BALLET DU CAPITOLE DE TOULOUSE ESCLUSIVA - Teatro Ristori
BALLET DU CAPITOLE DE TOULOUSE ESCLUSIVA - Teatro Ristori
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<strong>BALLET</strong> <strong>DU</strong> <strong>CAPITOLE</strong><br />
<strong>DE</strong> <strong>TOULOUSE</strong><br />
<strong>ESCLUSIVA</strong><br />
ITALIANA
Fondazione Cariverona ha restituito ai Veronesi il <strong>Teatro</strong> <strong>Ristori</strong>, parte della<br />
storia della città da metà Ottocento in poi.<br />
Il <strong>Ristori</strong> era abbandonato da decenni. È stato un lungo e complesso lavoro di<br />
recupero e restauro, firmato da Aldo Cibic, che ha permesso di realizzare uno<br />
spazio per la cultura tecnologicamente avanzato, dove l’ottocentesco edificio<br />
teatrale rivive valorizzato.<br />
Questa “restituzione” è motivo di soddisfazione per tutti, in quanto l’attività<br />
culturale ha significativi e positivi riflessi sulla vita di una comunità, sia in<br />
termini di innalzamento del livello di civiltà che di crescita economica.<br />
Il progetto si è compiuto con la riapertura del <strong>Teatro</strong> nel segno di Romeo e<br />
Giulietta, il 14 gennaio 2012, affidata al violoncellista Mario Brunello, solista<br />
e direttore dell’Orchestra dell’Arena di Verona, con la partecipazione come<br />
narratore dello scrittore Alessandro Baricco.<br />
La prima Stagione è stata dedicata alla Danza e alla Musica, con risultati di<br />
pieno successo, avviando nel contempo collaborazioni con le grandi organizzazioni<br />
culturali della città. Questa seconda Stagione, ne continua lo sviluppo.<br />
Verona, Palazzo Pellegrini, sede della Fondazione Cariverona.
Giovedì 20 dicembre<br />
Venerdì 21 dicembre 2012 - ore 21.00<br />
foto di copertina © Joris-Jan Bos<br />
Ballet du Capitole<br />
direzione artistica Kader Belarbi<br />
La Compagnia<br />
ballerini principali<br />
Maria Gutierrez Gaëla Pujol<br />
Kazbek Akhmedyarov Valerio Mangianti<br />
ballerini solisti<br />
Juliana Bastos Tatyana Ten<br />
Davit Galstyan Takafumi Watanabe<br />
primi ballerini<br />
Isabelle Brusson Julie Loria<br />
Maki Matsuoka Pascale Saurel<br />
Dmitri Leshchinskiy Raphaël Paratte<br />
Nuria Arteaga<br />
Virginie Baïet-Dartigalongue<br />
Taisha Barton-Rowledge<br />
Estelle Fournier<br />
Olivia Hartzell<br />
Lauren Kennedy<br />
Ina Lesnakowski<br />
Solène Monnereau<br />
Vanessa Spiteri<br />
Juliette Thélin<br />
corpo di ballo<br />
Alexander Akulov<br />
Matthew Astley<br />
Vladimir Bannikov<br />
Kamill-Ariston Chudoba<br />
Fabien Cicoletta<br />
Julian Ims<br />
Shizen Kazama<br />
Jérémy Leydier<br />
Nicolas Rombaut<br />
Demian Vargas<br />
Henrik Victorin<br />
Théâtre du Capitole<br />
direttore artistico Kader Belarbi<br />
direttore amministrativo Janine Macca<br />
maîtres de ballet Emmanuelle Broncin, Minh Pham<br />
direttore di scena Frédérique Vivan-Guillot<br />
pianista Raúl Rodriguez Bey<br />
drammaturgia della danza Carole Teulet<br />
segreteria Frédérik Sellier<br />
direttore tecnico Paul Heitzmann<br />
responsabile elettricisti Pierre-Jean Mauriès<br />
attrezzeria Audrey Juillié<br />
macchinisti Jean-Marie Ragot, Olivier Larcher<br />
sartoria Gwladys Aragon<br />
trucco Thierry Le Gall
PROGRAMMA<br />
La Stravaganza<br />
Symphony of psalms<br />
Prima assoluta: New York State Theater, 22 maggio 1997, New York City Ballet<br />
Théâtre du Capitole de Toulouse, 5 dicembre 2012, Ballet du Capitole<br />
coreografia Angelin Preljocaj<br />
musiche Antonio Vivaldi (Concerto n. 8,<br />
RV 249, estratti dal Dixit Dominus,<br />
Laudate pueri Dominum)<br />
Evelyn Ficarra (Source of uncertainty),<br />
Serge Morand (Naïves),<br />
Robert Normandeau (Eclats de voix),<br />
Ake Parmerud (Les objets obscurs)<br />
scene Maya Schweizer,<br />
supervisione Mark Stanley<br />
