CENNI STORICI DELLE PARROCCHIE DI Gravina Sant'Agostino ...
CENNI STORICI DELLE PARROCCHIE DI Gravina Sant'Agostino ...
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<strong>CENNI</strong> <strong>STORICI</strong> <strong>DELLE</strong> <strong>PARROCCHIE</strong> <strong>DI</strong> <strong>Gravina</strong><br />
Sant’Agostino<br />
Nel 1553 l'ordine Eremitico Agostiniano occupò una badia benedettina dedicata a San Vito ubicata<br />
nel rione Fornaci.<br />
Per le condizioni poco favorevoli del luogo i padri pensarono di costruire un nuovo convento più<br />
vicino alla città e ottennero l'area su cui era ubicata la chiesa di Sant'Antonio da Vienna proprio<br />
vicino ad una delle porte della città.<br />
Dal Tabulario del De Marino si evince che nel 1608 il convento non era ancora stato terminato<br />
nonostante vi abitassero tre sacerdoti e tre laici che vivevano questuando per la città. Nel 1680<br />
furono avviate transazioni per la vendita di alcune proprietà, nel frattempo acquisite dall'Ordine, al<br />
fine del completamento della fabbrica conventuale e di una nuova chiesa.<br />
Con il passare degli anni il convento riceve altre doti e offerte così come fiorirono altre vocazioni e<br />
nel 1633 i lavori erano terminati.<br />
Madonna delle Grazie<br />
S.E. Mons. Vincenzo Giustiniani, genovese, ma nativo di Chio (Egeo), vescovo di <strong>Gravina</strong><br />
(1593-1614), propria pecunia posuit, eresse dalle fondamenta questo “insigne tempio” nel 1602, “ad<br />
instar Cathedralis”, dedicandolo a “Santa Maria della Grazia”. Già precedentemente in questa zona,<br />
extra moenia, esisteva una cappella dedicata alla Madonna, il vescovo volle ampliarla e costruirla<br />
simile alla Cattedrale, ma nel mentre la fabbrica avanzava, un crollo fece bloccare i lavori che poi<br />
furono ripresi cambiando il progetto iniziale e costruendola come si vede oggi.<br />
La porta centrale ha un architrave a bugnatura, a sagoma rotonda con capitelli corinzi,<br />
sull'architrave un rotolo di pietra, spiegato. Al di sopra un timpano triangolare con cornicioni<br />
spioventi, laterali, che chiudono la corsa lineare della trabeazione. All'interno del timpano vi è<br />
scritto: " PER FIDEM SPEM ET CHARITATEM". il timpano è la base della torre centrale,<br />
facente parte dello stemma del vescovo che si espande sull'intera facciata. La chiesa lungo i secoli<br />
venne profanata molte volte anche perché era situata fuori dalle mura e lontana dalla città.Nel 1734<br />
in essa si accamparono le truppe austriache e durante la seconda guerra mondiale servì da caserma<br />
alla fanteria motorizzata italiana, quindi utilizzata per custodire motociclette. Dopo tanto oblio fu<br />
riaperta al culto nel 1951 dal vescovo di <strong>Gravina</strong> Giovanni Maria Sanna che l'anno dopo la eresse in<br />
parrocchia.
