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Scheda PDF - Suoni e strumenti

Scheda PDF - Suoni e strumenti

ROLAND FANTOM G6:

ROLAND FANTOM G6: IMPRESSIONI DI UTILIZZO ■ Giulio Curiel Adesso che Korg, Roland e Yamaha hanno allineato tutte e tre la propria gamma di workstation all’ultimo livello consentito dalla tecnologia, è giunto il momento di trarre alcune conclusioni sui loro rispettivi posizionamenti: Korg, con M3, è saldamente in testa nel campo dell’innovazione sonora, delle timbriche elettroniche, della complessiva modernità di progetto; il Motif XS di Yamaha di converso è lo strumento più classico del trio e propone una timbrica raffi natissima, pulita, estremamente dinamica e precisa che si presta ottimamente all’emulazione acustica, alle partiture orchestrali, ma anche ai suoni più eterei e sognanti in campo elettronico; l’ultimo arrivato, ovvero Roland Fantom G rappresenta a sua volta un punto fermo per le produzioni pop, per gli amanti del suono lucido e patinato, per un certo gusto “americano” del sound e per una grande, grandissima versatilità sonora. Ma andiamo con ordine: la timbrica, anzitutto, sembra un felice ritorno alla tradizione Roland più classica, con un carattere che riprende, con le opportune attualizzazioni, il suono che fu proprio di JD-800 e XP-50. C’è una notevole compattezza in gamma media che rende il suono già “omogeneizzato”, trattato e perfetto da posizionare in un mix: dove lo metti, lì lui si “siede”, e non si sposta di un millimetro! La gamma altissima è leggermente tagliente, come una lama che ha la bava un po’ grezza, e questo è il fattore che più ricorda le macchine Roland del decennio scorso, mentre i bassi sono presenti e solidi, ma non sfociano nell’infrasuono come in Motif o nel tellurico come in M3. Pregio? Difetto? Stà a voi e al vostro stile deciderlo: tutto ciò che io posso dire è che con questa impostazione sonora si deve lavorare assai meno di compressore ed eq, per far convivere Fantom G con altre sonorità, rispetto a quanto invece è necessario fare con le altre macchine citate. La palette timbrica è semplicemente sterminata: scorrendo i preset, concatenati per categorie strumentali, si ha quasi la sensazione di fare un morphing tra un suono e l’altro più che di cambiare radicalmente timbro. La varietà di piani acustici ed elettrici dà il giramento di capo, ed è virtualmente impossibile non trovare qualcosa che faccia al caso proprio. Ciò riduce anche la necessità di editare i timbri, perché molto probabilmente nella memoria di Fantom G c’è già quel che serve. Buoni, ma un po’ conservativi, i bassi e le chitarre, mentre generano entusiasmo per vivacità e brillantezza i brass. Sugli strings si ripropone la timbrica Roland, sempre un po’ sintetica, e anche qui è solo questione di gusti. Validissima infi ne la parata di suoni di synth, con una menzione speciale per i pad movimentati e d’atmosfera che sono sempre stati un piatto forte delle workstation di Osaka. Buoni ed effi caci i drums, anche se Motif XS in questo comparto riesce a far meglio. Validissima infi ne l’effettistica di bordo: colora sempre bene ma non impasta quasi mai. In conclusione: la workstation perfetta per chi ama Roland, una macchina da analizzare seriamente per tutti gli altri. al MIDI Out, le rimanenti a disposizione delle eventuali schede ARX installate, e infine due tracce per Beat e Tempo Track. È possibile far interagire con le tracce MIDI fino 24 tracce audio, mentre la funzione Audio Recording consente di registrare l’intera esecuzione. Nelle tracce MIDI è prevista un’organizzazione in Phrase delle varie registrazioni mediante concatenazione a blocchi. Le funzioni di editing consentono di intervenire in modo fine sulla traccia, la capacità del sequencer è di un milione di note, la risoluzione è di 480 ticks per quarto,

