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edison.it

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• Switch Numero 8 Febbraio 2011

Switch

LA CULTURA DELL’ENERGIA MAGAZINE PER I CLIENTI EDITO DA EDISON

CHANGE

Jon Gnarr da Reykjavik

SINDACO PER SCHERZO

Urbanistica ecosostenibile

LE CITTÀ ILLUMINATE

Leonardo Del Vecchio

L’UOMO CHE VEDEVA LONTANO


SOMMARIO

Charles Darwin, teorico dell’evoluzione,

visto dall’artista Shepard Fairey

6 Faccia a faccia

DEL VECCHIO - IL RE DELL’OTTICA

di Francesco Specchia

Design 30

RIVOLUZIONI DOMESTICHE

di Giulia Cazzaniga

Switch

LA CULTURA DELL’ENERGIA

Direttore editoriale

Viviana Barozzi

12 Personaggi

JON GNARR: UN SINDACO PER SCHERZO

di Valeria Braghieri

16 Energia

EDISON: DA SEMPRE UN PASSO AVANTI

di Tony Damascelli

Piccole/Medie Imprese 34

AMPLIFON

di Paolo Contenti

Il racconto 36

PICCOLI CONSIGLI URBANI

di Edoardo Montolli

Direttore responsabile

Francesco Specchia

Coordinamento di progetto

Paolo Contenti

Supervisione e progetto grafico

Patrizia Chiesa

Impaginazione

Riccardo Brega

Hanno collaborato

Valeria Braghieri,

Giulia Cazzaniga,

Tony Damascelli,

Emanuela Gatteschi,

Edoardo Montolli,

Stefano Perissinotto,

Miska Ruggeri,

Lorenzo Sessa,

20 Innovazioni

IL LATO BUONO DEI POLIMERI

di Stefano Perissinotto

24 Reportage

CITTÀ ILLUMINATE

di Miska Ruggeri

Servizi&Offerte 40

EDISON ENERGIA

Posta 43

DOMANDE E RISPOSTE

Humour 44

di Blozz

Citazioni 46

CONFUCIO

Immagini

Blozz (vignetta),

Grazia Neri, Laura Ronchi

gettyimages

La redazione è a disposizione

degli aventi diritto per eventuali ulteriori

crediti fotografi ci.

Realizzazione

A.C.M.E. Srl

Stampa

Optima - Via Paullo, 9/A Milano

Registrazione al tribunale di Milano

n° 723 del 21/11/2006

Switch è un magazine di cultura

dell’energia edito da Edison.

Per ricevere Switch e per

informazioni scrivete a:

switch@edison.it


FACCIA A FACCIA

IL RE DELL’OTTICA

Leonardo Del Vecchio,

l’uomo che vedeva lontano

realizzato le sue più geniali creazioni come le umili origini, dall’infanzia nel collegio milanese

l’occhiale a mascherina (“Di questi ne facciamo

dei Martinitt, il paradiso degli orfanelli

cinquecentomila”, ordinò all’improvviso creato nel 1500 da Frate Gerolamo Emiliani,

ai suoi, facendo deragliare la produzione e dove crebbero volenterosi altri grandi nomi

invadendo il mondo del fashion). E’ qua che dell’imprenditoria italiana, da Angelo Rizzoli

il paròn, il padrone, oggi settantacinquenne

ad Edoardo Bianchi, l’uomo che diede un’ani-

con una bella chioma canuta e lo sguardo ma alla bicicletta. Il sior Del Vecchio caparbio

fiero senza patemi di diottrie, ha reso la sua è caparbio, non si stenta a crederlo.

Storia e miracoli dell’imprenditore che ha fatto posare lo sguardo su Luxottica,

industria un modello di welfare inimitabile, Con un fatturato netto di 5,1 miliardi di euro

la multinazionale planetaria degli occhiali alla conquista del mondo

con benefit a integrazione del salario. E’ qua nel 2009 e 60mila dipendenti al mondo, 6 stabilimenti

che Del Vecchio ha offerto ai suoi cari dipendenti

in Italia, uno in Cina, uno in Ameri-

• di Francesco Specchia

“carrelli” spesa, libri e scuola per i figli, ca e uno in India, Luxottica ha toccato tutti i

borse di studio e visite mediche specialistiche. record. Del Vecchio, oggi, dopo aver lasciato

Concetto semplice: la crisi non tocca i 7300 la guida pratica del Gruppo a un manager di

impiegati, funzionari e operai e, per gli operai,

trent’anni più giovane, Andrea Guerra, vive

funzionari, impiegati contenti, guai a chi isolato dalla ribalta, non concede interviste,

Il sogno è tutta una montatura, nel senso lunesi: 3500 dipendenti col sorriso che si sovrappongono

ogni giorno ai 4000 abitanti del

tocca el paròn. E’ qua, ad Agordo, insomma, evita come la peste gli assembramenti monda-

ottico del termine. Il sogno dell’uomo più

ricco d’Italia (10,5 miliardi di dollari: secondo

territorio comunale. Da queste parti, un tempo,

che il Grande Vecchio Del Vecchio sognò di ni e le luci del jet set. E’ come un Dalai Lama

la rivista Forbes se la batte ogni anno di famoso, c’erano solo i boschi vecchi pieni

realizzare Luxottica, la prima azienda d’oc-

tra le mura d’un tempio tibetano. E del tem-

con Silvio Berlusconi e Michele Ferrero, quello

di fate e le madonnine factotum dei racconti di

chiali di lusso e sportivi al mondo, e il sogno pio rimane, naturalmente, la guida spirituale.

della Nutella) nasce ad Agordo, con accento Dino Buzzati.

è divenuto realtà. “Leonardo è caparbio come “ Voglio godermi la vita”, ha detto più volte

rigorosamente sulla “a”, in uno stabilimento Invece adesso è qua, ad Agordo, che Leonardo

le montagne in mezzo alle quali ha avuto fortuna”,

negli ultimi tempi. Il Dalai Lama. Compren-

color pastello incastrato nelle montagne bel-

Del Vecchio –è di lui che stiamo parlando- ha

dicono di lui gli amici. Ricordandone sibile: ha sei figli, da tre matrimoni diversi. I

primi tre Claudio (l’unico a far parte del consiglio

di amministrazione dell’azienda, quello,

per capirci che ha comprato le camicie Brooks

Brothers), Marisa e Paola sono cinquantenni;

Leonardo jr. ha 15 anni (dalla seconda moglie

la milanese Nicoletta Zampillo, maritata

nel ’97); e Luca e Clemente sono i più giovani

nati dall’attuale compagna Sabina Grossi,

anch’essa nel cda aziendale. “ Voglio molto

bene ai miei figli, ma non lascerò a nessuno

di loro una responsabilità così grande, sarebbe

troppo pesante. Per questo ho indirizzato

il futuro dell’azienda verso la gestione manageriale…”

spiegò Del Vecchio al Sole24Ore,

quasi a giustificare una scelta che esorcizzava

quel celebre assunto circolante tra i capitani

d’industria secondo cui “la prima generazione

crea l’impero, la seconda lo consolida, la terza

di solito lo distrugge…”.

Peraltro Del Vecchio si è messo al riparo anche

da future, eventuali, faide familiari per il

patrimonio tra figliolanza di primo, secondo e

terzo letto. Il patron di Luxottica, scrive Repubblica,

“ha infatti deciso di trasformare la

Delfin, il veicolo che controlla il gruppo di

occhiali e un ‘buon giardinetto’ di partecipazioni,

da una società di diritto lussemburghese

a una fondazione di diritto olandese”. Dietro

6 questa scelta, prosegue il quotidiano, “non ci

7


FACCIA A FACCIA

IL RE DELL’OTTICA

8

ANDREA GUERRA,

AMMINISTRATORE DELEGATO DI

LUXOTTICA

sarebbero grandi vantaggi fiscali, ma soprattutto

una forma più trasparente e tale da garantire

la pace della futura governance di famiglia,

e quindi anche quella della Luxottica,

in primis, nell’interesse dei sei figli dell’imprenditore

italiano, con un occhio di riguardo

per i più piccoli”. Di fatto, con la Fondazione,

Del Vecchio si è garantito anche il diritto di

nominare un temporary board member, cioè

una sorta di curatore testamentario per i figli

più piccoli. Lo statuto della nuova Fondazione

prevede poi che “se gli eredi di Del Vecchio

volessero cedere azioni Luxottica, Generali

Assicurazioni, Unicredit, Molmed, o di Fdr

che controlla Beni Stabili, dovrebbero decidere

‘quasi ad unanimità’, con una maggioranza

di 5 su 6, in modo da non pregiudicare gli

interessi tra fratelli e fratellastri”. Un cervello

finissimo, insomma.

E non potrebbe essere altrimenti per un signore

che la leggenda vuole lavoratore indefesso

per 20 ore filate, interrotto solo da un

micro- riposo, una “finestra di sonno” che si

apre soltanto e sempre nella stessa stanzetta

della “casa di fronte” all’azienda. Dalla quale

ha fatto nascere un vero miracolo italiano.

