ITALIA - LUI Magazine

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ITALIA - LUI Magazine

ITALIA

issn 2039-0262

mensile - anno diciassette - numero cinque - maggio 2013

MODA i mille volti dell’arancione MUSICA osvaldo Supino INTERVISTA Jessy ares


DaRK ROOM

aPeRtURa

giaRDiNO estiVO

2

via de gasperi, 14 corsico

(zona lorenteggio/iKea) Milano

inFo 333.4816780 - e-Mail: disco@lanuovaidea.it

WWW.LaNUOVaiDea.COM


editoriale

i, tra virgolette,

normali

la normalità non è negli occhi di chi guarda, ma è nella quotidianità delle persone

che si trovano a dover vivere una determinata circostanza. a furia di fare, vedere,

convivere una specifica situazione, un determinato lavoro o un semplice

rapporto, la condizione che viviamo automaticamente diventa parte integrante

di una normalità soggettiva e non purtroppo oggettiva. È normale ciò che non ci sorprende

e non lo è ciò che ci fa uscire dagli schemi, che ci coglie all’improvviso, che

ci richiede una spiegazione. il concetto può e deve essere rapportato nella società

odierna. riferendoci agli ultimi avvenimenti politici è certo che la contrattazione e la

collaborazione tra Pd e Pdl con il governo letta ci saranno, del resto il fatto che due

familiari, parliamo naturalmente di Gianni ed enrico, partecipino attivamente nei due

diversi schieramenti politici lascia presagire più che un accordo. Certo, è civile che

due partiti si confrontino e cerchino l’intesa, ma nel corso degli anni i nostri politici non

hanno di certo brillato per il loro spirito di comunità e tanto meno per patriottismo. Ciò

vi sembra normale (la domanda non vuol essere pretenziosa)? Forse lo è oggi, viste

le condizioni in cui ci troviamo. Normalità mutevole. in termini spicci il discorso normalità

cambia radicalmente quando è il preconcetto ad avere la meglio. Senza dover

tirar fuori la sempre verde questione sulle unioni di fatto, affrontiamo il discorso dietro

un’altra angolatura. in una recente intervista Josefa idem, sei medaglie olimpiche in

otto olimpiadi e oggi Ministro delle Pari opportunità, dichiara: “io sono favorevole alle

nozze gay. So di tanti sportivi omosessuali che non possono confessarlo apertamente

perchè avrebbero difficoltà a trovare gli sponsor. Ripeto, io sono favorevole ai matrimoni

omosessuali, ma io non chiederei mai ad un mio collega di sacrificare le entrate

della sua carriera da sportivo per fare questa lotta alla don Chisciotte. Perché avere

una sponsorizzazione significa un guadagno”.

Questo è uno di quei casi in cui la verità viene falsata in nome del sacrosanto diritto

alla michetta. Già, perché in questo caso non si tratta di rivendicare alcuni diritti, qui

é in ballo la pagnotta. È quindi considerato normale mentire sulla propria identità per

campare? Verità condizionata. Ci sono esseri umani che non hanno il diritto allo studio,

sfidano quotidianamente la sopravvivenza, non possono esprimere la propria opinione…

ci sono uomini e donne che muoiono perché appartengono ad una religione, ad

un’etnia, ad una condizione sociale diversa.

A questo punto ci domandiamo qual è il confine della normalità visto che per noi è ordinario

aprire il rubinetto e aspettarci che esca l’acqua e in altri paesi invece è abituale

fare 20 chilometri di strada a piedi per arrivare al primo ruscello?

In definitiva non si può parlare di normalità senza parlare di diversità. A tal proposito

riportiamo un passo tratto dal libro “Nati due volte” di Giuseppe Pontiggia che risponde

al nostro interrogativo. Il testo racconta il rapporto di un padre e di un figlio alle prese

con la disabilità fisica di quest’ultimo. Che cosa è normale?

Niente. Chi è normale? Nessuno.

Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla.

e lo si fa cominciando a negare la normalità. la normalità non esiste. il lessico che la

riguarda diventa ad un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico. Si usano,

nel linguaggio orale, i segni di quello scritto: «i normali, tra virgolette». oppure: «i cosiddetti

normali».

Salvatore Paglia

N.05MAGGIO2013

cover

Photo by Marco Mezzani

Styling by Gessica Scorza

Model adam @nologomgmt.com

Outfit Tom Rebl

editrice

Gemeco sc - via emile Chanoux, 22/24

10026 Pont Saint Martin (ao)

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Calogero Urruso

direttore responsabile

luciano Mantelli

direttore

Salvatore Paglia

pubbliche relazioni

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impaginazione e grafica

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redazione

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stampa

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pubblicazione mensile

reg.trib. di Milano N. 169 - 03/2000

hanno collaborato a questo numero:

andriy Mishchenko, angelo Sabbatini, Claudio Marchese,

Cristiano Fabris, Cristiano Macchi, emilio Quarta,

Fabio russo, Fabio ottonello, Gian Pietro leonardi,

luca de leonardis, Marco daverio, ottavio Volpe,

riccardo di Salvo, Sandro trevisan, Severin Kane

lui Magazine è distribuita gratuitamente

(0,10 euro) nei locali e nelle attività

gay friendly di tutta italia e Costa azzurra

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sulla copertina o sulle pagine del giornale non costituisce implicazione

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degli autori. L’editore rimane a disposizione per gli eventuali accordi di

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esclusivamente per l’invio del giornale e la pubblicazione degli annunci e

non vengono ceduti a terzi per alcun motivo.

il prossimo numero in distribuzione

ad inizio giugno 2013


SoMMario

liBri

luca locati luciani: From disco to disco!

Moda

i 1000 volti dell’arancione

teNdeNZe

Mettetevi in riga

CoVer

Foreign Mentality

liFe

economia domestica

05

06

08

10

16

MUSiCa 20

FaSHioN 24

Moda 06

iNterViSta 32

teNdeNZe 08

liFe 16

SoNdaGGi

da quale Vip.../ Scontro d’asfalto

MUSiCa

Osvaldo Supino: I’m “Exposed”

FaSHioN

love Game

iNterViSta

le mille facce di Jessy ares

teatro

lorcabaret

lUi ModelS

il ragazzo del mese: Francesco

18

20

24

32

37

38

4


liBri

From Disco

to disco

Luca Locati Luciani, Crisco Disco.

Disco music e clubbing gay negli anni ‘70 e ‘80, Volibero

edizioni 2013

pp. 303

Gli anni Settanta (più precisamente il periodo che va dalla

rivolta di Stonewall del 1969 all’avvento dell’aidS nel

1982 circa) sono considerati e idealizzati come l’età

dell’oro della vita e della cultura gay.

Molte persone che quel decennio non l’hanno vissuto in prima persona,

invece, lo vedono come un periodo di sfrenata ed edonistica

decadenza durante il quale si è vissuto senza scrupoli e in maniera

troppo promiscua la propria sessualità.

Come per tutti i miti fondativi, la storiografia di quel decennio tende

ad essere selettiva e finisce per raccontare solo una parte della

storia, quella della minoranza di uomini gay bianchi borghesi che

viveva nelle grandi città degli Stati Uniti e attorno alla quale, nel corso

degli anni, è stato costruito l’immaginario gay occidentale così

come lo conosciamo oggi.

Questa ricostruzione, però, tralascia tutte quelle realtà periferiche

e minoritarie che hanno plasmato profondamente, sebbene non

in modo così immediatamente evidente, la cultura gay degli ultimi

quarant’anni.

esclude palesemente l’apporto delle donne, delle lesbiche cresciute

all’interno del movimento femminista, delle drag queen, delle

persone transessuali e/o transgenere, dei latino e afroamericani,

dei migranti, dei sottoproletari... la lista sarebbe ancora lunga, ma

quel che conta è che proprio in quel lungo decennio di cui stiamo

parlando, gli incontri e la confusione tra tutte queste realtà e generi

diede avvio a un’orgia del possibile, forse troppo idealistica e naive,

che avrebbe cambiato radicalmente il modo di vedere e vivere il

mondo. e non solo alle persone non eteronormative.

a una di queste realtà, la disco Music degli anni Settanta e ottanta,

luca locati luciani ha dedicato un bel libro recentemente pubblicato

da Vololibero edizioni, con un saggio sul camp di Gianluca Meis.

la Crisco disco del titolo si riferisce a un locale il cui nome si ispirava

a una nota marca di margarina americana ed era uno dei tanti

locali polifunzionali che nacquero verso la metà degli anni Settanta,

soprattutto a New York e a Filadelfia, e che frequentati da una pletora

di persone diversissime tra di loro accomunate dalla passione

per la danza (i ritmi incalzanti della disco facilitavano il movimento)

e dall’uso libero delle droghe e del proprio corpo.

la disco music nacque in contrapposizione al rock duro e progressivo

di quegli anni negli Stati Uniti (discorso a parte sarebbe da fare

per quello che successe in Gran Bretagna, dove il punk si affermò

come la controcultura dominante), ma ben presto divenne, vista anche

la sua spiccata indole internazionalista ed egualitaria, il genere

musicale maggiormente capace di comunicare la voglia di cambiamento

e amore universale (il 1969 non è poi così lontano) che c’era

nell’aria. Quasi di contrappasso all’impenetrabilità e oscurità dei primi

locali gay ad ospitare i dj che suonavano queste nuove sonorità,

la disco musica era scintillosa e gioiosa, gaia dentro.

da discoteca in discoteca, la disco music conquistò il pianeta nell’arco

di un quinquennio.

tutti e tutte, etero e gay, volevano ballare, cantare e sudare al ritmo

di donna Summer, Sylvester, Gloria Gaynor, Village People, Grace

Jones, amanda lear, ecc.

tanto contagiosa da conquistare la paludata italia sanremese e

plasmare in qualche modo anche il nostro nascente movimento di

liberazione omosessuale: il testo di una canzone di ivan Cattaneo è

addirittura firmato da Mario Mieli.

