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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo i

Capitolo i quella di fare il “bene” ed evitare il “male” ed in una logica religiosa la traducevano in una serie di precetti, che stabilivano ciò che era buono e lecito, e ciò che era dannoso e perciò proibito. Questi precetti religiosi sono diventati nel corso dei secoli elementi caratterizzanti il modo di vivere e di alimentarsi di una comunità, di un popolo o di un intero continente, tanto che oggi vengono considerati come fondamenti della loro identità culturale. Basta ricordare il divieto per l’alcol ed il maiale per la religione islamica, il divieto della carne per l’induismo o la miriade di precetti alimentari che hanno caratterizzato e caratterizzano la dieta dell’ebreo osservante. Ma ciò che ci interessa principalmente non è la descrizione dei singoli divieti, ma comprendere i motivi per i quali la religione si sia interessata dell’alimentazione e l’abbia fatta diventare parte consistente della sua teoria e della sua pratica. Se prendiamo in considerazione la proibizione della carne di maiale, le spiegazioni più frequenti riportate sono non solo di carattere ideologico, cioè spirituale, ma anche di carattere igienico e sanitario. Il maiale infatti veniva identificato con le religioni nemiche, che lo consideravano animale sacro e perciò associato alle divinità straniere. Dall’altro c’era un rifiuto del maiale come immondo, sporco, la sua carne va a male facilmente alle alte temperature tipiche della zona mediorientale, inoltre esiste il pericolo di contrarre la trichinosi e il verme solitario. Queste spiegazioni sanitarie trovano scarsa motivazione, in quanto non è provato che nell’antichità ci fosse una chiara correlazione tra il consumo di carne suina e quelle infezioni, e non tengono conto che al centro del rifiuto c’è il giudizio di “impurità”. La legge ebraica, inoltre, proibiva il consumo di oltre trenta specie animali, per le quali questo motivo appare immotivato. Altre spiegazioni fanno riferimento a motivi di carattere ecologico, per i quali il maiale o il suo parente selvatico, il cinghiale, abbiano visto diminuire il loro habitat naturale con il disboscamento e l’introduzione dei pascoli per le capre e le pecore. Ma in altre zone, con limitate aree boschive, come in Cina, il maiale è rimasto come animale e cibo della tradizione. Inoltre, anche la bibbia ci conferma che i maiali erano costantemente allevati e mangiati, nonostante i divieti: basta ricordare la parabola del figliol prodigo, che va a pascolare i maiali, o il miracolo dei demoni che scacciati da Gesù si impossessano di un branco di porci. Ciò conferma il giudizio di “impuro” di questi animali, ma ci documenta la loro costante presenza anche in un ambiente che li bandiva non solo dalla tavola, ma anche da qualunque contatto. 1.5. Dieta e reddito Nei capitoli precedenti abbiamo visto come i fattori culturali e sociali sono determinanti nella formazione di una pratica alimentare. Ma anche la disponibilità dei cibi ha determinato l’affermazione di una certa dieta. 24

Capitolo i Negli ultimi decenni, con l’urbanizzazione e la conseguente industrializzazione dell’agricoltura si è affermato il costume per cui il cibo viene quasi tutto “acquistato”. Solo una piccola parte di popolazione produce ciò che mangia. La pratica dell’autodeterminazione delle cose da coltivare e da mangiare è ormai terminata, sostituita dal “mercato”. Di fronte a questo rapido mutamento, un elemento spesso determinante nella scelta della propria dieta o di quella familiare è il reddito, o meglio la parte di esso disponibile per i bisogni alimentari. La dieta della maggior parte della popolazione è determinata dalla pubblicità e mascherata da mode alimentari, che passano attraverso i mass media. Esistono molti studi in proposito, purtroppo però i committenti sono spesso parte in causa nell’affermazione di un comportamento alimentare. Sono questi gli elementi che non dobbiamo mai ignorare quando osserviamo la storia o la cronaca alimentare degli ultimi anni. I nostri comportamenti alimentari sono fortemente influenzabili e i gruppi che ne sono più sensibili sono quelli che non hanno una buona preparazione culturale, assieme a quelli con basso reddito. Se la cultura può essere un elemento critico di resistenza nei confronti di comportamenti assunti passivamente, anche il fattore economico può influenzare la scelta di un’alimentazione corretta ed adeguata al proprio stile di vita. Non possiamo non notare come l’eccessiva alimentazione sia presente nei gruppi sociali che hanno superato da poco lo stato d’indigenza, nei quali i primi guadagni vengono indirizzati verso un’alimentazione che prima non ci si poteva permettere. Un secondo elemento non trascurabile è che un’alimentazione varia, ricca si frutta e verdura e tipicamente mediterranea è diventata più costosa di una piú monotona e di qualità nutrizionale inferiore, basata su prodotti industriali e di larga scala. Perciò, mai come in questi ultimi anni, per introdurre comportamenti alimentari corretti e adeguati alla vita di oggi siamo costretti a tenere in forte considerazione i fattori economici e i condizionamenti che regolano il mercato alimentare. 1.6. Ipernutriti e malati Gli scienziati hanno datato la nascita dell’uomo intorno a quattro milioni di anni fa nell’area occupata oggi dal Kenya e dalla Tanzania; con migrazioni successive l’uomo è arrivato dapprima in Asia 800 mila anni fa, poi in Europa 250 mila anni fa, quindi in Australia 40 mila anni fa ed infine in America 20 mila anni fa. Il cibo che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo dalla sua nascita sino a pochi decenni fa era costituito da cereali, legumi, semi, radici e verdure, in misura minore carne e pesce. Si tratta di un’alimentazione molto simile a quella dello 25

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