San Francesco<br />
Situata con maestosità ed eleganza nella omonima piazzetta, seconda per dimensioni solo alla<br />
Cattedrale, pur ricordando il romanico pugliese nella sua struttura generale, è chiaramente di epoca<br />
rinascimentale. Infatti, la sua costruzione è collocabile tra la fine del Quattrocento e la prima metà<br />
del Cinquecento ed è nata in sostituzione della precedente chiesa di Santa Maria (La) Nova, di cui si<br />
conservano evidenti tracce in tre locali adiacenti al Convento dei Padri Francescani. Sulla<br />
facciata,di chiara impostazione rinascimentale, si aprono il portale centrale,un rosone con sedici<br />
colonnette e due oculi in corrispondenza delle porte di accesso alle navate laterali.<br />
San Giovanni Evangelista<br />
Costruita durante l’episcopato di F. Bosio (1568-1574) per servire alla cura delle anime del rione<br />
Piaggio nel centro storico, è nota con il nome di chiesa di S. Giovanni Evangelista. La chiesa è ad<br />
una navata con due altari. Quello centrale, in marmo, è adorno della statua della Madonna con<br />
Bambino in legno. L’altro altare, più piccolo, sempre in marmo, è laterale con statua di S. Anna.<br />
L’ingresso della chiesa è costituiti da un grande arco in tufo con una edicoletta soprastante che<br />
racchiude il quadro di S. Anna.<br />
San Nicola<br />
La chiesa di San Nicola è stata probabilmente una delle prime dedicate in Puglia al Santo vescovo<br />
di Mira, di qui quindi l'appellativo di protopontina. Le sue origini pare siano più antiche della<br />
Cattedrale, ma nulla è rimasto dell'originale essendo stata rifatta completamente nel XVIII secolo.<br />
Già dalla sua nascita la chiesa aveva un proprio Capitolo indipendente da quello della Cattedrale,<br />
formato da 14 presbiteri secolari governati da un Abate, nel suo interno anche la dignità del<br />
Cantore. Si celebrava in rito greco. Nel 1340 viene citata da Notar Domenico il quale racconta che<br />
nella chiesa fu radunato il popolo, quando la città era dominata dagli ungheresi, per eleggere il<br />
governatore.<br />
Nel XVII secolo è segnalata la presenza di due Confraternite. Nel corso dei secoli ha subito varie<br />
modifiche e diversi ampliamenti, probabilmente fino al XVII secolo era a croce greca che si<br />
estendeva fino all'altezza degli altari mediani. Nel 1600 la struttura primitiva viene allargata e<br />
portata nella forma attuale; consacrata dal Cardinale Orsini (futuro papa Benedetto XIII) il 1
Settembre 1675.Nel 1704 altro rifacimento nella facciata di prospetto. Nel 1780 fu riconosciuta e<br />
dichiarata Collegiata insigne dal Re Carlo di Borbone. Nel 1780 furono staccate dalla chiesa e<br />
adibite a sagrestia e sede capitolare, le superfici estreme delle due navate laterali ai lati dell'altare<br />
maggiore.Restaurata più volte, specialmente negli anni 1931-33, in tale circostanza fu creata la<br />
nicchia per il gruppo scultoreo della Madonna di Pompei donato nel 1933 a devozione di Giuseppe<br />
Nicola D'Alonzo; la nuova scultura andò a sostituire la tela della "Decollazione del Battista". Su di<br />
un'altro altare fu sostituita la tela dell' Assunta con un dipinto raffigurante San'Anna e Maria<br />
Bambina realizzata da Angelo Amodio nel 1933. Sempre di questo periodo sono le vetrate figurate<br />
sulle navate laterali in prossimità dell'ingresso.E' stata successivamente riportata alla forma<br />
primitiva con i res Il monastero e l’annessa chiesa furono inizialmente sotto la guida dei Padri<br />
Minori Osservanti patrocinati del duca Ferdinando II Orsini nel 1474.<br />
SS. Crocifisso<br />
Nel XVI secolo vennero i Padri Riformati, che fra l’altro si distinsero per la lavorazione della lana,<br />
distribuita in altri conventi di Puglia. Il monastero e la chiesa portano il nome di S. Sebastiano per<br />
un altare votivo eretto all’interno della stessa per l’immunità della cittadinanza dalla pestilenza che<br />
colpì il Regno di Napoli nel secolo XVI. La chiesa è stata riconosciuta come un piccolo gioiello<br />
dell’architettura rinascimentale. L’interno si presenta a tre navate divise da pilastri ottagonali che<br />
sorreggono quattro archi a tutto sesto per ciascun lato. Nella navata di sinistra, lungo i muri<br />