fondale realizzato da Laurent Tréneule<br />
costumi Hervé Pierre, supervisione Holly Hines<br />
luci Mark Stanley,<br />
rielaborate da Patrick Méeüs<br />
La Stravaganza è stata rimontata grazie alla partitura<br />
in notazione Benesh, trascritta da Dany Lévêque,<br />
coreologo del Ballet Preljocaj<br />
durata 30 minuti<br />
interpreti<br />
Taisha Barton-Rowledge, Olivia Hartzell, Lauren Kennedy,<br />
Maki Matsuoka, Vanessa Spiteri, Juliette Thélin<br />
Alexander Akulov, Matthew Astley, Nicolas Rombaut,<br />
Demian Vargas, Henrik Victorin, Takafumi Watanabe<br />
Prima assoluta: Circustheater, Scheveningen, 24 novembre 1978<br />
Nederlands Dans Theater<br />
Théâtre du Capitole de Toulouse, 24 ottobre 2012, Ballet du Capitole<br />
coreografia Jiří Kylián<br />
(rimontata da Brigitte Martin, répétiteur)<br />
musica Igor Stravinskij<br />
scene William Katz<br />
costumi Joop Stokvis<br />
luci Joop Carboot<br />
rielaborate da Loes Schakenboos<br />
durata 25 minuti<br />
interpreti<br />
Julie Loria, Kazbek Akhmedyarov<br />
Maria Gutierrez, Davit Galstyan<br />
Juliette Thélin, Takafumi Watanabe<br />
Isabelle Brusson, Valerio Mangianti<br />
Tatyana Ten, Demian Vargas<br />
Maki Matsuoka, Alexander Akulov<br />
Taisha Barton Rowledge, Kamill Chudoba<br />
Vanessa Spiteri, Nicolas Rombaut<br />
6<br />
7
DISINCANTO E SPIRITUALITà:<br />
<strong>DU</strong>E COREOGRAFIE MUSICALI<br />
di Marinella Guatterini<br />
L’ultimo, nostro, incontro con il Ballet<br />
du Capitole di Tolosa avvenne nell’ormai<br />
lontano 2001, quando ancora la<br />
balanchiniana Nanette Glushak era<br />
alla testa della compagnia legata all’omonimo<br />
<strong>Teatro</strong>. L’intenso programma<br />
Preljocaj-Kylián, portato ora al <strong>Ristori</strong><br />
di Verona, in un esclusivo debutto<br />
nazionale, è invece firmato da Kader<br />
Belarbi, già celebre étoile del Balletto<br />
dell’Opéra di Parigi. Si è dunque voltata<br />
una pagina di storia, a Tolosa,<br />
dopo la lunga e oculata direzione della<br />
Glushak, e dal nuovo leader, direttore<br />
ma anche coreografo, insediatosi<br />
nell’agosto scorso, ci si attende il mantenimento<br />
del repertorio classico e<br />
neoclassico destinato ai trentacinque<br />
ballerini del gruppo, e pure l’apertura<br />
al contemporaneo.<br />
Termine, quest’ultimo, assai vago,<br />
meritevole di un’ampia, e qui impossibile<br />
disamina, ma che almeno nell’accezione<br />
corrente consacra a livelli internazionali<br />
sia il sessantacinquenne<br />
Jiří Kylián, sia il cinquantacinquenne<br />
Angelin Preljocaj.<br />
Coreografi di diversa generazione, i<br />
due sono soprattutto differenti nel linguaggio,<br />
nella poetica, nella cultura<br />
e provenienza, ma hanno in comune<br />
il credo nella necessaria formazione<br />
tecnica dei loro ballerini: una preparazione<br />
di base accademica, ammorbidita<br />
dalle più diverse variazioni del<br />
moderno. Nel programma che qui li<br />
affianca la comune fede in una danza<br />
più che professionale risulterà palese,<br />
mentre divergono gli obiettivi e il<br />
quid espressivo dei due lavori prescelti<br />
dal Ballet du Capitole. Symphony of<br />
Psalms è una coreografia sulla gioia,<br />
ma soprattutto sul dolore della difficile<br />
condizione umana; La Stravaganza,<br />
invece, è un lavoro dedicato idealmente<br />
al passato e al presente e ai riverberi<br />
inconsapevoli o sorprendenti,<br />
del primo sul secondo. Lontane anche<br />
le date di nascita delle due pièce e,<br />
come si può immaginare, le rispettive<br />
destinazioni.<br />
Jiří Kylián creò Sinfonia di Salmi (Symphony<br />
of Psalms è però il titolo originale)<br />
nel 1978 per il Nederlands Dans<br />
Theater, la compagnia olandese di cui<br />
era diventato, proprio in quell’anno, il<br />
