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Ilona Staller

e Luca Di

Carlo. Uno

splendido

amore

Dario

Cassini.

“Uomini

che oliano

le nonne”

Carnevalando.

Il Carnevale

dei ragazzi

speciali

Speciale

Carnevale

2010.

Tutte le foto


2 Campo de’ fiori

SOMMARIO

Editoriale:

Una vita in maschera................................3

L’intervista:

Ilona Staller e Luca Di Carlo...................4-5

Dario Cassini.........................................6-7

Curriculum vitae:

Salvatore Scirè.........................................8

Cinema News:

Avatar......................................................9

I nostri occhi...che ciacchieroni.........11

Roma che se n’è andata:

Petr(Oc) eni - Pietro è qui..................12-13

Giustizia nell’anno 2009.....................14

Un aiuto per Haiti................................15

Suonare Suonare:

Mamma, mi compri una chitarra?........16-17

Ecologia e ambiente:

Nodo di Hartman....................................18

Come eravamo:

Sanremo “non solo canzonette”...............19

Una “Fabrica” di ricordi:

La candelora...........................................20

Verona che splendida città.................21

Radio Punto Zero................................22

Carnevalando......................................23

Le guide di Campo de’ fiori:

Capranica. .............................................24

Amo ut intelligam................................25

Sicurezza ed igiene nei luoghi di

lavoro ..................................................26

Ass. Artistica IVNA:

Giuseppe Troncarelli...........................28-29

Il santo più amato da papa

Ratzinger.............................................30

Il Fumetto:

Homo homini lupus.................................31

La storia del cimitero di Civita

Castellana............................................32

La rubrica dei

perchè..................................................33

Le storie di Max:

Massimo Ranieri.....................................34

L’ “Unità” giornale antifascista a

Civita....................................................35

Il mondo del Jazz:

Beniamin David Goodman.......................36

Primo Premio Cuoricino d’oro............37

Per ricordare l’autiere Fiorino

Marinozzi.............................................38

L’angolo Bon Ton

Una festa in famiglia: il compleanno........39

Numero Unico......................................40

Nel cuore.............................................41

Carnevale Civita Castellana......42-43-44

Carnevale Fabrica di Roma.................45

Carnevale Nepi....................................46

Carnevale Ronciglione........................47

Carnevale Rignano Flaminio e

Magliano Sabina..................................48

Agenda ................................................49

Messaggi..............................................50

Oroscopo..............................................51

I nostri amici ......................................52

Roma com’era.....................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci Gratuiti ............................60-61

Selezione Offerte Immobiliari.......62-63

Foto di copertina: maschere del

Carnevale di Venezia

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Campo de’ fiori 3

Una vita in maschera

di Sandro Anselmi

Ho paura di non capire, di non essere capito, di essermi allontanato dalla realtà che mi circonda, di non essere

più adatto a vivere una vita di società con i miei simili, di essere inadeguato. Mi sforzo, proprio tanto e con

ogni mezzo, di comprendere i comportamenti degli altri, ma spesso, vanamente!

Il terrore mi assale nel dubbio che la colpa sia tutta mia e cerco disperatamente delle attenuanti che fughino

questa possibile certezza. Vorrei convincermi che i vizi degli altri siano gli unici responsabili di ciò, però si riaffaccia

sempre, inevitabile, l’incertezza. Affogo nella fragilità, nella paura, confinandomi dietro un muro per non

vedere. Declino il nulla!

Consumo il corpo e lo spirito sognando un modello di vita che si allontani velocemente da questi luoghi della

mente, ma non costruisco nulla di possibile. Guardo curioso le mosse dell’avversario, perfino lo assecondo per

non uscire dal gioco, ma ne esco comunque sconfitto. L’avidità di vivere una vita assimilata e prossima agli altri,

mi tormenta.

Tutto quanto ha supportato, fino a ieri, le mie certezze, non ha più valore, sono cambiate le regole del gioco!

L’educazione ed il rispetto sono cose lontane, oggi astratte. Troppe facce diverse offre Giano, e come un pirandelliano

“uno, nessuno e centomila”, questo non confrontarsi, chiudersi dentro sacche di autismo, porta ad un

sordo egoismo, mascherato nel più beffardo sorriso. Non può, però, non esserci un confronto sano, leale, se

vogliamo salvare ancora qualcosa per cui valga la pena battersi, qualcosa che garantisca la dignità di vivere e,

più ancora, l’eredità di un mondo vivibile per i nostri figli. Dobbiamo gettare la maschera, tutti! Non può essere

sempre Carnevale!


4

Campo de’ fiori

“La vita è straordinaria, mi ha regalato la fortuna di incontrare un uomo fantastico...”

Ilona Staller e Luca Di Carlo

uno splendido amore

“Ti piacerebbe intervistare Ilona Staller?

E’ veramente molto gentile e carina!” mi

dice il mio amico Marco Antonangeli, in

arte Markosong’s, che l’ha conosciuta

durante un concorso per cani, a La Storta

(Roma). La proposta mi ha subito incuriosito

perché Ilona, soprattutto nel personaggio

di Cicciolina, è stata molto amata,

ma anche molto criticata ed io volevo

poter esprimere un mio giudizio personale

senza fermarmi alle apparenze né ai luoghi

comuni. Benchè non sia stato facile, a

causa dei molteplici impegni, sono riuscita

ad intervistarla insieme al suo fidanzato,

l’avvocato Luca Di Carlo. Cade proprio a

proposito, nel mese di Febbraio, quando si

festeggia San Valentino, la festa degli

innamorati, perché loro lo sono veramente

tanto. E’ una delle coppie più affiatate del

momento ed inizio così a rivolgere loro

qualche domanda.

Avete ufficializzato il vostro fidanzamento,

che è giunto all’ottavo mese.

Come vi siete conosciuti?

“Nell’ambiente dello spettacolo avevo

sentito molto parlare di un vero avvocato

del diavolo, l’avvocato Luca Di Carlo, così

mi sono rivolta a lui per le mie questioni

processuali. Ci siamo incontrati e sono

immediatamente rimasta affascinata da

Luca, dalla sua persona carismatica. È

stato un vero colpo di fulmine! Luca è trasgressivo,

sensuale, è un show-man. E’

anche un artista futurista, creatore di

dipinti dai colori brucianti e con l’indole per

la recitazione. Luca mi rappresenta legalmente

in Italia ed in tutto il mondo. E poi

… ha verve, ha spirito, Luca va al massimo!”

Luca, cos’è che più ti piace di Ilona?

“Mi piace tutto e soprattutto tutta … E’ elegante

e frizzante come lo champagne. E’

una palma piena di frutta buona da mangiare,

è un’isola dalla straordinaria bellezza

dove naufragare.”

Chi era Luca Di Carlo prima di diventare

avvocato e show-man?

“Ero un ragazzo esuberante. Il mio sport

era il motocross, ho fatto anche tante gare

in pista con le auto, ero proprio spericolato…

Ed oggi non è che sono cambiato …

anzi, forse sono un po’ più esagerato.

Anche negli studi ero esagerato… A 33

anni sono un avvocato conosciuto in tutto

il mondo e poi anche man di spettacolo.

Sono stato, e sono tutt’ora, un romanticosportivo.”

Chi era Ilona Staller prima di diventare

Cicciolina?

“Era una ragazza dedicata agli studi di

medicina. Sono sempre stata, fin dalla

nascita, una romantica fricchettona.

Certamente mi sarebbe piaciuto avere nel

passato l’uomo giusto per la vita, ma non

sempre si ha quello che desideriamo.

Meglio tardi che mai, da otto mesi vivo la

mia storia d’amore con il mio bellissimo ed

affascinante avvocato – artista, Luca Di

Carlo… Sono incredibilmente felice con

lui!” (dice guardandolo negli occhi).

Forse non sei ancora riuscita a scrollarti

di dosso l’immagine di

Cicciolina, pensi di riuscirci e lo vuoi?

“Io amo il personaggio di Cicciolina, perchè

e così, naif, dolce, accattivante,

sognatrice, altruista, idealista, fuori delle

righe... trasgressiva. Le donne amano

Cicciolina perché è il simbolo della femminilità,

del desiderio… E’ quella femminilità


Quali sono i tuoi programmi di lavoro

in questo momento?

“Sono invitata con Luca, che è molto

amato, nei vari programmi televisivi di

tutto il mondo. E’ possibile che insieme

faremo scintille in un gran film romantico e

divertente, anzi, come dice Luca, romantico

– sportivo!”

Campo de’ fiori

5

Siete veramente molto

carini insieme. Forse è

un po’ presto per dirlo,

ma avete già dei progetti?

Luca: “E’ tutto top secret!!”

Ilona: “Io seguo Luca che

ne sa una più del diavolo e

mi associo!!” (sorridono).

che cattura. Le donne amano Cicciolina

per la forza femminile, intesa nel suo

modo di essere, di mostrarsi, di manifestarsi.”

Come è stata invece l’esperienza politica?

“Una grande esperienza! Ho svolto con

molto impegno e serietà il mio lavoro, in

ogni momento, dedicandomi senza tregua

alle problematiche sociali.”

Ilona mi ha espressamente

chiesto di sorvolare sulla

sua questione personale e

tormentata di mamma.

Tutti sappiamo quanto

abbia sofferto e combattuto

per far rispettare questo

ruolo fondamentale per

una donna. Non posso che

accettare la sua volontà.

Sta vivendo in questo

momento, grazie al suo

compagno, uno dei

momenti più felici della sua

vita e ha voluto dimostrarlo

completamente in questa

intervista rilasciata in

esclusiva per la nostra rivista!Grazie

ad Ilona Staller e

all’avvocato Luca Di Carlo

per la loro disponibilità.

Tanti, tanti auguri!!!

Ermelinda Benedetti

Chi è Ilona oggi?

“Rappresento in Italia ed in tutto il mondo

la libertà di espressione, di pensiero, di

opinione, la libertà infinita che dovrebbe

avere ogni essere vivente!”

Qual è la cosa più bella che la vita ti

ha regalato?

“La vita è straordinaria, mi ha regalato la

fortuna di incontrare un uomo fantastico, il

mio vero amore. So di essere una woman

innamorata perdutamente dell’avvocato

Luca.”

Ilona Staller insieme al

suo compagno l’ avvocato

Luca Di Carlo. Da

otto mesi vivono

felici la loro storia

d’amore.


6

Campo de’ fiori

Lanciato al grande pubblico nel 2000 da Zelig

DARIO CASSINI

Al Teatro Parioli con “Uomini che oliano le nonne”

Dario Cassini nasce a Napoli nel 1967 e

si diploma ben presto all’Accademia di Arte

Drammatica del Teatro La Scaletta. I suoi

inizi lo vedono cimentarsi nel cosiddetto

filone drammatico e lo portano a

recitare ne “I Promessi

Sposi” diretto da Massimo

Cinque e, successivamente,

come protagonista

nell’ “Anna Christie”

con la regia di Ezio Maria

Caserta. Ma ben presto

la sua vena ironica prende

il sopravvento e decide

di proporsi al pubblico

come comico. Il

primo spettacolo di

varietà a cui partecipa è

“Fantastico” nel 1990

con Johnny Dorelli e

Raffaella Carrà. Poco

dopo lo vediamo su TMC

con Antonella Elia in

“Dritti al Cuore” e successivamente

conduce

Ha lavorato con

Johnny Dorelli e

Raffaella Carrà in

“Fantastico” del 1990

Le Jene insieme a

Simona Ventura. Zelig

lancia, poi, il personaggio

nelle stagioni 2000 –

2001 e 2002. A Dicembre

2003 pubblica per

Mondadori “Tranne mia

madre e mia sorella”

ed il libro vende subito

più di 15.000 copie. E’

una esplorazione delle

piccole psicopatologie

dell’universo femminile,

o meglio il lato oscuro

delle donne viste da un

uomo normale. Il filone è

quello giusto, e dopo

“Sesso scritto e

sesso orale”

(1999-2000),”

Donne du du

du” (2001-2002),

“Tranne mia

madre e mia

sorella” (2003),

“Bastardo dentro”

(2004-

2005), “Il profumo

del maschio

selvatico”

(2005-2006),

“Tranne mia

madre e mia sorella 2”.

Quest’anno inizia la nuova stagione

al Teatro Parioli di Roma con

“Uomini che oliano le nonne” scritto

insieme a Marco Terenzi e, con lui,

torna a grande richiesta il

Professor Rimorchio.

Lo incontriamo in occasione

della prima e lo troviamo

come al solito in grande

forma.

Su Telemontecarlo

era

in coppia con

Antonella

Elia in “Dritti

al cuore”,

mentre con

Simona

Ventura ha

condotto lo

show

“Le iene”.

Dario, i titoli dei tuoi spettacoli ci colpiscono

sempre di più perchè non

sono mai buttati lì, ma costruiti ad

arte… “E’ vero. E poi chi olia non odia e

viceversa…. I miei titoli in realtà sono

sempre giochi di parole che hanno in loro

comunque un richiamo di curiosità e divertimento,

vedi “Sesso scritto e sesso

orale”, “In caso di amore scappa”, “Donne

du du du” e tanti altri. In questo caso poi

si tratta di un ritorno veramente a furor di

popolo, nel senso che lo scorso anno

abbiamo messo in scena un personaggio

nato qualche anno prima che era il

Professor Rimorchio, un uomo che aveva

dedicato la sua vita alla terapia di coppia,

che consigliava i propri pazienti uomini e

donne per riuscire a stabilire un legame

comportamentale importante, cosa difficilissima

nella vita. Io sono single perchè

sono bravo nella teoria ma meno “pratico”

nella pratica!”


Campo de’ fiori 7

con Marco Terenzi ha in sè una

grandissima vena ironica ed in

quello che dico ogni tanto sfioriamo

momenti di serietà, ma sottolineo

ogni tanto… Io penso oggi si

debba intrattenere la gente,

soprattutto in questo momento

storico che ci attanaglia, in quanto

ormai ci costringono oramai a

viverlo tutti abbracciati alla crisi…”

Insomma il ritorno di Dario Cassini

dovrebbe far bene alla coppia ed ai

single uomini o donne che siano e

se ne volete sapere di più basta

andare a teatro in una delle date

della nuova tournee teatrale.

Sandro Alessi


Perché tanto accanimento sul mondo

femminile? “Non ci vedo nessun accanimento...

anzi, i miei spettacoli scherzano

sull’universo femminile anche perchè se

uno come me, a 42 anni, continua ad

occuparsi del mondo femminile significa

che ha una grande passione, ma non

significa che abbia ci capito qualcosa…”

Nei testi esiste un confine tra drammaticità

e comicità? “Quello che scrivo

Se un uomo come me,

a 42 anni, continua ad

occuparsi del mondo

femminile, significa

che ha una grande

passione, ma non

significa che ci abbia

capito qualcosa


A Radio Deejay


8

Campo de’ fiori

CURRICULUM VITAE

SALVATORE SCIRE’: 15 ANNI DI TEATRO!

tale contesto è ambientata la storia), ma

allo stesso tempo vuole ironizzare su certi

aspetti, o meglio, su alcuni personaggi,

che nel mondo dello spettacolo si incontrano

molto spesso! All’interno di tale contesto,

Salvatore Scirè inserisce una storia

umana, curiosa e paradossale, raccontata

con la consueta leggerezza, in un susseguirsi

di situazioni comiche, grazie

anche alla bravura degli attori, che danno

vita a personaggi fortemente caratterizzati

e divertenti. Il cast è composto da:

Matteo Lombardi, Andrea Villanetti,

Anna Carbotti, Maria Pignatelli,

Martina Miele, Carmen Orso, Sara

Bottone e Paola Pieravanti. Uno Scirè

in grande forma ritorna sulle scene con

una commedia frizzante ed assolutamente

da non perdere, e ci dimostra come sia

importante passare le serate a teatro,

magari ridendo un po’ anche sui piccoli

difetti di ognuno di noi.

Roma - Sala Petrolini. Sandro Alessi, insieme a Salvatore Scirè, che

sfoglia la nostra rivista, e tutta la sua compagnia tetrale.

Sandro Alessi

’ l’occasione per festeggiare insieme 15

anni di carriera di autore teatrale ed oltre

10 di amicizia. Infatti ci siamo incontrati la

prima volta in un piccolo teatro sperimentale

in zona Testaccio che si chiamava “I

Miti”, dove Salvatore ed altri autori romani

testavano le proprie commedie.

Personalmente si definisce “culturalmente

irrequieto”! Infatti, dopo una laurea in giurisprudenza,

Salvatore Scirè si è accostato

gradualmente al mondo dell’editoria,

come giornalista free-lance e fotografo

creativo. Oltre ad aver collaborato con

importanti testate nazionali, ha pubblicato

4 libri fotografici e ha fatto diverse mostre

in Italia e all’estero. Poi, quasi casualmente,

15 anni fa ha scoperto un ulteriore filone

creativo, quello della scrittura teatrale,

della commedia brillante, in particolare.

Nel lontano 1995, infatti, debuttava con

“Quattro cuori e un bungalow”, scritta

a due mani insieme a Giannalberto

Purpi. Da allora è quasi inarrestabile. Ha

scritto, infatti, ben 19 commedie (alcune

delle quali firmate come co-autore),

seguendo un naturale processo di maturazione

creativa. “Mi piace proporre al pubblico

tematiche attuali e attente ai rapporti

sociali e di coppia, pur mantenendo un

occhio alla tradizione della commedia teatrale

italiana. Credo che il pubblico voglia

in qualche modo rispecchiarsi in ciò che

vede sul palco”.

Tra le opere più recenti e più mature,

ricordiamo Sofà ma non si dice, Due

minuti per provarci e Professione

separata!

Per festeggiare i 15 anni di palcoscenico,

Salvatore Scirè presenta al Teatro

Petrolini di Roma la commedia “Ciao

papà, ti presento mia madre!”, che

vuole essere un omaggio al “teatro”, (in

Salvatore Scirè


Campo de’ fiori 9

Il regista americano James Cameron presenta un altro dei suoi capolavori

AVATAR

Il fittizio “altro da sè” di un essere umano

di

Maria Cristina

Caponi

Avatar; Gran Bretagna,

Usa, 2009. Genere: fantascienza;

regia: James

Cameron; sceneggiatura:

James Cameron;

interpreti: Sam

Worthington, Zoe

Saldana, Sigourney

Weaver, Stephen

Lang, Michelle

Rodriguez, Giovanni

Ribisi, Joel Moore, CCH Pounder, Wes

Studi, Laz Alonso, Peter Mensah,

Matt Gerald, Scott Lawrence, Sean

Moran, Dileep Rao, Julene Renee,

Jacob Tomuri, Noli McCool, Peter

Dillon, Kevin Dorman, Dean

Knowsley, Sean Anthony Moran, Amy

Clover, Sean Patrick Murphy, James

Pitt; fotografia: Mauro Fiore; montaggio:

John Refoua, Stephen E. Rivkin; scenografia:

Rick Carter, Robert

Stromberg; costumi: Mayes C. Rubeo,

Deborah Lynn Scott; distribuzione: 20th

Century Fox; durata: 162 minuti .

Generalmente un avatar è una tecnologia

incarnata, una protesi simulacrale di

un qualcuno che scivola adagio in un’esperienza

anomala, in cui il corpo si articola

a partire dallo strumento e viceversa,

più o meno come avviene in un videogioco.

Insomma, l’avatar non è altro

che il fittizio “altro da sé” di un essere

umano, un individuo legato a un’effimera

fantasia nei confronti dell’immateriale.

Ma, accedere al pianeta Pandora situato

in un punto non ben definito lungo la

costellazione di Alpha Centauri è tutt’altro

che uno sconfinamento o una caduta nel

regno dell’inorganico: Pandora, infatti,

Il regista di “Avatar”, James Cameron e l’attore australiano

Sam Worthington, nei panni del soldato Jake, sul set del film.

passa per la riduzione del mondo reale a

un luogo incontaminato e puro, perfetto

come amara terra di frontiera su cui molti

vorrebbero lucrare irresponsabilmente. Il

marine paralitico Jake Sully (l’australiano

Sam Worthington) accetta di far parte

di questa sorta di equazione illusoria, nel

momento in cui decide di “lavorare sul suo

corpo fantasmatico”.

Grazie agli ultimi ritrovati tecnologici della

sua epoca - la pellicola è ambientata in un

avveniristico 2154, segno che la profezia

maya relativa al 2012 è (forse) solo uno

spauracchio – il soldato Sully finisce per

occultare le sue vere fattezze e adottare

quelle degli indigeni Na’vi, abbastanza

simili a noi se non fosse per la carnagione

bluastra e striata, un’altezza che sfiora i

tre metri, quattro dita per mano e una

coda lunghissima.

In realtà, quella del milite immobilizzato

sulla sedia a rotelle rammenta molto da

vicino una palese professione di entrismo

presso culture occupate, sebbene non

conformi ai nostri usi e costumi.

A poco a poco, il bieco colonnello dell’esercito

degli Stati Uniti, Quaritch

(Stephen Lang), prende sotto le sue ali

Jake Sully, iniziando a lodare fra sé e sé la

“perseveranza bovina” e la forza di volontà

di questo combattente, che secondo lui

rappresenta il perfetto emblema del bravo

soldato. Al contrario, l’amore provato dal

protagonista per l’autoctona Neytiri (Zoe

Saldana), la bella e coraggiosa figlia del

capo tribù, può essere letto come una

hemingwayana “pace separata” che

potrebbe, finalmente, permettere la fuga

e la redenzione da un mondo di guerra.

Nuovi problemi, vecchi valori.

Nel corso del lungometraggio

acquista un certo

peso il messaggio ecologista

di fondo, mentre

la tirata politica assume

maggiore spessore

quando il desiderio più

grande di Jake Sully

diventa quello di spiegare

ai Na’vi che lui non ha mai

pensato di fare del male

alle persone: lui non ha

nemici personali fra quella

gente.

Egli non fa altro che scusarsi

e ribadire a se stesso

la propria innocenza.

Il protagonista prende le

distanze dal resto dei combattenti irresponsabili

che hanno totalmente perso il

senso della moralità, fino a non esser più

in grado di riconoscere il male dal bene,

cosa è giusto da cosa è sbagliato.

