02_febbraio - Porto & diporto

portoediporto.it

02_febbraio - Porto & diporto

editoriale / porto&diporto

Crociere - The day after

Dalle stelle alle stalle. Quello che sembrava il settore trainante dell’economia del mare é diventato oggetto di

abiure e ripensamenti. E gli addetti ai lavori, i media, i potenziali croceristi, gli esperti, si dividono - come

troppo spesso accade in Italia - fra sostenitori e detrattori. Si perde così la dimensione del problema. Alla

gravità di quanto accaduto - terribile, inimmaginabile, imperdonabile - dovrebbe fare da contrappeso un serio ripensamento

sul “come” fare crociera. Se é business per gli armatori lo è anche per tutto l’indotto che crea. E il turismo,

si sa, in Italia é pane. A parte l’effimero di un lusso di facciata - ma lo è anche un centro commerciale o uno spettacolo

televisivo - non si può demonizzare un comparto che ha portato e porta benessere ed occupazione, oltre

a consolare, magari per una settimana, migliaia di turisti sognatori da un futuro di incertezze e

precarietà.

Il problema, dicevamo, è di misura. Sembra che non ci sia fine al gigantismo, non

solo navale: la globalizzazione é perdita di confini ma anche di limiti. E forse

il ripensamento dovrebbe essere incentrato sul recupero delle dimensioni,

a partire da quelle umane. É il vecchio tema dello sviluppo

sostenibile. Vale anche per il turismo crocieristico. Dove

mettiamo il valore etico di un viaggio? Dove il rispetto per i

luoghi della storia? Dove il piacere della scoperta? Il gusto

della fatica che viene premiata dalla meraviglia? Se non é

giusto far transitare ogni anno duemila meganavi dal Canal

Grande non é detto che non si debba dare l’opportunità

al mondo di conoscere e condividere il nostro splendido

patrimonio naturalistico e culturale. Ma a distanza. Lontane le

mani dal Davide di Michelangelo, lontani i pullman dai monumenti,

lontane le navi dal cuore pulsante delle nostre città costiere, dalle

nostre ricchezze paesaggistiche. Non tanto da scoraggiare i turisti,

ma abbastanza da impedire danni irreparabili. Elettrificazione

delle banchine per evitare polveri ed emissioni di co2? Certo, soluzione

ad una parte del problema, ma è tutta la filiera che deve

sviluppare le buone pratiche ambientali. Ed anche noi fruitori di

benessere e privilegi.

Certo é che il naufragio della Concordia porterà tanta discordia.

Ma anche la consapevolezza che tutto non può tornare come

prima. In una Italia che ha bisogno di turismo, la salvaguardia ambientale

e il rispetto di luoghi e monumenti, patrimonio del genere

umano, sono un valore aggiunto. Al di là delle colpe per questa tragedia

sta a tutti noi il compito di imparare a fare i turisti, senza voler

salire a tutti i costi sull’ottovolante e, soprattutto, senza “inchini”.

Patrizia Lupi

CRUISE INDUSTRY - THE DAY AFTER

From the stars to the byre. That which appeared to be

the leading sector of the maritime industry has now become

the object of abjuration and rethinking. As often

happens in Italy those of the industry, the media, potential

cruise customers and the experts are divided between

supporters and critics. As a result the dimension of the

problems is lost. The terrible, unforgiveable and unimaginable

disaster should be counterbalanced by serious rethinking

about how to cruise. It is both a business for the

ship owners and for the indirect value it creates. Tourism

is “bread” for Italy. Apart from the facade of luxury, like a

shopping centre or a TV show one cannot blacken a business

which has created wealth and employment as well

as consoling thousands of tourists with a dream far way

from their uncertain and precarious future.

As we said the problem is one of dimension. There appears

to be no end to gigantism not just with ships but

also with globalisation, boundaries and limits in general.

Perhaps the rethinking should be addressed to recovering

dimension starting with humans. It is back to the old

theme of sustainable development which is also valid for

cruise. How do you calculate the ethic value of a voyage?

Where is the respect for historic sites? Where is

the pleasure of discovery? How do you repay the effort

made to visit a marvellous thing? If its not right for 2.000

mega ships to pass through the Grand Canal in Venice

that is not to say that people cannot get to know and enjoy

Italy’s splendid natural and cultural heritage. But it

should be from a distance. Keep away from Michelangelo’s

David. Keep the buses far from the monuments and

the cruise ships far from the centres of our coastal towns

and our beautiful countryside. They should be at such

a distance not to discourage tourists and to avoid doing

irreparable damage. Electrification of wharves would

reduce dust and CO2 emissions but the whole cruise

sector must develop good environmental practices. So

must we the beneficiaries of wealth and privilege. Certainly

the wreck of the Concordia will create a great deal

of disagreement but so will the knowledge things cannot

return as they were before. Italy needs tourism. Added

value comes from caring for the environment, respecting

sites and monuments and in general Italy’s heritage.

Apart from the blame for the tragedy we all have to learn

how to be tourists without jumping on the bandwagon

and especially without ships saluting friends on shore.

2 - febbraio 2012

More magazines by this user
Similar magazines