Il comportamento problema
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Il comportamento problema
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AUTISMO E<br />
COMPORTAMENTI - PROBLEMA<br />
…… OVVERO ….. I PROBLEMI<br />
sono COMPORTAMENTO<br />
Vicenza 15.01.2012<br />
D.ssa M.Grazia Chilò<br />
psicologa, psicoterapeuta<br />
responsabile U.O. NPI – Thiene<br />
ULSS n° 4 – ALTO VICENTINO
COMPORTAMENTI PROBLEMA<br />
1 I PRESUPPOSTI ETICI<br />
2 LE CONOSCENZE SCIENTIFICHE<br />
SULLO SVILUPPO<br />
3 GLI STRUMENTI
PRIMA CHE AUTISTICI….. PERSONE<br />
• La persona disabile, autistica, è prima di tutto una<br />
PERSONA . Deve essere allora considerata per la sua<br />
umanità e quindi per la sua DIGNITÀ<br />
• La persona disabile (bambino/adulto) viene considerata<br />
non tanto per le differenze rispetto alla “normalità” e il suo<br />
discostarsene, quanto per una PARI DIGNITÀ DI :<br />
esprimere e comunicare<br />
bisogni<br />
sofferenza<br />
umanità
• Ogni individuo ha dei<br />
bisogni primari che devono<br />
essere soddisfatti:<br />
affetto, attenzione ,<br />
riconoscimento<br />
“cure”, ottenere quello che<br />
si desidera….<br />
o evitati :<br />
dolore, disagio<br />
noia, fallimento<br />
La funzione del<br />
<strong>comportamento</strong> è<br />
quella di raggiungere alcuni<br />
obiettivi umani universali<br />
ciò che è diversa è la forma<br />
del <strong>comportamento</strong> utilizzato
LA NATURA FINALISTICA DEL COMPORTAMENTO<br />
• Nelle persone disabili la<br />
comunicazione di bisogni,<br />
sentimenti, richieste,<br />
risulta più difficoltosa per<br />
l’inadeguatezza dei<br />
mezzi, per <strong>problema</strong>tiche<br />
cognitive, linguistiche…..<br />
non per questo<br />
non hanno la necessità di<br />
esprimere ed<br />
esprimersi…..<br />
ed è il <strong>comportamento</strong> -<br />
<strong>problema</strong> che spesso<br />
raggiunge questo scopo
IL COMPORTAMENTO COME COMUNICAZIONE<br />
• <strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong> e’ il<br />
linguaggio del bambino e<br />
dell’adulto soprattutto se<br />
con disabilita’ è “la sua<br />
voce alta”…ha quindi uno<br />
scopo<br />
• <strong>Il</strong> bambino/adulto puo’<br />
essere confuso, non<br />
comprendere appieno il<br />
discorso e le situazioni,<br />
non prevedere le situazioni<br />
ed incontrare frustrazioni e<br />
fallimenti
Spesso bambino o<br />
adulti con<br />
disabilita’ non<br />
riescono a parlare<br />
con la fluidita’ che<br />
abbiamo noi<br />
Attraverso il<br />
<strong>comportamento</strong> il<br />
bambino/adulto puo’<br />
dire cose che non<br />
potrebbe<br />
comunicare in altro<br />
modo
IL COMPORTAMENTO - PROBLEMA<br />
NEL NORMALE SVILUPPO INFANTILE<br />
• I comportamenti <strong>problema</strong>tici hanno stessi scopi,<br />
stesse motivazioni, stessi schemi, nel bambino piccolo<br />
normale<br />
PLATONE: “l’essere appena nato ha fin dall’inizio un<br />
modo di piangere … 348 a.C. (…..) così quando la<br />
nutrice vuole scoprire i suoi desideri, indovina da<br />
queste indicazioni che cosa offrirgli. Se il bimbo si<br />
acquieta quando gli viene offerto qualcosa, essa<br />
ritiene di aver trovato la cosa giusta, o quella sbagliata<br />
se il pianto continua.”<br />
Platone lo vede come un<br />