Del Vecchio, classe ’35, originario di Barletta

e milanese di adozione, trascorre i suoi primi

anni, appunto, nel collegio dei Martinitt. Diventa

poi garzone in una bottega che stampa

medaglie e, contemporaneamente, frequenta

i corsi serali di incisione all’Accademia di

Brera, per poi trasformarsi apprendista in una

fabbrica di stampi per ricambi automobilistici

e montature per occhiali, in qualità appunto di

incisore. Nel ’58 viene a conoscenza del fatto

che in questo paesino del bellunese, Agordo,

il sindaco concede terreni gratis e aiuti economici

a chi vuole investire nella zona: una forma,

se vogliamo, di proto federalismo oltreché

un tentativo di far ripartire l’economia locale

dopo la chiusura della fabbrica di pirite che lì

dava lavoro a tutti. E’ qui, tra la quiete delle

Dolomiti, che il giovane ventiseienne Del

Vecchio si mette in proprio, aprendo una bottega

in cui si occupa sempre di occhiali, prima

come terzista, aiutato da tutta la famiglia;

poi, successivamente, nel ’69, inventandosi

aste, montature in metallo, accessori lavorati

a mano con marchio proprio. La prima esposizione

dei suoi prodotti è alla Mostra Internazionale

dell’ottica di Milano, in uno stand

di due metri per due; “gli occhiali piacevano,

ogni mezz’ora alzavamo il prezzo…”, ricorda

Luigi Francavilla, allora uno degli stretti collaboratori

del futuro re dell’ottica.

Da lì è un’escalation da film, col contorno

di una case history che verrà perfino studiata

nelle università. Del Vecchio salta i grossisti e

comincia a distribuirsi da solo in Italia, Germania

e America; i capannoni si trasformano,

mano a mano, in stabilimenti; Agordo diventa

una vera e propria cittadella. Nel ’98 arrivano

gli accordi col mondo della moda. Inizia con

Giorgio Armani, prosegue con Bulgari, Chanel,

Versace, Tiffany (e Armani, nel 2003 se ne

va alla concorrente Safilo); nel ’90 il marchio

acquista Vogue, nel ’95 si prende Persol, quello

degli occhiali dei piloti indossati da Marcello

Mastroianni in “Divorzio all’italiana” e da

Arnold Schwarzenegger in “Terminator”. Nel

’99 Luxottica sia aggiudica l’americana Ray

Ban, brand molto figo, quello degli occhiali

da duro e antiabbaglio più noti al mondo. E

il marketing fa il suo corso. Nell’immaginario

popolare affiorano le immagini di Audrey Hepburn

abbagliata sulla 5° strada in “Colazione

da Tiffany”; di Tom Cruise che scende dall’aereo

di “Top Gun” coperto da virili lenti a goccia

modello “Aviator”; di Clark Gable che si

presentava alla conferenza stampa de “Gli

spostati” con occhiali scuri a ricoprire gli occhi

pesti da un’indimenticata notte brava trascorsa

con la partner Marilyn Monroe. Tutti

costoro indossano Luxottica. I clienti impazziscono,

le vendite s’impennano. Anche i salotti

buoni della finanza iniziano ad interessarsi al

fenomeno Del Vecchio, il quale entra nei cda

di Generali e dell’immobiliare Beni Stabili,

mantenendo una buona amicizia con Alessandro

Profumo, a cui lo lega la passione calcistica

per l’Inter. Il Dalai Del Vecchio, in realtà,

come tutti i self made man di una volta non

si vede mai in giro, frequenta solo gli amici

di sempre, mantiene sempre le stesse abitudini:

sveglia alle 4.30 del mattino, nuotata nella

piscina privata, allenamento breve in palestra

e “poi al lavoro entrando da una porticina di

collegamento tra casa e azienda”, come svela

Panorama First. Giorgio Brunetti, docente di

strategia aziendale all’università Bocconi e autore

del libro-intervista Del Vecchio e Luxottica

“Come si diventa leader mondiali”, così

ne descrive le caratteristiche principali: “Ha

un coraggio imprenditoriale unico, nel senso

dell’insoddisfazione continua: mira sempre a

fare di più e meglio. Il secondo elemento che

lo contraddistingue è l’apprendimento con il

fare, che trova origine nelle sue radici di artigiano;

ricordo, per esempio, che ai tempi di

Gs spiegò di aver voluto fare quell’esperienza

per capire come funzionava un’azienda manageriale”.

“Già allora” continua il docente

“Del Vecchio aveva in mente un’ azienda

che vive con i manager; un progetto che poi

ha realizzato alcuni anni più tardi e che è il

terzo elemento portante della sua storia: riuscire

a separare famiglia e impresa. Ancora, è

una persona che chiede molto il parere di chi

lavora con lui ma poi sa decidere velocemente

e senza tentennamenti. Ed è un uomo che ha

fatto delle alleanze la logica dello sviluppo”.

In altri termini: un illuminato che avrebbe brillato

tranquillamente nel Pantheon dei grandi

imprenditori liberali del dopoguerra da Rizzoli

a Olivetti, da Mondadori a Moratti. Nel ’99

el paròn Del Vecchio viene accreditato con un

MBA ad Honorem in International Business

dalla Mib School of Management di Trieste e

nel 2006 gli viene conferita la Laurea honoris

causa in Ingegneria dei materiali dal Politecnico

di Milano. A chi gli chiedeva che cosa gli

piacesse dell’Italia degli ultimi anni, Del Vecchio

(era il 2000) rispondeva: “L’economia ha

dato segni di grande vitalità. Persino il sistema

bancario ha fatto passi avanti, cosa che sembrava

impossibile. Oggi i nostri imprenditori

possono competere con gli altri senza paura.

Il problema vero è che noi italiani dobbiamo

impegnarci il doppio per raggiungere gli

obbiettivi. Perché il vocabolario della nostra

classe politica non contempla la parola ‘competitività’,

sembra una bestemmia…”. Non è

che oggidì abbia cambiato idea più di tanto.

C’è una bellissima foto di Grazia Neri che inquadra

Leonardo Del Vecchio accovacciato su

una scrivania nella prospettiva di un paio di

occhiali molto à la page. Pare quasi che il suo

faccione da zio gentile esca dalle lenti, come

in quel film, “La rosa purpurea del Cairo” in

cui il protagonista, un esploratore, travalica lo

schermo del cinema e si mette a passeggiare

dal sogno di celluloide alla vita reale. Ecco,

Del Vecchio ha fatto uno scatto in più: è uscito

dal sogno dello schermo, ha preso di peso la

vita reale e ce l’ha riportata dentro… •

A FIANCO I RAY-BAN DI

AUDREY HEPBURN IN

“COLAZIONE DA TIFFANY”

SOTTO, MARCELLO

MASTROIANNI INDOSSA

OCCHIALI PERSOL IN

“COLAZIONE ALL’ITALIANA”

9


PERSONAGGI

IL BEPPE GRILLO DI REYKJAVIK

Jon Gnarr un sindaco per scherzo

Una Disneyland all’aeroporto, la droga fuori dal parlamento, la completa

uguaglianza fra i sessi, servizi e trasporti gratuiti: come avvenne che il più

grande comico d’Islanda si trasformò nel politico più amato

• di Valeria Braghieri*

Il giorno in cui ha esposto il suo programma

politico, la mente è tornata un po’ alla eletto, fece all’opinione pubblica più o meno

Reykjavik, annunciò il suo “piano”, una volta

richiesta di Hi-Fi (il David Strathairn de “I lo stesso effetto che Hi-Fi fece alla Cia. Gnarr

signori della truffa”) rivolta agli agenti della desiderava garantire: asciugamani gratuiti in

Cia che intendevano sdebitarsi con lui e con la tutte le piscine della città, un orso polare per

sua “banda” per aver aiutato il governo degli lo zoo locale, una Disneyland all’aereoporto,

Stati Uniti d’America.

l’estromissione dei corrotti dalla vita sociale

Avrebbe potuto chiedere ciò che voleva e lui, e politica, l’eliminazione della droga dal parlamento

fissando un punto imprecisato della stanza (nel

entro il 2020, la completa uguaglian-

film era cieco) chiese “pace e amore in terra za tra i sessi, trasporti e servizi odontoiatrici

per tutti gli uomini di buona volontà”. Robert gratuiti per gli studenti, il rifiuto di pagare i

Redford cercò inutilmente di farlo ragionare, debiti che l’Islanda aveva contratto, durante

spiegandogli che avrebbe potuto optare per

la crisi, con le maggiori banche europee.

qualcosa di un po’ più concreto. Ma Hi-Fi, imperterrito

D’altra parte, Gnarr si era trascinato fino a

ripetè “pace e amore in terra per tutti quel punto della scalata politica un partito

gli uomini di buona volontà”. Ecco, il giorno (chiamato “Best Party”, Il Migliore) composto

12 in cui Jon Gnarr, futuro e attuale sindaco di

da musicisti, casalinghe e personaggi del-

13

lo spettacolo, come colonna sonora della sua

campagna elettorale aveva usato “Simply the

best” di Tina Turner, aveva tenuto comizi su

Internet e You Tube e aveva fatto suo lo slogan

tratto dal titolo di un film di Woody Allen:

“Basta che funzioni”. D’altra parte, Jon Gnarr

nasceva come un comico, oltre che come un

anarchico surrealista, che aspirava solo a portarsi

a casa un voto di protesta: “Benvenga il

caos perché l’ordine non ha funzionato”, per

dirla con Karl Kraus. E infatti Gnarr, tra lo

sgomento comune, il voto, a casa se l’è portato…

Il 31 maggio scorso ha battuto i suoi

avversari dell’ “Independence Party” 34,7 per

cento contro 33,6 per cento. Colpa, o merito,

della situazione. Colpa, o merito, del fatto che

la gente non ne poteva più. E allora… Tanto

valeva fare qualcosa di eversivo. Merito, di

sicuro, del fatto che lui ha avuto il coraggio

di reinventarsi. Il Beppe Grillo di Reykjavik.

Che però ha avuto il coraggio di fare il salto.

Fino in fondo.

