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6. La normativa sull’archivistica ed il non profit

L’amministrazione dei beni archivistici è di competenza del Ministero per i Beni

Culturali e Ambientali dal 1975. L’organizzazione archivistica statale è regolata dal Dpr. n.

1409/1963, in parte modificato dal Dpr. n. 805/1975, ed ora regolato dal Testo Unico sui beni

culturali n. 490/1999. Al vertice dell’amministrazione archivistica c’è l’Ufficio Centrale per i

Beni Archivistici, cui spetta la direzione tecnico-ammnistrativa di tutti gli organismi che si

occupano della conservazione degli archivi storici statali, della sorveglianza sugli archivi in

formazione, della vigilanza sugli archivi non statali. La legislazione sugli archivi attribuisce alle

Soprintendenze archivistiche le funzioni di individuare e censire gli archivi non statali, svolgere

attività ispettiva e di consulenza, rilasciare le dichiarazioni di archivio di “notevole interesse

storico”, concedere il nullaosta per lo scarto agli archivi di enti pubblici ed a quelli di notevole

interesse storico, recuperare documenti dello Stato che siano conservati fuori dagli Archivi di

Stato e promuovere la ricerca scientifica.

La natura giuridica dell’archivio delle associazioni di volontariato è problematica. La

legislazione vigente riconosce 3 tipologie di archivi: 1. pubblici, 2. ecclesiastici, 3 privati, proprio

tra questi ultimi rientrano gli archivi dichiarati d’interesse storico. Gli archivi delle

associazioni non profit, in linea di massima, rientrano in quest’ultima categoria, poiché i fondi

archivistici degli enti non profit costituiscono “un immenso ed importantissimo patrimonio

documentario che confraternite, compagnie, ospedali, befotrofi, orfanotrofi, ospizi, ricoveri,

reclusori, istituti educativi, ecc. hanno prodotto e raccolto durante la loro intensa e non di rado

secolare attività” (Isabella Zanni Rosiello, Andare in archivio, Bologna, 1996, p. 73).

La legge sul volontariato (n. 266/91) non contempla espressamente gli archivi delle

associazioni non profit, né si trovavo riferimenti nella legislazione archivistica (DPR n.

1409/1963 e L. n. 253/1986), che parla solo di archivi privati in generale, viste le numerose

tipologie esistenti; per cui, ai fini di legge, gli archivi del non profit vengono fatti rientrare nella

categoria degli archivi privati, che rappresentano un grande patrimonio storico, ma che vive in

condizioni a rischio di dispersione.

L’art. 36 del Dpr. n. 1409/1963 prevede la possibilità, per il soprintendente archivistico,

che un archivio di persone private, fisiche e giuridiche, sia dichiarato di “notevole interesse

storico”: tale dichiarazione può essere richiesta dal possessore dell’archivio o adottata spontaneamente

dal soprintendente archivistico; per cui possono darsi casi che archivi storici del

volontariato siano dichiarati d’interesse storico, ma questo riconoscimento obbliga il proprietario

al rispetto di una serie di regole: 1. conservare, ordinare e inventariare l’archivio, 2.

permettere la consultazione a chi ne faccia richiesta tramite il soprintendente archivistico competente,

3. comunicare alla Soprintendenza archivistica la perdita o la distruzione dell’archivio

o di singoli documenti, e il trasferimento in altra sede, 4. restaurare i documenti deteriorati, 5.

non trasferire la proprietà, il possesso o la detenzione dell’archivio senza darne preventiva

notizia al soprintendente archivistico, 6. non esportare dal territorio nazionale l’archivio

senza l’autorizzazione del soprintendente archivistico, 7. non smembrare l’archivio, 8. non

procedere a scarti senza l’autorizzazione del soprintendente archivistico, 9. consentire le visite

ispettive disposte dal soprintendente archivistico.

Anche se per la legislazione italiana gli archivi delle associazioni di volontariato sono

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