direttore artistico e che nel 1999 avrebbe<br />
lasciato per trasformarsi in un free<br />
lance. Angelin Preljocaj allestì La Stravaganza<br />
per il New York City Ballet<br />
e nello stesso anno in cui ottenne il<br />
“Bessie Award 1997” alla terza edizione<br />
del “New York Dance & Performance<br />
Award” per Annonciation, la sua<br />
prima coreografia evangelica, creata<br />
per il Ballet Preljocaj ma all’Opéra di<br />
Losanna, nel 1995. Quel duetto, dedicato<br />
a uno dei momenti salienti nella<br />
religione cristiano-cattolica, era stato<br />
premiato da un pubblico e da una critica<br />
dai gusti e dalla sensibilità spesso<br />
lontani da quelli europei, ma proprio<br />
la curiosità suscitata in America da<br />
Preljocaj esigeva ormai un debutto<br />
nazionale. Peter Martins, direttore<br />
del New York City Ballet, invitò il coreografo<br />
franco-albanese a creare un<br />
balletto per i suoi danzatori all’interno<br />
del “Diamond Project”. Così, su musiche<br />
di Vivaldi, Evelyn Ficarra, Robert<br />
Normandeau, Serge Morand e Åke Parmerud,<br />
con scene di Maya Schweizer,<br />
costumi di Hervé Pierre e luci di Marc<br />
Stanley nacque La Stravaganza; l’accoglienza<br />
degli spettatori statunitensi<br />
fu più che positiva.<br />
Immediato anche il successo del balletto<br />
stravinskiano di Kylián: debuttò<br />
il 24 novembre 1978 al Circustheater di<br />
Scheveningen, con le scene di William<br />
Katz, i costumi di Joop Stokvis, le luci<br />
di Joop Caboort, e contribuì a consolidare<br />
la fama del coreografo ceco che<br />
si era affacciato sulla scena internazionale<br />
con Sinfonietta su musica del<br />
prediletto connazionale Leóš Janáček.<br />
Come quest’ultima coreografia, anche<br />
Sinfonia di Salmi appartiene al primo<br />
periodo creativo di Kylián, quello in<br />
cui egli afferma con maggior forza i<br />
valori di una danza umanistica (sempre<br />
presenti, per la verità, anche nei<br />
suoi lavori successivi) ma soprattutto<br />
il legame con le proprie radici mitteleuropee.<br />
La Stravaganza è invece un frutto tipico<br />
dell’anomalia di Preljocaj: artista<br />
già nel 1997 gradito alle maggiori compagnie<br />
accademiche, come il Balletto<br />
dell’Opéra di Parigi, è da tempo destinato<br />
a sdoppiarsi, cioè a confezionare<br />
per il suo ensemble lavori di solito<br />
sperimentali, sempre disponibili ad<br />
abbinare la danza alle nuove tecnologie<br />
audio-visuali, ed invece balletti<br />
più ortodossi (o almeno di solito tali)<br />
quando viene chiamato a operare con<br />
altri gruppi. Così, la vivaldiana (ma<br />
non solo) Stravaganza assomiglia ben<br />
poco alle sue prime opere riconosciute<br />
come Noces (1989). Anzi, se in quelle<br />
problematiche e più che riuscite<br />
nozze folk ma contemporanee, come<br />
in altri lavori anni Ottanta, il coreografo<br />
annodava, proprio come Kylián,<br />
i suoi destini poetico-estetici alle memorie<br />
di una cultura d’origine, quella<br />
albanese, respirata in famiglia, in La<br />
Stravaganza percorre sentieri ormai<br />
sganciati da quei ricordi. D’altra parte,<br />
l’anomalia di Preljocaj si abbina anche<br />
a un eclettismo che difficilmente<br />
8<br />
9
to del Salmo 39 e tutto il Salmo 150,<br />
premettendo alla partitura la prescrizione<br />
che le parole avrebbero sempre<br />
dovuto essere cantate in latino.<br />
Ma eccoci di fronte a due percorsi contrastanti:<br />
Preljocaj non utilizza l’intera<br />
raccolta “stravagante”, ne sarebbe<br />
uscito un balletto di almeno due ore;<br />
se ne serve per creare un contrappunto<br />
tra il mondo di oggi e quello settecentesco.<br />
Due gruppi di danzatori,<br />
pertanto, si confrontano. In apertura<br />
ci imbattiamo in sei ballerini in costumi<br />
