Relazione del dr. De Caris
Relazione del dr. De Caris
Relazione del dr. De Caris
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Università de L’Aquila<br />
Catte<strong>dr</strong>a di “Psicologia <strong>del</strong>l’età evolutiva”<br />
Casa Famiglia “L’Orizzonte<br />
Centro di consulenza Psicologica e<br />
Logopedica<br />
Dott.Marco de <strong>Caris</strong><br />
m.decaris@email.it
Urla, sputa, dà calci, mangia i sassi,<br />
tocca le feci, si graffia, si picchia…..<br />
1. Alterazione <strong>del</strong>le competenze<br />
sociali (difficoltà a relazionarsi)<br />
2. Alterazione qualitativa e/o<br />
quantitativa <strong>del</strong>la<br />
comunicazione; (difficoltà a<br />
esprimersi e a capire)<br />
3. Ritardo Mentale (il profilo non è<br />
sempre omogeneo).
Riabilitazione - Abilitazione
• Le strategie d’intervento devono essere basate su’’insegnamento di<br />
abilità” che che altrimenti non sarebbereo apprese per semplice<br />
esposizioni<br />
• Le strategie da utilizzare sono “basate sull’evidenza” e sono stabilizzate<br />
nella letteratura da oltre 50 anni e sono state applicate nell’intervento<br />
clinico da diversi anni . Sono strategie integrate da contributi di studi<br />
continui.<br />
• L’Intervento è per tutta la vita<br />
• Ciò che cambia, nell’arco <strong>del</strong>la vita sono la scelta <strong>del</strong>le abilità obiettivo<br />
di insegnamento nell’arco di vita di una persona. L’efficacia e l’efficienza<br />
<strong>del</strong>le strategie basate sull’evidenza rimane la stessa.<br />
• TUTTE LE FIGURE DI RIFERIMENTO DELLA PERSONA DEVONO<br />
ESSERE INFORMATE E PARTECIPARE ATTIVAMENTE ALLA SUA<br />
CRESCITA
• una chiara comprensione dei deficit e <strong>del</strong>le abilità<br />
possedute dalla persona, da quelle ancora non<br />
possedute (da insegnare) o dei comportamenti che<br />
devono essere sostituiti, e sulla scelta<br />
<strong>del</strong>l’applicazione dei principi scientifici <strong>del</strong> processo<br />
di apprendimento<br />
• La presa di decisioni cliniche, basandosi su<br />
parametri oggettivi e non su credenze soggettive e<br />
osservando la persona in un ottica EVOLUTIVA<br />
• Lo svuiluppo di un piano educativo personalizzato,<br />
ottimizzando l’apprendimento e riducendo i<br />
problemi di comportamento
Non è possibile effettuare nessun intervento<br />
preordinato e rigido con nessuno specialmente<br />
con persone il cui sviluppo è diverso.<br />
La responsabilità di un educatore è quella di<br />
trasformare tutte le potenzialità possedute dalla<br />
persona (bambino, adolescente, adulto,..) in<br />
abilità spendibili nell’ambiente<br />
La valutazione è il primo importante passo che ci<br />
permette di individuare queste potenzialità e che<br />
ci indica la strada da percorrere
• Applied Behavior Analysis (ABA) è il termine utilizzato<br />
per descrivere il processo volto ad analizzare e<br />
comprendere I principali bisogni <strong>del</strong>la persona con<br />
disabilità, definendo inoltre le abilità principali da<br />
insegnare, e applicando le strategie di insegnamento<br />
più efficace dal punto di vista scientifico in accordo con<br />
gli obiettivi abilitati. Non è un curriculum di<br />
apprendimento e non dice quali abilitati devono essere<br />
insegnate, ma definisce la modalità con le quali<br />
insegnare determinate abilità (scelte da professionista,<br />
dalla famiglia, <strong>del</strong>l’insegnante,…)
Focus sull’insegnamento di, piccole unità di<br />
comportamento misurabili in modo<br />
siatematico:<br />
- le abilità devono essere insegnate<br />
- ogni passaggio che inizialmente è insegnato<br />
uno a 1-1 con una particolare indicazione<br />
- comportamenti appropriati sono seguiti da<br />
una conseguenza funzionale rinforzante per la<br />
persona<br />
- vengono dati aiuti in modo sistematico.
Elementi <strong>del</strong>la procedura:<br />
1. Rinforzo positivo.<br />
2. Aiuto<br />
3. Insegnamento diretto.<br />
4. Scomposizione <strong>del</strong> compito.<br />
5. Insegnamento incidentale e generalizzazione
Analisi funzionale dei problemi di<br />
comportamento e insegnamento di modalità<br />
alternative comunicative e sociali
Enfasi sulla creazione situazioni piacevoli di<br />
apprendimento.<br />
Analisi funzionale dei problemi di<br />
comportamento e insegnamento di modalità<br />
alternative comunicative e sociali<br />
Evitare il più possibile il bambino con disabilità<br />
sbagli durante l’apprendimento (errorless<br />
learning).
