

mestieri con un insolito ellissografo.<br />

Interessante anche la stanza del vino<br />

con una gualchiera, lo strumento


100 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

preindustriale utilizzato per ammorbidire<br />

e infeltrire il tessuto. Nel territorio<br />

di Santu Lussurgiu ne funzionavano<br />

più di quaranta. Nella parte alta del<br />

paese si trova la chiesa di Santa Maria<br />

degli Angeli, che conserva al suo<br />

interno un bell’altare di legno intagliato.<br />

In paese esistono ancora artigiani<br />

specializzati nella fabbricazione dei<br />

coltelli o nei finimenti per cavalli<br />

(morse, selle e stivali di cuoio). A<br />

Carnevale la strada di fronte al museo,<br />

chiamata “Sa Carrela ’e Nanti”, è teatro<br />

di una sfrenata corsa a pariglia di<br />

cavalli guidati da cavalieri in costume.<br />

Dintorni: a pochi chilometri c’è un<br />

bosco di pini, lecci e querce che<br />

circonda il paesino di San Leonardo de<br />

Siete Fuentes, famoso per la presenza<br />

di sette sorgenti dalle acque radioattive<br />

e diuretiche che sgorgano da sette<br />

fontanelle a temperatura costante di<br />

11 gradi. I sette ruscelli attraversano<br />

un boschetto meta di scampagnate<br />

domenicali. Al centro dell’abitato si<br />

trova la piccola chiesa di San<br />

Leonardo appartenuta ai Cavalieri di<br />

Malta. In trachite scura, è stata<br />

costruita nel XII secolo ma l’aspetto<br />

attuale romanico-gotico è dovuto a<br />

una ristrutturazione del secolo<br />

successivo. L’interno, a navata unica,<br />

conserva le insegne della Congregazione.<br />

Di fronte alla chiesa c’è una piccola<br />

biblioteca comunale. All’inizio di<br />

giugno, San Leonardo ospita una fiera<br />

di cavalli da sella.<br />

CUGLIERI<br />

Sul versante occidentale del<br />

Montiferru, in posizione panoramica<br />

sul mare, Cuglieri è un grosso borgo<br />

agricolo e pastorale a 500 m d’altitudine.<br />

Il paese si stende ai piedi della<br />

imponente chiesa di Santa Maria della<br />

Neve, dalla facciata settecentesca<br />

affiancata da due campanili. Si


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

101<br />

raggiunge con una bella passeggiata in<br />

salita che dalla via principale si snoda<br />

tra vicoli e scalinate strette tra alte case<br />

in pietra. Dal piazzale del Colle<br />

Barodus, davanti alla chiesa, la vista<br />

spazia dai tetti rossi del paese alla<br />

costa tra Santa Caterina di Pittinuri e<br />

Porto Alabe.<br />

Santa Caterina di Pittinuri<br />

E una località balneare sorta intorno<br />

alla caletta di sassi bianchi, chiusa da<br />

una scogliera calcarea dominata dalla<br />

Torre del Pozzo, costruita dagli<br />

Spagnoli. Questo tratto di costa è<br />

molto panoramico con promontori<br />

calcarei e spiagge di sabbia e sassi<br />

bianchi. Il punto più famoso è<br />

S’Archittu, un grande arco scavato<br />

nella scogliera dalla forza delle acque.<br />

Una strada sterrata, che parte dalla<br />

statale 292 tra Santa Caterina di<br />

Pittinuri e S’Archittu, porta alle rovine<br />

della città punico-romana di Cornus<br />

dove, nel 215 a. C., si combatté l’ultima<br />

battaglia tra i Romani e i Sardo-punici<br />

guidati da Amsicora. Nel IX secolo la<br />

città venne abbandonata a causa delle<br />

continue incursioni saracene e gli<br />

abitanti si spostarono in collina<br />

fondando una nuova cittadina, Curulis<br />

Nova, l’attuale Cuglieri. La strada<br />

termina poco prima dell’insediamento<br />

paleo-cristiano di Columbaris, mentre<br />

l’acropoli di Cornus sorge sul colle a<br />

sud-ovest. La zona archeologica<br />

sembra abbandonata, ma si possono<br />

individuare alcuni sarcofagi e i resti di<br />

una basilica a tre navate probabilmente<br />

risalenti al VI secolo.<br />

CABRAS<br />

A pochi chilometri da Oristano,<br />

Cabras è un paese dalle case a un<br />

piano che ha conservato l’impianto<br />

antico. Sorge ai bordi dello stagno,<br />

esteso per 2.000 ha, che è il più grande<br />

stagno di acqua dolce della <strong>Sardegna</strong> e<br />

comunica col mare attraverso una<br />

serie di canali. La presenza contempo-


102 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ranea di acqua dolce e salata attira<br />