odierni che però si muovono seguendo<br />
uno stile classico sulla musica<br />
di Vivaldi, quand’ecco che sullo sfondo<br />
si alza un velario e appare una tela<br />
antica inondata di una brumosa luce<br />
rossa. Davanti a questo mutato scenario<br />
altri sei danzatori, in abiti barocchi,<br />
si muovono più liberi, “à la Preljocaj”,<br />
con una gestualità ora a scatti, ora fluida<br />
ma quasi comandata dalla musica<br />
elettronica che scardina l’impianto vivaldiano.<br />
I primi danzatori osservano<br />
il secondo gruppo come fossero scolari<br />
in gita in un museo e alla scoperta<br />
di eredità viventi ma remote. Dall’osservazione<br />
si passa a un confrontoscontro,<br />
a un’eccentrica gara che<br />
prende vita e si anima nei movimenti,<br />
tra sonorità ancora vivaldiane e altre,<br />
pure techno. In questo incantevole rimescolio<br />
i due mondi poco alla volta<br />
si ravvisa in Kylián, nonostante la sua<br />
intera ballettografia si possa ormai<br />
suddividere in periodi dalle caratteristiche<br />
diverse.<br />
Eppure in tutti questi contrasti, in<br />
queste palesi differenze, c’è almeno<br />
un trait d’union: sia La Stravaganza,<br />
sia Sinfonia di salmi sono entrambe<br />
coreografie dai titoli musicali. Preljocaj<br />
“rubò” il suo al prediletto Antonio<br />
Vivaldi, in particolare a una raccolta<br />
di dodici Concerti vivaldiani (1712-<br />
1713), ognuno della durata di una<br />
decina di minuti, scritti per violino e<br />
occasionalmente interpretati anche<br />
da un secondo violino, o da un violoncello<br />
solo. La raccolta fu consacrata<br />
dal Prete Rosso a “sua Eccellenza il<br />
Signor Vettor Delfino, nobile veneto” e<br />
vanta una struttura analoga alle altre<br />
sue due più celebri raccolte: Il cimento<br />
dell’armonia e dell’invenzione, e L’estro<br />
armonico. Quanto a Kylián, si avvalse<br />
per il suo balletto di un titolo commissionato<br />
a Igor Stravinskij dalla Boston<br />
Symphony Orchestra e ultimato nel<br />
1930: Sinfonia di Salmi è una partitura<br />
per coro di voci miste e orchestra ed è<br />
suddivisa in tre movimenti, Preludio,<br />
Doppia fuga e Allegro sinfonico. Per il<br />
testo, il compositore russo-americano<br />
aveva scelto dalla Vulgata i versetti<br />
tredicesimo e quattordicesimo del Salmo<br />
38, i versetti secondo, terzo e quarsi<br />
avvicinano pur nell’alternarsi delle<br />
sonorità e degli stili e l’osmosi, alla<br />
fine, si realizza compiutamente, per<br />
terminare in una danza collettiva che<br />
sembra voler azzerare la Storia. Il valore<br />
della coreografia, in specie nelle<br />
intense concatenazioni di corpi che si<br />
vengono a creare, sta nel suo spirito<br />
ludico e disincantato, nel suo porgersi<br />
come divertissement semiserio, in cui<br />
non v’è nulla da insegnare, né da imparare,<br />
ma solo domina un birichino<br />
profumo di essenze lontane, come i<br />
costumi d’epoca, e di aromi che sappiamo<br />
riconoscere. Il tutto ci appare<br />
come una tessitura ampiamente<br />
astratta in cui è stato incastonato un<br />
vezzoso neo tridimensionale.<br />
Al contrario, il progetto coreografico<br />
di Kylián si mantiene aderente agli<br />
sviluppi musicali, mentre assolve a<br />
una delle esortazioni del Salmo 150<br />
- “loda il Signore con la danza” - nel<br />
simulato interno di una chiesa ortodossa<br />
dal fondale completamente<br />
coperto di pesanti tappeti orientali<br />
(recuperati, a suo tempo, in un mercatino<br />
delle pulci olandese). Otto<br />
sedie disposte a “elle” sono gli unici<br />
elementi vissuti dai sedici danzatori<br />
(otto coppie) che per tutta la durata<br />
del balletto (poco più di 20 minuti)<br />
restano in scena, ora in una liturgica<br />
immobilità che segna l’inizio di ognuno<br />