Sulla pista da ballo si annullavano apparentemente le differenze, si

poteva ancora credere che anche attraverso la musica si sarebbe

potuto cambiare il mondo, se non altro cambiare se stessi ed aprirsi

verso gli altri, in e con tutti i sensi.

Gian Pietro Leonardi

5


Moda

Dirk Bikkembergs

i 1000 volti dell’arancione

abbinamenti audaci & classiche proposte

la scorsa stagione fredda ha lasciato il segno ponendosi

tra le tinte tiepide invernali, quest’estate invece l’arancione

si è ritagliato un posto di tutto riguardo tra i colori

di tendenza. Ha calcato le passerelle di Milano e Parigi

posandosi indistintamente su tutto e, attraverso le sue svariate

sfaccettature, ha mostrato di poter vestire indistintamente

sia l’uomo dall’animo sportivo che quello dall’atteggiamento più

elegante. Non sono mancati gli accostamenti cromatici d’effetto,

primo fra tutti quello proposto da Salvatore Ferragamo dove

l’arancione si accosta all’azzurro dando vita ad outfits inusuali,

ma pragmatici. in questo caso anche i dettagli a contrasto stupiscono

e non lasciano per nulla indifferenti. d’effetto anche la

scelta di ann demeulemeester dove la tinta a tratti si mescola

nelle stampe camouflage e a volte gioca un ruolo solitario. Meno

invasivo e più neutrale l’abbinamento con il bianco candido consigliato

da Gucci. anche lo sportswear strizza l’occhio alla nuance

e attraverso la collezione disegnata da Hamish Morrow per

dirk Bikkembergs, i capi spalla e i pantaloni slim si tingono di

un arancione brillante, mattone o tenue. Perfino le suole delle

scarpe e le fasce dei sandali, quasi vanitosamente, non rinunciano

ad un tono di colore. Verso il corallo va l’arancione proposto

da etro, dove il suo maschio tra turbanti e linee over sottolinea

un’eleganza dal sapore indiano. Geometrico è invece l’arancio

presentato da iceberg, che lo utilizza per dare rilievo alle forme

e ai dettagli. interessanti le tonalità utilizzate che spaziano

dall’arancio tramonto fino a toccare i toni dell’aragosta.

trascinati dal mercato anche i brands low cost si sono adeguati

alla tendenza, proponendo su i loro banchi accessori e capi dello

sgargiante colore.

Pare però che quest’onda non sia pronta ad infrangersi con il

prossimo cambio di stagione, già, perché dalle sfilate newyorkesi

dedicate all’autunno inverno 2013-2014, stilisti del calibro

di Mark McNairy New amsterdam e Michael Bastian hanno largamente

utilizzato l’arancione per le loro proposte invernali. e

per dirla tutta anche sulle passerelle milanesi non sono mancati

alcuni accenni.

6


Moda

Iceberg

Gucci

Ann Demeulemeester

Salvatore Ferragamo

Mark Mcnairy

Dirk Bikkembergs

Iceberg

7


teNdeNZe

Mettetevi

in riga

Costume National

Prada

“Stripes”: la tendenza

sempre di moda

Più che una tendenza, quella delle righe è a tutti gli effetti

un evergreen. ogni stagione ha le sue: spesse, verticali,

in tinta, sovrapposte, optical… tutte pronte per essere

indossate. Possiamo tranquillamente affermare che la

moda a righe è un po’ come il festival di San remo: per un breve

periodo canticchiamo la canzone vincitrice e pochi mesi dopo

non ci ricordiamo nemmeno più il titolo. Stesso discorso per la

fantasia in questione: ad ogni collezione gli stilisti ci propongono

dimensioni e colori diversi, che la stagione dopo abbiamo già

dimenticato.

il segreto di tanto successo secondo noi è tutto qui: il prossimo

anno il capo acquistato 12 mesi prima è attualissimo, in quanto

mantiene vivo il tema proposto, per l’appunto le righe. in sostanza

i capi con queste caratteristiche sono a tutti gli effetti un buon

investimento. Nessun indumento viene risparmiato e tra giochi

8


teNdeNZe

Emporio Armani

Iceberg

Etro

Marc by Marc Jacobs

di colori, sovrapposizioni e incastri inaspettati, l’eccentrico uomo

bohèmien vende l’anima ad un più ardito gangster anni’30, mentre

il seducente marinaretto di turno strizza l’occhio al più classico

degli uomini in gessato.

le stripes più interessanti del 2013 a nostro avviso sono: le coloratissime

singole strisce verticali poste sui completi a tinta unita

di Tommy Hilfi ger, le larghe sbandierate di Costume National, le

micro e le macro di Vivienne Westwood, le discontinue di iceberg

e le vedo non vedo di emporio armani. Che dire poi di quelle

proposte da Dolce& Gabbana, vere fi lo conduttore di tutta la collezione?

C’è chi invece molto scaltramente ha fatto delle righe il

suo logo: è il caso dell’adidas che con le tre strisce è in assoluto

la griffe sempre alla moda.

Uno spot recitava: un diamante è per sempre. Visti i tempi di

crisi, accontentiamoci delle righe.

Tods double stripe bag A/I 2013-14

9


Foreign Mentality

photos by Marco Mezzani

STYLING by Gessica Scorza

Casacca trasparente e gonna/pantalone Tom Rebl


Mantello, canottiera in maglia, cintura e pantalone nero slim tom rebl

Scarpe vernice nero/panna Premiata


Giacca e polo Bark

Papillon in juta con nodo oro Cor Sine labe doli


Cappello in paglia Super duper Hats

Cravatta in raso con nodo argento Cor Sine labe doli

Camicia e pantalone tom rebl


Felpa e pantalone gessato tom rebl


Maglioncino traforato e pantalone nero Tom Rebl

Scarpe vernice nero/beige Premiata

Photos by Marco Mezzani

Styling by Gessica Scorza

Make-up Martina Giudice

Model Adam @nologomgmt.com


liFe

economia domestica:

i gesti che fanno risparmiare

Quando le nostre azioni quotidiane si trasformano in denaro

ottimizzare il consumo di energia elettrica e di gas è il

sogno di molti italiani, MCe - Mostra Convegno expocomfort

ci svela tutti i segreti per farlo. alla base

del risparmio ci sono alcuni semplici accorgimenti da

adottare e scelte precise da fare al momento dell’acquisto.

Ma andiamo con ordine. Partendo dalle accortezze legate ai gesti

quotidiani, possiamo garantirci un risparmio che supera il 50%

della spesa. ecco come:

- ricordatevi di regolare il termostato dello scaldabagno: non utilizzare

temperature superiori ai 40°C durante il periodo estivo e

ai 60°C durante il periodo invernale. inoltre è conveniente installare

sull’apparecchio un timer per fissare l’orario di accensione e

di spegnimento.

- applicare i frangigetto su tutti i rubinetti del vostro appartamento,

vi permetterà di ridurre il consumo dell’acqua fino al 50%,

mantenendo inalterata l’efficacia e il comfort. Montarli è semplicissimo:

è sufficiente svitare a mano il filtro del rubinetto e inserire

il riduttore. Stesso discorso per quanto riguarda la doccia.

- Spesso si usa l’acqua solo per pochi secondi, ecco perché è

una buona abitudine quella di regolare il rubinetto su “freddo”,

così facendo si evita di far partire la caldaia (e quindi consumare)

inutilmente.

- Non lasciate scorrere l’acqua senza utilità quando, ad esempio,

vi lavate i denti o vi radete la barba: durante queste operazioni vi

sono molti intervalli in cui l’acqua non viene utilizzata, causando

un dispendio calcolato intorno ai 2000 litri l’anno.

- Preferite la doccia al bagno: facendo la doccia in media si consumano

dai 30 ai 50 litri d’acqua, mentre con l’uso della vasca da

bagno le quantità vanno triplicate.

- applicare un regolatore di scarico alla cassetta del water: forse

non tutti sanno che il 30% dell’acqua consumata complessivamente

in un appartamento finisce nello scarico del water.

Normalmente le cassette di scarico hanno una capacità che si

aggira attorno ai 12 litri. Questi litri di acqua vengono completamente

rilasciati ad ogni scarico, magari anche solo per un piccolo

pezzo di carta. il consiglio è di installare un sistema in grado

di erogare la quantità di acqua strettamente necessaria. Questa

precauzione può farvi risparmiare fino a 26.000 litri di acqua l’anno.

- Gli elettrodomestici come la lavatrice e la lavastoviglie vanno

messi in funzione solo quando sono a pieno carico. la quantità

di acqua e di energia elettrica utilizzata è sempre la stessa, indipendentemente

dal carico utilizzato. Questo accorgimento può

farvi risparmiare fino a 8.000 litri di acqua potabile.

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- Utilizzate la domotica: oggigiorno in commercio sono in vendita

pratici ed economici dispositivi in grado di permettervi di gestire

in modo intelligente il consumo di energia dell’abitazione,

risparmiando notevolmente sui costi d’illuminazione,

riscaldamento, condizionamento.

- durante l’estate accendete il condizionatore

tenendo conto di una differenza di massimo

8°C rispetto alla temperatura esterna. Soldi

e salute vi ringrazieranno. Non dimenticatevi

di controllare i filtri, la serpentina di

evaporazione e il canale di scarico. in inverno,

invece, è opportuno mantenere in

casa una temperatura di 20°C e lasciare

“respirare” i caloriferi. Via quindi tende o

mobili vari che trattengono il calore. oltre

a ciò ricordatevi di eliminare l’aria dai

caloriferi.