falchi di palude e folaghe, polli sultani<br />

e falchi pellegrini. Le acque sono<br />

ricche di anguille e muggini. Un tempo<br />

sullo stagno si andava a pesca con<br />

imbarcazioni dalla forma appuntita, is<br />

fassonis, costruite con erbe palustri<br />

essiccate al sole, avvalendosi della<br />

stessa tecnica usata dai Fenici. Sempre<br />

ai Fenici sembra risalire sa merca: i<br />

muggini vengono avvolti<br />

in erbe lacustri e lasciati<br />

a macerare in acqua<br />

salata.<br />

Dintorni: al limite<br />

settentrionale del golfo di Oristano c’è<br />

la Laguna di Mistras. Separata dal<br />

mare da due cordoni litorali, inserita<br />

nelle zone umide di importanza<br />

internazionale previste dalla convenzione<br />

di Ramsar, rappresenta l’habitat<br />

ideale per fenicotteri rosa, cormorani,<br />

aironi cinerini e falchi pescatori. Ricco<br />

di avifauna anche il vicino stagno Mar<br />

’e Pontis, dove visitare la Peschiera<br />

Pontis, un’antica costruzione per la<br />

itticoltura, con chiuse e lavorieri.<br />

SAN SALVATORE<br />

Le bianche case dei pellegrini, le<br />

cumbessias, circondano la chiesa<br />

campestre di San Salvatore. Esse<br />

vengono abitate per nove giorni<br />

all’anno, a cavallo tra agosto e settembre,<br />

in occasione della novena per la<br />

festa del santo. La grande piazza<br />

centrale è stata utilizzata negli anni<br />

Sessanta del Novecento come set dei<br />

film western all’italiana. La chiesa è<br />

sorta alla fine del XVII secolo nell’area<br />

di un santuario pagano di origine<br />

nuragica, incentrato sul<br />

culto delle acque e<br />

ricostruito nel VI<br />

secolo come chiesa<br />

sotterranea. Attraverso<br />

una scala nella navata sinistra si<br />

scende all’ipogeo formato da sei vani:<br />

due rettangolari ai lati di un corridoio<br />

che conduce a un atrio circolare con<br />

un pozzo intorno al quale sono<br />

disposte tre camere. L’ipogeo è<br />

parzialmente scavato nella roccia; i<br />

soffitti a botte sono in arenaria e<br />

mattoni. Sulle pareti si sono conservati<br />

diversi graffiti di animali (elefante,<br />

pantera e pavone) e di divinità (Ercole<br />

che lotta con il leone Nemeo, Marte e<br />

Venere con un piccolo Eros alato).<br />

Interessanti le scritte arabe che parlano<br />

di Allah e Maometto, nonché le<br />

numerose raffigurazioni di navi, che<br />

gli studiosi ritengono potessero essere


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

103<br />

dei probabili ex voto. Le lettere latine<br />

RVF intrecciate come in un monogramma<br />

e ripetute più volte sembrano<br />

derivare dalla lingua fenicia e significare<br />

“guarire, salvare, dare salute”. Il<br />

primo sabato di settembre si celebra la<br />

festa di San Salvatore con la corsa degli<br />

Scalzi in ricordo dell’impresa di alcuni<br />

giovani che, dopo avere abbandonato il<br />

villaggio per sfuggire ai Saraceni,<br />

ritornarono per mettere in salvo la<br />

statua del santo. Appena fuori<br />

dell’abitato, in direzione est, ci sono le<br />

rovine delle terme romane di Domu ’e<br />

Cubas.<br />

SAN GIOVANNI DI SINIS<br />

Al limitare della penisola del Sinis, vi è<br />

una località balneare un tempo famosa<br />

per le caratteristiche baracche dei<br />

pescatori costruite in legno e giunco.<br />

Oggi ne rimangono solo alcune: il<br />

gruppo più numeroso è a oriente della<br />

statale, poco distante dagli scavi di<br />

Tharros. All’ingresso del paese sorge la<br />

chiesa paleocristiana di San Giovanni,<br />

insieme a San Saturnino di Cagliari,<br />

più antica della <strong>Sardegna</strong>. Risale infatti<br />

al V secolo, anche se gran parte<br />

dell’aspetto attuale è dovuto a interventi<br />

del IX e X secolo. L’interno a tre<br />

navate coperte da volte a botte è<br />

suggestivo.<br />

Dintorni: a poca distanza c’è l’Oasi<br />

Torre ’e Seu del WWF che conserva<br />

una delle ultime macchie spontanee di<br />

palme nane rimaste nella zona. Si<br />

raggiunge con una strada sterrata che<br />

parte dalla periferia settentrionale di<br />

San Giovanni di Sinis. Dal cancello si<br />

prosegue a piedi fino al mare e a Torre<br />

’e Seu costruita dagli Spagnoli.<br />

NELLA TERRA DELLA VERNACCIA<br />

La campagna a nord di Oristano è una<br />

delle più fertili di tutta l’isola, un’oasi<br />

di viti, aranci e olivi. La coltivazione<br />

dei mandarini risale al Trecento e<br />

all’opera dei monaci camaldolesi che<br />

avevano un grande convento a<br />

Bonacardo. Ben più antica la coltivazione<br />

della vite: a Tharros (pp 132-3)<br />

sono stati ritrovati vasi vinari, anfore,<br />

bicchieri. La Vernaccia di Oristano è il<br />

vino più famoso della <strong>Sardegna</strong> e viene<br />

prodotta nei comuni di San Vero Milis,<br />

Cabras, Zeddiani, Narbolia, Riola,<br />

Baratili. È un vino forte, con gradazione<br />

alcolica di almeno 15 gradi e un<br />

invecchiamento minimo di 3 anni in<br />

barrique di rovere. Piacevole una gita<br />

nella zona di produzione, magari<br />

fermandosi per degustazioni e acquisti<br />

nella Cantina sociale della Vernaccia.<br />

Molto belli i portali settecenteschi che<br />

segnavano l’accesso ai fondi.<br />

THARROS<br />

La città di tharros venne fondata dai<br />

Fenici intorno al 730 a.C. sul promontorio<br />

di Capo San Marco, che offriva<br />

ancoraggi sicuri in qualsiasi condizio-


104 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ne atmosferica alle navi<br />

che arrivavano cariche di<br />

merci da tutto il<br />

Mediterraneo. Già nel<br />

VI e V secolo a.C.<br />

Tharros era diventata<br />

un fiorente centro<br />

portuale e l’espansione<br />

continuò anche con i<br />

Romani, dal 238 d.C. Dell’antica città<br />

sono stati riportati fino a oggi alla luce<br />

i tre quinti. L’area archeologica,<br />

sospesa tra i due mari, è una delle più<br />

affascinanti del Mediterraneo. Una<br />

visita nella parte meridionale porta<br />

alla città punica e romana con le<br />

abitazioni, le terme e i santuari; più a<br />

nord, permette di visitare il tophet, le<br />

capanne nuragiche del villaggio Murru<br />

Mannu e la cinta muraria di età<br />

romana.<br />

ORISTANO<br />

Al limite settentrionale<br />

del Campidano,<br />

tra la foce del Tirso<br />

e lo stagno di<br />

Santa Giusta,<br />

Oristano è il<br />

centro più<br />

importante della<br />

<strong>Sardegna</strong> occidentale.<br />

La sua<br />

origine risale al<br />

1070, e<br />

all’abbandono<br />

della ricca e<br />

potente<br />

Tharros, troppo<br />

esposta alle incursioni dei pirati. Il<br />

periodo tra il 1100 e il 1400 vede una<br />

città guidata da sovrani illuminati<br />

come Mariano IV e la figlia Eleonora<br />

che arrivarono a controllare quasi tutta<br />

l’isola. Al centro di una pianura<br />

fertilissima e di un sistema di stagni<br />

che producono grandi quantità di<br />

pesce, è diventato capoluogo di<br />

provincia solo nel 1974. Il centro<br />

storico, corrispondente ai quartieri<br />

all’interno delle mura, ormai abbattute,<br />

è piccolo e facile da girare a piedi,<br />

anche perché in buona parte isola<br />

pedonale.<br />

CATTEDRALE<br />

Dedicata alla Beata Vergine Assunta,<br />

venne realizzata nel 1228 per volere di<br />

Mariano di Torres con l’apporto di<br />

maestranze lombarde. Ricostruita<br />

completamente nel XVII secolo in stile<br />

barocco, si presenta oggi come un mix<br />

di diversi elementi. Dell’epoca<br />

giudicale rimangono il campanile<br />

ottagonale, staccato dal corpo centrale<br />

sul sagrato, con cupola a cipolla e<br />

maioliche dai colori brillanti, e anche i<br />

battenti in bronzo e la Cappella del<br />

Rimedio dalla balaustra in marmo con<br />

bassorilievi pisani raffiguranti Daniele<br />

nella fossa dei leoni. Importante anche<br />

il coro in stile rinascimentale sardo<br />

dietro l’altare maggiore. Ricco e vario il<br />

Tesoro del Duomo, conservato<br />

nell’aula Capitolare: argenterie,<br />

paramenti sacri e antichi codici<br />

miniati si possono ammirare su<br />

richiesta. La piazza del Duomo è<br />

chiusa dal Palazzo Arcivescovile e dal<br />

Seminario Tridentino.<br />

TORRE DI MARIANO II<br />

Chiamata anche torre di San<br />

Cristoforo o Porta Manna, è una torre<br />

in blocchi di arenaria fatta erigere nel<br />

1291 dal giudice Mariano II che allora<br />

guidava il Giudicato d’Arborea ed è,<br />

insieme allatorre opposta di<br />

Portixedda, l’unica<br />

traccia dell’antica<br />

cerchia muraria.<br />

Sovrastata da una<br />

grande campana<br />

del 1430, è aperta<br />

sul lato interno. Ai<br />

suoi piedi si stende<br />

piazza Roma, il<br />

punto più animato<br />

della città, con<br />

negozi alla moda e<br />

bar all’aperto.


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

105<br />

CORSO UMBERTO<br />

Chiamato via Dritta, è l’isola pedonale,<br />

salotto buono di Oristano, con edifici<br />

imponenti come il Palazzo Siviera, un<br />

tempo sede del marchese d’Acrisia, che<br />

termina con una cupola, e Palazzo<br />

Falchi, risalente agli anni 20. Vi si<br />

concentrano le vetrine dei negozi più<br />

eleganti e al tramonto diventa teatro<br />

del quotidiano rito del passeggio.<br />

PIAZZA ELEONORA D’ARBOREA<br />

Alberata, irregolare e lunga, è dedicata<br />

alla giudichessa che promulgò la<br />

famosa Carta de Logu. Sulla piazza si<br />

affacciano il Palazzo Carta, il Palazzo<br />

Mameli, il Palazzo Corrias e il Palazzo<br />

Comunale, un tempo convento degli<br />

Scolopi, che ingloba la chiesa di San<br />

Vincenzo, a pianta ottagonale. Al<br />

centro la statua di Eleonora d’Arborea,<br />

realizzata nell’Ottocento.<br />

CHIESA DI SAN FRANCESCO<br />

In stile neoclassico, venne costruita sui<br />

resti di una chiesa gotica, completamente<br />

distrutta all’inizio dell’800. La<br />

facciata è a sei colonne con capitelli<br />

ionici. All’interno una delle più<br />

interessanti sculture in legno di tutta<br />

l’isola: il Crocefisso policromo detto<br />

“di Nicodemo”, opera di ignoto autore<br />

catalano della fine del XIV secolo.<br />

Interessante anche San Francesco che<br />

riceve le stimmate, opera del pittore<br />

cagliaritano Pietro Cavaro, sistemata<br />

nella Sacrestia.<br />

SANTA CHIARA<br />

In stile gotico, la chiesa di Santa<br />

Chiara risale al XIV secolo. Lineare la<br />

facciata in conci di arenaria con sobrio<br />

rosone centrale e piccolo campanile a<br />

vela. All’interno sono interessanti le<br />

mensole in stile gotico in legno<br />

intagliato con figure di animali.


106 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

107


108 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ANTIQUARIUM ARBORENSE<br />

