Campo de'fiori

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2 Campo de’ fiori

SOMMARIO

Editoriale:

Alla mia età..........................................3

Intervista:

Frizzante Fabrizio Frizzi.........................5

Collezionismo:

Gratta...gratta ..................................6-7

Suonare Suonare:

Bizantina, Fantastici 7........................8-9

Curriculum vitae:

Nicoletta Candeloro.............................10

Roma che se n’è andata:

L’area Sacra di Torre Argentina.......12-13

Cinema News:

A prova di spia....................................14

Come eravamo:

Giano Soli, un uomo di altri tempi........16

Ecologia e ambiente:

Le foreste stanno scomparendo...........17

Una Fabrica di ricordi:

Il Maresciallo Mario Tirittera............18-19

La chiesa di S. Giovanni..................20

Oroscopo .........................................21

Le guide di Campo de’ fiori:

Santo Stefano di Sessanio....................22

Ceral:

Aiuto!Voglio mamma!..........................23

Nuovo appuntamento al Puff..........24

12° Mini Festival “Città di Viterbo”25

Radio Punto Zero: ..........................26

I Girasoli: ........................................27

Arte:

Vincenzo Ridolfi...................................28

Il Fumetto:

Death Note.........................................29

Organa Nostra.................................30

Via Roma..........................................31

Vita Cittadina...................................32

Le storie di Max:

Gianni Morandi....................................34

L’ISA al Cersaie di Bologna.............35

Mondial Tufo:

Estrattori di tufo da quattro

generazioni.........................................36

Il mondo del Jazz:

Il Chicago Style...................................38

Numero Unico..................................39

I Santonari e la festa di S.Martino 40

La Rocca Farnese di Corchiano ......41

L’areoporto di Viterbo:....................42

L’angolo Bon Ton.............................43

I Gesti Bianchi Civitonici............44-45

I ritratti di Serena Percossi............47

Messaggi.................................48-49-50

La rubrica dei perchè......................51

I nostri amici ..................................53

Album dei ricordi.....54-55-56-57-58-59

Annunci Gratuiti ........................60-61

Nel cuore..........................................62

Selezione Offerte Immobiliari........64

foto di copertina di Roberto Moscioni

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Campo de’ fiori 3

Alla mia età

di Sandro Anselmi

Il tempo è passato

e brulica di ricordi

Rari colori

figure bianche e nere

lise

dietro gli occhi chiusi

e forme di cielo e di vento

Vuoti silenzi

Ma prezioso è il tempo che verrà

Domani nonostante tutto!

Sempre più presi dalle mille occupazioni e dai molteplici pensieri

che ci assillano, abbiamo poco tempo da volgere al passato ed allontaniamo,

così, i ricordi che rischiamo di perdere per sempre.

Consumare tutte le cose che hanno fatto parte di noi, nel bene e nel

male, e non vedere ciò che è stato tuffandoci nella frenesia della

vita come se fossimo dentro l’ultimo giorno, rischia di sbriciolare

tutto un vissuto, comunque bello.

Rapportarsi, invece, con le cose di ieri genera, forse, bilanci e giudizi

critici che portano nostalgia e rimpianto, ma che sono, poi, sale

prezioso per i nostri giorni. Le esperienze vissute, filtrate dal tempo,

regalano pura saggezza ed impareggiabile sapienza, e lo sconfinato

passato, confuso dentro di noi, è nulla di fronte all’infinito che verrà.

Viviamolo.

foto Stefano Santi


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Campo de’ fiori


Campo de’ fiori

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Frizzante Fabrizio Frizzi

tra televisione e teatro

di Sandro Alessi

La nuova stagione

teatrale vede finalmente

il ritorno di

Fabrizio Frizzi

sulle scene, con un

testo intrigante e

ancora poco sfruttato

di Andre’ Roussin,

“Ninà”, interpretato

insieme a Edy Angelillo e Carlo Alighiero.

Non ci facciamo sfuggire l’occasione e

incontriamo Fabrizio, che ci accoglie cordiale

come al solito, al Teatro Manzoni

di Roma.

Ben tornato!

“Grazie a tutti gli spettatori, che oltre ad

apprezzarmi in tv colgono il mio lato positivo

di attore teatrale. E pensare che già

prima degli anni Ottanta avevo interpretato

delle commedie…oltre a lavorare in

radio ed in televisione.”

Il programma televisivo che subito ti ha

portato il successo è stato Tandem, che

hai condotto dal 1982 al 1987…

“Si, è stato in assoluto il secondo programma

che ho fatto, dopo “Il barattolo”,

ed è stato sicuramente il più importante

perché per cinque anni mi ha dato la possibilità

di crescere a contatto con i giovani

ed in un orario, quello di pranzo, dove

potevano seguirmi anche le famiglie.”

Seguirono poi “Pane e Marmellata”

accanto a Rita Dalla Chiesa, “Europa

Europa” di Michele Guardì con Elisabetta

Gardini, “Donna sotto le stelle”, “Miss

Italia” (dal 1988 ad oggi), “I Fatti

Vostri”, “Scommettiamo che?”

con Milly Carlucci, “Piazza Grande”,

“Luna Park”, “La Zingara”, “La

Botola”, e questi sono solo alcuni dei

programmi portati al successo…. Ma

come è iniziato tutto?

“Nella mia famiglia, fin da piccolo, ho

respirato aria di spettacolo, in maniera

particolare di cinema, perché mio

padre era un manager delle distribuzioni

dei film ed a casa telefonavano,

anche quando mio padre era fuori,

grandi interpreti che volevano sapere

come andavano gli incassi ai botteghini.

Nel 1976, a 18 anni, ho iniziato

a lavorare in una radio privata ed

il mio sogno era fin da allora arrivare

alla Rai. Ascoltavo, a quei tempi,

“Alto Gradimento”, con Arbore e

Boncompagni, ed il mio sogno di far

divertire il pubblico cominciava ad

avverarsi!”

Ma cosa si prova a passare

dalla televisone al teatro e

viceversa?

“E’ una bellissima esperienza,

e mentre con la tv devi attendere

comunque gli share per

conoscere il gradimento, in

teatro lo puoi costatare subito,

basta attendere la reazione

del pubblico presente, e devo

dire che con questa commedia

siamo partiti alla grande”.

Ce ne parli?

“E’ un testo di un grande commediografo

francese degli

anni ‘40-‘50, che ci propone

una storia molto divertente e

piena di colpi di scena, che

ruota intorno al triangolo amoroso

moglie-marito-amante.

Invito i lettori di Campo de’

Fiori a venirci a vedere, per

passare sicuramente una serata

allegra! Colgo l’occasione

per ricordare i miei bravissimi

compagni di avventura: Edy

Angelillo, Carlo Croccolo,

Giovanni Ribò e Claudio

Spadola!”

Ringraziamo Fabrizio Frizzi e ci

andiamo a sedere in platea

per assistere alla sua interpretazione.

Fabrizio Frizzi e Edy Angelillo in una scena del Ninà

Da sx: Carlo Alighiero, Fabrizio Frizzi e Edy Angelillo in una scena del Ninà


ha conquistato

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Campo de’ fiori

Una raccolta moderna di variopi

Il fenomeno delle

lotterie istantanee,

contrariamente

a quanto

si pensa, non è

un fenomeno

recente, ma esiste

già da parecchi

anni, solo che

è approdato in

di Alfonso Tozzi

Italia da alcuni

lustri attirando

quasi immediatamente l’attenzione del

grosso pubblico grazie alla sua particolare

formula della riscossione diretta dei premi

vinti dal giocatore. La prima serie emessa

dal Monopolio di Stato Italiano nel 1994 fu

dedicata alla Fontana della “Fortuna” in cui

il biglietto aveva il simbolo della fontana di

Trevi; in seguito, visto il successo ottenuto,

venne emessa una nuova serie relativa

alla “fortuna” col mundial, in relazione ai

campionati del mondo; la terza alla vela

della “fortuna” per finire con la “fortuna”

sotto l’albero: da quel momento i “grattini”

(come vengono comunemente chiamati)

hanno avuto sempre un crescente successo.

sì da diventare un vero e proprio fenomeno

del costume, tanto che non c’è esercizio

pubblico, ricevitoria o tabaccheria che

non abbia al suo interno le file di tagliandi

colorati e dai diversi importi e costi di vincita.

Abbandonata parzialmente la “fortuna”

i creatori dei policromi cartoncini

hanno sbizzarrito la loro fantasia e, pur di

richiamare l’attenzione del pubblico,

hanno ideato i nomi più strani e più accattivanti

quali : asso, dado pazzo, dado

matto, tuffati nell’oro, magic tris, magico

poker, magic puzzle, magic car, fai scopa,

si gioca a scopa, sbanco, banco lotto, sette

e mezzo vincente, pari o dispari, caccia al

proverbio, jackpoint, bingo e chi più ne ha

più ne metta. Recentemente organi di

stampa hanno reso noto dove lo Stato

Italiano si rivolge per farsi fabbricare i

“gratta e vinci” che distribuisce ai vari

esercizi commerciali : vengono ordinati ad

Atalanta, negli Stati Uniti, dove esiste la

migliore tecnologia al mondo in grado di

garantire a questo biglietto, apparentemente

semplice, una sicurezza ed un’equità

nella distribuzione delle vincite che è la

caratteristica principale del gioco.

I biglietti sono protetti da severissime

norme di sicurezza : da ognuno dei rotoli

bianchi che girano su particolari sistemi

meccanici si producono circa 120 mila

tagliandi. La stampa di ogni biglietto

richiede 13 strati di colore, 8 sono trattabili,

mentre gli altri servono a fermare i

biglietti da tutte le possibili manipolazioni,

come ad esempio la lettura in trasparenza.

Le combinazioni di numeri, il 25% delle

quali è vincente, escono da un “cervellone

elettronico” programmato da tre gruppi di

ingegneri informatici che lavorano isolati

tra loro e dal resto della fabbrica. In un

minuto e venti dal rotolo bianco di partenza

i gratta e vinci arrivano alla macchina

finale, dove un addetto piega e divide i

tagliandi per poi metterli in scatole di cartone

che vengono successivamente spedite

via nave dove arrivano in Italia dopo tre

settimane di navigazione. Il fenomeno

mediatico non poteva non interessare il

collezionismo minore tanto che sin dal

1995 apparvero nei vari mercatini italiani i

cartoncini policromi con regolare quotazione

e la collezione, come tutte quelle che si

rispettano, ha delle caratteristiche principali

di cui i collezionisti tengono conto :

cartoncino perfetto senza alcun difetto

palese od occulto; integro, biglietto assolutamente

non grattato e perfettamente

conservato; splendido, con lievi difetti;

ordinario, biglietto che presenta, dopo

grattato, i normali segni dello sfregamento;

naturalmente la valutazione del pezzo

è anche in rapporto alla rarità. Intorno al

“gratta e vinci”, visto l’entusiasmo con cui

era stato accolto, i Monopoli di Stato pensarono

di abbinare la lotteria di capodanno

del 1999, quella del 2000 così come

addirittura legarono l’elezione di miss Italia

del 2001 che si tenne a Salsomaggiore

Terme. Anche molti enti si sono serviti, in

varia maniera, della “trovata” come l’Ava

che, con “cancella e vinci”, offriva in dono

un bellissimo ciondolo con collana in oro di

18 karati, la Barilla che, col “graffia &

vinci”, offriva la bici ciao o la Soc.

Italgrafica di Roma che, con “strappa e

vinci”, iniziativa riservata agli acquirenti di

due cartoline artistiche, offriva, in caso di

vincita, buoni in denaro e anche l’automobile

Fiat Bravo o Brava come premio finale.

Superfluo aggiungere che molte società

od enti, ispirandosi al gioco, pur di inserirsi

nel lucroso affare, hanno creato

biglietti simili a quelli emessi dallo Stato

così come il “mega lingotto”, molto somigliante

al conosciutissimo miliardario di

recente emissione. Il più grande collezionista

finora conosciuto è il francese Pierre

Lasnier il quale è riuscito a mettere insieme,

in oltre 25 anni di attività, circa cinquemila

tickets, molti dei quali reperiti a

Las Vegas dove lui gestiva un’agenzia di

pubblicità e le lotterie istantanee erano già

di dominio pubblico in quasi tutti gli Stati

USA. Fra i collezionisti italiani di un certo

rilievo si segnalano Ivano Torsani e Dario

Giannini di Roma, nonché Achille Mazzeri

di Sesto S. Giovanni e Giovanni Lasala di

Barletta i quali ultimi preferiscono ricercare

i “grattini” per poterli scambiare con

quelli dei posteggi cosa questa che sta alla

raccolta come l’erinnofilia alla filatelia.

Giova segnalare che l’idea è così vincente

che alcune autorità piemontesi hanno pensato

di istituire un “gratta e vinci” ad hoc

per promuovere le mostre e la comunicazione

di “Italia 150” che animerà per 250

giorni Torino e il Piemonte prossimamente.

A titolo di curiosità si riferisce che il cartoncino

più grande, finora apparso sul

mercato contenente dieci giocate, è il

“giocagiò la roulette” emesso dalla Soc.

Italgrafica di Roma, della misura di cm. 32

x 16, e quello emesso dal nostro

Monopolio “quadrifoglio colpo di fortuna”

costituito da quattro combinazioni vincenti.

Il francese Pierre Lasnier, il più

grande collezionista mondiale con

oltre 4000 esemplari rari.


Campo de’ fiori 7

nte delusioni che... gratta,gratta...

mezzo mondo


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Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

“Dalla strada al palcoscenico”: con

una battuta si potrebbero così sintetizzare

i dodici anni del percorso artistico

della band “sotto i riflettori” di questa

nuovo appuntamento di “Suonare ! ! !

Suonare! ! !” … Dunque, alla vostra

attenzione ,dalla Toscana ….Scandicci:

B I Z A N T I NA ! Un sodalizio formatosi

a pochi “spiccioli” di tempo dalla fine

del secondo millennio …???? …era il 1996

, dall’incontro di musicisti con l’esperienza

comune dell’arte “ambulante” che si

“ribalta” in piazze ,vicoli ,angoli di città

e paesi per un pubblico che ,fin dai tempi

antichi , dedicando attimi del proprio

tempo, mostra di apprezzare le gesta artistiche

e il coraggio dei “girovaghi” intrattenitori

! Poche parole per chiarirvi chi

sono e cosa hanno fatto,finora , i BIZAN-

TINA…ma non temete della mia stringatezza

perché saranno alcuni dei componenti

del gruppo, che, di seguito , ben

dispostisi per il sottoscritto ,vi forniranno

un distillato della loro storia . I BIZANTI-

NA sono sette ma valgono il doppio,il triplo….

e più ! , risultando tutti dei valenti

polistrumentisti . Del manipolo di quei

“ragazzi del ‘96” partiti dalla strada , ben

quattro sono ancor lì ad alimentare il

“sacro fuoco” dell’arte musicale che li

vede ,accanto a partners di più recente

acquisizione , impegnati a “fare musica”

tanto con la produzione di temi originali

quanto con originali letture di composizioni

di altri e d’altri tempi ! La loro musica

,premiata in più occasioni e accolta con

interesse anche fuori dei confini Italiani ,

si “guarda intorno” ,dimostrando , un

sincero interesse e un competente

approccio a culture musicali “vicine e lontane”

. Ispirati sin dalle origini, soprattutto,

dalla musica del nostro Sud “più nordico”

,Puglia e Campania , hanno ,nell’arco

della loro produzione discografica ,

ampliato la gamma della loro “tavolozza”

musicale anche con sfumature

“oltreMediterranee” . La loro proposta

“NON etnico ortodossa” ,sono certo saprà

darvi momenti di gioia e di riflessione,catturarvi

per la perizia compositiva ed esecutiva

,dimostrandovi la tanta sostanza e i

pochi fronzoli del loro mondo musicale !

Tutti bravi,con particolare riferimento

alla mirabile voce di “Monna” Michaela

D’Astuto che, forte della sua formazione e

conoscenza delle diverse tecniche vocali ,

articola con destrezza e intensità interpretativa

il “suo strumento” nel variegato

bouquet del repertorio “Bizantina” ! La

band annovera,oltre alla citata

Michaela D’Astuto alla voce,

Michelangelo Zorzit al basso

elettrico-contrabasso-chitarra

classica ,Mauro De Lillo alla

batteria e percussioni

,Marcello Melighetti alla chitarra

classica ed acustica,chitarra

Portoghese ,

mandola,bouzuki,oud,

Susanna Crociani al sassofono,Michele

Levito alle percussioni,Anna

Maria Iorio

seconde voci .

Su,dunque,si alzi il sipario,

si abbassino le luci …la

scena è per i BIZANTINA!

Carlo : Ciao Marcello !

Bizantina oltrepassano i 12

anni di attività : mi puoi raccontare

i “primi tempi” , come

vi siete incontrati sul piano

delle idee ,dei contenuti ,le

vostre estrazioni culturali : c’è

stato un luogo/dei luoghi /degli

annunci e quant’altro tu voglia

citare ,che ha favorito la costituzione

della band ? Chi ha “provocato la

scintilla” ? La scelta del nome per la Band

? C’erano alternative ? Marcello

(Melighetti): più che di una scintilla si è

trattato di un incendio… con molti focolai:

era un nucleo di svariate persone, tra cui

figurava già l’attuale cantante Michaela

D’Astuto, che si riuniva occasionalmente

per suonare, in formazioni ogni volta

diverse. In molti di noi, provenienti dalle

esperienze più disparate (ad esempio, io e

Susanna (Cruciani) approdammo al gruppo

tramite il bassista Mauro Citzia

(nda:musicista presente nei cd “E’

notte”[‘97] e”Bizantina [‘03]) , che avevamo

conosciuto in un gruppo di rythm’n’blues

; la passione per “la nostra

musica” divampò molto presto. E quindi

con tutti quelli che, come me, già “ardevano”,

passammo a fare le cose sul serio:

ossia delle prove più strutturate , che, giusto

per rimanere in tema di fuochi e fiamme,

per un periodo si svolsero tra i boschi

di Nipozzano e i locali della Vigilanza

Antincendio Boschivo… per fortuna, altrimenti

saremmo andati dritti verso il disastro

ecologico! A parte gli scherzi, un

intenso periodo di prove permise di definire

più precisamente gli elementi del gruppo,

e, subito dopo, il suo nome: dopo un

paio di concerti con il nome di “Devoto

Oli” e forse uno come “Vota Antonio”…..

la proposta di appellarci Bizantina venne

da parte di Massimo Ierimonti, il percussionista

di allora: ci piacque e venne subito

approvata all’unanimità…. una scelta

che a tutt’oggi ci sembra quanto mai felice!

Carlo :ricordate il momento in cui avete

definito il vostro “primo brano” ?

Marcello: credo che il primo brano completamente

scritto da noi sia “Stelle

all’Alba”, per il quale io scrissi la musica

, mentre il testo è di Michaela D’Astuto.

Ma anche altri pezzi fiorirono quasi contemporaneamente,

tra cui, mi pare di

ricordare, Pizzica della Serpe ed E’ Notte,

brani in cui spunti originali venivano a

volte contaminati da elementi tradizionali,

per poi tornare ad assumere un volto del

tutto nuovo e inedito.

Carlo :i vostri primi concerti come

Bizantina ? Emozioni,incertezze,curiosità(qualche

aneddoto..)

Michaela (D’Astuto): molte delle prime

esibizioni avvennero per strada, nel cortile

degli Uffizi, tra turisti entusiasti, venditori

e suonatori ambulanti di ogni specie e provenienza

e tanta allegria. A volte arrivava

la polizia e toccava anche scappare…. un

paradosso particolarmente curioso a metà

anni ’90, quando chi aveva rubato miliardi

allo stato andava in TV a proclamarsi un

perseguitato, mentre chi si divertiva e


Campo de’ fiori 9

Fantastici 7! (prima

parte)

faceva divertire la gente per strada doveva

invece scappare a nascondersi come un

ladro. Di questo primo periodo, gli aneddoti

più interessanti riguardano forse gli

impianti di amplificazione… ad esempio,

una volta ci è capitato che ci proponessero,

con il massimo candore, un normale

impianto stereo da abitazione!!

Marcello: credo che il primo concerto

fatto con il nome Bizantina risalga all’8

marzo 1995, a Fiesole… ma potrei sbagliarmi.

Infatti, in quella primavera i concerti

iniziarono ad aumentare in maniera

esponenziale, in particolare grazie all’ammirazione

che Gianni Pini, e tutta l’ARCI

Nova, nutrivano verso il gruppo. Alla visibilità

contribuì poi in modo decisivo la vittoria

al Festival di Pelago e dopo poco al

Premio Ciampi. Seguì la costituzione

dell’Associazione Culturale Bizantina e, a

ruota, vari concerti all’estero. Un anno

veramente intenso è stato 1998/99, quando

siamo stati una settimana in Portogallo

a settembre, poi a ottobre a Cabo Verde, e

durante l’anno altre due volte in Portogallo

per date singole; infine, tra agosto e settembre

del 1999, facemmo una tournèe di

un mese e mezzo tra Portogallo e Spagna.