TESTAREA le modalità operative sono due (Real Time e Step Recording) e possiamo organizzare fino a 50 Song e 2000 Phrase in un Project. ALTRI CONTROLLI Il menu generale consente di gestire un Project, i parametri di sistema, la gestione delle porte USB, e ingloba la funzione Import Audio e il Factory Reset. Nell’area Keyboard/ Pad possiamo definire, per ciascuna sezione, la risposta al tocco (3 tipi) e i parametri legati all’Aftertouch, mentre per quanto riguarda i controlli fisici, va segnalata la funzione Magic che consente di sfruttare il potenziometro 4 e lo slider 8 per scorrere la Patch List. Altre funzioni riguardano le impostazioni per la coppia di pulsanti assegnabili, il protocollo MIDI, il metronomo, il temperamento e, in Sound, troviamo regolazioni per Local Switch, Patch e Control Remain, Master Tune e Level, anche per quanto riguarda il blocco DSP destinato al riverbero, Output Gain e definizione del routing per le due coppie di uscite disponibili. Ricco il menu riguardante il MIDI, che comprende, inoltre, la definizione del Control Channel per le modalità Studio e Live e la gestione dell’interfaccia USB/MIDI. A chiudere la sezione troviamo una serie di parametri per definire i System Control, impostare gli ingressi audio, cambiare sfondo e screen saver del display, infine l’area V- Link. IL TEST Lo spazio a disposizione non ci consente di approfondire alcuni parametri complessi, insiti nell’operatività di Fantom G, quindi consigliamo di scaricare il manuale in inglese dal sito www.rolandus.com. La grossa novità di Fantom G è insita nel display, di generose dimensioni, e nell’interfaccia grafica che brilla per semplicità. Essi sono due elementi in grado di prendere per mano l’utente garantendo ore di sano divertimento. Veramente un buon lavoro. Ottima la sezione Sampling e la scelta di dotare lo strumento di otto fader assegnabili che, insieme ai pad sensibili alla dinamica (e all’Aftertouch), consentono ampi margini espressivi. L’analisi del materiale sonoro proposto da Fantom G mette in luce un ricco parco di forme di onda inedite, introdotte in diverse categorie, elemento che amplia ulteriormente il range di applicazioni di questa workstation. Va giudicata positivamente la scelta di dotare ogni Patch di un DSP dedicato, elemento molto richiesto dall’utenza. Le uniche perplessità all’ascolto riguardano la scelta di un punto di loop troppo repentino, specialmente sui fiati e gli archi, mentre positiva è la scelta di arricchire il drum set di nuove varianti, soprattutto elettroniche. Nei pianoforti acustici presumiamo la scelta, da parte di Roland, di voler differenziare la propria gamma di prodotti, perché scompare il Piano Mode e nelle Patch disponibili permane un carattere molto americano: timbri compressi e duri nell’attacco, sicuramente l’ideale in ambiti quali il Pop/Rock, meno se si tratta di situazioni acustiche o di atmosfera. È buona la varietà e la qualità dei pianoforti elettrici, di cui alcuni dotati di buon calore, sono ottimi alcuni organi liturgici, mentre negli elettromagnetici manca un pizzico di mordente per renderli più aggressivi. Meritano una segnalazione alcune chitarre acustiche, per quanto riguarda l’espressività ottenibile, mentre nelle elettriche distorte mancano patch contenenti Power Chord. Gli archi sono ideali per stendere dei pad, mentre è buona la varietà nei cori, elemento che consente di creare atmosfere eteree molto suggestive. La differenziazione, già segnalata parlando di pianoforti acustici, si percepisce nuovamente in area Synth, perché Fantom G contiene un bel numero di forme di onda, ricavate anche dai sintetizzatori storici Roland, però rimane la sensazione che Fantom G sia uno strumento più generalista, perché la gamma dinamica è sì di tutto rispetto, ma la sensazione all’ascolto è quella di uno strumento più equilibrato, a paragone con i diretti concorrenti. Questo non è certo un difetto: c’è chi ama sonorità cristalline e poco invadenti in gamma bassa, oppure timbri con il giusto grado di acidità; tutto questo Fantom lo garantisce ampiamente. Resta la curiosità di scoprire le nuove potenzialità 42 gennaio 2009 Le tre prese per i pedali e la presa in formato Combo XLR Mic/Guitar In.