La circolare dell'Agenzia delle Entrate sul Cuneo Fiscale

cslavoro.it

La circolare dell'Agenzia delle Entrate sul Cuneo Fiscale

45

2007

26 novembre

La circolare

dell’Agenzia delle Entrate

sul Cuneo Fiscale

Le novità della settimana

notizie flash

Le pagine del professionista

Formulari e check list

Autoliquidazione

2007/2008: le novità

Validità ed efficacia delle

Circolari nei confronti

del contribuente

Fringe benefit:

le auto aziendali


INDICE

Le novità della settimana – notizie flash

• Recepita la Direttiva sull’orario degli autotrasportatori pag. 3

• Collegato alla Finanziaria approvato alla Camera pag. 3

• Personale viaggiante e lavoro notturno pag. 3

• Il servizio militare non produce il diritto alla conservazione del posto pag. 3

• Nuova soglia per l’addizionale regionale in Piemonte pag. 4

La circolare dell’Agenzia sugli acconti Irap pag. 4

• Pubblicate le bozze della Cud e del modello 770 per il 2008 pag. 4

• I nuovi codici tributo per il ravvedimento pag. 4

• Nuovi incentivi per la Sardegna pag. 5

• Sospensione delle pensioni per mancata dichiarazione dei redditi prodotti all’estero pag. 5

• Rapporti di lavoro in agricoltura: competenza sui ricorsi pag. 5

• Contributi volontari per lavoratori agricoli per l’anno 2007 pag. 5

• Istituito il conto in Banca d’Italia per il versamento degli aiuti di Stato pag. 5

• Denunce EMens: la nuova versione del documento tecnico pag. 6

• L’Inail e la circolare del Ministero sulla Sicurezza pag. 6

• Autoliquidazione 2007/2008: le novità per la prossima denuncia pag. 6

• Pensioni personale militare pag. 7

Le pagine del professionista

• Ulteriori chiarimenti in materia di cuneo fiscale e contributivo pag. 8

• Circolari Agenzia delle Entrate – Validità ed efficacia nei confronti del contribuente

e degli Uffici pag. 17

Aggiornamento professionale

• L’assunzione delle donne con contratto di inserimento pag. 23

Formulari e check list

• Il fringe benefit dell’autovettura aziendale: erogazione liberale, concessione per

esigenze di servizio, uso promiscuo pag. 26

Normativa in Evoluzione

• L’aggiornamento di ottobre e novembre pag. 32

Calendario delle scadenze

• Calendario delle scadenze dal 1 al 15 dicembre pag. 34


Le novità della settimana – notizie flash

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Recepita la Direttiva sull’orario degli autotrasportatori.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 16 novembre 2007 n.76, ha approvato un

decreto legislativo, che recepisce la Direttiva n.2002/15, sull’organizzazione

dell’orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto; la

disciplina si applica a lavoratori con contratto di lavoro subordinato alle dipendenze di

imprese che partecipano ad operazioni mobili di autotrasporto di persone e merci su

strada.

PARLAMENTO

Collegato alla Finanziaria approvato alla Camera.

In data 22 novembre 2007 la Camera ha approvato il disegno di legge, già approvato

dal Senato, di conversione del D.L. n.159 del 1° ottobre 2007, recante interventi

urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale (C3194). Il

provvedimento, essendo stato modificato, torna all'esame dell'altro ramo del

Parlamento.

Tale disegno di legge contiene, fra le altre, la seguenti previsioni:

• la restituzione con detrazioni ulteriore 150 euro per i soggetti con imposta pari a

zero nel 2006;

• le delibere comunali per le addizionali dovranno essere pubblicate entro il 31

dicembre 2007;

• nuove norme per la stabilizzazione dei lavoratore socialmente utili e di pubblica

utilità in Calabria e Campania;

• semplificazione dell’utilizzo delle risorse del Fondo TFR.

MINISTERI

Personale viaggiante e lavoro notturno.

Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con interpello n.33 del 16

novembre 2007, chiarisce che per il personale di volo delle compagnie di aviazione

civile deve ritenersi tuttora in vigore la previsione dell’art.53 del D.Lgs. n.51/01, che

prevede:

• il divieto di adibire al lavoro notturno, dalle 24 alle 6, le donne in stato di gravidanza

e fino al compimento del 1° anno di età del bambino;

• non sono obbligati a lavorare di notte: la madre di figlio fino a tre anni o il lavoratore

padre convivente e la lavoratrice o il lavoratore unico affidatario di bambino fino a

12 anni;

• non sono obbligati a lavorare di notte: la lavoratrice o il lavoratore che abbia a

proprio carico un soggetto disabile.

Il servizio militare non produce il diritto alla conservazione del posto.

Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con interpello n.34 del 16

novembre 2007, chiarisce che il periodo di servizio militare, non essendo più

obbligatorio, non dà diritto alla conservazione del posto di lavoro, ma nel caso di

contratto di inserimento nel quale il datore di lavoro decida autonomamente di

conservare il posto al lavoratore, tale periodo, dopo la riammissione al lavoro, non

conta per il computo del periodo massimo di durata del contratto sopraccitato.

Consiglio dei Ministri

Seduta

16/11/2007

n.76

Camera dei deputati

Disegno di legge di

conversione

Decreto-legge

01/10/2007 n.159

Ministero del Lavoro e

della Previdenza

Sociale

Interpello

16/11/2007

n.33

Ministero del Lavoro e

della Previdenza

Sociale

Interpello

16/11/2007

n.34

Circolare n. 45/2007, pag. 3


REGIONI

Nuova soglia per l’addizionale regionale in Piemonte.

La Giunta Regionale, con decreto n.51-7368 del 5 novembre 2007 pubblicato nel B.U.

n.46 del 15 novembre 2007, ha fissato, per l’anno 2008, in 11.259,56 Euro la nuova

soglia di reddito oltre la quale applicare l’aliquota dell’addizionale all’Irpef dell’1,4%.

Giunta Regionale

Piemonte

Decreto 05/11/2007

n.51-7368

B.U. 15/11/2007 n.46

AGENZIA DELLE ENTRATE

La circolare dell’Agenzia sugli acconti Irap.

L'agenzia delle Entrate, con circolare n.61 del 19 novembre 2007, detta le regole per

l'applicazione delle norme che hanno ridotto la base imponibile Irap. In particolare,

viene chiarito che: è obbligatoria la dichiarazione sostitutiva per chi ha fruito o intende

fruire degli aiuti previsti dal cuneo fiscale; è possibile scegliere autonomamente e in

modo alternativo fra le nuove deduzioni introdotte con la Finanziaria 2007 e quelle

preesistenti. Viene chiarito che la deduzione base prevista dal cuneo (5.000 euro per

dipendente) è alternativa alla deduzione maggiorata (10.000 euro) di cui si può

usufruire nelle aree svantaggiate; la scelta può essere operata da parte del datore di

lavoro relativamente a ciascun lavoratore. In pratica viene precisato che non vi è

obbligo di effettuare una scelta valida per tutti i dipendenti.

Per maggiori chiarimenti si legga articolo pubblicato a pag.8 di questa circolare.

Pubblicate le bozze della Cud e del modello 770 per il 2008.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il questi giorni sul proprio sito le bozze della

certificazione Cud e del modello 770 validi per il 2008. Si ricorda che a partire dal

prossimo anno sono stati anticipati i termini per la predisposizione dei due

adempimenti, infatti la consegna delle Cud scade al 28 febbraio mentre la

presentazione del 770/2008 deve essere effettuata entro il 31 marzo 2008.

Per quanto riguarda il modello 770 le maggiori novità sono:

• il ripristino del quadro SS con il riepilogo delle ritenute Irpef e addizionali;

• nuovi campi per le addizionali regionali e comunali;

• maggiori richieste di informazione per Previdenza Complementare e Assistenza

Integrativa;

• quadro aggiuntivo per rimborso forfetario di 150,00 euro per redditi bassi;

• maggiori indicazioni su familiari a carico.

Allo stesso modo anche la Cud prevede dei nuovi dati sulla Previdenza

Complementare, le addizionali e il bonus per i soggetti a reddito basso.

I nuovi codici tributo per il ravvedimento.

L'Agenzia delle Entrate, con R.M. n.338/E del 21 novembre 2007, ha reso noti i codici

tributo per il versamento, con F24, delle sanzioni per ravvedimento su omessa o

tardiva trasmissione delle dichiarazioni, su infedele rilascio del visto di conformità e

asseverazione e violazioni commesse dai sostituti d’imposta, che sono i seguenti:

• “8924” denominato “Ravvedimento - Sanzione per tardiva o omessa trasmissione

delle dichiarazioni da parte dei soggetti incaricati - art.7-bis del D.Lgs. n.241/97”;

• “8925” denominato “Ravvedimento - Sanzione per rilascio del visto di conformità e

dell’asseverazione in maniera infedele e violazioni commesse dai sostituti

nell’attività di assistenza fiscale – art.39, co.1, lettere a) e b) e co.3 del D.Lgs.

n.241/97”.

Tali codici sono indicati nella sezione “Erario” dell'F24, in corrispondenza delle

somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nella casella

“Anno di riferimento” dell’anno in cui si realizza la violazione o il ritardo, espresso

nella forma “AAAA”.

Agenzia delle Entrate

Circolare

19/11/2007

n.61/E

Agenzia

delle Entrate

www.agenziaentrate.it

Agenzia delle Entrate

R.M.

21/11/2007

n.338/E

Circolare n. 45/2007, pag. 4


INPS

Nuovi incentivi per la Sardegna.

L’Inps, con circolare n.125 del 19 novembre 2007, rende note le modalità per la

fruizione delle agevolazioni per l’assunzione di soggetti residenti in Sardegna.

Viene chiarito che l’incentivo è corrisposto dall’Istituto in sede di conguaglio dei

contributi dovuti dall’azienda relativamente ai propri lavoratori dipendenti e che l’azienda

stessa dovrà inoltrare la richiesta del beneficio alla società In.Sar. Spa. La stessa

effettuerà i necessari accertamenti e ne comunicherà gli esiti alla Regione Autonoma

della Sardegna per la formazione del provvedimento finale di accoglimento o rigetto;

per tali richieste dovranno essere utilizzati gli appositi modelli allegati alla circolare.

Sospensione delle pensioni per mancata dichiarazione dei redditi

prodotti all’estero.

L’Inps, con circolare n.126 del 19 novembre 2007, rende noto che verrà sospesa la

pensione a quei soggetti che per l’anno 2002 non abbiano proceduto a dichiarare i

redditi prodotti all’estero e abbiano continuato a non comunicare i redditi anche per

l’anno 2004 e 2005. L’Istituto sottolinea che la sospensione non avviene subito ma

dopo 60 giorni dalla ricezione della lettera che richiede la documentazione, inoltre, si

chiarisce che la situazione può essere sanata regolarizzando la propria posizione e

inviando la documentazione richiesta.

Rapporti di lavoro in agricoltura: competenza sui ricorsi.

L'Inps, con circolare n.127 del 22 novembre 2007, ha fornito le indicazioni per la

presentazione dei ricorsi aventi ad oggetto la sussistenza e la qualificazione dei

rapporti di lavoro in agricoltura, adottati nell’ambito di un procedimento ispettivo,

presentati dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. n.124/04, che andranno indirizzati

al Comitato regionale per i rapporti di lavoro.

L’Istituto precisa, inoltre, che per i ricorsi per la sussistenza e la qualificazione dei

rapporti di lavoro avverso provvedimenti diversi dai verbali di accertamento ispettivo,

ovvero, che non derivino da irregolarità contestate in sede ispettiva, il relativo

contenzioso deve restare affidato alla competenza delle Commissioni provinciali

CISOA e della Commissione centrale CAU in unico o in secondo grado, così come

previsto dagli artt.10, 11 e 15 del D.Lgs. n.375/93.

Contributi volontari per lavoratori agricoli per l’anno 2007.

L'Inps, con circolare n.128 del 22 novembre 2007, illustra le modalità di calcolo dei

contributi volontari per le varie categorie di lavoratori agricoli valide per l’anno 2007;

tali modalità variano a seconda che il soggetto sia stato autorizzato ai versamenti

prima o dopo il 12 luglio 1997.

Istituito il conto in Banca d’Italia per il versamento degli aiuti di Stato.

L'Inps, con circolare n.129 del 22 novembre 2007, rende noto che, in attuazione di

quanto previsto dal DPCM 23 maggio 2007, ha provveduto ad aprire presso la Banca

d’Italia, Tesoreria provinciale di Roma, il conto di contabilità speciale finalizzato a

consentire alle imprese interessate dalle procedure di recupero degli aiuti di Stato di

cui alle decisioni CE 11 maggio 1999, C/128/2000 (CFL) e 30 marzo 2004,

2004/800/CE (aiuti all’occupazione), di versare a titolo di deposito provvisorio le

somme oggetto di contestazione in via amministrativa o dinanzi all’autorità giudiziaria.

L’Istituto informa che il numero di conto è 3345 (intestato a “INPS DEP IMP L296-06

DM23-5-07”) e che le imprese dovranno effettuare i versamenti mediante bonifico

bancario o postale. Viene chiarito che per gli aiuti oggetto di recupero ai sensi della

decisione CE 11 maggio 1999, C/128/2000, dovrà essere indicata la causale

“SGRAVI C.F.L./U.E.”, mentre per quelli di cui alla decisione CE 30 marzo 2004,

2004/800/CE la causale è “AGEVOLAZIONI L.81/2003/U.E.” e le imprese dovranno,

inoltre, indicare la matricola Inps nel campo riservato al “codice versante”.

INPS

Circolare

19/11/2007

n.125

INPS

Circolare

19/11/2007

n.126

INPS

Circolare

22/11/2007

n.127

INPS

Circolare

22/11/2007

n.128

INPS

Circolare

22/11/2007

n.129

Circolare n. 45/2007, pag. 5


Denunce EMens: la nuova versione del documento tecnico.

L’Inps, con messaggio n.27627 del 15 novembre 2007, rende noto di aver pubblicato

la versione 2.2 datata 14 novembre 2007 del documento tecnico per la

predisposizione dei flussi delle denunce retributive mensili.

Le variazioni previste dalla presente versione troveranno applicazione a decorrere dal

3 dicembre 2007. Fra la variazioni si segnalano:

• l’introduzione del nuovo elemento di ;

• l’introduzione dei nuovi codici 2T per la regolarizzazione e 1N per trasferimento

d’azienda o di ramo di essa;

• l’introduzione di varie modifiche alla sezione sulla contribuzione alla Previdenza

Complementare e sul TFR;

• l’aggiornamento della tabella Fondi di Previdenza Complementare (Appendice B3);

• l’introduzione della nuova aliquota a decorrere dal 07/11/2007 per i lavoratori

parasubordinati.

INAIL

L’Inail e la circolare del Ministero sulla Sicurezza.

L’Inail, con nota del 16 novembre 2007 n.8680, trasmette alle proprie sedi distaccate

la circolare n.24 del Ministero del Lavoro in materia di sicurezza riaffermando

l’importanza delle indicazioni fornite per lo svolgimento delle ispezioni.

