Pagine: 161-200 [2,5 MB]

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L’ ETA’ DEL MOSTO

UN DESTINO DI SILENZIO

Ricordo una madre,

una sera

d’inverno, sull’argine del Po ad Ostiglia, lo sguardo

perso verso il fiume che aveva inghiottito il suo bambino.

Nemmeno il corpo fu più restituito e ho pensato

che niente di più straziante potesse esistere nel

nostro destino di uomini che vedersi rubare una parte

di noi in modo così completo e devastante.

Un racconto di Voltaire intitolato “L’ ermite” mi pose

davanti l’eterno dilemma, se in fondo esista una Provvidenza,

se ne possiamo capire il mistero, come tenta

Giobbe sul mucchio di letame, quel San Giobbe che

spesso ha fatto bella mostra di sé come immagine

nelle stalle dei nostri contadini.

Ma ecco il testo di Voltaire:

“... Les hommes pensent que cet enfant qui vient de

périr est tombé dans l’eau par hasard, que c’est par

un même hasard que cette maison est brûlée; mais il

n’ ya point d’ hasard: tout est éprouve, ou punition,

ou récompense, ou prévoyance. Faible mortel, cesse

de disputer contre ce qu’ il faut adorer”.

“Mais”, - dit Zadig...

Comme il disait “mais”, l’ange prenait déjà son vol

vers la dixième sphère.

Zadig, à genou, adora la providence et se soumit”

(Voltaire, Zadig).

(Traduzione: gli uomini pensano che questo bambino

appena morto sia caduto nell’ acqua per caso, e

sempre per caso sia bruciata questa casa; ma non c’è

nessun caso: tutto è prova, o punizione, o ricompensa,

o preveggenza. Debole mortale, smetti di lottare

contro ciò che occorre solo adorare”.

“Ma”, - disse Zadig...

Come pronunciò quel “ma”, l’angelo aveva già intrapreso

il suo volo verso la dodicesima sfera.

Zadig, inginocchiato, adorò la Provvidenza e si sottomise).

Sopra e a lato l’acqua del lago di Lecco, attraverso l’Adda raggiungerà il Po ed in seguito il mare Adriatico.

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Sopra e a lato in basso Lecco, città di monti e di acqua. Pagina a fianco in alto sul Lario l’acqua diventa raggi di luce.


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L’ ETA’ DEL MOSTO

Mentina fruga

da alcuni minuti

dentro un cassettone d’altri tempi, poi tira fuori alcune

foto.

Non si cura affatto di mostrarcele, resta semplicemente

assorta e con uno sguardo beato a percorrere

i passi della sua giovinezza.

Solo quando la luce diventa fioca in un gelido pomeriggio

d’inverno si ricorda ancora di noi: “Bisogna accendere

la stufa, comincia a far freddo”.

Osvaldo prepara un bel fuoco che in pochi minuti

riempie di colori tutta la cucina (il riverbero lancia le

nostre ombre sulla parete alle spalle). Mormora la

frase di una meridiana mentre traccia con le braccia

aperte un tempo fittizio sulle piastrelle: “ Fugit

interea, fugit irreparabile tempus (Fugge intanto,

fugge irreparabilmente il tempo)”.

Mentina non ci sente e prende le patate da pelare:

“Voi intanto guardate le foto senza sciuparmele, mi

INTERNO GIORNO

raccomando!”.

Restiamo mezz’ora in religioso silenzio a sfogliare tutta

una vita di fatiche, tribolazioni e gioie.

“Meam vide umbram, tuam videbis vitam (Guarda la

mia ombra, vedrai la tua vita)” dice un’altra meridiana.

Le foto sono un po’ l’impronta di noi stessi, una

specie di ombra fissata, fossilizzata, ma ci danno anche

la traccia della continuità.

Dal forno esce un profumino delizioso.

Mentina ci sussurra: “Adesso basta con le foto, si va

a tavola”.

Osvaldo stappa con maestria il fiasco di Barbera.

Fuori la montagna tra Onno e Vassena si fa sempre

più scura:

“Brevis hora est (Breve è il tempo)”...

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In queste pagine ‘interno giorno’ nelle case del Lario.

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L’ ETA’ DEL MOSTO

LE NOTTI DAI LUNGHI PASSI

La cartella clinica,

telegrafica e

sbrigativa, riporta la soluzione immediata al tuo male:

- se dolore mg. morfina s.c.

- se agitazione mg. ipnovel i.m. Ripetibile ogni due

ore.

Mi sembra più logico, quando allunghi le mani in

fame d’aria, aiutare ad alzarti.

Come ogni notte inizi a tracciare una serie interminabile

di percorsi tra soggiorno, cucina, camera da

letto e bagno. Riesco anche a strapparti un sorriso

quando alla pausa dello specchio in corridoio ti dico:

“Scusi, è già passata la circolare? Questi autobus, mai

una volta in orario...”.