Passiamo ora al momento dell’acquisto. in

questi casi il detto “chi più spende meno spende”

casca proprio a fagiolo. La spesa di un elettrodomestico

di classe energetica alta comporta

sì una maggiore spesa iniziale, ma anche un risparmio

sulla bolletta elettrica che consente di ripagarsi

la spesa già dalla seconda bolletta. Visto

che andiamo incontro alla bella stagione, ipotizziamo

l’acquisto di un condizionatore: quello di classe

a rispetto ad uno di classe C permette di risparmiare

circa il 30% annuo sui consumi di elettricità e quindi

di ridurre del 30% anche le emissioni e di anidride

carbonica. Non male. Per ottenere un risparmio

di energia che va dal 40% al 60% nel riscaldamento

invernale rispetto ai sistemi tradizionali, il consiglio è

quello di utilizzare la pompa di calore per riscaldare anche

l’acqua sanitaria. installati a parete o a pavimento (assomigliano

alle classiche caldaie) utilizzano pochissima energia elettrica in

quanto assorbono il calore direttamente dall’aria esterna

tanto da arrivare – grazie ad alcuni modelli ad alta

efficienza – a garantire un risparmio del 75% rispetto

ai sistemi tradizionali.

le valvole termostatiche installate sui caloriferi,

invece, permettono di regolare il consumo

di acqua calda per il riscaldamento.

Per ogni radiatore si sostituisce la valvola

manuale con una valvola termostatica

che regola automaticamente l’afflusso

di acqua calda in base alla temperatura

scelta, deviando l’acqua calda verso altre

utenze o diminuendone la portata complessiva.

Con l’istallazione di quest’ultime

si arriva a risparmiare circa il 10%-15%

delle tue spese di riscaldamento. l’utilizzo

di acqua calda in casa è spesso sottovalutato.

tenendo in considerazione che adoperare acqua

calda significa anche adoperare gas oppure,

nei casi in cui si utilizzi uno scaldabagno, si traduce

nel consumare energia elettrica, è raccomandabile

utilizzare caldaie a condensazione ad alta efficienza.

i modelli oggi sul mercato, grazie alle nuove

tecnologie, consentendo un risparmio energetico fino

al 35% rispetto ad una caldaia di vecchia generazione,

eliminando gli sprechi (di energia) e permettendo di ottenere

rendimenti termici superiori alle caldaie convenzionali.

Il risparmio non finisce qui: il Decreto Ministeriale

28/12/12 (decreto Conto termico) e il decreto Ministeriale

05/07/2012 (Quinto Conto energia) prevedono una serie

d’incentivi molto interessanti. informarsi conviene.

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SoNdaGGio

da quale vip acquistereste

un’auto usata?

Un sondaggio elegge i fidati e gli inaffidabili

l’automobile è un mezzo di trasporto quasi insostituibile,

ma il suo acquisto e il mantenimento richiedono un costo

fisso che grava indubbiamente sulle finanze di molti. Per

risparmiare un bel gruzzoletto di danaro molto spesso ci

si affida alla compravendita di vetture di seconda mano, ma questa

scelta nasconde un sacco d’insidie. Già, perché, diciamocelo

francamente, un veicolo apparentemente perfetto può nascondere

difetti enormi e causare grossi problemi o spese impreviste…

ed ecco che la scelta di un usato può trasformarsi in un

cattivo affare. Proprio per questo motivo comprare da qualcuno

di cui ci si fida, e si conoscono le abitudini, diventa un modo per

tutelarsi. a tal proposito il sito Facile.it, attraverso un sondaggio,

ha voluto scoprire da chi, fra i Vip di casa nostra, gli italiani acquisterebbero

a cuor leggero un’auto usata e da chi, invece, non

la comprerebbero mai. Stando alle risposte date dagli oltre mille

automobilisti intervistati a dover rinunciare al podio per un soffio

ci sarebbe Valentina Vezzali. la campionessa convincerebbe

l’11,2% dei potenziali acquirenti. al terzo posto un paladino dei

diritti dei consumatori: Giovanni Floris. il nome del conduttore di

Ballarò è stato indicato come venditore affidabile dal 14,1%. Al

secondo posto si è classificato un personaggio che di motori se

ne intende parecchio: luca Cordero di Montezemolo.

il Presidente della Ferrari non avrebbe problemi a vendere la

propria auto al 16,5% del campione. Ad ispirare la maggiore fiducia

è il Ct della nazionale di calcio Cesare Prandelli (che ha

ottenuto il 19,4% delle preferenze). Fra i personaggi che entrano

nella classifica dei venditori affidabili anche Michelle Hunziker

(10%), Carlo Conti (9,7%), emma Marrone (6,2%), Beppe Grillo

(5%) e tiziano Ferro (4,4%). Fino a qui i bravi, ma da quale Vip

gli automobilisti italiani non comprerebbero mai un’auto di seconda

mano? la risposta è netta: da Mario Balotelli. il campione

al centro del gossip calcistico, e non solo, con il 21,7% delle

preferenze si aggiudica la medaglia d’oro degli inaffidabili. Alle

sue spalle un personaggio decisamente diverso, ma altrettanto

discusso: Vittorio Sgarbi. Non comprerebbe l’auto da lui il 20,9%

degli intervistati.

terzo il Presidente del Consiglio Mario Monti (16,7%): forse gli

italiani temono che anche sulla manutenzione dell’auto abbia

applicato troppi tagli. Appena fuori dal podio dei venditori inaffidabili

c’è Morgan; il nome del giudice di X Factor è stato indicato

dal 14% del campione. al quinto e al sesto posto si trovano due

donne, in qualche modo legate ai primi in classifica. Si tratta di

raffaella Fico ed elsa Fornero. l’ex compagna di Mario Balotelli

è una venditrice inaffidabile per il 9,7% degli intervistati, mentre

l’8,5% del campione non comprerebbe l’auto usata dal Ministro

del lavoro e delle politiche sociali del Governo Monti. dalla settima

alla nona posizione si trovano tre personaggi televisivi: rudy

Zerbi (4,70%), enzo Miccio (1,2%) e Paolo limiti (1%). lo sport

torna protagonista nella decima posizione, occupata tristemente

da Federica Pellegrini (0,8%).

18


SoNdaGGio

Scontro d’asfalto

due e quattro ruote: è guerra.

Per necessità, o per piacere gli italiani riscoprono la bicicletta, ma…

Complice la crisi, una spasmodica cura per il corpo e

un sempre più attento occhio di riguardo al pianeta, la

bicicletta è diventata il mezzo di trasporto più utilizzato

dagli italiani. a testimoniarlo

è una ricerca condotta dal Censis

che rileva il cambiamento di rotta:

1.750.000 le biciclette vendute contro

1.748.143 di automobili immatricolate.

il dato non solo è il frutto dei tempi

che cambiano, ma sottolinea una rivoluzione

nello stile di vita dell’italiano

medio. era dal dopoguerra che le

quattro ruote non perdevano la sfida

delle vendite con il mezzo di trasporto

più economico della categoria. a dado

tratto l’osservatorio linear dei Servizi

ha cercato di capire meglio le nuove

abitudini del cittadino e ha scoperto

che la mountain bike è il modello di

bicicletta prediletto da ben il 43% degli

intervistati. il motivo? Manco a farlo

apposta ha a che fare con il prezzo,

ma non solo… la robustezza è la funzionalità sono le qualità che

spingono l’acquirente verso quest’acquisto. Grazie alla sua agilità

e al peso contenuto la city bike si aggiudica il 38% delle preferenze,

mentre la classica bicicletta dal sapore retrò del nonno

si piazza sul gradino più basso del podio. Quella tra automobilisti

e ciclisti è una guerra senza fine: i primi non sopportano i gruppi

di ciclisti che circolano in modo affiancato

occupando più della metà

della carreggiata (55%), mentre gli

altri non digeriscono la non curanza

nell’aprire la portiera della macchina

senza fare attenzione alla loro possibile

presenza (53%). al secondo

posto entrambi i gruppi si rinfacciano

la mancata segnalazione del cambio

di direzione (51% e 43%), mentre al

terzo posto i ciclisti rimproverano agli

automobilisti il parcheggio in doppia

fila (44%), viceversa invece il peggior

difetto è quello di non accendere mai

le luci di posizione (34%). discordia

anche sul campo della sicurezza: i

motivi principali? il 27% dei ciclisti indica

negli automobilisti indisciplinati,

il 12% si lamenta delle piste ciclabili,

troppo poche o addirittura inesistenti, il 9% degli intervistati invece

mette in evidenza lo stato delle strade: dissestate e prive di

manutenzione.

19


MUSICA

Osvaldo Supino presenta

il suo nuovo album, “Exposed”,

lanciato da un singolo

(e da un video girato a Londra)

intitolato “I Have A Name”.

In questa intervista, l’artista

si racconta dopo un’esibizione live,

mostrando il suo vero volto

20


MUSICA

Osvaldo Supino:

I’m “Exposed”

Intervista di Tony di Corcia

Foto di Fabiano Salvalai

Styling di Francesca Carini

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MUSiCa

Soltanto un’ora fa si muoveva sul palco del Classic di rimini

davanti a qualche migliaio persone cantando, servendosi

di un pop tecnicamente sofisticato, giocando la

carta della provocazione invitando un ragazzo del pubblico

sul palco per coinvolgerlo in un momento ad altissimo tasso

di sensualità. Ma adesso, che sono le

4 del mattino, l’artista che incontro nella

quiete di una camera d’albergo particolarmente

minimalista – in giro nessun

disordine da star, ogni cosa è al

suo posto, sintomo di una mente metodica

– è un ragazzo sottile, dai gesti

incredibilmente educati, che sembra

addirittura più giovane della sua età.