Cabo Verde fu un’esperienza intensa e

meraviglioso, soprattutto gli scambi musicali

con i Capoverdiani al “baretto” di

Ribeira Grande, luogo dell’ultimo concerto

prima del rientro.

Michelangelo (Zorzit): a proposito di

aneddoti, io credo che uno degli aspetti

più entusiasmanti dell’attività di un gruppo

sia il fatto che non sai mai cosa ti aspetta

e che una situazione che, magari, inizia

con tutte le migliori prerogative viri

improvvisamente verso il disastro, come

pure, al contrario, nelle occasioni meno

cariche di aspettative, può succedere di

trovare stimoli ed energie impensabili. A

La voce BIZANTINA, Michaela D’Astuto

noi, ad esempio, sono accadute anche le

due cose insieme… andavamo a suonare

in Basilicata, a Castelluccio Inferiore, chiamati

da un organizzatore molto appassionato

della nostra musica, in cui riponevamo

molta fiducia. Trovammo ad accoglierci

un meraviglioso palco in mezzo al bosco,

tecnici disponibili e competenti. Ma l’imprevisto

era dietro l’angolo: una tempesta

di fulmini impedì il concerto; si aggiunse il

lutto familiare che colpì uno degli organizzatori.

Mogi e rassegnati,

andammo a cena e proprio

lì, mentre eravamo al tavolo,

gli organizzatori stessi ci

chiesero se avevamo voglia

di suonare qualche pezzo

acustico sul ballatoio del

ristorante.Noi ci dichiarammo

disponibili, anche perché

credevamo che quei ragazzi

meritassero davvero molto.

In breve, facendosi portare

una cassa da un cugino, un

microfono dallo zio, un cavo

dal fratello e il mixer da una

sala prove, riuscirono ad

allestire una situazione bellissima.

Ritrovarsi a suonare

in mezzo a camerieri che

lasciavano il piatto per venire a ballare,

anziane signore che cantavano a memoria

i nostri pezzi, ragazzi e ragazze che saltellavano

su e giù dai muretti, passanti assiepati

per riuscire a vederci, fu un’emozione

indescrivibile… per farci smettere dovettero

intervenire i carabinieri, perché si era

ammassata talmente tanta gente che non

si passava più per la strada!

Carlo :come avviene il lavoro di composizione

e arrangiamento dei vostri brani?

Michelangelo: alcuni brani nascono

direttamente in sala prove, da idee singole

che sono poi sviluppate con il contributo

di tutti. A volte tale contributo è limitato

all’arrangiamento, più spesso invece

vengono aggiunte intere porzioni del

brano che valorizzino al meglio le possibilità

espressive dei singoli strumenti o dell’insieme.

Altre volte si parte da un’idea

che è in parte già sviluppata, con una traccia

di arrangiamento realizzata grazie al

computer; ma in questi casi, cerchiamo di

lasciare la massima libertà di interpretazione

e di rilettura ai singoli musicisti, perché

ovviamente solo l’esecutore conosce a

fondo il proprio strumento e riesce a valorizzarlo

al massimo, che è poi l’obiettivo

ultimo che ci proponiamo. Uno degli

aspetti che ritengo più stimolante, e che ci

permette di realizzare brani molto organici,

che mantengono sempre una notevole

unitarietà, è che molte idee non vengono

proposte dal musicista con il proprio strumento,

ma sono già pensate per essere

eseguite da altri. In questo modo, abbiamo

occasione di confrontarci continuamente

con il modo di sentire e di esprimersi

degli altri, e ci vediamo proficuamente

costretti ad essere……. “strumenti

Michelangelo Zorzit al basso e Marcello Melighetti

alla chitarra, le “corde” dei BIZANTINA

“ dei nostri compagni.

Carlo : per Michelangelo, lo “strumentista

eclettico”: come sei entrato nella band?

Michelangelo:sono entrato tramite la

cantante, Michaela D’Astuto, che conobbi

tramite amicizie comuni, e in seguito è

diventata la mia compagna. Del mio

ingresso nel gruppo, ricordo che l’aspetto

più curioso fu la sintonia che subito riconoscemmo:

io provenivo da esperienze

molto diverse, e mi ponevo il problema di

come adattarmi a questa situazione del

tutto sconosciuta per me. Mi buttai, suonando

nel mio modo, ma non ci fu bisogno

di nessun aggiustamento: credo che quello

che serviva al gruppo fosse proprio

quell’energia che io riuscii a trasmettere

fin da subito, e tutti furono più che soddisfatti.

In seguito, approfondendo la conoscenza

dello stile dei Bizantina, ho avuto

modo di contribuire all’attività del gruppo

anche con molte composizioni originali,

che sono sempre state accolte con grande

entusiasmo. Per una conoscenza particolareggiata

della Band visitate il sito ufficiale:

www.bizantina.it

e www.myspace.com/bizantinaethnic

Contatto mail per concerti: info@bizantina.it


10 Campo de’ fiori

CURRICULUM VITAE

Nicoletta Candeloro

di Sandro Alessi

Come prima puntata dedicata ai personaggi

dello spettacolo emergenti abbiamo

pensato di presentarVi una giovane attrice

romana, NICOLETTA CANDELORO.

La incontriamo in occasione dell’interpretazione

di una commedia scritta da

Salvatorè Scirè e presentata a Roma al

Teatro Petrolini.

Bella e prorompente, Nicoletta dopo gli

studi di Maturità Scientifica si laurea al

D.A.M.S. di Roma con ottimi risultati decisa

ad intraprendere la

carriera di attrice.

Frequenta per perfezionarsi

alcuni corsi di

recitazione (“Beatrice

Bracco”, “Teatro

Agorà”, “Fioretta Mari”,

“Officina Teatro XI”) e

di danza moderna

(Universal Studios

Academy di Roma) ed

affina contemporaneamente

le conoscenze

dell’ inglese e lo spagnolo.

La sua prima volta nel

mondo dello spettacolo

avviene nel 1997

grazie alla vittoria del

concorso di bellezza

“Miss Eva Express” a

cui segue nel 2000 la

partecipazione come

valletta nel programma

di Rai due “Stracult”

accanto a Giorgio

Bracardi.

Da qui partono numerose

partecipazioni a

programmi televisivi

quali “Affari di

cuore” (Rai due), “Un

papà quasi

perfetto” fiction con

Michele Placido (Rai

uno), “Domenica In”

(Rai uno), “Fuori di casa” (Sky vivo),

quale conduttrice (Funny Moon per Super

Tre e Italia 360 gradi per Sky) ed interprete

delle telepromozioni per “La Talpa”

(Italia uno).

Nel 2008 la troviamo interprete protagonista

della commedia “Se il maniaco viene

a cena” e da Gennaio 2009 la vedremo

nel ruolo di Laura nella commedia teatrale

“Sofà ma non si dice” di Salvatore

Scirè al Teatro Petrolini di Roma.

15 DOMANDE 15

- Età: 28 anni

- Sogno nel cassetto: Dirigere una casa

di produzione

- Commedia o dramma: Commedia

- Colore preferito: Rosa

- Film preferito: Grease

- Attore preferito: Johnny Deep

- Mare o montagna: Mare

- Estate o inverno: Estate

- Sole o luna: Sole

-Abbigliamento classico o sportivo:

Sportivo

- Costume: due pezzi o topless: Due

pezzi

- Macho o intellettuale: Intellettuale

- Palestra o libreria: Palestra

- La prima cosa che guardo negli

uomini: Gli occhi

- Del mio corpo apprezzo: Il viso


Campo de’ fiori 11


12

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: lu

L’area sacra di Torre Ar

di Riccardo Consoli

A beneficio di quei

pochi lettori che

non ne fossero

ancora a conoscenza,

voglio precisare

che il nome

“Argentina”, che

individua l’Area

Sacra posta all’incrocio

tra l’omonimo

largo e via Florida, prolungamento di

via della Botteghe Oscure, nulla ha a che

vedere con la nazione sud americana;

questo nome si deve semplicemente al

vescovo Johannes Burckhardt, cerimoniere

pontificio della Curia di Alessandro VI,

Rodrigo Borgia, 1492 - 1503 che nel XV

secolo fece costruire, non senza lotte e

controversie con la potente famiglia dei

Cesarini, una Torre annessa al suo palazzo,

la c.d. “casa del Burcardo”, che chiamò

“Argentoratina”, dal nome latino della sua

città natale, l’attuale Strasburgo a quell’epoca

“Argentoratum”.

Il vecchio piano regolatore del 1909, prevedeva

l’esecuzione dei lavori occorrenti

per consentire il collegamento tra via

Arenula e corso Vittorio Emanuele II,

intervento maldestramente approvato pur

essendo consapevoli che avrebbe comportato

la distruzione di edifici di grande

importanza archeologica, tutta l’Area

Sacra rischiò di essere distrutta per consentire

la costruzione di grossi palazzi, ma

fortunatamente ciò non avvenne perchè,

con la demolizione della chiesa cinquecentesca

di San Nicola de’ Cesarini, venne alla

luce il complesso archeologico che conosciamo,

costituito essenzialmente da quattro

edifici sacri allora individuati con le lettere

dell’alfabeto da A a D.

Ad avvenuto recupero, il 21 aprile 1929, il

Foro Argentina fu inaugurato alla presenza

di Mussolini. Come detto nell’Area Sacra

sorgono quattro templi: il primo risale al

III secolo a.C. ed è identificato come il

Tempio di Giuturna sul quale era stata edificata

la ricordata chiesetta di San Nicola

de’ Cesarini, dal nome della potente famiglia

proprietaria della zona; il secondo

come la “Aedes Huiusce Diei” ossia la

Fortuna del Giorno Presente fondato dal

console Quinto Lutezio Catulo; il terzo e

più antico, risalente al IV secolo a.C., è

attribuito a Feronia, antica divinità italica,

quindi, il tempio più grande identificato

come il santuario dei Lari Permarini.

Le colonne disposte al fianco del Tempio

di Giuturna appartenevano ad un grande

Portico conosciuto come Hecatostylum

ossia Portico delle cento Colonne il cui

nome era Porticus Lentulorum, circa il

complesso situato a tergo dei Templi della

Fortuna e di Feronia, un grande podio realizzato

in blocchi di tufo, è riconosciuto

come l’estrema propaggine della Curia di

Pompeo, il luogo dove si riuniva il Senato

di Roma e dove Caio Giulio Cesare fu colpito

a morte da Bruto e dagli altri congiurati,

correvano le idi di marzo dell’anno 44

a.C. ed è questa una pagina di storia a cui

accenno brevemente.

La notte fra il 14 e 15 marzo Caio Giulio

Cesare dormì poco, in mattinata doveva

presiedere l’assemblea dei senatori alla

Curia di Pompeo, ma non aveva alcuna

voglia di andarci anche perché quella mattina,

appena alzato, aveva avuto un attacco

di vertigini, un male antico divenuto

particolarmente fastidioso e frequente;

probabilmente presagiva qualcosa di strano

ma non certamente il corso degli eventi

e tanto meno la sua prossima morte.

Decide, però, di andare comunque, ordina

gli sia portata una lettiga e con questa

attraversa il luogo dove oggi sorge piazza

Venezia, prosegue lungo il tracciato dell’attuale

via delle Botteghe Oscure, arriva

a largo di Torre Argentina, qui la Curia di

Pompeo.

I senatori affollano l’emiciclo avvolti nelle

loro tuniche candide, una grande folla di

quasi mille persone è presente per l’occasione,

mentre incede e sta per arrivare alla

statua di Pompeo un senatore gli si pone

davanti, s’ingigocchia afferrandogli la toga

e lo invoca, Cesare si volta, adesso è circondato,

capisce che non si tratta di una

invocazione ma di una violenza, una furia

selvaggia, vengono snodate molte lame

che cominciano a colpirlo, numerosi i colpi,

se ne conteranno ventitrè, alla schiena, al

collo, all’inguine, Cesare si addossa alla

statua di Pompeo per proteggersi e da

quella posizione scorge il figlio Bruto che

sta alzando il pugnale: “Tu quoque, fili

mi”, si copre il volto e crolla a terra.

Sono trascorsi più di duemila anni da allora,

ma qualcosa dello spirito di quei personaggi

sopravvive tutt’oggi in alcuni degli

aristocratici gatti che molto orgogliosamente

presidiano quelle rovine, infatti dal

1929, in coincidenza con il recupero

dell’Area Sacra di Torre Argentina, inizia la

storia della permanenza dei gatti in questo

luogo, si tratta di gatti randagi o abbandonati,

qui attratti dalla protezione loro offerta

da quei siti archeologici disposti sotto il

livello delle strade che li circondano.

L’importanza storica e paesaggistica dell’area

archeologica, essendo situata in pieno

centro di Roma, l’ha resa un luogo di grande

attrazione turistica con conseguente

frequentazione di persone di tutte le

nazionalità; succede da sempre che non

appena un gatto salta su un capitello o su

un rudere e vi si addormenta sopra, quel

capitello o quel rudere, diventa interessantissimo

oggetto di attenzione scatenando

vere e proprie tempeste di scatti fotografici.

A Roma esistono ben millenovecento colonie

feline per un totale di circa venticinquemila

gatti liberi di strada considerati

“patrimonio bio-culturale” e, in alcuni casi,

“monumento nazionale”, una tradizione

questa regolamentata da varie normative

nazionali, regionali e comunali, animali

liberi accuditi e coccolati da numerose

signore meglio conosciute con il nome di

“gattare”, in questo contesto l’Area Sacra

di Torre Argentina ospita una delle colonie

più importanti e numerose della capitale e

nel 1994, per iniziativa di Lia Dequel e

Silvia Viviani, è nata l’Associazione

Culturale Felina di Torre Argentina motivata

dalla necessità di fornire cibo, cure

mediche e sterilizzazioni alle centinaia di

gatti presenti in quest’area archeologica.

Citando le “gattare” non si può non ricordare

la più famosa, ossia la grande attrice

Anna Magnani che abitava non molto lontano

dall’Area Sacra di Torre Argentina e

quando ne aveva la possibilità, libera dai


oghi, figure, personaggi.

gentina e i gatti di Roma

Campo de’ fiori 13

numerosi impegni, portava personalmente

da mangiare ai gatti della colonia, ma

anche a casa l’attrice viveva circondata dai

suoi mici, diceva “Nannarella”: “ … io e la

gente ci capiamo pochino, alle feste preferisco

la solitudine e per riempire la serata

bastano due gatti che giocano sul tappeto

…“.

Probabilmente nessun’altra città, certamente

nessuna capitale, ama tanto i gatti

come Roma, un vecchio film in bianco e

nero inquadra l’attrice che rientra a casa di

notte attraversando un deserto centro storico,

ogni tanto si ferma per coccolare i

gatti e Franco Zeffirelli racconta un episodio

della vita di “Nannarella”: “Un giorno

cammina per le vie di Roma con un foulard

che le copre il capo con in mano un cesto

pieno di cibo per i gatti randagi, apostrofata

da un maleducato, se ne trovano

sempre in abbondanza, si volta, si toglie il

foulard e folgora l’individuo con una

occhiataccia, questi, avendola riconosciuta,

rimane come impietrito.”

Anche questo episodio ben testimonia il

particolare rapporto esistente fra le “gattare”,

i gatti liberi e la gente di città, storie

che si ripetono da cinquant’anni e forse

più, poiché di “gattare” come Anna

Magnani sono pieni gli angoli di Roma e

non solo nel centro della città, pensiamo

poi a quello che effettivamente rappresentano

questi piccoli felini, il contributo di

serenità e di gioia che riescono a dare a

certe vite solitarie.

I gatti, bisogna conoscerli per amarli, chi

scrive vive da quarantasette anni con una

“gattara” e da ventuno, in compagnia di

un siamese, un piccolo gattino ormai ultra

centenario che si avvia molto baldanzosamente

a superare tutti i primati, mi limito

a ricordarne uno, ha percorso circa

230.000 chilometri in macchina, sempre in

compagnia dei padroni, ora rispettivamente

addetto alle coccole e badante, con tutti

i conforts, ben s’intende, come è dovuto a

un illustre aristogatto.

Poca cosa per la verità se solo pensiamo

all’interesse che il cinema ha riservato ai

gatti, tutti ricordiamo ”il Gatto” famoso

ladro di gioielli impersonato da un affascinante

e sornione Gary Grant che si è ritirato

in Costa Azzurra e vuole catturare un

nuovo rapinatore che imita il suo stile; Kim

Novak ha poi impersonato una bellissima

fattucchiera accompagnata dall’inseparabile

gatto Cagliostro e nel celeberrimo

Colazione da Tiffany, accanto a Audrey

Hepburn c’è il micione “Gatto” che viene

temporaneamente abbandonato sotto la

pioggia per le strade di New York.

Dice il saggio:

“… le donne sono come i gatti, le si può

costringere a fare solo ciò che vogliono…“;

osserva Winston Churcill:

“ … i cani ti guardano dal basso all’alto, i

gatti dall’alto al basso … “;

scrive Sergio Zavoli:

“ … nessuno riuscirà mai a indurre un

gatto a fare una cosa che non condivide,

ne ho tratto la conclusione che per stare

con un gatto occorre il suo consenso … “;

sostiene Rainer Maria Rilke:

“ … la vita con accanto un gatto, ripaga…“

fa notare Gino Paoli:

“ … non mi meraviglio quando il gatto fa

qualcosa di misterioso, mi meraviglio

quando fa cose normali …“.

Questo articolo si prefigge però di trattare

dei “gatti di Roma” e, allora, ancora una

volta, chiedo aiuto a Trilussa che, come

ben sai, ha arricchito il suo straordinario

repertorio inventando di sana pianta centinaia

di favole spesso ricorrendo agli “animali

parlanti” e, guarda caso, l’animale a

cui il Poeta chansonier fa più spesso ricorso

è proprio il gatto, seguono somari e

leoni che quasi pareggiano, un posto di

rilievo è occupato dal porco; famoso il

sonetto dal titolo “er gatto avvocato”, ma

qui voglio riproprorti “la morte del gatto”

che molto mi fa riflettere sulla sincerità di

chi ti è vicino, a parole, nei momenti di

difficoltà, ma anche di chi ha perduto una

persona cara.

Largo di Torre Argentina

E’ morto er gatto. Accanto / c’è la povera

vedova: una Gatta / che se strugge dar

pianto; / e pensa: - Pe’ stasera / me ce

vorrà la collarina nera, / che me s’adatta

tanto!

Frattanto la soffitta / s’empie de bestie e

ognuna fa in maniera / de consolà la vedovella

affritta. / - Via, sòra sposa! Fateve

coraggio: / su, nun piagnete più, che’ ve

fa male … / Ma com’è stato? - Ieri, pe le

scale, / mentre magnava un pezzo de formaggio:

/ nemmanco se n’è accorto, / nun

ha capito gnente … / - E già: naturarmente,

/ come viveva è morto. / - E quanno c’è

er trasporto? / - chiede un Mastino - Io

stesso / je vojo venì appresso.

Era una bestia bona come er pane: / co’

tutto che sapevo ch’era un gatto / cercavo

de trattallo come un cane; / che brutta

fine ha fatto! - / E dice fra sé: / - E’ mejo

a lui ch’a me. / - Ah, zitti, - strilla un Sorcio

- Nun ve dico / tutto lo strazio mio! /

Povero micio! M’era tanto amico! - / E

intanto pensa: - Ringrazziamo Iddio!

L’Oca, er Piccione e er Gallo, / a nome de

le bestie der cortile, / j’hanno portato un

crisantemo giallo. / - Che pensiero gentile!

/ - je fa la Gatta - Grazzie a tutti quanti. -

/ E mentre l’accompagna / barbotta: - Che

migragna! / Un crisantemo in tanti! - / Poi

resta sola e sente / la vocetta d’un Micio /

che sgnavola e fa er cicio … / - Questo

dev’esse lui! – dice la Gatta: / e se guarda

in un secchio / che je serve da specchio …

/ In fonno, è soddisfatta.


14

Campo de’ fiori

A prova di spia

Burn after reading, Usa,

2008. Genere: commedia;

regia: Ethan Coen,

Joel Coen; sceneggiatura:

Joel Coen, Ethan Coen;

interpreti: Brad Pitt,

di

George Clooney,

Maria Cristina Frances McDormand,

Caponi John Malkovich, Tilda

Swinton, Richard

Jenkins, J. K. Simmons; fotografia:

Emmanuel Lubezki; montaggio:;

Roderick Jaynes scenografia: David

Swayze; costumi: Mary Zophres; musica:

Carter Burwell; distribuzione:

Medusa; durata:96 minuti.

Niente al cinema è casuale; quindi se i

personaggi nei loro sproloqui tornano più

volte su una leggendaria pistola mai scaricata

dal suo spavaldo proprietario, state

pur certi che qualcuno prima o poi premerà

il grilletto. In Burn after reading questo

qualcuno è un cretino patentato, o meglio

uno dei tanti cretini che popolano il nuovo

film dei Coen. Di stolti- è proprio il caso di

dirlo- in questa grottesca commedia a

tinte nere ce n’è veramente per tutti i palati.

