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fideisticamente - automatiche garanzie di risoluzione dei problemi esistenti nei rispettivi contesti

di applicazione. Naturalmente, invece, non esiste il computer di Archimede Pitagorico, nel

quale da un lato si inseriscono i “problemi” tali e quali si presentano e dall’altro escono le

soluzioni. In altre parole, la tecnologia non semplifica automaticamente processi complessi e

l’uso di tecnologia non esime da uno studio approfondito dell’oggetto cui la tecnologia stessa

si applica. Ciò è vero anche nel settore archivistico, all’interno del quale, come si è ormai ben

compreso, l’applicazione di tecnologia ai diversi livelli impone l’esercizio di una riflessione

costante, volta ad individuare i cambiamenti e ad analizzare criticamente le ricadute. In qualche

caso questo tipo di analisi propedeutica all’uso della tecnologia consente di fare luce su aspetti

fin qui poco chiari o affrontati in maniera superficiale.

1. Archivi e informatica: un rapporto complesso

In un paese di forti e complesse tradizioni archivistiche come l’Italia, i primi passi

mossi dall’informatica all’interno del mondo della conservazione sono stati decisamente faticosi.

I primi segnali della diffusione di tecnologia nell’universo archivistico si ebbero nella

prima metà degli anni Ottanta e ben presto parte della comunità archivistica manifestò forti perplessità

sull’opportunità e l’utilità di introdurre strumenti informatici nella gestione degli

archivi storici. La resistenza all’innovazione aveva motivazioni oggettive nel constatare i limiti

degli strumenti allora disponibili nel far fronte alla enorme complessità del patrimonio

archivistico italiano e nell’individuare le difficoltà di restituzione informatica di tale

complessità. Nello stesso tempo, però, si registravano anche resistenze di natura soggettiva,

legate alla difficoltà ad uscire dagli ambiti della propria disciplina e ad una preconcetta sfiducia

nelle risorse tecnologiche.

Sul versante di quanti manifestavano interesse all’applicazione di tecnologia agli

archivi storici, si registrava invece un’eccessiva fiducia nei nuovi strumenti, che in qualche

occasione ebbe come risultato applicazioni rigide, caratterizzate da un’eccessiva fiducia sulle

risorse tecnologiche e dal tentativo di piegare gli archivi all’informatica.

Con il tempo, le opposte posizioni si sono però decisamente avvicinate sia grazie ad

una più matura riflessione in merito a queste tematiche sia per le sensibili evoluzioni registratesi

nella tecnologia disponibile. La accresciuta potenza e soprattutto la grande duttilità delle risorse

tecnologiche rendono ormai assolutamente irrilevante il problema della complessità del patrimonio

archivistico in quanto limite all’utilizzazione di tecnologia. Siamo, infatti, ormai di

fronte, potremmo dire, ad una tecnologia al servizio delle specificità archivistiche. Questo non

significa che il complesso rapporto tra archivi e tecnologia si sia risolto pacificamente.

L’applicazione delle risorse tecnologiche ha infatti costretto gli archivisti a tornare in maniera

molto rigorosa su diverse questioni fin qui sostanzialmente irrisolte e, su un altro versante, ha

fatto intravedere opportunità che devono ancora essere colte in tutto il loro valore.

La riflessione archivistica in questo settore non ha ancora raggiunto punti fermi e, al

pari della tecnologia, è in costante evoluzione. Ciò determina spesso una certa confusione tra i

diversi livelli di applicazione e fa avvertire l’esigenza di risposte più sistematiche ai molti

problemi sul tappeto 1 .

Bisogna innanzitutto operare una distinzione in merito agli ambiti di applicazione dell’informatica

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