Febbraio

donbosco.torino.it

Febbraio

Spedizione in abb. postale 45% - art. 2 comma 20B - Legge 662/’96 - D.C./D.C.I. - Torino - Tassa Pagata / Taxe Perçue • ANNO XXVIII - MENSILE - N° 2 - FEBBRAIO 2007

MARIA

MARIA

A U S I L I A T R I C E

RIVISTA DEL SANTUARIO BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE - TORINO

Maria,

donaci tuo Figlio


Venite e vedete...

Il saluto La pagina

del del Rettore

Carissimi ed affezionati lettori,

Qui a Torino-Valdocco siamo

ancora nel clima della

festa di Don Bosco e

le esperienze e gli incontri

di questa indimenticabile giornata

ci riempiono ancora di gioia

e rendono lode al Signore e a

Maria Sua Madre per le grandi o-

pere che continua ad operare attraverso

Don Bosco ed i suoi discepoli.

Numerosi sono gli exallievi

con le loro famiglie ed affezionati

all’opera salesiana che

passano, pregano, salutano e rivivono

il sapore di una giornata

particolare nella terra di Valdocco,

terra di Martiri, di Santi e di

tante persone che hanno colto la

misura della loro santità, nell’adempimento

preciso, onesto e

coerente della vita cristiana. Non

è impossibile perché con l’aiuto

di Dio e di buoni educatori farsi

santi diventa accessibile a tutti!

Pregando nella nostra bellissima

Basilica ho avuto ancora

modo in questi giorni di distrarmi

a scoprire i numerosi modelli

di vita di santità proposti all’interno

dell’edificio, più di sessanta

tra statue e dipinti senza

considerare le circa duemila reliquie

presenti nella Cappella ancora

in via di ristrutturazione e la

presenza del beato Michele Rua

e del beato Filippo Rinaldi, primo

e terzo successore di Don

Bosco. Tanti stili diversi ma tutti

frutti dello Spirito che rendono

la famiglia di Dio vicina all’uomo

di ogni tempo, ne sotto-

2

lineano la validità perenne e soprattutto

mettono in evidenza come

tutti possono godere con Dio

per sempre.

All’interno della nostra Basilica

gruppi di santi educatori,

di teologi, di mistici, di pastori

fanno tutti corona a Maria ed innalzano

la lode a Dio perché si

sentono realizzati nell’Amore.

È un continuo invito a “puntare

in alto”, a lasciarsi guidare da

santi uomini e donne, e a valorizzare

i sacramenti della Confessione

e dell’Eucarestia come

essenziali per giungere sicuri alla

meta. Quale grande ed inesauribile

catechesi ci hanno lasciato

i nostri predecessori nelle

varie pareti, nelle cupole e nei

quadri, consapevoli delle inevitabili

distrazioni di giovani e meno

giovani durante le solenni liturgie

o nel sopportare pazien-


temente le lungaggini di alcune

prediche! Quante le persone che

confidano la grande grazia che

hanno avuto nell’accostarsi a

questo tempio. Alcune, anzi, meravigliate

dall’essere stati condotti

“per caso” verso questo

santo luogo dove non solo hanno

potuto VEDERE incuriositi

ma anche SENTIRE una buona

parola, SPERIMENTARE la

gioia della Grazia di Dio attraverso

il sacramento della Riconciliazione,

rivivere momenti

dell’infanzia trascorsi tra queste

mura sempre vive, testimoni

di tante grazie, di tanti pianti, di

tante invocazioni di aiuto! Molti

continuano a testimoniare che

sono stati STIMOLATI ad affrontare

la vita con ottimismo e

gioia anche dall’aver incontrato

educatori dal cuore grande, giovani

compagni in festa e impegnati

nel canto e nel gioco allegro

e fraterno nei vari cortili di

Valdocco! È veramente una

“città della gioia”, specialmente

in alcune occasioni particolari

e dal clima di festa si ravviva

la voglia di condividere, di lottare

insieme e si stringono rapporti

di gruppo più forti! È sempre

una buona occasione anche

per rafforzare vincoli di amicizia

e di mettere, per coloro che

fanno un’esperienza più lunga

con noi, le basi di una vita futura

caratterizzata dallo “stile salesiano”,

un modo di vivere a-

perto, familiare, gioioso, impegnato,

sostenuto e guidato dalla

Provvidenza che offre, nel contesto

dove uno vive, un valore

Foto M. NOTARIO

aggiunto. A molti, in questo contesto,

è sorto anche un interrogativo:

“Perché non imitare Don

Bosco o altri come lui? Varrà la

pena abbandonare tutto per servire

il Signore nei giovani e nella

Congregazione salesiana?”.

Credo che i 16.000 salesiani

sparsi tutt’oggi nel mondo ne

siano una eloquente risposta,

senza contare tutti i membri della

grande famiglia salesiana!

VIENI E VEDI è l’invito che

faccio anche a tutti voi! Sperimentate

i valori della festa, della

gioia, della comunità, della

preghiera, del lavoro, della cultura,

della solidarietà... Non siate

ciechi e sordi a questo progetto

provvidenziale che Dio offre

ancora alle generazioni presenti

e a quelle future! Scoprite

quanto appaghi l’armonia con se

stessi, con il prossimo e con Dio

in questa cittadella sorta provvidenzialmente

e prendete atto che

da questo seme gettato in terra

buona sono nate innumerevoli

altre piante che continuano a dare

buoni frutti in tutto il mondo!

Non abbiate timore di avvicinarvi

ad un’opera salesiana e attingete

il bene che zampilla abbondantemente

da quella presenza!

E, se potete e volete, venite

alla sorgente del DA MIHI

ANIMAS CETERA TOLLE.

Maria Ausiliatrice vi aspetta!

Don Sergio Pellini

Rettore

3


Editoriale

cÜxz{|tÅÉ |Çá|x

L’armonia familiare

è un bene prezioso che

si conserva e si alimenta

tramite la preghiera.

La famiglia è la prima scuola di preghiera. Se ai bambini non si

insegna a pregare in famiglia, dopo, per loro sarà difficile imparare

a pregare. Tutto quello che di soprannaturale i bambini imparano

nei primi tre anni di vita rimarrà per sempre. Per questo è

necessario che i genitori (oggi, forse, faremmo meglio a dire i nonni)

si curino soprattutto di insegnare ai bambini il senso di Dio e a

pregare. I primi mille giorni della loro vita sono così fondamentali

che in seguito non si farà altro che sviluppare quel senso del divino

che hanno introiettato nei primi trentasei mesi della loro esistenza.

Dai tre fino ai sei anni si consoliderà e si modellerà

questo aspetto che media il rapporto fra il bambino e il mondo.

Ovviamente gli atteggiamenti che l’adulto deve trasmettere

e gli insegnamenti che deve dare non possono essere banali

o, addirittura, negativi. Dio non esiste per aspettare

l’uomo al varco del suo errore per castigarlo, e uno degli e-

lementi che occorre comunicare ai bambini è, invece, il senso

dello stupore e del ringraziamento per tutto quello che Dio

offre a noi ogni giorno. I figli, fin dalla più tenera età, devono

imparare a percepire il senso di Dio e a rivolgersi con

semplicità a Lui come un altro membro della famiglia. Per

questo, un’esperienza familiare positiva di Dio è la fortuna più grande

che possa capitare ad un bambino ed è la cura più urgente che

occorre dare ai figli, poiché dà un’impronta per tutta la vita. L’evangelizzazione

del futuro dell’uomo dipende quindi in gran parte

da quella Chiesa domestica che è la famiglia.

Ma perché i bambini imparino a pregare Dio, bisogna, anzitutto,

che sappiano che Egli esiste. Non ci si può rivolgere ad un assente

o a chi non si sa che esiste.

Il bambino però, prima vuole sperimentare, vedere, toccare e poi

crede. Come far loro sperimentare Dio, il puro spirito? Sembra un

compito impossibile. Ma è meno difficile di quanto si creda. Se dinanzi

ad una cortesia, un gesto d’affetto disinteressato, l’uomo a-

dulto rimane conquiso, tanto più il bambino quando sperimenta la

solidità dell’amore dei genitori. Amore verso di lui, ma soprattutto

amore fra di loro. Non dimentichiamo che i bambini apprendono più

dal clima che respirano che dalle parole che ascoltano.

Per questo, l’amore dei genitori è la prima testimonianza dell’esistenza

di Dio che il bambino sperimenta. L’amore è la prova che

Dio esiste e l’amore permette anche di superare (con una certa ironia)

il piattismo riduzionista cui l’uomo contemporaneo vuole as-

4


Åx

I bambini apprendono

a relazionarsi con Dio

anzitutto in famiglia,

dall’esempio

di papà e mamma.

soggettare se stesso. Non è forse vero

che mentre l’uomo d’oggi cerca di

spiegare se stesso con tutti gli aiuti

della scienza che escludono Dio, si ritrova

più solo, più freddo e più sfiduciato?

L’amore, invece, dice “andare

oltre”, afferma che “tu a me sei

più importante di me stesso” e quando

giunge alla rinuncia di sé per l’altro,

pone sotto i suoi piedi ogni ridicola

spiegazione molecolare o matematica

dell’uomo. Perché l’amore è

specchio di Dio che va ben oltre la pura

materia e la sola ideologia dominante.

L’amore è la vera contestazione

della falsità contemporanea. È

l’unico ordine nel caos attuale. Corroborato

dall’amore, il bambino percepisce

l’alterità dei genitori, poiché

vivono l’uno per l’altro, e quindi può

percepire l’alterità di Dio quale origine

e fondamento dell’amore stesso

dei genitori. Nell’amore dei genitori,

il bambino sperimenta l’amore di Dio.

Fra loro passa, in trasparenza di vita,

la stessa Carità divina.

Oltre all’amore, i bambini hanno bisogno di vedere che papà e

mamma pregano insieme. Per cui se i genitori pregheranno insieme,

anche con qualche atteggiamento esterno, come fare il segno della

croce, recitare delle orazioni, i piccoli li imiteranno. Anche loro si

metteranno in quell’atteggiamento esterno che è tipico della preghiera,

anche’essi balbetteranno qualcosa, magari non comprendendo

tutto, ma trascinati unicamente dall’esempio.

Poi arriverà il momento di insegnare loro a pregare con la parola.

E le brevissime preghiere che il bambino imparerà saranno l’inizio

del suo dialogo con Dio. Parlando ai genitori, Giovanni Paolo

II ha ricordato quanto sono importanti questi esempi. Il Papa

chiedeva: «Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere del

cristiano? E voi, papà, sapete pregare con i vostri figli, con tutta la

comunità domestica, almeno qualche volta? L’esempio vostro, suffragato

da qualche preghiera comune, vale una lezione di vita, vale

un atto di culto di singolare merito».

Il bambino che vede i genitori pregare insieme sa che le eventuali

difficoltà possono essere superate insieme e potrebbe, proprio lui,

dopo qualche burrasca familiare, rivolgendosi ai genitori, dire: «Questa

sera, non le diciamo le preghiere?».

Don Giuseppe Pelizza

5


Gesù

racconta il Padre

Videro la sua gloria

Gv 1,35-2,22

Dopo il passaggio dal Battista

a Cristo, iniziamo a

camminare con Gesù. In

questo articolo Lo contempleremo

con i primi discepoli (1,35-

51), poi a Cana di Galilea (2,1-

11) e a Gerusalemme mentre

scaccia i venditori dal Tempio

(2,12-22). Vedremo come Gesù,

con decisione, organizza la sua

Giovanni il Battista ha il compito di

indicare Gesù presente nel mondo.

I suoi discepoli, infatti, dopo questo

annuncio, lo lasciano per seguire il

Messia.

6

missione; lo guida un principio:

cercare sempre la gloria del Padre.

Pensando poi a noi discepoli,

sentiremo il dovere di meditare

sul nostro cammino di fede.

Il secondo e il terzo racconto

infatti si chiudono con un atto

di fede dei discepoli e questo

ci impone la domanda: Chi è per

me Gesù?

Gesù con i primi discepoli

(1,35-51)

Il primo brano (1,35-42) inizia

presentando Giovanni che insieme

a due discepoli “fissa lo

sguardo su Gesù che passa” e si

conclude parlando di Gesù che

“fissa lo sguardo” su Simon Pietro.

Il loro fissare non è un semplice

“vedere”. In greco c’è un

verbo che fa capire che Giovanni

fissa Gesù, cercando di penetrarne

sempre di più il mistero,

mentre Gesù fissa Simone pensando

al suo futuro di roccia.

Giovanni, fissando Gesù, si

limita a ripetere: “Ecco l’Agnello

di Dio”, una verità che già deve

avere discusso con i suoi discepoli.

Ed essi sentendolo dire

così, capiscono la fede che egli

ha in Gesù e nelle sue parole

percepiscono un invito a diventare

“discepoli di Gesù”. Perciò

lo abbandonano per seguire Gesù.

Il verbo “seguire” è tecnico.

Nel suo senso più banale significa

“andare dietro a qualcuno”,

ma nel suo senso forte significa:

“farsi discepolo di qualcuno”;

“sceglierlo come Maestro”; cercare

di avere con lui una “comunanza

di vita”.

Gesù si accorge che lo stanno

seguendo e forse rallenta il passo

perché si avvicinino di più e

poi, improvvisamente, si volge

verso di loro e dice: “Che cercate?”.

Non fa una domanda per

informarsi: egli sa già quello che

c’è nell’uomo (2,25); vuole solo

provocare quella risposta che

farà prendere coscienza ai suoi

interlocutori dell’oggetto vero

della loro ricerca. È la prima parola

che Gesù pronuncia nel Vangelo

di Giovanni: «Che cercate?»

ed è una parola che Gesù rivolge

a ogni persona. Ciascuno

sentendola è obbligato a chiedersi

davanti al Signore i veri

motivi per cui va in cerca di lui

e ad esaminare il proprio cammino

interiore.

Nei due c’è il desiderio di

essere discepoli di Gesù perché

gli dicono «Rabbì, dove abiti?».

Esprimono subito con chiarezza

il loro pensiero: vogliono subito

stabilire la relazione Maestro-discepolo.

Ma per ottenere questo

è necessario sapere dove abita,

dove si riunisce con i propri discepoli.

Per essere discepoli infatti

non sono sufficienti le informazioni

che il Maestro dispensa:

è indispensabile entrare in comunione

di vita con lui. E Gesù

accetta perché risponde: «venite

e vedrete». Non si tratta di andare

a vedere una casa. Qui si vuole

verificare con la vista il contatto

fisico, la realtà storica che deve

fondare la loro fede. L’invito infatti

contiene implicitamente l’offerta

di prendere contatto con lui,

di conoscerlo più intimamente, di

potere finalmente aderire a lui

con convinzione.

«Andarono, videro dove dimorava

e dimorarono con lui».

Qui è interessante il modo di


La chiamata dei discepoli avvenne in contesti molto differenti. Probabilmente

in seguito ad alcuni miracoli compiuti da Gesù e dopo che aveva già iniziato

la predicazione in Palestina e il suo nome si era diffuso fra la gente.

comportarsi dell’evangelista. Non

dice nulla sulla loro esperienza

con Gesù, ma racconta quello

che avviene. Chi ha fatto un’esperienza

con Gesù non riesce a

tenersela dentro, deve raccontarla

ad altri. Ed è ciò che fa Andrea,

così si chiamava uno dei

due. Ebbene, di lui si dice che

andò a cercare per primo il suo

fratello Simone e gli disse: «Abbiamo

trovato il Messia e lo condusse

da Gesù». E così Simone

si trovò di fronte a Gesù il quale

«lo fissò intensamente e gli

disse: “Tu sei Simone, figlio di

Giovanni. Ti chiamerai Cefa”».

Andrea si limita a condurre il

fratello a Gesù; Gesù gli affida la

missione di essere la roccia visibile

su cui è fondata la Chiesa;

quella invisibile è lui (Ef 2,20).

Il giorno dopo, Gesù decise di

partire per la Galilea; si incontrò

con Filippo e gli disse: «Seguimi!».

Non si dice se Filippo lo

seguì e neppure se fece esperienza

di Gesù. Lo deduciamo da quanto

segue. Anche Filippo, come

Andrea, sentì la necessità di raccontare

ad altri la propria esperienza.

Però a differenza di Andrea

che dice a Pietro: “Abbiamo

trovato il Messia”, Filippo, incontrandosi

con Natanaele che

forse conosceva come uno amante

delle Scritture, gli dice: «Abbiamo

trovato colui di cui scrisse

Mosè e (parlarono) i profeti: Gesù,

figlio di Giuseppe di Nazaret».

Quando Natanaele udì la

parola “Nazaret” rispose: «Da

Nazaret può venire qualcosa di

buovo?» e ci fu il rifiuto. Allora

Filippo gli dice: «Vieni e vedi».

Alla parola fa seguire la “vista”.

Ora non è Natanaele che scorge

per primo Gesù, ma è Gesù

che vede Natanaele venire verso

di lui e subito dice: «Ecco un vero

Israelita». Natanaele meravigliato

disse: «Come mi conosci?».

E Gesù: «Prima che Filippo

ti chiamasse ti ho visto sotto

il fico». Il fico nel giudaismo

era divenuto l’albero della scienza.

La parola di Gesù insinuerebbe

che, studiando la Legge,

Natanaele si era preparato all’incontro

con lui. Il risultato è

magnifico. Natanaele capisce di

essere davanti a uno che è più di

un Rabbì e proclama Gesù Messia

dicendo: “Re di Israele, Figlio

di Dio”. Certamente non in senso

cristiano, ma “Figlio di Dio”

come discendente davidico.

Gesù accetta la fede di Natanaele

e lo porta a guardare oltre:

«Vedrai cose maggiori di queste».

Poi vedendo Natanaele come

rappresentante di molti, passa

al plurale e dice: «Vedrete il

cielo aperto e gli angeli di Dio

salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

Il richiamo alla visione

di Giacobbe è chiaro. Solo

che ora non c’è più la scala, ma

è su Gesù, Figlio dell’uomo, che

gli angeli scendono dal cielo. Gesù

ha pienamente coscienza che

deve realizzare la comunione definitiva

tra cielo e terra, tra Dio

e i credenti. È questo che avverrà.

Gesù compie le Scritture,

ma le compie al di là di ciò che

i suoi contemporanei si aspettano.

Tutto è al futuro. I discepoli

perciò sono messi in attesa di

contemplare la “gloria del Figlio

dell’uomo”.

Cana di Galilea (2,1-11)

Ed eccoci al racconto delle

“nozze di Cana”, uno dei più difficili

del Vangelo. Nella sua inevitabile

lettura simbolica ci porterà

alla stessa conclusione del

racconto precedente: “Gesù è colui

che unisce la terra al cielo”.

L’intero racconto è un segno.

Quando utilizziamo la parola

“segno”, significa che non dobbiamo

leggerlo in se stesso ma

che dobbiamo andare oltre il testo

per cercare quella realtà a

cui il segno conduce. Iniziamo

dalla parola “nozze”. Quale

realtà indica? Nel contesto remoto

del nostro racconto è, come

in tutta la Bibbia, una metafora

che esprime l’alleanza che

Dio stringerà non solo con il suo

popolo, con Israele, ma con tutta

l’umanità.

Ora, nel nostro racconto, chi

sono i contraenti delle nozze?

Non Gesù e l’umanità, ma Dio

e Israele qui simbolizzato dalla

Madre di Gesù che intenzionalmente

viene chiamata “Donna”,

7


Le nozze di Cana indicano lo sposalizio fra Gesù e l’umanità sua sposa. Sono

un simbolo della divina Incarnazione del Verbo.

un valore che supera la sua individualità

e che rimanda alla

Sion ideale, essa pure raffigurata

nella Bibbia sotto i tratti di u-

na donna e in quelli di una madre

che raccoglie i suoi figli alla

fine dei tempi. Maria, come lo

dimostra anche il Magnificat, appartiene

a quel mondo e nella

concretezza del suo vivere, si accorge

delle necessità altrui. Come

si è lontani in quel mondo antico

dal compimento delle profezie

sulle nozze messianiche

che promettono abbondanza di

vino! In Isaia 62,5ss si legge:

«Come un giovane sposa una

vergine, il tuo architetto ti sposerà...