Ora lo spettatore riesce a comprendere

che l’omicidio di guerra non è attribuibile a

un automa, a una macchina monolitica

priva di volontà - un “loro” deifico, irresponsabile,

insensibile, senza scopi,

necessità, ragione e cuore.

E allora, per un attimo, ci ritornano in

mente le parole del poeta statunitense

Robert Frost, per il quale la conquista del

territorio degli Stati Uniti andava considerata

come il risultato ultimo di una serie di

doni e di attese reciproche.

La poesia Il dono totale sosteneva, infatti,

che “prova del dono furono molte prove di

guerra”, poiché fin dall’inizio gli uomini

avevano rimosso tutti quegli ostacoli che

di volta in volta si erano opposti all’inevitabile

compimento dell’unione tra gli americani

e l’America, anche a costo della loro

vita.

A distanza di alcuni decenni da quando

venne recitata Il dono totale, il componimento

lirico suona oggi come una tragica

previsione delle guerre combattute in

Vietnam, in Iraq e - perché no? – anche su

Pandora.

continua sul prossimo numero...


Se dialoghiamo con

una persona, e prestiamo

attenzione

ai suoi occhi, possiamo

vederli effettuare

frequenti

movimenti in

varie direzioni.

Questi

movimenti

non sono

casuali, ma

rappresentano

una

importante

chiave di

interpretazione del

pensiero dell’interlocutore.

Provate a porre a qualcuno (che

non sia mancino) la strana istruzione del

titolo e vedrete che mentre elabora mentalmente

l’immagine il suo sguardo si indirizzerà

verso l’alto, a sinistra. I nostri

occhi “tradiscono” il pensiero e forniscono

molte indicazioni all’interlocutore

che sia in grado di leggere queste

informazioni. Questa constatazione

(stimolo-risposta) che oggi si può verificare

con l’uso di tecniche strumentali quali il

poligrafo o la PET (Positron Emission

Thomography), che è conosciuta già da

vent’anni. Studiando i filmati di un gran

numero di pazienti e di volontari si scoprì

che esistono ben otto posizioni classiche

dei bulbi oculari, in relazione con

tre tipi di percezione. Gli input ai quali

il soggetto può essere sottoposto, possono

dividere in tre categorie, tre canali di

entrata e di elaborazione del cervello, che

Campo de’ fiori 11

Pensa ad un orsacchiotto rosa in sella ad un ippopotamo verde

I nostri occhi… che chiacchieroni

I loro movimenti sono importantissimi per interpretare il pensiero dell’interlocutore

Paolo BALZAMO

Responsabile

Formazione

ed Informazione Centri

Ottici Lisi

& Bartolomei

www.lisibartolomei.com

sono di tipo Visivo (V), Auditivo (A) o

Cenestesico (K). Le persone si possono

dividere secondo tre principali canali di

input. Il tipo VK (visivo–cenestetico), ad

esempio, utilizza dati in entrata prevalentemente

visivi e li elabora per via prevalentemente

cenestesica. Per

identificare la categoria di

appartenenza di una persona,

si devono osservare non

solo il movimento dei suoi

occhi e la loro tendenza a

soffermarsi in alcune posizioni

prevalenti, ma anche le espressioni

verbali utilizzate: l’uso immediato di parole

che fanno riferimento alla vista la faranno

classificare come un tipo prevalentemente

visivo. Come si è detto, guardando

il soggetto di fronte, esistono otto posizioni

che i suoi bulbi oculari possono assumere,

con i relativi significati:

1. In alto a destra: attinge dalla memoria

del realmente visto. Visualizzazione

emisfero dominante - esempio: immagine

costruita e fantasia visiva (Vc).

2. In alto a sinistra: attinge ad immagini

prodotte dalla fantasia visiva.

Visualizzazione emisfero non dominante -

esempio: immagine ricordata (Vr).

3. In mezzo a destra: attinge dalla

memoria del realmente ascoltato.

Processo uditivo dell’emisfero non dominante

- esempio: suoni ricordati, parole,

ripetizioni (Ar) e distinzioni di tonalità.

4. In mezzo a sinistra: attinge a suoni

prodotti dalla fantasia auditiva.

Processo auditivo emisfero dominante

- esempio: suoni e parole costruite

(Ac), ripetizioni (come le filastrocche) o

anche distinzioni di tonalità.

5. In basso a destra: attinge dati

dal canale auditivo interno, (canale

relativo ai colloqui tra sé e sé. Quando

si parla dentro di sé, si rimuginano le

cose parlandosi internamente).

6. In basso a sinistra: attinge dati

dal sistema cenestesico (relativo alle

sensazioni. Quando vengono rievocate

sensazioni di calore, di tatto (per esempio

ruvidità dei materiali), di sapore o di

odore).

7. Al centro in alto: pensieri positivi.

8. Al centro in basso: pensieri negativi.

Queste sono constatazioni sulle quali

nessuno ha, ormai, più dubbi di sorta: ma

ci si deve chiedere il perché dei movimenti

dei bulbi oculari.

continua sul prossimo numero...


12

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

PETR(Oc) ENI - PIETRO E’ QUI

Costantino spostò le reliquie del Santo in un altro loculo per redigere il suo monumento

“ … nei sotterranei

della Basilica

Vaticana ci sono i

fondamenti della nostra

fede, la tomba del

Principe degli

Apostoli è stata

ritrovata … “, con

queste parole Pio XII,

Eugenio Pacelli, 1939

di Riccardo Consoli - 1958, a conclusione

del Giubileo 1950,

diede al mondo la notizia del riconoscimento

della Sepoltura di Pietro, cosa peraltro

attestata da una unanime e

antichissima tradizione.

Al luogo della sepoltura di Pietro per la

prima volta fa riferimento il Presbitero

Gaio, durante il pontificato di Zefirino, 199

- 217, come riportato da Eusebio di

Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica: “ …

Io posso mostrarti i Trofei degli Apostoli

Pietro e Paolo; se vorrai recarti in Vaticano

o sulla via di Ostia, troverai i Trofei di coloro

che fondarono la Chiesa di Roma … “,

intendendo per Trofeo non già una struttura

ma i corpi dei martiri. In quello stesso

periodo, il martirio del Principe degli

Apostoli è attestato anche da Tertulliano,

che verso l’anno 200, nella sua

Prescrizione contro gli Eretici, scrive: “ …

la preminenza di Roma è legata al fatto

che tre Apostoli, Pietro, Paolo e Giovanni,

vi hanno insegnato e, i primi due, qui sono

morti martiri … “ Ma ancor prima dell’anno

‘96, del martirio di Pietro scrive

Clemente Romano, nella Prima lettera ai

Corinzi:“ … prendiamo in considerazione

l’Apostolo, Pietro che, per gelosia ingiusta,

sopportò non uno né due ma molti affanni,

e così, dopo aver reso testimonianza,

s’incamminò verso il meritato luogo della

gloria. Intorno a Pietro e Paolo che piamente

si comportarono si raccolse una

grande moltitudine di eletti, i quali, dopo

aver sofferto per gelosia molti oltraggi e

tormenti, divennero fra noi bellissimo

esempio …“

Clemente Romano scrive da Roma e lo

stesso contenuto della lettera si riferisce a

fatti accaduti in questa città; a Pietro e

Paolo vengono accomunati i martiri romani

della persecuzione neroniana, ai quali si

riferisce l’ultima frase. Pietro mor,ì infatti,

nei giardini di Nerone presso il Vaticano

insieme a una moltitudine di cristiani,

durante la persecuzione scatenata

dall’Imperatore dopo l’incendio del 19

luglio 64 che distrusse gran parte di Roma.

Secondo studi più recenti, proprio all’anno

64 deve essere riportata la data del martirio

di Pietro, che la tradizione, derivante

da Girolamo, colloca all’anno 67 insieme a

quello di Paolo.

L’imperatore Costantino, 306 - 337, nel

secondo decennio del IV secolo, racchiuse

il corpo di Pietro in una tomba collocata

nella nuda terra, presso il Circo al limite

settentrionale dei giardini di Nerone, all’interno

di un Monumento in muratura,

attorno al quale, intorno all’anno 320, fece

edificare una Basilica. Per la realizzazione

di quest’opera, non venne utilizzato, come

sarebbe stato più logico, il sito pianeggiante

compreso tra il Gianicolo e il

Vaticano, precedentemente occupata dal

Circo, ma, con un grandioso lavoro ingegneristico,

si realizzò una vasta piattaforma

artificiale che tagliava, da un lato, le pendici

del Colle Vaticano utilizzando, dall’altro,

le strutture di una Necropoli sviluppatasi

tra I e IV secolo, lungo il lato settentrionale

del Circo

medesimo. Tutto ciò perché

Costantino volle che

in corrispondenza del

fulcro della Basilica,

ossia l’intersezione tra la

navata centrale e il

transetto, fosse ubicato il

Monumento contenente

il corpo dell’Apostolo, ed

è proprio per questo

motivo che l’asse della

Basilica Costantiniana

non rispetta in alcun

modo l’asse dei

preesistenti Necropoli e

Circo. Da allora, il

Sepolcro dell’Apostolo

Pietro costituisce, oltre

che punto di attrazione,

anche l’esatto centro di

tutto ciò che nel corso

dei secoli gli si è sviluppato

attorno, dalle

sepolture dei primi fedeli

cristiani, alle installazioni

per i pellegrini nel primo medioevo, alle

strade, alle mura della Civitas Leoniana

edificate dopo il Sacco di Roma dell’anno

846 da parte dei Saraceni, fino al moderno

Rione Borgo.

La costruzione della nuova Basilica, fondata

da Giulio II, Giuliano della Rovere, 1503

- 1513, il 18 aprile 1506, pur avendo comportato

la demolizione di quella costantiniana

e delle sue aggiunte medievali, ha

rispettato rigorosamente la centralità del

Sepolcro di Pietro, infatti, l’attuale altare

maggiore, risalente a Clemente VIII,

Ippolito Aldobrandini, 1592 - 1605, si

trova esattamente sopra a quello

medievale di Callisto II, Guido di

Borgogna, 1119 - 1124, che a sua volta

ingloba il primo altare di Gregorio Magno,

590 - 604, costruito sul Monumento

Costantiniano, che custodisce la Tomba di

Pietro. Il culmine della Cupola di

Michelangelo poi, si trova esattamente e

perpendicolarmente sopra di questa.

Tra il 1939 e il 1949, per volontà di Pio XII,

fu condotta da parte di quattro studiosi di

archeologia, architettura e storia dell’arte,

sotto la direzione di Monsignor Ludwig

Kaas, Segretario della Reverenda Fabbrica

di San Pietro, uno scavo archeologico

sotto l’altare maggiore della Basilica

Vaticana.

Inizialmente fu rinvenuto il Monumento di

Costantino. Si tratta di un parallelepipedo

alto circa tre metri rivestito in marmo e

porfido, il lato anteriore presentava

un’apertura corrispondente

all’attuale

Nicchia dei

Palli nelle Grotte

Vaticane e quello

posteriore, ritornato

parzialmente

alla luce, è tuttora

visibile dietro

l’altare della

C a p p e l l a

Clementina; proseguendo

con gli

scavi lungo i lati

del Monumento

Costantiniano, al

di sotto di esso, si

giunse al rinvenimento

della

Tomba di Pietro.

Qui apparve una

piccola Edicola

formata da una

mensa sorretta da

due colonnine di

marmo, appoggiata

a un muro intonacato e dipinto in rosso,

il c.d. Muro Rosso, in corrispondenza di

una nicchia, sul pavimento davanti a questa,

sotto un chiusino, una tomba nella

nuda terra, l’Edicola, databile al II secolo,

venne identificata come Trofeo di Gaio.

Dopo un certo periodo di tempo dal termine

degli scavi e dalla loro pubblicazione,

ebbe inizio una seconda fase di indagini.

Il Monumento Costantiniano aveva inglobato

anche un’altra struttura accanto

all’Edicola, un muretto perpendicolare al

Muro Rosso, denominato Muro G, ossia il

muro dei graffiti poiché sulla parete

“Crocefissione di San Pietro”

Caravaggio.

Cappella Cerasi - Chiesa Santa Maria

del Popolo - Roma.


Campo de’ fiori 13

opposta all’Edicola erano presenti numerosissimi

graffiti sovrapposti.

Si scoprì che dentro quel muretto, certamente

dopo l’apposizione dei graffiti e

prima della definitiva sistemazione del

Monumento Costantiniano, era stato ricavato

un loculo parallelepipedo foderato di

marmo sul fondo e sui quattro lati, fino a

una certa altezza, uno dei quali, quello

occidentale, terminava proprio sul Muro

Rosso. Il loculo, era stato già notato nel

novembre 1941 durante l’esecuzione degli

scavi, ma non se ne era attribuita particolare

l’importanza esso, dunque, stando a

quanto ricostruito in seguito, era stato

svuotato di gran parte del materiale che

conteneva, tanto che il giorno seguente

alla scoperta uno degli addetti agli scavi, lo

aveva visto vuoto. Come fu possibile appurare

diversi anni dopo il completamento e

la pubblicazione degli scavi, da quel luogo

proveniva un importantissimo documento

epigrafico costituito da un piccolissimo

frammento di intonaco rosso delle dimensioni

di cm 3,2 x 5,8 caduto dall’adiacente

Muro Rosso con inciso: PETR(Oc) ENI -

PIETRO E’ QUI.

Appositi studi compiuti tra il 1952 e il

1965, portarono alla decifrazione dei graffiti

del Muro G, quello contenente il loculo,

che rivelarono numerose invocazioni a

Cristo, Maria e Pietro, sovrapposte e combinate

tra loro portando, dopo complesse

e articolate ricerche condotte con rigore

scientifico, al riconoscimento di quanto era

stato contenuto nel loculo, ossia le

Reliquie di Pietro lì trasferite, prima dell’inizio

dei lavori di Costantino, dalla sottostante

originaria tomba ricavata nella

nuda terra. Rinvenute in una cassetta nelle

Grotte Vaticane, dove erano state deposte

da chi, anni prima, le aveva estratte dal

loculo, le reliquie risultarono essere

appartenenti a un solo uomo di corporatura

robusta, morto in età avanzata;

incrostate di terra erano state avvolte in

un panno di lana color porpora e intessuto

d’oro e riguardavano frammenti di tutte le

ossa del corpo ad eccezione di quelle dei

piedi. Quest’ultimo è un particolare veramente

singolare che non può non richiamare

alla mente la Crocifissione di Pietro

eseguita Inverso Capite - a testa in giù e

le sue conseguenze sul corpo, cioè il distacco

dei piedi; una circostanza perfettamente

rispondente a quanto storicamente

ben noto, ossia l’usanza romana di rendere

spettacolari le esecuzioni capitali dei

condannati a morte per la soddisfazione

del popolo.

Tutto ciò avvenne

anche per Pietro,

messo a morte

assieme a fra altri

condannati e

sepolto in terra

nel luogo più vicino,

probabilmente

in tutta fretta.

Le reliquie identificate

come quelle

di Pietro furono

riconosciute come

tali da Paolo VI,

Giovan Battista

Montini, 1963 -

1978 che il 26

giugno 1968,

ricollegandosi alle

parole pronunciate

da Pio XII, ne

diede l’annuncio

nel corso di una

pubblica udienza nella Basilica Vaticana: “

… nuove indagini pazientissime e accuratissime

furono in seguito eseguite con

risultato che noi, confortati dal giudizio di

valenti e prudenti persone competenti,

crediamo positivo, anche le reliquie di

Pietro sono state identificate in modo che

possiamo ritenere convincente e ne diamo

lode a chi vi ha impiegato attentissimo studio

e lunga e grande fatica. Con ciò non

saranno esaurite le ricerche, le verifiche, le

discussioni e le polemiche, ma da parte

nostra ci sembra doveroso, allo stato presente

delle conclusioni archeologiche e

scientifiche, dare a voi e alla Chiesa questo

annuncio felice, obbligati come siamo a

onorare le sacre reliquie, suffragate da

una seria prova della loro autenticità e nel

caso presente tanto più solleciti ed esultanti

noi dobbiamo essere, quando abbiamo

ragione di ritenere che siano stati rintracciati

i pochi, ma sacrosanti resti mortali

del Principe degli Apostoli …”

Il giorno successivo furono fatte ricollocare

“Cristo consegna le chiavi a San Pietro”

Dipinto di Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino

“ … Tu es Petrus, et supe hanc petram aedificabo Ecclesiam

meam et tibi dabo claves regni Caelorum … “

“ … Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia

Chiesa e a te darò le chiavi del Regno dei Cieli … “

all’interno del ripostiglio del Muro G ad

eccezione di nove frammenti richiesti dal

papa per essere custoditi nella sua

Cappella privata.

Circa i luoghi di Pietro a Roma, occorre

segnalare una epigrafe del pontefice

Damaso, 366 - 384 presso la Memoria

Apostolorum lungo la Via Appia ad

Catacumbas, oggi Basilica di San

Sebastiano, dove si legge: “ … chiunque

sei che cerchi i nomi congiunti di Pietro e

di Paolo, sappi che questi santi hanno qui

riposato - habitasse, un tempo … “.

In base a questo testo ed alla presenza,

nelle Catacombe, di numerose iscrizioni di

invocazione congiunta a Pietro e Paolo, è

stato possibile ipotizzare una temporanea

traslazione delle reliquie dei due fondatori

della Chiesa di Roma in questo luogo nel

periodo delle persecuzioni avviate

dall’Imperatore Valeriano, 253 - 260, ma

in questo caso ci troviamo nel campo delle

ipotesi di studio.

Dobbiamo anche ricordare che, nell’ambito

delle ricerche svolte venne compiuta

una ricognizione scientifica sulle reliquie

attribuite da una tradizione medievale alla

Testa di Pietro, presenti dall’VIII secolo

nel Sancta Sanctorum e da qui trasferite, il

16 aprile 1369, per volere di Urbano V,

Guglielmo de Grimoard, 1362 - 1370, in

uno dei due busti all’interno del Ciborio

della Basilica Lateranense, dove attualmente

si trovano. Peraltro, i risultati di

questa ricognizione non hanno in nulla

inficiato la validità del riconoscimento delle

Reliquie di Pietro sotto la Basilica Vaticana.

Pietro, uno dei dodici Apostoli di Gesù, è

considerato dalla Chiesa Cattolica il primo

papa, il suo nome originale era Simone,

Shim’on dalla radice ebraica Shama -

Ascoltare, che assume, molto probabilmente,

il significato di Colui che ha ascoltato,

ma, secondo quanto affermato da

Matteo e Giovanni, ricevette da Gesù

Cristo stesso il nome di Kefa, in aramaico

Roccia - Pietra, in greco Petros e in latino

Petrus; peraltro, anche San Paolo lo chiamava

Kephas oltre che Pietro.


14

Campo de’ fiori

Il Ministro Alfano fa il punto della situazione italiana

RELAZIONE SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA NELL’ANNO 2009

Il processo telematico. Una possibile soluzione per velocizzare i tempi

dell’Avv. Ilaria

Becchetti

Il 20 gennaio scorso il

Ministro della Giustizia

Alfano ha esposto in

Parlamento l’annuale

“Relazione sull’amministrazione

della

Giustizia nell’anno

2009”. Il Guardasigilli

ha illustrato anzitutto

lo stato della giustizia.

Lo ha fatto in cifre e

c’è da rimanere impressionati.

5.625.057 sono i procedimenti civili

pendenti, 3.270.979 quelli penali;

20.959 sono i minorenni segnalati

dall’Autorità Giudiziaria Minorile agli

Uffici di Servizio Sociale per i

Minorenni. È a tutta evidenza una mole

di lavoro enorme, senza eguali in tutta

l’Unione Europea, che viene gestita da

9080 magistrati togati, 3513 giudici

onorari, 40456 unità di personale

giudiziario, 1399 addetti al settore

minorile e 46662 dipendenti dell’amministrazione

penitenziaria. Il

Guardasigilli, poi, ha fatto ancora numeri e

rammentato ai suoi uditori che la giustizia

costa 8 miliardi di euro l’anno,

cioè circa 30 milioni di euro per ogni

giornata lavorativa.

Sono cifre da copogiro. La giustizia italiana

è in crisi e bisogna fare qualcosa.

Il Ministro ha ricordato che 5183

dipendenti dell’amministrazione della giustizia

sono intenti ogni anno ad effettuare

28 milioni di notifiche manuali, pari a 112

mila al giorno. Tutto questo è una grande

perdita di tempo, risorse e denaro. Ecco

allora l’intenzione del Governo di dare il via

al cosiddetto processo telematico;

attraverso l’applicazione dell’informatica a

tutti gli atti del processo, vi sarà una notevole

velocizzazione degli stessi e una corrisponde

riduzione dei costi. Il governo ha

poi inteso porre rimedio alla lentezza e alla

farraginosità della giustizia civile anche

attraverso la legge 18 giugno 2009 n. 69,

la cd. Riforma del Processo Civile. È stata

prevista infatti una nuova disciplina delle

spese processuali, tesa a scoraggiare

quanti abusano del processo (al proposito

bisogna ricordare che

le opposizioni alle sanzioni

amministrative

non sono più esenti,

ma soggette, come

tutte le cause, al contributo

unificato). La

legge 69/2009 ha inoltre

posto un filtro in

Cassazione; un’apposita

sezione deciderà

quali ricorsi potranno

accedere al giudizio

degli Ermellini. Sul

piano penale, il

Ministro Alfano ha poi

dato conto dei notevoli

risultati derivanti

dall’introduzione del

reato di Stalking

(decreto legge 23 febbraio

2009). “La norma è già stata applicata

numerose volte dall’autorità giudiziaria

che ha accertato, nei primi mesi di

vigenza, 5.153 delitti, con l’arresto di 942

persone”, ha detto il Guardasigilli. Altro

dolente argomento trattato da Alfano nella

Il Ministro della

Giustizia, Angelino

Alfano, nonostante la

pesante situzione

italiana si dimostra

fiducioso per l’anno

2010. Tanti progetti in

cantiere anche per le

carceri della penisola.

sua Relazione al Parlamento, è stata la

situazione del sistema carcerario. Il

Ministro ha dichiarato di aver chiesto al

Governo il pronunciamento dello Stato di

Emergenza Carcerario fino a tutto il 2010.

