02_febbraio - Porto & diporto

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02_febbraio - Porto & diporto

qualche dato qua e là, può pensare di affermare il contrario.

I numeri presentati da Risposte Turismo nel corso di Italian

Cruise Day lo scorso 28 ottobre a Venezia testimoniano una

vitalità senza pari che deve essere considerata un vanto ed

un motore di crescita per l’Italia. Nel 2011 nei porti della penisola

interessati da traffico crocieristico sono transitati più

di 11 milioni di passeggeri, con un incremento del 17% circa

sull’anno precedente; in un confronto europeo riferito al 2010,

l’Italia è nettamente il primo Paese per gli imbarchi, con il

35% del totale continentale, nonché come destinazione, con

il 21,4% del totale del traffico nei cosiddetti port of call, le

tappe intermedie degli itinerari. Civitavecchia e Venezia sono

ormai nella top 10 dei porti crocieristici mondiali, con la prima

ad aver ormai pressoché raggiunto Barcellona in Europa

e la seconda ad essere la prima in assoluto per imbarchi e

sbarchi; assieme ai due citati anche Livorno e Savona hanno

raggiunto o sfiorato il milione di movimento passeggeri.

Qualcuno obietta che tali numeri avvantaggino esclusivamente

le compagnie di crociera, che con le loro politiche cercano

di trattenere a proprio beneficio una quota pressoché

totale del volume di spesa dei crocieristi, che per le località

interessate dagli itinerari diventerebbero unicamente un peso

da sopportare. Se da un lato va senza dubbio riconosciuto

che tra le questioni da affrontare in futuro per garantire ulteriore

sviluppo al settore figura la ricerca di un più funzionale

equilibrio costi-benefici tra compagnie, porti e territori, dall’altro

è ancora una volta incontrovertibile – e numerosi sono

gli studi che lo dimostrano – come i crocieristi, sebbene con

non poche differenze all’interno, lascino ricchezza nelle località

inserite negli itinerari, contribuendo a generare ricadute

dirette, indirette e indotte per i sistemi economici locali. E a

tale vantaggio va aggiunto quello promozionale, determinato

dall’incontro tra destinazioni e crocieristi che possono essi

stessi scegliere di visitarle nuovamente in un futuro – questa

volta magari con un’altra veste di turista, non per forza

come crocierista – o consigliarne la visita ad altri. E se, in

Italia come nel mondo, il tasso di crescita delle località che

hanno investito per rendere i propri porti degli scali crocieristici

è particolarmente elevato (solo in Italia si è passati dai

18 terminal dedicati del 2000 ai 38 previsti nel 2012), non

sarà certo per una comune volontà di favorire le compagnie

di crociera!

Va poi ribadito come la crocieristica sia, prima ancora che

turismo, produzione, e pertanto si andrebbe a contemplare

solo una dimensione dell’intero fenomeno se ci si limitasse

ai dati sul traffico nei porti e sulla spesa sostenuta dai crocieristi

nel territorio. Cantieri, agenzie marittime, società di

escursioni, compagnie aeree, agenzie viaggi e tour operator,

società di catering, una lunga serie di altre attività solo

apparentemente scollegate dalla produzione crocieristica.

L’edizione 2011 – riferita all’anno 2010 - dello studio annuale

dell’European Cruise Council indica in 14,5 miliardi di euro

circa il totale delle spese dirette in Europa determinate dalla

produzione e dal turismo crocieristici, cifra che supera i 35

se si sommano ad esse gli effetti indiretti e indotti. Dei 14,5

miliardi, 4,5 (oltre il 30%, in crescita del 5% circa rispetto al

2009) ricadono sull’Italia, con un contributo all’occupazione

nei diversi settori interessati da tale fenomeno stimato in oltre

99.000 posti di lavoro (il 32,1% del totale europeo). Se l’Italia,

così come Regno Unito e Germania (al secondo e terzo

posto della classifica ma decisamente staccati, con rispettivamente

2,5 e 2,3 miliardi di euro di spesa diretta generata),

beneficia di tali risultati è perché, informa l’European Cruise

Council, si caratterizza non solo per essere destinazione e

origine di flussi crocieristici, ma anche per avere all’interno

dei propri confini nazionali quartier generali di più compagnie,

qualificati e importanti cantieri navali attivi tanto nella costruzione

di nuovi impianti quanto nella loro riparazione, una serie

di aziende impegnate nell’assistenza e rifornimento alle

navi, e per creare conseguentemente numerose opportunità

occupazionali.

È evidente pertanto come il fenomeno vada inquadrato

e analizzato nella sua interezza, riconoscendo, appunto, la

dualità di produzione e turismo crocieristici: solo in questo

modo è possibile comprendere la rilevanza straordinaria che

il comparto ha per l’Italia. L’attività delle due principali compagnie

di crociera nella classifica di traffico generato per i porti

italiani, Costa Crociere e MSC Crociere, assicura ricadute di

assoluto rilievo sul sistema economico italiano. Lo studio che

realizza per la prima il Politecnico di Milano indica, per il 2010,

Francesco di Cesare

Presidente e Amministratore di Risposte Turismo

Curatore di Italian Cruise Day

Continua a pag. 62

and 21.4% of port-of-call traffic. Civitavecchia and Venice

are in the world’s top ten cruise ports with Civitavecchia

equalling Barcelona in passenger numbers and with Venice

as the number two port for numbers of passengers

embarked and disembarked. Livorno and Savona have

also exceeded one million passengers.

Critics say that the cruise companies try to dictate the

way passengers spend their money and as a result the

destination is left with the costs of handling the passengers.

There is no doubt that future development of

cruise must find a better balance between cruise companies,

ports and territory. Numerous reports show that

cruise passengers bring wealth to the places they visit.

Promotion can also encourage passengers to return to

the places visited possibly not just in a cruise ship. Since

2000 Italy has invested in ports to receive cruise ships increasing

the number of terminals from 18 to an expected

38 in 2012. It must be repeated that the business does

not just derive just from port traffic and passenger visits

but involves many other activities such as shipyards,

shipping agencies, caterers, travel agents, airlines, and

tour operators. According to the European Cruise Council

the total European direct value of cruise amounted to

14.500 million euro, an amount which rises to 35.000 million

euro if indirect value is included. 4.500 million euro

of the 14.500 million benefits Italy, an increase of 5%

over 2009. The business employs 99.000 people in Italy

(32.1% of the total for Europe). Italy is followed by the UK

with 2.500 million euro and Germany with 2.300 million

euro. According to the European Cruise Council these

countries benefit not just because they are cruise destinations

but because they are supported by the presence

of cruise company headquarters, qualified shipyards

for building and repair plus suppliers of assistance and

goods. All of which creates employment.

Cruise is a type of holiday and its supporting industry

has demonstrated its ability to overcome challenges such

as the Gulf War, the September 11 attacks, the conflicts

in ex Yugoslavia and the world economic crisis. Despite

the continuation of this crisis world demand for cruises

has increased from 15.9 million in 2007 to 18.8 million

in 2010 with an expected further increase of 20% to be

confirmed for 2011. This all leads to reasonable optimism

for cruise in Italy in the next few months given the commitment

of all operators and the agreement and trust of a

market which we are convinced will not change its habits

despite the very bad news.

febbraio 2012 - 13

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