L’Inail sottolinea che la circolare integra e chiarisce i seguenti argomenti:

1) sul provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale con riferimento:

• al presupposto delle “gravi e reiterate violazioni”;

• alla nozione di “ attività imprenditoriale”, in cui ricomprende il settore edile;

• al concetto di “discrezionalità” del provvedimento di sospensione;

• ai limiti e interconnessioni di competenze degli ispettori del lavoro e delle

aziende sanitarie locali;

• alla natura della “sanzione amministrativa aggiuntiva” prevista per la revoca del

provvedimento di sospensione, che qualifica “onere economico accessorio”

completamente estraneo al procedimento ex 689 /81 e non oggetto di recupero

coattivo;

• all’individuazione delle “sanzioni amministrative complessivamente irrogate”;

2) sulla tessera di riconoscimento del personale impegnato in appalti con riferimento:

• al campo di applicazione della previsione normativa, che circoscrive agli appalti

“interni”;

• ai dati minimi che la tessera deve contenere;

• alle modalità di tenuta dei registri per le annotazioni alternative alla tessera.

Per maggiori approfondimenti si legga l’articolo di prossima pubblicazione sulle nostre

circolari.

Autoliquidazione 2007/2008: le novità per la prossima denuncia.

È stata pubblicata nel sito dell’Inail la nuova procedura da seguire per

l’autoliquidazione 2007/2008, che dovrà essere presentata entro il 16 marzo, con

scadenza del pagamento al 16 febbraio, prorogata per l’anno 2008 al 18 febbraio.

L’Istituto sottolinea che per il nuovo anno le novità principali sono:

• l’eliminazione della procedura “Alpi off line” a causa dell’esiguo numero degli

utilizzatori;

• l’esclusione della modalità di presentazione della dichiarazione delle retribuzioni

tramite supporto magnetico, consegnato in sede, a causa dell’obsolescenza dello

strumento.

Si ricorda, inoltre, che per ora non è stata prorogata per l’anno 2007 l’agevolazione a

favore delle imprese edili per cui il premio per tali aziende dovrà essere pagato

senza applicare il consueto sconto dell’11,50%.

INPS

Messaggi

15/11/2007

n.27627

Manuale

INAIL

Nota

16/11/2007

n.8680

INAIL

www.inail.it

Circolare n. 45/2007, pag. 6


INPDAP a cura di Aldo Ciccarella – Esperto in materia previdenziale

Pensioni personale militare.

L’Inpdap – Direzione Centrale Pensioni, con nota operativa n.36 del 19 novembre

2007, a seguito di richieste di precisazioni da parte delle sedi provinciali/territoriali in

merito all’ammissione a pagamento delle pensioni a favore del personale militare, con

decorrenza 1° gennaio 2008, ha precisato che gli Enti/Amministrazioni militari

provvederanno a trasmettere i dati necessari in formato “PDF” e non in formato

“cartaceo”.

Viceversa, sarà cura del Centro Amministrativo Esercito Italiano e quello dell’Arma

dei Carabinieri trasmettere la documentazione cartacea concernente:

• l’applicazione delle ritenute per assegni alimentari ovvero gli atti di sequestro o

pignoramento gravanti sui trattamenti pensionistici;

• l’attribuzione dell’assegno per il nucleo familiare.

INPDAP

DCP

Nota operativa

19/11/2007

n. 36

FONTI NORMATIVE E DI PRASSI

Si ricorda ai Signori lettori che dal 2006 la rubrica “Le novità della settimana – notizie flash”

è completa delle fonti di riferimento che sono scaricabili tramite i link attivi inseriti

nella circolare sui quali cliccare con il tasto destro del mouse.

La redazione

Circolare n. 45/2007, pag. 7


Le pagine del professionista

Ulteriori chiarimenti in materia di

cuneo fiscale e contributivo

a cura di Massimo Mastromartino – Dottore commercialista e Revisore contabile in Roma

Legge Finanziaria

2007: le nuove

deduzioni

L’art.1, co.266, della

Finanziaria 2007,

inserisce nell’art.11,

co.1, lett.a), del

D.Lgs. n.446/97, i

nuovi nn.2, 3 e 4, con

dalla base imponibile

sono deducibili:

un importo pari

La circolare n.61/E del 19 novembre 2007 emanata dall’Agenzia delle Entrate

contiene alcune precisazioni, già anticipate con la C.M. n.44/07, riguardanti le

disposizioni in tema di Irap recentemente modificate con la L. n.296 del 23 dicembre

2006 (Finanziaria per 2007).

In sostanza, la suddetta legge, ha introdotto nuove deduzioni aventi l’obiettivo di

ridurre il cuneo fiscale e contributivo (ovvero la differenza tra il costo del lavoro a

carico dell’azienda e la retribuzione netta percepita dal lavoratore) e favorire, di

conseguenza, una maggiore competitività delle imprese.

La normativa sull’Irap, tuttavia, già prima delle recenti modiche, prevedeva una serie

di deduzioni (che riducevano il peso del costo del lavoro sulla base imponibile Irap)

che sono state di fatto ampliate con le novità legislative recentemente introdotte.

a 5.000 euro (deduzione base), da calcolarsi su base annua, per ogni lavoratore dipendente impiegato nel

periodo d’imposta a tempo indeterminato, (art.11, co.1, lett.a), n.2);

un importo fino a 10.000 euro (deduzione maggiorata) annui per ogni lavoratore con contratto a tempo

indeterminato impiegato nel periodo d’imposta nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania,

Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia (art.11, co.1, lett.a), n.3);

i contributi assistenziali e previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, di

seguito richiamati come “deduzione dei contributi” (art.11, co.1, lett.a), n.4).

Modifiche previste dal D.D.L. Finanziaria 2008

Il disegno di legge Finanziaria per il 2008 apporta alcune modifiche agli importi delle deduzioni Irap per la

riduzione del cuneo sopra esposte.

Sul punto, l’art.3, co.12, lett.f) del D.D.L. Finanziaria 2008 dispone che la deduzione su base annua per ogni

lavoratore dipendente assunto a tempo indeterminato nel periodo di imposta passa:

‣ da euro 5.000 (art.11, co.1, lett.a), n.2, D.Lgs. n.446/97) a euro 4.600;

‣ da euro 10.000 (art.11, co.1, lett.a), n.3, D.Lgs. n.446/97) a euro 9.200.

Esclusione dell’agevolazione ai dipendenti destinati dall’impresa a strutture estere

La C.M. n.61/E precisa che l’agevolazione Irap non spetta per i dipendenti destinati dall’impresa a

strutture produttive estere. Il motivo di tale restrizione risiede nel fatto che le deduzioni stesse devono

intendersi assorbite nell’esclusione dalla base imponibile di tutto il valore della produzione realizzato fuori

dal territorio dello Stato.

Analisi delle deduzioni Irap

La riduzione del cuneo fiscale si sostanzia nel riconoscimento alle imprese di una deduzione di 5.000 euro su

base annua per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato. Come anticipato precedentemente, tale

deduzione è elevata a euro 10.000 nel caso di lavoratori assunti, sempre a tempo indeterminato ma nelle

regioni del centro-sud Italia.

Circolare n. 45/2007, pag. 8


Sul punto, tuttavia, si rileva che, mentre la prima (€ 5.000) è un’agevolazione avente carattere generale e

fruibile dalla generalità di contribuenti, la seconda (€ 10.000), invece, è soggetta, come si vedrà in seguito,

alle nuove regole in materia di aiuti “de minimis” recentemente emanate dalla Commissione europea.

Compatibilità delle nuove deduzioni Irap con le nuove regole in materia di aiuti de minimis

Gli aiuti considerati “de minimis” sono stati introdotti con gli artt.87 e 88 del Trattato istitutivo agli aiuti di

importanza minore e disciplinati dal regolamento (CE) n.69/01 della Commissione del 12 gennaio 2001.

La L. n.296/06, con l’art.1, co.268 ha inserito nel corpo normativo dell’art.11, co.1, la nuova lett.a), n.3), che

attribuisce una “deduzione maggiorata (fino a 10.000 euro annui per ogni lavoratore con contratto a tempo

indeterminato impiegato in Regioni del centro sud) classificabile come aiuto “de minimis”.

In particolare, l’art.2, par.2 del regolamento (CE) n.1998/06 della Commissione europea del 15 dicembre

2006, ha apportato le seguenti modifiche alle condizioni previste dal sopracitato regolamento (CE) n.69/01:

è stato elevato da € 100.000 a € 200.000 il limite del beneficio percepito a titolo de minimis da una

medesima impresa nell’arco di tre esercizi finanziari;

è stato sostituito il riferimento agli anni solari con quello degli esercizi finanziari, da intendersi come

periodi d’imposta rilevanti in conformità alle disposizioni vigenti in materia fiscale in ciascuno degli Stati

membri interessati.

COME SI EFFETTUA IL CALCOLO DELLA DEDUZIONE

La circolare in commento, chiarisce che la corretta determinazione della deduzione Irap deve essere

effettuata su “base mobile”.

Ad esempio, qualora il contribuente abbia già beneficiato di aiuti a titolo di de minimis, per poter determinare

l’ammontare del bonus residuo ancora utilizzabile dovrà:

• prendere come parametri di riferimento i limiti fissati dal nuovo regolamento CE n.1998/06 (euro

200.000);

• stabilire quanto già fruito nell’arco dei due esercizi antecedenti il periodo d’imposta considerato;

• applicare i massimali previsti dal citato Regolamento indipendentemente dalla forma dell’aiuto de

minimis, dall’obiettivo perseguito o dal fatto che l’aiuto concesso dallo Stato membro sia finanziato

interamente o parzialmente con risorse di origine comunitaria.

Nel caso in cui il soggetto abbia usufruito negli anni 2005 e 2006 rispettivamente di € 30.000 e € 70.000, nel

2007 potrà beneficiare al massimo di € 100.000.

Periodo di imposta

Agevolazione goduta

01/02/2005 - 31/01/2006 30.000

01/02/2006 - 31/01/2007 70.000

Bonus residuo

01/02/2007 - 31/01/2008

Limite del beneficio

beneficiabile in 3 anni

100.000 200.000

La deduzione maggiorata di € 10.000, inoltre, è alternativa alla deduzione base di € 5.000, per cui

un’impresa può decidere di non operare una scelta univoca per tutti i dipendenti ma di applicare ad alcuni la

deduzione “maggiorata” e ad altri quella “base”.

Sul tema si propone di seguito un esempio per meglio specificare il concetto sopra esposto.

SOCIETÀ A

3

DIPENDENTI

Impiegati in Lazio

7

DIPENDENTI

Impiegati in Basilicata

Circolare n. 45/2007, pag. 9


Nel presente caso la Società A potrà attribuire le deduzioni sulla base di calcoli di convenienza

preventivamente effettuati. Ad esempio:

CASO 1)

• per ciascuno dei tre dipendenti della regione Lazio una deduzione unitaria pari a 5.000 euro;

• per ciascuno dei sette dipendenti della regione Basilicata una deduzione unitaria pari a 10.000 euro.

Deduzione teorica per i dipendenti impiegati nel Lazio € 15.000

Deduzione teorica per i dipendenti impiegati nella Basilicata € 70.000

Risparmio di imposta 4,25%* (15.000+70.000)= € 3.612,5

CASO 2)

• per ciascuno dei tre dipendenti della regione Lazio una deduzione unitaria pari a 5.000 euro;

• per quattro dipendenti della regione Basilicata una deduzione unitaria pari a 10.000 euro e per gli altri

tre dipendenti una deduzione unitaria pari a 5.000 euro.

Deduzione teorica per i dipendenti impiegati nel Lazio € 15.000

Deduzione teorica per i dipendenti impiegati nella Basilicata € 55.000

Risparmio di imposta 4,25%* (15.000+55.000)= € 2.975

Il risparmio d’imposta ottenuto dai contribuenti che fruiscono della deduzione maggiorata rilevante ai fini

del rispetto del limite di 200.000 euro fissato dal regolamento CE va calcolato sull’intero importo della

deduzione richiesta e non sulla sola parte incrementale. Nel caso 1) è quindi pari a 3.612,5 euro (4,25% di

85.000), nel caso 2, è invece pari a 2.975 euro (4,25% di 70.000).

Deduzione dei contributi

L’art.11, co.1, lett.a), n.4 dispone che sono deducibili:

‣ sia i contributi previdenziali e assistenziali versati dal datore di lavoro in ottemperanza a disposizioni di

legge;

‣ sia i contributi versati dal datore di lavoro alle forme pensionistiche complementari di cui al D.Lgs. n.252

del 5 dicembre 2005, ed a casse, fondi, gestioni previste da contratti collettivi o da accordi o da

regolamenti aziendali, al fine di erogare prestazioni integrative di assistenza o previdenza.

La deduzione dei contributi non spetta:

• per i contributi corrisposti in relazione al personale dipendente impiegato all’estero;

• ai soggetti che determinano la base imponibile con il metodo retributivo, per i quali i contributi sono

esclusi da tassazione per il loro intero ammontare.

Applicabilità delle deduzioni agli enti non commerciali

La C.M. n.61/E, inoltre, chiarisce che gli enti non commerciali che, oltre a svolgere attività istituzionale

esercitano anche attività commerciale, la deduzione in esame spetta esclusivamente in relazione a tale ultima

attività e in caso di dipendenti impiegati promiscuamente sia nell’attività istituzionale sia nell’attività

commerciale, il beneficio spetta in misura proporzionalmente corrispondente al rapporto tra i ricavi e

proventi derivanti dall’attività commerciale e l’ammontare complessivo dei ricavi e proventi conseguiti.

Presentazione della dichiarazione sostitutiva

L’Agenzia chiarisce che coloro che hanno fruito o intendono fruire della deduzione maggiorata, fino a

10.000 euro prevista a favore dei soggetti operanti nei territori svantaggiati, devono presentare la

dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per attestare di non aver mai ricevuto o di aver fruito e

rimborsato o depositato in un conto bloccato di contabilità speciale, gli aiuti dichiarati incompatibili o

illegali.

Circolare n. 45/2007, pag. 10


Relativamente agli aiuti automatici, riferiti ad agevolazioni fiscali, tale dichiarazione deve essere trasmessa

telematicamente, secondo le modalità e i termini stabiliti con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia

delle entrate del 6 agosto 2007.

Con riferimento, invece, al momento in cui occorre presentare la dichiarazione, l’Agenzia precisa che i

soggetti che non hanno fruito della deduzione maggiorata, sono obbligati – a pena di decadenza - a

presentare la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà prima della fruizione medesima. Con

particolare riferimento agli aiuti già fruiti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2007 ed il 21 ottobre

2007, il citato provvedimento del 6 agosto 2007 stabilisce che la dichiarazione doveva essere trasmessa

entro il 20 novembre 2007.