Non saranno più gli stranieri

a bere il tuo vino, ma i vendemmiatori

berranno il vino nell’atrio

del santuario». È il nuovo

popolo di Dio che nel santuario

beve il vino delle nozze

messianiche e sarà abbondante.

Si parla al futuro, come a dire

che ora quel vino manca.

Torniamo alla materialità del

testo e osserviamo Maria che si

accorge della mancanza del vino

e si avvicina come Madre a Gesù

e gli dice: «Non hanno più vino».

E Gesù risponde: «Che c’è

tra me e te?». È un rifiuto, un far

capire che non deve interferire

nella sua missione. Comunque

la chiama “Donna”. Forse è un

invito ad agire come “Donna”; e

Maria si dà subito da fare: chiama

i servi e dice loro: «Fate tutto

quello che vi dirà», una frase

che richiama Esodo 19,8 da cui

appare che nel giorno dell’Alleanza

il popolo disse: «Noi faremo

tutto quello che ha detto il

Signore». Il Figlio accoglie l’iniziativa

della Madre e dice ai

servi: «Riempite d’acqua le anfore»

ed essi le riempirono. Allora

disse loro: «Attingete e portate

a colui che dirige. Lo fecero ed

era vino di qualità.

Si noti che questo è un segno,

non la realtà messianica. Ma

quando questa si realizzerà? Gesù

dice alla Madre: «La mia ora

non è ancora venuta». Ciò non

significa che non possa essere

anticipata nei segni e che quanto

è avvenuto fa capire ai discepoli

che Gesù sta rivelando la

sua “Gloria”, un motivo per credere

in lui. Comunque la realtà

vera, il compimento totale delle

Le nozze di Cana, Jan Vermeyen (1550-1559), Rijksmuseum Amsterdam.

profezie messianiche si avrà soltanto

quando giungerà la sua o-

ra, cioè nella sua passione, morte

e Risurrezione che avverrà il

“terzo giorno”, espressione con

cui è iniziato il racconto di Cana.

Solo allora si manifesterà in

modo eclatante la sua gloria.

Quelle gocce di sangue e acqua

che sgorgano dal suo costato trafitto

sono l’inizio del compimento

di tutte le profezie; l’inizio dell’Alleanza.

Non mancherà più il

vino e sarà di qualità; e neppure

l’acqua per la vera purificazione.

In questa luce, Gesù appare

come il vero mediatore tra Dio e

l’umanità, come colui che dà i-

nizio alla nuova Alleanza, cioè alle

nozze tra Dio e il suo popolo

che è l’umanità intera e che ora

può essere purificata da ogni peccato.

Gesù è colui che tutti unisce

in comunione perfetta con

Dio, nello Spirito Santo.

Una doverosa ritrattazione:

Nel mio articolo di marzo del

2006 e nel mio commento a Giovanni,

seguendo la totalità degli

autori sostenevo che lo “sposo”

è Gesù. Ora seguendo Leòn-

Dufour mi ritratto con lui e dico:

“I contraenti alle nozze non sono

Gesù e l’umanità, ma Dio e

Israele”. E ciò in perfetta linea

con le Scritture.

La cacciata dei venditori

dal Tempio (2,12-22)

L’immagine di Gesù che entra

nel Tempio è certamente nella

linea dei profeti e un po’ simile

a Geremia, chiamato a “distruggere

e costruire” (due verbi usati

nel racconto); essa richiama

pure con forza quanto dice il profeta

Malachia: «Chi potrà sopravvivere

quando giungerà»

(3,21). Il Signore infatti viene per

purificare e realizzare quanto dice

il profeta Zaccaria: «In quel

giorno non ci saranno più mercanti

nella casa del Signore» (11,

21). Questo spiega il gesto e la

parola di Gesù: «Non fate della

8


casa del Padre mio (è la prima

volta che Gesù parla del Padre)

un luogo di mercato». Il Tempio

luogo di incontro dei figli con il

Padre non può essere ridotto a

un mercato, dove gli interessi sono

ben diversi. Perciò Gesù caccia

via tutti bestie e persone. Quel

“li cacciò via tutti” non è forse

un segno significativo per dire

che i riti sacrificali sono decaduti?

Su questa linea ci sembra

di poter dire secondo l’evangelista

il quale fra poco identificherà

il Tempio con il corpo di Gesù,

che il fatto della cacciata dei venditori

simboleggia il passaggio

dall’ordine cultuale a un ordine

personale. La riconciliazione di

Israele non si compirà più mediante

i sacrifici prescritti dalla

legge, ma mediante il dono di

Gesù stesso.

Seguono due interpretazioni.

La prima è quella dei discepoli

che ricordano un detto delle Scritture:

«Lo zelo per la tua casa mi

divorerà» (Sal 69,10). È l’interpretazione

migliore, anche se

probabilmente è pasquale. Comunque

sembra che i cristiani e-

sprimano bene i sentimenti dei

discepoli che contemplano Gesù

tutto preso dalla causa di Dio. Il

La purificazione del Tempio di Gerusalemme è posta da Giovanni all’inizio del

Vangelo per indicare che Gesù sostituirà col suo corpo, per tutto il tempo della

predicazione, fino alla Croce, i sacrifici compiuti nel Tempio.

Cacciata dei mercanti dal Tempio, Luca Giordano (1634-1705) - Napoli.

verbo “divorare” ha infatti il senso

metaforico di “essere consumato

da”. Nel gesto di Gesù i discepoli

vedono l’inizio di un’attività

ardente che si svolgerà senza

compromessi. Essi sono in

presenza del Giusto che durante

tutta la sua vita difenderà l’onore

di Dio.

Diverso l’atteggiamento dei

dirigenti giudei che impegnano

Gesù in una disputa: «Quale segno

ci dai per agire così?». La risposta

di Gesù è chiara: «Distruggete

pure questo Tempio e

io in tre giorni lo ricostruirò»

(v. 19). Ci risero sopra: «Ci sono

voluti quarantasei anni per

costruirlo e tu in tre giorni lo farai

risorgere?». Alla parola di Gesù

abbiamo aggiunto un “pure”.

Si mette meglio in risalto che

Gesù vuole dire loro: “Se continuate

ad agire così finirete per

portare questo Tempio alla distruzione”,

lui invece lo ricostruirà.

Non dice come, ma dopo

la sua Risurrezione per i cristiani

è chiaro che egli parlava del

suo corpo. Aveva infatti il potere

di dare la sua vita e di riprenderla.

E questo lo hanno capito

ricordando la Scrittura e quello

che Gesù aveva detto. Innanzitutto

la Scrittura rimane sempre

il fondamento per capire il mistero.

Non la si può eliminare

(10,35). Il Salmo 69, già citato,

offre un aiuto: prima della Pasqua,

avevano colto lo zelo ardente

del Messia per l’opera di

Dio; dopo la Risurrezione vi riconoscono

un annuncio della sua

passione: «Il mio zelo mi costerà

la morte». La prima comunità,

più tardi ha visto nella distruzione

del Tempio (anno 70) un

contraccolpo della morte di Gesù;

mentre le parole: «Io lo farò

risorgere il terzo giorno», indicano

Gesù come il nuovo Tempio

di Dio, come il luogo di incontro

tra Dio e gli uomini.

Concludiamo con una pagina

di Leòn-Dufour: «Il corpo di Gesù,

la sua carne, è la dimora della

gloria di Dio; su Gesù salgono

e scendono gli angeli; su di lui

riposa in modo permanente lo

Spirito; Gesù è stato consacrato

dal Padre, così che il Padre è in

lui e lui nel Padre; in questo santuario

dove fa abitare il suo nome,

si raduneranno tutti gli adoratori

e saranno consumati nell’unità:

tutti parteciperanno alla

santità del Tempio “perché noi

verremo a loro e faremo in loro

la nostra dimora”. Il nuovo santuario

annunciato da Gesù è il

suo corpo risuscitato, un corpo da

cui zampillano in abbondanza e

per sempre le sorgenti di acqua

viva» (Ap 21,22).

PREGHIAMO

Gesù, meditando queste pagine

sento che se voglio camminare

con te nella storia debbo i-

mitarti. Aiutami a vivere senza

compromessi in comunione con

il Padre; ad essere come Maria

aperto alle necessità degli altri

e a dire a tutti, amici e nemici,

la parola giusta perché possano

sempre purificarsi dal peccato e

dissetarsi alle sorgenti della vita.

Amen!

Mario Galizzi

9


La Catechesi di Benedetto XVI

Dio vede tutto

I Salmi

Salmo 138,1-12

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e

quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino

e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie; la

mia parola non è ancora sulla

lingua e tu, Signore, già la

conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,

troppo alta, e io non la

comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua

presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei, se

scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora per

abitare all’estremità del mare,

anche là mi guida la tua

mano e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l’oscurità mi

copra e intorno a me sia la

notte»; nemmeno le tenebre

per te sono oscure, e la notte

è chiara come il giorno; per

te le tenebre sono come luce.

nel tempo (cf vv. 7-12). Questa

prima parte la preghiamo ai Vespri

del Mercoledì della 4 a Settimana.

Il vigore delle immagini e

delle espressioni ha come scopo

la celebrazione del Creatore:

«Se tanta è la grandezza delle o-

pere create – afferma Teodoreto

di Ciro, scrittore cristiano del

V secolo – quanto grande

dev’essere il loro Creatore!»

(Discorsi sulla Provvidenza, 4:

Collana di Testi Patristici,

Chi ama sa vedere Dio presente in ogni luogo.

LXXV, Roma 1988, p. 115). La

meditazione del Salmista punta

soprattutto a penetrare nel mistero

del Dio trascendente, eppure

a noi vicino.

Dio è presente

per la gioia dell’uomo

La sostanza del messaggio

che egli ci offre è lineare: Dio sa

tutto ed è presente accanto alla

sua creatura, che a Lui non può

sottrarsi. La sua non è però una

In due tappe distinte la Liturgia

dei Vespri ci propone la

lettura di un inno sapienziale

di limpida bellezza e di forte

impatto emotivo, il Salmo 138.

Questa è la prima parte della

composizione (cf vv. 1-12), ossia

le prime due strofe che esaltano

rispettivamente l’onniscienza

di Dio (cf vv. 1-6) e la

sua onnipresenza nello spazio e

10


presenza incombente e ispettiva;

certo, il suo è anche uno

sguardo severo nei confronti del

male davanti al quale non è indifferente.

Tuttavia l’elemento fondamentale

è quello di una presenza

salvifica, capace di abbracciare

tutto l’essere e tutta la storia.

È in pratica lo scenario spirituale

a cui San Paolo, parlando

all’Areopago di Atene, allude

attraverso il ricorso alla citazione

di un poeta greco: «In Lui

viviamo, ci muoviamo ed esistiamo»

(At 17,28).

Dio conosce perché ama

Il primo brano (cf Sal 138,

1-6), come si diceva, è la celebrazione

dell’onniscienza divina:

si ripetono, infatti, i verbi della conoscenza

come «scrutare», «conoscere»,

«sapere», «penetrare»,

«comprendere», «saggezza».

Come è noto, la conoscenza

biblica supera il puro e semplice

apprendere e capire intellettivo;

è una sorta di comunione tra conoscente

e conosciuto: il Signore

è, quindi, in intimità con noi,

durante il nostro pensare e agire.

All’onnipresenza divina è, invece,

dedicato il secondo brano

del nostro Salmo (cf vv. 7-12). In

esso si descrive in modo vivido

l’illusoria volontà dell’uomo di

sottrarsi a quella presenza. Tutto

lo spazio è percorso: c’è innanzitutto

l’asse verticale «cieloinferi»

(cf v. 8), a cui subentra la

dimensione orizzontale, quella

che va dall’aurora, cioè dall’oriente,

e giunge fino «all’estremità

del mare» Mediterraneo, ossia

l’occidente (cf v. 9). Ogni

ambito dello spazio, anche il più

segreto, contiene una presenza

attiva di Dio.

Il Signore non abbandona mai i suoi fedeli neanche nei momenti più bui quando

tutto sembra lottare contro la speranza.

L’amore non conosce tenebre

Il Salmista continua introducendo

anche l’altra realtà in cui

noi siamo immersi, il tempo, simbolicamente

raffigurato dalla notte

e dalla luce, dalla tenebra e dal

giorno (cf vv. 11-12). Anche l’oscurità,

in cui è arduo procedere

e vedere, è penetrata dallo sguardo

e dall’epifania del Signore dell’essere

e del tempo. La sua mano

è sempre pronta ad afferrare

la nostra per guidarci nel nostro

itinerario terreno (cf v. 10). È,

dunque, una vicinanza non di giudizio

che incuta terrore, ma di

sostegno e di liberazione. E così

possiamo capire qual è l’ultimo,

essenziale contenuto di questo

Salmo: è un canto di fiducia. Dio

è sempre con noi. Anche nelle

notti più oscure della nostra vita,

non ci abbandona. Anche nei

momenti più difficili, rimane presente.

E anche nell’ultima notte,

nell’ultima solitudine nella quale

nessuno può accompagnarci,

nella notte della morte, il Signore

non ci abbandona. Ci accompagna

anche in questa ultima solitudine

della notte della morte. E

perciò noi cristiani possiamo essere

fiduciosi: non siamo mai lasciati

soli. La bontà di Dio è sempre

con noi.

Abbiamo iniziato con una citazione

dello scrittore cristiano

Teodoreto di Ciro. Concludiamo

affidandoci ancora a lui e al suo

IV Discorso sulla Provvidenza

divina, perché è in ultima analisi

questo il tema del Salmo. Egli

si sofferma sul v. 6 in cui l’orante

esclama: «Stupenda per me

la tua saggezza, troppo alta, e io

non la comprendo». Teodoreto

commenta quel passo rivolgendosi

all’interiorità della coscienza

e dell’esperienza personale e

afferma: «Rivolto verso me stesso

e diventato intimo a me stesso,

allontanatomi dai clamori e-

sterni, volli immergermi nella

contemplazione della mia natura...

Riflettendo su queste cose e

pensando all’armonia fra la natura

mortale e quella immortale,

sono vinto da tanto prodigio e,

non arrivando a contemplare questo

mistero, riconosco la mia

sconfitta; di più, mentre proclamo

la vittoria della saggezza del

Creatore e a lui canto inni di lode,

grido: «Stupenda per me la

tua saggezza, troppo alta, e io

non la comprendo»» (Collana di

Testi Patristici, LXXV, Roma

1988, pp. 116.117).

Benedetto XVI

L’Osservatore Romano, 15-12-2005

11


I Vangeli

Meditazione

“ Vangelo” è un nome di

origine greca, che significa

“buona notizia”:

quella che ci porta Gesù, che fa

conoscere la bontà tenerissima

del Padre, il modo di accoglierlo

nel nostro cuore, e la possibilità

di camminare con il Figlio incarnato,

fino a raggiungere la sua

stessa vita felice, che non avrà

mai fine.

Il Vangelo di Matteo si rivolge ai cristiani

provenienti dal giudaismo.

Dunque il Vangelo, originariamente

non è un libro: è la rivelazione

e la promessa del Salvatore.

Questo Vangelo è stato

conservato nei cuori, meditato e

predicato dai primi discepoli di

Gesù, sia in forma orale sia con

brevi scritti (che presentavano

discorsi, parabole, miracoli...).

Da queste brevi “unità letterarie”

se ne svilupparono altre più

complesse, fino al formarsi degli

attuali Vangeli.

Siamo sempre nei primi anni

12

dopo la Pasqua, e gli Evangelisti

hanno vissuto – personalmente

o attraverso la viva voce degli A-

postoli – i fatti che narrano nei

loro scritti.

Così, dal Vangelo di Gesù siamo

giunti ai libri dei Vangeli:

– quello di Marco (discepolo di

San Pietro), che si rivolge ai

convertiti dal paganesimo:

molti pensano che questo Vangelo

sia stato formato prima

del 70, altri verso il 60, altri

ancora – dopo il ritrovamento

di un papiro scoperto a

Qumran nel 1947 – addirittura

nel 42, quasi in contatto

con ciò che vi si narra;

– il Vangelo di Matteo (apostolo),

che si rivolge agli Ebrei:

scritto prima in aramaico nel

56, poi in greco;

– il Vangelo di Luca (discepolo

di San Paolo), che si rivolge

ai convertiti del paganesimo,

tra il 60 e il 70;

Il testo di Marco è stato scritto per i

convertiti dal paganesimo.

Il Vangelo di Giovanni è stato composto

verso la fine del primo secolo.

– il Vangelo di Giovanni (apostolo,

forse con l’aiuto di qualche

suo discepolo), che si rivolge

a cristiani maturi tra l’80

e il 90.

Ma dopo questi quattro Vangeli

(chiamati canonici, cioè riconosciuti

dalla Chiesa come

scritti da Dio, attraverso gli autori

umani), sono nati altri “vangeli”

e scritti diversi, analoghi ai

libri del Nuovo Testamento, che

sono detti “apocrifi”, cioè non

riconosciuti dalla Chiesa. Essi

sono più tardivi, dal II secolo in

avanti, e presentano fantasticherie,

inesattezze, e a volte persino

eresie.

In base a questi apocrifi, oggi

si nota più che mai il rischio

che si accolgano dei miti, presentati

come fossero fatti storici,

che disturbano la serenità della

nostra fede cristiana. Pensiamo

per esempio a quelli del Co-


dice da Vinci o del vangelo di

Giuda.

Credo quindi necessario ricordare

che i Vangeli canonici

sono sostanzialmente fedeli ai

fatti, e sono del tutto autentici.

Certo, non si tratta di una storia

nel senso moderno della parola:

– spesso gli avvenimenti e i discorsi

non sono narrati secondo

l’ordine cronologico,

ma secondo l’argomento;

– la narrazione non è completa;

– vi sono differenze marginali

tra vangelo e vangelo, soprattutto

perché gli Evangelisti

hanno dovuto considerare le e-

sigenze dei loro uditori e delle

circostanze locali.

Si tratta però sempre di una

sostanziale fedeltà ai fatti, perché

i Vangeli volevano essere

fedeli: si pensi all’autorità degli

Apostoli, ancora viventi, che

presentavano la dottrina imparata

dal Maestro (anche per questo

si rifiutano gli apocrifi: non

per ragioni di principio, ma per

l’infedeltà all’insegnamento di

Gesù).

E poi, la comunità poteva riuscire

ad essere fedele, per le sperimentate

tecniche mnemoniche

delle civiltà orali (cf Mt 7,24-27),

e per le progressive fissazioni per

iscritto, previe alla stesura dei

Vangeli (cf Lc 1,1).

Infine, tale fedeltà si dimostra

di fatto:

– non vi si nota alcuna esaltazione;

– vi si trovano particolari apparentemente

insignificanti, che

non possono provenire che dal

vivo ricordo degli eventi (cf

Gv 1,39);

– vi si segnalano sia gli insuccessi

di Gesù, sia gli errori e

le colpe degli Apostoli, che sarebbero

potuti essere taciuti;

– vi si raccontano fatti conosciuti

e contemporanei, che

non sarebbero potuti circolare

tra la gente, se non fossero

stati veritieri (cf At 2,22);

– importanti poi le conferme di

San Paolo, e gli accenni di Plinio

il Giovane, Tacito, Svetonio,

Flavio Giuseppe e il Talmud

ebraico, sia per quanto

riguarda la persona di Gesù,

sia per quanto riguarda le figure

di Pilato, Erode, Caifa...

Per concludere, siamo sicuri

che i Vangeli che noi possediamo

non siano stati alterati, ma

siano autentici, cioè proprio quelli

che furono scritti dagli Evangelisti?