<strong>comportamento</strong> che ha uno scopo<br />
= atto comunicativo
ROUSSEAU “ quando i bambini iniziano a<br />
parlare piangono meno… un linguaggio<br />
viene sostituito da un altro. Quando<br />
possono dirlo con le parole (……) perché<br />
dovrebbero dire con il pianto? ( 1762 –<br />
Emile )
COMUNICARE E’ UN ….. BISOGNO<br />
PRIMARIO
Comunicare … è un bisogno primario<br />
Nelle ricerche più recenti:<br />
• I bambini comunicano ben<br />
prima di parlare<br />
• Espressioni facciali, gesti e<br />
vocalizzi, pianto: sono<br />
considerate procedure<br />
primitive di comunicazione<br />
• Vengono progressivamente<br />
sostituite da procedure più<br />
complesse e raffinate fino al<br />
linguaggio<br />
• I bambini che sviluppano per<br />
primi forme più avanzate di<br />
comunicazione sono i primi ad<br />
abbandonare il pianto come<br />
forma primaria di<br />
comunicazione
AGGRESSIVITA’ E COMUNICAZIONE<br />
• Aggressione come <strong>comportamento</strong> pre - verbale di<br />
comunicazione<br />
• Alcuni atti aggressivi influenzano<br />
l’altro in maniera prevedibile<br />
se un b. colpisce un altro con la<br />
mano aperta, questo smette<br />
rapidamente di interagire<br />
l’aggressore<br />
con<br />
….colpire un altro con “peluche”
Questo avviene solo fino<br />
ai 2 anni<br />
a 3 il bambino utilizza il<br />
linguaggio per influenzare<br />
i compagni e adulti<br />
Di converso i bambini che<br />
hanno uno sviluppo<br />
comunicativo limitato o<br />
compromesso risultano<br />
più aggressivi,<br />
disobbedienti od ostili
IN CONCLUSIONE ….<br />
nella letteratura sullo<br />
sviluppo normale:<br />
il <strong>comportamento</strong><br />
<strong>problema</strong> ha<br />
uno scopo<br />
per l’individuo che lo<br />
esprime<br />
mano a mano che<br />
gli individui raggiungono<br />
nuove mete<br />
abbandonano le<br />
vecchie modalità
ALLORA COME<br />
DEFINIRE IL<br />
COMPORTAMENTO –<br />
PROBLEMA ?
I comportamenti <strong>problema</strong>tici sono tutti<br />
quelli che, per una ragione o per l’altra,<br />
creano problemi e difficoltà alla persona<br />
stessa o nella relazione tra lui e il suo<br />
ambiente.
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong> <strong>problema</strong> funziona spesso<br />
come forma primitiva di comunicazione per<br />
gli individui che non possiedono ancora o<br />
non usano, forme più sofisticate di<br />
comunicazione tali da porli in grado di<br />
influenzare gli altri per ottenere una vasta<br />
gamma di effetti desiderabili, chiamati in<br />
letteratura, “rinforzi” (E. CARR )
E’ LA PUNTA DI UN ICEBERG<br />
• Dipendenza<br />
• Stereotipie<br />
• Ossessività<br />
• Comportamenti <strong>problema</strong><br />
• Auto/eteroaggressività<br />
ALTERAZIONI:<br />
Linguaggio<br />
Funzioni esecutive<br />
Teoria della mente<br />
Motivazione e interessi
NELLA QUOTIDIANITA’…..<br />
• I comportamenti <strong>problema</strong>:<br />
frenano l’educazione, lo sviluppo,<br />
esasperano, sfidano, stressano<br />
trasmettono impotenza<br />
fanno pensare che siano il risultato di<br />
una causa biologica<br />
e che non si possano modificare<br />
• È facile allora affidarsi :<br />
alla punizione<br />
alla pseudo – risoluzione<br />
farmacologica<br />
o alla gestione assistenzialistica<br />
alla contenzione<br />
………..