Quando Gnarr si è affacciato sulla scena politica,

la situazione era disastrosa: le banche

islandesi, che erano cresciute in modo esponenziale

per dieci anni, fino ad arrivare a un

valore dieci volte superiore al prodotto interno

lordo del Paese, erano finite in mezzo al collasso

del sistema -insieme alla moneta nazionale,

la Corona Islandese- e gli effetti si erano

manifestati come devastanti. La disoccupazione

era al nove per cento, una cifra mai vista

nella storia del Paese, che ha sempre avuto

grandi possibilità da questo punto di vista, e

molte persone, erano schiacciate da mutui due

o tre volte superiori al valore di ciò su cui lo

avevano acceso: la casa o la macchina o il negozio…

A tutto ciò si aggiungeva la situazione

generale: la banca islandese Icesave, che

aveva dovuto risarcire i clienti rimasti vittime

del suo crack, doveva restituire quasi quattro

miliardi di euro a Gran Bretagna e Paesi Bassi.

Davanti a tanta disperazione, devono aver

pensato i cittadini di Reykjavik, tanto valeva

affidarsi a un comico. Ai politici, avevano già

dato una chance, e loro, evidentemente, l’avevano

sprecata.

Il 31 maggio è iniziata l’era di Gnarr. Proviamo

anche col comico, non si sa mai. Qua-

UNA TRASFORMAZIONE

DI JON GNARR

SOTTO: UNA VEDUTA DELLA

CAPITALE ISLANDESE


PERSONAGGI

IL BEPPE GRILLO DI REYKJAVIK

ALCUNI SCORCI DI REYKJAVIK

rantatre anni, cinque figli (chissà perché, certe

volte, gli uomini di spirito sono così prolifici),

una moglie paziente e dal fisico generosamente

pienotto, una partecipazione al “gay pride”

vestito da donna, con rossetto, borsetta e parrucca

bionda, una partenza improbabile, un

epilogo insospettabile. Altro che “Vaffa-day”:

quelle, da noi, sono state solo schegge di nulla

gettate nel nulla. Provocazioni senza costrutto.

Comicità senza programma. Un conto è

demolire, un conto è provare a costruire. E

quel giovane rubizzo di Gnarr sembra volerci

provare. Partendo dallo zoo con le giraffe e

dal loro collo lungo. Dai teli da bagno di spugna

morbida, dai travestimenti dietro i quali,

volendo, ci si può comunque mettere in gioco.

Visionario, improbabile, inatteso, ma… non

solo. Gnarr ha Reykjavik dalla sua. Reykjavik

e tutta la sua disillusione da vecchia signora

che ha dovuto ipotecare le perle della nonna e

i quadri di famiglia. Più che promettere il circo,

Gnarr ha in realtà promesso una capriola

di senso. Di buon senso. E ha iniziato a farla

lui per primo. Rotolando via dalla sua vecchia

vita, rotolando via dalla vecchia politica e da

tutti quelli che, a Reykjavik, hanno promesso

senza mantenere. L’Islanda? Una risata la disseppellirà.


CAMBIA CHE TI PASSA

Faletti & Co: quando diventare un altro migliora la salute (e il portafoglio)

Il sindaco di Reykjavik, Jon Gnarr, non è

l’unico a cui cambiare pelle ha portato

fortuna. Da Antonio Di Pietro a Giorgio

Faletti, passando per quasi tutti i presidenti

americani, qualche politica traghettata

in tv e qualche showgirl traghettata in

politica, la storia è piena di persone che,

come in una puntata di “Beautiful”, si sono

svegliate in qualcos’altro rispetto a come

si erano addormentate. Nella soap degli

eterni replicanti c’era addirittura chi resuscitava.

Ma reinventarsi è sempre un po’

resuscitare. E’ mettersi in contatto con se

stessi, o congedarsi da se stessi, è risintonizzarsi

con una frequenza che si era

scelto di spegnere, o di tenere a basso

volume. E’ prendere fi nalmente distanza

da ciò che, magari per lungo tempo, ci è

assomigliato solo in parte. Faletti incideva

canzoni prima di diventare uno scrittore di

best seller (dal sorprendente “Io uccido”

in poi). Gianrico Carofi glio faceva il magistrato

prima di mettersi a scrivere, con

grande successo, libri gialli incentrati sulla

fi gura dell’avvocato Guido Guerrieri. Irene

Pivetti è stata, donna e giovanissima,

presidente della Camera prima di scoprirsi

showgirl camaleontica: da lady di ferro in

Parlamento a mattatrice di “Bisturi” o Cat

Woman in tuta di lattex a, di nuovo, composta

signora divorziata che, ospite semi

fi ssa nei salotti tv, spiega con pacatezza i

complicati risvolti di un distacco sentimentale.

Giro inverso per Mara Carfagna, un

tempo maratoneta di paradisi enogastronomici

assieme a Davide Mengacci in “La

domenica del villaggio”, poi deliziosa spalla

di Giancarlo Magalli in “Piazza grande”,

oggi ministro per le Pari Opportunità del

governo Berlusconi. Sempre a proposito

di “opportunità poco pari”, Carla Bruni, è

passata da top model, a musicista, a irrequieta

sentimentale (nella carrellata dei

suoi ex fi danzati da Mick Jagger ad Eric

Clapton) , a fi rst lady (in quanto inaspettata

moglie del presidente francese Nicolas

Sarkozy), ad attrice (nell’ultimo fi lm di

Woody Allen).

Bill Gates, il fondatore della Microsoft, il

27 giugno 2008, dopo trentatré anni nell’azienda

che aveva creato, ha deciso di

cambiare vita e di dedicarsi, assieme alla

moglie Melinda, alla sua Foundation. Ma

ci sentiremmo già di azzardare che, con il

suo patrimonio stimato cinquantaquattro

miliardi di dollari, anche la sua nuova strada

sarà uno scivolo. Come per Al Gore: ex

vicepresidente degli Stati Uniti (durante la

presidenza Clinton (1993-2001), premio

Nobel per la Pace (2007), difensore della

Terra e paladino dell’ambiente oggi, nonché

organizzatore del concerto “Live Earth”.

E, a proposito di concerti, Cat Stevens

ha smesso a lungo di tenerne e di incidere

brani, dopo essersi convertito all’Islam,

nel 1977 e aver deciso di cambiare il suo

nome in Yusuf Islam. Sembra che a scatenare

la metamorfosi siano stati un Corano

regalatogli dal fratello di ritorno da un viaggio

a Gerusalemme e un incidente in cui il

cantante rischiò di affogare nelle acque di

Malibù. Oggi Yusuf vive a Londra con sua

moglie e cinque fi gli. Lavora a pochi progetti,

preferibilmente se legati a iniziative

benefi che o impegnate in qualche causa

umanitaria. Beh, poi ce ne sarebbero tanti

altri. Ma non sempre conviene citarli: non

tutti quello che l’hanno fatto si sono resi

conto di aver cambiato vita.

(V.B.)

IN ALTO: MARA CARFAGNA PRIMA E DOPO

14 *Valeria Braghieri è giornalista e critico televisivo

A FIANCO: GIORGIO FALETTI

15


ENERGIA

IL PERCORSO DI UNA GRANDE AZIENDA

Edison, da sempre un passo avanti

Dopo poco più di 2 anni dal lancio della prima offerta per le famiglie Edison ha

raggiunto il milione di clienti. Un successo che ha però radici ben più lontane

• di Tony Damascelli

celebrato la sera di Santo Stefano del milleottocentoottantatre

all’apertura della stagione

operistica, la Gioconda di Ponchielli andò in

scena al teatro La Scala di Milano illuminato,

per la prima volta nella storia, da duemilaottocentoottanta

lampade elettriche. Il fatto si

ripeterà, altre luci, più di mille e mille, stesso

sito, stessa città, Edison e Milano, Edison e la

Scala. Thomas Edison ha cambiato la vita del

mondo, diventò un mito per l’epoca, addirittura

una moda, quel cognome fu nome di battesimo

per molti neonati (Pelè fu registrato Edison

Arantes do Nascimento all’anagrafe per

poi chiamarsi Edson); l’Edison di Giuseppe

Colombo sta cambiando la vita degli italiani.

Non soltanto un teatro pieno di luce pura ma

case, aziende, palazzetti. L’energia è rinnovabile,

non è indispensabile bruciare idrocarburi,

intossicare l’aria, servono il vento, l’acqua, il

sole, serve la natura senza combustione e gas

velenosi, petrolio e derivati, arriva il prodotto,

l’energia elettrica, dunque, uguale ad altre

energie, ma l’atto produttivo non sputa anidride

carbonica. C’è un ma: i costi delle energie

rinnovabili hanno bisogno di essere sostenuti,

incentivati. Gli impianti eolici hanno quasi

raggiunto l’equilibrio economico con quelli

termoelettrici, il fotovoltaico ha costi multipli

di quattro, cinque volte. Lo illustra e lo conferma

Alessandro Zunino, laurea in ingegneria

gestionale, amministratore delegato di Edison

energia, la società del gruppo che si occupa

della vendita di energia elettrica e gas: «La

decisione di fornire ai privati il nostro servizio

è arrivata nel duemila e otto a un anno dalla

liberalizzazione del mercato elettrico. Cresce

il numero di cittadini che scelgono Edison,

l’obiettivo è di raggiungere i tre milioni di

burocratici. L’Authority non facilita il libero

mercato, cerca di tutelare al massimo, nei

minimi dettagli, il cittadino, il mercato è vincolato

più che tutelato». Che cosa può e deve

fare chi intende cambiare fornitore? «L’attuale

sistema non facilita il cambio, noi riteniamo

invece di agevolare il cliente, rendendo snello

e pratico il servizio. Leggere una bolletta

della luce è impresa impossibile, mille dati,

mille coordinate. Per prima cosa il cliente

deve rintracciare l’ultima bolletta, quindi può

telefonare al nostro numero verde in funzione

per ventiquattro ore oppure contattarci sul sito

web». Solita prassi burocratica... «No, abbiamo

cronometrato: in quattro minuti il contratto

è stipulato, da quel momento ogni incombenza

passa a Edison. Dopo un mese e mezzo il

servizio entra in funzione, dopo quattro mesi

arriva la prima bolletta» E l’Enel, o l’altro fornitore,

che fanno? «Ricevono da noi i dati, la

disdetta, tutto il resto». Se non collaborano?