Considerando che la legge finanziaria dello scorso anno ha consentito di poter tener conto delle nuove

deduzioni già in sede di determinazione degli acconti Irap per il 2007, potrebbero essersi verificate delle

situazioni in cui il contribuente ha già fruito o meno delle agevolazioni in argomento, con la conseguenza di

dover trasmettere telematicamente la dichiarazione sostitutiva entro scadenze diverse.

In particolare:

se il contribuente ha già fruito della maggiore deduzione in sede di determinazione del primo acconto, aveva

l’obbligo di trasmettere la dichiarazione sostitutiva in argomento entro la data del 20 novembre 2007;

se il contribuente fruisce della maggiore deduzione in sede di determinazione del secondo acconto, la

dichiarazione sostitutiva deve essere trasmessa prima della fruizione medesima (cioè, prima del

pagamento, mediante compensazione, dell’F24);

se il contribuente non utilizza la maggiore deduzione in sede di acconto, ma direttamente in sede di saldo,

l’invio della dichiarazione sostitutiva deve essere effettuata prima del pagamento del saldo dell’imposta.

Ambito soggettivo di applicazione

I soggetti indicati nell’art.3, lettere da a) ad e) del D.Lgs. n.446/97 che possono beneficiare delle nuove

deduzioni sono:

a) società di capitale e gli enti;

b) società in nome collettivo e in accomandita semplice e quelle ad esse equiparate;

c) persone fisiche esercenti attività commerciali;

d) persone fisiche, società semplici e quelle ad esse equiparate esercenti arti e professioni;

e) produttori agricoli titolari di reddito agrario ex art.32 del Tuir, esclusi quelli con volume d’affari annuo

non superiore a 7.000,00 euro;

f) enti privati di cui all’art.73, co.1, lett.c) del Tuir;

Sono esclusi dalle deduzioni in commento le amministrazioni pubbliche ovvero:

SOGGETTI ESCLUSI DALLE DEDUZIONI

• le Amministrazioni dello Stato;

• gli Istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative;

• le Aziende e le amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo;

• le Regioni, le Province i Comuni;

• le Comunità montane e loro consorzi ed associazioni;

• le Istituzioni universitarie;

• gli Istituti autonomi case popolari;

• le Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura e loro associazioni;

• tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali;

• le amministrazioni, le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale;

• l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN);

• le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300;

• le amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte costituzionale, della

Presidenza della Repubblica e gli organi legislativi delle regioni a statuto speciale;

• le imprese che svolgono attività “regolamentata” (public utilities).

Circolare n. 45/2007, pag. 11


Il D.L. n.81/07, convertito dalla L. n.127/07, ha apportato alcune modifiche alle disposizioni in esame

facendo rientrare tra i soggetti che posso beneficiare di tali deduzioni Irap, anche le banche (solo per la

deduzione base di € 5.000 e dei contributi) e gli altri enti finanziari, le imprese assicurative e le imprese

operanti in concessione e tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle

poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e

smaltimento rifiuti che nella formulazione della Legge Finanziaria per il 2007 erano stati esclusi.

Nell’ipotesi in cui le imprese operanti nel settore dei pubblici servizi, oltre all’esercizio delle attività

regolamentate, svolgano anche altre attività liberalizzate, potranno fruire delle nuove deduzioni solo

relativamente al costo del fattore lavoro impiegato in queste ultime. A tal fine sarà necessario operare la

separazione contabile 1 dei componenti positivi e negativi relativi alle diverse attività svolte.

Decorrenza delle nuove disposizioni e modalità di calcolo delle deduzioni

Le nuove disposizioni introdotte dai commi 267 e 268 della L. n.296/06, sono entrate in vigore a partire dal

periodo di imposta in corso alla data del 1° febbraio 2007.

In particolare, si osserva che il co.267 citato prevede che le agevolazioni in commento:

siano nulle a gennaio 2007

spettino nella misura del 50% per il periodo dal 1° febbraio 2007 al 30 giugno 2007

spettino per l’intero ammontare a partire dal 1° luglio 2007

La norma dispone che sia la deduzione base che quella maggiorata debbano essere ragguagliate ad anno; per

tale ragione:

i contribuenti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare beneficeranno delle deduzioni in

commento a partire dal 2007;

i contribuenti con periodo di imposta non coincidente con l’anno solare beneficeranno dell’agevolazione a

partire dal periodo di imposta in corso alla data del 1° febbraio 2007.

Come si applica l’agevolazione

Le deduzioni (5.000/10.000 euro) “annuali” vanno divise per i giorni che intercorrono tra il 1° febbraio

2007 e il giorno di chiusura del periodo d’imposta.

L’agevolazione giornaliera per il periodo da febbraio a giugno 2007 va divisa per 2 dal momento che, come

previsto dalla Legge Finanziaria 2007, per tale periodo la stessa spetta nella misura del 50%.

In relazione ad un dipendente in servizio nell’intero arco temporale preso in considerazione, la formula per il

calcolo dell’agevolazione è:

Ds = D [(a1 /g) / 2] + D (a2 /g)

dove:

Ds = deduzione spettante;

D = 5.000 o 10.000;

a1 = numero di giorni che a decorrere dal 1° febbraio sono compresi nell’arco temporale che chiude al 30

giugno 2007 o alla data di chiusura del periodo d’imposta se antecedente al 30 giugno;

a2 = numero di giorni che a decorrere dal 1° luglio 2007 sono compresi nell’arco temporale che termina

con il giorno di chiusura del periodo d’imposta;

g = 365.

Se il lavoratore non è stato in servizio per l’intero periodo (ad esempio per assunzione o licenziamento),

occorrerà scomputare da a1 ed a2 i giorni in cui il lavoratore non era alle dipendenze del contribuente.

1 Per la separazione contabile dovrà applicarsi la Direttiva 2006/111/CE della Commissione europea del 16 novembre 2003, che prevede che nelle

scritture contabili devono essere tenute distinte le diverse attività, individuando i costi e i ricavi relativi a ciascuna di esse e specificando i metodi di

imputazione e di ripartizione dei costi e dei ricavi.

Circolare n. 45/2007, pag. 12


ESEMPI

Si fa il caso di un lavoratore impiegato per l’intero periodo di imposta per il quale si beneficia della

deduzione base di € 5.000.

Inizio

periodo

d’imposta

Fine

periodo

d’imposta

Nuove

deduzioni

dal periodo

d’imposta

Numero

giorni di

spettanza

ridotta

Numero

giorni

spettanza

piena

Totale

giorni

Totale

Deduzione

spettante

Periodo coincidente con l’anno solare

01.01.2007 31.12.2007 2007 150 184 334 3.547,94

Periodo NON coincidente con l’anno solare

01.09.2006 31.08.2007

01.09.2006

31.08.2007

150 62 212 1.876,70

01.02.2007 31.01.2007

01.02.2007

31.01.2007

150 215 365 3.972,60

01.04.2006 31.03.2007

01.04.2006

31.03.2007

59 - 59 404,11

Si fa il caso di un lavoratore non impiegato per l’intero periodo di imposta per il quale si beneficia

della deduzione base di € 5.000.

Inizio

periodo

d’imposta

Fine

periodo

d’imposta

Nuove

deduzioni

dal periodo

d’imposta

Periodo coincidente con l’anno solare

01.01.2007 31.12.2007 2007

Periodo NON coincidente con l’anno solare

01.09.2006

01.09.2006 31.08.2007

31.08.2007

Periodo

Lavoratore

in servizio

15.05.2007

01.12.2007

01.03.2007

01.11.2007

Numero

giorni di

spettanza

ridotta

Numero

giorni

spettanza

piena

Totale

giorni

in servizio

Deduzione

spettante

totale

47 153 200 2.417,81

122 123 245 2.520.54

Capienza del costo del lavoro

Il co.4-septies, introdotto con legge Finanziaria 2007, precisa che per ciascun dipendente, l’ammontare delle

deduzioni ammesse dai commi 1, 4-bis.1 e 4-quater dell’art.11 del D.Lgs. n.446/97 “non può comunque

eccedere il limite massimo rappresentato dalla retribuzione e dagli altri oneri e spese a carico del datore di

lavoro”.

Il costo del lavoro rappresenta, pertanto, il limite massimo delle deduzioni fruibili, di conseguenza nel caso

in cui lo stesso venisse superato, l’importo delle deduzioni complessivamente ammesse (qualunque sia la

tipologia di deduzione) potrà essere riconosciuto fino a concorrenza del costo del lavoro sostenuto.

Il calcolo del tetto massimo suddetto, non tiene conto delle maggiorazioni delle deduzioni per incrementi

occupazionali previste dai commi 4-quinquies (territori svantaggiati) e sexies (lavoratrici svantaggiate),

dell’art.11 del decreto Irap.

Si propone di seguito l’esempio di un soggetto la cui deduzione teorica (€ 40.000) sia superiore

all’incremento complessivo del costo del lavoro (€ 30.000). In questo caso l’importo della deduzione

spettante per ciascun dipendente dovrà essere proporzionalmente ridotta affinché non venga superato il limite

previsto dalla suddetta norma (€ 30.000).

Dipendente Costo complessivo

Limite massimo di Deduzione teorica

deduzione

spettante

A 20.000 20.000 20.000

B 35.000 20.000 30.000

Totale 55.000 40.000 45.000

Circolare n. 45/2007, pag. 13


Deduzione spettante per il lavoratore A

45.000 : 20.000 = 30.000 : X

tetto massimo di deducibilità

(20.000 x 30.000) = 13.333,33

45.000

Deduzione spettante per il lavoratore B

45.000 : 35.000 = 30.000 : X

tetto massimo di deducibilità

(35.000 x 30.000) = 23.333,33

45.000

Alternatività delle disposizioni

Il citato co.4-septies, inoltre, dispone che l’applicazione nuove deduzioni (base, maggiorata e dei contributi)

“è alternativa alla fruizione delle disposizioni” di cui ai co.1, lett.a), n.5), 4-bis.1, 4-quater, 4-quinquies e 4-

sexies” (deducibilità delle spese relative ad apprendisti, disabili, personale assunto con CFL, deduzione

annua di € 2.000 per l’assunzione di lavoratori da parte di aziende con componenti positivi non superiori a

€ 400.000, deduzione del costo del personale per un importo annuale non superiore a € 20.000 per ciascun

dipendente assunto, deduzione per il costo di lavoratori svantaggiati).

Al contribuente, tuttavia, viene lasciata la possibilità di scegliere, con riferimento a ciascun

dipendente, se beneficiare delle nuove deduzioni per la riduzione del cuneo fiscale ovvero fruire di

quelle di cui ai co.1, lett.a), n.5), 4-bis.1, 4-quater, 4-quinquies e 4-sexies, dell’art.11, del decreto Irap.

La norma, inoltre, consente di cumulare le nuove agevolazioni con quelle che consentono la deduzione dei

contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro, di cui all’art.11, co.1, n.1), del

D.Lgs. n.446/97.

In sostanza, quindi, è vietato il cumulo sullo stesso dipendente delle deduzioni recentemente introdotte con

quelle già previste dalla disciplina dell’Irap (con la sola eccezione di quella relativa ai contributi per le

assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro), senza per questo impedire scelte differenziate per

ciascuno dei dipendenti.

A titolo di esempio si riporta il caso di un soggetto che ha optato, con riferimento ad uno specifico

dipendente impiegato in Basilicata, per la deduzione maggiorata pari a € 10.000.

1

2

3

Deduzione teorica Costo complessivo del lavoro Deduzione fruibile

10.000 1 11.000 9.000

2.000 2 2.000

500 3 0

12.500 11.000

deduzione maggiorata

deduzione dei contributi di assistenza e previdenza

deduzione contributi assicurazioni obbligatorie infortuni sul lavoro

Nel caso sopra esposto, il costo del lavoro complessivamente sostenuto (€ 11.000) è inferiore al totale della

deduzione teorica, per cui il contribuente dovrà ridurre l’importo massimo di deduzioni fruibili per la parte

che non trova capienza nel costo del lavoro (nell’esempio la differenza tra 12.500 e 11.000 euro).

In questo esempio si è deciso di ridurre la deduzione maggiorata (da € 10.000 a € 9.000) e quella dei

contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro.

Applicabilità dell’agevolazione agli oneri contributivi

Come già anticipato dalla circolare n.44, con riferimento alla deduzione dei contributi, la relazione di

accompagnamento alla Legge Finanziaria dispone che: “in questo caso si farà riferimento agli importi di

detti oneri relativi ai singoli mesi retributivi”.

In relazione agli oneri sociali relativi alla tredicesima mensilità, stabilita a livello di contrattazione e

generalmente corrisposta nel mese di dicembre, tenuto conto che gli stessi maturano nel corso dell’anno,

l’importo ammesso in deduzione dovrà essere calcolato pro-quota con riferimento a ciascuna mensilità.

Relativamente al periodo d’imposta in corso al 1° febbraio 2007, occorrerà tenere altresì conto dei limiti

stabiliti dal co.267 della Legge Finanziaria (riduzione al 50% nel periodo febbraio-giugno).

Circolare n. 45/2007, pag. 14


Acconti

Per determinare l’acconto Irap 2007 con il metodo storico (poiché coloro che utilizzano quello previsionale

possono comunque tener conto delle nuove deduzioni), il co.269 della Legge Finanziaria 2007, dispone che i

contribuenti hanno la facoltà di assumere come imposta del 2006 quella che si sarebbe determinata

applicando nel 2006 le regole sul cuneo fiscale di cui ai commi 266, 267 e 268 della medesima legge.

Il ricalcolo dell’imposta dovrà, quindi, essere effettuato in maniera virtuale applicando le disposizioni e le

limitazioni di recente introduzione a partire dal periodo di imposta 2006.

Determinazione della base imponibile

La determinazione della base imponibile “storica” si ottiene:

• prendendo la base imponibile del 2006;

• depurare la base imponibile delle deduzioni alternativa al cuneo fiscale;

• considerare le limitazioni temporali (febbraio – dicembre) e quantitative (50% da febbraio a giugno, 100%

da luglio in poi);

• calcolare un’imposta dovuta virtuale;

• prendere a base del calcolo dell’acconto dovuto l’imposta calcolata virtualmente.

La C.M. n.61/E, inoltre, chiarisce che:

‣ i lavoratori agevolati devono essere quelli esistenti nel 2006;

‣ è possibile attribuire la deduzione ad un dipendente in organico nel 2006 ma non nel 2007;

‣ non è possibile attribuire la deduzione ad un dipendente in organico nel 2007 ma non nel 2006.

Abolizione dell’obbligo di richiedere la preventiva autorizzazione comunitaria per beneficiare delle deduzioni

La disposizione contenuta nel co.267 della Legge Finanziaria che subordinava la possibilità di beneficiare

delle deduzioni Irap alla autorizzazione comunitaria, come è noto, è stata abolita con quanto disposto

dall’art.1 del D.L. n.67 del 28 maggio 2007, il cui contenuto è stato successivamente trasfuso nell’art.15-bis,

co.2, del D.L. n.81 del 2 luglio 2007, convertito con modificazioni dalla L. n.127 del 3 agosto 2007.

