ilVolontario marzo 2012.pdf - Pubblica Assistenza Siena
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La nostra salute<br />
diabete<br />
il<br />
mellito<br />
Laura Nigi<br />
Aurora Patti<br />
Francesco Dotta<br />
U.O.C. Diabetologia, Azienda<br />
Ospedaliera Universitaria Senese<br />
Il diabete mellito è una malattia<br />
cronica caratterizzata dalla presenza<br />
di elevati livelli di glucosio nel<br />
sangue (iperglicemia) a causa di<br />
un’insufficiente produzione dell’insulina<br />
e/o da un suo alterato funzionamento.<br />
Si tratta di una patologia<br />
in continuo aumento, tale da indurre<br />
gli esperti a parlare di epidemia<br />
mondiale di diabete. Si registrano,<br />
infatti, oltre 300 milioni di individui<br />
affetti nel mondo e in Italia tale malattia<br />
colpisce circa l’8% della popolazione<br />
adulta. È stato calcolato,<br />
inoltre, che per ogni due soggetti affetti<br />
dalla malattia ce n’è un terzo<br />
anch’esso malato che però non sa<br />
di esserlo. Il glucosio è uno zucchero<br />
semplice che si trova nei carboidrati<br />
presenti negli alimenti (per esempio<br />
pane, pasta, dolci) ed è un nutriente<br />
essenziale che fornisce energia per<br />
il corretto funzionamento delle cellule<br />
del nostro corpo. I carboidrati<br />
ingeriti vengono digeriti nell’intestino<br />
ed il glucosio in essi contenuto passa<br />
così nel flusso sanguigno, che ne permette<br />
il trasporto e l’utilizzo da parte<br />
delle cellule. Tuttavia affinché il glucosio<br />
penetri all’interno di esse è<br />
necessario l’intervento dell’insulina.<br />
Quest’ultima è un ormone, prodotto<br />
da cellule specializzate (cellule beta)<br />
del pancreas, che ha l’importante<br />
funzione di regolare i livelli di glucosio<br />
nel sangue (glicemia). Dopo un<br />
pasto, l’ingestione di cibo induce un<br />
aumento della glicemia; in risposta<br />
a questa variazione, il pancreas rilascia<br />
una maggiore quantità di insulina<br />
per mantenere i livelli ematici<br />
di glucosio entro certi limiti (range<br />
di normalità). Durante le fasi di digiuno,<br />
i livelli di insulina e di glucosio<br />
nel sangue si riducono e per mantenere<br />
la glicemia stabile è necessario<br />
il contributo di altri ormoni,<br />
con azione opposta a quella dell’insulina,<br />
tra cui il più importante è il<br />
glucagone. Nel caso in cui l’insulina<br />
non venga prodotta, sia insufficiente<br />
oppure non funzionante, aumentano<br />
i livelli di glucosio nel sangue e si<br />
realizza quella condizione definita<br />
come diabete mellito.<br />
LE FORME DI DIABETE<br />
Esistono varie forme di diabete mellito<br />
tra cui le principali sono: il diabete<br />
mellito di tipo 1 e il diabete<br />
mellito di tipo 2. Il diabete di tipo 1<br />
(definito in passato anche diabete<br />
insulino-dipendente o giovanile) riguarda<br />
circa il 5% delle persone con<br />
diabete e solitamente insorge nell’infanzia<br />
o nell’adolescenza, ma si<br />
può riscontrare a qualsiasi età. In<br />
questa forma di diabete mellito, il<br />
pancreas non è in grado di produrre<br />
insulina a causa della distruzione<br />
delle cellule beta, deputate alla produzione<br />
dell’ormone, per cui si rende<br />
necessaria la somministrazione quotidiana<br />
di insulina. Il diabete di tipo<br />
2 (definito in passato come diabete<br />
non insulino-dipendente o dell’adulto)<br />
è la forma più comune di diabete.<br />
I soggetti affetti sono ancora in grado<br />
di produrre insulina, ma ciò avviene<br />
in maniera insufficiente in relazione<br />
al reale fabbisogno dell’organismo,<br />
in particolare alla luce del fenomeno<br />
dell’insulino-resistenza, ovvero dell’incapacità<br />
da parte delle cellule di<br />
utilizzare l’insulina prodotta. Generalmente<br />
la malattia si manifesta dopo<br />
i 30-40 anni e numerosi fattori<br />
di rischio sono associati alla sua insorgenza;<br />
tra questi ricordiamo la<br />
familiarità per il diabete, lo scarso<br />
esercizio fisico e l’obesità. Quest’ultima<br />
svolge un ruolo importantissimo<br />
nei meccanismi coinvolti nello<br />
sviluppo del diabete di tipo 2 (come<br />
dimostrato da numerosi studi scientifici)<br />
e un dato allarmante deriva<br />
dal costante aumento del numero<br />
delle persone obese, anche tra i più<br />
giovani. Tra le altre forme di diabete,<br />
più rare, ricordiamo il MODY (Maurity<br />
Onset Diabetes of the Young) in<br />
cui il diabete ha un esordio giovanile<br />
e sono stati identificati rari difetti<br />
genetici a livello dei meccanismi intracellulari<br />
di azione dell’insulina. Il<br />
diabete può anche manifestarsi in<br />
maniera transitoria durante la gravidanza<br />
e in questo caso si parla di<br />
diabete gestazionale. I significativi<br />
cambiamenti a livello ormonale che<br />
si verificano durante la gestazione<br />
possono portare ad un aumento della<br />
glicemia negli individui geneticamente<br />
predisposti. Il diabete solitamente<br />
sparisce dopo il parto, tuttavia<br />
circa il 25-50% delle donne che<br />
hanno sofferto di diabete gestazionale<br />
finisce con lo sviluppare diabete<br />
di tipo 2 in una fase successiva della<br />
propria vita.<br />
SEGNI E SINTOMI<br />
La sintomatologia di insorgenza della<br />
malattia può dipendere anche dal<br />
tipo di diabete. Nel caso del diabete<br />
di tipo 1 di solito si assiste ad un<br />
esordio acuto con sete (polidipsia),<br />
aumento della diuresi (poliuria), sensazione<br />
di stanchezza (astenia), perdita<br />
di peso nonostante un aumento<br />
dell’appetito (polifagia), offuscamento<br />
della vista e aumentata probabilità<br />
di sviluppare infezioni soprattutto<br />
urinarie, cutanee e genitali. Nel diabete<br />
di tipo 2, invece, la sintomatologia<br />
è più sfumata e spesso non<br />
consente una diagnosi rapida.<br />
COME SI EFFETTUA LA<br />
DIAGNOSI DI DIABETE?<br />
I criteri per la diagnosi di diabete<br />
sono:<br />
1) presenza dei sintomi tipici del diabete<br />
associati al riscontro occasionale,<br />
ovvero in qualunque momento<br />
della giornata ed indipendentemente<br />
dai pasti, di una glicemia<br />
≥ 200 mg/dl;<br />
2) presenza di una glicemia a digiuno<br />
≥ 126 mg/dl in almeno due<br />
misurazioni diverse;<br />
3) presenza di una glicemia ≥ 200<br />
mg/dl due ore dopo una somministrazione<br />
orale di 75 grammi di<br />
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