perimetrali, si aprono due cappelle: una edificata ad opera dei signori Orsini; l’altra dedicata al SS.<br />
Crocifisso per volontà della famiglia Guida. Quest’ultima è stata completamente rinnovata rispetto<br />
alla struttura originaria. I muri della navata centrale sono ornati da fregi in stucco e ovali con<br />
disegni raffiguranti gli Angeli e i quattro Evangelisti. Il monastero contava cinquanta stanze<br />
disposte fra il piano terra e quello superiore. Al piano inferiore oltre alle stanze c’erano tutti quei<br />
locali adibiti alle attività dei confratelli. Infatti attraverso l’anticucina si accedeva ad uno dei due<br />
giardinetti in cui erano piantati alberi da frutta che gli ospitanti coltivavano. L’ingresso del<br />
convento non corrispondeva a quello della chiesa, poiché si accedeva a questo non dal lato<br />
principale ma da quello secondario attraverso un portale archivoltato. Il convento non presenta<br />
particolari decorazioni se non per il chiostro, che diviene il fulcro di tutto il complesso e che fece<br />
qualificare il convento come uno dei più belli della Puglia distinguendolo da altri monumenti simili.<br />
Il chiostro è a pianta quadrata, dispone di ampi porticati sui quali poggiano le strutture del piano<br />
superiore. Ogni lato ha cinque arcate, sorrette da elementi cruciformi con semicolonne e pilastrini i<br />
cui capitelli sono riccamente scolpiti con motivi fitomorfi e zoomorfi. Nelle lunette sono raffigurati
fatti ed episodi della vita dei santi e dei beati dell’ordine. Da notare al centro del chiostro un pozzo<br />
in pietra. Il chiostro è stato ultimamente, attraverso un opera di restauro, riportato al suo antico<br />
splendore. Importante sono anche gli interni del piano terra dove i frati lavoravano la celeberrima<br />
lana. tauri degli anni 1980-85; abbatute le stanze laterali all'altare maggiore è stato ricavato un<br />
ampio presbiterio. Alcune opere d'arte mobili sono state ricollocate lì dove furono concepite.<br />
San Domenico<br />
Le prime notizie sul convento si hanno dal 1505, anno in cui mons. Pietro Matteo D'Aquino, con le<br />
proprie mani, ne pose la prima pietra. Il convento fu costruito con le elemosine del popolo e dato in<br />
uso ai Padri Domenicani. Mons. D'Aquino mise a disposizione dell'Ordine dei Predicatori anche<br />
l'antica chiesa annessa, dedicata a San Tommaso. La nuova costruzione fu unita perciò alla chiesa,<br />
formando un' unico corpo. Il convento divenne importante per la Provincia Domenicana tanto da<br />
essere sede di Capitolo. Sia il convento che la chiesa, nei due secoli successivi, subirono danni<br />
notevoli a causa di diverse vicende, per cui i Padri, intrapresero un restaurato generale iniziato nel<br />
1700 e terminato nel 1711. Nel 1809 i Domenicani lasciarono il convento e la città a causa di eventi<br />
politici, non vi fecero più ritorno e lo stabile divenne proprietà dello Stato. In quel luogo era solito<br />
rifugiarsi Vincenzo Maria Orsini ogni qualvolta veniva in <strong>Gravina</strong> ed in quello stesso luogo maturò<br />
l'idea di sua madre di farsi suora domenicana; ancora, in questo convento morì suo fratello<br />
Domenico e fu palestra per il card. Finy che in esso intraprese gli studi classici e teologici. Quando<br />
divenne Papa Benedetto XIII, con un decreto del 1727, il convento fu convertito in orfanotrofio<br />
femminile, stato che tenne fino al 1960 circa. Non si hanno notizie certe circa l'antica chiesa di San<br />
Tommaso, che cambiò titolo, appunto per la presenza dell'Ordine dei Predicatori, in quello di San<br />
Domenico. La facciata è di stile romanico e dopo una serie di ampliamenti fu terminata nel 1590. In<br />
alto, nello spazio triangolare, una apertura rotonda, vuota, sovrastata dallo stemma di <strong>Gravina</strong>. Al di<br />
sotto in un cornicione, una scritta latina che dice: " Questo Tempio non è che la casa di Dio e la<br />
porta del cielo". L'attuale rosone fu realizzato nel 1968 da mastro Filippo Damiani su disegno del<br />
prof. Angelo Amodio. I capitelli e l'architrave del portale furono lavorati in duro tufo, gli ornamenti<br />
che li compongono sembrano tipici dell'Ordine Domenicano. Il campanile a forma di mitria,<br />
probabilmente, fu voluto da mons. Marcello Cavalieri,al centro di esso vi è la data del 1701.
