La vita è bella, lo dice Rossella

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La vita è bella, lo dice Rossella

DI MARINO PARODI

[IL PERSONAGGIO/ROSSELLA FALK]

Chiunque si affligga a causa dell’età

dovrebbe incontrare Rossella

Falk. La regina del teatro ha appena

varcato la soglia degli ottanta e pare la testimonianza

vivente di quanto il tempo sia assolutamente

relativo e l’età nient’altro che una

convenzione. Questa bellissima signora vanta

il fisico di una modella (è alta quasi un metro

e 80), il viso è freschissimo, la voce quella di

una donna giovane. Quanto allo spirito, lasciamo

giudicare a voi. Ci riceve nel suo bellissimo

attico nel centro di Roma, nel salotto arredato

in maniera principesca.

Signora Falk, è in splendida forma. Sa

che sembra una donna felice?

«La ringrazio, ma conservarsi bene è un fatto

di famiglia. Mia madre se n’è andata a 86 anni

e aveva il viso freschissimo e bellissime gambe.

Certo, ho avuto una vita molto bella. Purtroppo,

o meglio, grazie a Dio, non posso raccontare

un tragico passato familiare, con genitori

che mi picchiavano e mi muovevano una

guerra senza quartiere, terribili anni di fame o

altre tragedie. Nulla di tutto questo. Provengo

da una famiglia piccola, unita e serena».

Una famiglia tutt’altro che comune. Se

non sbaglio, addirittura nobile...

«Sì, i conti Falzacappa sono una antica famiglia

della nobiltà romana, quindi papale.

Una famiglia ricca di generali, come mio padre,

nonché di prelati, soprattutto cardinali.

La mia famiglia è sempre stata molto aperta,

ben contenta della mia carriera. D’altra parte

io a fare l’attrice non pensavo proprio».

Aveva ben altro per la testa, vero?

«O addirittura niente per la testa. Ero una

ragazza con le sue passioni, tra le quali le lingue,

che studiavo intensamente. Frequentavo

giovani bene e così Giorgio De Lullo, anima

della compagnia, mi propose di iscrivermi all’Accademia,

dove una volta entrata, incontrai

maestri come De Lullo e Patroni Griffi».

Anche il salto da attrice ad autrice, compiuto

in tempi recenti, è dovuto a un’opportunità

che le è stata offerta...

«Esatto. Qualche anno fa, il sindaco di Zagarolo,

dove ho una bella casa di campagna,

mi propose un’iniziativa di volontariato alla

quale ho aderito volentieri: rappresentare un

lavoro a mia scelta per i ragazzi della zona. Così,

ripensando alla mia amicizia con Maria Callas,

con la quale in anni lontani avevamo condiviso

a Milano alloggi e fidanzati, mi è venuta

l’idea di scrivere e interpretare un testo dedicato

a questa grande figura e alla sua opera.

Così è nato Vissi d’arte, vissi d’amore».

Ed è stato subito un successo internazionale.

Quale ricordo conserva della Callas?

«Quello di una donna semplice, una ragazzotta

del Pireo che parlava italiano con ac-



Conservarsi bene è un

fatto di famiglia. Mia

mamma se n’è andata

a 86 anni e aveva un

viso freschissimo e

gambe bellissime


Romolo Valli, Rossella Falk,

Giorgio De Lullo e

Annamaria Guarnieri agli

inizi degli anni Sessanta

LA VITA È BELLA, LO DICE ROSSELLA

Ho avuto una vita fortunata e penso che sia decisivo

non smettere di coltivare le passioni e gli interessi

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[IL PERSONAGGIO]


Ho ricevuto una

formazione cattolica

e sono praticante. Per

me è un fatto naturale

e vivo la fede in

rapporto col prossimo


La mia generazione ha vissuto un’epoca piena di slanci

«Buono. Ho ricevuto una formazione cattolica

e sono sempre stata praticante. Per me è

un fatto naturale, che ho vissuto senza traumi

e senza conflitti. Naturalmente coltivo da sempre

un rapporto con Dio sul piano personale e

cerco di vivere la fede pure su un piano orizzontale,

ossia attraverso il rapporto col prossimo.

Credo nell’amore per il prossimo, che ho

sempre cercato di praticare».

Lei non ha avuto figli: le sono mancati?

«No, perché è stata una scelta, pienamente

condivisa da mio marito. Non me la sarei mai

sentita di mettere al mondo figli per poi affidarli

a delle governanti e d’altra parte non

avrei mai lasciato il teatro».

Preferisce il mondo com’era quando aveva

20 o 30 anni o quello di oggi?

«La mia generazione ha vissuto un’epoca

straordinaria, piena di slanci, talenti ed energie.

Oggi mi sembra che abbiamo perso molto

in fatto di bellezza, gusto, classe. Due esempi,

tra i tanti. Di recente mi è capitato di trovarmi

a Palermo. Eravamo in pieno pomeriggio,

eppure tutti i passanti, in particolare i giovani,

erano vestiti di nero! Mi chiedo dove sia andato

a finire il gusto. Ancora: a me capita spesso

di incontrare giovani coi quali mi trovo in genere

molto bene. Poco dopo aver avviato la

conversazione, mi capita spesso di sentire:

Rossella, tu che ne pensi? Mi sento inevitabilmente

spiazzata».