«Sono obbligati per legge, altrimenti vengono

denunciati. Il cliente può richiedere anche la

restituzione del deposito cauzionale». I costi?

«Si può scegliere come in banca: tariffa fissa,

anche se l’Authority detta nuove cifre, come

avviene trimestralmente, il nostro contratto

non cambia. C’è anche l’offerta della tariffa a

sconto, del 10 per cento. Si calcola che una famiglia

media abbia consumi per 450 euro dei

quali 300 di vero consumo e 150 di tasse, accise

e varie. Su quest’ultima cifra non possiamo

intervenire, sull’altra offriamo uno sconto del

10 per cento. Ci sono casi, con la tariffa fissa,

di risparmi intorno al 35 per cento». Thomas

Edison inventò la luce elettrica perché aveva

paura del buio, Alessandro Zunino per due

volte è rimasto scosso, con le dita nella presa

di corrente, capita anche agli ingegneri, tifosi

del Torino: «Il progetto futuro di Edison è

rivolto al risparmio energetico, ad abbassare

i consumi; stiamo lavorando da un anno, ma

il sistema Paese è ancora acerbo per capire e

accettare quello che dovrebbe essere semplicemente

normale». Normale come accendere

le luci della Scala.

A SINISTRA ALESSANDRO

ZUNINO AMMINISTRATORE

DELEGATO DI EDISON ENERGIA

IN ALTO VISTA INTERNA

DEL TEATRO ALLA SCALA

DI MILANO

SOTTO UN IMPIANTO EOLICO.

C’è un villaggio nello stato dell’Ohio,

Stati Uniti di America, che porta il

nome di Milan. Qui nacque, l’undici

di febbraio dell’Ottocentoquarantasette,

Thomas Edison. Trentaquattro anni dopo Giuseppe

Colombo fondò a Milano, Italia, il Comitato

promotore per l’applicazione dell’energia

elettrica che, l’anno successivo, aggiunse

sull’insegna «Edison». Era la prima azienda utenti nei prossimi quattro anni. Ma dobbiamo

fare i conti con gli ostacoli normativi e


16 del settore in tutta l’Europa. Il fatto venne

17


INNOVAZIONI

CHIMICA ED ENERGIA

Il lato buono dei polimeri

sogni di plastica

Tra pregi e difetti dell’energia solare s’avanza una proposta rivoluzionaria:

valorizzare la materia più banale del mondo

• di Stefano Perissinotto*

Studi recenti prevedono che il consumo

mondiale di energia raddoppierà

entro il 2035. Il dato è certamente

preoccupante, soprattutto perchè

questo enorme bisogno, volto a mantenere il

benessere e la ricchezza dell’occidente, ed

ancor di più a sostenere la vertiginosa crescita

dei paesi emergenti, si traduce in un fiume

di petrolio.

La storia dell’ultimo secolo ci ha insegnato

come questa valanga nera influenzi fortemente

la stabilità politica, economica ed ambien-

IN APERTURA IL “SOLAR

VILLAGE NEL SAHARA”

A FIANCO I POLIMERI PLASTICI

PRIMA DELLA LAVORAZIONE

tale dell’intero pianeta. Negli ultimi anni la Un ruolo importante nello sviluppo e nella

richiesta di petrolio è esplosa a causa della diffusione delle energie rinnovabili è giocato

crescente domanda da parte di paesi in rapida

dai paesi della comunità europea, dove risul-

crescita come Cina e India; ciò ha portato ta installata quasi la metà dei pannelli foto-

ad una fluttuazione dei prezzi del petrolio e voltaici a livello mondiale. Purtroppo siamo

ad un aumento delle emissioni di diossido di ancora lontani da una diffusione capillare di

carbonio, con conseguenze difficili da stimare queste fonti energetiche: l’energia prodotta

sull’equilibrio ecologico mondiale.

tramite conversione fotovoltaica rappresenta

La forte instabilità del mercato petrolifero, e una piccola percentuale del fabbisogno della

la sua stretta correlazione con la politica internazionale,

UE. E’ innegabile tuttavia che il potenziale

unita ad una sempre più diffusa di mercato per il fotovoltaico è estremamen-

consapevolezza dell’incidenza delle attività te alto e l’Italia, terzo mercato europeo dopo

umane sui cambiamenti climatici, hanno rinnovato

Germania e Spagna, può ambire ad essere un

l’interesse di molte aziende e di molti attore di primo livello.

governi nei confronti di fonti di energia alternative,

Uno dei freni alla diffusione del solare è rap-

pulite e rinnovabili.

presentato dal fattore economico: attualmente

Attualmente la quota di energia prodotta da i costi di installazione e l’orizzonte temporale

fonti rinnovabili è esigua se raffrontata al necessario a recuperare l’investimento costituiscono

contributo dei combustibili fossili. Eppure il

un deterrente per molti potenziali

sole fornisce alla Terra un’energia 5000 volte clienti. Infatti più dell’80% degli impianti fotovoltaici

maggiore dell’intero fabbisogno mondiale e

a livello mondiale è basato su una

continuerà a farlo per miliardi di anni. Ciò significa

tecnologia consolidata dall’esplosione indube

che con l’attuale tecnologia basterebstriale

e commerciale dell’elettronica, la tec-

ricoprire di pannelli solari una superficie nologia del silicio, affidabile ed efficiente ma

equivalente a meno dell’1% del Sahara per costosa. La possibilità di utilizzare processi

soddisfare la richiesta energetica del mondo

noti (la prima cella fotovoltaica in silicio fu

intero. Ed il potenziale non si ferma qui, prodotta negli anni 50), unita all’abbondanza

dato che alla benedizione del sole si possono del materiale, alla sua non tossicità ed all’elevata

aggiungere altre fonti, come l’eolico e molte

efficienza, hanno determinato il successo

20 altre.

di questo materiale. Tuttavia il quantitativo

21


INNOVAZIONI

CHIMICA ED ENERGIA

22

UNA CELLA FOTOVOLTAICA

FLESSIBILE

di energia richiesto per produrre i moduli in

silicio è consistente e vanifica in parte la funzione

primaria dei pannelli, ovvero produrre

energia pulita. Inoltre gli impianti di produzione

richiedono investimenti ingenti e i pannelli

prodotti sono pesanti, fragili e tutt’altro

che economici.

Una soluzione potrebbe arrivare dalla scienza

che forse più di tutte ha influenzato e continua

ad influenzare la nostra vita, nel bene e nel

male: la chimica organica. La plastica, in tutte

le sue innumerevoli varianti, ha cambiato il

nostro modo di vivere ed è stata uno dei motori

trainanti della crescita economica e del

benessere occidentale dagli anni 50 ad oggi.

Per fortuna la chimica ha saputo rinnovarsi ed

oggi disponiamo di materiali organici in grado

di assorbire la luce solare e convertirla in

energia elettrica ad un costo molto basso. In

particolare due tecnologie stanno suscitando

molto interesse, sia a livello accademico sia

industriale: le celle polimeriche a film sottile

e le Dye Sensitized Solar Cells (DSSC). Michael

Graetzel, tra i pionieri di queste tecnologie,

ha recentemente ritirato ad Helsinki il

Millennium Technology Prize, l’equivalente

del premio Nobel per la tecnologia.

I motivi di questo interesse sono molteplici:

in particolare i materiali e le tecnologie utilizzati

per la produzione di celle fotovoltaiche

organiche hanno un costo molto basso se paragonate

al silicio o ad altri competitori. Basti

pensare che una dei sistemi produttivi più

utilizzati per la produzione di fogli fotovoltaici

è lo stampaggio, ottenuto riconvertendo

rotative come quelle utilizzate per stampare i

quotidiani, o in alcuni casi addirittura utilizzando

stampanti del tutto simili a quelle che

troviamo nelle nostre case. Inoltre la chimica

organica è estremamente versatile e permette

di disegnare materiali con proprietà strabilianti.

Le celle polimeriche possono avere

colori differenti, possono addirittura essere

trasparenti e rivestire una finestra, pur continuando

a generare un certo quantitativo di

energia elettrica. Inoltre i materiali organici

sono soffici e possono essere integrati in fogli

perfettamente flessibili interamente costituiti

da dispositivi fotovoltaici e sostenuti da fogli

di PET, la plastica economica di cui sono fatte

le bottigliette d’acqua. Possono essere quindi

installati su superfici curve, o addirittura su

vestiti e borse, permettendoci tra le altre cose

di ricaricare l’I-Pod o il cellulare. In pratica

i materiali organici rendono obsoleta l’immagine

familiare di tetti ricoperti da pannelli

neri, vistosi e pesanti. Sono attualmente in

sperimentazione intere facciate di edifici ricoperti

da celle fotovoltaiche organiche dei

colori più svariati, rosso, blu, verde, o come

dicevamo, addirittura trasparente.

Una delle prime obiezioni nei confronti del

fotovoltaico organico riguarda le basse efci

nel rifornire di energia pulita ed eterna un

pianeta assetato come quello che abitiamo. •

*Stefano Perissinotto è ricercatore presso il Center for Nano

Science and Technology dell’ Istituto Italiano di Tecnologia al

Politecnico di Milano.

23

ficienze di questi dispositivi.