Gesù Buon Pastore<br />
La parrocchia Gesù Buon Pastore è nata nel 1973, a servizio di un territorio di espansione<br />
dell’abitato cittadino. La Chiesa era ospitata in un locale-garage a piano terra di una delle vie della<br />
parrocchia chiamata via Catanzaro. Si trattava di animare un territorio di frontiera, un quartiere di<br />
periferia, destinato a crescere. Dal suo inizio la parrocchia è stata affidata a don Nicola Lorusso,<br />
che ha investito molto sui laici, in particolar modo l’Azione Cattolica. Negli anni il quartiere subì<br />
una notevole espansione. Il “garage” non bastava più e ci fu il trasferimento nella sede attuale, una<br />
struttura ricavata presso la “Pia Unione Femminile S. Francesco Saverio”, questa sede viene tuttora<br />
utilizzata per la Chiesa. L’impegno ecclesiale si è cosi moltiplicato: L’Apostolato della preghiera, i<br />
Catechisti, gruppo liturgico, il gruppo Caritas, i tempietti della Madonna della Vita, l’animazione<br />
del gruppo famiglia. A questa comunità che cammina, verso i 40 anni di vita parrocchiale, il<br />
Vescovo, a cui si rivolge il nostro filiale ringraziamento, ha fatto dono dei due nuovi sacerdoti: P.<br />
José Aparecido da Silva, pf; P. Marcio Oliveira Duarte, pf, della Congregazione dei Piccoli Fratelli<br />
del Santissimo Sacramento. Questo Istituto è nato a <strong>Gravina</strong> nel 1907, e poi successivamente è stato<br />
ripristinato in Brasile. La loro venuta tra noi è stata vista come segno di speranza e rinnovamento<br />
per i fedeli e per la vita della parrocchia. P. Jose è stato destinato dal vescovo come parroco e P.<br />
Marcio come vice parroco, don Nicola rimane in parrocchia finché compia il suo mandato. Alla<br />
Santissima Trinità s’innalzi il nostro inno di lode per quello che ha realizzato in questa parrocchia e,<br />
a Maria Santissima Madre Chiesa, affidiamo l’avvenire di tutto ciò che il Buon Padre riserva per<br />
noi, a lui sia lode nei secoli dei secoli. Amen.<br />
SS. Pietro e Paolo<br />
Il progetto di costruzione della chiesa nasce da un incontro casuale tra don Vito Cassese e alcuni<br />
amici della comunità. L’incontro ha portato a riflettere sulla necessità di una nuova chiesa che<br />
doveva essere persuasiva, che doveva contenere una bellezza misurata vicina alla sensibilità della<br />
gente tale da non diventare soltanto una cattedrale nel deserto. Tale sfida è stata affrontata<br />
maturando la consapevolezza che solo il dialogo continuo con la comunità avrebbe potuto<br />
consentire un serio rapporto fra la funzione religiosa e la struttura architettonica, perché è la<br />
partecipazione della gente che conferisce alla chiesa la dignità dello spazio dove il popolo di Dio si<br />
riunisce nell’ascolto della parola. Dunque l’idea del nuovo Tempio fu pensata negli anni 1994-1995<br />
insieme all’ing. Luigi Rinaldi, fu disegnato e costruito poi negli anni 1997-2000. Nel 1995, periodo<br />
in cui era Vescovo Mons. Agostino Superbo nella Diocesi di Altamura-<strong>Gravina</strong>-Acquaviva delle<br />
Fonti, fu inoltrata la domanda alla C.E.I e nel 1996 iniziò la costruzione. Durante l’intrapresa,oltre<br />
ai tanti amici che sono stati vicini, furono di grande aiuto e conforto Sua Eminenza, il sig. Cardinale<br />
Crescenzio Sepe, i coniugi Carriquiry, di cui la signora Lidice sarò madrina del nuovo Tempio il 19<br />
febbraio del 2000, giorno della sua Dedicazione all’Annunciazione. Nell’ottobre del 1997 Mons.<br />
Mario Paciello fece il suo ingresso nella Diocesi, resasi vacante perché il Vescovo Agostino<br />
Superbo fu nominato Assistente Generale dell’Azione Cattolica e Mons. Mario, in una comunione<br />
pienamente valorizzatrice di quanto era stato già fatto, seguì l’intrapresa. Nel 1995 Sua Eminenza il<br />
Cardinale Crescenzio Sepe pose la prima pietra del nuovo complesso.