All’interno del neoclassico Palazzo<br />

Parpaglia, il museo ospita diverse<br />

collezioni archeologiche provenienti<br />

dagli scavi di Tharros, una pinacoteca<br />

e una sezione dedicata alla città<br />

all’epoca dei Giudicati. Nella pinacoteca<br />

sono da segnalare il retablo di San<br />

Martino (XV secolo) attribuito alla<br />

scuola del pittore catalano Ramon de<br />

Mur. Del retablo di Cristo (1533),<br />

opera della scuola di Pietro Cavaro, si<br />

sono conservate solo nove tavole. Il<br />

retablo della Madonna dei Consiglieri<br />

(1565), opera del cagliaritano Antioco<br />

Mainas, rappresenta i consiglieri della<br />

città di Oristano inginocchiati intorno<br />

alla Madonna. Della ricca collezione<br />

archeologica sono da notare gli oltre<br />

duemila raschiatoi in ossidiana del<br />

periodo neolitico, i fermacapelli in<br />

osso, le anforette provenienti dalla<br />

Grecia e dall’Etruria, vetri e lucerne<br />

romani. Tutti i reperti fanno parte<br />

della Collezione Efisio Pischedda cui si<br />

affiancano collezioni minori (Pau,<br />

Carta, Sanna-Delogu). Tra i pezzi più<br />

importanti una maschera in terracotta,<br />

scarabei in diaspro verde e gioielli con<br />

incisioni di epoca romana.<br />

I CAVALIERI DELLA STELLA<br />

La Sartiglia si tiene l’ultima domenica<br />

di Carnevale e il Martedì Grasso<br />

secondo un rituale secolare. Fu<br />

introdotta probabilmente nel 1350 da<br />

Mariano II per festeggiare le sue nozze.<br />

Il 2 febbraio viene scelto il capocorda,<br />

su Componidori, che, il giorno della<br />

gara, viene vestito da un gruppo di<br />

ragazze in costume. Gli viene cucita<br />

addosso una camicia bianca, il volto<br />

viene avvolto con bende e coperto con<br />

una maschera femminile, in testa gli<br />

vengono posti un velo da sposa e un<br />

cilindro nero. Così bardato guida il


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

109<br />

corteo di cavalieri, trombettieri e<br />

tamburini che attraversa la città fino<br />

alla piazza della giostra. A un segnale<br />

convenuto si lancia al galoppo per la<br />

via che costeggia l’Arcivescovado e la<br />

Cattedrale. Nella corsa il capocorda<br />

deve infilare la spada nel foro al centro<br />

di una stella appesa a un filo. Se ci<br />

riesce il raccolto dell’anno sarà<br />

abbondante.<br />

SANTA GIUSTA<br />

Sulle sponde dello stagno omonimo, è<br />

un borgo agricolo che sorge sui resti<br />

della città romana di Ottona. Su un<br />

rilievo all’ingresso del paese si trova la<br />

Cattedrale di Santa Giusta, gioiello<br />

dell’architettura romanico-pisana che<br />

risente di influssi arabi e lombardi.<br />

Costruita nella prima metà del XII<br />

secolo, presenta una facciata slanciata,<br />

il cui effetto risulta amplificato dalla<br />

scalinata, con triplice arcata, che<br />

inquadra il portale e una finestra a<br />

trifora. Nell’interno, a tre navate, le<br />

colonne hanno stili e forme divesi<br />

perché provengono dai resti delle<br />

vicine città romane di Neapolis,<br />

Tharros e Othoca. Dal sagrato si gode<br />

una bella vista sullo stagno, uno dei<br />

più pescosi dell’isola, solcato ancora da<br />

is fassonis, le lunghe imbarcazioni di<br />

falasco, di lontana origine fenicia;<br />

durante la sagra di Santa Giusta<br />

gareggiano in una spettacolare regata.<br />

La specialità locale è la bottarga,<br />

costituita da uova di muggine<br />

essiccate.<br />

ARBOREA<br />

Al centro di una piana<br />

bonificata in epoca<br />

fascista, Arborea è<br />

sorta nel 1930 con il<br />

nome di<br />

Mussolinia.<br />

Immerso nel verde<br />

dei campi, il paese<br />

ha la tipica struttura<br />

regolare degli insediamenti recenti. Gli<br />

edifici pubblici (la scuola, la parrocchia,<br />

l’albergo e il palazzo del Comune)<br />

si affacciano su piazza Maria<br />

Ausiliatrice, da cui partono le vie<br />

principali che seguono uno sviluppo<br />

ortogonale. I viali sono alberati, le case<br />

a due piani in stile neogotico sono<br />

circondate dal verde. Nel Palazzo


110 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

111


112 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Comunale si trova la Collezione Civica<br />

Archeologica: una raccolta di reperti<br />

archeologici, provenienti dalla<br />

necropoli romana di S’Ungroni. A<br />

circa 9 km si trova il borgo di pescatori<br />

di Marceddi sui bordi dello stagno,<br />

dominato dalla cinquecentesca<br />

Torrevecchia.<br />

FORDONGIANUS<br />

Nella bella valle del Tirso, l’antica<br />

Forum Traiani è la più importante città<br />

romana dell’interno, avamposto<br />

fortificato contro le popolazioni<br />

barbaricine. Le case del centro sono in<br />

pietra rossa e grigia. Una delle meglio<br />

conservate è casa Madeddu, l’antica<br />

“casa aragonese” del primo ’600, con<br />

portali e finestre in stile catalano. Sulla<br />

stessa via, la cinquecentesca parrocchiale<br />

di San Pietro Apostolo in<br />

trachite rossa, quasi interamente rifatta<br />

in epoca moderna. In riva al fiume ci<br />

sono le Terme Romane, oggi visitabili<br />

dopo un lungo<br />

restauro. La<br />

piscina<br />

rettangolare<br />

raccoglie<br />

ancor oggi<br />

l’acqua calda<br />

(a una<br />

temperatura di circa 50 gradi)<br />

proveniente dalle sorgenti termali e<br />

utilizzata dalle donne del paese per il<br />

bucato. All’interno un porticato e belle


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

113<br />

sale con pavimento a mosaico. A pochi<br />

chilometri dal paese sorge la chiesetta<br />

campestre di San Lussorio, costruita<br />

dai monaci Vittorini verso il 1100 su<br />

una cripta Paleocristiana.<br />

PAULILÀTINO<br />

Circondata<br />

da oliveti e<br />

boschi di<br />

sughere,<br />

questa<br />

borgata<br />

agricola<br />

sorge ai margini dell’altopiano<br />

basaltico di Abbasanta. Le case sono in<br />

pietra scura, con portali in stile<br />

aragonese e balconcini in ferro battuto.<br />

Scura anche la parrocchiale di San<br />

Teodoro del XVII secolo in stile<br />

gotico-aragonese, con un rosone dai<br />

vetri colorati e campanile a cipolla. Nel<br />

Palazzo Atzori è aperto un Museo<br />

etnografico che raccoglie oggetti di uso<br />

quotidiano e utensili domestici tipici<br />

della zona.<br />

Dintorni: a 4 km dal centro, sulla<br />

superstrada 131, deviando si arriva al<br />

villaggio nuragico di Santa Cristina.<br />

Un muro a secco delimita la zona


114 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

archeologica costituita da un tempio a<br />

pozzo dedicato al culto della dea<br />

madre risalente al I millennio a.C. Il<br />

pozzo, a imboccatura trapezoidale, è in<br />

ottimo stato di conservazione. Una<br />

scala dagli ampi gradini scende alla<br />

camera a volta. Poco distante sorge un<br />

recinto che doveva servire come sala di<br />

riunione. La sacralità del luogo è<br />

sopravvissuta nei secoli, tanto che in<br />

epoca cristiana venne edificata una<br />

chiesa dedicata a Santa Cristina. Come<br />

nell’antichità, i devoti continuano ad<br />

affluire alla chiesetta circondata da un<br />

villaggio di muristenes, le case dei<br />

novenanti, in occasione della festa<br />

della santa che si celebra la seconda<br />

domenica di maggio. A destra della<br />

chiesa, nel bosco di ulivi, si apre<br />

un’altra area archeologica che comprende<br />

un piccolo nuraghe ben<br />

conservato e due capanne in pietra,<br />

dalla pianta rettangolare. La meglio<br />

conservata è lunga quattordici metri e<br />

alta due.<br />

ÀLES<br />

Alle falde orientali di Monte Arci, è il<br />

centro principale della Marmilla. Nella<br />

parte alta del borgo sorge la Cattedrale<br />

di San Pietro, costruita nel 1686 dal<br />

genovese Domenico Spotorno che<br />

utilizzò per la costruzione i ruderi di


LA COSTA OCCIDENTALE<br />

115<br />

una preesistente chiesa del XII secolo.<br />

Due campanili con cupole in ceramica<br />

chiudono la facciata. L’interno, in stile<br />

barocco, ha una sagrestia arredata con<br />

mobili intagliati e un raro crocifisso<br />

del Trecento. Nell’Archivio capitolare si<br />

trovano raffinate opere di oreficeria.<br />

Sulla stessa piazza si affacciano il<br />

Palazzo vescovile, il Seminario e<br />

l’Oratorio della Madonna del Rosario.<br />

Àles è il paese natale di Antonio<br />

Gramsci (1891-1937), come ricordano<br />

il monumento di Giò Pomodoro e la<br />

targa apposta sulla sua casa natale.<br />

Dintorni: il paese è il punto di<br />

partenza per salire ai panoramici<br />

torrioni di Trebina Longa e Trebina<br />

Lada, le cime più alte di Monte Arci,<br />

punte residue dell’antico cratere.<br />

Lungo i sentieri si possono notare le<br />

schegge di ossidiana, il prezioso vetro<br />

naturale che, ridotto in sottilissime<br />

lastre, serviva per la fabbricazione<br />

di punte di frecce,<br />

lance e raschiatoi.<br />

L’ossidiana di Monte Arci<br />

non riforniva soltanto la<br />

<strong>Sardegna</strong> ma, tra il VI e il<br />

III millennio a.C., veniva<br />

esportata in tutto il<br />

Mediterraneo.