La raccolta dei dati è fondamentale per<br />
verificare l’efficacia <strong>del</strong>le per prendere decisioni<br />
in merito al programma da attuare<br />
La coerenza di tutte le persone che ruotano<br />
intorno al bambino è fondamentale.
Valutazione<br />
Verifica<br />
Intervento
Il Comportamento è una funzione <strong>del</strong>le interazioni tra la<br />
persona e l’ambiente<br />
Il Comportamento è comunicazione<br />
L’Intervento deve affrontare le variabili che mantengono il<br />
comportamento<br />
I risultati devono essere valutati dal punto di vista<br />
funzionale
Individuare e Modificare l’ecologia (variabili<br />
ambientali) <strong>del</strong> comportamento bersaglio<br />
Insegnare comportamenti alternativi che sono<br />
funzionalmente equivalenti per sostituire il<br />
comportamento bersaglio<br />
Insegnare comportamenti a lungo termine che<br />
affrontano e soddisfano i “motivatori” <strong>del</strong><br />
comportamento bersaglio
CRITERIO DEL DANNO<br />
Il comportamento produce alla persona o ad altri un danno documentabile<br />
IL CRITERIO DELL’OSTACOLO<br />
i comportamenti problematici che costituiscono un ostacolo reale e<br />
documentabile allo sviluppo interpersonale e/o intellettivo (stereotipie<br />
molto invasive)<br />
IL CRITERIO DELLO STIGMA SOCIALE<br />
Un comportamento problematico può rappresentare uno stigma sociale e<br />
condizionare a priori la partecipazione <strong>del</strong> soggetto a diversi contesti<br />
(Ianes D., 1992)
• Quando individuiamo un comportamento lo dobbiamo<br />
descrivere in modo che chiunque osservi possa trovarsi<br />
d’accordo sul fatto che il comportamento è stato<br />
emesso o no:<br />
• sputa<br />
• Si dà uno schiaffo<br />
• Tira l’oggetto<br />
• Morde<br />
• …
• Ogni comportamento ha una interazione con il proprio<br />
corpo, l’ambiente fisico e l’ambiente relazionale:<br />
• Sputa all’educartice Maria…<br />
• Si dà uno schiaffo sulla pancia…<br />
• Tira l’oggetto con cui…<br />
• Morde tutti i tappeti di gomma…<br />
• …
Numero di rituali<br />
<br />
<br />
Che fare<br />
• Possiamo contare il singolo<br />
comportamento, oppure un<br />
“pattern” di comportamenti<br />
• Possiamo annotare ogni volta che<br />
si verifica il comportamento<br />
• Possiamo decidere di osservare<br />
solo ad intervelli regolari<br />
Come farlo<br />
• Uso di schede a seconda <strong>del</strong>la<br />
modalità scelta (es: scatterplot)<br />
• Il conteggio può essere riportato<br />
su grafico<br />
51<br />
48<br />
45<br />
42<br />
39<br />
36<br />
33<br />
30<br />
27<br />
24<br />
21<br />
18<br />
15<br />
12<br />
9<br />
6<br />
3<br />
0<br />
Linea di base Apparecchiare la tavola<br />
Mettersi il pigiama<br />
Lavarsi le mani<br />
1 2 3 4 5 6 7<br />
Numero di osservazioni
9.00<br />
lun mar mer gio ven sab dom<br />
9.30<br />
10.00<br />
10.30<br />
11.00<br />
11.30<br />
12.00<br />
12.30<br />
13.00<br />
13.30
lun mar mer gio ven sab dom<br />
9.00 <br />
9.30<br />
10.00<br />
10.30<br />
11.00<br />
11.30<br />
12.00 <br />
12.30 <br />
13.00<br />
13.30
• Dobbiamo capire la rilevanza <strong>del</strong> problema<br />
• Dobbiamo capire se esistono momenti, orari o<br />
situazioni maggiormente problematici nella giornata<br />
• Dobbiamo capire se alcune situazioni favoriscono o<br />
NON favoriscono il presentarsi <strong>del</strong> comportamento<br />
• Dobbiamo capire se c’è una riduzione <strong>del</strong><br />
comportamento grazie all’intervento<br />
• Dobbiamo capire se è proprio l’intervento che ha<br />
effetto sul comportamento
A Antecedenti:<br />
• Tutto ciò che viene prima o precede il comportamento B<br />
• Dove: situazione, contesto<br />
• Quando: data, orario,<br />
• Chi: Persone presenti<br />
• Che cosa: attività <strong>del</strong>la persona<br />
• Cosa fa l’interlocutore subito prima <strong>del</strong> comportamento B<br />
B Comportamento:<br />