Spirito Santo<br />
La creazione della parrocchia avviene il 17 marzo del 1983.. La parrocchia ha avuto come prima<br />
sede alcuni locali situati in via Giotto (dal 17 febbraio 1983 al 07 dicembre del 2009). La posa della<br />
prima pietra della nuova chiesa con sede in via Tiziano è avvenuta il giorno 20 giugno 2008. Dall 8<br />
dicembre 2009 si trasferisce in alcuni locali del nuovo complesso parrocchiale non ancora<br />
terminato. La realizzazione completa del nuovo complesso parrocchiale è prevista per il 2011.<br />
Mater Ecclesiae<br />
La parrocchia è sorta per soddisfare le esigenze pastorali del territorio della piccola chiesa di S. Teresa che<br />
negli anni ’60 stava avendo un rapido sviluppo demografico ed edilizio nel nuovo quartiere, al rione<br />
Giuglianello, ex Cappuccini. L’attuale chiesa sorge su un’area di proprietà della ex Cappellania dei Parroci,<br />
sita nella chiesa del SS. Nome di Gesù.<br />
La progettazione, l’esecuzione, il completamento della chiesa e la costruzione della canonica e delle relative<br />
opere parrocchiali sono avvenute nel corso degli anni ’60 e ‘70. Architetto è stato Dante Tassotti. La pianta<br />
della Chiesa è circolare con due ingressi su via A. Diaz e l’altro su via G. Bruno.<br />
Con decreto vescovile del 16 luglio 1971 “fu definitivamente e canonicamente trasferita e rimane ubicata la<br />
sede dell’antica PARROCCHIA di S. Matteo, fino allora operante nella Chiesa ex conventuale di S. Teresa”<br />
(ADG, cart. Parrocchie e Chiese non parrocchiali: parrocchia S. Matteo, decreto di dedicazione).<br />
La dedicazione della suddetta Chiesa “Maria Mater Ecclesiae” e la consacrazione dell’altare (dove non<br />
furono riposte reliquie) sono avvenute il 20 ottobre 1985 da parte di Mons. Tarcisio Pisani.<br />
Con Decreto del Ministro dell’Interno del 8 agosto 1986 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20<br />
settembre 1986 fu dichiarato estinto il “beneficio parrocchiale di S. Matteo (noto anche quale beneficio di S.<br />
Matteo e SS. Nome di Gesù e come beneficio vicariale curato di S. Matteo), con sede in 70024 <strong>Gravina</strong> in<br />
Puglia, via A. Diaz”. La Parrocchia fu riconosciuta come ente ecclesiastico con il titolo di “Parrocchia Mater<br />
Ecclesiae” con Decreto del Ministro dell’Interno del 25 ottobre 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del<br />
10 novembre 1986. Primo parroco è stato Don Michele Paternoster 1971-2010.<br />
SS. Nome di Gesù (Dolcecanto)<br />
La parrocchia fu eretta nella zona appartenente al territorio di <strong>Gravina</strong>, denominato “Dolcecanto”, con<br />
decreto di Mons. A. Forzoni del 1/5/1957 (riconosciuto agli effetti civili dal Presidente della Repubblica<br />
Italiana del 24/5/1957, G.U. del 16/7/1957, n. 176, p. 2645). Il titolo SS. Nome di Gesù assegnato alla<br />
parrocchia deriva dalla “vicaria curata di S. Matteo e del SS. Nome di Gesù… annessa al Canonicato e<br />
Prebenda del Capitolo Cattedrale”, distaccata da S. Matteo da Mons. A. Forzoni con il decreto del 1/5/1957.<br />
Con Decreto del Ministro dell’Interno del 25 ottobre 1986, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10<br />
novembre 1986, venne riconosciuta come “parrocchia del SS. Nome di Gesù sita in 70024 <strong>Gravina</strong> in Puglia,<br />
contrada Dolcecanto”. Primo parroco fu don Giovanni Martinelli. A questi seguì don Silvestro Zonza.