Risultiamo così improbabili come camminatori notturni,

ma continui a sorridere alle mie stravaganti

soluzioni perché il tempo e la stanchezza non possano

vincere e piegarci alle iniezioni.

All’alba finalmente ti convinci di essere stanca e prima

di chiudere gli occhi mi sfiori con la mano la fronte.

Sul terrazzo in vista del Resegone, l’aria frizzante

del mattino che invade prepotente i polmoni fa la

differenza fra noi. La linea del destino mi sembra

invece più sottile e anche senza soluzioni al tuo male

non riesco a lasciarti da sola. Le nostre notti dai lunghi

passi sono fragili ma anche un po’ magiche e in

ogni caso funzionano nel farci credere di essere vivi.

Sopra passi nella neve.

Pagina a fianco il Resegone in veste invernale.

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L’ ETA’ DEL MOSTO

LA STELLA DEL MATTINO

Il luccicare tremulo

della luna

in questo cielo terso e limpidissimo ripete il susseguirsi

degli inverni. Il mare delle nebbie che copre la

pianura fino agli Appenini, arriva al limitar del lago e

poi si sfuma. Qua e là per la Brianza spuntano campanili

e da laggiù certamente, tra i filari di pioppi, le

montagne all’orizzonte sembreranno un bel miraggio

che si illumina.

Da ragazzi, mi ricordo, una stella era il nostro

punto di riferimento. Sapevamo che, a chilometri di

distanza, la visione appariva uguale per entrambi. Negli

anni e sulle cime più disparate il pensiero è sempre

apparso uguale e questa stella del mattino ha ancora

il potere di stupire, a trent’anni di distanza.

Tra le brume che si alzano ora appare il

serpentone illuminato delle auto che scendono a

Milano. È il mondo che si sveglia con le sue speranze

e voglia di futuro. Il mio, simbolico, rimane

trentacinque gradi ad est di Orione...

NON È PIU’ TEMPO DI SOGNARE

Ora non sogno più come ieri

o nell’altra più lontana stagione:

è scomparso un intero continente

nè so bene come sia accaduto.

Meno strade meno vette meno aria,

un raggio ridimensionato, corto:

una stanza più piccola insomma

mi accoglie: e vi torno pensoso.

Resto dubbioso se questa sia stata

una conquista. Il nitido cielo

stellato non cessa però di sedurmi

o il mare in attesa del sole che sorge.

(Pasquale Bricchi, Seveso )

Sopra e a lato il momento del crepuscolo sui nostri monti.

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L’ ETA’ DEL MOSTO

DUE PASSI SON MEGLIO DI UNO

Periodo natalizio:

luci, nevischio

serale, atmosfera di festa. In centro Lecco il traffico

paralizza ogni movimento. Due automobilisti si accapigliano

per un posto auto. Non siamo più abituati

a fare un passo di troppo senza muoverci in macchina.

Mi ritorna alla mente l’intervista a Giovanni, quest’estate

a Pagnona. La sua vicenda è tanto incredibile

da non sembrare vera ma fa parte della storia.

Fuggito da un campo di concentramento in Germania,

dopo quattrocentocinquanta chilometri a piedi,

per lo più in cresta a montagne (l’istinto del montanaro

sa che in cresta hai due possibilità di fuga anziché

una sola probabilità...) fu arrestato di nuovo a

pochi metri da casa e rispedito al punto di partenza.

Convinto di non sopravvivere, attraverso peripezie e

fortunate coincidenze rifece un giorno il viaggio per

casa (questa volta su rotaia).

Gli chiesi:

“Giovanni, che cosa ti ha insegnato questa tua vicenda

incredibile?”.

La risposta fu secca e chi ha orecchi da intendere,

intenda:

“Due passi son meglio di uno. Se la vita mi riporta al

punto di inizio,

io, fin che posso,

ricomincerò sempre da capo”.

Sopra la vecchia area del mercato in piazza Cermenati.

Pagina a fianco tempo per sedersi, dopo una vita di corsa.

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Nelle foto di queste pagine e delle successive passi in quota odierni, sicuri e sereni rispetto a quelli di Giovanni...


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L’ ETA’ DEL MOSTO

PARTIRO’ FRA NON MOLTO

Oggi è il

“giorno della memoria” e

dalla scatola televisiva sulla mensola della mia stanza

d’ospedale escono in continuazione immagini terribili

di repertorio: corpi straziati spostati con le ruspe,

file di persone inermi immobili in fosse comuni

ad aspettare in silenzio di essere fucilate ma fra tutte,

quella che mi ha fatto salire una ribellione

incontenibile, è stata la scena di un soldato che divide,

in un campo di concentramento, un bambino da

sua madre.

