FRR26 Garda 23-04-2007 12:49 Pagina 56 - Mtb Forum

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n MARKUS GREBER

TESTO E FOTO

MARCO TONIOLO

I have a dream

“I have a dream”, diceva Martin Luther King.

E anche se assai meno nobile, posso dire che anch’io

ho un sogno. O meglio, un’ossessione

che mi si ripresenta ogni volta che mi trovo sul lago di Garda,

il mio parco giochi preferito per la mountain bike,

l’arrampicata e il gaudio sportivo in generale.

Vorrei riuscire a scendere con lo snowboard dai quasi 2000 metri

del Monte Baldo fino a Malcesine, sulle sponde del lago.

In powder, ovviamente. La discesa di per sé non è una grande

sfida, tecnicamente facile e per gran parte protetta

dalle valanghe grazie ai boschi. Il grosso problema sta nel trovare

le condizioni che permettano di scendere sciando.

E per questo il 30 gennaio 2006 rimarrà una data storica.

n ROMAN ROHRMOSER


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n ROMAN ROHRMOSER

Direzione lago. Il meteo dà bel tempo al nord delle Alpi, dove vivo, e grandi nevicate al sud, soprattutto sulle Prealpi lombarde e venete. Mentre qui

da noi si cercano gli ultimi pendii intonsi da tracciare, in zona Lessinia viene giù più di un metro di neve in poco più di una giornata. Telefono a un amico,

pure lui ossessionato dal Baldo innevato, Markus Greber, redattore della rivista Bike e grande fan del lago di Garda. Come me, Markus sogna una

discesa in direzione lago. Con noi c’è anche Roman Rohrmoser, un giovane talento freeskiing di 20 anni che vive in Zillertal, Austria. Ci organizziamo

velocemente ed eccoci sulla mia macchina stracarica di sci e snowboard in direzione sud. È una strana sensazione quella di attraversare le Alpi per

andare a sciare sull’ultima montagna prima del “piattone” padano.

Arriviamo a Malcesine verso le tre del pomeriggio, in quota nevischia ancora, sul lago ci sono 10°C e neanche un po’ di neve. Il cielo grigio e la temperatura

primaverile ci mandano quasi in depressione. Ci risolleviamo il morale vedendo che la neve arriva fino alla stazione di mezzo della funivia,

in pratica 400 metri di dislivello sopra Malcesine. Diventa buio. Ogni due minuti guardiamo il cielo per vedere se ci sono le stelle e per capire se l’indomani

il tempo sarà bello. Non c’è posto migliore per fare la guardia al cielo di notte che il parco termale di Colà. Nel suo laghetto naturale sguazziamo

come neonati per ore fra un idromassaggio, una birra fresca e qualche bellezza locale in bikini. Si fanno piani per la giornata successiva sognando

a occhi aperti.

Sulle tracce di Beethoven. Ore 6 e 30 del mattino. È ancora buio fuori, ma verso est si può intravedere il sole che sorge. Mezz’ora più tardi la certezza:

la giornata è magnifica. Saliamo da Avio con la macchina fino alla seggiovia di Prà Alpesina, ancora chiusa al nostro arrivo. Saliamo da questo

versante poiché la funivia di Malcesine apre mezz’ora più tardi e soprattutto perché la sera vogliamo stare sul Baldo sino al tramonto e goderci

fino in fondo la giornata, scendendo alla macchina senza problemi di funivie.

n ROMAN ROHRMOSER


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n MARKUS GREBER

n ROMAN ROHRMOSER

Oggi è un lunedì, e qui non c’è in giro nessuno. La seggiovia ci porta fino al crinale del Baldo. Sull’altro versante si apre un panorama che conosco bene,

ma che così ben innevato non ho mai visto: il lago di Garda. La cosa più bella si trova sotto le nostre solette: una bella neve polverosa, con un fondo perfetto.

Un vento gelido sferza le nostre facce mentre tiriamo qualche linea di riscaldamento. Roman scalpita per saltare giù da qualsiasi cosa che gli permetta

di stare un po’ in aria; si calma solo quando prepara la rincorsa per zompare giù dalla terrazza d’arrivo della funivia. Il suo stile unito al panorama mozzafiato

rimarranno uno dei ricordi più belli di questo inverno.

Poi decidiamo di scendere verso il lago. Markus e io ci guardiamo e sorridiamo, non ci sembra vero. I grandi pendii iniziali li facciamo a tutta velocità, sparando

dei grandi spray nel cielo blu. Se le nostre tracce sapessero suonare verrebbe fuori una sinfonia di Beethoven. È una continua lotta fra il guardare dove

sto andando e ammirare quello che mi sta attorno. Questa discesa l’ho già fatta più volte con la mountain bike, ma la goduria di farla in powder mi fa dimenticare

qualsiasi single track. Giungiamo nel fitto bosco di faggi e la neve si fa lentamente più pesante. Più scendiamo, più si fa sentire quell’enorme stufa

che è il Garda. Sudiamo, combattiamo fra gli arbusti e alla fine arriviamo proprio sul single track che si fa con la bici. Siamo quasi giunti alla stazione di

mezzo della funivia, la neve comincia a scarseggiare e dalle lamine degli sci dei miei amici vedo partire qualche scintilla per il contatto con i sassi. Capitoliamo.

Gli ultimi 100 metri di dislivello ce li facciamo a piedi con gli sci in spalla, in maniche corte. Malgrado ciò, siamo ultra felici. Un sogno è diventato realtà.

Dulcis in fundo. 30 gennaio 2006. Tre desperados guardano il tramonto dal Baldo. Il sole sparisce dietro un’infinita serie di montagne, il Garda si tinge prima

di rosso, poi diventa nero. Gli ultimi raggi di sole tentano di scaldarci, mentre c’incamminiamo sul crinale senza neve, spazzato dal vento. Durante la

discesa verso la macchina ci perdiamo e ci impantaniamo in un bosco che col passare dei minuti diventa sempre più scuro. Con le ultime forze ci tiriamo

fuori dalla neve ormai pesante. Continua a non vedersi anima viva. Che sia stato solo un sogno?

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