dei tre movimenti del balletto, ora<br />
sospinti da un moto perpetuo (Kylián<br />
coglie l’immagine retorico-musicale<br />
della circulatio adottata qui da Stravinskij),<br />
punteggiato di cadute, sfinimenti,<br />
soste a terra. Il recinto scenico<br />
dal quale non si entra e non si esce allude<br />
alla “prigione” della vita; la danza<br />
alla faticosa accettazione dei suoi<br />
limiti, ben esemplificati, nella parte<br />
centrale dall’andirivieni in fila, perpendicolare<br />
al pubblico. Tutti i danzatori,<br />
avanzando, lasciano dietro di<br />
loro, una alla volta, le otto danzatrici.<br />
Poi le rialzano da terra ma al termine<br />
di pas de deux identici però sfalsati<br />
nello spazio e nel tempo, finiscono<br />
anch’essi rannicchiati a terra Prima<br />
di svanire, lentamente inghiottita nel<br />
nulla, questa dolente comunità si redime<br />
- come prescritto dalla musica -<br />
attraverso un processo di personale e<br />
organica unione tra Dio e l’uomo-Dio<br />
che dimora in noi e noi che abitiamo<br />
in Lui. Coreografia persuasiva, Sinfonia<br />
di Salmi è entrata nel repertorio<br />
delle maggiori compagnie accademiche,<br />
come il Balletto della Scala che<br />
la accolse nel 2005, lo stesso, fortunato,<br />
anno in cui anche La Stravaganza<br />
entrò nel repertorio scaligero. Ora entrambe<br />
sono appannaggio anche del<br />
Ballet du Capitole di Tolosa: scelta e<br />
accostamento, encomiabili.<br />
10<br />
11
foto: © David Herrero
LE BIOGRAFIE<br />
14<br />
Angelin Preljocaj<br />
Nato in Francia nel 1957 da genitori albanesi,<br />
Angelin Preljocaj inizia a studiare<br />
danza classica prima di dedicarsi<br />
alla danza contemporanea con Karin<br />
Waehner. Nel 1980 si trasferisce a New<br />
York per lavorare con Zena Rommett<br />
e Merce Cunningham; poi continua i<br />
suoi studi in Francia con la coreografa<br />
americana Viola Farber e con il francese<br />
Quentin Rouillier.<br />
Successivamente, lavora con Dominique<br />
Bagouet prima di creare una<br />
sua propria compagnia nel dicembre<br />
1984. Da allora, ha creato 45 coreografie,<br />
dall’assolo ai balletti a compagnia<br />
intera. Angelin Preljocaj collabora<br />
regolarmente con altri artisti,<br />
tra i quali Enki Bilal (Romeo e Giulietta,<br />
1990), Goran Vejvoda (Paysage<br />
après la bataille, 1997), Air (Near Life<br />
Experience, 2003), Granular Synthesis<br />
(«N», 2004), Fabrice Hyber (Les 4 saisons…,<br />
2005), Karlheinz Stockhausen<br />
(Eldorado - Sonntags Abschied, 2007),<br />
Jean Paul Gaultier (Biancaneve, 2008),<br />
Constance Guisset (Le funambule,<br />
2009), Claude Lévêque (Siddharta,<br />
2010). Le sue creazioni sono inserite<br />
nel repertorio di diverse compagnie<br />
che a loro volta gli commissionano<br />
nuove coreografie; è il caso del <strong>Teatro</strong><br />
alla Scala di Milano, del New York<br />
City Ballet e del Ballet de l’Opéra national<br />
de Paris. Ha realizzato alcuni<br />
corto-metraggi (Le postier, Idées noires<br />
nel 1991) e diversi film, quali Un<br />
trait d’union e Annonciation (1992 e<br />
2003) per i quali è stato insignito anche<br />
del «Grand Prix du Film d’Art» nel<br />
2003, del «Premier prix Vidéo-danse»<br />
nel 1992 e del premio del Festival del<br />
Video di Praga nel 1993. Ha anche<br />
collaborato alla versione cinematografica<br />
delle sue coreografie: Les<br />
Raboteurs con Cyril Collard dall’ope<br />
ra di Gustave Caillebotte nel 1988,<br />
Pavillon Noir con Pierre Coulibeuf nel<br />
2006, Eldorado / Preljocaj con Olivier<br />
Assayas nel 2007 e Biancaneve nel<br />
2009.<br />
Diversi testi sono stati scritti sulla<br />
sua attività artistica, quali Angelin<br />
Preljocaj nel 2003, Pavillon Noir nel<br />
2006 e Angelin Preljocaj, Topologie de<br />
l’invisible nel 2008. Nel corso della sua<br />
