ar - Fingerpicking Net

fingerpicking.net

ar - Fingerpicking Net

Larrivée

test LV 03E

e OM 02

FESTIVAL

Musica a Fiorano

Acoustic Franciacorta

Festival di Rieti

Un Paese a Sei Corde

Menaggio

ALBERT LEE

a Liri Blues

TECNICA

Eric Lugosch

Massimo Varini

Marcio Rangel

Paolo Bonfanti

MAURIZIO

COLONNA

I segreti della

nuova anima

classica

IN PROVA: Larrivée LV 03E e OM 02, D-Tar Solstice, Peerless PD55 CE


sommario

sr

Sostieni la Musica

Domenica scorsa, prima di andare

a dormire, ho navigato per

i canali del mio televisore. Fare

zapping può essere veramente

un’avventura affascinante, o

deludente: vieni proiettato in un

mondo parallelo che stimola riflessioni,

e spesso genera preoccupazioni.

L’aggressione mediatica è impressionante,

ascoltare certi temi

è aberrante. Un qualsiasi essere

pensante potrebbe distinguere

senza problema il bene ed il male,

ma ecco che il circo tramuta tutto

in incerto, ognuno con le sue ragioni

e ognuno con i suoi torti. E,

come durante lo spettacolo dell’illusionista,

non percepisci più la

realtà, ma ogni cosa sembra giusta

e sbagliata allo stesso tempo,

a seconda di chi è l’interlocutore

e di quale tesi difende. Tutto ciò

inframmezzato dall’esposizione

inutile di corpi prorompenti, pubblicità,

passerelle di donne deluse

che hanno dato ma non hanno

avuto, talenti e portenti chiusi in

stanze di anonime case, che mostrano

ogni parte della loro intimità,

fisica e psicologica.

Frastornato dall’inconcepibile,

ma coerente caos, sono inciampato

su Rai 3 giusto in tempo per

beccare la sigla d’inizio di un programma

intitolato Sostieni Bollani.

«A quest’ora!» ho pensato. Era

quasi mezzanotte… E Stefano

Bollani si presentava in una veste

sorprendente, quella di conduttore

di un programma fatto di

parole e musica, ironia e simpatia,

bravura, talento e passione.

Sono rimasto rapito dalla trasmissione,

e con difficoltà sono

riuscito a staccarmi dallo schermo,

nonostante l’ora tarda e il

sonno incombente.

Ma che c’entra Bollani in tutta

questa confusione? Non sembra

normale che un programma del

genere possa essere trasmesso

senza nessun accenno all’attuale

‘fangopolitica’ e senza alcuna

scandalosa graziosa signorina.

La presenza di Caterina Guzzanti,

graziosa certamente, non è

mai fuori tema, anzi si integra col

‘faccendiere’ Bollani trasformando

i dialoghi spesso in umoristiche

rappresentazioni, mai lontane

dal pentagramma del buon

senso.

Allora mi chiedo se per caso lassù

qualcuno è impazzito, se vogliono

farsi del male da soli ricordando

al popolo della notte che

– sotto la patina sempre più densa

di artefatte verità – c’è ancora

un briciolo di buon gusto, c’è un

modo di comunicare in maniera

diversa, garbatamente colta, mai

arrogante o violenta.

Ho registrato il programma per

mostrarlo il giorno dopo a mio

figlio di sedici anni, curioso della

sua reazione. Non mi va di dirvi

qual è stato il suo giudizio. Provate

voi stessi con i vostri figli. Sarà

una strana scoperta. Sosteniamo

la musica, che può dare un po’ di

pace alla nostra ormai ingarbugliata

coscienza.

Reno Brandoni

Editoriale

Bert Jansch 1943-2011 di Andrea Carpi pag. 5

Notizie

Jon Gomm e la Domestic Science Singles Series pag. 6

Blog

Musica a Fiorano di Comitato M.A.F. pag. 8

Il programma del nostro corso di registrazione di Paolo Costola pag. 10

Recensioni pag. 12

Pat Metheny ”What’s it All About” di Reno Brandoni

Rolando Biscuola “Sciam” di Alfonso Giardino

Paolo Capizzi “nonSolo” di Alfonso Giardino

Artisti

Acoustic Franciacorta di Andrea Carpi pag. 14

Un Paese a Sei Corde di Patrizia e Mauro Gattoni pag. 22

Rieti Guitar Festival di Francesca Ricci pag. 28

3

chitarra acustica 7 duemilaundici


sr

Sergio Fabian Lavia di Stefania Benigni pag. 32

Intervista a Maurizio Colonna di Andrea Carpi pag. 36

Albert Lee al Liri Blues di Daniele Bazzani pag. 40

Strumenti

Chitarra acustica Larrivée LV 03 E di Mario Giovannini pag. 44

Chitarra acustica Larrivée OM 02 di Daniele Bazzani pag. 48

Preamplificatore per chitarra acustica D-Tar Solstice di Daniele Bazzani pag. 50

Chitarra acustica Peerless PD 55 CE di Mario Giovannini pag. 52

Gas Addiction pag. 54

Tecnica

Interlude for In My Life di Eric Lugosch pag. 56

Walkin’ Man di Massimo Varini pag. 58

Un’introduzione alla chitarra mancina ‘capovolta’ di Marçio Rangel pag. 66

Ridin’ down the Road di Paolo Bonfanti pag. 69

www.chitarra-acustica.net

Direttore responsabile

Andrea Carpi

andrea.carpi@fingerpicking.net

Editore

Fingerpicking.net

Via Prati, 1/10

40057 Granarolo dell’Emilia (BO)

info@fingerpicking.net

www.fingerpicking.net

Progetto grafico

Outline s.a.s. di Matteo Dittadi & C.

Impaginazione e coordinamento web

Mario Giovannini

Chitarra Acustica è una pubblicazione mensile

Registrazione del Tribunale di Bologna

n. 8151 del 07.12.2010

Amministrazione e coordinamento

Reno Brandoni

reno.brandoni@fingerpicking.net

Pubblicità

Tel. +39 349 0931913

adv@fingerpicking.net

Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si restituiscono.

È vietata la riproduzione anche parziale di testi, documenti,

disegni e fotografie.

4

chitarra acustica 7 duemilaundici


editoriale

ed

Bert Jansch 1943-2011

Mi stavo preparando a scrivere l’editoriale per

raccontare i contenuti principali di questo numero,

l’importanza data ai festival di chitarra acustica e le

prove di chitarre Larrivée, quando è giunta la notizia

della morte di Bert Jansch, avvenuta la mattina del

5 ottobre «in una casa di cura di Hampstead all’età

di sessantasette anni, dopo una lunga battaglia

contro il cancro che lo affliggeva». La notizia era

stata diffusa dalla Geomusic di Gigi Bresciani, «fiera

di averlo rappresentato fino all’ultimo in Italia».

Sono andato subito sul sito di Jansch per saperne

di più, e l’ho trovato drammaticamente fermo su

questo comunicato: «È stato tristemente necessario

annullare il concerto di Bert a Edimburgo di sabato

20 agosto perché Bert non sta bene. Sia lui che i

suoi dottori avevano sperato che si sarebbe sentito

meglio in tempo per il concerto, ma sfortunatamente

non è stato questo il caso e Bert resterà in ospedale

almeno fino alla prossima settimana. Bert è terribilmente

dispiaciuto di mancare il concerto, e si scusa

profondamente con tutti i fan e coloro che speravano

di vederlo. Nella speranza di vedervi la prossima

volta!» E andando indietro fino alle ultime notizie, si

legge della recentissima riunione di quest’anno dei

Pentangle: «Oltre a questi concerti come solisti, e in

seguito al loro trionfante ‘40th Anniversary Reunion

Tour’, i membri originali dei Pentangle: Bert Jansch,

John Renbourn, Jacqui McShee, Danny Thompson

e Terry Cox – ciascuno una leggenda per proprio

conto – si sono riuniti nuovamente per tre speciali

concerti quest’estate. Appena rientrati dal primo

spettacolo del 25 giugno al Festival di Glastonbury,

i Pentangle sono anche in programma sabato 30

luglio come special guest al Folk Festival di Cambridge

e, per una serata intera, lunedì 1° agosto alla

Royal Festival Hall di Londra. Inoltre, tutti e cinque

i membri originali dei Pentangle stanno attualmente

lavorando insieme su del nuovo materiale, per la

prima volta da quando si sono sciolti nel 1973. Il

gruppo sta anche progettando di pubblicare prossimamente

delle registrazioni dal vivo del tour del

2008».

E finisco a rileggere con maggiore attenzione e da

una prospettiva più stringente alcune frasi pronunciate

da suoi colleghi sul suo conto, che assumono

oggi un senso definitivo. Innanzitutto Neil Young:

«Tanto Jimi [Hendrix] era un grande chitarrista,

quanto lo è Bert Jansch per la chitarra acustica…

il mio preferito». E Jimmy Page, che notoriamente

incise su Led Zeppelin I una “Black Mountain Side”

simile in tutto e per tutto alla “Black Water Side” di

Jansch: «Ad un certo punto ero assolutamente ossessionato

da Bert Jansch. Quando ascoltai quel

33 giri [Bert Jansch, Transatlantic,1965
], non potevo

crederci. Era talmente avanti rispetto a quello

che chiunque altro stesse facendo! Nessuno in

America poteva arrivarci». E infine Johnny Marr:

«Ha completamente re-inventato il modo di suonare

la chitarra e fissato degli standard che sono ancora

oggi ineguagliati […] senza Bert Jansch, la musica

rock così come si è sviluppata negli anni sessanta

e settanta sarebbe stata molto diversa. Potete sentirlo

in Nick Drake, Pete Townshend, Donovan, The

Beatles, Jimmy Page e Neil Young. Ci sono chitarristi

che nemmeno si rendono conto di essere stati

indirettamente influenzati da lui».

Il mio pensiero corre indietro al mio primo viaggio

in Inghilterra, a Cambridge, nel 1966. Mentre i

miei amici andavano a ballare nei locali, il mercoledì

sera io andavo al folk club. Una sera ascoltai

due musicisti che cantavano e suonavano come

piaceva a me, e alla fine chiesi loro dei consigli su

qualcosa da ascoltare; mi risposero rispettivamente:

Doc Watson e Bert Jansch. Così il giorno dopo

andai in un negozio e comprai Doc Watson & Son

(Fontana, 1965) e It Don’t Bother Me di Bert Jansch

(Transatlantic, 1965). E il gioco era fatto! Dopo

qualche anno formai un gruppo con Diana al canto

e alla chitarra, Stefano al mandolino, bouzouki

e chitarra, Fabrizio al contrabbasso e Massimo alle

percussioni: una formazione molto simile a quella

dei Pentangle, che cercava di ispirarsi al loro tipo di

lavoro sulla musica tradizionale britannica, adattandolo

al folklore musicale italiano.

Goodbye, Bert!

Bert Jansch, 1967

Bert Jansch, 2006

Andrea Carpi

5

chitarra acustica 7 duemilaundici


nt

notizie

Jon Gomm e la Domestic Science Singles Series

Le persone dicono che internet ha ucciso l’album

discografico. Bene, Jon Gomm ci ha pensato su parecchio,

ed ecco l’idea: con internet, si può tornare

ai vecchi tempi quando le persone ascoltavano (e

amavano) una canzone alla volta, molto intensamente.

E si può addirittura tornare a tempi ancora

più antichi, quando le persone compravano gli spartiti

e imparavano un brano per il proprio piacere di

suonarlo.

Così Jon ha realizzato una serie di singoli che a

partire dall’inizio dell’autunno (il 28 settembre è la

data della prima uscita), saranno disponibili solo in

download, e su base di pagamento a offerta (Pay

What You Want): dopo il primo ascolto gratuito, ciascuno

potrà decidere quanto vale il download del

brano, da zero in su.

Tutti i singoli saranno accompagnati dalla relativa

tablatura, sia nella versione ‘quasi impossibile

dell’esecuzione originale di Jon, sia nella versione

più agevolata (‘strum-along version’), per permettere

a tutti di imparare a suonare la canzone.

Un’altra possibilità di acquisto del brano è decisamente

più artistica: le persone potranno comprare

una cartolina disegnata da Jon (tempera e inchiostro

su tela) e intestata a mano, che gli verrà recapitata

per posta con il codice per scaricare il singolo.

Tutti i brani della “Domestic Science Singles Series”

sono stati registrati nello studio casalingo di

Jon (‘scienza domestica’, appunto) e tutti saranno

accompagnati dall’uscita di un video prodotto dai

fan di Jon, sempre appassionatamente disponibili

ad essere coinvolti e aiutare la causa.

Una parte del ricavato dalla vendita dei singoli

sarà devoluto in beneficenza all’istituto ‘The Happy

House’ in Kenia, che ospita bambini rimasti orfani

per Aids o malaria, e che è diretta proprio dalla

mamma di Jon.

Il primo singolo, “Passionflower”, è un bellissimo

brano dove la voce di Jon, seguendo le strade del

blues e del folk, si libera e vola sui suoni effettati

e distorti delle corde in acciaio, accompagnata da

percussioni sulla cassa della chitarra: il risultato

è un paesaggio etereo, affascinante, che Jon descrive

come una crescita personale ispirata da una

pianta tropicale che invade il piccolo giardino nella

sua casa di Leeds.

I prossimi singoli del progetto includono un arrangiamento

strumentale di un classico della disco,

6

chitarra acustica 7 duemilaundiciLIVE

una chiamata alle armi politica, una meditazione

prog-acustica sull’ossessione, e una cover di una

delle canzoni preferite da Jon nella sua infanzia.

Info: www.jongomm.com

Crosby & Nash

– 29 ottobre, Padova, Grande Teatro;

– 30 ottobre, Milano, Teatro Ventaglio

Smeraldo;

– 1 novembre, Firenze, Teatro Verdi;

– 2 novembre, Roma, Teatro Sistina.

Info: http://www.seatwave.it/biglietticrosby--nash/stagione?AffID=0001&utm_

source=google&utm_medium=ppc&utm_

campaign=Crosby+Nash+Tour

James Taylor and Band

in Italia

Saranno in tour in Italia durante il mese di

marzo 2012. Queste le date:

– 6 marzo, Napoli, Teatro Augusteo;

– 8 marzo, Catania, Teatro Metropolitan;

– 10 marzo, Lucca, Teatro del Giglio;

– 12 marzo, Cagliari, Teatro Lirico;


– 14 marzo, Brescia, Teatro Grande;


– 16 marzo, Milano, Teatro Degli Arcimboldi;

– 19 marzo, Torino, Teatro Colosseo;

– 20 marzo, Bologna, Auditorium Manzoni;


– 22 marzo, Ancona, Teatro Delle Muse;

– 24 marzo, Padova, Gran Teatro Geox;

– 25 marzo, Como, Teatro Sociale;

– 29 marzo, Genova, Teatro Carlo Felice;

– 30 marzo, Roma, Auditorium Conciliazione.


Info: i biglietti di tutte le sedici date sono in

prevendita sul sito http://www.jamestaylor.com.


Nel 1964 era semplicemente un modo per condividere la nostra passione.

Oggi lo è ancora.

Nel 1964, al soli 14 anni, Tom Bedell creava la sua linea di

chitarre acustiche per permettere alle nuove generazioni

di esplorare le loro passioni musicali. Dopo quattro decadi

e l’introduzione nell’IOWA Rock’n Roll Hall of Fame, Tom è

di nuovo pronto a stupire con le sue nuove Bedell Guitars.

I tempi cambiano. Le passioni rimangono.

Negli anni 60 il rock’n roll si apprestava a cambiare il mondo per sempre,

dimostrando che si poteva esprimere sè stessi e le proprie passioni attraverso

la musica. Da teenager Tom Bedell non mancò di capire il cambiamento

che stava avvenendo e colse al volo l’opportunità di parteciparvi

attivamente, presentando la sua linea di chitarre acustiche.

Oggi, dopo 40 anni, la passione di Tom per la musica è rimasta intatta e

una nuova linea di chitarre acustiche che porta il suo nome vede la luce:

Bedell Guitars. Chitarre costruite interamente coi migliori legni massello,

lavorate a mano e finemente rifinite in ogni dettaglio, create per

condividere una passione senza tempo: la musica.

www.bedell-guitars.com

Distribuzione esclusiva

www.frenexport.it


l

blog

Musica a Fiorano

Dal 9 all’11 settembre lo splendido Castello di

Spezzano (Fiorano Modenese) ha accolto nella sua

corte, i suoi saloni e i suoi fossati, come ormai da

sette anni, il Festival di Chitarra M.A.F. – Musica a

Fiorano. Arrivati alla settima edizione, spinti dall’entusiasmo

degli anni precedenti, abbiamo deciso di

proporre alcune novità, prima e durante il festival.

A partire dal mese di maggio, per terminare con

la finalissima durante la serata inaugurale, si è svolto

il primo Concorso di chitarra acustica ‘Obiettivo

M.A.F.’, in cui chitarristi, più o meno giovani, hanno

avuto la possibilità di esibirsi, confrontarsi e, perché

no, anche sfidarsi a suon di accordi. Una giuria composta

da giornalisti e musicisti (con Massimo Varini

presidente) ha seguito i partecipanti in più fasi del

concorso, per arrivare a scegliere i due finalisti che

hanno avuto la possibilità di sfidarsi al M.A.F., in

apertura del concerto dei Bermuda Acoustic Trio.

Altra grande novità è stato il corso di liuteria, in

cui sotto la supervisione e la guida di due grandi

maestri liutai come Roberto Fontanot e Carlos Michelutti,

i partecipanti hanno preso parte a una full

immersion di due giorni nel mondo teorico e pratico

della liuteria, affrontando la lavorazione della chitarra

nei suoi diversi aspetti.

Naturalmente queste due importanti novità sono

state parte integrante di un festival che ogni anno

cerchiamo di rinnovare nel segno della continuità,

la qualità e la partecipazione.

Sabato e domenica, da mattina a sera, nelle sale

del Castello si è infatti svolta la tradizionale esposizione

e fiera mercato, naturalmente di chitarre e di

tutto quanto ruota attorno allo strumento chitarra,

ma anche di splendidi dipinti, libri e dischi, a completare

un quadro che parte dalla chitarra per spaziare

in tutto ciò che è musica.

Un susseguirsi senza respiro di seminari e clinic,

nei fossati del Castello e in alcune sale interne, ha

Tony Remy

Stanley Jordan

permesso agli appassionati di chitarra di trovare

nuovi spunti, stimoli e forse anche la chitarra, l’amplificatore,

la pedalina che cercavano da tempo!

Quindi continuità, ma crediamo anche qualità. Ci

teniamo, con un pizzico di orgoglio, a elencare tutti

gli artisti che hanno partecipato al M.A.F., partendo

dai tre straordinari, ma altrettanto simpatici, protagonisti

del concerto del sabato sera, che ha saputo

regalarci brividi a ripetizione: Stanley Jordan, Muriel

Anderson e Alex De Grassi.

Ricordiamo poi Tony Remy, che si è esibito nel

concerto di domenica sera e i Bermuda Acoustic

Trio, che hanno ufficialmente lanciato la settima

edizione del M.A.F.

Tra gli artisti che hanno reso possibili seminari

e clinic, oltre ai protagonisti dei concerti, Massimo

Varini, Massimo Moriconi, Veronica Sbergia & Max

De Bernardi Duo, Dr. Viossy, Manuel Randi e Max

Prandi. Grazie a tutti voi, perché senza le vostre

note il M.A.F. non esisterebbe!

Ma grazie soprattutto alle migliaia di persone, tra

cui tantissimi giovani, che hanno sfilato tra le antiche

mura del Castello di Spezzano, spesso dopo

molte ore di macchina, per vivere e respirare le vibrazioni

e sensazioni che il M.A.F. pare ogni anno

sappia regalare.

Naturalmente un grazie speciale al Comune di

Fiorano, che continua a credere nella manifestazione,

e a tutti gli sponsor, agli enti pubblici e privati,

senza i quali il M.A.F. non sarebbe possibile.

Le ultime righe le riserviamo a noi, i volontari che

ogni anno rendono possibile il festival, e al nostro

direttore artistico, Antonio Verrascina, senza il cui

entusiasmo e passione non avremmo mai raggiunto

questi risultati.

Il Comitato M.A.F.

8

chitarra acustica 7 duemilaundici


l

blog

Il programma del nostro

corso di registrazione

Ciao a tutti, dopo una prima presentazione (il mio

post “Benvenuti”) e una lunga pausa di riflessione,

eccoci finalmente al nostro primo vero appuntamento.

Oggi vorrei fare un riassunto di ciò che tratteremo

nei prossimi mesi, per provare ad organizzare

il tutto in modo sintetico e avere così una visione

d’insieme del programma.

Se avvertirete qualche inevitabile lacuna, tenete

presente che la mia priorità sarà quella di permettervi

di arrivare a risultati soddisfacenti in tempi ragionevoli.

Penso oltretutto di rivolgermi essenzialmente

a musicisti più che ad aspiranti tecnici del

suono, quindi vorrei evitare di annoiarvi con eccessivi

tecnicismi. Chi avvertirà l’esigenza di approfondimenti

specifici potrà eventualmente contattarmi

al mio indirizzo di posta elettronica: proverò in quel

caso a segnalare dei link che possano soddisfare la

vostra sete di sapere Vi fornirò comunque dei link

per scaricare esempi di vario tipo: disegni, grafici e

file audio, in modo da rendere i concetti più fruibili.

Procedendo con questo approccio pragmatico consiglierò

senza pudore apparecchiature specifiche

citando modello e marca. Terrò in alta considerazione

il budget oltre che la qualità: non avete bisogno

del mio illuminante supporto per sapere che un

Neumann vintage in eccellenti condizioni potrebbe

darvi risultati interessanti (al costo di un’autovettura

di medio livello…).

Chiarite le premesse eccovi i punti che andremo

ad analizzare:

1. Affronteremo il problema del monitoraggio: è

impossibile effettuare ascolti critici (specialmente

nelle riprese acustiche) senza una riproduzione

adeguata. Le casse del vostre computer, o nella

migliore delle ipotesi il vostro rispettabilissimo o

esoterico (e quindi nella maggior parte dei casi ingiustificatamente

costoso) impianto hi-fi, non saranno

probabilmente in grado di darvi una corretta rappresentazione

sonora del vostro strumento. Sarebbe

come obbligare uno studente darte a studiare i

colori indossando degli occhiali con lenti colorate

Perdonate la puerile metafora, ma semplicemente

è meglio affidarsi a delle buone cuffie: queste, sebbene

faticose nel lungo periodo, vi garantiranno se

non altro un affidabile aiuto con un modesto investimento.

L’utilizzo di una coppia di monitor richiederà

invece qualche accorgimento nel loro posizionamento

e un minimo di trattamento acustico

dell’«angolo» a loro dedicato.