Altro che Elogio della follia di Erasmo da

Rotterdam, la cosiddetta “idiocracy of

today” è messa a nudo ancora una volta

dai discoli fratelli di Minneapolis. Ma,

vediamoli più da vicino questi portatori

sani di ottusità mentale, questi campioni

nel porre il cervello in modalità stand by

proprio quando rischiano di precipitare

dalla torre d’avorio della loro sciatta vita

borghese tutta palestra e camera da letto.

S’inizia con Osborne Cox (John

Malkovich), analista della Cia che, messo

alla porta dall’Intelligence per via di un

certo vizietto del bere, inizia a scrivere sul

PC una sorta di memorie della sua precedente

vita da 007. Rosso come il suo conto

in banca, forse anche di più, è il ciuffo

cotonato della spocchiosa moglie di lui

(Tilda Swinton), gelida fuori e incandescente

di rabbia e di passione dentro.

Smaniosa sempre di infilarsi sotto le

coperte, ma non di certo con quel relitto di

suo marito, bensì insieme allo spavaldo

sceriffo federale Harry Pfaffer (George

Clooney), fedifrago incallito.

Tuttavia, se la signora Cox è l’amante più

accreditata di Pfaffer, non è certo l’unica.

Anzi. Nella scuderia del villoso poliziotto,

fa brutta mostra di sé anche la simpaticissima,

seppur non più giovane, insegnante

di fitness Linda Litke (l’attrice Frances

McDormand, moglie di Ethan Coen),

ossessionata dal pensiero che l’unico

modo “per ricostruire la sua immagine” sia

quella di ricorrere all’aiuto del bisturi. Ma,

indubbiamente, il nostro allocco preferito è

un altro e non potrebbe essere altrimenti:

come evitare di sganasciarsi dalle risate di

fronte a Chad, il collega svampito di Linda,

impersonato da un irresistibile Brad Pitt

che ancheggia a destra e a manca, trascinato

dalla musica ad alto volume del suo

iPod? Per colpa di un cd, quello per l’appunto

contenente i ricordi delle missioni di

Cox, tutti entreranno in rotta di collisione

l’uno con l’altro. Ne esce fuori una sorta di

lotta di classe (la si può interpretare anche

così, perché no?), dove chi si guarda allo

specchio e si ritiene un perdente crede di

avere l’autorizzazione per fare pressione,

addirittura con le minacce, sugli esponenti

delle classi benestanti. Dal momento che i

protagonisti di Burn after reading cercano

di riuscire a far quadrare i conti con un’assicurazione

sulla salute che non prevede

un rimodellamento cosce e glutei o sono

del parere che pur di trovare l’uomo ideale

si può persino ricorrere alle chat telematiche,

lo spettatore ha la sensazione di

trovarsi di fronte al mito Americano raso al

suolo per sempre e si chiede se il Paese

possa mai risorgere dalle proprie ceneri, a

mo della Fenice. Se le cose stanno così,

sembrano suggerire i Coen, la risposta è

un secco, inappellabile no. Definire scoppiettante

l’incalzare degli eventi è dir poco,

assolutamente. In più, ecco saltare fuori

inaspettatamente lo spettro di una nuova

guerra fredda con la Russia e la paranoia

di essere osservati dal “Grande Fratello”

Cia ottenebra anche quel po’ di materia

grigia ancora funzionante. Non c’è che

dire, la situazione è definitivamente sfuggita

dalle mani dei personaggi e trovare un

senso a

tutto ciò

è, addirittura,

più

difficile

che scovare

un ago

in un

pagliaio;

un personaggio,

alla fine,

riflettendo

costata

amaramente:

«Che cosa

abbiamo imparato dagli eventi? Niente».

Seguono i titoli di coda. Apri pista della

scorsa Mostra del Cinema di Venezia, nella

sezione fuori concorso, è l’unico dei film

presentati nella Laguna a non uscire con le

ossa rotte sia dal confronto con la critica

sia nelle sale cinematografiche. Merito di

una sceneggiatura perfetta- tranne qualche

sottile smagliatura- che funziona alla

perfezione, meglio di un orologio svizzero?

Lodevole virtù di due registi sempre più

padroni del mestiere, pure se a volte fin

troppo sopravvalutati, come d’altronde è

avvenuto con il precedente Non è un

paese per vecchi? Onore a una squadra di

artisti, uno migliore dell’altro senza per

questo che qualcuno buchi lo schermo

relegando in un cono d’ombra il partner?

Sì, sì, sì, tre volte sì.

Di sicuro, l’aver scelto star planetarie del

calibro di Clooney, Pitt e Malkovich e

non dei perfetti sconosciuti è stata una

mossa azzeccata. Infatti, su queste

maschere-icone emblema dei fasti e delle

decadenze di un’epoca costretta a fare

ancora in conti con lo spauracchio dell’11

settembre, gli autori hanno modellato i

personaggi della storia pensandoli come

iperboliche caricature speculari degli stessi

divi o, almeno, rispetto a come vengono

percepiti dal pubblico. Si sogghigna fin

dalle prime sequenze, ma l’ilarità si tramuta

come d’incanto in un riso verde, al

vetriolo, e al povero pubblico non rimane

che ammettere un’inoppugnabile verità:

quei cretini sullo schermo sono in mezzo a

noi, o meglio ancora sono tutti noi alle

prese con una vita quotidiana soffocante e

snervante, da cui volentieri si vorrebbe

evadere.


16 Campo de’ fiori

Come eravamo

Giano Soli ... un uomo d’altri tempi

E’ con una grande

emozione, dopo mille

ripensamenti, stimolato

più volte dai

parenti, che mi

accingo, grazie al

bene placet del ns

direttore, a tratteggiare

la figura umana

di Alessandro Soli di un uomo eccezionale

: Giano Soli

mio nonno paterno. Nacque nel 1863 a

Montecastrilli (TR) e morì a Civita

Castellana nel 1954, questo il suo biglietto

da visita, segno di una vita lunga, segnata

da gioie e dolori, come quello di accompagnare

al cimitero il suo primo figlio Italo

Soli, e l’ultima giovanissima Ivana.

Facendo un po’ di calcoli, alla morte di mio

nonno, io avevo appena sette anni, ma

conservo ricordi indelebili nella mia mente,

Giano Soli 1863-1954

di questo “patriarca”, che

con l’aiuto di mio padre,

sono riuscito ad inquadrare

nelle date della sua numerosissima

famiglia.

Ma andiamo con ordine:

venne a Civita Castellana

giovane di belle speranze,

dopo aver fatto il fornaio in

quel di Terni, ma con l’intenzione

di intraprendere il

mestiere dell’oste, che unitamente

alla caccia, sarà la

passione di tutta la sua vita.

Sposò in prime nozze Sofia

Pierdominici, dalla quale

ebbe sette figli: Italo

(1887), Italia (1891), Ida

(1893), Ines (1898),

Isolina (1900), Luigi

(1902), Ivon (1906). Non

so se lo avrete

notato, ma mio

nonno ad ogni

nascita imponeva

la lettera I

quale sigillo del

nome (naturalmente fino ad

esaurimento della stessa).

Ma torniamo alle sue due passioni:

il vino e la caccia.

Nel 1890 aprì in via di Corte

qui a Civita Castellana la sua

prima osteria (che gestì fino al

1934), luogo di ritrovo e di

svago (guarda caso in quei

locali, esiste tutt’oggi un circolo

ricreativo), e con la sua lungimiranza

da commerciante

nato, introdusse e fece conoscere

in paese il gioco delle

bocce, allora poco praticato,

ma che tanto successo ebbe

negli anni a venire.

Costruì personalmente i due

campi da gioco e piantò una

vite di zibibbo, che ha oggi ben

118 anni, ed è visibile oltre il

muro dei parcheggi della

Biblioteca Comunale.

Non sto a riportarvi i racconti

di mio padre, allora giovanetto,

ma vi assicuro che provo ancora

emozione nel sentir parlare

di partite a briscola e di bocciate

di punto a volo, che poi

Stemma della Famiglia Soli,

da un affresco di palazzo Giappesi - Corciano (PG)

approfondirò, nel parlare dell’altra osteria,

dove sono nato. Rimasto vedovo, già

avanti con gli anni,(ne aveva quasi sessanta),

sposò in seconde nozze Elvira

Cardelli, che di anni ne aveva ventotto.

Potete immaginare, considerati i tempi,

quale trambusto, badate bene, ho detto

trambusto, e non scandalo, provocò tale

decisione, perché c’è da aggiungere un

piccolo, ma importante particolare : nonno

Giano sposò la sorella del genero, marito

della sua prima figlia Italia Soli, cioè

Quirino Cardelli . Da questa seconda

unione nacquero nell’ordine: Gabriella

(1919), Ines (1921), Irmo (1923)

Ernesta (1925) Ivana (1927), Maria

(1929), Ernesta e Maria morirono in tenerissima

età. Non c’è male come famiglia,

due mogli, tredici figli, un uomo d’altri

tempi con un vigore fisico fuori dal normale,

un uomo che mi raccontava, questo me

lo ricordo bene, che quando aveva sette

anni, nel 1870, vide transitare sulla

Flaminia i garibaldini con le loro camicie

rosse ed un uomo che li precedeva sopra

un cavallo bianco che gli accennò un saluto,

era Giuseppe Garibaldi.

continua sul prossimo numero ...


Campo de’ fiori 17

Ecologia e Ambiente

Le foreste stanno scomparendo

di Giovanni Francola

Sono molti i luoghi

dove la mano dell’uomo

sta letteralmente

distruggendo

interi habitat.

Ad esempio,

in Brasile l’ultima

minaccia per la

foresta amazzonica

è la soia; infatti,

migliaia di

“Sojeiros”, così si

chiamano i coltivatori della soia, attratti

dal nuovo sogno di ricchezza, come ai

tempi dell’ El Dorado, rasano al suolo, ogni

giorno, una parte della grande foresta, per

recuperare terreno da destinare a nuove

piantagioni.

Pensate, sono più di un milione gli ettari

sacrificati per questa nuova agricoltura.

Ma a chi serve tutto questo enorme quantitativo

di soia?

Grazie al suo alto contenuto proteico è

usata per alimentare i capi di allevamento

di mezza Europa. Infatti, dopo la vicenda

della “mucca pazza” la richiesta della soia

è cresciuta a dismisura.

Credo che, a questo punto, non è sufficiente

solo il dissenso di alcune associazioni

ambientaliste per porre fine a questi

continui disboscamenti, ma è necessaria

una chiara e netta politica

da parte di tutti i governi,

per far si che intere foreste

vergini non scompaiano

nell’arco di pochi anni.

Se in Europa c’è questa

grande corsa agli allevamenti

intensivi sul territorio,

è per far fronte alla

forte richiesta di consumo

di carne.

Non trovando un giusto

equilibrio di alimentazione

e distribuzione di

generi alimentari, non è

certo difficile immaginare

quali scenari l’uomo si

troverà ad affrontare nel

prossimo futuro. Si dice

che fa più rumore un solo

albero che cade piuttosto

che una foresta che cresce, c’è da augurarsi

che un giorno anche i “Sojeiros” vengano

a conoscenza di questo antico proverbio…


18

Campo de’ fiori

locale ed anche

quella provedi

Sandro Anselmi

“Max, canta la canzone

della buona notte…” mi

chiedeva il maresciallo

che, insieme all’appuntato

Michele, era di

servizio al Cinque Stelle

per i veglioni di carnevale.

Allora io intonavo Una

carezza in un pugno, di

Adriano Celentano e,

con questo pezzo, chiudevo la serata.

Così ricordo più spesso il maresciallo Mario

Tirittera, Comandante della stazione del

mio paese nei migliori anni della mia giovinezza.

Uomo diretto che, con il suo modo cordiale,

ma fermo, ha garantito senza problemi

la sicurezza della comunità per oltre un

decennio.

Era arrivato a Fabrica, proveniente dalla

stazione di Greve in Chianti, nel 1968, e

s’era subito circondato di numerosi amici

con i quali condivideva il gusto della battuta

mordace e simpatica. Il paese viveva

felice quell’ultima appendice dei favolosi

anni ’60, lontano dal chiasso degli studenti

delle città, e anche i difficili anni ’70,

definiti, poi, di piombo, scivolarono via

tranquilli, anzi, forse troppo in fretta per la

mia gioventù. A Fabrica, come in tutto il

resto d’Italia, era tutto un fermento: si

Il maresciallo Tirittera con un amico, suo figlio Giuseppe e il suo fedele

cane da caccia Leo

costruivano case, industrie, si piantavano

terreni, nascevano gruppi musicali e sportivi

ed ai giovani, che si affacciavano in

quel momento alla vita, si aprivano molte

prospettive per il loro futuro.

Io, che allora

frequentavo l’università,

nel

tempo libero iniziavo

a cimentarmi

nell’attività

canora, e le sere

d’estate ero solito

intrattenermi

con gli amici nei

giardini dell’edificio

scolastico,

dove ci esibivamo

negli ultimi

Una “Fabri

Personaggi, storie e imm

Il maresciallo Mario Tirittera con due suoi colleghi

successi trasmessi

dalle hit

parade radiofoniche.

Tutta la gioventù

Il maresciallo

Comandante della stazione di

Il marescialloTirittera grande pescatore


Campo de’ fiori 19

ca” di ricordi

agini di Fabrica di Roma

Mario Tirittera

Fabrica di Roma 1968 - 1982

niente dai paesi vicini s’era abituata a trascorrere

le serate in nostra compagnia, ed

allora, per dare la chiusa a queste serate,

il maresciallo, avvicinandosi con un tono

fintamente burbero, mi diceva che se non

avessi smesso di suonare e cantare, non

sarebbe andato a letto nessuno. Per me,

quel “consiglio” valeva più che un ordine

espresso.

Un’altra cosa che mi chiedeva spesso era

quella di portare i saluti a mio padre e a

zio Mario che era nell’Arma a Siena, e questo

per dire della sua gentilezza.

La “squadra” storica del maresciallo era

formata dagli appuntati Michele Di Caprio,

Aurelio Tozzi e Valentino D’Ippoliti, colleghi

con i quali ha sempre avuto un ottimo rapporto

professionale e personale.

Il maresciallo Tirittera ha amato Fabrica da

restarci a vivere anche dopo il congedo

con la sua famiglia: la signora Pietrina, i

figli Giuseppe, Angela e Franco.

Giuseppe ha seguito le orme del padre ed

ha militato anch’esso nell’Arma, fino a

qualche anno fa, con il grado di

Maresciallo Capo a Milano.

Ricordo, su tutto, il suo sorriso cordiale e

la pazienza con la quale ha sempre sopportato

il fervore di noi giovani che, con i

giochi e con la musica, scioglievamo, specialmente

d’estate, dal torpore un paese

fin troppo tranquillo.

Ma, in quei tempi, tutti

rispettavamo l’ordine e le

regole, e il prete, il sindaco

ed il maresciallo

ancora contavano.

Foto a lato

Il maresciallo Tirittera

posa simpaticamente con

la sua famiglia.

Foto a lato,

da sx:

maresciallo

Leonardo

Caragnano,

maresciallo

Augusto

Gabrielli,

maresciallo

Mario

Tirittera e

Nazzareno

Solvi.

Foto a lato,

in fondo da sx:

Dott. Rosario Zappia,

don Mario Mastrocola,

maresciallo Ovidio

Tranquilli, maresciallo

Francesco De Santis,

maresciallo Parrettini,

maresciallo Mario

Tirittera.

In primo piano da sx:

Giovanni Costantini,

Lamberto Alessandrini ,

maresciallo Leonardo

Caragnato., Carlo

Pacelli.


20

Campo de’ fiori

La chiesa di San Giovanni decollato

in Via Ferretti

Prospettante su Via Vincenzo Ferretti, la

Chiesa di San Giovanni Decollato risalente

al sec.XIII, poco distante dal complesso

architettonico in rovina dell’Ex

Ospedale Andosilla, è uno dei più importanti

monumenti religiosi di Civita

Castellana e sede della Parrocchia di San

Benedetto.

Nel XVIII sec., l’antico impianto medioevale

viene trasformato radicalmente sia nei

prospetti interni dell’unica navata che nella

facciata rettangolare caratterizzata da un

modesto portale, dall’ampio finestrone

centrale e dal cornicione sommitale che

corona superiormente l’intero e modesto

partito architettonico.

Tutti gli esperti e gli storici dell’arte che si

sono occupati delle vicende architettoniche

e costruttive della chiesa hanno sempre

sottovalutato la funzione simbolica e

religiosa della croce sommitale della

facciata, la quale sottoposta ad accurate

indagini metriche e archivistiche ha rivelato

notizie illuminanti sull’origine della chiesa

stessa.

La croce in ferro, posta ad una altezza di

metri 22,50 dal piano stradale, è detta

“Gigliata” o “Fiordalisata”, in quanto le

estremità dei bracci culminano con un

giglio stilizzato dalle anse fortemente

ricurve ed appuntite.

La croce poggia su un capitello corinzio

di epoca romana del III sec. d. c., collegato

al cornicione sommitale e posto in

opera “capovolto”, secondo una consuetudine

architettonica tipica delle architetture

monastiche e religiose del Medio

Oriente, a simboleggiare la vittoria della

chiesa sul mondo classico e pagano.

Sulla base della restituzione fotogrammetrica

effettuata, la croce, realizzata in ferro

battuto, è alta circa 1 metro e il capitello

della base è modellato nel pregiato marmo

statuario, secondo uno schema figurativo

e scultoreo adottato nell’architettura templare

romana delle terre Mediorientali.

La croce, inoltre, presenta quattro fori circolari

sul montante verticale e altri due fori

circolari sui bracci orizzontali: è lecito supporre

che in origine presentasse una raffigurazione

scultorea di Gesù Crocifisso e

che, dunque, provenga dagli arredi di un

altro complesso religioso.

Il capitello corinzio, accuratamente modellato

e scolpito da maestranze di alto livello,

presenta una prima fascia orizzontale di

otto foglie d’acanto e una superiore di

quattro foglie d’acanto poste agli angoli

del quadrato di base, fortemente ricurve e

aggettanti, sulla quale poggiano l’abaco e

l’echino superiore.

Le foglie d’acanto della seconda fascia

sono collegate da sottili volute ellittiche e

caratterizzate da un motivo floreale posto

centralmente.

L’intero sistema figurativo, croce “gigliata”

con capitello corinzio “capovolto” sulla

base delle indagini effettuate è il simbolo

dell’Ordine Cavalleresco di Alcantara

fondato in Spagna nel XIII sec. e che ebbe

un ruolo fondamentale all’epoca delle

Crociate in Terra Santa.

Le notizie storiche e documentarie

sull’Ordine Cavalleresco di Alcantara, sono

alquanto incerte e lacunose: simile al ben

più noto e conosciuto Ordine dei Templari,

fu fondato per liberare la Terra Santa dal

giogo dei musulmani e per difendere la

chiesa da ogni attacco dall’esterno.

Sopravvive in Spagna fino al XVIII sec. e

se ne perdono le tracce agli inizi del ‘900.

Gli ordini cavallereschi erano essenzialmente

delle confraternite religiose di

stampo militare, dotate di un proprio statuto

e ordinamento, approvato successivamente

da ogni Pontefice eletto al soglio di

Pietro, con delle proprie rendite e proprietà

immobiliari sparse nell’Europa occidentale.

Il simbolo della Chiesa di San Giovanni

compare, inoltre, in altri complessi religiosi

del centro Italia, come nell’Abbazia di

San Martino al Cimino e a Volterra.

Resta ancora da analizzare come tale simbolo

sia arrivato a Civita Castellana e in

quale periodo storico.

Civita Castellana faceva parte del circuito

di un ben preciso Ordine

Cavalleresco?

E’ lo stesso interrogativo alla base dell’edicola

di San Giorgio, simbolo dell’omonimo

ordine e collocata in Via della Corsica.

La croce “gigliata”: il mistero di Via

Ferretti.

Enea Cisbani


Campo de’ fiori 21

Inchiesta di Campo de’ fiori e del C.I.S.P.R.A. Centro Italiano Pranoterapeuti

UOMINI E SPIRITUALITA’

Una ricerca tra verità e leggenda - sacralità millenaria di Gaetano Grasso

pranoterapeuta - parapsicologo

Sinora abbiamo cercato, molto sinteticamente,

di dare un’idea di quello che è la

magia, il più vicino possibile alla realtà.

E.C. Agrippa (1486-1536), uno degli uomini

più sapienti del suo secolo diceva: la

magia è una contemplazione profonda che

abbraccia la natura, la potenza, la qualità,

la sostanza, la virtù, le similitudini, le differenze,

l’arte di unire, di separare, di

comporre in una parola il lavoro dell’intero

universo.