I detenuti, nelle 204 strutture penitenziarie,

sono 65.067 (di questi

24.152 stranieri) ed il trend è in continua

crescita. Per questo si rende

necessario un Piano Carceri che Alfano ha

annunciato costerà 500 milioni di euro,

già stanziati con la finanziaria, e 100

milioni di euro provenienti dal

bilancio della Giustizia. Questo

piano avrà ad oggetto la creazione

di 21.709 nuovi posti negli istituti

penitenziari con il raggiungimento di

una capienza totale di 80.000

unità. Corrispondentemente saranno

effettuati degli interventi di edilizia

penitenziaria attraverso i quali

verranno costruiti 47 nuovi padiglioni

e 8 istituti. Vi sarà poi un incremento

di personale nei ranghi della

Polizia Penitenziaria (2000 nuovi

agenti) ed interventi normativi volti

ad introdurre la possibilità della

detenzione domiciliare per chi deve

scontare solo un anno di pena residua.

Il ministro Alfano, pur non nascondendo

la crisi che vive il sistema

della Giustizia italiana, è apparso

fiducioso e si è dichiarato “certo che, con

il sostegno dei partiti e dei singoli parlamentari,

il 2010 possa passare alla storia

come l’anno della compiuta riforma ordinaria

e costituzionale del sistema giudiziario

italiano”.


Campo de’ fiori 15

Un aiuto per Haiti

L’Associazione umanitaria Semi di Pace International raccoglie fondi

Da quando il terremoto si è abbattuto

su Haiti il mondo ha aperto gli occhi su

questa isola poverissima, dove un

bambino su tre è destinato a non arrivare

ai 5 anni!

L’aspettativa di vita è di

46 anni, 9 milioni di abitanti,

il reddito annuo a

persona è di 1300 $, l’80

% della popolazione vive

sotto la soglia della

povertà, la disoccupazione

è del 60 % ed il tasso

di alfabetizzazione è del

53 %. Nel disastro che ha colpito Haiti il

tempo non è divisibile nel prima e nel dopo,

ma esteso in un unico durante. Per gli haitiani

la normalità è emergenza continua.

Ma solo adesso ce ne accorgiamo.

L’associazione umanitaria “Semi di Pace

International” di Tarquinia si è attivata da

subito con una raccolta di fondi a livello locale,

territoriale e nazionale per offrire il suo

contributo alla popolazione haitiana, individuando

nei padri Camilliani, che offrono

un importante ed instancabile contributo

sul posto, un canale affidabile e sicuro

al quale indirizzare gli aiuti. I Camilliani

forniscono sull’isola una straordinaria opera

di accoglienza ed assistenza per migliaia di

bambini e adulti gestendo, già prima del terremoto,

un centro sanitario, un centro di formazione

ed un centro di riabilitazione motoria

per bambini. I fondi raccolti serviranno

anche per continuare la loro opera di assistenza

già avviata in questi anni.

Il centro sanitario “Saint –Camille”, infatti, è

nato nel 2001 per rispondere ai gravi problemi

sanitari della popolazione

locale su un territorio densamente

popolato da una stragrande maggioranza

di poveri. Il Centro si

prende cura in modo particolare

dei bambini, che erano già i più

colpiti dalla crisi che sta soffocando

il piccolo paese caraibico, molti

dei quali

sono i bimbi

denutriti,

disabili a

causa di

malattie

infantili o di

incidenti,

così come è

altissima la

percentuale di giovani, bambini e donne colpiti

dalla tubercolosi e dall’Aids.

Le prime offerte raccolte dall’associazione

sono già state impiegate per inviare un consistente

quantitativo di beni di prima necessità

verso Haiti. La Blue Panorama Airlines

(compagnia aerea nota per la sua sensibilità)

ha messo a disposizione spazi cargo per

l’invio di aiuti verso l’isola caraibica. Oltre

10.000 kg di donativo raccolto dai Camilliani

(circa 1600 chili di materiale sanitario, circa

8000 chili di alimenti, circa 2000 chili di

medicinali), in totale 25 pallets di aiuti arrivati

all’aeroporto di “La Romana”, nella

Repubblica dominicana, dove sono stati ritirati

e trasportati ad Haiti dai missionari

Camilliani attivi sul territorio e dal rappresentante

di “Semi di Pace International” a

Santo Domingo. Padre Crescenzo Massella e

Padre Gianfranco Lovera, dell’ordine dei

Camilliani, ci fanno sapere di essere molto

felici di tutto quello che “Semi di Pace

International” sta facendo per Haiti e ci sollecitano

a non fermarci perché in quest’isola

così duramente colpita c’è bisogno di tanto

ancora. Aiutateci dunque ad aiutare, dandoci

il contributo necessario per sostenere

questa popolazione!

L’associazione “Semi di Pace

International” ha attivato un conto

corrente postale ed uno bancario per

depositare offerte libere in favore di

Haiti. Il C/C postale è il numero

98730732 intestato a “Semi di Pace

International” settore life.

Quello bancario è C/C numero 281,

IBAN

IT97S0706773290000000000281 con

la medesima intestazione del precedente

presso la Banca della Tuscia con

la causale “Aiuto Haiti”.

Ulteriori informazioni sono fruibili al numero

0766/842566 o sul sito

www.semidipace.org

Il Presidente

Prof. Luca Bondi


16 Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

Raimundo Rodulfo

Mamma mi compri una chitarra? (parte 10)

Natale a Miami!

... continua dal numero 66

Natale è andato …..

la Befana e tornata nel suo “buen ritiro“

di……non ve lo dico …..

Carnevale ce la mette tutta per diffondere

un po’ di allegria tra le genti del

Mondo diversamente afflitte… ….

……e raffiche di domande continuano a

sferzare il nostro ospite: c’ è ancora

Raimundo Rodulfo , compositore , chitarrista

Venezuelano, da anni residente a

Miami, autore di tre cd, ”DREAMS”, “THE

DREAMS CONCERTO “ e più recentemente

“MARE ET TERRA”: un musicista in

PROGRESSIVA ascesa!

Carlo: e dunque, Raimundo, quando realizzasti

il tuo primo “vero” concerto?

Raimundo: è stato ad un festival di musica

rock dove partecipavano diversi gruppi.

La mia band suonò in una delle serate

previste e il pubblico apprezzò molto la

nostra performance…. ero davvero molto

teso quella sera ….

Carlo: a quando si possono far risalire le

tue prime sedute di registrazione in studio?

Raimundo: avevo 15 o 16 anni ….. quindi

potrebbe essere stato intorno al 1986.

…e, a proposito di quelle sessions, ho

recuperato, di recente, un brano proponendolo

sul mio album bootleg del

2003,”To live a dream” …. si tratta di una

particolare versione della famosa “

Bourrée” elaborata da J.S Bach e da

me riarrangiata per chitarra elettrica .

Carlo: quali sono stati i musicisti, le bands

fondamentali della tua formazione?

Raimundo: senz’altro alcuni dischi dei

Beatles, dei Queen, i Led Zeppelin, gli

Yes, i Genesis …….tutti album appartenenti

a miei parenti più “attempati”. Come

tanti adolescenti ho ascoltato molte

bands di heavy rock e hard rock, come

Deep Purple, Black Sabbath, Judas Priest,

AC / DC, etc…….oggi li ascolto raramente

ma stai sicuro che oggi come allora un

classico come Back in Black(AC/DC) o

Iron Man(Black sabbath) …..mi scuote

alla grande! Diversi sono stati gli albums

di chitarra classica che ho ascoltato da giovane,

in particolare Alirio Diaz “Plays Bach”

ma anche le opere del trio acustico costituito

da Al Di Meola, John McLaughlin e

Paco de Lucia…… erano i miei eroi

insieme a Ritchie Blackmore, Brian May, e

qualche altro grande chitarrista. Con il

passare degli anni ho focalizzato il mio

interesse per il Jazz e il rock progressivo

e oggi mi piace ascoltare qualsiasi cosa

che suoni bene , specialmente se la chitarra

elettrica non è al centro della scena

… sto diventando un pò stanco della musica

“rock guitar oriented”!

Carlo:i ricordi della tua prima composizione?

Raimundo: vediamo….potrebbe essere

stato quando frequentavo dei corsi di

musica presso il conservatorio in età molto

giovane … tentavo di costruire una melodia

e di impostare un brano nel suo complesso,

per lo più nella mia mente. Stavo

iniziando ad ascoltare musica rock e allo

stesso tempo assistevo alle prove delle

“Quattro Stagioni” di Vivaldi effettuate

dagli studenti dei corsi avanzati …..ma

ricordo poco di quei tempi ….. La prima

composizione “ufficiale” che ho concepito

e che ancora oggi eseguo è una sezione

del 3^ movimento presente nel cd

“Dreams concerto”:

forse l’ ho composta

quando stavo iniziando

a suonare la chitarra

classica intorno ai

14 anni.

Carlo:hai mai lavorato

per finanziare la

tua musica quando eri

molto giovane?

Raimundo: no

…..ma oggi che sono

un musicista adulto

……beh, la musica è il

mio lavoro!

Carlo: hai mai avuto

un soprannome?

Raimundo: detestavo che gli altri mi

affibbiassero dei soprannomi ….. allo stesso

tempo, non ero così innocente e ne ho

assegnati un sacco ad altri amici e fatto

un mucchio di scherzi così da meritare

sicuramente i miei….che non ti cito …..

Carlo:

Raimundo: ah, una bella domanda, che

finalmente mi consente di dare spazio

anche a Peter….dunque ..Peter è un lontano

parente …..ci lega un antenato in

comune che viveva tra Trinidad e il

Venezuela circa un secolo fa! Con Peter ci

siamo trovati su internet proprio con riferimento

al comune cognome.Peter è un

artista STRAORDINARIO, con una lunga

carriera come pittore e scultore ….è una

persona caratterialmente meravigliosa! Mi

sento fortunato e onorato di avere la sua

amicizia e di contare sulla sua collaborazione

artistica! Nel corso degli ultimi 10

anni, Peter ha creato un gruppo di

pregevoli dipinti ispirati dalla mia musica.

La sua arte è stata un elemento chiave per

la completezza dei “concept” dei miei

album. Peter è una delle prime persone

che ogni volta ascolta le mie nuove composizioni,

che ne legge i testi e al quale

illustro i “concepts” che avvieranno un

nuovo lavoro discografico . Ho sempre

fatto un parallelo tra la grande arte di

Peter e la musica dei miei albums: penso


Campo de’ fiori

17

che si completino a vicenda!

Carlo: puoi illustrarci, in sintesi, l’idea dietro

l’illustrazione della copertina di “Mare

et Terra”?

Raimundo: il concetto che sta dietro la

copertina, realizzata, ricordiamolo, da

Peter Rodulfo, si ispira alle migrazioni e l’

orologio che si staglia in copertina è stato

raffigurato per suggerire la ricorrenza

delle migrazioni dell’uomo.

Carlo: suoni spesso dal vivo a Miami?

Raimundo:o, molto di rado. Io lavoro

principalmente in studio. Ho suonato dal

vivo poche volte negli ultimi anni, di solito

come solista. Piuttosto, mi dedico a

preparare il materiale dai miei albums per

proporlo dal vivo nell’ambito di quei festivals

dove sono ospitato nel corso di un

anno.

Carlo: ti piace il rock progressivo Italiano?

Raimundo: ADORO il rock progressivo

Italiano, dal classico al contemporaneo, e

la musica Italiana in generale ….. sono un

grande fan della PFM e del Banco ma la

mia collezione di musica raccoglie anche

altri gruppi Italiani come La Locanda delle

Fate, Le Orme, New Trolls, Il Rovescio

della Medaglia, Il Balleto di Bronzo, DFA ,

Arti e Mestieri , e diversi altri. Ritengo che

l’Italia e il Regno Unito siano i paesi a più

elevato tasso qualitativo di rock progressivo

pur conscio che nel Mondo ci siano

grandi Gruppi. Sono andato con mia

moglie a vedere il “Nearfestival”

(www.nearfest.com) e tra i motivi principali

che ci hanno attratti c’erano le esibizioni

della PFM e dei DFA

(www.dutyfreearea.it/

Homeit.asp) che considero un gruppo

eccezionale! Sia la PFM che i DFA li avevo

già visti: la “Premiata” a Caracas diversi

anni fa e DFA al BajaProg del 2002, quando

ho suonato anch’io con la mia band.

Che devo dirti: c’è qualcosa di unico e

speciale nel prog rock Italiano che attiene

al patrimonio culturale Italiano, alla

tradizione della musica classica e folcloristica

del tuo Paese .

Carlo: a quando un seguito di “Mare et

Terra “?

Raimundo:attualmente sto registrando

un nuovo album che

dovrebbe intitolarsi “Open

Mind“…. penso di pubblicarlo tra

un paio di anni …. prevederà 12

canzoni …..la musica e i testi

sono già pronti e procedo con

tranquillità un po’ per affinare al

meglio le registrazioni dei vari

strumenti ma soprattutto perché

devo conciliare tutto con gli

impegni familiari e del mio lavoro

“ufficiale” di ingegnere … l’album

non sarà monotematico ma più

argomenti saranno trattati riflettendo,

così, i tempi diversi in cui,

nell’arco di 10 anni, ho composto

questi brani…….. sono davvero

su di giri per questo nuovo

impegno …. ho atteso parecchio prima di

registrarli ma sono molto… molto soddisfatto

del lavoro fin qui svolto!

www.raimundorodulfo.com

www.facebook.com/raimundorodulfo


18

Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

Nodi di Hartmann

di Giovanni

Francola

Cosa sono i nodi di

Hartmann?

E’ una rete che ricopre

tutto il pianeta

Terra. Fu scoperta

dal dott. Ernst Hartmann,

nei suoi studi,

riscontrò un netto

miglioramento nelle

condizioni di una

paziente, dopo che il

suo letto venne spostato

posizionando il

capezzale verso

Nord.

Seguirono molti studi che portarono alla

conoscenza di un insieme di “fasce elettromagnetiche”

verticali, allineate con l’asse

Nord- Sud, ed orizzontali, a cui venne dato

il nome di Rete di Hartmann.

Le caratteristiche di questa rete formano

un vasto insieme di “muri invisibi”. Le fasce

verticali hanno una larghezza di circa 20

cm e seguono le direzioni geomagnetiche

del globo.

In Italia le distanze tra due fasce di raggi

tellurici sono tra 1,8 e m 2,30 nel senso

Nord-Sud e tra 2,50 e m 3,20 nel senso

Est-Ovest.

Quando il luogo è patogeno questa quadrettatura

si deforma, le distanze tra le

due fasce variano e il campo elettromagnetico

è elevato.

Le cause possono essere molteplici, trasmettitori

televisivi, telefonia cellulare,

linee elettriche ad alta tensione, o possono

derivare da anomalie del sottosuolo, faglie,

caverne, corsi d’acqua sotterranei, sacche

di gas, ecc.

La somma di diversi fattori come anomalie

del sottosuolo o la presenza di apparecchiature

elettriche, all’interno dell’abitazione

e la permanenza prolungata su un nodo

di Hartmann, provoca un’alterazione dei

sistemi di regolazione dell’organismo, che

nel medio e lungo termine può avere delle

gravi conseguenze

sulla nostra salute.

Infatti studi epidemiologici

indicano che

nel 70% dei casi, l’esposizione

cronica ad

un campo elettromagnetico

superiore a

0,2 micro Tesla concorre

alla comparsa di

gravi malattie degenerative.

Per molti sembrerà

strano e forse per

alcuni anche un po’

folle parlare dell’importanza

della posizione

del proprio

letto, per beneficiare

di un sonno più efficace.

Ma stando a

questi studi sembrerebbe

che un legame esiste.

Già nell’antico Egitto, una tradizione narra

che la posizione notturna con la testa a

Nord, favorisce la fluidità della circolazione

sanguigna, infatti anche al centro di studi

del sonno di Barkeley, hanno dimostrato

che quando la testa è a Nord la profondità

del sonno è maggiore che negli altri

orientamenti.

Ma perché è così importante fare attenzione

quando una persona soggiorna a lungo

su di un letto, divano o sedia da lavoro?

Ne può influenzare il ritmo vibratorio delle

cellule causando uno squilibrio più o meno

forte, a seconda della durata e il ripetersi

dell’esposizione, ripercuotendosi anche sul

nostro umore quotidiano.

E’ per questo che ritengo che la scoperta

delle radiazioni cosmotelluriche e dei suoi

effetti sia un punto importante da cui partire

per dare ulteriori risposte a tanti perché

dei nostri tempi.

Ernst Hartmann


Campo de’ fiori 19

Come eravamo

SANREMO

NON “SONO SOLO CANZONETTE”

Sta per iniziare quello

che da sempre è l’appuntamento

canoro più

importante in Italia : Il

festival di Sanremo. E’

giunto quest’anno alla

sua 60° edizione, e

personalmente ne ho

di Alessandro Soli

seguiti ben oltre quaranta.

Debbo precisare,

però che ricordo con piacere, emozione e

una certa nostalgia i festival degli anni ’60-

’70, quelli cioè della mia gioventù, quelli

della svolta, quelli del boom della canzone

italiana, quelli dei primi “urlatori”, quelli dei

primi veri “cantautori”.

In quel periodo, gli organizzatori ebbero

un’idea innovativa, che poi si rivelò vincente

: quella di affidare l’esecuzione dei

brani non ad uno ma a due cantanti, il più

delle volte stranieri. Ecco allora che

vedemmo sul palco artisti provenienti da

tutto il mondo che riuscivano a dare magistrali

interpretazioni a canzoni italiane, che

venivano valorizzate appunto dalle loro

interpretazioni. Le vendite discografiche

diedero ragione a questa scelta, e qui

potrei citare decine e decine di titoli : da

“Ogni volta” (1964) quando Paul Anka

affiancò lo sconosciuto Roby Ferrante, a

“Un’avventura” di Wilson Pickett, che

trasformò il pezzo di Battisti in Rithm-

Blues, da Gene Pitney che con la sua faccia

pulita di giovane americano, affiancò lo

scatenato Little Tony in “Quando vedrai

la mia ragazza” (1964), a Steve Wonder

che con “Se tu ragazzo mio” mitigò l’interpretazione

“arrabbiata” della povera

Gabriella Ferri. Inoltre il “Che sarà” quasi

triste di Josè Feliciano, contrapposto all’allegria

dei Ricchi e Poveri, o la dolce

“Canzone per te” dello scomparso

Sergio Endrigo che con Roberto Carlos

interpretò tante altre canzoni. Non dimentichiamo

però, che anche le coppie nostrane,

quelle cioè formate da due cantanti

italiani, lasciarono il segno, e che segno!

Lucio Dalla e L’Equipe 84 con “ 4 Marzo

1943”, Patty Pravo e Little Tony con “La

spada nel cuore”, I Dik Dik e Donatello

con “Io mi fermo qui”. Mi fermo davvero

qui, perché farei un torto, prima a me

stesso, poi a tutti gli artisti che avrei voluto

menzionare e non l’ho fatto.

Permettetemi però rievocando Sanremo,

questa constatazione: raramente la canzone

vincitrice, risulta poi col tempo, essere

la migliore. Vari sono i motivi: dalla poca

presa sul pubblico dovuta a testi e musiche

poco orecchiabili, ad una interpretazione

non all’altezza, eccezion fatta per i

cantautori, eppoi, le giurie. Una volta decidevano

veramente da sole il successo del

brano, e qui non posso dimenticare una

delle pagine più brutte e drammatiche di

Sanremo, quella del suicidio di Luigi Tenco,

il cantautore che io adoravo, unitamente a

Gino Paoli e Pino Donaggio. Quell’anno,

(1967) presentava la bellissima “Ciao

Amore” in coppia con Dalida, il suo

amore, alla quale aveva dedicato il brano.

Non sapremo mai quello che passò nella

sua mente in quel momento, ma l’esclusione

dalla finale da parte di una giuria che

Tenco insieme a Dalida

Festival di Sanremo 1967 - Luigi Tenco

canta “Ciao Amore”

aveva preferito al suo pezzo, la più leggera

“Io , tu e le rose” della paffutella e

simpatica Orienta Berti, fece crollare tutti i

suoi sogni. Allora il titolo del presente articolo,

si arricchisce di una valenza particolare,

anche se non dobbiamo mai dimenticare

come afferma il buon Eugenio

Bennato , che “ Sono solo canzonette”.


20

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

“Candelora, o piove o fiocca

dell’inverno semo fora,

ma se piove e tira vento,

dell’inverno semo dentro”.

La candelora

di

Sandro Anselmi

No so se i vecchi detti

popolari, come questo,

avessero un fondamento

e si tramandassero

per le loro verità, ma è

certo che condizionavano molto la credenza

collettiva, quasi come le previsioni

metereologiche e gli oroscopi dei nostri

giorni.

La candelora, festa cristiana che cade il 2

febbraio, celebra la purificazione di Maria,

e durante la messa vengono distribuite ai

fedeli sottilissime candele benedette.

La giornata coincideva, per il calendario

dei contadini, con la fine del freddo intenso,

se fosse stata bella e serena, se, invece,

avesse avuto cattivo tempo, esso

sarebbe durato per altri quaranta giorni.

In questo caso bisognava verificare il livello

delle legna nella legnaia per garantire il

fuoco nel camino, che avrebbe dovuto

riscaldare tante altre giornate fredde.

Le persone presenti alla funzione si preoccupavano

di prendere qualche candela in

più, da portare, poi, agli anziani parenti o

ai propri cari al cimitero.

Queste piccole “reliquie” benedette avevano

lo stoppino abbastanza lungo da poter

essere appese.

Così pendevano dalle effigi delle Madonne

poste sopra le testate dei letti, legate al

chiodo che tratteneva anche la palma d’ulivo

della Pasqua dell’anno precedente, ed

una coroncina del rosario.

