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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 15 15.9.

Capitolo 15 15.9. L’Ortoressia è un disturbo alimentare? La paura di ingrassare o di non essere in perfetta salute sta generando un’eccessiva attenzione nei confronti della scelta del cibo e della condotta alimentare (definita da alcuni delirio salutista). Questo controllo sul cibo, attuato attraverso regole precise, intransigenti ed eccessive è apparso negli ultimi quindici anni ed è chiamato ortoressia (dal greco orthos, corretto, e orexis, appetito). Essa nasce con tutta probabilità dai ritmi di vita, dai modelli di bellezza e di salute di una società occidentale che genera livelli d’insoddisfazione superiori al passato; e si pone come strumento per evadere dalla noia del presente e dall’ansia di affrontare il futuro. La ricerca di regole semplici, apparentemente salutistiche in realtà insensate o eccessive, come la ricerca di modelli alimentari stravaganti (in parte analizzate nel capitolo sulle diete salutistiche), rappresentano un tentativo di ritrovare la propria autostima. Tuttavia, la rigidità che tale condotta comporta sfocia spesso nei sensi di colpa e nell’insicurezza, che consolidano l’incapacità di vivere il proprio presente. Anche se non vi sono cure conosciute, è opportuno non trascurare questi aspetti e rivolgersi a personale esperto, che aiuti a ristabilire un atteggiamento positivo e fiducioso nei confronti della propria vita e delle relazioni sociali. Di seguito sono riportate alcune indicazioni che, pur senza pretese particolari, possono stimolare l’attenzione a mantenere un corretto stile alimentare nei momenti critici della vita. Cinque regole per allontanare i disturbi alimentari 1. Ricorda che un’alimentazione varia è una garanzia per allontanare le carenze nutrizionali. 2. Segui le tradizioni alimentari del luogo in cui vivi, sono già un’ottima garanzia. 3. Se non ci sono indicazioni mediche evita di seguire diete restrittive. 4. Impara ad ascoltare i segnali di fame e sazietà che il tuo corpo ti invia. 5. Se per qualche ragione dovessi ricorrere ad una dieta, non saltare mai i pasti, mantieni gli stessi orari, rivolgiti ad un medico dietologo. 172

Capitolo 16 Allergie o intolleranze alimentari? D. Beltramolli 16.1. Allergici o intolleranti? Negli ultimi decenni stiamo assistendo ad un incremento delle patologie allergiche in tutte le loro forme di espressione. Circa il 20% della popolazione soffre di disturbi allergici. In Trentino ne sono affette 80 mila persone. Nel caso specifico dell’allergia alimentare, la percezione da parte della gente di esserne affetta è di gran lunga superiore alla realtà. L’allergia agli alimenti è molto più rara rispetto a quella dei pollini e coinvolge solo una piccola parte della popolazione adulta, circa l’1%. Nei bimbi più piccoli è più frequente, e si attesta intorno al 5%. Con il passare del tempo, però, il sistema immunitario del bambino diventa più tollerante agli alimenti e l’allergia spesso scompare. In pratica, c’è una grossa distanza tra il sospetto di allergia ad un alimento e la sicura conferma diagnostica, tanto che su cento soggetti che pensano di essere allergici ad uno o più alimenti, lo sono veramente solo in venti. Questo significa che il termine allergia è utilizzato impropriamente. Coloro i quali non hanno vere e proprie allergie alimentari, quelle cioè che coinvolgono il sistema immunitario, provocando reazioni anche gravi come lo shock anafilattico, mostrano dei sintomi che rientrano nel quadro complesso delle intolleranze alimentari, termine anch’esso abusato e assolutamente poco chiaro. Per capirci, potremmo dire che si tratta di reazioni meno gravi, dovute ad esempio all’ingestione di sostanze tossiche o irritanti, aggiunte intenzionalmente (additivi) o già presenti nell’alimento, pensiamo a certe tossine dei funghi; oppure causate dalla carenza di alcuni enzimi, ad esempio la lattasi, una molecola che permette la digestione del lattosio, lo zucchero del latte; o ancora, alcune intolleranze alimentari possono dipendere dalla presenza nei cibi di sostanze, come la tiramina, che possono provocare vasodilatazione in persone predisposte: birra, formaggi, conserve o che favoriscono direttamente la liberazione di un potente vasodilatatore, l’istamina: è il caso della fragola, del pomodoro, della cioccolata. Gli esempi potrebbero essere davvero molti; gli alimenti più comuni responsabili di queste reazioni saranno analizzati più avanti in questo capitolo. Dimostrare l’intolleranza ad un alimento rimane un grosso problema, perché non esistono attualmente delle metodiche di diagnosi affidabili e convalidate. E 173

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