Vorrei solo citare alcuni illustri praticanti la

magia, nomi che appartengono alla scienza,

legati a grandi scoperte, a grandi

invenzioni, a grandi concetti di vita:

Filippo Aurelio Teofrasto Bompast

Hohenhein, detto Paracelo, filosofo, medico,

a lui si devono l’omeopatia e le basi

della moderna sperimentazione scientifica;

Enrico Cornelio Agrippa, medico, filosofo;

Gerolamo Cardano, medico e matematico,

a lui si deve lo snodo cardanico; Pitagora,

matematico; Artephius, filosofo ermetico;

Antonio Mesmer, medico tedesco, autore

della dottrina del magnetismo animale;

Leonardo Da Vinci (chi non lo conosce?);

Newton, padre della fisica moderna; C.G.

Sung, si occupò di magia e scrisse il libro

Inconscio, Occultismo e Magia nonché

scrisse l’introduzione al famosissimo libro

dei mutamenti cinesi l’I-King.

Tantissimi sono gli uomini di scienza dedi-

ti alla magia, io ne ho citati alcuni solo per

dare un’idea della reale essenza di cui

abbiamo parlato. Non posso chiudere

senza parlarvi di Ermete Trimegisto e di lui

riporterò la sua famosa tavola di smeraldo.

Spero di aver dato una sia pur vaga idea

della realtà degli argomenti trattati.

E’ stato un mettere i puntini sulle i, e se in

questo sono riuscito, le mie fatiche sono

ampiamente ripagate. A tutti coloro che mi

hanno letto va il mio amorevole pensiero e

a tutti Dio vi benedica e vi illumini sulla via

della perfezione.

continua sul prossimo numero ...

Chi ha domande da fare, chiedere chiarimenti o consigli, può scrivere in redazione… risponderemo a tutti.

Chi vuole può anche raccontare il suo problema o l’esperienza vissuta.

Previsioni astrologiche generali per il mese di Novembre 2008

ARIETE: La grinta ti sostiene particolarmente e meno male perché i vari problemi devono giungere ad una conclusione. Nuove idee

matureranno e ti guideranno verso soluzioni impensate.

TORO: La tua indole tenace di aiuterà a mantenere un certo equilibrio, lotta per raggiungere le tue mete, non te ne pentirai, per fine

mese potrai passare in rassegna le tue vittorie. Qualche complicazione nei rapporti famigliari.

GEMELLI: Periodo di contrasti, sia di coppia che in generale. Sarà la fine definitiva di un rapporto o di un’ambizione, sarai sorretto da

amici, ma soprattutto dalla tua forza di carattere. Rifletti bene prima di modificare qualcosa.

CANCRO: C’è qualcosa da combattere, non mollare, anche il rapporto di coppia risente di questa lotta “necessaria”. Nel campo lavorativo

ci saranno riconoscimenti anche economici. Per fine mese la tensione si allenta.

LEONE: Mese piuttosto scuro ma niente di grave, passa presto, rifletti bene prima di ogni decisione perché non eccelli in lucidità mentale.

Occhio a colleghi e soci, non farti sorprendere, per fine mese incontri stuzzichevoli.

VERGINE: Mese piuttosto sul positivo, fortuna al gioco e, perché no, anche in amore. Non ti puoi certo lamentare, stai superando bene

gli ostacoli che avevi procrastinato. Occhio nel lavoro, l’invidia è sempre in agguato.

BILANCIA: La comunicativa non è il tuo forte ma può peggiorare creando grosse perplessità interne, occorre che tu prenda una decisione

vera in amore, rischi di fartelo scappare. Anche lavorativamente i tuoi sforzi renderanno.

SCORPIONE: Novembre si presenta alquanto positivo, tenendo presente la perseveranza nelle mete prescelte; riuscirai a concludere

importanti trattative di affari e lavoro, ma anche quelle di cuore.

SAGITTARIO: Non sprecare il fascino e la sensualità di questo periodo, l’amore non darà problemi, ma vivilo in modo equilibrato. Nel

lavoro niente di eccezionale ma le cose scorrono abbastanza bene. Fossi in te farei un cek-up.

CAPRIOCORNO: Novità in famiglia, ma tenete conto della crescita del vostro peso nell’ambito lavorativo. In amore sicuramente raccoglierai

parecchio anche perché questi influssi benevoli ti renderanno più malleabile.

ACQUARIO: C’è un superiore che non ti dà tregua, non arrenderti, la smetterà. La meta del mese presenta importantissime novità

(amore vero?). Le difficoltà che in vario modo e misura ti si parano davanti saranno superate con riflessione e buonsenso.

PESCI: Questo mese è un invito a modificare il tuo modo di vedere le cose. Mantieni gli impegni presi e liberati dai seccatori. Guidare

la tua vita richiede impegno, amore e dedizione. Le protezioni ci sono, ma non essere spericolato. Comunque, vivi !!


22

Campo de’ fiori

di Ermelinda

Benedetti

foto M. Topini

Le guide di Campo de’ fiori

Continua il nostro

viaggio tra i tanti

paesi d’Italia e scendiamo

dalle splendide

vette alpine, ormai

coperte da una candida

coltre di neve,

pronta per essere solcata

dagli sci dei

numerosissimi villeggianti,

per visitare un

piccolo borgo a 28 km

di distanza da L’Aquila,

suo capoluogo di

provincia: Santo Stefano di Sessanio.

STORIA Santo Stefano di Sessanio sorge

in epoca romana, come testimonia chiaramente

il nome “sessanio”, che deriva dal

latino “sexstantio”, cioè distante sei miglia

romane dall’antica Peltinum, importante

punto di passaggio per i traffici tra Roma e

la costa adriatica, ed è da identificare, con

molta probabilità, con il villaggio romano

di S. Marco. Proprio il declino dell’Impero

ha profondamente trasformato l’economia

della zona. Le prime notizie documentate

si hanno nel 760, con la donazione di

Carapelle al Monastero di S. Vincenzo al

Volturno, da parte del re longobardo

Desiderio. Durante il periodo alto medievale

si assiste ad un notevole aumento

della popolazione, dovuto con molta probabilità

all’insediamento dei monaci benedettini

presso il Convento di Santa Maria

del Monte, denominato dagli anziani del

paese “Convento di Casanova”, sulla piana

di Campo Imperatore, che svolgono una

attività volta a bonificare il territorio ed ad

incentivare la pastorizia. Altre notizie certe

dell’esistenza del borgo si hanno solo a

partire dal 1308. Tra la fine del XIII e l’inizio

del XIV secolo, Santo Stefano viene

Santo Stefano di

Sessanio

inglobato nella Baronia di Carapelle, nella

quale assume un importantissimo ruolo

strategico, essendo il primo centro del

feudo a confine con il Contado dell’Aquila,

di controllo del percorso proveniente da

Barisciano. Nel 1415 fu donato ad Antonio

Tedeschini Piccolomini conte di Celano, la

cui famiglia mantiene il borgo per oltre

centocinquanta anni, fino al 1579, quando

viene ceduto a Francesco De Medici

Granduca di Toscana.

Sotto i Medici il paese

conosce il periodo più

fiorente della sua

storia, tanto che vengono

costruite le

case-mura difensive e

le principali porte di

accesso al paese. Si

ha anche un notevole

aumento di interesse

per i prodotti della

zona e della famosa

lana nera, detta carfagna,

che attira molti mercanti fiorenti ad

incrementare i loro affari in queste zone.

Così si sviluppa il fenomeno della transumanza,

che nel periodo estivo sposta

milioni di capi di bestiame dalle vicine

puglie verso i pascoli abruzzesi. Dopo due

secoli di dominio mediceo, il paese entra a

far parte del Regno delle due Sicilie, diventando

patrimonio privato del Re di Napoli.

Dopo l’Unità d’Italia diventa comune e,

verso la metà dell’Ottocento, la fine della

transumanza segna la fine della prosperità

di Santo Stefano del Sessanio e di tutti

i paesi limitrofi basati sulla pastorizia.

All’inizio del secolo successivo, così, un

gran numero degli abitanti emigra.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il

paese diventa un punto di osservazione

privilegiato per i tedeschi, che istallano

nella “Casa del Capitano” il proprio quartiere

generale. Anche al termine della

guerra continua un forte flusso emigratorio,

che sfocia negli anni ’70 in un declino

delle attività economiche della zona, contrastate

anche dalla sfavorevole posizione

geografica e che riduce a circa un centinaio

di persone la popolazione locale,

composta per lo più da anziani. In questi

ultimi anni l’antico borgo sta avendo una

rinascita, grazie al turismo.

ITINERARIO TURISTICO Il borgo di

Santo Stefano di Sessanio, interamente

costruito con pietra calcarea bianca, oramai

resa opaca dal tempo, è tra i più suggestivi

del Parco Nazionale del Gran Sasso

e dei Monti della Laga. Il borgo è da esplorare

rigorosamente a piedi, viste le ridotte

dimensioni delle strade, tipiche medievali

e per meglio gustare l’armonia e la ricchezza

architettonica del paese. Tra le

splendide abitazioni quattrocentesche che

si possono ammirare passeggiando per il

paese, spiccano la Casa del Capitano e la

trecentesca Torre cilindrica, da cui si può

godere uno splendido panorama, il Palazzo

Comunale, Palazzo Jannarelli e Palazzotto

Leone. Sono ancora ben evidenti i segni

della dominazione medicea: gli eleganti

loggiati dei palazzi, i portali disposti ad

arco decorati con formelle fiorite, le rifinitissime

finestre in pietra, le bifore meravigliose

e le mensole dei balconi e soprattutto

lo stemma della Signoria che svetta

sulla porta d’ingresso di sud-ovest. Non

mancano le chiese, importante luogo di

culto e d’incontro. La chiesa di Santo

Stefano Protomartire fu eretta tra il XIV e

il XV secolo e si presenta come un’unica

aula a cinque campate con un insolito presbiterio

dove si aprono le cappelle un abside

semicircolare. Fuori dalle mura, sulle

verdi rive di un laghetto sorge la chiesa

della Madonna del Lago, risalente al XVIII

secolo.

TRADIZIONI E FESTE A causa della

forte ondata migratoria che per lungo

tempo ha colpito il paese, le antiche tradizioni

sono state trascurate. A partire dal

1974 viene organizzata la sagra delle lenticchie,

che si ripete con successo ogni

primo fine settimana di Settembre.

Durante il periodo natalizio, poi, gli abitanti

del luogo ravvivano il piccolo borgo con

Natale nel Borgo Mediceo.

SAPORI TIPICI Le lenticchie di Santo

Stefano sono considerate tra le più buone,

gustose e pregiate d’Italia. Appartengono

ad una qualità rara ed antica, che viene

coltivata solo in alta montagna. Il loro

colore marrone scuro, le dimensioni molto

piccole, la superficie rugosa e striata, e

soprattutto il sapore sono le qualità che le

rendono famose ed apprezzate.

Tra i vari piatti che con esse si possono

preparare, il piatto della nonna: l’antica

ricetta di una zuppa di lenticchie risalente

al 1800.


Campo de’ fiori 23

CENTRO DI CONSULENZA

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AIUTO!!... VOGLIO MAMMA!

IL DISTURBO D’ANSIA DA SEPARAZIONE

Siamo ormai a 2 mesi dall’inizio

dell’inizio dell’anno scolastico e ci

sono bambini che più di altri soffrono

l’esperienza del distacco

dalle figure di riferimento genitoriale.

Tale sofferenza del bambino viene

erroneamente sottovalutata, fin

quando la sensibilità alla separazione

non solo si prolunga, ma

diventa anche eccessiva, con

intensa componente ansiosa e

interferenze con le attività della

vita quotidiana e con normali

compiti evolutivi del bambino.

In riferimento alla Teoria di

Bowlby, gli esseri umani, assieme

ad altri mammiferi e diverse specie

di uccelli, hanno una tendenza

innata a cercare la vicinanza e il

contatto di uno o più individui.

Questo sistema comportamentale

è stato selezionato nel corso dell’evoluzione

della specie perché

ha offerto ai più piccoli una preziosa

difesa dai predatori ed è diventato

un componente di base della natura

umana. I disturbi di ansia nel bambino e

nell’adolescente rappresentano una percentuale

significativa di tutti i disturbi psichiatrici

diagnosticati nella popolazione

generale. La sottovalutazione dei disturbi

di ansia in età evolutiva appare potenzialmente

dannosa esaminando le collusioni

di alcuni autori che hanno riportato una

associazione significativa tra il disturbo

d’ansia da separazione ad esordio precoce

e lo sviluppo in età adulta del disturbo da

attacchi di panico con o senza agorafobia

e con il disturbo d’ansia generalizzato.

Il disturbo d’ansia da separazione ha come

caratteristica essenziale la preoccupazione

eccessiva riguardo alla separazione da

casa o dalle figure di attaccamento, con

ansia anticipatoria e condotte di esitamento.

L’ 1,2% dei bambini in età scolare presenta

tale sintomatologia.

QUADRO CLINICO

L’età media di insorgenza del disturbo è

7/8 anni. Nonostante questo dato, va sottolineato

che le sue origini generalmente si

evidenzialno nella primissima infanzia.

Tale dato viene riferito al momento della

consultazione quando il disturbo è già

strutturato, tanto da compromettere il funzionamento

scolastico e sociale del bambino.

Da un punto di vista clinico il bambino

con un’intensa angoscia da separazione

può presentare una sottomissione passiva

nei confronti dell’ambiente o comportamenti

provocatori. Nei bambini più piccoli

l’ansia si traduce in un intenso

ricorso alla mamma. Questi

bambini sono intolleranti a

separazioni che un bambino di

oltre 3/4 anni può normalmente

accettare senza eccessive resistenze.

L’inquietudine si manifesta

non appena la madre si

allontana; la sua presenza è

oggetto di verifiche costanti, il

bambino le vuole stare vicino,

tende a non giocare da solo o

con altri bambini, l’addormentamento

esige la stretta vicinanza

della madre; il sonno può essere

interrotto da risvegli ansiosi,

richiami ripetuti, da intrusioni

continue nel letto dei genitori.

A 5/8 anni i sintomi sono prevalentemente

comportamentali,

somatici; compaiono paure realistiche

circa il fatto di perdersi o

circa i pericoli che subiranno

alla separazione, timore circa

possibili incidenti o malattie a

carico dei genitori, rifiuto scolastico, difficoltà

di concentrazione nei compiti e a

scuola, frequenti somatizzazioni: dolori

addominali, diarrea, vomito, cefalee ecc.

DIAGNOSI

Si effettua attraverso una anamnesi accurata

con il bambino e i genitori, che ha il

massimo valore diagnostico per valutare

se le ansie da separazione sono selettive,

in specifici contesti, oppure pervasive, se è

presente ansia anticipatoria o se sono presenti

manovre di evitamento, fra cui anche

sintomi somatici. E’ necessario valutare la

presenza di eventi di vita negativi o stressanti

in tutti gli ambienti ed eventuali valutazioni

testologiche.

C.e.r.a.l. s.a.s.


24

Campo de’ fiori

Nuovo appuntamento

al Puff

Si riapre, dal 9 novembre, il sipario del

Puff, il mitico locale trasteverino.

L’instancabile ed amatissimo Lando

Fiorini, accompagnato dagli straordinari

Camillo Toscano, Loretta Rossi

Stuart e Costanza Noci, squadra vincente

degli ultimi anni, propone, per la

stagione teatrale 2008-2009, “Siamo

tutti riciclati”, un esilarante spettacolo

di cabaret, intervallato da tanta buona

musica romana. Siamo certi dell’ennesimo

successo che il grande artista

romano e tutti i suoi collaboratori

riusciranno a collezionare, grazie alla

loro indubbia bravura e grazie anche

all’amore del fedelissimo pubblico.

Non ci resta che augurare al nostro

caro amico Lando e a tutto il suo

meraviglioso ed affiatatissimo staff un

grande in bocca al lupo!

Anche quest’anno al Teatro Palarte di Fabrica di Roma,

prende il via la rassegna teatrale di autunnola, organizzata

dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Fabrica di

Roma e dalla Associazione Pro – Loco.

A partire da domenica 9 novembre fino a domenica 14

dicembre con inizio alle ore 17,30 si alterneranno cinque

compagnie provenienti da Milano Roma, Ancona e Napoli.

Tutte compagnie selezionate nell’ambito del Premio

“Anchise Marcelli” giunto alla 3° edizione. Si va dai classici

come “cosi è se vi pare” di Pirandello e “sogno di una

notte di mezza sbornia” di Eduardo De Filippo, alla comicità

napoletana di Samy Fayad con “agenzia Investigativa”

ed agli autori contemporanei come Cacciani con “la soffitta

di via Orsi”, passando per la curiosità proposta dalla

compagnia fabrichese di Ciaffardini e Ricci con “la confessione”.I

400 posti del teatro Palarte si prevedono esauriti

come accade oramai da due anni sia per il fatto che in cartellone

non mancano le esilaranti commedie napoletane,

sia per la presenza di una delle commedie più belle ed

intriganti del grande Pirandello. Da non perdere la commedia

“la soffitta di via orsi” che propone una inusuale

ambientazione nel ventennio fascista densa di umorismo e

comicità nel quadro amaro della guerra imminente.

Costo del biglietto appena 5,00 euro.

Da sinistra: il direttore artistico Carlo Ciaffardini,Giovanni

Romaniello premiato come miglior attore della rassegna

“Anchise Marcelli” 2008, la presidente della Pro-Loco

Stefania Stefanucci ed il presentatore Claudio Ricci.


Campo de’ fiori 25

12° MINI FESTIVAL “CITTÀ DI VITERBO”

Sono stati davvero tanti, e provenienti da

tutta la provincia di Viterbo e oltre (molti da

Roma e uno da… Brindisi!), i bambini/e e i

ragazzi/e che si sono iscritti alla 12° edizione

del concorso canoro che l’Associazione

“Omniarts” – in collaborazione con Campo

de’ Fiori, Corriere di Viterbo, Il

Messaggero, Il Nuovo Corriere

Viterbese, Melting Pot, Nuovo Viterbo

Oggi, Radio Verde, Tuscia in Jazz,

UnoNotizie.it e viterbowebtv.com –

organizza con il patrocinio ed il contributo

della Regione Lazio, della Provincia di

Viterbo e dei Comuni di Viterbo, Monte

Romano e Ronciglione; come gli scorsi

anni, inoltre, il Mini Festival diventerà un

grande contenitore di solidarietà, in quanto

farà parte delle manifestazioni promosse da

“Viterbo con Amore”.

Sono già state effettuate le selezioni, presso

il “Porter Tavern” di Viterbo, e questi sono

i giovani cantanti che parteciperanno alle due

semifinali di Ronciglione (domenica 23

novembre, ore 16,30, presso il Teatro E.

Petrolini) e Monte Romano (domenica

30 novembre, ore 16,30, presso il

Teatro Comunale):

1° cat.: dal 1998 al 2002

Anesini Giulia (Viterbo) Primavera

Bani Lucrezia (Roma) Pippo non lo sa

Benedetti Edoardo (Guidonia) Ce la farò

Dei Eleonora (Viterbo) Bruci la citta

De Luca Cristina (Viterbo) Sarà perché ti amo

Piccini Sofia (Blera) Un piccolo amore

Seminatore Giulia(Blera)Destinazione paradiso

2° cat.: dal 1994 al 1997

Adinolfi Sara (Gallese ) Di sole e d'azzurro

Andreoli Leonardo(Viterbo) Ho il sole negli

occhi

Baldassi Ileana (Fabrica di Roma) Dancing

De Florio Valentina(Civita Castellana) Caruso

Fasano Vito (Brindisi) Perdere l'amore

Franza Federica (Roma)Come saprei

Grottanelli Maria (Viterbo) Girasole

Guidi Dario (Fabrica di Roma) Il mare d'inverno

Laurenzi Valentina(Roma) On my own

Mangiafico Corinne (Bolsena) Incancellabile

Papalini Pamela (Vitorchiano) Mentre tutto

scorre

Piccini Gianmarco( Blera) Grande

Soldini Federica (Roma) Un'emozione da

poco

Stornelli Giulia(Gallese) Non voglio mica la

luna

Valeri Davide (Villa S. Giovanni in Tuscia)

Via del Campo

3° cat.: dal 1990 al 1993

Altissimi Giulia(Ronciglione) Cinque giorni

Andreoli Mirko(Viterbo) E ruberò la luna

Angiulli Alessia(Roma) Hurt

Anzalone Giorgia(Roma) Gocce di memoria

Bartolucci Chiara(Vetralla) Il terzo fuochista

Biondi Melissa(Marta) Anche tu

Caponero Jessica(Cura di Vetralla) Woman in

love

Diotallevi Ilaria(Ronciglione) Siamo tutti là

fuori

Fabozzi Gloria(Roma) Baciami adesso

Fasanari Martina(Viterbo) The greatest love

of all

Fersini Chiara(Viterbo) A voice within

Filippelli Chiara( Roma) Messaggio d'amore

Karimi Giulia(Monterosi) Son of a preacher

man

Lucaccioni Chiara(Viterbo) Brivido caldo

Petrocelli Valerio(Roma) Always

Saveri Chiara(Tre Croci) Quando nasce un

amore

Testa Federica(Viterbo) Essere una donna

La giuria ristretta – presieduta dal chitarrista

compositore, M° Fabio Barili – selezionerà

i migliori 20 talenti (divisi per categorie) che

accederanno alla finale di lunedì 8 dicembre,

alle ore 16,30, al Teatro San

Leonardo di Viterbo e, giudicati da una

giuria più ampia e qualificatissima – per l’occasione

presieduta dal giovane tenore viterbese

Antonio Poli (vincitore del Mini

Festival 1998), già apprezzatissimo cantante

lirico in Italia e, soprattutto, all’estero –, si

contenderanno lo scettro di successori degli

illustri vincitori degli anni scorsi. Durante le

serate avremo modo di seguire i progressi

musicali di molti di questi ragazzi/e, che

hanno fatto la storia del nostro concorso,

alcuni dei quali saranno tuttora in gara, seppure

in categorie diverse. A presentare le

serate sarà l’immarcescibile Pierluigi

Alberti, come di consuetudine sotto la direzione

tecnica ed artistica (ehm…) del sottoscritto.

