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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 16 pizzicore o

Capitolo 16 pizzicore o gonfiore al palato (Sindrome Orale Allergica) quando mangia kiwi, pesche, ciliegie o meloni. Oppure chi è allergico alle composite non dovrebbe assumere il miele, soprattutto il millefiori. La tabella 37 riporta un elenco delle cross-reazioni più comuni. Il soggetto allergico dovrebbe testare ed eventualmente evitare l’assunzione di alimenti cross-reattivi, soprattutto nel periodo in cui i pollini che lo interessano sono presenti ad alta concentrazione nell’aria. È importante considerare che la maggior parte degli allergeni alimentari perde, con la cottura, la capacità di determinare queste reazioni (termolabilità). Fra gli alimenti con epitopi termostabili, che mantengono cioè inalterato il loro potere allergizzante anche dopo la cottura, ricordiamo il sedano e la pesca. 16.4. É vero che assumere alcuni alimenti può peggiorare l’allergia al nichel? La dermatite allergica causata dal contatto con prodotti contenenti nichel può essere aggravata con l’assunzione di alimenti che a loro volta contengono questa sostanza. In particolare, chi ne soffre dovrebbe porre attenzione ad alimenti conservati, arachidi, avena, cacao, cioccolato, liquirizia, concentrato di pomodori, lenticchie, cavoli, asparagi, fagiolini, spinaci, prugne, mandorle, noci e nocciole, piselli, patate e alimenti cotti in recipienti di metallo. Tab. 39. Reazioni incrociate tra allergeni alimentari, vegetali, lattice e piume dei volatili. - Acari della polvere (Dermatofagoidi) con crostacei, lumache, gamberetti. - Betulla con mele, pere, pesche, ciliegie, susine, nespoli, prugne, albicocche, nocciole (drupacee), fragole, lamponi, kiwi, frutta secca, carote, pomodori, finocchi, mango, sedano, spezie. - Composite: tarassaco dei prati, dalie, zinie, crisantemi, sedano, finocchio, carote, prezzemolo, camomilla, anice, dente di cane (umbrellifere) con olio e semi di girasole, miele millefiori, melone, spezie (coriandolo, curry, cumino, pepe), cicoria, carciofo, lattuga. - Graminacee (presenti nei prati, ma anche canna da zucchero, bambù, segale, avena, grano, altri cereali) con pomodoro, peperoni, patate (solanacee), arachidi, kiwi, pesche, ciliegie, arance, meloni, angurie, albicocche, prugne, mandorle, cipolle, riso. - Piume dei volatili e uova (sindrome uova-volatili): ovotransferrina dell’albume e levitina del tuorlo cross-reagiscono con le piume. - Lattice e kiwi, banane, noci, ananas, pesche, albicocche, prugne, ciliegie, melone, fichi, uva, papaia, mango, castagne, avocado: manipolando lattice si può osservare sintomatologia da allergia alimentare a questi frutti (latexfruit sindrome); ed anche: sedano, patate, pomodori, latte, uova. - Parietaria (generalmente cresce sui muri) con pistacchio, ortica, basilico, gelso, piselli 178

Capitolo 16 16.5. La diagnosi di allergia alimentare Per diagnosticare l’allergia ad un alimento è indispensabile un’accurata indagine alimentare. La cura delle malattie allergiche comporta grande fatica e richiede tanto affiatamento fra medico e paziente. La manifestazione allergica nella maggior parte dei casi ha una base genetica. L’esistenza di un familiare allergico aumenta moltissimo le probabilità che anche i discendenti possano esserlo. I test cutanei (chiamati prick test, e talvolta prick by prick se è utilizzato l’alimento fresco) possono essere affiancati dal dosaggio nel sangue delle IgE specifiche (chiamate RAST) per un determinato alimento, che tuttavia non sempre fornisce risultati certi (a volte il test può risultare falsamente positivo nei soggetti che producono IgE in eccesso). È possibile, in seconda battuta, eseguire i test di scatenamento orale, somministrando sotto controllo medico l’alimento sospetto. Solo un risultato concorde fra reazione cutanea (piccoli rigonfiamenti sulla pelle, che si arrossa dopo l’iniezione cutanea di una soluzione contenente l’alimento che si desidera testare), anticorpi presenti nel sangue e sintomi riportati dal paziente possono dare la certezza di una vera allergia alimentare. In ogni altra condizione solo i test di scatenamento, dopo un’opportuna dieta di eliminazione per due settimane, possono permettere la diagnosi. In presenza di disturbi gastrointestinali, quando possiamo sospettare l’allergia alimentare? Quando sono presenti malattie associate, ad esempio: - Dermatite atopica - Asma bronchiale - Reazioni allergiche acute da alimenti Quando si tratta di un bambino Se esistono malattie allergiche nei familiari Nei bambini con diarrea cronica e coliche ricorrenti Quando è presente reflusso gastroesofageo nell’infanzia Le diete di eliminazione o esclusione (chiamate oligoallergeniche, cioè a basso contenuto di potenziali allergeni, ad esempio la dieta di Rowe e quella di Mc Even) sono rigide e monotone; altre possono essere mirate anche a pochi alimenti fortemente sospetti. Trascorse due settimane si ottiene una remissione completa dei sintomi in oltre l’80% dei casi. Qualora ciò non avvenisse andrebbe esclusa la diagnosi di allergia alimentare. Se, al contrario, risultasse utile, andrebbe introdotto un alimento ogni quattro giorni (dieta di provocazione) e osservato l’effetto. 179

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