2. Analizzeremo poi le principali tipologie di microfono

: dinamico, condenser e ribbon. Valuteremo

le differenze nel suono anche in base alla polarità

scelta. Ignorerò i sistemi di amplificazione dedicati

al live, che utilissimi in quei casi danno però risultati

poco realistici in registrazione.

3. Una volta scelto il microfono bisognerà magari

posizionarlo. Questa geniale deduzione viene però

spesso quasi ignorata: cambiamenti di posizione

anche minimi portano però a volte a delle variazioni

drammatiche. Sarà utile avere anche qualche nozione

di psicoacustica, che se non altro ci aiuterà a

capire perché il nostro strumento suoni in un certo

modo e la registrazione possa essere invece molto

diversa… A chi non è successo?

4. Giungeremo poi al preamplificatore microfonico.

Tanto per cambiare, anche in questo caso

le diverse tipologie influenzano il risultato finale: a

valvole, in classe A, gli eventuali ibridi dichiarati o

meno, ecc.

5. A seguire i rudimenti nell’utilizzo di outboard

esterno: compressione, EQ, linee di ritardo varie

(ad esempio chorus, delay, riverberi).

6. Infine, budget e scheda audio permettendo, ci

addentreremo nelle tecniche di multimicrofonaggio.

Esistono diverse tecniche di ripresa, sia mono che

stereo, e sarà molto interessante e divertente valutare

insieme le loro applicazioni. Ci renderemo così

conto di quanto possa incidere l’ambiente nel quale

si effettuano le riprese, e di come tenere i microfoni

in fase sarà uno degli elementi essenziali delle nostre

‘fatiche sonore’.

Durante tutto l’iter vi inviterò sempre ad ascoltare

i risultati in modo critico. Lo stesso identico setup

può infatti condurre a risultati ben diversi solo cambiando

l’esecutore o lo strumento.

Finora ho elegantemente evitato di sottolineare

l’importanza di due elementi essenziali: la qualità

dell’esecuzione e la corretta regolazione dello strumento.

Per quanto riguarda il primo aspetto non

resta che evitare lautocompiacimento ed esercitarsi;

per il secondo, mi risulta davvero difficile pensare

di acquistare uno strumento di qualsiasi livello

senza portarlo da un liutaio davvero capace: la differenza

è spesso sostanziale. Sembrerebbe uno

spot su commissione, ma vi assicuro che parlo per

esperienza diretta.

Tenendo conto di tutti questi elementi diffidate

quindi delle soluzioni ‘pronto uso’, che hanno la pretesa

di essere sempre efficaci: ogni tecnica va adattata

allo specifico ascoltando e valutando i risultati.

Sempre. Con questa perla di rara saggezza mi congedo

e vi saluto in attesa del prossimo articolo...

Paolo Costola

macwavestudios@gmail.com

10

chitarra acustica 7 duemilaundici

Lascia un commento


c

recensioni

Pat Metheny

What’s It All About

Nonesuch

Ho sentito parlare della chitarra

baritona qualche tempo fa in

occasione dell’uscita del primo

CD dedicato a questo strumento

da parte di Pat Metheny. Parlo di

One Quiet Night. Devo dire che

il lavoro mi lasciò del tutto indifferente:

non ero catturato dal

suono, e l’uso di uno strumento

‘diverso’ non dava nessun valore

aggiunto al lavoro del chitarrista.

Recentemente mi sono riavvicinato

con curiosità a questo suono

anche perché, avendo avuto

modo di provare più chitarre

baritone, ne ho compreso infine

la ‘diversità’. È una chitarra sulla

quale non puoi suonare tante

note, ma devi dosare il tocco e

scegliere quelle poche e giuste

che siano in grado di completare

la tua idea musicale. Guarda

caso, proprio in corrispondenza

delle mie ricerche e dei miei

studi, ecco uscire What’s It All

About, secondo capitolo di Metheny

dedicato alla chitarra baritona.

In questo CD l’approccio è

fulminante: non credo sia dovuto

al mio interesse attuale per questa

musica, ma il suono e l’atmosfera

sono completamente diversi

dal precedente. Si rimane rapiti

da tocco, suono e melodia in un

crescendo di emozioni che accompagna

l’ascoltatore fino alla

fine del disco.

L’apertura è di grande livello

con una cover di “The Sound of

Silence” di Paul Simon, anche se

questo è l’unico brano suonato

con più strumenti e devia un po’

da quello che sarà il cammino

di tutta l’opera. Interpreto questa

scelta come una soluzione

‘commerciale’, per permettere

all’album di esordire con un brano

più ‘facile’ e ascoltabile. Con

il secondo brano entriamo nel

vivo del lavoro: “Cherish” ci regala

subito quello che cerchiamo e

quello che ci aspettiamo, ma sopratutto

ci prepara ad “Alfie”, un

arrangiamento di un brano di Burt

Bacharach di ben 7:46. Si parte

con poche note e inizia il viaggio.

Il brano cresce misura dopo misura

e ci lascia immersi in una

doccia di note, da cui con difficoltà

riusciamo a sfuggire. Ecco,

confesso che prima di andare

avanti ho ascoltato per tre volte

di seguito questa traccia.

Il resto prosegue sulla stessa

linea, con due segnalazioni particolari:

una “Garota de Ipanema”

così lenta da rendere difficile l’identificazione

della melodia (forse

questo potrebbe essere un

pregio) e una “And I Love Her”

divertente ma poco convincente,

che chiude tutto il lavoro. Forse

per il finale avrei fatto una scelta

diversa!

Una nota: il CD si conclude

con dieci brani, ma su iTunes

sono presenti due bonus track:

“’Round Midnight” e “This Nearly

Was Mine” (forse il mio consiglio

di chiudere in maniera diversa

non era così sbagliato…).

Certo, se non si è proprio appassionati

e curiosi, il disco potrebbe

risultare noioso, anche se

in macchina è un buon compagno

di viaggio e diventa un’ottima

colonna sonora. Ma, ad onor del

vero, questo tipo di ascolto penalizza

il grande suono che invece

si percepisce in un buon impianto

domestico.

La chitarra utilizzata è sempre

quella della leggendaria Linda

Manzer. Non provate ad andare

sul suo sito con il desiderio di

possederne una, perché la sua

lista di attesa è ormai chiusa da

tempo, tant’è che lei stessa suggerisce

di rivolgersi al suo amico

liutaio Tony Duggan, che fa a suo

dire buone chitarre ed immediatamente

disponibili. Ho parlato

dell’argomento e delle Manzer

con Alex De Grassi, che invece

mi suggeriva di provare (e trovare)

le baritone di Lance McCollum.

Il liutaio purtroppo non è più

tra noi, ma le sue chitarre continuano

ad essere leggenda.

Tornando alla baritona di Pat

Methney, è accordata una quinta

sotto l’accordatura standard della

normale chitarra, ovvero (partendo

dalla sesta corda): La (A) - Re

(D) - Sol (G) - Do (C) - Mi (E) -

La (A), con le due corde centrali

accordate un’ottava sopra rispetto

alle altre. Non si tratta quindi

di una ‘Nashville Tuning’, che

prevederebbe anche la quinta e

sesta corda accordate un’ottava

sopra (in questo caso rispetto

all’accordatura standard baritona),

ma una ‘variante’ Metheny.

Le corde usate sono delle D’Addario

con la seguente scalatura

(dalla prima corda): .017, .026w,

.016, .022, .056, .065.

E se ora volete cimentarvi, il

mondo della baritona è vostro e

questo disco potrà essere sicura

fonte d’inspirazione.

Reno Brandoni

Rolando Biscuola

Sciam

Fingerpicking.net

Sono passati ormai cinque

anni da quando, nel 2006, Rolando

Biscuola si è affermato

nel concorso New Sounds of

Acoustic Guitar, Premio Wilder-

Davoli, all’Acoustic Guitar Meeting

di Sarzana.

Il chitarrista meranese impressionò

subito giuria e pubblico

per la sua tecnica, la grande

sicurezza nel proporsi e la ricercatezza

delle sue composizioni.

Classe 1964, Rolando è sempre

stato musicalmente molto

attivo, fin dagli anni ottanta a

Bologna (dove conosce un altrettanto

giovane Sergio Altamura,

con cui collabora), per

poi tornare nella propria regione

dove, sia in veste da solista che

in versione jazz trio (il Rolando

Biscuola Acoustic Trio, con

Christine Plaickner al flauto e

Roby Mazzei al basso), calcherà

le scene delle principali manifestazioni

musicali.

È a Sarzana, comunque, che

Biscuola si afferma a livello nazionale,

conquistandosi con

merito gli inviti a partecipare ai

principali festival chitarristici in

giro per la penisola.

12

chitarra acustica 7 duemilaundici


c

Sciam è il suo ultimo lavoro

dopo Inner Secrets, pubblicato

nel 2004. Realizzata con il sostegno

dell’Assessorato alla Cultura

in Lingua Italiano della Provincia

Autonoma di Bolzano, quest’opera

si distingue per la varietà dei

generi proposti dal chitarrista, per

non dimenticare le tante influenze

cha hanno caratterizzato la

sua formazione artistica.

Si va dai ritmi manouche di

“Latin rhymer” (con Manuel

Randi alla chitarra gipsy, Matteo

Facchin all’accordeon e Silvio

Gabardi al contrabbasso)

al ragtime dissonante di “Ritter

Rag”, dagli intrecci melodici tra

chitarra e arpa (in duo con l’arpista

Nartan Savona) all’argentino

“Tarango” (con Matteo Facchin

all’accordeon e Silvio Gabardi

al contrabbasso), dall’atmosfera

fascinosa e un po’ rétro di “Red

Rbanna” (con il flauto di Christine

Plaickner) alle altre composizioni

originali, queste per chitarra sola,

come “Per Christine”, la stessa

“Sciam” o “Storie irrealmente accadute”

che apre il CD.

Una menzione particolare per

i due brani estratti dal recital

Presenze: Ezra Pound a Merano

realizzato dal Piccolo Teatro

Città di Merano per celebrare il

legame che unisce la città altoatesina

al grande poeta statunitense:

“Medley: canzone + fase

REM” (anche qui accompagnato

dalla Plaickner) e “L’albero” (con

Thomas Stadler, strings, e Silvio

Gabardi) sono entrambe costruite

su testi tratti da traduzioni di

Giuseppe Ungaretti, la prima, e di

Margherita Guidacci, la seconda,

e vedono lo stesso Biscuola alla

voce.

Rolando, per quanto spazi da

un genere all’altro, è sempre

all’altezza, sempre pronto a sorreggere

con solida e invidiabile

tecnica le diverse strutture armoniche

proposte, elegante e allo

stesso tempo deciso, mai sopra

le righe.

Un CD, questo, pensato e realizzato

con un evidente desiderio

di voler intraprendere un discorso

culturale ampio, con contaminazioni

artistiche (come si usa

dire…) non solo musicali. Ma

quello che traspare è l’evidente,

incontenibile passione per la musica

e la chitarra acustica in particolare,

che accompagna fedelmente

Rolando Biscuola lungo

tutto il suo percorso artistico.

Alfonso Giardino

Paolo Capizzi

nonSolo

Fingerpicking.net

Paolo Capizzi pubblica il suo

primo CD, per l’etichetta Fingerpicking.net,

proponendo una sequenza

di brani molto varia, per

generi e tecnica utilizzata, un

sunto delle sue molteplici esperienze

musicali fin qui maturate.

Fin da ‘semplice’ appassionato

della chitarra, il musicista catanese

ha sempre seguito e partecipato

ai tanti festival chitarristici,

alle tante manifestazioni che negli

ultimi anni si sono moltiplicate nel

nostro paese, non facendosi mai

scoraggiare dai tanti chilometri

che separano la sua Catania dal

‘continente’. Proprio questa sua

caparbia passione gli ha consentito

di mettersi in mostra nel

mondo della chitarra acustica

italiana, facendolo giungere terzo

a Sarzana nel 2006 al concorso

“New Sounds of Acoustic Music

– Premio Wilder-Davoli”, fino

alla partecipazione quest’anno

all’Acoustic Guitar Festival a

San Benedetto Po e alla sua collaborazione

in qualità di didatta

con il CentroStudiFingerstyle del

maestro Davide Mastrangelo.

Ora, con questo suo lavoro, tra

brani originali (tra i quali la bella

e malinconica “Poeti”) e cover

(la sua versione di “Blackbird” ha

partecipato al concorso “Acoustic

Franciacorta: una canzone dei

Beatles per la chitarra acustica”),

tra blues, musica celtica e composizioni

di chiara ispirazione

popolare (nel brano “Tre Volte 3”

si respira aria di Sicilia), Paolo ci

fa ascoltare i suoi diversi mondi

musicali, le sue diverse anime

chitarristiche e… non solo.

In questo variegato percorso si

è fatto accompagnare da altri

strumentisti, con i quali condivide

il suo quotidiano di musicista,

dando anche vita, insieme a loro,

ad alcune formazioni: Antonio

Curiale (violino, viola, bodhrán),

Giulia D’Anca (voce), Fulvio Farkas

(percussioni), Maurizio La

Ferla (pianoforte), Fabrizio Licciardello

(chitarra elettrica), Marcello

Mammoliti (flauto), Silvio

Mammoliti (violoncello), Edoardo

Musumeci (chitarra acustica e

slide), Rosaria Torcetto (organetto)

e Valerio Virgillito (batteria, vibrafono).

Lui stesso si alterna tra

sei e dodici corde, classica e tin

whistle.

In definitiva, in questa sua opera

prima, Paolo Capizzi ha deciso

di dare spazio alla musicalità, al

gusto per gli arrangiamenti, alla

cura dei suoni, del ‘tocco’, preferendo

un utilizzo ‘misurato’ delle

tecniche chitarristiche, evitando

qualsiasi arida ostentazione fine

a se stessa.

Alfonso Giardino

13

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

artisti

Acoustic Franciacorta

Giorgio Cordini e Beppe Gambetta

Partecipare alle diverse attività di

Acoustic Franciacorta ha significato,

anche in questa ottava edizione, incontrare

nello stesso tempo la bellezza

e l’arte degli spazi che hanno ospitato

la manifestazione, scoprendo da

una giornata all’altra nuove chiese

storiche, conventi, palazzi, castelli e

piazze, disseminati in otto comuni di

questa terra collinare ricca di vitigni,

flora e fauna, che si stende ad ovest

di Brescia fino al Lago d’Iseo. Sono

state nove dense giornate dall’anteprima

del 25 agosto ai fine settimana

del 27-28 agosto, 2-4 settembre

e 9-11 settembre, in un connubio tra

la musica acustica e lo sconfinato

potenziale naturale e artistico del nostro

paese, che l’organizzazione del

festival ha pensato bene di valorizzare

promuovendo anche due giornate

gratuite di visita guidata, per scoprire

i tesori locali da Iseo al Castello di

Rovato, dal Palazzo Torri di Nigoline

di Cortefranca al Santuario della Madonna

del Corno e al Monastero di

San Pietro in Lamosa.

14

chitarra acustica 7 duemilaundici


Acoustic

Franciacorta

ar

I solisti della chitarra acustica

Lo ‘zoccolo duro’ di Acoustic Franciacorta è rappresentato

fin dalle prime edizioni dai solisti e dai

virtuosi della chitarra acustica. E anche quest’anno

non sono mancate le stelle internazionali di prima

grandezza. Alex De Grassi, maestro indiscusso

del chitarrismo legato all’esperienza Windham Hill

Records, ha tenuto prima del concerto serale un

seminario sulle “Tecniche per la chitarra acustica”,

nel quale ha anticipato parte dei contenuti di un suo

metodo per chitarra fingerstyle che verrà pubblicato,

probabilmente nel gennaio prossimo, da String

Letter Publishing e distribuito da Hal Leonard. La

sua esibizione è stata poi come di consueto impeccabile,

confermando la sua grande cura della melodia

e il suo gusto spiccato per armonie sofisticate, il

tutto con un suono splendido aperto a effetti timbrici

molto personali.

Ha accolto sul palco un altro protagonista storico

della Windham Hill, il bassista Michael Manring,

con il quale ha duettato in un brano tratto dalla recente

comune esperienza del deMania Trio condivisa

col percussionista Chris Garcia, dando vita a

evoluzioni improvvisate di altissimo livello. Il fuoriclasse

Manring, grazie anche alle sue esperienze

al fianco di Michael Hedges, è in un certo senso

l’unico bassista ad essere storicamente accolto a

pieno titolo nel circuito dei festival di chitarra acustica.

Nel suo successivo set a solo ha inevitabilmente

incantato il pubblico con il suo Hyperbass della Zon,

le sue accordature particolari e i suoi repentini cambi

di accordatura, le sue invenzioni percussive, le

sue tecniche contrappuntistiche e l’uso sapiente di

armonici naturali e artificiali, che contribuiscono alla

costruzione di un suono di rara bellezza.

Dalla sua prima apparizione in Italia al Meeting di

Sarzana nel 2004, Eric Lugosch mette sempre più

radici nel nostro paese. Dice: «In questo momento

potrebbe esserci un rinascimento per la chitarra

acustica, e magari inizia proprio in Italia: sarebbe

una gran cosa!» Il pubblico italiano da parte sua comincia

a comprendere meglio la sua musica, che di

primo acchito appare molto caratterizzata all’interno

della tradizione nordamericana. Ma in realtà il modo

in cui Eric affronta il materiale tradizionale è di una

raffinatezza e profondità uniche, ricche di idee armoniche

e contrappuntistiche. Del suo album più

recente Revision (On Wry Records, 2008), dedicato

a una rivisitazione della musica di Reverend Gary

Davis, racconta: «Al college ho studiato composizione

e jazz, il mio orecchio è diventato più sofisticato.

Quello che volevo fare con Davis era presentarlo

come il mio insegnante di jazz, il mio mentore.

Non volevo essere un purista, volevo dirgli: “Grazie,

mi hai dato le ali, mi hai dato le tue idee armoniche

ed ora voglio espanderle”. Nel disco il primo giro lo

suono come l’avrebbe suonato lui, poi inserisco le

mie idee».

L’ultimo disco di Jacques Stotzem, Catch the Spirit

(Acoustic Music Records, 2008), dedicato a una

rilettura fingerstyle di icone della scena rock come

Hendrix, U2, Sting, Neil Young e altri, ha contribuito

non poco alla definitiva affermazione di questo profeta

della chitarra acustica in Belgio, caratterizzato

da uno stile netto e solare, ben in equilibrio tra dinamica

ritmica e melodicità. Nel suo concerto ha dato

Alex De Grassi

Michael Manring

Eric Lugosch

15

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

ar

Acoustic

Franciacorta

Jacques Stotzem

Muriel Anderson (Foto di Giancarlo Chiari)

Reno Brandoni (Foto di Giancarlo Chiari)

Giovanni Pelosi

anche qualche anticipazione di un suo nuovo album

di prossima uscita, di cui torneremo a parlare con

grande interesse.

Muriel Anderson ha dato vita, insieme a Reno

Brandoni che ha aperto la serata, a un memorabile

concerto finale nella chiesa del Monastero di San

Pietro in Lamosa, che dopo un set di più di un’ora

l’ha vista rientrare in scena tra due ali di folla che

non smettevano di applaudirla. La chiesa del resto

non è nuova a exploit del genere: ricordiamo ancora

gli altrettanto memorabili concerti di Vincenzo

Zitello nel 2006 e Peter Finger nel 2007, con i suoi

interminabili bis. Evidentemente la bellezza, il prestigio

e probabilmente anche la magia del luogo attirano

sempre un pubblico numeroso e voglioso di

benessere spirituale e arte. La bravissima Muriel,

in ossequio alla sacralità del posto e al suo aspetto

angelico, ha anche suonato la chitarra-arpa, non la

propria però, che per un disguido di spedizione si

era attardata in qualche aeroporto: «Maxmonte mi

ha gentilmente prestato una chitarra-arpa a corde

metalliche di sua costruzione, visto che la mia era

persa in mezzo ai sacchi postali tra la Germania e

l’Italia. Questa sua chitarra ha un bellissimo suono,

con un buon bilanciamento tra i bassi supplementari

e gli acuti. Ci ho suonato buona parte del mio

programma». E noi torneremo presto a parlare degli

strumenti di Maxmonte.

Anche Reno Brandoni ha ricevuto un’accoglienza

emozionante. Presentato dal direttore artistico

Giorgio Cordini come il fondatore di Fingerpicking.

net, mettendo bene in rilievo il ruolo importante che

la nostra comunità ha avuto fin dall’inizio per la costruzione

di Acoustic Franciacorta, Reno è riuscito

a guadagnarsi ulteriormente le simpatie dei presenti

con il suo modo accattivante e fantasioso di porsi e

di presentare i propri brani semplici e diretti. Fatto

sta che si è ritrovato con gli occhi velati di commozione,

dopo l’ovazione seguita in particolare alla

sua prima performance pubblica con la nuova Taylor

baritona 6 corde, in una rivisitazione de “Il mare

tra Ponza e Tavolara” con il sorprendente Strymon

blueSky Reverberator a evocare effetti di sirene

marine.

Un altro ‘rappresentante’ di Fingerpicking.net,

Giovanni Pelosi, ha ricevuto a sua volta un’accoglienza

calorosa, frutto di una delle sue migliori

esibizioni che mi sia capitato di ascoltare, di un’ottima

presa del suono e del fatto che evidentemente

– dopo anni di presenza al festival – sia riuscito a

guadagnarsi l’affetto del pubblico con i suoi brillanti

arrangiamenti, a dispetto della sua naturale modestia

e riservatezza.

Ha chiamato sul palco Riccardo Zappa per una

divertita e divertente rievocazione di “Apache” degli

Shadows, comune passione giovanile. Nel pomeriggio

Riccardo aveva presentato il suo nuovo audiolibro

Zapateria, ed è stato emozionante sentirlo

suonare – in conclusione del suo preambolo – alcuni

suoi classici come “Fondali” sulla Martin 12 corde

priva di qualsiasi amplificazione ed effetto, con

il solo riverbero naturale della suggestiva Chiesa di

San Michele a Ome.

Presenti anche due dei chitarristi italiani maggiormente

riconosciuti all’estero. Beppe Gambetta, reduce

dalla titanica fatica del suo Trattato di chitarra

16

chitarra acustica 7 duemilaundici


Acoustic

Franciacorta

ar

flatpicking edito da Carisch, ha suonato in una location

inconsueta per Acoustic Franciacorta, la Terrazza

del Centro Commerciale ‘Le Torbiere’, proponendo

un ampio panorama del suo lungo viaggio

nel mondo della chitarra acustica a plettro. Franco

Morone ha presentato in modo particolare il suo recente

bel disco Miles of Blues, sorprendendo per

l’incredibile varietà con cui è riuscito a declinare il

blues per chitarra acustica sola, dal blues modale

di “Miles and Miles” al city blues di “Chicago”, dallo

swing di “Crazy Basses” al blues jazzistico di “Rainy

Night in New York”, dalla classicità di “Summertime”

di Gershwin al blues nashvilliano di “Back to

Nashville” e a “Mercy, Mercy, Mercy” di Joe Zawinul.

