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1834, e di dare inizio, il 19 gennaio 1835 (a due giorni dall’inaugurazione ufficiale), all’intensa

attività di assistenza in favore dei bisognosi.

Le principali attività di questo ente benefico, che dalla sua nascita andarono via via

accrescendosi, furono infatti i trasporti di malati, dalle loro case all’Ospedale e viceversa, dei

defunti, verso le chiese parrocchiali e da lì al Cimitero, l’assistenza a domicilio dei poveri indigenti

e malati cui venivano somministrati, oltre a cibi e medicinali, anche cinti erniari, apparecchi

ortopedici di vario genere, cambi di biancheria (le cosiddette “mute”). Era garantita,

inoltre, l’assistenza notturna presso le case dei bisognosi, unitamente a quella medica e, ovviamente,

spirituale. La Misericordia distribuiva elemosine e sussidi dotali, assisteva i carcerati e

i condannati (attività, questa, precipua dell’inizio della vita dell’ente, in quanto mutuata dalla

Compagnia di S. Antonio), presiedeva ai riti penitenziali della Settimana Santa. Grazie all’esonero,

ottenuto dal Granduca, dalla legge sulle Mani Morte, la Confraternita di Misericordia si arricchì

nel tempo di cospicui patrimoni, che le permisero di allargare le sue attività benefiche e di

iniziare i lavori, nel 1843, del nuovo Camposanto Monumentale.

Le prime grosse eredità ricevute furono quelle di Giuseppa Chigi Zondadari e di

Gabriello Pellicani, nella prima metà dell’Ottocento. Nel 1859, in seguito ai disposti testamentari

di Giuseppe Puggelli e Rosa Ciani, fu fondato l’Asilo dei Convalescenti; nel 1867, grazie

alla volontà del Provveditore Augusto Ficalbi e alla generosità dei senesi, l’Asilo dei Vecchi

Impotenti al Lavoro; nel 1876, infine, ebbero inizio gli alunnati della Fondazione Marchini.

Questi istituti impegnarono la Misericordia in ulteriori attività di assistenza, oltre a quelle tradizionalmente

a lei attribuite, e la loro vita si protrasse sino alla fine degli anni ‘70 del secolo

scorso. Le istituzioni riunite, cioè gli Asili e la Fondazione Marchini, si considerano oggi di

fatto esaurite, anche se le loro voci compaiono nel bilancio dell’Arciconfraternita, con rendite

oramai simboliche.

2. Un panorama di attività così ampio ha portato l’Arciconfraternita a produrre, nei suoi

circa 170 anni di vita, una grande quantità di carte, in parte frutto delle sue specifiche competenze,

in parte di natura amministrativa, ed è la preliminare conoscenza di tali attività che ci ha

permesso, sin dall’inizio della schedatura, di seguire un filo logico nell’impostazione della suddivisione

delle carte in sezioni, serie e sottoserie 2 . La schedatura, infatti, in un archivio non

ordinato come era quello della Misericordia di Siena, non può seguire alcun percorso preimpostato:

le carte si presentano sugli scaffali (nei casi più fortunati) il più delle volte in una

sequenza casuale. Procedendo nel lavoro è, quindi, assai probabile trovarsi a schedare un registro

amministrativo e di seguito, ad esempio, una busta di carteggio o una vacchetta di legati di

culto. La schedatura è appunto finalizzata all’esame del documento col quale abbiamo a che

fare, la scheda costituisce una specie di “carta d’identità” dell’unità archivistica che stiamo analizzando.

Alla fine di questo paziente lavoro si riuniranno documenti simili in un’unica serie,

ordinata al suo interno cronologicamente. La sequenza logica delle diverse serie così ricomposte,

all’interno delle quali ogni singolo pezzo riceverà una segnatura definitiva che ne permetterà

l’individuazione, costituirà l’ossatura del nuovo ordinamento.

Possiamo esemplificare la redazione di una scheda, nelle sue linee generali, analizzando

il contenuto di una di quelle dell’Archivio della Misericordia 3 . La scheda riporta innanzi

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