La distanza di tempo tra i manoscritti

originali (tutti perduti)

e i primi codici che ci sono rimasti,

sono 400 anni per Virgilio,

2000 anni per Omero... mentre,

per i Vangeli, sono soltanto

una trentina d’anni!

E il numero dei codici rimasti

sono 250 per Orazio (uno dei

più fortunati!), un centinaio per

Virgilio e Sofocle, 11 per Platone,

uno solo per buona parte degli

Annali di Tacito, mentre per

i vangeli sono più di 4.000 i codici

greci oltre a 30.000 traduzioni;

e fra di essi vi sono soltanto

differenze secondarie, che si possono

risolvere con certezza.

Se dunque non dubitiamo dell’autenticità

degli antichi scritti

profani, a maggior ragione non

potremo dubitare dell’autenticità

dei Vangeli, così documentati!

Antonio Rudoni

Il testo di Luca è un componimento di alta letteratura con pagine raffinatissime

che sfidano per bellezza i classici dell’antichità.

13


Catechesi mariana

La Presentazione

al Tempio

La legge di Mosè ordinava alle

donne d’Israele, dopo il

parto, di rimanere per quaranta

giorni lontane dalle manifestazioni

pubbliche. Per rientrare

nell’ambito del sacro e poter

partecipare attivamente alla

vita dovevano compiere un sacrificio.

Se la madre era troppo

povera per offrire un agnello, lo

si poteva sostituire con una tortora.

Un’altra disposizione dichiarava

tutti i primogeniti proprietà

del Signore, e prescriveva il modo

di riscattarli. Il prezzo del riscatto

era di cinque sicli che, al

peso del santuario, rappresentavano

ognuno venti oboli.

L’obbedienza di Maria

Ma questa legge, valeva anche

per Maria? Quale relazione

poteva avere con le spose degli

uomini colei che era il purissimo

santuario dello Spirito Santo, Vergine

nel concepimento del Figlio,

Vergine nel suo ineffabile

parto, Vergine anche dopo aver

portato nel suo seno e dato alla

luce il Dio di ogni santità? Se

considerava poi il Figlio, la maestà

del Creatore di tutte le cose

il quale si era degnato di nascere

in lei, come avrebbe potuto

pensare che questo figlio era sottomesso

all’umiliazione del riscatto,

come uno schiavo che non

appartiene a se stesso?

Malgrado la sua dignità di

Madre di Dio, Maria accetta la

legge di Mosè, accetta la storia

nella quale è inserita e alla quale

appartiene, per questo si unisca

alla folla delle madri che si

recano al Tempio. Inoltre, il Figlio

di Dio facendosi uomo, vuole

essere considerato in tutto come

un servo. Bisogna che sia riscattato

quindi come l’ultimo dei

figli d’Israele.

Così Maria, fu, al Tempio, la

serva del Signore, come lo era

stata nella casa di Nazareth alla

visita dell’Angelo. Aveva obbedito

all’editto di Augusto per il

censimento universale; ora obbedisce

alla legge del popolo d’Israele.

La Presentazione è l’incontro

del giusto e vecchio Simeone con

il Bambino, il Figlio di Dio. Questa

Presentazione è in realtà un

Incontro.

Secondo la tradizione, Simeone

era uno dei settantadue

«interpreti», che negli anni del

regno di Tolomeo II, in Egitto

hanno tradotto la Bibbia in greco.

Traducendo il libro del profeta

Isaia, Simeone dubitò della

profezia sulla nascita del Bambino

(Emmanuele) da una vergine

(Is 7,14). Un angelo apparve

a Simeone e gli disse che non

sarebbe morto, finché non avesse

visto con i propri occhi il Bambino

e restasse così convinto della

profezia.

Il giusto Simeone «sotto ispirazione»

è venuto anche lui al

Tempio. «... e mentre i genitori vi

Presentazione al Tempio, Rogier van der Weyden (1399-1464), St. Columba Altarpiece, Alte Pinakothek - Monaco.

La presentazione al Tempio di Gesù, è un gesto che Maria compie per sottrarre

il Bambino alla sfera dell’inavvicinabile e introdurlo nel mondo profano.

14


di Gesù

portavano il bambino Gesù per

adempiere la Legge, lo prese tra

le braccia e benedisse Dio: Ora

lascia, o Signore, che il tuo servo

vada in pace secondo la tua

parola; perché i miei occhi hanno

visto la tua salvezza, preparata

da te davanti a tutti i popoli, luce

per illuminare le genti e gloria

del tuo popolo Israele... Simeone

li benedisse e parlò a Maria,

sua madre: Egli è qui per la

rovina e la risurrezione di molti

in Israele, segno di contraddizione,

perché siano svelati i pensieri

di molti cuori. E anche a te

una spada trafiggerà l’anima».

Una duplice profezia

Queste parole di Simeone contengono

due profezie. La prima

riguarda tutti gli uomini che accetteranno

il Figlio di Maria, essi

risorgeranno spiritualmente;

invece quelli che non lo accetteranno,

andranno in rovina. Mentre

«Colui che viene» sarà oggetto

di discussioni e persecuzioni...

La seconda profezia riguarda

la stessa Maria: «a te u-

na spada trafiggerà l’anima».

Nell’incontro del Bambino al

Tempio partecipa anche la profetessa

Anna, «figlia di Fanuele,

della tribù di Aser. Era molto a-

vanzata in età, aveva vissuto col

marito sette anni dal tempo in

cui era ragazza, era poi rimasta

vedova e ora aveva ottantaquattro

anni. Non si allontanava mai

dal Tempio, servendo Dio notte

e giorno con digiuni e preghiere».

Anche lei, visto il Bambino,

parlava di Lui a tutti coloro

che aspettavano la salvezza, e

benediceva il Signore.

La processione delle candele aveva un’origine antichissima che si rifaceva alle

feste dei Lupercali del plenilunio di febbraio, celebrate per invocare la fertilità

dei campi e delle donne.

La Presentazione è la prova

del compimento delle profezie: il

Bambino è venuto nel mondo,

concepito di Spirito Santo e nato

dalla Vergine Immacolata. Nel

mondo è venuto Dio, incarnato

sotto forma umana.

La Presentazione è anche l’incontro

dell’Antico e del Nuovo

Testamento. Il vecchio Simeone

personifica l’Antico Testamento,

«che passa dalla scena di questo

mondo». Il Bambino è la salvezza

che viene nel mondo, il

Nuovo Testamento tra Dio e gli

uomini. Molti quadri (vedi copertina)

che mostrano la Presentazione,

sono costruiti in modo

che il Bambino si trovi nel

centro dell’immagine, sopra l’altare

e sotto il ciborio, cioè il velo

che copre le sante specie consacrate

sull’altare.

Chinato verso di Lui, il vecchio

Simeone regge premurosamente

e delicatamente il Bambino,

colui che non può essere

«abbracciato». Maria sta alla sinistra.

Il suo atteggiamento ed il

suo volto esprimono tutta una

gamma di sentimenti, ma nell’anima

da ora e per sempre è entrata

l’angoscia. Dietro a Lei sta

Giuseppe che tiene in mano due

tortore. Alle spalle di Simeone

vediamo Anna. Il suo volto è il

volto della profetessa ispirata.

L’altare e il ciborio si trovano

dietro le figure di Maria e Simeone,

però la salda convenzione

e il simbolismo dei procedimenti

figurativi sottintendono,

15


che il Bambino Gesù si

trova sopra l’altare e

sotto il ciborio (dentro

il Tempio).

Il drappo rosso sull’altare

significa che il

fatto avviene sotto il patrocinio

(protezione) di

Dio, e il colore simbolizza

la festività di quello

che sta accadendo,

profetizza anche il futuro

sacrificio. Il tutto in

una quiete sorprendente.

Quiete, dietro la quale

in un modo incomprensibile

si scoprono i drammatici

futuri eventi di portata u-

niversale.

16

La Presentazione al Tempio è una

celebrazione che chiude idealmente

il Tempo del Natale.

La Liturgia

La Presentazione al Tempio

chiude idealmente il Tempo di

Natale. La Chiesa Greca e quella

di Milano pongono la festa nel

numero delle solennità di Nostro

Signore; la Chiesa di Roma, invece,

fino al Concilio Vaticano

II l’annoverava tra le feste della

Vergine.

La Chiesa compie in questo

giorno la solenne benedizione

delle Candele, che è una delle

tre principali benedizioni che

hanno luogo nel corso dell’anno:

le altre due sono quella delle

Ceneri e quella delle Palme.

L’origine storica è abbastanza

difficile a stabilirsi in modo

preciso. Secondo alcuni studiosi,

questa benedizione sarebbe

stata istituita, verso la fine del V

secolo, dal Papa San Gelasio

(492-496), per dare un senso cristiano

ai resti dell’antica festa

dei Lupercali, di cui il popolo di

Roma aveva ancora conservato

alcune usanze superstiziose. È

almeno certo che San Gelasio a-

bolì le ultime vestigia della festa

dei Lupercali che veniva celebrata

nel mese di febbraio. Papa

Innocenzo III, in uno dei suoi

Sermoni sulla Purificazione, ci

dice che l’attribuzione della cerimonia

delle Candele al due febbraio

è dovuta alla saggezza dei

precedenti Pontefici romani, i

quali avrebbero indirizzato al culto

della santa Vergine i resti d’una

usanza religiosa degli antichi

Romani, che accendevano delle

fiaccole in ricordo delle torce alla

cui luce Cerere aveva, secondo

la favola, percorso le cime

dell’Etna, cercando la figlia Proserpina

rapita da Plutone; ma non

si trova alcuna festa in onore di

Cerere nel mese di febbraio nel

calendario degli antichi Romani.

Ci sembra dunque più esatto

adottare l’idea di altri studiosi

fra i quali Benedetto XIV, i quali

ritengono che l’antica festa conosciuta

in febbraio sotto il nome

di Amburbalia e nella quale

i pagani percorrevano la città portando

delle fiaccole, ha dato occasione

ai Papi di sostituirvi un

rito cristiano che essi hanno congiunto

alla celebrazione della festa

in cui Cristo, Luce del mondo,

viene presentato al Tempio

dalla Vergine madre. Il Liber

Pontificalis dice che la processione

fu istituita, a Roma, dal Papa

Sergio (687-707) e che si faceva

dalla chiesa di Sant’Adriano

a Santa Maria Maggiore, ma

è certamente anteriore a questo

Papa, poiché la processione con

le candele benedette e-

sisteva già ad Alessandria

nel V secolo, e anche

prima, a Gerusalemme.

Da principio la processione

ebbe, a Roma,

un carattere penitenziale:

il Papa andava a

piedi nudi, e i paramenti

talvolta erano neri.

Nel XII secolo essa

perdette quel carattere

austero che fece posto

alla letizia. I ministri,

tuttavia, conservano

ancora i paramenti viola che

smettono soltanto per la Messa.

Presentazione al Tempio, Giovanni Bellini (1430-1516), Galleria Querini Stampalia, Venezia.

L’evento

L’evento di questa celebrazione

è stato sovente illustrato

dai liturgisti dal VII secolo in

poi. Secondo quanto afferma

Sant’Ivo di Chartres nel suo secondo

Sermone sulla festa della

Presentazione al Tempio, la cera

delle candele, formata dalle a-

pi con il succo dei fiori che l’antichità

ha sempre considerata come

un’immagine della Verginità,

simboleggia la carne virginea del

divino Bambino, il quale non ha

intaccato nella sua concezione e

nella sua nascita l’integrità di

Maria. Nella fiamma della can-


dela, il Vescovo ci invita a vedere

il simbolo di Cristo che è venuto

a illuminare le nostre tenebre.

Sant’Anselmo, nelle sue E-

narrazioni su San Luca, descrivendo

lo stesso mistero, ci dice

che nella Candela vi sono da considerare

tre cose: la cera, lo stoppino

e la fiamma. La cera, dice,

opera dell’ape virginea, è la carne

di Cristo; lo stoppino, che sta

dentro, è l’anima; e la fiamma,

che brilla nella parte superiore,

è la divinità.

Le candele

Un tempo i fedeli portavano

essi stessi le candele alla chiesa

perché fossero benedette insieme

con quelle che i sacerdoti e i

ministri portano nella Processione.

Dopo la festa, i fedeli, custodiscono

queste candele rispettosamente

nelle proprie case

e talvolta le accendono al capezzale

dei morenti, come ricordo

dell’immortalità che Cristo ci

ha meritata e come segno della

protezione di Maria.

Un tempo erano i fedeli a portare essi

stessi le candele da casa. Queste

venivano poi benedette dai sacerdoti

e dopo la celebrazione venivano

custodite nelle case, per essere

riutilizzate in alcuni momenti particolari

dell’anno.

Presentazione al Tempio, Philippe de Champaigne (1648), Musées Royaux des Beaux-Arts, Brussels.

L’incontro fra Maria e il vecchio Simeone è l’incontro fra la speranza e il compimento,

fra il nuovo e l’antico, la promessa e la fedeltà.

La Processione

Piena di gaudio, rischiarata

dalla moltitudine delle fiaccole

e trasportata come Simeone dal

moto dello Spirito Santo, la santa

Chiesa si mette in cammino

per andare incontro all’Emmanuele.

È questo incontro che la

Chiesa Greca, nella sua Liturgia,

designa con il nome di Ipapante

e della quale ha fatto l’attributo

della festa del 2 febbraio. Lo scopo

è di imitare la processione del

Tempio di Gerusalemme, che San

Bernardo così celebra nel suo

primo Sermone sulla Festa della

Purificazione di Maria: «Oggi

la Vergine madre introduce il

Signore del Tempio nel Tempio

del Signore, e Giuseppe presenta

al Signore non un figlio suo,

ma il Figlio diletto del Signore,

nel quale Egli ha posto le sue

compiacenze. Il giusto riconosce

Colui che aspettava; la vedova

Anna lo esalta nelle sue lodi.

Questi quattro personaggi

hanno celebrato per la prima volta

la Processione di oggi, che, in

seguito, doveva essere solennizzata

nella letizia di tutta la terra

in ogni luogo e da tutte le genti.

Non stupiamo che quella Processione

sia stata piccola, poiché

Colui che vi si riceveva si e-

ra fatto piccolo. Nessun peccatore

vi apparve: tutti erano giusti, santi

e perfetti».

Camminiamo nondimeno sulle

loro orme. Andiamo incontro

allo Sposo, come le vergini prudenti,

portando in mano lampade

accese al fuoco della carità.

Ricordiamo il consiglio che ci

da il Salvatore stesso: Siano i vostri

lombi precinti come quelli

dei viandanti; portate in mano

fiaccole accese e siate simili a

coloro che aspettano il loro Signore

(Lc 12,35). Guidati dalla

fede, illuminati dall’amore, noi lo

incontreremo, lo riconosceremo,

ed Egli si darà a noi.

Lorenzo Villar

17


Babele non è la no

Testimonianze

In questi ultimi tempi sono

stata colpita dall’annunzio

di un nuovo film che esce in

Francia. Un regista, però non

chiedetemi il nome perché non lo

ricordo, cerca di farci prendere

coscienza di quel grande e doloroso

mistero che è la Torre di

Babele.

Questo pensiero per un po’ di

tempo non mi ha più lasciato! È

certo che tutti gli uomini sono

diversi, geneticamente prima, poi

per il luogo dove sono nati, i-

noltre per la cultura del posto e

soprattutto la lingua che è uno

dei legami più importanti, infine

per la religione e l’educazione

ricevuta.

Insomma la difficoltà a vivere

insieme cresce con la distanza

territoriale che esiste tra gli

uomini! Almeno, così sembrerebbe.

Nel racconto della Torre di

Babele si tratta di uomini che

“volevano farsi un nome per non

disperdersi su tutta la terra”.

18

“Venite, costruiamoci una città

e una torre la cui cima tocchi il

cielo!”.

L’ambizione dell’uomo è di

costruire qualche cosa che tocca

il cielo, e così farsi un nome!

Toccare il cielo con le proprie

forze. Aprirsi una via di salvezza

con le proprie mani. Ma toccare

il cielo non significa ancora

entrare in cielo. Vuol dire solo

sfiorarlo. Ecco il primo aspetto

della stupidità dell’orgoglio

umano. Qui è l’uomo che vuole

costruire la sua città e non riceverla

da Dio, così come vuole

costruirsi un mezzo per salvarsi

da solo e non riceverlo da Dio.

Possiamo concludere, senza

troppa imprudenza, che in questa

illusione ci ritroviamo un po’

tutti: dai più potenti fino ai più

piccoli! Pensiamo che il futuro,

o anche solo il giorno di domani,

possa essere migliore, solo

perché siamo noi che siamo in

grado di renderlo tale con la nostra

scienza e la nostra tecnica

(che intanto sta distruggendo il

Pianeta) e non pensiamo invece

che se il domani deve essere migliore,

lo sarà solo in quanto dono

di quel Dio che è la fonte dell’amore,

della pace e della bontà.

Solo se viviamo nella dimensione

di accogliere Dio che viene a

visitarci, possiamo sperare in un

futuro migliore, perché Dio è la

nostra speranza, il nostro rifugio,

la nostra forza.

Invece, siamo tutti tentati di

costruire la nostra vita da soli,

come gli uomini di Babele; poi

arrivò Dio e vide l’arroganza e la

superbia che giaceva nelle pieghe

del cuore di quegli uomini e non

ne fu contento.

Allora li disperse, confuse il loro

linguaggio, le parole si ribellarono

contro gli uomini e gli uomini

non si capirono più fra loro.

Oggi, forse, la situazione è

poi tanto diversa? Ma quando

vorremo capire che questa dispersione

che proviamo fra di noi

è un campanello d’allarme che

Dio ci manda per tornare a Lui?

Il disagio che proviamo, in fondo,

è per la nostra purificazione,

perché possiamo capire quanto

le ambizioni della nostra vita sono

assurde e cattive per noi. Perché

fanno il nostro male, quel

male che stiamo diffondendo attorno

a noi distruggendo anche

l’ambiente in cui viviamo.

Se questa dispersione è il frutto

amaro dell’orgoglio, Dio, però,

non ci abbandona nella desolazione

in cui ci siamo messi. Ma

in Gesù si pone accanto a noi per

farci vedere come dobbiamo vivere

per piacere a Lui ed essere

in pace con noi stessi e fra di noi.

Come lui, però, dobbiamo ac-


stra città

cettare che tutto questo ha un

prezzo. Talvolta anche molto alto.

E che in ogni caso, dobbiamo

pur sempre fare i conti con il momento

finale che prima o poi

giunge per ciascuno di noi.

Ma la morte, ci assicura Gesù,

non è la fine di tutto, né il

dolore è un assurdo. Con la sua

Risurrezione, Gesù ha dimostrato

che anche noi siamo chiamati

alla vita eterna. Anche se personalmente

non desidero affatto

“giudicare le dodici tribù d’Israele”

né “essere seduta su un

trono”. Espressioni, legate al tempo

e alla cultura a cui si riferivano

La Babele moderna è la società nella quale gli individui parlando la lingua dell’arrivismo,

della concorrenza e della gelosia creano solitudine e disperazione.

ma che indicano la profonda

realtà dell’amore a cui siamo

chiamati. Giudicare le tribù d’Israele

significa comprendere in

profondità la storia umana e il

senso dell’alleanza di Dio con

noi, è un entrare nella comprensione

amorosa degli eventi per

cui ciò che pareva assurdo viene

finalmente compreso nella sua

totalità. Il trono, poi, indica la

pienezza del potere; di quel potere

dell’amore che qui sulla Terra

a causa del peccato, non abbiamo.

Sedere sul trono significa

che la nostra vita di relazione,

in Paradiso, sarà autenticamente

fondata sulla potenza della

verità amante di Dio.