Un discorso a parte merita Francesco Buzzurro.

Con una solida formazione classica, nel cui ambito

ha vinto tre concorsi nazionali (il ‘Città di Alassio’, il

‘Benedetto Albanese’ di Caccamo in Sicilia e il ‘Savona

in Musica’), ha in seguito conseguito una laurea

in Musica Jazz, viene annualmente invitato dalla

University of Southern California di Los Angeles

come docente in seminari unificati per i dipartimenti

di chitarra classica e jazz, ed entra a far parte di tre

orchestre siciliane: la Sicilia Jazz Big Band, l’Orchestra

Jazz Siciliana come prima chitarra, e l’Orchestra

di Musica Contemporanea ‘Città di Palermo’.

Come solista ha inciso gli album Freely (Teatro del

Sole, 2002), che contiene arrangiamenti di standard

della musica mondiale come “Summertime”, “Granada”

e “Rapsodia in blu”, e L’esploratore (Lo Faro/

Irma Records-Edel, 2009) con arrangiamenti di brani

popolari delle culture tradizionali internazionali.

Con il Francesco Buzzurro Quartet, che comprende

al suo fianco Mauro Schiavone (piano e tastiere),

Riccardo Lo Bue (basso) e Sebastiano Alioto

(batteria), ha registrato Latinus (Teatro del Sole,

1998), che contiene una presentazione di Franco

Cerri e di Maurizio Colonna e brani per la maggior

parte originali, e Naxos (Mare Nostrum, 2006) con

numerosi brani originali. Malgrado questi importanti

riconoscimenti e pubblicazioni, il suo nome non

sembra tuttavia emergere come ci si aspetterebbe

fuori dagli ambiti che abbiamo descritto. Quest’anno

è stato finalmente ‘scoperto’ dalla comunità di

Fingerpicking.net al Meeting di Sarzana, invitato

da Giovanni Pelosi a Ferentino Acustica e ora da

Giorgio Cordini ad Acoustic Franciacorta. La sua

tecnica è assolutamente straordinaria e suscita entusiamo.

Non è ancora chiaro però l’impatto che le

sue scelte musicali potrebbero avere alla fine con il

mondo della chitarra fingerstyle: forse si potrebbe

desiderare da lui un repertorio meno convenzionalmente

orientato verso il grande pubblico; forse gli

si potrebbe richiedere un suono più duttile di quello

ottenuto con la Godin Multiac Gran Concert, che ha

utilizzato in queste ultime occasioni, e non dispiacerebbe

sentirlo suonare più spesso con la classica

Scandurra del 1983 o magari una Godin 5th Avenue.

Staremo a vedere.

La ‘truppa’ dei chitarristi italiani si completa poi con

Massimo Varini, sempre attivissimo e che si sintonizza

subito con il clima di festeggiamenti per l’anniversario

dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia,

proponendo accanto al suo repertorio acustico ‘ufficiale’

anche un personale arrangiamento dell’«Inno

Riccardo Zappa

Franco Morone

Francesco Buzzurro

17

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Acoustic

Franciacorta

Massimo Varini

Davide Mastrangelo

Dario Fornara

di Mameli». Davide Mastrangelo si conferma come

eccellente didatta nel seminario pomeridiano sulle

“Tecniche fingerstyle” e presenta nel suo set serale

alcune composizioni originali, raccolte nel suo recentissimo

album di spartiti Miniatures for Fingerstyle

Guitar edito da Carisch. Il giovane Andrea Valeri,

mostrando sempre maggiore sicurezza, suona

brani tratti dall’ultimo album Maybe (Vinile Records,

2010) e diverse novità che faranno parte del nuovo

disco DayDream in uscita a novembre. Ne è passata

di acqua sotto i ponti, infine, da quando Dario

Fornara è stato selezionato nel 2004 e 2005 per il

concorso New Sounds of Acoustic Guitar al Meeting

di Sarzana e Rolando Biscuola ha vinto la stessa

competizione nel 2006. Sono entrambi dei chitarristi

formati con diversi dischi alle spalle: Dario ha inciso

Amore e Psiche nel 2009 e Rolando il recentissimo

Sciam, entrambi per Fingerpicking.net.

La chitarra classica

Oggi come oggi la chitarra fingerstyle è considerata

in un certo senso come una forma di ‘chitarra

classica contemporanea’. E per allargarne gli orizzonti,

Giorgio Cordini ha pensato fin dall’inizio di avvicinare

il mondo della chitarra acustica a quello della

chitarra classica propriamente detta. Quest’anno

Acoustic Franciacorta ha invitato ad esempio un

astro nascente della chitarra classica greca, Yiannis

Andronoglou. Direttore artistico presso il Conservatorio

di Giannitza dal 2007, nel 2010 ha vinto

il concorso ‘Giovani Solisti’ indetto dall’Orchestra di

Stato di Atene e inizia a collaborare come solista

con questa orchestra. Nello stesso anno vede pubblicato

dalla Legend Classics il suo album d’esordio

Travelling, che contiene sue composizioni originali.

A giugno di quest’anno è stato invitato come solista

e come docente di masterclass al GFA (Guitar

Foundation of America), il più prestigioso festival

chitarristico del mondo. Nella sua esibizione a Iseo

ha suonato brani di Francisco Tárrega, Joaquín Rodrigo,

Carlo Domeniconi e alcune proprie composizioni.

Suona con le chitarre del liutaio italiano Stefano

Robol, con il quale ha tenuto prima del concerto

un incontro dimostrativo.

La pattuglia della chitarra classica comprende poi

un duo di promettenti musicisti bresciani, il chitarrista

Gabriele Zanetti e il violoncellista Eugenio

Reboldi: chitarra classica e violoncello costituiscono

una formazione apparentemente inusuale,

ma il repertorio che abbiamo ascoltato ci dimostra

quanto spesso i grandi compositori abbiano scritto

appositamente per questa coppia di strumenti fin

dall’Ottocento. Siamo passati così da rari pezzi del

compositore tedesco Friedrich Burgmüller a brani

di Astor Piazzolla che raccontano la storia del tango,

da una suite di Raffaele Bellafronte sconosciuta

al pubblico italiano alla celeberrima “Cavatina” di

Stanley Myers e alle musiche di Heitor Villa-Lobos

che mescolano le sonorità di Bach con i canti delle

tribù amazzoniche.

Infine abbiamo scoperto il giovane chitarrista

svizzero di origini napoletane Antonio Malinconico,

con all’attivo il recentissimo album Por siempre

Sur per la Malin Music, composto da brani di

grandi compositori sudamericani. Oltre al repertorio

di questo disco, ha suonato dal vivo anche proprie

18

chitarra acustica 7 duemilaundici


Acoustic

Franciacorta

ar

composizioni di carattere intimo e – appunto – ‘malinconico’,

con una tecnica raffinata e convincente.

Canzoni d’autore e non solo

Un’altra strada che Acoustic Franciacorta ha battuto

già da anni per inserire la ‘nicchia’ della chitarra

acustica in un contesto più ampio, è sicuramente

quella della canzone d’autore con la chitarra, e più

in generale della canzone tout-court. Una strada del

resto ben nota al patron Giorgio Cordini, tenendo

conto delle sue passate collaborazioni con Fabrizio

De André e della sua passione musicale per James

Taylor (e i Beatles). E lo stesso Cordini, in occasione

del concerto inaugurale dedicato all’anniversario

dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, ha dato

vita al Trio Giorgio Cordini, Enrico Mantovani,

Alessandro Adami, con Mantovani alla chitarra

acustica, Adami al canto e l’ausilio dell’attore Luciano

Bertoli. I tre musicisti hanno ripercorso centocinquant’anni

di storia d’Italia interpretando una

carrellata di canzoni note e popolari con arrangiamenti

inediti per chitarre acustiche, dalle versioni

strumentali per riattualizzare temi come l’«Inno di

Mameli» mescolato alle note di “Va pensiero”, “Camicia

Rossa”, “Addio mia bella addio” e “Bella ciao”,

alle esecuzioni fedeli di pezzi come “Bella Gigogin”,

“Il crack delle banche” o “Viva l’Italia”, fino ai due

brani inediti di Cordini e Luisa Moleri “Cevo 3 luglio

1944” e “La notte dei Fondi”, che raccontano momenti

terribili del nostro passato. Il tutto inframmezzato

da brani di Gaber, De Gregori, Quasimodo e

Ungaretti recitati da Bertoli.

Altro terzetto interessante è stato il Trio Joe Damiani,

Daniela Savoldi, Matteo Mantovani, con

Damiani al canto e alle percussioni, Savoldi al violoncello

e Mantovani alla chitarra, in un tributo a

Domenico Modugno tratto dal repertorio dell’album

Joe Damiani Trio canta Modugno Vol.1 
(J.D. Music,

2010). L’emozionante e toccante riproposta ha

toccato pezzi indimenticabili come “La lontananza”,

“Nel blu dipinto di blu, “Ciao ciao bambina”, “Meraviglioso”

e, sopra a tutto, “Vecchio frack”.

L’invitata d’onore è stata Nada, accompagnata da

Fausto Mesolella. La collaborazione dal vivo tra

la cantante e il chitarrista degli Avion Travel nasce

Trio Joe Damiani, Daniela Savoldi, Matteo Mantovani

nel 1994 con il progetto Nada Trio insieme al contrabbassista

degli Avion Travel, Ferruccio Spinetti.

La loro attività viene documentata nell’album Nada

Trio (Olis Music, 1998). Nel 2001 Nada e Fausto

tornano in studio per produrre l’album di Nada,

L’Amore è fortissimo e il corpo no (Storie di Note,

2001). Il loro spettacolo comprende brani come la

stralunata “Come faceva freddo” di Piero Ciampi, i

grandi successi come “Ma che freddo fa”, “Il cuore

è uno zingaro”, “Amore disperato”, “Ti stringerò” e

classici della tradizione popolare come “Maremma”,

fino alle canzoni recenti scritte in prima persona

da Nada come “Guardami negli occhi” (dall’album

Dove sei sei, Polygram/Universal, 1999) e “Luna

in Piena” (dall’album omonimo, Radiofandango,

2007). È grande ‘musica pop da camera’, come è

stata propriamente definita.

«Prendi una donna, dille che l’ami, scrivile canzoni

d’amore»: difficile trovare qualcuno in età per

averla ascoltata, che non abbia ancora in testa l’inizio

di “Teorema”. Marco Ferradini l’ha scritta nel

1981 insieme al compianto Herbert Pagani, con cui

ha intrattenuto un intenso rapporto di collaborazione,

e questa canzone è rimasta a lungo nelle classifiche

e ancor oggi nel cuore del grande pubblico.

Di Marco è rimasto un ricordo in parte ambivalente,

come uno dei primi cantautori del ripiegamento su

se stessi, se non del nascente riflusso. Ma questa

immagine è sempre stata nobilitata dalla sua ricerca

di collaborazioni significative: ancora nel 1981

partecipa all’operazione Q Concert, un giro di concerti

attraverso l’Italia assieme ad altri due cantautori,

Mario Castelnuovo e Goran Kuzminac; nel

1983 incide l’album Una catastrofe bionda con testi

di Mogol, Renzo Zenobi e di nuovo Herbert Pagani.

Oggi riconosciamo in lui la qualità della voce,

che testimonia degli anni passati in sala d’incisione

come vocalist. E notiamo la sua efficacia di chitarrista

ritmico e il sincero amore per la chitarra come

strumento di comunicazione: nel 2007 per esempio

ha coinvolto Simon Luca e Ricky Belloni nel progetto

Sessantitaly, una serie di concerti totalmente

acustici, chitarre e voci, su un repertorio rivisitato

di brani della West Coast. In generale apprezziamo

poi la sua attenzione verso il mondo giovanile:

19

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Acoustic

Franciacorta

Nada e Fausto Mesolella

Marco Ferradini

da diversi anni insegna musica presso l’Istituto Superiore

‘Martin Luther King’ di Muggiò. Attualmente

sta lavorando a un doppio album tributo dedicato a

Herbert Pagani, che attendiamo con vivo interesse.

Una buona collocazione per la chitarra acustica

è anche, naturalmente, all’interno di progetti ispirati

al folklore e alle tradizioni musicali. Da questo punto

di vista il concerto di Riccardo Tesi & Maurizio

Geri, rispettivamente all’organetto e alla chitarra, è

stato veramente emblematico: a partire dalle prime

operazioni di recupero del folklore musicale della

natìa montagna pistoiese, passando per la lunga

collaborazione iniziata nel 1978 con la cantantericercatrice

di folk revival Caterina Bueno, i due

non hanno smesso di essere complici da oltre un

decennio nel progetto Banditaliana, uno dei gruppi

guida della cosiddetta world music italiana. E Geri,

in particolare, che è conosciuto nel circuito dei festival

di chitarra acustica principalmente come chitarrista

di ispirazione manouche e per i dischi con il

suo Swingtet, si è proposto nel 2008 anche in veste

di cantautore-chansonnier con il bellissimo disco

Ancora un ballo, esprimendo una forma di canzone

d’autore che porta chiari i segni dei ricchi percorsi

musicali attraversati: da quelli appena citati all’incontro

con il chitarrista sardo Alberto Balìa e alla

formazione del gruppo NUrAGES, in un progetto a

cavallo fra manouche e tradizione italiana, fino alla

partecipazione alla Acoustic Night 2005 di Beppe

Gambetta in vista del progetto Chitarre Zimarre,

una sorta di viaggio nel repertorio musicale delle

grandi migrazioni e della chitarra a plettro italiana

all’alba del XX secolo. Molta carne al fuoco, quindi,

e una musica di grande spessore.

Figlio dell’artista di culto Roy Harper, Nick Harper

ha respirato fin da bambino l’atmosfera di un

cantautorato britannico attento alle esperienze delle

avanguardie musicali. E si è visto. Il suo set pomeridiano

all’aperto, nella giornata conclusiva, si è rivelato

come un’esperienza estremamente intensa e

coinvolgente, che non può essere dimenticata. Lui

si è impegnato fino allo spasimo in una musica di

difficile classificazione, che spazia dalla personale

introspezione alla pungente satira politica, con un

fascino caustico di cui Groucho Marx sarebbe orgoglioso,

passando dalle composizioni originali alle

riproposte in cui riveste alla propria maniera brani di

Elvis Presley, Frank Zappa, Jeff Buckley, Led Zeppelin,

Monty Python e Public Enemy. Il tutto con una

voce di grande impatto e potenza, e un chitarrismo

di tutto rispetto, caratterizzato da un rock acustico di

grande energia e groove. Ha concluso la sua esibizione

sdraiato in mezzo al pubblico in delirio, stremato

dopo più di diciassette minuti del suo ultimo

esaltante folk-blues.

Più ‘regolamentare’ e di stampo nashvilliano il

songwriting di Cathryn Craig & Brian Willoughby.

Cathryn Craigh, americana, è una session singer

di Nashville e ha collaborato e registrato con artisti

come Jorma Kaukonen ed Emmylou Harris. Brian

Willoughby, inglese, è stato chitarrista della nota

cantante pop britannica Mary Hopkin e poi, per ventisei

anni, ha suonato con i mitici Strawbs. L’esperienza

quindi non manca e il piacevole risultato del

loro connubio artistico è stato definito, con evidente

fantasia, ‘Anglicised Americana’.

Grande musica d’intrattenimento condita con una

professionalità di altissimo livello, è questa infine la

cifra sia del Bermuda Acoustic Trio che di Max De

Bernardi & Veronica Sbergia. Con una maggiore

propensione all’eclettismo e alla varietà dei generi

i primi, e una specializzazione rivolta al blues degli

anni venti-trenta nelle sue varie forme i secondi. In

entambi i casi, comunque, il piacere dell’ascolto, il

divertimento e il benessere del pubblico sono più

che garantiti.

Una canzone di Fabrizio De André per la chitarra

acustica

Sempre nello spirito di un’apertura verso la canzone

d’autore si è svolta la fase finale del concorso

20

chitarra acustica 7 duemilaundici


Acoustic

Franciacorta

ar

Roberto Zisa (Foto di Angelo Rinaldi)

“Una canzone di Fabrizio De André per la chitarra

acustica”. Nei mesi che hanno preceduto Acoustic

Franciacorta, i partecipanti dovevano inviare al sito

di Fingerpicking.net la registrazione di un arrangiamento

strumentale inedito di un brano di De André,

realizzato con una sola chitarra. Uno dei tre brani

destinati alla finale doveva essere scelto dal pubblico

che frequenta il sito, altri due da una giuria

composta da Reno Brandoni, Alberto Caltanella,

Giorgio Cordini, Franco Morone, Giovanni Pelosi e

il sottoscritto.
 Era stata attivata la possibilità di votare

per uno o più brani, ma naturalmente non era

consentito votare una seconda volta, in modo da

rispecchiare appieno nella scelta il giudizio del pubblico.


Il pubblico ha così preferito “Sidún” nell’esecuzione

di Michele Cogorno. Mentre i primi cinque

classificati nel giudizio della giuria sono invece risultati:

1) Roberto Zisa, “Un giudice”
; 2) Luciano Pizzolante,

“Sally”
; 3) Orlando Volpe, “La canzone di

Marinella”
; 4) Beppe Cordaro, “Ave Maria”
; 5) Federico

Buccarelli, “Crêuza de mä”. A suonare i propri

arrangiamenti sul palco di Acoustic Franciacorta

sono stati quindi ammessi Michele Cogorno, 
Roberto

Zisa e 
Luciano Pizzolante. Come già nella

fase eliminatoria, la giuria ha avuto un gran daffare

per individuare un vincitore, dato il grande equilibro

delle tre proposte, tutte di buon livello sia dal punto

di vista dell’arrangiamento che dell’esecuzione.

Alla fine si è deciso di premiare Roberto Zisa, per

la particolare articolazione del suo arrangiamento

di “Un giudice”, che ha saputo eseguire con buona

sicurezza. Il premio è consistito in un amplificatore

JAM 100 offerto dalla SR Technology.

Resta infine lo spazio soltanto per segnalare brevemente

le altre attività collaterali, che hanno contribuito

a riempire le due ultime giornate del festival:

l’esposizione di liuteria, con il parallelo “Pomeriggio

dei liutai”, nel quale numerosi chitarristi presenti al

festival hanno suonato su strumenti messi a disposizione

dai costruttori, con una presa del suono uniforme

garantita dal microfono a condensatore DPA

4099 GTR messo a disposizione da Casale Bauer;

una mostra di strumenti per illustrare la strumentazione

dei Rolling Stones, a cura di Rolling Caster

Guitar Collection; la presentazione di impianti

hi-fi artigianali curata dall’associazione ‘Guarda la

Luna’; le tre mostre fotografiche di Elio Berardelli,

Marzia Bonera e Rolando Giambelli dedicate alla

chitarra. Chi scrive ha poi avuto la fortuna di ‘moderare’

un dibattito sulla “Attualità della chitarra acustica”,

che si è trasformato in una accesa discussione

su ciò che è stato un po’ il filo conduttore di questo

articolo: è possibile cioè preservare il ‘fortino’ della

chitarra acustica, vale a dire una alta qualità dell’approccio

al mondo della chitarra acustica, e al tempo

stesso cercare di inserirlo in un contesto più ampio,

aperto anche a un pubblico non specialistico? A

questa discussione, cui hanno partecipato Alessio

Ambrosi, Reno Brandoni, Maurizio Brunod, Giorgio

Cordini, Paolo Coriani, Franco Morone e Giovanni

Pelosi, deicheremo presto un approfondimento.

Andrea Carpi

Foto di Elio Berardelli

(salvo dove diversamente indicato)

Ringraziamo Sara Gaudiosi dell’Ufficio Stampa

Acoustic Franciacorta per la preziosa raccolta di informazioni

curata lungo tutto l’arco del festival

Per saperne di più

Libera Accademia in Franciacorta,

www.franciacortalaif.it

Canale YouTube di Libera Accademia,

www.youtube.com/user/LiberaAccademia

Nick Harper

21

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

artisti

Un Paese a Sei Corde Tre mesi di chitarre sul Lago d’Orta

Un Paese a Sei Corde ha compiuto

sei anni! Stiamo parlando di un

festival chitarristico forse unico nel

suo genere, organizzato in forma

itinerante, non solo nello spazio ma

anche nel tempo. Partito sei anni

fa con poche date intorno al Lago

d’Orta è arrivato quest’anno a coprire

tre mesi e toccare diciotto luoghi

diversi in sedici Comuni su due Provincie,

andando da Crevoladossola

fino a Galliate, toccando Stresa e

passando per Cressa. La sua formula

particolare ha consentito ad ogni

singolo chitarrista esibitosi di essere

gratificato da una notevole presenza

di pubblico, fatto di fedeli estimatori

certi di trovare nei musicisti presentati

da Lidia e Domenico de La

Finestra sul Lago (inesauribili organizzatori

della manifestazione) delle

proposte di qualità, anche quando si

tratta di nomi sconosciuti, ma anche

di spettatori occasionali che hanno

Guitar Republic

scoperto questo mondo solo quando

gli è stato portato sotto le finestre di

casa. Ogni serata una festa. I nomi

più importanti hanno attirato poi pure

numerosi fan venuti anche da molto

lontano per seguire i loro beniamini,

scoprendo così piccoli centri dal

fascino sconosciuto e lontano dalle

grandi metropoli. Questa manifestazione,

con i suoi concerti gratuiti in

un orario serale fruibile da tutti ha

dato la possibilità anche alle famiglie,

magari con bambini, o ai non

più giovanissimi, di godere di tanta

bella musica altrimenti inaccessibile

in una zona ormai colonizzata dalle

cover bands che in tarda serata diffondono

le loro fotocopie musicali al

massimo dei decibel. Un motivo in

più per ringraziare Un Paese a Sei

Corde. Noi che non abbiamo perso

nemmeno una serata vogliamo raccontarvi

cosa è successo in questi

tre mesi. Andiamo con ordine.

22

chitarra acustica 7 duemilaundici


Un Paese

a Sei Corde

ar

Il primo concerto, il 18 giugno al Teatro degli Scalpellini

a S. Maurizio d’Opaglio, già la diceva lunga

sul contenuto dell’intero festival: due chitarristi diversissimi

tra loro, bravissimi, uno votato alle corde

di nylon e l’altro all’acciaio, che hanno proposto

i loro classici e suonato insieme fondendo generi

differenti in una serata di pioggia. Già, la pioggia,

che ha accompagnato quasi ogni fine settimana di

quest’estate pazza, ma che non è riuscita a rovinare

una manifestazione così ben organizzata. Ma

stavamo parlando di Francesco Biraghi e Dario

Fornara, i due direttori artistici del festival, uno per

la classica, l’altro per l’acustica, che, partendo da

una “Imagine”, di Lennon, suonata per caso e per

gioco una sera di tre anni fa e documentata in un

video che ha spopolato su YouTube, hanno proseguito

come se non ci fosse stato tempo in mezzo e

costruendo un concerto divertentissimo che ha costretto

anche i più classici ad apprezzare il suono

dell’acciaio e viceversa, riunendo un pubblico eterogeneo

sotto lo stesso tetto. Peccato mancasse la

luna a completare il quadro.

