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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo i assicurare

Capitolo i assicurare la propria propagazione, a differenza di quello di oggi, che presenta un cartoccio di foglie che non si apre quando giunge a maturazione e rende necessario l’intervento dell’uomo per la semina. Da questa particolare caratteristica, si può intuire come questa pianta sia frutto della selezione dell’uomo, che nel corso dei millenni l’ha trasformata nelle tante specie oggi coltivate. Negli strati più superficiali si trovano piante sempre più grandi e robuste, che presentano spighe più numerose e più grandi, con un numero sempre maggiore di semi. Più si sale e più i resti fossili del mais assomigliano a quelli attuali. Quando i conquistadores spagnoli arrivarono nell’America Centrale e Meridionale, questa pianta era largamente diffusa e utilizzata in vari tipi di coltivazione in modo estensivo e stagionale nelle regioni aride, in modo intensivo nelle zone irrigue e lungo le rive dei laghi e dei fiumi. Si possono ancor oggi osservare le terrazze nelle quali in Perù, attraverso un sistema di canalizzazioni, il grano turco veniva coltivato intensivamente per far fronte ad una popolazione consistente. Di questi metodi di coltivazione ci sono anche raffigurazioni iconografiche, che ci mostrano contadini che seminano armati di bastoni appuntiti, per scavare buchi nel terreno. Le donne depongono i semi e difendono il raccolto dagli uccelli e dai lama selvatici. Sono raffigurate scene di raccolta dove le pannocchie vengono staccate dal fusto che non viene gettato, perché ricco di zuccheri e costituisce un prezioso alimento per gli animali domestici. La fortuna del mais non è casuale, esso è una pianta eccezionale, cresce rapidamente, per cui permette più raccolti nell’arco dell’anno e i suoi chicchi, ancor prima di essere maturi sono commestibili. Per un seme si ottengono da ottanta a 150 semi nelle zone aride, nelle terre migliori si possono ottenere fino a 800 semi. Di fronte a questo miracolo, il grano turco fu subito adottato dai primi colonizzatori, abituati a rese molto più basse con i cereali europei. Questa pianta, inoltre, richiede poco lavoro rispetto agli altri cereali, ha pochi parassiti e come abbiamo visto altissime rese. Solamente il mais ha permesso la costruzione delle gigantesche piramidi dei Maya e degli Aztechi. Tuttavia la sua fortuna costituisce anche il suo limite: una alimentazione esclusivamente a base di mais è molto carente e richiede un’integrazione di carne e grassi, quasi del tutto assenti. Come abbiamo visto per il riso e per il grano, la fortuna di una pianta ha creato una monocoltura che ne ha evidenziato anche i limiti. Il contadino del mais sia di ieri che di oggi, soprattutto sulle Ande, ha un’alimentazione del tutto sbilanciata e carente di proteine ad alto valore biologico. Esso era integrato con poche patate (anche la nostra patata è di origine peruviana) dai contadini, che sopportavano fame, sete, freddo e fatica masticando foglie di coca e bevendo birra di mais germinato o masticato. Nell’età coloniale il mais diventa indispensabile pane quotidiano dei lavoratori delle miniere e dei cercatori d’oro lungo i grandi fiumi. Molti sono i documenti storici che ci raccontano delle carovane di muli che portano l’argento di Potosì e dei barconi che trasportano l’oro. Mulattieri e barcaioli si nutrivano quasi 22

Capitolo i esclusivamente di mais, che veniva coltivato in loco o importato dal Nicaragua o dal Cile. Nel momento in cui il mais diminuisce hano inizio carestie epocali. Nonostante la resistenza ai cambiamenti alimentari delle popolazioni, alla fine le piante alimentari si impongono anche al di fuori della loro zona di origine: la crescita demografica dell’Europa le ha rese necessarie. L’esempio più caratteristico di questo fenomeno è quello della fortuna del mais nel mondo ed in Europa in particolare. Dopo la scoperta dell’America giunge anche in Europa, ma è difficile documentare la sua diffusione in quanto viene introdotto con molti nomi, diversi a seconda del luogo e del tempo. Solo alcuni esempi, in Lorena viene chiamato “grano di Rodi”, nei Pirenei “grano di Spagna”, in Francia “grano d’India”, in molte parti d’Italia “grano turco”, in Toscana “dura di Siria”, in Russia “kukuru”, in Turchia “grano dei Rum” (gli occidentali), e il botanico tedesco Leonhart Fuchs ce ne dà nel 1542 una descrizione dettagliata, aggiungendo che è presente in tutti gli orti. Quello che più ci riguarda da vicino è il passaggio dagli orti ai campi, ai mercati e sulla tavola degli europei. Una delle prime zone in cui si diffuse, verso il 1530, fu Venezia ed il suo entroterra, così pure il Polesine, dove grossi capitali erano stati investiti nella bonifica agricola e la sperimentazione dei nuovi cereali si attuò su grandi superfici per diventare l’alimento principale del popolo povero. Così nella Francia del sud e in Portogallo, ma in nessun Paese è utilizzato dalle classi agiate. Molti documenti ci informano che la vera e consistente diffusione di questo alimento avvenne nel ’700, in seguito alla crescita della popolazione della seconda parte del ’600. Il mais aveva il vantaggio della sua alta produttività, e anche se presentava il pericolo della pellagra (provocata dalla carenza della vitamina pp) per chi ne faceva un uso esclusivo, determinò la fine delle carestie nella pianura Padana, specie in Veneto e in molte altre zone d’Europa. Il mais garantì la parte principale dell’alimentazione dei contadini e permise al frumento di diventare un prodotto riservato al commercio. Il mais venne utilizzato anche per l’alimentazione degli animali, specialmente dei bovini e dei suini, e diventò così la principale pianta alimentare d’Europa. Analoga fortuna ebbe anche in Africa ed in Asia, anche qui per necessità, non per il gusto, e persino una parte della popolazione cinese rinunciò al suo cibo preferito, il riso. Si impose però, in modo consistente, solo nel periodo della crescita demografica del diciottesimo secolo; le terre collinari e montane vennero riservate al mais, mentre le pianure rimasero adibite alla coltivazione del riso. 1.4. Cibo e religione Tutte le religioni del mondo, nessuna esclusa, si sono occupate e si occupano del comportamento alimentare dei propri “fedeli”. La loro preoccupazione era 23

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