La modifica suddetta, quindi, dà la possibilità ai contribuenti che devono effettuare o abbiano effettuato il

calcolo relativo al primo acconto Irap per il periodo d’imposta in corso al 1° febbraio 2007 di tener conto

delle nuove disposizioni, anche nel caso in cui il primo acconto sia stato effettuato prima dell’entrata in

vigore del D.L. n.81/07.

In questo modo, i contribuenti che hanno calcolato e versato il primo acconto senza tener conto delle

nuove disposizioni relative al cuneo fiscale, potranno comunque fruire delle nuove deduzioni in sede di

versamento del secondo acconto, che potrà essere determinato tenendo conto di quanto versato in più

in occasione del primo acconto.

Modifiche introdotte nell’art.11 del D.Lgs n.446/97

Le novità relative alla disciplina del cuneo fiscale hanno prodotto una serie di modifiche nel testo dell’art.11

del D.Lgs. n.446/97 ai commi 4-bis.1 e 4-bis.2 dell’art.11, del medesimo decreto.

Con riferimento al co.4-bis.1, il co.266, lett.b) della Legge Finanziaria 2007, prevede in favore dei soggetti di

cui all’art.3, co.1, lettere da a) ad e), dell’art.11, del decreto Irap, con componenti positivi di reddito non

superiori a € 400.000 nel periodo d’imposta, una deduzione calcolata su base annua pari a 2.000 euro per

ogni lavoratore dipendente impiegato con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, fino ad

un massimo di cinque.

In base alla lett.c), del citato co.266, inoltre, tale agevolazione viene anche collocata nel co.4-bis2 del

medesimo art.11, secondo la quale sia la deduzione di 2.000 euro di cui al co.4-bis1, sia le nuove deduzioni

di cui al co.1, lett.a), nn.2) (deduzione base) e 3) (deduzione maggiorata), sono ragguagliate ai giorni di

durata del rapporto di lavoro e in caso di contratti di lavoro a tempo parziale sono ridotte in misura

proporzionale.

Esempio

Lavoratore con contratto a tempo determinato (15 giugno 2007/20 novembre 2007) e parziale (20 ore su 40

settimanali).

Deduzione spettante [(2000/365) * 159]* 50% = 435,62

Circolare n. 45/2007, pag. 15


Soggetti che operano in più Regioni

Il co.4-ter dell’art.11 del D.Lgs. n.446/97, riformulato dalla Legge Finanziaria 2007, dispone per i soggetti

che operano in più regioni, le modalità di attribuzione delle deduzioni e la successiva ripartizione del valore

della produzione su base territoriale.

In particolare, il citato co.4-ter chiarisce che preliminarmente all’attribuzione del valore della produzione tra

le varie regioni in cui sono impiegati i dipendenti, è necessario prima decurtare tutte le deduzioni finalizzate

alla riduzione del cuneo fiscale previste dall’art.11 del D.Lgs. n.446/97.

Deduzioni per l’assunzione di donne lavoratrici svantaggiate

Il co.266 della Legge Finanziaria 2007, ha introdotto il co.4-sexies nel corpo normativo dell’art.11 del D.Lgs

n.446/97 con cui si introduce un’ulteriore deduzione dalla base imponibile Irap per l’assunzione di lavoratrici

svantaggiate.

Detto comma riconosce in favore dei soggetti passivi d’imposta che beneficiano della deduzione di cui al

co.4-quater (deduzione per incremento occupazionale) ed in alternativa alla misura di cui al co.4-quinquies

(maggiorazione della deduzione per incremento occupazionale nelle aree in deroga ai sensi dell’art.87, par.3,

lettere a) e c), del Trattato che istituisce la Comunità europea), un incremento della deduzione in caso di

assunzione di lavoratrici svantaggiate 2 .

2 Regolamento (CE) n.2204/02 della Commissione del 12 dicembre 200211, relativo all’applicazione degli artt.87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di

Stato a favore dell’occupazione.

Circolare n. 45/2007, pag. 16


Le pagine del professionista

Circolari Agenzia delle Entrate

Validità ed efficacia nei confronti del

contribuente e degli Uffici

a cura di Gianfranco Vignola – Avvocato in Verona

La circolare con la

quale l’Agenzia delle

Entrate interpreti una

norma tributaria anche

qualora contenga una

direttiva agli Uffici

gerarchicamente

subordinati perché vi

si uniformino esprime esclusivamente un parere

dell’Amministrazione non vincolante per il

contribuente, non è quindi impugnabile né innanzi

al giudice amministrativo non essendo atto generale

di imposizione, né innanzi al giudice tributario non

essendo atto di esercizio di una potestà impositiva.

Il deposito della sentenza n.23031 del 02.11.2007da

parte della Suprema Corte di Cassazione, Sezioni

Unite, oltre a rappresentare una decisa conferma di

quanto già precedentemente statuito da parte del

supremo Collegio (Cassazione Sezione I Sentenza

n.2092 del 25.03.83, nonché Cassazione Sezione I

Sentenza n.11931 del 17.11.05, Cassazione Sezione

V del 10.11.00 n.141619 e Cassazione Sentenza

n.11011 del 14.07.03), offre uno spunto per

effettuare, ed approfondire, ulteriori considerazioni

in riferimento a tre profili che si ritiene vengano ad

essere interessati dalla citata pronuncia.

1° PROFILO

La Corte di Cassazione – Sezioni Unite, con sentenza n.23031 del 2 novembre

2007, ha riaffermato che le circolari con le quali l’Agenzia delle Entrate interpreta

una norma tributaria esprime esclusivamente un parere dell’Amministrazione che

non vincola il contribuente, è quindi non è impugnabile né innanzi al giudice

amministrativo non essendo atto generale di imposizione, né innanzi al giudice

tributario non essendo atto di esercizio di una potestà impositiva.

In primo luogo la tematica inerente la tesi

già consolidata della non vincolanza delle

circolari dell’Agenzia delle Entrate nei

confronti sia del contribuente che dei

giudici tributari chiamati a pronunciarsi

con l’ulteriore prescrizione rinvenibile

nella sentenza in questione di un’assenza

di coercizione anche nei confronti degli

Uffici stessi o della Amministrazione che

ben potrebbe modificare, ovviamente

motivando il proprio orientamento, quanto

oggetto di pronuncia.

2° PROFILO

3° PROFILO

In secondo luogo, è opportuno una breve

disamina in riferimento alla portata di

tale principio di diritto così come

enunciato in riferimento ad altre

fattispecie specificamente previste dal

nostro coordinamento, e generalmente

riconducibili nella categoria dei

cosiddetti “interpelli”.

Infine, fermo il quadro variegato che si

andrà a delineare, si ritiene opportuno

accennare ad un possibile comportamento

suggeribile al contribuente, ferma la

ratio sopra esposta, onde evitare

conseguenze sanzionatorie, forse

eccessivamente rigorose, nell’ambito

appunto di applicazione di disposti

normativi, da parte dell’Agenzia delle

Entrate, così come interpretati sulla

scorta di circolari.

Le circolari

Quanto al primo aspetto, sostanzialmente, la

Suprema Corte ha confermato dei principi generali

già enunciati, per cui alle circolari dell’Agenzia

delle Entrate, non può essere attribuita alcuna

efficacia normativa esterna, non essendo le

medesime annoverabili tra le cosiddette fonti del

diritto e soprattutto in virtù della cosiddetta “riserva

di legge”, in ambito tributario, per cui unica fonte

riconosciuta è quella primaria di tipo legislativo.

Circolare n. 45/2007, pag. 17


Già da tempo, infatti, la giurisprudenza della

Suprema Corte (Sentenza n.14619 del 10.11.2000)

ribadiva che, di fronte alle norme tributarie,

l’Amministrazione ed il contribuente si trovano su

di un piano di parità, per cui la cosiddetta

interpretazione ministeriale, contenuta in circolari o

risoluzioni, non vincola né i contribuenti, né i

giudici e non costituisce neppure fonte di diritto.

In tal senso quindi le circolari non possono essere

considerate alla stregua di norme regolamentari

né possono contenere disposizioni derogative di

norme di legge.

È quindi pacifico, ed ormai assodato, come nei

confronti di soggetti terzi ed estranei alla pubblica

amministrazione, e nella fattispecie che interessa il

rapporto tributario, quindi il contribuente, latu senso

indicato, nonché i giudici tributari, le medesime, pur

potendo rappresentare un’opinione di diritto

caratterizzata da una certa “robustezza”, non

possono in alcun modo rappresentare un parametro

di riferimento, al quale il contribuente o il giudice

debbano rapportarsi per valutare l’interpretazione di

una disposizione legislativa.

A titolo esemplificativo, si appalesa per

evidente illegittimità, con conseguente

censura per violazione di legge, un’eventuale

procedura di accertamento, che si fonda sulla

difformità del comportamento posto in essere

dal contribuente rispetto al dettato od ai

contenuti di una circolare, a prescindere da

una disamina del precetto legislativo di cui tale

circolare rappresenterebbe una mera

interpretazione.

Per utilizzare pertanto un linguaggio degli addetti al

lavoro, le circolari dell’Agenzia delle Entrate

rappresentano quella che comunemente viene

definita “prassi” ovvero “dottrina”, che, si

ribadisce seppur autorevole stante la

provenienza delle pronunce stesse, non può

assurgere a ruoli diversi.

Se l’inefficacia di normativa esterna non è mai, con

qualche eccezione, stata messa in dubbio dalla

giurisprudenza più autorevole, non altrettanto può

dirsi per quanto concerne l’efficacia vincolante,

cosiddetta interna, delle stesse nei confronti degli

Uffici destinatari.

Se invero, mai è stata riconosciuta alle circolari la

potestà derogatoria rispetto a prescrizioni di legge

ovvero carattere vincolante nei confronti dei giudici

tributari e dei contribuenti, la Suprema Corte di

Cassazione, Cass. civ., sez. I 25-03-1983, n.2092,

ha reiteratamente affermato che

“….Le circolari amministrative - contenendo

istruzioni, ordini di servizio, direttive impartite

dalle autorità amministrative centrali o

gerarchicamente superiori agli enti o organi

periferici o subordinati, con la funzione di

indirizzare in modo uniforme l'attività di tali

enti o organi inferiori - sono atti meramente

interni della pubblica amministrazione, che

esauriscono la loro portata ed efficacia

giuridica nei rapporti tra i suddetti organismi ed

i loro funzionari e non possono, quindi, spiegare

alcun effetto giuridico nei confronti di soggetti

estranei all'amministrazione, né acquistare

efficacia vincolante per quest'ultima, neppure

come mezzo di interpretazione di norme

giuridiche, non costituendo pertanto fonte di

diritti a favore di terzi, né di obblighi a carico

dell'amministrazione; ciò, specialmente in una

materia, come quella tributaria, regolata

soltanto dalla legge, con esclusione di

qualunque potere o facoltà discrezionale

dell'Amministrazione Finanziaria….”.

In sintesi pertanto, caratterizzandosi il rapporto

tributario per una riserva di legge, a nulla

valgono eventuali prescrizioni derogatorie od

interpretative delle circolari, essendo, si

ribadisce, l’unica fonte meritevole di

interpretazione di potestà normativa quella

legislativa; all’opposto peraltro atteso il

sopramenzionato orientamento, l’Agenzia delle

Entrate usualmente periferiche rispetto a pronunce

di provenienza centralizzata, nell’ambito di un

rapporto gerarchico amministrativo in essere,

dovrebbero conformare il proprio operato sulla

scorta di, appunto, interpretazioni ritraibili da

circolari, anche se, per ipotesi, disallineate od in

contrapposizione al dettato legislativo stesso.

Tale orientamento e ratio, che sostanzialmente

attribuisce alle circolari una valenza endogena al

rapporto tributario e limitata appunto alla gerarchia

in essere tra agenzie centrali ed agenzia periferiche,

ha spesso connotato anche i rapporti con il

contribuente, attesa la circostanza che l’Ufficio ben

difficilmente, disattende direttive, indicazioni o

quant’altro rinvenibile dal proprio superiore

gerarchico.

A ciò si aggiunga, pur restando il contribuente

estraneo a tali profili, la sussistenza di possibili

problematiche in termini di responsabilità

amministrativa ovvero innanzi agli organismi

preposti, uno fra tutti Corte dei Conti, di eventuali

funzionari che determinassero il loro

comportamento disallineandosi rispetto a direttive o

Circolare n. 45/2007, pag. 18


prescrizioni o indicazioni contenute in circolari,

sulla scorta di un’irrilevanza delle stesse.

Tale comportamento prudenziale trovava conforto

avuto riguardo a quanto evidenziato e affermato

anche dalla Suprema Corte.

Con la pronuncia oggi oggetto di commento, anche

tale limite pare dissolversi laddove la stessa Corte di

Cassazione afferma:

“la circolare nemmeno vincola, a ben vedere,

gli uffici gerarchicamente sott’ordinati, ai

quali non è vietato di disattenderla (evenienza

questa, che, peraltro, è raro che si verifichi

nella pratica), senza che per questo il

provvedimento concreto adottato dall’Ufficio

possa essere ritenuto legittimo per violazione

della circolare…..”.

Ancora la stessa addirittura prosegue affermando:

“…la circolare non vincola addirittura la

stessa autorità che l’ha emanata, la quale resta

libera di modificare, correggere e anche

completamente disattendere l’interpretazione

adottata….”.

Alla luce di quanto sopra pertanto, sembrerebbe che

i contenuti della circolare non possano avere

valenza alcuna, se non, si ripete l’interpretazione

autorevole di un soggetto che necessariamente sarà

parte, in causa, di un eventuale contenzioso.

Da un punto di vista logico e normativo non si può

che convenire con una siffatta impostazione per

diversi ordini di motivi, tutti peraltro ritraibili dalla

citata sentenza.

Innanzitutto laddove il parametro di riferimento per

una valutazione di legittimità debba essere una fonte

normativa, essa, unica, deve rappresentare e

determinare la ratio di un’eventuale attività di

accertamento, non potendo all’evidenza una

disposizione contenuta in una circolare avere un

effetto surrogatorio della stessa; laddove

l’Amministrazione periferica si disalineasse da un

precetto contenuto in una circolare e adottasse un

avviso di accertamento conforme al dettato

legislativo, il suddetto avviso sarebbe comunque

valido, mentre all’opposto, laddove si conformasse

a tale precetto, ma risultasse una difformità rispetto

al testo legislativo, non potrebbe essere evitata una

pronuncia di illegittimità.

Quanto poi alla circostanza che neppure l’Ufficio

che ha emanato l’atto è vincolato dai contenuti della

circolare, tale considerazione risulta da una

pedissequa applicazione della cosiddetta riserva di

legge, per cui se un’obbligazione tributaria deve

essere regolata da una fonte legislativa, la stessa

amministrazione non può che ad essa conformarsi,

non essendo vincolata rispetto ad altra fonte di

provenienza, diversamente configurandosi, appunto

una deroga al principio sopra menzionato.