Un’obiezione sensata solo in

parte: la tecnologia inorganica

attuale permette infatti di costruire

celle fotovoltaiche molto

complesse con efficienze elevatissime,

ma ad un costo esorbitante.

Nella valutazione di un

impianto fotovoltaico non basta

tenere in conto quanta potenza

sarà in grado di produrre o con

quale efficienza, ma anche a

quale costo questa energia verrà

prodotta e per quanto tempo sarà

in grado di funzionare. La combinazione

di questi tre fattori

determina il successo e il campo

di utilizzo di una particolare tecnologia.

Una cella estremamente

efficiente ma costosissima potrà

essere utilizzata per alimentare i

satelliti in orbita, una cella durevole

ma poco efficiente potrà

alimentare un pannello stradale,

ed una cella economica ci farà

ricaricare il cellulare. Inoltre la

questione della bassa efficienza

del fotovoltaico organico è a ben

vedere scarsamente supportata

da dati tecnici: partendo da efficienze

bassissime, in meno di

10 anni le celle polimeriche hanno ormai raggiunto

efficienze in laboratorio del 7-8% che

si riducono sul foglio flessibile al 4-5%, mentre

le celle DSSC hanno raggiunto addirittura

il 12%, un valore paragonabile se non addirittura

migliore rispetto ad alcune tecnologie

molto diffuse, come il silicio amorfo, e con

l’ulteriore vantaggio di risultare più efficienti

in condizioni di tempo nuvoloso.

In definitiva la contrapposizione tra tecnologie

inorganiche (Silicio, Telloruro di Cadmio,

etc.) ed organiche (Celle polimeriche, DSSC,

etc.) è in realtà un finto problema. Tutte queste

tecnologie possono ed ancor di più potranno

convivere in futuro, aiutandoci e sostenendo-

IL PREMIO NOBEL PER LA

TECNOLOGIA

MICHAEL GRAETZEL


REPORTAGE

SE L’ENERGIA CAMBIA L’URBANISTICA

TORRACA, UN PICCOLO BORGO

DEL CILENTO INCORONATO

DALL’ ECONOMIST

Città illuminate

Corsi per manager ecosostenibili in Toscana; l’Abruzzo resuscitato

nel fotovoltaico: Torraca di Salerno prima “Led City” al mondo.

Ecco l’atlante italiano delle eccellenze nascoste

• di Miska Ruggeri*

Diciamolo subito. Nonostante qualche significativo

varare le linee guida sulla realizzazione degli

progresso, l’Italia non fa certo parte impianti, ci diamo la zappa sui piedi frenan-

dei Paesi corifei della green economy, dell’efficienza

do nel nuovo piano nazionale anche la fonte

energetica e dell’energia pulita. più competitiva, l’eolico, con previsioni, apdo

La Danimarca e in genere le nazioni nordiche punto al 2020, scese da 16.000 a 12.680 megawatt.

del Vecchio Continente cåi surclassano. E se

Il solare termico, poi, resta una tec-

l’Europa sta alzando al 30 per cento entro il nologia scarsamente diffusa: a Roma, giusto

2020 l’obiettivo per le rinnovabili, noi, che per fare un esempio, sono stati istallati appena

glia, Calabria e Sicilia che effettuano investimenti

24 abbiamo avuto bisogno di ben sette anni per 3.219,80 mq, pari a 1 solo mq ogni 358 abita-

produttivi innovativi per la ricerca e le

25

zioni. Mentre Milano punta più sull’immagine

che sulla sostanza: ai primi di dicembre, in

occasione della II edizione del Festival internazionale

della Luce, sarà collocata in piazza

Duomo una Torre di Luce, realizzata dall’architetto

e designer Luca Trazzi, alta 22 metri

con i led (la tecnologia più avanzata e rivoluzionaria,

anche in senso energetico) alimentati

da pannelli solari, a indicare idealmente la via

(in verità assai travagliata) verso l’Expo 2015.

Epperò, a fronte del ritardo delle metropoli,

nella bistrattata provincia qualcosa si muove,

i cambiamenti verso il meglio ci sono. E per

una volta è bene guardare il bicchiere mezzo

pieno. Come i 500 milioni di euro stanziati di

recente dal ministero per lo Sviluppo economico

a favore delle imprese di Campania, Pu-

LA TORRE DI LUCE

DELL’ARCHITETTO-DESIGNER

LUCA TRAZZI


REPORTAGE

SE L’ENERGIA CAMBIA L’URBANISTICA

LETIZIA MORATTI, SINDACO

DI MILANO, GUARDA VERSO

L’EXPO 2015

energie rinnovabili.

O come, dato che

tutto deve necessariamente

partire

dalla formazione, i

corsi per i “manager

dell’energia”, figure

professionali che sappiano

analizzare i consumi,

individuare le fonti di

risparmio e proporre soluzioni.

Così alla Scuola Superiore

Sant’Anna di Pisa, accanto all’ormai classico

master su gestione e controllo dell’ambiente,

sta per partire un mini-master specifico sulla

geotermia; e nell’ambito della laurea magistrale

in Ingegneria gestionale dell’Università

Carlo Cattaneo (Liuc) è già attivo un percorso

di eccellenza sull’energy management. Il futuro,

archiviate le tute blu, sono i green collar,

operai tecnici e dirigenti specializzati nella

produzione e gestione di energia, prodotti e

consumi verdi, tra cui spiccano, come spiega

Emilio Luongo nel volume “Green Jobs”. Lavorare

nella green economy (Hoepli), le figure

professionali dell’esperto ambientale, del certificatore

energetico, del progettista di impianti

fotovoltaici e del site manager fotovoltaico.

Del resto, non tutta la cronaca è caos monnezza,

rivolte contro le discariche o procure che

indagano sugli pneumatici dispersi (80mila

tonnellate ogni anno). Prendiamo Hera, il primo

operatore italiano nel settore rifiuti, con 77

impianti gestiti, tra cui sette termovalorizzatori

(Wte). Ebbene, basta avere un pc per entrare

nel sito del gruppo e navigare su una specie

di mappa in 3D dell’Emilia-Romagna, accedendo

virtualmente agli impianti di Ravenna

o Modena (via Cavazza), al Frullo a Bologna,

ai termovalorizzatori di Ferrara (via Diana),

Forlì (via Grigioni) e Coriano, e seguendo in

tal modo l’intero viaggio del rifiuto, fino alla

trasformazione in energia e calore, con tanto

di tabelle e grafici sulle emissioni prodotte.

Insomma, le eccellenze italiane non mancano.

Né tra i ritrovati tecnologici (basti pensare

alla Tegolasolare del Gruppo Area Franceram,

di argilla che in seguito alla lavorazione

diventa ceramica, perfetta per le zone vincolate

e i centri storici; o al corriere bolognese

One Express, specializzato nelle consegne a

domicilio con furgoni “puliti”; o alle pensiline

fotovoltaiche per auto e bici di GCI Group),

presentati a novembre a Milano al Salone

internazionale EnerSolar, né tra le pubbliche

amministrazioni. Se infatti in parecchi storcono

il naso dinanzi all’impatto della gigantesca

centrale fotovoltaica di Montalto di Castro

(Viterbo), la più grande d’Italia, estesa su

una superficie di 80 ettari a immediato ridosso

della fascia costiera, non c’è che da essere

orgogliosi per l’exploit di Torraca (Salerno),

incoronata da Economist e Time come prima

«Led City» del mondo.

Questo piccolo borgo medievale del Cilento,

con l’iniziativa “M’illumino di led” voluta

dall’ex sindaco Daniele Filizola (non a caso

laureato in Legge con un master su “Ambiente

ed Energia rinnovabile”) e inserita nella banca

dati Buoni Esempi.it, ha sperimentato già nel

2007 la tecnologia di pubblica illuminazione

a led, risparmiando in tal modo il 70% dei costi

energetici. Inoltre, qui sono stati costruiti

quattro impianti fotovoltaici, la prima piscina

semiolimpica d’Italia a emissioni zero (sede

lo scorso marzo del I Trofeo internazionale

energie rinnovabili con la partecipazione dei

grandi nomi del nuoto), che ha un’autonomia

energetica del 60% da fonti rinnovabili, grazie

all’applicazione contemporanea del fotovoltaico,

del solare termico, del telo isotermico

di ultima generazione e, ovviamente, dei led

per illuminarla, e una pinacoteca all’aperto

con quadri del pittore Biagio Mercadante retroilluminati

dai led; mentre è in fase di progettazione

un impianto eolico e in fase di approvazione

il progetto di una monorotaia che

colleghi Sapri a Torraca riducendo il traffico

su gomma.

«La rivoluzione della luce è arrivata», racconta

Filizola, oggi vicesindaco e assessore all’Urbanistica

e ai Lavori pubblici, «e bisognerà

via via abbandonare l’utilizzo delle lampade,

PESCOMAGGIORE, VOLONTARI

AL LAVORO DOPO IL TERREMOTO

SOTTO A SINISTRA UN LAMPIONE

A LED A TORRACA.

A DESTRA UNO SCORCIO DEL

LAGO DI VERBANIA, CITTÀ

PREMIATA DA LEGAMBIENTE PER

LA QUALITÀ DELL’ARIA


26 27


REPORTAGE

SE L’ENERGIA CAMBIA L’URBANISTICA

SOTTO BELLUNO E A DESTRA

REGGIO EMILIA, CITTÀ AL

TOP NELLA CLASSIFICA DELLA

RICERCA “ECOSISTEMA URBANO”.

IN ALTO A DESTRA UN PROGETTO

DI BIKE SHARING.

sia pure di ultima generazione, per lasciare

il passo ai led, fondamentali per ridurre sia i

consumi, sia l’inquinamento luminoso, sia la

manutenzione (durano 10-15 anni contro i 2-3

delle tradizionali lampade a incandescenza).