Per quanto riguarda i premi – oltre ai

gadgets per tutti i partecipanti, ed ai trofei

con l’esclusivo logo del Mini Festival “Città di

Viterbo” per i primi tre di ogni categoria (cat.

1 per i nati tra il 1998 e il 2002, cat. 2 per i

nati tra il 1994 e il 1997, cat. 3 per i nati tra

il 1990 e il 1993) – il vincitore della sezione

dedicata ai più grandi avrà la possibilità di

incidere un CD in una sala di registrazione

professionale.

Inoltre, Tuscia in Jazz offrirà ai primi tre classificati

della cat. 3 la possibilità di partecipare,

gratuitamente, ai suoi stage formativi

estivi.

Se vi piacciono le (gradite) sorprese e se vi

va di provare a scoprire talenti in erba che

poi, magari, arrivano anche a vincere, o figurare

splendidamente, a San Remo (Anna

Tatangelo, Alina, e…) veniteci a trovare: non

ve ne pentirete!

p. Ass. OMNIARTS

Paolo Moricoli


26

Campo de’ fiori

Storia di un sogno chiamato

“Tele Radio Punto Zero”

Da Maurizio Tocchi al Vescovo Rosina

...continua dal numero 54

Tele Radio Punto

Zero con la sua

nuova proprietà,

espanse la sua

dimensione e volle

allargare anche il

numero dei collaboratori.

Dopo

Nardocci, di cui

abbiamo già detto,

presto arrivò una

di Secondiano Zeroli nutrita schiera di

giornalisti viterbesi

che si occupavano di sport. Li guidava

Claudio Di Marco (attuale corrispondente

da Viterbo del Corriere dello Sport) e con

lui, Massimiliano Mascolo (ora giornalista

di Rai-Sport per il basket maschile e femminile)

G. Carlo Camilli (che per tanti anni

organizzò il Torneo Internazionale di calcio

giovanile Grossi-Morera) Paoletto Graziotti

e Paolo Mari. Successivamente anche il

civitonico Ivano Cerri entrò a far parte del

pool sportivo. Anch’io, saltuariamente, mi

occupai di sport e ricordo come ebbi modo,

nel corso d’una tappa ad Orte della corsa

ciclistica Tirreno-Adriatico, di intervistare

degli assi come Hynault, Saronni, Moser,

Lemond e Visentini. La rubrica sportiva,

grazie ai nuovi innesti, che andavano ad

affiancare un validissimo Massimo

Minciarelli, subì una forte impennata di

audience e così anche in questo settore

informativo distanziammo nettamente la

rivale di sempre: Tele Viterbo.

Il 1984 rappresenta l’anno-chiave nella

storia dell’emittente, perché si fece largo,

nell’animo dei cattolici civitonici e, direi

soprattutto, in quello di alcuni sacerdoti

vicini al vescovo Marcello Rosina, il desiderio

di contare di più nella redazione, di

Il mago Aldin e Giulia Conti - anno 1983

essere cioè maggiormente riconoscibili

come rappresentanti del mondo cattolico

nella programmazione giornaliera. Lo storico

d’arte e già parroco di Civita

Castellana, Don Giacomo Pulcini, che pure

aveva un suo spazio d’informazione storico-religiosa,

non vedeva di buon occhio un

telegiornale laico, indipendente, molto

impegnato nella cronaca nera, nello sport

e nei temi di natura politico-amministrativi.

Don Giacomo voleva dirigere il telegiornale

e con l’aiuto di Plinio Zenoni, insegnante

in pensione, pensò bene di far

liquidare tutti i giornalisti ed i tecnici con

doppia professione, portando a giustificazione

le condizioni economiche, non certo

floride per la verità, in cui versava l’emittente.

In una riunione, avvenuta i primi di

novembre, il commercialista Callea, ci

informava che il nostro rapporto con

T.R.P.0 doveva ritenersi concluso e che dal

15 novembre la proprietà si riservava di

poter compiere altre scelte, al di fuori dei

nostri nominativi. Dovemmo, quasi tutti a

malincuore, fare le classiche valigie, anche

se in realtà quella data, cioè il 15 novembre,

avrebbe in pratica segnato la fine

della televisione a Civita Castellana. Senza

falsa modestia posso affermare che, con

l’allontanamento di chi la televisione l’aveva

vista nascere e crescere, le cose iniziarono

a volgere al peggio e dopo alcuni

mesi di patetici balbettii (mi dispiace sinceramente

per Omero, ma fu proprio così)

si spense il telegiornale, si spense lo sport,

si spense la televisione. Tele Radio Punto

Zero moriva per esaurimento di risorse

umane nell’estate del 1985, dimostrando

che una televisione prettamente confessionale

mal si concilia con una realtà molto

più complessa e problematica.

A distanza di oltre venti anni c’è ancora in

me amarezza e delusione. Le cose potevano

e dovevano andare diversamente. E se

conclusione ci doveva essere, doveva

avvenire rispettando maggiormente chi ne

rappresentava la storia e chi ne aveva vissuto

i momenti più significativi e non mi

riferisco soltanto al sottoscritto…

Mi stavo quasi dimenticando di ricordare

che la sorella minore, la radio cioè, è ancora

viva e vegeta e che Omero Giulivi continua

a dirigerla con navigata professionalità.

Certo gli altri protagonisti di questa

meravigliosa avventura hanno preso strade

diverse. Di Maurizio Tocchi non ne so

più nulla, da quando, nel 91’, gli morì il

padre, il musicista e direttore d’orchestra,

G. Luca Tocchi. Forse è in Centro America

o forse, semplicemente, a Roma. Da una

vita non vedo più l’avvocato Massimo

Minciarelli ed Augusto Tordi. Anche di

Stefano ho quasi perso le tracce. Ho saputo

della scomparsa di Franco Meli, D.

Giacomo Pulcini, Plinio Zenoni, Peppe

Rossi e di Lorella, moglie di Omero.

Vorrei, a conclusione di questa modesta

rievocazione, ringraziare tutti per la

magnifica avventura vissuta insieme. Io

serbo di ciascuno di loro uno stupendo

ricordo.

Spero sia un sentimento reciproco.

Ulisse Frezza - anno 1983


il diario dei

Campo de’ fiori 27

Giras

li

questa pagina è dei ragazzi speciali

Momenti

vissuti

l’allegria dei nostri ragazzi

in una festa di qualche anno fa


28

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana

condividono l’arte

MUSICA, RUMORE ED ESSENZA NEI

COLORI DI VINCENZO RIDOLFI

Vincenzo Ridolfi giovane artista, trascorre

la sua infanzia a Corchiano, centro del

viterbese. A sei anni palesa già le sue doti

musicali, a undici incontra la musica jazz,

perfezionandosi nello studio delle percussioni.

Artista affascinato dalla cultura latina

e greca, che sa cogliere con entusiasmo e

abilità gli incoraggiamenti del suo insegnante

di storia dell’arte, grazie al quale

scopre e sviluppa la sua passione per la

pittura e la scultura. Si ispirerà anche alle

nebulose, stile pittorico utilizzato da

Vincenzo Balsamo, artista che Ridolfi ha

avuto modo di frequentare. La sua formazione

si fonda sui principi figurativi dell’arte

e sui classici scultorei per poi trasmigrare

all’astrattismo attraverso la passione per

la musica jazz che verrà trasfigurata in

arte visiva. E’ così che Vincenzo Ridolfi

riesce a trasferire la musica nell’arte pittorica.

Le armonie jazziste si ritrovano inaspettatamente

sulla tela in un gioco di partitura

cromatica e spaziale in un’improvvisazione

di genere melodico, armonico ed

interiormente innovativo. Quella complessità

di pentagrammi “sui quali è scritta la

parte che una voce o uno strumento deve

eseguire simultaneamente agli altri in un

brano non solistico” viene dislocata in

ambito artistico visivo, come espressione

manuale abile nel tramandare l’essenza

del corpo, del mondo percepito grazie ad

un semplice gesto, ad un suono emesso

con strumenti musicali, creando immagini

sonore che assumono forma visibile.

In questo modo l’arte di Vincenzo Ridolfi

sembra farci strada, addentrandosi nella

dimensione sensibile, riconoscibile nel

rumore urbano collettivo della città, sui

muri, che gridano la loro disapprovazione

per essere stati “dipinti” dalle bombolette

spray: è una sorta di silenzio personale

proiettato verso l’ascolto dell’esterno.

Questa è la voce che dà all’artista Ridolfi la

spinta a creare le immagini pittoriche,

riportando su tela “ quei variopinti muri”.

Non solo musica, ma anche rumore urbano

e colori di attimi irriverenti ed estremi

di un imbratto murale contemporaneo su

antiche opere d’arte, come richiamo di un

presente che vuol essere visibile con tutto

il suo disagio sociale ed interiore. Tutte le

voci che accompagnano la fantasia visiva

di Ridolfi arrivano improvvisamente, identificandosi

in musicalità interiore. Il sottofondo

musicale, anche se non sempre

jazz, è il collaboratore vibrante dei dipinti

e delle sculture di Vincenzo. In tutta la sua

espressività artistica non c’è mai il silenzio

assoluto, ma quello indotto dalle pause o

dagli stacchi delle note e dei suoni. Non

tutto, però, può essere palesato nei dettagli,

infatti in molti suoi dipinti piomba una

velatura come una censura improvvisa e

spontanea dell’anima, un qualcosa che

copre, che offusca l’immagine originaria.

Il velo che cade davanti all’intero anfratto

di colori, stratificati con originali tecniche

miste, fa immaginare cose molteplici a

seconda di chi le guarda inducendo a

diversificare l’interpretazione della realtà,

che appare coperta e protetta dai giochi di

colore ad effetto velato. Realtà, quindi,

attutita da barre appena accennate che

frenano la sana creatività, il colore che c’è

dietro, la vitalità e la vita che silenziosamente

nel nascondimento continuano a

fare la loro parte. In alcuni casi ci sembra

di intravedere intense scie luminose, abbaglianti

fasci di luce che impediscono di

riconoscere la complessità della realtà,

a cura della

Prof.ssa Maria

Cristina

Bigarelli

senza permettere una percezione chiara

del significato dell’esistenza; in altri casi, le

superficiali tonalità scure degli autoritratti

coprono, quasi a voler soffocare la ricchezza

dei colori vivi del bianco, del giallo,

che sotto la superficie nera, vengono stesi,

quasi a dire che la creatività, la vita sono

sempre lì, vigili, pronte ad esplodere, a dar

respiro alla libertà esistenziale del pensiero,

della gestualità e all’accennata percezione

socio-emotiva contemporanea.


Campo de’ fiori 29

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

DEATH NOTE di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata

edito dalla Panini Comics - serie di 12 numeri, conclusa

di

Daniele Vessella

Questo manga è atipico

rispetto a tutti gli altri,

poiché predilige pagine

piene di dialoghi all’azione

sfrenata di tavole

mute. Ma questo è il

suo punto di forza.

Infatti, dalle battute dei

personaggi sembra di

assistere ad una combattuta

partita a scacchi

tra Light ed Elle. Light

Yagami è uno studente modello, annoiato

dal suo stile di vita e stanco di essere circondato

da crimini e corruzione. La sua

vita prende una svolta decisiva quando

trova per terra un misterioso quaderno

con la scritta “Death Note”. Le istruzioni

del Death Note asseriscono che qualsiasi

persona il cui nome venga scritto sul quaderno

morirà. Dopo aver appurato che

quanto scritto sul quaderno della morte

corrisponde a verità, Light è assalito da un

delirio di onnipotenza e decide di diventare

il nuovo “Dio del mondo”, ripulendo il

pianeta dalla feccia che lo infesta. Light,

sotto lo pseudonimo di Kira, vuole farsi

conoscere e ci riesce uccidendo tutti i criminali

per arresto cardiaco (usando il

Death Note, si può scegliere le modalità di

morte delle persone segnate sul quaderno).

I delitti non passano inosservati e l’interpol

chiama Elle per risolvere il caso. Da

qui inizia una guerra psicologica tra Light

ed Elle, dove non ci sono buoni o cattivi,

ma ognuno lotta seguendo le proprie convinzioni

e il lettore può patteggiare per

una parte o per l’altra. I personaggi sono

caratterizzati in maniera ineccepibile:

Light, ad esempio, possiede alcuni tratti

caratteristici del disturbo antisociale di

personalità, con assenza totale di pietà per

gli umani che uccide con il Death Note.

Essendo un manga fortemente strategico,

Light cerca di liberarsi di Elle e quest’ultimo

cerca di rivelare l’identità di Kira. I due

si conoscono e si fronteggiano a viso aperto,

a Light per sbarazzarsi di Elle gli serve

scoprire il vero nome del suo avversario.

Praticamente non c’è azione, solo discussione

e ragionamenti logici dei personaggi.

Ogni arco narrativo è imperniato sull’azione

di uno dei due personaggi e sulla reazione

dell’altro, un gioco che trascina emotivamente

loro e tutte le persone che gli

stanno intorno. E di conseguenza, anche il

lettore. Per Light c’è il rischio di perdere il

proprio futuro garantito, mentre per Elle

c’è il timore della morte. Il gioco è coinvolgente

e l’aria è carica di tensione, ma

anche nei momenti di maggiore complessità

tutto viene spiegato abbondantemente

attraverso i pensieri dei personaggi, in

modo tale da rendere la lotta abbastanza

complessa da stupire, ma comprensibile. Il

disegno è impeccabile. Pulito e preciso,

realistico nella rappresentazione dei personaggi,

dinamico nelle scene d’azione e

chiarissimo nelle scene statiche. Takeshi

Obata fa del suo meglio per rendere le

scene quanto più comprensibili, dando

moltissima attenzione ai personaggi ed

alla loro espressività. Death Note non è un

fumetto che si legge in mezz’ora, bisogna

prestargli attenzione e concentrazione per

capirlo…

Ringrazio mangabd.it per degli spunti relativi

a questa recensione.


30 Campo de’ fiori

“ORGANA NOSTRA, un Tesoro che ci appartiene”

TERZA EDIZIONE

CALENDARIO DELLA

MANIFESTAZIONE

“ORGANA NOSTRA” 2008

TUSCANIA – Domenica 14 novembre, alle

18,30, risuonerà nel duomo di Tuscania la

voce dell’antico organo “Angelo Morettini”

del 1845. Si tratta del primo concerto della

rassegna “Organa Nostra, un Tesoro che ci

appartiene”, ideata dall’organista Luca

Purchiaroni e promossa dall’associazione

culturale “Città di Tarquinia” con l’appoggio

della Provincia e della Camera di

Commercio, che da tre anni ormai offre

un’interessante panoramica del patrimonio

organario della provincia viterbese, ancora

poco conosciuto ma che merita senz’altro

un approfondimento. Il maestro

Ferdinando Bastianini, l’organista che si

esibirà per questa inaugurazione, ha voluto

dedicare il concerto al Rev. Don Steno

Santi, ancora vivo nella memoria dei

tuscanesi per il suo esemplare operato cristiano

e per le molte iniziative da lui intraprese,

tra cui il restauro di quest’organo.

Un restauro cui non è seguito però un uso

sistematico dell’organo, necessario per il

buon funzionamento di ogni strumento

musicale, vuoi per mancanza di professionisti

vuoi anche per una certa, deleteria

noncuranza. Per questo c’è bisogno di

attenzione e di sostegno da parte del clero

come dell’amministrazione comunale, trattandosi

di un oggetto sacro e culturale al

tempo stesso. Le musiche scelte dal maestro

per questo gustoso programma provengono

dalla penna di autori italiani che

vanno dai settecenteschi Zipoli e Galuppi

ai più tardivi Paisiello Bellini e Donizetti,

famosi per essersi dedicati principalmente

all’Opera. L’ingresso al concerto è gratuito.

Maggiori informazioni su

www.acmusicaletarquinia.eu , mail:

lucapurchiaroni@yahoo.it .

Domenica 16 Novembre, ore 18,30

TUSCANIA

Duomo, P.zza D, Bastianini

In Memoriam Rev. Steno Santi

Ferdinando Bastianini, organo

Venerdì 21 Novembre, ore 18,30

VITERBO

chiesa S. Pietro, fuori le mura, Porta S.

Pietro

Giovani leve

Matteo Biscetti e Elena Ferrini, organo

Ivan Palaia, violino

Sabato 29 Novembre, ore 18,30

CIVITA CASTELLANA

Cattedrale, P.zza Duomo

Classe 1685

Donato Salvatore Cambò, flauto

Luca Purchiaroni, organo

Domenica 30 Novembre, ore 17

VILLA S. GIOVANNI IN TUSCIA

chiesa di S. Giovanni Battista, P.zza

Maggiore

Arie sacre

Elisabetta China, voce

Luca Purchiaroni, organo

Lunedì 8 Dicembre, ore 17

TARQUINIA

chiesa del Suffragio, P.zza Matteotti

Magnificat anima mea

Ensemble vocale “Soave Armonia”

Luca Purchiaroni, organo

Domenica 14 Dicembre, ore 17

BASSANO ROMANO

chiesa Ss.ma Maria Assunta, centro storico

Aspettando il Natale

Marco Bondini, organo

Passando per Civita Castellana ho incontrato un

palazzo con dei balconi bellissimi e mi sono fermata

a fare una foto , ed ho pensato, perchè non dedicare

un piccolo spazio sul vostro giornale ai balconi

più belli dei nostri paesi?

Saluti, Barbara da Faleria

Prendiamo spunto dall’e-mail della nostra amica lettrice

per invitarvi a recapitarci le foto dei balconi in fiore che,

a primavera, coloreranno le vie delle nostre cittadine.

Nel frattempo, visto l’approssimarsi delle festività natalizie,

vi invitiamo a mandarci le foto dei vostri

alberi di Natale.

Il più bello troverà spazio sulle nostre pagine


Campo de’ fiori 31

Via Roma

di Enea Cisbani

Via Roma è l’asso urbano e viario per

eccellenza di Civita Castellana.

Ha origine dalla monumentale Piazza del

Duomo dominata dalla Cattedrale dei

Cosmati e termina con il quartiere di località

la Penna.

Sulla celebre via cittadina prospettano il

Forte Sangallo con i suoi possenti torrioni

e singolari fabbricati urbani realizzati agli

inizi del ’900, come Villa del Priore/Brunelli

e la Villa Tarquini, già appartenente a

Francesco Tarquini, importante e noto storico

locale.

Via Roma è la ben nota Via Lauretana,

realizzata nel XVIII sec. per volere del

Cardinale Francesco Mantica, Prefetto

della Camera Apostolica, per collegare

Civita Castellana con la strada consolare

Cassia nei pressi di Monterosi e a costituire

un collegamento diretto con la consolare

Flaminia, di cui Civita Castellana fosse il

perno centrale e vitale.

Via Roma è un lungo rettifilo, ricalcato sul

modello dei “boulevard” francesi, caratterizzato

da una vasta presenza di platani

secolari posti ai lati della via che conferiscono

una particolare magia e forma all’intero

sistema urbano.

La zona di Via Roma conosce una forte

urbanizzazione verso la fine dell ’800: la

sua posizione acropolica rispetto al centro

storico, la salubrità dell’aria e la particolare

posizione con il continuo soleggiamento,

ne fanno la meta ambita dei ceti dominanti

che iniziano a costruire le prime ville

in forme classiche, come Villa Flamini,

Liberty e moderne come Villa Parroccini.

Nel periodo 1960/1970, ha inizio l’urbanizzazione

di Via Colombo e Via Puccini con la

zona della Madonna delle Rose.

Nel 1980 si inizia a costruire in località la

Penna, tuttora in fase di forte espansione.

E’ una via legata ai ricordi e all’immaginario

collettivo: per generazioni di civitonici è

stata la strada del passeggio e dello “struscio”

quotidiano.