QUANDO SI PUO’ DEFINIRE UN<br />
COMPORTAMENTO COME “PROBLEMA”<br />
• Un <strong>comportamento</strong><br />
che provoca<br />
disturbo, danni o e’<br />
pericoloso per la<br />
persona<br />
• Un <strong>comportamento</strong><br />
che interferisce con<br />
l’apprendimento<br />
• Un <strong>comportamento</strong><br />
che interferisce con<br />
abilita’ gia’ acquisite
Immagini tratte da Behavior Problems (B.L.<br />
Baker, A.J. Brightman, L.J. Heifetz, D.M.<br />
Murphy)<br />
Scala di priorità e gravità (<br />
Janney – Snell ):<br />
1) <strong>comportamento</strong><br />
nocivo<br />
2) <strong>comportamento</strong><br />
distruttivo<br />
3) <strong>comportamento</strong><br />
distraente
QUANDO UN COMPORTAMENTO E’ PROBLEMATICO …<br />
Chiedersi:<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong> è<br />
una minaccia per la<br />
vita della persona?<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong> è<br />
una minaccia per<br />
l’incolumità fisica<br />
della persona?<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong> è<br />
una minaccia per<br />
l’incolumità fisica di<br />
altre persone ?<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong><br />
interferisce con la<br />
possibilità di<br />
apprendere ?<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong><br />
disturba il processo<br />
di apprendimento di<br />
altri ?<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong><br />
danneggia o<br />
distrugge oggetti ?<br />
Se non si interviene<br />
si ritiene che il<br />
<strong>comportamento</strong><br />
peggiorerà?<br />
<strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong><br />
interferisce con<br />
l’accettazione della<br />
persona? Produce<br />
stigma?<br />
(2005) M. Demchak,<br />
K.W. Bossert
S<br />
C<br />
A<br />
INCOLUMITA’<br />
FISICA<br />
INCOLUMITA’<br />
FISICA<br />
PROPRIA<br />
X<br />
ALTRUI<br />
X<br />
L<br />
A<br />
DANNI A COSE<br />
OGGETTI …<br />
DANNI A COSE<br />
OGGETTI …<br />
X<br />
X<br />
DI<br />
INTERFERISCE<br />
CON<br />
L’APPRENDIM.<br />
X<br />
PRIO-<br />
RITA’<br />
INTERFERISCE<br />
CON<br />
L’APPRENDIM.<br />
X<br />
PROVOCA STIGMA SOCIALE
VARIABILI CHE INFLUENZANO il<br />
<strong>comportamento</strong>…..
LE FUNZIONI PREVALENTI DEI<br />
COMPORTAMENTI PROBLEMA<br />
funzione comunicativa<br />
funzione<br />
autostimolatoria<br />
più frequente in soggetti molto carenti nelle<br />
abilità comunicative; pensiamo ad esempio a<br />
comportamenti gravi come l’autolesionismo e<br />
le stereotipie, che sono quasi esclusivamente<br />
presenti in soggetti che non hanno l’uso del<br />
linguaggio
LA FUNZIONE COMUNICATIVA<br />
• La natura finalistica è stata evidenziata in<br />
numerose ricerche; fondamentali il ruolo:<br />
dell’attenzione<br />
della fuga o evitamento<br />
dei risultati tangibili
Lorna Wing<br />
si è espressa in proposito in<br />
modo simile: “Spesso le<br />
esplosioni di rabbia dei<br />
bambini autistici sono dovute<br />
al fatto che non riescono a<br />
chiedere ciò che desiderano<br />
usando la parola [...];<br />
sfortunatamente imparano<br />
che il modo più rapido di<br />
ottenere ciò che vogliono, o<br />
anche solo la presenza, è<br />
quello di avere una bella<br />
esplosione di collera
DEMCHAK- BOSSERT (2005)<br />
PRESUPPOSTI DELL’ASSESMENT FUNZIONALE<br />
Del <strong>comportamento</strong> <strong>problema</strong><br />
• Svolge una funzione specifica o molteplici<br />
funzioni (ottenere - evitare …qualcosa)<br />
• Ha un preciso intento comunicativo che va<br />
rispettato (capito nella funzione e cambiato<br />
nella topografia … non voglio farlo, ho<br />
paura..)<br />
• Si correla con gli eventi che lo precedono e<br />
che seguono, non si manifesta casualmente<br />
ma in un ambiente<br />
NON E’ CASUALE
Gli studi evidenziano che:<br />
aumenta la quantità di attenzione fornita<br />
si ottiene maggior contatto sociale con gli<br />
adulti<br />
si evitano situazioni spiacevoli per il<br />
soggetto<br />
si accede più velocemente a situazioni<br />
gratificanti<br />
Lo stesso <strong>comportamento</strong> <strong>problema</strong> può<br />
permettere di raggiungere mete diverse
Affermare che un<br />
<strong>comportamento</strong> <strong>problema</strong>:<br />
• ha un valore comunicativo<br />
• assolve una funzione per<br />
l’individuo<br />
• si costruisce attraverso<br />
una storia di<br />
apprendimenti<br />
non vuol dire che questo<br />
<strong>comportamento</strong> sia<br />
intenzionale o<br />
necessariamente<br />
consapevole
La quasi totalità dei comportamenti<br />
<strong>problema</strong> è controllata da variabili<br />
contestuali<br />
I comportamenti <strong>problema</strong> NON sono<br />
infatti un sintomo “biologico” dell'autismo
Quali strumenti per<br />
intervenire?