In questo senso, il Paradiso è

veramente la pienezza dell’amore

e solo dell’amore! L’unica realtà

che basta a se stessa. Questa totalità

dell’amore è il Signore Gesù:

Lui è la luce, la bellezza, la

verità, la giustizia, e tutto sbiadisce

davanti alla pienezza del

Suo amore! In quel giorno potremo

dire con Giobbe: “Io parlavo

per sentito dire ma ora ti ho

visto e mi tappo la bocca!”. È la

vera immersione nel Mistero, per

cui nessuna parola umana è sufficiente

per descriverlo. Ma questo

inizio fatto di stupore e meraviglia,

di dono di Dio che viene

a noi, inizia già qui, perché

con Gesù la vita eterna è già i-

niziata.

Maddalena di Spello

19


Un mese un santo

Margherita da Cortona,

la santa che ricordiamo

in questo mese di

febbraio, ha una caratteristica

presente in tutta la sua vita: l’essere

stata sempre innamorata,

l’esser vissuta sempre di amore

totale. È una santa per molti

versi moderna (o post moderna?)

almeno nella prima parte

della sua vita, e per altri è antica

(nella seconda parte) cioè

portatrice di quella santità classica,

con tutti gli ingredienti, a-

pertamente o velatamente presenti

in tutti i santi di Dio, come

vedremo più avanti.

C’è una poesia del poeta romanesco

Trilussa che può illustrare

bene la vita di Margherita.

Dice il poeta: “Davanti ar

Crocifisso d’una Chiesa / una

candela accesa se strugge da

l’amore e da la fede. / Je dà tutta

la luce, tutto quanto er calore

che possiede, / senza abbadà

se er foco la logora e la riduce

a poco a poco. / Chi nun arde

non vive. / Com’è bella la fiamma

d’un amore che consuma, /

purchè la fede resti sempre quella!

/ Io guardo e penso...”.

Margherita è stata una donna

ardente d’amore profano nella

prima parte della vita, e nella

seconda, dopo la conversione,

si consumò, come una candela,

per il suo amore a Gesù

Cristo. Per essere luce e calore

per gli altri, occorre decidere di

lasciarsi consumare a poco a

poco, di lasciarsi mangiare dall’amore.

È proprio qui la legge

evangelica, proclamata dal Cristo:

perdere e perdersi per ritrovare

se stessi e Dio; donare

e donarsi giorno dopo giorno,

22 febbraio: Santa Margherita da Cortona, Terziaria francescana (1247-1297)

MARGHERITA,

una donna sempre inn

Dipinto di Sante Pacini (XVIII sec.). Cortona, santuario di Santa Margherita.

portando la propria croce quotidiana

con il Cristo e per amore

del Cristo. E tutto questo per

essere felici: morire a poco a

poco per vivere eternamente.

Come il grano caduto in terra,

muore e poi vive di nuovo, trasformato

e portatore di nuovi e

più abbondanti frutti. Una legge

ardua da osservare, non è u-

mana ma è quella di Cristo. È

la stessa legge che ha guidato i

santi lungo i secoli della storia.

La santità è un percorso impervio

e in salita, verso la montagna

che è Dio, un camminare

spesso anche al buio, senza

il conforto e la compagnia delle

stelle (leggi notte dello spirito

e assenza di Dio, almeno secondo

il sentire umano). Ma è

l’unica via per arrivare alla trasfigurazione

di se stessi. Per diventare

luce e calore trasformati

dalla Luce e dal Calore che è

Dio. Margherita, almeno nella

seconda parte della vita, è vissuta

così. È vissuta di amore totale,

“con mani innocenti e cuore

puro” ha scalato Dio, l’ardua

montagna. Si è trasfigurata nella

luce emanante dalla contemplazione

della Passione di Cristo.

Per questo è santa. Ed è giusto

e confortante per noi ricordarla

anche oggi a distanza di

ben sette secoli.

Innamorata a 16 anni

Santa Margherita riceve l’abito di terziaria francescana.

Margherita nacque nel 1247

a Laviano, in Umbria. Quindi è

una santa umbra, anche se è vissuta

per più di 25 anni a Cortona,

sul versante toscano del La-

20


amorata

go Trasimeno. Come si vede

siamo a pochi anni dalla morte

di San Francesco (1232), la cui

luce e fama di santità si poteva

respirare non solo in Umbria

ma in tutta Italia. Anche Margherita

entrerà in questo cono di

luce e di santità francescana.

Suo padre si chiamava Tancredi,

e coltivava, con discreto

successo, alcuni terreni di proprietà

del comune di Perugia.

Purtroppo già all’età di 9 anni

Margherita rimase orfana della

madre. Un colpo molto duro

e difficile da superare per

lei ancora bambina, bisognosa

della guida e dell’affetto materno.

A complicare la già difficile

situazione ci pensò la

nuova donna che arrivò in casa,

dopo le seconde nozze del

padre: avrebbe dovuto essere

per lei una seconda madre, ma

purtroppo si rivelò solo una matrigna,

in tutti i sensi. Margherita

per lei non era una figlia,

ma una figliastra. E questo e-

ra tutto. Si comportò verso di

lei in maniera ostile e ruvida,

fu scorbutica e anche gelosa.

Per Margherita le cose si

complicarono sempre di più,

poiché alle normali difficoltà

della crescita dovuta alla fanciullezza

e poi all’adolescenza,

si aggiunsero i continui maltrattamenti

inflitti dal comportamento

della matrigna. Non c’è

molto da meravigliarsi dell’assenza

del padre in questa faccenda.

Già allora, e per molti

secoli a venire, l’educazione dei

figli era principalmente demandata

alla madre. Ancora oggi,

in ambito familiare, arrivano

spesso denunce e allarmi perché

si sta andando pericolosamente

verso una “società senza

padre”.

Dal punto di vista della pedagogia

familiare un errore sempre

per i figli, che diventa grave

e disastroso in situazioni come

quella di Margherita. La ragazza

non sorrideva più, non e-

ra più serena, cercava disperatamente

sia un appoggio esistenziale

ed una guida per la

propria crescita, sia un po’ di

comprensione e affetto. E li

trovò. Fuori dalla famiglia.

Non passava certo inosservata,

la sua bellezza. Infatti a

16 anni (o 18?) conobbe un giovane

nobile (e ricco), di Montepulciano,

passato alla storia

come Arsenio.

L’uomo che sognava? Il suo

cavaliere, il principe azzurro

delle belle storielle? Un po’ di

tutto. Anche qui sta un po’ la

“modernità” di Margherita. Sognava

molto e in grande.

Questi la convinse a fuggire

e a rifugiarsi nel castello di famiglia.

Margherita si lasciò facilmente

e comprensibilmente

convincere. Sembrava che quell’incontro

aprisse nuovi orizzonti,

più ampi di quelli della famiglia,

più confortanti e meno

angoscianti del presente.

Secondo una tradizione sarebbe

vissuta o meglio convissuta

(e qui c’è l’aspetto “moderno”

di Margherita) per ben

nove anni. Secondo qualche biografo

ci fu anche la convalida

della convivenza davanti ad un

notaio. Però niente matrimonio

religioso ufficiale, per l’opposizione

della famiglia di lui.

Un particolare importante:

Santa Margherita da Cortona con il

cane; si riferisce al fatto che la guidò

al cadavere dell’amante ucciso.

21


vita che non collimavano con gli

ideali di Margherita. Ma lei lo

amò lo stesso fino alla fine.

Quale la versione più affidabile?

Un’ipotesi è che in tutte

e due sia intervenuto un certo

“lavoro redazionale” degli

autori. In una versione si incattivisce

Margherita per esaltarne

maggiormente la santità

dopo. Nell’altra forse c’è stato

un certo abbellimento per

mostrare che la ragazza non e-

ra poi completamente persa,

prima. Non si sa con precisione.

Solo ipotesi.

Una vita di penitenza,

di preghiera e servizio agli

ammalati poveri

Madonna con i santi protettori di Cortona: Michele, Vincenzo, Margherita e

Marco.

Dipinto del XV-XVI sec. Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca.

Giovanni Lanfranco, Estasi di Santa Margherita da Cortona (part.), 1622, Firenze, Palazzo Pitti.

l’arrivo di un figlio, Jacopo.

Questa la situazione fino alla

morte improvvisa dell’Arsenio,

sembra durante una partita di

caccia. Margherita guidata dal

suo cane (elemento curioso presente

nella sua iconografia) ritrovò

il suo cadavere. A quella

vista rimase profondamente

scossa. Ma non si scoraggiò. Rifiutata

dalla famiglia di lui, Margherita

prese il figlio e andò via

dal castello.

Logicamente fu rifiutata anche

dalla casa paterna, dove imperava

sempre la matrigna. Questa

è la prima versione, contenente

elementi leggendari.

La seconda, mutuata dal biografo

(e confessore) Fra’ Giunta

Bevegnati afferma invece che

Margherita concluse la sua travolgente

storia d’amore sposando

(sembra solo dopo un anno

con matrimonio civile) l’Arsenio.

Le differenze di classe tra i

due furono dimenticate, e Margherita

visse come una gran signora

a Montepulciano. Il marito

continuò come sempre la sua

Un’estasi

di Santa Margherita.

Alla morte di lui, Margherita

diede una svolta totale alla

propria vita, e, avendo scoperto

il nulla e la vacuità che le

sembrava aver vissuto fino ad

allora, si diede a Dio con una

conversione totale.

Margherita era anche adesso

una donna innamorata, questa

volta di Dio (cosa che non

le impedirà per niente di seguire

il figlio e di provvedere alla

sua educazione). Al rifiuto di

22


Non temere,

figlia

“Non temere, figlia, non rattristarti

se i tuoi desideri vengono

differiti.

Poiché quando tu, con animo

tranquillo e senza diffidare

della mia pietà mi aspetti, nel

desiderarmi mentre ne sei priva

hai un merito maggiore.

Ed io ti darò una consolazione

più grande che se tu avessi

ottenuto subito quello che

chiedi”.

Gesù a Margherita in una visione

assistenza della famiglia del marito,

prese il bambino e vestita

a lutto e lacera, si avviò verso

Cortona, decisa ad intraprendere

la strada della penitenza, dell’umiltà,

della preghiera e del

servizio ai più poveri. Ideali non

certo nuovi in terra d’Umbria e

zone vicine.

Il vento del francescanesimo

soffiava ancora, forte e invitante,

anche in quegli anni. E Margherita

si lasciò trasportare. Arrivò

fino al convento dei frati,

decisa a chiedere il saio della

penitenza e iniziare così, decisamente

e pubblicamente, una

nuova vita. Ma il frate guardiano

non la pensava così: rifiutò

infatti di accoglierla perché, secondo

lui, l’aspirante alla penitenza

era “troppo giovane e troppo

bella”. Non avrebbe perseverato.

C’è da sorridere.

Dopo tre anni di insistenza

fu ammessa nel Terzo Ordine

francescano, vestendo il mantello

penitenziale. Le fu quindi

concessa una piccola cella,

a fianco della chiesa di San

Francesco di Cortona. Visse di

penitenza durissima, di preghiera,

di servizio agli ammalati

poveri. Seppe anche organizzare,

con alcune volontarie

chiamate Poverelle, l’assistenza

gratuita a domicilio. Nel

1278 fondò anche l’Ospedale

Casa di Santa Maria della Misericordia

(ancora esistente),

diventando per i malati non solo

infermiera, ma anche amica,

confidente e all’occorrenza

cuoca e questuante.

Solo Cristo è il sole che salva

Un giorno ebbe anche il coraggio

di tornare al suo paese

natale Laviano, ed in chiesa durante

una celebrazione eucaristica

chiese il pubblico perdono

per i suoi trascorsi giovanili

non edificanti. Si adoperò anche

per portare la pace tra varie

fazioni combattenti della

città. Non visse quindi estranea

alle cose del mondo circostante,

pur essendo profondamente

presente a Dio.

Margherita ebbe anche una

intensa vita contemplativa, con

esperienze mistiche e visioni,

nella contemplazione della Passione

di Cristo. Lei non scrisse

niente ma le sue esperienze spirituali

(visioni e dialoghi con

L’eleganza dell’abito di Margherita indica la vita di agi che visse per nove anni

con il nobile Arsenio che ritroverà poi ucciso in circostanze misteriose.

Cristo) furono riportate dal suo

biografo e confessore francescano

Fra’ Giunta Bevignati.

Margherita chiuse la sua e-

sperienza terrena il 22 febbraio.

Godeva già di venerazione ancora

in vita ma ora dopo la sua

morte il culto si accrebbe grandemente

nell’Italia centrale. La

canonizzazione arrivò solo il 17

maggio 1828 ad opera di Benedetto

XIII.

Margherita da Cortona è una

figura molto importante nel movimento

e nella spiritualità francescana.

Non per niente è stata

chiamata la Terza Stella del francescanesimo

(dopo Francesco

e Chiara).

Ci fa anche capire oggi che

la santità è sempre possibile,

per tutti. Che la misericordia di

Dio è sempre disponibile, per

tutti. Ed è interessante che quando

qualcuno del popolo la chiamava

“nuovo sole” ella lo rimproverava

indicando il Cristo

come il vero Sole e l’unica Luce

che salva.

Mario Scudu

23


I peccati contro

lo Spirito Santo

Celebrazione

Presunzione di salvarsi

/1senza merito/2

La presunzione ci porta in un vicolo cieco. La

salvezza non è una questione di dare e avere:

do ut des. Dò a Dio affinché Lui mi dia

in cambio qualcosa. È un problema di peccatori da

una parte e di misericordia e di amore dall’altra, perché

Dio è amore. La salvezza è un dono dato a chi

si pente e si impegna a cambiare vita.

Tutti gli uomini portano scritta nella loro coscienza

la legge di Dio, osservando la quale possono

salvarsi. I battezzati nell’acqua e nello Spirito

Santo, hanno in più un sigillo indelebile impresso

nel loro essere: l’amore del Padre e del Figlio incarnato

e la comunione dello Spirito Santo.

La fede che abbiamo ricevuto come dono ci dice

con chiarezza che Gesù Cristo ha subito passione

e morte per salvarci dalla morte eterna. Sulla

croce ci ha amati tutti con il suo grande cuore u-

mano. La nostra salvezza gli è costata sangue, versato

fino all’ultima goccia e un corpo inchiodato sulla

croce.

Allora come posso pensare di salvarmi senza dire

di cuore: Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore.

Proprio come ha detto il ladrone pentito.

Noi siamo il tempio del Dio vivente, come egli

stesso ha detto: Abiterò in mezzo a voi e con voi

camminerò e sarò il vostro Dio, e voi sarete il mio

popolo. In possesso dunque di queste promesse,

carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne

e dello spirito, portando a compimento la nostra

santificazione nel timore di Dio (cf 2Cor 6,18;7.1).

solo per il suo grande amore per noi peccatori, ha

scelto la follia della croce offrendo il suo sangue

quale unico prezzo per la nostra salvezza, garante

lo Spirito Santo.

Nessun battezzato può scappare da questo Sigillo

d’amore, pena la morte eterna. Fatevi imitatori

di Dio – grida a tutti San Paolo –.

Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi,

perdonandovi a vicenda, proprio come Dio è

pronto a perdonare a voi in Cristo.

Tutti coloro che pensano che Dio non è così rigido

e preciso come insegnano gli Apostoli e i loro

successori, e quindi la Chiesa, devono ricredersi

e ammettere, invece, che sono figli carissimi di

Dio e che in loro è lo Spirito Santo che grida: Abbà,

Padre (cf Ef 4-5) e che infonde l’amore, unico passaporto

per la salvezza.

Questo Spirito del Padre e del Figlio ci sostiene

e ci sollecita a testimoniare Gesù con tutte le nostre

forze, rendendogli grazie perché ha fatto della

sua Chiesa la guida sicura che ci permette di camminare

nella luce. Seguiamolo dunque perché egli

ama, consola, soccorre tutti, poveri e peccatori. La

L’offuscamento del senso di Dio provoca nell’uomo contemporaneo

smarrimento e tristezza.

Soltanto l’amore ci salva

Dio che ha creato l’uomo a sua immagine, e ha

scolpito nel cuore umano l’amore, getta allo stesso

uomo una sfida: la sfida dell’amore. Per tornare

a Lui bisogna amare.

La salvezza è dono che viene dall’alto. Il Padre,

solo per amore, ha offerto all’uomo la salvezza

nella persona del Figlio suo Gesù, il quale

24


nostra sapienza e il nostro orgoglio e la nostra sicurezza

crollano di fronte a lui.

Dal Salmo 79

Rit.: Volgiti a noi, Signore, per amore del tuo popolo.

Tu, pastore d’Israele, ascolta. Assiso sui Cherubini

rifulgi, risveglia la tua potenza e vieni in nostro

soccorso.

Rit.

Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna.

Rit.

Proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,

il germoglio che ti sei coltivato. Rit.

Rialzaci, Signore, nostro Dio, fa’ splendere il tuo

volto e noi saremo salvi.

Rit.

Lasciamoci amare da Dio

L’Evangelista Marco ci invita a imitare l’esempio

del cieco di Gerico (Mc 10, 46-52), il quale, al

passaggio di Gesù Nazareno, si mise a gridare: “Figlio

di Davide, Gesù, abbi pietà di me! ”. La gente

lo sgridava per farlo tacere, ma egli gridava ancor

più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.

Gli dicono: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Gesù

gli disse: “Che vuoi che io ti faccia? ”. E il cieco

a lui: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”. “Va’,

la tua fede ti ha salvato”. Fu la risposta.

Anche tu, grida forte: “Figlio di Davide, Gesù,

fa’ che io veda!”. Getta via il mantello e tutto ciò

che ti impedisce di credere. Salta in piedi dal tuo

giaciglio e corri verso di lui senza pensarci due

volte. Guarda intorno a te, tirati su le maniche e fa

qualcosa.

L’Evangelista Matteo ti dice che cosa devi fare

(Mt 25,31-46).

Non aver paura di sporcarti le mani e getta via

dalla tua mente ogni pensiero razzista.

In Africa ci sono milioni di bambini che muoiono

di sete e di fame. Se tu non puoi andare laggiù

ad aiutarli, ci sono associazioni umanitarie che

stanno facendo l’impossibile per salvarli. Concorri

anche tu.

Con un pizzico di umanità uno può accorgersi

che nella sua scala o in quella vicina c’è una famiglia

povera; un altro venendo a conoscenza di

casi di usura può dare una buona mano interessando

chi di dovere; un altro che ha qualche alloggio

sfitto si mette in contatto con chi cerca casa senza

fare l’esoso.

E ancora: qualcuno può studiare di incrementare

i posti di lavoro per i disoccupati; altri hanno la

possibilità di fare adozioni a distanza; non pochi già

Sapersi amati da Dio apre il cuore alla fiducia e al ringraziamento.

si esercitano a sfoltire il proprio guardaroba per vestire

chi ha freddo; e, infine, altri recano sollievo a-

gli anziani, e vanno a trovare chi è ammalato.

E così mille altre scintille d’amore per lasciarci

amare dal Padre nostro.

Gesù allora dirà a questa gente di buona volontà:

“Venite avanti benedetti del Padre mio. La

salvezza è per voi. Perché avevo fame e sete, ero

forestiero e nudo, malato e carcerato, e voi mi a-

vete soccorso”.

Preghiera a Gesù

O Gesù, tu che sei la Luce illuminaci, tu che sei

l’eterno Sacerdote, presentaci al Padre e mostraci

il suo vero volto.

Liberaci dalla tentazione di crearci un “dio” a nostra

immagine e somiglianza, attribuendo a lui modi

di pensare e di giudicare alla moda del mondo.

Fa’ che non prevalga il nostro comodo, ma quello

che tu ci insegni per mezzo della Chiesa.

Amare Dio e il prossimo, nel rispetto della dignità

della persona umana, contro ogni sorta inqualificabile

di profitto.

Aiutaci a vivere il vero spirito di famiglia, con

amore e sacrificio e fedeltà, così come tu ci ami.

Le nostre feste si svolgano nel segno della gioia

e dell’interesse fattivo verso i bisognosi come hanno

sempre fatto le famiglie cristiane, per esempio,

quella della santa Teresa di Calcutta.

Tu ci insegni che non possiamo pensare di salvarci

senza vivere con coraggio lo spirito delle Beatitudini,

e cioè rinnegare noi stessi e prendere la croce

ogni giorno e seguirti.