carriera è stato insignito di numerosi<br />
riconoscimenti tra i quali il «Grand<br />
Prix National de la danse» conferito<br />
dal Ministero della Cultura nel 1992, il<br />
«Benois de la danse» per Le Parc nel<br />
1995, il «Bessie Award» per Annonciation<br />
nel 1997, «Les Victoires de la musique»<br />
per Romeo e Giulietta nel 1997, il<br />
«Globe de Cristal» per Biancaneve nel<br />
2009. è Ufficiale delle Arti e delle Lettere,<br />
Cavaliere della Legion d’Onore ed<br />
è stato nominato Ufficiale dell’Ordine<br />
al Merito nel maggio 2006. Composto<br />
oggi da 26 danzatori stabili, il Ballet<br />
Preljocaj risiede dall’ottobre 2006 al<br />
Pavillon Noir di Aix-en-Provence, un<br />
luogo interamente dedicato alla danza<br />
di cui Angelin Preljocaj è il direttore<br />
artistico.<br />
JIrÍ ˇ KYLIÁN<br />
Nato a Praga, Jiří Kylián ha studiato<br />
nel Conservatorio cittadino e alla<br />
London’s Royal Ballet School prima<br />
di entrare allo Stuttgart Ballet di John<br />
Cranko nel 1968.<br />
Nel 1973 è stato invitato dal Nederlands<br />
Dans Theater a L’Aja come coreografo<br />
ospite. Qui ha debuttato con successo<br />
con Viewers — la prima di altre 60<br />
coreografie create per l’NDT.<br />
A Viewers sono seguiti Stoolgame<br />
(1974), La cathédrale engloutie (1975)<br />
e Return to a Strange Land (1975). Nel<br />
1975, ha lasciato lo Stuttgart Ballet<br />
per potersi dedicare esclusivamente<br />
all’NDT.<br />
Nominato Direttore Artistico della<br />
compagnia nel 1975, Jiří Kylián ha fatto<br />
il suo ingresso trionfale nel panorama<br />
internazionale con Sinfonietta nel<br />
1978, basato su musiche composte dal<br />
suo compatriota Leoš Janáček.<br />
La sua fama internazionale è andata<br />
accrescendosi con coreografie quali<br />
Symphony of Psalms (1978), Forgotten<br />
Land (1981), Svadebka (1982),<br />
Stamping Ground (1983) e L’Enfant et<br />
les Sortilèges (1984).<br />
Nella seconda metà degli anni Ottanta<br />
l’approccio artistico di Kylián si è<br />
allontanato dalla visione lirica per<br />
intraprendere un percorso più astratto<br />
e spesso surrealista, come si evince<br />
in balletti quali No More Play (1988),<br />
Falling Angels (1989), Sweet Dreams<br />
(1990), Sarabande (1990) e Petite Mort<br />
(1991).<br />
I suoi balletti più conosciuti di questo<br />
periodo includono:<br />
As If Never Been (NDT I nel 1992), No<br />
Sleep till Dawn of Day (NDT III nel<br />
1992), Whereabouts Unknown (1993),<br />
Tiger Lily (NDT I), Double You (NDT<br />
III nel 1994), Arcimboldo (NDT I, II e<br />
III nel 1995), Bella Figura (NDT I nel<br />
1995), Tears of Laughter (NDT III nel<br />
1996), Wings of Wax (NDT I nel 1997),<br />
A Way A Lone (NDT III nel 1998), One<br />
of a Kind (NDT I nel 1998), Indigo Rose<br />
(NDT II nel 1998), Half Past (NDT I nel<br />
1999), Doux Mensonges (Paris Opera<br />
nel 1999), Arcimboldo 2000 (NDT I,<br />
II, III), Click-Pause-Silence (NDT I nel<br />
2000), Birth-day (NDT III nel 2001),<br />
27’52” (NDT II), Claude Pascal (NDT I)<br />
e When Time takes Time per NDT III<br />
(tutto nel 2002). Nel 2003 è stata la<br />
volta di Far too close (NDT III) e Last<br />
Touch (NDT I). Nel 2004 Kylián ha<br />
15
creato Sleepless per l’NDT II.<br />
A parte le sue creazioni di coreografo,<br />
Kylián ha anche dato vita ad una particolare<br />
struttura all’interno dell’NDT,<br />
aggiungendo due nuove dimensioni.<br />
Al celebre NDT I infatti sono stati aggiunti<br />
l’NDT II (“La Giovane e Dinamica<br />
Compagnia” di ballerini fra i 17 e i 22<br />
anni.) e l’NDT III (Ballerini/performers<br />
over 40) – ognuna delle compagnie<br />
con un repertorio che le contraddistingueva.<br />
Nell’aprile del 1995, in occasione dei<br />
suoi vent’anni di direzione artistica<br />