Senza dimenticare la sicurezza: funzionano

a 48 volts. Oggi ci giochiamo il futuro nella

capacità di innovare e puntare sul risparmio

energetico».

I dati della XVII edizione di “Ecosistema

Urbano” (Legambiente e Ambiente Italia)

vedono al top Belluno, premiata soprattutto

per la qualità dell’aria e la produzione di rifiuti,

Verbania e Parma. Ottime le performance

di Pordenone per la raccolta differenziata

(76,3%), Reggio Emilia per le piste ciclabili

(34,86 mq ogni 100 abitanti), Sondrio per il

verde urbano fruibile (42,72 mq per abitante),

Campobasso per i consumi elettrici domestici

(910 kWh per abitante), Siena per il solare

termico (11,39 mq istallati su edifici comunali

ogni 1.000 abitanti), Benevento per quello

fotovoltaico (7,22 kW ogni 1.000 abitanti),

Ravenna per le certificazioni ambientali ISo

14001 (7,05 ogni 1.000 imprese attive).

Talvolta, poi, anche le tragedie si trasformano

in occasioni per rinascere migliori. Pescomaggiore

ne è l’esempio perfetto. In questa

frazione dell’Aquila il tremendo terremoto

del 6 aprile 2009 non ha causato vittime, ma

i danni sono stati comunque ingenti: case distrutte,

tetti crollati, muri pieni di crepe.

Per il paese, già colpito dall’emigrazione e ridotto

a poco più di 40 abitanti, un colpo di grazia.

E invece ecco venir fuori da un comitato

locale assistito da esperti di bioarchitettura il

progetto EVA (Eco Villaggio Autocostruito):

case antisismiche, bilocali e trilocali da 50 e

70 mq, a basso costo e a basso impatto ambientale,

costruite in gran parte da volontari,

anche scout e studenti, e con fondi provenienti

totalmente da privati. Una struttura in legno,

pareti di balle di paglia protette da uno strato

di calce, tetti a base di cellulosa, finestre

grandi e rivolte a sud in modo che la soletta di

fondazione, colpita dal sole, faccia massa termica

e rilasci calore. L’energia elettrica viene

fornita da un impianto fotovoltaico, mentre

l’acqua calda dai pannelli solari; inoltre ci saranno

un impianto di fitodepurazione e delle

compostiere per trasformare i rifiuti organici

in fertilizzante per i campi.

Nel capoluogo abruzzese, inoltre, da sempre

ostile alle due ruote a causa della morfologia

del territorio, è stato appena approvato, in attesa

di un nuovo Parco delle acque vicino alle

99 Cannelle, un progetto di bike sharing: cicloposteggi

integrati con il trasporto pubblico

e biciclette elettriche, con sistema automatico

di ricarica degli accumulatori, per incentivare

gli spostamenti con mezzi sostenibili. •

*Miska Ruggeri è giornalista e scrittore

28 29


DESIGN

RIVOLUZIONI DOMESTICHE

Eco design: cicli e ricicli

ecodesign. Ferreri ti spiazza raccontandoti di

un “design ecologico soprattutto per la mente”.

Ti parla di una società che “vive troppo

spesso di bisogni indotti”, ti convince della

“necessità di eliminare le sovrastrutture messe

Sedie di alluminio rimodellato, poltrone soffiate come bottiglie, tavoli in

da altri” e di “capire quello che veramente

cartone: dalle fiere milanesi nasce un nuovo modo di vivere la casa.

serve”. “Proprio la crisi del consumo in atto”,

spiega ancora, “dovrebbe far capire a chi produce

e alle aziende che è più che mai necessa-

E gli accademici dicono: “Così l’arredamento diventa strategia”

rio fare salti con l’immaginazione per dare alla

• di Giulia Cazzaniga*

gente quel che chiede e che nessuno è ancora

in grado di dargli”. “Sempre più spesso mi capita

di incontrare persone che pensano di anda-

Ecodesign, un termine apparentemente le sedie più “intelligenti” che hai mai visto. È

immediato. Il disegno di un prodotto

in un’ottica “eco”, bio, sostenibile. tà. Lo capisci quando vai oltre la vetrina degli

contatto con la natura”, dice quando gli chiedi

parlarne, o scriverne, che ingenera complessire

via dalla città, perché sentono che manca il

La semplicità è dietro l’angolo, più vicina di

quanto ti aspetteresti. Perché scopri che sotto

questa etichetta puoi trovare anche il fai-da-te,

il riciclo, il recupero, come pure le biciclette o

showroom del design e ti trovi “dall’altra parte

della barricata”: dalla parte di chi li crea, quegli

oggetti. E provi a chiedere a un designer

come Marco Ferreri cosa voglia dire per lui

degli esempi, “oppure mi viene da pensare al

bisogno di social e di network. Siamo sempre

più bisognosi di incontri e fatichiamo a parlare

con il vicino con cui condividiamo sei piani di

ascensore quando andiamo a casa. È lo stato

d’animo della nostra società. È il trovare al comunicare l’impresa, la sua qualità di prodotto,

processo e servizio: un modo nuovo di fare

IN APERTURA IL BIOCAMINO A

BIOETANOLO DI OZZIODESIGN

bar solo “musoni”. Il prodotto deve nascere da

SOPRA LA SEDUTA E TAVOLO

voli della mente che trovano il giusto mix. È il impresa, di essere riconoscibili, di coniugare

ZEUS IN CARTONE PRESSATO E

pensiero, che deve essere ecosostenibile”. qualità innovazione e riconoscibilità, di investire

meglio, per valorizzare i fattori ‘intangi-

MARCO PIVA

SOTTO LA LIBRERIA BRERA DI

Il punto, come sempre quando si ha a che fare

con il design, è distinguere i “buoni” dai “cattivi”.

bili’ quali l’attenzione all’ambiente. Se come

Esistono idee intelligenti e pubblicizzate dice il Premio Nobel dell’Economia Herbert

che non sono veramente “eco” e cose che invece

Simon, il design è ‘la volontà sistematica di

sono design anche se non lo sospettere-

influenzare il proprio futuro’, tale volontà deve

sti mai. Alcuni confini li traccia per noi Dalia trovare le sue radici e la sua forza in una fiducia

Gallico, presidente dell’Associazione per il disegno

etica profonda sulla possibilità di vivere in

industriale della Lombardia e coordinatore

un mondo migliore, e che sia migliore per le

dell’Osservatorio permanente del design generazioni che seguiranno, in modo sosteni-

lombardo. “Oggi il buon Design, applicato a bile”. Il Design italiano, quello riconosciuto a

ogni settore, riduce la nostra dipendenza dalle

livello internazionale, ha quindi una missione:

materie prime, permette un miglior uso del

territorio e delle sue risorse e genera minor

inquinamento ambientale”, spiega: “E’ quello

che interpreta la sfida della sostenibilità come

opportunità di sviluppo anche economico, trasformando

i processi di innovazione economica

e crescita. Così come è importante educare

il consumatore a una capacità critica che lo

possa aiutare a comprendere quello che compra.

Perché effettivamente si riesca a diffondere

una cultura attenta ad uno sviluppo sostenibile

non basta infatti esercitare una pressione

sui progettisti e produttori, ma occorre che ci

sia sempre più una domanda dal basso capace

di orientare il sistema di consumo”. “Oggi”,

continua il presidente di Adi, “il design diventa

30 oggi sempre più un metodo per orientare e

31


DESIGN

RIVOLUZIONI DOMESTICHE

LA WOTU CHAIR DI

DANTE BONUCCELLI

in Pet, e cioè materiale plastico riciclabile,

con la stessa tecnica di soffiaggio usata per le

bottiglie, pesa solo un chilo. Ha scritto di lei

Wanders: “Un giorno saremo in grado di comprendere

e utilizzare tutte le potenzialità che

questo nostro pianeta ci offre. Capiremo qual

è la reale essenza della natura. (…) Ti chiamo

Sparkling perché all’interno di te c’è una

piccola stella, una piccola grande luce, uno

scintillio nel buio, una direzione e una destinazione

che noi dobbiamo seguire”. Non c’è solo

il Pet, ovviamente, tra i materiali. Dal cartone

riciclato del tavolo Zeus, del designer Roberto

Giacomucci per Kubedesign, si passa all’alluminio.

Le opere Altreforme sono ad esempio

tutte eco-compatibili perché realizzate in alluminio,

al 100% riciclabile. Come Brera, la

libreria componibile che racconta l’anima più

antica e autentica di Milano, firmata da Marco

Piva. Il legno entra nel mondo ecodesign

con Lamm, azienda che da sempre si impegna

a minimizzare l’impatto ambientale e a sperimentare

nuovi percorsi nel riuso. Al Fuori Salone

di Milano del 2010 ha presentato la sedia

Wotu chair, disegnata da Dante Bonuccelli.

Come sempre quando si tratta di eco design

c’è di mezzo una tecnologia (patent pending)

che utilizza diversi strati di legno di faggio.

Si tratta di fogli ripiegati su se stessi e incollati

a creare naturali tubi di legno. Così si ha

il miglior rapporto tra quantità di materiale e

comportamento strutturale e il minimo spreco

di materiale. Entra l’albero nella fabbrica ed

esce la sedia, mentre il materiale che avanza

viene bruciato creando energia elettrica, che

insieme ai pannelli fotovoltaici, garantisce circa

il 90% del fabbisogno produttivo. Design

sostenibile è però anche un modo di vivere la

città. L’incontro tra il design e le capacità di innovazione

della società InBici di Udine, l’eccellenza

tecnologica dell’azienda Altha e la

tecno-superficie DuPont Corian, un materiale

high-tech ultra-versatile, ha portato alla nascita

di “InBici Point”, un’innovativa soluzione

di bike-sharing che rispetta il territorio, è facile

e sicura da usare e permette la condivisione

delle biciclette in maniera semplice, rapida e

intuitiva, rendendole un mezzo efficace anche

ad integrazione dei diversi mezzi di trasporto.