• Il comportamento problematico<br />
C Conseguenze:<br />
• Tutto ciò che segue il comportamento B, ovvero<br />
• Dove: situazione, contesto<br />
• Quando: data, orario,<br />
• Chi: Persone presenti<br />
• Che cosa: attività <strong>del</strong>la persona<br />
• Cosa fa l’interlocutore subito dopo il comportamento B
EVENTI<br />
ANTECEDENTI<br />
A<br />
COMPORTAMENTO<br />
PROBLEMA<br />
B<br />
1 2 3<br />
CONSEGUENZE<br />
C<br />
3 4 5<br />
5 6 7<br />
7 8 9
Fattori<br />
Predisponenti<br />
Contesti<br />
biologici<br />
Contesti<br />
sociali<br />
Contesti<br />
fisici<br />
Eventi<br />
Stimolo<br />
Attenzione<br />
sociale<br />
Fuga<br />
Oggetto<br />
concreto<br />
Feedback<br />
sensoriale<br />
Gravi<br />
Problemi di<br />
Comportamento<br />
Da: Durand (1990)
Possiamo anche dire che…<br />
il comportamento generalmente tende a due classi<br />
di motivazioni fondamentali:<br />
1. Ottenere qualcosa che si desidera<br />
2. Evitare qualcosa che risulta essere avversivo
Rinforzo Positivo<br />
Rinforzo Negativo
Rinforzo Positivo<br />
Aumenta la probabilità che un<br />
dato comportamento si<br />
ripresenti dando uno stimolo<br />
Rinforzo Negativo<br />
Aumenta la probabilità che un<br />
dato comportamento si<br />
ripresenti togliendo uno<br />
stimolo
Manipolazione <strong>del</strong>la motivazione<br />
Manipolazione <strong>del</strong>l’aiuto<br />
30
Preferenza<br />
Ricompensa<br />
Rinforzo<br />
31
Una conseguenza è rinforzante, quando<br />
il suo presentarsi aumenta la probabilità<br />
che il comportamento (bersaglio) si<br />
verificherà in situazioni analoghe.<br />
32
Valutazione <strong>del</strong>le preferenze di stimolo<br />
I rinforzi devono essere comuni nell’ambiente<br />
naturale per favorirne la generalizzazione<br />
I rinforzi devono essere funzionali<br />
I rinforzi dovrebbero essere adeguati all’età<br />
33
Non possiamo dire se qualunque evento stimolante<br />
dato sarà un rinforzo per un comportamento finché<br />
non lo proviamo e ne osserviamo gli effetti<br />
sull’andamento <strong>del</strong> comportamento. Se incrementa il<br />
comportamento, è un rinforzo.<br />
I rinforzi dovrebbero essere selezionati e<br />
personalizzati per ogni bambino. Quello che può<br />
essere un rinforzo per un bambino può non esserlo<br />
per un altro.<br />
34
‣ Per essere efficace, un rinforzo deve essere somministrato<br />
durante o immediatamente dopo il comportamento che<br />
desideriamo incrementare. Più è lungo l’intervallo di tempo fra il<br />
comportamento e la somministrazione <strong>del</strong> rinforzo, meno<br />
facilmente si incrementerà quel comportamento .<br />
‣ Ricordate che l’ultimo comportamento esibito prima di ricevere<br />
il rinforzo è quello suscettibile a essere incrementato. Per<br />
esempio, uno studente risponde correttamente, e mentre gli<br />
state somministrando un rinforzo alimentare, improvvisamente<br />
sbatte le mani. Il comportamento di sbattere le mani è il<br />
comportamento che è stato rinforzato. In questo caso, è meglio<br />
soprassedere al rinforzo e aspettare una prestazione migliore.<br />
35
Per essere efficace il rinforzo deve essere conseguente a<br />
quanto succede. Questo significa che si deve richiedere al<br />
bambino di impegnarsi in un comportamento desiderato<br />
per ricevere una conseguenza potenzialmente rinforzante.<br />
Se la persona riceve il rinforzo quando non si impegna nel<br />
comportamento bersaglio, la procedura non funzionerà.<br />
Bisogna sempre richiedere al bambino di guadagnarsi il<br />
rinforzo impegnandosi nel comportamento.<br />
36
Quando mo<strong>del</strong>late nuovi comportamenti, usate<br />
rinforzi differenziati. Questo significa che risposte<br />
qualitativamente migliori ricevono rinforzi più potenti.<br />
Il rinforzo differenziato motiva il bambino a dare le<br />
risposte migliori.<br />
37
• Usate rinforzi potenti quando insegnate un nuovo<br />
comportamento..<br />