All’evidenza, anche avuto riguardo alle statuizioni

di cui allo statuto del contribuente (L. n.212/00),

laddove il contribuente si fosse adeguato alle

prescrizioni contenute in una circolare

successivamente oggetto di modifica da parte

dell’Amministrazione, stante appunto la non

conformità rispetto al testo legislativo, sorgerebbe

un problema di buona fede e di affidamento del

contribuente stesso con conseguente esimente dalla

applicazione di eventuali sanzioni, ma non

certamente un problema di illegittimità o legittimità.

Esempio

Al riguardo è sufficiente richiamare la nota

questione della deducibilità degli accantonamenti

per indennità suppletiva di clientela che, seppur

riconosciuti “legittimi” dall’Agenzia delle Entrate

con la R.M. n.59/04, stante il diverso

orientamento statuito dalla Suprema Corte con

sentenza n.24973 del 24.11.06, allo stato risultano

a tutti gli effetti censurabili per illegittimità.

Infine seppur principio già consolidato, è evidente il

carattere non vincolante di una circolare nei

confronti di un giudice tributario chiamato a

pronunciarsi in riferimento ad un rapporto appunto

tributario, essendo il medesimo vincolato

unicamente al disposto legislativo.

In sintesi pertanto, alla luce di quanto sostenuto

dalla Suprema Corte è di assoluta evidenza che le

circolari non possono che rappresentare la

cosiddette “Dottrina dell’Amministrazione” ed in

alcun modo, possono vincolare il contribuente, gli

Uffici, nonché il giudice tributario con la

conseguenza che, secondo tale orientamento,

l’esame della portata e del contenuto del precetto

legislativo dovrebbe essere effettuata prescindendo

dalle stesse, dal momento che, appunto,

rappresentano “pura dottrina”.

Si dirà infra circa gli effetti pratici di tale portata, in

quanto seppur pienamente condivisibile da un punto

di vista di diritto, logico ed astratto, la

considerazione che le Agenzie periferiche delle

Entrate, difficilmente si disalineranno rispetto a

contenuti delle circolari di provenienza

centralizzata, determina la necessità di effettuare

ulteriori diverse valutazioni sotto un profilo pratico,

che potrebbero portare a risultati diversi rispetto a

quanto astrattamente oggi esposto.

Circolare n. 45/2007, pag. 19


Gli interpelli

La stessa sentenza oggi in commento offre lo

spunto per un accenno alla valenza ed alla validità

di pronuncia da parte dell’Amministrazione

Finanziaria non qualificabili come circolari in

senso generale, ma più specificamente adottate

dall’Amministrazione a seguito di un atto di

impulso proveniente dal contribuente nell’ambito

dei cosiddetti procedimenti di “interpello”.

In sintesi, sostiene la Suprema Corte che la valenza

limitata delle circolari sarebbe avvalorata proprio

avuto riguardo all’esame del c.d. interpello previsto e

disciplinato dall’art.11 dello Statuto del contribuente,

per cui anche un’eventuale pronuncia negativa da

parte dell’Amministrazione stessa, non avrebbe

valenza vincolante per l’istante, il quale ben

potrebbe determinare il proprio operato in modo

difforme e, legittimamente, contestare l’azione

accertatrice che ne scaturisse, sostenendo le ragioni

di legittimità del comportamento adottato.

Al riguardo, nello specifico si conviene con le risultanze

del ragionamento seguito dai giudici della Corte, seppur

ritenendo di dover effettuare dei distinguo.

Se invero, a livello generale, quanto affermato dalla

Amministrazione nelle proprie circolari riferite alla

generalità dei contribuenti, assume la valenza e

l’efficacia sopra riportata, altrettanto non può dirsi di

tali criteri di tipo generalistico, in riferimento alle

procedure di interpello disciplinate dalle diversi fonti

legislative, le quali appunto perché lex specialis

rispetto ad un criterio più generale, risultano

disciplinate dalle singole normative sottese.

Come noto, le procedure di interpello nel nostro

ordinamento, sono di 4 tipi:

INTERPELLO c.d. ANTIELUSIVO

(L. n.413/91)

INTERPELLO PER LA DISAPPLICAZIONE DI

NORME ANTIELUSIVE

(art.8, DPR n.600/73)

INTERPELLO ORDINARIO

(L. n.212/00)

INTERPELLO SPECIFICO PER IMPRESE CHE

OPERANO IN AMBITO INTERNAZIONALE

(art.8, D.L. n.269/03)

Non essendo questa la sede per una disamina

approfondita di tutte e quattro le procedure, avuto

riguardo ai diversi presupposti di tipo oggettivo,

soggettivo e procedurale, in ogni caso un cenno

quanto al carattere vincolante o meno degli esiti,

avuto riguardo appunto al principio generale oggi

enunciato, si ritiene opportuno.

INTERPELLO c.d. ANTIELUSIVO

Quanto all’interpello preventivo elusivo che si

ricorda, applicabile in riferimento ad eventuale

ipotesi di interposizione fittizia di persone, operazioni

potenzialmente elusive ed altre fattispecie specifiche

del Testo Unico art.108 ed art.110, il parere reso dal

Comitato all’esito finale del procedimento, ha efficacia

esclusivamente nell’ambito del rapporto tributario che

si instaura tra il contribuente istante e l’A.F..

Nel caso in cui il contribuente si conformi a tale

parere, tale parere ha efficacia vincolante per il caso

singolo e non quindi per casi analoghi presentati da

altri soggetti, con la conseguenza che tale parere

potrà essere opposto in sede di attività di

accertamento ai competenti organi unicamente da

parte del soggetto istante e non da altri.

Analoga efficacia, ad un parere espresso positivo,

deve attribuirsi al c.d. silenzio-assenso decorsi i

termini previsti dalle disposizioni di legge (art.21,

co.10, L. n.413/91).

All’opposto, in caso di comportamento posto in

essere dal contribuente, che non si conformi a tale

parere, non solo per tal fatto l’azione di

accertamento risulta fondata, ben potendo, in sede di

contenzioso, il contribuente comprovare la

legittimità del proprio operato.

In sintesi quindi l’efficacia vincolante di tale

parere sussiste nell’ipotesi di conformità del

comportamento del contribuente rispetto al

parere reso, all’opposto in caso di difformità di

quanto posto in essere, ben potrà il contribuente

difendersi innanzi ai competenti organi tributari.

INTERPELLO PER LA DISAPPLICAZIONE DI

NORME ANTIELUSIVE

Quanto all’istanza di interpello per la

disapplicazione di norme antielusive disciplinate

dall’art.37-bis, co.8, anche in tal caso si sottolinea

ed evidenzia la portata singola dell’istanza avanzata,

non potendo l’eventuale principio enunciato in sede

di riscontro, avere una valenza generalizzata, sia nel

senso positivo che negativo per i contribuenti.

In ogni caso, la risposta analogamente a quanto

sopra non è vincolante per il contribuente, al

contrario essendo la risposta positiva unicamente

vincolante, entro certi limiti, per

l’Amministrazione Finanziaria. Anche in tal caso

valgono le ipotesi del c.d. silenzio assenso.

La fattispecie in questione inoltre si

contraddistingue per una possibile rettifica da parte

dell’Ufficio che assume valenza unicamente per i

comportamenti futuri, trovando quanto al

comportamento posto in essere dal contribuente,

“riparo” nella pronuncia già intervenuta.

Circolare n. 45/2007, pag. 20


INTERPELLO ORDINARIO

Quanto all’interpello ordinario (L. n.212/00),

espressamente la Suprema Corte ha statuito in caso

di comportamento difforme dall’esito,

l’irrilevanza, non potendo un’attività di rettifica

fondarsi su tale univoca circostanza.

INTERPELLO SPECIFICO PER IMPRESE CHE

OPERANO IN AMBITO INTERNAZIONALE

Infine, per quanto concerne il c.d. interpello

internazionale previsto dall’art.8, L. n.269/03,

trattandosi di un vero e proprio accordo (leggi

contratto) tra le parti, ha efficacia vincolante per

entrambe le parti che lo hanno sottoscritto per il

periodo di imposta nel corso del quale è stato

stipulato e per i due successivi (può essere tutt’ora

rinnovato prima della scadenza).

Tale ultimo procedimento si differenzia dai primi

per la consensualità della soluzione così come

individuata, in contrapposizione alla unilateralità

delle pronunce riferentesi ai 3 casi di procedura di

interpello precedenti.

Effetti pratici della pronuncia

Chiarito il quadro, così come sopra fatto cenno, è

indispensabile disquisire in riferimento agli effetti

pratici di tali pronunce, ovviamente riferendosi

alle cosiddette circolari, essendo come si è visto i

procedimenti di interpello disciplinati

specificamente.

Se, infatti, come afferma la Corte, è vero che le

circolari hanno valenza di Dottrina

dell’Amministrazione, con conseguente astratta

irrilevanza sia per il contribuente, per i giudici

tributari che per gli Uffici, non possono essere le

medesime “trascurate” da parte del contribuente

considerandole mere opinioni dalla valenza

limitata.

Ciò che deve rilevare, infatti, a modesto avviso di

chi scrive, è che la Suprema Corte omette di

effettuare alcune considerazioni circa il rapporto

gerarchico subordinato delle Agenzie periferiche

rispetto alle agenzie centrali.

Se, infatti, è vero che, in ogni caso, tutte le

procedure di accertamento ai fini di una loro

legittimità devono essere raffrontate non tanto alle

circolari, quanto alla fonte legislativa ispiratrice,

altrettanto è vero come il comportamento posto in

essere da parte delle agenzie sia derivante da

indicazioni, direttive o quant’altro evidenziato a

livello centrale, in circolari.

In altre parole, a prescindere dalla valutazione di

legittimità di un accertamento, compito al quale

sono deputati i giudici tributari, le attività stesse

poste in essere da parte degli uffici periferici,

risultano organizzate, disciplinate e coordinate

sulla scorta di indicazioni fornite a livello

centrale, con la conseguenza che ben

difficilmente la singola agenzia si asterrà dal

porre in essere alcune procedure di

accertamento, oggetto di indicazione specifica da

parte dell’Agenzia Centrale, “arrogandosi” la

valutazione di illegittimità di quanto contenuto

nella circolare, e ciò per due ordini di motivi.

In primis, si ribadisce, esiste un rapporto gerarchico

amministrativo per cui, nell’ambito dello stesso, le

indicazioni dell’organo gerarchicamente superiore

assumono carattere vincolante, ad eccezione di

ipotesi palesi di illiceità o di contrarietà all’ordine

pubblico che non è dato di riscontrare nel caso in

esame; in secondo luogo, eventuali responsabilità

per un’omessa conformazione a direttive impartite,

laddove si determinasse un danno erariale, potrebbe

essere anche oggetto di procedimento innanzi alla

Corte dei Conti.

In conclusione pertanto difficilmente, gli

Uffici locali, sulla scorta di una presunta

illegittimità del contenuto di una circolare, o a

maggior ragione di un’irrilevanza della stessa

nei termini così come evidenziati dai giudici del

Supremo Collegio, si asterranno dal porre in

essere procedure di accertamento sic et

sempliciter.

Stante tale considerazione, ne discende che il

contribuente deve necessariamente avere chiaro

il quadro completo delle circolari interessanti la

fattispecie oggetto di esame, ciò in quanto al di là

del precetto legislativo, saranno tali

provvedimenti quelli che determineranno

l’azione di accertamento.

In altre parole, fondandosi l’atto amministrativo di

accertamento su indicazioni contenute nelle

circolari, le quali per i destinatari delle stesse e cioè

le agenzie periferiche rappresentano

l’interpretazione della norma così come effettuata in

sede centrale, non sarebbe opportuno, né tantomeno

corretto da parte del contribuente, ignorare

totalmente l’esistenza delle stesse, ritenendo più

opportuno riferire la propria attenzione ad un

precetto legislativo, che si ritiene comunque

rispettato con il proprio comportamento; tale

omissione, o carenza di valutazione, determinerebbe

l’attivazione di una procedura di accertamento dalle

conseguenze notevoli in termini economici.

Si ritiene noto, infatti, come, a prescindere dalla

legittimità della procedura di accertamento adottata,

Circolare n. 45/2007, pag. 21


a seguito della notifica di un atto, la normativa

preveda a seconda della disciplina impositiva di

riferimento l’iscrizione provvisoria di somme a

ruolo (metà dell’imposta, in talune altre il 100%

della maggiore imposta, omissione di pagamento

dell’imposta principale quanto all’imposta di

registro), il tutto a mezzo di cartelle di pagamento,

aventi un’efficacia ed un “impatto” notevole in

termini negativi per il contribuente stesso.

A ciò si aggiunga l’esito, per definizione aleatorio,

di un contenzioso ed i costi dello stesso.

Il tutto per pervenire alla conclusione che,

rappresentando sostanzialmente le circolari la

direzione in cui gli Uffici si muovono per ottimizzare

la propria attività di accertamento, i contenuti delle

stesse debbono essere assolutamente tenuti in

considerazione da parte del contribuente stesso.

Per tutti valga un esempio…

Seppur non vincolante in caso di esito negativo anche in sede di attivazione di una procedura di interpello

di cui allo statuto del contribuente (L. n.212/00) da parte del contribuente stesso, un esame della

fattispecie da sottoporsi all’attenzione dell’organo amministrativo, avuto riguardo alle circolari dallo

stesso emanate, risulta indispensabile.

Invero, laddove il contribuente, effettuata la disamina della fattispecie, ravvisi una non coincidenza tra

quanto oggetto di precetto legislativo e quanto indicato nelle circolari, pur consapevole della non

vincolanza di un’eventuale pronuncia dell’Amministrazione Finanziaria, non sarebbe opportuno

l’attivazione di una procedura di interpello della quale, in anticipo, si conoscerebbe l’esito negativo.

Ciò in quanto pur essendo, in astratto, ammessa l’impugnativa dell’eventuale avviso di accertamento che

scaturirebbe a seguito del comportamento non conforme posto in essere dal contribuente, tale

procedimento avrebbe maggiori ragioni di esito positivo in sede di impugnativa diretta dell’avviso di

accertamento, piuttosto che all’esito, negativo, di una procedura di interpello stante la piena

consapevolezza in capo al contribuente della “ritenuta” illegittimità del proprio operato.

Pur quindi consapevole della rilevanza della pronuncia in questione, la medesima assume una valenza

limitata, confermandosi nella sostanza la non vincolanza delle circolari stesse nei confronti del

contribuente e dell’Ufficio (circostanza questa ormai nota) all’opposto non potendosi affermare,

nonostante la decisa presa di posizione da parte della Suprema Corte, che gli Uffici modificheranno

il proprio operato disinteressandosi da questioni di responsabilità nell’ambito del rapporto

gerarchico interno, e soprattutto da eventuali profili di addebiti di responsabilità nei confronti di

organismi quali la Corte dei Conti, sempre attenti a tali comportamenti.

Circolare n. 45/2007, pag. 22


Aggiornamento Professionale

L’ASSUNZIONE DELLE DONNE

CON CONTRATTO DI INSERIMENTO

a cura di Maria Rosa Gheido – Consulente del Lavoro in Alessandria

Il contratto di inserimento è una tipologia di contratto di lavoro agevolato che

permette di assumere le donne applicando alla loro contribuzione una percentuale

di riduzione della stessa.