Tornando nell’ambiente domestico, Ozzio-

“Promuovere la comprensione e la quantificazione

del valore aggiunto ‘attenzione al verde’

apportato al sistema. Deve essere in grado di

fare percepire il valore intangibile e a lungo

termine della qualità progettuale in modo da

fare riflettere e orientare gli investitori e consumatori”.

Dalia Gallico ha appena terminato

di lavorare a una ricerca sul cradle to cradle

(dalla culla alla culla), sui progetti che possono

essere riciclati all’infinito o che possono

tornare in natura perché biodegradabili.

Eccolo, il prodotto. Mettiamoci comodi, quindi.

Partiamo dalle sedute. Tokujin Yoshioka ha

disegnato per Moroso la Memory chair, una

poltrona che si adatta al corpo di chi la usa.

In fibra di cotone, ha un’anima di alluminio

riciclato e può essere modellata a piacimento.

C’è l’ormai arcinota Sparkling chair di Magis,

disegnata da Marcel Wanders. Al Salone del

Mobile del 2010 ha fatto un po’ da manifesto Design propone invece un tavolino da salotto

e strumenti finalizzati alla prevenzione e alla

32 dell’ambito ecologico del disegn. Realizzata con biocamino incorporato, funzionante a bio-

33

etanolo, dotato di bruciatore e kit comprensivo

di accendino lungo, imbuto e coperchio per

spegnimento fiamma.

Tecnologie, materiali, progettazione: il mondo

dell’ecodesign è quindi tutto questo, senza però

abusarne. Spiega la professoressa Lucia Pietroni:

“Del termine eco design si abusa tutti i giorni,

rischiando però di allontanare il messaggio”.

Pietroni si occupa della direzione e del coordinamento

dell’unico master italiano a livello

universitario di Ecodesign ed ecoinnovazione,

presso l’Università di Camerino, che ha sede

ad Ascoli Piceno. “Per fare qualcosa per l’ambiente

servono anche gli strumenti adeguati dal

punto di vista tecnico e scientifico”, avverte,

auspicando che “anche le imprese si rendano

conto che essere attenti all’ambiente non è

semplicemente un costo ma porta dei benefici

importanti, ad esempio nella razionalizzazione

dei processi produttivi”. Se ne sono rese conto

le aziende sponsor di questo master, che insieme

agli studenti hanno progettato il packaging

di alcuni prodotti secondo criteri di ecodesign.

“Il master sta ottenendo buoni risultati dal punto

di vista dell’entrata nel mondo del lavoro dei

nostri studenti: questo significa che le aziende

sono sempre più interessate a questo tipo di

progettazione”. “L’ecodesign è un approccio

metodologico-progettuale innovativo”, definisce

infine: “Un insieme di strategie, metodi

riduzione degli impatti ambientali negativi dei

prodotti in tutte le fasi del loro ciclo di vita,

dalla produzione alla dismissione, evitando di

spostare gli impatti da una fase a monte ad una

fase più a valle del loro ciclo di vita e consentendo

di accrescerne le performance ambientali

senza comprometterne le prestazioni tecnicofunzionali,

la qualità e la sicurezza”.

*Giulia Cazzaniga è giornalista economica

LA SEDUTA PIEGHEVOLE IN

CARTONE “PIEGA”

SOTTO LA SPARKLING CHAIR

DI MARCEL WANDERS


Piccole/medie IMPRESE

L’IMPRESA DELLA TECNOLOGIA UDITIVA

Ci vuole orecchio

Il caso Amplifon, leader di mercato tra tradizione, retail e nuovi punti vendita

• di Paolo Contenti

Il Gruppo Amplifon è leader mondiale nella

commercializzazione, applicazione e Oggi il Gruppo detiene una quota del 9% del

leadership in tutti i Paesi in cui è presente.

personalizzazione di soluzioni uditive. mercato globale ed è presente in ben 15 paesi

Le capacità innovative, la presenza capillare di 5 continenti con oltre 3.200 punti vendita

sul mercato ed un modello di business unico e 2.200 centri di servizio, impiegando circa

ed innovativo hanno consentito all’azienda, 8.500 persone in tutto il mondo.

nata in Italia nel 1950, una crescita continua Il business del Gruppo, il cui fatturato nel

nel tempo ed il consolidamento della propria 2009 è stato pari a 657 milioni di euro, è focalizzato

principalmente sul settore degli apparecchi

acustici (87%), seguito da altri prodotti

quali pile, materiali di consumo, riparazioni,

accessori (consumer electronic di ausilio al

tiva. Dal 2007 l’azienda è ancora più orientata

alla soddisfazione delle aspettative dei propri

migliori soluzioni di ascolto personalizzate.

Attualmente il 27% della rete dei punti vendita

ALCUNE IMMAGINI DI AMPLIFON

POINT

proprio target di riferimento), parti di ricambio

clienti: ha modificato il proprio modello di

Amplifon è costituita da negozi di nuova

e servizi (12%) e da apparecchiature bio-

business facendolo evolvere da una dimensio-

generazione a cui, nel 2011, si aggiungeranno,

medicali (1%).

ne puramente medicale ad un concept misto tra nuovi punti vendita e trasferimenti di punti

Amplifon è leader di mercato in italia, con

medicale-retail, più vicino alle esigenze dei vendita già esistenti, circa altri 50 store.

una quota del 41%, 430 negozi e 2000 centri

clienti attuali e potenziali.

La strategia commerciale di Amplifon prevede

di assistenza sul territorio, che hanno portato

L’esempio più immediato e concreto di questa

anche il progressivo consolidamento della

ad un fatturato nel 2009 superiore ai 194 milioni

trasformazione – precisa Anna Musch, Re-

propria presenza sul territorio – presso ottici e

di euro.

sponsabile Businesss Development Italia – lo farmacie – attraverso la realizzazione di store

Amplifon non è un mero produttore di apparecchi

si trova nel recente rinnovamento e progres-

in store identificati dal brand Amplifonpoint

acustici ma fornisce soluzioni esclusive

siva metamorfosi dei propri store, primario che garantiscono una maggiore capillarità

e tecnologicamente avanzate che, unitamente

punto di contatto con il cliente.

della rete distributiva Amplifon, consentendo

ad un servizio personalizzato ed altamente

I punti vendita Amplifon di nuova generazione

ai potenziali clienti di avvicinarsi progressiva-

qualificato, permettono a milioni di persone

esprimono, nelle soluzioni progettuali ed mente e agevolmente al mondo delle soluzioni

di migliorare la propria comunicazione uditiva

architettoniche, il massimo della tecnologia uditive.


in tutte le situazioni d’ascolto. In questa

e dell’innovazione per garantire un perfetto

semplice ma significativa affermazione è racchiuso

controllo acustico ed una esperienza emozio-

il segreto del successo dell’azienda e

nale unica: il cliente, viene invitato e guidato

l’unicità del suo business model.

attraverso un percorso che consente la riconquista

del proprio benessere uditivo.

EDISON E AMPLIFON:

Amplifon è riuscita negli anni a raggiungere

NEL SEGNO DELLA SICUREZZA

dunque non solo una leadership di mercato,

Gli spazi sono ampi, prevalgono luci rilassanti,

colori caldi e trasparenze.

DI MAURIZIO ADDESA

ma anche di pensiero ottenendo un livello di

“top of mind awareness”: Il suo nome oggi è

L’esperienza culmina nella “solution room” Amplifon è cliente Edison dal febbraio

identificativo di una tipologia di prodotto e di

nella quale le soluzioni progettuali adottate 2010 per la fornitura di gas naturale. Per

una tematica, ovvero l’udito.

consentono di mixare perfettamente le più mettersi al riparo da eventuali aumenti del

I motivi di questa ascesa vanno ricercati, oltre

sofisticate tecniche costruttive con un ambiente costo del combustibile Amplifon ha scelto la

sicurezza di Edison 24Business, che garantisce

un prezzo bloccato per ben 24 mesi.

che nella qualità e nell’innovazione dei servizi

dall’atmosfera protetta e rassicurante, dove

34 offerti, nell’efficiente e capillare rete distribu-

gli audioprotesisti Amplifon propongono le

35


IL RACCONTO

PICCOLI CONSIGLI URBANI

Cambiamo tutto

ma lo facciamo per lei

Controindicazioni ecologiche: le perizie di uno scrittore intrappolato

tra ecopass, car pooling e burocrazia a basso impatto ambientale

EDOARDO MONTOLLI

• di Edoardo Montolli*


Hai visto questo tipo? Dà corrente al pc pedalando

la bicicletta, carica il cellulare con

la manovella, veste solo con abiti usati. Lui sì

che sa risparmiare, vedi? Lui sì che fa qualcosa

per l’umanità”.

Sto guidando verso casa dei miei, e Simona,

la mia compagna, è in via di sbarellamenti.

Da qualche tempo a questa parte tenta di convincermi

che c’è un sacco di gente che vuole

salvarmi. Cambiare tutto, fonti di energia,

di carburante, di produzione. C’è chi vuole

cambiare i destini di intere città, c’è chi vuole

addirittura cambiare il destino dell’Italia. L’ex

ministro Scajola, prima di accorgersi che forse

qualche furbone gli aveva pagato casa a sua

insaputa, voleva portare il nucleare per salvarci.