La scrittrice Alba De Cespedes mi disse

un giorno: caro amico, vi sono due gioie che

la sua generazione, a differenza della mia,

non conoscerà mai: il corteggiamento e il

passaggio dal “lei” al “tu”...

«Esatto. Non è che io voglia recitare la parte

dell’anziana signora-bene che sta sulle sue.

Credo, anzi, di essere una donna semplice,

aperta al rapporto con chiunque. Fatto sta che

a questi benedetti ragazzi nessuno ha mai insegnato

la gradualità nei rapporti, il rispetto delle

differenze di cultura, età, sistema di vita, lasciando

così via libera a un’invadenza che genera

appiattimento e non stimola la formazione

e la valorizzazione della personalità. Pensiamo

alla televisione: ormai ha raggiunto livelli

impensati di volgarità».

Tornando ai cambiamenti epocali, vi è,

spero, anche qualche aspetto delle rivoluzioni

cui ha assistito che le sarà piaciuto...

«Senz’altro. L’emancipazione femminile,

che era assolutamente necessaria. Poi, lo sviluppo

della solidarietà mi sembra importante.

Sono moltissimi, soprattutto tra i giovani, quelli

che risultano sensibili in tal senso. Lo trovo

splendido, ma con qualche ombra: alle volte

dietro la solidarietà si celano interessi che coi

fini umanitari hanno poco a che vedere».

Lei vive l’età matura in maniera spettacolare:

può dare qualche consiglio ai lettori?

«Mi sembra importante vivere nel presente,

concentrarsi sulla vita qua e ora. Per esempio,

sono appena tornata da una breve vacanza

nella mia casa in campagna, dove ho gustato

a fondo la bellezza della natura. Dopo il nostro

incontro, mi immergerò nel lavoro di

Bergman. Mi sembra importante non smettere

di coltivare interessi e passioni, continuare

cioè a lavorare nel senso più ampio. Insomma,

andare in pensione non esiste».



Il teatro è

un’esperienza unica

sia per chi lo fa, sia

per chi vi partecipa. Il

teatro crea una magia

che definirei unica


ed energie. Oggi abbiamo perso molto in gusto e classe


cento veronese, dotata di un talento straordinario

con cui non le fu mai facile convivere.

Una donna sempre alla ricerca di quell’amore

che non trovò mai. Il suo infelice amore

per Pasolini la dice lunga. Quell’amore che,

ahimè, credette a un certo punto di aver trovato

in Onassis. Un uomo, peraltro, del quale

le donne si innamoravano con facilità e

non era solo questione di conto in banca...».

Onassis incarnava il mito del principe...

«Proprio così: a modo suo era un principe.

D’altra parte, si è mai visto un mascalzone che

non fosse simpatico?».

Penso proprio di no. Tornando alla nuova

esperienza di autrice, ha sicuramente

qualcosa di bello in cantiere, non è così?

«Lo spero. Sto scrivendo con Andrea Jonasson

una nuova versione di Sinfonia d’autunno,

il film che Ingmar Bergman portò sullo

schermo alla fine degli anni Settanta (una

tormentata storia di rapporto tra la madre,

grande pianista tutta votata alla carriera, e la figlia,

la cui vita è invece improntata alla solidarietà,

nda). Reciterò il ruolo

della madre e la Jonasson

quello della figlia. Sto

poi scrivendo un nuovo testo,

Est-Ovest, stavolta

con Cristina Comencini:

la storia è centrata sul rapporto

tra una signora dei

Parioli e la sua badante».

Carriera eccezionale,

bellezza, fascino, intelligenza,

suppongo amore

e amicizia. Non le è mancato

proprio nulla?

«Certo l’amore c’è stato, sia da parte del

mio primo marito, il quale se ne andò improvvisamente

nel 1966, sia da parte del secondo,

benché questo matrimonio sia durato solo

quattro anni. E anche gli amici non mi sono

mancati. Certo, qualche dolore c’è stato, come

il lutto per il mio primo marito, appunto,

ma ciò fa parte della vita. Mi sento grata nei

confronti di Dio per la vita che ho vissuto».

Qual è il suo rapporto con la religione e

la spiritualità?

A dirla tutta, né il trionfo della televisione

né il dilagare del cinema hanno affossato

il teatro, come molti temevano. Anzi, il teatro

sembra godere da anni di un grande momento

di favore...

«Sicuramente, poiché il teatro rappresenta

una esperienza unica sia per lo spettatore sia

per l’attore. Certo, anche il cinema e la televisione,

quando sono di qualità, possono dare

grandi soddisfazioni, ma vuoi mettere il teatro?

Vuoi mettere la gioia di avere intere platee

di spettatori che sono venuti lì apposta per

vedere e ascoltare te, che solo il teatro può offrire?

Vuoi mettere la possibilità di comunicare

a tu per tu col pubblico? Il teatro crea una

magia unica, uno spaccato di vita che accomuna

palcoscenico e platea».

In alto, nell’altra pagina,

Rossella Falk recita in Vissi

d’arte, vissi d’amore.

In basso, col presidente

della Repubblica, Giorgio

Napolitano

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