IN GENERALE UTILIZZARE UN<br />
APPROCCIO COMPORTAMENTALE:<br />
E’ un approccio basato sui processi di rinforzo e sul<br />
cambiamento del <strong>comportamento</strong>, attraverso tecniche<br />
specifiche come ad esempio:<br />
• Identificazione del <strong>comportamento</strong> target<br />
• Analisi funzionale: determinazione degli<br />
eventi del setting e degli stimoli<br />
antecedenti e conseguenti che controllano<br />
quel <strong>comportamento</strong><br />
• Sistema di rinforzi: shaping<br />
(modellamento) prompting (aiuti aggiuntivi)<br />
fading (attenuazione dell’aiuto )<br />
• Time out (interruzione breve di attività<br />
piacevoli)<br />
• Contratti comportamentali<br />
…………..
APPROCCIO<br />
COGNITIVO –<br />
COMPORTAMENTALE<br />
e<br />
Analisi comportamentale<br />
applicata (ABA)
Fare una analisi operazionale<br />
No<br />
È oppositivo<br />
•È agitato<br />
•È ribelle<br />
• ……..<br />
SI<br />
•Grida<br />
•Batte i<br />
pugni<br />
•Butta il<br />
cibo per<br />
terra ….
COME DESCRIVERE UN COMPORTAMENTO<br />
OPERAZIONALI<br />
• Descrizioni di azioni<br />
osservabili<br />
• raccolta dati su<br />
frequenza, intensita’ e<br />
durata<br />
Es, Carla tira il cibo<br />
Andrea urla al<br />
supermercato<br />
Luigi dà calci al<br />
gatto<br />
GENERALI<br />
• Definizioni<br />
descrittive<br />
generiche che<br />
lasciano libera<br />
l’interpretazione<br />
soggettiva<br />
• <strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong><br />
cosi’ descritto non e’<br />
facilmente<br />
misurabile,<br />
quantificabile<br />
• Es Carla è viziata<br />
Andrea pigro,egoista
INDICARE:<br />
FREQUENZA<br />
INTENSITA’<br />
DURATA
La frequenza indica il numero di volte<br />
che un <strong>comportamento</strong> viene emesso in<br />
una determinata situazione.<br />
è in riferimento ad essa che può essere<br />
individuata la probabilità di comparsa di certe<br />
risposte.<br />
Skinner (1953), "le espressioni quotidiane che<br />
rispecchiano il concetto di probabilità,<br />
tendenza o predisposizione …<br />
descrivono le frequenze con le quali le parti di<br />
<strong>comportamento</strong> si presentano. Non osserviamo<br />
mai una probabilità come tale; diciamo che [...]<br />
un individuo è molto interessato alla musica<br />
quando suona, ascolta e parla molto spesso di<br />
musica"
La durata indica la<br />
lunghezza del periodo di<br />
tempo nel quale il<br />
<strong>comportamento</strong> oggetto di<br />
osservazione si manifesta.<br />
si riferisce ai comportamenti<br />
che si caratterizzano<br />
soprattutto per gli aspetti<br />
temporali (anziché per gli<br />
aspetti legati alla frequenza di<br />
emissione).<br />
l'intensità con cui si<br />
presenta un <strong>comportamento</strong>
COME OSSERVARE, MISURARE E<br />
MODIFICARE UN COMPORTAMENTO alcune<br />
considerazioni generali<br />
SVILUPPARE UN ASSESSMENT FUNZIONALE<br />
ATTRAVERSO:<br />
1)L’INTERVISTA ( AI GENITORI,EDUCATORI…)<br />
2)OSSERVAZIONE DIRETTA<br />
3)SPERIMENTAZIONE<br />