Più ecologico, pulito, sano. Lo fanno tutti

anche per me, dice Simona.

si riconosceva dalle case, dall’assetto urbano,

come nel resto del mondo. Si riconosceva

dall’odore: arrivavi sempre dritto da Milano.

E quando l’aria perdeva il suo classico aroma

e l’olfatto veniva raggiunto da un misto di nafta,

petrolio e benzina, allora capivi che ti stavi

avvicinando alle sue porte. Non servivano

manco i cani, casomai ti fossi perso. Merito

della gigantesca raffineria al confine con Pero.

Eravamo forse la città più inquinata d’Europa.

Ma un giorno, finalmente, decisero di cambiare

tutto. E di chiudere. “Lo facciamo per

lei”, diceva il sindaco appena chiedevo lumi

sul futuro.

Oggi Rho è effettivamente molto cambiata.

Sempre che riesci a trovarla.

Perché dalle strade normali non ci arrivi più.

Al posto della grande raffineria, al grido di

“basta inquinamento”, ci hanno costruito infatti

una delle Fiere più grandi d’Europa. E

per metterla su hanno sventrato case, interi

quartieri, e campi e boschi - gli ultimi- dietro

il palazzo in cui stavo. L’hanno riempita di

rotonde e di cantieri sempre aperti e ponti che

la spaccano in quattro. Se ti perdi tra le gimkane,

le curve e i cartelli, neppure i cani ti sono

d’aiuto.

L’avranno pure fatto per me, però io, che ho

beneficiato di questo colpo di culo, non so più

dove abitano i miei. E devo per forza raggiungerli

dall’unico tratto autostradale risparmiato

dallo sfascio.

E’ stata la scelta ecologica.

L’hanno fatta pure a Milano. Tolta la Fiera da

lì per portarla a Rho -troppo smog e traffico

dicevano-, ci faranno case. Belle, alte, rigogliose.

Per portarsi avanti sullo stop ai gas di

cambiamenti per migliorare, ha cambiato l’auto.

Non la sua, la mia. Ha dato dentro il MIO

Gtv, per farmi uscire con una “assai più elegante”

Stilo diesel.

“Così non inquini”. E in effetti con la benzina

sborsavo un ecopass da due euro. Col diesel

niente. Fino a un anno fa. Poi, sono iniziati

messaggi sibillini in autostrada: “Senza fap

paghi ecopass”.

Sospettoso, ho telefonato ad un amico milanese.

“Che cazzo vuol dire?”

“Che adesso paghi l’ecopass se non hai il filtro

antiparticolato. Ce l’hai?”

“Non lo so. Che faccio di mestiere, il meccanico?”

“Guardo io sul sito dell’ecopass, dammi la targa…

Sì, da oggi, se entri in centro città col tuo

diesel, paghi cinque euro”

“Cinque euro?”

Ho chiamato i vigili: “Com’è che prima inquinavo

meno del benzina e ora con l’auto a

benzina pago sempre due euro e con il diesel

diesel senza Fap inquina di più.”

“E non potevano accorgersene prima di farmi

cambiare la macchina?”

“Cosa vuole. Guardi che alla fin fine lo facciamo

per lei”.

Sarà. Ma io, che non riesco ad apprezzare tanta

buona sorte, ho pensato che se mi fossi tenuto

la mia auto e la stramaledetta raffineria,

pagherei tre euro in meno ogni volta che vado

a Milano. E oggi saprei ancora dove abitano

i miei.

Perché, appunto, io non abito più lì. Dovendo

decidere dove trovare casa per vivere con Simona,

un giorno mi fa: “Perché non vieni su,

dalle mie parti? Qui è ancora tutta campagna.

Ci sono i boschi, i campi, i parchi. Cambi tutto,

ma proprio tutto il tuo ritmo di vita, rispetto

alla città”.

Una scelta ecologica, anche questa. Una botta

di culo, stavolta, che nemmeno ti puoi immaginare.

E infatti ora abito più a nord. Ci sono

lepri, fagiani, verde ovunque. Solo che, tra un

Io non lo sapevo. C’è tutta questa gente che mi

vuole bene.

Sono cresciuto alla periferia di Rho. Per decenni

la mia città, più che un punto, è stata una scarico, si sono inventati l’ecopass: paga chi

senza fap pago cinque euro?”

parco e l’altro, per limitare ecologicamente

36 macchia nera sulla carta geografica. Rho non inquina. “Giusto”. Simona, che è sensibile ai

“Non lo so. Si vede che si sono accorti che un l’impatto ambientale, ci hanno infilato una

37

UNA RAFFINERIA

A PIENO REGIME


IL RACCONTO

PICCOLI CONSIGLI URBANI

lunga serie di ditte chimiche, aggiuntesi a chi

ha prodotto eternit per una vita. Ed è oggi tra

le zone che svettano per le altissime percentuali

di cancro. In compenso, nei campi, da

quando c’è il boom ecologico del fotovoltaico,

l’agricoltura viene rapidamente sostituita

da enormi schiere di pannelli solari. Il sindaco,

già che c’era, ha fatto installare un ripetitore.

Le motivazioni le ho ascoltate poco, ma mi ha

attirato la conclusione: “Lo facciamo per lei,

non l’ha ancora capito?”

No. Non lo avevo ancora compreso. Forse c’è

troppa gente che mi vuole bene e pensa al mio

futuro. Ma è colpa mia. Forse se a Rho avessero

fatto un parco, al posto della Fiera, così

come si mormorava ai tempi della bonifica

della raffineria, me ne sarei accorto prima. E

mi sarei guardato bene dal cambiare. Me ne

sono accorto invece l’altra sera, quando in tv

c’era uno che vendeva case e diceva: “Vieni a

Seveso… circondato dal verde”.

Il parco è un monito. Poteva sorgere dove

c’era la raffineria, e invece è sorto dove c’era

la diossina, dopo l’incidente dell’Icmesa. Hanno

fatto il grande parco, e trenta e rotti anni più

tardi ci vai a vivere. “Nel verde”.

A Gerenzano, fino al ’92 c’era la discarica più

ampia d’Europa. Ci hanno fatto il parco grandissimo.

Anche lì, oggi, puoi vivere nel verde.

Tempo fa ho intervistato un ingegnere, Paolo

Rabitti, che mi ha dato la foto di una palude:

“Ecco, buona parte dei rifiuti della Campania

sono finiti qui”. Fra vent’ anni, chissà, forse lì

sorgerà il parco grandissimissimo.

Ma io immagino già le centrali nucleari di

prossima produzione. Verrà il parco più grande

di tutti. E lo faranno, lo so, anche per me.

Sempre se sopravvivo.

tostrada, usuro meno l’auto e soprattutto inquino

meno. E’ di sicuro la soluzione giusta.

Andando in quattro in auto, la città dove c’era

la raffineria e dove oggi c’è la Fiera che l’ha

sventrata, la città incastonata tra Gerenzano e

Seveso, sicuramente si salverà dall’inquinamento.

E’ certissimo.

Poi, non lo so perché, sarà il sonno. Ma ho

come una strana immagine ipnagogica: c’è un

tizio elegante che appare dalle macerie della

mia città, ridotta a un colabrodo di fibre e

ponti e case costruite sopra altre case. Il tizio

sorride. Vuole convincermi che l’uranio non è

affatto radioattivo, anzi che non è nemmeno

dannoso. E che nel verde può starci benissimo,

insieme a ditte chimiche, raffinerie, discariche.

Dice che anch’io, che nel frattempo

ho cambiato tredici macchine e sono arrivato

all’Euro 16, devo dare una mano, perché ancora

la macchina ad acqua è troppo presto per

metterla in produzione. Mi spiega che anch’io

devo aiutare a salvarmi. E che devo risparmiare

energia. E infatti io, che ho 37 anni, nel sogno

a occhi aperti ne ho già 60. E passo il tempo

pedalando tutto il giorno per avere la luce

in casa. Faccio la raccolta differenziata, sepa-

scrivere da quella da cesso. Non compro vestiti.

Sto attento a mangiare cibi confezionati

per non inquinare, a non bere, per carità, dalle

bottiglie di plastica per non aumentare i rifiuti.

E lui approva, dandomi una pacca sulla spalla:

“Bravo, lei ci aiuti. E vedrà che con l’uranio in

casa noi la salveremo. Alla fine, lo facciamo

per lei.”

Sento un’altra pacca, e ancora una più forte.

“OH! ALLORA?”

Mi sveglio. Non è che mi senta benissimo. Il

casellante è ancora lì. Mi guarda stranito e mi

fa: “Allora, aderisce o no al car pooling?”

“Come?”

“Car pooling. Aderisce o no?”

“No, grazie”.

Sbuffa. “Come vuole. Però guardi che lo facevo…”

“…lo faceva per me, vero?”

“Sì”

“Ma farsi un po’ di cazzi suoi le scoccia?” •

*Edoardo Montolli è romanziere e direttore della collana

Yahoopolis di Aliberti Editori

A FIANCO IL NUOVO POLO

FIERISTICO DI RHO

SOTTO: AUTO ECOLOGICA VS

AUTO INQUINANTE

Arriviamo finalmente al casello di Rho. Simona

si è addormentata in auto col giornale del

geniale inventore in mano. Prendo la moneta e

l’allungo al casellante.

“Guardi che qui non può passare. La corsia è

riservata al car pooling”.

“Scusi?”

“Car pooling”

“Cioè?”

Non c’è molto traffico e l’uomo è piuttosto

gentile. Di più, entusiasta. Pare che sia il futuro.

Mi carico tre tizi in macchina, dice, e rando ormai la plastica dura da quella molle,

38 facciamo una volta a testa. Pago meno di au-

il vetro normale dal vetro soffiato e la carta da

39


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HUMOUR

DI BLOOZ

44 45


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