LA SARDEGNA<br />

ZONA PER ZONA<br />

Il Nord e la<br />

Costa Smeralda


118 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Note


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

119<br />

Il Nord e la<br />

Costa Smeralda<br />

Le coste frastagliate, il turchese delle<br />

acque, le spiagge di sabbia candida<br />

sono gli elementi che compongono una<br />

delle immagini più classiche della<br />

<strong>Sardegna</strong>. Le isole che affollano lo<br />

stretto delle Bocche di Bonifacio, a un<br />

passo dalla Corsica, sono da qualche<br />

anno una meta prediletta dal turismo<br />

internazionale.<br />

Nel 1962 un<br />

gruppo di<br />

finanzieri - tra<br />

cui l’Aga Khan -<br />

diede vita al<br />

“Consorzio Costa<br />

Smeralda”,<br />

promuovendo<br />

l’idea di uno<br />

sviluppo turistico delle coste della<br />

<strong>Sardegna</strong>. Dopo 40 anni poche sono le<br />

zone sarde cambiate così profondamente,<br />

nel bene e nel male, come<br />

queste coste, oggi tutte costellate di<br />

ville, residence e porti turistici.<br />

Attorno è il quadro affascinante della<br />

natura e del mare: scogliere scolpite<br />

dal vento come a Capo d’Orso e Capo<br />

Testa, spiagge bianche e il profumo<br />

della macchia mediterranea che ancora<br />

sopravvive all’invasione<br />

delle seconde case.<br />

Oramai, dopo anni di<br />

discussioni, è però<br />

chiaro che allo sviluppo<br />

turistico deve essere<br />

posto un limite, oltrepassato<br />

il quale i vantaggi del turismo rischiano<br />

di trasformarsi negli svantaggi della<br />

distruzione dell’ambiente. Vicino, ma<br />

profondamente diverso dalla costa,<br />

l’interno della Gallura è un mondo<br />

ancora ricco di suggestioni. Le foreste<br />

in cui brilla il colore chiaro delle<br />

querce da cui è appena stato staccato il<br />

sughero, le rocce granitiche che creano<br />

paesaggi ipnotici, come la Valle della<br />

Luna nei pressi di Aggius, le sagome<br />

dei nuraghi sono ancora i punti di<br />

riferimento per interpretare il paesaggio.<br />

Qui sono di casa la buona cucina<br />

di terra, l’artigianato tradizionale e la<br />

storia, come quella raccontata<br />

dall’eccezionale sfilata di chiese<br />

romaniche del Logudoro che, partendo<br />

da Sassari, portano fino alle pietre<br />

bianche e nere della Santissima Trinità<br />

di Saccargia.<br />

Visitando il Nord e la Costa Smeralda<br />

Il porto e l’aeroporto di Olbia accolgono<br />

la gran parte dei turisti diretti non<br />

solo in Costa Smeralda, ma in tutta<br />

l’isola. La lunga e bellissima costa, con<br />

le sue spiagge e le sue scogliere, sale<br />

verso nord fino a Santa Teresa di<br />

Gallura; poi volge a occidente, oltre la<br />

rocca di Castelsardo, fino a raggiungere<br />

Porto Torres. All’interno, Tempio<br />

Pausania, capoluogo della Gallura, che<br />

costituisce il punto di partenza per<br />

affascinanti itinerari alla scoperta<br />

dell’arte, delle tradizioni e della natura<br />

del Nord della <strong>Sardegna</strong>, e la bella città<br />

di Sassari.<br />

OLBIA<br />

Dalle banchine del porto di Olbia il<br />

continente, con il porto di<br />

Civitavecchia, dista solo 125 miglia,<br />

poco meno del doppio della<br />

distanza tra Cagliari e il<br />

continente. Per questo<br />

motivo, la città è stata<br />

sempre il centro dei<br />

collegamenti esterni<br />

dell’isola, ruolo confermato<br />

dall’apertura dell’aeroporto<br />

Costa Smeralda. Città moderna, Olbia<br />

è solo una tappa, in genere, verso altre<br />

destinazioni, ma vale la pena di<br />

visitare la chiesa romanica di San<br />

Simplicio, edificata a partire dall’XI<br />

secolo e ampliata nel XIII.


120 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Dintorni: vi sono due siti preistorici<br />