Tutto ciò ci porterà all’abbraccio del Padre.

O Gesù di infinita bontà, che nella croce hai liberato

l’uomo da qualsiasi schiavitù, donaci di vivere

sempre in rendimento di grazie e di manifestare

al mondo la gioia della salvezza.

Don Timoteo Munari

25


Accanto ai sofferenti

Giornata del malato

XV Giornata Mondiale

del Malato

IL MESSAGGIO DEL PAPA

Cari fratelli e care sorelle,

l’11 febbraio 2007, giorno in

cui la Chiesa celebra la memoria

liturgica di Nostra Signora di

Lourdes, si svolgerà a Seoul, in

Corea, la Quindicesima Giornata

Mondiale del Malato. Un certo

numero di incontri, conferenze,

raduni pastorali e celebrazioni

liturgiche avrà luogo con i

rappresentanti della Chiesa in

Corea, con il personale sanitario,

i malati e le loro famiglie.

Ancora una volta, la Chiesa guarda

a quanti soffrono e richiama

l’attenzione sui malati incurabili,

molti dei quali stanno morendo

a causa di malattie in fase terminale.

Essi sono presenti in o-

gni continente, in particolare in

luoghi in cui la povertà e le difficoltà

causano miseria e dolore

immensi. Conscio di tali sofferenze,

sarò spiritualmente presente

alla Giornata Mondiale del

Malato, unito a quanti si incontreranno

per discutere della piaga

delle malattie incurabili nel

nostro mondo e incoraggeranno

gli sforzi delle comunità cristiane

nella loro testimonianza della

tenerezza e della misericordia

del Signore.

L’essere malati porta inevitabilmente

con sé un momento di

crisi e un serio confronto con la

propria situazione personale. I

progressi nelle scienze mediche

spesso offrono gli strumenti necessari

ad affrontare questa sfida,

almeno relativamente ai suoi

aspetti fisici. La vita umana, comunque,

ha i suoi limiti intrinseci,

e, prima o poi, termina con

la morte. Questa è un’esperienza

alla quale è chiamato ogni essere

umano e alla quale deve essere

preparato. Nonostante i progressi

della scienza, non si può

trovare una cura per ogni malattia,

e, quindi, negli ospedali, negli

ospizi e nelle case in tutto il

mondo ci imbattiamo nella sofferenza

di numerosi nostri fratelli

e numerose nostre sorelle

Quest’anno la XV Giornata Mondiale del Malato si celebra a Seul in Korea

dove la comunità cristiana gode di notevole prestigio per il suo impegno caritativo.

incurabili e spesso in fase terminale.

Inoltre, molti milioni di

persone nel mondo vivono ancora

in condizioni insalubri e non

hanno accesso a risorse mediche

molto necessarie, spesso del tipo

più basilare, con il risultato

che il numero di esseri umani

considerato «incurabile» è grandemente

aumentato.

La Chiesa desidera sostenere

i malati incurabili e quelli in fase

terminale esortando a politiche

sociali eque che possano contribuire

a eliminare le cause di molte

malattie e chiedendo con urgenza

migliore assistenza per

quanti stanno morendo e per

quanti non possono contare su

alcuna cura medica. È necessario

promuovere politiche in grado

di creare condizioni in cui gli

esseri umani possano sopportare

anche malattie incurabili ed

affrontare la morte in una maniera

degna. A questo proposito,

è necessario sottolineare ancora

una volta la necessità di più

centri per le cure palliative che

offrano un’assistenza integrale,

fornendo ai malati l’aiuto umano

e l’accompagnamento spirituale

di cui hanno bisogno.

Questo è un diritto che appartiene

a ogni essere umano e

che tutti dobbiamo impegnarci a

difendere.

Desidero incoraggiare gli

sforzi di quanti operano quotidianamente

per garantire che i

malati incurabili e quelli che si

trovano nella fase terminale, insieme

alle proprie famiglie, ricevano

un’assistenza adeguata e

amorevole.

La Chiesa, seguendo l’esempio

del Buon Samaritano, ha


La sofferenza dei malati terminali è acuita più dalla solitudine che dal dolore.

sempre mostrato particolare sollecitudine

per gli infermi. Mediante

i suoi singoli membri e le

sue istituzioni, continua a stare

accanto ai sofferenti e ai morenti,

cercando di preservare la loro

dignità in questi momenti significativi

dell’esistenza umana.

Molti di questi individui, personale

sanitario, agenti pastorali e

volontari, e istituzioni in tutto il

mondo, servono instancabilmente

i malati, negli ospedali e nelle u-

nità per le cure palliative, nelle

strade cittadine, nell’ambito dei

progetti di assistenza domiciliare

e nelle parrocchie.

Ora, mi rivolgo a voi, cari fratelli

e care sorelle che soffrite di

malattie incurabili e che siete nella

fase terminale. Vi incoraggio

a contemplare le sofferenze di

Cristo crocifisso e, in unione con

Lui, a rivolgervi al Padre con totale

fiducia nel fatto che tutta la

vita, e la vostra in particolare, è

nelle sue mani. Sappiate che le

vostre sofferenze, unite a quelle

di Cristo, si dimostreranno feconde

per le necessità della Chiesa

e del mondo. Chiedo al Signore

di rafforzare la vostra fede

nel Suo amore, in particolare

durante queste prove che state

affrontando. Spero che, ovunque

MARIA DI LORENZO

CON LA CROCE

SUL CUORE

Edith Stein

Edizioni dell’Immacolata,

144 pagine, € 10,00

voi siate, troviate sempre l’incoraggiamento

e la forza spirituali

necessari a nutrire la vostra fede

e a condurvi più vicini al Padre

della vita. Attraverso i suoi sacerdoti

e i suoi collaboratori pastorali,

la Chiesa desidera assistervi

e stare al vostro fianco,

aiutandovi nell’ora del bisogno,

e quindi, rendendo presente l’amorevole

misericordia di Cristo

verso chi soffre.

Infine, chiedo alle comunità

ecclesiali in tutto il mondo, e in

particolare a quante si dedicano

al servizio degli infermi, a continuare,

con l’ausilio di Maria,

Salus Infirmorum, a rendere

un’efficace testimonianza della

sollecitudine amorevole di Dio,

nostro Padre. Che la Beata Vergine,

nostra Madre, conforti

quanti sono malati e sostenga

quanti hanno dedicato la propria

vita, come Buoni Samaritani, a

curare le ferite fisiche e spirituali

dei sofferenti. Unito a voi nel

pensiero e nella preghiera, imparto

di cuore la mia Benedizione

Apostolica quale pegno di forza

e di pace nel Signore.

Benedetto XVI

© Copyright 2006 - Libreria Editrice

Vaticana.

Un esempio eloquente della forza e

del coraggio che la Croce può infondere

ad ogni credente in qualunque

situazione della storia. Una storia d’amore travolgente per la verità.

Una santa del nostro tempo. Una donna di cui l’Europa ha bisogno.

27


Appunti Salesiani

L’apostolo di Maria

La devozione mariana nella prospettiva di Don Bosco

La pedagogia m

di Don Bosco

Maria indica a Don Bosco il luogo dove costruire la Basilica in suo onore.

Nel 1868, in occasione dell’inaugurazione

del Santuario

di Maria Ausiliatrice,

Don Bosco scrive e diffonde

un fascicolo intitolato Maraviglie

della Madre di Dio invocata

sotto il titolo di Maria Ausiliatrice.

1 Nel testo è maggiormente

sottolineata la dimensione

ecclesiale, sulla quale si va

sempre più orientando lo sguardo

del Santo e le sue preoccupazioni

educative e missionarie.

I titoli di Immacolata e di Ausiliatrice

nel contesto ecclesiale

del tempo evocavano il “grande

scontro” tra Chiesa e società liberale.

Si faceva una lettura religiosa

degli eventi politici e sociali,

sulla linea della reazione

cattolica all’incredulità, al liberalismo

anticlericale, alla scristianizzazione.

Tra le mura dell’Oratorio,

però, la devozione all’Immacolata

e all’Ausiliatrice non ha questi

toni, pur aprendosi ad una coscienza

ecclesiale e missionaria:

«Il bisogno oggi sentito di invocare

Maria non è particolare, ma

generale; non sono più tiepidi da

infervorare, peccatori da convertire,

innocenti da conservare.

Queste cose sono sempre utili in

ogni luogo, presso qualsiasi persona.

Ma è la stessa Chiesa Cattolica

che è assalita. È assalita

nelle sue funzioni, nelle sue sacre

istituzioni, nel suo Capo, nella

sua dottrina, nella sua disciplina;

è assalita come Chiesa Cattolica,

come centro della verità,

come maestra di tutti i fedeli». 2

In questa direzione Don Bosco

orientava la preghiera e l’invocazione

mariana, anche se, per

i suoi ragazzi e per il popolo,

continuava a sottolineare prevalentemente

la dimensione spirituale

e apostolica della pietà mariana.

Infatti, la pratica del mese

di maggio e delle varie devozioni

mariane era da lui presentata

con questi obiettivi:

– determinare nei giovani la decisione

di un maggior impegno

nel proprio dovere,

– nell’esercizio delle virtù,

– nell’ardore ascetico (mortificazioni

in onore di Maria),

– in una carità operativa,

– e in una generosa azione di a-

postolato tra i compagni.

L’educazione evangelizzante

Don Bosco tende, dunque, ad

assegnare a Maria Immacolata

e Ausiliatrice un ruolo determinante

nell’opera educativa e formativa

dei cuori e delle menti e

a valorizzare, nel clima del grande

fervore mariano del suo tempo,

gli esercizi virtuosi e le pratiche

devote per condurre una

vita di purificazione dal peccato

e dall’affetto ad esso e di crescente

totalità di dono di sé a

Dio.

Già precedentemente, nel Giovane

Provveduto (1847), il santo

presentava l’invocazione di

Maria come mezzo efficace per

il superamento delle tentazioni:

«Un sostegno grande per voi,

miei figliuoli, è la divozione a

Maria Santissima ... Tre grazie in

modo particolare le dovrete immediatamente

chiedere, le quali

sono di assoluto bisogno a tutti,

ma specialmente a voi che vi trovate

in giovanile età.

La prima è quella di non com-

28


ariana

mettere mai peccato mortale in

vita vostra. Questa grazia voglio

che pretendiate a qualunque costo

dall’intercessione di Maria.

Sapete che cosa voglia dire cadere

in peccato mortale?

La seconda grazia che chiedere

dovrete è di conservare la

santa e preziosa virtù della purità.

Quindi nasce la necessità della

terza grazia ed è quella appunto

di fuggire i cattivi compagni.

Felici voi, o miei figliuoli,

se fuggirete la compagnia de’

malvagi». 3

Nel libretto del 1868 (Maraviglie

della gran Madre di Dio invocata

sotto il titolo di Maria

Ausiliatrice), come dicevamo, lo

sguardo di Don Bosco si allarga

anche su altri aspetti della vita

cristiana: Maria, è presentata:

– come il modello dell’unione

perfetta con Dio nell’Annunciazione;

4

– come esempio di azione santificatrice

verso il prossimo

nella Visita a Santa Elisabetta

(santificare nel servizio); 5

– come maestra di tenera, misericordiosa,

sollecita, diligente

attenzione alle necessità

dei fratelli nelle nozze di

Cana; 6

– e come madre dei credenti tra

i dolori del Calvario. 7

Ma l’accento è posto soprattutto

sul fatto che Maria favorisce

chi lavora per la fede. 8

Dunque: lotta contro il peccato

e orientamento a Dio, santificazione

di sé e del prossimo,

servizio di carità, forza nel portare

la croce e impegno missionario

nella Chiesa e nel mondo.

Sono questi i tratti salienti di u-

na devozione mariana che ha

ben poco di devozionalistico e

di sentimentale, nonostante il

clima dell’epoca e i gusti popolari

che, comunque, Don Bosco

valorizza.

Dio al centro della vita

Riflettiamo ora sul significato

spirituale di questa prospettiva.

Don Bosco sapeva che il precetto

di “Amare Dio sopra ogni

cosa” significa, innanzitutto, convertirsi

in profondità e consegnarsi

totalmente a Lui (usava

frequentemente espressioni come:

è necessario “darsi a Dio per

tempo”; “darsi totalmente e senza

riserve a Dio”).

Insegnava che si deve vivere

il proprio Battesimo giorno per

giorno, facendo un lavoro costante

e profondo di sradicamento

dall’egoismo, di morte al

proprio orgoglio, di purificazione

delle intenzioni che ci guidano

nell’azione, in un amore di

carità che gioiosamente si

consegna a Dio.

Lo aveva imparato facendo

gli esercizi spirituali

nello spirito di Sant’Ignazio

di Loyola, e lo aveva

assimilato dal suo santo

preferito, Francesco di

Sales, maestro di carità

gioiosa: il quale insegna

che la vita è veramente “devota”

quando, trasfigurata

dalla carità, non misura

quanto dà, fa tutto con

gioia, con ardore, con libertà

di spirito, con generosità

e facilità, con amorevolezza

e brio.

Come si vede, questa è

una prospettiva che richiede

conversione decisa, costantemente

ripetuta: un sì

radicale detto a Dio, nella

conformazione al Cristo

obbediente e crocifisso, capace

di ribaltare il no detto

un giorno dai nostri progenitori

nel giardino dell’Eden.

Un cuore che ripete esistenzialmente,

vitalmente, la stessa risposta

di Maria: «Eccomi. Sono

la serva del Signore: si compia di

me secondo la tua parola». La

stessa risposta di Cristo al Padre:

«Io ho detto: eccomi, manda

me».

Tale generoso atteggiamento

di offerta lo vediamo in Don

Bosco, lo cogliamo nei giovani

da lui formati alla santità,

come Domenico Savio, ma è

l’atteggiamento fondante di o-

gni forma di santità cristiana

nella storia.

I veri credenti, i santi – operando

questa conversione di mentalità,

mettendo in Dio il proprio

centro di unificazione interiore

(spirituale e psicologico) – vengono

rigenerati dalla carità e vedono

tutto da un punto di vista

Il sogno dei nove anni segnerà la vita

di Giovannino Bosco. Da allora, la

Vergine Maria sarà sempre riferimento

educativo della sua opera.

29


diverso e nuovo: sono uomini

nuovi nel Cristo e in Maria. In loro,

a ben guardare, la “devozione”

mariana, anche nelle sfumature

della sensibilità ottocentesca

– affettuosa, romantica, fervida

e zelante –, ha questa radice

e porta a quest’effetto di conversione

totale, di Battesimo fatto

proprio fino alle ultime conseguenze.

Nella vita e nella spiritualità

di Don Bosco, dunque, Maria è

una presenza che stimola un cammino

di santità. Una presenza da

lui percepita nella fede, una presenza

operativa: colei che lo ha

accompagnato, sostenuto, guidato,

e incoraggiato nel suo cammino

di conformazione a Gesù;

colei che sostiene la Chiesa nella

sua missione e che accompagna,

consola, conforta e guarisce

i credenti che si sforzano di

vivere una devozione non separata

dalla conversione del cuore

e dall’impegno di vita cristiano.

Ed è una presenza che stimola

a vivere consapevolmente sotto

gli occhi di Dio, in tensione di

dono totale. Così Don Bosco la

proponeva ai suoi giovani, ai collaboratori

e agli amici, come vediamo

anche da questa breve invocazione

da lui scritta ai piedi

di una sua fotografia mandata

agli amici nel 1878:

Al pensier di Dio presente

fa’ che il labbro, il cuor, la mente

di virtù seguan la via

o gran Vergine Maria.

Sac. Gio Bosco

Aldo Giraudo

1

G. BOSCO, Maraviglie della Madre di

Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice,

Torino, Tip. dell’Oratorio di

San Francesco di Sales 1868.

2

Ivi, p. 7.

3

G. BOSCO, Il giovane provveduto, pp.

51-54.

4

G. BOSCO, Maraviglie, pp. 20-25.

5

Ivi, pp. 25-26.

6

Ivi, pp. 31-37.

7

Ivi, pp. 37-41.

8

Ivi, pp. 55-61.

FABIO FERRARIO

RALLEGRATEVI

ED ESULTATE!

Lectio divina sulle Beatitudini

Editrice Elledici, pagine 64, € 5,00

Un testo ricco ed impegnativo per

meditare le Beatitudini e renderle

un vero stile di vita. Il sussidio offre

spunti di riflessione a partire

dal testo e dalla sua analisi biblica,

validi per i gruppi giovanili e

parrocchiali.

DENISE LAMARCHE

ADESSO

CHE HO FATTO

LA PRIMA

COMUNIONE

Editrice Elledici,

144 pagine, € 14,00

Un originale e prezioso libro-dono

per i bambini che hanno ricevuto

la prima Comunione. Un libro illustrato

che in più è un ricordo

per il bambino che lo riceve. Un compagno di strada

che lo aiuta a crescere nella fede guidandolo a scoprire nella propria

vita le occasioni per vivere il Sacramento ricevuto.

ENZO BIANCO

BENEDETTO XVI

lavoratore nella vigna

Editrice Elledici, pagine 144, € 8,00

Un’esistenza intensa, raccontata con

stile rapido e avvincente sulla base

di fonti autobiografiche, studi e saggi

monografici.

La biografia di chi per 24 anni è

stato prima al fianco di Giovanni

Paolo II il Grande e poi dal 19 a-

prile 2005 è diventato Papa con il

nome di Benedetto.

30


esempi e pensieri


A cura di Mario Scudu

La Madonna

sa scegliere bene!

Nel 1830 la Madonna appare

a Sr. Caterina Labouré nella

casa di Rue du Bac a Parigi e

le consegna una missione che poteva

apparire impossibile e tutta

in salita: e la sconosciuta Suora,

restando nel nascondimento assoluto,

si lascia coinvolgere da

Maria nell’opera di diffusione

dell’umiltà attraverso la “Medaglia

Miracolosa”. Pensate che

soltanto dopo la sua morte le

Consorelle (eccettuata la Superiora)

vennero a sapere, che era

lei la Suora privilegiata del dono

delle apparizioni della Madonna:

e molte stentarono a crederci,

perché Sr. Caterina aveva sempre

svolto i lavori meno appariscenti

e non aveva mai preso atteggiamenti

da “privilegiata”.

Quando la Superiora, Sr.

Dufés, nell’ultimo periodo della

vita di Sr. Caterina, si accorse

della splendida anima della Sorella

e si sentì spinta a chiederle

perdono per tutte le umiliazioni

che le aveva procurato, Sr. Caterina

candidamente rispose: “Non

sono stata altro che un povero

strumento! Non è per me che la

Vergine Santissima è apparsa.

Se mi ha scelta, ignorante come

sono, è perché non si possa dubitare

di lei”.

E nel 1858, quando la Madonna

appare a Bernadette Soubirous,

ella era talmente l’ultima

del paese che più tardi dichiarò:

“Se ci fosse stata sulla

terra una persona più ignorante

e più stupida di me, la Madonna

avrebbe scelto quella!”. In

Cielo i criteri di grandezza sono

evidentemente molto diversi da

quelli in vigore sulla terra: Maria

lo sa...

Papa Giovanni

e i bambini

Il figlio dei contadini di Sotto il

Monte, divenuto Papa Giovanni

XXIII, conserva il suo stile

di vita semplice, umile, mite.

Il giorno di Natale del 1958,

inaspettatamente, decide di u-

scire dal Vaticano per recarsi all’Ospedale

del Bambin Gesù.

Passa tra le corsie, accarezzando

uno dopo l’altro i piccoli malati

che sporgono dai lettini.

“Papa Giovanni, vieni qui” –

e lui obbedisce alla voce di un

bambino e gli chiede: “Come ti

chiami?” –“Io mi chiamo Angelo”

–“Ma guarda che combinazione!

Anch’io una volta mi

chiamavo Angelo. Poi, sai, mi

hanno fatto cambiare il nome...”.

E sorride.

