02_febbraio - Porto & diporto

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Quando Salvatore Averna

coltivava un sogno

Chi se non Averna poteva pensare

che dall’amaro potessero

nascere piacevoli sorprese

fatte di gusto e di profumi delle calde

terre di Sicilia? Eppure, di sorprese piacevoli

ce ne sono state tante da quel

lontano 1859, quando il commerciante

di tessuti Salvatore Averna ricevette

in eredità dall’amico fra’ Girolamo la

ricetta di un elisir di erbe, che da se-

Don Salvatore Averna

coli i Cappuccini dell’Abbazia di Santo

Spirito di Caltanissetta distillavano per

uso medicinale. Custodita la ricetta per

anni come ricordo dell’amico frate, Salvatore

comincia nel 1868 a produrre

quell’infuso da far degustare agli ospiti

di casa Averna. La sede produttiva

sorse proprio nella casa di campagna

dove la famiglia trascorreva le caldi

estati siciliane e che tutt’oggi è ancora

sede dell’azienda, situata nel vallone di

Xiboli, sotto la collina di Caltanissetta.

Di bicchiere in bicchiere, di palato in

palato, il sapore dell’amaro dal “gusto

pieno della vita” riscuote sempre più

favori, tanto da indurre il figlio di Salvatore,

Francesco, a dedicarsi alla produzione

dell’amaro su più vasta scala

e a varcare i confini dello Stretto prima

e nazionale poi. A cavallo tra i due se-

coli, la produzione da artigianale

diventa industriale e ha inizio

l’epopea dell’amaro e più tardi la

distilleria diviene fornitrice della

Casa Reale. Nel ‘21 arriva improvvisa

la morte di Francesco

e le redini dell’azienda vengono

prese dalla moglie, Anna Maria

Ceresia, che diventa uno dei primi

esempi di imprenditoria femminile

in una Sicilia d’altri tempi.

Un esempio che farà scuola a

tutte le discendenti donne: la

componente femminile della famiglia,

infatti, continuerà a svolgere,

e svolge tutt’oggi, un ruolo

importante nell’azienda. Dopo la

fine della seconda guerra mondiale,

con la terza generazione

della famiglia, inizia l’ulteriore

ammodernamento dello stabilimento

con il rafforzamento della

rete commerciale in Italia. E nel

1958, l’azienda si trasforma in

una società per azioni. Gli anni

‘80 sono maturi per la svolta: la

diversificazione e l’espansione

sui mercati internazionali. Ma

cambiano anche i gusti dei consumatori.

Nasce così una linea

di prodotti dopo pasto riuniti sotto

il marchio Averna: Sambuca

100% anice stellato, liquore di

Sambuca con liquirizia e liquore

di Sambuca con agrumi; liquori

di agrumi tutti siciliani come il Mandarino

di Sicilia e Limoni di Sicilia; Grappa

Averna di Nero d’Avola e Syrah. Lo sviluppo

dell’attività passa anche per significativi

accordi commerciali: la partnership

con il Gruppo Underberg per

la distribuzione in Italia dell’omonimo

amaro; la distribuzione di prestigiosi

whisky quali Tullibardine, Mackinlay e

Kilbeggan e white spirits quali cachaca

Pitù e tequila Silla. Inizia la distribuzione

anche di prestigiosi marchi italiani

tra i quali amaro Braulio e Limoncetta

di Sorrento. Grazie all’acquisizione,

avvenuta già nel 1989, di Villa Frattina,

azienda friulana produttrice di vini,

spumanti e grappe, il gruppo sviluppa il

settore delle grappe di monovitigno. La

vera sfida porta però la data del 1995

con l’acquisizione della Pernigotti di

Novi Ligure, produttrice di cioccolato,

torrone e prodotti per gelateria e del

liquorificio Casoni di Modena. Le innovazioni

realizzate negli anni allargano

notevolmente il target di consumatori

che oggi spazia dal mondo dei bambini

a quello degli adulti e degli intenditori.

E nascono nuovi prodotti destinati a

far evolvere il mondo degli amari. Oggi

Averna è un gruppo articolato e dinamico

sul mercato, forse molto diverso

da quello che Salvatore Averna aveva

pensato nel lontano 1868 quando iniziò

a coltivare un sogno. Un successo

che porta il gruppo nel 2011 non solo a

fatturare 200 milioni di euro, ma “anche

a continuare ad investire e a sviluppare

il patrimonio familiare attraverso la

commercializzazione di qualità, grazie

alla competenza acquisita nel tempo”,

come afferma Maria Luisa Polizzi Averna,

direttore comunicazione. Ed ora

l’azienda punta la prua verso l’Est Europa

e la Cina. Sempre alla ricerca del

“gusto pieno della vita”.

Eduardo Cagnazzi

febbraio ottobre 2012 2011 - 55

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