Le candeline, le palme, i piccoli pani di

sant’Antonio Abate,

le ceneri del “focaraccio”

del Venerdì

Santo, quelle dei fuochi

dell’Ascensione e

del Corpus Domini,

insieme alle medagliette

ed ai libricini

con la copertina in

madreperla della

Prima Comunione,

alla stampa di

Sant’Antonio inchiodata

dietro le porte

delle stalle a proteggere

gli animali

domestici, significavano

la devozione e

la fede cristiana

della famiglia, quasi che ognuna avesse a

protezione i propri numi tutelari.

Quante sane abitudini abbiamo perso e

quanta cristiana serenità non c’è più.

Candele tipiche della festa della Candelora che cade il 2 febbraio.

Dopo essere state benedette, durante la funzione religiosa vengono

distribuite ai fedeli.


Verona che splendida città!

Gita alla fiera dell’agricoltura

e passeggiata in centro

Campo de’ fiori 21

Partenza ore 4,30 del mattino di sabato 6

Febbraio, destinazione Verona, fiera dell’agricoltura.

Verona è per tutti Arena e

Giulietta e Romeo, ma non solo quello.

Siamo partiti in autobus da Corchiano, in

50 e siamo giunti a destinazione intorno

alle 10,30. Tutti siamo entrati nell’expò

della città, composto da

undici enormi padiglioni

pieni di nuovissime

attrezzature e macchinari

da impiegare nell’agricoltura,

grande fonte

di sostentamento per il

nostro Paese. Macchine

trattrici di tutte le grandezze,

mietitrici, sega

legna, autocarri, ma

anche nuove tecniche

all’avanguardia. E poi

un padiglione interamente

dedicato agli animali.

Bovini di tante

razze, altamente curati,

ovini, pollame e conigli

di tutte le razze, anche

le più strane, mai viste! E’ stato tutto

un continuo curiosare tra le migliaia di

persone che passeggiavano da un

padiglione all’altro. Il secondo giorno,

invece, per molti di noi, è stato un

viaggio turistico nella bellissima città

veneta. Prima tappa obbligatoria, per l’appunto,

l’anfiteatro romano,

magnificamente conservato,

che ospita ogni

anno, nella stagione estiva,

numerosissimi spettacoli

teatrali e musicali.

Quante persone, nei

secoli, hanno calpestato

quei gradoni!! Dall’ultimo

di essi si può ammirare

un spettacolo meraviglioso:

campanili che svettano

sopra i tetti, uno vicino

all’altro, di tanti stili

architettonici diversi, a

testimonianza delle varie

epoche passate! Poi una

passeggiata panoramica

sul Lungadige, costellato

di ponti, uno più bello dell’altro, fino a

giungere ai resti di un teatro romano, uno

dei meglio conservati nell’Italia settentrionale,

all’interno del quale si trovano la

chiesa dei SS. Siro e Libera, il Convento

dei Gesuiti di San Girolamo e il Museo

archeologico, con tantissimi reperti etruschi

e romani. E da lì dritti alla casa di

Giulietta. I muri che danno l’accesso al

cortile, dove si trova la statua in bronzo

della padrona di casa, sono completamente

tappezzati di bigliettini lasciati dagli

innamorati, in tante lingue diverse. Foto di

rito sul famoso balconcino ed un giro per

la casa, all’interno della quale sono esposti

il letto e gli abiti dei protagonisti del film

di Zeffirelli. E’ stata una bella gita, anche

se tanti altri monumenti ancora meritavano

di essere visitati. Magari in un altro

viaggio.

Ermelinda Benedetti


22 Campo de’ fiori

Tante novità per la storica radio della cittadina viterbese

Radio Punto Zero

Gettonatissimo il programma del giovane Stefano Caon, in arte Stephan K

Stefano Caon, 23enne speker

radiofonico di Civita Castellana,

sta riscuotendo molto successo,

soprattutto tra i giovanissimi, con il

suo programma quotidiano, in onda

dalle 7.30 alle 9.30, “Stephan K

Time”. Da cinque anni collabora con

Radio Punto Zero.

Alessio Nelli, giovane pianista di

Civita Castellana, improvvisa una

canzone con il suo piano durante il

programma di Stephan K. Il primo

ascoltatore che chiama o invia un

sms e riesce ad indovinare, vince un

simpatico gadget.

Poco più di due mesi fa, tra le tante lettere

indirizzate alla nostra redazione, ne

abbiamo trovata una con scritto sul retro

“c’è una notizia bomba”. Incuriositi più che

mai, abbiamo immediatamente aperto la

busta, dentro la quale c’era una simpaticissima

lettera piena di fiorellini, come ben

si addice alla nostra testata, scritta e firmata

da tanti ragazzi che seguono appassionatamente

la radio della nostra cittadina.

“E’ successo un miracolo, Radio

Punto Zero parla, parla, parla!!”

Questa la notizia bomba che volevano

comunicarci, scritta a caratteri cubitali, in

rosso! I ragazzi sono entusiasti perché,

grazie al giovane Stefano Caon, in arte

Stephan K, che già da cinque anni fa lo

speaker in questa radio, tutte le mattine.

Oltre al consueto appuntamento col radiogiornale

condotto dalla voce storica di

Omero Giulivi, dalle 7.30 alle 9.30 va in

onda il programma Stephan K Time.

Due ore di divertentissima diretta, per tutti

coloro che appena svegliati, in macchina,

in autobus, a casa o al lavoro devono iniziare

un’altra lunga giornata! Lo spazio,

inaugurato il 3 Ottobre 2009, che riprende

in parte un altro programma già ideato

dello stesso Stefano, in onda il giovedì

pomeriggio dalle 16.30 alle 17.30, dà

molto spazio all’attualità e ospita tanti simpaticissimi

personaggi, più o meno famosi.

“Grazie ad un contratto, che sono

riuscito a firmare con la Ultracomici di

Roma, di tanto in tanto riesco ad avere

la partecipazioni di comici del momento,

con i quali si innescano esilaranti sketch,

che di sicuro svegliano gli ascoltatori e

danno un pizzico di buon umore per iniziare

bene la giornata!”, dice Stefano, che

ho raggiunto nella sede della Radio. “La

mattina c’è finalmente una trasmissione,

una voce che dice buongiorno,

ti saluta… E allora grazie a Stefano

Caon che è un grande, andate per

piacere ad intervistarlo, fate vedere

chi è e ringraziatelo per noi tutti…”,

così continua la lettera e noi non potevano

non rispondere a questo accorato appello!

La gettonatissima trasmissione radiofonica

si divide in tanti momenti diversi, che coinvolgono

attivamente anche gli spettatori.

Alessio Nelli, ad esempio, improvvisa

una canzone con il suo pianoforte in diretta

e il primo che ne indovina il titolo e lo

comunica tramite una telefonata o un sms,

vince un gadget firmato Radio Punto Zero.

Risate assicurate, poi, con Federico Live,

un giovane cantante di Bagnaia che

Stefano si diverte a buttar giù dal letto e

farlo cantare a freddo. Il “latin lover della

radio”, così è stato ribattezzato, non sbaglia

una nota, nemmeno appena svegliato.

Del tutto singolare anche la rassegna

stampa tenuta dall’edicolante di Piazza

Matteotti, che commenta, a modo suo, in

dialetto civitonico, i fatti del giorno,

soprattutto di gossip. Altro grande personaggio,

molto amato dagli ascoltatori

è Little Sains, che inscena la parodia

del programma musicale di Rai Due, X-

Factor. Oltre a vari comici dell’Agenzia

romana sopracitata, provenienti da

Zelig e da altre trasmissioni televisive di

quel genere, Stefano intervista di volta

in volta cantanti o attori famosi a livello

nazionale e gruppi emergenti locali, aiutandoli

così a farsi conoscere ed apprezzare.

Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo e sorprendente,

per non iniziare mai la giornata

con monotonia. Proprio a Febbraio sono

iniziate le “Lezioni di salsa in diretta”, condotte

dal giovane ballerino cubano

Ezequiel e dalla sua fidanzata, provenienti

da Vetralla. Non dimentichiamo, poi, a

breve, le ricette del giorno dell’attrice

romana Anna Longo.

Con Stephan K non ci si annoia mai! Siamo

veramente contenti per il successo che sta

raccogliendo, soprattutto da parte dei

Stefano Caon (al centro)

insieme all’attore Massimo Ciavarro

(a dx), ospite nella sua trasmissione,

nella sede di Radio Punto Zero.

ragazzi. “Il programma va da solo, ogni

giorno è una nuova avventura, non sai mai

come finisce! Sono davvero felice per il

riscontro che sta avendo. Ricevo in diretta

tanti sms che mi stimolano a fare sempre

meglio. Ho ancora tante idee da realizzare

e prometto tante sorprese per il futuro!!!”,

conclude Stefano.

Ermelinda Benedetti


Carnevalando

il Carnevale dei ragazzi speciali

Campo de’ fiori 23

L’Associazione Accademia Internazionale

d’Italia, insieme alla rivista Campo de’ fiori,

della quale è editrice, e con il patrocinio del

Comune di Civita Castellana, è tornata ad

organizzare feste per far trascorrere dei

momenti diversi ai nostri ragazzi speciali.

Sabato 13 Febbraio, nella Sala Cicuti, tanti

ragazzi disabili con le rispettive famiglie, ma

anche tanti bambini in maschera, hanno partecipato

al Carnevalando, un pomeriggio di

sano divertimento, grazie alla musica del

gruppo “Il gatto e la volpe” (Mauro Di Niccola

e Marco Gatti), ai Pionieri della CRI ed ai

volontari, che hanno animato la festa. Un ringraziamento

particolare va al Vescovo della

nostra diocesi, S.E. Romano Rossi, che nonostante

gli impegni, non ha voluto far mancare

il suo saluto ai ragazzi; a don Maurizio

Medici, parroco della cattedrale Santa Maria

Maggiore ed all’Assessore ai servizi sociali

della cittadina, Letizia Gasperini, che ci ha

appoggiato nella realizzazione della festa ed

insieme hanno ballato instancabilmente con i

ragazzi; al Sindaco Gianluca Angelelli, che ha

calorosamente salutato tutti. La loro presenza

è testimonianza della vicinanza che hanno

nei confronti di queste famiglie. “Questo

deve essere un segno di integrazione. Serve

a dimostrare che voi mamme e papà di questi

ragazzi speciali non siete soli!!”, così si è

rivolto Sua Eccellenza ai genitori presenti in

sala. Grazie all’infaticabile Marco Spettich e ai

suoi amici che si sono dati da fare per un’ottima

riuscita della festa. Grazie anche alle

altre associazioni che hanno risposto alla

nostra chiamata: “Gli Angeli di Lorenzo” di

Corchiano ed il Pungiglione, la cooperativa

che gestisce il centro diurno per i ragazzi,

Rosa Merlini Frezza di Civita Castellana. Ha

salutato tutti il presidente dell’associazione e

direttore di Campo de’ fiori, Sandro Anselmi,

accolto festosamente dai giovani.Siamo stati

già sollecitati ad organizzare altre feste in

futuro. Ne saremo veramente felici, ed accettiamo

tanti nuovi volontari che si vogliono

mettere a disposizione dei nostri ragazzi speciali.


24

Capranica

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

di Ermelinda

Benedetti

... continua dal n. 66

Posta su una rupe a

schiena d’asino,

Capranica si raccoglie

tutta intorno a una via

centrale e l’accesso,

come un tempo, è

possibile attraverso

due ingressi contrapposti.

Caratteristico il

borgo antico, formato prevalentemente da

case e palazzetti del XVI secolo, ma è possibile

ammirare anche edifici più antichi. I

ruderi dell’Abbazia che venne costruita

nella città, ora chiamati “Le Torri di

Orlando”, sono una delle testimonianze

degli antichi fasti. Tra gli edifici principali,

si può citare la chiesa di S.Maria, progettata

nel 1866 dall’architetto pontificio

Virginio Vespignani, costruita in luogo di

una più antica (sec.XII), in stile neoclassico.

Terminata nel 1886 da maestranze del

luogo, l’attuale chiesa rispetta solo in parte

il disegno originario. La facciata è costituita

da un portico con quattro lesene e quattro

colonne di mattoni. La parte superiore,

arretrata, termina con timpano e monofora

centrale. Il campanile con orologio,

eretto accanto all’abside è sormontato da

una cuspide a base ottagonale. L’interno

ha tre navate divise da colonne e tre cappelle

per lato. L’abside fu dipinta nel 1955,

dal pittore Publio Muratore di Gallese con

scene dell’Ascensione di Maria. Sotto l’altare

maggiore vi è la cripta. Tra le pregevoli

opere conservate nella chiesa vanno

ricordate: la bellissima tavola del Salvatore

Benedicente del sec XII; il trittico, posto

sopra la porta del campanile raffigura San

Terenziano Vescovo tra i Santi Rocco e

Sebastiano, attribuito ad Antonio del

Massaro, detto il Pastura (1504- 1508).

Interessante pure un frammento di affresco

del ‘400 con la Vergine appartenuto

alla precedente chiesa. Di straordinaria

fattura appare un Tabernacolo murale al

lato sinistro dell’altare maggiore, di marmo

bianco con tracce di pittura, datato 1493.

Secondo un recente studio del prof.

E.Guidoni, molti indizi farebbero risalire

l’opera a Michelangelo. Nelle cappelle late-

rali di destra si possono ammirare la venerata

immagine della Madonna delle Grazie

e il busto in bronzo e argento di San

Terenziano, patrono di Capranica. Una

vecchia campana con gli stemmi del

Comune e le immagini di San Terenziano,

squarciata da un fulmine, riposa all’ingresso

della chiesa a fianco del piccolo battistero.

A circa 500 metri dal centro, lungo

la Cassia verso Viterbo, la chiesa romanica

di S. Francesco risalente al XIII secolo,

già San Lorenzo, fuori dalle mura dell’antico

castello, su di una collinetta. Data la

sua grandezza e posizione sembra abbia

avuto nel passato funzione più di prestigio

che di servizio cittadino. Nel 1295 era officiata

da un Canonico dipendente dal

Vescovo di Sutri. Una bolla di papa

Bonifacio IX del 1400 concede ai canonici

di San Lorenzo di trasferirsi in San

Giovanni dentro le mura per evitare le

molestie dei briganti. Con la venuta in

seguito dei Frati Minori Conventuali

Francescani, la chiesa cominciò ad essere

chiamata San Francesco. La facciata è

semplice, al centro si apre un finestrone

circolare incorniciato dai segni zodiacali.

La parte più antica, in stile romanico, ha

tre navate divise da colonne. Le pareti

sono spoglie, con piccole monofore, il soffitto

a capriate. Oltre il transetto la chiesa

si allunga nella cappella degli Anguillara, in

stile gotico. Sul fondo del presbiterio,

davanti all’abside appena accennata, si

erge solenne il monumento funebre dei

conti gemelli Francesco e Nicola, opera di

Paolo da Gualdo (1400). Il primo restauro

risalente al 1927-29, per opera di Antonio

Mugnoz, ha riportato la chiesa dal suo

aspetto barocco che aveva assunto nei

secoli, alle primitive linee romaniche,

aggiungendovi la scalinata e il

sacello dei caduti in guerra. Un

secondo restauro fu eseguito negli

anni 1970-72. All’interno: sulla

parete sinistra si ammira un tempietto

marmoreo del ‘400 per la

conservazione degli Olii Santi; frammento

di una delicata Vergine con

Bambino (sec.XVI); un affresco di

Sant’Antonio da Padova tra

S.Sebastiano e S.Rocco, recentemente

attribuito

per la

sua raffinatezza,

composizione

e

spessore

artistico

a Michelangelo giovane. Sulla parete

destra: affresco con Sant’Antonio Abate o

San Terenziano, tra S.Sebastiano e

S.Rocco, opera attribuita ad Antonio del

Massaro, detto il Pastura (fine ‘400 );

affresco con l’immagine della Vergine circondata

dagli Apostoli ( sec.XVI ) di autore

ignoto; segue un altro affresco raffigurante

la Vergine con Bambino in braccio

circondata da angeli, firmata da Vincenzo

Gatto, figlio di Jacopo Sebastiano di

Corchiano, anno 1500. Continuando si

incontra un altare di tufo a corona del

quale si possono ancora vedere residui di

paesaggi e di nature morte, con ai lati

S.Rocco e S.Sebastiano. Firmato 1526,

l’autore è ignoto. Si nota lo stemma del

card. Egidio Canini, vescovo di Sutri, committente.

Un tempietto con lapide funeraria,

dedicato dal Card. Armagnac a Claudio

Fosserio porta la data 1557. Di origine cinquecentesca,

con un campanile romanico,

il Duomo di S.Giovanni è stato ricostruito

nel 700 su un preesistente edificio

romanico; conserva di questo periodo il

campanile a cuspide. L’interno, ad una

navata, custodisce un tabernacolo rinascimentale,

un crocifisso ligneo del XVI sec.

e un pregevole organo.

continua sul prossimo numero...


Campo de’ fiori

25

Amo ut intelligam. Amo per comprendere

Non posso comprendere

qualcosa

senza rivolgermi

verso quel qualcosa

con un qualche

interesse.

Quello che M.

Heidegger ha chiamato

“cura”.

L’interesse che io

ho e che mi chiede

del Prof.

di rivolgermi verso

Massimo Marsicola il qualcosa è una

forma d’amore,

una sua modalità. S. Anselmo diceva credo

ut intelligam; io dico: amo ut intelligam.

Amo per comprendere.

Ma non c’è contrasto fra queste due posizioni.

Amare è credere.

Amare significa, in questo caso, volgersi

con fiducia verso l’oggetto della mia comprensione

e attendere che questo “mi

parli”. Comprendere è guadagnare terreno

nel campo della comprensione.

Amare significa orientarsi verso l’oggetto

che mi sollecita a crescere nella sua conoscenza.

Non amare significa non comprendere.

Più ancora significa non mettersi

nella condizione di conoscere. Respingere

questa eventualità. La conoscenza

assunta con amore è vera; quella

assunta senza amore è falsa: non è

conoscenza.

Amare è rivolgersi verso l’oggetto

dell’amore. E’ osservarlo intenzionalmente

e viverlo in tutte le sue sfaccettature.

Penetrarlo nei suoi spazi e

nei suoi aspetti più reconditi. Solo se

ami, alla fine, conosci.

Per conoscere ci vuole interesse ed elezione.

La scelta di un oggetto fra gli altri

equivale a prenderlo in considerazione e

nella nostra cura.

Nel mentre lo curo, lo assumo in me e

sempre lo riassumo. Lo assumo e lo riassumo

perché lo amo. Non ci potrebbe

essere posto in me se non per le cose o le

persone che amo. Nulla potrei assumere

se non l’amassi. Suona sempre vero il

detto agostiniano nisi credideritis non

intelligetis. Il credere è una forma d’amore.

Significa fidarsi dell’amato.

Significa affidarsi all’amato. Significa cioè

cedere una parte della nostra attenzione,

della nostra cura, della nostra comprensione…significa

affidarsi; mettersi un po’

anche nelle sue mani.

Per potermi volgere verso un qualcosa

devo pur sempre credere che quel qualcosa

mi darà un utile, un guadagno.

E il guadagno che trarrò è cosa buona per

me, buona come è buono il credere.

Amo per comprendere. Amo con l’amore

che è in me.

Comprendo con l’anima mia. Veritas in

interiore homini est (S. Agostino).

Per comprendere è necessario

che io esca da me, che

elegga gli oggetti della

mia esperienza e

che ritorni in me.

E’, in un certo

qual modo,

quello che

diceva Hegel:

idea, natura e

spirito. Ma

anche le peripezie

della

coscienza nella

Fenomenologia

dello spirito. E si

potrebbe anche

richiamare Bergson.

Io mi oriento seguendo

uno slancio, verso ciò che considero

bello, buono e utile a me. Il punto è

che non posso in alcun modo non orientarmi.

Il rifiuto non rientra nelle mie possibilità.

E’ l’intenzionalità della coscienza di

cui ha parlato Husserl. La fede è l’ambito

entro il quale prende corpo lo stimolo a

conoscere(Popper). Il mondo è il luogo

necessario alla mia coscienza per fare

esperienza. L’esperienza del mondo è

necessaria al mio spirito per edificarsi.

L’edificazione dello spirito è quella che noi

chiamiamo conoscenza. Coordinata da un

io-coscienza legato, nella parola e mediante

il linguaggio, alla memoria, all’intelletto

e alla ragione. Coscienza che è tutt’uno

con il logos che è in me. Logos per il quale

sono simile a Dio. Logos che è tutt’uno con

la fede. Fede che è tutt’uno con il mio pensiero.

Pensiero, che in me, è tutt’uno con

quell’essere che io sono. Io sono, infatti,

ciò che penso. L’orientamento della

mia coscienza verso l’oggetto da conoscere

è dovuto in parte alla verità che mi

manca e in parte dalla verità che mi spinge.

La verità che mi spinge è in me sin dall’inizio.

La verità che mi manca è quella

mediante la quale debbo edificare il mio

spirito a partire dalla verità che mi spinge.

L’assenza in me della verità è la condizione

necessaria per potermi rivolgere verso

le cose da conoscere.

L’essere, da sempre, è anche come ciò che

manca. Per questo Pietro Prini lo ha definito

ambiguo. Le cose conosciute

implementano in me la verità:

quella che mi spingerà

di nuovo verso il da

conoscere. Dunque,

in un certo senso

la verità è presente

in me e in un

altro senso non

è presente.

Colmo questo

gap con l’amore

che mette in

moto le facoltà

dell’anima per

averla. Amore e

verità. Caritas in veritate

(Benedetto XVI). Se

rispetto la spinta della verità

verso la verità, do il giusto seguito

a ciò che Dio mi chiede.

Compio così anche un atto di giustizia.

Giustizia, amore e verità, diceva

Giovanni Paolo II, sono le colonne

necessarie a sostenere il peso della

pace. Se sono capace di questo sono un

uomo di pace. Si comprenderà che è giustizia

compiere atti di giustizia.

