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diversi istituti e come possibile opportunità per la creazione di sistemi informativi archivistici

integrati, il settore archivistico segna un ritardo sensibile.

I temi sul tappeto in questa direzione sono molti e molte le complicazioni che possono

sorgere. Anche in considerazione del fatto che occorre giungere al più presto alla definizione

di criteri di riferimento che possano essere ritenuti validi e che consentano, a chi è impegnato

fattivamente nella costruzione di siti archivistici, di agire all’interno di un contesto meno isolato.

Occorre allora delimitare l’ambito di azione e, per questo motivo, nelle pagine che

seguono si affronterà un tema molto preciso: quello collegato alla ricerca attraverso la rete ed

alla definizione di quello che deve essere considerato il “super strumento di ricerca nella rete”:

il sito archivistico.

Se veniamo, dunque, al rapporto tra la rete e gli archivi, c’è subito da dire che se

qualche anno fa affrontare questo rapporto poteva significare semplicemente limitarsi a censire le

risorse archivistiche disponibili in rete, pur comprendendo come questo tentativo fosse destinato

ad essere in sostanza travolto dalla montante alluvione telematica, allo stato attuale occorre fare

qualcosa di più. Bisogna innanzitutto valutare l’impatto della diffusione di queste risorse su

strutture datate, ma tutto sommato solide, come gran parte dei nostri istituti di conservazione e

dei nostri abituali metodi di lavoro. Ciò implica un processo che non si esaurisce con la semplice

constatazione della necessità di adeguarsi a generiche soluzioni tecnologiche. Tanto meno si potrà

aggirare l’ostacolo delegando all’informatica (o, peggio ancora, agli informatici) la gestione dei

problemi che essa stessa solleva. L’individuazione e la soluzione di questi problemi è infatti

tutta interna al mondo degli archivi e alla disciplina archivistica.

In questa direzione, il primo passaggio da compiere è il riconoscimento di una specifica

dimensione alla ricerca archivistica in rete. Un passaggio che molti “utenti” più o meno specialistici

hanno già compiuto e di cui cominciano insistentemente a chiedere conto ai tradizionali

mediatori del sapere documentario.

Se la ricerca telematica, o comunque la ricerca condotta attraverso più o meno sofisticati

strumenti tecnologici, è per gli utenti un dato di fatto acquisito o in via di definitiva acquisizione,

non altrettanto può dirsi per gli archivisti, che non hanno ancora del tutto superato

l’idea che la rete costituisca un gadget e che le informazioni offerte dai siti di natura archivistica

siano al massimo una sorta di supplemento agli strumenti di ricerca “tradizionali”. Il fatto

che per motivi diversi nella maggior parte dei casi la realtà sia ancora questa, anche per carenze

di risorse e di infrastrutture, non deve costituire una giustificazione ad eventuali inerzie.

Bisogna invece individuare la ricerca on-line (cioè l’uso di siti archivistici) come una necessaria

evoluzione dalla ricerca tradizionale e su questa strada andare a verificare che cosa degli abituali

metodi di lavoro possa restare immutato e che cosa invece si modifichi, valutando le modalità

secondo le quali sia possibile governare questo cambiamento. Si deve insomma avere la consapevolezza

che trasferire in maniera parziale o integrale all’interno della rete i percorsi della

ricerca non significa semplicemente travasare conoscenze da un supporto ad un altro, quanto

piuttosto innescare un processo i cui esiti non ci sono ancora del tutto chiari, ma che ha una

ricaduta pesante sul mondo degli archivi.

Come abbiamo più volte ricordato, il complesso di attività che gli archivisti portano avanti

è tutto volto ad assolvere ad un compito che caratterizza e qualifica fortemente il ruolo del-

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