dossier sedia a rotelle (PDF, 2.4 MB) - Orthotec

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dossier sedia a rotelle (PDF, 2.4 MB) - Orthotec

DOSSIER

Un progresso

inarrestabile

La storia della sedia a rotelle risale a più di 3000 anni fa. Già nell’antichità i cinesi

utilizzavano delle poltrone dotate di rotelle: si trattava di mezzi poco maneggevoli e

difficili da manovrare. Oggi i modelli disponibili si presentano colorati ed eleganti.

Ma i fabbricanti continuano a lavorare per raggiungere il risultato migliore possibile.

Testo: Christine Zwygart | Foto: Walter Eggenberger e Astrid Zimmermann-Boog

1655 1920 non nota

2006 2008

2005 1994 2000

14 15


DOSSIER

2004 2009 2009

2009 1950

Il consulente per le sedie a

rotelle Kurt Ritz (sin.) prende

le misure del tetraplegico Luis

Hurni. Emanuela Albisetti,

ergoterapeuta, lo aiuta nella

scelta della carrozzella

personale.

Piccola e manovrabile. Larga e stabile. Agile

e leggera. Le sedie a rotelle sono diverse

quanto lo sono le persone che le occupano. A

volte discrete, a volte stridenti, a volte del

tutto normali. È consentito ciò che piace –

non solo al corpo, ma anche allo spirito. Alla

fin fine la sedia a rotelle fa parte dell’identità

visiva di una persona mielolesa, ne diventa

l’accompagnatrice fissa.

Per Luis Hurni, tetraplegico, è chiaro quale

aspetto deve avere il suo nuovo mezzo di trasporto:

«Leggero e compatto. Mi siedo solo

su sedie a rotelle che rispondono meglio al

mio senso estetico.» Il 19enne di Goldach SG

si è fratturato nel giugno 2009 la quinta

vertebra cervicale a seguito di una rovinosa

caduta mentre era in sella alla sua BMX (la

mountain bike per cross). Da allora è paralizzato

dal tronco in giù, può ancora muovere

solo limitatamente braccia e articolazioni

delle mani, ma la mobilità delle dita è persa

per sempre. Al Centro svizzero per paraplegici

(CSP) di Nottwil, il giovane si è allenato

intensamente per ridare un senso alla sua

nuova vita in carrozzella. «Ho fatto un giro di

prova con sette diversi modelli», racconta

Luis Hurni. Ha cercato d’individuare la sedia

a rotelle con cui potrà cavarsela meglio nella

sua futura vita quotidiana.

Un antico mostro con verricelli

L’uomo si è occupato da sempre del tema della

mobilità. Non deve perciò sorprendere che le

sedie a rotelle siano conosciute da migliaia di

anni: 1300 anni a.C., cinesi anziani o andicappati

sedevano e si spostavano già in poltrone

dotate di rotelle. Alcune riproduzioni su vasi e

incisioni su sarcofagi testimoniano l’esistenza

di mobili con rotelle anche nell’antica Grecia.

E nel medioevo, i feriti di guerra venivano portati

via dai campi di battaglia su un mezzo

molto simile ad una carriola. Per molto tempo,

persone di tutte le epoche, soprattutto nobili

e benestanti, si sono adoperate per aiutare

concittadini del loro stesso ceto paralizzati a

risolvere almeno in parte i loro problemi di

mobilità con mezzi ausiliari in alcuni casi decisamente

bizzarri e stravaganti. È il caso, per

esempio, di veri e propri «mostri» dotati di

verricelli, realizzati con pesanti strutture in

legno, quasi impossibili da manovrare e movibili

solo con l’aiuto di terzi.

Solo nel 1655 Stephan Farfler, orologiaio tedesco,

inventò una sedia a rotelle che poteva

azionare da solo con le mani. L’aspetto di questo

mezzo di trasporto era abbastanza simile a

quello di un’odierna handbike e permetteva

all’uomo, colpito da paralisi infantile, di condurre

una vita autonoma. Il primo brevetto

per una carrozzella è stato rilasciato negli USA

nel 1868. Una vera e propria accelerazione

dell’evoluzione tecnica avvenne nel periodo

che seguì la Prima Guerra Mondiale, quando

molte persone con gravi ferite e menomazioni

ebbero bisogno in tempi molto rapidi di un

mezzo per muoversi e spostarsi – la prima

produzione in serie ebbe inizio in Germania.

Il corpo è determinante

Oggi quasi ogni sedia a rotelle è adattata alle

specifiche esigenze del singolo utente. Lunghezza

delle gambe, larghezza del sedile,

altezza dei braccioli, punto di ribaltamento,

inclinazione del sedile; i singoli elementi

vengono assemblati in funzione dell’altezza e

della struttura fisica.

Kurt Ritz, un consulente che opera in questo

settore, si mette all’opera armato di un grosso

calibro: lo specialista della Orthotec AG di

Nottwil prende le misure di Luis Hurni.