Vasto assortimento di vini pregiati


26

Campo de’ fiori

Un grosso neo della nostra società, difficile da arginare

LA … mancanza di … SICUREZZA ED IGIENE NEI LUOGHI DI LAVORO

tantissimi e non piu’ tollerabili.

La prevenzione dei rischi di infortunio

sul lavoro è disciplinata, in tutti

gli stati membri dell’Unione Europea,

da specifiche norme e misure da

adottare per tutelare la salute e la

sicurezza dei lavoratori.

In Italia il 9 Aprile 2008 è stato emanato il

Testo Unico in materia di tutela e sicurezza

nei luoghi di lavoro: il Decreto

legislativo 81/2008. Nel Testo sono

riordinate le normative vigenti, è rafforzato

il coordinamento e la partecipazione da

parte di tutti i soggetti coinvolti nel processo

produttivo, è data piu’ forza al ruolo

dei lavoratori e piu’ responsabilità alle

imprese nella prevenzione dei rischi. Il

sistema di prevenzione definito dalle normative

citate, prevede una gestione globale

della salute e sicurezza. Tale sistema

deve avere alla base il coordinamento:

la legislazione in materia indica, infatti,

con chiarezza, gli elementi essenziali attordi

Francesco Peri

Architetto

Nonostante gli innumerevoli

decreti in materia

che si susseguono in

maniera velocissima, e

nonostante lo sviluppo

tecnologico dei dispositivi

di protezione sia

individuali che collettivi,

gli infortuni e le cosidette

“morti bianche”,

soprattutto nei

cantieri edili e nelle

industrie, sono ancora

Dispositivo anticaduta a norma

no a cui lavorare per prevenire i rischi e

definisce la funzione delle istituzioni competenti

a svolgere un ruolo essenziale di

coordinamento e controllo, (prima di tutto

Stato e Regioni) per l’applicazione complessiva

degli obiettivi di legge.

Non solo, anche noi progettisti abilitati

quali coordinatori per la sicurezza nei cantieri

e nelle aziende, abbiamo l’obbligo di

informare e sensibilizzare, con semplicità,

i lavoratori italiani ed immigrati, di quello

che possono fare direttamente per mettere

a sicuro la propria vita e quella dei loro

colleghi.

Formazione ed informazione si rivolgono

in particolar modo ai lavoratori che

svolgono attività nei cantieri, dove purtroppo

il mancato rispetto delle norme

comporta uno tra i piu’ alti tassi di mortalità,

anche se il riferimento alle norme

generali puo’ essere utile ad ogni comparto

produttivo.

Un breve VADEMECUM su cosa DEVE

FARE IL LAVORATORE ai fini della prevenzione

negli ambienti di lavoro:

- Utilizzare in maniera adeguata idonei

dispositivi di protezione individuali

(ad esempio caschi, guanti, cuffie, scarpe

antinfortunistiche) o collettivi messi a

disposizione dal datore di lavoro, segnalando

immediatamente eventuali disfunzioni

di cui venga a conoscenza.

- Effettuare controlli sanitari, anche

attraverso il medico competente nominato

in azienda per la sorveglianza sanitaria,

il quale dovrà fornire informazioni sul

risultato delle analisi e la cartella sanitaria

al termine del rapporto di lavoro.

- Esporre, qualora svolga l’attività in

aziende in regime di appalto o subappalto,

un’apposita tessera di riconoscimento,

corredata di fotografia, contenente le

generalità, e l’indicazione del datore di

lavoro.

- Ricevere un’adeguata informazione

al fine della identificazione, riduzione

e alla gestione dei rischi nell’ambiente

di lavoro.

- Formarsi, attraverso appositi corsi,

sullo svolgimento in sicurezza dei

rispettivi compiti e per saper identificare,

ridurre e gestire i rischi.

Un ponteggio non molto sicuro

- Abbandonare il posto di lavoro in

caso di pericolo grave ed immediato

che non puo’ essere evitato.

- Astenersi dal chiedere, salvo casi

eccezionali debitamente motivati, di

riprendere l’attività lavorativa nelle

situazioni in cui persista un pericolo

grave ed immediato.

- Essere a conoscenza dei nominativi

degli addetti alle misure di prevenzione

incendi, pronto soccorso, evacuazione

dei lavoratori in caso di

pericolo.

Il lavoratore ha il diritto di esigere

dal Datore di lavoro, ricorrendo anche

al Rappresentante dei Lavoratori per la

Sicurezza (RLS), che tali osservanze

vengano rispettate. Egli stesso, deve

prendersi cura della propria salute e

sicurezza, e di quella delle altre persone

presenti sul luogo di lavoro, su

cui ricadono gli effetti delle sue azioni

o omissioni, conformemente alla

sua formazione, alle istruzioni e ai

mezzi forniti dal datore di lavoro.

Infine, è bene ricordare, che in caso di

infortunio sul lavoro o di malattia professionale

tutti i lavoratori, in Italia, possono

avvalersi del Servizio Sanitario Nazionale,

o SSN, INAIL e INPS, secondo le procedure

da questi definite.


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\Ä Ñ|tvxÜx wxÄ zâáàÉ x wxÄÄt Ütyy|Çtàxéét

T

ppena fuori dal centro di Civita Castellana, immerso nel

verde, in una splendida villa patronale dell’800, ben

conservata, un elegantissimo ristorante: Val Sia Rosa.

Dal cancello d’ingresso, che si apre lungo le mura che circondano

la tenuta, un lungo viale alberato conduce alla villa, che

per la sua bellezza architettonica e la sua magnifica vista sul

Monte Soratte, ha conosciuto, nei secoli, diverse occupazioni,

compresa quella di un gruppo di rifugiati, nascosti nelle cantine

per sfuggire ai bombardamenti, durante la Seconda Guerra

Mondiale. Il risotorante, che da tredici anni è gestito dal personal

chef Marco Mozzicarelli, ha assunto rinomanza per la raffinatezza

e l’eleganza, ed è adatto ad ogni tipo di occasione:

dalle cene romantiche, alle cene di lavoro tra colleghi, o di

svago tra amici, dai banchetti per battesimi, comunioni, cresime,

a quelli per compleanni e matrimoni, ricevimenti e grandi

eventi. La cucina è molto variegata, spazia dal sushi giapponese

alla più tradizionale cucina italiana, con menù di carne e

pesce, i cui piatti vengono variati ogni tre, quattro mesi. Tra le

specialità: tagliono con mezzo Astice, tagliata di manzo argentina

su pietra ollare, ravioli al

tartufo, raviolo aperto e tantissimi

altri piatti che Marco si

diverte ad inventare, sbizzarrendo

la sua fantasia di grande

chef. Si è dato molto da

fare in questo periodo per

portare in alto il nome del suo

ristorante, insieme alla sua

equipe di validissimi collaboratori.

Su Radio Imago ha Marco Mozzicarelli e due giovani sposi

tenuto una rubrica culinaria

nello spazio dedicato alla musica jazz, condotto dal maestro

Lorenzo Feliciati: ogni giorno, ad un brano musicale mandato in

onda veniva abbinato un piatto, del quale Marco, in diretta,

dava la ricetta. Nell’aprile del 2008 ha partecipato al programma

pomeridiano di Rai 1, Festa Italiana, condotto da Caterina

Balivo, mettendo a disposizione il ristorante per il pranzo di

matrimonio di una coppia, ospite della trasmissione. Tanti, poi,

sono stati in questi anni i personaggi famosi che si sono seduti

ai tavoli di Val Sia Rosa ed hanno gustato le pietanze degli chef:

il Principe Amedeo di Savoia, Claudia Koll, i fratelli

Schumacher, Alex Britti, Niccolò Fabi, Don Baky e tanti altri.

Quest’anno sarà nuovamente location per le selezioni del concorso

di bellezza di Miss Italia 2010, e vengono organizzati

continui corsi di cucina per tutti gli appassionati. Una chicca

decisamente originale è la Suite Home July: un attico in una

torre del 1500 in Via di Corte, nel cuore del centro storico della

cittadina, completamente arredato e dotato di tutti i comfort,

messo a disposizione per le coppie che vogliono trascorrere

qualche giorno in tranquillità, o per chi ha bisogno di un punto

d’appoggio provvisorio. E per chi non vuol farsi mancare proprio

nulla e godersi completamente il riposo, Val Sia Rosa ha

messo a disposizione un personal chef, che cucinarà il piatto

richiesto a domicilio.

Tante sono state le iniziative che hanno impreziosito e continuano

ad impreziosire uno dei ristoranti più prestigiosi della

nostra zona.

Via Nepesina km. 1 - Civita Castellana (VT) - Tel. 0761.517891 - 334.9110687

www.valsiarosa.it - valsiarosa@tin.it - info@personalchefroma.com


28

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte

GIUSEPPE TRONCARELLI, VALLERANO - PAESE DELLA MUSICA

L’ASSOCIAZIONE “GIOVANNI MARIA NANINO”, LA BANDA E LA SCUOLA “OTELLO BENEDETTI”

IN UN VORTICE DI RITMI, DI FIATI, DI MELODIE E DI RISONANZE.

a cura della

Prof.ssa

Maria Cristina

Bigarelli

I primi passi di Giuseppe

Troncarelli nell’ambito

musicale vengono mossi

nella Banda di Vallerano

all’età di 14 anni. Entra,

poi, ufficialmente a far

parte degli studenti del

Conservatorio a Roma, e

intraprende gli studi di

strumenti a fiato, per i

quali sembra essere

destinato fin dalla nascita,

per sue caratteristiche

fisiche e talento armonico evidenziato

casualmente come lui stesso ci racconta:

“Mio fratello era stato chiamato dal

Maestro della Banda Prof. Umberto

Narduzzi perché quel pomeriggio gli

avrebbe assegnato lo strumento in seguito

al consulto con il fratello, il Maestro Lilio

Narduzzi, musicista, compositore di

Vallerano, fine intenditore di abbinamento

dello strumento alla persona secondo la

conformazione corporea e fisica delle labbra

e dell’apparato fonatorio…in quell’occasione

dell’assegnazione dello strumento

a mio fratello, andai anch’io, e, per curiosità,

mentre aspettavo la decisione su di

lui, presi un bombardino, cioè un tricorno

baritono, attaccato al muro e diedi due tre

colpi, mi misi a suonare per divertimento,

non per altro! Il Maestro si girò di scatto,

col suo modo naturalmente autoritario, mi

guardò e con tono quasi aggressivo disse

“ Chi è stato?” Nessuno parlò. Poi mi feci

coraggio e aprii bocca dicendo “ Sono

stato io !” “Vieni qui!” mi disse” Tu da oggi

in poi devi suonare la tromba, perché sei

nato per questo!” Dopo un anno Giuseppe

Troncarelli suonava nella banda e si iscrisse

al conservatorio, dove tra le altre disci-

pline c’è la ginnastica, una sorta di

“Palestra per musicisti di strumento a

fiato, per cui inizialmente il suono parte

dall’interno del corpo, dai polmoni, da

tutto l’apparato respiratorio… poi arriva

all’estremità delle labbra; quindi c’è un

contatto veramente molto stretto e,

secondo F. Delalande, lo strumento è

veramente il prolungamento del corpo”.

Questi studi sull’ anatomia e sulla fisiologia

dell’apparato fono-articolatorio, hanno

fatto comprendere all’Artista perché il

Maestro Lilio Narduzzi si era espresso in

quei termini nei suoi confronti. Il Musicista

Troncarelli prese coscienza del fatto che

l’anatomia del suo apparato respiratorio, la

respirazione fisiologica, l’imboccatura e la

muscolatura facciale corrispondevano perfettamente

a

quelle richieste

per diventare

musicista di strumento

a fiato.

Nella sua formazione

ha privilegiato

la tromba,

ma anche i suoi

congeneri, il

trombino in do,

in re, tutta la

famiglia degli

La banda musicale “Nanino” fuori della chiesa della

Madonna del Ruscello di Vallerano - S. Vittore 2009

Opera pittorica di

Giuseppe Troncarelli -

Olio su tela

ottoni, proprio

perché la tecnica

della respirazione

è la stessa,

anche se il diametro

dell’imbocco o la colonna d’aria

cambiano. Troncarelli segue i masters con

il famoso tubista Rex Martin della Ghicago

Simphony Orchestra, Vincent J. Penzarella

della New York Philarmonica, inoltre si

specializza in canto

corale con il maestro

Giuseppe Piccillo

con il quale realizza

anche l’idea autonoma

e la convinzione

personale che la

voce è, nell’atto del

cantare, un vero e

proprio strumento a

fiato e si accosta ad

esso, differenziandosi

soltanto nel

fatto che il cantante

e l’esecutore, coincidono

in una spinta

volontaria coordinata

da una serie di

Il direttore artistico Giuseppe

Troncarelli

movimenti spontanei, come l’abbassamento

del diaframma, la vibrazione delle corde

vocali, la magnificazione del suono attraverso

le cavità craniche e la flessione delle

note. Il giovane Maestro nel suo paese

d’origine ha fondato il CORO polifonico

a quattro voci miste “Paolo Agostini”

formato da 40 componenti, dirigendolo

dal 1993 al 2001. Con Soprani,

Contralti, Tenori e Bassi, furono eseguiti

brani di alto respiro musicale.

Vallerano è considerato il paese della

musica, che ama la musica in considerazione

della presenza di illustri musicisti

della scuola romana del ‘500 tra

cui Giovanni Maria Nanino, Bernardino

Nanino, Paolo Agostini e anche altri tra

cui un omonimo e parente del giovane

musicista, Giuseppe Troncarelli citato

nell’Enciclopedia UTET della Musica

della Fabbri e Rizzoli. Il suo insigne

antenato, avvocato, musicista, compositore

di musica e teatro, insegnante, dedito

anche allo studio di storia naturale,

visse tra il 1777 e il 1848, viaggiando e

vivendo tra Roma, Parigi, Londra, Rio de

Janeiro, Buenos Aires, Montevideo e

Vallerano, luogo nel quale si ritira prima

della sua morte e che custodisce le sue

spoglie mortali.Il discendente del famoso

e citato Maestro, Giuseppe Troncarelli,

appassionato del genere classico, delle

colonne sonore, della musica del novecento,

della gestualità del sinfonico, di

Bethoven -il quale studiava su quattro libri

di cui uno era di contrappunto di Giovanni

Maria Nanino di Vallerano-, di Mozart,

della musica russa di Tchaikovsky,

Stravinskij, Chostacovic, sicuramente rappresenta

il proseguimento di tale passione

ed affezione alla cultura musicale: egli,

infatti, dal novembre 2008 è Direttore

Artistico dell’Associazione “Giovanni Maria

Nanino”, della Scuola e della Banda

Musicale “Otello Benedetti”, in perenne


Gli allievi della scuola di musica

O. BENEDETTI di Vallerano in Concerto

presso la Chiesa Collegiata di Vignanello

Agosto 2009

ricerca di nuovi giovani talenti.

L’Asssociazione si occupa di eventi musicali,

ma anche di collaborare alla realizzazione

di avvenimenti culturali di ogni genere.

Tra le manifestazioni più importanti c’è

stato e c’è ancora un gemellaggio

organizzato in una

Conferenza-Concerto nell’aprile

2009 tra il Coro

“Giovanni Maria Nanino” della

Città di Tivoli diretto dal Dott.

Maurizio Pastori, e la Banda

“Otello Benedetti” di

Vallerano, riguardo l’appartenenza

dei natali del famoso

compositore Giovanni Maria

Nanino. Un altro evento

importante al quale

l’Associazione ha partecipato

Campo de’ fiori 29

nel luglio 2009, è stato la

Presentazione dello Statuto di

Vallerano del 1534 tradotto dal latino

da Padre Filippo Piccioni di origini

valleranesi, introdotta dal Dott.

Massimo Fornicoli in presenza dello

stesso Padre Filippo, di Rossana

Piccioni, delle Autorità del Comune

di Vallerano, dello sponsor Edilizia

Patrizi e del Presidente

dell’Associazione, Dott. Mauro

Mastrogregori. La determinazione

del giovane artista ha un’ambizione

che sta pian piano avviandosi alla

composizione personale, nella quale

Giuseppe si è già cimentato, scrivendo

per Coro e, ultimamente, “Inno a San

Luca” per Capena, sia per Coro, per

Organo che per Banda. Il Musicista, Il

Compositore, Il Maestro, Il Direttore

Artistico, membro dell’Associazione

Concerto di Natale 2009 nella Chiesa di S. Andrea a

Vallerano diretto dal Maestro Giuseppe Troncarelli

Da sx Giuseppe Troncarelli, direttore

artistico dell'Associazione

“Giovanni Maria Nanino” di

Vallerano con Eraldo Bigarelli

Presidente dell’Associazione IVNA di

Vignanello

Artistica IVNA, professa la fede segreta e

più nascosta per l’arte pittorica, realizzando

quadri ad olio di stile tacito e intimistico,

la cui ispirazione tranquilla ed originale

punta sull’accostamento del

colore, quasi a voler essere uno

sfogo, realizzando intorno a sé un

alveo di quiete, entrando mentalmente

e spiritualmente in un’altra

dimensione, oltre il “Gate” tangibile,

per poi tornare soddisfatto e

colmo di sprint, elemento necessario

per affrontare la vita con determinazione

e tenacia, con ingegno

e inventiva, con creatività ed

estro, caratteristiche che lo distinguono

sia umanamente che professionalmente

come Musicista e

Artista.


30 Campo de’ fiori

Chi è San Bonaventura da Bagnoregio

IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER

La carriera universitaria di Bonaventura

di Secondiano Zeroli

... continua dal n. 66

Sotto la guida di un

maestro, a cui non si

è riusciti a dare un

nome preciso,

Bonaventura compie

brillantemente il

primo ciclo di studi

alla facoltà delle Arti,

diventando bachelier.

Due anni ancora di

“pratica” ed eccolo

ottenere la licenza.

A ventisei anni Bonaventura ha così la possibilità

di aprire una scuola per proprio

conto.

Il suo naturale talento gli consentirebbe di

imporsi come uno dei maestri più quotati

della facoltà.

Ma l’ambizione e la sete di guadagno non

rientrano nelle sue peculiarità; ben altri

sono i suoi ideali, ben altro è il suo mondo.

Immagini che ne evocano l’infanzia, simboli

che lo portano alla sua più giusta collocazione

culturale, una stordente spirale

di idee accanto alla sua naturale chiarezza.

La sua prima educazione a Bagnoregio, il

misticismo di cui è impregnata quella

terra, Parigi scelta come fonte di vita,

fucina di grandi ingegni, fortilizio inespugnabile

di grande cultura… Una affascinante

avventura sta per iniziare.

Il nome di S. Francesco balza fulminante

nella sua mente. Un “miracolo” lontano nel

tempo, eppure vicino, d’una vicinanza

quasi epidermica… alla fine del ’43,

Bonaventura chiede d’essere accettato nel

convento francescano di Saint-Germain.

Sarà studente di Teologia ed Alessandro

d’Alès sarà il suo maestro.

Un maestro che lascerà innegabilmente

una profonda impronta nell’animo di

Bonaventura.

L’adesione di Alessandro (quando era già

in età matura) alla causa dei frati minori,

si matura in un clima di grande espansione

che in quegli anni si verifica nell’Ordine.

Ci sono persone che abbandonano importanti

posti di responsabilità nella vita civi-

le, per vestire l’umile saio francescano; ma

è certamente la vestizione di Alessandro

d’Alès che propaga il fenomeno, rendendolo

più logico e stimolante.

Nato nel 1186 a Hale Owen nello

Sprosphire (Inghilterra), l’alense studiò a

Parigi dove divenne maître ès Arts nel

1210. Dieci anni dopo lo troviamo titolare

di una scuola, in effetti in questo periodo

aveva frequentato la facoltà di diritto e di

Teologia. Insegnò senza interruzioni

sino al ’29, poi, in quell’anno, in seguito

ad un prolungato sciopero studentesco

al’Università, partì con un gruppo di

suoi allievi per Angers.

Nell’anno successivo si recò presso la

Curia di Roma, poi in Inghilterra, infine

di nuovo a Parigi, dove rimase praticamente

per sempre sino alla sua morte,

avvenuta nel 1245. Fu in questo ultimo

periodo della sua vita (nel ’36 si era

fatto francescano), che la sua fama

crebbe a dismisura, diffondendosi per

l’Europa intera.

E fu proprio Alessandro d’Alès a dare la

prima decisiva spinta in senso culturale

all’Ordine francescano; inoltre fu la sua

autorità a consentire l’apertura d’una

seconda scuola francescana

all’Università parigina. La cattedra andò

a Jean de la Rochelle, altro spirito mirabile

per acutezza d’ingegno e senso del

dovere.

Questi due grandi maestri, insieme ai

maestri non reggenti Eudes Rigaud e

Robert de la Basèe e sotto la presidenza

del custode di Parigi Godefroy de Brie,

lavorarono alla stesura dell’esposizione

della Regola dei Frati Minori, documento

attesissimo ed importantissimo all’epoca.

Morto Alessandro d’Alès, non viene a mancare

davvero al giovane allievo bagnorese

la possibilità di proseguire i suoi studenti

sotto la guida di altri illustri maestri.

Con ogni probabilità Bonaventura frequenta

le lezioni di Alberto Magno, che ha

sostituito lo scomparso e, al pari di questi,

gode di grande rinomanza; ed è forse in

questo momento che Bonaventura conosce,

contraendo rapporti di salda amicizia,

che dureranno fino alla loro quasi contemporanea

morte, Tommaso d’Aquino,

anch’Egli allievo di Alberto Magno nel

triennio 1245-1248.

E neppure è da escludere, anche se non

possediamo informazioni precise, che

Bonaventura abbia avuto per maestri coloro

che, nel periodo della sua preparazione,

insegnavano a Parigi con grande successo:

l’inglese Richard da Cornewall, Eudes

Rigaud e lo stesso Giovanni da Parma, nei

riguardi del quale, l’antico allievo, divenuto

Ministro Generale dei minori, dovrà

adottare i tanto discussi provvedimenti.

E’ mentre compie i suoi studi in Teologia

che Bonaventura, vestito il saio francescano,

inizia il suo noviziato; riceve, al termine

di questo, la consacrazione sacerdotale

e celebra per la prima volta la Messa.