molto interessanti, il complesso<br />

nuragico di Cabu Abbas e il pozzo<br />

sacro Sa Testa. Per raggiungere il<br />

primo, dal porto vecchio di Olbia<br />

seguire prima Corso Umberto, poi Via<br />

d’Annunzio e oltrepassata la ferrovia<br />

raggiungere la chiesa campestre di<br />

Santa Maria Cabu Abbas. Dalla<br />

chiesetta una strada sterrata sale verso<br />

la cresta rocciosa e sono poi necessari<br />

15 minuti a piedi. In alto sulla cresta,<br />

con il panorama che si apre sull’isola<br />

di Tavolara, il sito è composto<br />

da una torre con pozzo<br />

centrale (dove vennero<br />

rinvenuti nel 1937 resti di<br />

sacrifici: ossa bruciate e<br />

frammenti ceramici) e da<br />

un ampio recinto megalitico che si<br />

sviluppa per circa 200 m. Per raggiungere<br />

invece il pozzo sacro di Sa Testa<br />

bisogna percorrere la SP 82 verso<br />

Golfo Aranci fino all’Hotel “Pozzo<br />

Sacro”. Il complesso archeologico è<br />

composto da un ampio cortile<br />

lastricato nel quale si apre l’ingresso a<br />

una scala coperta di 17 gradini che<br />

scende nella camera del pozzo dove<br />

sgorgava una vena d’acqua.<br />

GOLFO ARANCI<br />

Non cercate aranceti sulle rive del<br />

golfo: Golfo Aranci deve il suo nome<br />

all’errata interpretazione del toponimo<br />

locale “di li ranci” che sta a significare<br />

dei granchi. Fino a qualche tempo<br />

addietro frazione di Olbia, il paese è<br />

divenuto comune autonomo solo nel<br />

1979, e la sua importanza sta nel fatto<br />

che, a partire dal 1882, qui fanno scalo<br />

molti dei traghetti provenienti dal<br />

continente. Golfo Aranci è lo scalo<br />

marittimo<br />

delle<br />

Ferrovie<br />

dello<br />

Stato.<br />

PORTO ROTONDO<br />

Più‘ che di un vero e proprio paese si<br />

tratta di un ben progettato insediamento<br />

turistico, nato dal nulla negli<br />

anni d’oro del grande sviluppo della<br />

Costa Smeralda. Le costruzioni, sorte<br />

attorno all’indispensabile porto<br />

turistico, sono state progettate per<br />

essere il più possibile inserite nell’ambiente<br />

circostante. Il risultato è


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

121<br />

piacevole, confortato da un successo<br />

che ha fatto di questa località una meta<br />

prestigiosa, anche se l’aspetto decisamente<br />

“di maniera” riflette la nascita a<br />

tavolino. Lungo le banchine e sulla<br />

piazzetta San Marco si aprono molti<br />

negozi famosi. Le possibilità di<br />

mangiare, bere o ascoltare musica sono<br />

molte anche se, passata<br />

la stagione<br />

balneare, Porto<br />

Rotondo appare un<br />

po’ abbandonata.<br />

Nella chiesa di San<br />

Lorenzo, progettata da Andrea<br />

Cascella, una serie di statue in legno di<br />

Mario Ceroli rappresentano scene<br />

sacre. Piacevole è l’escursione in<br />

direzione della Punta della Volpe, che<br />

separa il golfo di Marinella dal golfo di<br />

Cugnana.<br />

PORTO CERVO<br />

Cuore della Costa Smeralda e paradiso<br />

dei Vip, Porto Cervo ruota attorno ai<br />

due porti turistici che ospitano alcune<br />

delle più spettacolari barche private<br />

del mondo. I mesi estivi sono scanditi<br />

da una serie di eventi mondani e<br />

sportivi: sfilate di moda, regate e<br />

tornei di golf.Una passeggiata lungo le<br />

banchine del porticciolo non si può<br />

evitare: con un occhio alle vetrine e<br />

l’altro ai panfili ormeggiati si raggiunge<br />

la chiesa Stella Maris che, affacciata<br />

sul paese, conserva un quadro<br />

attribuito a El Greco.<br />

Dintorni: molte le spiagge<br />

famose tra le quali<br />

Liscia Ruja, confinante a<br />

nord con Cala di Volpe.<br />

PALAU<br />

Punto d’imbarco obbligato per le isole<br />

dell’arcipelago della Maddalena, il<br />

paese deve la sua fortuna anche alla<br />

ferrovia a scartamento ridotto Sassari-<br />

Tempio-Palau. La vita ruota attorno ai<br />

moli e agli ormeggi del porto turistico.<br />

Da Palau vale la pena visitare i luoghi<br />

più rinomati e affascinanti della costa:<br />

il promontorio di Capo d’Orso, che<br />

culmina in una grande roccia scolpita<br />

dal vento che ricorda la sagoma di un<br />

plantigrado. La Punta <strong>Sardegna</strong> è<br />

raggiungibile percorrendo la strada<br />

che sale verso il Monte Altura per poi<br />

scendere fino alla spiaggia di Cala<br />

Trana, sull’estremità della punta. Il


122 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

panorama da qui è eccezionale, anche<br />

se la continua espansione delle aree<br />

edificate sta rovinando la bellezza dei<br />

luoghi.<br />

Dintorni: la Batteria del Monte Altura,<br />

in posizione panoramica, è raggiungibile<br />

attraverso la strada che conduce a<br />

Porto Raphael.<br />

SANTA TERESA DI<br />

GALLURA<br />

Popolata in epoca romana, la zona<br />

dove sorge Santa Teresa fu importante<br />

anche per i Pisani<br />

che dagli<br />

affioramenti<br />

granitici<br />

cavavano pietra<br />

da costruzione. Il<br />

paese odierno è<br />

stato creato ex<br />

novo durante la<br />

presenza sabauda ed è ordinatamente<br />

scandito da strade rettilinee che si<br />

incrociano ad angolo retto, con al<br />

centro la piccola piazza dove sorge la<br />

chiesa di San Vittorio. La pesca (anche<br />

del corallo) e il turismo sono le basi<br />

dell’economia locale. Sul promontorio<br />

roccioso che si affaccia sul mare sorge<br />

la torre Longosardo, eretta nel XVI<br />

secolo in età aragonese, da cui lo<br />

sguardo abbraccia sia la baia di Porto<br />

Longone che, sullo sfondo, le chiare<br />

scogliere che circondano la città corsa<br />

di Bonifacio. Sulla sinistra la costa<br />

scende verso la spiaggia di Rena<br />

Bianca che termina a poca distanza<br />

dallo scoglio dell’Isola Monica su cui<br />

rimangono le tracce di una cava<br />

abbandonata.<br />

Dintorni: Capo Testa, uno scoglio<br />

collegato alla terraferma da una<br />

striscia di sabbia, al quale si può<br />

arrivare percorrendo un tragitto molto<br />

panoramico aperto sulle baie di Colba<br />

e di Santa Reparata. Tra le cave<br />

moderne e antiche - qui i Romani<br />

scelsero la pietra per le colonne del<br />

Pantheon - e il profumo della vegeta-


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

123<br />

zione della macchia si raggiunge infine<br />

il faro di Capo Testa.<br />

ARZACHENA<br />

Fino a quarant’anni fa, Arzachena era<br />

un pacifico borgo pastorale dell’interno.<br />

Oggi, trasformato nel capoluogo di<br />

una regione turistica tra le più note del<br />

mondo, la Costa Smeralda, il paese è<br />

cambiato molto. In alto, sopra le case,<br />

vi è una curiosa roccia scolpita dal<br />

vento che per la sua forma viene<br />

chiamata il Fungo, e nei dintorni molte<br />

sono le tracce della preistoria. Tra i siti<br />

più interessanti per un’escursione<br />

nell’interno sono il Nuraghe<br />

Albicciu, la Tomba di<br />

Giganti Coddu<br />

Vecchiu e la<br />

Necropoli Li<br />

Muri.<br />

NURAGHE<br />

ALBUCCIU<br />

Uscire da<br />

Arzachena in<br />

direzione di Olbia e, dopo 600 m, alla<br />

fine dell’abitato, seguire un bivio e un<br />

sentiero sulla destra; una volta<br />

raggiunta la costruzione, con una scala<br />

che sale al livello superiore si può<br />

raggiungere un corpo laterale. Sono<br />

ancora visibili le mensole sporgenti di<br />

pietra necessarie a sorreggere l’antica<br />

struttura in legno.<br />

TOMBA DI GIGANTI CODDU VECCHIU<br />

Percorrere la SS427 in direzione<br />

Calangianus e poi, dopo circa 3 km,<br />

seguire il bivio verso destra in<br />

direzione di Luogosanto. Dopo circa<br />

1,800 km, ci si immette sulla strada di<br />

Capichera e poche centinaia di metri<br />

più avanti (un breve sentiero deve<br />

essere percorso a piedi),<br />

sulla destra si incontra la<br />

tomba. Al centro del<br />

monumento<br />

funerario vi è una<br />

stele alta 4 m<br />

circondata da una<br />

quinta


124 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

semicircolare formata da grandi lastre<br />

di pietra conficcate nel terreno.<br />

NECROPOLI LI MURI<br />

Si esce da Arzachena in direzione di<br />

Calangianus (SS 427) e si volta a destra<br />

per Luogosanto. Dopo circa 4,5 km un<br />

bivio a destra (strada sterrata) conduce<br />

verso la necropoli Li Muri.<br />

Il sito comprende molte tombe di età<br />

neo-eneolitica: si tratta di sepolture<br />

circondate da pietre (fino a 5 cerchi<br />

concentrici). Questi circoli tombali<br />

sono il più importante complesso<br />

monumentale lasciato da quella che gli<br />

archeologi hanno denominato Cultura<br />

di Arzachena.<br />

ARCIPELAGO DELLA<br />

MADDALENA<br />

Sette isole (Maddalena, Caprera e<br />

Santo Stefano a sud-est, Spargi,<br />

Budelli, Razzoli e Santa Maria a nordovest)<br />

costituiscono l’Arcipelago della<br />

Maddalena, oltre il quale si apre lo<br />

stretto delle Bocche di Bonifacio<br />

diventato parco marino dall’inizio del<br />

1997. Coste frastagliate, rocce erose<br />

dal vento e il tenace rigoglio della<br />

macchia mediterranea<br />

sono le caratteristiche<br />

principali delle isole,<br />

conosciute in epoca<br />

romana con il nome di<br />

Cuniculariae, cioè<br />

“isole dei conigli”. Dal<br />

Settecento in poi l’isola della<br />

Maddalena è diventata una base<br />

militare a causa della facilità dell’approdo<br />

e della posizione favorevole. Il<br />

giro di quest’isola può essere completato<br />

da una breve escursione a quella<br />

di Caprera, per visitare i luoghi dove<br />

visse e venne sepolto Giuseppe<br />

Garibaldi.<br />

AGGIUS<br />

La natura ha dato la forma al paese e al<br />

suo circondario.<br />

La roccia<br />

granitica<br />

domina nel<br />

paesaggio di<br />

Aggius, sia tra<br />

le alture del Parco Capitza che<br />

sovrastano il paese, che nel fantastico<br />

labirinto di massi della vicina Valle<br />

della Luna. In passato sotto il dominio<br />

dei Doria e poi degli Aragonesi, il


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

125<br />

paese deve oggi la sua prosperità<br />

all’estrazione e alla lavorazione del<br />

granito, anche se l’artigianato (soprattutto<br />

la produzione di tappeti che<br />

viene eseguita in ogni sua fase<br />

utilizzando tecniche tradizionali) è in<br />

notevole sviluppo. Il centro del paese<br />

ha un aspetto gradevole per la cura<br />

con cui vengono conservate le antiche<br />

case in pietra, forse tra le più belle<br />

dell’intera Gallura. Durante i<br />

festeggiamenti della prima domenica<br />

di ottobre si svolge anche la festa “di li<br />

’agghiani”, cioè degli scapoli, nella<br />

quale si può gustare la “suppa cuata”,<br />

tipica minestra gallurese. La strada che<br />

da Aggius va verso Isola Rossa<br />