È di questi giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’elenco delle aree

territoriali nelle quali possono essere sottoscritti tali contratti con una riduzione

maggiorata rispetto al resto del territorio nazionale.

Il decreto ministeriale 31 luglio 2007, pubblicato

sulla Gazzetta Ufficiale n.250 del 26 ottobre

scorso determina le aree territoriali nelle quali

possono essere assunte, con contratto di

inserimento lavorativo, donne di qualsiasi età

usufruendo di agevolazioni in misura diversificata.

Il nuovo decreto conferma pressoché

interamente il contenuto del precedente

decreto i cui effetti sono cessati il 31 dicembre

2006, salvo che per la regione Lazio, che non

rientra più nei parametri di cui all'art.2, lett.f),

del regolamento (CE) n.2204/02. Il nuovo

decreto identifica nell’intero territorio nazionale le

aree territoriali in cui il tasso di occupazione

femminile è inferiore almeno del 20% di quello

maschile o in cui il tasso di disoccupazione

femminile supera del 10% quello maschile. In

queste aree il personale femminile può essere

assunto con contratto di inserimento lavorativo,

fruendo dell’agevolazione generalizzata del 25%

che, in quanto destinata a soggetti comunque

identificati come “deboli”, non è considerata aiuto

di Stato. L’accesso ai benefici in misura superiore

al 25% è, invece, consentito nelle aree in cui il

tasso medio di disoccupazione supera il 100%

della media comunitaria da almeno due anni civili

e nella quale la disoccupazione femminile ha

superato il 150% del tasso di disoccupazione

maschile dell'area considerata per almeno due dei

tre anni civili precedenti, aree che il DM

31.07.2007 identifica nelle regioni Molise,

Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e

Sardegna. Per il Lazio viene, pertanto, meno la

possibilità di fruire delle agevolazioni contributive

in misura superiore al 25%, anche se occorre

sottolineare che la minore agevolazione interessa,

di fatto, i contratti di inserimento stipulati nelle

province di Latina e Frosinone, nei comuni della

provincia di Rieti già compresi nell’ex circondario

di Cittaducale, e nei comuni della provincia di

Roma compresi nella zona della bonifica di Latina,

che erano le aree nelle quali era consentito, in

base al precedente decreto, fruire di agevolazioni

in misura superiore al 25%.

Natura del datore di lavoro

Datori di lavoro non aventi

natura di impresa

TABELLA DONNE NAZIONALE

(fonte: Inps circolare n.74/06)

Ubicazione territoriale

Molise, Campania, Puglia, Basilicata,

Calabria, Sicilia Sardegna

Misura della riduzione contributiva a

favore del datore di lavoro

Altre regioni 25%

Molise, Campania, Puglia, Basilicata,

Imprese non artigiane Calabria, Sicilia Sardegna

Contribuzione come per gli apprendisti

Altre regioni 25%

Imprese del settore Molise, Campania, Puglia, Basilicata,

Commerciale e Turistico Calabria, Sicilia Sardegna

Contribuzione come per gli apprendisti

con meno di 15 dipendenti Altre regioni escluso Lazio 25%

Imprese artigiane

50%

Molise, Campania, Puglia, Basilicata,

Calabria, Sicilia Sardegna

Contribuzione come per gli apprendisti

Altre regioni 25%

Circolare n. 45/2007, pag. 23


L’art.3 del DM 31 luglio 2007 prevede

espressamente che gli incentivi economici di cui

all'art.59, co.3, del D.Lgs. n.276 del 10 settembre

2003, si applicano ai contratti stipulati ai sensi

dell'art.54, co.1, lett.e), del medesimo decreto

legislativo solo ove le lavoratrici siano residenti

nei territori delle regioni del mezzogiorno sopra

elencate. In materia è intervenuto l’Inail che, con

nota del 12 novembre 2007 ha precisato che per i

contratti di inserimento stipulati con le donne che

risiedono (e operano) nei suddetti territori del

Mezzogiorno gli incentivi economici sono

riconosciuti in misura superiore al 25% a

condizione che siano altresì rispettati i parametri

di cui al regolamento CE n.2204/2002, ossia che:

‣ il contratto di lavoro sia di durata almeno pari a

12 mesi;

‣ il beneficio non superi il 50% del costo salariale

annuo del lavoratore assunto, elevato al 60%

per le persone diversamente abili;

‣ l'assunzione con contratto di inserimento

determini un incremento netto del numero dei

dipendenti dello stabilimento interessato

ovvero, quando l’assunzione non rappresenta

un incremento netto del numero di dipendenti

dello stabilimento interessato, il posto o i posti

occupati devono essersi resi vacanti a seguito

di dimissioni volontarie, di pensionamento per

raggiunti limiti d’età, di riduzione volontaria

dell’orario di lavoro o di licenziamenti per giusta

causa e non a seguito di licenziamenti per

riduzione del personale.

Per la determinazione del costo salariale

rilevano la retribuzione lorda ed i contributi

previdenziali ed assistenziali obbligatori.

Quanto alla durata minima di 24 mesi, il Ministero

del Lavoro ha precisato che l'agevolazione non è

esclusa qualora il rapporto di lavoro venga risolto

prima del termine di 12 mesi per giusta causa. In

relazione all’incremento occupazionale, lo stesso

va verificato con riferimento alla singola unità

operativa interessata dall’assunzione e deve

essere realizzato rispetto alla media dei lavoratori

occupati nei dodici mesi precedenti l’assunzione.

Per numero di dipendenti occorre intendere il

numero di unità di lavoro-anno (ULA), vale a dire il

numero di lavoratori occupati a tempo pieno durante

un anno, conteggiando il lavoro a tempo parziale ed

il lavoro stagionale come frazioni di ULA.

E’ opportuno sottolineare che in caso di

assunzione di donne ai sensi e per gli effetti della

lettera e) dell’art.54 del D.Lgs. n.276/03 non è

consentito il c.d. “sottoinquadramento”, ossia

l’attribuzione di uno (massimo due) livelli in meno

rispetto a quello nel quale rientrano le mansioni

che devono essere svolte dalla lavoratrice

interessata, a meno che non esista diversa

previsione da parte dei contratti collettivi nazionali

o territoriali sottoscritti da associazioni dei datori di

lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente

più rappresentative sul piano nazionale.

La dichiarazione sostitutiva di responsabilità

L’art.1, co.1223, della Legge Finanziaria per

l’anno 2007 (L. n.296 del 27 dicembre 2006),

stabilisce che

“i destinatari degli aiuti di cui all'art.87 del

Trattato che istituisce la Comunità europea

possono avvalersi di tali misure agevolative

solo se dichiarano … di non rientrare fra

coloro che hanno ricevuto e,

successivamente, non rimborsato o depositato

in un conto bloccato gli aiuti che sono

individuati quali illegali o incompatibili dalla

Commissione europea”.

In attuazione di tale norma, il DPCM 23 maggio

2007 individua i criteri e le modalità con le quali

rendere la dichiarazione sostitutiva dell’atto di

notorietà, ai sensi dell'art.47 del DPR n.445 del 28

dicembre 2000.

Con la circolare n.124 del 13 novembre u.s. l’Inps

ha precisato che la dichiarazione riguarda gli aiuti

che la Commissione europea ha considerato

illeggittimi:

decisione della Commissione dell'11

maggio 1999, pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale delle Comunità europee n.L42,

del 15 febbraio 2000, concernente il

regime di aiuti di Stato concessi dall'Italia

per interventi a favore dell'occupazione,

mediante la concessione di agevolazioni

contributive connesse alla stipulazione di

contratti di formazione lavoro;

decisione della Commissione del 5 giugno

2002, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale

delle Comunità europee n.L77, del 24

marzo 2003, concernente il regime di aiuti

di Stato concessi dall'Italia per esenzioni

fiscali e mutui agevolati, in favore di

imprese di servizi pubblici a prevalente

capitale pubblico, istituite ai sensi della L.

n.142 dell’8 giugno 1990;

decisione della Commissione del 30

marzo 2004, pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale delle Comunità europee n.L352,

del 27 novembre 2004, concernente il

regime di aiuti di Stato concessi dall'Italia

per interventi urgenti in materia di

occupazione, previsti dal D.L. n.23 del 14

febbraio 2003, convertito, con

modificazioni, dalla L. n.81 del 17 aprile

2003, recante disposizioni urgenti in

materia di occupazione;

decisione della Commissione del 20

ottobre 2004, pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale delle Comunità europee n.L100,

del 20 aprile 2005, concernente il regime

di aiuti di Stato concessi dall'Italia in

favore delle imprese che hanno realizzato

investimenti nei comuni colpiti da eventi

calamitosi nel 2002, previsti dall'art.5-sexies

Circolare n. 45/2007, pag. 24


del D.L. n.282 del 24 dicembre 2002,

convertito, con modificazioni, dalla L. n.27

del 21 febbraio 2003, recante disposizioni

urgenti in materia di adempimenti

comunitari e fiscali, di riscossione e di

procedure di contabilità, e che proroga per

determinate imprese i benefici previsti

dall'art.4, co.1, della L. n.383 del 18

ottobre 2001.

Ai sensi dell’art.1 del DPCM 23 maggio 2007, i

datori di lavoro che hanno fruito o intendono fruire

di benefici in misura superiore al 25%, previsti per

i contratti di inserimento, dovranno dichiarare

all’Inps, utilizzando il modello di dichiarazione

sostitutiva “SC36-Aiuti di Stato” allegato alla

circolare n.124/07, di:

non aver beneficiato degli aiuti di cui sopra;

aver beneficiato di taluno degli aiuti sopra

elencati entro la soglia “de minimis”;

aver beneficiato di taluno degli aiuti ed avere

già restituito le somme corrispondenti

all’ammontare dell’aiuto, comprensive degli

interessi;

aver beneficiato di taluno degli aiuti ed avere

già provveduto al deposito in un conto di

contabilità speciale presso la Banca d'Italia,

appositamente acceso dall'amministrazione

competente al recupero, delle somme

corrispondenti all’ammontare dell'aiuto,

comprensive degli interessi.

La dichiarazione deve essere trasmessa,

esclusivamente con modalità telematiche, prima

dell’inizio della fruizione dei benefici attraverso le

denunce DM10/2. L’Inps avverte che, in sede di

prima applicazione della norma, sono tenuti a

fornire la dichiarazione sostitutiva, nel più breve

tempo possibile e comunque entro 30 giorni dalla

data di pubblicazione della circolare n.124/07

sulla Gazzetta Ufficiale, anche tutti i datori di

lavoro che - a decorrere dal 1° gennaio 2007 -

fruiscano o abbiano fruito dei benefici contributivi

in argomento.

Circolare n. 45/2007, pag. 25


Formulari e check list

IL FRINGE BENEFIT DELL’AUTOVETTURA AZIENDALE:

EROGAZIONE LIBERALE, CONCESSIONE PER

ESIGENZE DI SERVIZIO, USO PROMISCUO

a cura di Vincenzo Peritore – Avvocato in Verona

I fringe benefits vanno collocati nel quadro generale delle forme di retribuzione di

tipo incentivante, poiché possono essere considerati come strumenti essenziali

di valorizzazione della prestazione dei lavoratori e dei collaboratori, accanto agli

incentivi tradizionali (i premi aziendali) ed agli strumenti sempre più innovativi

che ne costituiscono la più recente evoluzione, quali le forme di partecipazione al

capitale sociale (attuabili mediante i piani di azionariato diffuso o i piani di stock

option). Per tale motivo i fringe benefits possono essere visti oltre che come uno

strumento di incentivazione anche come un utile strumento di gestione poiché se

sapientemente utilizzati nel quadro di strategie retributive anche complesse possono

tradursi in validi mezzi di organizzazione, di management e di relazioni industriali.

Il presente contributo si propone di analizzare in tutti i suoi aspetti, uno dei

benefit tradizionali maggiormente apprezzati dal management italiano:

l’autovettura aziendale, la quale nel particolare mix retribuzione/benefit acquista

un ruolo insostituibile per consentire al beneficiario di considerare il proprio

trattamento contrattuale ai livelli più alti del mercato.

I Fringe Benefits in generale

Con il termine "fringe benefits" (benefici

accessori) si indica quel complesso di beni e

servizi che l'azienda mette a disposizione di propri

dipendenti, come forma di retribuzione marginale,

rispetto a quella complessiva del lavoratore e che,

in buona sostanza, accrescono, per loro propria

caratteristica, più che l'esigenza del bene in senso

stretto i meccanismi di fidelizzazione e di

motivazione nei confronti dei dipendenti. Si tratta

quindi di compensi a carattere non monetario,

corrisposti come retribuzione in natura o

erogazione liberale, a seconda che – nel primo

caso – il datore di lavoro voglia riconoscere al

proprio dipendente un’attribuzione patrimoniale

aggiuntiva che soddisfi sue esigenze personali,

oppure qualora il lavoratore ne benefici per il solo

fatto di essere alle dipendenze dell'azienda.

Trattandosi di compensi corrisposti sotto forma di

beni in natura, creano al datore di lavoro una serie

di problemi operativi, quantomeno per quanto

attiene alla determinazione della loro

valorizzazione e sotto l’aspetto della loro

imposizione fiscale e previdenziale.

Secondo il “nuovo” disposto dell'art.48 del DPR

n.917/86, Tuir, a seguito delle modifiche introdotte

dal D.Lgs. n.314/97 e dalla successiva circolare

del Ministero delle Finanze n.326/E del 23

dicembre 1997, il reddito di lavoro dipendente è

“costituito da tutte le somme e valori in genere, a

qualunque titolo percepito nel periodo d'imposta,

anche sotto forma di erogazioni liberali, in

relazione al rapporto di lavoro”. Viene pertanto in

rilievo, innanzitutto, il concetto di “valori” che

comprende le quantificazioni dei compensi (sia

beni che servizi in natura); inoltre, vengono

considerati imponibili tutti i valori che sono

comunque da ricondurre al rapporto di lavoro,

anche se non provengono dal datore. A ciò si

aggiunge, poi, quanto previsto dalla circolare

n.326/E, che sancisce il principio per cui

costituisce reddito tutto ciò che il lavoratore

dipendente riceve, anche da soggetti terzi, in

relazione al rapporto di lavoro. Ed infine, il co.3

del citato art.48 prevede che la quantificazione in

denaro dei fringe benefits debba avvenire sulla

base delle disposizioni che determinano il “valore

normale” dei beni e dei servizi, ex art.9 del DPR

n.917/86: con tale espressione, si vuole indicare il

prezzo o il corrispettivo praticato per i beni e i

servizi della stessa specie, nella situazione di

libera concorrenza.

