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LEGEA

Lo sport a

portata

di

mano

“Azienda italiana specializzata nell’abbigliamento sportivo, che

ha saputo estendere i propri prodotti in tutto il

mondo con grande successo”. Con questa motivazione

la Legea srl di Pompei è stata premiata

“azienda dell’anno” agli Oscar dello sport della

Regione Puglia. La Legea nasce nel 1993 sulle

spoglie di una fabbrichetta fondata a metà degli

anni ’60 da due giovani sposi Elena e Antonio

Acanfora, quest’ultimo gestore del cinema

Diana di Pompei. “Ci sposammo nel 1965 – ricorda la

signora Elena, mentre riavvolge il nastro dei ricordi –

l’anno seguente mio marito decise di chiudere il cinema

e, al suo posto, aprì una azienda tessile. Così, con alcuni

dipendenti, iniziammo la produzione di articoli sportivi.

Abbiamo sempre lavorato con tanto impegno e passione.

Personalmente amo molto il mio lavoro, e amo ancor di

più il contatto con il tessuto”. All’inizio degli anni ’90

l’azienda passa ai tre figli della coppia, Giovanni, Emilia

e Luigi. Qualche anno più tardi viene fondata la L.e.g.e.a.

(le lettere indicano le iniziali dei nomi dei cinque componenti

della famiglia pompeiana, ndr). Dopo tanti anni

Emilia è ancora lì, dietro la cassa del negozio di via Carlo

Alberto, dove accoglie i clienti e svolge funzioni di controllo,

mentre il capofamiglia Antonio si dedica alla cura

di un podere di famiglia situato sulle pendici del Vesuvio.

Dal 2000 in poi si registra un incremento vertiginoso nella

domanda di prodotti Legea: vengono ampliati gli uffici

e il numero di dipendenti. Oggi gli addetti sono 50, a cui

si aggiungono gli agenti sparsi in tutto il mondo. Il boom

per la Legea arriva dopo la sponsorizzazione del Calcio

Napoli per la stagione 2003/4. Nel corso degli ultimi anni

la dirigenza aziendale ha deciso di allargare la gamma

dei prodotti e, quindi, dei destinatari: non più solo calcio,

ma anche basket, volley, atletica e fitness.

Ma qual è il segreto del successo di un colosso che

fattura 42 milioni di euro all’anno? “L’ottimo rapporto

qualità-prezzo dei prodotti – rispondono i tre soci – inoltre,

non imponiamo i tessuti alle società acquirenti, ma

lasciamo loro ampia libertà di scelta. I punti di forza della

Legea sono un consolidato know how, il design italiano

e un’attenta assistenza clienti. I circa 25mila metri

quadrati di magazzino a nostra disposizione, combinati

con un’ottima gestione logistica e dei trasporti, ci permettono

poi la consegna del materiale in pochi giorni”.

I prodotti, con marchio Legea, provengono da Pakistan,

Cina e India, ma sono testati qualitativamente da tecnici

interni. In futuro l’azienda punta a rendere più efficiente

e capillare la distribuzione per soddisfare al meglio i

clienti. Attraverso una corretta politica promozionale e

distributiva Legea è riuscita a penetrare nel mercato internazionale,

e oggi distribuisce i propri prodotti in oltre

50 Paesi esteri, dall’Europa alle Americhe (Usa, Canada e

Brasile), dal Medio all’Estremo Oriente, dall’Australia al

continente africano, attraverso negozi di articoli sportivi

indipendenti e catene specializzate. Particolare attenzione

viene riservata ai 160/170 negozi in franchising, diffusi

in tutto il mondo e denominati “Legea Point”. Entro il

2008 la società aprirà un punto vendita a New York.

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GEP

Tecnologia

innovativa

per la sicurezza

e identificazione

elettronica

Giovanni Acanfora e Ciro Ferrara

Attualmente l’azienda ha contratti tra Italia ed

estero con 132 club. Le società di calcio che vestono

Legea sono molteplici: Catania e Livorno in serie A, Vitesse

in Olanda, Germinal Beerschot in Belgio, Academica

e Leiria in Portogallo, Alaves in Spagna, il Napoli

calcio a 5 in serie A1. Anche le nazionali di Bosnia ed

Erzegovina, e Zimbabwe hanno scelto il marchio pompeiano,

che è anche l’unico a sponsorizzare tre squadre

nel campionato italiano di basket maschile di serie A1: la

Legea Scafati (di cui è sponsor tecnico e ufficiale), la Sebastiani

Rieti e l’Air Avellino. Non mancano le squadre di

pallavolo e rugby. Legea detiene, inoltre, il monopolio dei

tornei dilettantistici. Tra gli obiettivi futuri dell’azienda

i soci indicano il rafforzamento delle posizioni acquisite

e l’espansione commerciale verso gli emergenti mercati

dell’est europeo.