Viene da chiedersi se l’osvaldo Supino,

che si scusa per un disordine che

non c’è, sia lo stesso che da anni si

esibisce in giro per l’europa e raccoglie

milioni di fans nel web meritandosi

l’etichetta di web star e superando,

in competizioni internazionali di tutto

rispetto, icone dell’immaginario pop

come Kylie Minogue. Che si tratti della

stessa persona lo conferma il nuovo

album dell’artista di origine pugliese.

exposed lascia trapelare aspetti intimi

della personalità di Supino, che rivela

in questo suo ultimo lavoro una maturità

molto speciale, a livello musicale ma anche a livello umano.

Una prova giunge dal singolo e dal video che lo racconta, i Have

a Name. atmosfere malinconiche, una londra elegantissima e

brulicante, osvaldo Supino senza gli abiti eccentrici e provocanti

a cui ci aveva abituato.

Cover: Foto di Stefano Oliva - Styling di Francesca Carini

“i Have a name” rivela una maturità molto speciale che non

sembra essere soltanto musicale. Anche il video della canzone

comunica una crescita a livello interiore e una nuova

consapevolezza artistica. E fioccano già i consensi: il blog

PopJustice.com ha già riservato al progetto una recensione

entusiastica, mentre il singolo è in

cima alle classifiche dei downloads

dei digital stores più importanti a livello

internazionale.

Di solito quando inizio a lavorare a un

progetto mi soffermo molto sulla novità,

sulle nuove sonorità, sugli elementi

che mi possono aiutare a comunicare

qualcosa di inedito. Ma per “I Have A

Name” è andata diversamente.

Quando l’ho ascoltata non ho pensato

alle influenze, agli accordi o alla forza.

Parlava di me in maniera così limpida

e onesta, di ciò che avevo vissuto, era

impossibile non rivedermi. Pertanto,

tutto il resto è passato in secondo piano.

Spesso è proprio in ciò che canto

che, involontariamente, trovo delle

risposte e riesco a capirmi. E così è

successo con questo pezzo. Racconta

senza paure e timori chi sono oggi, una

persona che come tutti cerca l’amore e

l’autenticità dei sentimenti.

Si intuisce, dai testi dell’album, un tono di rimpianto, di dispiacere.

Ci sono state esperienze negative che hanno influenzato

la composizione di questo ultimo lavoro?

“Exposed” (esposto) si chiama così proprio perché è stato lavorato

in un momento per me di forte cambiamento. Mi sono

trovato all’improvviso a chiudere una relazione che per me era il

centro di tutto. E per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sono

sentito completamente perso. Tenendo conto dell’imprevedibilità

della vita, e dei ritmi che ho, erano chiari i miei punti di riferimento,

dove stavo andando e vedevo già una parte del mio futuro

concretamente. Un futuro che amavo, in cui avevo sempre sperato

e che stavamo costruendo in due.

Ma all’improvviso mi sono trovato a non avere più una minima

direzione, ed è stato spiazzante.

Per diverso tempo sono stato in silenzio, abbandonando qualsiasi

processo creativo, ma poi ho sentito di dovermi dare dei motivi

per svegliarmi al mattino e ricominciare a fare tutte le cose che

normalmente caratterizzano la mia vita. Così mi sono chiuso in

studio per mesi.

Quello studio, quelle pareti, quel microfono, questi pezzi sono

diventati il mio respiro. In questo disco c’è tutto. C’è il dolore, la

paura, ma anche la voglia di lasciarsi andare e la ricerca di una

nuova positività. Nulla è lasciato al caso. Ogni singola parola,

nota, accordo, rappresenta quello che sono oggi, e che senza

alcun timore ho deciso di raccontare.

in che cosa differisce, rispetto alle produzioni passate, questo

album?

È sicuramente molto più personale del precedente, ma dal punto

di vista strettamente musicale credo che sia qualitativamente più

pregevole. Ho richiamato produttori che in questi anni mi hanno

aiutato a crescere musicalmente e penso che davvero questa

volta abbiano realizzato con me e per me delle tracce davvero

insuperabili. Ho collaborato anche con autori come Daniele Silvestri.

Ci sono davvero molte collaborazioni e influenze diverse.

Ho dato e detto tutto quello che potevo. Tutto quello che avevo.

Sono sinceramente orgoglioso di poter presentare al mio pubblico

un disco completo e aderente alla persona che sono oggi.

22


MUSiCa

dialogo, dichiarazioni e conversazioni anche pubbliche su determinati

blog, ho imparato semplicemente a conviverci il più possibile

serenamente, cercando di non leggere un certo genere di

commenti. Non si diventa mai immuni, ma almeno ho imparato

a proteggermi.

Ti sei guadagnato sul campo, e a suon di “like”, la definizione

di web star. Tu come intendi questo “ruolo”? Non è

una definizione riduttiva? In fondo, ti esibisci moltissimo dal

vivo, non trascorri la tua esistenza in forma virtuale!

A dire il vero io l’ho trovata una cosa un po’ stravagante, perché

il mio obiettivo è sempre stato fare musica e non mi aspettavo

così tanto rumore intorno a questo. Ma non posso rinnegare

le opportunità che il web mi ha dato. Onestamente, non seguo

molto le classifiche e i dati di visualizzazione in maniera ossessiva,

ma cerco di migliorarmi ogni giorno e di crescere con il mio

progetto. Penso che sia il modo più diretto per ringraziare chi fin

dall’inizio mi ha dato la possibilità di credere concretamente in

questo sogno e di fare esperienze per me davvero inaspettate,

come l’esibizione a Londra in Trafalgar Square e i BT Digital Music

Awards.

Colpisce, di te, la notevole educazione. Un aspetto che sembra

in conflitto con la tua immagine artistica. Chi ti consoce

sa che questa è la tua parta più autentica, un retaggio

dell’educazione ricevuta in famiglia.

C’è sicuramente una distinzione netta tra chi sono sul palco e

chi sono dietro le quinte. Spesso, sul palco, sei portato ad accentuare

un’aggressività che probabilmente nella vita quotidiana

non hai. In realtà sono molto timido, forse fin troppo. Totalmente

l’opposto di ciò che lascio andare in scena.

osvaldo Supino dice addio alla provocazione?

Ma io non mi sento cambiato, come non è cambiato il mio linguaggio.

Molte delle cose che in passato sono state definite “provocanti”

sono nate davvero senza pensare che avrebbero potuto

suscitare polemiche più o meno influenti. Da sempre racconto

ciò che sono o mi piace essere su un set video o fotografico. È la

bellezza e la curiosità di poter giocare con la tua immagine, ed è

una cosa di cui assolutamente non voglio privarmi.

Se ti chiedo di immaginarti tra dieci anni, che persona

vedi?

Ancora pieno di entusiasmo, contornato da tante persone che mi

vogliono bene e con tante altre cose da dire. Almeno, questo è

ciò che mi auguro.

Ma nell’album c’è un brano che si intitola, esplicitamente,

“Pornographic”.

L’hanno scritta gli stessi produttori di “When I Think About Sex”

ed è riferita al rapporto fisico, passionale e carnale tra due corpi.

Il sesso, perfino la pornografia, non deve per forza essere

vista in maniera scandalosa. Per me il sesso, quello trascinante

e coinvolgente, è una cosa che assolutamente ricerco in una

relazione. L’ho cantata con Chris Crocker… ma questa è tutta

un’altra storia.

Una parte dell’ambiente gay ti ha eletto a sua icona, se non

portavoce, mentre ce n’è un’altra che ti riserva un’ostilità

piuttosto violenta. Come vivi tutto questo?

Io sono onorato di questo titolo, non l’ho mai nascosto. Come è

evidente che io abbia un linguaggio mio, e quindi un mio modo

di esprimermi in cui molti non si rivedono e che non condividono.

Per tanto tempo mi sono sforzato di piacere a tutti ma mi sono

reso conto che, anche se ti forzi e vai per certi versi contro te

stesso, non vinci mai, specialmente contro chi è contro di te a

priori, per ragioni che non mi sono ancora ben chiare. La maggior

parte dei commenti negativi vanno oltre il pezzo, il video,

una dichiarazione o una foto: sono sulla persona.

Alcuni mi accusano di essere troppo effeminato, troppo magro,

troppo ”gay” e ad affermarlo sono persone gay, dalle quali ci si

aspetterebbe una maggiore apertura mentale e delle offese un

po’ più sensate. E invece usano questi aggettivi in maniera acida

e insulsa tentando di sfinirti. Alla fine, dopo anni di tentativi di

23


loVe gAMe

PHotoS By FraNCeSCo CaNCariNi

StyliNG By daNiele CaraVello


Him:

Shirt Benetton

t-shirt Givenchy

Her:

Cap Moku

Blouse Gianfranco Ferré

Belt Stylist own

Skirt Grazia Morelli


total look Givenchy


Him:

Scarf Paul Smith

Jeans e shirt diesel

Sweater Frankie Morello

Her:

Cap Moku

earring Madamodoresina

Necklace Prada

dress Vintage

Bag almala

Bracelet H&M

Shoes Bordello shoes


Him:

Jacket e shirt daniele alessandrini

Papillon david Mayer

Cardigan Grifoni

Glasses regected

Pants d&G

Her:

earring Stylist own

Necklace Chanel

Jacket Soprani

tutù dimensione danza

Shoes Bordello Shoes


Him:

Shirt daniele Caravello

Pants Paolo Pecora

Shoes Cesare Paciotti

Her:

earring Stylist own

Necklace Chanel

Jacket Soprani

tutù dimensione danza

Shoes Bordello Shoes


Jacket e shirt daniele alessandrini

Papillon david Mayer

Cardigan Grifoni

Glasses regected

Pants d&G

Shoes Cesare Paciotti

Photos by Francesco Cancarini

(www.francisphotograph.com)

assistant photo Clara Zanoni

art visual elisa Facchinetti

Stylist daniele Caravello

assistant stylist andrea Garavaglia

Painting stylist alberto Sbaraini

Hair stylist Fabio Pezzoli

Models Simon Hunter e lady pavona Spencer


INTERVISTA

Le mille facce di JB

Fotomodello, porno attore e oggi cantante...