all’NDT, Jiří Kylián ha creato uno spettacolo<br />
su larga-scala, Arcimboldo, che<br />
ha visto coinvolti tutti i ballerini delle<br />
3 formazioni. In questa circostanza,<br />
ha ricevuto uno dei più alti riconoscimenti<br />
olandesi, diventando Ufficiale<br />
dell’Ordine di Orange Nassau.<br />
Dall’agosto 1999 Jiří Kylián si è ritirato<br />
dalla direzione artistica del Nederlands<br />
Dans Theater. Mantiene tuttavia il<br />
suo ruolo essenziale di coreografo residente<br />
e di consulente artistico della<br />
compagnia.<br />
Nell’estate del 2006, insieme al regista<br />
Boris Paval Cohen, ha girato il film intitolato<br />
Car-Men. La coreografia è stata<br />
creata all’esterno di una miniera di<br />
carbone della Repubblica Ceca.<br />
Oltre ai riconoscimenti ufficiali, Kylián<br />
e la sua compagnia hanno vinto numerosi<br />
premi internazionali, tra i quali<br />
i vari “Angel” dell’Edinburgh Festival<br />
(1996 / 1997 / Arch-Angel nel 2000), il<br />
Laurence Olivier Award (2000), e il Nijinsky<br />
Award (2000). L’ultimo, per le 3<br />
nomination (coreografo, coreografia e<br />
compagnia) merita una speciale menzione.<br />
Infine, il Leone D’Oro alla Carriera<br />
per la Danza alla Biennale (Venezia,<br />
2008).<br />
Kylián ha concluso il suo lunghissimo<br />
e meraviglioso rapporto con il Nederlands<br />
Dans Theater con Vanishing Twin<br />
(NDT I, 2008) Gods and Dogs (NDT II,<br />
2008) e Mémoires d’Oubliettes (NDT I,<br />
2009). è invitato a creare o a riproporre<br />
le sue coreografie nei più importanti<br />
teatri del mondo, proseguendo parallelamente<br />
il suo percorso nel campo<br />
cinematografico, che lo attrae sempre<br />
di più.<br />
Ballet du Capitole<br />
de Toulouse<br />
La stagione 2012-2013 è segnata dall’arrivo<br />
alla direzione della danza del<br />
Théâtre du Capitole di Kader Belarbi,<br />
coreografo ed étoile dell’Opéra di Parigi.<br />
Con questa nomina si apre una<br />
nuova pagina per il Ballet du Capi-<br />
tole, fatta di attenzione al repertorio<br />
classico e neoclassico, ma anche di<br />
una grande apertura verso la creazione<br />
contemporanea. Il progetto artistico<br />
di Kader Belarbi è quello di portare<br />
la compagnia classica, composta da<br />
35 danzatori, a tutte le espressioni che<br />
manifestano la varietà della coreografia<br />
contemporanea. Per più di due<br />
secoli l’attività del Ballet du Capitole<br />
ha seguito, come ovunque in Francia,<br />
la tradizione del balletto d’opera.<br />
La prima serata totalmente dedicata<br />
alla danza è stata solo nel 1949 grazie<br />
a Louis Orlandi, l’allora coreografo e<br />
direttore del corpo di ballo. Da allora<br />
altri grandi maestri che sono passati<br />
alla direzione della danza, Juan Giuliano<br />
(1978-1984), Jacques Fabre (1984-<br />
1994) et Nanette Glushak (1994-2012).<br />
Kader Belarbi subentra a Nanette<br />
Glushak, già prima ballerina del New<br />
York City Ballet e dell’American Ballet<br />
Theatre, una direzione che ha segnato<br />
il Ballet du Capitole con la cifra stilistica<br />
balanchiniana.<br />
Kader Belarbi<br />
Danzatore e coreografo (Grenoble,<br />
1962), entra nell’ Accademia di Danza<br />
dell’Opéra di Parigi nel 1975; cinque<br />
anni dopo fa parte del Ballet de<br />
l’Opéra de Paris. Primo ballerino nel<br />
1989, viene notato da Rudolf Nureyev<br />
che lo nomina étoile lo stesso anno.<br />
A 46 anni, dopo una formidabile carriera,<br />
il 13 luglio 2008, abbandona le<br />
scene. Tra i vari premi ricordiamo il<br />
Premio Nijinski nel 1989, uno dei più<br />
prestigiosi premi internazionali; nel<br />
2006 riceve dal Ministero della Cultura<br />
francese il titolo di Cavaliere d’arti<br />
e Lettere e nel 2008 l’onorificenza più<br />
alta attribuita dalla Repubblica francese.<br />