OVVERO<br />
DESCRIVERE…<br />
CATEGORIZZARE….<br />
VERIFICARE
SCHEDA PER LA RACCOLTA DATI<br />
COMPORTAMENTO:PICCHIARE E GRAFFIARE<br />
Atti<br />
vità<br />
Ora<br />
rio<br />
gior<br />
ni<br />
/ / 1 2 3 4 5 6 7 ……<br />
8-<br />
8.30<br />
9 -<br />
9.30<br />
10 -<br />
10.3<br />
0<br />
11-<br />
11.3<br />
0<br />
……<br />
II<br />
I<br />
III<br />
IIII IIIII IIIII<br />
……
FARE L’ANALISI<br />
COMPORTAMENTALE APPLICATA<br />
antecedente <strong>comportamento</strong> conseguente<br />
Mamma e papa al<br />
supermercato<br />
<strong>Il</strong> b. urla piange e si butta<br />
per terra<br />
Papà compra un<br />
gioco<br />
Insegnante parla con chi<br />
entra in classe<br />
<strong>Il</strong> b. butta il quaderno dalla<br />
finestra<br />
Insegnante<br />
smette di<br />
parlare e lo<br />
sgrida
SCHEDA PER L’ANALISI ABA<br />
(analisi comportamentale applicata -<br />
antecedente <strong>comportamento</strong> conseguente)<br />
ALUNNO<br />
DATA<br />
ANTECEDENTE COMPORTAMENTO CONSEGUENTE<br />
A. È IN UNA CLASSE E<br />
OSSERVA I<br />
COMPAGNI.<br />
L’INSEGN. STA<br />
LAVORANDO<br />
SINGOLARMENTE<br />
CON OGNI B.<br />
A. PICCHIA IL SUO<br />
COMPAGNO DI BANCO<br />
IL B. PIANGE;<br />
L’INSEGNANTE VA DA A.<br />
E SI SIEDE ACCANTO A<br />
LUI PER SPIEGARGLI<br />
perché NON DEVE<br />
PICCHIARE
<strong>Il</strong> bambino capisce meglio:<br />
linguaggio parlato<br />
linguaggio scritto<br />
gesti –segni<br />
foto –immagini –disegni<br />
oggetti<br />
comunicazione motoria
FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE<br />
Da Watson L.R., Lord C., Schaffer B., Schopler E., La comunicazione<br />
spontanea nell'autismo (secondo il metodo Teacch), Erickson, Trento, 1997.<br />
1.CHIEDERE QUALCOSA:il bambino fa capire che<br />
vuole che gli si dia qualcosa (oggetto), che si faccia<br />
qualcosa per lui (azione), o chiede l’autorizzazione<br />
per fare qualcosa.<br />
2.ATTIRARE L’ATTENZIONE:il bambino fa capire che<br />
vuole che una certa persona lo guardi, gli presti<br />
attenzione<br />
3.RIFIUTARE/OPPORSI:il bambino esprime il rifiuto<br />
di un oggetto o un’attività che gli viene proposto.<br />
4.FARE DEI COMMENTI/OSSERVAZIONI: il bambino<br />
segnala dei commenti su se stesso, su oggetti, su<br />
altri, che fanno parte dell’ambiente circostante.
5.DARE INFORMAZIONI: il bambino da informazioni<br />
su qualcosa che è successo o che deve succedere,<br />
fa capire qualcosa che l’altro non sa, lo “informa”<br />
rispondendo ad una domanda di cui l’altro non<br />
conosce la risposta.<br />
6.RICERCARE/CHIEDERE INFORMAZIONI <strong>Il</strong><br />
bambino fa capire che vuole sapere qualcosa o<br />
che vuole informazioni su qualcosa che sta<br />
cercando.<br />
7.ESPRIMERE EMOZIONI: il bambino fa capire<br />
come si sente, fisicamente e psichicamente,<br />
manifesta il suo piacere o malessere<br />
8.COMPORTAMENTI SOCIALI: il bambino si<br />
esprime utilizzando routine sociali (per es. i saluti)
COME INTERVENIRE<br />
quale strategia?