Chi è Jessy Ares?

Foto di Roberto Chiovitti

32


Ciao Jessy, parlaci di te…

Sono un artista 32enne che proviene da una famiglia multi-etnica:

italo-americana da una parte e tedesca-portoricana dall’altra.

essendo mio padre parte dell’US army, ho viaggiato sin da bambino

cambiando scuola ben 17 volte.

Ciò mi ha permesso di fare molte

esperienze… addirittura durante uno

dei nostri soggiorni ho avuto l’opportunità

di frequentare una scuola circense.

Sotto lo pseudonimo “JB” ho

lavorato come fotomodello per diversi

editoriali runaway, come porno attore

tutti mi conoscono come “Jessy

Ares” e oggi da cantante ho scelto il

nome “Arestirado”.

Come e perché nasce la tua carriera

di attore hard?

tutto quello che ho fatto nella mia vita è stato fatto con un unico

scopo: far musica. Sfilate, servizi fotografici e porno sono mezzi

per incoronare il mio sogno. Prima del porno ho lavorato come

modello per adidas, Puma, Hugo Boss e altri marchi, ma anche

se guadagnavo molto non era abbastanza per finanziare il mio

album o creare un folto gruppo di fedeli fans pronti a sorreggermi,

seguirmi ed incoraggiarmi. il porno mi ha dato l’opportunità

di realizzare tutto.

Da porno attore a cantante, c’è qualcosa che lega le due

professioni?

Mi rendo conto che è difficile aver successo come cantante

quando hai una carriera attiva nel porno. Ma io ci voglio provare.

Per questo motivo ho creato un punto d’incontro tra le due professioni

che ho definito Porn-Pop. Le mie canzoni, scritte tutte da

me, hanno sottotoni sessuali, ma poetici. Spesso durante i miei

“...il matrimonio

non dovrebbe essere

un privilegio eterosessuale,

ma un diritto di ogni

essere umano...”

show mi spoglio completamente... alcune volte la carica adrenalinica

è cosi alta da procurarmi un’erezione. trascino i miei fans

all’interno di uno spettacolo dove i miei lavori sono la faccia della

stessa medaglia.

Visto la tua professione hai difficoltà a trovare un compagno?

Non è difficile trovare un partner nel mondo del porno, a patto

che sei in grado di accettare una relazione aperta. il mio carattere

non me lo consente, in quanto sono un ragazzo geloso,

monogamo, di vecchio stampo e, come se non bastasse, film ed

esibizioni varie in giro per il mondo non mi lasciano il tempo di

coltivare una relazione seria e stabile.

Qual è il pregiudizio maggiore che la gente ha nei confronti

del porno e nello specifico nei porno attori?

Sebbene tutti fanno sesso e molte persone guardano regolarmente

filmati pornografici, i paletti culturali e religiosi sono per

eccellenza gli inibitori sessuali dell’uomo. il preconcetto più diffuso

è quello di percepire il mondo del porno come un ambiente

losco, sordido, privo di morale e professionalità.

Abbiamo visto che nel tuo ultimo video ti spogli completamente

nudo insieme con altri due ragazzi, in più non mancano

allusioni legate al sesso… certo, il testo della canzone e

molto esplicito ma come mai questa scelta? nel tuo intento

c’è la volontà di “cambiare”?

Se uscissi sul palco offrendo solo qualcosa di “carino”, scomparirei

tra i milioni di altri cantanti. il sesso e la sessualità fanno

parte di me e non avendo vergogna di mostrarlo posso usufruire

di questo “potere” per ottenere quello che voglio. La gente non

ti guarda solo perché gli chiedi di farlo: devi “schiaffeggiarla” per

accaparrarti la loro attenzione. Voglio cambiare? No! Però vorrei

fare delle altre cose, magari non cosi piene di carica sessuale.

entrando nel privato che cosa deve, e non, aspettarsi una

persona da te?

onesta totale e fedeltà è ciò che offro

a chiunque entri nel mio intimo. Che

cosa non accetto? Maleducazione ed

egoismo.

Parlaci del tuo album Arestirado

il mio album è tendenzialmente Pop,

ma contiene varie influenze di altri

generi (electron, dance, funk...).

Canto, mixo in 7 lingue e descrivo

sesso, spiritualità e altri soggetti sociali

dal mio punto di vista. l’album è

uscito in collaborazione con G.M.i.r

records su itunes e amazon ed esclusivamente

su Cd distribuito a livello mondiale Kare--design.

A quale brano sei particolarmente legato? e perché?

Il brano più importante del mio album è “The sign of the angels”.

il pezzo nasce da un’esperienza personale: un’amica, assassinata

dal marito, mi ha contattato dall’aldilà per farmi sapere che

non era più viva. Mesi dopo ho avuto l’opportunità di incontrare

il medium Gordon Smith e mi offrí un reading. Normalmente ho

poca fiducia dei cosiddetti medium, famosi per usare trucchi e

trabocchetti psicologici per fare un po’ di soldi su di te, ma Gordon

tirò fuori informazioni cosi precise, date, luoghi, situazioni

accadute nel nostro (mio e di Claudia) passato, che trascendono

le informazioni triviali che possono essere dedotte dalle solite

domande. È stato il regalo più grande che abbia mai ricevuto.

la certezza che ogni cosa che accade durante la nostra vita ha

una risonanza profonda e quando la vita si spegne non finisce,

si trasforma.

34


Che cosa ti affascina della musica e che cosa invece ti seduce

nel porno?

la musica è emozione, il linguaggio della mia anima. Niente riesce

ad influenzare il mio umore o esprimere i miei sentimenti

come le note e i toni. il porno è sesso artistico… e il sesso è

un’orchestrazione di corpi ed emozioni di due o più individui.

Qual è il tuo motto nella vita ?

Vivi e lascia vivere. la moralità è la scusa che adottano coloro

che hanno paura di vivere la propria verità.

A quale domanda non vorresti mai rispondere?

Perchè la maggior parte dei preti cattolici è gay?

Passando dal profano al Sacro, credi in Dio? o a che cosa

credi?

Credo in un potere supremo, a vari livelli di esistenza dipendenti

dallo sviluppo del tuo essere. Credo che nel bene o nel male

qualsiasi cosa si faccia torna sempre indietro.

Quando hai preso coscienza di essere gay? e quando ti sei

accettato?

Sapevo di essere attratto più dagli uomini che dalle donne già

da bambino, ma crescendo in una famiglia religiosa e con forti

influenze militari ho preso piena consapevolezza di me stesso

solo a 18 anni. Mi ci sono voluti altri 7 anni per dichiararmi in

famiglia e con gli amici.

Sei favorevole o contrario al matrimonio tra persone dello

stesso sesso? e sulle adozioni che cosa pensi?

il matrimonio non dovrebbe essere un privilegio eterosessuale,

ma un diritto di ogni essere umano. le preferenze sessuali non

influenzano l’abilità di crescere un bambino e trasformarlo in un

adulto: l’importante é avere i mezzi, l’amore e la testa per farlo.

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teatro

Scelti

per voi...

in questa rubrica vengono segnalati

alcuni spettacoli che possono

interessare i lettori appassionati

di prosa, musica, opera e balletto

Prosa

apriamo con un doveroso omaggio ad una grande attrice che ci

ha lasciato: anna Proclemer, scomparsa lo scorso 25 aprile. artista

di altissimo livello, ha interpretato con somma maestria grandi

ruoli, spaziando tra teatro, cinema e tv, dove ricordo una strepitosa

“Anna dei Miracoli”, riproposta da Rai 5 in occasione della sua

scomparsa. Proseguiamo segnalando uno spettacolo che sarà al

Teatro Diana di Napoli fino al 5 maggio e poi all’Eliseo di Roma

fino al 25. Si intitola “Mi chiedete di parlare...”, ed è scritto, diretto

e interpretato da un’altra grande del teatro italiano: Monica Guerritore.

l’allestimento racconta un’impossibile intervista alla memoria

di oriana Fallaci, scrittrice e giornalista di fama internazionale,

capace di portare avanti le proprie idee e il proprio credo con

un coraggio e soprattutto fermezza nel dire quello che pensava:

questa la motivazione fondamentale di tanta esecrazione nei suoi

confronti, ma anche di tanta ammirazione.

Un personaggio discusso, controverso e anticonformista, portato

in scena dalla Guerritore con mirabile talento e convinzione, attraverso

una regia intelligente che sottolinea il senso di solitudine

della celebre giornalista.

Spiega la Guerritore nelle sue note di presentazione: “immagino

una folle, piccola donna , che torna nel luogo della sua solitudine,

quella casa di New york, ora non più sua, coperta di teli di plastica,

in attesa di nuovi abitanti. là nessuno poteva entrare e una grande

giornalista, come lucia annunziata, descriverà (rivelando una

delicatissima personale percezione) “un disordine che inquieta,

una donna sola, un tappeto di cicche di sigarette per terra..”.