raggiunge in breve il fondo della Valle<br />

della Luna, paesaggio impressionante a<br />

causa dell’enorme quantità di<br />

affioramenti rocciosi, resti dell’antico<br />

modellamento glaciale. In corrispondenza<br />

di una curva a sinistra, si stacca<br />

dalla strada sulla destra un viottolo<br />

sterrato che va abbandonato poco<br />

prima di un ponte per seguire la<br />

stradina che, sulla destra, conduce al<br />

Nuraghe Izzana, nel centro della valle.<br />

BERCHIDDA<br />

Sulle pendici meridionali del massiccio<br />

del Monte Limbara, in un paesaggio di<br />

colli che culminano nel Monte<br />

Azzarina, Berchidda è un paese<br />

dall’economia basata sulla pastorizia, la<br />

lavorazione del sughero e la viticoltura.<br />

Tra i vini, va ricordato il<br />

Vermentino, mentre, tra i cibi, il<br />

pecorino. In paese si può visitare il<br />

Museo del Vino (tel. 079 29 91 31) con<br />

laboratorio vinicolo all’aperto.A circa<br />

quattro chilometri dal centro del paese<br />

si possono visitare,<br />

dopo una ripida<br />

salita a piedi, i<br />

pochi resti del<br />

Castello di<br />

Montacuto, che fu<br />

la rocca di<br />

Adelasia di Torres e<br />

del consorte Ubaldo Visconti, prima di<br />

divenire feudo delle nobili famiglie<br />

italiane dei Doria e dei Malaspina. Su<br />

tutto domina la sagoma articolata del<br />

Monte Limbara, il vero centro<br />

geografico delle alture della Gallura.<br />

BUDDUSÒ<br />

Grosso borgo che deve la sua prosperità<br />

alla pastorizia, all’estrazione del<br />

granito e alla lavorazione e<br />

commercializzazione del sughero,<br />

Buddusò ha un centro storico le cui<br />

strade lastricate si snodano davanti alle<br />

facciate di palazzetti di pietra scura. In<br />

epoca romana, qui passava la grande<br />

strada commerciale da Kàralis<br />

(Cagliari) a Olbia e il paese aveva il<br />

nome di Caput Thirsi. Interessante una<br />

visita alla parrocchiale di Santa<br />

Anastasia (e ai dipinti conservati nella<br />

sagrestia) e da non perdere la gita<br />

attraverso i Monti di Alà.<br />

Dintorni: non lontano il Nuraghe Iselle<br />

(verso Pattada) e il Nuraghe Loelle, in<br />

direzione di Mamone.<br />

SAN TEODORO<br />

A sud del promontorio di Capo Coda<br />

Cavallo, proprio<br />

davanti alla mole<br />

rocciosa dell’Isola<br />

di Tavolara (vedi<br />

box), San Teodoro<br />

è un paese che,<br />

negli utimi anni,<br />

sta crescendo<br />

sull’onda del<br />

turismo. Dal paese,<br />

però, si possono<br />

compiere escursioni<br />

interessanti verso la<br />

spiaggia della Cinta,<br />

una lunga striscia di sabbia che<br />

separa lo Stagno di San Teodoro dal<br />

mare. Vicinissimo alla carreggiata<br />

dell’Orientale Sarda, questo specchio<br />

d’acqua di più di 200 ha di estensione è


126 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

uno dei pochi superstiti della serie di<br />

stagni costieri che si stendeva a sud del<br />

golfo di Olbia. Sull’acqua non è<br />

difficile osservare i germani reali e le<br />

folaghe che, se avvistano un rapace o<br />

un pericolo, si radunano in gruppi<br />

scuri e vocianti. Aironi cenerini, aironi<br />

rossi e fratini si aggirano in cerca di<br />

preda, mentre non è raro osservare il<br />

volo del gheppio, uno dei rapaci più<br />

piccoli dei nostri cieli.<br />

e lentisco. Si racconta che nel secolo<br />

scorso Carlo Alberto, re di Piemonte e<br />

<strong>Sardegna</strong>, sbarcato sull’isola a caccia<br />

delle mitiche capre dai denti d’oro<br />

(fenomeno causato da un’erba che<br />

lascia quei riflessi), rimanesse affascinato<br />

dal posto tanto da nominare il<br />

suo unico abitante, Paolo Bertolini, “re<br />

della Tavolara” con tanto di carta<br />

protocollare. D’estate si raggiunge<br />

facilmente da Olbia.<br />

ISOLA DI TAVOLARA<br />

È una montagna di calcare alta 500 m<br />

che spunta dal mare con pareti<br />

verticali. Il settore orientale, zona<br />

militare, è inaccessibile, al contrario di<br />

una striscia bassa, chiamata<br />

Spalmatore di Terra, dove si trovano<br />

spiagge, un porticciolo, due ristoranti<br />

tipici e qualche casa. Insieme alle<br />

vicine isole Molara e Molarotto su cui<br />

vivono 150 esemplari di mufloni, oggi<br />

è un parco marino. I suoi bordi<br />

granitici sono traforati da grotte e<br />

nicchie. Sulla striscia sabbiosa<br />

Spalmatore di Terra crescono gigli di<br />

mare mentre la roccia è ricoperta da<br />

cespugli di ginepro, elicriso, rosmarino<br />

ALÀ DEI SARDI<br />

Rocce e macchia,<br />

boschi di enormi<br />

querce su cui<br />

spiccano chiari i<br />

segni dell’ultima<br />

raccolta del<br />

sughero. Questo è il<br />

paesaggio di Alà dei<br />

Sardi e del suo altopiano, ultima<br />

propaggine dell’interno roccioso che si<br />

affaccia a balcone verso il mare di<br />

Olbia. Piccole case di pietra granitica<br />

sono allineate lungo la strada principale<br />

di Alà, il cui territorio è stato<br />

popolato per secoli prima dell’era<br />

moderna.


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

127<br />

gli artigiani che lavorano acciaio e<br />

corno per produrre lame e impugnature,<br />

decine e decine, oramai, le imitazioni<br />

italiane del famoso coltello sardo.<br />

Dintorni: non lontano dal paese vi<br />

sono l’area verde di Fiorentini - nata<br />

attorno al rimboschimento di un<br />

vivaio forestale - e i ruderi del castello<br />

medievale di Olomene.<br />

Dintorni: non lontano dal paese, in<br />

direzione di Buddusò, vi è la mole del<br />

nuraghe Ruju, con il suo villaggio<br />

preistorico che emerge dalla<br />

vegetazione.In direzione di Monti,<br />

invece, dopo una lunga traversata<br />

sull’altopiano costellato di grossi massi<br />

di tutte le forme e dimensioni, una<br />

deviazione conduce al santuario di San<br />

Pietro l’Eremita, lungo un percorso<br />

che a tratti si apre verso il mare con in<br />

lontananza la mole della rocciosa<br />

Tavolara. La chiesa, romanica, è stata<br />

recentemente restaurata e tutti gli<br />

anni, il giorno di Ferragosto, si affolla<br />

di numerosi pellegrini provenienti dai<br />

dintorni.<br />

PATTADA<br />

Al centro di un territorio<br />

ricchissimo di nuraghi e di<br />

testimonianze dell’antichità,<br />

Pattada è famosa in tutto il<br />

mondo per l’artigianato dei<br />

coltelli, nato proprio qui a<br />

causa della presenza di un<br />

ricco giacimento di<br />

minerale ferroso sfruttato<br />

fin dall’antichità. Molti<br />

OZIERI<br />

Adagiata sul fondo di una conca<br />

naturale, Ozieri è una delle mete più<br />

accattivanti della <strong>Sardegna</strong> del nordest.<br />

Interessanti le tradizioni e<br />

l’architettura del paese, affascinante la<br />

storia millenaria che, andando indietro<br />

nel tempo di millenni, ci porta a<br />

conoscere la cultura di cui Ozieri fu la<br />

culla, la più recente delle culture<br />

neolitiche. Il tessuto urbanistico del<br />

paese è vario, e si adatta al pendio dei<br />

colli: tra le case alte spunta di quando<br />

in quando un’altana adorna di fiori. Ai<br />

margini della parte antica del paese - i<br />

cui punti di maggiore interesse sono le<br />

piazze Carlo Alberto e quella dell’antica<br />

Fonte Grixoni - vi è la cattedrale che<br />

ospita uno splendido polittico del ’500<br />

sardo realizzato dal “maestro di<br />

Ozieri”, il più importante pittore del<br />

XVI secolo. Il polittico, che rappresenta<br />

la miracolosa apparizione del<br />

Santuario della Madonna di Loreto,<br />

mostra influenze spagnole e spunti di<br />

maniera fiamminga. Il<br />

complesso del convento<br />

secentesco di San Francesco,<br />

invece, ospita il Museo<br />

Archeologico, nelle cui sale<br />

sono esposti materiali provenienti<br />

dagli scavi nella zona e<br />

precedentemente esposti nel<br />

museo di Sassari. Buona parte dei<br />

reperti è riferibile alla cultura detta<br />

di Ozieri - o di San Michele dal nome<br />

della grotta nella quale sono stati<br />

effettuati i più importanti ritrovamenti<br />

- che, tra il 3.500 e il 2.700 a.C., ha<br />

dominato nell’isola.


128 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

SASSARI<br />

Seconda città sarda per importanza<br />

commerciale, politica e culturale,<br />

Sassari sorge su un tavolato che<br />

digrada dolcemente verso il mare tra<br />

oliveti, valli fertili e ben coltivate. Ha<br />

una lunga storia di invasioni, conquiste<br />

e razzie, ma anche una forte tradizione<br />

di ribellioni e sommosse dovute allo<br />

spirito combattivo e individualista dei<br />

suoi abitanti. Pisani, Genovesi e<br />

Aragonesi tentarono di sottometterla,<br />

ma sempre lo spirito indomito dei<br />

Sassaresi riuscì a riconfermare la<br />

propria autonomia e indipendenza.<br />

Non a caso, l’eroe simbolo è Carlo<br />

Maria Angioj, capo della rivolta del<br />

1796 da un gruppo di radicali contro il<br />

governo dei Savoia che volevano<br />

imporre un sistema feudale. La città ha<br />

dato i natali a due presidenti della<br />

Repubblica, Antonio Segni e Francesco<br />

Cossiga, e al segretario del PCI, Enrico<br />

Berlinguer.<br />

La zona circostante il paese è ricca di<br />

testimonianze storiche e<br />

archeologiche, come le domus de janas<br />

di Butule, la necropoli di San Pantaleo,<br />

il dolmen di Montiju Coronas. La<br />

grotta di San Michele si apre in uno<br />

spiazzo alle spalle dell’ospedale di<br />

Ozieri, presso il campo sportivo;<br />

proprio nel corso della costruzione di<br />

questo una parte della grotta è andata<br />

distrutta. Nella cavità sono stati<br />

rinvenuti numerosi frammenti di<br />

ceramica decorata, ossa umane, una<br />

Dea Madre e frammenti di ossidiana di<br />

Monte Arci. Tutti reperti che avvalorano<br />

la teoria che ci sia una continuità<br />

fra la cultura di Bonu Ighinu e quella<br />

di questo periodo.<br />

VISITANDO SASSARI<br />

La città vecchia, dai vicoli tortuosi e<br />

intricati che partono dalle arterie<br />

principali, era un tempo delimitata da<br />

una cerchia di mura che correvano<br />

lungo gli attuali corso Vico, corso<br />

Trinità, via Brigata Sassari e corso<br />

Margherita. Ora della cinta muraria<br />

esistono solo pochi frammenti (come<br />

quello all’inizio di corso Trinità), ma la<br />

città conserva un centro storico che,<br />

seppur degradato, mantiene una<br />

fisionomia ben precisa.<br />

Il nucleo storico si può visitare tutto a<br />

piedi nel corso di una mattinata. Le<br />

tappe fonda- mentali sono costituite<br />

dal Duomo, da<br />

piazza Italia, dalla<br />

fonte del Rosello,<br />

dalle chiese di<br />

Sant’Antonio,<br />

Santa Maria di<br />

Betlem e San<br />

Pietro in Silki e<br />

dal museo Sanna.