• Quando potenziate un comportamento, rinforzatelo<br />
frequentemente. Inizialmente può essere necessario<br />
rinforzare il comportamento ogni volta che si verifica,<br />
per aumentarne la forza.<br />
• Una volta consolidatosi ( p.e. si verifica in modo<br />
affidabile e coerente), il comportamento bersaglio può<br />
di solito essere mantenuto con un programma<br />
intermittente di rinforzo.<br />
38
• Accoppiate rinforzi secondari con<br />
rinforzi primari.<br />
39
Un aiuto è uno stimolo supplementare usato per<br />
guidare una risposta<br />
<strong>De</strong>ve essere efficace<br />
<strong>De</strong>ve essere gradualmente attenuato
Fisico<br />
Gestuale<br />
Mo<strong>del</strong>lo<br />
Verbale<br />
Dimostrazione<br />
Scritto<br />
Immagine
A<br />
Intervento sugli antecedenti<br />
B<br />
Intervento sul comportamento<br />
C<br />
Intervento sulle conseguenze<br />
<br />
<br />
Prevedibilità:<br />
programmare un<br />
accesso frequente e<br />
prevedibile al<br />
rinforzo nell’arco<br />
<strong>del</strong>la giornata<br />
Modifica <strong>del</strong>le<br />
variabili ambientali<br />
(orari, situazioni,<br />
persone, …)<br />
<br />
<br />
<br />
Rinforzo Differenziato di<br />
comportamenti alternativi<br />
funzionalmente<br />
equivalenti<br />
Rinforzo Differenziato di<br />
alternative comunicative<br />
(Training di<br />
Comunicazione<br />
Funzionale)<br />
Insegnare ad “aspettare”,<br />
dando riferimenti visivi <strong>del</strong><br />
passare <strong>del</strong> tempo<br />
• Ignorare programmato<br />
• Attesa<br />
contingente/accesso<br />
contingente<br />
• Time out (allontanamento<br />
dagli stimoli rinforzanti)<br />
• Gradulità crescente <strong>del</strong><br />
tempo di transizione dalla<br />
perdita di rinforzo al riaccesso<br />
al rinforzo<br />
• Permettere l’accesso come<br />
“guadagno” – “rinforzo”
DOVE<br />
PER QUANTO TEMPO<br />
CHE FARE<br />
…
A<br />
Intervento sugli antecedenti<br />
B<br />
Intervento sul comportamento<br />
C<br />
Intervento sulle conseguenze<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
Dare possibilità di scelta<br />
Prevedibilità<br />
Arricchire l’ambiente di<br />
lavoro con rinforzi<br />
Stessa richiesta con<br />
rinforzo<br />
Presentare il compito<br />
con modalità alternative<br />
Ridurre le difficoltà <strong>del</strong><br />
compito (semplificarlo)<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
Insegnare una modalità di<br />
richiesta di “Aiuto”<br />
Insegnare una modalità di<br />
richiesta di “Pausa”<br />
Insegnare modalità<br />
alternative di rifiuto<br />
Insegnare modalità di<br />
comunicare una scelta di<br />
rinforzo<br />
• Ignorare programmato<br />
• Stesso compito con aiuto<br />
• Ridurre le difficoltà <strong>del</strong><br />
compito (semplificarlo)<br />
• Fare una richiesta<br />
alternativa e permettere<br />
l’abbandono
RICERCA di stimolazione<br />
Attenuare le conseguenze<br />
sensoriali<br />
Sostituire con un rinforzo<br />
più appropriato<br />
funzionalmente<br />
compatibile<br />
Permettere di<br />
“guadagnarsi” il rinforzo<br />
sensoriale<br />
EVITAMENTO di stimolazione<br />
• Insegnamento di modalità<br />
alternative di<br />
comunicazione <strong>del</strong> disagio<br />
• Insegnare modalità di<br />
protezione dagli stimoli<br />
avversivi in accordo con il<br />
contesto sociale
Validità sociale <strong>del</strong>le finalità <strong>del</strong> trattamento dei<br />
comportamenti bersaglio prescelti<br />
Validità sociale <strong>del</strong>le procedure d’intervento<br />
Validità sociale dei risultati <strong>del</strong> trattamento,<br />
compresi gli effetti collaterali positivi e negativi a<br />
lungo termine
Università de L’Aquila<br />
Catte<strong>dr</strong>a di “Psicologia <strong>del</strong>l’età evolutiva”<br />
Casa Famiglia “L’Orizzonte<br />
Dott.Marco de <strong>Caris</strong><br />
m.decaris@email.it