Il 24 giugno ci siamo spostati a Orta S. Giulio, in

una location un po’ particolare, per ascoltare Gabor

Lesko. La serata è stata inserita dal Comune nel

contesto di una mostra tenuta a metà della pittoresca

Salita della Motta, nel centro storico. Scorcio

bellissimo, ma il palco consisteva in poco più di un

gradino, mentre il pubblico era seduto su sedie poste

un po’ in discesa, come sul ponte di un ipotetico

Titanic. Ma Gabor è stato bravissimo a coinvolgere

comunque la gente con la sua musica e il suo entusiasmo

fanciullesco, e mescolando pezzi suoi –

molti tratti dal suo ultimo disco Share the World – a

grandi classici del blues, in una scaletta giocosa e

un po’ arruffata.

Il giorno dopo tutti a Crevoladossola per un altro

Gabor Lesko

Clive Carroll

concerto incredibile, questa volta nel tardo pomeriggio.

È stato l’avvenimento clou di una giornata di

festa dedicata alla riapertura di una mirabile centrale

idroelettrica degli anni venti, in stile ‘déco’ perfettamente

restaurata. Quale luogo migliore di questo

vero e proprio ‘salotto industriale’ per i Guitar Republic,

al secolo Sergio Altamura, Stefano Barone

e Pino Forastiere, per presentare il loro lavoro,

GR? Il pubblico presente si è divertito e stupito con

i loro suoni arditi e le loro tecniche sperimentali che

però hanno dato vita a brani incredibilmente melodici

e piacevoli in cui ognuno dei musicisti infondeva

il meglio delle proprie peculiarità di chitarrista.

Un vero spettacolo per gli occhi, oltre che per le

orecchie! Ma forse, soprattutto, uno spettacolo per

il cuore.

La domenica ci porta a Pella, una delle tappe storiche

de Un Paese a Sei Corde. Qui nella bella Piazza

Motta affacciata sul Lago d’Orta con la sua Isola

di S. Giulio, c’era un simpaticissimo Clive Carroll

ad accoglierci. Alternando brani suoi a classici della

musica di ogni genere e tempo, alcuni molto intensi,

altri divertenti e velocissimi, ci ha fatto passare una

bellissima sera d’estate stupendoci per la grande

maestria con cui affrontava gli stili più svariati. Peccato

non riuscire anche a capire tutte quante le sue

battute in Inglese!

Una settimana di pausa e il 2 luglio ci ritroviamo

a Briga Novarese per ascoltare Pietro Nobile. La

bellissima giornata e la data scritta sul calendario

hanno suggerito di sistemare palco e sedie per il

numeroso pubblico all’esterno della meravigliosa

chiesetta del Mille dedicata a S. Tommaso. Ma

quando il sole è calato, anche la temperatura l’ha

seguito. Il freddo inaspettato, però, è stato riscaldato

dalla bella musica di Nobile che ha saputo cattu-

23

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Un Paese

a Sei Corde

Pietro Nobile

rare i presenti e nessuno si è mosso fino alla fine,

chiedendo anche più di un bis.

Ben diversa la temperatura a cui si è esibito Rolando

Biscuola il sabato successivo a Gozzano,

ma identica professionalità. Un temporale incombente

ha costretto gli organizzatori a ripiegare su di

una saletta del Centro Sportivo dove luci, pubblico

e finestre blindate hanno portato la temperatura a

livelli tali da far terminare la performance di Rolando

in un bagno di sudore. Ma lui imperturbabile e spiritoso

ci ha fatto ascoltare i suoi brani, alcuni anche

cantati con la sua bellissima voce, trasportandoci in

un mondo vastissimo pieno di musiche e ispirazioni

diversissime tra loro.

La tappa del 16 luglio è quella che ci ha coinvolto

di più. Eravamo a Cressa, il nostro paesino, e

dovevamo accogliere Peppino D’Agostino. Il suo

concerto, preceduto dalla breve ma molto intensa

e piacevole esibizione del fiorentino Luciano Pizzolante,

è stato un grande successo. In una serata

finalmente estiva (zanzare comprese), il pubblico

è arrivato da tutto il Nord Italia per assistere a

quest’eccezionale evento nell’elegante cortile del

Municipio. E Peppino ci ha regalato un’esibizione

fantastica e variegata fatta di pezzi suoi e di arrangiamenti

di brani di musica proveniente da tutto

il mondo. Al termine della serata erano tutti felici,

soddisfatti, impressionati dalla bravura, semplicità e

disponibilità di questo mito della chitarra acustica

mondiale. E noi molto, molto gratificati!

Ma l’estate è bizzosa ed è ancora il maltempo ad

accogliere Paolo Giordano a Gravellona Toce. In

questa cittadina all’imbocco della Val d’Ossola il

nostro chitarrista ha suonato all’interno del vecchio

cinema dell’oratorio che il parroco sta cercando di

restituire agli antichi fasti. La pioggia fuori e le pareti

ancora da imbiancare dentro, hanno dato una nota

malinconica alla serata, ma Paolo è stato bravo a

dosare i suoi brani giocati tra blues, percussioni,

bottleneck, steel guitar e una spettacolare chitarpa.

Ancora grande blues, ma soprattutto tanto bluegrass

per Paolo Bonfanti e Martino Coppo il successivo

30 luglio a Casale Corte Cerro. Il cielo è

sereno, solo qualche nuvola rosa, e da quassù il

panorama è straordinario. In un attimo i due simpaticissimi

musicisti sul palco sono riusciti a trasformare

un compassato pubblico piemontese in una vera

platea country. Una vera festa di allegria con questi

due virtuosi interpreti della chitarra e del mandolino

americano.

Il sabato successivo Un Paese a sei Corde si sposta

sul Lago Maggiore, a Stresa. Purtroppo piove a

dirotto e quindi niente magnifico giardino affacciato

sul golfo Borromeo per Peter Finger. Il Comune ha

messo a disposizione la deliziosa Palazzina Liberty,

troppo piccola per contenere tutto il pubblico accorso

per ascoltare il grande chitarrista tedesco che

con la sua immensa bravura unita alla sua affabilità

e simpatia ha ripagato i presenti di ogni scomodità.

Prima di lui si è esibito Val Bonetti, un esordiente

di tutto rispetto la cui musica, che va dal blues al

jazz, ha molto colpito i presenti. Straordinario il bis,

“Blue Monk”, con cui i due chitarristi hanno concluso

insieme la serata, quasi come un allievo col suo

maestro.

La notte di S. Lorenzo (10 agosto) Un Paese a sei

Corde si trasferisce in una location incredibile per

stupire ancora di più il suo pubblico. Così possiamo

raccontare di quella volta in cui un chitarrista scoz-

Peppino D’Agostino

24

chitarra acustica 7 duemilaundici


Un Paese

a Sei Corde

ar

zese ha cantato in genovese insieme a uno italiano

che ha cantato in inglese in una concessionaria

di auto tedesche! Ovviamente stiamo parlando di

Tony McManus che con Beppe Gambetta ci ha

deliziato con “A Çimma”, di De Andrè, oltre che con

altri fantastici brani del repertorio di entrambi, eseguiti

insieme o da soli. A chi poteva ancora interessare

vedere le stelle cadenti dal tetto in cristallo della

struttura dopo una serata con due stelle ben fisse

nel firmamento della chitarra acustica mondiale?

Ma l’estate, per quanto bizzarra, continua e prosegue

il nostro viaggio per seguire questo festival.

Sabato 20 agosto ci porta a Centonara, frazione

di Madonna del Sasso, che dalla sua posizione da

nido d’aquila domina il Lago d’Orta. La serata tiepida

e serena ci ha aiutato ad accogliere con grande

calore tre giovani chitarristi, tre esordienti dalle

personalità musicali molto diverse e davvero interessanti.

Alberto Ziliotto, l’aria da “bravo ragazzo

dell’oratorio”, composto sulla sua sedia, ha stupito

ed emozionato con i suoi brani in fingerpicking ricchi

di groove e di dolcezza tratti dal suo CD “Suono

come Sono” e ha conquistato con la sua timida

simpatia. Più dirompente la personalità di Lorenzo

Favero che ha dominato il palco con i suoi pezzi

tratti dal suo lavoro “The Grinch” tutto votato al fingerstyle

con bei brani originali e divertenti arrangiamenti.

Nick Mantoan, ha colpito per l’eleganza della

sua esibizione e stupito per il suo giovane amore

per il jazz. Cresciuto sotto l’ala di Beppe Gambetta,

Peter Finger

ha imparato a non suonare col suo stile per crearsene

uno proprio. I tre hanno suonato insieme per

ben due bis in cui i diversi stili di ognuno si sono

amalgamati perfettamente dando prova di grande

professionalità. Perfetto dunque il titolo dato alla serata:

Volare alto!

Il 27 di agosto il vento forte ci porta nella chiesa di

S. Marta a Soriso per assistere alla prima delle due

serate dedicate alla Chitarra Femminile Singolare,

Paolo Bonfanti e Martino Coppo

25

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Un Paese

a Sei Corde

curata da Francesco Biraghi, per l’occasione provetto

presentatore. Dopo l’apertura affidata all’esordiente

– si è trattato proprio del suo primo concerto

– Teresa Tringali, brava e per nulla intimidita, Sara

Collodel è stata la protagonista della serata. Dopo

alcuni brani più consueti del repertorio classico, ha

stupito il pubblico con un lungo e intenso pezzo di

Alberto Ginastera in cui compaiono molti elementi

tipici della moderna chitarra acustica fingerstyle,

percussioni comprese. Tra il pubblico affezionato

serpeggiava una domanda: è davvero così invalicabile

il confine tra chitarra classica ed acustica?

Forse la scelta del programma non è stata del tutto

casuale.

La sera successiva siamo andati alla scoperta di

una quasi sconosciuta frazione di Orta S. Giulio,

Corconio, da cui il lago ci ha offerto lo spettacolo di

un magnifico tramonto prima dell’inizio del concerto

di Luca Pedroni, un chitarrista acustico amante

dell’elettronica. In breve, però, la serata ha raggiunto

temperature polari, che Pedroni non è stato

sufficiente a riscaldare. Il pubblico che segue questo

festival non si fa intimidire dall’uso di pedali ed

effetti, ma quando i brani cominciano a presentare

differenze troppo sottili per essere apprezzate nello

spazio di un unico concerto, allora si sente meno

coinvolto, soprattutto se al gelo.

La data successiva ci fa fare un balzo enorme. La

collaborazione tra Un Paese a sei Corde e Galliate

Master Guitar ci ha portato il 2 di settembre nel cortile

del Castello Visconteo Sforzesco di Galliate. La

serata è mite e sul palco c’è Antonio Forcione. L’istrionico

chitarrista non ha impiegato molto tempo a

conquistare i presenti in un crescendo fatto di grande

musica, molta ispirata all’Africa, gag esilaranti e

simpatia, riuscendo a riempire da solo con la sua

presenza scenica l’enorme palcoscenico messogli

a disposizione. Grande successo e tanta disponibilità

verso il pubblico per questo grande artista che,

come altri, ha dovuto lasciare l’Italia per far musica.

Dopo la parentesi galliatese, per la tappa successiva

dobbiamo attendere fino al 10 di settembre e

salire fino alla chiesa di S. Antonio Abate di Brolo,

frazione del comune di Nonio da cui si gode un’impareggiabile

vista sul Lago d’Orta. Dentro ci attende

il Maurizio Geri Trio pronto ad offrirci uno spettacolo

raffinato e popolare allo stesso tempo, fatto di

brani strumentali e canzoni ispirate alla tradizione

toscana, il tutto in perfetto stile Manouche. Ovviamente

alla loro maniera. Due chitarre e un contrabbasso

che hanno saputo dare nuovi impulsi alla

musica inventata da Django Reinhardt, regalandoci

uno spettacolo fresco ed elegante.

Ma la sera successiva non è certo da meno in

quanto ad atmosfere raffinate. L’esibizione a cui abbiamo

assistito a Pogno, nella chiesa di S. Caterina

è stata senz’altro unica ed irripetibile, visto che

era fatta di… improvvisazioni! Edoardo Bignozzi e

Sàndor Szabó si sono votati a questa tecnica che,

partendo da un tema di base, crea di volta in volta

Beppe Gambetta e Tony McManus

26

chitarra acustica 7 duemilaundici


Un Paese

a Sei Corde

ar

nuove musiche, magnifiche e diverse. Uno sguardo,

un sorriso e parte un nuovo gioco di note in cui la

melodiosità è la regola sempre rispettata. Uno spettacolo

che dà un significato nuovo e accessibile alla

chitarra acustica contemporanea, definizione che

mette sempre un po’ di soggezione. Imperdibile!

Ma siamo giunti all’ultimo fine settimana di questo

incredibile festival che ci ha tenuto compagnia

in quest’estate dal clima bizzarro. Sotto una pioggia

battente, siamo saliti fino alla chiesa di S. Giacomo

di Soriso per assistere al secondo e ultimo concerto

della sezione Chitarra Femminile Singolare della

rassegna. Dopo una brava e delicata Silvia Faggion

che ha aperto la serata, è stata una delle più

acclamate signore della chitarra classica a salire

sulla scena. Anabel Montesinos con il suo ardore

spagnolo ci ha regalato uno spettacolo fatto di

grande bravura, sublime interpretazione, ma anche

tanta simpatia. Tra le sue dita, un classico come

“Asturias” ha acquistato un vigore e una personalità

sconosciuti alle nostre latitudini. Ma, per sorprenderci

ancor di più, ecco, per noi inaspettato, anche

suo marito, il bravissimo Marco Tamayo, con cui

ha duettato su brani dei Beatles (!!!) e Paganini prima

di proporci il loro ormai irrinunciabile “Rondò alla

Turca” di Mozart, suonato a quattro mani su di una

sola chitarra. Assolutamente spettacolare. Quale

modo migliore per attirare l’attenzione anche dei più

distratti verso il mondo della chitarra classica?

Ci siamo. È arrivato l’ultimo appuntamento. Lidia

Robba e Domenico Brioschi, gli instancabili ideatori

e organizzatori hanno voluto salutarci lasciandoci

con un’ultima, grande emozione. L’ultimo concerto

è quello di Pierre Bensusan. I suoi brani hanno rappresentato

momenti di un’intensità unica, ma quello

che ci ha colpito particolarmente è stata la capacità

di trasfigurarsi durante la loro esecuzione. Non

suonava la chitarra, diventava chitarra. Diventava

musica. Questo forse il segreto della sua unicità.

Un ultimo, lunghissimo bis per questo grandissimo

artista e siamo davvero alla fine, di questa serata

e di tutta la manifestazione. Saluti e ringraziamenti

sono affidati ad un cartellone per non lasciar spazio

alla commozione. Ormai gli spettatori più assidui

sono diventati amici e ci si dà appuntamento per il

prossimo anno, pronti a scoprire altri incredibili musicisti.

In quest’edizione abbiamo ascoltato chitarristi

meravigliosi scoprendo nuove sonorità e luoghi a

volte sconosciuti. «Certo che ne abbiamo percorsa

di strada: più o meno 1150 Km!» «No! Sono solo

1149!» tuona una voce possente dall’alto… Ma è

solo Domenico, da sopra una scala, che sta smontando

le luci.

Patrizia & Mauro Gattoni

Foto di Patrizia Mattioli

Roberto Aquari

Mario Giovannini

Volare in alto: Alberto Ziliotto, Lorenzo favero e Nick Mantoan

27

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

artisti

Rieti Guitar Festival nelle corde dei giovani

Un videomessaggio augurale del

maestro Roman Vlad ha aperto giovedì

1° settembre 2011 il Convegno

su “La formazione musicale e la riforma

dei Conservatori” presso l’Auditorium

di Santa Scolastica, dando

il via al primo Festival Internazionale

della Chitarra ‘Città di Rieti’, organizzato

dalla Fondazione di Demodossalogia

‘Perini-Bembo’ sotto la direzione

artistica del chitarrista romano

Roberto Fabbri.

Il convegno, voluto dalla presidentessa

della Fondazione, la dottoressa

Giuliana Cipriani, che ha dato

vita all’iniziativa del festival dal titolo

“I giovani incontrano la chitarra:

nelle corde dei giovani”, s’inserisce

nel quadro del progetto ideato e promosso

dalla stessa Fondazione sulla

formazione musicale, sulla riforma di

legge dei Conservatori e delle Scuole

di musica e sulle prospettive di

giovani musicisti e studiosi, muovendo

da un lavoro preliminare di studi

e sondaggi in questo ambito. Fra gli

interventi quelli dei direttori Bruno

Carioti e Gabriele Catalucci, rispettivamente

dei Conservatori dell’Aquila

e di Terni. A seguire quello del professor

Leonardo V. Distaso dal titolo

“La nostalgia di un vecchio amico,

ovvero l’assenza del critico. Il convitato

di pietra alla tavola della vita musicale”.

Le conclusioni sono state poi

affidate al maestro Carlo Carfagna,

già docente di chitarra al Conservatorio

‘Santa Cecilia’ di Roma.

Andrea Damiani

28

chitarra acustica 7 duemilaundici


Rieti Guitar

Festival

ar

Questa prima edizione del festival ha vantato la

presenza di importanti artisti nazionali e internazionali,

che hanno tenuto concerti e masterclass,

animate dalla presenza di numerosi corsisti. Si è

poi svolta anche la prima edizione del Concorso Internazionale

di Chitarra, che porterà il vincitore ad

aprire la successiva edizione del festival nel 2012.

La realizzazione poi di una mostra di liuteria e di

editoria chitarristica hanno completato questo evento,

dove la chitarra classica è stata il perno su cui è

ruotata l’intera manifestazione, che però si è aperta

anche ad altri generi musicali, più ‘popolari’ ma non

per questo meno importanti, quali il jazz e il flamenco.

La sera del 1° settembre, presso l’Auditorium di

Santa Scolastica, hanno ufficialmente dato il via alla

manifestazione le esibizioni del liutista Andrea Damiani

e del chitarrista francese Roland Dyens, in

una sorta di ideale parabola che univa il passato,

rappresentato appunto dal liuto, al presente identi-

Roland Dyens

Ralph Towner

Giovanni Palombo

29

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Rieti Guitar

Festival

Roberto Fabbri

ficato in Roland Dyens, riconosciuto unanimemente

– fra i chitarristi classici contemporanei – come

quello che più di tutti ha saputo ‘contestualizzare’ la

musica dello strumento.

Il percorso artistico del festival, per volontà del

suo direttore Roberto Fabbri, è proseguito all’insegna

dell’ecletticità, proponendo artisti di diversa

‘estrazione’ musicale. Venerdì 2 settembre, sempre

presso l’Auditorium di Santa Scolastica, è stata

quindi la volta di Francesco Taranto, chitarrista

specializzato nella musica dell’Ottocento, poi quella

di Giovanni Grano, dello spagnolo Carles Pons e

del chitarrista jazz Nicola Puglielli.

Nel pomeriggio di sabato 3 settembre, ancora

presso l’Auditorium, si è poi esibito Giandomenico

Anellino in un programma di sue trascrizioni, che

spaziavano dalla musica dei Beatles a quella di Lucio

Battisti.

La sera, al Teatro Flavio Vespasiano, Roberto

Fabbri con il suo Guitar Quartet ha presentato il

suo ultimo lavoro No Words; stata poi la volta del

chitarrista acustico Giovanni Palombo, mentre la

conclusione della serata è stata affidata al chitarrista

statunitense Ralph Towner. Un concerto dove

la chitarra si è mostrata senza confini, passando

dai raffinati suoni classici contemporanei di Fabbri a

quelli acustici coinvolgenti di Palombo per finire con

la perfetta sintesi di Towner, che con la sua chitarra

classica ha gettato un ponte ideale e assolutamente

originale fra i due diversi stili che lo hanno preceduto.

La mattina di domenica 4 settembre si è tornati

all’Auditorium di Santa Scolastica per la prima edizione

del Concorso chitarristico ‘Città di Rieti’, che

ha visto vincitore della categoria concertisti Alberto

Melchiorre, mentre la vincitrice assoluta fra tutte le

categorie è stata Francesca Cocciolone, che ha ricevuto

una chitarra di liuteria offerta dalla Carisch.

Nel pomeriggio, dopo le premiazioni e l’esibizione

dell’Orchestra di chitarre dei corsisti del festival

diretta da Francesco Taranto, si è svolto il concerto

conclusivo nel quale si sono esibiti i chitarristi clas-

30

chitarra acustica 7 duemilaundici


Rieti Guitar

Festival

ar

Riccardo Rocchi

Massimo Delle Cese

sici Riccardo Rocchi e Massimo Delle Cese, il

chitarrista acustico Michele Piperno e il flamenchista

Juan Lorenzo.

Durante la manifestazione si sono tenute anche

conferenze come quella dei maestri liutai Franco

Di Filippo e Leonardo Petrucci, che hanno parlato

della Fusion School e della loro esperienza diretta

d’insegnamento sulla costruzione di chitarre classiche,

acustiche ed elettriche.

Sempre presso l’Auditorium si è tenuta la Rieti

Guitar Expo, esposizione di liuteria, importazione,

editoria musicale, accessori, management, festival.

Molto interessante è stata infine l’esposizione di

chitarre antiche della collezione del maestro Francesco

Russo dal titolo “La chitarra romantica”, che

ha arricchito ulteriormente una manifestazione capace

di dare del nostro strumento un’immagine a

tutto tondo.

Francesca Ricci

foto di Angelo Contu

Michele Piperno

31

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

artisti

Sergio Fabian Lavia e il Festival di Menaggio

Uno degli aspetti positivi di fare il

tour manager è quello di poter sentire

tanti bei concerti e incontrare tante

belle persone. Al Festival Internazionale

della Chitarra di Menaggio,

su suggerimento del ‘direttorissimo’

Andrea Carpi («già che vai…»), ho

fatto un’interessante chiacchierata

con Sergio Fabian Lavia, musicista

e direttore artistico della rassegna.

Concertista, chitarrista compositore,

didatta, con la sua compagna di vita

e di musica, la cantante e strumentista

Dilene Ferraz, Sergio dirige il

festival da cinque anni. Nell’edizione

2011 si sono avvicendate in cartellone

le proposte più eterogenee, per

un bel giro del mondo a sei corde:

tra le varie proposte, il jazz elegantissimo

di Martin Taylor, il repertorio

classico di Bruno Giuffredi, il Brasile

di Guinga con Roberto Taufic, il duo

di chitarra e mandolino di Luciano

Damiani e Michele Libraro, il rock

elettroacustico di Guitar Republic, e

un nuovo progetto di tango di Sergio

e Dilene con il violoncellista Daniele

Bogni che ha entusiasmato il pubblico.