“Papa, Papa, vienimi vicino”

– grida il piccolo Carmine Gemma

che alza le manine in cerca di

qualcuno. Il Papa si avvicina al

lettino dell’ammalato e prende le

manine tra le sue. Il piccolo per

un momento è felice, ma poi con

voce mesta sussurra: “Tu sei il

Papa, lo so. Ma io non ti vedo!”.

In corsia cade un silenzio pieno

di attesa. Papa Giovanni si

siede sul lettino del piccolo Carmine,

diventato cieco in seguito

ad una meningite. Lo accarezza

lungamente. Poi esclama: “Bambino

mio, siamo tutti un po’ ciechi!”.

E abbassa gli occhi, perché

non vedano che sono pieni di

lacrime.

Da Madre di Dio, 2003

La preghiera

Èimportante curare il rapporto

personale con Dio, con

quel Dio che si è mostrato a noi

in Cristo (...) Molti cercano la

meditazione da qualche parte altrove,

perché pensano di non poter

trovare nel cristianesimo la

dimensione spirituale. Noi dobbiamo

mostrare loro di nuovo

che questa dimensione spirituale

non solo esiste, ma che è la

fonte di tutto (...). La preghiera

è speranza in atto (...). Nella preghiera

si schiude la vera ragione,

per cui ci è possibile sperare: noi

possiamo entrare in contatto con

il Signore del mondo, Egli ci a-

scolta e noi possiamo ascoltare

Lui.

Benedetto XVI, 13-11-2006


L’ADMA nel mondo

INSERTO

ASSOCIAZIONE DI MARIA AUSILIATRICE

Maria rinnova la Famiglia Salesiana

(Lettera del Rettor Maggiore Don Egidio Viganò del 25 marzo 1978)

(2 a parte)

Ci fondiamo sulla realtà oggettiva

Alla base delle nostre convinzioni di fede si trova

una realtà concreta: ossia, delle persone vive

e dei fatti. Su di una tale oggettività dobbiamo

far crescere l’approfondimento della nostra dottrina

mariana e l’espressione della nostra pietà.

Credere alla Risurrezione, e affermare perciò

che Cristo è asceso e che Maria è assunta al cielo,

non vuol dire che Essi vivono in un «astro lontano»

da cui potrebbero raggiungere la terra con qualche

viaggio straordinario da astronauti; significa, invece,

che sono davvero vivi per noi, presenti ed o-

peranti nel nostro mondo attraverso la nuova realtà

pasquale della Risurrezione.

Vorrei sottolineare con particolare insistenza che

questo è un «fatto», ossia, una realtà oggettiva che

esiste ed è attiva prima e fuori della nostra coscienza;

non è una «teoria» religiosa o un nostro modo

«devoto» di sentire ma un vero «dato» estrinseco,

di per sé, al nostro pensiero soggettivo, e a cui

si accede con la serietà della conoscenza umana

guidata dalla fede.

Maria, dunque, è oggi un personaggio realmente

vivo e operante tra noi; la sua Assunzione, per

cui partecipa pienamente alla Risurrezione di Cristo,

è un dato di fede; la sua maternità universale è

testimoniata dalla Chiesa come una oggettiva e quotidiana

realtà di grazia.

Ce lo assicura esplicitamente il Concilio Ecumenico

Vaticano II: la maternità spirituale di Maria

«nell’economia della grazia perdura senza soste

dal momento del consenso fedelmente prestato

nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni

sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti

gli eletti. Difatti, assunta in cielo non ha deposto

questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice

intercessione continua ad ottenerci i doni della

salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende

cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti

e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non

siano condotti nella patria beata».

A ragione, perciò, «la beata Vergine è invocata

nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice,

Soccorritrice, Mediatrice... E questo ruolo subordinato

di Maria la Chiesa non dubita di proclamarlo

apertamente, lo sperimenta continuamente e lo raccomanda

all’amore dei fedeli, perché, rafforzati da

un tale materno aiuto, siano più intimamente congiunti

col Mediatore e Salvatore».

Il partire da un quadro di riferimento così fortemente

realista darà alle nostre riflessioni una speciale

serietà e robustezza, senza cedimenti ad atteggiamenti

superficiali di sentimentalismo.

Purtroppo si può trovare anche, qua e là, una incontrollata

esuberanza di fantasia morbosa con e-

spressioni di dubbiosa pietà (magari poggiate su

pseudorivelazioni); ciò toglie credibilità alla devozione

mariana e può contribuire a deviare quel prezioso

patrimonio, oggi in riscoperta e tanto caro alla

nostra missione, della religiosità popolare.

32


Noi, nel proporci di imitare il discepolo preferito

nel suo «prendere Maria in casa», intendiamo approfondire

con serietà il forte realismo della Risurrezione

nell’alveo della tradizione ecclesiale, secondo

lo stile di concretezza tanto consono allo

spirito di Don Bosco e così caratteristico della sua

devozione alla Madonna sotto il titolo di Ausiliatrice.

Motivazioni

per il nostro rinnovamento devozionale

Non sono irrilevanti le motivazioni che ci devono

muovere a rilanciare la devozione a Maria Ausiliatrice

in tutta la Famiglia Salesiana.

Ricordiamone alcune delle più importanti: serviranno

ad illuminare e fondare meglio il nostro

impegno.

Innanzitutto c’è da prendere atto della svolta culturale

che si è prodotta con l’emergere di una nuova

conoscenza dei valori umani; essa ha portato nel

costume sociale, nei modi di espressione letteraria

e artistica, nei mezzi di comunicazione e nella sensibilità

dell’opinione pubblica, uno stile veramente

nuovo che influisce anche sulla manifestazione

delle convinzioni religiose.

Questo può aver apportato una certa disaffezione

verso un determinato tipo di espressione religiosa

con un momentaneo disorientamento in non

piccole frange e poi dei dubbi anche dottrinali in

certe persone. Pensiamo, ad esempio, come il nuovo

dato culturale della promozione della donna influisce

certamente sulla devozione mariana.

Il Papa ci esorta a tenere in attenta considerazione

«anche le acquisizioni sicure e comprovate delle

scienze umane» per impegnarci a eliminare «il divario

tra certi contenuti (del culto mariano) e le o-

dierne concezioni antropologiche e la realtà psicosociologica,

profondamente mutata, in cui gli uomini

del nostro tempo vivono ed operano». Tutto

ciò esige certamente in noi un impegno nuovo.

Un’altra forte motivazione è il grande evento

spirituale e pastorale del Concilio Ecumenico Vaticano

II.

Come sappiamo, esso ha toccato profondamente

tutta la vita ecclesiale e in particolare il culto mariano.

Chi non ricorda la accesa discussione dei

Padri Conciliari al riguardo e le conseguenti esigenze

di rinnovamento in vista della scelta concreta

fatta?

La linea mariana del Vaticano II segue una traiettoria

nuova, caratterizzata dal mistero totale della

Chiesa. L’esortazione apostolica Marialis Cultus

di Paolo VI ce ne esplicita ordinatamente le linee

direttrici e responsabilizza direttamente anche le

Famiglie religiose (come la nostra) circa la necessità

di favorire «una genuina attività creatrice e di

procedere, nel medesimo tempo, ad una diligente

revisione degli esercizi di pietà verso la Vergine; revisione,

che auspichiamo rispettosa della sana tradizione

e aperta ad accogliere le legittime istanze

degli uomini del nostro tempo».

In particolare, la Costituzione dogmatica sulla liturgia

ha incrementato dopo il Concilio una promozione

più genuina e creativa del culto cristiano;

ora «lo sviluppo della devozione verso la Vergine

Maria, inserita nell’alveo dell’unico culto cristiano,

è elemento qualificante della genuina pietà della

Chiesa».

Quindi tutto il senso del movimento liturgico e

della riforma del culto cristiano esigono un’accurata

revisione e un nuovo incremento anche della

nostra devozione mariana.

(2 continua)

L’ADMA nel mondo

PALAGONIA (Catania - Italia). Istituto San

Giuseppe - FMA: Scuola dell’infanzia e primaria,

Centro Formazione Professionale, Oratorio e Centro

Giovanile, Catechesi. Continua a crescere l’AD-

MA locale, animata da Suor Concetta Migliorisi!

Il 24 maggio hanno fatto la Promessa ADMA ben

7 Aspiranti: 3 coppie di coniugi e una signora. È

commovente la relazione che ne fa una signora delle

tre coppie neoassociate! L’Eucaristia fu celebrata

in cortile, dominato dalla Grotta dell’Immacolata

con a fianco l’Ausiliatrice sul trono pronta per la

processione: e questo perché tutta quella gente non

avrebbe potuto trovare posto in cappella. Si può affermare

che tutte le famiglie della cittadina hanno

partecipato alla celebrazione con la processione per

PALAGONIA (Catania - Italia). La Santa Messa nel cortile

dell’Istituto San Giuseppe, FMA.

33


L’ADMA di Palagonia è stata aggregata alla Primaria

il 24 novembre 1914 e fu rinnovata l’aggregazione

il 27 maggio 2000. Per tale occasione abbiamo

partecipato alla celebrazione di Promessa di

una trentina di nuovi membri. Erano tutte coppie di

coniugi e negli anni successivi si è continuata la tradizione.

Quest’anno, a quanto consta, vi fu la prima

eccezione.

PALAGONIA (Catania - Italia). Il momento della Promessa

ADMA: Suor Concetta Migliorisi, il Padre Damigella, domenicano

e il Rev. Parroco, Don Santo Galasso al momento

della Promessa.

PALAGONIA (Catania - Italia). La statua di Maria Ausiliatrice

durante la processione.

CALATABIANO (Catania - Italia). Istituto

Sacro Cuore, FMA. Scuola dell’infanzia - Istituti

di Formazione Professionale, Oratorio e Centro

Giovanile, Catechesi. L’ADMA locale è di recente

aggregazione alla Primaria: 9 maggio 2006, n.

1264, FMA.

Il 30 maggio, dopo quasi due anni di preparazione

degli Aspiranti, si è fatta la solenne Celebrazione

della Promessa. Dobbiamo ringraziare Suor Cappello

Carmelina che, dopo aver fatto risorgere l’ADMA

a Palagonia, ha preparato subito, fin dall’ottobre

del 2004, appena giunta a Calatabiano, d’accordo

e con la collaborazione della Direttrice, Suor Giovanna

Guarino e il Parroco, Don Leotta Sebastiano,

alcune coppie di sposi e non, per due volte al

mese, conducendo così il 30 maggio 2006 alla Pro-

le principali vie di Palagonia. Sono state fatte le e-

lezioni per il rinnovo del Consiglio locale che consta

di 6 Associati e un’Associata oltre a Suor Concetta

Migliorisi che è l’animatrice spirituale.

Facciamo notare che il Consiglio locale deve essere

composto da un numero dispari di membri per

evitare che vi sia un pareggio tra i sì e i no in caso

di votazioni.

PALAGONIA (Catania - Italia). Un momento della processione.

CALATABIANO (Catania - Italia). Gruppo generale dopo

la Santa Messa della Promessa ADMA.

CALATABIANO (Catania - Italia). Un momento della Festa

del grazie: la danza delle anfore.

34


tutta la Sicilia, celebrata nella Casa delle FMA di

Sant’Agata Militello.

Concludiamo con una nota entusiasta di una nuova

Associata: «Emozionante è stato il momento della

chiamata per nome e il “momento dell’Eccomi!”

e quando ricevemmo la Pagellina, il Distintivo, il

regolamento e la corona del Santo Rosario!».

CALATABIANO (Catania - Italia). Il pellegrinaggio al Santuario

della Madonna di Conadomini di Caltagirone.

CALATABIANO (Catania - Italia). Distribuzione dei panini

di Don Bosco a conclusione della festa in suo onore,

nel 2006.

COCHABAMBO (Bolivia). Partecipanti al Congresso Nazionale

di Maria Ausiliatrice tenutosi dal 28 al 30 giugno

2006.

messa ADMA ben 36 candidati; tra essi anche il

Rev.do Parroco, 13 coppie e altri 9 Associate/i.

Ha presieduto la celebrazione della Promessa,

Don Giuseppe Falzone, Delegato Ispettoriale per la

Famiglia Salesiana, molto impegnato nell’animazione

dei vari gruppi di tutta la Sicilia. Don Giuseppe

ha avuto parole entusiaste per i nuovi Associati.

Per la preparazione alla Promessa, le riunioni

si son tenute ogni 15 giorni e avevano come temi

il Vangelo di San Giovanni, lo studio del Regolamento

ADMA e si sono promosse iniziative varie

come la Festa della luce a Natale, la Festa della

famiglia, dopo la Pasqua e la Festa del grazie a

fine anno.

Inoltre, sono state curate le feste mariane durante

l’anno liturgico specialmente quella dell’Ausiliatrice

e dell’Immacolata, la festa di Don Bosco,

la Peregrinatio Mariae nelle famiglie; hanno partecipato

alle riunioni del Consiglio e ai pellegrinaggi

regionali della Famiglia Salesiana, in particolare

a quelli della Madonna di Tindari e a quello della

Madonna di Conadomini di Caltagirone. Hanno

preso parte alla Festa della Famiglia Salesiana di

COCHABAMBA (Bolivia). Congresso Nazionale

Mariano. Più di 400 appartenenti alla Famiglia

Salesiana proclamarono Maria Ausiliatrice

Stella e Regina dell’Evangelizzazione. Questo è

stato il Messaggio del Rettor Maggiore: «Un saluto

cordiale a tutti i partecipanti del Congresso nazionale

di Maria Ausiliatrice, augurando che i giorni

dal 28 al 30 giugno siano un’esperienza vitale della

presenza di Maria, come è stata per i discepoli

dopo l’Ascensione del Signore e come è sempre stata

per il nostro Padre Fondatore, Don Bosco. Il

Congresso deve portarvi allo stesso tempo, ad approfondire

e maturare la devozione alla nostra dolce

Madre, di modo che diventi una conoscenza del

profilo spirituale di Lei come ci hanno tracciato gli

Evangelisti, un amore sempre più filiale e sempre

più grande per quanto ci ha dato nel Suo Figlio, in

una imitazione più fedele dei grandi atteggiamenti

evangelici che lei visse in modo ammirevole e in

una diffusione entusiasta della Sua devozione. Vi accompagno

con il mio ricordo nell’Eucaristia. Con

affetto in Don Bosco, Don Pascual Chávez».

Aggiungiamo anche il ricordo dell’incoraggiamento

inviato da Don Viotti e dall’Associazione

Primaria di Torino: «L’Associazione Primaria della

Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino fa i migliori

auguri e promette preghiere per tutti gli organizzatori

e i partecipanti al Congresso Nazionale

di Maria Ausiliatrice in Cochabamba e chiede a

Dio, per la mediazione di Maria Ausiliatrice, che

tutti crescano nell’amore al Signore e nella fedeltà

alla nostra missione salesiana».

Don Sebastiano Viotti

35


Calendario mariano

23 FEBBRAIO 1517 - PRIMA APPARIZIONE DELLA MADONNA DELLE GRAZ

Protegam vos sempe

Sempre vi p

La nascita della città di Pennabilli

risale all’epoca

etrusca e romana. Durante

le scorrerie barbariche del 1° millennio

dopo Cristo, le due alture

su cui sorge il capoluogo, chiamate

«Roccione» e «Rupe», servono

da rifugio alle popolazioni

stanziate nei dintorni e lungo il

fiume Marecchia. Sorgono le comunità

di «Penna» e di «Billi» i

cui nomi, uno deriva dal latino

«Pinna», e significa “vetta, punta”,

e l’altro da «Bilia», “cima

tra gli alberi”. Essi fanno riferimento

alla caratteristica conformazione

dei due colli sui quali

sorge la Città. Secondo un’altra

teoria «Billi» deriverebbe dal nome

del dio etrusco del fuoco

«Bel», venerato in un tempio pagano

diventato, in era cristiana,

chiesa di San Lorenzo, il martire

del fuoco.

Nel 1004, un discendente della

famiglia Carpegna soprannominato

«Malatesta», forse perché

testardo e scapestrato, inizia

la costruzione della rocca sul

“Roccione”, dando così origine

al celebre casato che, conquisterà

tutta la Romagna.

Solo nel 1350 avviene l’unione

con il vicino castello di

Il paese di Pennabilli. Sulla collina il Monastero

delle Suore di Clausura.

“Billi”, con la posa della «pietra

della pace» nella piazza del

mercato, sorta tra i due nuclei

abitati. Il nuovo comune passa,

nel corso degli anni, sotto l’influenza

dei Malatesta, dei Montefeltro,

dei Medici e dello Stato

Pontificio.

Nel 1572, Pennabilli diventa

sede vescovile della diocesi di

San Marino-Montefeltro, e Papa

Gregorio XIII la onora del titolo

di «Città».

Il Santuario della Madonna

delle Grazie, conosciuto anche

come Chiesa di Sant’Agostino,

perché officiato dal 1372 al 1810

dai monaci Agostiniani, prende

il nome da un’Immagine della

Madonna in trono con il Bambino.

È un affresco dipinto sul muro;

la Madonna ha la veste rosa,

il manto azzurro, cosparso di rose

gialle, il volto bellissimo. Alla

sinistra un angioletto, sul braccio

destro il Bambino, biondo e

bello. Non si conosce il nome

del pittore; sappiamo solo che

nel 1475 l’immagine è stata ritoccata,

a spese del Comune, da

Pier Giovanni da Piandimileto,

che stava alla corte di Urbino.

Dalla iscrizione su una lapide ormai

perduta, apprendiamo che

l’altare della Madonna è stato

consacrato nel 1222 da Papa O-

norio III, di passaggio per Pennabilli

mentre era in viaggio verso

Ravenna.

La Madonna piange

Il 20 marzo del 1489, terzo

venerdì del mese, l’Immagine

della Madonna delle Grazie è vista

versare lacrime dall’occhio

36


IE IN PENNABILLI (PS)

r

roteggerò

destro, alla presenza di numerosi

fedeli. Tutti corrono a vedere,

tutti gridano al miracolo. Per assicurarsi

meglio, le lacrime vengono

asciugate con pannolini,

ma esse spuntano nuovamente

sulle ciglia della Madonna, come

perle di rugiada sui fiori, e scorrono

sulla guancia lasciandovi

una traccia che ancora si vede.

Danno resoconto del fatto gli

atti della Compagnia della Madonna

delle Grazie, subito istituita

per disposizione del Vescovo,

Mons. Celso Mellini, e l’iscrizione

latina della lapide posta

a lato dell’altare. Essa dice:

«Ai posteri. Questa Immagine

della Madre di Dio, presaga della

futura calamità, mossa a compassione

del suo popolo, versò

lacrime che asciugate tre e quattro

volte si rinnovarono, come

ne fanno fede gli annali scritti

da testimoni oculari, l’anno del

Signore 1489, 20 marzo». 1 Ancora

oggi la lacrimazione miracolosa

è festeggiata il terzo venerdì

di marzo, chiamato il “Venerdì

Bello”.

La Madonna appare

Un’altra iscrizione del 1631,

che si legge a caratteri d’oro in

sfondo nero, sul fianco destro

dell’altare, sopra l’architrave, ricorda

due apparizioni della Madonna

e due vittorie, il 23 febbraio

1517 ed il 23 febbraio 1522,

riferite da quasi tutti gli storici di

Pennabilli.

La Città di Pennabilli si trova

al centro della contesa tra i Medici

di Firenze ed il Ducato di

Urbino al quale aderisce. L’esercito

fiorentino si accampa nel

piano sotto le rocche di Pennabilli

e decide di espugnarle; divide

le forze in tre schiere di seicento

fanti ciascuna e muove all’assalto.