È li che si era rintanata oriana, nell’ ombra. Mentre la Fallaci infiammava

il mondo... La prima cronista di guerra, la prima “celebrity”

Forse anche la prima vittima della potenza dell’Immagine. Della

sua stessa immagine. il palcoscenico ci aiuterà a capire. Non c’è

luogo più del palcoscenico dove non si possa mentire. Nessun

luogo (checché ne pensino molti..)”

opera

Parte da metà maggio la “maratona Wagner” al Teatro alla Scala

di Milano dedicata al grande compositore tedesco in occasione

del bicentenario della sua nascita. Fino a fine giugno verranno

proposte tutte le opere della tetralogia. Si inizia il 18 maggio con

l’ultimo dei quattro capolavori: Gotterdammerung (Crepuscolo degli

dei) per poi proseguire con gli altri titoli e chiudere di nuovo a

fine giugno con questa produzione. Sul podio Daniel Baremboin

e in scena ottimi interpreti wagneriani come Waltrud Meier, ekaterina

Gubanova e rené Pape. le repliche del Gotterdammerung

di maggio vedranno alternarsi a Baremboin il direttore Karl-Heinz

Steffens.

lo spettacolo dalla durata di 5 ore e 40 sarà eseguito in lingua

originale tedesca con traduzione disponibile negli appositi videolibretti

accessibili in ogni ordine di posto.

Ultimo titolo del ring, il Gotterdammerung è l’opera più amata delle

quattro, insieme alla Valchiria che piace perché è il dramma

dello strazio amoroso – gemelli amanti, padre e figlia - mentre il

Crepuscolo attrae per lo spirito di vendetta da cui è percorso: eroi

e uomini hanno ormai preso il posto degli dei, e i sentimenti in

gioco sono sempre più terreni.

Wagner si permise persino una barbarica scena corale che, solo a

nominarla, rischia di far venire un mancamento a chi se la ricorda

bene. Nella vicenda Sigfrido tradisce involontariamente Brünnhilde,

che svela a Hagen il suo punto debole e questi lo uccide a

tradimento. È la fine di tutto. Anzi l’inizio.

Balletto

la Sylphide, uno dei balletti più famosi e capostipite del balletto

romantico (chiamato anche ballet blanc per le sue connotazioni

estetiche), è di scena all’opera di roma dal 28 maggio al 5 giugno.

l’allestimento propone la classica versione danese dal libretto di

adolphe Nourrit con la musica di Severin von lovenskjold e le

coreografie di August Bournonville riprese da Erik Bruhn e ora riproposte

da Maina Giuelgud. la direzione musicale è di david

Garforth. Sul palco nei ruoli principali la stella del teatro Mariinskij

di San Pietroburgo olesya Novikova e il suo compagno premier

soliste della compagnia del Kirov leonid Sarafanov.

il balletto nasce nel 1831 da un’idea del tenore belcantista Nourrit

che vedendo danzare sulle punte Maria taglioni ne rimase profondamente

colpito e volle proporre un balletto basato su questa

tecnica ispirandosi a un romanzo di Charles Nodier.

Questo balletto segna l’inizio del balletto romantico e possiamo

definirlo “rivoluzionario”, in quanto per la prima volta la ballerina

sale sulle punte quasi nella totalità dell’opera.

Il ruolo di Silfide infatti richiede un certo tipo di leggerezza, di tecnicismo

e questo stile ricalca perfettamente l’ideale che ha ispirato

adolphe Nourrit e che ha reso celebre Maria taglioni. È il primo

balletto in cui compare il costume tipico della ballerina, il tutù creato

per la taglioni da eugène lami, costume che è rimasto quasi

identico fino ai nostri giorni. Da La Sylfide in poi in quasi tutti balletti

di repertorio vi sarà il cosiddetto “atto bianco”, nel quale la

protagonista e il corpo di ballo danzano con il tutù.

Musical

arriva dal 7 al 19 maggio al teatro Nuovo di Milano il musical “a

qualcuno piace caldo” con la regia di Federico Bellone, tratto dal

celebre film del 1958 diretto da Billy Wilder e definito “la migliore

commedia della storia del cinema”. Qualche anno dopo venne

affidato a Stone, Styne e Merrill, celebri autori di musical e film,

il compito di trasportare la storia dallo schermo al palcoscenico,

trasformandola in un musical. Era il 1972 e “Sugar”, come venne

intitolata la versione teatrale, andò in scena a Broadway.

La versione “musical” del celebre film rappresenta uno dei titoli

più esilaranti del genere, pur non essendo nato direttamente per il

palcoscenico. la sceneggiatura, che si presta in modo particolare

a una riduzione teatrale, ed il riferimento alla musica jazz (infatti da

una battuta del film si evince che “caldo” è proprio riferito a questo

genere musicale), sfociano spontaneamente in una commedia

musicale dalla struttura impeccabile.

Questa nuova versione italiana vuole riportare in primo piano i dialoghi

e le situazioni irresistibilmente comiche del film e la sensualità

leggendaria del mito Marilyn Monroe, anche grazie alla celebre

canzone i Want to Be loved By you, come se il tutto provenisse

direttamente dal film in bianco e nero e che, come per magia,

diventasse realtà. l’espediente sarà infatti una celebre tecnica

illusionistica, nota nel passato in italia col nome di Fregoligraph

in onore del famoso trasformista italiano Fregoli, che permette

a interpreti in carne ed ossa di passare dalla proiezione su uno

schermo alla realtà in palcoscenico e viceversa. Sul palco nei ruoli

che furono di Jack lemmon, tony Curtis e Marilyn Monroe i bravi

Christian Ginepro, Pietro Pignatelli e Justine Matera.

36


SPot liGHt

lorcabaret

lo spettacolo teatrale ideato e diretto da Simone Nardini,

dedicato al grande poeta omosessuale Federico Garcia lorca

Questo mese abbiamo messo “sotto il riflettore” uno spettacolo

italiano che ha ottenuto grande successo a roma

e Milano, si è fatto onore all’estero (tre mesi in scena a

los angeles), è stato scelto dall’Università di Quito in

Ecuador per rappresentare l’Italia e diverrà un film nel 2015. Si tratta

di “Lorcabaret - sei quadri e un assassinio”, un’opera dedicata al

grande poeta omosessuale Federico Garcia lorca, massimo esponente

della letteratura spagnola, perseguitato e assassinato sotto

la dittatura franchista nel 1936. lo spettacolo teatrale è ideato e

diretto da Simone Nardini, con brani liberamente tratti e adattati da

“Il Pubblico”, “Commedia senza titolo” e “Poeta in Nueva York”. Un

lavoro toccante, coraggioso e commovente che merita di essere

portato all’attenzione dei nostri lettori.

il regista:

Simone Nardini, impegnato da sempre nel mondo del teatro leggero

e del musical, collabora con le principali compagnie nazionali in

qualità di assistente alla regia, scenografo e responsabile di produzione,

lavorando in titoli quali “Jesus Christ Super Star”, “Evita”,

“La Febbre del Sabato Sera” e molti altri. Direttore di “MTS Musical!

The School”, una delle principali accademie italiane di teatro musicale,

dal 2004 si è avvicinato al mondo delle performance teatrali e

al teatro di ricerca e avanguardia, firmando la regia di “Provini” per

Carne in Scatola e “LORCAbaret”, oltre a gestire svariati progetti,

laboratori e la rassegna Carne Cruda.

lo spettacolo:

Un visionario susseguirsi di scene, ispirate a poesie e opere scritte

da Federico Garcia lorca durante il suo viaggio in america, con

un tema comune: la diversità. la diversità razziale, la diversità

sessuale, la diversità socio-economica, la diversità politica quale

discriminante che determinerà l’omicidio….

lorca negli Stati Uniti troverà una realtà diversa, dove potrà vivere,

quasi apertamente, la propria sessualità, libero in un mondo

nuovo, in cui però emerge l’alienazione dell’uomo in una società

con meccanismi che permettono a pochi di dominare su molti.

Nell’ultima tappa del suo viaggio, a Cuba, lorca amava trascorrere

le serate al “Alhamabra”, teatro per soli uomini, dove regnava la

satira politica condita con allusioni sessuali.

lorCabaret vuole essere uno spettacolo di cabaret, o meglio di

varietà, con tanto di numeri e quadri, rivisto e adattato come fosse

uno spettacolo dell’”Alhalambra”... per Lorca... su Lorca.

Il prologo e l’epilogo sono ispirati al celebre musical “Cabaret” dove

le analogie tra nazismo e la dittatura franchista evocano il drammatico

epilogo con la fucilazione di lorca. Una performance teatrale

che inizia e finisce nello stesso modo, o quasi, come “Il Pubblico”:

un’opera “irrapresentabile”, come la definì Lorca stesso, “perché è

lo specchio del pubblico: significa far sfilare sulla scena i drammi

personali di ognuno”. Sfila sul palco il bestiario umano che evoca

momenti o stati d’animo di lorca in america, ma anche le diversità,

ovvero i drammi, che affliggono noi… chi più, chi meno…. Perché

oggi come allora, le discriminazioni razziali, sessuali, socio-economiche

e le “diversità” in genere mietono ancora le loro vittime. E

questo crudele assassinio, che sembra non vedere una fine, è un

grosso insulto alla dignità umana.

Quindi coinvolge noi tutti, nessuno escluso.