Nel corso della sua attività ricordiamo,<br />
fra i numerosi ruoli di protagonista,di<br />
George Balanchine Agon, Le Palais de<br />
cristal; Les Quatre tempéraments; Violin<br />
Concerto; Le Fils prodigue; Sérénade;<br />
di Pina Bausch Orphée et Eurydice;<br />
di Maurice Béjart Le Sacre du printemps;<br />
di William Forsythe In the Middle<br />
Somewhat Elevated; Pas./parts (1999)<br />
di Jiri Kylian Sinfonietta 1989; Bella Figura;<br />
di Kenneth MacMillan L'Histoire<br />
de Manon; di Maguy Marin Leçons de<br />
ténèbres (1987); di Neumeier Vaslaw<br />
Lo Schiaccianoci; di Vaslav Nijinski<br />
L'Après-midi d'un faune; di Rudolf<br />
Noureev Don Quichotte; La Belle au<br />
bois dormant; Roméo et Juliette; di<br />
Angelin Preljocaj Un Trait d’union; di<br />
Jerome Robbins In the Night; Dances<br />
at a Gathering.<br />
16<br />
17
Il <strong>Teatro</strong> <strong>Ristori</strong> dà il benvenuto<br />
al suo Pubblico e lo invita a rispettare<br />
il seguente Regolamento di Sala<br />
Lo spettacolo inizia puntualmente.<br />
A spettacolo iniziato, l’ingresso sarà consentito solo previa autorizzazione del personale<br />
di sala. I ritardatari perdono il diritto ad usufruire del posto assegnato in prevendita e<br />
potranno essere accomodati in posti di prezzo inferiore.<br />
In caso di concerti, iniziato lo spettacolo, si può entrare in sala solo dopo la fine di ogni<br />
composizione, e in ogni caso solo durante gli applausi.<br />
Prossimamente<br />
Martedì 5 | Mercoledì 6<br />
FEBBRAIO 2013 | ore 21<br />
Ballet Preljocaj<br />
Durante la rappresentazione è proibito far uso di macchine fotografiche, apparecchi di<br />
registrazione audio e video, telefoni cellulari che vanno comunque disattivati.<br />
Per assicurare agli artisti la migliore accoglienza e concentrazione e al pubblico il clima<br />
più favorevole all’ascolto si invita a:<br />
• limitare qualsiasi rumore, anche involontario (colpi di tosse, fruscio di programmi,<br />
conversazione con il vicino, ed altro);<br />
• non lasciare la sala prima del congedo dell’artista.<br />
I bambini di età inferiore ai 7 anni non saranno ammessi in <strong>Teatro</strong>.<br />
Servizio guardaroba<br />
All’interno del <strong>Teatro</strong> è in funzione il servizio guardaroba gratuito.<br />
È obbligatorio depositare al guardaroba ombrelli, cappelli, caschi, macchine fotografiche<br />
e apparecchi di registrazione audio e video e zaini. Non è permesso appoggiare i soprabiti<br />
sul parapetto, sugli schienali delle poltrone eventualmente libere.<br />
foto: © JC Carbonne<br />
Servizio bar<br />
Il bar offre bevande e spuntini. Non è possibile introdurre cibo e bevande in Sala.<br />
18<br />
La Direzione si riserva di apportare alla programmazione annunciata quelle variazioni di date, orari o<br />
programmi e artisti che si rendessero necessarie per ragioni tecniche o per causa di forza maggiore. Gli<br />
spettatori sono pregati di verificare eventuali cambiamenti sulla stampa locale, locandine, avvisi affissi<br />
nei teatri comunicanti le variazioni.<br />
In caso di annullamento di una manifestazione - tranne il caso di forza maggiore - sarà rimborsata la quota<br />
di abbonamento e l’intero importo del biglietto esclusivamente su presentazione del biglietto integro in<br />
tutte le sue sezioni o dell’abbonamento stesso, entro dieci giorni dalla data dello spettacolo annullato.<br />
AnnOnciation<br />
coreografia Angelin Preljocaj<br />
musiche S. Roy, A. Vivaldi<br />
CentaureS<br />
coreografia Angelin Preljocaj<br />
musiche G. Ligeti<br />
Royaume Uni<br />
coreografia Angelin Preljocaj<br />
musiche 79 D
TEATRO RISTORI<br />
via <strong>Teatro</strong> <strong>Ristori</strong>, 7 - 37122 Verona<br />
Tel. 045 6930000 - Fax 045 6930002<br />
www.teatroristori.org - info@teatroristori.org