Oggi appare relegata e dimenticata.

E’ più un circuito automobilistico che la

strada urbana ricca di memorie del passato.

Ben lontana dalle prime immagini fotografiche

di inizio Ottocento che mostrano

una strada polverosa con i suoi celebri pini

e con i pochi e incuriositi passanti rivolti

verso l’obiettivo del fotografo.

Lasciamo al Maestro Roberto

Costanzelli, importante e noto poeta

di Civita Castellana, il compito di illustrare

Via Roma in una sua celebre composizione

poetica:

“Un viale di Platani, stanchi di fare

i guardiani a giardini nascosti, segreti,

con un po’ del mistero

di quello dei Finzi Contini.

Ben poco è rimasto: grigiore, cespugli

Intricati, fermati dal tempo ai cancelli.............

Le nobili caste son spente; d’un niente

In un enigmatico sviluppo democratico

Han preso possesso, il ceramista,

l’artista, il rappresentante,

il venditore ambulante, l’ortolano,

l’infermiere, il barbiere,

il pensionato............

Il viale è un continuo posteggio

Per auto e per moto;

è un ben noto punto d’incontro

dei giovani baldi falisci che vestono casual,

che fanno all’amore senza timore di sguardi

indiscreti...........,

Pio Sesto, di certo,

è pentito d’aver costruito

quel ponte che allaccia

Flaminia con Cassia,

e fascia quel vallo che gira

attorno al Forte Sangallo........

Via Roma bisogna goderla di notte,

quando a frotte i fantasmi del tempo

perduto danno ancora un saluto

ai giardini incantati,

ai muri sgretolati,

ai platani stanchi avvolti

nell’ombra ormai sgombra di risa, di

grida........” .


32

Civita Castellana

Campo de’ fiori

Vita Cittadina

I maestri

Enrico

Mazzoni

e Laura

Ammannato

Coro Polifonico Don Giuseppe Bellamaria

Ha avuto luogo Sabato 8 Novembre il concerto del Coro Polifonico

Don Giuseppe Bellamaria, presso la Cattedrale di Civita Castellana.

Al termine del concerto il Sindaco della cittadina, Dott. Massimo

Giampieri, alla presenza del Prefetto di Viterbo, Dott. Giacchetti, dei

Vescovi S.E. Romano Rossi e S.E. DIvo Zadi, delle Autorità Civili e

Militari, ha scoperto una targa a ricordo della visita di Papa

Giovanni Paolo II a Civita Castellana. Organizzatore della manifestazione

l’Avv. Alessandro Fortuna, presidente del Touring Club, in

collaborazione con la Ceramica Catalano, nell’occasione rappresentata

dal Sig. Mario Rossi, sponsor della manifestazione

Canepina

Si è aggiudicata il XVIII° Palio dei Somari Città di Canepina, corso domenica 19 Ottobre, in seno all’annuale e tradizionale festa della castagna, la

cantina ‘A tiella. Il merito della vittoria va, per la maggior parte, alla bravura del fantino Fabio Ercoli, di Corchiano, che montava il somaro affidato

dalla sorte alla cantina rosso-verde. Alle altre dieci cantine del paese non resta che aspettare il prossimo anno per cercare di soffiare il titolo

alla vincitrice in carica!


Campo de’ fiori 33

Comunicato Stampa

Dopo appena un mese e mezzo dal passaggio dei

due uragani nell’isola di Cuba, che hanno distrutto

case, scuole, ospedali, l’ associazione “Semi di

Pace”, attraverso il Progetto “Amistad” dedicato a

Luca Leoni, è riuscita ad inviare il primo container

il 21 ottobre scorso dal porto di Livorno.

670 colli hanno riempito un container da 40 piedi

di vestiario, viveri, scarpe, materiale sanitario,

letti, materassi, giochi, materiale igienico.

Fra circa 25 giorni arriverà nel porto dell’Avana e

tutto il materiale sarà distribuito alle popolazioni

della Provincia dell’Avana.

L’Associazione ringrazia scuole, famiglie, associazioni,

singoli, istituzioni, che hanno reso possibile

questo straordinario segno concreto di solidarietà.

Il container inviato rappresenta un valore significativo, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto per i benefici che

porterà a migliaia di persone. Tarquinia ed, in particolare, la Cittadella dei giovani sono stati il centro di riferimento per moltissime

città italiane, dove lo spirito di condivisione ha mobilitato decine e decine di volontari nel preparare tutti i donativi.

Il prossimo invio del secondo container sarà nel mese di gennaio 2009, per il quale si chiedono nuovi gesti di generosità per la

raccolta fondi. Per ulteriori informazioni, rivolgersi all’Associazione Umanitaria “Semi di Pace” - Tel e Fax sede 0766 842566 –

Tel e Fax Cittadella (mattino) 0766 842056

sito web: www.semidipace.org – e-mail: info@semidipace.org.


34

Le storie

di

Max

Campo de’ fiori

Gianni Morandi

di

Sandro Anselmi

... continua dal numero 54

Nella primavera del

1963 Gianni lancia un

nuovo disco: Ho chiuso

le finestre, composta da

Migliacci ed Enriquez,

con la partecipazione di

Gato Barbieri al sax,

che contiene sul retro

Sono contento…, interamente composta

da Morandi.

Poco dopo, però, arriva il primo insuccesso,

con il 45 giri Che me ne faccio del latino,

un brano di Marcello Marchesi, Beretta

e Bertolazzi, scritto a tempo di twist, insieme

a Il ragazzo del muro della morte,

composto da Gianni Meccia.

Lo spiacevole episodio viene subito cancellato,

grazie a In ginocchio da te, una canzone

di stampo melodico, visto il successo

precedente di Ho chiuso le finestre,

scritta da Bruno Zambrini, con testo

di Migliacci e straordinariamente

arrangiata da Ennio Morricone, con

un andamento classico.

Nel giro di poche settimane il

disco vende oltre un milione di

copie e vince, senza rivali, il

Cantagiro del ’64. Tale fu il successo

che il brano viene anche

trasformato in un “musicarello”

cinematografico, con incassi da

capogiro.

Da questo momento in poi ogni

nuovo disco di Gianni Morandi è un

successo assicurato.

Gli vengono, inoltre, proposti altri “musicarelli”

cinematografici, che riscuotono un

grande favore di pubblico, diventando dei

veri e propri fenomeni: Non son degno di

te e Se non avessi più te, entrambi sugli

schermi nel ’65, per la regia di Ettore

Maria Fizzarotti.

Nel 1966, Gianni mette a segno un altro

grande colpo: vince il Cantagiro, interpretando

il brano Notte di Ferragosto e, solo

qualche giorno dopo, corona il suo grande

sogno d’amore con Laura Efrikian.

I due si sposano nella chiesa dei Sette

Santi Fondatori dei Servi di Maria, in via

Lazzaro Spallanzani, a Roma.

Una cerimonia molto riservata, con i

parenti più stretti, i testimoni e pochissimi

amici, lontani da fotografi, giornalisti, fans

e curiosi.

Nel dicembre dello stesso anno, prima di

abbandonare momentaneamente la

scena, per assolvere al dovere della leva

militare, incide altri due grandi successi,

che serviranno al suo pubblico a sentir

meno la sua mancanza: C’era un ragazzo

che come me amava i Beatles e i Rolling

Stones e Un mondo d’amore, sigla del

rotocalco televisivo Giovani.

continua sul prossimo numero ...

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Campo de’ fiori 35

L’ ISA al Cersaie di Bologna

Nei giorni 3 e 4 del mese di ottobre

noi,delle classi 4A,5A,5C dell’Istituto d’Arte

di Civita Castellana, abbiamo avuto l’opportunità

di visitare una delle più importanti

fiere, a livello mondiale del design di

sanitari, di arredo bagno e ceramica per

rivestimenti:il CERSAIE DI BOLOGNA.

L’uscita,organizzata dalle prof Novella

Cremonini e Anna Coppola,docenti di

Progettazione all’ISA è stata strutturata su

due giorni, il primo abbiamo visitato la

fiera, soffermandoci in particolare sugli

stands dei sanitari di Civita Castellana.

Tanto è stato l’entusiasmo nel vedere le

nostre aziende, il loro design, all’altezza

dei tempi e della tecnologia...alcune aziende

ci hanno accolto con tanto entusiasmo

facendoci una breve lezione sull’aspetto

tecnico dei sanitari, altri, cosa questa carinissima,

ci hanno offerto da bere e da

mangiare, in fondo, dopo tanta stanchezza

e sacrificio lo spuntino ci stava

bene.....!!!! Abbiamo avuto la conferma

che Civita Castellana è davvero un centro

di creatività e stravaganza, niente e nulla

da invidiare alle altre Aziende presenti:

stands curati nei minimi dettagli sia per la

struttura che per le scelte cromatiche, per

le luci e per il sistema espositivo di cui

alcune davvero ad alto livello. Beh, che

dire, non ci è sfuggito davvero niente,

tutto da imparare per noi che ci crediamo

così tanto e che ci stiamo impegnando per

la nostra cittadina, affinchè un domani

chissà se qualche nome della nostra scuola

non diventi il designer delle aziende di

Civita Castellana. Secondo giorno visita a

Faenza, tanto per rimanere in tema. abbiamo

avuto l’opportunità di visitare l’Istituto

d’Arte Ballardini, famoso nel settore della

ceramica. Ci hanno accolto calorosamente

il Dirigente, gli insegnanti e gli alunni,

onorati di averci loro ospiti. anche qui un

bel confronto: una impostazione didattica

un po’ diversa, legata a realtà lavorative

più artigianali e tradizionali, ma non per

questo migliore della nostra, semplicemente

diversa!! La cosa che invece ci ha

lasciati davvero meravigliati è stato il

Museo Internazionale della Ceramica

(MIC).Tante le meraviglie da osservare,

migliaia di opere di tutti i tempi con un

allestimento curato in

ogni aspetto che solo

per descriverlo ci vorrebbero

30 pagine.

Anche qui ci hanno

accolto bene i custodi

che vi lavorano, persone

anche anziane ma

con un grande amore

per la loro città, per

quel tesoro di museo

che custodiscono con

un modo invidiabile.

Questo nostro scritto è

frutto dell’esperienza

positiva che abbiamo

vissuto e nello stesso

tempo è un caloroso

ringraziamento agli

sponsor che ci hanno

consentito di realizzare

questa uscita: Scarabeo

Ceramiche,

Siderplast, Simas,

Tuscialand viaggi,

ITC Consulenze.

Vogliamo anche dire

che questa esperienza

è cosi utile che dovrebbe

ripetersi ogni anno,

un contatto positivo

per noi studenti ed un

motivo per crescere.

Concludendo riteniamo

che siano

queste le attività

che motivano

la scuola e

che la uniscono

alla realtà locale

e imprenditoriale,creando

sinergia

tra noi e il

mondo del lavoro.

I ragazzi

dell’ISA

I ragazzi in uno stand a Bologna

Ragazzi e Prof a Faenza

Professoresse dell’ ISA di Civita Castellana e i professori dell’ISA di Faenza


36

Campo de’ fiori

Si sa che per costruire qualcosa di

grande e duraturo nel tempo, si

deve iniziare con poco, partire dal

basso, ma mettendo tutte le energie

e la passione necessarie. Così

è accaduto per la Mondial Tufo,

azienda leader del settore, a livello

nazionale ed internazionale, che

iniziò il lavoro di estrazione del

tufo più di mezzo secolo fa, senza

nemmeno immaginare lontanamente

dove sarebbe arrivata. Era

l’immediato secondo dopoguerra,

periodo di grande povertà ma

anche di grande voglia di ricostruzione

per l’Italia, quando Martino

Campanile lascia la Campania, sua

terra d’origine, e arriva nel viterbese,

in cerca di una occupazione

che gli avesse permesso di sostentare

la sua numerosa famiglia.

L’Italia era tutta da rifare e, per

questo, necessitava di materiale

base per i lavori edili. Martino ci

vede, da subito, lungo. La zona in

cui si è stabilito è ideale per l’estrazione

del tufo, vista la sua origine vulcanica,

e ricca, dunque, di materia prima

pronta per essere lavorata e venduta. Si

rimbocca le maniche, aiutato anche da

alcuni dei suoi sette figli, e intraprende

questa nuova attività, nonostante tutte le

difficoltà e la durezza del lavoro.

L’estrazione, infatti, è interamente manuale:

i blocchetti, di dimensioni 30x40 cm,

molto più grandi rispetto a quelli che vengono

prodotti attualmente, venivano completamente

tagliati a mano.

Mondial Tufo:

estrattori di tufo da quattro generazioni

Da sx: Manuele Cavalieri, Raul, Umberto Campanile (fratello di Martino), Giuseppe Di Nardo, Martino

Campanile, Luigi Campanile (figlio di Martino)

A patire dalla metà degli anni ’50, poi, iniziano

a comparire le prime macchine, che

tagliano e rompono il tufo con un piccone,

lasciando solo le rifiniture al lavoro

manuale degli operai. Ma, con il passare

del tempo, anche le tecnologie di questo

settore si affinano e arrivano macchinari

ancora più sofisticati. Già nella seconda

metà degli anni Sessanta, infatti, si iniziano

ad utilizzare macchine che tagliano i

blocchetti su tutti e quattro i lati.

La produzione dell’azienda, però, subisce

Da sx: Francesco Campanile (fratello di Martino), ....., ....., ....., ....., Umberto Campanile

di Ermelinda Benedetti

un forte arresto con la morte del fondatore,

Martino, nell’agosto del 1959. La cava

viene ereditata dai suoi figli, che inizialmente

non riescono a gestirla. La sua normale

attività lavorativa riprende solo dopo

un periodo di fermo, grazie a Romano

Foffi, marito di una delle figlie di

Campanile, che nel 1974 si propone di

prendere in mano le redini della situazione.

In quello stesso anno, insieme ai

cognati, decide di ampliare l’azienda di

famiglia e di rilevare la cava di Fontana

Matuccia a Civita Castellana. L’anno

successivo si spostano a Santa

Susanna e, poco tempo dopo,

Romano prende un’importante

decisione: lasciare la cava di famiglia,

per la quale aveva speso tante

energie, e cominciare tutto da

capo, in proprio, forte dell’esperienza

precedente. Il nuovo sito individuato

per l’estrazione del tufo corrisponde

all’incirca alla zona vicina

all’attuale Aldero Hotel.

Ecco che nel 1977 viene ufficialmente

costituita la Cava Tufo Foffi

Romano, la prima vera e propria

azienda della famiglia Foffi, che

all’epoca contava appena 5 dipendenti,

ma che era destinata a crescere

notevolmente nel tempo.

continua sul prossimo numero


di Riccardo Consoli

... continua dal numero 54

Per ritornare brevemente alla Original

Dixieland Jazz Band ricordiamo come

nel 1919, una sua esibizione presso il

London Hippodrome avesse determinato

l’avvento del Jazz in Inghilterra; in quella

occasione la Band si esibiva con la sua

tipica formazione pur comprendendo due

saxofoni con funzione quasi decorativa;

allorquando però, il 24 novembre 1920, la

stessa Band incide nuovamente a New

York, la direzione della Victor Talking

Machine Company pretende che della formazione

faccia parte anche il saxofono,

peraltro, lo stesso Nick LaRocca si rende

ben conto delle difficoltà di mantenere la

popolarità acquisita senza ricorrere all’impiego

di questo strumento.

Ormai il saxofono costituisce una vera e

propria esigenza per il pubblico e le Jazz

Bands non possono più ignorarlo, tuttavia

non è un successo incontrastato, soprattutto

a New Orleans culla del Jazz, lo

stile sviluppatosi nella città del Delta ha

ormai una sua fisionomia ben definita e

quel linguaggio cresciuto nelle strade, nei

bar e nelle case di piacere di Storyville è

già adulto al momento dell’ingresso degli

Stati Uniti nella prima guerra mondiale.

Sembrerebbe che una Band che si esibiva

a New Orleans, nello storico locale di Tom

Anderson posto all’angolo di Basin

Street, avesse nella sua formazione tre

sax, un contralto, un tenore e un soprano,

tutti suonati dal famoso clarinettista

Albert Nicholas, ma si trattava di una

rara eccezione poiché questo nuovo strumento

non incontrava ancora il favore

degli appassionati.

Allorquando il 12 novembre 1917, per ordine

del Governo, New Orleans chiude il

quartiere a luci rosse di Storyville cede lo

scettro a Chicago che da quel momento

diventa la capitale del Jazz e, poiché qui il

saxofono gode già della stima del pubblico,

la logica conseguenza è il suo ingresso

anche nell’organico tradizionale di New

Orleans.

Oltretutto, il forte legame esistente tra gli

Stati Uniti e l’Inghilterra nell’immediato

dopo guerra, contribuì a favorire gli

scambi culturali e, per quanto attiene

quelli musicali, le Bands americane fecero

scuola contribuendo alla diffusione del

suono del saxofono, anche grazie alle

innumerevoli trasmissioni

effettuate dalla neonata

BBC - British Broadcasting

Company divenuta, successivamente

BBC-British

Broadcasting Corporation.

Abbiamo visto come il

Chicago Style fosse intimamente

legato all’impiego

del saxofono al punto

da dare origine alla c.d.

Saxophone Craze sembrerebbe

che tra i Band

leaders dell’inizio nove-

Coleman Hawkins

cento Art Hickman e

Isham Jones furono tra i

primi ad introdurre la

sezione di saxofoni nelle

loro formazioni e nell’orchestra

di Paul

Whiteman, la più popolare

degli anni venti, non

era raro vedere i saxofonisti

suonare più di uno

strumento.

Il decennio 1920 - 1930,

rappresenta il periodo in

cui la popolarità del saxofono

tocca i massimi livelli

in sintonia con l’esuberanza

di una società come

quella statunitense dell’epoca

inebriata com’era

dalle favorevoli previsioni

economiche e, grazie

all’avvento della radio e

del cinematografo, l’intrattenimento

giocava un

ruolo sempre più importante.

Citando il saxofono non possiamo non

ricordare Coleman Hawkins colui che ne

avrebbe fatto uno strumento del Jazz,

infatti, prima di lui il saxofono tenore non

aveva avuto esponenti di spicco, già all’età

di cinque anni aveva cominciato a studiare

il pianoforte, ma ad appena nove

anni ricevette in regalo il suo primo sax

tenore e ne divenne affascinato.

Sveglio e precoce al punto da essere

soprannominato Bean - Mente, nel 1920

Coleman Hawkins suonava il sax tenore

a Kansas City come componente di una

orchestra che accompagnava i film muti,

successivamente, dopo aver militato per

alcuni anni con i Jazz Hounds guidati da

Mamie Smith, decise di mettersi in proprio;

in occasione di una Jam Session,

Coleman Hawkins venne ascoltato da

Flecher Henderson che lo convinse a far

parte della sua grande orchestra destinata

a diventare la prima vera Big Band della

storia del Jazz.

Una lunga tounèe in Europa, che si protrasse

fino allo scoppio della seconda

guerra mondiale, lo costrinse a restare

lontano dagli Stati Uniti dove però egli

aveva fatto scuola al punto che la schiera

dei suoi discepoli si ingrandì enormemente,

anche grazie alla popolarità crescente

delle Big Bands, all’interno delle quali,

trovavano ormai posto cinque saxofoni.


Campo de’ fiori 39

Ceramisti della Ceramica Facis di Civita Castellana - anno ‘55-‘56. Foto di Francesco Barboni

LA CRISI DELLA CERAMICA NEL 1905

(n.d.r. articolo tratto dal “Numero Unico” del 1958)

Nei primi anni del 1900, non senza scosse e crisi ebbe inizio

a Civita C. la trasformazione della lavorazione ceramica da

tipo artigianale a tipo industriale. Nel 1905 si ebbe un famoso

sciopero, che durò oltre un mese; e le ragioni immediate

furono la riduzione dei salari dovuta a maggiore produzione.

Nello scorrere le cronache di quei tempi, abbiamo logicamente

rapportato la situazione di allora alla presente. In quegli

anni, gli impresari riuniti nel sodalizio unitario, affrontarono

coraggiosamente il problema del rinnovamento e, nonostante

le scosse iniziali, riuscirono nell’intento. Basti pensare

che nel 1905, gli stessi operai formarono una Cooperativa

Ceramistica che ebbe inizio presso il Casale Testaccio all’attuale

complesso Marcantoni. Per quei tempi, l’innovazione fu

necessaria per non perire; a distanza di mezzo secolo si ripresenta

ancora lo stesso problema, anche se sotto altra luce e

difficoltà. Nel 1905 il Consiglio delle Fabbriche operava davvero;

oggi purtroppo, tot capita tot sententiae; e quel che è

peggio, si crede eccessivamente al poter politico e ad interventi

extra, con risultati effimeri provvisori.