37


lUi ModelS

il ragazzo del mese:

Francesco

Maggio è un mese affascinante: ci regala le prime vampate

di caldo, e quest’anno, anche se la prima metà

del mese pare offrirà in tutta la penisola instabilità e

frequenti acquazzoni, di temperature da pantaloncini

e maglietta se ne sente proprio un gran bisogno. Per voi, questo

mese abbiamo scelto un aitante ragazzone lombardo. di Melzo,

vicino a Milano, per la precisione: Francesco. Se ne identificano

immediatamente i tratti peculiari del “macho” latino per antonomasia:

muscolatura guizzante, uno sguardo intriso di sensualità

ed un fisico sexi come pochi.

occhi di una emotività profonda, bel sorriso ed un carattere simpatico

ed accattivante. Ma veniamo alle nostre consuete divagazioni

sull’origine dei nomi. Francesco è uno dei nomi più diffusi in

italia, l’hanno avuto santi, condottieri, re ed anche il nuovo Papa

l’ha scelto con indubbia valenza simbolica: è un etimo di origine

germanica, e il suo onomastico cade il 4 ottobre. la base del nome

si ritrova nel latino medioevale e deriva dal germanico”frankisk”,

segno dell’appartenenza dei Franchi al popolo germanico. Successivamente

il senso del soprannome indicò i Francesi in genere,

e solo a partire dall’Xi secolo si trasformò in nome proprio. in

italia il nome acquisì una grande valenza anche grazie anche al

culto di San Francesco d’assisi. Molti sono comunque i santi con

questo nome, tra cui s. F. di Sales, protettore degli scrittori e dei

giornalisti (ne abbiamo un gran bisogno…) festeggiato il 24 e il

29 gennaio e il 28 dicembre; s. F. da Paola patrono di Cosenza,

ricordato il 2 aprile; s. F. Saverio, gesuita del ‘500, patrono del

Giappone e dei marinai. Pochi sanno che il termine “cecchino”,

uno dei tanti diminutivi del nome, è dovuto all’imperatore d’austria

Francesco Giuseppe, detto Cecco Beppe; a partire dall’uso

di questo diminutivo entrò nella lingua italiana il termine per indicare

un tiratore scelto (come lo erano i fucilieri austriaci).

Ma torniamo al nostro boy del mese: Francesco Palmese vorrebbe

fare il modello e l’indossatore, ha esperienze nel campo

dell’animazione ed ha anche fatto qualche lavoro nel campo

della moda e della pubblicità, con buone prospettive. Vale la

pena di dargli una mano.. Viso, talento, fisico e sex-appeal non

gli mancano. le foto sono del bravo Giovanni drago. Per contattare

Francesco, potete scrivergli su FB (il suo profilo è Francesco

dado Palmese). Scoprirete garbo, simpatia ed i tanti lati

accattivanti, sensuali e positivi di questo splendido ragazzone

milanese.

M.G.

38


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Citylife

Gli appuntamenti in città

GaraGe ClUB

toriNo. il programma di maggio:

Lunedì, mercoledì e venerdì ore 22.00: “Naked Party”.

Martedì ore 21.30: “Young Party”, riduzioni per Under 25 + distribuzione

gadget “gioca sicuro”. Sabato dalle 21.30 alle 4.00:

“Cruising”, free dress code, open bar tutta la notte e sorteggio

consumazioni omaggio per Queever. Giovedì e domenica sera:

“Serata Ordinary”. Locale Young & Bears friendly. Sauna fi nlandese,

bagno turco, idromassaggio, lounge bar, video corner, glory

wall, ambienti relax, area fumatori. orario di apertura: tutti i

giorni dalle 14.00 alle 02.00 (sabato fi no alle 4.00).

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Info: 346 3006612 - www.garageclub.it

dePot

MilaNo. da questo mese tutte le sere al depot sarà happy

hour. Signifi ca che acquistando una consumazione, ne otterrete

una seconda identica o dello stesso costo (oppure inferiore).

insomma, potrete bere due volte scegliendo anche di variare la

consumazione o offrire il drink ad un amico. Questo mese alcuni

eventi irrinunciabili sono le serate no id ogni martedi e sabato

4, gli eventi “al primo colpo” venerdì 10 e 24, il blackout party

venerdì 17 e l’appuntamento fi st per l’ultimo sabato del mese.

Torna anche il divertente appuntamento doppio con “no id” + “al

primo colpo” sabato 18.

altri eventi sul sito www.depotmilano.com

NaPoli. atmosfera calda al depot questo mese. Serata dedicata

agli orsi e ai loro “admirer” venerdì 10 e 24 dalle 22. Sabato 11

e poi venerdì 3, 17 e 31 la serata è aperta a tutti senza obblighi

di dress code o eventi particolari; si chiama “open cruising”. Sabato

4 e 18 evento al buio per il blackout party... preparatevi ad

incontri sorprendenti. Sabato 25 potrete trovare l’anima gemella

solo dando uno sguardo ed andare a colpo sicuro nell’evento “al

primo colpo”. Domenica 5 e 19 hot sunday (masked naked dalle

17 & underwear dalle 21). domenica 12 e 26 appuntamento triplo

con blackout+naked+underwear dalle 20.

www.depotnapoli.com

39


NeWS & aPPUNtaMeNti

28° torino Glbt Film Festival 2013

toriNo. Grande successo e un forte incremento di pubblico per

la 28 a edizione del torino GlBt Film Festival, diretto da Giovanni

Minerba, svoltasi a fi ne aprile.

A Boven is het stil (Paesi Bassi/Germania, 2013), un’intensa

storia di solitudine e quotidianità diretta con stile rigoroso della

regista olandese Nanouk Leopold, il Premio “Ottavio Mai”, assegnato

dalla giuria del Concorso lungometraggi, composta da

Federico Boni, diego dalla Palma, travis Fine, Vladimir luxuria

e lidia ravera. Già presentato alla Berlinale 2013 e interpretato

da Jeroen Willems, scomparso nel dicembre scorso subito dopo

la fi ne delle riprese, il fi lm è incentrato sul rapporto scostante, fatto

di silenzi e rancori mai sopiti tra uno scapolo cinquantenne e

suo padre costretto a letto, con cui vive. la morte del padre apre

però una breccia che solo l’amore potrebbe riempire.

Nel Concorso documentari ha invece trionfato The Love Part of

This di lya Guerra, premiato dalla giuria composta da Basil Khalil,

Nina Palmieri e Piergiorgio Paterlini.

i giurati del Concorso cortometraggi, Juanma Carrillo, luki Massa

e alessandro Michetti, hanno assegnato il premio per l’opera

migliore a Bunny di Seth Poulin e Nickolaos Stagias.

la giuria composta dagli studenti del dams di torino ha inoltre

assegnato il Queer award, riconoscimento che premia un titolo

tra otto selezionati, sparsi tra diverse sezioni, che più si avvicina

alle tematiche tipiche del mondo dell’adolescenza. Quest’anno

ha vinto Joven & alocada di Marialy rivas, pellicola inclusa

nell’open eyes: Forever Young.

www.torinoglbtfilmfestival.it

CoMUNiCateCi le VoStre iNiZiatiVe eNtro il 15 di oGNi MeSe / e-mail: redazionelui@gemeco.it - Fax 02 91390360

40


NeWS & aPPUNtaMeNti

Concorso lungometraggi.

Vince Boven is het stil “per i temi intrecciati narrati con un’onestà

di arte cinematografi ca di vigorosa qualità. Per l’elevato livello

recitativo degli interpreti, per la crudezza poetica, per la fotografi

a livida e carnale. Per la capacità più unica che rara di trasformare

il silenzio tragico nelle relazioni umane in grande forza

comunicativa attraverso lo schermo”. Menzione speciale a Will

You Still Love Me Tomorrow? di arvin Chen.

Concorso documentari.

Vince The Love Part of This: “per la straordinaria capacità di

trasformare una storia normale e quotidiana in un viaggio emozionante

dentro al quale lo spettatore viene portato per mano

fi no a sentirsene partecipe. I giurati sono rimasti molto colpiti

dall’importanza, dall’attualità e dall’intensità di tutte le storie, i

personaggi e i temi raccontati nei documentari in concorso. Si

è soffermata quindi sulla capacità di trasformare questi temi in

racconti cinematografi ci”. Menzione speciale a Born this Way di

Shaun Kadlec e deb tullmann.

Concorso cortometraggi.

Vince Bunny: “per aver raccontato quel che succede quando la

gioventù lascia il campo alla vecchiaia e alla malattia, presentate

entrambe con ruvida onestà e senza fare sconti. Bunny porta in

una realtà possibile che tutti speriamo di vivere, in cui l’amore

è solidale, presente e assoluto e che, per questi motivi, ci spaventa

meno. È poi un segnale importantissimo di come il cinema

omosessuale non abbia paura di affrontare anche il tabù della

vecchiaia, mostrandosi sempre più sensibile e maturo nei confronti

di tutte le sfaccettature della vita”. Menzione speciale a The

Men’s Room di Jane Pickett “per come ha saputo esplorare una

storia controversa e ambigua raccontandola con rara eleganza

tecnica. il bisogno, la paura, la ricerca di comprensione e la solitudine

del protagonista vengono rappresentati con un’architettura

fi lmica che scava nel profondo delle emozioni, tenendo lo

spettatore col fi ato sospeso fi no all’ultima sequenza”.

Queer Award.

Vince Joven & Alocada “in cui lo sguardo sfrontato della protagonista

trova spazio tra le pagine virtuali di un blog dove uno

stile narrativo irriverente e dissacrante diventa strumento di una

ribellione, anche autobiografi ca, alle costrizioni della vita quotidiana.

la scelta di genere rimane sospesa, ma viene esplorata

con passione e la sessualità viene vissuta in modo spontaneo,

fi siologico e, soprattutto, libero”.

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a.N.d.o.S.

