acta ordinis fratrum minorum - OFM

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EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

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tarsi a riparare o a decorare la facciata.

Rifondare significa centrarsi su ciò che è essenziale

e non su ciò che è secondario e che

è di moda, come dice anche un proverbio:

“Chi si sposa con la moda, resta subito vedovo”.

Rifondare è tornare alle radici, senza

dimenticare ciò che sta all’orizzonte.

Rifondare non significa fondare una nuova

“forma vitae” francescana, ma creare nuovi

modi di viverla oggi perché sia più radicale,

vitale e feconda. La rifondazione tende a rivitalizzare

la vita e missione, dandole strutture

adeguate che non sfigurino la vita e non

rendano sterile la missione. In sintesi, si

tratta di fare noi oggi, ciò che farebbe Francesco

in situazioni simili.

D’altra parte la rifondazione è l’antidoto

alla stanchezza, all’apatia, alla routine e alla

ripetitività. La rifondazione mette in moto

la testa, i piedi e il cuore. È poi strettamente

legata alla formazione permanente e,

quindi, ad opzioni che si concretizzano in

strutture sempre leggere (niente può essere

pensato come definitivo) e a strategie che

abbiano implicazioni molto concrete a partire

dalla cura pastorale delle vocazioni fino

alla formazione, all’evangelizzazione, alla

vita fraterna, alle forme di governo e alla

spiritualità stessa. Per noi, Frati Minori, la

rifondazione ha molto a che fare con l’“itineranza”,

con il sentirsi in cammino, in ricerca,

senza fissa dimora, come “pellegrini”

e “forestieri”, consapevoli che la patria è altrove.

La rifondazione ci farà ritrovare la fiducia

e la forza evangelica della nostra vita

se l’abbiamo persa, o la potenzierà se si è

indebolita (cf VC 63).

Da questa profonda convinzione invito

tutti i Frati a entrare in questo processo, senza

la pretesa di vedere subito i risultati, perché,

come dice un ritornello: “nessun seme

arriva a vedere il proprio fiore”, ma anche

senza soste che paralizzino un processo che

risulta ineludibile, se desideriamo un futuro

per la nostra “forma vitae”, ricordando

quanto dice il Talmud: “Non siete tenuti a

terminare la vostra opera, ma non siete liberi

di non incominciarla”. È questa una responsabilità

che dobbiamo assumere con

coraggio e creatività, sentendoci come

“sentinelle del mattino” e lavorando per co-

struire un futuro pieno di speranza, avendo

gli occhi sempre fissi nel Signore.

Perché la rifondazione è necessaria?

La vita consacrata è un dono dello Spirito

Santo al mondo (cf VC 62). Lo Spirito è

sempre attivo e dinamico e la sua azione rivitalizza

tanto la Chiesa che il mondo, poiché

lo ricapitola tutto in Cristo (cf VC 1-2).

Questa rivitalizzazione coinvolge anche la

vita e missione dei religiosi (cf VC 13; 39;

68). Per questo motivo i carismi sono sempre

storici: nascono e si incarnano in situazioni

concrete.

Anche il carisma francescano è un dono

dello Spirito alla Chiesa e al mondo, nacque

e si incarna in situazioni storiche ben precise.

È una realtà storica e dinamica. Per questo

motivo è necessario rileggerlo e reinterpretarlo

alla luce dei segni dei tempi: «Sono

gli avvenimenti della vita a segnare una determinata

epoca della storia; attraverso questi

avvenimenti il cristiano si sente interpellato

da Dio e chiamato a dare un risposta

evangelica … lampi di luce nella notte

oscura dei popoli … lampi generatori di

speranza» (Sdp 6).

Senza questo sforzo di rilettura e di reinterpretazione,

finiremo per fissarci, per ripeterci,

per annullare i sogni più profondi,

per perdere, poco per volta la gioia contagiosa

della fede (cf Sdp 6). Il Signore ci parla

attraverso gli avvenimenti della storia. A

noi spetta di ascoltarlo in questi avvenimenti

e cogliere la sua presenza sempre all’opera,

per essere segni di vita leggibili in

un mondo assetato di un cielo nuovo e di

una terra nuova (cf Sdp 6-7). «Non possiamo

accontentarci di magnificare le opere

dei nostri antenati; piuttosto, dobbiamo

ispirarci ad esse per adempiere il compito

che ci è affidato nel nostro frammento di

storia» (Sdp 3). È il momento «di riproporre

con coraggio l’intraprendenza, l’inventiva

e la santità» (cf Sdp 8) di Francesco. Non

possiamo farne a meno, perché la Chiesa e

l’Ordine ce lo chiedono (cf VC 37; Sdp 2).

Servendoci della parabola del “vino nuovo

in otri nuovi” (Mc 2,22) e applicandola

alla nostra vita, credo che a ragione si possa

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