Oltre a tutto questo, la tre giorni

di Menaggio offre omaggi e concerti

dal vivo in vari punti della cittadina

sul lago di Como, incluso un saggio

degli allievi, alcuni veramente giovanissimi,

della classe di chitarra classica

del Conservatorio della Svizzera

Italiana.

Sergio Fabian Lavia

Cominciamo proprio dai vostri progetti musicali:

tu sei argentino e Dilene è brasiliana, ma tutto

ciò che suonate sul palco evoca molto altro a

chi ascolta. Vuoi parlacene?

Quando ci siamo incontrati, tutti e due eravamo

concentrati sui nostri progetti individuali: Dilene proveniva

da un ambito prettamente brasiliano e jazz,

mentre io, argentino, lavoravo fondamentalmente

nel mondo della musica contemporanea sperimentale.

Ci siamo trovati e abbiamo iniziato a collaborare,

lei nei miei progetti e io nei suoi; poi abbiamo deciso

di realizzare un progetto comune di sintesi di questi

mondi musicali così diversi, e all’inizio non è stato

facilissimo perché la nostra esperienza era di leader

dei nostri progetti (sia io che Dilene siamo entrambi

compositori) per cui nel duo abbiamo dovuto imparare

a essere generosi, a lasciare spazio all’altro

per permettergli di esprimersi al meglio. Dalla confluenza

culturale del duo ‘De Argentina ao Brasil’

sono nati altri progetti aperti ad altri musicisti e ad

altri generi, per esempio tra due giorni facciamo un

32

chitarra acustica 7 duemilaundici


Sergio Fabian Lavia

e il Festival di Menaggio

ar

concerto che si chiama ‘Dal naturale all’artificiale’,

che affronta in particolare il nostro lavoro sull’acustico

ed elettroacustico che va ben al di là delle nostre

radici. Direi che gli ingredienti della nostra musica

sono la cultura popolare argentina e brasiliana, elementi

di improvvisazione che appartengono sia al

mondo della musica contemporanea sia al jazz, e la

sperimentazione elettronica.

Da dove proviene questa curiosità di spaziare in

mondi musicali così diversi?

Io personalmente non mi sono mai trovato soddisfatto

negli ambiti in cui mi sono formato. Quando

ho iniziato come musicista classico, quel mondo

non era sufficiente, non mi bastava; lo stesso è accaduto

quando poi mi sono addentrato nella musica

contemporanea, sia come esecutore sia come

compositore-esecutore; amavo molto, già prima di

incontrare Dilene, la musica brasiliana, e allora è

arrivato un momento in cui mi sono chiesto: mi piacciono

tante cose, cosa faccio, continuo a tenerle separate?

Trovavo questa alternanza qualcosa di non

molto maturo artisticamente, e allora ho preso la direzione

di sintetizzare tutto ciò che mi interessava:

è un lavoro abbastanza difficile, e tra l’altro penso

di non esserci ancora riuscito pienamente… è come

sentire che c’è un’utopia da raggiungere.

Tu e Dilene vivete a Menaggio, sul lago di Como:

come vi trovate, cos’è e com’è l’Italia per te?

Io vivo in Italia da vent’anni, non ho scelto di venire

in Italia ma ho scelto di rimanerci, e l’Italia mi ha

dato tante cose. So che potrebbe sembrare strano

sentire che qualcuno che arriva da tanto lontano

decida di fermarsi qua, perché è noto che ci sono

grandi difficoltà per i musicisti in Italia, però io devo

dire che sono riuscito a realizzare molte cose. Ho

fatto molte esperienze, ho suonato tanto, ho fatto

tanti dischi, ho avuto l’occasione di suonare anche

con personaggi molto importanti… l’Italia mi ha dato

tanto, musicalmente e come esperienza lavorativa.

Detto questo, che ci siano difficoltà è anche vero,

soprattutto negli ultimi anni e in certi ambiti di lavoro.

Oltre a fare concerti e scrivere musica ho sempre

insegnato qui in Italia, ma da tre anni a questa

parte ho rinunciato e insegno in Svizzera, a Lugano.

La realtà è cambiata molto, dall’essere bellissima

quando sono arrivato a oggi, e dopo diciassette

anni in cui cercavo di costruire qualcosa ho sentito

che le cose peggioravano invece che migliorare,

perché c’è meno sostegno, perché sono cambiate

tante cose, per esempio la possibilità per i piccoli

comuni o anche le grandi istituzioni di generare

cose nuove. Io insegnavo in una scuola civica della

provincia di Sondrio che però non ha più fondi; in

venti anni in Italia non ho mai potuto partecipare a

un concorso perché l’ultima graduatoria era stata

fatta proprio nel ’91, e stanno ancora utilizzando

quella per prelevare corpo docente per i corsi di chitarra

in conservatorio. Sono andato in Svizzera e in

Ferraz, Lavia e Bogni

33

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Sergio Fabian Lavia

e il Festival di Menaggio

Martin Taylor

un modo che non mi aspettavo: ho avuto la fortuna

di partecipare a un concorso, l’ho vinto e adesso

ho la cattedra in conservatorio, e poi c’è anche una

piccola scuola privata che dopo tre anni a Lugano

forse ha riconosciuto il lavoro che stavo facendo e

mi ha conferito la direzione artistica, il tutto senza

avere contatti particolari. Devo dire che questa per

me è stata quasi una novità, perché sappiamo che

in Italia, esattamente come in Argentina, i contatti

personali sono quasi determinanti, ed è vero che

per certe cose tu puoi avere tutto il merito che vuoi

ma poi le porte importanti non si aprono mai così

facilmente.

Vogliamo fare un primo bilancio, dopo cinque

anni, del festival di Menaggio? C’è un pubblico

abbastanza numeroso che risponde, e nonostante

quest’anno sia stato introdotto il biglietto

di ingresso, la gente è venuta lo stesso; inoltre,

mi sembra di poter dire che non si tratti di un

pubblico esclusivamente ‘chitarrista’…

Mi piace che esistano gli spazi specialistici, sono

fondamentali, però questo festival è nato proprio

con l’idea di essere aperto ai generi, e soprattutto

aperto agli artisti ‘aperti’, anzi, sono loro a dare questa

apertura alla rassegna. Cerco la loro creatività,

e sono scelti con questa ottica, la maggior parte dei

musicisti sono chitarristi compositori oppure chitarristi

che fanno una scelta di repertorio di un certo

tipo. E il pubblico è consono con questa scelta, è

un pubblico molto variegato, dal ragazzo che vuole

scoprire cosa è una chitarra alla persona più matura

che è abituata ad andare a teatro, al cinema, culturalmente

competente. Ma anche se la musica del

festival può interessare ed attrarre molte persone

diverse, allo stesso tempo non scendiamo a compromessi,

non c’è populismo in nulla di quello che

facciamo e proponiamo. Non ho strategie di calcolo

nella scelta, non posso portare qualcosa che non

abbia il suo valore estetico. Alcuni concerti sono anche

‘difficili’, tutti gli artisti che sono venuti a suonare

sono molto onesti nei loro linguaggi; ma questo

anzi crea sorpresa e aspettativa nel pubblico, che

torna tutti gli anni per vedere cosa propone il festival,

sapendo già che ci sono cose di qualità. Certo,

io qui non ho il problema della biglietteria, perché

abbiamo il sostegno economico della pro loco e di

alcuni privati come l’Associazione degli albergatori,

quindi posso contare su un piccolo margine di

perdita, anche se l’idea migliore sarebbe quella di

andare in pareggio; ecco perché quest’anno è stato

introdotto per la prima volta il biglietto di ingresso

al concerto serale. Ma non posso, come direttore

artistico, arrendermi al commerciale, se no crollerebbe

tutta l’idea, bisognerebbe dire: questo festival

è finito, inventiamoci un’altra cosa.

C’è qualcosa che vuoi aggiungere? Cosa pensi

che sia necessario nel mondo della chitarra,

anche se mi pare una domanda retorica perché

quello che pensi poi lo metti in pratica…

Io sono un chitarrista, e per alcuni forse quello

che sto per dire può essere banale, ma la cosa fondamentale

è che la chitarra è uno strumento bellissimo,

però uno strumento per qualcos’altro. Allora,

la musica fatta dalla chitarra viene prima della

chitarra, io metto le cose in questo ordine, e cerco

sempre l’ampiezza di linguaggio, perché la chitarra

è talmente piccola che se uno inizia a chiudere tutto

nei mondi musicali specifici l’atmosfera per me diventa

asfissiante, e penso che sia così anche per il

pubblico. Penso per esempio che una rivista come

la vostra già lo faccia, perché non vi chiudete solamente

al fingerpicking o altri generi specifici. Tu

hai notato che c’è pubblico qui, perché la proposta

non è monotona nel linguaggio. Noi adesso stiamo

parlando no? Se io mi dilungo a dirti sempre le stesse

cose, arriva un momento che tu chiudi e te ne

vai, mi lasci il registratore e io continuo a parlare

da solo. È importante quello, che le cose si aprano,

perché così diventano più interessanti, più ricche, e

danno sorpresa anche a chi fa la musica, oltre che

a chi la riceve.

Stefania Benigni

34

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

artisti

I segreti della nuova anima classica

Intervista a Maurizio Colonna

Da sempre Maurizio Colonna ha

alternato lavori direttamente ispirati

alla sua formazione classica con

episodi aperti a diversi ambiti musicali,

primo fra tutti il lungo connubio

con Frank Gambale, per non parlare

delle collaborazioni con Alberto Radius,

Tullio De Piscopo, Ares Tavolazzi,

Abraham Laboriel, Alex Acuña,

Paulinho Da Costa. Così, dopo il suo

precedente Rock Waves – Electric

Dreams of a Classical Guitar Player

– Live (NCM-PKP Music, 2008),

nel quale ha definito per così dire un

nuovo stato dell’arte nell’incontro tra

la chitarra classica e la musica poprock,

Maurizio ritorna ora alla sua

dimensione ufficiale di chitarristacompositore

classico o – come direbbe

lui stesso – di ‘nuova musica

classica’, con il nuovo The Secrets of

the Soul sempre per la NCM (appunto

‘New Classic Music’). Il sottotitolo

recita For Guitar and Ensemble e, infatti,

Colonna è coadiuvato in queste

registrazioni da Luciana Bigazzi, pianista

classica qui alle tastiere perlopiù

elettroniche, Mauro Durante alle

percussioni e Moreno Papi al didjeridoo

e al cosiddetto canto armonico

o ‘difonico’, i quali assicurano intorno

alla chitarra un tappeto sonoro essenzialmente

discreto, ma sempre

ispirato e caratterizzante. Ne risulta

un disco molto maturo, riflessivo,

romantico e talvolta estremamente

tenero, dove la solidità ed eleganza

tecnica del protagonista è sufficiente

a catturare piacevolmente l’attenzione

dell’ascoltatore, pur mostrando

solo a tratti l’enorme potenziale virtuosistico

di cui potrebbe disporre.

36

chitarra acustica 7 duemilaundici


Intervista a

Maurizio Colonna

ar

Maurizio, nei tuoi dischi precedenti si trovava

perlopiù un’alternanza molto equilibrata tra

brani lenti e meditativi e brani più vivaci e virtuosistici.

Qui invece mi sembra che la bilancia

penda maggiormente verso atmosfere pacate e

riflessive, molto liriche e romantiche. È cambiato

qualcosa?

The Secrets of the Soul è un progetto musicale

frutto di tre anni di lavoro, in cui ho voluto raccontare

delle mie riflessioni sulla vita, alcune ‘rimembranze’

e sogni latenti che mi hanno accompagnato

fino a oggi. Anche se la chitarra è la protagonista,

nel lavoro ho cercato il senso compositivo, l’insieme

strumentale, l’atmosfera timbrica, più che l’enfatizzazione

a tutti i costi del mio chitarrismo.

L’atmosfera prevalente nell’album è giocata soprattutto

sull’efficace contrasto tra un tuo chitarrismo

molto ‘classico’, che contrappone a

sua volta linee arpeggiate a melodie realizzate

su tremoli e note ribattute, e leggeri tappeti sonori

in cui emerge Luciana Bigazzi alle tastiere

elettroniche. Come nasce questa dimensione di

Luciana?

Questo CD non sarebbe mai esistito senza la

presenza tastieristica di Luciana, che ne è anche il

produttore. Le scelte timbriche dei suoni tastieristici

sono il risultato del suo gusto musicale straordinario,

che ha contribuito a valorizzare, e non prevaricare

mai, la tessitura chitarristica.

In questi tappeti sonori Luciana è coadiuvata da

musicisti già presenti nel suo ultimo album Magical

Places. Sembrerebbe che i vostri due mondi

musicali si siano particolarmente accostati in

The Secrets of the Soul.

Sono io che mi sono avvicinato in modo spontaneo

al mondo artistico di Luciana, visto che alcune

scelte timbriche, alcuni coinvolgimenti strumentali

sono stati ipotizzati già da lei in suoi progetti discografici

precedenti e in particolare nel suo recente

Magical Places, che è uscito prima del mio album.

Nel mio modo di scrivere ho ipotizzato, per la prima

volta, la presenza di strumenti che non ho mai coinvolto

prima, forse per pigrizia o per poca convinzione,

e che invece hanno caratterizzato il significato

compositivo di questi miei nuovi brani.

Nella cartella stampa del tuo disco si legge per

esempio: «L’opera si colloca nell’area della cosiddetta

‘classica contemporanea’, entrando in

una dimensione stilistica attualmente caratterizzata

soprattutto dalla presenza del suono pianistico».

Cosa si intende?

Oggi il pianoforte è un grande protagonista della

composizione strumentale contemporanea. La mia

visione della chitarra è intesa non in modo monodico

(quindi non come una voce o un violino), ma

capace di sviluppare una polifonia articolata (anche

quando è accompagnata da altri strumenti). La collocazione

della mia musica nell’area della cosiddetta

‘classica contemporanea’ è stata sostenuta dalla

critica, anche se per me le rigide classificazioni risultano

obsolete.

Nel CD non mancano però due tuoi distintivi

pezzi di bravura, votati alla velocità e al virtuosismo.

In particolare, in “The Power of the Mind”,

si stenta a credere che sia una chitarra sola, tra

linee di basso e arpeggi velocissimi. Puoi parlarci

della tecnica che usi in brani di questa natura?

Ho pensato uno stranissimo arpeggio che mi

consente di realizzare, in modo costante, un moto

perpetuo accompagnato da un basso ostinato, che

presuppone una diteggiatura della mano destra inconsueta

ma necessaria. Questa è la logica conseguenza

di alcune spericolatezze tecniche presenti

in brani che ho scritto anni fa e che continuo a suonare

con gioia. Molti mi hanno chiesto, a proposito

di questo, se in “The Power of the Mind” e in “The

Secrets of the Soul” compaiono due chitarre ma non

37

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Intervista a

Maurizio Colonna

chitarra principale. Nell’album di spartiti il brano è

scritto proprio per due chitarre, permettendo così la

riproducibilità dell’incisione discografica da parte di

qualsiasi duo chitarristico. Nello stesso album tutte

le parti che ho scritto per chitarra sola possono essere

lette e interpretate senza l’ausilio delle sonorità

di altri strumenti presenti nel CD.

è così: la scrittura dei due brani è per chitarra sola,

come è leggibile nell’omonimo album di spartiti pubblicato

da Carisch-Machiavelli, in cui è scritto ciò

che ho registrato, senza facilitazioni o adattamenti.

Nell’altro di questi brani, la title track “The Secrets

of the Soul”, parte nella sezione centrale

un ritmo di tarantella affiancato a un tremolo flamenco

tipicamente ‘irregolare’: una soluzione

molto originale.

È un disegno inconsueto, quello usato nell’arpeggio

di “The Secrets of the Soul” che, accompagnato

dai tamburi a cornice, suonati dal virtuoso Mauro

Durante, evoca da una parte il fuoco della taranta

salentina e dall’altra il ricordo di architetture armoniche

mozartiane. Tecnicamente poi è presente, nella

diteggiatura della mano destra, un ribattuto di un

dito all’interno della quartina di semicrome che può

sconcertare chi legge lo spartito e voglia suonarlo

alla velocità indicata: in realtà la soluzione proposta

semplifica, secondo me, l’esecuzione.

In due pezzi sovraincidi due parti di chitarra.

Soprattutto in “The Miracle of the Sunrise” vi si

esplicita in tutta evidenza la tua peculiare contrapposizione

e intreccio tra linee arpeggiate e

linee melodiche: come hai reso questa separazione

nello spartito per chitarra sola? E nel complesso

come hai concepito l’album di spartiti

dedicato a questo disco?

“The Miracle of the Sunrise” è strutturato interamente

su due accordi che riempiono l’intero supporto

ritmico armonico. Su questo tappeto essenziale

ho costruito la linea tematica suonata dalla

Nel tuo modo di intrecciare arpeggi e melodie,

emerge sempre un modo di armonizzare molto

personale, tra ‘aperto’ e ‘moderno’: tu come lo

valuti?

Il mio modo di scrivere è semplicemente il mezzo

più diretto con cui riesco a raccontarmi. Non amo

valutare tecnicamente ciò che ‘metto in ordine’, perché

l’ordine che scaturisce è spontaneo. Mi emoziono

quando inseguo un’idea compositiva: quando

suono, quello che a me preme è non mentire a me

stesso e a chi mi ascolta.

“Serenity” si caratterizza secondo me con uno

stile diverso, un modo più compatto e ‘verticale’

di sovrapporre bassi, note di armonia e melodia,

che mi viene di associare a una delle modalità

tipiche del fingerstyle acustico contemporaneo.

Cosa pensi di questo fingerstyle, che tra l’altro

si pone un po’ come una forma moderna di ‘chitarrismo

classico’?

Oggi gli stili, i generi, le aree creative e la maggior

parte degli artisti più sensibili vivono una naturale

esigenza di ‘scambiarsi informazioni’. Le cose più

stimolanti sono il frutto di ‘fusion’ che si nutrono di

dati molto diversi e producono delle sintesi compositive

incredibili. Il fingerstyle, come altri generi musicali,

può entrare nella vita creativa di un musicista

classico, di un jazzista, di un rocker, contribuendo

a favorire la genesi di nuova musica. E questo non

deve scandalizzare nessuno.

Quali sono i tuoi movimenti attuali, i tuoi progetti

e le cose che vorresti dire per concludere

questa intervista?

Vorrei ribadire un concetto che considero fondamentale:

si deve suonare sempre solo ciò che si

ama suonare. Non fa bene alla propria anima fingere

la ‘gioia di suonare’, come purtroppo a volte

accade: è ingiusto nei confronti della nostra vita e

nei confronti di chi ci ascolta.

Andrea Carpi

38

chitarra acustica 7 duemilaundici


Visita il nostro shop digitale

www.fingerpicking.net/digital

lezioni di:

Beppe Gambetta

Bruskers

Daniele Bazzani

Davide Mastrangelo

Eric Lugosh

Fabiano Corso

Franco Morone

Giorgio Cordini

Giovanni Palombo

Giovanni Pelosi

Luca Francioso

Massimo Nardi

Massimo Varini

Muriel Anderson

Paolo Bonfanti

Paolo Capizzi

Paolo Mari

Paolo Sereno

Peppino D’agostino

Pietro Nobile

Pino Russo

Reno Brandoni

Riccardo Zappa

Stefan Grossman

Stefano Barbati

Stefano Mirandola

Val Bonetti


ar

artisti

Albert Lee al Liri Blues

Difficile immaginare che uno stile

fortemente radicato come il country

americano possa avere fra i suoi

massimi esponenti, nel chitarrismo

elettrico, non un musicista americano

ma uno inglese; questo capita se

si ha a che fare con un personaggio

ormai leggendario come Albert Lee.

Nato nel 1943, il musicista britannico

è stato, come molti suoi contemporanei,

influenzato dagli stili allora

in voga, quelli che arrivavano da oltreoceano

e si potevano ascoltare

alla radio e sui dischi d’importazione,

dal blues al rock’n’roll al country,

con qualche spruzzatina di jazz.

Questo è ciò che si può ascoltare nel

suo stile così caratteristico, il fraseggio

velocissimo ricorda a tratti quello

dei boppers degli anni ’50, altre volte

quello dei chitarristi slide che utilizzano

la pedal-steel, altre ancora è

semplicemente intriso di quel gusto

country che oggi siamo abituati ad

ascoltare e che lui ha contribuito a

rendere celebre.

Pochi chitarristi sanno essere immediatamente

riconoscibili all’ascoltatore,

è una caratteristica dei più

grandi, ed Albert Lee non sfugge

a questa considerazione: per questo

ha di diritto conquistato un posto

nell’Olimpo dei musicisti. I bending

singoli o multipli, l’utilizzo dello

string-bender, le velocissime frasi

sulla pentatonica maggiore o blues,

i cromatismi e i double-stops, i rolls

mutuati dalla tecnica del banjo, tutto

si unisce perfettamente in un’unica

miscela, suonata con gusto, groove

e grande feeling.

40

chitarra acustica 7 duemilaundici


Albert Lee

al Liri Blues

ar

Ascoltare Lee che si lancia nei veloci break strumentali

al termine della sua “Country Boy” fa pensare

ad un acrobata, qualcuno che sia sempre lì,

a mezz’aria, sul punto di cadere, ma in equilibrio

costante grazie a una tecnica che ha pochi rivali al

mondo.

Dopo aver accompagnato giganti del calibro di

Eric Clapton ed Emmylou Harris, ha intrapreso una

carriera solista che lo ha consacrato a livello mondiale

fin dagli anni ’80; ancora oggi suona in tutto il

mondo con gli Hogan’s Heroes del mitico chitarrista

steel Gerry Hogan, è proprio con questa formazione

che lo ammiriamo al Festival Blues di Isola del Liri

e lo incontriamo per una veloce chiacchierata prima

dello show, di cui scriveremo brevemente al termine

dell’intervista. Alla fine della cena sua e della band,

albert si avvicina e ci concede qualche minuto prima

di salire sul palco.

L’intervista

Ciao Albert, grazie del tempo che ci dedichi!

È un piacere.

Difficile farti qualche domanda che non ti sia già

stata fatta, iniziamo quindi dalle cose basilari:

vuoi dirci qualcosa riguardo ai tuoi inizi? Cosa

ascoltavi e chi erano i tuoi idoli, quelli che ti

hanno spinto verso la chitarra?

All’inizio, negli anni ’50 in Inghilterra, non è che ci

fosse poi molta scelta per un ragazzino per quanto

riguarda la musica da ascoltare: c’era il rock’n’roll,

il blues, il country, tutta musica americana nella

quale, in quegli anni, la chitarra iniziava a ritagliarsi

uno spazio importante. Fra quelli che inizialmente

mi hanno colpito di più ci furono Don Rich, James

Burton, Buddy Emmons e Jimmy Briant, tutti giganti

della sei corde che hanno oggi un posto nella storia.

Senza dimenticare Chet Atkins, lo ascoltavo sui

suoi dischi o come turnista su quelli di altri artisti,

una vera leggenda.

