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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 9 Genesi del

Capitolo 9 Genesi del tessuto adiposo: le tappe principali Prima fase, iperplastica: dalla trentesima settimana di gestazione sino al trentesimo giorno di vita si evidenzia un incremento numerico delle cellule adipose. Seconda fase, ipertrofica: dal sesto al dodicesimo mese di vita prevale un incremento volumetrico degli adipociti. Terza fase, iperplastica: un nuovo incremento numerico delle cellule adipose avviene tra il secondo anno di vita e l’inizio del periodo puberale. Quarta fase, ipertrofica e iperplastica: durante il periodo puberale è noto un aumento sia numerico che volumetrico delle cellule adipose. Un individuo che si presenta obeso al termine di tale periodo ha una probabilità dell’80% di rimanere tale per tutto il resto della vita. 9.3.1. Carboidrati Tra i carboidrati semplici contenuti negli alimenti troviamo monosaccaridi (glucosio, fruttosio) e disaccaridi (saccarosio, maltosio, lattosio). L’essenzialità del glucosio quale fonte di energia deriva dal fatto che alcuni tessuti, in particolare il sistema nervoso e la midollare del surrene, in condizioni normali lo utilizzano come fonte elettiva di energia: per tali tessuti, riduzioni della glicemia comportano gravi conseguenze cliniche. È stato calcolato che per un soggetto adulto in condizioni normali sono necessari circa 180-330 grammi di carboidrati al giorno per soddisfare i bisogni energetici (moltiplicando per quattro si ottengono le corrispettive calorie), mentre in un bambino il fabbisogno calcolato è di 80-100 grammi al giorno. Quello dolce è il primo gusto conosciuto dal lattante, attraverso il latte materno. La preferenza per il dolce è innata; l’assunzione di acqua e bevande zuccherate nella prima infanzia influenza la preferenza per il gusto dolce negli anni successivi e può aumentare il rischio di sovrappeso e obesità. 9.3.2. Lipidi Dal punto di vista qualitativo risulta determinante per le caratteristiche strutturali e funzionali del lipide il contenuto in acidi grassi saturi (senza doppi legami), monoinsaturi (con un doppio legame), e poliinsaturi (con più di un doppio legame). 106

Capitolo 9 Tab. 21. Livelli di assunzione raccomandati di acidi grassi essenziali. Età (anni) ω6 (g/die) ω3 (g/die) Lattanti 0,5 - 1 4 0,5 1 - 3 4 0,7 Bambini 4 - 6 4 1 7 - 10 4 1 11 - 14 5 1 Maschi 15 - 17 6 1,5 18 6 1,5 Femmine 11 - 14 4 1 15 - 17 5 1 18 4,5 1 Gestanti 5 1 Nutrici 5,5 1 Gli acidi grassi saturi hanno prevalentemente significato energetico; tra quelli monoinsaturi, l’acido oleico dell’olio d’oliva, oltre ad una funzione energetica favorirebbe la formazione delle HDL, il colesterolo buono. Gli acidi grassi poliinsaturi hanno, invece, importanti ruoli strutturali e metabolici (tabella 21). In particolare, gli acidi arachidonico e docosaesaenoico (DHA) sono necessari per le strutture cerebrali e retiniche. Nel neonato, l’approvvigionamento attraverso il latte materno sembra soddisfare i fabbisogni; qualche problema al riguardo potrebbe sorgere nei prematuri che non hanno accumulato sufficienti riserve di tali acidi grassi e che spesso non vengono allattati al seno. Nei bambini e ragazzi le quantità di ω6 e ω3 sono circa il doppio rispetto all’adulto: a seconda dell’età sono raccomandati da 4 a 6 grammi di acido linoleico (ω6) al giorno, pari al 2% circa delle calorie totali e da 1 a 1,5 grammi di acido linolenico (ω3), pari allo 0,5% delle calorie totali. 9.3.3. Proteine La finalità primaria delle proteine alimentari è quella di fornire all’organismo, attraverso gli amminoacidi, gli elementi per la sintesi delle proprie proteine ed è questa finalità che differenzia essenzialmente i protidi da glucidi e lipidi la cui funzione è fondamentalmente energetica. Dal punto di vista nutritivo assumono particolare importanza le proteine delle masse muscolari (carne e pesce), e quelle di riserva (latte e uova). Evidenze scientifiche suggeriscono che un’elevata e precoce assunzione di proteine possa aumentare la crescita in peso nell’infanzia e il rischio di sviluppo di obesità negli anni successivi. Durante l’allattamento la concentrazione di proteine nel latte materno si riduce passando da 1,6 g/dl a 0,8-0,9 g/dl. All’introduzione del latte vaccino nell’alimentazione del lattante, l’assunzione di 107

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