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Luca Serafini

LA RIVOLUZIONE

DI GIUSEPPE

GRUPPO EDITORIALE VIATOR


I.

Sono nato morto.

Ho visto la luce al termine di un lungo, doloroso parto podalico.

Tecnicamente sarebbe un sublime sogno perverso

restare strozzati nell’utero di una donna. Personalmente

non ebbi modo di realizzare. Ho appreso della mia faticosa

venuta al mondo nel tempo, attraverso i ripetuti, lacrimosi

racconti di mia madre. Pregò a lungo tutta la schiera

dei molti Santi amici suoi perché mi tenessero in vita.

La esaudirono. Fu un bel gesto.

Era l’afosa alba milanese di un sabato vicino a Ferragosto,

suppongo in quell’epoca fosse ancora tra i tipi di parto

catalogati a forte rischio. Un miracolo che mi accompagna

da mezzo secolo, unito al fatto di essere stato salvato

grazie alla respirazione artificiale e all’insistito massaggio

cardiaco del primario, il quale solo per caso si trovava

in clinica quella mattina.

È stato questo il mio giavellotto biologico, tarato su un’asticella

cerebrale nitidamente contorta. Devono essere

stati questi i motivi per cui mi sorprendo da sempre così

innamorato della vita e delle donne, i motivi per cui credo

in Dio: afferrato per il collo da una vagina, la mia esistenza

è incominciata precaria, accompagnata anzi sor-

La rivoluzione di Giuseppe

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CAPITOLO I

retta dalle preghiere e da prolungati baci in bocca di un

maturo specialista.

Inviato e aiutato da uno stuolo di Santi stremati dalle

suppliche mi sono trovato scaraventato sul pianeta. Non

ero programmato dalla natura, non lo ero neppure numericamente.

Messo al mondo dai desideri, dai progetti

dei miei genitori. Mamma da giovane aveva abortito. Era

sposina, scarseggiavano i mezzi. Erano due gemelli. Da

allora ha chiesto perdono a Dio ogni giorno della sua vita,

non per quello che ha considerato fino al suo ultimo respiro

un doppio omicidio, non per la coscienza: ha continuato

a chiedere perdono a Dio per non aver avuto fiducia

in Lui.

Porto dentro di me questo doppio, triplice scampato pericolo

vivendo oggi il mio american-beauty senza nemmeno

i sensi di colpa di mia madre, senza nemmeno la

crisi di mezza età di cui dovrebbe soffrire istituzionalmente

un uomo di mezza età, come ne soffrì persino il

mio granitico papà. Per me anzi ogni giorno è il primo

giorno di una vita nuova, da sempre: ogni gioia, ogni delusione

è sfumata velocemente alle medie, al liceo, al servizio

di leva, ai primi passi nelle redazioni, in ogni fine relazione

con quelle, queste ventenni che hanno attraversato

i miei giorni, i miei letti, i miei sogni e non smettono di

farlo.

Naturalmente a questa età ci sono momenti in cui si pensa

che la fine sia più vicina rispetto all’inizio: il tempo a

cinquant’anni diventa una preziosa agonia. Sapevo, da

giovane, che sarei invecchiato, ma non potevo immaginare

che sarebbe successo così presto.

Mi aiuta tutto quando mi manca l’aria, persino “National

Geographic” ricordandomi che centomila anni sono

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CAPITOLO I

un’era geologicamente trascurabile. E noi cosa siamo

dunque su questa terra per pochi mesi, anni, decenni?

Ha scritto Achille Campanile che rispetto al tempo in cui

siamo morti, quello che trascorriamo da vivi è infinitesimale.

Dunque siamo morti che vivono, piangono, amano,

guidano, fumano, vanno in tram, lavorano, imprecano,

fanno l’amore, si incazzano in attesa di tornare nella loro

naturale condizione che è quella immobile.

Quindi bisogna avere fede: non sarà forse una vita eterna

che ci attende dopo quella terrena, ma certamente una

condizione eterna. Bisogna averne molta, di fede.

(Omelia di Don Galvano al Battesimo di Edoardo)

“Ho chiesto ai miei ragazzi che vengono a Catechismo,

di scrivere una lettera per tutti i bambini che saranno

battezzati questo sabato. Uno di quei ragazzi, che oggi è

qui sull’altare e fa il chierichetto, ha scritto che vivere

senza fede è sleale. Significa negare l’origine, la natività,

la creazione del pianeta e l’avvento dell’uomo. La scienza

può spiegare come, ma non perché. Può raccontarci il

Big Bang, non può raccontarci la risurrezione”.

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