In effetti il tuo stile si è sviluppato in modo particolare,

la tecnica ibrida plettro-dita oggi tanto

usata non doveva essere così nota a quel tempo,

come hai fatto?

Più che altro non la usava nessuno! Tutto ciò che

ho suonato, oltre alle varie ispirazioni di cui sopra,

è venuto spontaneo, in modo naturale, non avevo

grandi esempi o insegnanti da seguire; quindi se

ascoltavo un passaggio fingerpicking e volevo riprodurlo

mentre avevo in mano il plettro, cercavo di utilizzare

le dita che restavano libere, medio, anulare,

e a volte il mignolo, per suonare fraseggi arpeggiati.

Sono un autodidatta nel vero senso della parola.

Hai avuto modo di ascoltare anche Jerry Reed?

Lui utilizzava quella tecnica.

Sì, ma a quel punto ero già un musicista formato,

il mio stile era completo più o meno come lo si

ascolta oggi.

Quindi eri già un professionista negli anni ’60?

Sì, la mia prima band, gli Head Hands & Feet furono

abbastanza popolari in Inghilterra, con loro il

mio fraseggio era già sviluppato… la band si sciolse

presto, ma sono sempre sorpreso di scoprire quanti

chitarristi dell’ambito country di oggi abbiano i nostri

dischi e mi dicano di averli ascoltati spesso!

Essendo tu uno dei più noti chitarristi country di

sempre viene da pensare che quando ti sei spostato

negli USA tu sia andato a vivere a Nashville.

No, in effetti la mia scelta fu Los Angeles, c’era

molto lavoro allora come turnista e se avevano bisogno

di me a Nashville mi spostavo da lì. Ho avuto

la fortuna di incontrare grandi musicisti come Emmylou

Harris, lei mi chiese di entrare nella band

41

chitarra acustica 7 duemilaundici


ar

Albert Lee

al Liri Blues

proprio per rimpiazzare uno dei miei idoli, James

Burton, che nel frattempo era tornato a suonare con

Elvis. In seguito ho lavorato con Eric Clapton, inglese

come me, per cinque anni. Di recente sono stato

in tour con i Rhythm Kings di Bill Wyman ed è stato

molto divertente… mi hanno anche richiamato ma

avevo già degli impegni con la mia band, ho dovuto

declinare l’invito.

Sei anche sul leggendario doppio album live di

Clapton, Just One Night del 1980.

Esatto, che grande esperienza, Eric è un amico e

fu straordinario lavorare con lui così a lungo.

Oggi sei celebre come solista: ti piacerebbe lavorare

ancora in studio come facevi un tempo,

per altri?

Magari mi chiamassero più spesso! Sono di frequente

in tour e mi capita di dover rinunciare a proposte

allettanti per seguire la mia carriera solista.

Quello del turnista è un lavoro che devi seguire giorno

dopo giorno, se esci dal giro è finita.

Che ci dici delle tue prime chitarre?

Negli anni ’50 i miei genitori mi comprarono una

Hofner President che utilizzai per qualche tempo;

appena fu possibile passai alla Fender, più Telecaster

che Stratocaster, la Tele mi ha accompagnato

per un tempo lunghissimo.

E la Gretsch? Quel ‘twang’ quasi unico tanto

caro ai musicisti country non ti ha mai incuriosito?

La verità? Era troppo cara, a quei tempi non me

la potevo permettere! La ascoltavo in mano ai miei

idoli come Atkins, e rimaneva un sogno.

Viva la sincerità! Con cosa hai amplificato le tue

Fender negli anni?

All’inizio la scelta cadde ovviamente sugli amplificatori

dello stesso marchio, chi non ha mai usato

un Fender valvolare alzi la mano! Li ho avuti per

molto tempo ma quello con cui sono stato forse più

identificato, negli anni della notorietà come solista,

è stato un grosso amplificatore Peavey: mi piaceva

il suono che ottenevo, del resto la mia necessità

principale è un suono pulito ad alto volume per

competere con il resto della band. Mi piace molto

anche il Fender Tone Master, fra i modelli più recenti.

Quando viaggio e sono in tour senza poter disporre

della mia strumentazione chiedo un Fender

Twin Reverb, è un modello affidabile e che conosco

bene, una garanzia.

Si direbbe che il tuo suono sia basato solo su

chitarra, cavo ed amplificatore.

In realtà uso un vecchio processore Korg A3, è

acceso tutto il tempo ed è gran parte del mio suono.

Veramente? Non avrei mai pensato a un rack simile

per un suono come il tuo!

Sì, uso sempre una leggera compressione per

mantenere il livello del suono costante, a volte mi

serve il Phaser, altre il Delay. Ho diversi preset che

42

chitarra acustica 7 duemilaundici


Albert Lee

al Liri Blues

ar

alterno sul palco.

Per quanto riguarda le corde? All’inizio della tua

carriera si usavano scalature molto grosse, gli

elettrici come te che usavano il bending avevano

non pochi problemi.

Infatti, le prime scalature erano simili a quelle da

chitarra acustica, il cantino era una .013 e il Sol era

ricoperto; allora si usava un trucco, credo fu James

Burton il primo a utilizzarlo: si toglieva il basso, la

sesta corda, che veniva rimpiazzata dalla quinta, e

si proseguiva così a scalare, quindi il Sol ricoperto

diventava il Re e arrivati in cima mancava la prima

corda. A quel punto si prendeva una corda da

banjo, più sottile, e la si usava come cantino, e il

bending non era più impossibile!

Oggi utilizzi una scalatura tua, vero?

Sì, ho un set fatto apposta per me, le prime tre

corde sono .010, .013 e .015, il Sol un po’ più leggero

del tradizionale .017 aiuta il bending anche delle

due corde sottostanti.

E della Music Man che porta il tuo nome cosa ci

dici? Non avremmo mai creduto di vederti senza

la fida Telecaster, invece qualche anno fa hai

cambiato strumento. Hai chiesto specifiche particolari

sullo strumento che porta il tuo nome?

No, in effetti all’epoca avevano un paio di strumenti

di prova che stavano testando e facendo provare

a diversi musicisti: una di queste mi piacque

molto e la collaborazione nacque in modo spontaneo…

la chitarra così come era andava benissimo

per come suono io, quindi la misero in produzione

senza particolari accorgimenti, sono molto orgoglioso

che sia andata così.

Ci fai il nome di un musicista che ti piace e che

non ci aspetteremmo di sentire da te?

Come forse sai ho iniziato con il pianoforte, lo

suono ancora anche dal vivo, mi piace molto Bruce

Hornsby ed il suo modo di accompagnare ad accordi:

usa l’armonia in una maniera davvero interessante.

Il tempo stringe e credo ti stiano aspettando per

lo show… grazie del tempo concesso a noi di

Fingerpicking.net, buon concerto!

Un saluto a tutti voi e grazie!

Il concerto

‘Intensamente leggero’, così potremmo definire

lo show di questo grande musicista e dei suoi fidi

compagni di viaggio. Leggero perché il country fortemente

venato di rock’n’roll che è la trave portante

del suo spettacolo è talmente divertente da farci dimenticare

che siamo di fronte a musicisti di livello

straordinario: il già citato Gerry Hogan è una vera

leggenda della pedal-steel, il batterista Peter Baron

canta alla grande, oltre a essere un signor batterista,

come un ottimo vocalist risulta essere il pianista

Gavin Povey, mentre il bassista Brian Hodgson non

si schioda di un millimetro dalla sua posizione. I cinque,

insieme da anni, suonano come se fossero un

solo uomo, viene voglia di ballare dall’inizio alla fine,

la struttura ritmica dei brani è perfetta per mettere

in luce il virtuosismo mai fine a se stesso dei solisti,

Lee su tutti. È una vera leggenda e nonostante un

leggero infortunio a un braccio lo abbia tenuto a riposo

nella primavera di quest’anno, prima del tour

a cui assistiamo, è in gran forma e non tradisce le

nostre aspettative.

Oltre ad essere una persona davvero gentile e disponibile,

oltre che piuttosto umile, è un chitarrista

che ha cambiato per sempre il modo di fraseggiare

nel country elettrico: chiunque oggi si cimenti con

questo stile deve qualcosa a lui e al suo modo di

intendere la musica che suona. È anche un buon

cantante e un valente pianista, nonostante nella

leggenda sia entrato grazie alla sua Telecaster del

1950 e alle scorribande musicali effettuate su di

essa.

Se voleste ascoltare qualcosa consigliamo un CD

che oggi racchiude due suoi vecchi album (Speechless/Gagged

But Not Bound), o un live come il bel

Live At Montreux o un DVD sempre dal vivo, ce ne

sono diversi. Buona scoperta.

Daniele Bazzani

43

chitarra acustica 7 duemilaundici


st

Chitarra acustica

LARRIVéE LV 03 E

COVER

STORY

Jean Larrivée costruisce chitarre

dal 1967. Ha iniziato a suonare, giovanissimo,

consumandosi le dita sui

lick di Duane Eddy, per poi affrontare

seri studi di chitarra classica attorno

ai vent’anni. Proprio questo percorso

didattico lo ha portato a contatto

con Edgar Mönch, liutaio tedesco

residente a Toronto, presso cui ha

compiuto in seguito quattro anni di

apprendistato. La sua prima chitarra

con le corde in acciaio è datata 1971,

strumento su cui ha sviluppato un

design originale sia per lo shape del

corpo che per bracing e incatenature.

Lo stesso Jean non ha esitato in

più occasioni a definirlo un “success

through ignorance”, vista l’eccellente

resa sia per proiezione che dinamica

e volume. Quello stesso progetto, sia

pure con infinite piccole modifiche e

aggiustamenti è, a tutt’oggi, alla base

della serie LV, uno dei cavalli di battaglia

della ditta canadese.

Per Larrivée, come per molti builder del settore,

le serie in produzione vengono identificate con numerazione

progressiva a salire, in rapporto con le

finiture offerte. La LV 03 E arrivata in prova, quindi,

si colloca sulla carta a un livello intermedio di

realizzazione e per fascia di prezzo. Anche se di

primo acchito proprio non si direbbe. Certo, lo strumento

è abbastanza sobrio, del resto il buon Jean

è sempre stato considerto molto ‘europeo’ in questo

e per sua stessa ammissione ha dovuto fare diversi

compromessi con il proprio gusto personale per

adattarsi al mercato americano. Ma la qualità dei

materiali è notevole. In particolare l’abete canadese

figurato della tavola è davvero molto bello, si

merita in pieno la tripla A di riconoscimento. Fibre

compatte e parallele, marezzature quasi a ‘graffio

d’orso’, colore intenso e vivo. Naturalmente stiamo

parlano esclusivamente di legni masselli, per tutto

lo strumento. Fasce e fondo sono in mogano molto

chiaro e figurato – di nuovo non si può fare a meno

di apprezzarne l’ottimo effetto estetico – e tutte le

strumenti

giunzioni sono ornate da un binding in acero. Sulla

tavola è presente anche un filetto BWB che richiama

l’ornamento alla buca, estremamente sobrio ed

essenziale. Il manico è realizzato con un pezzo unico

di mogano e monta una tastiera in ebano con

segnatasti in abalone a punto, molto piccoli. Il binding

viene ripreso su tutta la lunghezza del manico

fino alla paletta, realizzata con il consueto stile della

casa: ricoperta in ebano e con il logo dorato sulla

cuspide stondata. Le meccaniche sono marchiate

Larrivée e montano palettina in ebano. Stesso materiale

anche per il ponte, dalla forma molto classica.

Un bel gioco di rimandi e contrasti nell’insieme,

con un impatto visivo molto gradevole, in cui anche

il battipenna tartarugato ha il suo perché. La realizzazione

dello strumento è assolutamente ineccepibile:

nessuna imperfezione dentro la buca, tanto

meno sui dettagli della cassa.

Lo shape del corpo della LV, come accennato prima,

è di concezione originale. A prima vista potrebbe

sembrare un ibrido tra una OM e una mini jum-

44

chitarra acustica 7 duemilaundici


st

Chitarra acustica

LARRIVéE LV 03 E

bo, ma con lo spessore delle fasce di una 000. Nel

complesso, comunque, la chitarra è perfettamente

bilanciata, cade bene addosso e, complici anche la

dimensione del nut, del profilo del manico a C tonda

e della scala leggermente ridotta, si suona da subito

con piacere. Nonostante sia arrivata con un set up

da ‘veri uomini duri’ è molto più docile di quello che

ci si sarebbe potuti aspettare.

Le sonorità della chitarra sono molto interessanti:

sembrerebbe essere una chitarra per fingerstyler

‘duri e puri’ e, in effetti, suonta con le dita rende

molto bene. Tutta la gamma è ben definita, arricchita

da overtone mai troppo invadenti. Fondamentale

bene in evidenza, ma senza risultare troppo davanti.

Una punta di riverbero naturale, che emerge soprattutto

dopo qualche minuto che si suona, quando

lo strumento comincia a ‘scaldarsi’, completa una

resa complessiva eccellente. Ma è impugnando un

plettro che si rimane abbastanza stupiti: di solito

strumenti adatti al fingerstyle vanno poco oltre un

leggero strumming di accompagnamento. La LV 30,

in questo, ha decisamente una marcia in più, che

la rende estremamente versatile e adatta a molte

situazioni. Se poi ci aggiunge la spalla mancante e il

sistema di amplificazione on board di serie, davvero

non manca nulla. L’LR Baggs Element montato

il controllo sulla fascia superiore (con accordatore

cromatico integrato) è un sistema di rilevazione tutto

sommatto abbastanza economico, ma con una

resa non trascurabile. L’accoppiata del sistema con

la chitarra su cui va montato è un fattore molto importante

– e che spesso viene un po’ dimenticato –

e in questo caso si rivela estremamente azzeccata.

E se la base è buona, l’amplificazione fa poca fatica

a rendere bene, come in questo caso.

Nel complesso, strumento di livello eccellente,

per finiture e pasta sonora. Un vero e proprio ‘coltellino

svizzero’, con tutto quello che serve per affrontare

e risolvere qualsiasi situazione. Con una

spiccata vocazione per il palco, senza dubbio, ma

guai a lasciarla a casa in caso di un turno in sala di

registrazione. Chitarra azzeccata, per rapporto qualità

prezzo, realizzazione e versatilità.

Mario Giovannini

Scheda tecnica

Tipo: Chitarra acustica

Costruzione: Canada

Importatore: Aramini Strumenti Musicali

s.r.l. Via XXV aprile, 36 Cadriano di Granarolo

(BO)

info@aramini.net

Prezzo: € 1.998

Top e catene: Abete Canadese figurato

AAA

Fasce e fondo: Mogano

Manico: Mogano

Tastiera: Ebano

Ponte: Ebano

Binding: Acero

Meccaniche: Larrivée

Amplificazione: LR Baggs Element

Larghezza al capotasto: 46 mm

Distanza Mi-mi al ponte: 58 mm

Scala: 647 mm

Tasti: 21

46

chitarra acustica 7 duemilaundici


st

Chitarra acustica

LARRIVéE OM 02

COVER

STORY

Eccoci a scrivere di uno strumento

che ci ha sorpresi in positivo, il che

non è così frequente per chitarre in

questa fascia di prezzo: siamo in

quel limbo di cui tante volte abbiamo

trattato, non si parla certo di strumenti

‘economici’, ma neanche di quelle

sei corde che fanno sognare gli appassionati

di tutto il mondo.

Fra l’altro con questa Larrivée OM

02 parliamo della ‘piccoletta’ di casa

Larrivée, la entry level, lo strumento

più economico che il marchio canadese

produce, quindi secondo la

nostra esperienza potremmo anche

non aspettarci grandi cose.

E invece la tiriamo fuori dalla bella

custodia rigida nel silenzio della stanza

e iniziamo a suonarla, così come

è arrivata, praticamente accordata e

regolata in maniera eccellente.

Ma prima uno sguardo alle

strumenti

Caratteristiche

La sigla OM non trae in inganno, la forma è quella

prediletta dai fingerstylers di tutto il mondo, quella

Orchestra Model definita comunemente OM che

viene spesso scelta per la forma comoda e il suono

bilanciato. I legni sono il sapele per le fasce e il

fondo, abete sitka del Canada per top e catene, la

bordatura è in acero e il manico in mogano; tastiera

e ponte sono in ebano e la rosetta intarsiata con il

battipenna tartarugato completano il tutto.

Della forma abbiamo detto, è molto comoda da

suonare, il manico è disegnato benissimo e ogni

nota risulta accessibile, le meccaniche fanno il loro

dovere e la chitarra, nel suo essere così priva di

fronzoli e satinata, ha però, grazie al battipenna

tartarugato, un look davvero accattivante. Non c’è

molto altro da dire, resta la cosa più importante.

48

chitarra acustica 7 duemilaundici


Chitarra acustica

LARRIVéE OM 02

st

Il test

Siamo subito colpiti dalla ricchezza timbrica della

OM 02, per uno strumento che nella linea di produzione

è il meno pregiato suona davvero bene! La

proviamo con le dita e con il plettro, giriamo sulla

tastiera in cerca di punti morti senza trovarli, proviamo

a suonare cose che conosciamo e che di solito

sono eseguite su strumenti molto più costosi,

e restiamo sorpresi da quanto regga il confronto.

Non stiamo dicendo che suona come una chitarra

da 4.000 euro, ma se domani ci chiedessero di andarci

su un qualunque palco per un concerto, non

avremmo alcuna difficoltà.

Proviamo anche a cambiare accordatura, scendiamo

fino a quelle più impegnative, il Mi basso

regge bene fino al Do e al Si una quarta sotto; la

chitarra ha un timbro caldo e rotondo, un suono definito

ma mai troppo brillante, c’è da divertirsi e per

qualche giorno, appoggiata sul poggia-chitarra, ci

fa compagnia senza invadere lo spazio, in maniera

discreta ma presente, come solo gli strumenti di

buona categoria possono fare.

Non male anche suonata con il plettro, non si pensi

che la forma influisca troppo sul rendimento complessivo

della chitarra: se suona bene, suona bene.

Scheda tecnica

Tipo: Chitarra acustica

Costruzione: Canada

Importatore: Aramini Strumenti Musicali

s.r.l. Via XXV aprile, 36 Cadriano di Granarolo

(BO)

info@aramini.net

Prezzo: € 1.116 (IVA inclusa)

Top e catene: Abete Canadese sitka

Fasce e fondo: Sapele

Manico: Mogano

Tastiera: Ebano

Ponte: Ebano

Binding: Acero

Meccaniche: Larrivée 18:1

Amplificazione: no

Conclusioni

È quasi un dispiacere separarsene, ma volevamo

condividere con voi la soddisfazione di aver scoperto

che con meno soldi del previsto si possono avere

grandi soddisfazioni. Speriamo con questa di aver

inaugurato una serie di recensioni di strumenti con

caratteristiche e prezzi simili, perché sono quelle

più richieste da chi studia sul serio e non si può permettere

di spendere cifre esagerate, quindi ci metteremo

al lavoro per darvi più informazioni possibili.

Chiudiamo dicendo che della stessa serie (02) ci

sono le forme L e D, e questi tre modelli sono replicati

a loro volta nelle serie 03, 05, 09 e 10, anche

elettrificate e con spalla mancante. Custodia rigida

di serie già dal modello base.

Daniele Bazzani

49

chitarra acustica 7 duemilaundici


st

strumenti

Preamplificatore stereo per chitarra acustica

D-Tar Solstice

Nel grande mondo dell’amplificazione

per chitarra acustica, mondo

sempre in espansione visto il rinnovato

interesse per il nostro strumento,

si sta facendo largo, da qualche

anno, un marchio dietro il quale si

celano due ‘mostri sacri’ della tecnologia

musicale: D-Tar sta infatti per

Duncan-Turner, dove Duncan è quel

Seymour Duncan che costruisce pickup

per chitarra elettrica utilizzati

dai più importanti chitarristi al mondo,

e Turner è Rick Turner, co-fondatore

del marchio Alembic e già collaboratore

della Gibson, oltre a molte altre

cose fatte in carriera.

Questi due giganti hanno creato il

marchio e messo in produzione alcune

macchine davvero interessanti,

due delle quali saranno oggetto dei

nostri test; leggete con attenzione

perché molte vostre domande su

come gestire l’amplificazione di una

chitarra acustica potrebbero trovare

una risposta.

Oggetto interessantissimo e già in commercio da

qualche anno, il D-Tar Solstice è un preamplificatore

stereo per chitarra acustica che permette di gestire

due diversi segnali provenienti dal nostro strumento:

tecnica comune oggigiorno è infatti quella

di amplificare una chitarra con due pickup (tipo piezo

e microfono, per capirci, anche se oggi questa

soluzione è meno frequente che in passato), che

dovranno poi essere da noi gestiti tramite qualche

dispositivo esterno, come quello che abbiamo fra le

mani. Di solito si esce dallo strumento con un jack

stereo che termina con un altro jack stereo o con il

cosiddetto cavo a ‘Y’, cioè due jack mono che andranno

su due canali separati; il Solstice permette

di gestire entrambe le soluzioni, i due canali hanno

un ingresso a testa, ma quello superiore è stereo

e divide i segnali internamente, quindi nessun problema.

Caratteristiche

Il Solstice è un preamplificatore a due canali con

equalizzazione completamente separata, il che risulta

fondamentale nella gestione sonora.

Sul pannello frontale troviamo, da sinistra, due file

sovrapposte e identiche di controlli formate da: Ingresso

jack con relativo Volume, switch Phantom,

switch -20Db collegato al successivo Ingresso XLR

e al suo Volume; Bassi, Medi, Alti, Led che indica

l’eccesso di segnale, Switch per invertire la fase. I

controlli sulla linea superiore hanno il trattino di posizione

giallo, quelli del canale 2 lo hanno bianco.

Troviamo inoltre il piccolo switch con relativo Led

che mette in Mute l’apparecchio, il Led di accensione

(non c’è On/Off, la macchina si accende al

collegamento alla presa elettrica) e due potenzio-

50

chitarra acustica 7 duemilaundici


Preamplificatore stereo per chitarra acustica

D-Tar Solstice

st

metri, uno per dosare la quantità di effetto del Send/

Return ed il Master generale del Pre.

Sul retro abbiamo l’ingresso per collegare l’alimentatore

dedicato, le prese jack di Output, Tuner

Out, pedale per il Mute, Send e Return, due Insert

con uscita jack e due uscite post equalizzazione bilanciate

(XLR) per i due canali. Chiude il tutto l’uscita

bilanciata mono con jack XLR che se lo vogliamo

ci permette di saltare la D.I. box e un piccolo switch

Ground Lift per attenuare eventuali ronzii di fondo

dovuti al sistema elettrico.