INTERVENTO PSICOEDUCATIVO<br />
E COMPORTAMENTI - PROBLEMA<br />
• L’obiettivo degli interventi nell’ottica<br />
psicoeducativa è complesso: non significa soltanto<br />
eliminare i comportamenti disturbanti, ma :<br />
creare le condizioni per una<br />
realizzazione umana più soddisfacente possibile,<br />
prendersi “cura” dell’altro<br />
creare modalità più evolute di comunicazione<br />
Quindi :<br />
non solo estinzione del <strong>comportamento</strong> -<br />
<strong>problema</strong> ma sostituzione con abilità più<br />
evolute
INTERVENTO PSICOEDUCATIVO =<br />
“SPECIAL EDUCATION”<br />
• Conoscenze scientifiche aggiornate sull’autismo<br />
• Approccio comportamentale : Analisi<br />
comportamentale applicata<br />
• Integrazione tra competenze pedagogiche e<br />
psicologiche avanzate<br />
• Costruzione e condivisione di contesti significativi<br />
anche da un punto di vista valoriale ( libera scelta,<br />
benessere, autodeterminazione, progetto di vita….)<br />
Attività speciali … + efficaci … per chi ha maggiori<br />
bisogni educativi = migliore qualità di vita
Se il <strong>comportamento</strong> <strong>problema</strong> è<br />
comunicazione il suo trattamento non può<br />
limitarsi al tentativo di ridurre o eliminare il<br />
<strong>comportamento</strong> in questione, ma deve puntare<br />
a identificare la funzione e insegnare<br />
forme alternative e più efficaci di<br />
comunicazione.
Indicatori su cui fare riferimento:<br />
PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE<br />
PRIVILEGIARE GLI INTERVENTI<br />
PROATTIVI<br />
PRIVILEGIARE L’ESTINZIONE<br />
RISPETTO ALLA PUNIZIONE, PERCHÉ<br />
PIÙ EFFICACE<br />
PROPORRE UN COMPORTAMENTO<br />
ALTERNATIVO
PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE<br />
• Diventa evidente<br />
l’importanza di<br />
prevenire<br />
l’instaurarsi dei<br />
comportamenti<br />
più <strong>problema</strong>tici:<br />
1 ) precocità<br />
dell’intervento<br />
( prendersi<br />
“cura” da subito)
2)<br />
Sviluppare<br />
competenze<br />
“antagoniste” e<br />
cioè<br />
comunicazione e<br />
linguaggio ( Ianes)<br />
3)<br />
affrontare i deficit<br />
di comunicazione<br />
ricettiva (Sigafoos)
AUMENTO DEI<br />
COMPORTAMENTI<br />
ADATTIVI:<br />
• Comunicazione<br />
• Interazioni sociali<br />
• Abilita’ scolastiche<br />
• Interessi personali<br />
• Autonomie<br />
• Tempo libero
PRIVILEGIARE GLI INTERVENTI PROATTIVI<br />
ATTENZIONE<br />
PARTICOLARE<br />
ALL’AMBIENTE<br />
• poco caos<br />
• uso di supporti visivi<br />
per definire le<br />
attività da svolgere<br />
• chiarezza nella<br />
struttura delle<br />
attività<br />
Es: pecs, calendario giornata,<br />
striscia scelta
Le persone autistiche vanno<br />
facilitate<br />
CON LE STRATEGIE VISIVE:<br />
Vedere è capire
4)<br />
Costruire<br />
routines<br />
prevedibili<br />
5)<br />
strutturare<br />
l’ambiente
Comprensione immediata<br />
del compito<br />
COSA DEVO FARE ?<br />
COME ?<br />
DOVE ?<br />
QUANDO ?<br />
PER QUANTO TEMPO ?<br />
CON CHI ?<br />
E DOPO ?