Circolare n. 45/2007, pag. 26


Il benefit dell’automobile

In un contesto giuridico e di politiche del lavoro nel

quale acquistano sempre più importanza le strategie

gestionali di tipo flessibile e, conseguentemente, anche

le politiche retributive caratterizzate dalla flessibilità, ha

grande importanza la definizione degli strumenti

attraverso i quali è possibile accrescere il senso di

appartenenza dei dipendenti alla realtà aziendale,

soprattutto per quelle qualifiche medio-alte che sono

più fortemente legate allo sviluppo della produttività

dell'impresa e nei confronti delle quali il datore di lavoro

ha sempre manifestato una certa preferenza.

Il grande favore che si è registrato ormai da molti

anni verso tali forme anomale di remunerazione

della forza lavoro è stato in realtà generato, come

spesso avviene, dalla considerazione che la

retribuzione, anche in forma di premio, poteva

determinare per l'azienda pesanti oneri sia in

termini di costi ordinari del personale sia in termini

di reddito d'impresa poiché normalmente non

deducibile. L'attribuzione, invece, di beni e servizi

in luogo del denaro poteva rappresentare un

mezzo per diminuire il carico contributivo e fiscale

connesso alla forza lavoro rappresentando, tra le

altre cose, anche un onere deducibile ai fini della

determinazione del reddito d'impresa.

Come anticipato in premessa una retribuzione al top

del mercato (o un semplice aumento di denaro) non

basta di per sé ad attrarre e trattenere i collaboratori

più validi, i quali già ricevendo una retribuzione

dignitosa per sé e per la famiglia, secondo il dettato

costituzionale, spesso apprezzano maggiormente

benefici diversi ma pur sempre utili e ritenuti ormai

irrinunciabili da una certa fascia di lavoratori, perché

legati anche al loro ruolo di membri partecipativi

dell'azienda. La loro permanenza nell’impresa

dipende in larga misura: dall'ambiente complessivo,

dalla natura delle mansioni, dal clima interno al

reparto e, appunto, dal mix retribuzione/benefit; se

tutti questi fattori rispondono alle aspettative del

lavoratore, egli si sente soddisfatto e legato

all'azienda. E’ a causa di tale esigenza che la

retribuzione, almeno per le fasce alte dei dipendenti,

è diventata sempre più il risultato di complicati

schemi di “ingegneria retributiva”.

Il benefit dell’autovettura aziendale, come

accennato, costituisce un elemento basilare nella

costruzione del trattamento contrattuale

complessivo delle risorse-chiave dell’azienda,

soprattutto nel caso in cui ne sia consentito l'uso

privato, acquisendo così anche civilisticamente

una natura retributiva latamente intesa.

Al contrario, se l'autovettura costituisce uno

“strumento” utilizzato dal dipendente per la natura

delle mansioni svolte (per esempio, perché il

dipendente deve effettuare numerosi spostamenti da

un luogo all'altro, in ragione delle mansioni svolte),

allora, oltre a non realizzare la funzione incentivante

sopra evidenziata, non costituisce retribuzione in

natura, di conseguenza non può tecnicamente

definirsi fringe benefit. In tal caso, infatti, l'autovettura

rappresenta un bene che tiene conto del rimborso

delle spese di trasporto, che viceversa il datore di

lavoro avrebbe dovuto sostenere.

Da ultimo, si osserva che nella maggioranza dei

casi, il benefit dell'autovettura può anche avere

natura parzialmente retributiva, e ciò avviene

quando il dipendente utilizza l'autovettura in modo

“promiscuo”, e cioè per motivi personali e di servizio.

Da un punto di vista meramente fiscale e civilistico,

l'art.48, co.4, del citato Tuir disciplina la

quantificazione del reddito in natura da attribuire al

lavoratore - ed assoggettare quindi ad Irpef - per

l'utilizzo privato dei veicoli concessi in uso

promiscuo, vale a dire quando l'autovettura è stata

attribuita al dipendente per motivi di servizio ma con

la possibilità di poterla utilizzare anche a fini privati.

Al contrario, invece, quando l'autovettura viene

assegnata al dipendente senza alcuna inerenza

alla attività lavorativa, o ad esigenze aziendali

(caso dell’erogazione liberale pura), allora si

ricade nell'ipotesi di retribuzione in natura vera e

propria come tale assoggettabile ai criteri di cui

all'art.9, co.3, del DPR n.917/86, e dunque sulla

base del “valore normale”, di cui si è già detto.

Nel caso in cui infine l'autovettura venga assegnata al

dipendente per ragioni di servizio (quindi l’auto non

costituisce retribuzione in natura), ma con il

pagamento da parte del dipendente del

chilometraggio eventualmente effettuato per uso

privato, si tratta allora di determinare le modalità di

pagamento da parte del dipendente, ed il corrispettivo

per l'utilizzo (conteggio mensile dei chilometri e tragitti

effettuati; addebito al dipendente del costo aggiuntivo

sulla base delle tariffe ACI; suddivisione del costo

specifico annuale dell’autovettura per i chilometri

effettuati nell’anno, con addebito al lavoratore del

valore unitario ottenuto per il numero dei chilometri

percorsi per esigenze private).

In tutte le tre ipotesi testé esaminate è comunque

necessario (e consigliabile) procedere

all’assegnazione dell’autovettura al lavoratore,

rispettando i rigidi criteri formali della concessione

risultante da documento scritto. Pertanto già

all’atto dell’assunzione (nel caso l’auto aziendale

sia contrattualmente inserita nel “pacchetto”

retributivo della nuova risorsa) o con lettera

specifica in corso di rapporto (nell’eventualità il

riconoscimento intervenga successivamente), è

buona norma prevedere il rispetto di una serie di

accorgimenti che vanno dalla specificazione della

formula contrattuale utilizzata (concessione, uso,

comodato, assegnazione), alla previsione della

tipologia del benefit – e del conseguente regime

fiscale – assegnato; fino ad individuare le

condizioni che possono determinare la revoca

dell’auto e le modalità di restituzione.

Procedendo per ordine: nel caso in cui il datore di

lavoro intenda assegnare l’automobile per mere

esigenze di servizio, senza possibilità per il

lavoratore di utilizzare il bene per proprie necessità

personali, ed in tal caso abbiamo visto non trattarsi

di vero e proprio benefit, è consigliabile utilizzare la

seguente formula documentale.

Circolare n. 45/2007, pag. 27


Luogo e data

Al lavoratore .....

preleva

il documento

Le viene concesso dal ..... l'uso dell'autovettura ..... targata ....., di nostra proprietà (ovvero: concessaci

in leasing).

Resta inteso che l'uso dell'autovettura Le è consentito nei soli limiti strettamente necessari per

l'espletamento delle Sue mansioni e che Ella non potrà perciò utilizzarla per motivi personali.

Ella sarà responsabile della conservazione in buono stato d'uso dell'autoveicolo; le riparazioni e la

manutenzione saranno effettuate, salvi i casi di urgenza, presso i centri di assistenza che Le saranno

indicati e soltanto a seguito di nostra autorizzazione scritta.

Eventuali danni provocati all'autovettura per Sua colpa o negligenza, Le saranno addebitati e trattenuti

dalla retribuzione.

Ella dovrà restituire comunque l'autovettura contestualmente alla cessazione del rapporto di lavoro e in

qualsiasi momento, ad essa antecedente, Le venisse da noi richiesto.

Firma del datore di lavoro

____________________

Tale formulazione – utilizzabile indifferentemente

all’atto dell’assunzione (come clausola

contrattuale) o in corso di rapporto (quale

comunicazione di servizio) - estremamente rigida

presuppone l’impossibilità di derogare, salvo

espressa e contingente autorizzazione

possibilmente preventiva, al divieto di utilizzare

l’automobile per fini personali. In realtà è

plausibile prevedere l’ipotesi di assegnazione per

esigenze di servizio con l’ammissibilità ad un uso

privato con caratteristiche del tutto eccezionali,

introducendo in tal modo nella formula sopra

riportata la clausola del “salvo esigenze

eccezionali debitamente autorizzate, con addebito

del chilometraggio effettuato a Suo carico”.

L’opportunità di una comunicazione scritta di

assegnazione di un’autovettura ad un dipendente

a fini di servizio, ha finalità di autorizzazione:

infatti, in caso di controlli da parte degli organi di

Luogo e data

Al lavoratore.....

polizia stradale può verificarsi l’inconveniente

della non corrispondenza tra il proprietario del

veicolo (l’azienda) e l’utilizzatore (il dipendente);

per ovviare a tale rischio è consigliabile che

l’utilizzatore dell’autovettura sia in grado di esibire

sempre il documento che lo autorizza a circolare

con un mezzo non di sua proprietà.

Spesso avviene che nell’utilizzo di un’automobile

per finalità di servizio l’azienda preferisca non

assegnare un proprio mezzo al dipendente, ma

rimborsare le spese sostenute per gli spostamenti

che il lavoratore effettua per lavoro con la propria

auto. Ciò avviene principalmente quando l’uso

dell’auto per esigenze di servizio è solo

occasionale e non abituale; ma anche in tali

ipotesi è sempre consigliabile formalizzare per

iscritto gli accordi esistenti tra le parti del rapporto

di lavoro, utilizzando la seguente formula:

preleva

il documento

In riferimento all'intesa raggiunta per l'uso del Suo automezzo personale per le esigenze di servizio, Le

confermiamo che provvederemo a corrisponderLe a piè di lista un'indennità chilometrica.

Il valore di detta indennità è quello aggiornato per il Suo tipo di autovettura dall'Automobile Club di....., e

viene riferito alle seguenti voci di costo....., da moltiplicare per i chilometri effettuati per documentate

esigenze di servizio.

I rimborsi saranno effettuati dall'ufficio contabilità con periodicità....., a presentazione dell'apposita

scheda, che Le verrà da noi fornita e sulla compilazione della quale provvederemo ad impartirLe

istruzioni verbali.

In caso di sinistro coinvolgente l'autovettura durante lo svolgimento del lavoro, qualora questo non fosse

interamente indennizzato dagli assicuratori interessati o da terzi, Le rimborseremo i danni patiti nella

misura del..... %, a condizione che non siano stati provocati da Sua colpa grave o non risarciti per Sua

incuria.

Resta inteso che Ella ci sottoporrà in visione la Sua polizza di assicurazione perché possiamo verificare

che il rischio di responsabilità civile sia assicurato in misura congrua.

Sarà nostra cura provvedere che Ella sia assicurato presso l'Inail per i rischi di infortunio sul lavoro

conseguenti anche all'uso del veicolo.

Firma del datore di lavoro

____________________

Circolare n. 45/2007, pag. 28


È evidente che in tali ipotesi non siamo in

presenza di fringe benefit, l’accenno si rende

necessario per finalità di completezza nella

trattazione dell’argomento.

Concessione dell’auto per uso esclusivamente

personale ed in uso “promiscuo”

Per entrare invece nel tema specifico

dell’automobile intesa quale benefit per i

dipendenti che occupano una posizione di rilievo

nell’organigramma aziendale, abbiamo visto

poc’anzi che anche in tali frangenti si rende

necessario assegnare l’autovettura attraverso un

documento formale, innanzitutto per le medesime

motivazioni esaminate in occasione della

concessione al dipendente per esigenze di

servizio, vale a dire per formalizzare nei confronti

degli organi di vigilanza il possesso di un bene di

proprietà aziendale. Inoltre la normativa vigente

(nella fattispecie, art.164, DPR n.917/86) prevede

l’ipotesi della deducibilità dei costi per l’azienda

relativi ai veicoli dati in uso promiscuo ai

dipendenti (la maggioranza dei casi) per la

maggior parte del periodo d’imposta; diviene

pertanto indispensabile evitare comportamenti

elusivi posti in essere al solo fine di fruire della

deduzione delle spese. A tal proposito

l’Amministrazione Finanziaria (C.M. n.326/E) ha

precisato la necessità che l’utilizzo del bene

aziendale da parte del dipendente debba essere

provato in base ad idonea documentazione che

ne attesti con certezza l’utilizzo. Pertanto risulta

essenziale l’apposizione di una specifica clausola

nel contratto di lavoro dipendente o la

sottoscrizione di una scrittura privata fra le parti

del rapporto di lavoro avente data certa:

preleva

il documento

Per lo svolgimento dei suoi incarichi lavorativi Le verrà concessa in uso promiscuo un’auto aziendale che

potrà utilizzare anche per esigenze personali e che dovrà essere riconsegnata su specifica richiesta o in

caso di mutamento di mansioni (con assegnazione ad incarichi che non prevedano più spostamenti

regolari) o risoluzione del rapporto di lavoro. Verranno rimborsate dietro presentazione della scheda

carburante esclusivamente le spese dei rifornimenti di carburante effettuate per le missioni di lavoro.

Detto benefit verrà rivalutato in base alle disposizioni di legge vigenti in materia.

La formula sopra riportata prevede la possibilità

per l’azienda di revocare il benefit al dipendente in

occasione di un mutamento organizzativo tale da

non giustificare più il mantenimento della

concessione in capo al dipendente in questione.

La revocabilità del beneficio si apre però una

problematica di rilievo in quanto, mentre la revoca

della concessione dell’auto per esclusive

esigenze di servizio non rappresenta un

problema, poichè venendo meno le condizioni

lavorative che ne avevano determinato

l’assegnazione viene meno l’obbligo di mantenere

il possesso del bene in capo al dipendente

(esplicitazione del potere organizzativo del datore

di lavoro) – avendo solo l’accortezza di prevedere

anticipatamente tale evenienza nella lettera di

assegnazione dell’auto -, nelle ipotesi di

concessione per uso promiscuo e come puro

fringe benefit, si verrebbe a generare per il

dipendente un’effettiva riduzione della retribuzione

(fino a quel momento percepita in natura) foriera

di probabile contenzioso legale. E’ evidente che in

tali ipotesi la concessione dell’auto aziendale,

specie se contrattata all’epoca dell’assunzione e

quindi facente parte del famoso “pacchetto”

economico complessivo, ha una natura latamente

retributiva, oltreché incentivante nei termini

analizzati nella prima parte della presente

trattazione. Pertanto l’eventuale revoca

dell’automobile, comportando un’indiretta riduzione

della retribuzione, non potrà che essere

compensata sotto altre forme retributive

economicamente equivalenti, in quanto

nell’ordinamento giuslavoristico italiano vige il

principio (sancito dall’art.2103 c.c.) dell’irriducibilità

della retribuzione, specie per la parte c.d.

“compensativa” delle qualità professionali

intrinseche del dipendente; mentre per converso

sarebbe riducibile la quota retributiva a compenso

di particolari modalità della prestazione lavorativa

(caratteristiche estrinseche).

Per risolvere l’impasse è sempre consigliabile

aver cura di assegnare il benefit in funzione della

particolare tipologia di svolgimento della funzione

lavorativa, e non quale riconoscimento (neanche

indiretto) alla professionalità del dipendente; la

revoca dell’automezzo (qualora necessaria) si

giustificherà in funzione delle mutate mansioni,

conseguenti a riorganizzazione del ruolo

ricoperto, che non prevedono più il mantenimento

dell’assegnazione del benefit dell’auto per la

nuova posizione attribuita.