LO SCIOPERO DEI CERAMISTI

Quello che dicono i ceramisti

(n.d.r. articolo del “Messaggero” del 31.10.1905)

Civita Castellana – 31. 10 1905. gli operai delle fabbriche riunite per

la produzione della ceramica che in numero di circa un centinaio si

son posti in isciopero, a causa principalmente di una diminuzione di

tariffa testè stabilita dalla direzione e che riguarda gli “stampatori” dei

piatti, mi pregano di pubblicare nel Messaggero le seguenti dichiarazioni,

in risposta al comunicato del Consiglio di amministrazione. Gli

operai, pur riconoscendo i grandi vantaggi che arrecano all’industria i

nuovi sistemi di fabbricazione, non ritengono possa escludersi che le

fabbriche locali, le quali procedono ancora con sistemi meno moderni,

non progrediscano e ritraggano un buon interesse dal capitale

impiegato. E se alcuni anni or sono, cioè prima della costituzione

delle società delle fabbriche riunite, all’operaio veniva data la merce

in corrispettivo della mercede, ciò devesi soprattutto a causa di poca

occulta amministrazione e da mancanza di direzione. L’introduzione

del macchinario già apportò una non lieve riduzione sui prezzi della

mano d’opera, tanto è vero che la “stampatura” dei piatti da cent. 56

al 100 fu portata a 37, ed ora si vuol ridurre di un tratto a 28, prezzo

troppo misero perché gli operai possano accettarlo.


40 Campo de’ fiori

Anguillara Sabazia

I Santonari e la festa di San Martino

Domenica 16 Novembre, ad Anguillara

Sabazia, su iniziativa del gruppo “I

Santonari” e con il patrocinio del Comune

di Anguillara, si è tenuta la Festa di San

Martino, per riscoprire quell’antica festa

popolare dei “cornuti” che un tempo coinvolgeva

la cittadina.

Durante la notte del 16 Novembre tutti i

figli dell’albero “Genoeffo” sono stati chiamati

a partecipare alla tradizione, che

vede convocare tutti gli sposi “freschi freschi”

quale buon auspicio affinchè un giorno

non si trovino anche loro “cornuti”.

Diceva

benedett’anima

de nonno:

“Si tutti li cornuti

portassero

o lampiò...

oddio che gran

illuminaziò”

Vita di S. Martino

Martino nasce in Pannonia, l’odierna

Ungheria nel 316. Figlio di un ufficiale

romano fa parte della Guardia Romana

fino ai 15 anni. Martino conobbe il cristianesimo

frequentando di nascosto le

assemblee dei cristiani. Le cronache narrano

di lui come un uomo di straordinaria

umiltà e carità, doti che sono alla base

delle leggende che si raccontano sulla sua

vita, tra cui, oltre a quella famosa del

mantello, anche quella che narra come

Martino trattasse il suo attendente militare

alla pari di un fratello, tanto da tenergli

puliti i calzari. Martino ottenuto

dall’Imperatore l’esonero dal servizio militare

si recò a Poiters dove fu battezzato e

ordinato sacerdote dal vescovo S.Ilario.

Tra le molte vicende della sua vita merita

d’essere ricordata l’erezione, da lui voluta,

dei monasteri di Ligugè e Mamontier, e il

suo operato come vescovo di Tours.

Martino morì a Candes 11/11/397 e fu poi

sepolto nella cattedrale di Tours. In

Francia S.Martino è il primo patrono della

nazione. Merita d’essere

ricordato che in

arte S.Martino è tradizionalmente

raffigurato

sul cavallo mentre

compie il gesto del

taglio del mantello.

Leggenda di S.

Martino

Era l’11 novembre, un

giorno piovoso e freddo

tanto che Martino

galoppava sul suo

cavallo ricoperto dal

mantello. A un certo

momento Martino

incontra sul suo cammino

un vecchio

coperto di pochi

stracci, barcollante e

infreddolito. Martino

vuole aiutarlo ma non

ha né denaro, né una

coperta da offrirgli e

così prende il suo

mantello e con la

spada lo taglia a metà

donandone una parte

al vecchietto. Poco

dopo mentre Martino

galoppa felice per

aver compiuto quel

gesto caritatevole, il

clima si riscalda e

dalle nuvole spunta

un sole radioso. Ecco

l’estate di S.Martino, come ancor oggi vengono

chiamate le belle giornate di novembre.

Giunta la notte Martino sogna Gesù

che con il mantello in mano lo ringrazia

per quel gesto di compassione.

Chi sono i Santonari

I Santonari nascono nel 2005 e si propongono

di riscoprire le vecchie tradizioni

popolari ormai scomparse. Tra le attività

svolte: la Festa di Santo Antonio, molto

sentita specialmente tra gli allevatori, con

giochi equestri e la tradizionale rottura

delle pile per piccoli da tre a novant’anni;

la Marcia Mariana, creata per onorare i tradizionali

“Altarini” dedicati alla Madonna

appositamente costruiti nel mese di maggio

dagli abitanti dei rioni del paese per

pregare e cantare inni alla Madonna; la

festa di San Martino, detta anche anche

“Festa dei Cornuti”, molto sentita dagli

anguillarini dei primi del novecento che

Albero dei cornuti Santonari

facevano sfilare gli sposi novelli con un

piccolo alberello pieno di corna, inoltre

venivano fatti passare sotto la porta di

entrata al paese con appeso un corno, se

questo si muoveva voleva dire che lo

sposa lo avrebbe tradito.Oggi la sfilata per

le vie del paese viene effettuata con un

goliardico corteo per le vie di Anguillara

con in spalla “l’Albero delle Corna” scultura

allegorica di Anito Anzide.

Oltre a questo sono in “cantiere” rievocazioni

di avvenimenti dei nostri avi, come la

cacciata degli Anguillarini da parte degli

Orsini dal loro paese ed i festeggiamenti

sul loro rientro, la lite tra la Comunità

dell’Anguillara ed il Collegio Germanicum

et Ungaricum ed il Principe Sigismundo

Chisium (Sigismondo Chigi) e tante altre

cose ......


Campo de’ fiori 41

1963: cadeva la Rocca

Farnese di Corchiano

di Ermelinda Benedetti

Il tempo passa, ma ci sono avvenimenti,

emozioni, sensazioni che difficilmente si

dimenticano, ricordi che nemmeno la frenesia

della vita che continua possono cancellare

dalla memoria. Si dice che la mente

dell’uomo abbia più propensione a ricordare

gli avvenimenti spiacevoli piuttosto che

quelli belli, e il crollo dell’antica rocca

Farnese di Corchiano è decisamente da

annoverare tra quelli poco felici, soprattutto

per coloro che furono toccati in prima

persona dalla disgrazia, per coloro che

videro crollare con essa una delle poche

cose che possedevano e che custodivano

gelosamente. Tante volte si era ripetuto

che prima o poi sarebbe crollata, ma

comunque ci si continuava a vivere, quasi

a volerla sfidare, a voler sfatare quelle previsioni,

timorosi, ma increduli che quelle

mura così robuste, che avevano resistito

per tanti anni, alla fine avrebbero ceduto!

A distanza di ben 45 anni, il ricordo di chi

visse quelle ore drammatiche, è ancora

vivo, intatto, come se tutto questo tempo,

in fondo, non fosse trascorso, come se le

lancette dell’orologio si fossero fermate

alle ore 22.00 di quel 13 giugno 1963.

Vilma Sciardiglia abitava da otto anni nella

casa al secondo piano della rocca, insieme

al marito Angelo Petrucci e ai loro tre figli

Anna Clelia di 6 anni, Luciana di 4 e il piccolo

Florido di 2. Mi descrive perfettamente

ogni angolo della sua abitazione, arredata

con tanto amore, proprio come se

avesse gironzolato per quelle stanze fino a

qualche minuto prima del nostro incontro.

Ma in quell’imponente edificio, che dominava

il piccolo borgo, non abitava solo la

sua famiglia. Vi abitavano altre due famiglie,

i membri delle quali si salvarono grazie

alla tempestività di Angelo, che per

primo colse i segnali di ciò che stava per

accadere. Nella notte che precedette quel

doloroso giovedì, come ricorda Vilma, suo

marito fu svegliato, intorno alle 2.00, dal

rumore di un trave del soffitto che, nella

camera accanto, si era incrinato e aveva

tutta l’aria di voler cadere completamente.

Preoccupato anche da quella crepa che,

qualche giorno prima, si era creata lungo il

muro e che aveva tenuto sotto controllo

nei gironi successivi, costatandone un leggero

ma considerevole allargamento, capì

che non c’era tempo da perdere e che

sarebbe stato meglio mettere tutti in

salvo. Destò la moglie dal sonno e senza

fare troppi allarmismi, ma accendo appena

alla situazione, la pregò di portare i figli

dalla madre, che abitava a pochi passi da

lì. Avvertì, poi, glia altri inquilini, alcuni dei

quali, però, non diedero troppo peso alle

sue parole e chiese a Vilma di provvedere

a svuotare l’armadio. Ma proprio mentre

Vilma era in camera, seduta sul letto

intenta a vestirsi frettolosamente, un trave

del soffitto le cadde accanto, facendole

lanciare un urlo di paura che quasi la paralizzò.

Lo spavento fu tanto che non riuscì a

mettere più piede nella stanza e, accompagnata

fuori dall’appartamento, furono i

vicini, corsi in aiuto, a provvedere allo

svuotamento della casa. Molta della mobilia

fu appoggiata nella piccola piazza lì

accanto, altra trovò posto negli spazi vuoti

delle abitazioni di chi popolava il centro

storico. Nel frattempo Angelo corse ad

avvisare il sindaco, Torquato Carosi, di

quanto stava accadendo, il quale, giunto

sul posto, decise di avvertire i pompieri e il

Genio civile, perché venissero presi i dovuti

provvedimenti, dato che ormai non si

poteva fare che assistere al triste spettacolo,

nulla avrebbe potuto evitare il crollo.

continua sul prossimo numero


42

Campo de’ fiori

La storia dell’aeroporto di Viterbo

Dal 1936 ad oggi

Come tutti sappiamo,

l’anno in corso è stato

quello decisivo per definire

il futuro aeroporto

civile di Viterbo. Se ne

parla moltissimo sui

giornali ed anche in

di Arnaldo Ricci varie conferenze a livello

politico e non. Sono

convinto che la realizzazione di quanto

sopra detto, porterà per la nostra provincia

interessanti opportunità di sviluppo

economico a tutti i livelli. Il mio parere

(ripeto, soltanto il mio parere) è che, leggendo

i vari articoli scritti sull’argomento,

si ha l’impressione che si debba costruire

un aeroporto di sana pianta, ovvero, sembra

che l’aeroporto a Viterbo non sia mai

esistito!L’aeroporto, a Viterbo, invece, esiste

ed è operativo fin dal 1937! Ho scritto,

pertanto, l’articolo che segue per conoscerne

la storia. La struttura aeroportuale

esistente è operativa soltanto dal punto di

vista militare e viene definita dall’ICAO

(International Civil Aeronautical Organization)

military airport. Attualmente gli

aeroporti ( di tutto il mondo ) possono

essere distinti in tre categorie: militari,

civili, ibridi. Per esempio, l’aeroporto di

Fiumicino è civile, come Milano Linate;

quello di Viterbo è militare come Grosseto,

Grazzanise o Guidonia; quello di Ciampino

è invece ibrido, opera sia come militare

che civile. Nel 1936 quando si decise di

costruire un nuovo aeroporto a Viterbo, le

distinzioni da me sovra citate non avevano

possibilità di esistere, perché semplicemente

non esisteva l’aviazione civile! In

Italia, come nella maggior parte degli

stati del mondo, l’aviazione civile, iniziò a

svilupparsi solo dopo la seconda guerra

mondiale; questo significa che tutti gli

aeroporti costruiti prima del 1945 erano

adibiti esclusivamente ai voli militari;

L’aeroporto di Viterbo è rimasto fino ai

giorni nostri una struttura militare. Nel

1935, quando fu deciso di costruire un

nuovo aeroporto nel Lazio, la scelta cadde

su Viterbo per tre motivi: l’ottima posizione

geografica centrale, la morfologia del

territorio, i collegamenti ferroviari allora

esistenti ( Viterbo era già collegato via

ferro con Orte e di conseguenza anche con

Civitavecchia, tramite la ferrovia costruita

(come la Roma Nord) dall’Ing

Besenzanica nel 1933). Sembra assurdo,

ma Viterbo e provincia, erano meglio collegate

alla rete ferroviaria italiana nel 1935

che attualmente! I lavori di costruzione iniziarono

nell’ottobre del 1936; essi furono

affidati dopo regolare gara, alla ditta fratelli

Vaselli che completò l’opera esattamente

in un anno; furono assunte 360

persone fra operai e maestranze; nell’ottobre

1937 l’aeroporto era pronto e funzionalmente

operativo! In un intervista rilasciata

dal Ten. Col. Vezzini ( grande esperto

di strutture aeroportuali di allora ) nel

1938, per un noto quotidiano; alla domanda

“perché è stato scelto Viterbo, rispose:

“ la bellissima posizione geografica al centro

del territorio nazionale, dalla quale con

lo stesso tempo di volo si possono raggiungere

tutte le regioni situate sia a nord

che a sud, come pure le isole, per il clima

e le condizioni meteorologiche che permettono

di effettuare qualsiasi operazione

aerea nell’arco medio di 350/355 giorni

dell’anno”. Dopo qualche anno scoppiò la

guerra e l’aeroporto che aveva come sede

il IX stormo, fu utilizzato intensamente

come base, dalla quale partivano gli S79 (

il gobbo maledetto come lo chiamavano gli

inglesi) che bombardavano Malta, nonché

altri bombardieri per altre missioni. Subito

alla fine del secondo conflitto mondiale, la

struttura venne intitolata con solenne cerimonia

al Ten. Pilota Tommaso Fabbri,

medaglia di Bronzo al valor militare, caduto

in A.O.I. a causa di un incidente di volo;

attualmente conserva ancora quel nome.

Dopo la guerra l’aeroporto fu sede del

C.I.R.A.M. (centro istruzione reclute

Aeronautica Militare) ; nel 1953 e fino al

1958 ospitò la scuola allievi automobilisti

A.M.; dal 1958 al 2003 ospitò la scuola

della VAM (Vigilanza Aeronautica Militare);

dal 2004 ed attualmente è sede della

scuola Marescialli A.M. All’interno dell’aeroporto

operano attualmente anche

importanti reparti dell’aviazione leggera

dell’Esercito nonché l’Aeroclub dove si

svolgono corsi per addestramento piloti,

compresi quelli per piloti di linea. In questo

momento, dove sembra che sia stato

tutto deciso per trasformare l’aeroporto

militare in civile, credo che un po’ di storia

sia bene conoscerla e personalmente

auspico che diventi un aeroporto ibrido,

come Ciampino.

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it


Campo de’ fiori 43

L‘angolo Bon Ton

Signore e Signori: Il Galateo

Come avrete notato,

da questo numero la

mia rubrica ha un

nuovo titolo.

Proprio così, cominceremo

infatti un viaggio

attraverso tutto ciò che

gira intorno al Galateo,

o meglio a quella che

di Letizia Chilelli

ormai tutti chiamano

l’arte del ricevere.

Questo non significa che abbandonerò il

discorso sui vini o che vi annoierò con

regole ed etichette, ma credevo, visto che

parlo spesso di bere e mangiare, di fare

cosa gradita a voi, occupandomi di tutte

quelle norme che aggiungono valore ad

una bella serata passata tra amici o a cene

molto più formali.

Come fare un invito

Qui, la regola a cui non ci si può assolutamente

sottrarre è la chiarezza: specificate

esattamente data, ora e genere di un invito,

ad esempio una cena fredda, una cena

in piedi, una riunione, un aperitivo…

Se avete un rapporto di confidenza con chi

dovrà ricevere il vostro invito, basterà una

semplice telefonata o un invito a voce,

mentre in caso contrario dovrete ricorrere

all’invito scritto, che ricordo dovrà essere

spedito almeno quindici giorni prima della

data prevista per la cena; il biglietto potrà

essere scritto a mano, con grafia elegante

e chiara, specificando in basso a destra il

numero di telefono e l’indirizzo, e se fosse

di rigore per qualche cerimonia particolare,

verrà scritta in basso a sinistra, la frase

di rito: “è gradito l’abito scuro”.

Sempre in basso a sinistra del biglietto si

scriverà la sigla p.c. (pregasi confermare),

indicherà che la conferma è gradita.

In questo caso, le persone invitate, si premureranno

di comunicare per tempo la

propria partecipazione o meno al vostro

invito.

Chi invitare

Questa è una fase molto importante per la

padrona di casa; infatti, la buona riuscita

di un pranzo o di una cena, dipende dall’omogeneità

degli invitati.

Non è indicato invitare contemporaneamente

persone tra le quali c’è (per un

qualche motivo) incompatibilità.

Per il numero delle persone da invitare

eccovi qualche consiglio:

- tavolo per sei: questo è un tavolo per

persone che si conoscono bene, tra le

quali c’è accordo e intimità: infatti la conversazione

è immediata e confidenziale;

- tavolo per otto: questo è il numero ottimale,

l’atmosfera verrà animata al punto

giusto e la serata sarà allegra e viva;

- tavolo per dieci: tavolo dispersivo, il

rischio in cui si incorre è che si creeranno

dei “gruppi” chiusi che non si amalgameranno;

- tavolo per dodici: in questo caso il clima

è piuttosto formale, a meno che non ci si

trova di fronte ad una serata “rustica”, che

avrà in questo caso un atmosfera più semplice,

rilassata e allegra.

Come riceveremo gli ospiti

Il miglior benvenuto per gli ospiti, sarà

sicuramente il sorriso della padrona di

casa.

Sarà infatti lei ad accogliere gli invitati e ad

introdurli in soggiorno, e sarà sempre lei a

fare le presentazioni: ricordo che l’uomo

viene presentato alla donna, e alla persona

più anziana verrà presentata la persona

più giovane.

Prima del pranzo o della cena saranno graditi

aperitivi e stuzzichini (non in quantità

esagerata), si potrà così far passare agli

ospiti il tempo in allegria e chiacchiere nell’attesa

dell’arrivo degli altri invitati.

(Bibliografia “La mia Cucina”)

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piazza della Liberazione n. 2.

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44 Campo de’ fiori

I “GESTI BIANC

Il signor Domenico faticò un po’ ma alla

fine vinse lui. Sua moglie Cesira non voleva

sentirne di tagliare i due abeti secolari

ed i sei ulivi del giardino di fronte alla loro

villa di campagna. Così, dopo vari tira e

molla, si costruì un campo da tennis in

terra battuta. Per il buon esito del progetto

fu determinante lo charme giovanile

delle ragazze tenniste ritratte in queste

fotografie.

La notizia non sarebbe tale se si omettesse

d’indicare la data degli scatti, il 1928,

ed il luogo dove vennero effettuati: si,

siamo proprio a Civita Castellana, precisamente

all’interno di villa Petti - o Di

Battista - su via Roma.

I nove ragazzi immortalati, sei donne e tre

uomini, rappresentano i pionieri del tennis

civitonico, e, probabilmente, della provincia

di Viterbo. E questa è una notizia.

Perché i più, compreso chi scrive, hanno

sempre pensato al campo di don

Checchino, dietro la chiesa parrocchiale di

S. Benedetto, come al primo impianto tennistico

di Civita Castellana.

“Fu mio padre Fabio, che compare nelle

fotografie con mia madre Maria Teresa e

con i loro amici, che ebbe l’idea di costruire

quel campo da tennis nel 1926. Lo convinsero

i due carissimi amici l’avvocato

Valerio Flamini, che abitava lì vicino, ed

Antonio Steyr, imprenditore civitonico

figlio di Antonia Tarquini”. A fornire le inedite

notizie ed i documenti sono l’avvocato

Vittorio Di Battista e la dottoressa Giada

Steyr che conservano amorevolmente le

memorie familiari.

Per chi ha a cuore la storia della nostra

città è la conferma, questa, che le scoperte

non terminano mai, come le ricerche.

“Il gruppetto di amici giocava a tennis nei

giorni festivi tra la primavera e l’autunno.

Alla primavera del 1928 risalgono le fotografie

che vengono riportate in questo

articolo. Mio padre non mi raccontò mai di

tornei veri e propri, ma solo di partite,

soprattutto di doppio, talvolta anche

misto. Tra ragazzi ventenni fu un modo

per conoscersi meglio.” Aggiunge con sorriso

ironico Vittorio.

Ma chi sono le ragazze fascinose ed eleganti

che compaiono in queste foto? Ci

soccorre ancora Vittorio: “Oltre ai miei

genitori Fabio e Maria Teresa Scopetti,

sono riconoscibili Alfonsina Sacchi, Vanda

Di Battista, Rosina Scopetti, Valerio

Flamini, Antonio Steyr con la sua futura

moglie Bianca Maria Bellini insegnante elementare

a Civita nel 1927-28, infine un

giovanissimo Ivo Scopetti. Voglio ricordare

Antonio Steyr

anche il custode del campo,

che non appare in foto, il

signor Pietro Alleghini”.