Comincia da questo momento ad affermarsi

ed ad imporsi alla generale ammirazione

in modo via via crescente.

continua sul prossimo numero ...


Campo de’ fiori 31

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

HOMO HOMINI LUPUS di Giulio Gualtieri e Giacomo Bevilacqua

edito da BDedizioni – autoconclusivo

di

Daniele Vessella

Brutto, veramente brutto.

Questo è uno dei

peggiori fumetti che

abbia mai letto. La storia

dovrebbe parlare di

un’alleanza tra vampiri e

licantropi.Dico “dovrebbe”

perché, in realtà,

non si capisce niente. È

tutto insulso e impalpabile,

a partire dai personaggi

che agiscono

senza uno straccio di

motivazione e inevitabilmente ti poni delle

domande sulle azioni degli attori messi sul

palcoscenico da Giulio Gualtieri. Questo

non deve mai succedere in un racconto. Il

lettore o lo spettatore non si deve mai

chiedere il perché delle scelte dello sceneggiatore,

e in quest’opera accade spesso…

troppo spesso. La caratterizzazione

dei personaggi è pari a zero ed è, quindi,

impossibile immedesimarsi in uno di loro;

risultano, infatti, piatti e impersonali. La

trama gira in modo confusionario, senza

pathos, senza suscitare un’emozione. È

vero, i personaggi finiscono spesso nei

guai e questo dovrebbe coinvolgere maggiormente

il lettore, ma non si capisce né

come né perché Giulio Gualtieri li metta in

pericolo e anche questo tentativo di attirare

l’attenzione di chi legge si rivela un

misero fallimento. Molti dialoghi li ho trovati

forzati e senza senso… Trama e personaggi

sembrano scollegati, invece di

essere costruiti in un unico inscindibile

corpo. Manca il rapporto tra i vari attori e

non si capisce chi è nemico di chi. Manca

quell’incastro di pezzi che sorprende e

affascina il lettore. Mancano

quelle sfaccettature che danno la

voglia di continuare a leggere e

scoprire come va a finire una

determinata scena. I fumetti non

si scrivono così! Quando l’ho

letto, non vedevo l’ora di finirlo

per riporlo nella mia biblioteca;

un fumetto non deve dare queste

sensazioni, se le dà il prodotto è

un fallimento. Nemmeno i disegni

si salvano. Li ho trovati molto

approssimativi, sembrano fatti di

corsa, e dalle espressioni non si

capisce lo stato d’animo dei personaggi.

Questo difetto è gravissimo

per chi disegna che dovrebbe

riuscire a far parlare le immagini

tramite l’espressività. Invece,

in quest’opera i volti dei personaggi

sono tutti troppo uguali. E

anche la caratterizzazione grafica

risulta veramente scarsa.

Giacomo Bevilacqua in questo

fumetto ha toppato alla grande

e, se i disegni sono fatti male,

tutta l’opera perde di interesse. I

disegni hanno un’importanza

incredibile perché è da lì che si

decide se acquistare o meno un

fumetto, almeno all’inizio. Una bocciatura

su tutta la linea? No. L’unico punto a favore

è la bella copertina, creata da un altro

disegnatore. Peccato che una confezione

ben fatta non basti a creare un buon

fumetto… anzi, mi sono sentito preso in

giro perché, attirato dalla cover, l’ho comprato…

non commettete il mio stesso errore.

Orribile, davvero.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/


32

Campo de’ fiori

LA STORIA DEL CIMITERO

DI CIVITA CASTELLANA

di Enea Cisbani

... continua dal numero 66

Nel 1998, un fatto inatteso e straordinario.

Durante le operazioni di restauro del vecchio

pavimento del portico Cosmatesco

della Cattedrale di Santa Maria Maggiore,

è venuta alla luce una estesa superfice

sepolcrale composta da una serie di tombe

a fossa di forma rettangolare e di varie

grandezze e con il ritrovamento di tre sarcofagi

in materiale lapideo, senza alcuna

epigrafe o iscrizione, né coperchio.

Un episodio inconsueto e davvero rilevante

da un punto di vista storico e documentario,

che dimostra la lunga e millenaria

evoluzione del Cimitero di Civita

Castellana: adiacente all’antica Chiesa

Medioevale, o addirittura ancora più antico

e ai margini del centro urbano del sec.XII.

Per tutto il Medioevo e fino al 1823, anno

del definitivo trasferimento nella Chiesa di

San Giorgio, la Cattedrale è sempre stata

utilizzata come area sepolcrale e funeraria,

e soltanto una attenta ricognizione tecnico-scientifica

delle tombe oggi collocate

nei sotterranei posti al di sotto del pavimento

della sacrestia, può aggiungere

ulteriori elementi di ricerca e conoscenza

storica e archeologica. Permane, tuttavia

un’aspetto disatteso e dimenticato dagli

storici: l’orientamento dei Cimiteri.

Quali regole astronomiche governavano

anticamente l’edificazione delle aree cimiteriali?

I giochi di luci ed ombre che il sole quotidianamente

propone, dal suo sorgere

all’orizzonte fino al suo nascondersi con il

tramonto, non hanno mai mancato di coinvolgere

la curiosità e l’interesse scientifico

dell’uomo.La tradizione e la cultura millenaria

dei popoli, come è noto, hanno evidenziato

che l’allineamento di grandi

massi lapidei e la costruzione di edifici religiosi

nella direzione del sole nascente nei

vari momenti dell’anno, (solstizi, equinozi,

giorni genetliaci, festività religiose ed

altro), sono le autentiche testimonianze di

tale interesse. Di grande significato religioso

il fatto che, mentre il sacerdote celebrava

il momento dell’elevazione, i fedeli,

attraverso le finestre dell’abside, potevano

vedere il sole nascente, simbolo del Cristo

giustizia e luce del mondo. Le antiche culture

affermavano che l’oriente è il luogo

della luce e del bene, mentre l’occidente è

la regione delle tenebre e del male. Gli

Egizi, seppellivano i faraoni e i nobili al

levar del sole e le tombe erano perfettamente

allineate sulla direzione del sorgere

del sole stesso. Consuetudine non modificata

dai Romani.Il Cristianesimo, dunque,

ha accolto molte di queste antiche tradizioni

che hanno suggerito l’orientamento

dei templi verso Est. Successivamente col

progredire della scienza e della tecnica, lo

studio della luce è penetrato nella volumetria

delle grandi costruzioni come palazzi,

chiese, castelli, creando le imponenti meridiane

a camera oscura, le magiche e mistiche

eliofanie e il deciso orientamento a Est

delle chiese cristiane.

Analizziamo, adesso, l’orientamento dei

Cimiteri cittadini: l’antico cimitero della

Cattedrale mostra che l’asse principale è

ruotato di alcuni gradi rispetto all’est e

ricade totalmente nel quadrante nord-est.

Il cimitero di San Giorgio, invece, è perfettamente

allineato sul versante est, come

pure l’antica Chiesa. Il cimitero di San

Giovanni Battista, sulla base di attenti rilievi

metrici, come per San Giorgio, sorgeva

sull’asse goniometrico del fronte est.

E per il cimitero di San Lorenzo?

Nel cimitero monumentale, dobbiamo

distinguere due fasi: la prima, 1623-1883,

relativa alla realizzazione della Chiesa

Barocca, dove l’antico cimitero Cappuccino

è posizionato perfettamente sul versante

est, mentre con la successiva fase di

espansione, 1883-1971, il campo delle

sepolture con i portici laterali viene collocato

in direzione nord, senza alcun vincolo

simbolico o religioso, con l’unico condizionamento

derivante dalla posizione dell’antica

strada di accesso al convento.

Nell’antica Cattedrale il leggero spostamento

dell’asse rispetto all’est se può

apparire un errore di posizionamento, in

realtà rivela un preciso espediente matematico:

il 16 Settembre di ogni anno,

ricorrenza dei Santi Patroni Marciano e

Giovanni, in virtù di evento astronomico

ricorrente, il primo raggio solare coincide

perfettamente con l’asse di simmetria trasversale

del Cimitero e rapportandolo

all’antica Chiesa medioevale, passava per

il rosone centrale, eliminato nel 1735, e

cadeva sull’Altare Maggiore.

Pura coincidenza o semplice casualità?

Agli esperti di storia dell’arte la soluzione

del problema. Ritorniamo agli antichi siti di

San Giovanni e San Giorgio che dimostrano

una accorta e attenta pianificazione,

una maggiore maturità e attenzione al

problema del perfetto allineamento: soltanto

la profonda fede in Dio degli antichi

Civitonici, era alla base dell’operazione,

ponendo in secondo piano aspetti e funzioni

meramente utilitaristiche.

Posizionando il cimitero ad est, il sorgere

del sole, quindi la Luce di Dio,

illumina le sepolture per tutta la giornata

fino al suo tramonto e così ogni

giorno.

A conferma di quanto espresso antichi libri

parrocchiali delle messe dei defunti, riportano

che le Sacre Funzioni venivano officiate

al mattino presto, prima dell’alba in

una perfetta concatenazione di eventi e

uffici religiosi.

Con l’età moderna, tali funzioni vengono

abbandonate: motivi igienici e sanitari prevalgono

sul fatto religioso e così antiche e

millenarie consuetudini vengono abbandonate.

continua sul prossimo numero...


Campo de’ fiori 33

La rubrica

dei perchè

L’angolo del poeta

Perchè “non tutte

le ciambelle escono

col buco”?

Dire che “non tutte le ciambelle

escono col buco”, tipica caratteristica

di questo dolce, equivale a

dire che non in tutte le situazioni

c'è un risvolto positivo o che,

comunque, c'è una contropartita. Il

proverbio in questione viene detto nei casi in cui una persona è abbattuta

per qualcosa di spiacevole, per una situazione che sembrava favorevole

ma che alla fine ci ha presentato qualcosa che non ci si aspettava.

Che dire quindi se non che le ciambelle escono tutte col buco solo

in cucina e, magari a qualcuno nemmeno lì?

Perchè si dice

“non stuzzicare il cane che dorme”?

Quando si dice “non stuzzicare

il cane che dorme” si vuole

mettere in guardia qualcuno

sul disturbare una persona

apparentemente silenziosa e

pacifica in quanto quest'ultima,

“svegliandosi”, potrebbe

avere reazioni del tutto inaspettate,

proprio come un

cane che viene stuzzicato

mentre dorme.

Riceviamo e pubblichiamo questa poesia di Luigi

Del Priore arzillo 91enne di Civita

Castellana.

IL PETTIROSSO

Con stile e molta posa,

mi venne un pettirosso sulla porta di casa.

Gli faccio io:-

O caro pettirosso, ti voglio dire una cosa,

se fossi al posto mio, io ti rispondo all’atto,

che cosa avresti fatto?

Il mio dovere esatto!

Io che sono una fera, conosco la bufera.

Tu sei un uomo saggio,

ci sono i tuoi fratelli, che stanno ancora peggio!

Io li conosco bene, quei posti di montagna,

non pònno uscì di casa, che il lupo se li

magna!

- Che cosa devo dire io, che faccio sempre

quest’arte,

non trovo più un vermetto, nemmeno da ste

parte!

- Beato te, che fischi e canti,

ma qui de vermetti, ce ne stanno tanti !

Luigi Del Priore (Giggetto)

1956 l’anno della grande nevicata


34

Campo de’ fiori

Le storie di

Max

Massimo Ranieri

di Sandro Anselmi

…continua dal n. 66

Gianni Rock assume

lo pseudonimo di

Ranieri, grazie a

Polito della casa

discografica CGD,

che vede adatto a

lui un cognome

“regale”, con il quale

incide i primi due dischi. Solo con la partecipazione

al Festival di Saremo del ’68,

sarà chiamato definitivamente Massimo

Ranieri. Nel ’67, intanto, partecipa al concorso

Canzonissima, denominato per quella

edizione Scala Reale, insieme a Giliola

Cinquetti, proponendo prima il brano

L’amore è una cosa meravigliosa di Fain-

Webmaster, poi Bene mio, di Polito-Del

Monaco. Ma la corsa per la squadra finisce

qui. A primavera il giovane cantante prende

parte al Cantagiro, nel girone dei giovani,

vincendo a pieni consensi, grazie al

brano Pietà per chi ti ama, scritta per lui

da Enrico Polito e Giancarlo Guardabassi.

Arriva finalmente al Sanremo ’68, dove si

classifica in finale con la canzone Da bambino,

in coppia col complesso beat I

Giganti. Questo disco, però, insieme alla

successiva proposta Preghiera per lei, con

la quale partecipa al Cantagiro di quello

stesso anno,per la categoria superiore in

qualità di vincitore della precedente edizione,

non viene accolto troppo calorosamente

dal pubblico. La CGD fa

incidere,allora, a Ranieri un nuovo

disco, contenente da un lato Rose

Rosse, dal’altro Quando l’amore

diventa poesia. Sul primo non si

punta affatto, il secondo invece

viene scelto dalla commissione per

il Sanremo ’69, ripetuto anche da

Orietta Berti, ma si posiziona solo

al decimo posto. Con l’arrivo dell’estate

la casa discografica si prepara

a lanciare un nuovo disco, che

possa fare colonna sonora ai caldi

giorni di questa stagione. Oltre al

brano Il mio amore resta sempre

Teresa, una cover di Hammond e

Hazlewood, tradotta da Daniele

Pace, viene riproposta Rose Rosse,

che, contrariamente a quanto

aveva pensato l’etichetta, riscuote un

grande successo tra gli ascoltatori, tanto

da permettere al cantante di vincere il

Cantagiro ’69. Ranieri inizia la sua scalata

verso la vetta del successo. Il 1969 è un

anno eccezionale per Massimo Ranieri,

oltre al Sanremo ed al Cantagiro, infatti,

vince anche Canzonissima, con Se bruciasse

la città e l’anno dopo si riconferma al

primo posto con Vent’anni. Nel frattempo

la sua Sei l’amore mio diventa colonna

sonora dello show televisivo Doppia coppia,

con Alighiero Noschese, dove è ospite

fisso insieme alla giovanissima Romina

Power. E’ ricercatissimo non solo in campo

musicale, ma anche in quello cinematografico.

Viene scritturato da Mauro

Bolognini per il film Metello, accanto a

Ottavia Piccolo e Lucia Bosè. Seguiranno,

poi, tra i tanti, Incontro, con Florinda

Bolkan, Il faro in capo al mondo, con Kirk

Douglas, Bubù, ancora con Bolognini e La

sciantosa, dove recita al fianco della strepitosa

Anna Magnani. Massimo calca oltretutto

i palcoscenici di numerosi teatri italiani,

proponendo recital dedicati alla canzone

napoletana, con la quale è cresciuto

ed alla quale è rimasto particolarmente

attaccato. Tra i tanti brani che, dopo gli

esordi, hanno segnato la sua brillante carriera

musicale, non può non essere citato

Perdere l’amore, una delle canzoni più

belle della musica leggera italiana degli

anni ’80, ma credo di poter affermare, di

tutti i tempi.


Campo de’ fiori 35

L’ “UNITA’ ” giornale antifascista a Civita

di

Francesca Pelinga

Vorrei ricordare una

pagina della resistenza

antifascista civitonica

e degli uomini che ne

fecero parte, nei racconti

che ascoltavo da

bambina. Erano per

me, nata qualche anno

dopo la guerra, degli

eroi che si sono persi

nella memoria ma che

fecero il futuro di Civita. Grazie ad Evaldo

Fallini e al professore Luigi Cimarra, ho

potuto ricostruire un frammento di lotta

antifascista. Nel 1935 l’organizzazione

clandestina del partito comunista contava

a Civita un centinaio di membri, le cellule

clandestine erano organizzate per lo più

nelle fabbriche, erano efficienti ma non

erano collegate con la clandestinità nazionale

e quindi impossibilitati a ricevere notizie.

In quel periodo il governo fascista si

preparava per la guerra in Etiopia e necessitava,

quindi, far campagna antifascista e

comunicare con i compagni Si decise di

stampare un volantino clandestino e la

scelta cadde su Enrico Minio, uscito da

poco dal carcere e in libertà vigilata, per la

realizzazione del testo. Ma le difficoltà

maggiori furono per la stampa. Non si

poteva usare di certo la tipografia, così si

decise di stamparlo con un modesto poligrafo

in casa di uno dei compagni in via

Regina Margherita. Il materiale, carta e

inchiostro, fu acquistato a Roma per non

destare sospetti. Il volantino fu chiamato

“L’UNITA’ ” ed ebbe grande successo tanto

che da una pagina ne diventarono addirittura

quattro, così da trasformarsi in un

giornale. Fu stampato da febbraio ad agosto,

alcuni compagni lo portavano a Roma

con la bicicletta. Il giornale non parlava di

vicende locali per paura che la polizia ne

individuasse la provenienza, ma incitava i

compagni alla lotta per la pace, per la

libertà e per un futuro migliore. Purtroppo

in un centro piccolo come Civita, dove tutti

si conoscevano ed era facile sapere quello

che avveniva, i compagni, certi dell’ omertà

dei compaesani, furono imprudenti e

furono traditi. Il traditore che era un agente

dell’Ovra, polizia segreta dell’Italia

Forte Sangallo – 1925. Immagine presente su un opuscolo in programma

di pubblicazione, realizzato da Francesco Peri e già

presenti nella sua Tesi di Laurea sulla Storia ed il Restauro del

Forte Sangallo di Civita Castellana.

Fascista dal 1930 al 1943

il cui compito era al vigilanza

e la repressione di

organizzazioni sovversive

e di giornali contro lo

Stato, faceva saltuariamente

il mestiere di

imbianchino e diceva di

essere di fede socialista.

Costui, che aveva sposato

la figlia di un operaio ed

aveva modo di leggere il

giornale, si fece dire dal

suocero chi erano quelli

che lo stampavano. Si

introdusse nell’organizzazione

e stabilì un primo legame con Marino

Fallini, poi con gli altri. Il traditore denunciò

i compagni per soldi, informò altri

agenti dell’Ovra, ma non fu creduto, così

pensò di accelerare le cose. Tre camionisti

partiti da Roma con un autotreno scarico

si erano fermati per una riparazione e alle

22 decisero di cenare nella Trattoria dei

Cacciatori di Giano, ma qualcuno gettò nel

loro camion una copia del giornale l’Unità.

Se ne accorsero vicino Sangemini,quando

uno di loro aveva deciso di riposarsi, si

presentarono al segretario del fascio della

città per consegnare il giornale e fare la

denuncia. Si fecero immediatamente le

indagini concentrate sulle ceramiche di

Civita, e si giunse alla conclusione che il

traditore aveva detto la verità: esisteva a

Civita un covo antifascista. Minio informò i

compagni di far sparire ogni traccia del

giornale: era stato messo in allarme dal

comportamento della squadra dei giovani

fascisti civitonici incaricati di pedinare i

sovversivi. Verso la fine di agosto i compagni

furono arrestati fra le una e le due di

notte e, purtroppo, l’irruzione della polizia

non andò a vuoto perché i nascondigli del

materiale erano stati segnalati minuziosamente

dal traditore. Marino Fallini abitava

a Piazza Quintana e in casa aveva una piccola

biblioteca sul comunismo, e, quando

gli agenti bussarono alla porta, fece in

tempo a mettere tutti i libri in sacco e a

gettarlo dalla finestra. Fu raccolto da una

civitonica che aveva assistito all’arresto

che lo portò alla Madonna delle Piagge

dove bruciò tutto il contenuto. I compagni

furono portati con un pullman alle carceri

di Viterbo dove subirono un primo interrogatorio,

poi a Regina Coeli. Con loro fu

arrestato anche il traditore, rilasciato pochi

giorni dopo e la stamperia clandestina fu

trovata a casa di Ceccarelli. Nessuno degli

arrestati fece il nome dei compagni e questo

salvò dall’arresto gli iscritti al partito.

Subirono il processo dinanzi al Tribunale

Speciale per la Difesa dello Stato che fu

istituito nel 1926 dal regime fascista in

Italia, e fu l’organo preposto alla repressione

e alla condanna degli antifascisti: era

composto da membri della milizia volontaria

(creata in Italia dal fascismo con lo

scopo di organizzare, legittimare e controllare

lo squadrismo: attività violenta del

fascismo contro avversari politici, sedi di

giornali e organizzazioni sindacali compiuta

dalle squadre d’azione), pur non essendo

un tribunale militare, seguiva norme

processuali da tribunale di guerra. Poteva

reintrodurre la pena di morte, ripristinata

dal regime, concepito come organo temporaneo.

Doveva restare in vigore per cinque

anni, divenne invece permanente fino

alla caduta del regime nel 1943. Minio fu

condannato a 22 anni di carcere, Soldini,

Oddi, Fallini e Ceccarelli, 4 anni ciascuno,

altri furono spediti al confino, altri, arrestati

per sospetto, furono liberati dopo

alcuni mesi. I condannati per la lotta antifascista

furono: Enrico Minio, ceramista,

Giuseppe Oddi, elettricista, Marino Fallini,

ceramista (trasferito poi al carcere di

Catelfranco Emilia, insieme a Minio, trasferito,

poi, a Civitavecchia, dove trovò

due dirigenti del partito comunista italiano,

uno dei quali era Giovanni Rovedano

dei fondatori del PCI e poi senatore della

Repubblica), Vittorio Soldini, ceramista Pio

Ceccarelli, ceramista, Gino Molinari, ceramista,Temistocle

Pinardi, falegname,

Armando Sansonetti, muratore, Clito De

Dominicis, ceramista, Italo Barboni, carrettiere,

Alfio Rosati, sarto, Aniceto

Tonnarini, bracciante. I confinati furono:

Paolo Antonino, ceramista, Giovanni

Lucidi, ceramista, Vittorio Soldini, ceramista,

Giuseppe Oddi, elettricista. Del giornale

non si salvò nessuna copia anche se

ne mettevano da parte alcune ad ogni

uscita. Il compagno archivista le distrusse,

rimasero solo le copie in mano alla polizia

che costituirono il corpo del reato nel processo.