Cosa fa e come lo fa

L’arma vincente del sistema, ammesso che il

nostro strumento abbia due pickup che escono

separati (in effetti funziona alla grande anche con

strumenti mono), è la possibilità di equalizzare in

maniera differente i due segnali, di modo che, ad

esempio, un microfono interno alla cassa possa

essere privato delle basse frequenze che spesso

portano feedback, senza per questo dover togliere

quelle frequenze all’altro pickup. Diciamo questo

perché una soluzione piuttosto comune è quella di

avere due pickup nella chitarra, ma una sola uscita

mono, spesso gestita da controlli sulla fascia

superiore, e questo si traduce in un solo, grande

problema: se una nota va in feedback, dobbiamo

‘tagliare’ le basse frequenze ad entrambi i pickup,

mentre spesso il problema si risolve riducendole a

uno solo dei due, con conseguente salvaguardia

dell’intero segnale dell’altro. Scusate se ripetiamo

quanto appena scritto, ma è un punto fondamentale

del discorso.

Abbiamo affrontato il problema in un altro articolo

su questo sito (“Amplificare la chitarra acustica”, 7

gennaio 2010): se avrete la pazienza di rileggerlo,

troverete molti punti in comune con ciò che scriviamo

qui, e capirete ancora meglio perché il D-Tar

possa davvero fare la differenza.

Detto questo ci si rende conto di come questo piccolo

attrezzo sia in grado di risolvere una quantità

enorme di problemi: gli ingressi sia jack da ¼ che

XLR sono importanti per accettare varie tipologie di

pickup o microfoni, possiamo equalizzare il segnale

proveniente dall’interno della chitarra (come quello

di un piezo o di un magnetico) e sommarlo a quello

di un microfono a condensatore esterno, per prendere

ad esempio due sistemi opposti. Restando nel

campo delle ipotesi più probabili, le combinazioni

che spesso troviamo sono appunto quelle piezo +

mic interno, trasduttore microfonico + pickup magnetico,

e via dicendo, il succo non cambia.

Ciò che importa è che avremo modo di intervenire

in maniera ‘pesante’ sul nostro suono modificando

questa o quella frequenza, prima ascoltando i suoni

separatamente, poi unendoli e miscelandoli a nostro

piacimento. Vi garantiamo che c’è da divertirsi

e che le soluzioni sono molteplici.

Passiamo al test vero e proprio

Il Solstice suona bene, davvero bene. È molto trasparente

e offre un’ottima possibilità di intervento,

i controlli di tono lavorano in modo eccellente ma

la cosa migliore è che in posizione ‘flat’, senza toccare

nulla, il suono è già splendido. Ogni diverso

tipo di pickup è reso bene e le differenze sono evidenti:

colleghiamo il D-Tar prima ad un amplificatore

dedicato alla chitarra acustica, poi ad un piccolo

impianto e ci accorgiamo che su entrambi lavoriamo

in maniera ottimale grazie alle molte uscite a

disposizione, bilanciate e non. Il volume di uscita è

piuttosto alto e permette di utilizzare pickup attivi e

passivi (con questi ultimi dobbiamo tenere i volumi

molto alti), il Send/Return è un punto di forza, soprattutto

se utilizzato in coppia con l’equalizzatore

Equinox (sempre prodotto dalla D-Tar, di cui scriveremo

a breve scadenza), ma un qualsiasi effetto

tipo riverbero può essere accoppiato a questo ottimo

preamplificatore. Utile il Mute che ci permette

di accordare in silenzio – l’uscita per l’accordatore

resta infatti attiva –, operazione che sul palco possiamo

effettuare tramite switch a pedale: non male

se vogliamo fare in fretta senza togliere le mani dallo

strumento o se abbiamo il Solstice a una distanza

non comoda.

Conclusioni

Se ci seguite regolarmente sapete quanta attenzione

e spazio dedichiamo all’argomento, quindi

speriamo che il test di quella che risulta essere,

a nostro avviso, una delle migliori e più complete

macchine sul mercato, sia cosa a voi gradita. Il Solstice

ci permette di risolvere la maggior parte dei

problemi relativi all’amplificarsi sul palco e alla gestione

di sistemi multipli di amplificazione, è comodo,

leggero, facile da usare e ha un prezzo consono

alla qualità che propone. Di solito consigliamo di

provare – prima di comprare – le cose che testiamo,

ma su questa potremmo quasi sbilanciarci e consigliarne

l’acquisto a scatola chiusa se non aveste

modo di provarlo prima. Non va dimenticato che se

abbiamo due chitarre con un’uscita mono, questo

pre può gestirle entrambe, una per canale, in modo

da mandare al banco di regia un solo segnale già

‘finito’ e avere il controllo sul palco dei nostri volumi.

Buona miscelazione a tutti.

Daniele Bazzani

Importatore: Casale Bauer, Via IV Novembre 6/8,

Candriano, www.casalebauer.it

Prezzo: Euro 638 (IVA inclusa)

51

chitarra acustica 7 duemilaundici


st

strumenti

Chitarra acustica

PEERLEsS PD 55 CE

Peerless Guitar è un marchio relativamente

giovane sul mercato. Magari

a molti non sarà granché familiare.

Gretsch, Epiphone, Fender, Gibson

e Alvarez – solo per citarne alcuni –

invece suonano meglio, vero? Dal

1970 la Peerless ha realizzato, nei

suoi stabilimenti in estremo oriente,

strumenti per ordine e conto di questi

colossi del mercato globale. Facendosi

le ossa su una produzione, con

standard qualitativi comunque elevati,

che è arrivata anche a 30.000 pezzi

al mese. Nel 2007, con la realizzazione

del nuovo sito di fabbricazione

in Corea, su una linea di produzione

assolutamente all’avanguardia, hanno

coraggiosamente invertito questa

tendenza scendendo a 1.000 pezzi

al mese, focalizzandosi esclusivamente

su modelli originali. Prima con

le archtop, ora con le acustiche puntano

decisamente a strumenti di qualità

proposti a un prezzo accessibile.

La gamma delle acustiche prodotte

dalla casa coreana, al momento, non

è vastissima, ma l’impressione di primo

acchito è che si tratti di strumenti

ben costruiti, affidabili e versatili. Andiamo

a toccar con mano.

La PD 55 CE a disposizione per la prova è una

classica dreadnought a spalla mancante, dall’aspetto

molto tradizionale e monta di serie un sistema

di amplificazione Fishman Prefix Plus T. La

tavola è in abete massello, di provenienza ignota

ma dalla bella colorazione leggermente virata all’arancio,

con una trama delle fibre fitta e compatta.

Fasce e fondo sono in palissandro che la scheda

tecnica dello strumento dichiara in laminato. Senza

saperlo, sarebbe facile cadere in errore, vista la coerenza

delle venature tra esterno e interno. Evidentemente

un lavoro ben fatto. Su strumenti di questa

fascia di prezzo – stiamo parlano di circa 1.000

Euro – la scelta del multistrato potrebbe far storcere

il naso. Ma è una soluzione che si trova sempre più

52

chitarra acustica 7 duemilaundici


Chitarra acustica

PEERLESS PD 55 CE

st

Scheda tecnica

frequentemente utilizzata su chitarre amplificate,

come sistema di riduzione del feedback. Le giunzioni

della cassa sono ornate con un binding crema in

materiale plastico, arricchito sulla tavola da un triplo

filetto BWB. La bordatura è presente anche sul manico,

realizzato in mogano con tastiera in palissandro.

I segnatasti sono classici, a punto, in perloid.

La paletta è ricoperta in palissandro, in match con

tastiera e ponte, e ha laratteristica forma “lady lips”

che è un po’ il marchio di fabbrica della Peerlees,

che la utilizza sostanzialmente identica anche sulla

linea delle archtop. Le meccaniche sono cromate e

prive di brand, ma svolgono il loro compito in maniera

impeccabile. Il semplice ornamento alla buca

e il battipenna tartarugato completano un design

essenziale ma molto curato, elegante e allo stesso

tempo ‘assicurante’. La realizzazione dello strumento

è assolutamente impeccabile: dentro e fuori

dalla cassa gli incastri sono netti e precisi, niente

colla in eccesso o imprecisioni di sorta.

Il bilanciamento dei pesi è buono, anzi ottimo se

si considara la spalla mancante. La chitarra comunque

monta di serie il secondo end pin, per chi vuole

o deve suonare in piedi. La sezione del manico a C

leggermente squadrata risulta subito comoda e si

apprezza in particolare la spaziatura ottimale delle

corde su un nut non eccessivamente largo. Comunque:

laminato o non laminato per fasce e fondo, la

chitarra suona alla grande, esattamente come te la

aspetteresti. Una dread, anzi una gran dread a tutti

gli effetti. Bella la botta sui bassi, medi leggermente

compressi e un po’ sfacciati, cantini rotondi e ben

definiti. Una gioia per i flatpickers, ma anche per

chi suona con le dita non è affatto male. Certo non

è fatta per sussurrare delicate melodie celtiche, ma

per uno stile più moderno – alla Paolo Giordano per

intenderci – non è assolutamente da sottovalutare.

Il sistema di amplificazione montato on board non è

l’ultima novità del settore ma, forse anche per questo,

estremamente rodato e affidabile, in grado di

restituire le sonorità della chitarra in maniera fedele

e trasparente.

Nel complesso uno strumento di buon livello, con

ottime finiture e una spiccata vocazione per il palco,

molto ‘plug&play’ come si usa dire ultimamente. Il

rapporto qualità prezzo è notevole (c’è inclusa anche

una custodia rigida di ottima qualità), il consiglio

sempre il solito: al momento di sciegliere uno

strumento aprire bene le orecchie e non guardare

troppo il marchio sulla paletta.

Tipo: Chitarra acustica

Costruzione: Corea

Importatore: Sisme Via Adriatica, 11 -

Osimo Stazione (AN) - www.sisme.com

Prezzo: Euro 1.060

Top e catene: abete

Fasce e fondo: palissandro laminato

Manico: mogano

Tastiera: palissandro

Ponte: palissandro

Binding: BWB

Meccaniche: cromate

Amplificazione: Fishman Prefix Plut T

Larghezza al capotasto: 44 mm

Distanza Mi-mi al ponte: 56 mm

Scala: 650 mm

Tasti: 21

Mario Giovannini

53

chitarra acustica 7 duemilaundici


st

strumenti

Notizie di mercato

dalle aziende

Greg Bennett TMJ5 CE

Nuova aggiunta al catalogo Greg Bennett. Questa chitarra viene proposta nella

tradizionale colorazione natural che mostra tutta la bellezza del top in abete massello,

e black, per gli amanti di un look più aggressivo. La TMJ5 CE risulta molto

comoda da suonare grazie al design ThinLine – le fasce sono di una misura leggermente

ridotta – e all’accordatore incorporato. Altre caratteristiche interessanti

sono: il fondo in mogano, la spalla mancante e l’equalizzatore a quattro bande. Il

tutto ad un prezzo più che aggressivo.

È distribuita in Italia da Sisme

Bold Picks

Dal connubio di due innovazioni,

M-Picks (www.m-picks.com) e gli ormai

noti Essetipicks (www.essetipicks.

com) è stato realizzato un nuovo progetto

per chi non si accontenta di suonare

con i soliti thumb: il Bold Picks!

Si tratta di un plettro Bold, amato sin

dagli esordi in particolare dai jazzisti

ma che sta conquistando gli utilizzatori

di tutti i generi, dotato del nuovo

Elastik Picks, ideato da M-Picks, per

consentire l’utilizzo di tutte le dita della

mano destra svincolate dall’impegno

di dover sostenere il plettro e che consente

di averlo sempre pronto all’uso a

portata di pollice!

Questo nuovo prodotto verrà presentato

ufficialmente da Ignazio Di

Salvo (direttore della: Modern Music

Institute) all’ SHG (Second Hand

Guitar 2011) il 20 novembre al Quark

Hotel di Milano.

LIVE

Sta per partire il grande

demo-tour di Massimo Varini!

Dal 17 Ottobre al 28 Gennaio 2012, Massimo attraverserà

la penisola con la sua chitarra Eko Mia Fastlok!

Dal 17 Ottobre al 28 Gennaio 2012, Massimo attraverserà

la penisola per far conoscere ai suoi tanti estimatori

la nuova gamma di chitarre Mia FastLok, da lui

stesso progettate in collaborazione con la EKO.

La nuova tecnologia FastLok è stata messa a punto

dai progettisti EKO per permettere al musicista di settare

l’action della sua chitarra secondo le sue esigenze.

Il tutto in modo rapido ed afficace.

Sarà un’occasione straordinaria per seguire ‘live’ la

performance di un grande professionista, che non solo

è produttore, arrangiatore, autore, didatta e solista, ma

anche un attento osservatore del mondo musicale e dei

suoi progressi, anche tecnici. Cosa che gli ha permesso

di sviluppare una chitarra di grande qualità in vendita a

prezzi veramente competitivi.

I partecipanti alle demo (che saranno gratuite), tenute

presso i migliori negozi di strumenti musicali, potranno

inoltre scegliere una Mia nella vasta gamma tra quelle

disponibili sul punto vendita.

In più, Massimo sarà felice di fare un suo omaggio a

tutti gli ospiti e sarà a disposizione dei partecipanti per

rispondere a domande, curiosità e a quesiti tecnici ed

artistici.

Alla pagina www.eko.it/varinitour ulteriori notizie, calendario

delle date, link e aggiornamenti.

www.ekomusicgroup.com

54

chitarra acustica 7 duemilaundici


Gas Addiction

st

Fender Acoustic Limited Edition

Nuova serie di prodotti acustici in edizione limitata per il 2011

per la casa americana. Con ben nove modelli tra cui scegliere, i

nuovi arrivati nella famiglia degli strumenti acustici rappresentano

una ventata di novità, ricchezza estetica, qualità costruttiva

e suono spettacolare, ad un prezzo sorprendente! Con i modelli

della serie USA Select 1, Fender presenta le prime chitarre acustiche

prodotte negli Stati Uniti dagli anni ‘90 ad oggi. Verranno

realizzati solo 30 pezzi per tutto il mondo, e gli strumenti avranno

in comune la tavola armonica in abete massello, fondo e

fasce in acero fiammato, catenature a X, hardware dorato e

sistema di amplificazione Fishman Sonitone.

Il nuovo T-BucketTM Bass è il primo basso acustico introdotto

nella serie Hot Rod Design. Questo basso dal body in stile gran

concerto ha una splendida tavola armonica in acero fiammato,

catenature a X scolpite, finitura Fender Three-color Sunburst,

manico, fondo e fasce in mogano, binding avorio su corpo e

manico, e sistema di amplificazione Fishman IsysTM III con accordatore

incorporato.

Alla famiglia di ukulele Fender si aggiungono i modelli concert

e soprano, gli Ukulele Mino’Aka e Ukulele U’Uku. Questi strumenti,

dal design squisito, evocano il suono più autentico delle

isole Hawaii. L’Ukulele Mino’Aka ha corpo in mogano formato

concert e barre tonali per un suono morbido e dolce, manico in

tre pezzi di mogano con tastiera in palissandro e 19 tasti, finitura

antichizzata, con binding alla tastiera e paletta tipo Telecaster

con logo Fender gold screen.

L’Ukulele U’Uku soprano è il membro più piccolo della famiglia.

Ha corpo in mogano con barre tonali per un suono squillante

e compatto, manico in tre pezzi di mogano con tastiera in

palissandro e 12 tasti, binding nero su corpo e tastiera, forma

esclusiva Fender per la paletta e logo dorato.

Nei nuovi modelli è inoltre compresa la CN-240SCE Thinline,

lo strumento ideale per chitarristi elettrici e principianti che vogliono

avvicinarsi alla sonorità della chitarra classica. Lo strumento

ha una spalla mancante dal profilo morbido per un miglior

accesso agli ultimi tasti, manico dal profilo sottile, tavola

armonica in cedro massello con catenature tradizionali, fondo e

fasce in palissandro, manico in mogano con finitura lucida e tastiera

con 18 tasti e sistema di amplificazione Fishman IsysTM

III con accordatore incorporato.

Fender è distribuita da Casale Bauer

Lascia un commento

55

chitarra acustica 7 duemilaundici


tc

tecnica

Interlude for In My Life

Ciao a tutti!

Nel mio ultimo intervento accennavo

che avrei presentato

un altro pezzo, che avrebbe rappresentato

una sfida per il vostro

modo di suonare e pensare.

Credo che alla maggior parte

delle persone della mia età – cinquantadue

il prossimo 14 marzo

– bastino una o due battute per

riconoscere questo brano musicale.

È il famoso interludio pianistico

scritto e suonato da George

Martin nella famosa canzone di

John Lennon.

È anche una delle prime cose

che io abbia arrangiato sulla chitarra,

e può darsi che tuttora sia

uno dei miei lavori migliori. È diventato

uno dei preferiti nella mia

scuola nel corso degli anni, ed è

in realtà uno studio sulla ‘economia’

dei movimenti della mano

destra e della mano sinistra. Vi

aiuterà a suonare la chitarra senza

guardare, e potrebbe anche

aiutarvi a cominciare a pensare

alla dinamica del vostro suonare.

Quello che la maggior parte

degli studenti ha imparato fino a

questo punto è la cadenza del

basso alternato, realizzato col

movimento del pollice. Ora, abbiamo

constatato che non è necessario

un gran movimento di

bassi alternati in “Eighth of January”,

dove la linea dei bassi si

alterna sul primo e terzo quarto.

Questo dà alla melodia un maggior

respiro, e in un certo senso

lascia lavorare la chitarra al posto

del vostro pollice.

In queste otto brevi battute

noterete che la linea dei bassi è

ancora più minimale. Si suonano

i bassi come ‘bordoni’. Un bordone

– o ‘pedale’ – è una nota

bassa che dura l’intera battuta

e supporta la melodia. Noterete

quindi delle lunghe note basse,

che risuonano per tutta la battuta.

Di norma, suonate le note basse

con il pollice della mano destra,

e tutte le altre note con l’indice

e il medio. Una volta capita la

linea dei bassi e la sua diteggiatura,

osservate la linea melodica.

La melodia è relativamente facile,

tranne che per il passaggio dal

Fa# sul quarto tasto della quarta

corda al Sol# sul primo tasto della

terza corda, nella terza battuta

della primo rigo.

Uno dei miei passaggi preferiti

è sulla prima e seconda battuta

del secondo rigo. Mettete la vostra

mano sinistra nella posizione

di Re settima maggiore (accordo

di Re con il triangolino, Re∆).

Mantenete quella posizione fino

all’ultima nota di quella battuta.

Poi retrocedete il dito medio (2)

di mezzo tono al sesto tasto, per

poi risalire scivolando di nuovo

al settimo tasto. A questo punto

prendere la posizione di Re minore

come nel diagramma. Fatelo

un centinaio di volte…

Quindi diteggiate come nella intavolatura

il Re minore sulla quinta,

terza e seconda corda. Trascinate

(‘spazzolate’) il vostro indice

destro sulla prima, seconda e

terza corda al tempo di una terzina.

Quello che segue è chiamato

un legato discendente ritardato.

Suonata la terzina, eseguite un

‘pull off’ (legato discendente) con

l’indice della mano sinistra sulla

corda a vuoto per poi suonare,

sempre con l’indice sinistro, la

quarta corda al sesto tasto per

terminare il fraseggio. Quando

insegno faccio ripetere questa

prima e seconda battuta come un

loop fino alla perfezione.

Notate il barré parziale al secondo

tasto per l’accordo di LA

sul primo rigo, alla prima e terza

battuta.

Dopo aver appreso queste otto

battute, chiudendo gli occhi, fate

pilotare le vostre dita dalla melodia.

Si tratta di un brano molto

‘regale’, che andrebbe suonato

con sapore barocco.

Spero apprezziate questo mio

iniziale contributo a Fingerpicking.net

e vi invito a scrivermi

per qualsiasi dubbio.

Keep picking!

Eric Lugosch

56

chitarra acustica 7 duemilaundici


Interlude for In My Life

tc

A

2

Interlude for In My Life

Lennon & McCartney

Arranged by Eric Lugosch

E

A

2





=160



x 0 1 1 1 1

3 4 2


1


3 2

1

1

0 x x 1 0 0





1



1



2

4

1


1

x 0 1 1 1 1

3 4 2

1

T

A

B

0

2

H

4

2

D

7

0

0

0

1

1

2

Dm

6

4

Sl

1 2

2

2









x x 0 2 3 0




3



2



2


2



x 3 x 2 1 0

1 2

3

3




1

4

T

A

B

0

2

3

4

5

3

0

7

0

7

7

7

Sl

6 7

6

7

8

Po

0

6

7

0

6





3



1




1.



2



1


3

2.



1

2 0

7

T

A

B

4

0

3

2

0

0

0

2

0

0

1

2

4

2

0

57

chitarra acustica 7 duemilaundici


tc

tecnica

Walkin’ Man

Massimo Varini

“Walkin’ Man” è stato uno dei primi brani che ho scritto

avvicinandomi al mondo della chitarra acustica e fa

parte del CD (con allegato DVD) My Sides. È in accordatura

di Drop D (quindi come un’accordatura standard

ma con il Mi basso abbassato a Re).

Provenendo dalla chitarra elettrica non ho mai mollato

il plettro e per l’esecuzione di questo brano è importantissimo

mantenere un ‘punch’ costante proprio sui

bassi… deve dare il senso dell’incedere di un uomo

che cammina!

All’interno del DVD allegato al CD c’è anche un bellissimo

videoclip:

http://www.youtube.com/watch?v=5HlntgCcWQ0.

Su YouTube ho anche pubblicato un video ‘how to

play’ e ci sono parecchi utenti che si sono cimentati in

cover del brano! Ecco il link:

http://www.youtube.com/watch?v=csJKnexNmu0.

(la trascrizione è tratta da Massimo Varini, Percussioni,

tapping e altre tecniche per chitarra acustica, Carisch)

WALKIN' MAN

Massimo Varini

Chitarra

Chitarra

& c

T

A

B


A

œ œ œ œ œ

3

3

2

2

A

0

0

œ

j

œ

0

0

‰ Œ j œ œ

0

0


Œ

j œ œ

0

0

‰ Œ

œ

0

0

œœ

3

3

Chit.

3

&

. œ . œ

œ œ

j œ œ

‰ Œ j œ œ


Œ

j œ œ

‰ ‰

œ œ œ œ œ

œ

j

œ

‰ Œ j œ œ


Chit.

2

2 0 0

0

0

0

0

3

3

2

2

0

0

0

0

Chit.

6

&

Œ

j œ œ

‰ Œ

œ

œœ .

œ

j

œ œ ‰ Œ j œ 58

chitarra acustica 7 duemilaundici

‰ Œ j œ œ

‰ ‰

œ œ œ œ œ


Chit.

3

&

. œ . œ

œ œ

j œ œ

‰ Œ j œ œ


Œ

j œ œ

‰ ‰

œ œ œ œ

j

œ

Walkin’ Man

‰ Œ j œ œ


tc

Chit.

2

2 0 0

0

0

0

0

3

3

2

2

0

0

0

0

Chit.

