02_febbraio - Porto & diporto

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turismo / porto&diporto

Estonia, piccolo paese

grande attrattore turistico

Non è il paese più piccolo del

mondo. Slovenia, Danimarca

e Svizzera sono più piccoli.

Per numero di abitanti è invece uno

dei più piccoli: poco meno di 1milione

400mila persone. Il suo territorio è

coperto in gran parte da foreste, ma

crescono anche la quercia, il nocciolo,

l’olmo e il tiglio. Per essere una nazione

piccola situata nel Nord Europa, è

sorprendente che abbia una natura

così diversa e incontaminata, dove la

terra incontra il mare, le torbiere sono

inframmezzate con la foresta vergine,

fiumi e laghi ricchi di pesci. Tra i grandi

mammiferi è diffuso l’alce, ma si trovano

anche castori e lupi. E si parla l’unica

lingua al mondo con l’ordine delle parole

libero. Ad esempio, koer hammustas

poissi (il cane ha morsicato il ragazzo)

può diventare poissi hammustas koer e

ancora koer poissi hammustas. E che

sappiamo di questo paese che si trova

sulla stessa latitudine della Svezia

centrale o dell’estrema punta settentrionale

della Scozia? E che fa della

musica corale il suo biglietto da visita?

Le prime popolazioni giunsero in

Estonia immediatamente dopo che

i ghiacciai continentali dell’ultimo

periodo glaciale si furono ritirati.

Questo accadeva circa 11mila

anni prima della nascita di Cristo.

Popolo dedito fino allora

alla caccia e alla pesca, si

dedicò successivamente

all’agricoltura e all’allevamento:

per duemila anni

fu il territorio di coltivazione

del grano più

settentrionale d’Eu-

ropa che esportò nei paesi vicini per il

fatto di essere snodo importante delle

vie commerciali, una posizione rafforzata

nella dorata età del bronzo nordica.

Uno degli ultimi paesi d’Europa,

venne cristianizzato con una crociata

partita dalla Danimarca e dalla Germania

settentrionale all’inizio del XIII secolo

e posto sotto la protezione della

Vergine Maria. La devastante guerra

di Livonia, combattuta nella seconda

metà del XVI secolo tra russi, polacchi

e svedesi e la peste che l’accompagnò,

uccise quasi due terzi della popolazione

estone. Come risultato della guerra

fu governata dagli svedesi per quasi un

secolo. E quel periodo viene ancora

oggi ricordato come “il vecchio buon

tempo degli svedesi”. Bisogna però attendere

la metà del secolo XIX, quando

venne abolita la servitù della gleba,

per il risveglio nazionale della popolazione;

un periodo che condusse a un

rapido sviluppo dell’istruzione e delle

condizioni di vita generale degli estoni.

La dissoluzione dell’impero russo

nelle rivoluzioni seguite alla Prima

guerra mondiale spianò alla

proclamazione della repubblica

e come le altre giovani democrazie

dell’Europa

centrale ed orientale

costruì con

successo il

proprio

stato

nazionale. Ma il destino le fu ancora

crudele: nel 1939, il patto segreto tra

Hitler e Stalin la destinava sotto l’area

d’influenza dell’Unione Sovietica, dalla

quale si liberava solo nel 1991, quando

veniva ripristinata la repubblica. La storia

e la natura del paese hanno avuto

un ruolo fondamentale nella formazione

del carattere degli estoni. Gli inverni

lunghi e bui hanno facilitato il carattere

un po’ chiuso della gente che però si

trasforma completamente con l’arrivo

dell’estate, seguendo il ritmo delle stagioni:

una primavera frizzante, un’estate

calda di notti bianche, un autunno

ricco di colori e un inverno di neve

alta e soffice. Ma che fanno gli estoni

nel fine settimana? Gli sportivi vanno

a sciare, ma praticano anche il calcio

che da qualche anno ha cominciato a

sostituire la pallacanestro come sport

nazionale. Con l’arrivo della stagione

calda, ogni famiglia va nella sua casa

di campagna o di villeggiatura, senza

però rinunciare alla sauna. Soprattutto

il sabato sera. Tra i piaceri c’è infine il

mare con le sue belle spiagge lunghe

chilometri. Fare il bagno, giocare a

pallanuoto o andare in windsurf

sono i passatempi preferiti.

Insomma, per gli amanti

della natura l’Estonia

è il vero paradiso. Un

paradiso che non

smette di stupire.

Eduardo

Cagnazzi

febbraio 2012 - 61

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