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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 15 cura

Capitolo 15 cura della quale non si riesce a fare a meno. Alcune casistiche attestano intorno al 50% la probabilità per chi soffre di AN di diventare bulimico. Come ci si sente? M’importa solo del mio corpo Fare la dieta mi dà un senso di piacere Desidero un corpo perennemente adolescente Parlo spesso di cibo ma nego di aver fame Non m’importa affatto della mia salute Pur dimagrendo mi vedo grassa Mi sento forte e iperattiva 15.6. Come possiamo definire la Bulimia Nervosa? La bulimia (letteralmente "fame da bue") è un’alterazione della condotta alimentare provocata da una compulsione a consumare una grande quantità di cibo in un lasso di tempo limitato, solitamente meno di due ore, preceduta da un alto livello d’ansia; una risposta individuale contro una sensazione di angoscia e di vuoto esistenziale, che tende a creare un’indifferenza verso qualsiasi emozione (apatia). A seconda della frequenza di questi episodi (“abbuffate”) e dei periodi di restrizione alimentare che seguono le crisi bulimiche, il soggetto bulimico può essere obeso, magro o normopeso. Per questo non è facile diagnosticarla. Dopo un’abbuffata rimane il senso di colpa per l’impossibilità di controllare un comportamento anormale e la paura di non potersi fermare volontariamente di fronte al cibo. Questo comportamento avviene generalmente di nascosto, in tempi e luoghi prestabiliti e può terminare con la comparsa di dolore addominale o con vomito autoprovocato (in oltre l’80% dei casi), perché il paziente si sente così pieno da star male. Fra una crisi e l’altra, molti soggetti mettono in atto delle condotte di eliminazione: tentano ripetutamente di perdere peso mediante diete molto restrittive, utilizzo di lassativi o diuretici, provocandosi il vomito o compiendo un’attività fisica eccessiva, in orari e luoghi del tutto inusuali. Questa alternanza di abbuffate e digiuni provoca oscillazioni del peso corporeo anche molto evidenti ma, rispetto all’AN, non si verifica la perdita delle mestruazioni e neppure il peso é mai così basso. La BN insorge per lo più in età giovanile e coinvolge soprattutto le donne. Ogni cento ragazze con meno di trent’anni, almeno due soffrono di BN. In territorio Trentino i casi stimati superano le mille unità; ogni anno dovrebbero essere oltre sessanta i nuovi casi. 170

Capitolo 15 Il trattamento principale è la psicoterapia, ma in questo caso, a differenza dell’AN, anche alcuni farmaci si sono rivelati utili, in particolare alcuni antidepressivi (fluoxetina). Indagare lo stile alimentare ed eventualmente fornire indicazioni dietetiche sono dei presupposti importanti ma non sufficienti, senza l’aggiunta di un adeguato supporto psicoterapeutico, a impedire la condotta compulsiva. 15.7. Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata Si tratta di forme miste o incomplete. Questi disturbi sono molto frequenti nella popolazione generale, in particolare in ambienti ad alto rischio (palestre, scuole di danza, mondo della moda e dello spettacolo...). Le forme atipiche possono evolvere verso le forme maggiori o rappresentarne l’esito. Nel loro ambito si inserisce anche il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (l’acronimo è DAI, in inglese BED o Binge eating disorder, che letteralmente significa ingoiare o divorare), caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate, come nella bulimia, durante le quali la persona mangia grandi quantità di cibo con la sensazione di perdere il controllo nell’atto di mangiare, ma senza condotte eliminatorie. Un comportamento che si risconta nel 30% degli obesi e nel 4% della popolazione generale. In questi soggetti troviamo spesso una lunga storia di diete durante la loro vita. Alcuni non hanno appetito al mattino e si alimentano quasi esclusivamente alla sera e di nascosto, proseguendo con continui spuntini notturni, in particolare con snack a base di zuccheri, continuando fino a che non c’è più spazio nello stomaco, senza distinguere più tra sensazione di fame e di sazietà. Nel tempo si possono avere ripercussioni sul cuore e sul fegato e più facilmente si può andare incontro a diabete. 15.8. Esiste una dipendenza da carboidrati? Alimenti ricchi di carboidrati influenzano la produzione nel cervello di una molecola che controlla la trasmissione degli impulsi nervosi in alcune aree coinvolte nella sfera dell’umore. Questo neurotrasmettitore è chiamato serotonina ed è responsabile della sensazione di tranquillità. Per fabbricare la serotonina è necessario un aminoacido, cioè un componente delle proteine, chiamato triptofano, contenuto soprattutto nel latte oltre che nella carne. Anche i carboidrati possono innalzare i livelli di serotonina nel cervello. Quando assumiamo zuccheri l’insulina nel sangue aumenta. Essa è indispensabile affinchè tutti i componenti delle proteine, gli aminoacidi, possano essere trasportati nel muscolo. Tutti tranne uno, il triptofano appunto, che risulta prontamente disponibile per le cellule nervose del cervello, le quali possono iniziare a produrre serotonina e dare quel senso di benessere che solo gli zuccheri sanno darci, compresi quelli del latte che spesso conciliano il sonno anche nei bambini più grandi. 171

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