6

&

Œ

j œ œ

‰ Œ

œ

œœ

. œ . œ

œ œ

j œ œ

‰ Œ j œ œ


Œ

j œ œ

‰ ‰

œ œ œ œ œ

Chit.

0

0

0

0

3

3

2

2 0 0

0

0

0

0

3

3

2

2

Chit.

B9

& .

. œ . œ

œ j

œ

‰ œ

œ


œ


œ

œ


œ

œ

œ

œ

œ œ

œ


œ


j

œ

œ

‰ j

œ


Chit.

B

.

3

2

0

3

2

0 0

3

2

0

1

0

3

2

0

3

1

0 2

3

3

1

3

3

1

3 3

Kymotto Music srl

Chit.

2 WALKIN' MAN

12

&

# œ

œ

œ œ

œ

œ

œ

œ œ œ

. œ . œ

œ j

œ

‰ œ

œ


œ


œ

œ


œ

œ

œ

œ

œ œ

Chit.

3

1

2 0 2

3

1

2

0

2

0

0

0

0

3

2

0

3

2

0 0

3

2

0

1

0

3

2

0

3

1

0 2

Chit.

15

&

œ


œ


j

œ

œ

‰ j

œ


# œ

œ

œ œ

œ

œ

œ

œ œ

C

œ

œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


Chit.

3

3

1

3

3

1

3 3

3

1

2 0 2

3

1

2

0

2

0

0

5

3

4

5

3

4

5

5

4

5

Chit.

bend 1/2 T

& œ œ

œ œ

18

œ

œ

œ

œ œ

# œ

œ

œ

‰ œ

59

œ

‰ œ

œ

chitarra acustica 7 duemilaundici


œ


œ

œ

œ

œ

œ

œ œ


Chit.

15

&

tc

œ


œ


j

œ

œ

‰ j ‰

œ

Walkin’ Man

# œ

œ

œ œ

œ

œ

œ

œ œ

C

œ

œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


Chit.

3

3

1

3

3

1

3 3

3

1

2 0 2

3

1

2

0

2

0

0

5

3

4

5

3

4

5

5

4

5

Chit.

bend 1/2 T

& œ œ

œ œ

18

œ

œ

œ

œ œ


œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


œ


œ

œ

œ

œ

œ

œ œ

Chit.

5

4

3

4

3

4

3

4

3

4

5

4

6

4

0

3

4

3

4

5 5

5

5 5

4

4

4

4

4

4

4

4 4

Chit.

21

&

œ

œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


bend 1/2 T

œ œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ œ

œ

œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


Chit.

3

4

3

4

5

4

6

4

5

3

4

3

4

3

2

3

2

3

2

3

3

3

3

3

3

3

3 3

2

2

2

2

WALKIN' MAN

E

3

Chit.

24 1

& # œ œ œœ

œ

œœ

œ .

œ œ œ œ œ 2

# œ

œ

œ

œ

œœ

œ

œœ

œ

œ œ


œ

œ


‰ œ

œ ‰ œ

œ ‰

Chit.

1

3

1

2

3

2

2

0

3

1

2 2

0

0

.

2

3

1

2

3

2

2

0

3

1

2 2 8

E

8

6

7

8

6

7

8

6

7

8

Chit.

27

&

œœ



œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ ‰ œ

œ ‰ œ

œ ‰

œœ

œ ‰ œ

œ

œ

œ

œ

œ

Chit.

5

7

6

7

6

7

6

7

6

7

6

7

6

7

5

7

6

7

6

7

6

7

8 8

8

8

9

9

9

9

9 9

9

9

Chit.

E

œ # œ œ

& 4 5 œ c

œ

4 6

œ œ œ œ œ # œ œ œ œ œ œ œ œ œ # œ œ œ œ

œ œ œ œ œ

30

E

60

chitarra acustica 7 duemilaundici

7 5 0 5 0

8 7 5

3 2 0


Chit.

27

&

œœ



œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ ‰ œ

œ ‰ œ

œ ‰

œœ

œ ‰ œ

Walkin’ Man

œ

œ

œ

œ

œ

tc

Chit.

5

7

6

7

6

7

6

7

6

7

6

7

6

7

5

7

6

7

6

7

6

7

8 8

8

8

9

9

9

9

9 9

9

9

Chit.

E

œ # œ œ

& 4 5 œ c

œ œ 4 6

œ œ œ œ # œ œ œ œ œ œ œ œ œ # œ œ œ œ

œ œ œ œ œ

30

E

Chit.

7

8

0

5

7

0

3

5

0

2

3

0

0

2

0

5

0

0

0

7

7 5 0

6

5 0

6 9

Chit.

33

& 4 6 #œ

3

%

J ‰

# œ œ œ

3

œ # œ

3

œ bœ

œ œ # œ c

œ œ

3

# œ œ œ

3

‰. r

œ œ œ œ

#

#

œ

œ œ œœ


Chit.

Chit.

&

9

7 8

0

7 6

0

8 7

4 WALKIN' MAN

E2

36

E2

œ

œ œ œ œ œ # œ œ œ œ

0

RIPETERE LETTERE A - B - C (senza rit.) RIPETE - D - E FINO LETTERE AL SEGNO

A

B

C (senza rit)

œ œ # œ œ œ œ ‰ # œ

‰ j

œ

0

0

5

5

6

6

7

7

0

0

3

D

3

3

E fino al SEGNO %

œ œ œ # œ œ œ œ # œ

œ

Chit.

0

7

7 5 0

6

5 0

6 4

3 0

0 2

2

2

0

0

3

2

4

0

0 5 7 9 0 7 9 11 0

Chit.

F

39

œ

& # ‰

F

œ

‰ J

œ ‰ j œ


b b b œ œ ‰

œ

# n

œ œ

œ œ œ


œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


Chit.

10

911

0

8

7

9

0

4

6

8

0

5

6

7

0 0 0

10

9

11

0

8

7

9

0

8

7

9

0

Chit.

42

&

b b b œ œ

4

6

œ œ

# n

œ œ

œ œ œ œ

5

6

5

6

#œ ‰ œ ‰ œ ‰ b b b œ œ

10

9

8

7

8

7

4

6

œ œ œ œ

61

chitarra acustica 7 duemilaundici

œ œ

# n

œ œ

œ œ œ

œ

5

6

5

6


Chit.

tc

39

œ

& # ‰

F

œ

‰ œ ‰ J j ‰

œ

Walkin’ Man

b b b œ œ ‰

œ

# n

œ œ

œ œ œ


œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


Chit.

10

9

11

0

8

7

9

0

4

6

8

0

5

6

7

0 0 0

10

9

11

0

8

7

9

0

8

7

9

0

Chit.

42

&

bb b œ œ

œ œ

# n

œ œ

œ œ œ œ


œ

œ

‰ œ

œ

‰ œ

œ


bb b œ œ

œ œ

# n

œ œ

œ œ œ

œ

Chit.

4

6

8

0 0

5

6

7

5

6

7

0 0 0

0

0

10

9

11

0

8

7

9

0

8

7

9

0

4

6

8

0 0

5

6

7

5

6

7

0 0

0

Chit.

45

&

œ

‰ J

# œ œ # œ œ œ œ œ

3

œ œ œ œ œ

# œ

œ

#

œ

œ

‰ J

# œ œ # œ œ œ œ œ

3

Chit.

12 9

10

11

12

9

12

9

7

9 10 9

7 6

0

7

6

7

12 9

10

11

12

9

12

9

Chit.

Chit.

48 œ œ œ

& œ œ # œ

7

10

9

7 6

9

œ

0

#

œ

7

6

7

bend 1/2 T

‰ J œ

bend 1/2 T

9

WALKIN' MAN



œ

3

7

9

œ œ #

œ

8

3

6

3

œ œ

œ

# œ

7 9 5 7 4

œ # œ œ

5

2

4

œ œ œ œ

2

0

3 0

5

Chit.

51

&

œ

‰ œœ


œ

‰ œœ


œ


œ


œ


œ

œ

. œ . œ

œ œ

j œ œ

‰ Œ j œ œ


Chit.

0

0 0

0

0

0

0

0 0

0

0

3

3

2

2 0 0

0

0

Chit.

54

&

Œ

œ œ œ œ œ

œ œ

G



œ œ œ œ

œ ‰

œ

œ œ œ

œ

œ

Œ

Chit.

0 3 2

G

62

5 5

5

chitarra 4 acustica 3 7 duemilaundici 3

5

7

5

4

5

3

7

5

5

3

5

3


Chit.

51

&

œ

‰ œœ


œ

‰ œœ


œ


œ


œ


œ

œ

œ .

j

œ œ Walkin’ Man

‰ Œ j œ œ


tc

Chit.

0

0 0

0

0

0

0

0 0

0

0

3

3

2

2 0 0

0

0

Chit.

54

&

Œ

œ œ œ œ œ

œ œ œ

G



œ œ œ œ

œ ‰

œ

œ œ œ

œ

œ

Œ

Chit.

0

0

3

3

2

2

G

5

4

5

3

7

5

5

3

5

4

5

3

7

5

5

3

5

3

Chit.

57

&


œ

œ

‰ œ

œ


œ


œ

œ


œ

‰ œ

œ

œ

œ œ



œ œ œ œ

œ ‰

œ

Chit.

4

3

2

4

3

2

4 4

3

2

5 5

3

2

5

0

5

0

5

4

5

3

7

5

5

3

5

4

6 WALKIN' MAN

Chit.

60

œ & œ œ œ œ

Œ

##œ


œ

‰ œ

œ


œ


œ

œ ‰ œ ‰ # œ œ

œ œ

Chit.

5

3

7

5

5

3

5

3

4

2

3

4

2

3

4 4

3

4

2 2

3

2

4

0

3

2

4

0

5

Chit.

63

&

œ

œ

œ


j

œ

œ

‰ j

œ


# œ œ

œ

œ

œœ

œ

œ

œ

œ


œ

œ ‰ œ

œ ‰ œ

œ ‰

Chit.

3

0

3

0

2

3

0

3

3

0

3

0

6

7

6

7

6

7

5

5

5 5

5 5

5

5

8

8

8

8

Chit.

Chit.

66

œ &

œ ‰ œ œ œ

œ œ œ

CODA

œ

RIPETE POI CODA

œ œ

PARTE E

E2

63

chitarra acustica 7 duemilaundici

10 8 8 8

F

3

7 7 7 7 2

‰ j

œ

œ

3

2

‰ j ‰

œ

œ

œ

3

2


œ œ

# œ œ

œ œ

5

6 5 6

Œ


Chit.

63

&

tc

œ

œ

œ


j

œ ‰ j ‰

œ œ

Walkin’ Man

# œ œ

œ

œ

œœ

œ

œ

œ

œ


œ

œ ‰ œ

œ ‰ œ

œ ‰

Chit.

3

0

3

0

2

3

0

3

3

0

3

0

6

7

6

7

6

7

5

5

5 5

5 5

5

5

8

8

8

8

Chit.

Chit.

66

œ &

œ ‰ œ

œ

10

7

9 9

8

7

œ

œ

8

7

œ

œ

8

7

RIPETE

PARTE E

E2

F


POI CODA

CODA

œ

œ

3

2

œ

‰ œ

j

‰ j‰

œ œ

3

2

œ

œ

3

2


œ œ

# œ œ

œ œ

5

6

5

6

Œ

9

9

0

0

3 3

2 2 3

7

7

Chit.

70

&

libero

œ œ œ # œ œ œ œ œ œ œ œ œ œ œ œ # œ

j

œ

‰ Œ # ˙˙˙

Chit.

4 2 0

4

2 0

4 2

0

4 2 0 4 2 0

4

0

0

0

4

4

0

0

64

chitarra acustica 7 duemilaundici


Edizioni

Distribuiti da

Disponibili su

http://shop.fingerpicking.net/


tc

tecnica

Un’introduzione alla chitarra mancina ‘capovolta’

Ciao a tutti!

In questo articolo introduttivo

entreremo nel mondo della chitarra

mancina ‘capovolta’ (left

handed upside down guitar).

Quando ho iniziato a studiare

al Conservatorio, volevano insegnarmi

a usare la chitarra da

destro. Mi sono rifiutato perché

pensavo di dover seguire la mia

predisposizione naturale, e cioè

suonare senza capovolgere l’ordine

delle corde, ma semplicemente

‘girando’ la chitarra. Molti

chitarristi nel mondo utilizzano e

approfondiscono questa tecnica.

Per saperne di più, visitate il sito

www.lefthandedguitarists.com.

Iniziamo: vi mostrerò degli

esempi musicali, per conoscere

e approfondire questa tecnica

poco diffusa ma molto interessante.

Nell’esempio 1 vi mostro come

utilizzare le dita della mano sinistra

per realizzare gli arpeggi.

Attenzione: le dita descritte negli

esempi sono già impostate

per chi vuole provare a suonare

come un chitarrista mancino.

Nella tecnica mancina le dita della

mano sinistra sono:

– l’anulare, che avrà la funzione

del pollice destro;

– il medio, che avrà la funzione

dell’indice destro;

– l’indice, che avrà la funzione

del medio destro;

– il pollice, che avrà la funzione

dell’anulare destro;

Nell’esempio 2 vi illustro i diagrammi

di alcuni accordi mancini

per comprendere meglio la diteggiatura

utilizzata dalla mano

destra. Nell’accordo di LA il bar

del primo dito sembra strano, ma

riesce veramente bene e in modo

naturale: la prima falange del dito

indice poggia come se fosse un

piccolo barré, prendendo la seconda,

terza e quarta corda e

lasciando la quinta corda libera.

Negli accordi SI/11, DO4/7/9 e

FA7M vediamo un barré che lascia

libero il Mi cantino. Negli accordi

DO6/7M e RE6/9 si nota un

barré del primo dito che lascia liberi

i due cantini. In alcuni accordi

si possono notare due barré: vedi

l’accordo DO4/6, che presenta

due barré eseguiti rispettivamente

con il primo e quarto dito. Negli

accordi SI/11 e RE6/9 mantengo

un barré anche se potrei limitarmi

a premere una nota con il primo

dito, perché la posizione mi sembra

più naturale e mi serve come

appoggio della mano.

Nell’esempio 3 proviamo a

eseguire una piccola parte di una

mia composizione, “Tres Bocas”,

utilizzando tutti gli elementi

descritti finora. Noterete come

l’uso della mano destra nella chitarra

mancina offra la possibilità

di una diteggiatura alternativa.

I bassi risulteranno più forti e la

melodia più vellutata.

Marcio Rangel

Marçio Rangel, chitarrista e

compositore brasiliano, vive in

Italia da diversi anni. Nel 1998

si è diplomato in musica al Conservatorio

‘D’Alva Stella’ nel suo

paese d’origine, ma ha voluto imparare

la chitarra da autodidatta,

per seguire la sua natura di mancino:

«Ognuno deve seguire l’istinto.

Se sei mancino, devi mangiare

con la sinistra, devi scrivere

con la sinistra, non puoi imparare

da destro». Nel 2002 ha inciso il

suo primo CD Palavras do Som

per la Azzurra Music.

66

chitarra acustica 7 duemilaundici


Un’introduzione alla chitarra

mancina ‘capovolta’

tc

67

chitarra acustica 7 duemilaundici


tc

Un’introduzione alla chitarra

mancina ‘capovolta’

#

& 4 ú .

Œ

œ

0

0

T

A

B

0

1

œ

œ œ.

œ .

0 œ.

0

0 2

0 0

œ 4 2

œ

5 3

ú.

œ 2 0 1 œ

Œ

œ œ œ j

œ Œ

w

0

1

b 2

3 3 2

0

0 3

0

2

bú.

Œ

w

0

0

0

œ

0 2

3

œ nœ

0

0

b 1 2

j œ

œ

3

2

2

2

4

& #

.

0

1 œ 3

4 œ Œ

ú

w

0w

0

0 2 0

4 2 45


1

0 œ

3

4

4 œ

0

1

œ œ œ œ.

0

1

0 0

0

0 2

0

2

2

œ

3

ú.

œ 2 0

1 0 1 œ

Œ

œ œ œ

w

œ.

b 2

3 2

0

0 2 2

0

7

& #

bú.

Œ

w

0

œ

3

œ

2

œ 0 bœ

.

œ

3

1

œ

0

ú.

œ 1 œ 0

0 3 3

Œ œ œ œ

w

œ.

ú.

Œ

0

œ

2

œ

0

œ

œ

0

œ 2 .

0

0 2

0

2

2 1

0

0 2

0

2

1 0

0

w

3

0

0 2

0

2

10

& #

BII

ú.

Œ

œ

3

œ

# œ

3

J

œ

4

j

œ


œ

Œ

≤J œ œ

2

0 2

2 4

2 2

3 ‰

0

ú

ú

1

2

BI

0

œ œ

0 1

œ

0 0œ

0

0 2

0 0 0

68

chitarra acustica 7 duemilaundici


tecnica

tc

Ridin’ down the Road

Paolo Bonfanti

Accordatura SOL aperto, nello stile di John Hammond; stiamo parlando

di uno dei grandi del bottleneck acustico; difficilissimo rendere

bene la tecnica usata dalla mano destra: il pollice fa suonare i bassi,

indice e medio le parti solistiche ma tutta la mano colpisce quasi

sempre le corde per dare un ulteriore effetto percussivo; questo tipo

di tecnica è derivata da Charley Patton e Son House ma Hammond

l’ha perfezionata rendendola personalissima e pressoché inimitabile.

Anche in questo caso comunque,

attenzione al groove e alla tensione

che non deve mai calare.

Paolo Bonfanti

nello stile di (in the style of) John Hammond




D

B

G

D

G

D



H Po

0 3 0

1



0




0

0

X

X



3

3


0

0


X

X




5 2 0

0



0

3



0 0

0 2

Sl




0 Sl

0 3 4

3 4

3



0




0

0

X

X



3

3


0

0


X

X


Sl

5

4




T

A

B



0

Sl





Sl

11 12

X 11 12

X


12


12

5



0




0

0

X

X



3

3


0

0


X

X




5 6 0

3



0 0

3 2


0

2


0

0


0

0

7



0




0

0

X

X



3

3


0

0


X

X


5





0


Sl


Sl



Sl




Sl





















Sl









8

T

A

B

Sl

3 0

Sl

3 0

Sl

3 0

9

Sl

3 5

X

5

5

5

5

5

10

5

5

5

5

X

X

5

5

5

11

0

0

X

0

3

0

Sl

4

X

5












13










69
























12

T

Po

0

chitarra acustica H Po7 duemilaundici H

Sl

14 Sl

10 9 7 10 9 7 10 9 7 10

10 9 7 10 9 7 10 9 7 10

9

9

Po

7

7

15

Sl

8 7

8 7

H

5 8

5 8

Po

7 5

7 5


70

chitarra acustica 7 duemilaundici

Ridin’ down the Road

Ridin' Down The Road - Paolo Bonfanti

nello stile di (in the style of) John Hammond




T

A

B

16


8

Sl


8


5



7


7


5

H


5


5


8


8


7

Po


7


5


5


5



5

17



0


0


0


3

Sl




0


0


0


3

Sl


18



0


0



X


0

Sl


3

Sl

3

Sl



2

Sl

2

Sl







0


0


0

19


11


0



12


X


12



0


12



0


X




T

A

B

20


3

Sl

Sl




0


X


0

Sl

3

Sl




4


0


X


0

X3

21


15


15

Sl




15


15


15


15


15


15


15


15


15


15


22


10

12


10

12

Sl



12

Sl


12


12


12



0


0




0

23



3

Sl

Sl



5


X


0


4

Sl

Sl




5


X


5




T

A

B

24


Sl


5


5



5


5



5


5



X


0

25



0


0


2


0


3

Sl

Sl



0


2


0

26



0


5


3

Sl

Sl



4

Sl


3


0


2


0






Sl





Sl



Sl








Sl






Sl



96



T

A

B

8

0


3

Sl

Sl



0


3

Sl

Sl



0


3

Sl

Sl



0

9


Sl


3

Sl



5



X


5



5


5



5


5

10



5


5



5


5


X


X


5



5


5

11



0


0


X


0


3



Sl


0


4


X

5




T

A

B

12


Po


0


0


X


X



3



0


0


2


0

13



7


10

Sl


10


7


9


9



7

H


7


7


10


10


9

Po


9


7


7


7

14


10

Sl


10


7


9


9



7

H


7


7


10


10


9

Po


9


7


7


7



5

15




8

Sl


8


5



7


7


5

H


5


5


8


8


7

Po


7


5


5


5

tc


24

27



T

A

B





5



5


T

Sl

A

0 X 0 3 2 0

Ridin' B Down 0 The Road - Paolo Bonfanti


5

5


5



Sl


5


X


0



5 28

nello stile di (in the style of) John Hammond




31

T

A

B

35

39




T

A

B




T

A

B






5



0



0

Sl

Sl


Sl

4 5




0

0

X

X


5

Sl



0

X



5




5


Sl Sl

3 2 0

Sl


Sl

3 4









0

5


5

32



5 36


X


0

0

0



5

40


0

0


0


0

Sl


X

X

25



0


Sl


0



X




3



0

0

Sl

3


Sl Sl

3 2 0



0


Sl



0

2


0

Sl

3




0

0

Sl


5

0


X

X



0

Sl

3


0

0


0


0

97

chitarra acustica 7 duemilaundici


0


0

37


33


29

Sl


Sl

3 0



0



0



0


0


Ridin’ down 26 the Road

2



7



X

X



0

41

X

Sl


0


0





Sl


Sl

3 2

Sl


Sl

3 4





5

5

5

5

Sl



71






tc

Sl Sl

5 3 4 3 0

2 0

0

Sl




Sl




30

5

7

7

0 X 4 0 X

0 0 0 0



Sl



Sl



34

0 Sl 0 X 0 X 0

3 5

Sl

0 0 3 4





Sl


38

0 X 0 0 X Sl 0 X 0

3 4

0





42

5

5

5

5 5 5


39

tc

T

A

B


0

Sl

Ridin’ down the SlRoad

0 X Sl

3 4

0 X 0

40


3

2

0

5


0

0

41


5

5

5

5


5

5

5

42



5


5


5

43




Sl




5




44

T

A

5 5 5

5 5 5

Ridin' B Down The Road - Paolo Bonfanti

nello stile di (in the style of) John Hammond


0


0

Sl





Sl Sl

3 2 0

0

45



0


0 X

Sl



Sl

3

0



4

X



5 46 0


X


0



0


0


X


0






Sl









Sl










98



Sl









Sl








47

T

A

B

0

Sl

9 10

0

0

10

0

48

Sl

6 7

0

0

7

0

0

49

5

Sl

4 5

Sl

4 5

5

5

5

50

5

5

5

3

3

Sl

Sl

0

0






Sl





Sl




Sl


Sl




Sl








51

T

A

B

0

3

Sl

0

0

52

Sl

3 4

0

3

3

53

0

Sl Sl

3 2 0

5

54

0

72

chitarra acustica 7 duemilaundici

More magazines by this user
Similar magazines