ATTENZIONE ALLA PERSONA<br />
MANTENERE ALTA LA<br />
MOTIVAZIONE<br />
ATTIVITA’ E RICHIESTE<br />
MONITORATE<br />
METODOLOGIE<br />
CORRETTE<br />
Prompting<br />
Rinforzo<br />
Apprendimento<br />
senza errori<br />
Variare la<br />
difficoltà<br />
Materiale e<br />
procedure
…Attenzione alla persona<br />
Fornire un rapporto fondato sulla<br />
condivisione, patto di collaborazione ,<br />
reciproco dare e avere.<br />
Aumentare la tolleranza alla dilazione<br />
della gratificazione e consegna r +<br />
Fornire alternative di scelta<br />
(empowerment)<br />
(<br />
J. Reichle; C. Davis; R. Corner Carr;<br />
Durand; Bijou)
6)<br />
Sviluppare<br />
abilità<br />
interperso-<br />
nali e<br />
sociali
Non esistono ricette ….<br />
o protocolli precostituiti standard….<br />
Ma :<br />
• Coerenza delle strategie di tutte<br />
le componenti<br />
• Attivo coinvolgimento della<br />
famiglia<br />
• Condivisione / alleanza tra tutte le<br />
parti implicate
•Avere la costanza di cogliere anche i<br />
più piccoli cambiamenti , essere<br />
sensibili ai progressi anche se piccoli<br />
•Lavorare in equipe multidisciplinare;<br />
la pluralità di sguardi permette<br />
angolature diverse ed<br />
integrazioni
La diminuzione di un<br />
<strong>comportamento</strong> <strong>problema</strong><br />
avviene se si forniscono<br />
nuovi mezzi comunicativi<br />
alla persona e quindi<br />
attraverso l’insegnamento<br />
di nuove abilita’<br />
( Micheli )<br />
Per essere efficace, il<br />
<strong>comportamento</strong><br />
alternativo ad un<br />
<strong>comportamento</strong><br />
<strong>problema</strong>, deve<br />
essere funzionalmente<br />
equivalente al<br />
<strong>comportamento</strong><br />
<strong>problema</strong> che si<br />
vorrebbe sostituire.<br />
(Carr e Durand, 1985)
Angel Rivière<br />
……. Aiutami a capire, organizza per<br />
me un mondo Strutturato e<br />
Prevedibile<br />
Non mi parlare troppo, nè troppo<br />
velocemente.<br />
Usa segnali chiari e semplici<br />
Quando non faccio ciò che mi<br />
chiedi, non interpretare che " io<br />
non voglio", ma che<br />
"non posso“<br />
Accettami così come sono, sii<br />
ottimista , ma senza credere alle<br />
favole o ai miracoli: la mia<br />
situazione normalmente migliora<br />
col tempo, anche se per ora non<br />
esiste guarigione ….
….. letture consigliate<br />
• Immagini tratte da Behavior Problems (B.L.<br />
Baker, A.J. Brightman, L.J. Heifetz, D.M. Murphy)<br />
• <strong>Il</strong> <strong>problema</strong> di <strong>comportamento</strong> è un messaggio<br />
(Carr) Ed. Erikson<br />
• L’assesment dei comportamenti <strong>problema</strong>valutare<br />
le condizioni specifiche e impostare il<br />
trattamento (M.Demchak, K.W. Bossert) Ed.<br />
Vannini<br />
• <strong>Il</strong> <strong>comportamento</strong> adattivo e la sua misurazione<br />
(R.L. Schalock) Ed. Vannini<br />
• Comportamenti <strong>problema</strong> ed alleanze<br />
psicoeducative (Janes,Cramerotti) Ed. Erikson
Tecniche base del metodo comportamentale<br />
(R Foxx) Ed. Erickson<br />
Carr E.G. (a cura di) (1998), <strong>Il</strong> <strong>problema</strong> di<br />
<strong>comportamento</strong> è un messaggio. Interventi<br />
basati sulla comunicazione per l’handicap grave<br />
e l’autismo, Trento, Erickson<br />
Ianes D. (a cura di) (1992), Autolesionismo,<br />
stereotipie, aggressività, Trento, Erickson<br />
Ianes D. e Celi F. (2001), <strong>Il</strong> Piano educativo<br />
individualizzato. Guida 2001-2003, Trento,<br />
Erickson