“La Legea è stata sempre attenta ad abbinare il suo

marchio e il suo nome ad eventi e sponsorizzazioni che

potessero destare l’interesse sia del pubblico, sia degli

addetti ai lavori – aggiungono i soci - Nel rispetto di

questa filosofia aziendale ha scelto di sponsorizzare e accompagnare

il brand allo Special Meeting Estate, uno dei

pochi eventi che riesce a coniugare la moda lo sport e la

mondanità”. L’azienda di Pompei sostiene anche iniziative

sociali, come la realizzazione di un centro per bambini

down in provincia di Napoli, ed eventi benefici, tra cui la

partita del cuore giocata recentemente al San Paolo.

Lo scorso anno Legea, attraverso l’Ancona Calcio,

squadra militante in serie C1, ha aderito al protocollo

“per un calcio più etico”, promosso dal Csi (Centro Sportivo

Italiano). E durante un’udienza generale in Vaticano,

una delegazione della squadra marchigiana ha donato a

Papa Ratzinger la maglia biancorossa, con il nome “Benedetto

XVI”, il numero 16 e il marchio Legea.

Basilio Puoti

Parleranno napoletano i passaporti elettronici per l’America

Latina. E alle porte di Napoli saranno realizzati

i badge di accesso per tifosi, giornalisti e personale

allo stadio Friuli di Udine. A produrli è

la Gep, un’azienda che ha inaugurato due mesi

fa ad Arzano un nuovo stabilimento per un investimento

di circa 5 milioni di euro, attrezzato

con macchinari capaci di portare a termine il

ciclo completo, iniziando la produzione dei primi 40mila

passaporti elettronici per i diplomatici brasiliani ordinati

dalla Casa da Moeda, equivalente dell’italiano Poligrafico

dello Stato. La previsione per i prossimi anni è di raddoppiare

la produzione di pezzi per soddisfare le esigenze

del paese più grande dell’America del Sud. La sicurezza e

l’identificazione elettronica sono i campi di applicazione

dell’azienda fondata dall’imprenditore ligure-lombardo

Paolo Pepori con il supporto della francese Arjowiggings

(85%), Stmicroelectronics (8%) e Aci Informatica (7%).

Con un fatturato di circa 12 milioni di euro, la Gep è infatti

una delle quattro aziende al mondo in grado di produrre

laminati cartacei (paper-lam) nei quali vengono introdotti

i microprocessori con le rispettive antenne per la trasmissione

dei dati in radio frequenza Rf-Id. La produzione della

fabbrica di Arzano si attesterà nei primi tempi sui 10 milioni

di pezzi l’anno solo per ciò che riguarda il mercato dei

passaporti e card a microprocessore. Ma dietro l’angolo c’è

anche Telecom Argentina che intende servirsi dei microchip

di Gep. Il successo registrato all’estero delle carte a

microchip è dovuto essenzialmente alla garanzia della certezza

della persona e non solo quella dei dati; un risultato

ottenuto oggi grazie alle soluzioni tecnologiche adottate

che sono state giudicate soddisfacenti sia per quanto riguarda

i documenti del pubblico registro automobilistico,

sia per l’identificazione del personale di servizio allo stadio

friulano e nelle banche. Gep ha all’attivo anche una presenza

nel campo dei trasporti pubblici e della mobilità, con

la realizzazione di sistemi di bigliettazione contactless.

Secondo Pepori, che in Campania ha vissuto un’esperienza

imprenditoriale con la Incard di Marcianise, la fabbrica

napoletana ha tutte le carte in regola per competere con

le aziende informatiche dei giganti cinesi e indiani. Pertanto,

l’azienda è in grado di captare i segnali strategici

che arrivano dal mercato globale dell’Ict e di rielaborarli

creando dei prodotti e dei processi tecnologici rispondenti

alle future esigenze del mercato. E’ per tali motivi che nei

piani di sviluppo societario è prevista la realizzazione di

software sempre più innovativi, in grado di recepire nel

chip il maggior numero di informazioni possibili. “Il nostro

sistema operativo - afferma Pepori - permette di preparare

mascherine su misura per il cliente. Inoltre, abbiamo

studiato un software silicon independent. Vale a dire sono

indifferenti sia il tipo di silicio sia chi lo fornisce, in quanto

in ogni caso è assicurata la lettura”.

Eduardo Cagnazzi

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