Per approfondire l’argomento,

basta andare sul sito della biblioteca e cliccare

su: Atti di polizia e processuali periodo

1932-1935 relativi all’attività di Enrico

Minio e del nucleo degli antifascisti civitonici,

a cura di Luigi Cimarra.


di Riccardo Consoli

Nel capitolo dedicato alla Swing Era

abbiamo già parlato di questo straordinario

musicista, tuttavia appare opportuno

soffermarsi ancora su questa figura

soprattutto perchè è del tutto lecito chiedersi

che cosa sarebbe stato il Jazz se, ad

un certo momento, non fosse apparso

sulla scena un tipo come Benny

Goodman, un abilissimo direttore d’orchestra

che, consapevole dei gusti del

grosso pubblico americano, fece quanto

occorreva per ottenerne la sua entusiasta

partecipazione.

Senza di lui, probabilmente, non si sarebbe

mai innescata quella reazione a catena

che fu la follia dello Swing, infatti ci voleva

proprio un tipo così, uno cresciuto fra i

suoni del nascente Jazz di Chicago, un

giovane bianco ebreo di origine polacca

appartenente all’America dei ghetti; egli

fu di certo l’uomo più rappresentativo in

quel momento, il musicista che consentì al

Jazz di raggiungere un pubblico sempre

più vasto e che per primo tentò quello che

nessuno aveva osato tentare prima, ossia

presentare complessi in bianco e nero,

vale a dire formazioni miste di musicisti

bianchi e di colore che portò il Jazz nelle

sale da concerto.

Benjamin David Goodman nasce il 30

maggio 1909 nel West Side di Chicago

dove non vivevano che ebrei e italiani e, a

pochi isolati di distanza dalla casa che lo

vide nascere, sorgeva quel quartiere che

pochi anni dopo sarebbe diventato sicuro

rifugio della malavita italo - americana.

Il padre, che lavorava come sarto in un

laboratorio, con i suoi modesti guadagni

faceva molta fatica a tirare su ben dodici

figli, cosicché per alcuni di essi fu quasi

obbligato a scegliere la musica come carriera

convinto com’era che, imparando a

suonare uno strumento, li avrebbe aiutati

a trovare lavoro in compagnia di altri

poveracci.

Benny iniziò a studiare il clarinetto alla

Sinagoga e ascoltava musica dovunque

fosse possibile, più avanti con gli anni

riuscì ad ascoltare i dischi di alcuni grandi

del Jazz fra cui I New Orleans Rhythm

Kings di Leon Rappolo oppure Bix

Beiderbecke al cui fianco avrebbe in

seguito suonato sui battelli da escursione

che navigavano sul Lago Mitchigan.

Aveva appena sedici anni quando gli

venne offerta la prima grande occasione

della sua vita, ossia quella di suonare nell’orchestra

di Ben Pollack, uno dei più

noti Band leaders del momento; al suo

fianco arrivò poco dopo un altro giovane

che avrebbe fatto parlare di se Glenn

Miller e poi, ancora, Jack

Teagarden e Jimmy

McPartland, due puri del Jazz;

suonò ancora con Pollack nel

1928 e 1929 a New York e rimase

con lui al Park Central Hotel

fino a quando non accettò l’offerta

dell’orchestra che suonava per

Strike up the band una rivista

musicale di George Gershwin

nella quale, solo per fare qualche

nome, si esibivano anche Red

Nichols, Glenn Miller e Gene

Krupa.

Inaspettatamente, una sera del

settembre 1933, presso l’Onyx

Club, Benny Goodman vede

presentarsi tale John

Hammond, che sarebbe poi

diventato suo cognato avendone

sposato la sorella Alice, il quale

gli propone di incidere alcuni

dischi di Jazz purissimo per la

Columbia coadiuvato dai migliori solisti

disponibili bianchi e neri.

Lo stesso musicista nella sua biografia

scrive:

“ … ci mettemmo al lavoro per alcuni mesi

e fu John Hammond che mi mise in contatto

con quei musicisti che sapevano suonare

quel tipo di musica,… ce ne andammo

in giro per Harlem e fu proprio in un

locale della 135° strada che sentimmo

suonare per la prima volta Billie

Holiday,…non c’era alcun bisogno che

qualcuno mi convincesse delle loro capacità

dati i miei trascorsi a Chicago, ma l’idea

di lavorare con loro non mi era mai passata

per la testa, era in realtà una cosa del

tutto insolita … ”

continua sul prossimo numero...

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Campo de’ fiori 37

I° Premio Cuoricino d’oro dell’anno

Campo de’ fiori premia Daniel Febbi, il bambino più buono dell’anno

Come preannunciato nei precedenti numeri

di Campo de’ fiori, giovedì 11 Febbraio,

in seno al Carnevale dei bambini, la nostra

rivista, con il patrocinio del Consiglio

Regionale del Lazio e del Comune di Civita

Castellana, ha consegnato il I° Premio

Cuoricino d’oro dell’anno. Istituito per

dare un segnale di positività in un momento

in cui si parla solo di giovani bulli violenti.

La scelta, effettuata grazie alle

segnalazioni dei nostri lettori, è ricaduta

sul piccolo Daniel Febbi, civitonico di 10

anni. Educato e rispettoso, è bravo a scuola

e ama particolarmente il karate. “Daniel,

spero tu possa comprendere l’importanza

di questo premio”, queste sono state le

parole pronunciate dal direttore della rivista

Sandro Anselmi, nonché presidente

dell’Accademia Internazionale d’Italia,

associazione editrice di Campo de’ fiori e

particolarmente attenta al sociale, al

momento della premiazione. Daniel, orgoglio

della mamma Anna e del papà Davide,

ha ricevuto in regalo un cuoricino d’oro,

offerto dalla gioielleria di Civita Castellana,

Idea Oro; due libri offerti dalla cartoleria

profumeria di Civita Castellana, Paolo e

Concetta ed un dizionario della

lingua italiana donato dall’edicola

cartolibreria Soldini di Fabrica di

Roma, oltre il prestigioso diploma

attestante il premio.

L’Assessore Gasperini e

l’Assessore Alessandrini hanno,

inoltre, premiato alcuni alunni che

si sono distinti per avere realizzato

delle splendide maschere di

cartapesta.

Vogliamo credere e sperare che in

realtà ci siano molti altri bambini

buoni e meritevoli come Daniel.

Con l’istituzione di questo premio,

che ci impegneremo ad onorare

ogni anno, ci auguriamo che il

primo premiato e tutti gli altri che

verranno, possano essere d’esempio

per i coloro coetanei, che sono

il nostro futuro, e speriamo sia un

futuro migliore.

Civita Castellana - In Piazza Matteotti, durante

il Carnevale dei bambini, Sandro Anselmi,

Direttore di Campo de’ fiori e Presidente

dell’Associazione Accademia Internazionale

d’Italia, premia Daniel Febbi. Intervenuto

anche l’Assessore ai servizi sociali del

Comune, Letizia Gasperini (nella foto sopra)


Campo de’ fiori

38

Per ricordare l’autiere Fiorino Marinozzi

... uno dei seicentomila ...

1953 - Zio Fiorino e le sue due figlie Fiorella

e Letizia ed il nipote Sergio.

americani, fu quella di separare i militari

tedeschi da tutti gli altri; fra i militari tedeschi,

chi aveva la coscienza sporca si era

liberato dei gradi; quando gli italiani furono

finalmente separati dagli altri, erano

trascorsi già due mesi. I primi ex IMI che

si avviarono verso l’Italia, partirono verso

la fine di giugno 1945. Il viaggio verso

l’Italia avveniva con tutti i mezzi possibili

ed immaginabili; percorrendo alcuni tratti

in treno, alcuni in camion americani ed

alcuni anche a piedi. Raccontava mio zio “

partii dal mio campo in Germania non lontano

da Norimberga il 3 luglio 1945….dopo

un viaggio allucinante ed irto di pericoli…..ma

finalmente non più minacciato da

bombardamenti…..arrivammo in un campo

di prima accoglienza in Italia…vicino al

confine austriaco….ci fecero mangiare e

lavare, poi dopo varie operazioni burocratiche….ci

avviarono verso casa………dai

paesaggi che incontravamo, ci rendemmo

conto immediatamente che la distruzione

della guerra aveva colpito profondamente

anche l’Italia….. essa non era però paragonabile

a quella della Germania………..”

Mio zio arrivò a Civita Castellana il 16 luglio

1945 presso la stazione della Roma Nord;

era partito da quella stazione per la guerdi

Arnaldo Ricci

arnaldo_ric@yahoo.it

... continua dal n. 66

Il rientro e la ricostruzione

Furono attrezzati accampamenti come

rifugio, ma la grande massa di uomini, che

arrivava continuamente, creò un tale caos

nell’organizzazione di soccorso che, dopo

qualche giorno, si trovarono fianco a fianco

prigionieri polacchi, francesi, ungheresi,

austriaci, italiani e tedeschi. Gli ex prigionieri

alleati, invece, venivano portati in

campi separati dove erano iniziate immediatamente

le operazioni di rientro verso i

paesi di provenienza. Rimpatriare quella

grande massa di uomini, non era facile;

anche perché le vie di comunicazione

erano praticamente tutte fuori uso. I ponti

stradali e ferroviari non più esistenti. La

prima operazione che fecero gli anglo-

ra il 10 dicembre 1940. Quando partì, il

suo peso corporeo era di 74 kg; al suo

ritorno risultò di 39 kg! Mi racconta mia

madre (sorella di Fiorino) che grazie al

buon Dio è ancora vivente ed in perfette

condizioni mentali: ( dovrebbe compiere

98 anni il prossimo 22 marzo ) “…… era la

mattina del 16 luglio 1945 e babbo……(

mia madre Elena che è di origine marchigiana

chiama il padre babbo e non papà,

come si usa nel Lazio)…… che già aveva

difficoltà di deambulazione e 73 anni di

età……. mi disse di andare alla stazione ad

aspettare Fiorino……...a casa era arrivata

la comunicazione che mio fratello Fiorino

sarebbe arrivato a Civita in giornata……..io

andai alla stazione e trovai una folla

festante di civitonici che aspettava i prigionieri

i quali ormai arrivavano a tutte le

ore….…….rimasi in stazione quasi tutto il

giorno……..…..arrivarono molti prigionieri……………..ma

all’arrivo dell’ultimo treno

Fiorino non c’era. Mi recai verso le 22 a

casa in via Vincenzo Ferretti….salii di corsa

le scale…….entrai e vidi uno sconosciuto

che stava mangiando in cucina…….era

Fiorino!……….alla stazione non lo riconobbi!……..vidi

partire un bel ragazzo di 32

anni e ritrovai praticamente un vecchio

magro e curvo sulle spalle….aveva 36 anni

……..ma ne dimostrava oltre cinquanta……….la

guerra lo aveva ridotto

così……..” Il rientro degli IMI dalla

Germania continuò fino alla fine dell’anno.

Quello che avevano sofferto questi uomini

rimase però nascosto e confuso nel calderone

generale degli avvenimenti bellici.

Scrive il Dott. Sommaruga ( in un suo

libro, anche lui come detto nella precedente

puntata, internato in Germania in

qualità di sottotenente catturato ad

Alessandria) : “…………….Per la monarchia

eravamo i testimoni imbarazzanti e risentiti

del pasticciaccio che ci aveva travolto l’

8 settembre: come avremmo votato nella

scelta futura fra repubblica e monarchia?

Per i fascisti eravamo i traditori e nemici,

propagandati come loro collaboratori ed

ora smentiti. Per i partigiani e per lo più

repubblicani, eravamo i relitti dell’ “altra”

ben più numerosa Resistenza, e che potevano

anche far ombra, ma soprattutto

eravamo i relitti di un esercito monarchico

compromesso da guerre fasciste perdute,

ma riscattato l’8 settembre con l’avvio

della Resitenza coi “NO”! legalitari dei

“volontari nei Lager”…………insomma noi

ex IMI eravamo ingombranti per tutti….”

Gli ex Imi percepirono questo clima di

indifferenza per le loro vicende e si chiusero

in se stessi. La maggior parte di loro

si rese conto che alla gente importava

poco delle loro sofferenze trascorse, anche

perché molte famiglie non riabbracciarono

più i loro congiunti che sui vari fronti avevano

lasciato la pelle! Mio zio, insieme agli

altri 520.000 ritornati dalla Germania, benché

fisicamente ridotto male, si rimboccò

le maniche e partecipò attivamente alla

ricostruzione del dopo guerra, cercando di

dimenticare ( come tutti ) le vicende dell’internamento

in Germania. Benché piegato

fisicamente, nel vero senso della

parola, egli era rimasto curvo sulle spalle,

zi Fiorino tornò a lavorare come autista,

presso il locale pastificio di Poggio Mirteto

trasportando, sempre con un autocarro

Lancia 3RO, pacchi di pasta in tutta l’Italia

centrale. In quel pastificio conobbe

Pasquetta, una giovane ragazza ( aveva 15

anni meno di lui ) di Poggio Mirteto; nel

1947 la sposò e si trasferì stabilmente a

Poggio Mirteto. Da quella unione nacquero

tre figlie: Fiorella, Letizia, Ornella. Fiorella,

sposata con due figli, è insegnante elementare

vicinissima alla pensione. Letizia,

ha studiato scienze politiche ma ha preferito

dedicarsi alla famiglia, è sposata ed

ha due figlie, con un ingegnere professionista

di Campobasso, dove vive. Ornella,

titolare della cattedra di lingue presso il

liceo scientifico statale di Poggio Mirteto

dove insegna, è nubile e vive a Poggio

Mirteto con la mamma Pasquetta. Nel

1953 Zi Fiorino decise di mettersi in proprio

ed acquistò un piccolo autocarro.

Ricordo ancora perfettamente quando

venne a Civita a farci visita a bordo di quel

nuovo autocarro; un fiammante Fiat 615.

Nella foto associata si vede mio zio accanto

al nuovo piccolo autocarro, le due figlie

Fiorella e Letizia e mio cugino Sergio. La

foto è del 1953. Continuò a fare il trasportatore;

principalmente facendo una specie

di corriere fra Roma e Poggio Mirteto. Egli

trasportava di tutto: mobili dei traslochi,

materiale per l’edilizia, merce per i negozi

di Poggio Mirteto, frutta proveniente dai

mercati generali, bombole di ossigeno per

i fabbri……. molazze per i muratori…

insomma di tutto! Benché curvo sulle spalle,

era rimasto un instancabile lavoratore

con una grande forza di volontà. Lui non

chiese mai una pensione o un riconoscimento

economico per il suo stato di salute

compromesso dall’internamento in

Germania. Si affidò solo alla forza del suo

duro lavoro quotidiano. Questo ex IMI,

che scese dal suo camion nel luglio 1980,

morì a Poggio Mirteto, a novembre dello

stesso anno , dopo alcuni mesi di grande

sofferenza, stroncato da un male incurabile,

ma assistito amorevolmente da tutta la

sua famiglia. Per la sua famiglia fu la perdita

incolmabile dell’amato papà e marito:

per noi nipoti la perdita del caro ed insostituibile

“Zi Fiorino”; per l’Italia intera, la

perdita di uno dei seicentomila Cavalieri

della Resistenza Militare.

Fine


Campo de’ fiori 39

L’angolo del Bon Ton

UNA FESTA IN FAMIGLIA: IL COMPLEANNO!!!

Credo di essere una tra

le poche persone che

adora il giorno del suo

compleanno.

Sono sicura che il

merito della mia particolare

dedizione per

questa giornata sia

di Letizia Chilelli della mia mamma, che

fin dalla mia più tenera

età, ha reso questo giorno sempre così

speciale.

Vediamo quindi come organizzare e rendere

perfetta la festa di compleanno per i più

piccoli.

Gli inviti saranno fatti dal bimbo ai propri

amichetti a voce o scritti su dei cartoncini

che verranno creati da lui stesso insieme

alla famiglia. Il luogo della festa sarà la

casa. Sarà bene, quindi, togliere tutto ciò

che può rompersi, che possa recare danno

ai piccoli invitati.

Banditi sono anche i tappeti e gli oggetti

pregiati che verranno collocati in una stanza

off-limits per i più piccoli.

Se possibile, ricoprite poltrone e divani con

tessuti colorati che poi laverete facilmente.

In bagno non dovranno mancare sapone e

asciugamani a volontà.

Coinvolgete il bimbo nella preparazione

della sua festa, portandolo a comprare

tutto il necessario per “addobbare” la sala

del compleanno: dai festoni ai cappellini,

dai piattini in plastica alle posate; il tutto

dovrà rigorosamente essere scelto dal

festeggiato. Ricordate, infatti, che nel giorno

del suo compleanno sarà lui il padrone

di casa.

Allestite il salotto con i festoni, collocate i

tavoli contro il muro e ricopriteli con mollettoni

e tovaglie festose, fate più spazio

possibile spostando divani e poltrone

verso le pareti, preparate anche delle

sedie dove i bimbi a turno potranno sedersi,

utili saranno anche dei porta spazzatura

collocati in giro per la casa, dove si

potranno gettare i rifiuti.

Sul tavolo del buffet verranno disposti

piatti con panini con prosciutto e salame,

tramezzini e tartine.

Graditissime saranno le olive denocciolate,

i salatini e le patatine fritte, che saranno

serviti in insalatiere colorate.

In altri piatti verrà disposta la pizza tagliata

in tranci per poter essere mangiata in

tutta tranquillità senza l’ausilio del coltello,

non mancheranno piattini, tovaglioli, posate

in plastica e bicchieri.

Verrà preparato un altro piccolo tavolo con

dei dolci: piccola pasticceria, crostate e

cioccolatini.

Per le bibite verranno preparate:

aranciate, coca cola, succhi di

frutta e acqua.

La bottiglia di spumante

accompagnerà la torta (per il

“botto” che è sempre gradito

e che “porta bene” in queste

occasioni!!), ma il vino frizzante

non verrà servito ai piccoli,

sarà riservato ai genitori, con

una fetta di torta quando torneranno

alla fine della festa a

riprendere i figli.

Il cibo dovrà essere allestito 10-

15 minuti prima dell’arrivo dei

bambini.

Il festeggiato al suonare del campanello

riceverà gli amici, prenderà, ringraziando,

i regali che scarterà subito.

La mamma raccoglierà i cappotti (se siamo

in inverno) e li collocherà nella sua camera

disponendoli sul letto.

A questo punto, quando tutti saranno arrivati,

i bambini potranno cominciare a servirsi,

per poter poi giocare e perché no,

ballare tutti insieme!!

Per rendere più movimentata ed interessante

la festa, si possono anche organizzare

dei piccoli giochi a premi, che coinvolgeranno

i bimbi e che quindi li faranno

divertire (classici sono gli indovinelli).

Graditissimi, se l’età degli invitati lo permette,

anche i giochi di società a squadre.

Arriverà, a metà pomeriggio, il momento

della torta che sarà scelta dal festeggiato

secondo il suo gusto, sulla quale non

devono assolutamente mancare le candeline

e il nome di chi compie gli anni.

Si faranno sedere gli invitati che intoneranno

il classico “Tanti auguri”. Si spegneranno

le luci e finalmente entrerà la torta

con già le candeline accese.

Il festeggiato soffierà sulle candeline,

taglierà la prima fetta della torta e poi

quando saranno pronte le porzioni le

distribuirà agli amichetti.

Se il compleanno del vostro piccolo si

festeggia durante i mesi estivi, graditissimo

sarà anche il servizio del gelato.

La festa quindi continuerà con musica e

divertimento fino all’ora in cui i genitori

degli invitati torneranno a riprenderli.

La mamma quindi farà accomodare i grandi

e servirà loro spumante e torta.

Alla fine del pomeriggio il festeggiato saluterà

i suoi amici e aiuterà la mamma a

riordinare la sala, questo lo responsabilizzerà

e lo aiuterà a capire che è giusto aiutare

chi si è prodigato per rendere indimenticabile

e divertente la sua festa e che

l’aiutare rientra nei doveri del buon padrone

di casa.

Scrivere questo articolo, per me è stato un

personale tuffo nel passato che mi ha fatto

tornare di nuovo bambina… Ritrovate e

tornate ad apprezzare (non solo per il

compleanno) il tempo per stare con i vostri

cuccioli e questo sarà per voi e per loro il

più bel regalo.


40 Campo de’ fiori

Motori di ieri, motori di oggi.

