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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo

Capitolo 10 all’uomo, a tutte le età della vita. L’aumento del rischio è dovuto probabilmente alla riduzione del 6% del colesterolo buono, o HDL e all’aumento del 5% circa di quello cattivo o LDL. Si tratta di modificazioni solo apparentemente minime: in realtà le implicazioni di questi piccoli cambiamenti sono molto importanti. Menopausa e rischio cardiovascolare Riduzione degli estrogeni significa: 1. Riduzione media del 6% del colesterolo HDL 2. Aumento medio del 5% del colesterolo LDL Un altro segno tipico legato alla menopausa è la rapida perdita di calcio da parte dell’osso (osteopenia e osteoporosi), causata dalla riduzione della capacità di assorbimento di quest’ultimo da parte dell’intestino: nei dieci anni successivi alla menopausa la perdita ossea può essere dieci volte superiore rispetto all’epoca precedente. Nell’uomo, tale processo è più limitato e avviene in modo graduale. Tuttavia è utile precisare che l’osteoporosi è una malattia multifattoriale che si manifesta su base genetica. Inoltre, la magrezza e la sedentarietà sono fattori che predispongono alle fratture, mentre una regolare attività fisica, il normopeso o un leggero sovrappeso sono caratteristiche protettive. Il tessuto adiposo è infatti in grado di convertire ormoni tipicamente maschili in estrogeni, grazie ad un enzima chiamato aromatasi. Un’alimentazione che non ecceda in proteine, fosforo e sodio e sia ricca di magnesio, potassio e vitamina D favorisce la ritenzione del calcio nelle ossa. In generale, possiamo dire che la maggiore acidità delle urine di un soggetto che ha un’alimentazione iperproteica e con alte concentrazioni di fosforo, favorisce la precipitazione urinaria del calcio (ossalati). Questo significa che la forza delle ossa dipende più dal comportamento dietetico che dalla semplice assunzione di calcio, anche sottoforma di integratore. Nelle popolazioni che consumano pochi latticini e addirittura nei vegetariani si osservano tassi inferiori di fratture, nonostante il contenuto esiguo di calcio della loro alimentazione. I motivi di questo fatto non sono stati ancora completamente chiariti. Verosimilmente ciò dipende dall’efficacia con cui queste persone sono in grado di assorbire il calcio a livello intestinale, una capacità che si sviluppa nel tempo proprio sulla base di alcune caratteristiche dietetiche e dello stile di vita. Il periodo menopausale modifica e induce un aumento del rischio cardiovascolare, metabolico e neoplastico. Il grasso corporeo totale aumenta, in particolare si modifica la sua distribuzione, che da ginoide o periferico diviene intraddominale o androide, caratteristica associata a un maggior rischio per patologie cardiovascolari; il metabolismo basale si riduce e complessivamente anche gli 114

Capitolo 10 stili di vita possono cambiare, complici le modificazioni del tono dell’umore e l’ansia, che frequentemente accompagnano questa fase della vita. Fattori protettivi nei confronti dell’osteoporosi Esposizione ai raggi solari all’aria aperta Familiarità negativa per fratture su base osteoporotica Assenza di fumo Praticare una regolare attività fisica Sovrappeso corporeo Evitare gli alcolici Dieta normoproteica e con poche porzioni di carne alla settimana Consumare molte porzioni di frutta e verdura ogni giorno È stato osservato che le popolazioni che hanno un consumo di pesce superiore a cinque volte in settimana, rispetto a quelle che lo consumano solo una volta al mese, hanno un rischio cardiovascolare ridotto. Ciò è dovuto all’elevato contenuto nei prodotti ittici, ad esempio nei salmoni e nelle aringhe, di acidi grassi polinsaturi, gli omega 3 (EPA e DHA, vedi capitolo “gruppi alimentari e tradizione mediterranea”), in virtù delle loro proprietà antiossidanti e modulanti il sistema infiammatorio. Questi acidi grassi, che in particolari situazioni tipiche dell’età avanzata, come patologie degenerative, diabete ed obesità, non possono essere prodotti in quantità sufficienti (l’enzima coinvolto nel loro metabolismo, chiamato delta-6-desaturasi, ha in questi casi una attività ridotta) svolgono anche altre azioni benefiche, in particolare nella donna in menopausa. Ad esempio, il supplemento di EPA si è dimostrato efficace nel migliorare i disturbi dell’umore. Livelli plasmatici elevati di acidi grassi saturi (ad esempio il palmitico e lo stearico) sono associati ad una percentuale più elevata di depressione maggiore e di demenza senile, mentre gli omega 3 svolgono in quest’ambito un ruolo protettivo. Gli effetti antidepressivi degli omega 3, supportati da numerosi studi, derivano anche dalla loro capacità di incrementare i livelli di serotonina, un neurotrasmettitore implicato nella regolazione del tono dell’umore. Indirettamente, quest’ultimo effetto potrebbe avere risvolti positivi in ambito cardiovascolare, se consideriamo che i soggetti depressi hanno una mortalità per infarto miocardico e per patologie cerebrovascolari superiori alla media. Anche l’acido folico, un micronutriente capace di ridurre l’omocisteina, noto fattore di rischio cardiovascolare, ha un ruolo ancora più importante durante la menopausa e nel periodo postmenopausale, per l’incremento dei valori di omocisteina nel plasma che si evidenzia in questa fase della vita. Inoltre, come avviene per gli omega 3, anche deficit di acido folico sono associati ad un incremento 115

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