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

129<br />

IL DUOMO<br />

Dedicato a San Nicola, presenta<br />

un’imponente facciata barocca che<br />

contrasta con la sua mole e con le linee<br />

semplici ed eleganti della piazzetta<br />

settecentesca dalla caratteristica forma<br />

semicircolare sulla quale si affaccia.<br />

Frutto di sovrapposizioni operate nei<br />

secoli, sorge su una primitiva chiesa<br />

romanica di cui rimangono la parte<br />

inferiore del campanile e la base della<br />

facciata. Alla fine del Quattrocento, la<br />

struttura originaria subì trasformazioni<br />

radicali che ne modificarono la<br />

sagoma, ampliandola fino a farle<br />

assumere proporzioni inusuali. I<br />

fianchi vennero rinforzati da pesanti<br />

contrafforti decorati con doccioni<br />

dalle forme di animali mostruosi,<br />

mentre l’interno venne ricostruito in<br />

stile gotico. Alla fine del Settecento,<br />

venne modificata la parte superiore<br />

della facciata che fu abbellita da<br />

pesanti quanto sfarzose decorazioni<br />

barocche: volute, fiori, angioletti e<br />

figure mostruose. Al centro, la statua<br />

di San Nicola è sovrastata dalle<br />

rappresentazioni dei tre martiri<br />

turritani Gavino, Proto e Gianuario<br />

racchiuse in tre nicchie. Alla parte<br />

inferiore del campanile, in stile<br />

lombardo, venne aggiunta, sempre nel<br />

Settecento, una sopraelevazione<br />

ottagonale decorata con maioliche<br />

policrome. L’interno della chiesa (che è<br />

stato completamente restaurato)<br />

conserva la semplicità delle linee<br />

gotiche, nonostante la presenza di<br />

alcuni altari barocchi. Notevole il coro,<br />

frutto del lavoro di artisti sardi del<br />

Settecento. Il Museo del Duomo, cui si<br />

accede tramite la “cappella aragonese”<br />

sulla destra, conserva lo Stendardo<br />

processionale di un anonimo del<br />

Quattrocento e la statua di San Gavino<br />

in argento, sbalzato secondo la tecnica<br />

messicana in voga nella seconda metà<br />

del Seicento.<br />

FONTANA DEL ROSELLO<br />

Sul lato destro della chiesa della<br />

Santissima Trinità in piazza Mercato,<br />

una piccola scalinata in pietra che un<br />

po’ pomposamente prende il nome di<br />

via Col di Lana porta alla Fontana del<br />

Rosello in fondo al vallone di Valverde.<br />

In realtà, della valle e del boschetto che<br />

un tempo dovevano costituire lo<br />

sfondo naturale di questo piccolo<br />

gioiello in stile rinascimentale, è


130 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

rimasto ben poco. Questo non<br />

significa però che l’amore che i<br />

sassaresi nutrono per la fonte sia<br />

diminuito: un tempo ritrovo della<br />

borghesia illuminata e centro della<br />

raccolta dell’acqua che sgorgava dalle<br />

otto bocche di leone alla base della<br />

fontana per gli acquaioli della città, è<br />

ora uno dei simboli della città. La<br />

fonte, opera di artisti genovesi, risale ai<br />

primi anni del XVII secolo ed è<br />

formata da due parallelepipedi<br />

sovrapposti in marmo bianco e verde.<br />

Le bocche di leone sono circondate<br />

dalle statue che simboleggiano le<br />

quattro stagioni, i cui originali<br />

andarono distrutti durante i moti del<br />

1795-96. Al centro, una divinità<br />

barbuta e un po’ arcigna, conosciuta<br />

come Giogli, è circondata da piccole<br />

torri, che sono il simbolo della città; il<br />

tutto è sormontato da due archi<br />

incrociati che proteggono l’immagine<br />

di San Gavino.<br />

SANT’ANTONIO ABATE<br />

L’imponente facciata barocca della<br />

chiesa, che risale ai primi anni del<br />

Settecento, domina con le sue linee<br />

semplici e la struttura ben proporzionata<br />

la piazza alberata che si apre al<br />

termine di corso Trinità. Il portale reca<br />

ancora nella parte superiore l’emblema<br />

della confraternita che la fece costruire,<br />

mentre l’interno conserva uno dei<br />

più raffinati altari<br />

in legno della<br />

città, sormontato<br />

da un<br />

retablo in


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

131<br />

legno intagliato e dorato a più pannelli<br />

dipinti da un artista genovese. Un<br />

tempo, questa piazza, sulla quale<br />

sorgeva l’omonima porta settentrionale,<br />

era un punto vitale per la vita<br />

commerciale e politica della città. Del<br />

passato rimangono solo un frammento<br />

della cinta muraria medievale e una<br />

torre merlata sul lato sinistro della<br />

chiesa.<br />

SANTA MARIA DI BETLEM<br />

La chiesa sorge sulla piazza omonima,<br />

all’ingresso nord-ovest della città.<br />

Eretta dai benedettini nel 1106, passò<br />

in seguito all’ordine dei francescani.<br />

Purtroppo, la struttura originale, un<br />

tempo molto<br />

lineare, ha<br />

subito numerose sovrapposizioni nel<br />

corso del Settecento e dell’Ottocento<br />

che ne hanno appesantito le linee e la<br />

purezza originali. La parte più antica e<br />

l’unica intatta è la facciata che si apre<br />

sulla piazza: il portale (del ’200),<br />

adorno di colonnine e capitelli, è<br />

sormontato da un bel rosone del ’400.<br />

L’interno gotico, un tempo spoglio e<br />

severo, è stato appesantito da decorazioni<br />

e altari barocchi: intatte sono<br />

invece le cappelle laterali, dedicate<br />

ognuna a un gremo diverso (le antiche<br />

corporazioni degli artigiani) a ricordo<br />

dell’antica funzione sociale della<br />

chiesa. Ancor oggi, infatti, il 14 di<br />

agosto, data della “festa de li<br />

Candareri”, vengono portati qui in<br />

processione dalla chiesa del Rosario i


132 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

ceri votivi donati dalle corporazioni.<br />

Nel chiostro, purtroppo in parte<br />

murato ma ancora visitabile, sorge la<br />

trecentesca fontana di pietra granitica<br />

del Brigliadore che un tempo riforniva<br />

di acqua gran parte della città.<br />

SAN PIETRO IN SILKI<br />

La chiesa romanica di San Pietro in<br />

Silki si apre su un bel piazzale alberato<br />

e porta il nome dell’antico borgo<br />

medievale su cui fu eretta nel XII<br />

secolo. La semplice facciata secentesca<br />

presenta un ampio atrio che conduce<br />

alla navata interna in stile gotico su cui<br />

si affacciano quattro cappelle. La<br />

prima venne dedicata nella seconda<br />

metà del Quattrocento alla Madonna<br />

delle Grazie, in seguito al ritrovamento<br />

di una statua della stessa all’interno di<br />

una colonna posta sul piazzale e<br />

rimane uno degli esempi migliori dello<br />

stile gotico-catalano dell’isola.<br />

Dall’altra parte della piazza, proprio di<br />

fronte alla chiesa, il convento dei Frati<br />

Minori ospita una delle biblioteche più<br />

ricche della <strong>Sardegna</strong>: più di 14.000<br />

volumi recuperati dai Francescani al<br />

momento della chiusura di molti dei<br />

loro conventi.<br />

CORSO VITTORIO EMANUELE<br />

Arteria principale della città, il corso<br />

collega piazza Sant’Antonio con piazza<br />

Cavallino, attraversando il cuore della<br />

città vecchia. Antiche case<br />

ottocentesche e palazzi aragonesi<br />

cinquecenteschi lasciano spesso


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

133<br />

intravedere scorci di cortili e interni<br />

un tempo sontuosi: è la via dello<br />

shopping su cui si aprono negozi<br />

di ogni genere, da quelli<br />

d’abbigliamento ai ferramenta.<br />

MOSTRA PERMANENTE<br />

DELL’ARTIGIANATO<br />

Affacciato sui giardini<br />

pubblici dell’Emiciclo<br />

Garibaldi, un moderno<br />

edificio ospita la Mostra dell’Artigianato<br />

Sardo che espone i pezzi migliori<br />

delle varie cooperative artigiane sparse<br />

in tutta l’isola. Le sale corrono lungo<br />

un giardino interno che dà luce alle<br />

vetrine nelle quali sono esposti gli<br />

oggetti più preziosi: collane, orecchini<br />

e braccialetti in filagrana, gioielli in<br />

corallo eseguiti secondo gli<br />

antichi disegni tradizionali,<br />

vasi e terrecotte antiche<br />

riprodotte dagli artigiani<br />

moderni secondo le<br />

tecniche in uso all’epoca.<br />

Sulle pareti, i bei tappeti<br />

sardi dai caratteristici<br />

disegni geometrici sembrano<br />

quadri di pittori moderni. Non<br />

mancano poi i merletti tessuti al<br />

tombolo e, forse meno preziosi ma<br />