Gli abitanti della città non

stanno inoperosi, ma organizzano

la difesa: distribuiscono agli

abitanti abili tutte le armi possibili,

dardi, saette, spade, archibugi,

spingarde. La battaglia si ingaggia

terribile, e mentre i giovani

combattono, i sacerdoti, i

Ancor oggi la lacrimazione miracolosa dell’immagine della Vergine viene festeggiata

a Pennabilli il terzo venerdì di marzo che è chiamato il Venerdì

Bello.

vecchi, le donne ed i bambini accorrono,

al suono delle campane,

attorno all’altare della Madonna

delle Grazie, alla quale rivolgono

la loro preghiera ardente e fiduciosa.

I nemici sono ormai alle porte,

già si arrampicano con le scale

sulle mura, quando nel furor

della mischia, sull’alto della rocca

appare in un grande splendore

la Vergine delle Grazie. Presi

dallo spavento, i nemici suonano

le trombe e battono in ritirata.

Pennabilli è salva dal saccheggio

e dalla strage.

La Madonna si dimostra ancora

una volta Protettrice di Pennabilli

in una situazione parimenti

disperata il 23 febbraio

1522, quasi a conferma della promessa

fatta: «Protegam vos semper.

Sempre vi proteggerò».

Il Santuario

La riconoscenza dei fedeli a

Maria è grande nel corso dei secoli;

il Santuario viene ampliato

ed abbellito con numerose opere

d’arte che ancora oggi suscitano

la nostra ammirazione.

Nel 1989, in occasione del V

37


Centenario del “Venerdì Bello”,

sono realizzati diversi lavori di

restauro che hanno rivelato o-

pere stupende del passato. È apparso,

tra l’altro, un affresco eucaristico

in tre sezioni. Al centro

rappresenta L’Ultima Cena,

in basso il Sacrificio di Melchisedech,

re di Shalem (Gerusalemme),

che offre al patriarca

Abramo vincitore, pane e vino,

ed in alto due scene a dimostrazione

della presenza eucaristica:

a sinistra, la riproduzione da

un dipinto di Paolo Uccello e-

seguito ad Urbino, della profanazione

dell’Ostia.

La storia è nota: un ebreo,

per spregio, compera da una

donna, bisognosa di denaro,

un’Ostia consacrata, e a casa la

pone in una padella sul fuoco.

Ne esce sangue in abbondanza

che invade tutta la casa e fa accorrere

la gente. Si organizza u-

na processione di espiazione ed

il Papa in persona riporta l’Ostia

in Chiesa.

A destra il miracolo della mula.

Si riferisce alla vita di Sant’Antonio

da Padova, che predicava

a Rimini verso il 1223. L’episodio

dice che un eretico di nome

Bonillo non voleva sentire

parlare di presenza eucaristica.

Ne nacque una sfida. L’eretico

doveva tenere a rigoroso digiuno

per tre giorni la sua mula; poi

si sarebbero incontrati in piazza.

È facile immaginare la scena: arriva

l’eretico con la mula scalpitante,

davanti alla cesta della biada;

sopraggiunge con l’Ostensorio

Sant’Antonio. La mula affamatissima

lascia la biada per a-

dorare l’Ostia consacrata piegando

ginocchia e capo. 2

Don Mario Morra

Centro di

documentazione

La recente Mostra allestita per

il Natale 2006, dedicata

ai Presepi ed alla Devozione

popolare nei più noti Santuari

mariani d’Italia, è stata impreziosita

dalla esposizione delle

bellissime e preziose Corone

della Madonna dei Laghi di A-

vigliana. Sono le Corone usate

per la seconda incoronazione del

1752 e per la terza del 1852. Purtroppo

quella usata per la prima

incoronazione del 1652 è stata

rubata in uno dei frequenti saccheggi

subiti dall’allora Convento

dei Cappuccini.

È pertanto interessante, oltre

che doveroso, informare gli A-

mici del Centro di Documentazione

sulle gloriose vicende storiche

che hanno portato le Corone

della Madonna di Avigliana ad

approdare felicemente nel Museo

della Devozione Mariana dell’Ausiliatrice.

Inoltre, sarà finalmente

ultimato il restauro della

Il Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana.

Le prezios

della Mad

Basilica, un ulteriore motivo per

una dignitosa sistemazione del

Museo Mariano stesso.

La Madonna della rondine

Sulla sponda destra del Lago

grande di Avigliana, nei primi

anni del 1300 esisteva un semplice

Pilone di campagna, e-

spressione della devozione degli

abitanti del luogo verso la Beata

Vergine, alla quale rivolgersi

tra le tante difficoltà della vita:

per la salute dei bambini e degli

anziani, per la prosperità degli

animali domestici, contro il flagello

delle infezioni che tanto

frequentemente distruggevano le

viti e le altre colture. 1 La Madonna

vi era raffigurata in atteggiamento

materno, seduta con in

braccio, nel dolce atto di allattarlo,

il Bambino che tiene tra le

manine, trastullo innocente, una

1

ANTONIO TANI, Pennabilli e la Vergine

delle Grazie nel IV centenario delle

sue apparizioni, Casalbordino, N. De

Arcangelis, 1925.

2

Don ENZO BUSCA, da «V Centenario

del prodigio delle lacrime», supplemento

al mensile «Montefeltro», febbraio

1989.

38


e Corone

onna dei Laghi

di Avigliana

rondine. Di qui il titolo di Madonna

della rondine.

Da questo semplice Pilone ha

origine il Santuario della Madonna

dei laghi che domina la ridente

conca del Lago grande di

Avigliana.

Tra le tante grazie ottenute per

intercessione della Madonna della

rondine, forse la più insigne,

è quella ricevuta dalla contessa

di Savoia, Bona di Borbone, sposa

di Amedeo VI, tanto desiderosa

di poter stringere anche lei

al proprio seno un bambino ed e-

rede. La Madonna accoglie il suo

desiderio di mamma ed il 24 febbraio

1360 nasce Amedeo VII, il

Conte Rosso.

La riconoscenza verso la Madonna,

di Bona di Borbone, di

tante altre mamme felici e di

tutte le persone beneficate, fu

grande e continua: il Pilone si

trasformò in piccola Cappella e

quindi in Santuario con annesso

il Convento per i Padri Cappuccini.

La Madonna Annunziata

L’immagine della Madonna dei Laghi

incoronata. Attualmente le corone

si trovano presso il Museo Mariano

della Basilica dell’Ausiliatrice

di Torino.

Nel corso dei secoli la bontà

della Madonna continuò a manifestarsi

ad un numero sempre

maggiore di devoti e la riconoscenza

dei beneficati non venne

meno. Benefattori grandi ed umili

abbellirono sempre più il Santuario

che si impreziosì di vere

opere d’arte. Nel 1615 il duca di

Savoia, Carlo Emanuele I, fece

dono al Santuario del bellissimo

trittico posto sulla pala dell’Altare

maggiore, che separa il Coro

dal resto della Chiesa. Al centro,

il trittico rappresenta la Vergine

in atto di ricevere l’annuncio

dell’Arcangelo Gabriele, sotto

il globo luminoso dello Spirito

Santo, a sinistra è raffigurato

San Sebastiano e, a destra, San

Rocco. Questo bellissimo quadro

tradizionalmente è stato attribuito

al pittore Defendente Ferrari

(1488-1535), mentre ora pare

debba essere ritenuta opera di

Amedeo Albini. 2

Così la materna figura della

Madonna della rondine, che allatta

il piccolo Gesù, viene sostituita,

nella devozione popolare,

dalla dolce immagine della

Vergine Annunziata.

Il Santuario, sotto la cura zelante

dei Padri Cappuccini, diventa

centro di intensa vita cristiana

e di devozione mariana.

La Madonna è la mamma premurosa

alla quale tutti ricorrono

nelle tante situazioni difficili del

tempo, turbato da frequenti guerre,

scorribande ed epidemie. Proprio

nell’infuriare della terribile

pestilenza che ha mietuto tante

vittime, specialmente nelle terre

dell’Italia settentrionale, negli

anni 1630-’31, si è manifestata la

materna protezione della Madonna

che a tutti veniva in aiuto,

attraverso lo zelo e la carità

eroica dei Figli di San Francesco.

La Prima Corona

Passata la bufera, cessato il

contagio e tornata relativamente

normale la vita, la riconoscenza

dei beneficati si manifesta ponendo

sul capo della Vergine Annunziata

una preziosa Corona. È

il 14 aprile del 1652, giorno veramente

solenne di festa. Sono

presenti tutte la autorità civili e religiose

del tempo, e soprattutto

una grande folla di fedeli riconoscenti

per le grazie ricevute.

39


Il Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana in una suggestiva immagine

notturna invernale.

«La corona era tutta di argento,

ornata di pietre preziose,

offerta per voto dal sig. Giuseppe

Gallina, figlio di Giovanni Domenico,

orefice in Torino, già stato

liberato da una mortale infermità

per grazie di questa beatissima

Vergine». 1 La Madonna ora

è Regina, ma resta sempre Madre!

I tempi però continuano tristi;

la seconda metà del 1600 è segnata

dalla guerra di Francia contro

il Ducato di Savoia. L’esercito

di Luigi XIV, proveniente

da Pinerolo e dalla Valle di Susa,

punta sul castello di Avigliana,

per avere libero passo su Torino,

e tutto travolge. Anche il

Santuario della Madonna dei Laghi

ed il Convento dei Cappuccini

vengono travolti e saccheggiati.

La guerra porterà distruzione

in tutto il Piemonte, fino alla

battaglia di Torino del 7 settembre

1706, dopo il voto alla

Madonna, fatto dal duca Vittorio

Amedeo, di erigere la Basilica

di Superga.

La seconda Corona

Ma la miseria, le rapine, le

violenze non si placano! Una notte,

mentre infuria la tempesta,

nel 1711, alcuni malviventi si introducono

nel Santuario e rubano,

con calici e argenti votivi,

anche la preziosa Corona della

Madonna.

Per riparare il sacrilego furto

ed accrescere la devozione alla

Madonna, il 30 aprile 1752 si

provvede alla seconda incoronazione

della taumaturgica Immagine

con un diadema d’oro. Le

feste durarono otto giorni, ma

sono caratterizzate non solo da

solennità esteriori, quanto piuttosto

da entusiasmo di conversione

spirituale. Le cronache riportano

che da venticinque a trenta

Cappuccini ogni giorno attesero

alle Confessioni dei fedeli,

e che le sacre Comunioni distribuite

nel Santuario furono oltre

ventiduemila. La riparazione non

poteva desiderarsi migliore.

Una devota iscrizione volle

quasi ricambiare tanto affetto con

le benedizioni e grazie da parte

della Madonna: «Voi mi incoronate

di gemme e di oro, Io vi circonderò

del mio aiuto. Con la

corona mi avete eletto Regina,

Io mi mostrerò a voi Madre e vi

proteggerò come figli».

La terza Corona

Con la fine del secolo, sorgono

all’orizzonte dell’Europa nubi

nerastre, foriere di tempesta e

di rovina che tutto travolgono e

distruggono, nel nome della dea

Ragione. Nel 1802, in base al decreto

della Rivoluzione Francese

di soppressione generale degli

Ordini religiosi, anche i Padri

Cappuccini devono lasciare

il Convento di Avigliana, ed il

Santuario della Madonna dei Laghi

viene incamerato e spogliato

di ogni prezioso ornamento.

Occorrerà attendere il passaggio

della bufera napoleonica, per

mettere mano alla ricostruzione

di ogni cosa. I Padri Cappuccini,

ritornati al Santuario, riprendono

il loro lavoro di pastori d’anime

e di ricucitori degli strappi

provocati nelle anime dei fedeli

dalla mentalità illuministica, ravvivando

la devozione alla Madonna.

Il 22 agosto 1852, ottavo

giorno dopo la festa dell’Assunta,

con grandissima solennità, tra

una folla immensa esultante di

popolo, viene posta sul capo della

Madonna la triplice corona in

argento e pietre preziose donata

da Don Pietro Vinassa, prevosto

di Chiavrie (Caprie). Nella lettera

inviata da Lione, dove si trova

esule, l’Arcivescovo di Torino,

Luigi Fransoni autorizza i Vescovi

presenti «a porre, con rito

solenne, sul capo dell’Immagine

della Beatissima Vergine Maria,

del titolo della Santissima sua

Annunciazione, la Corona argentea

da me benedetta, in forma

di triregno...». 1

Ora il Museo Mariano dell’Ausiliatrice,

in Torino, ha il

compito altamente onorifico di

conservare le due preziose Corone,

segno della grande devozione

verso la Madonna, dei fedeli,

dei Padri Cappuccini di A-

vigliana, e dei Figli di Don Bosco

che li hanno sostituiti nella

cura del Santuario.

Don Mario Morra

1

ANTONINO DA TORINO, Cenni storici

intorno al Santuario della Madonna de’

Laghi presso Avigliana ... Torino, Tip.

di Giulio Sperani e Figli, 1867.

2

PAOLO RISSO, La “Madonna dei Laghi”

Avigliana.

40


Lo sguardo a Gesù

Santi di ieri e di oggi

Terra di ulivi, di aranci, di

fiori è la Sicilia. Il 17 a-

prile 1973, in mezzo alla

primavera splendente, a Ramacca

(Catania) nasce Sonia Cutrona,

figlia di una bella famiglia

con papà Salvatore, mamma Maria,

e una sorella, Letizia.

Cresce, simpatica e vivace, u-

na bambina sorridente e buona.

Ama giocare con i bambini del

suo borgo, attenta a far piacere a

tutti. I suoi la educano alla fede,

a sentirsi responsabile delle sue

azioni, a rendersi utile. Gesù entra

presto nella sua vita. La scuola,

quando incomincia a frequentarla,

diventa subito la sua

seconda famiglia. Riesce stupendamente

bene e si preoccupa

di aiutare i compagni che hanno

qualche difficoltà, sempre solidale

con loro.

È felice, assai felice, quando

sa che deve prepararsi alla Prima

Comunione e frequenta il catechismo:

attenta, con vivo desiderio

di conoscere e di amare

Gesù. Il 30 maggio 1982, la Prima

Comunione. Un anno dopo,

il 28 maggio 1983, riceve la Cresima.

È Dio, che con il suo figlio

Gesù e lo Spirito di verità e di a-

more ha preso possesso di lei.

Un compagno di giochi la ricorda

così: «Nei pomeriggi d’estate,

giocavamo insieme. Eravamo

tanti bambini. Sonia sembrava

dedita solo a giocare. Ma

quando la sua mamma la chiamava

per qualche faccenda in

casa, saliva subito nella sua abitazione

e faceva subito ciò che

la mamma le chiedeva. Spesso

quando io la chiamavo dal mio

balcone per giocare, ella mi rispondeva:

“Non posso ora, devo

aiutare la mamma”.

I giardini della città di Catania. Nella città etnea, Sonia frequentò l’Istituto delle

Figlie di Maria Ausiliatrice.

SONIA CUTRONA

1973-1990

Sonia è fedelissima alla Messa

festiva e prega e canta in chiesa,

dolce e fervente come un angelo.

Un giorno, interrompe i

giochi per dire a due donne che

non si parlavano più tra loro: “Ma

perché non fate la pace?”. Una

volta, vedendo che alcuni bambini

più piccoli sono rimasti soli

per l’assenza momentanea dei

loro genitori, resta con loro a giocare

finché quelli arrivano.

Sarà questo il suo stile di vita

nella scuola elementare, nella

scuola media: in semplicità e letizia,

“cresce in età, sapienza e

grazia” a immagine di Gesù, a-

bitata dalla sua presenza, partecipe

delle realtà più belle e grandi:

la bellezza della natura, la fede

che si fa intensa e grande, l’amicizia

per tutti, in primo luogo

per chi soffre.


41


La vita come dono

Sonia durante una gita scolastica con le sue compagne (3ª da sinistra).

A 14 anni, inizia a frequentare

il Liceo presso le Figlie di Maria

Ausiliatrice. L’ambiente salesiano,

fatto di amore a Gesù, di

amicizia e di gioia, la conquista.

Studia con molto impegno e, intelligente

com’è, si trova tra gli

alunni migliori. Ai grandi perché

sul senso della vita, del dolore

e della morte, trova risposte

stupende in Gesù: nella fede in

Lui, fede approfondita anche nello

studio, e vissuta, fatta sempre

più sangue e linfa dei suoi giovani

anni. Sonia ora sa davvero

di avere un grande meraviglioso

amico: Gesù!

E trasmette Lui, Gesù, ai compagni

e con la sua gioia, la sua

parola buona, l’aiuto dato a tutti

con generosità. In un tema in

classe, scrive: “Non è giusto essere

felici da soli, ma purtroppo,

dico purtroppo, lo siamo. Sono

sicura che rendendo gli altri felici,

la nostra felicità si innalza fino

alle stelle, perché l’ho già provato”.

“Alcune persone si sacrificano

anche lasciando la famiglia,

partendo per le missioni...

Ma so che anch’io posso fare il

mondo più bello: basta un po’ di

buona volontà e tantissima fede

in Colui che ci ha creati, perché

dobbiamo sempre tenere in mente

che siamo figli dello stesso Padre,

Dio”.

Tutto interessa Sonia, i problemi

sociali, i problemi della

sua età, ed ella sa vederli alla luce

della fede. Crede al valore i-

nestimabile della purezza, della

verginità, della fedeltà a Gesù,

ai suoi comandamenti, tutti e dieci,

perfezionati dal Vangelo. In u-

na lettera scrive: “Dio pensa a

me... I miei cari stanno bene. Il

ragazzo io non ce l’ho e non mi

interessa di averlo. Anzi, sì, mi

interessa averlo nel 3000!”.

Le amiche le fanno confidenze

personali. Sonia ascolta, partecipa

ad ansie e dolori, illumina

e sdrammatizza con la sua parola

schietta, il suo sorriso, la sua

capacità di voler bene. Accetta

di passare interi pomeriggi, invece

che a divertirsi, a spiegare

algebra e latino alle compagne

in difficoltà. A scuola si offre di

essere interrogata al posto di chi

non ha studiato. Un giorno, si

accorda con le compagne, per dire

all’insegnante: “Non abbiamo

capito e non siamo riuscite a prepararci”,

anche se lei è preparatissima.

Ma vuole che nessuna

si prenda un brutto voto e l’insegnante

rispieghi.

Il segreto della sua vita, del

suo fascino? “Siamo figli dello

stesso Padre”. Ed è Gesù, incontrato

spesso nella Confessione

e nella Comunione eucaristica,

meditato nel suo Vangelo che

glielo ricorda. Sonia, come Don

Bosco, Maria Mazzarello, i Santi

salesiani che ella ha imparato

a conoscere nella sua scuola, sa

e crede che la vita è dono di a-

more.

Laura: per condividere

Quindicenne, si lamenta, un

giorno, di forti dolori alla schiena

e alle gambe. Seguono esami

clinici, visite accurate all’ospedale.

Presto si scopre il terribile

male che l’ha invasa: sarcoma.

Uno sconquasso nella sua vita,

ma ella non si arrende, forte della

sua fede. Nel maggio 1988, va

al “Rizzoli” di Bologna per curarsi,

porta già il busto, ma sorride:

“Dio è con me, Gesù non mi

abbandona”. Con i suoi genitori,

va a pregare al Santuario del

Sacro Cuore, dai Salesiani. Prega

come un angelo davanti a Gesù.

Ritorna a casa, serena. Il suo

parroco, Don Giacomo, la sostiene

con la luce e la forza della

fede.

È il 1988, il centenario di Don

Bosco, celebrato dappertutto con

solennità. Il 3 settembre 1988, al

Colle Don Bosco (Asti), il Papa

Giovanni Paolo II, beatifica Laura

Vicuña, la tredicenne cilena

che ha offerto la sua vita per la

conversione della mamma. Sonia,

con le compagne di scuola,

va in pellegrinaggio a Torino ai

luoghi di Don Bosco. Soffre già

molto e le cure che deve fare sono

assai dolorose. Accetta, nasconde

le lacrime, e sul treno

pensa a far felici quelli che incontra,

un bambino che piange,

una vecchietta sola. Prega intensamente

sulla tomba di Don Bosco,

nella Basilica dell’Ausiliatrice

a Torino.