Tutte persone della buona

borghesia civitonica di quel

tempo, i cui discendenti,

ancora oggi, occupano posizioni

di prestigio e responsabilità.

Ma, al di là di questo, gli

scatti risaltano soprattutto la

serenità dello sguardo di

tutti i ragazzi, in uno col

fascino del loro abbigliamento.

Rigorosamente bianco,

nei pantaloni lunghi “a

tubo” degli uomini e nelle

caste gonne plissettate delle

donne, nell’eleganza esibita

con fiocchi e collane girocollo.

Nostalgia per quei tempi?

Forse sì forse no. Per lo stile

certamente sì. Lo stile, una

parola con un significato che

oggi andrebbe rispolverato.

Ottant’anni fa Civita

Castellana era già una cittadina

industriale con imprenditori

di spessore e operai di

grande professionalità. Si

ricordano le ceramiche

Marcantoni, Sbordoni,

Coletta, Vincenti, FACI,

Coramusi,

FIAM

L’agricoltura e l’allevamento

sono ancora due settori

molto sviluppati che assorbono manodopera.

I fondi coltivati appartengono per lo

più a poche famiglie quali Feroldi de Rosa,

Trocchi, Montanari, Morelli, Basili, Riccioni.

Artigiani, commercianti e professionisti

rendono vitale la società dell’epoca. Civita

è sede diocesana da più di un millennio,

ed il seminario vescovile, sulla piazza principale,

ne promuove le vocazioni.

L’ospedale mandamentale S. Giovanni

Decollato Andosilla diretto dal noto ed

amato prof. Vincenzo Ferretti è un punto di

riferimento sicuro per la salute dei cittadini.

Le vie di comunicazione sono, all’incirca,

quelle di sempre se si eccettua la

Ferrovia Roma – Nord che collega Civita a

Roma, e, di lì a poco, anche a Viterbo. La

stessa provincia viterbese, all’epoca di

queste foto, ha compiuto il primo anno di

vita. L’ex capitale dei Falisci vive un periodo

di forte crescita demografica ed economica

anche se la depressione mondiale

dell’anno successivo ne rallenterà il cammino.

Le foto pubblicate documentano una

generazione certamente sana e di grande

vitalità, alle prese con uno sport che

Gianni Clerici definì “dei gesti bianchi” per

via dell’abbigliamento e della bellezza

gestuale.

Per pura curiosità, bisognerà anche ricordare

che il progenitore del tennis, all’inizio

del Seicento, fece un’illustre vittima: il

Caravaggio. In un’accesa disputa di gioco

– ma certamente anche per cause diverse

– egli pugnalò a morte tale Ranuccio

Tommasoni di Terni e da lì iniziò una lunga

fuga che finì tragicamente sulle spiagge di

Porto Ercole. Altri tempi.

Il tennis mondiale di fine anni Venti del

secolo scorso è dominato, al femminile

dalla mitica Suzanne Lenglen, capace di

perdere un solo incontro (per ritiro!) in

tutta la sua carriera. Tra i maschi è al tramonto

il campione americano Bill Tilden e

stanno nascendo gli astri dell’inglese Fred


Campo de’ fiori 45

HI” CIVITONICI

di Ettore Racioppa

Da dx: Fabio Di Battista, Maria Teresa Scopetti, Bianca Maria Bellini, la sorella, Alfonsina Sacchi, Vanda Di Battista, Avv. Valerio Flamini,

Rosina Scopetti e il piccolo Ivo Scopetti

Perry e dei quattro “moschettieri” di

Francia: Henri Lacoste, Jean Borotra,

Henri Cochet e Totò Brugnon.

In Italia il tennis maschile è dominato dal

barone Hubert de Morpurgo, di origine

asburgica, e da Giorgio de Stefani, il primo

Di spalle Antonio Steyr e Bianca Maria Bellini contro Fabio di Battista e Maria Teresa Scopetti

(doppio misto tra fidanzati)

giocatore al mondo ambidestro. Giocava

solo di dritto cambiando mano! Il primo

circolo italiano di tennis moderno fu

costruito da gentiluomini inglesi a

Bordighera.

Correva l’anno 1878. Nobili e aristocratici

di fine Ottocento e inizio Novecento favorirono

la diffusione di questo sport dalle

origini antiche.

Le foto dimostrano che anche Civita

Castellana contribuì al suo successo.

Con un campo in terra battuta ricoperto di

pozzolana, le righe tracciate con polvere di

gesso, una rete appesa ad un filo d’acciaio

e tanto tanto entusiasmo dei nostri giovani

progenitori con le loro romantiche racchette

in legno con corde di budello. Sotto

lo sguardo vigile del Soratte e del mastio

Borgiano nel periodo 1926-1938.

Poco più di vent’anni e l’indimenticato don

Checchino farà costruire un circolo di tennis

aperto a tutti.

Che ancora oggi sopravvive.


46

Campo de’ fiori

A seguito delle notizie allarmanti rispetto l’acqua del lago di Vico che

fluisce nelle case dei cittadini di Ronciglione e Caprarola, presso la

sede di AK in Ronciglione, si sono riunite varie associazioni ambientaliste

e dei consumatori tra le quali ADUC, CONTRIBUENTI.IT, AICS e

la stessa ACCADEMIA KRONOS.In attesa dei risultati delle analisi delle

acque effettuate dai laboratori incaricati, le stesse hanno deciso d’intraprendere

un percorso comune coinvolgente le cittadinanze e il

mondo della scuola. A tale scopo informeranno continuamente i cittadini

dello stato della salute delle acque del lago di Vico, attraverso

comunicati stampa e manifesti. In particolare è stato creato un blog

apposito– http://cheacquabeviamo.blogspot.com - per la discussione

e la raccolta delle proposte. Si è deciso altresì di acquistare dei KIT

didattici per le analisi chimico-fisico delle acque e dei terreni, al fine di

sensibilizzare i giovani e tutti i cittadini. Tutto ciò per comprendere la

reale dimensione del problema e proporre eventuali soluzioni alle

autorità interessate. ADUC – CONTRIBUENTI.IT – AICS – ACCADEMIA

KRONOS.

Raimondo Chiricozzi

Allarme inquinamento


Campo de’ fiori 47

I ritratti di Serena Percossi

di Ermelinda Benedetti

Serena Percossi è una delle testimonianze

di come spesso la vita prenda un percorso

diverso da quello che ci immaginiamo, più

consono alle nostre inclinazioni.

Serena, 33 anni, di Civita Castellana, è

attualmente proprietaria di un negozio di

fiori, ma se potesse scegliere, molto probabilmente

abbandonerebbe tutto per

dedicarsi alla sua vera grande passione: la

pittura, o meglio il disegno a matita.

Benedetta e Valerio

Mario Bove e la nipotina Francesca

Daniela Gioacchini, la mamma di Serena

Serena dimostra questa propensione già

dalle scuole medie, al termine delle quali

avrebbe volentieri intrapreso una scuola

superiore che la istradasse in

quella direzione, ma nessuno

sembra assecondarla, consigliandole,

invece, una scuola che le

avesse dato una preparazione

professionale, in vista di un lavoro

sicuro.

Frequenta, dunque, l’Istituto

Tecnico Com-merciale di Civita

Castellana, nell’attesa di un posto

come ragioniera, magari in una

delle tante fabbriche locali.

Trovare un’occupazione, però,

non è affatto semplice e tutte le

aspettative di Serena rimangono

deluse: non riesce a trovare lavoro

in quel settore né ha più coltivato

la sua passione.

Non le resta che fare la fiorista,

cercando di estrinsecare al meglio

la sua fantasia e la sua creatività.

Serena, tuttavia, non è soddisfatta

e cade in depressione, una

bruttissima malattia che paradossalmente

le ha permesso di riscoprire ciò che più le

piace.

“Il disegno è stato terapeutico perché mi

ha aiutata a combattere la depressione.

Quando di-segno mi sento leggera”.

Ama molto riprodurre immagini fotografiche,

che ab-biano per lo più come soggetto

persone: “Cerco di cogliere ciò che va al

di là della foto, soprattutto attraverso gli

occhi”, come si può ben vedere.

Ha iniziato quasi per gioco, appendendo

qualche schizzo da lei realizzato nel suo

negozio ed ora si ritrova a dover soddisfare

richieste di amici e conoscenti che le

commissionano lavori.

Tra i primi ritratti da lei eseguiti, quello del

signor Mario Terra, Ufficiale dell’Esercito in

pensione, che ha incorniciato il suo disegno

e lo mostra a tutti orgoglioso, come

orgoglioso mi ha voluto presentare la giovane

amica.

Certo a Serena non dispiacerebbe affatto

poter conciliare utile e dilettevole, trasformando

la sua passione in un vero e proprio

lavoro.


48

Messaggi

Campo de’ fiori

La redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Tanti auguri di Buon Compleanno

a zio Luciano che il 14 Dicembre

compie gli anni, con tanto amore

il tuo nipotino Lorenzo.

Tanti auguri al mio papà Loris

che il 9 Gennaio compie 31 anni,

con amore Lorenzo.

Tanti auguri a Flavia Giove

che il 20 Novembre compie

1 anno, da mamma, papà, i

nonni e gli zii.

Tanti auguri al nostro piccolo

Lorenzo Rufini che il 9

Dicembre compie 1 anno!

Con amore mamma Simona e

papà Loris.

Tanti auguri a Massimo

Perazzoni che il 21

Novembre compie gli

anni, dalla mamma, dai

figli e dalla suocera.

Tanti auguri a Anna

Giovanetti (Nannina) che il

14 dicembre compie 96 anni,

dai figli Angelo e Maria, dai

nipoti Francesca,

Alessandra, Vincenzo e

Anna Maria e dai pronipoti

Cristina, Giulia, Jacopo e

Lucrezia.

Il 30 novembre la nostra

Giulia spegnerà la sua terza

candelina!! Buon compleanno

tesoro da nonna ‘ Etta, papà,

mamma, zii, nonni e bisnonni!!!

Tantissimi auguri

alla piccola

Valentina Paggi che

il 28 Novembre compie 2 anni,

da mamma Natascia, papà Andrea,

i nonni e gli zii.

Ti vogliamo tanto bene!

Tanti auguri di buon compleanno

a Marcella Cancelli che compie

gli anni il 29 Novembre dal

marito, i figli e tutti i parenti

che gli vogliono bene.


Campo de’ fiori 49

Auguri a Stefano

Bracalenti che il 21

Novembre compie 18 anni.

Sembravano talmente

lontani e invece sono

arrivati anche per te i

tanto attesi 18 anni.

Tanti auguri per una vita

piana di gioie e felicità,

da mamma, papà, la sorellina

Beatrice, i nonni, le

zie, gli zii e dai cugini.

Ti vogliamo tutti un mondo

di bene.

Tanti auguri a

Federico che il 15

Novembre compie

gli anni, ricordati

che ti vogliamo

tanto bene, dai

genitori Francesco

e Preziosa, dai

nonni, dagli zii,

dalla cugina e dal

fratello Daniele.

A Rosella

Il 23 Dicembre è un anno

che siamo insieme. Grazie

per tutti i bei momenti che

abbiamo trascorso e che

trascorreremo ancora insieme.

Samuele.

Tanti tanti auguri a Gabriella

Cimarra che l’11 Novembre ha

compiuto i suoi 30+30 anni, dalle

cugine Emilia e Marcellina.

Tantissimi auguri a Antonio Pilloni

e Maria Teresa Casali che il 23

Novembre festeggiano i loro

splendidi 50 anni di matrimonio.

Auguri alla

classe 1948 di

Civita Castellana

che festeggia 60

anni!!!


50

Campo de’ fiori

Fa gli auguri più dolci e più

belli il piccolo Niki alla

sorellina Linda Bruno per il

suo compleanno, compresi

gli auguri da parte di Luna,

Red e Buc. E be!!!

La mamma, il papà e la

sorellina Sofia fanno

tanti auguri alla piccola

Rebecca che il 1°

Dicembre compirà il

suo 1° anno di vita.

Ti vogliamo tutti

tanto,

tanto bene.

Tanti auguri a Enza che il 16 Novembre

ha compiuto gli anni, auguri dal marito

Angelo, dal figlio Antonio e dalla redazione

di Campo de’ fiori.

Tanti auguri a Carosi Elisa che il

15 Novembre ha compiuto 6

anni e a Chiara Carosi che il 21

Dicembre compie 1 anno dai

genitori, dai nonni e dagli zii.

Tanti auguri di Buon Compleanno

a Matteo Padano per i suoi 2 anni

che compie il 30 Novembre, dai

nonni Anna, Alessandro,

Angela e Giovanni.

Da Fabrica di Roma, arriva un trenino

carico d’auguri alla nostra adorata

principessa Linda per il suo compleanno

da parte di zio Giovanni e zia

Teresa. Si associano mamma Anna,

papà Antonio, il fratellino Niki,

nonna Maria e zio Cosimo.

Tanti auguri di Buon Compleanno ad

Ilaria e Federica di Corchiano che il

28 Novembre compiono gli anni, dalla mamma

Maria Pia e dai piccoli Luca e Giulia


Campo de’ fiori 51

La rubrica

dei perchè?

Perchè si dice cucinare a “bagnomaria”?

Si dice “bagnomaria” il sistema che prevede

l’uso di due recipienti, di cui uno

appoggiato sul fuoco, contenente acqua e

l’altro, posto nel primo, contenente il cibo

da cuocere; permette una cottura lenta di

dolci al cucchiaio o pietanze delicate la cui

riuscita non tollera l’esposizione diretta del

calore. Si tratta di una procedura impiegata

anche in laboratori di chimica, ed è proprio

in un antico laboratorio che nacque

nel primo secolo d.C. per mano di una

donna da cui la tecnica prende il nome:

Maria Giudea.

Modi di dire

Questione di lana caprina

Le pecore hanno la lana, ma le capre hanno il pelo o la lana?

Può essere una questione importante!

Quando si vuol criticare qualcuno che sottilizza, arzigogola su argomenti futilissimi,

si dice che perde tempo intorno a questioni di lana caprina.


52

Campo de’ fiori

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Campo de’ fiori 53

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sono da solo in compagnia di 2

gatti nel giardino della casa

della mia padroncina, che dopo

2 mesi di sofferenza in clinica è

volata in cielo. Sono solo, ma

ancora a casa mia, con le mie

cose…

Non mandatemi in canile, ne

morirei! Cerco una famiglia alla

quale dare tutto il mio affetto

canino: nonostante la mia

taglia media sono molto coccolone,

abituato ai gatti e ai

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54

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Civita Castellana 1953 - Bambini all’asilo dalle Suore Francescane - foto del Sig. Marco Bracci

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma 1956 processione del

Corpus Domini - Altare a Materano

Fabrica di Roma anni ‘60

Renato Francola e Paolo Marcelli


Campo de’ fiori 55

ei ricordi

Campo de’ fiori

Carbognano anni ‘30 - foto archivio Mario Ruzzi - Celeste, Ernesta ed Ernesto Ceccarelli

Carbognano 1923

Foto archivio Mario Ruzzi

Giovani in posa per

una foto di gruppo

Campo de’ fiori


56

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Civitonici al ballo domenicale di Facrica di Roma - 1957 - foto del sig. Guido Nelli.

In piedi da sx: Francesco Talia, Vito Bellizzi, Guido Nelli, Arnaldo.In basso da sx: Giuseppe Rosella, Franco Simoni, Betto Nobili.

Campo de’ fiori

Sassacci 4° elementare - 1974. In alto da sx: Maestra Rosa Campagna Macino, Luca, Roberto Sebastiani, Mauro, Alessandro Scopetti, Roberto

D’Amico, Gentili, Marco Panichelli, Ugo, Marco Cingolani. In piedi da sx: ..., Roberto Anselmi, Anna Laura Conti, Giovanna Tuia, Anna Morelli,

Sabrina Angeletti, Carla Di Francesco, Marco Mozzicarelli, Bruno Mariottini. In basso da sx: Chiara Santini, Rita Santini, Giuseppina Masciulo,

Rita Colamedici e Anna De Giorgi. Gli alunni in ricordo della maestra Rosa, recentemente scomparsa.


Campo de’ fiori 57

ei ricordi

Campo de’ fiori

Viterbo Stadio Comunale anni ‘60 - la squadra di calcio del Civita Castellana categoria Juniores

In piedi da sx: Neno Caporossi (direttore), Stradonico Romani (allenatore), Ivano Alessandrini, Carlo Sansonetti,Gino Chiani, Luigi Romani,

Sergio Mutti, Enzo Sacchetti, Antonio Campagna, Renato Fabbri, Adriani Menichelli e Sandro Anzellini (accompagnatori).

In basso sa sx: Vasco Tuia, Giorgio Lemme, Angelo Baldoffei, Rodolfo Percossi, Angelo Rossini, Massimo Raponi, Luigi Romani (mascotte).

Campo de’ fiori

Lago di Bracciano - Loc Acquarello

Scampagnata - 1952

Da sx: Ranfi Nando,

Paolelli Domenico,

Lucentini Salvatore,

Giovannetti Francesco,

Di Famiani Enrico,

Fantera Doriano,

Catinari Valentino


58

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Civitonici in gita a Montecavallo anni ‘70 - foto del sig. Ulisse Frezza

In alto da sx: Dina ..., Maria Bravini, Lucia ...,Catia Frezza, Ulisse Frezza, Maurizio Emili, Gianfranco Cingolani.

In basso da sx: Daniele D’Antoni, Stefano Emili, Danilo Cingolani, Santina Battaglia.

Campo de’ fiori

Squadra vincitrice campionato Juniores 75/76 - In piedi da sx: Nando Carvetti (allenatore), Francesco Mengarelli, Roberto Del Priore, Marco

Tontoni, Alfredo Aballe, Mauro Profili, Piero Martani, Alfonso Francocci.

In basso da sx: Maurizio Santini, Fabio Belfi, Stefano Todini, Vittorio Micheli, Fabrizio Carvetti.


ei ricordi

Campo de’ fiori 59

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma anni ‘60 - A sx: Tonino Pozzo, Sergio Mastrantoni, Armando Tranquilli .

A dx: Vittorio Pacelli, Edmondo Tranquilli, Aurelio Tozzi, Mario Anselmi, Nazzareno Proietti, Flavio Mattioli.

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Festa dell’arma 1975

Da sx: Maresciallo Parrettini, Maresciallo Leonardo Caragnano, Maresciallo Ovidio Tranquilli, Maresciallo Nazzareno Proietti, Maresciallo

Francesco De Santis, Maresciallo Mario Tirittera


60

Campo de’ fiori

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62 Campo de’ fiori

Nel cuore

Il 18 aprile di 10 anni fa, Don Pierluigi si ordinava

sacerdote a Civita Castellana. A due anni e mezzo

dalla sua scomparsa (27 Novembre 2005) lo vogliamo

ricordare con semplici parole: “Ci ha lasciati ma il

suo ricordo è vivo dentro tutti coloro che hanno

avuto il dono di averlo conosciuto. Un uomo dal

cuore grande, sacerdote, amico, un riferimento per

tanti giovani e famiglie. La sua discrezione e la sua

mitezza non si dimenticano, sono un esempio. Lui,

così comprensivo ma determinato, è ancora nei

nostri pensieri, è presente in una quotidianità frenetica

e materialistica ove la dimensione dello spirito,

che ci aiuta e ci induce a riflettere, si sta gradualmente

perdendo”.

“Ci si salva insieme, si giunge insieme presso Dio, ci si presenta insieme.

Non si arriva a Dio uno senza l’altro” (Charlès Peguy)

N.C.

La nostra stella …

Si fa sera e guardo su in quel cielo blu pieno di tante

stelle belle …

Sarà un’illusione forse una mia visione ma quella che

brilla di più per me sei tu …

E insieme a tutte le altre che ti sono vicine rispecchiando

nei mari e illuminando la terra fate in modo

che ognuno di noi guardi la sua più cara stella…

Da zia a Daniele

“Questo mese, nel numero di Campo de’

fiori, c’è un articolo su di me, lasciane qualche

copia, così i nipoti la terranno per ricordo!”.

Così avrebbe detto papà se ci fosse

stato. Ringraziamo molto la redazione di

Campo de’ fiori, ed in particolare il signor

Alessandro Soli per averlo ricordato. Antonio

era proprio così, come lo ha descritto; amico

di tutti, senza segreti per nessuno. Pacato e

discreto, educato e colto, spirito libero e

solare. Ci ha lasciati in punta di piedi è vero,

ma ha anche lasciato un solco profondo,

pronto per essere seminato da chi, come lui,

ha amato ed ama Civita Castellana. Grazie!

Giuliana e Maria Turco.

A due anni dalla scomparsa, ricordiamo con infinito affetto il nostro

carissimo amico Mauro Anselmi.

E’ ancora vivo nei nostri cuori, il suo dolce sguardo e

il suo carattere pacato.

Sandro e la redazione di Campo de’ fiori

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a pagamento per ditte o società- Tel. Fax 0761.513117

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Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina,

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del 2/6/89

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Consulente

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