Quant’è largo il bacino? Quant’è lunga la tibia?

Quant’è alta la schiena? Tutti questi dati

sono necessari per ordinare una sedia a rotelle

personalizzata – il modello «Sopur Neon».

L’ergoterapista Emanuela Albisetti, che sa

esattamente di cosa ha bisogno il suo paziente,

segue tutte le varie fasi dando i suoi consigli.

I tre passano in rassegna rapidamente

punto per punto il formulario d’ordinazione.

Al momento di scegliere il colore del telaio, la

procedura si blocca. Il rosso non piace a Luis,

il suo cuore batte per il giallo. «Oppure credete

che sia troppo vistoso?» Luis è dubbioso,

scuote la testa. «Deve pensarci ancora un

po’.» La questione del colore viene temporaneamente

accantonata e si continua con la

grandezza delle ruote, la protezione dei raggi,

la larghezza degli pneumatici …

Impegnativa quanto una maratona

Una persona mielolesa siede per la maggior

parte della sua giornata in sedia a rotelle. E questo

per anni e anni. «È perciò importante un

adattamento ottimale della sedia a rotelle alle

caratteristiche del mieloleso», spiega Diana Sigrist-Nix,

responsabile del reparto di ergoterapia

al CSP. Trovare un buon equilibrio, potersi

muovere caricando nel contempo in modo corretto

corpo e spalle – questo è difficile per le persone

mielolese. «Per loro, già il solo fatto di stare

seduti è inizialmente una posizione molto

faticosa. Come se un corridore non allenato dovesse

improvvisamente portare a termine una

maratona.»

Allenare i muscoli, superare i gradini con la carrozzella,

imparare a muoversi nel caos febbrile

delle città sovraffollate. La strada per riconquistare

l’autonomia è irta di ostacoli e di difficoltà.

E inizia quando i mielolesi siedono per la prima

volta in carrozzella durante la fase di riabilitazione.

Per Rainer Küschall, designer di carrozzelle,

questo momento particolare, che per lui

risale agli anni ’60, è ancora vivido nella sua

mente: «È stato catastrofico. Mi ci sono voluti

quattro o cinque giorni per potermi sedere senza

svenire.» Tetraplegico, Rainer Küschall era

16 17


CARROZZELLE

rimasto prima due anni immobile nel letto. A

16 anni, il ragazzo di Flims aveva subito, durante

un tuffo a testa in giù in una piscina, una frattura

nella regione cervicale posteriore. Erano

poi seguiti 15 anni di isolamento in una casa di

cura. «Una persona normale non può neppure

immaginare quanto profondo possa essere il

fondo.» L’oggi 62enne ha lottato strenuamente

per riappropriarsi della sua vita – con una ferrea

autodisciplina e forza di volontà. E con una

visione: come poter restare mobile.

Un modello eccellente

Rainer Küschall gira con la sua carrozzella nella

più grande fabbrica di sedie a rotelle della Svizzera.

La Küschall AG da lui fondata a Witterswil

SO appartiene dal 1995 all’americana Invacare:

lui continua oggi a lavorare come Design Director.

«Qui sono immagazzinate oltre 12000 diverse

parti singole», spiega guardando gli scaffali

alti fino al soffitto. Telai, viti, ruote di tutte le

misure, colori e materiali. Qui le sedie a rotelle

vengono assemblate in base ai bollettini di ordinazione.

Uno dei suoi esemplari è perfino esposto

nel «Museum of Modern Art» di New York:

il modello «Competition» ha vinto nel 1986 il

prestigioso Designer Award. Küschall è ancora

oggi orgoglioso di questo riconoscimento: «Un

momento chiave della mia vita.» E questo perché

era stata premiata, per la prima volta in assoluto,

una sedia a rotelle. Da allora la ditta ha

acquisito una crescente notorietà grazie alle sue

idee innovative e continua a mietere successi

nelle varie fiere ed esposizioni nazionali e internazionali.

Küschall ha iniziato su piccola scala: nel suo primo

appartamento, acquistato quando aveva 30

anni, aveva studiato a fondo una antichissima

sedia a rotelle. «L’ho messa sul tavolo della cucina

e l’ho osservata a lungo.» Si è impresso nella

mente ogni dettaglio ed ha cercato una possibilità

per migliorare la sua funzionalità. Un’operazione

che è andata avanti giorno dopo giorno

per ben tre settimane. E poi tutto è apparso chiaro:

la rigida costruzione del telaio era superata,

Rainer Küschall ha progettato per la prima volta

un modello regolabile e più maneggevole. «Un

mio amico ha finanziato la realizzazione di questo

prototipo – lo usa ancora oggi.» Poi da cosa

nasce cosa. Un numero crescente di mielolesi

iniziarono a rivolgersi a lui chiedendogli di realizzare

esecuzioni speciali per esigenze speciali.