Rumori di ieri, rumori di oggi

Prendiamo spunto da un articolo di qualche anno

fa, per toccare un problema fastidioso ancor oggi:

il fracasso dei motocicli di alcuni giovani che, probabilmente

per fare i gradassi, applicano ai motori

dei propri mezzi delle marmitte non omologate

o qualche altra diavoleria del genere. In realtà non

servono altro che a spaccare i timpani e recare disturbo al resto della popolazione, scarrozzando a tutto gas per le vie delle nostre

cittadine. Purtroppo ancora una volta c’è mancanza di rispetto! Mentre vorremmo che ci fossero più controlli, siamo costretti a costatare

che, benchè cambino le generazioni, alcune “mode” tra i giovani non muoiono mai! (ndr)

Micromotori e macromotori

Ore 15. Nel caldo del pomeriggio è gradito assopirsi un istante dopo la fervida attività della mattinata

ed è piacevole quel silenzio che significa tanta pace nell’ombra delle vie del paese. Solo un lambrettista

incosciente si diverte all’andare in su e giù a pieno regime di motore sfogandosi in pazze

accelerate di gas che ti fanno balzare dal dormiveglia coi nervi scossi e un diavolo per capello. Poi

l’officina da un lato e un meccanico dall’altro ricominciano la sinfonia che, tranne brevi interruzioni,

cesserà solo con la notte. Questa dei motori rumorosi è da tempo divenuta a Civita un’epidemia che

riuscirebbe eccessiva anche a chi è abituato ai fragori della città. Schiere di scooter e di motociclette

imperversano da ogni parte, come uno sciame di calabroni ronzanti e senza pace. Era quasi meglio quando le vie secondarie rovinate e

piene di buche impedivano la corsa: ora te li senti piombare nel pieno della notte attraverso vicoli e stradette con fracasso infernale e velocità

da rompersi il collo, distruggendo a chi il sonno, a chi il piacere di stare un istante solo coi propri pensieri. Non si vuol dire che questi

aggeggi del diavolo debbano essere condotti a mano in paese, ma che un po’ di moderazione nel rumore e nella fretta eviterebbe alquanto

tormento agli orecchi e parecchie apprensioni all’animo dei passanti, che debbono attraversare la strada. E’ un segno caratteristico dei tempi

d’oggi il numero stragrande di motori grandi e piccoli che possiede la nostra cittadina. Si può dire che non si è “uomo civitonico”, senza poggiare

sul sellino magari di un “mosquito”, se non si partecipa alle discussioni sul pregio delle varie marche, alle gare di velocità in diurna e in

notturna e sui percorsi più diversi col rischio di lasciarci l’integrità delle ossa. E purtroppo anche quest’anno non sono mancati gli incidenti,

che costituiscono l’aspetto opposto a quella lieta baldanza giovanile e quella spensieratezza che in queste gare si manifesta. Perché quello

che manca a una aliquota di conduttori è quel minimo di ponderatezza che faccia considerare quanto più sicuro sia l’equilibrio su due piedi

che su due ruote, quel tanto di buon senso che faccia capire quanto di cattivo gusto sia il volere oltrepassare ad ogni costo ogni altra moto

che si incontra per istrada, senza badare all’incolumità propria e a quella dei disgraziati che si trovano in mezzo. E’ un piacere vero, l’andar

strombazzando con le marmitte aperte e con tutta la gente che si volta a guardare chi passa! Quasi non sapessero, questi bravuomini che se

arrivasse a segno solo la metà degli accidenti, di cui la nostra gente è larga fin nei saluti e nei convenevoli, in meno di cinquanta metri dovrebbero

essere belli e sepolti con tutti gli onori militari.

Giggi

1954

KARATE: “Campionato Regionale CSEN Kata”


Campo de’ fiori 41

Nel cuore

Il 24 Gennaio 2010, Mons. Cipriano Sonaglia, Vicario Generale e

Protonotario Apostolico, è andato al Signore, unendosi al coro dei

Vescovi e dei Presbiteri che dal Paradiso, nella piena e definitiva comunione

con Gesù Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, continuano a

volerci bene e a pregare per la Diocesi. La Comunità Diocesana lo affida

alla misericordia del Padre e alla Preghiera di suffragio di tutti i

Cristiani, riconoscente per quanto le è stato concesso attraverso questo

degnissimo Ministro di Dio. Mons. Cipriano Sonaglia era nato a

Orte il 12 Aprile 1929 e ordinato Sacerdote il 29 Giugno 1952. Padre

Spirituale del Seminario Minore della Diocesi di Civita Castellana e

contemporaneamente parroco della frazione di Borghetto a Civita

Castellana dal 1952 al 1970. Dal 1970 al 1977 è stato Cappellano degli

emigranti in Svizzera, sostenendo e aiutando con la sua paterna affabilità

ogni persona lontana dai propri affetti e dalla sua terra di origine.

Dal 1977 al 1992 nominato Parroco della Cattedrale di Orte e dal

1982 al 1992 insegnante di Religione stimato per la sua amabilità con gli alunni e apprezzato da

tutti gli insegnanti della scuola media di Orte. Nel 1992 il Vescovo Divo Zadi lo chiama accanto

a sé in Curia, come Vicario Generale, primo collaboratore del Vescovo nella guida pastorale e

spirituale della Diocesi. Il Vescovo Romano Rossi lo ha confermato nel suo incarico fino al giorno

in cui, dopo sofferta malattia, chiudeva gli occhi alla luce di questo mondo per aprirli sugli

infiniti orizzonti del paradiso. Nella sua lunga attività pastorale ha curato molto la formazione dei

Seminaristi e dei giovani Sacerdoti in modo attento per ogni persona. Anche con gli ex

Seminaristi che non sono arrivati al Sacerdozio, ha mantenuto sempre un buon rapporto di amicizia

e familiarità. Persona umile e silenziosa, buona e generosa, sapeva ascoltare ed entrare

nelle coscienze delle persone e lasciare una traccia indelebile di stima e disponibilità. La malattia

vissuta con dignità, la sofferenza abbracciata con fede e nella preghiera, è segno di un grande

amore verso Cristo e della certezza nella risurrezione. In questo mondo Mons Sonaglia ha

confermato con i fatti più che con le parole la continuità

di una vita tutta spesa per la gloria del

Signore e il servizio agli uomini della Chiesa.

Con queste poche

parole non intendiamo

scrivere un

necrologio, né un

elogio alla memoria,

ma piuttosto rendere

pubblica la testimonianza

semplice ed

affettuosa di chi l’ha

conosciuto e gli ha

voluto bene.

Purtroppo Luigi Tulli

se n’è andato qualche

mese fa in silenzio, nella pienezza degli anni:

si è spento dopo che un male inesorabile ne

aveva devastato il fisico forte e robusto. Persona

taciturna e riflessiva, non amava mettersi in vista

o farsi notare, tuttavia non rinunciava mai a

difendere le idee in cui credeva: la dignità dell’essere

umano, il rispetto per i deboli, la giustizia.

Di rado interveniva nelle discussioni, preferiva

ascoltare, ma se lo faceva, evitava di alzare la

voce e ragionava in modo pacato e disteso. Chi lo

conosceva bene, sapeva però che, dietro a questa

apparente mitezza, nascondeva un temperamento

deciso, che non ammetteva prevaricazioni

o meschinità. Ugualmente silenziosa e continua è

stata la sua collaborazione con l’associazione di

volontario ATAMO, per l’assistenza agli ammalati

di tumore. Noi vogliamo ricordarlo come una persona

comune, ma, come molte persone comuni

che non si mettono in vetrina, ha saputo diffondere

intorno a sé nella vita semi di bontà e di

speranza.

La famiglia e gli amici

Rotondi bastoncini quadratini

quadratini rotondi bastoncini

che arduo lavoro era per noi bambini!

E poi ascoltare, scrivere, contare

copiare l’alfabeto, sillabare …

quanta fatica su quel quadernino

la stilo rossa lesta all’errorino!

Era l’età della prima elementare

l’età della concreta fantasia

quella della coscienza primordiale.

Un acre odor di fumo ci accoglieva

poi la stufetta a legna scoppiettava

poco però, ben poco ci scaldava!

Sulla lavagna nera quadrettata

una scrittura già era preparata

e in lettere perfette evidenziata.

Alle pareti brunite e screpolate

lunghe file d’icone colorate

e rondini, saette bianche e nere,

con l’ali aperte verso l’avvenire.

Cavalier

Torresi Angelo

Caro papà, la tua mamma non poteva

scegliere per te nome migliore.

ANGELO di nome e di fatto. Modello

di altruismo e di bontà, sempre

pronto ad aiutare chi ne aveva bisogno.

Ti ringrazio per averci insegnato

cosa significa essere onesti e leali,

dare senza mai chiedere.

Natalia

Civita Castellana

A.S. 1953-54 Classe

prima

Ricordo

della

maestra

M. Bruna

Alessandri

Eravam trenta, forse più, maschietti

ligi e muti seduti ne’ banchetti

schierati come tanti soldatini

e pronti su’calamai co’ pennini.

L’inchiostro non temeva l’uniforme

blu sol nel fiocco, sì spesso d’annodare!

Ma nera per il resto a risaltare

l’unica riga bianca filiforme.

Su un cartellone un monte da scalare

sull’ali delle spillefarfalline

cercando su, su in cima d’arrivare

con prove di profitto sopraffine …

e alta in cattedra, là sulla pedana

matita rossa in mano e buona lena

c’era la mia maestra Maria Bruna

il cui dover compiuto or m’emoziona

dacché troppo è salita stamattina.

21/01/10


Civita Castellana. Il Carnevale ha cambiato rotta

Variato lo storico percorso per i carri allegorici della cittadina viterbese.

La partenza è rimasta a Piazza della Liberazione, ma i carri

hanno sfilato, senza arrivare in Piazza Matteotti, tornando al punto

di partenza. Sono passati per via San Gratiliano, Via XXV Aprile, Via

F. Petrarca e Via Giovanni XXIII. Obbligata una variazione al programma

per il lutto cittadino decretato per la scomparsa della giovane

Marcella Rizzello. La sfilata prevista per il 6 febbraio è stata

spostata al 16, giorno di chiusura del Carnevale, nel quale era stata

prevista soltanto una grande festa in Piazza Matteotti prima di mandare

al rogo “ ‘O Puccio”. La novità di quest’anno sembra essere

stata ben accolta sia dai civitonici in maschera che dagli spettatori.


foto Eleven Focus


Ronciglione. Elogio al Carnevale

Il Carnevale di Ronciglione si riconferma

uno dei migliori della Tuscia.

Una sfilata veramente garbata e composta,

senza eccessi, e soprattutto senza

alcol, che sembra regnare invece nella

maggior parte dei carnevali dei paesi circostanti.

A Ronciglione sono tutti consapevoli

di vivere un momento di sano divertimento.

Ogni maschera con il proprio gruppo,

nessuno fuori posto!complimenti vivissimi

ai realizzatori di ciascun carro. Idee

originali, ma anche tradizionali, espresse

perfettamente soprattutto nei costumi e

nei carri allegorici. Non poteva mancare

un omaggio a Marco Mengoni, il giovane

ronciglionese famoso in tutta Italia, grazie

al programma televisivo X-Factor, che lo

ha decretato vincitore. Madrina d’eccezione,

l’attrice romana Manuela Arcuri, che

ha dato il via alla sfilata e ospite d’onore

Anna Fendi. Solo una nota stonata, il ritardo

con il quale è cominciato il 360° Corso

di Gala, stando ad alcuni commenti dei

numerosissimi presenti. Ma aspettare ne è

valsa la pena!

foto Stefano Joncoli


foto Massimo Benedetti

foto Ernesto Sersali


Campo de’ fiori 49

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

Asta

Pietro Sarandrea

Casa d'aste Babbuino

Via dei Greci 2 A, Roma

Esposizione da Venerdì 26

Febbraio a Lunedì 1 Marzo.

Per informazioni:

Cell. 335-6162835

LIBERA ACCADEMIA ORTANA

13/14 Febbraio - 17/18 Aprile - 22/23 Maggio -

19/20 Giugno - 9/10 Ottobre - 13/14 Novembre -

11/12 Dicembre

L’Associazione Culturale Incontri Mediterranei, in

collaborazione con la Scuola di Musica Comunale di

Orte, nell’ambito delle proprie attività culminanti

con il prestigioso Festival Internazionale di Organo

e Strumenti Antichi e con il Corso Internazionale di

Musica Antica, organizza alcuni incontri musicali

molto preziosi per la didattica della musica.

Gli Workshop di Improvvisazione per arpa e percussioni

sono corsi brevi ed intensivi basati sulla pratica

con esercizi ad immersione totale. Sono rivolti a

tutti gli strumentisti e cantanti che desiderano arricchire

la propria conoscenza. Docente dei corsi è

Lincoln Almada, nato in Paraguay e residente in

Olanda, che con l’arpa e le percussioni coniuga le

tecniche classiche del Sud America con le influenze

europee contemporanee.

Per informazioni:

Associazione Culturale Incontri Mediterranei

Palazzo Archi – Via Principe Umberto, 16 –

01028 Orte (VT)

www.cittadiorte.it – 0761.402893 – 333.2214656.

VENERDI’ E

DOMENICA AL

SANTA CHIARA

Musica, teatro &

danza

Con il Municipio XII Eur

Dal 5 febbraio al

14 maggio

Venerdì ore 21:30

Domenica ore 17:30

Auditorium S.

Chiara

(Via Caterina Troiani, 90

Eur Torrino nord)

Ingresso gratuito


La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Tantissimi

auguri di

buon

compleanno a

Cecilia Anselmi

che ha

compiuto

gli anni l’11

Febbraio,

dalla mamma, il

papà, il fratello,

tutti i

parenti e dalla

Redazione di

Campo de’

fiori.

Anche in questo 2010 non mancano

gli speciali auguri su Campo de’

fiori alla mia “fidanzatina” Laura

Petrucci che compie la bellezza di

26 anni..!!.Quest’ anno volevo regalarti

qualcosa di speciale... unico...

fantastico... ma aimé non sono

riuscito ad entrare nel pacco regalo

! ! Tantissimi auguri Stefano

Un mondo di

auguri al piccolo

Francesco

Palombo che il 27

febbraio compie

un anno, dai genitori,

dalle zie, dai

nonni.

Il 22 Gennaio è nata

Carlotta Perelli !

Un augurio speciale da

zio Miro e zia

Valentina.

C’è chi dice che i

fiori più belli

fioriscono a Maggio,

noi crediamo che il

fiore più bello sia

fiorito il 16 Febbraio

di 18 anni fa ……

Quel fiore sei tu!!

Buon compleanno

Oana da mamma e

papà.

Il 22 Febbraio è

un giorno speciale

per la piccola

Giulia Simmini!!

Compie 1 anno!!

Con tanto amore,

ti auguriamo un

felicissimo buon

compleanno.

I nonni Giovanna e Domenico, gli zii

Salvatore e Pasquale, le zie Arianna e

Simona, papà e mamma.

Tantissimi auguri

ad Ivan Pirri

di Corchiano,

che l’11 febbraio

ha compiuto 11

anni. Un abbraccio

da mamma,

papà e Melissa.

Tanti auguri

per Alessio

Patriarca

che il 27

gennaio ha

compiuto 18

anni da

Mamma,

Papà, Fede,

zii nonni e

le piccole

pesti!!!!!! Ti

vogliamo bene.

Tanti sinceri

auguri

di buon

compleanno

a

Mario

Neagu di

Fabrica di

Roma che

compie 27

anni il 18 Febbraio, dal figlio

Alin Nicola, dalla moglie

Flory e da tutti i parenti.

Auguri a Noemi Padiglioni che il

12 Gennaio ha compiuto 1 anno

dal fratellino Danilo, mamma,

papà, i nonni Gianfranco, Clara,

Nico, Luciana, la bisnonna

Quinta,

gli zii

Diego,

Susanna,

Luca,

Alessia.


Campo de’ fiori 51

Oroscopo di Febbraio

by Cosmo

ARIETE

E’ il momento di concedersi

un bel viaggio. Anche i

legami familiari e affettivi

in generale sono forti e

portano grandi soddisfazioni.

Le emozioni travolgeranno molti di voi

e per i single non mancano delle occasioni

galeotte. Il lavoro va a gonfie vele e sono

favoriti i lavori in gruppo.

TORO

Si preannuncia un Febbraio

davvero ricco di lavoro.

Non lasciatevi sfuggire

nessuna opportunità. Non

trascurate l’amore e la salute. Per quanto

riguarda la salute state attenti soprattutto

al fegato che risente ancora dei “vizietti” di

fine anno.

GEMELLI

Il 2010 promette bene. I

rapporti d’amore e le relazioni

in generale, nate

durante il mese di febbraio,

dovrebbero godere di

un’apprezzabile longevità. Anche per il

settore lavorativo inizia un periodo fruttuoso

e propositivo.

CANCRO

Avete davanti un anno difficile

e impegnativo. Il

lavoro e i rapporti amorosi

andranno bene, aiutati

molto dal buon umore e dall’ottimismo che

vi caratterizza. Per quanto riguarda la

salute state attenti alla circolazione.

LEONE

Inizia un periodo magico

per l’amore. Non abbassate

la guardia nè mettete da

parte la tenacia e la cautela

che caratterizza le vostre

decisioni. Il lavoro andrà bene, così come

la salute.

VERGINE

L’amore va benissimo,e

saranno tolti di mezzo i

rapporti affettivi ormai

logori. Saranno favoriti

soprattutto quei lavori che

richiedono una capacità persuasiva. La

carriera è in fase di decollo.

Inizierete ad avere una salute di ferro ma

attenti allo stress.

BILANCIA

E’ il momento di porre

rimedio ad errori commessi

in passato. Riflettete con

grande onestà sui vostri

sentimenti. Nel lavoro, un

agognato obiettivo che sembrava lontano

è ormai più vicino. Ottima la forma fisica.

SCORPIONE

State iniziando a venire

fuori da un’empasse che vi

aveva bloccati nei mesi precedenti.

La forma fisica è

eccellente. Sono favorite le

attività di gruppo che portano anche

nuove amicizie e conoscenze.

SAGITTARIO

Possibili entrate extra.

L’amore è un po’ altalenante

perché cercherete di

mettere in chiaro molte

cose. Per fortuna il campo

lavorativo è molto soddisfacente. Problemi

alle articolazioni, ossa, tendini e denti, ma

saranno risolti nel giro di poco tempo.

CAPRICORNO

Potete iniziare a pianificare

il vostro futuro. Pazienza e

caparbietà sono armi

necessarie. L’amore è un

po’ insipido, ma non mancano

piacevoli tentazioni.Buone possibilità

per i vostri progetti. Iniziate una ginnastica

leggera ma costante per riacquistare un

po’ di energia e migliorare la forma.

ACQUARIO

Siete pronti per affrontare

qualsiasi tipo di situazione.

State attenti, però, a non

lasciare il certo per l’incerto.

In amore, non tirate

mai troppo la corda, ma siate passionali e

comprensivi. In ambito lavorativo avrete

importanti soddisfazioni, ogni progetto

andrà in porto. Iniziate uno stile di vita

regolare, tenendo sotto controllo i nervi.

PESCI

Belle notizie e novità in

arrivo che potrebbero ravvivare

un rapporto consolidato

da tempo. La noia è la

principale nemica di questo periodo anche

in ambito lavorativo, tuttavia i sacrifici iniziano

ad essere ben ripagati.Attenzione

alla salute, evitate cibi grassi e alimentazioni

sregolate.

SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL NOSTRO ABBONAMENTO

CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE

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della Liberazione n. 2 - Civita Castellana

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“Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita

Castellana (VT)

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Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117


52

Campo de’ fiori

Si regalano tre cuccioli

di taglia piccola.

Tenerissimi!!! Telefonare ai

numeri 0761.540496 o

348.2622282.

PALLINO

Giovane volpinetto fulvo

a pelo semilungo

morbidissimo

TROVATO in Via Flaminia

(Civita Castellana) a metà

Settembre 2009 con

collare. CERCA VECCHIO O

NUOVO PADRONE

Tel. 3391123663

STELLINA

Taglia piccola,

non

molto

giovane

dopo anni

di galera cerca una casa

accogliante.

Tel. 339.1123663.

GRAZIE AL VOSTRO AFFETTO

BRICIOLA, LUCKY E MIKY

SONO STATI FELICEMENTI ADOTTATI

Ricordatevi

che molti altri

vi aspettano al

canile!!!!

Tel.

339.1123663.


Campo de’ fiori 53

Roma com’era

Roma - Via Veneto.

25 Agosto 1958.

L’insuperabile

attrice romana, Anna

Magnani,

passeggia in una calda

sera d’estate lungo la

popolare via

della capitale,

in compagnia del drammaturgo

Tennessee Williams,

seguita da

ammiratori e

curiosi.

Via Veneto era, in quegli

anni, il punto di ritrovo di

numerosissimi

artisti italiani e stranieri.


54

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Bidelli

Istituto d’Arte

di Civita

Castellana

in gita a Roma

Da sx: ... Rocchi,

Elena ...,

Viviana Cassetta,

Alfio Rossi,

Cesare Corazza.

Campo de’ fiori

Prima elementare 1976/77 - In alto da sx:Fabrizio Grasso, Enzo Zampini, Tiziana Rossi, Simonetta Massaccesi, Elena Santini, Daniela Imbrò,

Elisabetta Palamides, Paola Funari, Daniela Federici, Maestra Sig.ra Amelia. In basso da sx: Fabio Del Priore, Sandro Purgatori, Mauro

Tontoni, Gloria Ribaldi, Marco Pulimanti, Sonia Botticelli, Tiziana Calisti, Giuliana marinozzi.


Campo de’ fiori

55

ei ricordi

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Civita Castellana 1976

“Ma che freddo fa”

In piedi da sx: Carlo Profili, Fabio Mozzicarelli

Civita Castellana anni ‘60

“Tribù de zingari” - In alto da sx: Osferto Vittori, Valerio

Mozzicarelli. In basso da sx: Flavio Mozzicarelli,

Enzo Proietti, Achille Gomiero

Civita Castellana carnevale 1961

Foto del sig. Franco Angeletti

Campo de’ fiori


56

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma -

1951.

Classe I elementare.

Foto della Sig.ra

Rina Tabacchini

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Anni ‘70.

Da sx: Carlo Pacelli, “Peppe ‘o barbiere”, Luciano D’Antonangelo.

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Carnevale anni ‘60.

Da sx: Alberto Alberichi e Domenico Anselmi


Campo de’ fiori 57

ei ricordi

Fabrica di Roma

Carnevale 1978

Antonia e Carmelita

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Carbognano Marzo 1957 – Prima elementare

In alto da sx: Celeste, Eralda, Maestra Silvana,

Eleonora, Luigia.

Seconda fila, dall’alto: Lucida Stefania, Loreta,

Saura, Lucia Elena.

Terza fila dall’alto: Maria Assunta, Simonetta,

Pina, Sandra, Roberta, Lorena.

Ultima fila in basso: Italia, Mirella, Nadia, Patrizia

e Beatrice.


58

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Corchiano, anni '40 Da sx: Gianni Scalorbi, Cesarina Scalorbi, Adalgisa (Cice) Lilli, Filomena Campanelli.

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Inizi anni ‘30 - Laura Nardi mascherata da Pierrot

Corchiano 1957. Walter Agostini in Vespa


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

Campo de’ fiori

Corchiano

Primi anni '70

Alcune giovani componenti

della banda musicale

Giuseppe Verdi.

Da sx: Lorena Ircone,

Giovanna Profili, Carla

Valeriani e Morena

Mechelli.

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Ronciglione 1906 - Giostra di bufale e vaccine

Carnevale di Ronciglione anno 1972

da sx: Gianluca e Giuseppe Federici


60

Campo de’ fiori

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