Le “sue” suore salesiane le

fanno conoscere Laura Vicuña, le

danno una sua statuetta, la invitano

ad affidarsi a lei, a imitarla,

a pregarla per la sua guarigione.

Laura – la beata Laura Vicuña

– diventa la grande amica

42


di Sonia, colei che la rasserena

nel dolore, la prepara all’offerta

suprema, all’incontro con Dio.

Le sue lettere alle amiche, il suo

diario, si riempiono di riflessioni

intense e di invocazioni alla

sua santa Amica del Paradiso.

Sonia vuol guarire e va a

Lourdes: chiede alla Madonna il

miracolo. Torna a Ramacca, carica

di serenità, di pace. Ora a-

ma di più la Madonna e sa che

non l’abbandonerà mai. Il Rosario

diventa la sua preghiera prediletta,

di tutti i giorni. Fin quando

può, frequenta la scuola, preoccupata

di studiare, di non perdere

tempo, di aiutare le compagne,

di nascondere più che può

il dolore ai suoi cari.

Diranno i suoi amici: “Sonia

ci ha voluto bene, anche nei momenti

infelici. Pur nella sofferenza,

cercava di sorridere e avere

premure per tutti”. Un giorno,

Sonia dice ad un’amica, Cinzia:

“Tu sai che io soffro molto, ma

nonostante questo io riesco a vivere,

a sorridere, a stare calma”.

Un’altra amica, Maria, ricorderà:

“Sonia ci ha fatto comprendere

che la nostra vita non ci appartiene,

che in qualunque momento

possiamo essere chiamati a

rendere conto al Signore”.

Prima delle feste di Natale del

1989, va a scuola per l’ultima

volta. Tutti le fanno festa. Sonia,

sorridente, dà l’impressione di

una grande gioia che le sale dal

cuore. A ognuno lascia un biglietto

dove ha scritto: “Ti voglio

bene”.

“Gesù, io Ti guardo”

Ora le sue giornate trascorrono

tra casa e ospedale, alternando

momenti terribili a lievi speranze.

Quasi ogni giorno, Don

Giacomo le porta Gesù Eucaristico:

la Comunione è il momento

più bello della sua giornata. Tra

le mani, Sonia fa scorrere il Rosario

alla Madonna. Riempie il

suo diario di invocazioni.

“6 febbraio 1990. La mia assistente

mi ha mandato un’immagine

di Gesù che porta la croce.

Propongo di arrabbiarmi il

meno possibile”. “7 febbraio. Oggi

sono venuti a casa mia il Parroco,

il Vescovo Mons. Mondello

(allora a Caltagirone), pregheranno

per me... Dirò il Rosario

ogni giorno”. “12 febbraio.

Mio Dio, perché permetti certe

cose? Ti prego, aiutami, fammi

stare meglio”.

In ospedale, è sottoposta a flebo

lunghe e dolorose che la spaventano.

Sonia prega: “24 febbraio.

Spero in Te, Laura Vicuña.

Processione di Maria Ausiliatrice

nella città di Catania.

Ti prego, aiutami”. “28 febbraio.

Laura, non mi abbandonare”. “12

marzo. Il cuore mi si spezza a

veder soffrire i miei cari. Laura

Vicuña mi ha tirata un po’ su”.

“21 marzo. Gesù, ti raccomando

i miei genitori, che siano conservati

il più a lungo possibile”.

Sonia conosce anche la storia

di San Domenico Savio, il miglior

allievo di Don Bosco, il santo

di 15 anni. Scrive: “28 marzo.

San Domenico Savio, voglio seguire

il tuo esempio. Voglio essere

sempre fedele alla Legge di

Dio”. “2 aprile. Mio Dio, sono

nelle Tue mani, per mezzo di Gesù,

tuo Figlio, ti chiedo di guarire”.

Dal suo letto, dove consuma

la sua vita, Sonia, sull’esempio

di Laura e di Domenico,

diffonde serenità e pace attorno

a sé. Ripete sovente, con il suo

sorriso rassicurante: “Non preoccupatevi,

io sto bene, non ho

niente”. Si preoccupa dei genitori,

della scuola, degli altri.

Ormai sa che la sua vita sta per

finire su questa terra. Non dispera;

ha un’incrollabile certezza:

“Il Signore è buono e non mi

abbandonerà, ne sono certa!”. I

dolori si fanno insopportabili.

Sonia, con una forza incredibile

sorride ancora. Spesso ripete sottovoce,

lentamente, questa preghiera:

“Gesù, io ti guardo con

occhi di fede... con occhi di speranza

attendo da Te un futuro migliore

per il mondo intero... Gesù,

io ti guardo con occhi di a-

more che si uniscono a Te e vorrebbero

esprimerti la profonda

attrattiva che mi porta a Te... Gesù,

io ti guardo con occhi di gioia

che trovano in Te una felicità sconosciuta

sulla terra, felicità dal sapore

di Cielo”.

E il Cielo dell’amato amico

Gesù si apre per lei alle 10,30

del 18 giugno 1990, a 17 anni.

Una vita come dono d’amore.

Un fiore della terra trapiantato

nel giardino di Dio.

Paolo Risso

Str. Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole d’Asti

43


notizie e avvenimenti

A cura di Mario Scudu

Apertura verso la Chiesa

Il governo vietnamita e l’Ufficio Affari Religiosi

sono desiderosi di instaurare al più presto le

relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

Lo ha dichiarato Ngo Yen Thi, direttore

dell’Ufficio Affari Religiosi, aggiungendo che

Hanoi sta già lavorando a un’agenda con

tutti i passi e le date necessarie.

Le affermazioni di Ngo avvengono alla

fine del Congresso del partito comunista,

mentre il Vietnam lotta disperatamente per

farsi accreditare nella comunità

internazionale ed entrare nel WTO.

Il Vietnam è spesso criticato per la sua

politica religiosa, intollerante verso buddisti,

cattolici democratici, montagnard

protestanti. Molte comunità e sette vengono

giudicate illegali e perseguitate, i loro leader

arrestati e le sedi distrutte. Anche le

comunità riconosciute legalmente

sopportano un controllo asfissiante in tutte le

loro attività. Negli ultimi due anni, però, la

supremazia dell’ala riformista nel governo di

Hanoi sta portando a una valorizzazione

sempre maggiore delle religioni. Esse

vengono viste anzitutto come un argine alla

profonda immoralità e corruzione del partito

e della società; in secondo luogo,

concessioni e libertà vengono usate per,

pubblicizzare il «nuovo corso» vietnamita.

Da Asia News, 2006

II vero boom di Internet

è appena cominciato

Le cose cambiano. Spesso senza che

neppure se ne abbia una chiara

percezione.

Internet per esempio. Anni fa sembrava

che la Rete, con i suoi correlati

(telecomunicazioni, programmi, macchine),

stesse per spaccare il mondo, le Borse

facevano follie e tutti investivano anche

sull’ultimo sito dedicato alla filologia

44

romanza. Poi tutto crollò: Borse, aziende,

speranze, illusioni. E di Internet non si è più

parlato. Una specie di tabù è calato su un

mondo intero. Che tuttavia non è svanito nel

nulla come i denari che gli incauti

speculatori gettarono via in quegli anni. Non

è svanito, anzi, ha continuato a percorrere la

sua strada di ricerca e innovazione fino ad

arrivare al punto chiave del problema: la

velocità di connessione e l’accessibilità alla

Rete.

Da tempo ormai qualunque computer

può ricevere, quasi in tempo reale,

qualunque tipo di file: musica, filmati,

grafica, testi. Il sistema ha integrato e

incorporato altri mezzi di comunicazione: il

telefono (fino alla videochiamata) e la

televisione.

È certo che tra non molto la Rete

e il computer diventeranno la base di tutti i

media. II processo è stato più lento del

previsto, e questa è stata la causa del

collasso di qualche anno fa.

Ma ora è realtà e i dati di diffusione sulla

banda larga, sull’incremento degli affari via

Internet, sulla moltiplicazione dei fruitori dei

siti visitati, mostra chiaramente che cosa sta

avvenendo: il vero boom di Internet è

cominciato.

Da Specchio, 2006

SOS, alcol

Un recente rapporto della Commissione

europea lancia l’allarme in Europa.


Grandi bevute nei bar, nelle discoteche, nei

pub. L’alcol è divenuto il grande amico delle

nuove generazioni. E tra gli adolescenti sono

sempre più frequenti episodi di “binge

drinking”, cioè il consumo di un certo

numero di bevande in una singola

occasione. Per molti bere una bevanda

alcolica, oltre ad essere un piacere, è

considerato un comportamento adulto, o

addirittura alla moda. E centinaia di giovani

trovano nella bottiglia la consolazione al

cosiddetto “male di vivere”. In Europa, circa

un giovane su quattro, di età compresa tra

15 e 29 anni, muore a causa dell’alcol. E

l’alcol rappresenta il primo fattore di rischio

di invalidità, mortalità prematura e malattia

cronica tra gli adolescenti. È SOS alcol. A

lanciare l’allarme, oltre a medici, psicologi e

centri per alcolisti anonimi, è un recente

rapporto della Commissione euopea.

In Inghilterra l’alcolismo ormai tocca fasce

d’età molto basse. In Spagna il rito della

bevuta collettiva nelle piazze durante il

weekend richiede l’intervento della forza

pubblica per evitare disordini.

Che l’Europa sia il continente dove il

consumo di alcol è il più alto al mondo lo

sottolinea anche l’Organizzazione Mondiale

della Sanità: il consumo pro capite, ha

calcolato l’OMS, è doppio rispetto alla

media mondiale, come pure il peso delle

malattie correlate all’alcol. Insomma, il

Numeri dal mondo

101 milioni di siti sono presenti, oggi, su Internet;

erano 50 milioni nel 2004.

(Netcraft, www.netcraft.com)

16 le ore di lavoro al giorno dei bambini del

Tamil Nadu (India) occupati nella produzione

di fiammiferi. (BBC)

3,825 miliardi di abitanti nei Paesi in cui si

guida a destra. A sinistra guidano in 1,940 miliardi.

(World Standards on Users)

2020 l’anno in cui è previsto che raddoppierà

il consumo mondiale di carne.

(www.project-syndicate.org)

14 miliardi di dollari, il costo di Palm Jumeirah,

la nuova isola artificiale sorta a Dubai

per ospitare 60 mila residenti. (Associated Press)

2,34 milioni di studenti americani che nel

consumo di alcol è “un fardello davvero

pesante per i cittadini europei”, ha

sottolineato Derek Rutherford, segretario di

Eurocare. “E pensare che sono i bambini

quelli che pagano il prezzo più alto. Si parla

tanto di fumo passivo e non si fa nulla

sull’alcol passivo. Certo, un’azione in questo

campo richiede coraggio politico, perché

non si tratta solo di contrastare un piacere,

per quanto sentito, ma di sfidare poderosi

interessi economici” (...).

M. G. Faiella, da Presenza Cristiana, 2006, n. 8

2004 hanno seguito almeno un corso universitario

via Internet, erano 1,6 nel 2002 (Sloan

Foundation)

52 la percentuale di prodotto lordo planetario

controllata da 500 compagnie private.

(Jean Ziegler, L’impero della vergogna, Ed. Tropea)

13 la percentuale di cittadini USA sotto la

soglia di povertà (reddito annuo individuale

sotto gli 8.000 euro). (US Census Bureau)

300.000 i “soldati” sotto i 18 anni impegnati

in 30 diversi conflitti in corso nel mondo.

(United Nations Population Fund)

58 i miliardi di dollari di costo annuo della bolletta

energetica USA per la sola illuminazione

pubblica e privata. (US Dept of Energy)

21 la percentuale delle morti per cancro

avutesi nel 2005 nel mondo aventi per causa

il fumo. (The Lancet)

Da Specchio, 2006

45


Centenari

A cura del Gruppo di Filatelia Religiosa

“Don Pietro Ceresa”

Filatelia religiosa

V Centenario della Basilica di San Pietro

Domenica 18 aprile 1506, Papa Giulio II (Giuliano

della Rovere), dopo la celebrazione della

Santa Messa nella Basilica paleocristiana dedicata

a San Pietro, fatta costruire dall’Imperatore

Costantino sul luogo dove Pietro ed i primi cristiani

avevano subìto il martirio in Roma, scende a

collocare la prima pietra di un pilone, detto della

Veronica che con gli altri tre: Sant’Andrea, Sant’Elena

e San Longino, formeranno la struttura base del

nuovo centro spirituale della cristianità.

Papa Giulio II prese la coraggiosa decisione di

far demolire la Basilica Costantiniana e affidò progetto

e lavori all’architetto urbinate Donato di Angiolo

detto il Bramante. Si alterneranno numerosi

artisti, tra cui il Maderno, Antonio da Sangallo, il

Rossellino, Raffaello, Michelangelo, il Bernini e

altri. La Basilica fu completata nel 1614. Si susseguirono

ben 29 Pontefici dal Papa Giulio II che a-

veva benedetto l’inizio dei lavori. Fu consacrata e

aperta al culto il 18 novembre del 1626.

Le Poste del Vaticano che hanno riprodotto l’immagine

della Basilica in numerosi francobolli, hanno

emesso per l’occasione una serie di 4 valori due

da € 0,45 e due da € 0,60 con la riproduzione delle

quattro medaglie coniate all’inizio dei lavori e collocate

nei piloni citati. Le immagini dei francobolli

emessi a dittico, raffigurano Papa Giulio II e il

Bramante nonché il suo primo progetto e quello

michelangiolesco.

100 anni di presenza salesiana in Cina

I

l Rettor Maggiore dei Salesiani ha celebrato il

13 febbraio 2006 a Macau i cent’anni della presenza

dei Salesiani in Cina. Per questa occasione

ha incontrato circa 1300 giovani, dell’Istituto “Immacolata

Concezione”, prima opera salesiana di

Macau e della Cina, fondata nel 1906, quando il Paese

era sotto il protettorato portoghese; il 21 dicembre

del 1999 Macau è rientrato a far parte del territorio

cinese.

Ringraziando Dio per le benedizioni concesse ai

Salesiani in questi cento anni, Don Pascual Chávez

ha manifestato il suo apprezzamento per l’incarnazione

del carisma di Don Bosco, le tante vocazioni

sorte nel tempo, l’ampiezza delle opere e la santità

e l’impegno dei Salesiani cinesi.

In occasione del centenario della morte di Don

Bosco le Poste di Macau avevano utilizzato un annullo

postale figurato, chissà quando lo faranno anche

le Poste della Cina? Noi ci auguriamo presto!

Angelo Siro

46


Aiuta

la Basilica di Don Bosco

Si sta completando l’ultimo lotto di

lavori per il restauro della nostra

Basilica.

Le foto testimoniano l’avanzamento

dei lavori e la loro urgente

necessità.

Foto galleria del restauro, sul sito www.donbosco-torino.it

Per le tue offerte a favore del Santuario di Maria Ausiliatrice di Torino:

1) Con Bonifico bancario: Direzione Generale Opere Don Bosco - Basilica Maria Ausiliatrice

Banca Popolare di Sondrio - Agenzia 2 - Roma - c/c n. 000008000/27 - ABI 05696 - CAB 03202

2) Con Conto Corrente Postale: Ccp n. 214106

Direzione Opere Don Bosco - Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino

Specificando nella causale: “Restauro Basilica”

47


AVVISO PER IL PORTALETTERE In caso di MANCATO RECAPITO inviare a:

TORINO CMP NORD per la restituzione al mittente - C.M.S. Via Maria Ausiliatrice, 32 - 10152 Torino

il quale si impegna a pagare la relativa tassa.

Abbonamento annuo: € 12,00

• Amico € 15,00

• Sostenitore € 20,00

• Europa € 13,00

• Extraeuropei € 17,00

• Un numero € 1,20

Spediz. in abbon. postale - Pubbl. inf. 45%

MENSILE - ANNO XXVIII - N° 2 - FEBBRAIO 2007

Direttore: Giuseppe Pelizza – Vice Direttore e Archivio Rivista: Mario Scudu

Diffusione e amministrazione: Teofilo Molaro – Direttore responsabile: Sergio Giordani

Registrazione al Tribunale di Torino n. 2954 del 21-4-1980

Stampa: Scuola Grafica Salesiana - Torino – Grafica e impaginazione: S.G.S.-TO - Giuseppe Ricci

Corrispondenza: Rivista Maria Ausiliatrice, Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino

Telefoni: centralino 011.52.24.222 - rivista 011.52.24.203 - Fax 011.52.24.677

Abbonamento: ccp n. 21059100 intestato a Sant. M. Ausiliatrice, Via M. Ausiliatrice 32 - 10152 Torino

E-mail: rivista.maus@tiscali.it - Sito Internet: www.donbosco-torino.it

SOMMARIO ➡➲

FOTO DI COPERTINA:

«Adorna il tuo talamo, o Sion,

e accogli come Re il Cristo;

una Vergine l’ha concepito,

vergine l’ha partorito,

e, vergine dopo il parto, adorò

colui che aveva generato».

(Liturgia Romana del I Millennio)

Presentazione al Tempio, Duccio di Buoninsegna

(1255-1319), Museo dell’Opera del

Duomo di Siena.

Altre foto:

Teofilo Molaro - Archivio Rivista - Archivio Dimensioni

Nuove - Centro Documentazione

Mariana - Redazione ADMA - Guerrino Pera

- Andreas Lothar - Mario Notario - Giuseppe

Moscardini.

2

Preghiamo insieme

4 Editoriale - GIUSEPPE PELIZZA

6

Dio vede tutto

10 I Salmi - BENEDETTO XVI

12 I Meditazione Vangeli

- ANTONIO RUDONI

14

18

20

24

26

Venite e vedete... - La pagina del

Rettore - SERGIO PELLINI

Videro la sua gloria - Gesù racconta

il Padre - M. GALIZZI

La Presentazione di Gesù al Tempio

- Catechesi mariana - L.VILLAR

Babele non è la nostra città - Testimonianze

- MADDALENA DI SPELLO

Santa Margherita da Cortona - Un

mese un Santo - MARIO SCUDU

I peccati contro lo Spirito Santo/4

Celebrazione - TIMOTEO MUNARI

Accanto ai sofferenti

XV Giornata Mondiale del Malato

28

31

32

36

38

41

44

46

47

La pedagogia mariana di Don Bosco

- Appunti sales. - A. GIRAUDO

Esempi e pensieri

MARIO SCUDU

Maria rinnova la Fam. Salesiana

L’ADMA nel mondo - S. VIOTTI

La Madonna delle Grazie - Calendario

Mariano - MARIO MORRA

Le Corone della Madonna dei Laghi

- Centro Doc. Mar. - M MORRA

Lo sguardo a Gesù

Santi di ieri e di oggi - PAOLO RISSO

Notizie e avvenimenti

MARIO SCUDU

Centenari - Filatelia religiosa

ANGELO SIRO

Aiuta la Basilica di Don Bosco

Immagini del restauro

Restate con Maria Ausiliatrice

Avete rinnovato

l’abbonamento alla Rivista?

Ecco le quote di abbonamento per l’anno 2007

Abbonamento annuo: € 12,00

• Amico € 15,00

• Sostenitore € 20,00

• Paesi extraeuropei € 17,00

Prezzi bloccati per tutto l’anno!

I dati forniti dal Cliente saranno inseriti negli archivi elettronici e cartacei della Rivista Maria Ausiliatrice e sono obbligatori per adempiere all’ordine. I dati

non verranno diffusi né comunicati a terzi, salvo gli adempimenti di legge, e saranno utilizzati esclusivamente dalla rivista, anche per finalità di promozione

della stessa. Il Cliente può esercitare i diritti di cui all’art. 7 D. Lgs 196/03 “Codice della Privacy” rivolgendosi al titolare del trattamento: Rivista Maria

Ausiliatrice, con sede in Torino, Via Maria Ausiliatrice, 32 - 10152. Al medesimo soggetto vanno proposti gli eventuali reclami ai sensi del D. Lgs. 185/99.

More magazines by this user
Similar magazines