«Ho assunto dei dipendenti esperti nella fusione,

battitura e piegatura dei metalli. Si assemblavano

poi le singole parti.» Nel 1978 fondò la

sua ditta, ai modelli comuni si aggiunsero ben

presto le sedie a rotelle da utilizzare per varie

attività sportive – lo stesso Küschall ha vinto

complessivamente, nel corso di parecchie Paralympics,

21 medaglie nelle gare su pista e su

strada.

Rainer Küschall gira con la

carrozzella nel magazzino

della sua fabbrica di sedie a

rotelle.

1940 2009 1888

Sono oltre 100’000 le sedie a rotelle uscite negli

ultimi 30 anni dai capannoni della ditta. Compreso

le esecuzioni speciali. La piccola azienda

di allora si è col tempo trasformata in un’impresa

che dà lavoro ad oltre 80 collaboratori.

Rainer Küschall continua comunque a provare

di quando in quando le nuove carrozzelle compiendo

dei percorsi di prova: «Eppure da anni

preferisco usare il mio prototipo Carbon-Champion.»

Adatte ai pantaloni

Oggi le sedie a rotelle sono ultraleggere, colorate

e maneggevoli. La scelta è enorme. A Nottwil,

Luis Hurni, tetraplegico, ha quasi portato a termine

le misurazioni per la sua sedia a rotelle

personalizzata. Solo una casella sul formulario

d’ordinazione continua ad essere sempre vuota.

Il giovane aggrotta la fronte. Gialla? Oppure ancora

nera? Grigia? Rossa sicuramente no! Poi

improvvisamente il suo viso si illumina. «Blu,

ecco di che colore deve essere il telaio!» Esattamente:

blu marino. Il 19enne è raggiante:

«Questo colore mi si addice. Ed è anche in

tono con i miei pantaloni.» In definitiva

vuole presentarsi anche in futuro con stile e

alla moda – più che mai adesso che è in carrozzella.

Quali innovazioni ci riserva il futuro?

Peter Jung è il Direttore della Orthotec AG di Nottwil, una società affiliata

della FSP. Questa azienda specializzata offre articoli per l’incontinenza

e servizi nei settori della tecnica ortopedica e riabilitativa, della

ristrutturazione di autoveicoli e della meccanica delle sedie a rotelle. In

quest’ultimo settore, una particolare importanza riveste la scelta e l’adattamento

delle carrozzelle alle specifiche esigenze di ogni paziente.

Lei impiega consulenti che siedono loro stessi in carrozzella. Perché?

I nostri collaboratori dispongono di vaste conoscenze. Quando un consulente

è anch’egli costretto ad utilizzare la carrozzella, ha una maggiore

credibilità per i futuri utenti.

Come riescono a lavorare in stretto rapporto ergoterapeuti e meccanici?

Gli ergoterapeuti scelgono, tra le oltre 200 carrozzelle a magazzino, quella

che ritengono la più adatta a quel determinato paziente. Insieme ai meccanici

provvedono poi a mettere a punto il modello scelto per rispondere

quanto più possibile alle specifiche esigenze individuali. È un processo

che continua durante tutta la fase di riabilitazione.

Quanto dura una carrozzella?

A seconda delle modalità d’impiego e della cura del mezzo, da cinque a

dieci anni.

E quanto importanti sono il design e l’estetica?

Molto importanti. Gli utenti sono spesso disposti ad assumersi personalmente

una parte delle spese se desiderano ruote o colori speciali.

Quanto costa una carrozzella?

L’opinione pubblica ritiene i mezzi ausiliari eccessivamente costosi, e la

questione del prezzo è sempre oggetto di discussione. Ma non è solo il

materiale impiegato ad essere costoso: incidono anche i complessi lavori

professionali di adattamento e la consulenza. Gli specialisti cercano di

raggiungere il risultato ottimale già nella fase iniziale, evitando così all’utente

di dover far fronte in futuro a inutili spese successive. Il costo di una

carrozzella per mielolesi adeguatamente adattata va dai 4500 franchi in

su, una carrozzella elettrica costa tra i 15000 e i 40000 franchi.

Chi si assume le spese?

Le carrozzelle sono finanziate dall’Assicurazione Invalidità AI o dall’INSAI

(SUVA), l’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni.

Quali innovazioni ci riserva il futuro?

I designer hanno sperimentato tutti i possibili materiali – titanio, carbonio

e alluminio. L’estetica continuerà per contro ad evolversi, anche se si tende

in parte a riprendere soluzioni già adottate in passato. Per quanto riguarda

la parte tecnica vi sono alcune novità per i freni, le ruote o le conformazioni

dei sedili.Molte innovazioni giungono dagli USA, alcune anche dall’Europa.

Ulteriori informazioni sotto: www.orthotec.ch

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