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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 13

Capitolo 13 Caratteristiche della sindrome metabolica (la diagnosi viene posta se sono presenti contemporaneamente almeno 3 dei seguenti fattori) 1. Circonferenza della vita > 102 cm per gli uomini e > 88 cm per le donne 2. Trigliceridi > 150 mg/dl 3. Colesterolo HDL < 40 mg/dl per i maschi e < 50 mg/dl per le femmine 4. Glicemia a digiuno > 100 mg/dl 5. Pressione arteriosa > 130/85 mmHg (almeno per uno dei due valori) Negli ultimi decenni alcuni studiosi hanno rivalutato il ruolo del grasso corporeo, tanto che oggi non è più considerato come un semplice deposito di lipidi assunti con l’alimentazione ed inutilizzati. Infatti, i grassi che si depositano nei tessuti dell’organismo costituiscono nel loro insieme il sistema adiposo, un vero e proprio organo endocrino capace di produrre numerose sostanze (ormoni e citochine) che controllano altrettanto numerose funzioni ed apparati. In particolare le cellule che costituiscono il grasso, gli adipociti, concorrono nella regolazione dell’appetito, del dispendio energetico, della sensibilità all’insulina, modulano il sistema vascolare e quello immunitario, la risposta allo stress e la riproduzione. 13.10. Quando il sovrappeso è pericoloso per la salute? A seconda dei punti dell’organismo in cui si deposita, il grasso può rappresentare un pericolo più o meno grave. Il grasso cosiddetto viscerale, che si accumula all’interno dell’addome rappresenta una condizione a maggior rischio rispetto a quello che si deposita sotto la pelle o grasso sottocutaneo. Tuttavia vi è una stretta relazione tra quantità di grasso viscerale e addominale; infatti i soggetti, in particolare maschi, con accumulo di grasso addominale (obesità androide o a “mela”, di cui abbiamo già parlato nei capitoli iniziali) hanno anche un aumento del grasso viscerale e perciò sono considerati a maggior rischio di eventi cardiovascolari. Dal punto di vista pratico, chiunque può valutare l’entità del proprio accumulo di grasso addominale in due modi: 1) con un semplice metro da sarto, si misura la circonferenza del giro vita e 2) attraverso il calcolo dell’indice di massa corporea (IMC). L’IMC viene calcolato come rapporto tra il peso (in kilogrammi) e l’altezza (in metri al quadrato): valori di IMC uguali o superiori a 30 kg/m 2 indicano la presenza di obesità. Tra i 2 metodi per la definizione di obesità addominale è preferibile utilizzare la misura del giro vita, in quanto l’IMC nella maggioranza della persone corrisponde alla percentuale di grasso corporeo riferita alla massa magra (costruita da ossa, muscoli, tessuti degli organi, etc.). 150

Capitolo 13 Il costante eccesso alimentare incrementa il lavoro del pancreas, che è costretto a produrre alte dosi di insulina. Essa svolge importanti funzioni nell’organismo: in primo luogo fa in modo che le cellule possano utilizzare i macronutrienti del cibo ingerito trasformandoli in energia, collaborando con il fegato per regolare la quantità di zuccheri e grassi presenti nel sangue. Quando le cellule dell’organismo hanno una ridotta sensibilità all’insulina, quest’ultima non riesce più a far utilizzare in modo efficiente gli zuccheri (glucosio) alle cellule per ricavarne energia, di conseguenza il pancreas comincia a produrre più insulina, ma quando la secrezione di insulina diventa inadeguata, dall’iniziale insulino-resistenza si giunge alla comparsa di diabete mellito vero e proprio. Per verificare se un soggetto è in presenza di insulino-resistenza è sufficiente eseguire un prelievo del sangue esaminando la glicemia ed i livelli di insulina a digiuno da almeno 12 ore: valori compresi fra 100 mg/dl e 125 mg/dl indicano ridotta tolleranza al glucosio, maggiori di 126 mg/dl diabete mellito; l’esame può anche essere fatto su sangue prelevato dopo avere assunto una bevanda contenente un speciale liquido zuccherato e nel qual caso si parla del test di tolleranza al glucosio, eseguito in centri specialistici. 13.11. Come si può curare la Sindrome Metabolica? Il primo intervento terapeutico per il controllo della SM è rappresentato da una corretta alimentazione, finalizzata a mantenere un peso corporeo ottimale. È necessario associare una regolare attività fisica. I muscoli, infatti, consumano carboidrati e grassi di deposito non solo durante lo sforzo fisico, ma anche nelle ore immediatamente successive. Un impegno fisico adeguato per costruire uno stile di vita attivo è rappresentato da 30-40 minuti di cammino al giorno a passo spedito. Oltre alle passeggiate che rappresentano la strategia migliore, un benefico esercizio muscolare può essere svolto sia in palestra, prediligendo le attività aerobiche, sia praticando il nuoto o andando in bicicletta. L’attività fisica moderata può – o meglio dovrebbe – essere praticata ad ogni età. Essa, infatti, non solo svolge un ruolo benefico per la prevenzione delle malattie cardiovascolari ma ritarda, in generale, l’invecchiamento attraverso l’inattivazione dei radicali liberi. A chi svolga attività sportive impegnative e non regolari va però ricordato che l’eccesso di lavoro muscolare può stimolare un aumento della produzione di scorie (radicali liberi), con un effetto negativo sul sistema immunitario. Per valutare il rischio cardiovascolare globale è corretto considerare anche la presenza nello stesso soggetto di altri fattori di rischio. Tra quelli non considerati componenti della SM, ma che possono parimenti accelerare lo sviluppo di malattie cardiovascolari, vi sono il fumo di sigaretta, che danneggia la parete dei vasi sanguigni e provoca l’aumento la pressione arteriosa, la vita sedentaria e lo stress psico-lavorativo, condizioni per le quali è stato ampiamente dimostrato 151

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