Per concludere, al fine di completare la trattazione

dell’argomento e consentire il corretto utilizzo di

formulari e procedure in materia, si riporta di

seguito un esempio di Regolamento aziendale per

l’assegnazione delle auto ai dipendenti, riportante

le c.d. Linee Guida che è consigliabile consegnare

sempre al dipendente assegnatario di vettura

aziendale contestualmente alla comunicazione

formale di concessione:

Circolare n. 45/2007, pag. 29


preleva

il documento

GUIDELINES AUTO AZIENDALI

1. DESTINATARI

Destinatari delle seguenti guidelines sono le persone cui è stata attribuita quale strumento di

lavoro/benefit un’auto aziendale attraverso disposizione scritta contenuta nel contratto di

assunzione o con successiva disposizione aziendale, a firma dell’Amministratore Delegato.

2. ATTRIBUZIONE DELL’AUTO

Ai fini dell’attribuzione dell’auto vengono identificate 3 fasce:

Fascia A: componenti del Comitato di Direzione, con dipendenza dall’Amministratore

Delegato

Fascia B: Capi Gerarchici con dipendenza da membri del Comitato di Direzione, cui è

stata attribuita un’auto Aziendale, Area Managers

Fascia C: Product Managers e Rappresentanti

Gli assegnatari di auto potranno fornire indicazioni circa marca, modello e accessori,

mantenendosi all’interno dei seguenti massimali relativi al costo globale dell’auto, accessori

inclusi e comprensivi di IVA 20%:

Fascia A: 45.000 Euro

Fascia B: 35.000 euro

Fascia C: 25.000 euro

Di norma le auto verranno noleggiate per un massimo di 150.000 Km. e per una durata in

funzione della stima delle percorrenze annuali.

Qualora in prossimità della scadenza il chilometraggio massimo non sia stato raggiunto il

contratto verrà rinnovato per un minimo di 6 mesi.

3. TIPOLOGIA DI AUTO

Di norma, potranno essere scelte auto berline e station wagon preferibilmente delle seguenti

marche: Alfa Romeo, Fiat, Lancia, BMW, Mercedes, Renault, Ford, AUDI, VW.

Previa autorizzazione dell’Amministratore Delegato potranno essere assegnate auto con più di

cinque posti (van).

4. ACCESSORI

Pur nell’ambito di quanto stabilito su quest’argomento al punto precedente, rimane inteso che

l’auto dovrà comunque essere provvista di ABS, Airbag per gli occupanti i sedili anteriori, fari

antinebbia, antifurto.

Il vivavoce, da non comprendere negli accessori, sarà installato, su richiesta dell’utilizzatore,

su tutte le auto di dipendenti cui è assegnato un telefono cellulare aziendale.

Non è prevista la dotazione di catene da neve.

5. PROCEDURA DI ATTRIBUZIONE

L’Ufficio Acquisti terrà aggiornata la situazione del parco auto e provvederà a mantenere i

contatti con il fornitore e segnalando alle Direzioni la scadenza dei contratti.

6 mesi prima della scadenza del contratto di noleggio dell’auto, all’assegnatario viene richiesto

da parte della Direzione di competenza di fornire indicazioni circa la nuova auto e una stima

dei chilometri che prevede di percorrere.

Nel caso di nuovo assunto la suddetta richiesta verrà inoltrata all’atto dell’assunzione.

La richiesta viene approvata dalla Direzione di competenza, sentito il parere del capo

gerarchico.

La Direzione Risorse Umane verifica il rispetto delle Guidelines e la coerenza tra prezzo,

durata del contratto e costo del noleggio.

La richiesta viene trasmessa all’Amministratore Delegato che la approva.

Circolare n. 45/2007, pag. 30


La richiesta così approvata viene trasmessa all’Ufficio Acquisti che provvede all’ordine,

comunicando i tempi di consegna alla Direzione di competenza.

Alla comunicazione della consegna da parte del fornitore l’Ufficio Acquisti informa la

Direzione di competenza per l’effettuazione del ritiro da parte dell’utilizzatore.

L’utilizzatore avrà cura di rispettare tutte le disposizioni relative alla riconsegna con particolare

riferimento alla verifica ed all’effettuazione delle riparazioni (graffi alla carrozzeria, guasti

meccanici ecc.) prima di riconsegnare l’auto. Eventuali danni non riparati dovranno essere

coperti da regolare denuncia.

La Direzione di competenza, può disporre in qualsiasi momento, in accordo con

l’Amministratore Delegato la sostituzione dell’auto con un'altra della stessa fascia in funzione

della situazione del parco auto aziendale o delle condizioni dell’auto (es. superamento dei

chilometri previsti dal contratto di fornitura).

Può altresì essere disposta temporaneamente o definitivamente l’assegnazione di un’auto

proveniente dal parco auto aziendale.

6. CARICHI DELL’ASSEGNATARIO

L’Azienda rimborserà max 2 lavaggi dell’auto al mese per un valore unitario non superiore ai

15 Euro.

Il carburante è a carico dell’Azienda preferibilmente attraverso l’utilizzo di Essocard.

In caso di utilizzo personale per oltre 2 giornate continuative il carburante sarà a carico

dell’assegnatario.

I pedaggi autostradali in caso di utilizzo personale sono sempre a carico dell’assegnatario.

Le multe sono sempre ed in ogni caso a carico dell’assegnatario e verranno trattenute in busta

paga.

7. RESPONSABILITÀ DELL’ASSEGNATARIO

L’assegnatario dovrà essere provvisto di patente di guida.

E’ responsabilità dell’assegnatario mantenere in ottime condizioni l’autovettura assegnata,

provvedendo ai controlli previsti nel rispetto della procedura stabilita dalla società di noleggio.

L’assegnatario dovrà attenersi al regolamento previsto dalla società di noleggio per l’utilizzo

dell’autovettura.

Circolare n. 45/2007, pag. 31


Normativa in evoluzione

L’AGGIORNAMENTO DI OTTOBRE E NOVEMBRE

a cura di Marina Ducci – Coordinatore redazionale di Centro Studi Lavoro e Previdenza Srl

TIPO NORMATIVA ARGOMENTO NUMERO

SITUAZIONE

DELL’ITER

Proposta di legge

Risoluzione del contratto di lavoro

per dimissioni volontarie della

lavoratrice, del lavoratore, nonché

del prestatore d’opera

L. n.188 del 17

Ottobre 2007

Legge pubblicata nella

GU n.260 del 08/11/2007

Disegno di legge

Interventi urgenti in materia

economico-finanziaria, per lo

sviluppo e l'equità sociale

(Collegato alla Finanziaria 2008)

(C3194)

Votato con fiducia alla Camera

dei Deputati (20 novembre 2007)

Interrogazione

Dichiarazioni del Ministro dei

trasporti sulla riduzione dei

contributi in favore dell’autotrasporto

nn.5-01697

Concluso l’esame della IX

Commissione Trasporti della

Camera

Disegno di legge

Norme di attuazione del

Protocollo del 23 luglio 2007 su

previdenza, lavoro e competitività

per favorire l’equità e la crescita

sostenibili, nonché ulteriori norme

in materia di lavoro e previdenza

sociale

(C3178)

Proseguito l’esame in sede

referente della XI Commissione

Lavoro della Camera, interrotte le

trattative in sede di Governo

Interrogazione a

risposta immediata

Casse previdenziali dottori

commercialisti e ragionieri

commercialisti

5-01761

Alla XI Commissione Lavoro

della Camera

Disegno di legge Legge Comunitaria 2007 (C3062)

Proseguito l’esame in sede

referente della XIV Commissione

per le politiche dell’Unione

europea della Camera

Disegno di legge

Disposizioni penali contro il grave

sfruttamento dell’attività lavorativa

e interventi per contrastare lo

sfruttamento di lavoratori

irregolarmente presenti sul

territorio nazionale

C2784

All’esame della commissione

Giustizia della Camera, in sedi di

comitato ristretto

Progetto di legge Riforma delle professioni C867

Le Commissioni riunite II

Giustizia e X Attività produttive

hanno ripreso l’esame

Circolare n. 45/2007, pag. 32


TIPO NORMATIVA ARGOMENTO NUMERO

SITUAZIONE

DELL’ITER

Proposta di legge

Delega al Governo per la modifica

della disciplina dell’immigrazione

e delle norme sulla condizione

dello straniero

C2976

La I Commissione Affari

costituzionali ha proseguito

l’esame

Schema di decreto

legislativo

Recepimento della Direttiva

2002/15/CE del Parlamento

europeo e del Consiglio, dell’11

marzo 2002, concernente

l’organizzazione dell’orario di

lavoro delle persone che

effettuano operazioni mobili di

autotrasporto

(atto n.169)

Proseguito l’esame in sede

referente della XIV Commissione

per le politiche dell’Unione

europea della Camera, in sede di

atti del Governo

Proposta di legge

Norme in favore di lavoratori con

familiari gravemente disabili

C71

La XI Commissione Lavoro ha

proseguito l’esame, prima in

sede di Comitato ristretto e poi

referente

Schema di decreto

legislativo

Attuazione della Direttiva

2005/36/CE, relativa al

riconoscimento delle qualifiche

professionali

dell’atto di

Governo n.134

Le Commissioni II Giustizia e X

Attività produttive hanno

proseguito e concluso l’esame

dell’atto, esprimendo parere

favorevole con condizioni e

osservazioni

Schemi di decreti

legislativi

- Attuazione della Direttiva

2004/40/CE, concernente le

prescrizioni minime di sicurezza

e salute relative all’esposizione

dei lavoratori ai rischi derivanti

dagli agenti fisici (campi

elettromagnetici) durante il

lavoro;

- Norme minime sull’attribuzione a

cittadini di paesi terzi o apolidi

della qualifica di rifugiato o di

persona altrimenti bisognosa di

protezione internazionale,

nonché norme minime sul

contenuto della protezione

riconosciuta

(atto n.125)

(atto n.131)

Approvati nella Seduta del 9

novembre 2007 n.74 del

Consiglio dei Ministri

Proposta di indagine

conoscitiva

Prelievo tributario e contributivo

sui redditi di lavoro

La Commissione Finanze del

Senato ha inoltre approvato la

proposta di indagine conoscitiva

da svolgersi congiuntamente con

la Commissione Lavoro

Circolare n. 45/2007, pag. 33


Calendario delle scadenze dal 1 al 15 dicembre

Tutti gli adempimenti sono stati inseriti, prudenzialmente, con le loro scadenze naturali.

Ricordiamo che nella maggior parte dei casi, i versamenti che cadono nei giorni festivi si

intendono prorogati al primo giorno feriale successivo.

ADEMPIMENTI PREVIDENZIALI

CHIMICI CONTRIBUTI PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Invio della distinta relativa ai contributi dovuti al fondo di previdenza integrativa

FONCHIM.

ADEMPIMENTI PREVIDENZIALI

GIORNALISTI – FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Versamento dei contributi, relativi al mese precedente, dovuti al Fondo di

previdenza complementare dei giornalisti italiani e invio della lista di contribuzione.

5 dicembre

mercoledì

10 dicembre

lunedì

RAGIONIERI E PERITI COMMERCIALI – CASSA DI PREVIDENZA

Versamento della 4° rata dei contributi minimi dovuti alla Cassa Nazionale di

Previdenza e Assistenza dei Ragionieri e Periti Commerciali.

ADEMPIMENTI PREVIDENZIALI

DOTTORI COMMERCIALISTI – CASSA DI PREVIDENZA

Termine ultimo per il versamento delle eccedenze contributive da parte dei Dottori

Commercialisti iscritti alla Cassa di Previdenza.

15 dicembre

sabato

Circolare n. 45/2007, pag. 34


LEGENDA ICONE

Le novità della settimana notizie flash

Una raccolta di tutte le principali notizie in

materia di lavoro e previdenza, sia legislative che

di prassi emanate nel corso dell’ultima settimana.

I due simboli distinguono le notizie a contenuto

professionale (lente) da quello operativo

(computer).

Le pagine professionali

Tematiche di diritto del lavoro, previdenziale e

fiscale di particolare interesse per gli operatori

del settore approfondite dagli esperti.

Aggiornamento professionale

Approfondimenti sugli interventi legislativi o di

prassi di particolare interesse e/o complessità.

Quesiti e casi pratici

Una selezione di alcuni quesiti, risolti dai

nostri esperti, ritenuti di interesse generale

oltre che pratico.

Normativa in evoluzione

Una schematizzazione mensile dei principali

progetti di legge in fase di approvazione e

vaglio legislativo.

Il lavoro e le sue agevolazioni

Una rassegna dei principali bandi in materia

di agevolazioni per il settore lavoro.

Sintesi Operative Paghe e Contributi

Corso operativo per l’elaborazione delle paghe e

per lo svolgimento degli adempimenti contributivi

e fiscali.

I formulari

Utili formulari e carte di lavoro su argomenti di

attualità di frequente utilizzo.

Gazzetta Ufficiale

Con cadenza quindicinale sono riportati gli

interventi legislativi di maggiore interesse in

materia di lavoro e in campo previdenziale.

Calendario delle scadenze

Con cadenza quindicinale sono riportate tutte

le scadenze del periodo.

I simboli individuano gli adempimenti di

carattere fiscale, previdenziale e vario.

EDITORE E PROPRIETARIO

Centro Studi Lavoro e Previdenza S.r.l.

DIRETTORE RESPONSABILE

Michele Speciale

COORDINATORE SCIENTIFICO

Enzo De Fusco

COORDINATORE REDAZIONALE

Marina Ducci

PERIODICITÀ E DISTRIBUZIONE

Settimanale

Vendita esclusiva per abbonamento

SEDE LEGALE E AMMINISTRATIVA

Via E. Fermi, 11 – 37135 Verona

REDAZIONE

Per informazioni su contributi, articoli e argomenti

trattati

e-mail: servizio.clienti@cslavoro.it

SERVIZIO ABBONAMENTI

Per informazioni su abbonamenti, numeri arretrati,

cambi di indirizzo, eccetera

Tel. 045/506199 fax 045/506087

e-mail: servizio.spedizioni@cslavoro.it

sito: www.cslavoro.it

STAMPA

Pubblicazione diffusa per e-mail e fax

Autorizzazione del Tribunale di Verona

n.1447 del 29 giugno 2001

ABBONAMENTI INVIO TRAMITE E-MAIL

Comprensivo della rubrica mensile clienti e della raccolta

delle tabelle

ANNUALE (01/01/2007 – 31/12/2007)

invio tramite e-mail € 210,00 (+ Iva 20%)

Gli abbonamenti possono essere sottoscritti richiedendo

il coupon al numero 045/506199.

ARRETRATI NUMERI SINGOLI

€ 8,00 (+ Iva 20%) comprensivo delle spese di

spedizione

Centro Studi Lavoro e Previdenza S.R.L.

Tutti i diritti sono riservati.

Nessuna parte di questo periodico può essere

riprodotta con mezzi grafici e meccanici quali

la fotoriproduzione e la registrazione.

Circolare n. 45/2007, pag. 35

More magazines by this user
Similar magazines