sempre interessanti, cesti in palma<br />

nana, pentole in terracotta, oggetti di<br />

uso quotidiano i cui modelli si<br />

perdono nella notte dei tempi.<br />

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE<br />

“G. A. SANNA”<br />

Donato allo Stato dalla famiglia Sanna<br />

che lo fece erigere nel 1931 per<br />

conservare i reperti archeologici<br />

raccolti da Giovanni Antonio Sanna, il<br />

museo rappresenta una tappa fondamentale<br />

per chiunque voglia avvicinarsi<br />

a comprendere la storia dell’isola.<br />

Due piani sono infatti dedicati ai vari<br />

periodi della storia della civiltà sarda<br />

dal Neolitico al Medioevo: frammenti<br />

di frecce, bronzi nuragici, anfore,<br />

suppellettili, armi,<br />

ceramiche,<br />

utensili e<br />

gioielli<br />

sono<br />

esposti<br />

secondo<br />

un ordine<br />

cronologico<br />

preciso; al pianterreno, ampie tavole<br />

sinottiche illustrano l’evoluzione<br />

storica della <strong>Sardegna</strong> mentre ogni sala<br />

è corredata dalle relative tavole<br />

cronologiche e didattiche. Interessante<br />

la ricostruzione dei vari ambienti<br />

(capanne, domus de janas, tombe dei<br />

giganti). Nell’ultima sala, tra piante,<br />

sarcofagi e statue è stato ricostruito il<br />

pavimento in mosaico di una villa<br />

patrizia romana, proveniente dalla<br />

vicina Turris Libisonis (l’attuale Porto


134 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Torres): aragoste, cavallucci marini e<br />

foche dai colori delicati sembrano<br />

rincorrersi in un gioco senza fine.<br />

Dalla sezione archeologica si passa in<br />

una piccola pinacoteca che raccoglie<br />

una cinquantina di opere di artisti<br />

sardi dal ’300 al ’900. Il museo dispone<br />

anche di una sezione etnografica divisa<br />

in quattro sale, dove si possono<br />

ammirare gioielli, costumi, oggetti<br />

folcloristici, strumenti musicali,<br />

attrezzi relativi all’attività artigianale,<br />

quasi tutti ancora in uso nelle regioni<br />

della <strong>Sardegna</strong> centro-settentrionale.<br />

PIAZZA D’ITALIA<br />

La grande piazza (un ettaro di<br />

superficie) sorge proprio all’inizio<br />

della città ottocentesca. Circondata da<br />

eleganti quanto armoniosi edifici in<br />

stile neoclassico, costituisce un<br />

ambiente omogeneo: al centro, fra alte<br />

palme e aiuole ben tenute, troneggia la<br />

statua di Vittorio Emanuele II. Tra gli<br />

edifici, spicca il Palazzo della Provincia,<br />

dalle pure linee neoclassiche. Al<br />

primo piano è possibile visitare l’aula<br />

consiliare: lungo le pareti corrono<br />

dipinti ottocenteschi che illustrano<br />

momenti importanti della vita politica<br />

cittadina, come La proclamazione<br />

degli Statuti Sassaresi e L’ingresso di<br />

Carlo Maria Angioj a Sassari. È inoltre<br />

possibile visitare l’attiguo appartamento<br />

reale realizzato nel 1884 in occasione<br />

della visita del re di <strong>Sardegna</strong>. Nelle<br />

serate estive il cortile è a disposizione<br />

per rappresentazioni teatrali e<br />

concerti. Belli i portici Bargone e<br />

Crispi che portano, sul lato nord-ovest<br />

della piazza, a piazza Castello. Di


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

135<br />

epoca ottocentesca, ospitano i bar e le<br />

pasticcerie più antiche della città.<br />

SANTA CATERINA<br />

Nella chiesa, eretta alla fine del XVI<br />

sec. per la Compagnia di Gesù,<br />

mescola elementi di tradizione gotica<br />

con forme rinascimentali. Pregevole la<br />

decorazione a intagli di pietra.<br />

All’interno sono custoditi dipinti di<br />

Giovanni Bilevelt.<br />

CASTELSARDO<br />

In alto su un promontorio<br />

vulcanico<br />

Castelsardo ha<br />

cambiato nome<br />

più volte nel<br />

corso<br />

della<br />

sua<br />

storia.<br />

Fondato nel 1102 dalla nobile famiglia<br />

genovese dei Doria, il paese si chiamò<br />

inizialmente Castelgenovese, nome che<br />

mantenne fino al 1448 quando, dopo la<br />

conquista spagnola, divenne<br />

Castellaragonese. Solo nel 1776<br />

assunse il nome attuale. A dominare il<br />

panorama è il castello, che ospita un<br />

museo dedicato all’arte dell’intreccio,<br />

mentre sul mare si affaccia la cattedrale<br />

di Sant’Antonio Abate. È<br />

consigliabile una visita accurata, anche<br />

per la possibilità di acquistare oggetti<br />

d’artigianato nei numerosi negozietti<br />

che si aprono sui vicoli del centro. La<br />

cucina di mare è basata sul pesce e<br />

sulle aragoste. Il lunedì della Settimana<br />

Santa, il paese di Castelsardo è teatro


136 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

di una spettacolare processione del<br />

“Lunissanti”. Nelle vie del centro,<br />

illuminate dalle fiaccole, si muovono le<br />

figure incappucciate della tradizione<br />

mentre risuonano le note dei tre cori<br />

de Lu Stabat, Lu Jesu e Lu Miserere. I<br />

canti sono molto antichi, probabilmente<br />

anteriori alla dominazione catalana,<br />

e sono stati tramandati oralmente fino<br />

a oggi. La processione<br />

termina davanti alla<br />

chiesetta di Santa Maria,<br />

dove i Misteri vengono<br />

esposti alla venerazione<br />

della folla dei fedeli.<br />

IL CASTELLO<br />

Costruita tra il XII e il XIV secolo, la<br />

fortezza è composta da diversi<br />

ambienti in cui sono esposti oggetti<br />

intrecciati realizzati con i vari materiali<br />

della tradizione: palma, asfodelo,<br />

giunco. Dalle terrazze del castello il<br />

panorama è aperto sul golfo<br />

dell’Asinara con, sullo sfondo, nelle<br />

giornate limpide, i monti della Corsica.<br />

CATTEDRALE DI SANT’ANTONIO ABATE<br />

Costruita nel Seicento sulla struttura<br />

di una precedente chiesa romanica, la<br />

cattedrale di Castelsardo è sormontata<br />

da un campanile che termina in un<br />

tetto coperto da maioliche colorate che<br />

offre uno splendido colpo d’occhio con<br />

lo sfondo del mare. L’interno della<br />

chiesa è caratterizzato da un notevole<br />

arredo ligneo che risale al XVI secolo.


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

137<br />

CHIESA DI SANTA MARIA<br />

Nel cuore del paese vecchio, la parte<br />

alta dell’abitato, sorge la chiesa di Santa<br />

Maria che non ha una facciata, ma vi si<br />

accede da un’entrata laterale. Nell’interno<br />

è conservato il crocefisso<br />

trecentesco noto come il Cristo Nero.<br />

LA ROCCIA DELL’ELEFANTE<br />

Non lontano da<br />

Castelsardo, in<br />

località<br />

Multeddu, a<br />

fianco della<br />

strada si erge<br />

l’imponente<br />

mole della<br />

Roccia dell’Elefante, un blocco di<br />

trachite scura scolpita dal vento; si<br />

tratta di una delle rocce scolpite più<br />

famose della regione, utilizzata<br />

anticamente come luogo di inumazione.<br />

Alla sua base infatti si trovano i<br />

piccoli imbocchi scolpiti di alcune<br />

domus de janas.<br />

ISOLA ROSSA<br />

Le ultime colline della Gallura scendono<br />

verso il mare in un paesaggio<br />

caratterizzato dalle bizzarre forme delle<br />

rocce rosate erose dal vento. Isola<br />

Rossa, piccolo insediamento di<br />

pescatori, sorge su un promontorio ai<br />

piedi di una imponente torre<br />

d’avvistamento cinquecentesca. Al largo<br />

della costa vi è l’isolotto che, per il suo<br />

colore rossiccio, diede il nome al paese,<br />

mentre in una piccola cala vengono<br />

tutti i giorni tirati in secco i<br />

pescherecci di ritorno<br />

dal mare. La costa dei<br />

dintorni è di notevole<br />

interesse, soprattutto<br />

verso oriente, dove<br />

merita una deviazione<br />

il monte Tinnari, affacciato<br />

sul mare. A occidente, invece, la costa si<br />

abbassa in corrispondenza della foce<br />

del Rio Coghina, a poca distanza dalla<br />

mole di Castelsardo.


138 LA SARDEGNA ZONA PER ZONA<br />

Dintorni: non molto lontano si trova il<br />

borgo di Trinità d’Agultu, un piccolo<br />

paese agricolo sviluppatosi alla fine<br />

dell’Ottocento attorno alla chiesa<br />

omonima. Il santuario campestre<br />

divenne, come spesso è accaduto<br />

nell’isola, un importante centro di<br />

scambio e commercio, soprattutto in<br />

occasione delle feste religiose.


IL NORD E LA COSTA SMERALDA<br />

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