Associazione nazionale

contro le discriminazioni

da orientamento

sessuale

Primo congresso nazionale:

17/19 maggio 2013 - Sala Unicef - via Palestro 68, Roma

Prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili e

protezione contro le discriminazioni di chi ancora non accetta

l’omosessualità. Sono questi gli obiettivi di a.N.d.o.S. (associazione

nazionale contro le discriminazioni da orientamento

sessuale), che in occasione della prossima giornata mondiale

contro l’omofobia eleggerà i membri della direzione Nazionale

e il proprio Presidente nel corso del “Primo Congresso Nazionale

di A.N.D.O.S.” che si terrà a Roma il 17, 18 e 19 maggio

2013 nella sala UNiCeF di via Palestro 68. alla manifestazione

parteciperanno anche numerose personalità del mondo delle

istituzioni e dello spettacolo con gli interventi dei membri del Comitato

d’onore, composto da personaggi legati a vario titolo alla

comunità omosessuale. Nata appena un anno fa, a.N.d.o.S.

oggi conta oltre 50 mila soci iscritti (tra le prime organizzazioni

in Europa per la tutela dell’universo LGBTQ), 53 circoli affiliati e

dà lavoro a più di 400 persone in tutta italia, mobilitando anche

600 volontari, tra medici, infermieri, psicologi e persone comuni

pronte ad aiutare i soci in difficoltà. I circoli A.N.D.O.S. non sono

però solamente un luogo sicuro in cui poter vivere senza paure

la propria sessualità, lontano dai pericoli che ancora minano la

sicurezza della comunità omosessuale nelle strade e nei parchi

cittadini o in cui prendere consapevolezza di sé attraverso il confronto

con gli altri. al loro interno vengono, infatti, distribuiti ogni

anno oltre un milione di preservativi: numero che in italia non

trova pari e che fa dell’organizzazione una tra le più attente al

tema della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili

Sei stanco dopo una dura giornata di lavoro?

Hai fatto troppi sforzi in palestra e adesso hai

male alla schiena? Qualche chiletto di troppo?

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nel Paese. Nella giornata inaugurale di venerdì 17 maggio, verranno

aperti i lavori e nominate le commissioni. Sabato 18 il programma

sarà articolato in due momenti: al mattino interverranno

il Presidente del Congresso Gian Paolo Silvestri, l’attuale presidente

in pectore di a.N.d.o.S., Marco Canale (nella foto sotto),

e verrà discusso e approvato lo statuto dell’organizzazione. in

tarda mattinata avranno inizio le votazioni per eleggere i membri

della direzione Nazionale e il Presidente, al termine delle quali,

si terrà il discorso d’insediamento del Presidente neoeletto e verrà

proiettato un cortometraggio dal titolo “Circoli ricreativi, questi

sconosciuti”.

Nella sessione pomeridiana di sabato, prima della conferenza

stampa di presentazione dei nuovi vertici dell’associazione, verranno

nominati il Tesoriere Nazionale, l’Ufficio di Presidenza,

verrà presentato il Comitato d’onore e sarà possibile assistere

a un piccolo spettacolo satirico “Omosessualità e dintorni”. Domenica

19 maggio, giornata conclusiva, si alterneranno infine al

microfono diversi ospiti e i membri del Comitato d’onore.

l’intero programma può essere scaricato dal sito internet:

www.associazioneandos.org

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43


i loVe SiCily

di riccardo Di Salvo

(info@riccardodisalvo.it)

e Claudio Marchese

(info@claudiomarchese.it)

la Sicilia

e gli scrittori

Nietzsche e la gaia ebbrezza

mediterranea

atto 1°

Il filosofo errante

incompreso in vita e ancor più post mortem. Sempre inattuale e

in anticipo sui tempi. autore di libri che sono i pilastri del postmoderno:

“La nascita della tragedia”, “Ecce homo”, “La gaia scienza”,

“ Così parlò Zarathustra”.

Scritti da un filosofo in stato di grazia, con uno stile fluido e limpido

come acqua marina. Uno stile in cui i concetti astratti e fissi

della filosofia diventano concreti e plastici come il corpo di un

danzatore. di qui l’odio da parte degli austeri professori di scuola

che si scandalizzavano per questo impertinente pensatore che

non amava chiudersi nelle fredde aule universitarie. Friedrich

Nietzsche è il nome, un po’ duro da pronunciare, di questo genio

solitario che inventò tutto il Novecento, non solo nel campo del

pensiero ma anche in quello più variegato dell’arte e del costume.

di lui dissero di tutto e di più. l’espressione più gentile coniata

per lui era “invasato da Dioniso” come una baccante. Perciò

pazzo come tutti i viaggiatori nella terra del proibito. Certamente

l’equilibrio stabile non fu mai la sua caratteristica. Non amava

proprio la stabilità in nessun campo. Come passava dalla più

intensa euforia alla più grigia depressione, così non sapeva stare

fermo per più di alcuni mesi nello stesso punto del pianeta. tanto

che sospendeva spesso l’insegnamento, accusando tutti i possibili

disturbi psicosomatici, dallo stomaco agli occhi, dall’emicrania

all’insonnia.

Dopo la rottura definitiva con l’amico Wagner, Nietzsche chiese,

nel 1879, le dimissioni dalla cattedra universitaria, per motivi di

salute e non mise più piede negli atenei di nessuna città. Preferì

pensare in viaggio, perché solo la dimensione errante può realizzare

la libertà assoluta. Per natura, il filosofo è un uomo e l’uomo

non è fatto per la staticità, ma per il movimento, sia che muova

il corpo sia che faccia lavorare il cervello. il viaggio salva dalla

depressione, dal nervosismo, perché libera energie altrimenti

destinate a rimanere represse. il suo amore per il viaggio è pari

a quella del danzatore per la propria arte. Questa sua inconfondibile

caratteristica lo imparenta con altri celebri viaggiatori come

Goethe, lawrence, Wilde, durrell, Hesse.

Se guardiamo alla mappa geografica di Nietzsche, ci accorgiamo

44


i loVe SiCily

che le sue mete preferite sono a sud della Germania. dalla Svizzera

alla Francia meridionale, dalla liguria alla Sicilia. Perché

questo amore per il Sud? Sia le montagne svizzere illuminate

da un sole abbagliante che le città portuali come Nizza, Genova,

rapallo e Messina sono luoghi vitali, grazie alla forza ignea del

sole, fonte di calore ed eccitazione. Non a caso i medici che curarono

la sua depressione gli consigliavano di sostare in luoghi

solari, fuori dall’uggiosa e deprimente Germania.

Un magnifico aprile a Messina

Non è casuale che gli anni del vagabondaggio coincidano con

il massimo splendore filosofico di Nietzsche. Dall’estate 1881,

quando il filosofo lascia Sils – Maria e si stabilisce a Genova, fino

all’autunno 1882, quando ritorna nel capoluogo ligure e si trasferisce

a rapallo, Nietzsche scrive, viaggiando, i suoi capolavori.

tutti impregnati di quel senso gaio e sensuale della vita che è

tipico del mondo meridionale. in uno stile solare e gaudente, il

pensatore dà carne ai propri concetti, paragonando il mare e il

sole alla dimensione greca della vita contrapposta al freddo e

alla nebbia del mondo germanico, adatto alla sofferenza masochistica

della civiltà cristiano – borghese.

dopo aver ascoltato Bellini e Bizet, Nietzsche comincia a identificare

nelle opere di questi musicisti l’espressione dell’ebbrezza

mediterranea, istintiva e gioiosa, diversa dal torbido e malinconico

ascetismo tedesco “wagneriano”. Nello stesso anno 1882

Nietzsche conosce e si innamora di lou Salomè, una giovane

ebrea finlandese con cui è disposto a condividere un menage a

troix. Nietzsche è euforico ma l’amore dura poco, perché guastato

dalla perfida intromissione della sorella Elisabeth. Il filosofo

reagisce riprendendo a viaggiare.

Questo è il suo periodo più inquieto. tutti i giorni percorre la

strada che va da Rapallo a Santa Margherita e a Portofino, inebriandosi

di mare e di sole. Proprio durante queste passeggiate

Nietzsche inizia a scrivere “Così parlò Zarathustra” che termina

più tardi tra roma e Nizza. tra i due poli di questo suo inquieto

andare si inserisce il viaggio a Messina, intrapreso alla fine di

marzo del 1882.

Dalla città dei mamertini il filosofo scrive all’amico Overbeck in

data 8 aprile“… alla fine con audace decisione mi sono imbarcato

come solo passeggero per Messina e comincio a credere

di aver avuto in ciò più fortuna che intelligenza – giacché questa

Messina sembra fatta per me; i messinesi mi dimostrano una

tale amabilità e premura, che mi sono venute in mente le idee

più buffe (chissà, per esempio, che non ci sia qualcuno che mi

vien dietro in viaggio con lo scopo di comprarmi i favori di questa

gente?)”.

L’esperienza breve ma intensa vissuta a Messina viene fissata

in un epistolario, e si metaforizza nelle opere filosofiche scritte

durante questo periodo.

Foto di Fabrizio Cavallaro da un’idea di Riccardo Di Salvo

Art director Riccardo Di Salvo - Modelli: Antonino Leonardi, Massimiliano Isajia, Paolo Tiralongo.

45

della Sicilia lo affascina lo spirito greco – arcaico, fatto di un

senso religioso della vita che, al di sotto dell’esteriorità dei riti cristiani,

conserva l’oscuro senso del destino, tipico della tragedia

greca. La religiosità del popolo siciliano, barocca fino all’estremo

del delirio, sontuosa e scintillante, ha un cuore tragico. e’ dominata

dall’idea del fato in cui il filosofo tedesco si riconosce. Non

a caso nello “Zarathustra”, l’espressione della volontà di potenza

consiste nell’adeguare i propri valori ai valori veri della natura,

non del sovrannaturale, tipico della teologia cristiana: “la formula

per la grandezza dell’uomo è amor fati; non volere nulla

di diverso da quello che è, non nel futuro, non nel passato, non

per tutta l’eternità. Non solo sopportare ciò che è necessario, ma

amarlo”.

(continua nel prossimo numero di “Lui Magazine”, giugno 2013),


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ingresso 10 euro

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