È l’imbecillità di quest’uomo che mi lascia interdetta.

L’idea di poter essere così stupida mi fa molto più

paura del pensiero che il mio corpo venga spostato

da una ruspa.

Che esista il male me lo confermano le TAC periodiche

che evidenziano nuovi “buchi neri” nelle mie ossa.

Che esista il bene me lo conferma la dedizione al mio

corpo martoriato da parte tua. Quante volte mi sono

sentita presa in braccio da te, nei momenti in cui i

medici ribadivano diagnosi che erano sferzate di disperazione.

Non credo ci sia una speranza nell’altra vita, ma se

mai esistesse un posto dove aspettarti, io sarò lì, paziente,

con le braccia aperte.

Partirò fra non molto, grazie di tutto.

Sopra tramonto da Artavaggio. A lato alba sui Magnaghi in Grignetta.

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In queste pagine un posto per aspettare...

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A lato sullo sfondo delle Orobie, la luce invernale sonnecchia a ridosso delle case. Sopra generazioni a confronto.

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Sopra giochi di rami, giochi di neve. A lato c’è sempre una strada nel bosco... e nelle ultime pagine a seguire un territorio da

scoprire e vivere giorno per giorno.


Ben dissôlvese in luse,

no deventâ sinisa

che mai la verdia

e a Dio no la conduse.

Luse, parola creativa,

realtà senpre viva,

che d’ogni créa

verde e fiuri ricrea.

Luse, moto zogioso,

e dolor mai,

zogia de duti i istài,

tenpo miracoloso.


Nasse i fruti, i oseli,

i ómini noveli,

da tanto amor

de luse in fior.

In tu sparî,

musical muvimento,

grassia del firmamento,

in tu vogio sparî.

Biagio Marin

Grado, aprile


L’ ETA’ DEL MOSTO

I

nizia un nuovo giorno, lo squarcio di luce che

prepotentemente avanza da est ne è l’annuncio più

certo. La conclusione di questo libro è all’eremo di

Camaldoli. Trent’anni fa, approdato qui nell’inquietudine

giovanile, il vecchio abate priore mi disse dopo

alcune settimane:

“Cerca nel tuo bosco, quello sopra casa tua. La fatica

e le risposte saranno uguali. Non è necessario che ti

sposti di molto...”. Fu l’inizio di una grande avventura

sulle montagne di casa.

Anche questo venerabile vecchio non è più qui. Rimangono

le cellette, immerse nel silenzio di sempre

e nella traccia ideale di Romualdo e Benedetto.

POSTFAZIONE

La mia vita è costellata di vecchi affascinanti, capaci

di dialogo e accoglienza, depositari di sapienza e discernimento.

Il bosco, ‘quello sopra casa’, ha un’estensione enorme:

va dal Cornizzolo alle Grigne; dal Resegone al

Legnone. Nel tempo qui hanno lasciato tracce in tanti,

conosciuti e sconosciuti, ma i percorsi generazionali

sono così simili nelle aspettative, nelle speranze.

‘L’età del mosto’, come un giorno Osvaldo definì il

suo essere vecchio, è un tempo ancora in fermento,

nonostante la tarda stagione. Rimane possibile accompagnarsi

con altri nell’avventura di sempre, anche

se con passo più incerto...

Sopra e a lato il lecchese: un luogo dove si può ancora vivere in armonia con la natura.

.

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L’ ETA’ DEL MOSTO

Prefazione

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INDICE

Introduzione

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Dedica

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Tempo di sogni

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Stagioni - La primavera

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Sinfonia di mani

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L’erba che ha un nome

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Creatori di umanità

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Il suono delle stelle

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Stagioni - L’estate

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Il poeta del vento

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Il profumo del calcare

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Io, un tempo, giovane padre

...............................................................................

Dalla tua Margherita

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Vita di coppia

...............................................................................

Volti

...............................................................................

Stagioni - L’autunno

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Il pane della terra

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Confini e barriere

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magia del sottobosco

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Signori e contadini

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Mia cara, ti scrivo

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Un minimo d’azzurro

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Figli di un altro mondo

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Donne, nella gioia e nel dolore

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Stagioni - L’inverno

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Della neve e dell’amore

...............................................................................

Un destino di silenzio

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Interno giorno

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Le notti dai lunghi passi

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La stella del mattino

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Due passi son meglio di uno

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Partirò fra non molto

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Postfazione

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Bibliografia:

MARIN Biagio, La vose de la sera, iGarzanti poesia, Milano .

BRICCHI Pasquale, Un minimo d’azzurro, Edizioni Virgilio, Milano .

POZZI Antonia, Parole, Garzanti, Milano .


Finito di stampare

nelle officine

LaPoligrafica in Garlate

nel luglio

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